L'argomentazione
Argomentare è un'attività razionale che serve a trarre da certe premesse una determinata conclusione; l'interlocutore chiede spiegazioni, rimanda sempre a uno spazio pubblico pubblicamente si fanno affermazioni e si chiedono spiegazioni. Mentre se si argomenta con se stessi ci si sdoppia.
Si argomenta per trionfare sull'avversario, quando non si può trionfare con l'argomentazione si passa alla negoziazione dove lo scopo non è il trionfo ma l'accordo tra le parti (non si richiede all’avversario di rinunciare alla sua idea per adottare la nostra, ma di allontanarsene tanto quanto basta per raggiungere un accordo). Quando una negoziazione fallisce è difficile riaprirla.
L'argomentazione non deve essere per forza cogente: si può, ad esempio, ricorrere alla strategia di argomentazione della fallacia ad consequentiam.
Condizioni per un'argomentazione efficace
Perché un argomentazione funzioni bisogna che gli interlocutori abbiano la stessa concezione del significato di ciò che dicono (delle parole) e bisogna poi non modificare il significato del termine nel corso dell’argomentazione (es. differenza tra uomo e donna). Importante avere la stessa concezione di “argomento”. Le regole sufficientemente condivise, condividendo le quali ci si trova d’accordo su cosa sia un argomento, costituiscono un nucleo di ragionevolezza, l’argomentazione però è contestuale. Pros to kairòn (Aristotele) guardare sempre all’occasione mai fissarsi. Tenere sempre aperta l’argomentazione e approfittare delle debolezze dell’avversario.
Tipi di argomentazione
Entimematico: l’argomento c’è ma manca qualcosa, o una delle premesse o la conclusione.
Esempi di argomentazione: La Traviata (G. Verdi)
Germont contro Violetta
Insegnamenti che ne derivano: l’argomentazione è un processo aperto in quanto dipende molto dalle risposte dell’avversario. Un argomentatore abile cambia argomento in base a come cambia la situazione. Durante un’argomentazione ci si impadronisce della psicologia dell’avversario.
Emerge la differenza tra il modo di argomentare occidentale e orientale:
- Gli occidentali (razionali) pongono in essere piani strategici per prevedere le cose e studiare le contromosse (quanto più è ampio e dettagliato, tanto più il piano è rigido e rischia di fallire);
- Gli orientali (ragionevoli) invece usano piani di massima (lasciano spazio all’inventiva e flessibilità).
Il modo in cui una persona argomenta rispecchia il suo carattere (Germont è ipocrita e usa argomenti ipocriti).
Secondo atto della Traviata
Germont, padre di Alfredo, va a trovare Violetta Valéry, con l’intento di spezzare la scandalosa relazione che la lega a suo figlio. Perché la sorella di Alfredo è fidanzata con un bravo giovane che, quando viene a sapere che Alfredo convive con una donna di dubbia reputazione, vuole lasciare la sorella. Per ridare pace alla famiglia, Violetta deve troncare per sempre la relazione con Alfredo; Germont riesce a persuadere Violetta che questo “grande sacrificio” è necessario in quanto il matrimonio della sorella di Alfredo deve avere il sopravvento sulla felicità peccaminosa di Alfredo e Violetta.
Germont inizialmente tenta il rimprovero e la condanna morale della loro relazione, ma Violetta lo minaccia di uscire dalla stanza se intende continuare su quel tono, quindi cambia strategia:
- Prima argomentazione di Germont: punta sull’amor proprio di Violetta, dopo averle rimproverato che per tutta la vita ha pensato solo ai propri vantaggi e piaceri e non ha mai fatto niente per gli altri, le chiede di accettare di fare questo sacrificio cosa nobile e grande.
- Premessa 1: Sei ancora in tempo a emendarti.
- Premessa 2: Rinunciando ad Alfredo ti emenderesti.
- Premessa 3: Il matrimonio di mia figlia avverrà se questa vostra relazione verrà troncata.
- Conclusione: Troncate questa relazione.
- Contro-argomentazione di Violetta: mi sto già emendando attraverso questo grande amore disinteressato per Alfredo che ha segnato la fine dalla mia carriera di cortigiana. Prova obiettiva della sua sincerità è fornita a Germont dal fatto che Violetta sta in segreto vendendo tutti i suoi averi per mantenere Alfredo.
