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Riassunto esame Diritto Privato I, prof. Palmeri, libro consigliato "Diritto Privato", Torrente e Schlesinger Appunti scolastici Premium

Sunto per l'esame di Diritto privato e del prof. Palmieri, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Diritto Privato, Torrente e Schlesinger, Università degli Studi di Cagliari - Unica. Scarica il file in PDF!

Esame di Diritto privato docente Prof. G. Palmeri

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ESTRATTO DOCUMENTO

per l'accesso ad alcuni rapporti, la nascita non è sufficiente; sono richiesti anche altri presupposti:

coì, per esempio, se il soggetto vuole contrarre matrimonio deve avere almeno 16 anni di età oppure

per fare testamento deve aver compiuto i 18 anni. Se questi altri presupposti non sussistono, il

soggetto viene definito "incapace".

Alcune posizioni giuridiche sono pero tutelate ancor prima della nascita, quando il soggetto non è

ancora nato ma è stato concepito. Il codice civile attribuisce, infatti, al concepito la capacità entrare

nel testamento dei genitori, la capacità di ricevere per donazione, il diritto al risarcimento nel caso

di danno alla salute o all'integrità fisica eventualmente cagionatagli dal medico negligente.

Con la nascita quindi, il soggetto acquisisce la capacità giuridica, ma è solo al momento della

maggiore età, diciotto anni, che acquisisce anche la capacità di agire, ossia l'idoneità a porre in

essere atti negoziali destinati a produrre effetti nella sua sfera giuridica. Ogni soggetto quindi

possiede sia la capacità giuridica (acquisista al momento della nascita), sia la capacità di agire

(acquisita al compimento dei diciotto anni). Ma va precisato che, mentre la capacità giuridica si

perde solo con la morte, proprio perché compete a tutti in quanto essere umano;la capacità di agire

può non aversi oppure perdersi, per varie cause. Per questo motivo il codice civile prevede gli

istituti: della minore età

• dell'interdizione giudiziale

• dell'inabilitazione

• dell'emancipazione

• dell'amministrazione di sostegno

• dell'incapacità di intendere e di volere, detta anche "incapacità naturale"

INCAPACITA DI AGIRE PER MINORE ETA

Secondo l'art 2 del cod civ la maggiore età è fissata al compimento dei diciotto anni. Prima di quel

momento il soggetto è ritenuto incapace di negoziare e contrattare.

Con la maggiore età, la persona acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia

richiesta una diversa età, infatti:

1) l'ultra 16enne puo stipulare contratti di lavoro

2) l'ultra 16enne è giudizialmente ammesso al matrimonio

3) l'ultra 16enne puo effettuare il riconoscimento del figlio naturale

Quindi il minore non puo stipulare direttamente altri atti negoziali. Infatti l'art 1425 al comma 1,

stabilisce che "Il contratto è annullabile se una delle due parti era legalmente incapace di

contrattare". L'atto posto in essere dal minore puo essere impugnato entro 5 anni dal

raggiungimento della maggiore età.

Devono però ritenersi accessibili tutti quegli atti necessari a soddisfare le esigenze dela propria vita

quotidiana; è proprio grazie a questo articolo del codice civile che il minore puo comprare cibo,

vestiti, biglietti dell'autobus. Ciascuno di essi infatti è un contratto e di regola il minore, proprio per

non aver raggiunto la capacità di agire, detta anche capacità negoziale, non potrebbe stipulare. Ma

essendo necessari alla vita quotidiana, il codice civile ha voluto rimediare in questo modo.

La gestione del patrimonio del minore spetta ai genitori

disgiuntamente (senza che sia neccessaria la presenza del figlio), negli atti di ordinaria

• amministrazione, ossia quelli che non comportano rischi per il patrimonio stesso

congiuntamente (insieme al figlio), negli atti di straordinaria amministrazione (per es, nel

• caso della vendita di un appartamento intestato al minore)

INCAPACITA DI AGIRE PER INTERDIZIONE

L'interdizione giudiziale è pronunciata con sentenza dal tribunale, allorquando ricorrono:

infermità di mente (per tale intendendosi una malattia che mina profondamente il soggetto

• nella sua sfera intellettiva e/o volitiva)

abitualità di detta infermità (deve essere un'infermità non transitoria)

• incapacità del soggetto di provvedere, a causa dell'infermità, ai propri interessi

• necessità di assicurare al soggetto un'adeguata protezione

Successivamente si passa all'esame diretto dell'interdicendo, da parte del giudice. Una volta

esaminato, il giudice puo nominare un tutore provvisorio e la sentenza viene annotata nel registro

delle tutele e comunicata, entro dieci giorni, all'ufficiale dello stato civile per essere annotata a

margine dell'atto di nascita.

Condizione giuridica dell'interdetto: NON può compiere atti negoziali, se non quelli necessari a

soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana. Può solo compere alcuni atti di ordinaria

amministrazione, autonomamente o accompagnato dal tutore. Inoltre all'interdetto è precluso il

matrimonio, il riconoscimento del figlio naturale e la possibilità di fare testamento.

Il codice penale prevede poi, come pena accessoria alla reclusione per atti non colposi, l'

interdizione legale. La sua situazione è come quella dell'interdetto giudiziale e tutti gli atti che

l'interdetto compirebbe, sia legale o giudiziale, sono annullabili. Con una differenza:

L'annullabilità degli atti compiuti dall'interdetto legale puo essere fatta valere da chiunque

• ne abbia interesse (cosiddetta annullabilità assoluta)

Gli atti compiuti dall'interdetto giudiziali sono annullabili solo su proposta dell'interdetto o

• del tutore.

INCAPACITA DI AGIRE PER INABILITAZIONE

L'inabilitazione è pronuncata dal giudice, quando ricorrono uno di questi presupposti:

Infermità di mente, ma non talmente grave da dar luogo all'interdizione giudiziale

• Prodigalità

• Abuso abituale di bevande alcoliche e stupefacenti

• Sordità o cecità dalla nascita

L'inabilitato puo autonomamente compiere atti di ordinaria amministrazione (quelli che non

causano rischio per il suo patrimonio); deve essere invece accompagnato dal tutore, quando compie

atti di straordinaria amministrazione.

EMANCIPAZIONE

Il minore di età che contrae matrimonio su autorizzazione del giudice si sottrae alla disciplina del

minore d'età. La sua condizione giuridica è simile a quella dell'inabilitato, ossia puo compiere atti di

ordinaria amministrazione, ma deve essere accompagnato dal tutore per quelli di straordinaria

amministrazione.

Il tutore puo essere uno dei genitori, entrambi i genitori oppure anche il coniuge, qualora sia

maggiorenne. L'eventuale annullamento del matrimonio, fa mantenere ugualmente l'emancipazione

al minore, fino al raggiungimento dei suoi diciotto anni.

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

L'amministrazione di sostegno è pronunciata in presenza di un soggetto con grave menomazione

fisica o psichica e quando, soprattutto, questo soggetto non puo provvedere da solo ai propri

interessi, proprio a causa di questa menomazione.

Il giudice tutelare adotta tutti i provvedimenti urgenti per il soggetto; tale procedimento viene poi

annotato nell'apposito registro delle tutele e anche a margine dell'atto di nascita. Viene poi scelto dal

giudice un amministratore di sostegno con il compito di curare gli interessi e gli affari del soggetto.

Nell'atto, il giudice deve indicare:

Gli atti che l'amministratore di sostegno puo compiere per conto dell'amministrato.

• Gli atti in cui l'amministratore deve semplicemente dare il suo assenso

• Per gli atti non previsti dal giudice, l'amministrato conserva la sua capacità d'agire.

INCAPACITA NATURALE

Puo accadere che un soggetto, pur legalmente capace di compiere un determinato atto, nel momento

in cui lo pone in essere si trova, in realtà, in una situazione di incapacità di intendere e di volere, che

caso di una malattia come la sindrome di Down, oppure transitoria, nel

puo essere permanente,nel

caso di eccesso di alcool/droghe oppure in caso di shock.

Incapacità naturale = Incapacità di intendere e di volere

Si verifica quindi uno scollamento tra la situazione giuridica (cioe la capacità legale) e la situazione

di fatto (l'incapacità naturale). Secondo la legge quel soggetto ha la capacità di compiere gli atti, ma

per un motivo o l'altro, puo accadere che quel soggetto in un determinato momento sia incapace.

Proprio per questo motivo, la legge consente al soggetto di impugnare l'atto stipulato in un

momento di incapacità naturale, se riesce a provare che nel momento in cui l'ha compiuto, era

incapace di intendere e di volere. Occorre pero distinguere particolari e specifiche ipotesi:

Matrimonio, donazione e testamento sono impugnabili solo se viene dimostrato che il

• soggetto era incapace durante l'atto

Gli atti unilaterali (es.rinuncia a un credito), sono annullabili solo se viene dimostrato che da

• questi atti ne è derivato un grave danno e pregiudizio, per l'incapace.

I contratti sono annullabili solo se si dimostra che il soggetto era incapace e l'altro

• contraente era in malafede, ossia si rendeva conto che il soggetto era incpaace di intendere e

di volere e ha voluto approfittarsi di questa situazione.

Occorre dunque distinguere tra :

1) MINORE ETA, INTERDIZIONE LEGALE E GIUDIZIALE,

INABILITAZIONE,EMANCIPAZIONE, AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO che

comportano per il soggetto un'incapacità legale

2) INCAPACITA DI INTENDERE E DI VOLERE, che comporta un'incapacità naturale, ossia

il soggetto ha la capacità di agire ma nel momento dell'atto si trova , in concreto, in una

situazione di incapacità.

Riguardo l'incapacità legale, occorre poi distinguere tra:

Minore età e Interdizione giudiziale, che comportano un'incapacità assoluta, in quanto

• precludono il compimento di qualsiasi atto negoziale

Inabilitazione, emancipazione e amministrazione di sostegno, che comportano solo

• un'incapacità relativa, in quanto lasciano al soggetto una certa libertà nel compiere gli atti.

LEGITTIMAZIONE

Con legittimazione, si intende l'idoneità di un soggetto ad esercitare e disporre di un determinato

diritto. Per compiere quindi un atto, il soggetto deve trovarsi quindi nella situazione giuridica

richiesta dalla legge. Per esempio, se il soggetto vuole vendere un bene ed è proprietario di quel

bene, allora si dice che è legittimato a vendere. Se invece volesse venderlo, senza esserne

proprietario, il soggetto non è legittimato.

Questo pero non significa che la legittimazione coincide necessariamente con la titolarità del diritto,

perché infatti puo accadere che il mandatario vendere le cose per conto del mandante. Il mandante,

anche se non è il vero proprietario del bene, è ugualmente legittimato a vendere, perché è stato

autorizzato.

