Estratto del documento

Psicologia clinica della devianza

Prof. Giovanni Lo Castro

Francois Ansermet e Pierre Magistretti

Gli enigmi del piacere

Bollati Boringhieri

Riassunto

Preambolo: elogio dell'insaputo

“Gli enigmi del piacere” di Francois Ansermet e Pierre Magistretti intraprende uno studio relativo all'inconscio e alla doppia costruzione del piacere (razionale e inconscia). L'inconscio “sorprende e spiazza”: talvolta, quando si verificano tutte le condizioni ideali per soddisfare un piacere atteso e del desiderio, accade che di punto in bianco non siamo più interessati allo stesso e non proviamo piacere. Probabilmente perché il piacere è più nel desiderare che nell'oggetto.

La questione del piacere appare ambigua ed enigmatica. Freud descrive l'inconscio come caratterizzato da una logica illogica che si manifesta attraverso una serie di manifestazioni (sogni, lapsus, atto mancato, sintomi) che sconvolgono la nostra coscienza e più ci ostiniamo a rimuovere, rifiutare questo sapere e più questo si impone e ritorna. La società contemporanea sfrutta il disagio del soggetto (ma anche della civiltà) mediante il mercato delle false promesse di felicità.

L'inconscio è stato studiato da due versanti: quello psicoanalitico e quello delle neuroscienze. Le neuroscienze (dette cognitive o emotive) hanno ottenuto progressi nello studio della memoria, attenzione, funzioni esecutive, e spesso anche relativamente a certi processi emotivi e cognitivi non coscienti. Tuttavia questo approccio si basa esclusivamente su protocolli di visualizzazione cerebrale e di neuropsicologia applicati a gruppi di pazienti, per cui risulta utile per descrivere processi neuronali universali, che incrementano il progresso della conoscenza del cervello, ma allontanano “il soggetto”.

La psicoanalisi apporta invece conoscenze relative alla psiche. Dunque le neuroscienze si focalizzano sulla biologia dell'insaputo, mentre la psicoanalisi sugli elementi propri del vivente che determinano gli atti del soggetto.

Il piacere su internet: ritorno al disagio della civiltà

Freud definisce il piacere come qualcosa di estremamente soggettivo. “La felicità dell'uomo non è affatto entrata nel progetto della civiltà”, “ciò che è piacere per uno non lo è per l'altro”, è innanzitutto assenza di dispiacere. Il dispiacere sarebbe invece meno enigmatico e si imporrebbe molto di più, per cui il soggetto nauseato e stanco del dispiacere vuole costruirsi una vita diversa ed ogni volta ambisce a un piacere nuovo, che però lo rimanda alle spiacevoli vie che ha tante volte percorso. Questa ripetizione del dispiacere rende la sua ricerca del piacere sempre più enigmatica. Questo processo che notiamo a livello individuale, che talvolta trasforma la ricerca del piacere in un dispiacere, lo rileviamo anche nella civiltà.

Gli autori si chiedono dunque: cosa conduce un essere umano a scegliere (se è ammesso e corretto parlare di scelta) tra una porta che conduce al piacere e un’altra che porta al dispiacere? C’è forse una tendenza inconsapevole a trovare una soddisfazione paradossale nell’insoddisfazione, un piacere nel dispiacere?

A partire da questa domanda Freud ha supposto qualcosa al di là del principio di piacere. Lacan sostiene che Freud inizialmente è partito da una concezione del sistema nervoso secondo la quale esso tende sempre a tornare a un punto di equilibrio, ed anche lo stesso Lacan all'inizio concepisce il cervello come un organo omeostatico, cioè ha intuito che la vita psichica non si basa soltanto sul principio di piacere orientato al mantenimento fisiologico di un'omeostasi, che regola il ritorno verso uno stato di equilibrio. Il suddetto “al di là” consiste nella pulsione di morte, caratterizzata dall'eccesso, dall'insoddisfazione, che si manifesta sotto forma di malessere individuale e collettivo, in sintesi la tendenza ad andare contro il proprio bene.

Freud parla di “pulsione di morte”, Lacan invece introduce “il godimento” come qualcosa che costringe l’individuo al di là dei suoi obiettivi coscienti anche se si suppone segua il principio di piacere. Il godimento passa dall’eccesso, risulta dall’eccesso, produce l’eccesso, ed è antinomico al piacere. Il perno del libro ruota attorno alla seguente domanda: com’è possibile che ciò che funziona nella regolazione fisiologica del corpo è tanto disfunzionale nella vita psichica?

