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CAPITOLO 5: “L’icona anoressica del corpo magro”

Nell’epoca dei legami liquidi e della caduta degli ideali di stabilità e permanenza,

l’anoressia contemporanea tende a configurarsi come una nuova forma solida

di religione: una religione della cura di sé, della cura esasperata per il proprio

corpo. Questa nuova religione adotta l’immagine del corpo magro come feticcio,

facendone un vero e proprio idolo.

Tuttavia, questo culto esaltato del proprio corpo finisce inevitabilmente col

rovesciarsi nel suo contrario, ovvero nella sua mortificazione.

L’anoressia non è mistica, ma autistica: mentre, infatti, l’esperienza mistica è

un’esperienza di incontro con l’alterità più radicale dell’Altro, l’autismo

anoressico indica invece un ripiegamento narcisistico, una chiusura del soggetto in

“pseudo-misticismo”).

sé stesso (per cui Recalcati la definisce uno

La religione fanatica dell’anoressia contemporanea non è una religione

dell’anima, ma una religione dell’immagine del corpo magro elevata ad icona:

si tratta quindi di un’immagine ideale che, staccandosi dal corpo, lo ipnotizza.

Si ha una mescolanza paradossale tra sguardo e voce, intesi come comandi

essi s’intrecciano e convergono sull’immagine del corpo,

superegoici: l’inadeguatezza rispetto all’idea esaltata del corpo

mostrandone costantemente

magro.

La spinta ascetica trova una sua compensazione nella trasformazione del corpo in

una fortezza, in un vuoto feticizzato, che non ospita la mancanza, anzi, è un

vuoto pieno di godimento: è godimento della privazione, godimento

dell’annullamento di ogni godimento! L’anoressia finisce così per diventare

prigioniera di sé stessa.

La bellezza dell’industria della moda è una bellezza che tende all’anonimato,

all’universale, allo stereotipo, per cui ben si presta a diventare un rifugio per i

soggetti psicotici. Invece, la bellezza come tale è ciò che rivela il particolare del

soggetto.

Nel caso dell’anoressia, restiamo invece sul lato dell’universale, mentre il

particolare viene cancellato, così come vengono cancellati i rilievi e le forme

il corpo anoressico è un “corpo unisex”, e il suo

sessuali del corpo: infatti,

universale è l’universale della morte (gli scheletri sono tutti uguali, non c’è

maschio o femmina).

Il paradosso dell’anoressia contemporanea sta nel fatto che la scelta

dell’anoressia avviene a partire da un’esigenza di differenziazione, di rifiuto

del conformismo, ma finisce per ricadere in un’altra massificazione: infatti, le

anoressiche sono tutte uguali le une alle altre, anonime, prive di differenze.

Come afferma Lacan, il corpo anoressico è un “corpo postumano”, nel senso

che non si costituisce come luogo dell’Altro, ma è un corpo fabbricato

artisticamente dal soggetto; inoltre, la separazione da ogni forma di domanda

porta l’anoressica a rifiutare il corpo pulsionale in quanto tale. Quello

anoressico è infatti un corpo innaturale, fetale, unisex, pietrificato, poiché la

funzione rappresentativa del significante è compromessa. 17

La metamorfosi anoressica del corpo avviene seguendo due direzioni

complementari tra loro:

1) La prima è quella del corpo-feticcio, che sostiene il corpo magro come

che offre un’immagine narcisistica del corpo che

marca sociale della bellezza,

annulla il desiderio anziché animarlo; si tratta quindi di una bellezza che,

anziché nutrire il desiderio dell’Altro, nutre sterilmente sé stessa,

devitalizzando il desiderio;

2) La seconda è quella relativa alla dimensione mostruosa del corpo, poiché

l’anoressia conduce anche al suo lato osceno, estremizzato, che fa emergere in

l’orrore osceno della morte

superficie ciò che dovrebbe restare velato: (il

corpo sbucciato dal suo puro involucro, il corpo-scheletro). Ciò produce

angoscia nell’Altro.

CAPITOLO 6: “Corpo, angoscia e anoressia”

“zona incandescente” del reale

Lacan parla della cosiddetta per delineare quella

zona oscura del godimento irrappresentabile, del terrificante, dell’eccesso

L’Autore formula inoltre la “dottrina dei due corpi”:

impossibile da governare.

il corpo del linguaggio ed il corpo vivente dell’organismo biologico. La

relazione tra questi due corpi è pensata da Lacan come una relazione di

incorporazione: il corpo-organismo incorpora il corpo simbolico del linguaggio,

e da tale incorporazione si produrrà il corpo pulsionale. Esso è il corpo che si

L’azione del

costituisce attorno a un vuoto centrale: quello della Cosa.

linguaggio ha infatti provocato la perdita di una parte del godimento del corpo,

una perdita che si iscrive nella carne del corpo. Dunque, la sottrazione di

godimento è la condizione di esistenza vitale del soggetto: la Cosa deve essere

perduta, e il suo resto (l’oggetto a), deve localizzarsi nel quadrilatero degli

oggetti pulsionali (orale, anale, scopico e vocale). Nel caso in cui la castrazione

simbolica non sia operativa (come nel caso delle psicosi), il soggetto si trova

inondato da un godimento in eccesso, distruttivo, mortificante che, anziché

localizzarsi nelle zone erogene e rimanere circoscritto attraverso i bordi del

corpo, dilaga ovunque, provocando una frammentazione del corpo.

Pertanto, il corpo biologico si umanizza solo attraverso il taglio simbolico. Per

questo motivo Lacan afferma che il corpo è il luogo dell’Altro, in quanto è

costituito dai tagli significanti che lo devitalizzano e lo iscrivono in un ordine

significante dotato di senso.

N.B: “La Cosa” (Das Ding) è la madre mitica, idealizzata, la madre perduta

in origine. E’ collegata con l’a, ed è anche l’a! Rappresenta il “sembiante”. 18

Il corpo dell’isteria appare interamente organizzato dalla rimozione: il rimosso ritorna

“nell’isterica il

attraverso le manifestazioni del corpo, per cui possiamo dire che

corpo parla”, e parla attraverso tutta una serie di sintomi (paralisi, tosse, svenimenti,

messaggi indirizzati all’Altro, in

pseudogravidanze, etc.), che rappresentano dei

attesa di decifrazione. Secondo Lacan, il corpo isterico è imbevuto di senso e,

pertanto, è sensibile alla parola, dunque incarna un significante.

“rifiuto del corpo”

La nozione di è il rifiuto del proprio corpo come sessuato, come

corpo subordinato alla norma simbolica della castrazione, tagliato dal significante.

il rifiuto del corpo si collega al “corpo come rifiuto”,

Nella clinica contemporanea,

nel senso di un vero e proprio “attacco al corpo”: ad es. il corpo martoriato

dall’anoressica, o quello marchiato da piercing e tatuaggi, ricoperto da tagli, o ancora

il corpo esibito senza veli, trasfigurato dall’uso perverso della chirurgia estetica,

schiacciato dal consumo compulsivo di droghe o alcool, il corpo angosciato dalla

“mancanza della mancanza”, dall’eccesso di godimento… Tutto ciò evidenzia il

E’ un corpo che, anziché rifiutare

narcisismo nichilistico della società ipermoderna.

la Legge fallica (come avviene nell’isteria classica), si realizza esso stesso come

rifiuto, come scarto, come oggetto a.

Lacan, l’angoscia non è tanto legata all’esperienza della separazione o

Secondo

dell’abbandono, quanto piuttosto all’incontro con un eccesso, un impossibile da

evitare che abita il soggetto.

Nel caso del soggetto schizofrenico, afferma Lacan, non c’è accesso all’immaginario,

nel senso che l’immagine speculare non inquadra il corpo all’interno di confini ben

definiti, per cui il corpo tende a smembrarsi, a disgregarsi, a confondersi con quello

dell’Altro, a perdere i suoi pezzi. Il corpo schizofrenico è dunque un corpo senza

immagine. L’assunzione di un’immagine narcisistica del proprio corpo dipende

dall’incrocio tra lo specchio e lo sguardo dell’Altro. Il vero specchio non è l’oggetto

speculare, ma lo sguardo o il volto dell’Altro, quindi le percezioni che abbiamo del

nostro corpo dipendono dal modo in cui lo sguardo dell’Altro ha risposto all’incontro

col nostro corpo.

Nella teoria dello stadio dello specchio, l’immagine speculare svolge due funzioni tra

loro intrecciate:

- Quella di delimitare il corpo del soggetto, differenziandolo dagli altri corpi

e conferendogli una propria specificità;

- E quella di ricoprire il reale del corpo, includendo i suoi oggetti pulsionali

in un contenitore adeguato.

l’immagine è sempre associata al simbolo del velo,

In tal senso, che riveste il reale

brutto e scabroso dell’esistenza.