Inoltre, non sempre l'atto è annullabile, se manca di legittimazione. Infatti l'ordinamento si

accontenta dell'apparenza.

Es. Se acquisto un oggetto da chi non ne è proprietario, ne acquisto ugualmente la proprietà,

perché ignoravo che il bene non appartenesse in realtà al vendiore.

Possiamo quindi dire che la legge preferisce dare piu importanza alla buona fede dell'acquirente

piuttosto che alla situazione illegittima.

LA SEDE DELLA PERSONA

La legge distingue tra

Domicilio, per tale intendendosi il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei

• suoi affari ed interessi.

Dimora, per tale intendendosi il luogo in cui la persona attualmente abita

• Residenza, per tale intendendosi il luogo in cui la persona ha la sua volontaria ed abituale

• dimora

Il domicilio si distingue in :

Legale, se fissato direttamente dalla legge

il domicilio si distingue in legale per esempio il minore ha il domicilio nel luogo di residenza della

famiglia oppure volontario se concretamente scelto dall interessato non necessaria la presenza fisica

della persona presso il proprio domicilio ma è sufficiente che la stessa abbia in quel luogo la sede

principale dei suoi affari ed interessi

ius sanguinis: sono cittadini italiani tutti i figli nati da cittadino italiano

• ius soli: sono cittadini italiani tutti coloro che nascono nel territorio della Repubblica,

• qualora entrambi i genitori siano ignoti o apolidi

per iuris communicatio: ossia l'interessato,in forza di un decreto del Ministero dell'Interno,

• acquista la cittadinanza italiana il coniuge straniero di un cittadino italiano, purché risieda in

Italia da almeno 2 anni.

Per naturalizzazione: puo essere concessa la cittadinanza italiana in forza di decreto del

• Presidente della Repubblica, quando sussistano certe condizioni (il cittadino di uno Stato

membro dell'UE che risieda legalmente nel territorio della Repubblica da almeno 4 anni;

l'apolide che risiede legalmente in Italia da almeno 5 anni; lo straniero che risiede

legalmente in Italia da almeno 10 anni)

LA POSIZIONE DELLA PERSONA NELLA FAMIGLIA

Il rapporto che lega le persone di una stessa famiglia dà luogo ad una serie di diritti e di doveri e si

parla di "status familiae". La parentela è il vincolo che unisce i soggetti che discendono dallo

stesso stipite, cioe dalla stessa famiglia. Per determinare l'intensità del vincolo, si fa riferimento alle

linee e ai gradi.

La linea retta unisce le persone che discendono l'una dall'altra (per es, padre e figlio, nonno e

nipote,ecc.)

La linea collaterale unisce le persone che, pur avendo uno stipite in comune, non discendono l'una

dall'altra (es fratello e sorella, zio e nipote, ecc.)

I gradi, invece, si contano calcolando le persone e togliendo lo stipite. Di regola, la legge produce

effetti soltanto fino al sesto grado.

L'affinità è il vincolo che un coniuge e i parenti dell'altro coniuge (perciò sono affini il marito e la

sorella della moglie, per es)

SCOMPARSA, ASSENZA E MORTE PRESUNTA

La scomparsa è dichiarata con decreto dal tribunale, allorquando ricorrono questi presupposti:

1) allontamento della persona dal luogo del suo domicilio o della sua residenza

2) mancanza di sue notizie, oltre il lasso di tempo che puo essere giustificati dagli ordinari

allontamenti della persone per ragioni di lavoro, svago o altri motivi

L'assenza è dichiarata con sente dal tribunale quando concorrono i seguenti presupposti:

1) allontamento della persona dal luogo del domicilio o della residenza

2) mancanza di sue notizie da oltre due anni

In caso di assenza, il tribunale puo decidere di aprire gli eventuali testamenti. Coloro che sarebbero

stati eredi, possono domandare l'immissione temporanea nel possesso dei beni dell'assente: tramite

il possesso temporaneo, gli eredi possono godere dei beni ma non possono disporne, cioe non

possono alienarli ad altri. Inoltre la dichiarazione di assenza, non scioglie il matrimonio ma scioglie

la comunione legale dei beni.

La morte presunta è dichiarata con sentenza dal tribunale, quando concorrono i seguenti

presupposti:

1) allontamento della persona dal suo domicilio o residenza

2) mancanza di sue notizie da oltre dieci anni (per chi è scomparso in seguito a un infortunio,

sono sufficienti due anni)

Gli effetti della morte presunta sono quelli che la legge ricollega alla morte: si ha l'apertura del

testamento e il matrimonio si considera sciolto.

GLI ATTI DELLO STATO CIVILE

Le vicende piu importanti della persona fisica sono documentati nei registri dello stato civile, tenuti

presso ogni comune. Tutti gli atti inseriti nei registri riguardano: la cittadinanza; la nascita; i

matrimoni; la morte. Inoltre negli archivi si trascrivono tutti i provvedimenti di autorità

amministrative e giudiziarie, sempre relativi a cittadinanza, nascita, matrimoni e morte.

La rattificazione o la cancellazione dell'atto stesso possono avvenire solo in forza di un decreto

motivato dal tribunale.

I DIRITTI DELLA PERSONALITA

L'art. 2 Cost. Proclama che "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia

come singolo che nelle formazioni sociali". I diritti inviolabili sono appunto i diritti della

personalità, che si contraddistinguono per i caratteri:

della necessarietà, in quanto competono a tutte le persone fisiche, che li acquistano con la

• nascita e li perdono soltanto con la morte

della imprescrittibilità, in quanto il non-uso prolungato non ne comporta l'estinzione

• dell'assolutezza, in quanto implicano un generale dovere di astensione dal violarsi e sono

• tutelabili erga omnes, verso tutti

della non patrimonialità, in quanto tutelano valori della persona che non sono suscettibili di

• valutazione economica

della indisponibilità, in quanto non si puo rinunciare ad essi

I diritti della personalità sono il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto al nome,il diritto

all'integrità morale,il diritto all'immagine, il diritto alla riservatezza e il diritto all'identità personale.

DIRITTO ALLA VITA

Il diritto alla vita impone a tutti i consociati l'obbligo di astenersi dall'attentare alla vita altrui:

obbligo accompagnato anche da sanzioni penali. Problema delicato è quello di stabilire in che

momento si acquisisce il diritto alla vita, infatti si parla anche di "diritto a nascere".

Nei confronti della madre occorre distinguere tra:

l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni dal concepimento: infatti la

• legge prevede che la donna che accusa circostanze per le quali la prosecuzione della

gravidanza, il parto o la materinità possano cagionarle un serio pericolo per la salute fisica o

psichica, puo decidere di rivolgersi a un consultorio o a un medico per l'interruzione della

gravidanza

l'interruzione volontaria della gravidanza dopo i 90 giorni puo essere praticata solo quando

• la gravidanza o il parto comportino un grave e serio pericolo per la vita della donna oppure

quando siano accertati dal medico gravi patologie al nascituro

Nessuna sanzione consegue invece al suicidio, ma costituiscono reato le condotte di chi determina

altri al suicidio o ne rafforzi i propositi (reato di istigazione o aiuto al suicidio). Allo stesso modo

costituisce reato la condotta di chi cagioni ad altri la morte, seppur col suo consenso (reato di

omicidio del consenziente). Conseeguentemente è illecita l'eutanasia attiva, che si ha quando

qualcuno cagioni la morte all'infermo per motivi di pietà e con il suo consenso.

Diverso è il caso in cui il paziente rifiuti il trattamento terapeutico volto a salvargli la vita. La

giurisprudenza infatti ritiene vigente il cosiddetto principio di autodeterminazione, in base al quale

le cure e i trattamenti sanitari possono essere praticati solo e soltanto con il consenso

dell'interessato. Quando però il soggetto si trovi in uno stato di incapacità naturale, cioe di intendere

e di volere, il medico deve anzitutto praticare quei trattamenti terapeutici urgenti. Superata

l'urgenza, la decisione riguardante il consenso o il rifiuto di sottoporsi ad un determinato

trattamento, spetta al rappresentante legale del paziente, che dovrà agire nell'esclusivo interesse del

paziente stesso, cercando di ipotizzare quale sarebbe stata la sua scelta, se fosse stato capace.

E qualora l'infermo dovesse trovarsi in una condizione irreversibile e il medico escluda qualsiasi

possibilità di recupero della coscienza, il rappresentante legale potrà anche decidere di interrompere

il trattamento, anche quando questa interruzione possa cagionargli sicuramente la morte (es caso

Englaro).

Per evitare queste incertezze, prende sempre piu corpo nel nostro Paese, il cd. Testamento

biologico: si tratta di un testamento redatto da un soggetto, capace di intendere e di volere, in cui

dichiara come devono comportarsi i suoi rappresentanti legali, nell'ipotesi in cui si trovi infermo,

incapace di intendere e di volere.

DIRITTO ALLA SALUTE

L'art 32 Cost definisce il diritto alla salute come "fondamentale diritto dell'individuo": Tutti hanno

diritto alla propria integrità, fisica e psichica. Il diritto alla salute e all'integrità psico-fisica compete

anche al nascituro: grazie a questo diritto, la condotta del medico che abbia cagionato danni al feto,

comporta la risarcibilità del danno, sia nei confronti della madre, sia nei confronti del figlio, una

volta nato. Si riconosce il diritto a nascere sano, perché in presenza di malformazioni e anomali che

devono essere ovviamente comunicate dal medico, la madre puo decidere legittimamente di

interrompere la gravidanza, cosi come puo decidere di continuarla e portarla a termine. Ovviamente

per poter prendere una decisione cosi importante, è necessario che sia messa nelle condizioni, da

parte del medico, di poter compiere questa scelta. Per questo motivo, il medico che per negligenza o

imperizia, non segnalasse alla madre la presenza nel feto di malformazioni genetiche, poi dovrebbe

rispondere del danno, sia nei confronti della madre che nei confronti del figlio nato con handicap.

Il diritto alla salute e all'integrità psico-fisica, cosi come per il diritto alla vita, è rimesso al principio

di autodeterminazione. La Costituzionne italiana, all'art 32, dice infatti che "nessuno può essere

obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge". E' proprio la

legge infatti che puo disporre dei trattamenti sanitari obbligatori, non solo nell'interesse del

soggetto, ma anche e soprattutto per tutelare l'interesse superiore della collettività. In base alla

legge, quindi, vi è l'obbligo di vaccinazione antipoliomelitica e antitetanica.

Al di fuori, quindi, dei casi eccezionali previsti dalla legge,in base al principio di

autodeterminazione, i trattamenti sono volontari e richiedono il consenso dell'nteressato, in

mancanza del quale il medico è obbligato,anzi, a non proseguire.

Tuttavia, il consenso dell'avente diritto, non obbliga chi lo ha dato: infatti il paziente puo revocarlo,

fino quando l'intervento non sia eseguito.

