Estratto del documento

Sunti di teoria dei linguaggi

Prof. Pietro Perconti – Libro consigliato: Luigi Perissinotto – Wittgenstein, una guida.

Introduzione a Wittgenstein

L'immagine di Wittgenstein che spesso ritroviamo nella letteratura è duale: quello del Tractatus e quello successivo ad esso, che avrebbe criticato la sua prima opera ed elaborato una filosofia diversa e alternativa alla precedente. Tra la prima e le opere successive ci sono delle differenze significative ed elementi di continuità. Wittgenstein stesso conferma che per mettere in luce i nuovi pensieri era necessario contrapporli alle idee espresse nel suo primo libro, ma anche collocarli sul suo sfondo.

Dire, mostrare, tacere: Il Tractatus logico-philosophicus

Il Tractatus fu composto da Wittgenstein durante gli anni della prima guerra mondiale e concluso nell’estate del 1918, quando egli aveva 29 anni. Nel 1921 venne pubblicato in Germania tramite una rivista, ma ebbe pochissimo successo. L’anno dopo, grazie a Bertrand Russell, che ne scrisse un’introduzione non amata da Wittgenstein, l’opera comparve in Inghilterra in un modo più curato. Portava a fronte una traduzione inglese. Il titolo dell’edizione inglese era quello latino, proposto da Moore come richiamo a Spinoza. Fu soprattutto questa edizione a contribuirne la diffusione nel mondo letterario e filosofico, inglese e continentale.

Wittgenstein nacque a Vienna il 26 aprile del 1889 da una ricca famiglia borghese. La sua formazione dipese dall’ambiente familiare e viennese in cui crebbe. Dalla famiglia prese l’amore per la musica, dalla cultura viennese invece l’ispirazione da alcuni pensatori come Adolf Loos, che il filosofo cita accanto a Schopenhauer, Russell e Pietro Sraffa. Iscrittosi nel 1908 ad ingegneria a Manchester, si interessò di logica e matematica e ciò lo portò a mettersi in contatto con Frege e Russell. Per studiare con quest’ultimo nel 1911 si trasferì a Cambridge, dove iniziò ad indagare sul carattere delle proposizioni della logica e sul rapporto tra logica, filosofia e scienza. Russell riconobbe le doti logiche di Wittgenstein, il quale accompagnava l’interesse per la logica ad una profonda tensione etica. Poco dopo lo scoppio della guerra si arruolò volontario nell’esercito austriaco, prima come soldato semplice e poi come ufficiale e nel 1918 fu fatto prigioniero a Cassino, dove rimase per 1 anno. Sua intenzione era quella di scoprire chi fosse in verità trovandosi faccia a faccia con la morte. Dai Quaderni 1914-1916 emerse progressivamente il Tractatus.

Il testo è un insieme di 7 proposizioni (Satze), precedute da una breve ed intensa prefazione, datata Vienna 1918. La proposizione 7 “su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere” conclude l’opera, ribadendo il tema introdotto dalla prefazione. Ognuna delle 6 proposizioni è seguita da una serie di proposizioni più o meno lunghe, ordinate e numerate. La 1.1 è un commento alla 1, la 4.12 è il secondo commento alla 4.1, la 4.127 è il settimo commento alla 4.12, ecc. Tutto ciò, secondo Wittgenstein, per consentire a chi legge di cogliere all’istante l’importanza logica e il rilievo delle singole proposizioni. In realtà tali concetti non sono chiarissimi e ciò ha portato ad un dibattito con diversi studiosi discordanti sulla rilevanza data dalla numerazione a certe proposizioni piuttosto che ad altre. L’autore stesso però avverte che senza tale numerazione il libro sarebbe un incomprensibile pasticcio. Egli vedeva nell’estrema concisione uno dei pregi essenziali dell’opera, al cui interno afferma di aver posto il suo pensiero concreto.

Il Tractatus è un’opera di filosofia, che secondo Wittgenstein, non è una dottrina che può essere racchiusa in un manuale, ma un’attività il cui risultato è il chiarificarsi di proposizioni che con la filosofia nulla hanno a che fare. Il lettore a cui Wittgenstein avrebbe voluto affidare l’opera era qualcuno che sapesse ricavarne un grande piacere trovandovi espressi con esattezza i propri pensieri. Il libro va letto come un’opera di filosofia, non di scienza. Solo chi comprende le proposizioni le riconoscerà insensate, cioè riconosce che non sono proposizioni, ma deve ascendere tramite esse e poi superarle per vedere rettamente il mondo. Il lettore che non è in grado di usare le proposizioni come una scala che poi viene gettata e si ferma su di esse cercando un sapere filosofico sul mondo, farebbe del Tractatus quello che non è, un manuale.