Per rispondere a tale quesito, innanzitutto è fondamentale definire la differenza tra gli animali e gli esseri umani: istinti e pulsioni! Il comportamento determinato e prevedibile degli animali è dato dal programma genetico che si manifesta attraverso gli istinti, basti pensare alla precisa coreografia, comune a tutti i membri della specie nel rapporto con l’altro sesso. Nel caso degli esseri umani, accade l’esatto opposto: ognuno è solo, spinto da qualcosa che non governa, una forza che sfugge alla razionalità, è appeso a ciò che l’altro pensa. Le pulsioni umane sono il frutto di un insufficiente determinismo genetico. Il lavoro clinico rende manifesti i diversi modi in cui il soggetto patisce la condizione umana.

Ad esempio, il godimento improvviso che pervade l’adolescente o il bambino gli appare come estraneo, come spiegava Lacan quando il piccolo Hans era colto da perplessità di fronte alla propria erezione, presentata e vissuta come estranea. Ulteriori esempi sono rappresentati dagli infiniti e inutili oggetti propinati dal mercato attraverso la pubblicità, che passano dallo status di oggetti del desiderio a quello di rifiuto. Una volta ottenuto l’oggetto (che ci promette la felicità), questo perde il suo valore illusorio e un nuovo oggetto si impone per rimpiazzarlo. Il successo del mercato è dato dall’intuizione delle conseguenze di questa logica: c’è sempre qualcosa di mancante che ci tormenta. Non accediamo a questo supposto piacere che si sottrae non appena abbiamo ottenuto l’oggetto. La stessa logica è alla base delle dipendenze: la compulsione a riprodurre all’infinito, comportamenti che fanno balenare un piacere che si sottrae e che si erige in un sistema di godimento in cui il piacere porta inevitabilmente al dispiacere, in cui il piacere e il dispiacere sono legati in modo indissolubile.

A proposito di disagio della civiltà, Freud sosteneva che gli stessi meccanismi individuali si manifestano anche a livello collettivo (il disagio collettivo e quello individuale si prolungano l’uno nell’altro), basti pensare alle guerre, o ai fanatismi che portano in se stessi una distruttività senza limiti. L’uomo è abitato da distruzione e autodistruzione (esempio Auschwitz), non possiamo affermare lo stesso per gli animali. Lo scopo della società civile, della religione, dei divieti è quello di tamponare le pulsioni e la loro distruttività. Pulsione e civiltà si contrappongono, il principio di realtà, il super Io, la civiltà ci permettono di vivere in società senza distruggerci, dunque la civiltà impone un prezzo da pagare. Ci si chiede perché è necessaria la guerra? Freud evidenzia il paradosso insito alla base della violenza, l’uomo si salva dalla propria distruzione, distruggendo l’altro (preserva la propria vita distruggendo quella altrui). Alcuni rivoltano il disagio contro se stessi, altri lo esternalizzano, lo esportano; alcuni soffrono di sintomi interiorizzati, altri sono nell’azione. Atti distruttivi rivolti verso se stessi, atti distruttivi per tutti: la violenza.

I mercati della pulsione: stati somatici e rappresentazioni

Immaginiamo un uomo che dispone di tutto quello che si possa desiderare, per lui tutto va per il meglio, ma un malessere lo pervade. Non riesce a godersi e ad apprezzare tutto ciò che la vita gli ha offerto (prova noia). Come spiega Freud questa condizione? Freud sostiene che alcuni esseri umani non sono orientati al principio di piacere, bensì alla pulsione di morte, verso un “al di là” che va verso il dispiacere. Nella prima ipotesi Freud ha ipotizzato che l’attività psichica dell’individuo fosse innanzitutto regolata dal principio di piacere (l’inconscio va verso il piacere) che sarebbe il risultato dello scaricamento di un eccesso di eccitazione che oggi potremmo riferire a stati somatici. Nella seconda invece ipotizza un al di là del principio di piacere: vi è una compulsione a ripetere le esperienze sgradevoli, le questioni legate al masochismo, dunque qualcosa va contro il principio di piacere (la compulsione a ripetere azioni che esitano in un dispiacere).

