Estratto del documento

Introduzione

Le forme attuali della psicopatologia (dipendenze, anoressie, depressioni, somatizzazioni, attacchi di panico) sembrano confermare la possibilità di una estinzione del soggetto dell’inconscio. In tali patologie, infatti, si assiste all’annullamento nichilistico del desiderio soggettivo, annullamento che tende a manifestarsi secondo due linee fondamentali:

  • Rafforzamento narcisistico dell’Io che dà luogo a identificazioni solide, le quali irrigidiscono l’identità soggettiva;
  • Esigenza di godimento che supera ogni limite, imponendosi in maniera assoluta sul soggetto.

L’“evaporazione del Padre” costituisce lo sfondo sociale delle profonde trasformazioni che hanno investito la psicopatologia: soggetti spaesati, vuoti, privi di punti stabili di riferimento, indifferenti, apatici, chiusi nelle loro nicchie narcisistiche, prigionieri delle loro pratiche di godimento dove l’Altro è assente. Questo libro interroga l’epoca ipermoderna come l’epoca dell’evaporazione del Padre, e cerca di inquadrare le cosiddette “nuove forme del sintomo”.

Il passaggio dal postmoderno all’ipermoderno mette in evidenza come l’emancipazione dai modelli ideali rigidi della modernità non accentui più solo la “gadgetizzazione della vita”, il culto frivolo ed effimero del godimento e la vacuità dei piaceri, ma generi fenomeni di insicurezza ed angoscia nei soggetti. L’epoca ipermoderna non è, allora, solo l’epoca dell’alleggerimento della vita dai pesi ingombranti degli Ideali, ma è anche l’epoca della vita alla deriva, caotica, priva di punti di riferimento, smarrita, vulnerabile.

L’epoca dominata dal discorso del capitalista definisce lo spazio dell’ipermoderno come quello spazio che si genera dall’esaurimento della funzione dei grandi Ideali moderni. Il tempo ipermoderno è un tempo in cui “la macchina del godimento sostituisce la macchina della rimozione”, come afferma Lacan, vi è il “culto sfrenato del consumo”, che, a sua volta, si autoconsuma, si autodistrugge in un circolo diabolico. Altri culti sono l’“estasi del nuovo”, l’“iperconsumo”, l’assolutizzazione di un “presente continuo”, “divertiti, non rinunciare a niente!”.

Per questo motivo, si afferma che la clinica contemporanea è sempre meno una clinica del desiderio e sempre più una clinica della pulsione di morte, una clinica dell’antiamore: infatti, nei nuovi pazienti il problema non è più tanto la soggettivazione del proprio desiderio, quanto la difficoltà di dare un senso alla propria vita, proprio perché la dimensione del desiderio inconscio e della sua cornice fantasmatica sembrano non esistere più.

L’uomo senza inconscio diventa così la figura inquietante che abita la scena del disagio contemporaneo della civiltà: un soggetto sganciato, separato drasticamente dal proprio inconscio. Per questo motivo, la matrice delle cosiddette “nuove forme del sintomo” deve essere reperita nella clinica delle psicosi, del narcisismo e della perversione, in cui al centro non c’è l’istanza inconscia del desiderio, ma la sua negazione nella forma di una prevalenza dell’agire pulsionale privo di articolazione simbolica.

Parte I: Il disagio della civiltà ipermoderna

Capitolo 1: Estinzione dell’inconscio? Una recente mutazione antropologica

Il nostro tempo è un tempo esposto al rischio di estinzione del soggetto dell’inconscio. Ciò significa che il soggetto dell’inconscio non è un soggetto garantito per natura, non è un soggetto es-senza, ma è un soggetto che è compito etico della psicoanalisi far esistere. Oggi ci troviamo di fronte ad una mutazione antropologica: l’uomo senza inconscio sarebbe l’uomo ridotto ad una macchina, privo di qualunque desiderio, senza ancoraggio nella funzione simbolica della castrazione.

