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L'agonia in psichiatria

Il trend dominante in psichiatria vede una preponderanza sempre maggiore per le neuroscienze, un allontanamento quindi sempre maggiore dall'ascolto, dal dialogo e dall'alleanza come caratteri alla base della relazione con il paziente. Roth (Università di Brema) è una delle figure più importanti per la neurobiologia: egli ha identificato gli stati psichici nobili (cognitivi) e meno nobili (emozioni) nelle strutture e nelle funzioni cerebrali. Se le funzioni cognitive sono individuabili nella corteccia cerebrale associativa, le funzioni emozionali e affettivo/vegetative sono identificabili nel sistema limbico. In tutto ciò, egli ha evidenziato l'importanza dei neurotrasmettitori come portatori di eventi psichici e regolatori delle funzioni emotive.

Correnti di pensiero nelle neuroscienze

  • Riduzionismo radicale: psichico è solo attivazione di neuroni
  • Monismo neutrale: lo psichico e il neuronale sono aspetti di uno stato di cose ancora sconosciuto
  • Emergentismo: lo psichico è un fenomeno che riemerge da stati cerebrali ma non completamente sottoposto alle leggi fisiche
  • Fisicalismo non riduzionistico: lo psichico è uno stato fisico che non contraddice le leggi della natura ma che ne ha altrettante proprie non decifrabili

Sergio Moravia difende l'ermeneutica, sostenendo come i fenomeni psichici non siano semplici fenomeni fisici. Le neuroscienze comportano una sistematica cancellazione della dimensione psichica e etico simbolica culturale dell'uomo e una sua riduzione alla dimensione materiale della corporeità umana. Egli non nega l'importanza biologica, ma non è possibile identificare lo psichico nel fisico: al massimo correlare. Questi concetti vengono ben rappresentati dal filosofo Carlo Sini tramite una metafora: un alieno che vede la Venere di Botticelli potrà analizzarla in lungo e in largo, nella composizione chimica e fisica; ma se non comprende l'essenza umana, non potrà mai giungere alla comprensione dell'essenza del dipinto.

Quello che oggi sembra esser sempre più pericoloso è il rischio di ridurre l'uomo a macchina biologica, non cogliendo i significati e gli sguardi, sostituiti da fredda indifferenza rivolta ad un soggetto trasformato in oggetto di conoscenza. L'approccio biologico prevede infatti una fusione di psichiatria e neurologia: ogni disturbo viene sempre identificato nel suo correlato deficitario organico funzionale a livello nervoso o cerebrale, perdendo l'essenza del confronto con la soggettività e l'interiorità del paziente. Secondo Borgna, quindi, la psichiatria non può assolutamente dissolversi nella neurologia e nella neurobiologia; la psichiatria non deve essere più considerata un semplice ramo della medicina, ma deve riacquistare valore nei mezzi del dialogo e dell'ascolto.

Sono soprattutto le emozioni a perdere la loro importanza nella dimensione biologica; il farmaco, purtroppo, è solo un tentativo di cancellazione della patologia e della sofferenza, ma non una sua soluzione:

  • Dietro il semplice farmaco per eliminare le depressioni si nasconde il tentativo di rendere l'uomo un robot, un automa
  • Il farmaco si basa secondo Borgna su un modello di allontanamento dell'uomo dalla riflessione sulla vita e sulla patologia, trovando un mezzo sostitutivo che agisca indipendentemente e con minore spreco di tempo

La tesi di Borgna

In psichiatria si ha a che fare non con sintomi riconducibili a semplici disturbi somatici, ma con sintomi infinitamente più complessi, con fenomeni che non hanno la stabilità e l'immobilità nella risposta farmaceutica dei semplici sintomi somatici. I sintomi in psichiatria sono invece liquidi, sono esperienze vissute, in cui atmosfere e atteggiamenti interiori hanno grande importanza. La psichiatria come disciplina autonoma è destinata a sparire, poiché non sufficiente ad inquadrare la patologia. Il farmaco è importante, soprattutto in quelle situazioni a rischio per tamponare sintomi e sentimenti eccessivi, ma non può essere l'unica cura. È necessario invece il recupero del linguaggio dell'ermeneutica, dell'ascolto e dell'indagine.

Interpretazioni

Noi siamo ranocchi pensanti

Non è possibile fare psichiatria senza riflettere sui paesaggi dell'anima, che resta viva anche se ferita nelle persone con problemi psicopatologici. Il linguaggio dell'anima è diverso dal linguaggio del corpo e dal linguaggio della ragione; solo l'ascolto e l'intuizione possono comprenderlo. Nietsche, La Gaia Scienza: "Noi non siamo ranocchi pensanti; apparecchi per obbiettivare e registrare, dai visceri congelati. Noi dobbiamo generare costantemente i nostri pensieri dal nostro dolore e materialmente provvederli di tutto quel che abbiamo in noi di sangue, cuore, fuoco, appetiti, passioni, coscienza, tormento, destino, fatalità. Vivere vuol dire per noi trasformare costantemente in luce e fiamma tutto quel che siamo, nonché tutto quello che ci riguarda: non possiamo affatto agire diversamente."

La psichiatria fenomenologica afferma che non è possibile accostarsi ad anime ferite se non siamo capaci di accogliere la sofferenza del paziente come se fosse la nostra possibile sofferenza, immedesimandoci e partecipando ad essa, riconoscendola nella sua dimensione umana. Ogni esperienza patologica presenta delle metamorfosi dell'esistenza: è fondamentale comprendere la soggettività dell'individuo.

Le difficoltà nel linguaggio e nel dialogo sono dovute all'incontro con l'altro-da-noi, che prevede sempre una componente imprevedibile e non programmabile, un confronto con una esperienza misteriosa ed enigmatica, nonché sofferente. La disponibilità dialogica nasce dalla consapevolezza dell'irraggiungibilità razionale delle situazioni contraddittorie della psicopatologia. L'ascolto non deve essere solo un prestare l'orecchio, ma un lasciarsi condurre dalla parola dell'altro là dove la parola o il silenzio conducono.

Nietsche: non ci sono fatti, ma interpretazioni di fatti. La psicopatologia è stato d'animo ed esperienza da interpretare nel suo significato non riducibile al generale. L'ermeneutica è quindi una forma di conoscenza che si occupa del senso della vita umana, e utilizza come mezzo l'interpretazione necessaria a far riemergere i significati celati dietro alle esperienze psicopatologiche. Il dialogo ermeneutico non è inteso come dialogo oggetto-soggetto ma soggetto-soggetto, un incontro tra due orizzonti che si fondono in un orizzonte nuovo, costituito dal cambiamento di entrambi i soggetti nel momento dell'interpretazione.

Ecco che allora la parola assume importanza: la parola è labile, i modi con cui viene comunicata ne definiscono la dimensione terapeutica, può essere benefica ma anche rischiosa se utilizzata in modo errato. La parola è terapeutica secondo B. quando riesce ad essere parola autentica e ad essere colta nel suo vero significato da entrambi i soggetti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher desidesi92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ermeneutica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Giannetto Enrico.
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