L’inconscio non è più visto come corrispettivo di un equilibrio ma come un’alterazione costitutiva, disturba ciò che è a posto, lavora contro il bene dell’individuo. Il dispiacere si configura come il male di vivere, il fatto di cercare sempre qualcos’altro, vi è un aumento di uso/abuso di farmaci psicotropi, finalizzati a trovare un equilibrio, anche da coloro che apparentemente sembrano vivere bene. Il grande padrone (il mercato dei consumi) fa leva su questa mancanza, su questo dispiacere per incrementare i suoi profitti attraverso una serie di oggetti sempre più affascinanti che promettono l’illusoria felicità, ma il quotidiano ci dimostra il contrario: il piacere non si può raggiungere, il dispiacere è inevitabile.

Vi è una netta differenza tra il biologico e lo psicologico: lo scopo del primo è il mantenimento di un equilibrio delle funzioni vitali (lo stato del nostro corpo è controllato in permanenza dal nostro cervello attraverso circuiti neuronali detti interocettivi), lo scopo del secondo è l’opposto: ci porta a lavorare contro noi stessi. William James (psicologo di Boston) afferma che vi è una stretta relazione tra mente e corpo (la percezione emotiva di un evento va di pari passo con le reazioni somatiche, esempio: una risposta fisiologica del corpo ha accompagnato la percezione di una situazione di paura, lo stesso processo può avvenire anche senza percezione: rievocando un ricordo o immaginando una situazione che rievoca paura). La seguente teoria delle emozioni è stata ripresa ed ulteriormente elaborata da Damasio (teoria dei marcatori somatici, somatici perché riguardano i vissuti corporei): le esperienze lasciano tracce nei nostri circuiti neuronali attraverso meccanismi di plasticità e queste tracce (come dimostrato nel libro “A ciascuno il suo cervello”) sono associate a quelle dello stato somatico che l’esperienza in questione ha scatenato. Gli stati del corpo non sono solo gli elementi costitutivi del vissuto emotivo ma sono anche ciò che determina il processo decisionale. James e Damasio concordano nell’ipotizzare che si stabilisce un legame tra rappresentazione dell’esperienza e stati somatici.

Questa interfaccia tra il somatico e lo psichico è anche il cuore della teoria della pulsione secondo Freud: la pulsione si colloca al limite tra lo psichico e il somatico. In fisiologia, secondo i principi dell’omeostasi: quando uno stato somatico devia dallo stato fisiologico, entrano in gioco alcuni meccanismi per ristabilire l’equilibrio fisiologico. Nel caso del versante psichico: lo stato somatico può essere associato a una rappresentazione (la pulsione è considerata come il rappresentante psichico degli eccitamenti, generati all’interno del corpo e che giungono allo psichico), per cui l’equilibrio fisiologico può essere ripristinato da una rappresentazione, cioè la pulsione tende a scaricarsi attraverso un atto o un oggetto per ottenere soddisfazione (è lo scaricamento della pulsione che permette di ripristinare un equilibrio). L’oggetto è intrinsecamente legato alla rappresentazione associato allo stato somatico, per tale ragione è possibile proporre numerosi oggetti utili a questo fine. Qualsiasi oggetto può fare le veci di oggetto della pulsione, nella misura in cui mobilizza una rappresentazione associata a uno stato somatico. L’arma del mercato è la pulsione.

Piacere e dispiacere

La domanda è: perché il piacere prende così spesso il sopravvento? Perché alcuni uomini si trovano, nella loro storia con le donne, ogni volta allo stesso punto morto? Si separeranno, incontreranno altre donne che li riporteranno sempre nello stesso punto. Il problema è sapere qual è la soddisfazione in gioco nel ripetere gli stessi errori. Vi sono situazioni in cui si incontra un dispiacere al punto più estremo del piacere: immaginiamo un banchiere che viene sedotto e introdotto in una spirale erotica da una collaboratrice che lo coinvolge sempre di più in questo gioco seduttivo. Passerà dal contatto virtuale (email, messaggi) a quello reale, la passione lo invade e lui si tufferà in una realtà sconosciuta, fino al punto di prendere il treno e restare con lei per molto tempo, disorganizzando la sua vita, le sue cose, isolandosi a tal punto da perdere persino il lavoro e se stesso.