Secondo Recalcati, vi sono tre caratteristiche essenziali circa l’esperienza freudiana dell’inconscio:

  • Esperienza di verità, non di una verità impersonale, ma di una verità che ci tocca nella nostra intimità, nella nostra particolarità. Tuttavia questa verità, non coincidendo mai con la rappresentazione narcisistica di noi stessi, si dà solo come rimossa, poiché non è mai il soggetto che la determina, anzi, come afferma Lacan, “ne è assoggettato”. La verità dell’inconscio freudiano parla laddove si concentra la sofferenza sintomatica del soggetto, laddove egli perde ogni padronanza su se stesso;
  • Esperienza della differenza, poiché è esperienza del soggetto come differenza, come singolare assoluto, non-comune, non-comparabile, non-uniformabile. Il soggetto dell’inconscio emerge sempre come una discontinuità nella trama costituita del discorso universale;
  • Esperienza del desiderio in quanto “indistruttibile”, ovvero impossibile da redimere, educare, governare. Il movimento del desiderio è un movimento insistente di apertura verso l’Altro, ed è indistruttibile proprio perché non dipende dalla volontà dell’Io, non è deciso dall’Io, ma, al contrario, è ciò da cui la volontà dell’Io dipende, ciò che lo assoggetta, appunto.

La tesi sostenuta da Recalcati è che sia in corso una profonda mutazione antropologica promossa dal dominio del discorso del capitalista. Secondo l’Autore, infatti, il tempo in cui viviamo (la civiltà ipermoderna) è un tempo antagonista al tempo del soggetto dell’inconscio, e lo dimostra attraverso cinque punti fondamentali:

  • Innanzitutto, il nostro tempo è antagonista all’esperienza del soggetto dell’inconscio perché, se tale esperienza è esperienza dell’incommensurabile, del singolare assoluto, del desiderio come differenza, ciò che invece oggi domina il campo del grande Altro è l’impero del numero, della quantità, della negazione del desiderio perché impossibile da misurare;
  • Poi perché questa esperienza esige tempo per pensare, disponibilità a perdersi, a incontrare il caos, l’imprevisto. Ciò risulta impossibile nel nostro tempo, in cui domina invece una tendenza all’accelerazione, all’acting-out, all’azione. A tal proposito, Racalbuto parla di “perversione del cambiamento” e di “spazio drogato”: col primo termine, egli indica il risvolto psicopatologico di questa accelerazione, affermando come il soggetto, nella ricerca spasmodica di nuove sensazioni e di nuovi oggetti di godimento, provi ad aggirare perversamente lo scoglio della castrazione, cercando proprio di annullarne gli effetti di limitazione del godimento; col secondo termine, Racalbuto vuole invece definire l’effetto di intasamento mentale provocato da tutta quella serie di oggetti frammentati, non simbolizzati, e quindi non mentalizzati (proprio perché sono eccessivamente presenti e “stimolati”);
  • Altro motivo per cui il nostro tempo è antagonista al tempo dell’inconscio riguarda il fatto che tale esperienza è esperienza del carattere indistruttibile del desiderio nel suo rapporto con la Legge. Pertanto, senza l’esperienza del limite al godimento e della castrazione, non si può fare esperienza del desiderio. Ne consegue che, nell’epoca ipermoderna, la facilitazione dell’accesso al godimento, una sessualità agita compulsivamente, senza Eros, si ripercuote sul desiderio, con un effetto altamente repressivo;
  • Il nostro tempo è antagonista al tempo dell’inconscio perché abolisce la dimensione della verità, riassorbendola in quella del sapere biotecnologico. Infatti, come afferma Lacan, l’esperienza dell’inconscio prova a ricongiungere il sapere alla verità, offrendo al soggetto la possibilità di produrre un nuovo sapere sulla sua verità particolare. E il nostro tempo non spinge affatto in questa dimensione, ovvero verso una possibile alleanza tra il sapere e la verità, ma, anzi, cerca di separarli in tutti i modi;
  • L’ultima motivazione riguarda il fatto che l’esperienza della cura analitica è esperienza di una trasformazione che avviene grazie ad una nuova alleanza che il soggetto stabilisce con l’inconscio. Invece, nel nostro tempo, tale esperienza si pone essenzialmente come un’operazione di “aggiustamento” del corpo o del pensiero del soggetto, come una “riabilitazione alla normalità” (→ vedi ad es. le terapie cognitivo-comportamentali).