- Seconda argomentazione di Germont: è obiettivamente giusto che l’avvenire di sua figlia, casta e piena di virtù, prevalga in quanto la relazione tra Alfredo e Violetta è irrilevante agli occhi del mondo e il sacrificio della loro felicità sarà causa della felicità di sua figlia.
- Premessa 1: La felicità di mia figlia vale obiettivamente molto più della vostra.
- Premessa 2: Agli occhi di tutti questa relazione è uno scandalo.
- Premessa 3: Lo scandalo è già avvenuto, ma il danno può ancora essere rimediato.
- Conclusione: Troncate questa relazione.
- Contro-argomentazione di Violetta: sono malata e inoltre si potrebbe fare capire anche agli altri che questa relazione è la mia sola via di redenzione.
- Terza argomentazione di Germont: compie la gaffe imperdonabile di negare l’intensità dell’amore di Violetta per Alfredo, e la di lei sincerità nel voler cambiar vita ("Sei bella e col tempo avrai dimenticato Alfredo e potrai sceglierti un altro corteggiatore").
- Contro-argomentazione di Violetta: è impossibile, continuerò ad amarlo anche nella vecchiaia.
- Quarta ed ultima argomentazione di Germont: "Un dì, quando le veneri…" Alfredo, in quanto uomo, si stancherà presto di te e ti lascerà comunque. Visto che non siete sposati la vostra unione è precaria: invecchierai e appassirai. Meglio anticipare i tempi e soffrire questo inevitabile distacco per una causa grande e nobile. Fallacia ad consequentiam (una cosa diventa falsa sulla base dei legami con la condizione).
Combinazione di due argomenti
Prima parte:
- Premessa 1: L’uomo è incostante e volubile quando non è legato dal matrimonio.
- Premessa 2: Alfredo è un uomo.
- Premessa 3: La vostra relazione non è, né potrebbe mai diventare, un matrimonio.
- Conclusione: Alfredo, prima o poi, vi lascerà.
Seconda parte:
- Premessa 1: Alfredo, prima o poi, vi lascerà.
- Premessa 2: Soffrirete comunque e il danno a mia figlia sarà diventato irreparabile.
- Premessa 3: Agendo ora la situazione è ancora rimediabile, quindi avrai la nostra gratitudine.
- Conclusione finale: Troncate questa relazione.
Violetta si dichiara persuasa. La prospettiva dell'inevitabile abbandono da parte di Alfredo risulta così efficace proprio perché Violetta già, in cuor suo, lo prevedeva, ma non voleva prenderne coscienza.
Argomentazione interna che riesce a scalfire Violetta
- Io sono una poco di buono.
- Non ho speranza di redimermi.
- Alfredo non può veramente amare una poco di buono come me.
Quindi: Prima o poi mi lascerà.
Qui ritroviamo il principio fondamentale della persuasione, già scoperto da Aristotele, secondo il quale il persuasore deve sfruttare le molle già presenti e cariche nella persona da persuadere. Germont ha solo fatto scattare un meccanismo pre-esistente, la vera forza dell'argomentazione viene da Violetta stessa.
Violetta viene persuasa, d’un solo colpo, a rinunciare al suo grande amore, a tener nascoste le altruistiche motivazioni del suo gesto, e a perdere perfino il rispetto che Alfredo ha per lei. Il riscatto, giudicato impossibile per lei in carne ed ossa, può almeno essere concesso alla buona memoria che lei si lascerà dietro, a tempo debito. La vera forza dell’argomentazione qui è fornita dal senso dell’onore riscattato dopo la morte.
Leggi ed errori del ragionamento
Sillogismi
I sillogismi sono particolari tipi di inferenze che rientrano nella logica dei predicati e il cui studio risale ad Aristotele. Forniscono un utile banco di prova per esercitare le nostre capacità deduttive: ragionamento per cui date certe premesse si produce in maniera necessaria una conclusione (es. “Tutti gli uomini sono mortali”, “Socrate è un uomo”, conseguenza necessaria “Socrate è mortale”). 2 Premesse 1 conclusione, che segue necessariamente.
- Se le premesse sono entrambe vere, la conclusione non può che essere vera.
- Se le premesse non sono vere, la conclusione segue necessariamente alle premesse, ma, nonostante ciò è falsa.
- Se in un sillogismo una delle premesse è falsa, possono esserci due conseguenze:
- La conclusione è falsa.
- È vera ma per ragioni che non sono collegate alle premesse.