Tuttavia, il diritto alla salute e all'integrità psico-fisica non sempre è rimesso integralmente al

principio di autodeterminazione. Infatti gli atti dispositivi del proprio corpo sono consentiti a due

condizioni:

1) che non siano contrari alla legge (per es la legge vieta il prelievo di sangue o

emocomponenti, consentendolo solo a titolo gratuito), e che non siano contrari all'ordine

pubblico e al buon costume (si pensi ad es al contratto di meretricio)

2) che non cagionino una diminuzione permanente dell'integrità fisica del soggetto: quindi

dovrà ritenersi legittimo il prelievo di sangue, lembi di pelle, frammenti ossei, midollo osseo

e tessuti, ma solo quando questo intervento non vada ad incidere sull'integrità del soggetto.

Deve ritenersi invece vietato, l'espianto di organi (tranne del rene e di alcune parti del

fegato)

Per il momento successivo alla propria morte, la persona nel suo testamento biologico, puo disporre

in merito alla collocazione della sua salma o alla cremazione del corpo e puo dare il suo consenso o

rifiuto per quanto riguarda la donazione di organi. In mancanza di questa dichiarazione, si ritiene

che gli organi possano essere legittimamente donati.

DIRITTO AL NOME

Il nome è costituito dal prenome, ossia il nome di battesimo, e dal cognome.

Occorre fare delle distinzioni:

Il figlio legittimo,cioè quello nato da coniugi sposati, assume il cognome paterno e il

• prenome scelto da entrambi i genitori. Se il prenome non è stato scelto, esso verrà stabilito

dall'ufficiale di stato civile

Il figlio naturale, cioe quello nato da due persone non unite in matrimonio, assume il

• cognome del genitore che lo ha riconosciuto per primo. Se il riconoscimento avviene

contemporaneamente, assume il cognome paterno. Se il bambino non è riconosciuto da

nessuno dei due genitori, assumerà il nome e il cognome imposto dall'ufficiale di stato civile

Il figlio adottivo assume il cognome degli adottanti e mantiene il suo prenome.

Riguardo la moglie, a seguito del matrimonio, lei aggiunge il cognome maritale a quello proprio. Se

divorzia, perde il cognome del marito ma puo chiedere al giudice di mantenerlo in determinate

circostanze (per es perché è conosciuto nell'ambiente lavorativo con il cognome del marito).

Il nome, di regola, è immodificabile. Il mutamento del cognome puo avvenire solo con decreto del

Ministro dell'Interno, il mutamento del prenome,invece, puo essere concesso con deecreto del

Prefetto.

Il nome viene tutelato contro:

1) la contestazione: che si ha allorquando un terzo compie atti volti a precludere o ad

ostacolare al soggetto, l'utilizzo del proprio nome (ad esempio, il marito che tenta di

impedire alla moglie l'uso del cognome maritale)

2) l'usurpazione: che si ha allorquando un terzo, con un nome diverso, utilizza il nome altrui.

L'uso indebito del cognome altrui è vietato solo quando possa arrecare pregiudizio al vero

titolare

3) l'utilizzazione abusiva: che si ha allorquando un terzo utilizzi il nome altrui per identificare

un personaggio di fantasia (es. Il fumettista che utilizza uno specifico nome altrui per

identificare il protagonista del suo romanzo) oppure un prodotto commerciale

La vittima di contestazione, usurpazione e utilizzazione abusiva, puo chiedere al giudice la

cessazione del fatto lesivo, il risarcimento del danno e la pubblicazione su uno o piu giornali della

sentenza.

DIRITTO ALL'INTEGRITA MORALE

La legge tutela l'interesse di ciascun a:

l'onore, per tale intendendosi il valore sociale di una persona, dato dalle sue doti morali

• al decoro, per tale intendendosi il valore sociale di una persona, dato dalle sue doti

• intellettuali e fisiche

alla reputazione, per tale intendendosi l'opinione che gli altri hanno dell'onore e del decoro

• di una determinata persona

Illegittima risulta, quindi, qualsiasi espressione di mancanza di rispetto dell'integrità morale della

persona, sia fatta direttamente all'interessato, sia fatta a terzi.

E' illecita l'offesa, anche quando corrisponde a verità.

Tuttavia in una società dell'informazione come la nostra, molto spesso il diritto all'onore, al decoro

e alla reputazione, vengono sempre di piu in conflitto con il diritto di cronaca e critica giornalistica..

In tal caso, il diritto all'integrità morale del singolo viene meno rispetto al diritto all'informazione.

Quindi la notizia, anche quando sia lesiva dell'integrità morale di un soggetto, puo essere pubblicata

quando concorrono tre presupposti:

1) quello della verità della notizia

2) quello dell'utilità sociale dell'informazione

3) quello della cd. "continenza espositiva" (cioè, è necessario che le modalità espressive dei

fatti non eccedano dallo scopo infomativo)

L'illegittima lesione dell'altrui diritto all'integrità morale, obbliga colui che l'ha violato, al

risarcimento del danno. Inoltre puo essere chiesta la pubbicazione della sentenza su uno o piu

giornali.

DIRITTO ALL'IMMAGINE

Il diritto all'immagine vieta a terzi di esporre, pubblicare, mettere in commercio l'immagine altrui,

senza il consenso dell'interessato. Il diritto all'immagine viene applicato non solo al soggetto, ma

anche ad una determinata maschera scenica, la figura del sosia (è vietato quindi l'uso del sosia per

pubblicizzare un prodotto commerciale) e oggetti che caratterizzano un determinato personaggio.

Questi divieti vengono meno, in presenza del consenso dell'interessato ed è revocabile in qualunque

momento. Il consenso alla diffusione dell'altrui immagine, tuttavia, non è necessario, quando è

giustificata da:

dalla notorietà della persona ritratta

• da necessità di giustizia e polizia

• da scopi scientifici, didattici o culturali

• dal collegamento ad avvenimenti e cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico

Anche in questo caso è necessario che la pubblicazione dell'altrui immagine sia giustificata da

esigenze di pubblica informazione. Il titolare puo consentire l'uso sia a titolo gratuito ma anche a

titolo oneroso (dietro corrispettivo).

La lesione del diritto all'altrui immagine obbliga chi lo ha violato al risarcimento del danno e il

giudice puo anche emettere qualsiasi provvedimento, volto a impedire la prosecuzione o il ripetersi

dell'illecito.

DIRITTO ALLA RISERVATEZZA E DIRITTO ALLA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Per diritto alla riservatezza si intende il potere dell'interessato di vieta comportamenti di terzi, volti

a conoscere o far conoscere situazioni o vicende della propria vita personale o familiare.

Inoltre è attribuito all'interessato, il diritto di vietare il trattamenti dei suoi dati personali e il diritto

di vigilare sul loro utilizzo. E' infatti previsto che:

Il trattamento dei dati personali da parte di privati o enti pubblici, è consentito solo con il

• consenso espresso dell'interessato, documentato per iscritto.

L'interessato ha diritto di ottenere da chiunque conferma se detiene o meno dati personali

• che lo riguardano e ha diritto di ottenere da chiunque li possiede, l'aggiornamento, la

rettificazione e la cancellazione

In ogni caso, i dati personali devono essere sempre trattati in modo lecito e corretto; devo

• essere sempre aggiornati ed esatti

I dati personali, inoltre, devono essere sempre custoditi e controllati, in modo da ridurre al

• minimo il rischio di distruzione o accesso non autorizzato

DIRITTO ALL'IDENTITA PERSONALE

La giurisprudenza annovera tra i diritti inviolabili anche il diritto all'identità personale: cioe, il

diritto di ciascuno a vedersi rappresentato con i propri reali caratteri, senza travisamenti della

propria storia, delle proprie idee, della propria condotta o stile di vita e del proprio patrimonio etico,

culturale, professionale ecc.

Il diritto all'identità si distingue da quello alla riservatezza, in quanto quest'ultimo è il diritto a non

vedere rappresentati all'esterno profili della propria personalità e della propria vita privata;

il diritto all'identità invece è il diritto a fare in modo che i profili della propria personalità e della

propria vita privata siano rappresentati all'esterno, nel rispetto del principio di verità.

ENTI

Nel nostro ordinamento, soggetti di diritto sono anche gli entri, oltre che le persone fisiche.E'

dunque dotata di soggettività giuridica quell'organizzazione cui l'ordinamento attribuisce la capacità

di essere titolare di situazioni giuridiche soggettive. Non tutti gli enti dotati di soggettività giuridica

sono però "persone giuridiche".

La personalità giuricica compete solo a quegli enti dotati di autonomia patrimoniale perfetta, ossia

quegli enti che, non solo hanno un patrimonio, ma rispondono degli eventuali debiti proprio con

quel patrimonio.

Ovviamente gli enti non possono agire direttamente, ma si servono di persone fisiche, che nel

linguaggio giuridico vengono denominati "organi" dell'ente. Gli organi si distinguono in esterni ed

interni, a seconda se possono rappresentare l'ente all'esterno oppure no.

Gli organi interni sono dotati di poteri di gestione, si occupano cioè di decidere una determinata

operazione. Gli organi esterni sono dotati di poteri di rappresentanza, cioè hanno il potere di porre

in essere l'operazione decisa, per nome e per conto dell'ente, rappresentandolo quindi all'esterno.

CLASSIFICAZIONE DEGLI ENTI

Gli enti possono essere pubblici e privati.

Tra quelli pubblici i piu importanti sono lo Stato, regioni, province, comuni, Banca d'Italia, INPS,

ISTAT, Camera di Commercio, Università, Croce Rossa Italiana, ecc.

Molto di questi enti pubblici, tra l'altro, si sono trasformati in società per azioni (ANAS, Ferrovie

dello Stato, ENEL, ENI ecc.)

Per individuare un ente pubblico, la giurisprudenza ha elaborato una serie di "indici di

riconoscibilità": titoralità di poteri autoritativi; istituzione da parte dello Stato o altro ente pubblico;

esistenza di un potere di indirizzo, in capo allo Stato o altro ente pubblico; assoggetamento al

controllo o all'ingerenza da parte dello Stato.

Tra gli enti privati è opportuno distinguere tra:

1) enti (associazioni riconosciute, fondazioni,ecc.iscritte nel registro delle persone

registrati

giuridiche, tenuto presso ogni prefettura, ed enti (associazioni non

non registrati

riconosciute, società di fatto,società irrregolari,ecc)

2) enti dotati di personalità giuridica, che godono di autonomia patrimoniale perfetta, ed enti

privi di personalità giuridica

3) enti a struttura associativa, che danno vita ad un'organizzazione stabile di piu soggetti per

l'esercizio di un'attività volta al perseguimento di uno scopo comune (es,partiti politici) ed

enti a struttura istituzionale, che danno vita ad un'organizzazione stabile per la gestione di un

patrimonio, finalizzata al perseguimento di scopi altruistici

All'interno degli enti a struttura associativa, occorre poi distinguere tra:

1) enti con finalità economiche, per tale intenendosi quelli aventi lo scopo di ripartire tra i

partecipanti, gli utili conseguiti attraverso l'esercizio di un'attività economica (le cd.società

lucrative)

2) enti senza finalità economiche, per tale intendendosi quelli in cui è esclusa la ripartizione tra

i partecipanti di utili o vantaggi economici, eventualmente conseguiti attraverso l'esercizio

dell'attività comune (ad es le associazioni).