Per tutte queste ragioni, Recalcati definisce la clinica attuale come una “clinica del vuoto”, della mancanza a essere: un’esperienza di annientamento, di pietrificazione, di congelamento, di annullamento del desiderio. L’uomo della clinica del vuoto appare allora come un uomo senza inconscio. Mentre la clinica classica della nevrosi era centrata sul conflitto fondamentale tra il programma del desiderio e quello della civiltà, la clinica del vuoto pone l’accento sulla necessità di arginare l’angoscia, quindi sulla difesa dell’angoscia più che sulla rimozione del desiderio. Al centro sta il narcisismo del godimento, del godimento dell’Uno Senza l’Altro, un godimento monadico, autistico.

Il godimento viene, dunque, reso equivalente alla Legge, assumendo la forma di un imperativo categorico che rifiuta la castrazione: “Devi godere!”. Tutto ciò rimanda ad una concezione perversa della nostra società. Se, come affermava Freud, la rimozione è un voler allontanare ciò che il soggetto non vuole incontrare (ovvero la parte di sé inconciliabile con la sua rappresentazione narcisistica), la responsabilità del soggetto consiste nel voler sapere, nel voler incontrare questa parte di sé estranea a sé stesso.

La clinica del vuoto di cui abbiamo parlato segnala un declino del funzionamento dialettico della coppia freudiana rimozione-ritorno del rimosso (poiché, secondo Freud, il rimosso ritorna sempre, attraverso lapsus, atti mancati, sogni, sintomi etc.). Ora, Recalcati propone il riferimento alla psicosi come chiave di lettura del disagio della civiltà ipermoderna. Come sappiamo, secondo Freud e Lacan esiste una discontinuità strutturale tra nevrosi e psicosi: nelle psicosi, lo “strapotere dell’Es” non tiene affatto conto della realtà esterna, mentre nelle nevrosi lo strapotere della realtà esterna obbliga il soggetto alla rimozione del desiderio, generando così un conflitto tra la Legge e il desiderio. Quindi, se nella nevrosi c’è un ritorno simbolico del reale rimosso attraverso le formazioni dell’inconscio, nelle psicosi si assiste invece ad un collasso simbolico e ad un ritorno del reale come tale, senza alcun filtro simbolico appunto.

Nei sintomi contemporanei prevale la scarica, l’acting-out di fronte al collasso del simbolico; al centro non c’è più il soggetto dell’inconscio, ma lo strapotere dell’Es, come nelle psicosi. Pertanto, possiamo assimilare il funzionamento della civiltà ipermoderna e delle nuove psicopatologie al funzionamento psicotico. Altro problema che si pone nella società ipermoderna riguarda l’“Es senza inconscio”.

Il merito di Freud sta nell’aver mostrato come l’inconscio non può essere ridotto a un “voler dire” clandestino, ad una volontà di significazione, poiché, come Es, come pura pulsione di morte, esprimerebbe una tendenza iperedonistica a un godimento mescolato col Male, quindi una tendenza alla distruzione. L’inconscio come Es è l’inconscio senza parole, muto, silenzioso, è l’inconscio che non si esprime attraverso i simboli, ma che agisce come spinta.

Siamo di fronte all’Es senza inconscio, allo strapotere dell’Es come presupposto fondamentale della nuova clinica. Infatti, mentre la clinica classica della nevrosi è una clinica del soggetto dell’inconscio, la nuova clinica si afferma invece come una clinica dell’Es e del suo potere mortifero. Ciò è confermato dai “nuovi sintomi” della società ipermoderna: fenomeni di attacco e regolazione pulsionale del corpo, tendenza suicidaria, angoscia, pratiche di godimento compulsive, violenza, aggressività, somatizzazioni, ritiro autistico, apatia narcisistica, indifferenza verso la vita sono tutti indici dell’azione distruttiva della pulsione di morte.

Ciò che nelle nuove forme del sintomo ritorna e si ripete non ritorna e si ripete per la via simbolica delle formazioni dell’inconscio, ma per la via della pulsione di morte che infrange ogni schermo linguistico, imponendosi come un puro reale non addomesticato dall’azione del significante. Tuttavia, lo strapotere dell’Es non è l’unica formula per evidenziare il fondo psicotico della nuova psicopatologia: esistono anche le cosiddette “identificazioni solide”, che riguardano una clinica più fredda, centrata sull’iperidentificazione, sulla maschera identificatoria, sull’adattamento conformista, sull’assenza del desiderio e della sua soggettivazione creativa.

