Le autrici: questioni di scrittura, questioni di lettura di Marina Zancan
Un primo quadro storiografico di un Novecento letterario che includa le esperienze e le scritture delle donne può essere individuato nel periodo che va dal 1881, anno in cui a Milano nasce la Lega promotrice degli interessi femminili, simbolo della nascita dell'emancipazionismo, fino alla Prima guerra mondiale, quando avviene la crisi del movimento stesso. Annarita Buttafuoco mette in evidenza l'assenza nel nuovo Stato di una cultura moderna, capace di includere il femminile come parte costitutiva, portando così le donne a ripensare se stesse e il loro posto all'interno dello Stato unitario.
La cultura italiana di fine Ottocento ripropone, infatti, un modello unico di donna, quello di madre. Buttafuoco individua nell'emancipazionismo italiano due orientamenti: l'uno basato sul concetto di uguaglianza tra uomini e donne, che considera la differenza sessuale ininfluente; l'altro basato sul principio di equivalenza, che valorizza la specificità del femminile. In questa prima fase, quindi, le intellettuali rielaborano la propria identità sessuale in rapporto al modello di donna-madre.
La costituzione dell'identità nazionale promuove una cultura nazionale anche indirizzata alle donne, che da questo momento in poi fanno della scrittura una possibilità per ottenere uno status sociale e professionale all'interno del nuovo Stato. Roma e Milano diventano le capitali culturali più importanti.
Due generazioni di scrittrici
Si possono individuare due generazioni di scrittrici: la prima nata intorno alla metà del secolo, la seconda intorno agli anni Settanta. Queste due generazioni avviano quella riflessione teorica tra soggettività femminile e scrittura, che sarà poi predominante nel corso del Novecento.
Scrittrici della prima generazione a Milano
A Milano, della prima generazione, si affermano le scrittrici Marchesa Colombi, Emma, Bruno Sperani e Neera. Marchesa Colombi, durante gli anni Settanta, diventa un'affermata giornalista e scrittrice, anche se appare esterna alle organizzazioni delle donne. I suoi romanzi più importanti sono "Un matrimonio in provincia" e "Prima morire"; dirigerà nel 1890 la rivista "Vita intima" insieme a Neera. In essi predominanti sono il mondo del lavoro e la vita familiare e coniugale.
Emma (Emilia Ferretti), invece, nel romanzo "Una fra tante" descrive la condizione femminile nelle classi sociali subalterne. È un romanzo, dunque, naturalistico-verista interno alla cultura emancipazionista. I temi del lavoro e dello sfruttamento tornano nei romanzi di Bruno Sperani (Beatrice Speraz), in particolare ne "La fabbrica" del 1894. Sperani elabora i temi della condizione femminile in quadri articolati e complessi. A questo filone narrativo se ne accosta un altro di grande successo, caratterizzato dalla rappresentazione di interni familiari, storie coniugali, d'amore e di maternità.
La scrittrice più importante di questa generazione di autrici è Neera (Anna Zuccari), autrice di "Teresa" e "Voci della notte", volume di novelle. L'esperienza formativa di Neera è dovuta dalla commistione tra l'osservazione pietosa della realtà che la circonda e la dimensione del sogno. Neera racconta storie esemplari di donne comuni e in ogni vicenda il nodo centrale è il dolore, che consente la formazione di un'identità autonoma e lo scioglimento lieto della vicenda. Il modello femminile di Neera è una figura materna: la maternità si trasforma in un valore ideale e sociale.
Neera appare estranea e distaccata dai movimenti emancipazionisti, ritenendo che gli uomini e le donne devono mantenersi dentro i confini "naturali" dei propri ruoli. La missione della donna, sostiene, è quella di procreare e il suo luogo naturale è la casa, dove la madre genera, cresce ed educa i propri figli. Neera si schiera anche contro l'istruzione delle donne, ritenendo che essa sia non solo inutile ma anche dannosa.
La giovane Aleramo si oppone a Neera, controbattendo che se è propria della donna la missione di educatrice, ella sarà tanto più avvantaggiata dalla cultura che deriva dall'istruzione. Per Aleramo una donna è felice soltanto nel momento in cui può pensare e agire liberamente.
Scrittrici a Roma: Matilde Serao
In questi stessi anni a Roma si afferma Matilde Serao, giornalista e scrittrice. Ella è direttrice del "Capitan Fracassa", collabora alla Nuova Antologia, alla "Donne letterarie" e alla Cronaca bizantina. Nel 1885 fonda e dirige col marito Scarfoglio il "Corriere di Roma". Ella fa della sua professione, l'affermazione dell'identità. Tuttavia, anche lei appare molto distaccata dall'emancipazionismo, talvolta criticandone la cultura e le attività.
Un primo quadro storiografico di un Novecento letterario che includa le esperienze e le scritture delle donne può essere individuato nel periodo che va dal 1881, anno in cui a Milano nasce la Legge promotrice degli interessi femminili, simbolo della nascita dell'emancipazionismo, fino alla Prima guerra mondiale, quando avviene la crisi del movimento stesso. Annarita Buttafuoco mette in evidenza l'assenza nel nuovo Stato di una cultura moderna, capace di includere il femminile come parte costitutiva, portando così le donne a ripensare se stesse e il loro posto all'interno dello Stato unitario.
La cultura italiana di fine Ottocento ripropone, infatti, un modello unico di donna, quello di madre. Buttafuoco individua nell'emancipazionismo italiano due orientamenti: l'uno basato sul concetto di uguaglianza tra uomini e donne, che considera la differenza sessuale ininfluente; l'altro basato sul principio di equivalenza, che valorizza la specificità del femminile. In questa prima fase, quindi, le intellettuali rielaborano la propria identità sessuale.
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