Tra gli enti privati senza finalità economiche, la legge prevede le associazioni, sia riconosciute che

non riconosciute, le fondazioni, i comitati e le altre istituzioni di carattere privato.

ASSOCIAZIONE E SOCIETA

L'associazione è un'organizzazione collettiva che ha come scopo il perseguimento di finalità non

economiche: si parla quindi di ente "non profit". E' proprio questo che distingue l'associazione

dalla società. Quest'ultima, è un'organizzazione collettiva così come l'associazione, ma a differenza

di questa, è caratterizzata da uno scopo lucrativo, cioe dallo scopo di dividere tra i partecipanti alla

società stessa, tutti gli utili e i vantaggi che hanno ricavato dalla loro attività.

Nell'associazione invece è precluso il lucro soggettivo.

Tuttavia, non è escluso che gli associati possono trarre, seppure indirettamente, dei vantaggi

economici o dei servizi suscettibili di valutazione economica (si pensi ai membri del circolo di

tennis, ammessi a fruire dei campi di gioco).

Discorso a parte va fatto per l'impresa sociale, per tale intendendosi quella volta all'esercizio senza

fini di lucro, di un'attività economica volta alla produzione o allo scambio di beni e servizi di utilità

sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale.

L'ASSOCIAZIONE RICONOSCIUTA

L'associazione riconosciuta prende vita in forza di un atto di autonomia, che è un vero e proprio

contratto, stipulato tra i fondatori e che deve rivestire la forma dell'atto pubblico. Questo atto prende

il nome di atto costitutivo e deve contenere, oltre la manifestazione di volontà da parte dei fondatori

di dar vita all'associazione, anche determinate indicazioni: innanzitutto la denominazione dell'ente.

Deve essere inoltre indicato anche la sede, il patrimonio, lo scopo; devono essere dettate delle

norme che disciplinano l'organizzazione e l'amministrazione dell'associazione stessa,i diritti e gli

obblighi degli associati, le condizioni per essere ammessi.

Tutte queste indicazioni possono essere contenuto in un documento separato, detto statuto.

Atto costitutivo e statuto vengono presentati alla prefettura della provincia, insieme alla richiesta di

riconoscimento dell'associazione come persona giuridica.

Al fine del riconoscimento, la prefettura deve verificare:

che siano state soddisfatte le condizioni previste per la costituzione dell'ente, in particolare

• che l'atto costitutivo sia stato fatto nella forma dell'atto pubblico

che lo scopo sia possibile e lecito

• che il patrimonio risulti adeguato per il raggiungimento dello scopo prefisso

Se tale controllo ha esito positivo, la prefettura procede con l'iscrizione dell'associazione nel

registro delle persone giuridiche. Con l'iscrizione, l'associazione acquista la personalità giuridica.

Nel lasso di tempo fra la stipula dell'atto costitutivo e l'iscrizione nel registro da parte della

prefettura, l'associazione esiste già ma è un associazione non riconosciuta.

Riguardo l'ordinamento interno dell'associazione riconosciuta, si distinguono almeno due organi:

l'assemblea degli associati e gli amministratori.

Tra le competenze dell'assemblea, ricordiamo quella di poter modificare l'atto costitutivo e lo

statuto, può approvare il bilancio, puo procedere all'esclusione di un associato per gravi motivi, puo

sciogliere l'associazione e devolvere il patrimonio. Essa prende tutte le decisioni a maggioranza dei

voti.

Gli amministratori, invece, si occupano della gestione dell'attività associativa e rappresentano

l'associazione all'esterno.

L'associazione ha un proprio patrimonio, costituiti dalle donazioni originariamente fatte dai

fondatori, unite alle eventuali quote di ammissione di ciascun associato, ai guadagni ricevuti tramite

l'attività dell'associazione o da finanziamenti pubblici.

Gli associati non hanno alcun diritto nei confronti del patrimonio dell'associazione, da ciò deriva

che degli eventuali debiti del singolo associato non dovrà rispondere l'associazione con il suo

patrimonio. Allo stesso modo, per le obbligazioni dell'associazione, non ne rispondono i singoli

associati. Ecco perché si parla di autonomia patrimoniale perfetta: perché il patrimonio

dell'associazione è totalmente distinto dal patrimonio del singolo associato e pertanto, delle

obbligazioni dell'associazione, ne risponde l'associazione stessa con il suo patrimonio, e non con

quello degli associati.

L'associazione si estingue, oltre che per le cause espressamente previste dallo statuto (ad es, per

scadenza del termine), anche per deliberazione dell'assemblea, per raggiungimento dello scopo, per

impossibilità della realizzazione dello scopo o per il venir meno di tutti gli associati.

Una volta dichiarata l'estinzione dell'associazione, si procede alla liquidazione del patrimonio. Esso

servirà per pagare gli eventuali debiti dell'associazione oppure, in mancanza, puo anche essere

attribuito ad altri enti con scopi analoghi. Chiusa la procedura di liquidazione, si procede alla

cancellazione dell'ente dal registro delle persone giuridiche.

L'ASSOCIAZIONE NON RICONOSCIUTA

L'associazione non riconosciuta prende vita in forza di un atto di autonomia, cosi come per le

associazioni riconosciute. Ma, a differenza di queste, non sono richiesti requisiti di forma (a

differenza di quelle riconosciute, che invece richiedono la forma dell'atto pubblico) nè di contenuto.

L'associazione non riconosciuta non acquista personalità giuridica, ma gode di una sua soggettività,

essendo soggetto di diritto.

Gli accordi tra gli associati disciplinano l'ordinamento interno e l'amministrazione dell'associazione

non riconosciuta, nonché i rapporti tra gli associati e l'associazione. I contributi degli associati e i

beni acquistati a nome dell'associazione, costituiscono il fondo comune, destinato a soddisfare gli

eventuali creditori. Vi è, quindi, anche qui un'autonomia patrimoniale, stavolta imperfetta.

L'autonomia sussiste perché i creditori non possono far valere i propri diritti sul patrimonio dei

singoli associati; "Imperfetta", perché per le obbligazioni dell'associazione, rispondono

personalmente non tutti gli associati, bensì l'organo di rappresentanza, ossia coloro che

rappresentano l'ente all'esterno, agendo per nome e per conto dell'associazione.

LA FONDAZIONE

La fondazione è un'organizzazione stabile che si avvale di un patrimonio per il perseguimento di

uno scopo non economico. Anche essa, trae vita da un atto di autonomia, che però a differenza di

quanto avviene per le associazioni riconosciute e non riconosciute, non è un contratto, bensì un atto

unilaterale, chiamato atto di fondazione.

Questo atto puo essere:

1) un atto inter vivos, in quel caso deve rivestire la forma dell'atto pubblico, di regola notarile

2) oppure puo essere il contenuto di un testamento: in questo caso, l'atto di fondazione diventa

efficace solo quando il testatore muore e si apre la successione.

L'atto di fondazione, oltre alla manifestazione di volontà dei fondatori, deve contenere anche la

denominazione dell'ente, la sede, lo scopo e il patrimonio,le norme sull'ordinamento e

l'amministrazione, i criteri e le modalità di erogazione delle rendite ricevute. Cosi come per le

associazioni, tutte queste indicazioni possono essere contenute in un documento a parte, detto

statuto.

Essenziale per la fondazione è che questa sia dotata di un patrimonio, destinato a realizzare i propri

obiettivi. E' quindi necessario che il fondatore oppure terzi, stipulino un atto col quale si spogliano

gratuitamente, in modo definitivo e soprattutto irrevocabile, dei loro beni, devolvendoli a favore

della fondazione. Ma con l'importantissimo vincolo che questi beni siano destinati solo ed

esclusivamente al perseguimento dello scopo indicato dal fondatore. Questo atto è detto atto di

dotazione.

Per il riconoscimento e l'acquisto della personalità giuridica, valgono le stesse regole per

l'associazione riconosciuta:

Presentazione di atto di fondazione, statuto e atto di dotazione alla prefettura della provincia,

• insieme alla domanda di riconoscimento

Controllo da parte della prefettura del rispetto di tutte le condizioni

• Iscrizione nel registro delle persone giuridiche, in caso di esito positivo della verifica

In mancanza di riconoscimento,a differenza delle associazioni che possono operare come

associazioni non riconosciute, le fondazioni non possono operare come fondazioni non riconosciute.

Quindi, se non sono riconosciute, non saranno costituite.

Per quanto riguarda, invece, lo scopo della fondazione, oltre a essere non economico, deve anche

essere di pubblica utilità. Per il raggiungimento di questo scopo, la fondazione svolge un'attività, al

fine di devolvere le rendite alle finalità previste dallo statuto al momento della fondazione.

La fondazione, cosi come le associazioni riconosciute, ha un'autonomia patrimoniale perfetta,

quindi delle eventuali obbligazioni risponde la fondazione stessa, col proprio patrimonio.

Quando si verifica una causa di scioglimento, la fondazione anzichè estinguersi, modifica il suo

scopo, attraverso un provvedimento dell'autorità governativa, che individua le nuove finalità

dell'ente.

IL COMITATO

Il comitato è un'organizzazione di piu persone che, attraverso la raccolta pubblica di fondi,

costituisce un patrimonio, attraverso il quale realizza finalità di natura altruistica.

Il comitato nasce da un accordo di tipo associativo, in forza del quale piu soggetti, detti promotori,

si vincolano all'esercizio in comune di un'attività di raccolta fondi.

L'attività del comitato si svolge in due fasi:

1) i promotori annunciano al pubblico, mediante l'elaborazione di un programma, la volontà di

perseguire un determinato scopo ( ad es soccorrere i terremotati, dar vita a una mostra,

organizzare una festa ecc), invitando gli interessati ad effettuare offerte in denaro o altri beni

2) Gli stessi promotori, o anche altri soggetti detti organizzatori, gestiscono i fondi raccolti, per

poi realizzare lo scopo precedentemente annunciato.

Il patrimonio del comitato è quindi essenzialmente costituito dai fondi pubblicamente raccolti. Ma

su questi fondi grava un "vincolo di destinazione", ossia non possono essere utilizzati, se non per lo

scopo preannunciato. Lo scopo del comitato deve essere di pubblico interesse o, comunque,

altruistico.