Il testo non deve essere altresì guardato con un libro arduo e difficile, a causa del carattere astratto e remoto dei suoi problemi. Uno dei suoi obiettivi è di mostrare come i problemi filosofici si fondano sul fraintendimento della logica del nostro linguaggio, che è quanto di più concreto e semplice possa esistere. Secondo Wittgenstein, tale semplicità della logica rende difficile il lavoro del filosofo o del logico. Lo scopo del libro è quello di delimitare il pensabile (dicibile) dall’impensabile (indicibile). Per Wittgenstein il compito che spetta alla filosofia non è porre domande o elaborare ipotesi, inseguire risposte o cercare spiegazioni al modo della scienza, ma delimitare il dominio del dicibile, il campo dove domande, ipotesi, risposte e scoperte scientifiche si scontrano e si confrontano.

Nel Tractatus, il limite che la filosofia è chiamata a tracciare nel linguaggio è una linea che non ammette sfumature. Su questo, Wittgenstein è pienamente d’accordo con Frege: un’area non chiaramente delimitata non può chiamarsi area. Così come niente (storia, libero arbitrio, decreti divini) potrà spostare, erodere o cancellare il confine tra senso e nonsenso. Wittgenstein ritiene di essere riuscito a mostrare che le proposizioni e le domande che si sono scritte su cose filosofiche sono, per la maggior parte, non false, ma insensate; che la filosofia è piena di confusioni e nonsensi, fondati sulla mancata comprensione della logica e del linguaggio; che alle domande dei filosofi non possiamo rispondere, perché non sono affatto domande, per cui possiamo solo constatarne l’insensatezza. Per Wittgenstein non ha senso distinguere tra problemi inessenziali o accidentali (il tempo resterà buono?) e problemi profondi e fondamentali (il leibniziano perché c’è qualcosa piuttosto che niente?). Tutti i problemi e tutte le domande si trovano sullo stesso piano e sono tutti ugualmente indifferenti per ciò che è profondo ed essenziale. Wittgenstein affermava che se una domanda può porsi allora può avere una risposta, anche se per giungerci dovesse essere richiesto grande impegno e ingegno. Se non c’è risposta non c’è la domanda. Formulare domande dove non si possono formulare, perché non esiste risposta, è nonsenso. Wittgenstein ancora afferma: “Tutto il mio compito consiste nello spiegare l’essenza della proposizione”. Su ciò rifletteva in quegli anni con Frege e Russell. Tale compito poteva dare risposta alle seguenti questioni: cosa distingue le proposizioni della logica dalle proposizioni non logiche (“Piove o non piove” rispetto a “Piove”)? Quale posizione occupano le proposizioni della logica nei confronti delle altre? Qual è il contenuto delle proposizioni della logica, ammesso che lo abbiano (e siano proposizioni)? cosa significa per una proposizione “aver senso”? Cosa significa comprendere una proposizione, vera o falsa che sia? ”Essenza della proposizione” ed “essenza del mondo” sono due differenti questioni o la stessa? Le proposizioni scritte da un filosofo che genere di proposizioni sono? Esistono, accanto alle proposizioni della scienza, le proposizioni della filosofia? Wittgenstein matura nel tempo la convinzione che il compito di spiegare l’essenza della proposizione, riconoscere e tracciare il confine tra senso e nonsenso, fosse strettamente legato all’etica. Crede che tacendo di quanto si parla a vanvera, egli sia riuscito a mettere tutto a posto.