Nel caso dell’anoressica, l’immagine del suo corpo è sempre inadeguata al suo ideale,

al punto che la sua stessa immagine proiettata allo specchio la vive come uno sguardo

estraneo, procurandole un’angoscia terribile. 19

CAPITOLO 7: “Panico e anoressia”

La clinica del panico è un capitolo specifico della clinica psicoanalitica dell’angoscia.

A differenza dell’anoressia, il panico fa emergere la verità della nostra condizione

esistenziale di abbandono, che nessun Altro ha il potere di riscattare, rivelandoci

quindi l’inconsistenza dell’Altro.

L’epoca del panico è l’epoca del declino del Padre e della sua evaporazione.

Infatti, la figura del soggetto panicato esprime appieno lo stato critico in cui si

trova la nostra Civiltà e i suoi effetti sul soggetto: disorientamento, spaesamento,

perdita dei confini, sbriciolamento dei punti di riferimento simbolici,

evaporazione degli Ideali… In una parola, “panico”, appunto.

Il nostro tempo è anche il tempo del panico, il tempo di uno smarrimento e

congelamento del desiderio, il tempo di una paralisi narcisistica, un tempo

sospeso, pietrificato, bloccato.

Ora, il panico, come la depressione, rivela l’altra faccia della dimensione perversa del

tempo ipermoderno.

L’attacco di panico è l’irruzione sulla scena del soggetto di qualcosa che non può

più essere contenuto nell’involucro dell’immagine narcisistica del proprio corpo.

Il suo effetto principale è un’esperienza di distacco, di alienazione, di perdita di

se stessi. Si ha un collasso improvviso delle difese soggettive nei confronti del

reale.

E’ interessante riflettere ora sul contrasto tra anoressia e panico: infatti, mentre

l’anoressica edifica la sua soggettività come una fortezza vuota ma solida e

panicato presenta un’architettura in decomposizione,

compatta, il soggetto

liquida. Nel panico c’è disgregazione, sbriciolamento, evaporazione della forma.

Inoltre, mentre l’anoressia, attraverso il rifiuto dell’Altro, costruisce un’identità

narcisistica arroccata su se stessa, compatta e impermeabile, il panico è

l’esperienza di un cedimento dell’identità, e il suo effetto è quello di separare il

soggetto dallo scambio con l’Altro, di isolarlo, di rafforzare procedure fobico-

difensive che siano in grado di ripararlo dalla crisi: per questo il soggetto tende

a costruire una sorta di topografia, di “città nella città”, una mappatura

soggettiva dei percorsi praticabili, di luoghi frequentabili (dove l’altro si

ammassa) e luoghi che bisogna evitare (piazze, supermercati, autostrade,

mercati…). Inoltre, nell’attacco di panico i confini dell’Io si smarriscono e la

volontà dell’Io si dissolve, per cui il soggetto DAP è disorientato, in caduta

libera, in perdita di padronanza; invece, il soggetto anoressico è un soggetto

follemente morale, inflessibile, ipernarcisistico.

Panico e anoressia possono essere definite come delle risposte del soggetto al

desiderio dell’Altro nel suo versante più inquietante: ma, mentre l’anoressia

mira a produrre uno spazio di soggettivazione, un modo per trovare una via di

fuga da un Altro eccessivamente ingombrante, per il soggetto panicato la

percezione drammatica è che non esista alcuna via di fuga possibile, per cui il

soggetto ha la sensazione agorafobica, dell’imbottigliamento, dell’essere chiuso,

intrappolato nel corpo. 20

Mentre l’anoressia è un rafforzamento narcisistico dell’Io, un’ipertrofia della volontà,

le dipendenze patologiche segnalano piuttosto una sua caduta, un suo

indebolimento; infatti, il potere della sostanza è molto più forte di quello della

volontà. Mentre nella tossicomania domina il mito di un godimento assoluto e

immediato della sostanza, nell’anoressia il godimento è costantemente differito, e

il sacrificio diventa esso stesso godimento.

Il panico è una sorta di “angoscia senza oggetto”: non è, infatti, l’emergere

dell’oggetto pulsionale che lo provoca, ma l’emergere della nostra esistenza come

abbandonata nel mondo, senza riparo, esposta all’assenza di senso nella vita.

appare centrale sia nell’anoressia che nel DAP: ma, mentre nell’anoressia è

Il corpo

in primo piano la spinta a voler governare il corpo, nel panico è in primo piano

l’ingovernabilità del corpo pulsionale. Di fronte all’angoscia del corpo pulsionale,

l’anoressica lo esorcizza proiettandolo sull’oggetto-cibo, mentre il soggetto panicato

lo rovescia all’esterno sottoforma di attacco al corpo.

Anoressia e panico sono probabilmente le patologie più diffuse, insieme a quella

depressiva, perché illustrano la degradazione contemporanea del legame sociale.

L’Altro ipermoderno è un Altro asfissiante perché non sopporta la mancanza, e

fittizie. L’Altro

punta ad estinguerla per generare altre pseudo-mancanze

ipermoderno è un Altro non svezzato.

Ora, mentre nell’anoressia si ha il rifiuto della domanda dell’Altro, per cui il

si arrocca nel suo niente, nientificando anche l’Altro, nel panico il

soggetto

soggetto fa esperienza della perdita dell’Altro, dunque della perdita della

topografia simbolica della sua “polis” e dei suoi confini.

la domanda dell’Altro, agli

Anoressia e panico sono, nel loro rapporto con

antipodi: mentre l’anoressica vuole separarsi dalla domanda dell’Altro in

quanto tale, per cui è una separazione voluta, decisa e agita con volontà, il

soggetto DAP incarna silenziosamente una domanda d’aiuto disperata, carica

d’angoscia, per cui si mostra come catastrofe, abbandono.

Panico e anoressia mostrano le due facce della crisi dell’Edipo nella

contemporaneità: nell’anoressia abbiamo una solidificazione narcisistica

dell’Ideale, e dunque il soggetto si pone come indiviso; Nel DAP si assiste invece

al declino della funzione dell’Ideale, al suo sbriciolamento, e da qui ne consegue

un senso di smarrimento e di caduta dell’Io.

Infine, panico e anoressia illustrano le due facce dell’Altro contemporaneo:

l’anoressia quella dell’Altro del mercato che soffoca il soggetto con l’offerta

illimitata di oggetti di consumo, di feticci, provocando un rifiuto nel soggetto;

mentre il DAP illustra la dimensione inconsistente dell’Altro, la sua

evaporazione simbolica, la sua assenza.

Per quanto riguarda il trattamento, mentre il soggetto DAP può trovare presto,

nel transfert, un Altro che lo sorregga (per cui vengono meno le crisi di panico), il

soggetto anoressico tende ad opporsi al lavoro analitico, perché attraverso

l’anoressia e il rifiuto dell’Altro guadagna la sua solidità. 21

Pertanto, mentre l’anoressica illustra come si possa diventare senza la

testimonianza paterna, il DAP illustra la ricerca affannosa di un’identificazione

possibile di fronte al suo sbriciolamento narcisistico.

CAPITOLO 8

Le nuove forme del sintomo

L’epoca della clinica degli stati al limite

Gli stati limite(personalità borderline) non definiscono solamente una categoria

diagnostica ma impongono alla psicoanalisi un aggiornamento del proprio impianto

clinico. Mentre nel modello di Freud la nevrosi viene considerata come negativa della

perversione, la clinica contemporanea necessita di un nuovo inquadramento teorico.

La crisi del riferimento all’ordine simbolico e alla legge edipica rende la

psicopatologia meno legata alla dimensione simbolica della rimozione e più associata

alla dimensione reale dell’agire compulsivo. Andrè Green sostiene infatti la necessita

di identificare nuove coordinate teoriche per inquadrare i fenomeni clinici introdotti

dalla problematica degli stati limite che non trovano fondamento nella clinica classica

delle nevrosi e dell’Edipo.

Secondo Otto Kernberg, lo stato al limite definisce una nuova organizzazione

strutturale del soggetto che rinuncia alla funzione simbolica della rimozione

adottando meccanismi di difesa più primitivi quali la scissione. È dunque chiaro

come la clinica della rimozione sia divenuta insufficiente a inquadrare in modo

adeguato i fenomeni che caratterizzano la clinica contemporanea.

Clinica simbolica e clinica del reale

Gli stati al limite sono caratterizzati da instabilità affettiva, uso di meccanismi arcaici,

angoscia diffusa, inclinazione depressiva, fenomeni che non sono strutturati

simbolicamente in quanto metafore della verità rimossa; di conseguenza il modello

psicologico di riferimento degli stati limite e di tutte le nuove forme del sintomo(

anoressia bulimia dipendenza tossicomania depressioni e attacchi di panico)non può

essere quello della nevrosi me deve riferirsi alla clinica della nevrosi, una clinica per

cui la rimozione stessa non sembra essere più il processo fondamentale di

costituzione dell’inconscio. Già con Lacan si assiste ad un rovesciamento del

privilegio che Freud accordava alla clinica della nevrosi. Per Lacan infatti la

forclusione non definisce solamente il processo causale della psicosi, ma diventa la

condizione stessa dell’essere umano che, in quanto parlessere(essere nel

linguaggio)non è mai in grado di offrire una simbolizzazione integrale del reale del

godimento. Il limite della rappresentazione simbolica evidenziato nel soggetto

borderline è il limite stesso che il linguaggio incontra nell’operazione di

significantizzazione del reale; questa operazione non può essere esaustiva perché il

22

reale del godimento si sottrae ad una simbolizzazione adeguata. Da qui la centralità

della clinica della psicosi che, contrariamente alla clinica della nevrosi, è una clinica

del reale non governata dalla castrazione simbolica.