Il codice civile prevede che il comitato possa vivere o come ente non riconosciuto, dotato di

semplice soggettività, oppure possono richiedere ed ottenere il riconoscimento e l'iscrizione nel

registro delle persone giuriciche; in questo caso, la richiesta puo essere fatta solo dopo aver

completato la raccolta dei fondi. Il comitato riconosciuto è dotato di autonomia patrimoniale

perfetta. Se non è riconosciuto, delle obbligazioni rispondono personalmente tutti i componenti del

comitato.

LE ALTRE ISTITUZIONI DI CARATTERE PRIVATO

Personalità giuridica agli effetti civili è attribuita anche agli enti ecclesiastici appartenenti alla

Chiesa Cattolica (per es, le diocesi, le parrocchie, la Conferenza Episcopale Italiana);

gli enti appartenenti ad altre confessioni religiose e le associazioni e le fondazioni, purché siano di

carattere privato.

IL BENE

Il termine "bene" non va confuso con quello di "cosa". Il bene è solo quella cosa che puo essere

fonte di utilità e oggetto di appropriazione. L'art 810 cc. Dice espressamente che "sono beni, le

cose che possono formare oggetto di diritti": quelle, cioe, suscettibili di appropriazione e utilizzo e

che, perciò, possono avere un valore.

Quindi non sono beni:

1) nè le cose da cui non si è in grado di trarre alcun vantaggio

2) nè le cd. "res communes omnium", ossia le cose di cui tutti possono fruire, ad esempio la

luce del sole, le acque del mare, ecc.

CATEGORIE DI BENI

Possono essere fatte varie distinzioni, in merito ai beni:

Innanzitutto, i beni possono essere materiali, se dotati di una propria corporeità, oppure

• immateriali. Tra quelli immateriali, rientrano i diritti (per esempio i "crediti" possono essere

ceduti e venduti), gli strumenti finanziari (es. Borsa, mercato ristretto,ecc), i dati personali,

le banche dati che raccolgono tutte le informazioni in merito ad una determinata categoria,

le opere dell'ingegno (opere letterarie e scientifiche; sculture e pitture; le invenzioni;il

marchio e l'insegna di una ditta ecc.)

I beni possono essere poi immobili,per tale intendendosi il suolo e tutto ciò che naturalmente

• o artificialmente si trova incorporato ad esso, e mobili, per tale intendendosi tutti gli altri

beni, comprese le energie (ad es l'energia elettrica)

I beni poi possono essere "registrati. Infatti, le vicende relative ad alcune categorie di beni,

• per esempio la vendita di un bene, o l'ipoteca o l'usufrutto, sono iscritte in registri pubblici,

che chiunque puo visionare. Nel nostro ordinamento sono istituiti: il registro immobiliare, il

pubblico registro automobilisto, i registri relativi alle navi, e il registro aeronautico

nazionale in cui sono pubblicate le vicende relative agli aeromobili.

I beni possono,ancora, distinguersi in fungibili (detti anche "generici"), per tale intendendosi

• quelli che sono individuati solo per genere, come nel caso del denaro, oppure infungibili, per

tali intendendosi quelli individuati nella loro specifica identità (per es un'opera d'arte). Di

regola, i beni immobili sono infungibili.

Altra distinzione va fatta tra i beni consumabili e i beni inconsumabili. I primi, quelli

• consumabili, sono quelli che possono arrecare utilità all'uomo solo se perdono la propria

individualità (per esempio, il cibo o una bevanda) oppure solo se il soggetto se ne priva

(come nel caso del denaro). I beni inconsumabili sono quelli suscettibili di plurime

utilizzazioni, senza essere distrutti nella loro consistenza (ad esempio un edificio o un

terreno) o anche quelli che, se utilizzati spesso, possono deteriorarsi (per esempio i vestiti),

detti anche beni deteriorabili.

I FRUTTI

Anche in questo caso dobbiamo fare una distizione, tra:

1) I frutti naturali, prodotti cioè direttamente da altro bene. Per parlare di frutti è comunque

necessario che abbia carattere periodico e che non si incida né sulla cosa madre né sulla

destinazione economica della cosa madre. Finché non si produce la separazione dalla cosa madre

essi si dicono ‘pendenti’, essi sono quindi ancora beni futuri e possono formare oggetto solo di

rapporti obbligatori. Con la separazione questi acquistano una propria autonomia e divengono di

proprietà del proprietario della cosa madre a meno che questo non abbia disposto diversamente. Il

rimborso delle spese per la raccolta dei frutti è limitato solo al valore dei frutti stessi.

2) frutti civili: sono quelli che si ritraggono dalla cosa come corrispettivo del

godimento che altri ne abbia. Anche questi debbono essere periodici e si

acquistano giorno per giorno, in ragione alla durata del diritto.

LE PERTINENZE

Se una cosa è posta a servizio o ad ornamento di un’altra senza costituirne parte

integrante o elemento indispensabile, essa è una pertinenza. Tale rapporto si

configura perciò : sia di un elemento oggettivo(rapporto con la cosa); sia di uno

soggettivo(volontà di effettuare la destinazione di una cosa a servizio od ornamento

dell’altra). Tale vincolo può intercorre fra mobili e immobili, mobili e mobili e

immobili e immobili.

La pertinenza si caratterizza per essere costituita dal carattere dell’accessorietà e

non dell' occasionalità. Tali vincoli devono essere posti dal proprietario della cosa

principale.

Il vincolo fra pertinenze e cosa principale può creare la convinzione nei terzi che

queste siano tutt’uno. A questo proposito la legge tutela i terzi in buona fede:

In relazione alla costituzione della pertinenza, i proprietari delle pertinenze

• non possono rivendicarli quando il proprietario le abbia alienate a terzi e tali

pertinenze non risultavano da carta scritta avente data certa.

Se la cosa è un mobile non registrato il terzo è tutelato in base al principio che possesso vale

titolo.

In relazione alla cessazione: essa non è opponibile a terzi che abbiano

• anteriormente acquistato diritti sulla cosa principale.

Vendite, permute e donazioni di beni si riferiscono anche alle relative pertinenze

se questo non è specificato nel contratto. È possibile alienare anche le pertinenze

separatamente.

IL FATTO, L'ATTO E IL NEGOZIO GIURIDICO

Per fatto giuridico si intende qualsiasi avvenimento che ha conseguenze rilevanti per il nostro

ordinamento. Si distinguono:

i fatti materiali, che si hanno quando si verifica il mutamento di una situazione preesistente

• in rerum natura

i fatti in senso ampio, comprensivi sia di omissioni (per esempio, il mancato esercizio di un

• diritto che puo portare alla prescrizione) sia di fatti interni psicologici.

Si parla di fatti in senso stretto, invece, detti anche "naturali", quando le conseguenze giuridiche

sono ricollegate ad un evento, senza che sia rilevante se a causarlo sia stato l'intervento dell'uomo o

meno.

Sono quindi fatti giuridici naturali in senso stretto, per esempio, la morte di una persona o un

terremoto ecc, che possono provocare perdite di proprietà, estinzioni e modificazioni di diritti,ecc.

Si parla invece di atti giuridici quando è l'intervento umano a produrre una situazione che comporta

conseguenze giuridiche, come nel caso dei contratti, delle sentenze, dei reati

Gli atti giuridici possono essere leciti e illeciti. Tra quelli leciti si distinguono le

1) operazioni, detti anche atti reali o materiali oppure comportamenti, che causano

modificazioni del mondo esterno

2) dichiarazioni, che sono atti diretti a comunicare la propria volontà.

Tra le diciarazioni, la maggiore importanza va attribuita ai negozi giuridici, ossia le dichiarazioni

con le quali i privati esprimono la volontà di regolare i propri interessi, in un determinato modo.

Nonostante la loro grande importanza, il codice civile regola numerose singole figure negoziali (es.

Contratto, testamento, matrimonio, ecc) ma non parla mai del negozio giuridico in generale.

In relazione alla struttura soggettiva, si distinguono piu tipi di negozi giuridici:

Se il negozio giuridico è perfezionato con la dichiarazione di una sola parte, allora si parla di

• negozio unilaterale. Se la dichiarazione di volontà proviene dall'organo di un ente, che come

già detto ha il potere di rappresentare l'ente all'esterno, allora si parla di atto collegiale. Da

atto unilaterale e atto collegiale, si distingue poi ancora l'atto complesso, che è fomato da

due volontà che si fondono, creandone una sola: è il caso dell'inabilitato e il suo curatore,

per esempio.

I negozi giuridici unilaterali si distinguono a loro volta in recettizi e non recettizi, a seconda

se producano effetti solo se il destinatario della dichiarazione viene a conoscenza di essa

oppure no.

Se il negozio giuridico è perfezionato con la dichiarazione di due o piu parti, si ha allora il

• negozio bilaterale (2 parti) o plurilaterale ( più di 2 parti).

In relazione alla funzione, invece, i negozi giuridici:

1) la prima distinzione va fatta tra i negozi mortis causa, come il testamento, i cui effetti

presuppongono la morte di una persona, e i negozi inter vivos (per esempio la vendita)

2) La seconda distinzione è quella tra negozi patrimoniali e apatrimoniali, a seconda se si

riferiscano a interessi economici o meno.

NEGOZI A TITOLO GRATUITO E NEGOZI A TITOLO ONEROSO

I negozi patrimoniali si possono distinguere in negozi a titolo gratuito e negozi a titolo oneroso.

Un negozio è a titolo oneroso quando un soggetto, per acquistare un qualsiasi diritto o beneficio,

accetta anche un sacrificio economico. E' il caso della vendita, dove l'acquirente per acquistare il

possesso e la proprietà del bene, è disposto a pagare un corrispettivo.

Un negozio si dice a titolo gratuito quando un soggetto acquisisce un vantaggio, senza alcun

correlativo sacrificio, come nel caso della donazione.

ELEMENTI DEL NEGOZIO GIURIDICO

Gli elementi del negozio giuridico si distinguono in:

1) Elementi essenziali (detti anche requisiti), senza i quali il negozio è nullo

2) Elementi accidentali, che le parti sono libere di apporre o meno.

Gli elementi essenziali si distinguono in:

generali, se si riferiscono a qualsiasi tipo di contratto (sono quindi elementi essenziali

• generali la volontà, la dichiarazione e la causa)

particolari, se s riferiscono soltanto a un determinato tipo di contratto (per esempio,

• elemento essenziale particolare della vendita è il prezzo)

Anche gli elementi accidentali si distinguono in generali e particolari. Tra quelli generali, vi sono: la

condizione, il termine e il modo. Occorre tener presente che gli elementi accidentali sono elementi

che le parti sono libere di apporre o meno, ma se vengono apposte, incidono sull'efficacia del

negozio e vanno rispettate.