Problema fondamentale è quindi stabilire la verità delle premesse, che non si può stabilire attraverso un sillogismo perché ciò innescherebbe un regresso all'infinito ma attraverso un’apposita ricerca. Pochissime premesse sono vere.
L'inferenza
L'inferenza è una sequenza finita di proposizioni espresse da enunciati dichiarativi: l'ultima è detta conclusione ed è ottenuta dalle rimanenti, le premesse. Graficamente si rappresentano le premesse in sequenza, una sotto l'altra e si separano dalla conclusione con una linea.
- I negozi sono chiusi di domenica.
- Oggi è domenica.
- Oggi non posso comprare il vestito per il matrimonio.
Le impronte trovate possono essere state lasciate da altre persone oltre l’imputata. Non possiamo condannare l’imputata.
Proposizione: enunciato grammaticalmente e semanticamente corretto, per il quale ha senso chiedersi se sia vero o falso. Solo gli enunciati dichiarativi, cioè quelli che dicono come stanno le cose, possono essere veri o falsi ed esprimono una proposizione (es. un ordine, una promessa, una domanda non possono essere veri o falsi). Le proposizioni non sono sempre completamente esplicite.
Per rappresentare in maniera completa la struttura di una inferenza si deve considerare anche l'eventuale "proposizione indipendente" (cioè non ottenuta tramite inferenza da quelle che la precedono nell'inferenza in questione es. per completare il discorso sulle impronte sull'arma del delitto è necessario considerare la proposizione indipendente per cui un imputato va condannato se e solo se le prove a suo carico sono conclusive). A volte la completezza è raggiunta solo aggiungendo il "risultato di una eventuale sottoinferenza" (proposizione ottenuta deduttivamente a partire dalle altre due non indipendente).
- Un imputato va condannato se e solo se le prove a suo carico sono conclusive (proposizione indipendente).
- Le impronte trovate possono essere state lasciate da altre persone oltre all'imputato.
- Le prove a carico dell'imputato non sono conclusive (sottoinferenza).
- Non possiamo condannare l'imputato (conclusione).
Ricostruire tutte le premesse implicite in una inferenza e i loro legami inferenziali è un lavoro preliminare necessario per poter valutare se l’inferenza è formalmente corretta oppure no.
Le regole d'inferenza sono il procedimento con cui si giunge dalle premesse alla conclusione. Ai logici interessa sapere quali regole di interferenza sono corrette, si può fare una valutazione di questo tipo solo se si ricostruisce l'inferenza. Le difficoltà nella ricostruzione di un'inferenza nel discorso quotidiano sono dovute al fatto che:
- Spesso non sono evidenti quali siano premesse, conclusioni e i nessi logici.
- Alcune premesse e conclusioni non sono esplicitate.
- Non è chiara quale sia la tesi ovvero il pensiero espresso da un enunciato.
Ricostruire un’inferenza può quindi comportare:
- L’identificazione delle premesse e delle conclusioni (es. mediante gli indicatori inferenziali che segnano le premesse Se, Dato che, Siccome e le conclusioni Allora, Quindi, Dunque).
- L’esplicitazione delle premesse e conclusioni implicite.
- La chiarificazione dei pensieri espressi dagli enunciati in esame (si deve capire che cosa dicono ed estrapolare da essi un contenuto che possa essere vero o falso e possa quindi assumere il ruolo di premessa e di conclusione).
Solo una volta ricostruita, l’inferenza può essere valutata.
Regole d'inferenza deduttivamente corrette
Un regola d’inferenza è deduttivamente corretta se è tale che, "se le premesse sono vere, allora lo è anche necessariamente la conclusione". La verità della conclusione è garantita, purché siano vere le premesse (es. se è vero che i negozi sono chiusi la domenica e se è vero che oggi è domenica, allora è anche garantito che sia vero che i negozi oggi sono chiusi).
Dire che una inferenza è valida non significa dire che la sua conclusione è vera, ma solo che è stata raggiunta in modo deduttivamente corretto. La nozione di correttezza deduttiva dice solo che se le premesse sono vere, allora lo è anche la conclusione. Ovviamente le premesse potrebbero essere false (es. se fosse falso che i negozi sono chiusi di domenica sarebbe falso che oggi non possono acquistare in un negozio tuttavia l’inferenza sarebbe deduttivamente corretta, o valida).
Inferenze invalide quando la verità della conclusione non è garantita da quella delle premesse. Ciò è compatibile col fatto che la conclusione sia dopotutto vera.