Un altro aspetto che investe la problematica della personalità borderline,legato

sempre alla caduta della centralità della rimozione, è quello dell’analizzabilià. Lo

stato al limite rimanda alla problematica dell’applicazione terapeutica della

psicoanalisi nella civiltà moderna. Secondo Lebrun e Demoulin la clinica degli stati

al limite può essere intesa solo se rapportata agli effetti del discorso del capitalista e

al mondo senza limiti che presuppone: il soggetto è privo di un’identificazione

stabile, del senso del limite, non ha la facoltà di regolare le proprie pulsioni e

l’agire alla simbolizzazione. Uno degli effetti principali del discorso del

sostituisce

capitalista è quello di aver contribuito a ridurre il valore della dimensione della

parola: i pazienti senza inconscio sono coloro che parlano senza dare valore a ciò che

dicono. Problema centrale diventa dunque la possibilità per la psicoanalisi, fondata

sul potere della parola, di intervenire su sintomi che sono pure pratiche di godimento

, passaggi all’atto privi di mediazione simbolica.

Antonio Ferro, prendendo in considerazione appunto la fragilità di simbolizzazione

nei pazienti gravi, propone una classificazione basata sulla corrispondenza tra la

patologia psichica e il livello di funzionamento dell’attività di pensiero e isola 3

patologie: una determinata dalla carenza della funzione alfa(funzione della

simbolizzazione), una determinata da uno sviluppo inadeguato del rapporto tra

elementi alfa e capacità rappresentativa della mente e una causata da accumuli di

eventi traumatici.

Le patologie borderline si collocano nella seconda categoria di patologie

caratterizzate da una carenza della capacità del soggetto di finalizzare la funzione alfa

in modo corretto e quindi trasformare le impressioni emotive nella rappresentazione

simbolica.

La clinica contemporanea è perciò caratterizzata dal declino della funzione normativa

dell’ordine simbolico,dalla crisi del carattere strutturante dell’Altro simbolico messo

in risalto dagli stati limite.

La nuova clinica come clinica borderline

I quadri sintomatici della clinica contemporanea non sembrano essere compatibili con

la distinzione di nevrosi e psicosi introdotta da Freud.

La clinica classica è costruita sul valore metaforico del sintomo, sulla dialettica

rimozione-ritorno dal rimosso da cui scaturisce il sintomo; il corpo è teatro di una

messa in scena significante, è un corpo che parla, mezzo attraverso il quale ciò che è

rimosso ritorna in forma simbolicamente cifrata. Il sintomo quindi è un sostituto di

qualcos’altro che, avendo subito l’esercizio della rimozione, ritorna ordinato

simbolicamente, strutturato come una metafora assumendo forme enigmatiche per il

soggetto. 23

Il lavoro di analisi nella clinica della nevrosi è un lavoro di decifrazione dell’enigma

del soggetto incarnato nel sintomo. Nel Seminario XI Lacan, introducendo il

concetto di olofrase a proposito delle psicosi, dell’insufficienza mentale e dei

fenomeni psicosomatici, sostiene però la possibilità di una clinica diversa rispetto a

quella delle nevrosi: nell’olofrase infatti l’efficacia metaforica del significante

sintomatico viene messa in crisi poiché il soggetto non è rappresentato dal

significante ma vi si trova “incollato”. L’olofrase è una figura retorica che non

veicola alcun messaggio(al contrario della metafora); Lacan la definisce come una

solidificazione della catena significante che inchioda il soggetto ad una

identificazione assoluta. Il soggetto resta incatenato all’Altro, viene annullata la

Per chiarire la natura dell’olofrase Lacan prende spunto

separazione soggetto-Altro.

dai fenomeni psicosomatici; il fenomeno psicosomatico non è un fenomeno

simbolico perché implica il reale del corpo e non una disposizione espressiva come

nel caso della conversione somatica del corpo isterico. Il senso del sintomo

s’incarna direttamente

psicosomatico anziché essere rappresentato metaforicamente,

nel corpo senza mediazione simbolica producendosi direttamente come lesione (è il

caso dell’ulcera).

La nuova clinica è caratterizzata quindi dall’assenza della metafora sintomatica. Al

posto del valore metaforico del sintomo, si ritrova o la dipendenza cieca dalla

sostanza (bulimia,tossicomania) o un’identificazione assoluta(fenomeni

psicosomatici, depressione, anoressia =>identificazione idealizzante al corpo magro).

In questo caso il soggetto non si pone come diviso, ma identificato monoliticamente

grazie allo stesso sintomo: l’anoressica è anoressica, il tossicomane è tossicomane.

Il rischio dell’inclinazione olofrastica della psicopatologia contemporanea è quello di

una cancellazione del soggetto dell’inconscio come tale.

Il godimento smarrito e la scissione verticale

Lacan definisce il godimento contemporaneo come un godimento smarrito. L’azione

del grande Altro comporta che il godimento sia situato per il soggetto come

godimento separato, staccato dal soggetto, in perdita. Il godimento contemporaneo

invece tende a non essere più situato nell’Altro, è privato della funzione edipica, della

castrazione simbolica, della funzione del fallo e pone dunque il soggetto in

condizione di schiavitù perché anziché essere separato gli aderisce addosso, resta

incollato. Uno strumento prezioso per comprendere la nuova clinica del godimento

smarrito è l’ultimo libro di Massimo De Carolis ( Il paradosso

antropologico.Nicchie,micro mondi e dissociazione psichica) che ruota attorno a ciò

che l’autore definisce paradosso antropologico. De Carolis sostiene che la forma di

vita umana è abitata da una doppia esigenza: da un lato esige protezione,rifugi sicuri

dall’altro è spinta verso l’apertura, il rischio. La soluzione di questo paradosso non

può essere la scelta di una delle due opzioni,piuttosto De Carolis propone

un’inclusione topologica dei due anelli di cui il paradosso di compone in modo tale

che l’esigenza di tracciare limiti e confini possa coesistere con l’apertura illimitata.

Questa duplice tendenza umana non è comunque risolvibile definitivamente: in

24

questo De Carolis si aggancia al lavoro di Lacan. È possibile infatti individuare il

paradosso antropologico nella descrizione che Lacan fa del soggetto,caratterizzato da

alienazione e separazione, agganciato ai significanti che lo identificano,e nel

contempo da separazione da questa identificazione, da apertura all’Altro.

De Carolis propone un paradigma in grado di spiegare la discontinuità tra l’epoca

moderna e quella ipermoderna e che ha come fondamento la cosiddetta personalità

multipla. In essa emerge un modello di scissione verticale che si oppone al modello di

scissione orizzontale che caratterizza la versione classica del modello della nevrosi.

orizzontalmente l’Io dall’Es, il luogo della

La topica freudiana separa infatti

coscienza dal luogo delle pulsioni, distinguendoli in alto e basso ( è come la moderna

concezione dello Stato come vertice rispetto alla base costituita dal popolo). Nella

vita contemporanea questo tipo di topica è inammissibile. La scissione orizzontale e

la distinzione gerarchica tra sopra e sotto che essa comporta viene sostituita dalla

scissione verticale. Questa nuova topica separa irreversibilmente mondi, micromondi,

nicchie, impedendo ogni possibilità di intersezione, ovvero di ritorno di ciò che è

stato separato. La dissociazione prende il posto della rimozione, erodendo ogni

principio unificatore.

Caratteristiche psicopatologiche delle nuove forme del sintomo

Di seguito sono ricapitolati i punti che differenziano la nuova clinica da quella

classica della nevrosi:

A)il nuovo sintomo non si configura più come una metafora, ovvero non si istituisce

+ sulla centralità rimozione-ritorno del rimosso. Nei nuovi sintomi prevalgono

l’immaginario e il reale sul funzionamento simbolico. La metafora viene sostituita

dall’olofrase. Mentre la metafora si fonda sul principio simbolico della sostituzione,

l’inclinazione olofrastica sottolinea la carenza simbolica. Il sintomo nell’inclinazione

cattivo funzionamento dell’inconscio. La tendenza olofrastica

olofrastica rivela un

delle nuove forme del sintomo tende a separare il sintomo dall’inconscio, dunque dal

problema della sua verità inconscia. Tutto ciò comporta molteplici conseguenze per

della nuova clinica non chiedono all’analista la verità sul

la psicoanalisi: i soggetti

proprio sintomo, ma ricercano una regolazione più funzionale di esso.