LA DICHIARAZIONE

La volonta del soggetto nei negozi giuridici, si esprime tramite la dichiarazione, che puo essere:

Espressa, se fatta con qualsiasi mezzo verbale o scritto che esponga in maniera palese il

• nostro pensiero ad altri

Tacita, se consiste in un comportamento che fa presupporre implicitamente una

• deteterminata volontà, ed è anche per questo detta "dichiarazione indiretta" o

"comportamento concludente".

Vecchia questione è se il silenzio possa valere come dichiarazione tacita. Ovviamente la

giurisprudenza nega valore al detto "chi tace acconsente", stabilendo che il silenzio puo avere

valore di dichiarazione tacita solo in presenza di altre circostanze che conferiscono al silenzio un

significato univoco.

LA FORMA

Come si è già detto, qualsiasi decisione del soggetto deve essere esternata e vige il principio della

cosiddetta "libertà della forma", ossia ciascuno è libero di manifestare la propria volontà nel modo

che preferisce. Talvolta pero il legislatore avverte la necessità di prescrivere che, per un determinato

atto, vi sia una determinata forma solenne.

Vi sono quindi casi definiti "a forma vincolata", cioè c'è un vincolo, un onere per il dichiarante di

utilizzare la forma richiesta dalla legge, affinchè l'atto sia valido. In tal caso si dice che la forma

richiesta è AD SUBSTANTIAM.

Vi sono altri casi dove il requisito della forma è richiesto solo ai fini processuali, in quanto l'atto, in

caso di divergenza tra le parti, puo essere provato mostrando solo il relativo documento. Questo è il

caso della forma AD PROBATIONEM.

IL BOLLO E LA REGISTRAZIONE

Non sono requisiti di forma nè il bollo nè la registrazione.

Per molti negozi lo Stato impone l'uso della carta bollata, per ragioni fiscali. Acquistando la carta

bollata, infatti, si versa all'Erario l'importo dei valori bollati acquistati. La mancanza del bollo non

comporta la nullità del negozio, ma si incorre in una sanzione pecuniaria.

Anche la registrazione di un atto presso l'ufficio del registro, serve prevalentemente per ragioni

fiscali, in quanto le parti devono pagare un'imposta, in base al valore economico dell'affare.

La registrazione, tra l'altro, è importante in quanto costituisce il mezzo di prova piu diffuso per

verificare la data di una scrittura privata, di fronte a terzi.

LA PUBBLICITA

In molti casi la legge impone l'iscrizione dell'atto in registri, tenuti presso la pubblica

amministrazione, e che chiunque puo consultare. La pubblicazione serve pertanto a dare a terzi la

possibilità di conoscere l'esistenza e il contenuto di un negozio giuridico, ma anche lo stato delle

persone fisiche e le loro vicende relative a nascita, matrimonio,cittadinanza e morte.

Esistono tre tipi di pubblicita:

1) La pubblicità-notizia, che assolve semplicemente la funzione di rendere conoscibile un atto;

l'omissione di questa formalità non provoca la nullità dell'atto, ma si incorre in una sanzione

pecuniaria. Esempio di pubblicita notizia è la pubblicazione matrimoniale, che serve a

rendere noto a terzi l'imminente matrimonio e permette a chiunque ne abbia interesse di fare

le eventuali opposizioni

2) La pubblicita dichiarativa, che serve a rendere opponibile il negozio a terzi. Anche in questo

caso, l'eventuale omissione non comporta la nullità dell'atto, ma si incorre in una sanzione

pecuniaria. Per esempio: Primus vende lo stesso immobile prima a Secundus e poi a Tertius.

Tertius lo ha comprato dopo, ma trascrive per primo il suo titolo di acquisto. A quel punto il

conflitto tra Secundus e Tertius sarà risolto a favore di Tertius, perché anche se lo ha

acquistato dopo, ha trascritto per primo il suo acquisto. Il negozio tra Primus e Secundus

rimarrà comunque valido ed efficace, nel senso che Secundus ormai non potrà piu avere la

proprietà dell'immobile, ma potrà chiedere a Primus il risarcimento dei danni, oltre

ovviamente la restituzione della somma eventualmente gia pagata.

3) La pubblicità costitutiva: questo è l'unico caso in cui, in caso di omissione, non solo il

negozio non si puo opporre a terzi, ma non ha effetto neanche tra le parti. E' il caso della

pubblicità ipotecaria, in cui l'ipoteca si costituisce mediante iscrizione nei registri

immobiliari. Se non vi è iscrizione, l'ipoteca non produce effetti e il negozio è totalemente

nullo.

INFLUENZA DEL TEMPO SULLE VICENDE GIURIDICHE

Il tempo è preso in considerazione dall'ordinamento giuridico sotto vari aspetti.

Importante è, anzitutto, stabilire come i termini devono essere calcolati. A tal proposito l'art. 2963

del codice civile, stabilisce che:

Non si conta il giorno iniziale

• Si computa quello finale

• Il termine scadente il giorno festivo è prorogato al giorno seguente non festivo

• Se il termine è a mese , scade nel giorno corrispondente a quello iniziale (quindi per

• esempio (indipendentemente quindi se il mese sia di 30 o 31 giorni).

Il decorso di un determinato periodo di tempo puo dar luogo all'acquisto o all'estinzione di un

diritto. Se il decorso del tempo serve a far acquistare un diritto, l'istituto che si forma è quello

dell'usucapione, detto anche prescrizione acquisitiva.

Se il decorso del tempo provoca, invece, l'estinzione di un diritto, si formano due istituti: quello

della prescrizione estintiva e quello della decadenza.

PRESCRIZIONE ESTINTIVA

La prescrizione estintiva provoca l'estinzione del diritto soggettivo per effetto dell'inerzia del

titolare del diritto stesso. La prescrizione estintiva è un istituto di ordine pubblico: le sue norme

sono inderogabili e quindi le parti non possono rinunciare preventivamente alla prescrizione oppure

modificarne la durata.

La regola è che tutti i diritti sono soggetti a prescrizione estintiva; ma in realtà sono esclusi i diritti

indisponibili (detti anche imprescrittibili) come quelli derivanti dagli status personali, come ad

esempio la potestà dei genitori sui figli oppure il diritto di proprietà o, ancora, i diritti facoltativi che

si estinguono solo quando e se si estingue il diritto soggettivo.

La prescrizione decorre dal giorno in cui il diritto avrebbe potuto essere esercitato. La prescrizione

non opera se sopraggiunge una causa che possa giustificare l'inerzia. Entrano quindi in gioco i due

istituti della sospensione ed interruzione.

La sospensione è determinata:

o da particolari rapporti intercorrenti tra le parti (è il caso del minore e del genitore)

• o dalla condizione del titolare (es,minore non emancipato)

Le cause della sospensione della prescrizione sono indicate dalla legge e sono tassative, quindi non

è sufficiente un semplice impedimento di fatto per provocare la sospensione della prescrizione.

L'interruzione ha luogo:

o perché il titolare compie un atto che importa l'esercizio del suo diritto e quindi viene meno

• l'inerzia

o perché il soggetto passivo effettua il riconoscimento dell'altrui diritto (come nel caso del

• debitore che promette di pagare appena possibile)

Rispetto alla durata, si distinguono la prescrizione ordinarie e le prescrizioni brevi. La prescrizione

ordinaria matura in 10 anni. Un periodo piu lungo, cioè di 20 anni, è richiesto per l'estinzione dei

diritti reali su cosa altrui, in armonia con il termine per l'usucapione.

Termini piu brevi sono invece richiesti in altri casi:

1) ad esempio, il diritto al risarcimento dei danni extracontrattuali si prescrive in 5 anni, che si

riducono a 2 nel caso di danni derivanti da circolazioni di veicoli

2) in 5 anni, si prescrivono i diritti a prestazioni periodiche (le annualità delle rendite, i

corrispettivi degli affitti, gli interessi, ecc.)

3) Ancora piu breve, cioè annuale, è la prescrizione dei diritti derivanti da alcuni rapporti

commerciali (come per esempio, nel caso della mediazione, del trasporto, della spedizione).

LE PRESCRIZIONI PRESUNTIVE

Discorso a parte va fatto per le prescrizioni presuntive. Mentre la prescrizione estintiva consegue al

mancato esercizio di un diritto per un certo periodo di tempo, le prescrizioni presuntive si fondano

sulla presunzione che un determinato credito sia stato pagato o che comunque sia estinto per effetto

di qualche altra causa.

L'istituto della prescrizione presuntiva si basa quindi sulla considerazione che vi sono rapporti della

vita quotidiana nei quali l'estinzione del debito avviene contestualmente all'esecuzione della

prestazione. Quindi non è che il debito si estingue, ma si presume che si sia estinto. Per questo

motivo il debitore, trascorso un certo periodo di tempo, è esonerato dall'onere di fornire in giudizio

la prova dell'avvenuta estinzione del credito. Spetterà al creditore dimostrare che la prestazione non

è stata eseguita.

Il creditore, il quale abbia lasciato trascorrere l'intero periodo di prescrizione, puo cercare di

vincerla:

1) o ottenendo una confessione dal debitore o il riconoscimento che l'obbligazione è ancora

esistente

2) o deferendo alla parte debitrice un giuramento decisorio, ossia invitandola a confessare sotto

giuramento che l'obbligazione è davvero estinta

LA DECADENZA

Il fondamento della prescrizione è l'inerzia del titolare.

Alla base della decadenza, invece, sta esclusivamente la fissazione di un termine entro il quale il

titolare del diritto puo compiere una determinata attività. Ad esempio, la legge concede il potere di

impugnare una sentenza, ma entro un breve termine. Trascorso questo termine, si decade dal diritto

di proporre l'impugnativa.

La decadenza puo quindi essere impedita solo dall'esercizio del diritto. Con l'esercizio del diritto,

infatti, viene meno la stessa ragione d'essere della decadenza, perché l'onere è soddisfatto.

IL RAPPORTO OBBLIGATORIO

Con il termine obbligazione si intende il rapporto tra due soggetti (soggetto passivo: debitore;

soggetto attivo: creditore), in forza del quale il debitore è tenuto, nei confronti del secondo, ad una

determinata prestazioe.

Al debitore fa quindi capo una determinata obbligazione, al creditore fa capo il correlativo "diritto

di credito".

Il diritto del creditore è un diritto relativo , in quanto puo essere fatto valere solo nei confronti del

debitore, e non erga omnes (cioe nei confronti di tutti).

Una distinzione va fatta tra i diritti di credito e i diritti reali:

Il diritto di credito è un diritto nei confronti di un soggetto obbligato a una determinata

• prestazione

Il diritto reale è un diritto sulla COSA, caratterizzato dai connotati dell'assolutezza e

• immediatezza e quindi non è un diritto relativo come quello di credito, bensi un diritto erga

omnes, ossia puo essere fatto valere contro chiunque.