Si perde, non sa più chi è, tutto si disequilibra, esiste solo lei. In questa spirale prova un malessere assoluto che non ha mai provato prima, e al contempo scopre i godimenti più intensi della sua vita. Piacere, godimento, dispiacere, di soggettivazione: si dissolve. Distrugge ogni possibilità di essere nel mondo, fino alla possibilità stessa di parlare. È evidente che non si tratta solo di un rapporto tra piacere e dispiacere ma piuttosto, come sostiene Freud, di qualcosa che va al di là del principio di piacere (ciò che Lacan ha invece definito con il termine godimento, nel quale piacere e dispiacere sono legati). L’individuo è sopraffatto da stati del corpo privi di significato, che lo invadono e lo portano via da se stesso, proprio come quest’uomo divorato dalla passione, dal proprio godimento. Come possiamo spiegare questa mancata omeostasi in un organismo regolato da sistemi di regolazione fisiologici? Freud non è riuscito a sciogliere questo enigma e sperava che i progressi della biologia potessero giungere al superamento di questo scoglio, di questo quesito.

Lettura degli stati del corpo: “A ciascuno il suo cervello”

Da quanto abbiamo appreso, ogni esperienza si associa a uno stato somatico (marcatore somatico), l’esperienza è inscritta nei circuiti neuronali attraverso i meccanismi della plasticità, che inducono modificazioni strutturali e funzionali che costituiscono tracce che codificano le rappresentazioni e i loro stati somatici associati.

Quali sono i meccanismi neurobiologici che entrano in gioco nel determinare le azioni del soggetto? In ogni istante l’organismo riceve stimoli dall’esterno (ambiente) e dall’interno (dal proprio corpo). Nel primo caso disponiamo dei sistemi sensoriali eterocettivi (vista, olfatto, gusto); nel secondo caso disponiamo dei sistemi sensoriali interocettivi (percepiscono lo stato generale del corpo ed informano il cervello sullo stato dei visceri, muscoli e delle ghiandole). Il sistema interocettivo è stato studiato approfonditamente solo di recente. Le vie sensitive interocettive veicolano le informazioni dalle viscere verso il midollo spinale e dalla parte posteriore dello stesso s’incrociano passando sulla faccia anteriore, formando un fascio che attraverso i nuclei del tronco cerebrale prosegue verso il talamo e da lì proietta all’insula (tutte le informazioni relative allo stato fisiologico del corpo, compreso quello dei visceri vengono trasportate fino all’insula).

Il sistema interocettivo e quello neurovegetativo hanno lo scopo di mantenere l’omeostasi dell’organismo (integrità dell’organismo), ma anche un’altra regione del cervello interviene a questo scopo: l’ipotalamo. L’organismo dispone di meccanismi automatici, finalizzati al mantenimento dell’omeostasi, i cui elementi sono (i più primitivi del sistema nervoso): midollo spinale, tronco cerebrale e ipotalamo, che non coinvolgono i centri superiori. Tuttavia, il mantenimento dell’integrità dell’organismo non coinvolge solo regolazioni riflesse, bensì comportamenti più complessi che richiedono l’attivazione dei centri superiori, come la corteccia frontale (esempio: ricerca del partner sessuale, la spesa al supermercato, la caccia dell’uomo). In sintesi, questi come altri atti per essere prodotti dall’individuo richiedono motivazione, anticipazione del piacere o della ricompensa (fenomeni soprattutto sul versante cosciente); e a livello inconscio, sulla pulsione.

Ciò che differenzia i primati dalle altre specie consiste nel fatto che nei primi le vie interocettive vanno al di là del tronco cerebrale e dell’ipotalamo, giungendo fino all’insula (ciò a dimostrazione del fatto che nei primati esiste una rappresentazione dello stato fisiologico del corpo nell’insula posteriore e dorsale, connessa con altre regioni implicate nei comportamenti finalizzati); nelle altre specie le vie interocettive giungono soltanto a livello del tronco cerebrale, il che implica risposte omeostatiche motrici di tipo riflesso (l’omeostasi è ristabilita in modo riflesso, senza mentalizzazione).

Nei primati avviene l’integrazione delle informazioni interocettive (sullo stato fisiologico somatico dell’organismo), che giungono fino all’insula posteriore, con le informazioni esterocettive (percezioni che giungono dal mondo esterno) veicolate a livello dell’ampia corteccia frontale, conferendo al comportamento umano un livello di complessità che non si trova nelle altre specie. Questo ci permette di comprendere come gli stati del corpo e le esperienze emotive siano profondamente intrecciati e influenzino le azioni e le decisioni umane.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher studentessaM33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Lo Castro Giovanni.
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