B) il nuovo sintomo implica una identificazione solida(accentuazione

dell’alienazione) o una compulsione pulsionale (accentuazione della separazione) a

scapito della loro congiunzione articolata. La dialettica alienazione-separazione che

Lacan considera centrale nel processo di costituzione del soggetto si frattura,

accentuando una dimensione a scapito dell’altra: l’accentuazione dell’alienazione

caratterizza i soggetti che tendono a realizzare identificazioni rigide, conformistiche

ai significanti dell’Altro( è il caso dell’anoressia);l’accentuazione della separazione

caratterizza i soggetti schiavi del godimento compulsivo, da una spinta che li separa

dall’Altro( è il caso delle tossicomanie).

C) il campo dei nuovi sintomi è il campo dell’antiamore. Il soggetto non sposta nel

campo dell’Altro l’oggetto perduto, non c’è transfert primario dell’oggetto perduto

nel campo dell’Altro. il transfert primario è la collocazione nel campo dell’Altro di

25

quella parte di essere(a piccolo) che il soggetto ha perduto a causa dell’azione

dell’Altro. questa azione è quella del linguaggio e separa il soggetto da una parte del

del soggetto). Se l’oggetto non si stacca dal soggetto e

suo godimento(separtizione

non si trasferisce nel campo dell’Altro , la separtizione del corpo non avviene e

s’impone la dipendenza dall’oggetto: l’oggetto (a) non si è spostato, non si è

trasferito nel campo dell’Altro dunque il desiderio del soggetto non si dirige verso il

campo dell’Altro alla ricerca dell’oggetto perduto. In questo caso c’è un deficit di

transfert primario. Gli unici oggetti di transfert possibile sono gli oggetti stessi della

dipendenza che illudono il soggetto di sanare la sua mancanza a essere. Sono gli

oggetti anti-amore che anziché essere in rapporto alla mancanza la occultano. Il

transfert primario è secondo Lacan il fondamento del transfert analitico: il deficit di

transfert primario che connota le nuove forme del sintomo rende difficile

l’istallazione del soggetto supposto sapere compromettendo quindi il legame

analitico.

D) nelle nuove forme del sintomo l’oggetto non è causa di angoscia ma rimedio

dell’angoscia. L’oggetto che domina i nuovi sintomi è in rapporto solo al godimento

non al desiderio. I nuovi sintomi sono perciò tentativi di soluzione dell’angoscia e

non manifestazioni dell’angoscia come fondamento del desiderio.

E) nelle nuove forme del sintomo, il sintomo non tende a esprimere la particolarità

irriducibile del soggetto ma sancisce piuttosto la sua alienazione ai sembianti sociali.

Nella clinica classica, il sintomo nevrotico sorge dal conflitto tra desiderio e Legge,

tra principio di piacere e principio di realtà, ed è indice della particolarità irriducibile

del soggetto rispetto al programma Civiltà. Nelle nuove forme del sintomo , esso non

è + indice della divisione soggettiva, dell’inconciliabilità tra il programma del

desiderio e il programma della Civiltà, ma è ci che tende ad appianare ogni divisione.

Appare dunque come un rafforzamento del proprio Io. La dimensione dei nuovi

sintomi viene anche definita “monosintomatica” per evidenziare che il sintomo riduce

la particolarità del soggetto ad una identificazione indifferenziata al gruppo dei simili,

ad una identificazione di massa.

F) nelle nuove forme del sintomo, il sintomo non è l’indice di una invenzione

singolare, di una simbolizzazione non comune, di un lavoro del soggetto

dell’inconscio ma tende a porsi come indice di una ripetizione del medesimo, del

comune, dello Stesso. Il soggetto è schiavo di una temporalità bloccata, di un tempo

fissato alla ripetizione uniforme dello Stesso godimento.

G)le nuove forme del sintomo sono caratterizzate da quello che definiamo

“in assenza di inconscio”. Le nuove forme del sintomo mostrano

provocatoriamente

infatti il rischio di un’estinzione del soggetto dell’inconscio perché il luogo del

soggetto dell’inconscio appare colonizzato dall’Es, dall’esigenza del soddisfacimento

tendenza alla scarica. Il soggetto dell’inconscio in quanto soggetto

immediato, dalla

del desiderio è annientato e Colette Soler ha utilizzato l’espressione Narcinismo per

definire appunto questa degradazione del soggetto del desiderio: si tratta di cinismo

narcisismo che cancella la dimensione di apertura verso l’Altro.

abbinato a 26

CAPITOLO 9

Il corpo alla moda

Il dovere del corpo alla moda

Il corpo alla moda è il corpo che ogni donna deve avere per esistere come donna di

fronte al grande Altro contemporaneo. Il dovere chiama in causa il Super-io di cui le

donne, secondo Freud, dovrebbero essere prive. L’avere richiama la sessuazione

maschile legata al fallo. La sessuazione femminile è sempre più confusa con quella

maschile e questo genera nuovi sintomi femminili.

Avere un corpo

Le donne parlano attraverso il corpo e Freud, grazie agli insegnamenti ricavati dagli

studi sull’isteria, comprende che esso rappresenta un tratto peculiare del rapporto

delle donne con il loro inconscio. Le donne vivono la mancanza come costitutiva del

rapporto con il loro corpo: la mancanza è legata al fatto che il sesso femminile non è

visibile. Inoltre Freud sottolinea l’assenza di un significante in grado di rappresentare

la femminilità, poiché il solo significante che esiste nell’inconscio è quello fallico. La

costituzione dell’immagine del corpo nella donna è sempre sbilanciata, incompiuta.

L’isteria realizza il corpo come un corpo-teatro dove il desiderio inconscio prende la

alla padronanza dell’Io.

parola. Per questo il corpo sfugge, manca di qualcosa, sfugge

Questo aspetto del corpo isterico rivela che il corpo non è mai una proprietà del

soggetto. La psicoanalisi insegna infatti che non è possibile far coincidere il proprio

essere con il proprio corpo: il mio corpo non è mai proprio mio; esso non è mai al

nostro servizio, non risponde ai comandi della nostra volontà, come dimostrato dal

dolore, dalla malattia, dalla morte e dall’eccitazione sessuale. Lacan definisce il

corpo umano come il luogo dell’Altro: esso è fabbricato, prodotto dell’Altro, è il

risultato dei condizionamenti culturali, di tagli simbolici. L’essere umano abita un

corpo che non ha scelto: il soggetto non è il suo corpo ma lo ha. L’uomo ha un corpo

senza che questo gli appartenga senza averne il governo. Dunque l’avere non

definisce una relazione di proprietà ma di improprietà: il copro è il luogo dell’Altro

nel senso che sfugge, è indice di un Altro interno. Porre il corpo come il luogo

dell’Altro significa sostenere che esso è fabbricato dal significante, dai

culturali, dalle leggi dell’Altro a cui è assoggettato e che esso pur

condizionamenti

essendo mio è ciò che si manifesta come luogo dell’Altro, impossibile da governare.

L’ingombro fallico

La psicoanalisi ha accertato che il disagio femminile sceglie come suo luogo di

manifestazione il corpo: il corpo diventa dunque sintomo insistente nelle donne.

Freud si interroga sulla ragione di tale predisposizione, sottolineando che il soggetto

del disagio della civiltà è fondamentalmente l’uomo: egli infatti paga il prezzo della

rinuncia pulsionale imposta dalla civiltà e soffre di superio. Lacan rovescia la

27

prospettiva freudiana dell’invidia del pene : non avere il fallo non e una condizione di

minorita della donna rispetto alla sessuazione maschile . Il fallo non è simbolo di

potere piuttosto di un ostacolo, di un ingombro del soggetto. Dunque la sessuazione

femminile non sarebbe affatto ingombrata dal fallo. nella sessuazione maschile il

fallo indica il prestigio, ma può indicare il rapporto particolare che l’uomo ha con il

proprio corpo, nel senso che un uomo può trattare il proprio corpo come se fosse un

fallo. Ma il fallo resta sempre uno strumento a disposizione dell’uomo. L’uomo non è

ma ha il fallo, la sua posizione è quella di proprietario. L’ingombro fallico è dunque il

rovescio della castrazione .