La giuridicità del vincolo del debitore è sanzionata soltanto con una "responsabilità patrimoniale"

(art 2740) in base alla quale il debitore risponde dell'inadempimento delle obbligazioni con tutti i

suoi beni, presenti e futuri. Se il creditore ha il diritto al pagamento di una somma di denaro, tramite

l'esecuzione forzata, potra conseguire quanto aveva diritto a conseguire con l'esecuzione spontanea

da parte del debitore.

FONTI DELLE OBBLIGAZIONI

Come indicato dall'art 1173 del codice civile, le obbligazioni possono sorgere da:

Contratti

• Fatti illeciti

• Ogni altro atto o fatto idoneo a produrre obbligazioni

Queste fattispecie si dicono fonti delle obbligazioni.

L'OBBLIGAZIONE NATURALE

Alla nozione di obbligazione civile (quella analizzata finora) si contrappone la nozione di

obbligazione naturale, che si ha allorquando una determinata prestazione è dovuta non in forza di

una delle fonti delle obbligazioni, bensì in esecuzione di un dovere sociale o morale.

Il debitore, a differenza dell'obbligazione civile, non è giuridicamente obbligato ad eseguire la

prestazione oggetto di obbligazione naturale, ma se la esegue non puo chiederne la restituzione.

Questo effetto si chiama "soluti retentio", ma richiede il concorso di alcuni presuppposti:

Innanzitutto la spontaneità dell'esecuzione, cioè che la prestazione sia eseguita senza

• coazione (quindi per esempio, non vi è spontaneità nel caso in cui pago per effetto di

minaccia)

La capacità del soggetto che esegue la prestazione

• La proporzionalità tra la prestazione eseguita, da un lato, e i mezzi di cui l'adempiente

• dispone e l'interesse da soddisfare, dall'altro lato.

GLI ELEMENTI DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

Perché sussista un rapporto obbligatorio è indispensabile la presenza di almeno 2 soggetti (debitore

e creditore), ma è possibile che l'obbligazione faccia capo ad una pluralità di soggetti, si parla allora

di obbligazione plurisoggettiva.

Questa ipotesi ricorre in caso di:

Obbligazione solidale

• Obbligazione parziaria

L'obbligazione solidale si ha quando:

1) ciascuno dei piu debitori è obbligato ad efettuare, a favore dell'unico creditore, l'intera

prestazione e l'esecuzione di questa, da parte di uno di essi, ha effetto liberatorio per tutti gli

altri: obbligazione solidale passiva

2) oppure quando ciascuno dei piu creditori ha diritto, nei confronti dell'unico debitore,

all'intera prestazione e l'esecuzione fatta a favore di uno di questi creditori, estingue l'intera

obbligazione: obbligazione solidale attiva

L'obbligazione parziaria si ha allorquando:

1) ciascuno dei piu debitori è tenuto ad eseguire una parte soltanto dell'unitaria prestazione,

mentre la restante parte deve essere eseguita da ciascuno per la sua parte, dagli altri debitori:

obbligazione parziaria passiva

2) ciascuno dei piu creditori ha diritto ad una parte soltanto della prestazione, mentre la

restante parte della medesima prestazione deve essere eseguita a favore singolarmente degli

altri, per la quota di rispettiva spettanza: obbligazione parziaria passiva

LE OBBLIGAZIONI SOLIDALI

Riguardo l'obbligazione solidale passiva:

Nei rapporti esterni (cioè quello tra creditore e debitore), valgono vari principi:

• 1) Il creditore, per ottenere l'intera prestazione, puo rivolgersi ad uno qualsiasi dei debitori e

quello non potrà esimersi dall'adempimento integrale, a meno che non sia previsto a suo

favore il cd.beneficio di escussione: solo in questo caso, il creditore ha l'onere di procedere

nei confronti di un altro condebitore.

2) L'adempimento della prestazione da parte di un debitore libera anche tutti gli altri

condebitori

3) La costituzione in mora di un condebitore non vale anche per gli altri

4) Il condebitore a cui è stata richiesta l'esecuzione della prestazione puo opporre al

creditore le cd.eccezioni comuni (es.invalidità,estinzione,ecc.), ma non le eccezioni

personali altrui

5) Gli atti con i quali il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei condebitori

hanno effetto anche verso gli altri

6) La rinuncia alla solidarietà del creditore a favore di uno dei condebitori non incide sulla

natura solidale dell'obbligazione degli altri condebitori

Nei rapporti interni (tra gli stessi condebitori) valgono invece questi principi:

• 1) Il carico della prestazione si divide tra i condebitori in parti uguali

2) Se uno dei condebitori solidali ha corrisposto al creditore l'intera prestazione ha diritto di

richiedere agli altri la "parte di rispettiva competenza": questa richiesta che il condebitore fa

agli altri si chiama "azione di regresso".

3) Nell'ipotesi in cu uno o piu degli altri condebitori in via di regresso risulti insolvente, la

perdita si ripartisce fra gli altri condebitori.

LA PRESTAZIONE

La prestazione cui è tenuto il debitore deve:

1) possedere il cd.requisito della patrimonialità della prestazione, deve cioè essere suscettibile

di valutazione economica

2) rispondere ad un interesse (patrimoniale o non) del creditore

In relazione al tipo di prestazione dovuta, le obbligazioni si distinguono a seconda che la cosa

consista:

In un DARE, cioe il trasferimento di un diritto su un bene oppure la consegna di una cosa;

• se il bene è specifico (per esempio, un determinato quadro) si parla di obbligazione

specifica; altrimenti di obbligazione generica

In un FACERE, cioè nel compimento di una determinata attività materiale (come la

• costruzione di un edificio) o giuridica (come la stipulazione di un contratto)

In un NON FACERE, cioè nell'osservanza di una condotta omissiva. In tal caso di parla di

• obbligazione negativa.

In relazione al contenuto dell'obbligazione (tra quelle di facere), si distinguono:

Le "obbligazioni di mezzi", in cui il debitore è tenuto a svolgere una determinata attività

• senza garantire che il creditore abbia il risultato sperato (si pensi ad esempio al medico che

ha il dovere di curare il malato, ma puo succedere che il malato non riesca a guarire)

Le "obbligazioni di risultato", in cui il debitore è tenuto a realizzare un determinato risultato.

• Il risultato sperato fa parte della prestazione dovuta.

La prestazione si puo ancora distinguere in:

Fungibile, se per il creditore non sono rilevanti nè l'identità nè la qualità personali di chi la

• esegue (per esempio, nelle obbligazioni di dare una somma di denaro)

Infungibile, nel caso contrario (per esempio nell'obbligazione di un determinato tenore di

• cantare ad un teatro)

L'OGGETTO

Oggetto dell'obbligazione è la prestazione dovuta. Nelle obbligazioni di dare si distinguono

le obbligazioni generiche e le obbligazioni specifiche.

L'art 1178 cc dispone che in caso di obbligazione generica, il debitore deve prestare cose di qualità

non inferiori alla media. Inoltre, se si perviene all'individuazione della res (ad esempi, un numero

specifico di bottiglie o qualsiasi altra cosa), la prestazione da "generica" diventa "specifica", perché

è stato determinato e specificato il bene.

LE OBBLIGAZIONI PECUNIARIE

La maggior parte delle obbligazioni consistono nel dare una somma di denaro al creditore. Questo

tipo di obbligazioni vengono chiamate, appunto, pecuniarie.

I debiti pecuniari vanno estinti mediante moneta avente corso legale nello Stato al tempo del

pagamento (art. 1277). Se il debito penuniario è espresso in moneta estera, il debitore puo pagare

con la sua moneta nazionale, al corso del cambio nel giorno della scadenza dell'obbligazione. A

meno che il pagamento non debba essere fatto con la moneta estera, in base alla decisione del

creditore.

Le obbligazioni pecuniarie possono essere estinte o con la moneta (con importi inferiori a 999 €)

oppure tramite qualsiasi altro mezzo di pagamento (assegno,bonifico,ecc.)

Relativamente alla moneta, si puo dire che essa abbia un doppio valore

Possiede un valore nominale, cioe il suo valore numerico

• Un valore reale (cioè il suo potere di acquisto)

Il valore reale tende a variare nel tempo, soprattutto vediamo che il potere di acqusto della moneta

tende sempre a diminuire, ma nelle obbligazioni vale il principio nominalistico: il debitore,cioè, si

libera pagando la medesima quantità di pezzi monetari inizialmente fissata, indipendentemente

quindi dal fatto che il potere di acquisto del denaro sia piu o meno diminuito.

Questa è la regola generale, anche se talvolta le parti possono preventivamente concordare delle cd.

"clausole di indicizzazione", per tutelarsi contro le oscillazioni del valore della moneta.

GLI INTERESSI

Gli interessi hanno carattere accessorio delle obbligazioni pecuniarie.

Quanto alla fonte, gli interessi si distinguono in legali, se dovuti in forza di una previsione di legge,

oppure convenzionali, se dovuti in forza di un accordo tra debitore e creditore.

Quanto alla funzione, invece, gli interessi si distinguono in:

Corrispettivi, che sono quelli dovuti al creditore sui capitali concessi a mutuo o comunque

• lasciati nella disponibilità di un terzo. Essi rappresentano una sorta di "corrispettivo" per il

godimento che il debitore ha del denaro del creditore (e come tali, vengono considerati

"frutti civili")

Compensativi, che rappresentano una sorta di rimborso del danno che il creditore ha

• sofferto per il mancato e tempestivo adempimento della prestazione dovutagli

Moratori, che sono dovuti dal debitore costituito in mora.

L'ESTINZIONE DELL'OBBLIGAZIONE

L'obbligazione è un rapporto destinato ad estinguersi. Solitamente si estingue con

l'adempimento,ossia con l'effettuazione della prestazione dovuta. Benchè l'obbligazione non venga

adempiuta, il rapporto si estingue ugualmente:

O con la morte del debitore, quando si tratta di prestazioni infungibili

• Oppure in caso di:

• 1) compensazione

2) confusione

3) novazione

4) remissione

5) impossibilità sopravvenuta

L'adempimento consiste nell'esatta realizzazione della prestazione.

Siccome il debitore è tenuto ad adempiere esattamente la prestazione dovuta, il creditore può, se

vuole, rifiutare un pagamento parziale. Per lungo tempo, il creditore ha avuto la facoltà di

richiedere, anche giudizialmente, un adempimento parziale, con riserva di agire successivamente

per il residuo. Ma la Suprema Corte ha dichiarato recentemente che il richiedere giudizialmente un

adempimento parziale è illegittimo.

Il debitore, quando adempie alla prestazione, puo chiedere al creditore una "quietanza" ossia una

dichiarazione scritta di natura confessoria, in cui il creditore attesta di aver ricevuto l'adempimento.