Quindi, da un lato, abbiamo la clinica dei passaggi all’atto, del godimento compulsivo, della spinta coattiva della pulsione dove il reale, slacciandosi dal simbolico, non si inquadra più nella cornice inconscia del fantasma; dall’altro lato abbiamo la clinica delle identificazioni solide, centrata sull’eccessiva identificazione ai sembianti sociali che sembrano cancellare il desiderio e la sua soggettivazione. In questo secondo caso vi è un eccesso di mondo oggettivo che comporta la morte del mondo soggettivo.

In tal senso, è importante la nozione clinica di “maschera”: l’annullamento della differenza tra essere e sembiante non avviene per disintegrazione dei sembianti, ma per un eccesso di identificazione, per una cristallizzazione della maschera sociale, per un suo incollamento conformistico. Il contesto sociale dove si diffondono le forme solide dell’identificazione è caratterizzato da un’egemonia del conformismo ai sembianti sociali, e al loro potere d’installare pseudo-identità narcisisticamente fragili.

Tale egemonia si può sintetizzare in un concetto proposto da Marcuse: la sussunzione del principio di realtà nel principio di prestazione. Con ciò, il filosofo intendeva definire una mutazione antropologica generata dal discorso del capitalista che introduceva una versione imperativa, superegoica, prestazionale del principio di realtà, esigendo l’annullamento del desiderio piuttosto che incrementarne la dialettica. Ciò è quanto accade oggi nelle nuove psicopatologie: ad esempio, nell’anoressica, in cui il corpo esclude il desiderio, poiché nell’anoressia si tende a governare il corpo pulsionale attraverso un rafforzamento della volontà, con l’obiettivo di neutralizzare la dimensione angosciante del desiderio.

Pertanto, possiamo affermare che, nell’epoca ipermoderna, l’edonismo del principio di piacere e il limite imposto dal principio di realtà vengono riassorbiti in un unico imperativo: quello del godimento sadiano, che riduce l’Altro a puro strumento di godimento.

Capitolo 2: Evaporazione del Padre e discorso del capitalista

Secondo Lacan, il discorso del capitalista si manifesta come “il discorso della distruzione di ogni legame”, assoggettato al potere nichilistico della pulsione di morte. Tale discorso esalta a senso unico la spinta del godimento contro ogni forma di legame. Ciò significa, come propone lo stesso Lacan nella sua tematizzazione del discorso del capitalista, porre il soggetto barrato nella posizione di agente: ne consegue una compulsione da parte del soggetto verso gli oggetti effimeri, che alimentano la domanda anziché sanarla (“effimeri” proprio perché la soddisfazione che ne deriva è illusoria, passeggera, proprio perché, una volta acquistati, perdono di valore, e il desiderio si sposta su qualcos’altro).

A sua volta, l’oggetto a piccolo non è perduto, non indica la mancanza, ma si solidifica illusoriamente, restando sempre a portata di mano del soggetto, a sua completa disposizione. Pertanto, il discorso del capitalista è una forma di assoggettamento, non di liberazione!

In tal senso, Pier Paolo Pasolini affermava che “il potere ipermoderno non ha bisogno di sudditi, ma di liberi consumatori”. Ciò significa che non è l’Ideale che sancisce la rinuncia pulsionale come condizione di ammissione del soggetto nella civiltà, ma è la spinta al godimento. Dunque, possiamo dire che la caduta dell’Ideale e della sua funzione orientativa e l’affermazione dell’oggetto di godimento in una posizione di agente sono i due elementi cruciali che animano il discorso del capitalista e mostrano la precarietà simbolica dell’Altro contemporaneo: crisi della politica, dell’ideologia, del religioso, del sistema valoriale… Tuttavia, come abbiamo visto, la caduta dell’Ideale non comporta solo la liquefazione di...

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 52
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato L'uomo senza inconscio, Recalcati Pag. 1 Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato L'uomo senza inconscio, Recalcati Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato L'uomo senza inconscio, Recalcati Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato L'uomo senza inconscio, Recalcati Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato L'uomo senza inconscio, Recalcati Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato L'uomo senza inconscio, Recalcati Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato L'uomo senza inconscio, Recalcati Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato L'uomo senza inconscio, Recalcati Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato L'uomo senza inconscio, Recalcati Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 52.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato L'uomo senza inconscio, Recalcati Pag. 41
1 su 52
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swarovskyna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Lo Castro Giovanni.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community