Il godimento del corpo maschile è tendenzialmente limitato, circoscritto dall’organo

fallico ordinato dalla funzione simbolica della castrazione. Esso tende idraulicamente

alla scarica, non è godimento dell’aldilà –tutto

del fallo ,non è godimento non fallico,

piuttosto può essere compulsivo, tendere alla ripetizione monotona. La condizione

fallica della sessuazione maschile consiste per l’uomo nel localizzare l’esperienza del

all’avere produce una forma dio idiozia,

godimento del corpo. Questo attaccamento

per questo Lacan definisce il godimento della masturbazione come godimento

dell’idiota. Quando Lacan parla di godimento fallico come di ingombro intende

sottolineare che nella sessuazione maschile s ‘intende a fare del corpo una proprietà (

la nevrosi ossessiva è tipicamente maschile perché è fondata sull’avere). Il corpo

femminile non è affatto ingombrato dal godimento fallico: esso può accedere al

godimento dell’organo ma in questo caso il godimento non inebetisce il soggetto non

diventa un assillo.per questo nella sessuazione femminile l’essere si pone al di là

dell’avere. L’assenza dell’ingombro fallico emancipa la sessualità femminile

dall’invidia del pene teorizzata da Freud: il non tutto fallico del godimento

femminile è una occasione non un handicap.

La povertà fallica come ricchezza

La sessuazione femminile prende corpo dalla mancanza del fallo. Questo implica una

povertà e una ricchezza. Essere senza l’ingombro fallico espone la donna

all’indeterminatezza del prorpio corpo, al carattere enigmatico della sua identità.

Questa indeterminatezza rende la donna più dipendente dall’amore dell’Altro in cui

cerca di rintracciare la risposta alla propria domanda d’amore. La donna è più esposta

alla depressione, soprattutto legata al fallimento amoroso, in quanto la perdita

d’amore riattiva il non avere di fondo, la traccia reale della castrazione sul proprio

corpo. La mancanza dell’ingombro fallico rappresenta tuttavia anche un punto di

forza: la donna senza ingombro fallico è più alleggerita, più aperta alla contingenza;

il godimento femminile si apre ad una soddisfazione senza liniti, non riducibile

all’organo. La condizione di povertà si trasforma nella possibilità di essere più ricca

ripetitiva del godimento fallico. Lacan accosta

perché meno fissata all’accumulazione

il godimento della donna a quello del mistico: in entrambi il godimento è al di là

dell’avere, è un Altro godimento rispetto a quello ingombrato dal fallo. 28

La degenerazione ipermoderna della vita amorosa

I sintomi femminili nell’epoca moderna sono determinati dalla riduzione del carattere

improprio del corpo femminile con una conseguente accentuazione del corpo

caratterizzato dall’ingombro fallico. Il corpo alla moda è il corpo femminile

dall’avere, il corpo che bisogna avere per essere. il corpo alla moda

ingombrato

funziona come insegna identificatoria, risponde al discorso del capitalista, che eleva il

fantasma maschile del possesso dell’oggetto di godimento a sistema. Per questa

ragione la degenerazione della vita amorosa non è più prerogativa maschile come

teorizzato da Freud. Secondo la visione freudiana l’uomo sceglie la donna da amare

sul modello della madre, e la donna con cui godere sul modello della prostituta.

Nell’epoca ipermoderna, questa scissione tra godimento e amore caratterizza anche la

vita amorosa femminile e segnalerebbe la liberazione della sessualità dal senso di

colpa e dall’oppressione. Secondo la clinica psicoanalitica, la scissione sesso-amore

continuo di partner mentre l’insoddisfazione resta la

produce solo un ricambio

medesima: nella consumazione non c’è soddisfazione ma ripetizione della stessa

insoddisfazione.

Sintomi della maternità

Un effetto legato alla degenerazione della vita amorosa femminile è il rifiuto sempre

più diffuso della maternità. La maternità non è più il modo attraverso cui la donna si

riappropria del fallo mancante, ma rappresenta un ostacolo alla carriera e

all’affermazione di sé, è un modo per cancellare la potenza fallica della donna. Si

moltiplicano infatti i casi di infertilità femminile senza che vi siano danni organici.

Esistono anche casi in cui la maternità viene ostentata come l’espressione di una

potenza fallica. Ciò che viene ostentato non è il bambino-fallo ma il corpo della

donna che ha il fallo o della donna-madre che manifesta un autoconsistenza che

prescinde dall’esistenza del padre.

L’ingombro fallico prende la forma del ventre gravido esibito come fallo

immaginario o del figlio generato da sola.

è la mérversion: l’Altro sociale è rappresentato

Una versione attuale della maternità

da una madre che risponde ai bisogni del bambino senza riservare uno spazio di

mancanza in modo che il bambino possa soggettivare il proprio desiderio. L’Altro

dunque anticipa l’emergere del desiderio soggettivo soffocando il bimbo con l’offerta

continua di cure.

Depressioni femminili

Le depressioni femminili sono l’effetto del fallimento della domanda d’amore. La

sensibilità della donna verso il discorso amoroso dipende dalla presenza reale della

e dall’esigenza di curare questa ferita attraverso l’essere amata. Le

castrazione

diffusione crescente di depressione femminile è legata all’affermazione fallica a cui

le donne aspirano nella società ipermoderna. Non si tratta più di una depressione

29

dalla perdita di un oggetto d’amore, ma di una depressione che riflette

determinata

l’assenza della domanda d’amore come tale. Vivere senza amore è contrario alla

logica della sessuazione femminile. Questo determina appunto la diffusione di

dell’ingombro fallico e che caratterizzano donne dedite

depressioni che sono effetto

alla competizione fallica.

Le anoressie

Nel caso dell’anoressia il corpo è territorio di conquista, corpo strumento. Esso viene

assimilato a un idolo fallico inteso come strumento di affermazione prestazionale.

Secondo Lacan essere il fallo della donna significa essere ciò che causa il desiderio

nell’Altro, identificarsi alla mancanza dell’Altro suscitandone il desiderio; nel caso

dell’anoressica essere il fallo significa essere la sola, l’Una da sola che consiste di se

stessa senza incarnare la mancanza dell’Altro. Il legame con il corpo è per

l’anoressica l’unico legame solido, soprattutto in un’epoca caratterizzata da amore

liquido, legami fluidi con l’Altro. Il legame è perciò caratterizzato da cristallizzazione

e non da liquidità. Grazie alla cristallizzazione del corpo l’anoressica tenta di riparare

la liquidità strutturale dell’identificazione femminile. Il sesso femminile non si

specchia,non ha una forma visibile e l’anoressica offre una soluzione a tale difficoltà

di identificazione: il mio corpo è il mio scheletro. Il corpo dunque assume il valore

immaginario di un fallo potente ma sterile.

Gli attacchi al corpo

Lacan include nella categoria del rifiuto del corpo una serie di sintomi tipicamente

femminili che comprende somatizzazioni, passaggi all’atto autolesivi, crisi di panico

o bulimiche, varie forme di dipendenza, usi compulsivi della sessualità fino al caso

estremo del suicidio. La clinica dell’acting out femminile del corpo è stata proposta

da Lacan per completare quella classica di conversione o compiacenza somatica. Si

tratta del rifiuto del proprio corpo in quanto alterità che sfugge ad ogni governo, e del

corpo dell’Altro in quanto luogo d’angoscia. Nella sessuazione femminile l’alterità

del corpo emerge chiaramente in quanto la misura fallica non è in grado di

rappresentarla. Il rifiuto del corpo assume carattere patologico qualora implichi un

rifiuto della differenziazione sessuale del corpo, di conseguenza un rifiuto della

castrazione. L’assunzione della castrazione rende possibile il ritrovamento del

godimento perduto nell’incontro con l’Altro come partner sessuale. Nel caso del

rifiuto del corpo al posto dell’incontro si ha l’esperienza della negazione del corpo

nella sua alterità sessuale. Il rifiuto del significante fallico come significante della

castrazione preserva il corpo dalla differenza sessuale(in altre parole si rifiuta il fallo

perché così si allontana l’idea della castrazione e quindi l’idea che esiste una

mortificazione del godimento femminile in quanto non è godimento fallico). Gli

acting out femminili colpiscono il corpo con tagli reali per sottrarlo al taglio

simbolico della castrazione. Un altro aspetto di questo attacco al corpo si manifesta in

una sessualità sempre più compulsiva che sembra puntare semplicemente a evadere

30

l’angoscia + che a sostenersi sul desiderio dell’Altro. L’uso compulsivo della

sessualità femminile, diffuso come negli uomini, riduce il corpo a strumento di

dell’Altro godimento ovvero del godimetno

godimento impedendo il raggiungimento

senza limite che secondo Lacan caratterizza la donna.

Le solitudini

La solitudine rappresenta l’alternativa al rifiuto del corpo. Essa non consiste solo

nello slegarsi dall’Altro, ma nel separarsi dalla logica di appropriazione che

caratterizza la sessuazione maschile. La scelta della solitudine viene vissuta dalle

donne come condizione per accostare il mistero della sessuazione femminile:anziché

diventare le sole per un uomo,esse scelgono di essere sole. Questa scelta comporta la

rinuncia all’avere il fallo, all’avere un uomo,all’avere prestigio e riconoscimenti,

accostando la donna all’assenza e rendendola consapevole che non esiste un

significante in grado di rappresentare il godimento femminile.