- Nozioni di validità/invalidità hanno a che vedere con la correttezza (deduttiva) delle regole d’inferenza impiegate;
- Nozioni di verità/falsità hanno a che vedere con lo status delle premesse e della conclusione come tali.
Tipi di deduzione
- Modus Ponens: argomento che fa seguire ad una premessa maggiore una premessa minore, traendo una conclusione. La maggior parte dei nostri argomenti sono modus ponens entimematici: la premessa maggiore è scontata, quindi non si dice. La struttura logica fondamentale del mp è il condizionale: “se...allora...”. La frase dopo il se si chiama antecedente. La frase dopo l’allora si chiama conseguente. Il modus ponens è uno schema di ragionamento in sé corretto, indipendentemente dalla verità delle premesse.
Se una bacia un altro vuol dire che non è innamorata (premessa maggiore ipotetica condizionale). Elisa bacia un altro (premessa minore che ribadisce). Elisa non è innamorata.
Chi ragiona seguendo questo schema ha una atteggiamento confirmatorio: di fronte al problema di accertare la verità o meno di una affermazione, il soggetto va ad osservare ed ad accertare la realtà (es. "Tutti i corvi sono neri". Il soggetto va a vedere tutti i corvi per vedere se sono tutti neri).
Indicando con A e B due proposizioni qualunque Se A, allora B AB V(AB)A A VAB B VBDato un condizionale afferma l'antecedente e (V di A chiude sulla V di B perché ne ottiene l'affermazione del conseguente. L'ipotesi che B sia F renderebbe contraria l'ipotesi). Trasmettitore TopDown: la verità si trasmette dall’alto, dalle premesse, fino alla conclusione. È un trasmettitore di verità (se le premesse sono vere, la verità delle premesse si trasmette infallibilmente alla conclusione; però non ci dice se le premesse sono V o F, se sono F la conclusione sarà F anche se l’inferenza è valida). [Trasmettitori DownTop non garantiscono la trasmissione della verità]
Per provare che MP è corretto ragiono per assurdo assumo che B sia F (il contrario di ciò che voglio dimostrare), se B è F, essendo A V, il condizionale risulterebbe F contrariamente all’ipotesi che dice che è V. Ho in tal modo ottenuto una contraddizione e ne concludo che B è V (se ottengo una contraddizione viene negato il contrario della tesi e pertanto si ha una affermazione della tesi).
- Modus Tollens: consiste nel negare il conseguente per ottenere la negazione dell’antecedente: “Se A allora B. Non B, allora non A”. È simmetrico rispetto al mp. Chi ragiona seguendo questo schema ha un atteggiamento infirmatorio (tipico degli scienziati): si parte da una verità da confutare, se non si riesce a confutarla allora questa si rivela essere la verità (es. andare alla ricerca del corvo bianco).
Indicando con A e B proposizioni qualunque Se A, allora B AB V(AB) Non B ┐B FB Non A ┐A FADato una condizionale nega il (chiude sulla negazione conseguente e ne ottiene la negazione dell’antecedente) dell’antecedente. Se è domenica, allora i negozi sono chiusi I negozi oggi non sono chiusi Oggi non è domenica. Sistema TopDown: la verità va dall’alto fino alla conclusione. È un trasmettitore di verità. Anche nel mt la conclusione può essere falsa perché sono false le premesse, tuttavia l’inferenza è valida perché la conclusione è raggiunta in modo deduttivamente corretto. Se abbiamo una premessa vera della forma “Se A, allora B” e A è vera, possiamo inferire B (mp) e, data la stessa premessa, se B è falsa, possiamo inferire che anche A lo è (mt).
- Sillogismo disgiuntivo: A o B Non A B. Es. è vero che o piove o è nuvolo. Non piove quindi è nuvolo. Anche in questi casi si può avere un sillogismo disgiuntivo valido, che però dà luogo a una conclusione falsa, o perché non è vera la prima premessa, o perché non è vera la seconda.
- Sillogismi categorici: Inferenze le cui premesse possono avere solo le forme di:
- ∀( → ) Universale affermativa: Tutti gli F sono G (Ogni F è G);
- ┐∀( → ) Universale negativa: Nessun F è G;
- ∃(&) Particolare affermativa: Qualche F è G (Esiste un F che è G);
- ┐∃(& ) Particolare negativa: Qu
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