Si è a lungo pensato che nel Tractatus, Wittgenstein fosse interessato ad un linguaggio ideale o logicamente perfetto, in grado di prevenire ogni nonsenso, le cui proposizioni avrebbero sempre un senso perfettamente determinato ed i cui nomi un significato definito, unico e univoco. Ma egli rifiuta l’opposizione di Russell tra linguaggio ideale e linguaggio comune perché quest’ultimo non può essere un riflesso del linguaggio ideale. Ciò che a Wittgenstein interessa è l’essenza del linguaggio: ciò che un linguaggio ha in comune con un altro, ciò per cui un linguaggio è un linguaggio. Nel linguaggio comune la logica non appare immediatamente sulla superficie, in quanto il linguaggio traveste il pensiero e dall’abito (linguaggio) è talvolta difficile capire la forma del corpo (pensiero). Quello che viene richiesto a una notazione (a un simbolismo, a una ideografia) è di mitigare l’effetto travestimento. La notazione va quindi considerata appropriata tanto più esatta è la corrispondenza tra forma del corpo (grammatica profonda) e forma dell’abito (grammatica superficiale, forma logica apparente). L’ideografia diviene un potente aiuto per la filosofia, rendendo trasparente la logica del linguaggio ed evitando i nonsensi di cui “la filosofia è piena”, che nascono da una mancata comprensione della logica del linguaggio. Per Wittgenstein sia il simbolismo di Russell (principia Mathematica) che l’ideografia di Frege erano manchevoli sotto diversi aspetti. Per questo indica nel Tractatus che la proposizione è nella sua essenza una funzione di verità delle proposizioni elementari.

Nel Tractatus Wittgenstein elenca e illustra alcuni casi in cui la veste segnica del linguaggio comune non si conforma alla grammatica logica. Un esempio è la parola “è” che può apparire in una proposizione come copula (Socrate è mortale; la porta è marrone) e come segno di uguaglianza (L’autore di Re Lear è Shakespeare) o espressione di esistenza (Dio c’è) in altre. Così nascono per Wittgenstein le confusioni filosofiche, che potrebbero evitarsi utilizzando un linguaggio segnico, nel quale si evidenzino con segni differenti i diversi impieghi logico sintattici della parola “è”. Wittgenstein sosteneva che la filosofia fosse ingannata dal linguaggio. Il potere che il linguaggio ha di rendere tutto uguale può indurci a trascurare differenze e distinzioni di grande importanza. Le forme primitive del nostro linguaggio: sostantivo, aggettivo e verbo, mostrano l’immagine semplice entro cui il linguaggio cerca di costringere ogni cosa. “Sedia, tempo, significato, pensiero”, dal punto di vista grammaticale sono tutti sostantivi che ci inducono a cercare qualcosa (un oggetto, un processo, uno stato) che vi corrisponda. Al riguardo non cambia nulla nelle opere successive al Tractatus, “i giochi linguistici quotidiani sono resi tutti uguali dagli stessi abiti con cui li riveste il nostro linguaggio”.

Per essere vera una proposizione deve anzitutto poter essere vera, e solo ciò concerne la logica. Scoprire quali proposizioni siano vere o false è compito delle scienze. La logica invece si interroga sul senso della proposizione, su cosa significhi poter essere vera o falsa. Ogni proposizione è essenzialmente vera o falsa, questo è denominato senso di una proposizione. Ciò ci fa comprendere una proposizione anche se non sappiamo se sia vera o falsa (fuori nevica). Conosciamo ciò che accade quando una proposizione è vera, ma non necessariamente se è vera o no. La proposizione può essere vera o falsa solo in quanto immagine della realtà.

Il Tractatus inizia con il mondo, non con il linguaggio: “il mondo è tutto ciò che accade” e solo nelle proposizioni 2.1 e 3.1 si intravede il concetto di immagine. Per Wittgenstein dare l’essenza della proposizione e l’essenza del mondo sono i due lati dello stesso compito. “Dare l’essenza della proposizione è dare l’essenza di ogni

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 22
Sunti di teoria dei linguaggi, prof Pietro Perconti libro consigliato Luigi Perissinotto, Wittgenstein una guida Pag. 1 Sunti di teoria dei linguaggi, prof Pietro Perconti libro consigliato Luigi Perissinotto, Wittgenstein una guida Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunti di teoria dei linguaggi, prof Pietro Perconti libro consigliato Luigi Perissinotto, Wittgenstein una guida Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunti di teoria dei linguaggi, prof Pietro Perconti libro consigliato Luigi Perissinotto, Wittgenstein una guida Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunti di teoria dei linguaggi, prof Pietro Perconti libro consigliato Luigi Perissinotto, Wittgenstein una guida Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunti di teoria dei linguaggi, prof Pietro Perconti libro consigliato Luigi Perissinotto, Wittgenstein una guida Pag. 21
1 su 22
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria dei linguaggi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Perconti Pietro.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community