Il tempo della solitudine è un tempo fondamentale in ogni percorso di

soggettivazione perché permette al soggetto di separarsi dalla domanda dell’Altro per

assumere il proprio desiderio. La scelta femminile per la solitudine significa la

possibilità di assumere la propria insufficienza come costitutiva; per questo la

solitudine resta il fondamento di ogni legame autentico: accettare questo passaggio

per una donna risulta particolarmente difficile perché è la presenza dell’Altro che può

confortare la sua assenza di avere. Tuttavia, senza la riduzione del carattere infinito e

idealizzante della domanda d’amore non vi è la possibilità per una donna di

incontrare un amore reale. CAPITOLO 10

La clinica della maschera e le nuove patologie dell’identificazione

Il cameriere di Sartre

L’essere e il nulla

Ne di Sartre si incontra una particolare nozione di maschera

incarnata nella figura del cameriere del Caffè. Questi accoglie e serve i clienti con

efficienza e gentilezza manifestando qualcosa di eccessivo nel “fare” il cameriere.

Secondo lo stesso Sartre il cameriere gioca ad essere. Giocare ad essere significa

negare l’essere di mancanza che l’essere parlante è. L’essere umano è infatti

caratterizzato da una divisione strutturale che lo separa da se stesso, è mancanza a

essere, non è mai ciò che è: attraverso la malafede della maschera il soggetto si pone

come un essere che è ciò che è, un essere compatto(un cameriere non è altro che un

cameriere). Con l’identificazione rigida alla maschera sociale viene soppressa la

mancanza a essere che strutturalmente determina l’essere del soggetto. La maschera

dunque è quella funzione immaginaria che cancella ogni divisione del soggetto e che

sopprime ogni differenza tra l’essere del soggetto e il suo sembiante sociale, minando

31

di conseguenza l’azione rappresentativa del significante in quanto non si presenta

come un velo della verità ma come l’essere stesso del soggetto: la maschera lo

realizza come indiviso, lo ipostatizza.

Questa identificazione solida è una versione della maschera che attraversa anche la

clinica contemporanea e le nuove forme del sintomo. L’emarginazione del soggetto

diviso è indice di una dimensione psicotica in cui la funzione del sintomo come

ritorno dal rimosso non è più centrale: nell’anoressia, bulimia, depressione risulta

centrale la tendenza ad agire scavalcando la mediazione del simbolo.

Una clinica della maschera

La clinica contemporanea è + una clinica della maschera che una clinica del sintomo.

Il binomio rimosso-ritorno del rimosso lascia il posto al binomio maschera-angoscia.

ha come suo protagonista un’esperienza si assenza di

Il binomio maschera-angoscia

desiderio, una nirvanizzazione del soggetto, designando una situazione caratterizzata

da un al di là del principio del desiderio. Il nirvana contemporaneo, contrariamente

alla prospettiva mistica del nirvana, si produce per l’offerta maniacale dell’oggetto di

godimento, che spinge il soggetto verso una zona di godimento senza desiderio. La

clinica della maschera è caratterizzata dalla cancellazione della soggettività e del suo

iperadeguamento all’ordine sociale.

La clinica contemporanea si configura come clinica della maschera: il soggetto

contemporaneo rifiuta la divisione, la sua patologia maggiore è la sua estraniata

dall’inconscio.

normalità la separazione

L’anoressia è infatti la soluzione della divisione soggettiva attraverso

l’identificazione all’ideale sociale del corpo magro. Deutsch e Winnicott in

particolare mettono in rilievo come nella clinica contemporanea l’identificazione

sembra sganciarsi dalla dialettica edipica e non avere + alcun rapporto col desiderio

inconscio. L’incidenza clinica della maschera può essere verificata prendendo in

esame le nuove tossicomanie: l’uso contemporaneo della droga contiene sempre

meno una critica estrema al programma Civiltà, ma viene sempre + utilizzato per

garantire la tenuta della maschera.

Al di là della clinica della rimozione Deutsch e Winnicott

Seguendo percorsi autonomi Winnicott e Deutsch definiscono una clinica che implica

una nuova organizzazione del sintomo, in questi quadri psicopatologici (personalità

come se e falso sé) il sintomo non è + una formazione di compromesso ma coincide

col carattere stesso del soggetto, con la sua identità. Le “personalità come se” e del

“falso sé” evidenziano una sintomatizzazione della personalità, una nuova funzione

del sintomo che diventa istanza di unificazione e solidificazione dell’identità, + che

agente della sua divisione, e che accentua la prossimità con la difesa + che con la

il “falso sé” è una difesa, un’organizzazione della

rimozione. per Winnicott

personalità volta a riparare il soggetto dall’angoscia + che una simbolizzazione del

desiderio inconscio. Anche la categoria delle “personalità come se” della Deutsch

32

tende a sviluppare questa problematica del carattere difensivo del sintomo: in questi

soggetti l’identificazione tende ad assumere un carattere rigido,di adesione massiccia

alle maschere sociale che precludono un rapporto autentico del soggetto con il

proprio desiderio. La prima impressione che queste persone danno di sé è di completa

normalità, sono intellettualmente dotate ma nelle attività creative sono

eccessivamente formali, privi di originalità. Dietro la maschera di una personalità

ben adattata non c’è nulla:il soggetto come se è un oggetto vuoto. Questi soggetti

sono tendenzialmente predisposti ad aderire conformisticamente ai gruppi sociali,

morali o religiosi, a ricercare nelle identità collettive dei supporti capaci di sopperire

all’assenza dell’identificazione edipica. Sulla stessa linea di pensiero si colloca

Winnicott. Egli ci presenta il soggetto con personalità “falso sé” come un soggetto

vuoto, subordinato alla domanda dell’Altro, perso in un’alienazione che lo preserva

dall’angoscia. Questa alienazione costituisce l’altra faccia della medaglia del soggetto

psicotico. Mentre nella psicosi classica il soggetto è invaso dal godimento

ingovernabile e persecutorio che lo rinchiude autisticamente in un proprio mondo,

l’alienazione del falso sé non allontana il soggetto dal mondo perché non è generata

da una rottura dei rapporti con la realtà esterna ma da un’eccessiva adesione ad essa.

Nelle personalità falso sé lo svuotamento del soggetto è controbilanciato de un

paradossale rafforzamento narcisistico dell’Io, della sua pseudo identità: il soggetto

adotta la sua maschera sociale come se fosse la sua identità. Il falso sé è una

copertura difensiva per evitare l’angoscia. Questa difesa, nata per difendere il

soggetto dal rischio di una frammentazione psicotica, in realtà si configura come una

nuova minaccia al nucleo del sé, una minaccia angosciante. Nei soggetti con falso sé

il sentimento dell’essere fasulli s’incrementa in relazione al successo sociale. Il falso

sé è un effetto di distorsione della soggettività dovuto a uno sviluppo condizionato

dall’esigenza di compiacere il mondo esterno: il soggetto finisce per modellarsi sulla

domanda dell’Altro perdendosi in quanto se stesso.

La maschera come difesa: Kestemberg e Bollas

Anche la Kestemberg pone al centro delle proprie teorizzazioni la maschera

identificatoria come difesa nei confronti del rischio di una compensazione

psicotica.La Kestemberg propone di distinguere due modi d’essere della psicosi: un

modo dove prevale un’organizzazione allo erotica( paranoia, psicosi deliranti,

schizofrenia) e una autoerotica( anoressia mentale, alcune forme di mania e

melanconia). Queste due organizzazioni differenziano due forme della psicosi:la

psicosi delirante e quella fredda.

L’anoressia, assunta come paradigma della psicosi senza delirio, è contraddistinta dal

congelamento libidico del soggetto; il culto feticistico dell’ideale del corpo magro

proprio del soggetto anoressico assorbe tutto il mondo delle relazioni oggettuali. La

relazione feticistica con l’oggetto è finalizzato a difendere il soggetto dal trauma della

perdita dell’oggetto impossibile da simbolizzare, e dell’angoscia che produce.

Secondo la Kestemberg, all’origine di una strutturazione stabile del sé, vi sarebbe la

e non lo rappresenta

continuità nella relazione madre-bambino che include l’oggetto 33

come distinto. L’oggetto narcisistico-feticistico facilita la costituzione della

soggettività tramite la funzione speculare di duplicazione del soggetto necessaria per

esistere. Nella psicosi questa duplicazione è la condizione fondamentale per reggere

il rischio di una frattura. Il delirio della psicosi manifesta una regressione all’oggetto

narcisistico feticizzato come difesa dall’angoscia di castrazione. Nelle psicosi fredde

questa regressione, l’uso difensivo dell’oggetto feticcio è fondamentale per ridurre

l’angoscia, per la sopravvivenza stessa del soggetto che trascina con sé un

“godimento trionfante” con carattere mortifero. Per questa ragione l’analisi clinica

dell’anoressia conduce la Kestemberg alle teorizzazioni sulla psicosi fredda. L’ombra

Un ulteriore sviluppo delle teorizzazioni della maschera sociale si trova ne

di Bollas, in cui l’autore introduce il concetto di malattia normotica: la

del soggetto

persona normotica è anormalmente normale, stabile, bada solo alla materialità degli

oggetti. Si tratta di una nuova forma di alienazione, di una tendenza del soggetto a

realizzarsi come oggetto. Il soggetto con personalità normotica non è + animato dal

desiderio come mancanza a essere ma sembra spinto verso oggetti che sembrano

colmare il vuoto. Nel soggetto normotico si è verificata una distorsione dello sviluppo

psichico infantile: l’Altro genitoriale ha ostacolato l’espressione della soggettività del

bambino rafforzando solo le manifestazione del falso sé.

Due paradigmi clinici: panico e anoressia

La maschera di cui parlano Winnicott Kestemberg ecc è l’effetto di uno smarrimento

della virtù strutturante dell’identificazione edipica. Questo svuotamento si incarna in

dell’anoressia la maschera è

due paradigmi clinici: anoressia e panico. Nel caso

accentuata nel valore cristallizzato, riempie lo spazio lasciato vuoto dall’Ideale

edipico. La divisione del soggetto è assorbita dalla passione per l’immagine del

corpo: il solo mondo che interessa l’anoressica è il proprio corpo. Contrariamente a

questa identificazione solida tipica dall’anoressia, nel panico c’è caduta,

sbriciolamento dell’Ideale, il soggetto è in balia della vita pulsionale. Il panico

rappresenta un fallimento della difesa: mentre la maschera anoressica è un

trattamento a suo modo efficace dell’angoscia, il panico è una manifestazione

radicale d’angoscia che fa cadere la maschera, il soggetto non trova nulla che lo

rappresenti nell’Altro. In definitiva, mentre l’anoressica opera per trovare una

padronanza sul corpo pulsionale, il soggetto DAP è in perdita di padronanza perché

l’insegna identificatoria è collassata e non può orientare il soggetto.

11: “L’impero della sostanza. Note sul soggetto tossicomane”

CAPITOLO

Nella società a capitalismo avanzato si assiste alla diffusione della clinica della

tossicomania, la quale fa notare come il nostro tempo non solo tende a produrre

comportamenti tossicomanici, ma esso stesso si configura come un tempo intossicato.

Bisogna considerare l’intossicazione sia come un fatto della psicologia individuale,

sia della psicologia sociale, per orientare una riflessione critica riguardante la

diagnosi differenziale della tossicomania. 34

Lacan definisce il modo di godimento prevalente della società contemporanea come

un godimento smarrito: la pratica pulsionale non è più agganciata ad una Legge

simbolica che ne definisce l’orientamento; il godimento smarrito è un godimento non

regolato dalla castrazione simbolica e non limitato dalla funzione normativa della

dell’Ideale non sembra più in grado di orientare i

castrazione. La funzione

comportamenti dei soggetti, favorendo la costruzione del fantasma e come

conseguenza, il godimento ne risulta smarrito.

Secondo Racalbuto il nostro tempo è contrassegnato da uno “spazio psichico

drogato”, dove drogato significa troppo pieno di oggetti, quindi intossicato da un

eccesso di presenza di oggetti di godimento.

Secondo Recalcati si assiste ad una trasformazione di ciò che Freud definiva “Super-

io sociale”, cioè del comandamento morale che orienta i legami sociali all’interno di

una Civiltà, che impone la rinuncia al godimento immediato come condizione per

l’iscrizione del soggetto nella Civiltà. Il suo posto è stato sostituito da un nuovo

Super-io sociale: mentre in passato il dovere era in opposizione al godimento, oggi il

godimento è una forma di dovere; il dovere non implica più il sacrificio del

godimento ma s’impone come godimento compulsivo ( devi godere).

Il tempo intossicato della Civiltà ipermoderna stravolge la dimensione dell’esperienza

a favore di un continuo rinnovamento delle sensazioni; nella promessa di un oggetto

di godimento che produce continue sensazioni si assiste all’eliminazione del rapporto

con il proprio passato ed all’illusione di un superamento magico dell’angoscia.

Sono tre le caratteristiche principali della tossicomania come malattia-paradigma del

discorso del capitalista:

1) Il godimento tossicomanico è un godimento monadico che separa il soggetto

dall’Altro; è un godimento senza amore, che , rigettando il limite simbolico

posto dalla castrazione, assume le forme della distruzione, dell’odio per se

stessi.

2) Si tratta di una cultura del godimento che genera appartenenza e senso

d’identità; il soggetto tossicomane tramite il culto della trasgressione e del

godimento clandestino trova una nuova nominazione della sua soggettività.

E’ una modalità di trattamento dell’angoscia relativa alla problematica

3) dell’assunzione soggettiva del proprio desiderio o a quella di sbarrare un

godimento dell’Altro maligno e persecutorio.

indica uno stato d’essere chiuso in se stesso, sconnesso dai legami

La monade

sociali, isolato, autosufficiente, narcisisticamente compatto: indica la dimensione

dell’individuo nell’epoca del trionfo del discorso del capitalista.

Per Lacan la differenziazione tra individuo e soggetto è fondamentale: il soggetto

non è un individuo perché è diviso, questa divisione implica la sua solitudine, ma

e dunque il suo legame con l’Altro. Come

anche la sua non-autosufficienza

mancanza ad essere, causata dall’azione dell’Altro, il soggetto si rivolge verso il

campo dell’Altro per lenirla. In questo senso Lacan afferma che il desiderio del

è sempre desiderio dell’Altro.

soggetto 35

Diversamente dall’individuo monade, il soggetto come mancanza ad essere e

mentre l’individuo-

desiderio, è aperto all’Altro; monade si pone come fatto da sé, il

soggetto animato dal desiderio è determinato dall’Altro.

Quindi l’epoca contemporanea è l’epoca dell’eclissi del desiderio e

dell’affermazione della monade del godimento; ciò significa che la clinica della

tossicomania non è una clinica una clinica del desiderio, la soggettività

tossicomanica è una soggettività che rinuncia al desiderio o che non può accedervi (il

soggetto tossicomane ipermoderno è un soggetto senza inconscio perché è sconnesso

dal desiderio). Ciò che predomina la clinica della tossicomania è la compulsività

coatta del godimento, l’impossibilità di sopportare la mancanza.

Il soggetto non ricerca più nel campo dell’Altro l’oggetto perduto, ma si lega a senso

unico con un oggetto-sostanza inumano (la droga) che gli permette di fare a meno

dell’Altro e di porsi come una monade che si fa da sé.

Non esiste una diagnosi di soggetto tossicodipendente; la tossicodipendenza non è in

se stessa una struttura della personalità, come la psicosi, la nevrosi e la perversione.

Tuttavia, la posizione del soggetto tossicomane ha una sua specificità che oltrepassa

la classica clinica della nevrosi ed è più vicino alla clinica della psicosi, del

narcisismo e della perversione.

1) Il tratto della psicosi: è la sua debolezza della costruzione metaforica del

sintomo; il tossicomane impone la potenza sostanziale della Cosa come ciò

che uccide il simbolo. Vi è un deficit simbolico ed il prevalere di oggetti

concreti, reali, non mentalizzati. L’esperienza della droga non è il simbolo di

nulla, ma una pratica del godimento pulsionale. Il tratto psicotico della clinica

della tossicomania è legato al fatto che l’esperienza della parola, del simbolo,

del linguaggio, non sono mai sufficienti ad assimilare l’esperienza realistica

della sostanza. Si verifica un collasso del simbolo, di un godimento che si

rifiuta all’azione bonificatrice e negativizzante della castrazione simbolica.

Nel tossicomane la parola non solo non fa presa sulla Cosa del godimento, ma

dissolve il senso stesso della sua funzione. Questa non credenza nel potere

della parola, è rivelatrice della non credenza dl tossicomane nei confronti

dell’Altro in generale.

2) Il trattodella perversione: la prima caratteristica della perversione consiste nel

l’esperienza della castrazione come esperienza del limite del

rifiutare

godimento; la tossicomania esemplifica questa spinta a godere che rifiuta ogni

esperienza di privazione simbolica. Le seconda caratteristica della perversione

riguarda il rimedio nei confronti della castrazione; la scelta degli oggetti-

feticci, di partner inumani, che permettono al soggetto di rimediare

all’angoscia che scaturisce dalla castrazione simbolica. Nella pratica

tossicomanica l’oggetto di godimento non è né il corpo dell’Altro, né nel

corpo dell’Altro, ma un oggetto-sostanza che prescinde dall’Altro e dallo

scambio sessuale e che rende possibile il godimento non esposto ai rischi che

36

comporta il legame con l’Altro sesso. Lacan lo definisce il godimento

dell’Uno senza scambio con l’Altro (tratto autistico della tossicomania: il

godimento si ferma nel corpo del soggetto, non entra nel circuito dello

scambio simbolico, si fissa alla dipendenza da una sostanza).

3) Il tratto del narcisismo: la tossicomania è una pratica pulsionale, cioè una

pratica del godimento che però offre al soggetto anche un’identità narcisistica.

L’appartenenza al gruppo dei tossicomani, per esempio, produce non solo

godimento ma anche un effetto di nominazione. In questo modo la

tossicodipendenza diventa un’etichetta identificatoria. Il personaggio del

tossicomane subentra ad un soggetto che non osa assumere il proprio

desiderio.

La tossicomania non è una struttura di personalità. Un determinato uso della droga

infatti può riflettere strutture di personalità diverse; ad esempio, può evidenziare una

difesa del soggetto dal rischio che comporterebbe l’assunzione singolare del suo

desiderio (nevrosi), oppure mettere in evidenza la sua necessità di difendersi dalla

pressione persecutoria del godimento dell’Altro (psicosi). Tuttavia, in entrambi i casi,

possiamo notare come il riferimento per il soggetto non è il suo desiderio inconscio,

ma la sua difficoltà a tollerare l’angoscia.

L’uso della droga non è dominato dalla ricerca del piacere, ma è un’esperienza di

dal godimento e dell’angoscia che esso comporta. Si usa il godimento della

difesa

sostanza per difendersi da un Altro godimento più minaccioso ed incombente. L’uso

della droga non corrisponde mai alle esigenze del desiderio, ma a quelle del

come un’alternativa meno angosciante del desiderio, o

godimento, o viene posto

come una difesa dal desiderio stesso.

Si possono distinguere quattro usi soggettivi della droga:

L’uso analgesico:

1. la sostanza agisce come un rimedio nei confronti del dolore

dell’esistenza e del disagio della Civiltà; è simile a uno “scacciapensieri”. La

droga diventa un’esperienza antidepressiva che può raggiungere punte di

maniacalità.

L’uso autoerotico: l’uso di droga risponde all’esigenza di compensare una vita

2. l’esperienza del godimento fallico, dunque

sessuale insoddisfacente; sostituisce

sessuale, normato dalla castrazione simbolica e implicato nella relazione con

l’Altro sesso. Si assume la droga per non assumere la funzione fallica, in

quanto essa è esposta all’angoscia di castrazione, ovvero al rischio del

fallimento ed all’imprevedibilità del legame con l’Altro sesso. L’assunzione

della droga, scioglie il legame del soggetto con il fallo e con la castrazione che

questo comporta; la droga assicura una presenza senza domanda e soprattutto,

senza desiderio. 37

L’uso separativo:

3. si riscontra frequentemente nella clinica della psicosi e

nell’uso dell’eroina. L’esperienza della sostanza è un’esperienza di un eccesso

di godimento che stacca il soggetto dalla sua appartenenza nel mondo. Qui è in

primo piano la tendenza ad arginare la dipendenza angosciante e persecutoria

dall’Altro – – separandosi da ogni forma di legame; E’ ciò

familiare o sociale

che definisce il “Nirvana contemporaneo”, l’assenza di passioni e sensazioni

un’iperstimolazione violenta del corpo.

che viene provocato da

L’uso normotico o ordinario

4. : secondo Bollas la personalità normotica: soffre

di un eccesso d’identificazione all’Altro sociale ed ai suoi sembianti. Un uso

normotico o ordinario della sostanza-droga risponde, quindi, non tanto

all’esigenza di separazione dall’Altro, ma a quella di una sua perfetta

immedesimazione conformista. La funzione normotica o ordinaria della droga,

trova il suo prototipo nella cocaina; essa favorisce nel soggetto

quell’eccitazione che gli permette di adattarsi più rapidamente alle esigenze del

sistema. Si assiste ad un rafforzamento dell’Io e delle sue capacità

prestazionali; emerge un soggetto risucchiato dal Super-io sociale. Mettendo a

tacere il sintomo, vietando che lo si ascolti, la cocaina porta il soggetto a

superare se stesso, senza essere mai se stesso, ma solo una risposta agli altri,

con conseguente inaridimento della vita interiore e desertificazione della vita

emozionale. L’uso normotico o ordinario delle droghe sembra caratterizzare

l’epoca ipermoderna.

Ciò che accomuna le diverse tossicomanie è la spinta mortifera all’annientamento del

desiderio. 12: “Depressioni contemporanee”

CAPITOLO

Non esiste la depressione ma esistono le depressioni; esistono le depressioni

nevrotiche: centrate sulla svalorizzazione fallica, legate ad un cedimento

dell’immagine narcisistica dell’Io ideale; e depressioni psicotiche: centrate sulla

legate ad un radicale dissesto dell’Ideale dell’Io.

mortificazione fallica, depressione caratterizza l’idea lacaniana di soggetto. Il

Il carattere strutturale della

soggetto diviso di Lacan è quel soggetto che proprio nella sua divisione, ha il proprio

essere. La “mancanza dà luogo al desiderio, il “dolore invece,

a essere” di esistere”

scopre la vita come divisa dal senso; mentre la mancanza ad essere mostra la

divisione del soggetto nella forma del desiderio, il dolore di esistere rivela questa

divisione come “muffa”, “lesione” dell’esistenza; ancora, mentre il desiderio dà senso

all’esistenza, il dolore di esistere manifesta la vita come pura divisione dal senso.

Lacan, riprendendo le parole di Freud, dice: la vita non è una buona immagine,

un’espressione del senso, ma un non-senso, una “muffa”. 38

La vita è non una “forza di progresso” ma una spinta alla morte che contrasta con

ogni concezione ideale dello sviluppo evolutivo. La funzione narcisistica del reale e

quella simbolica del senso cercano di rimediare e di ricoprire il reale brutto

dell’esistenza, ma la vita nel suo reale è divisa sia dall’identità dell’immagine sia

dall’ordine simbolico del senso.

La depressione manifesta la lacerazione reale della divisione soggettiva, la muffa

dell’esistenza, il suo rigonfiamento “sprovvisto di senso” come irriducibile ad ogni

immagine ideale del soggetto. Da questo punto di vista la dimensione strutturale della

depressione riguarda l’al di qua del desiderio.

Quest’unione della vita alla morte è la base strutturale della depressione la troviamo

nella melanconia: il soggetto è ridotto a oggetto-scarto, a oggetto-rifiuto, al reale

bruto dell’esistenza, al suo rigonfiamento privo di senso. Ciò che in questi casi

costituisce la differenza diagnostica è la possibilità del soggetto di ritornare, grazie al

lavoro del lutto, ad una soggettivazione possibile di questa emergenza traumatica del

reale. il soggetto resta schiacciato dall’ombra dell’oggetto (non

Mentre nella melanconia

può separarsene perché vi coincide), nelle depressioni nevrotiche vi è la difficoltà del

soggetto ad assumere il proprio desiderio con decisione. Nelle depressioni

contemporanee il soggetto patisce l’occlusione del desiderio come effetto di un

discorso sociale perverso ( l’oggetto-gadget richiude la castrazione del soggetto

rinnegandola) e maniacale (l’euforia del divertissement abolisce la responsabilità del

soggetto nei confronti del proprio desiderio); oppure sperimenta la separazione

dall’altro, la valorizzazione della sua immagine, il vuoto di senso degli oggetti di

godimento che il discorso del capitalista esibisce nel loro falso splendore.

Diversamente dalle depressioni nevrotiche, nella melanconia non è più in gioco

l’annullamento del desiderio o la compensazione fallico-narcisistica dell’angoscia di

castrazione, ma l’annullamento del desiderio stesso della vita.

Lacan fa una distinzione tra: dimensione depressiva del lutto, che si mantiene in

rapporto alla perdita dell’oggetto come supporto narcisistico dell’immagine ideale del

soggetto; dimensione melanconica del lutto, per cui in gioco non è tanto la rovina

dell’immagine ideale del soggetto ma l’emergere della sua bruta coincidenza con

l’oggetto (a), il quale non si situa nel campo dell’Altro ma s’incolla al soggetto

(melanconia). L’emergenza dell’oggetto (a), scaturisce da un’identificazione non

all’Ideale ma allo scarto; è questa sua emergenza che annulla la vitalità del desiderio.

Mentre nella depressione nevrotica il soggetto è costretto a ricostruire la propria

solo tramite la riduzione dell’idealizzazione

immagine fallico-narcisistica

dell’oggetto perduto; nella è l’oggetto che

melanconia trionfa, anche se non è più

rivestito dall’immagine, presentificandosi invece come puro reale.

L’affetto depressivo scaturisce dalla mancanza ad essere nel senso che il soggetto si

trova di fronte ad essa senza alcuna difesa: venendo meno la funzione compensatrice

dell’immagine narcisistica sostenuta dall’oggetto idealizzato, si riapre la lesione della

mancanza. 39


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia (Facoltà di Lettere e Filosofia, di Medicina e Chirurgia e di Scienze della Formazione)(CATANIA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swarovskyna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Lo Castro Giovanni.

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