Per quel che riguarda il destinatario dell'obbligazione, il codice prevede che il debitore effettui il

pagamento direttamente al creditore oppure ad una persona che questo ha legittimato a ricevere il

pagamento, detto anche indicatario o delegatario.

Se il debitore paga ad una persona non legittimata a ricevere il pagamento, non si libera

dall'obbligazione. Ma si libera, se paga in buona fede ad una persona che, in base a circostanze

univoche, appare essere il creditore. A quel punto, il vero creditore è tenuto alla restituzione da parte

del creditore apparente.

Il luogo dell'adempimento è stabilito solitamente nel titolo costitutivo del rapporto oppure si

rimanda agli usi e alla natura della prestazione. Tuttavia, nel caso in cui non sia specificato, valgono

alcune regole suppletive:

1) L'obbligazione di consegnare una determinata cosa va adempiuta nel luogo in cui si trova

quella cosa

2) L'obbligazione di pagare una somma di denaro va adempiuta al domicilio del creditore

3) In tutti gli altri casi l'obbligazione va adempiuta al domicilio del debitore

Per quanto riguarda il tempo dell'adempimento, si deve osservare che:

1) Se l'obbligazione è ad esecuzione continuata o periodica occorre determinare il momento

iniziale e quello finale della prestazione

2) Se l'obbligazione è ad esecuzione istantanea occorre determinare il dies solutionis (il giorno

esatto dell'adempimento)

Quando è fissato un termine si presume che esso sia a favore del debitore, quindi il creditore non

può esigere la prestazione prima del termine fissato, anche se il debitore puo eseguirla anche prima

della scadenza ---> si parla allora di prestazione non esigibile, ma eseguibile

Il termine puo anche essere a favore del creditore: si parla allora di prestazione esigibile ma

ineseguibile, perché il creditore può pretendere il pagamento anche prima della scadenza, mentre il

debitore non può validamente offrire l'esecuzione della prestazione prima del termine

Vi è un terzo caso, dove il termine è a favore di entrambi: in tal caso nè il creditore nè il debitore

possono pretendere di eseguire o ottenere la prestazione prima della scadenza ---> prestazione

ineseguibile ed inesigibile

Il debitore decade dal termine a suo favore qualora sia diventato insolvente o abbia diminuito le

garanzie che aveva dato. Qualora, invece, il titolo non prevede nulla relativamente al tempo

dell'adempimento, la regola generale è che il creditore possa pretendere immediatamente il

pagamento, in base al principio della cd "Immediata esigibilità della prestazione".

ADEMPIMENTO DEL TERZO

Quando la prestazione è infungibile (ad esempio nel caso di uno specifico attore scritturato per un

programma) il creditore puo legittimamente rifiutare la prestazione che il debitore gli propone di far

eseguire da un suo sostituto.

Ma nel caso di prestazione fungibile, questo non puo accadere: il creditore NON può

legittimamente rigiutare la prestazione offertagli dal terzo. L'eventuale rifiuto puo comportare le

tipiche conseguenze della mora accipiendi.

IMPUTAZIONE DEL PAGAMENTO

Se una persona ha piu debiti dello stesso tipo verso la stessa persona, quando fa un pagamento

parziale puo essere importante stabilire quale debito è estinto.

L'art 1193 al comma 1, riconosce al debitore la facoltà di specificare, quando paga, quale debito

intende soddisfare. In ogni caso, salvo diversi accordi tra le parti, i pagamenti parziali vanno

imputati prima agli interessi e poi al capitale.

In mancanza di imputazione fatta dal solvens, il pagamento deve essere imputato al debito scaduto.

Tra piu debiti scaduti, a quello meno garantito. Tra piu debiti egualmente garantiti, a quello piu

oneroso per il debitore. Tra piu debiti egualmente onerosi, al piu antico.

IL PAGAMENTO CON SURROGAZIONE

Il pagamento puo anche dar luogo alla sostituzione (surrogazione) del creditore con un altro

creditore. In questo caso il debito non si estingue, ma semplicemente cambia direzione perchè si

verifica una "successione nel lato attivo del rapporto".

La differenza tra surrogazione e cessione del credito e delegazione attiva sta in questo:

La surrogazione suppone che l'obbligazione sia adempiuta

• La cessione del credito e la delegazione attiva suppongono,invece, che non si sia ancora

• verificata.

La surrogazione puo avvenire:

Per volontà del creditore che, ricevendo il pagamento, puo dichiarare espressamente di

• volerlo far subentrare nei propri diritti verso il debitore

Per volontà del debitore che, prendendo a mutuo una somma di denaro al fine di pagare il

• debito, puo surrogare il mutuante nella posizione del creditore

Per volontà della legge, in caso di surrogazione legale in casi previsti dalla legge medesima.

LA PRESTAZIONE IN LUOGO DI ADEMPIMENTO

Il creditore, avendo diritto all'esatta prestazione, puo legittimamente rifiutare una prestazione

diversa da quella iniziale, anche se si tratta di prestazione avente valore eguale o addirittura

superiore. Il creditore tuttavia se vuole puo accettare una prestazione diversa da quella dovuta.

LA COOPERAZIONE DEL CREDITORE NELL'ADEMPIMENTO E LA MORA CREDENDI

Ovviamente per la realizzazione dell'adempimento, il debitore ha bisogno della cooperazione del

creditore (per esempio, la consegna di una cosa non si puo effettuare, se il creditore non è disposto a

riceverla). Puo accadere però che il creditore, per un motivo o l'altro, puo avere l'interesse contrario,

cioè a non ricevere la prestazione (ad esempio per una questione di interessi)

Quindi, qualora senza legittimo motivo il creditore rifiuti di ricevere l'adempimento del debitore, il

creditore viene costituito in mora (cd.mora credendi o accipiendi), se il debitore gli faccia offerta

della prestazione.

L'offerta consiste nella dichiarazione del debitore di volersi liberare dall'obbligazione e può essere:

Solenne o formale, quando è compiuta da pubblico ufficiale. In tal caso:

• 1) Se l'oggetto dell'obbligazione è una somma di denaro o cose mobili da consegnare al

domicilio del creditore, il pubblico ufficiale porta con sè i beni al creditore ("offerta reale")

2) Se l'oggetto della prestazione è diverso (ad esempio, l'inquilino che alla scadenza del

contratto vuole lasciare l'immobile), allora l'offerta si fa per intimazione mediante atto

notificato al creditore.

Secondo gli usi, con la differenza che gli effetti della mora si verificano non dal giorno

• dell'offerta, ma da quello del deposito delle cose dovute.

In ogni caso, perché il debitore ottenga la liberazione dall'obbligazione è necessario il deposito della

cosa dovuta, nel caso di beni mobili; altrimenti, è necessaria la consegna dei beni, se immobili, al

sequestratario nominato dal giudice.

Se l'offerta e il deposito del bene mobile non vengono accettate dal creditore, allora è necessario far

seguire un giudizio che si chiama "giudizio di convalida dell'offerta formale"

MODI DI ESTINZIONE DIVERSI DALL'ADEMPIMENTO

Compensazione

Quando un soggetto è debitore e creditore in diversi rapporti, nei confronti del medesimo soggetto, i

due rapporti possono estinguersi mediante "compensazione".

Ad esempio, nell'ipotesi in cui Tizio è creditore nei confronti dell' INPS per la pensione di inabilità

e allo stesso tempo è debitore per aver percepito somme non dovuute, i due rapporti si estinguono.

Alcuni crediti comunque esigono che la prestazione sia ugualmente eseguita e dunque non possono

essere oggetto di compensazione. Sono indicate nell'art 1246 e la piu importante di tutte è il credito

degli alimenti (infatti se un soggetto ha un debito nei confronti dell'alimentante, ha diritto

ugualmente a ricevere il credito degli alimenti)

La legge prevede tre tipi di compensazione:

1) Compensazione legale: si ha allorquando i crediti reciproci tra le parti presentino i caratteri

* dell'omogeneità, cioè i due crediti devono avere entrambi per oggetto o una somma di

denaro o una quantità di cose fungibili (es, Tizio deve a Caio 100 € e Caio deve a Tizio 50 €)

* dell'esigibilità, i due crediti devono essere entrambi suscettibili di richiesta di immediato

adempimento da parte del creditore

Affinche operi la compensazione legale il giudice non puo rilevarla d'ufficio, ma una delle due parti

deve eccepirla in giudizio. I debiti si estinguono non dal giorno della sentenza, ma dal momento

della loro coesistenza, per effetto della legge: per questo si dice legale.

2) Compensazione giudiziale: si ha allorquando nel corso di un giudizio sia invocato un

credito liquido ed esigibile e l'altra parte opponga un controcredito esigibile ma non

ancora liquido. Il giudice puo allora dichiarare l'estinzione dei due debiti fno alla

quantità corrispondente

3) Compensazione volontaria: si ha allorquando le parti, di comune accordo, rinunciano in

tutto o in parte ai rispettivi crediti

LA CONFUSIONE

Qualora le qualità di debitore e creditore vengono a a trovarsi riunite nella stessa persona (per

esempio, perchè il creditore diventa erede del debitore o viceversa), l'obbligazione si estingue per

"confusione".

LA NOVAZIONE

La novazione è un contratto col quale i soggetti di un rapporto obbligatorio sostituiscono un nuovo

rapporto a quello originario.

Si distingue tra:

Novazione soggettiva, quando la sostituzione riguarda la persone del debitore che quindi

• viene liberata

Novazione oggettiva, quando la sostituzione riguarda o l'oggetto (dovevo denaro e invece,

• d'accordo col creditore, stabilisco che dovrò corrispondere una determinata quantità di

grano) oppure il titolo (dovevo una somma di denaro a titolo di prezzo per una cosa e invece

stabiliamo che devo la stessa somma a titolo di mutuo).

Perché si abbia novazione oggettiva, devono concorrere due presupposti:

1) uno oggettivo, consistente nella modificazione sostanziale dell'oggetto della prestazione o

del titolo (cd aliquid novi)

2) uno soggettivo, consistente nella comune inequivoca volontà di estinguere l'obbligazione

precedente (cd.animus novandi)

LA REMISSIONE

La remissione consiste in un negozio unilaterale recettizio in forza del quale il creditore rinuncia

parzialmente o totalmente al proprio credito.

Dalla remissione si deve distinguere il cd "pactum de non petendo", la remissione infatti estingue

oggettivamente il credito. Con il pactum de non petendo, invece, il creditore si obbliga a non

chiedere l'adempimento prima di una certa data.

Quindi:

Mentre la remissione, operando oggettivamente, fa cadere le garanzie del credito e, se si

• tratta di obbligazioni solidali, libera tutti gli altri debitori

Nell'ipotesi di pactum de non petendo, ciò non avviene. Il creditore conserva le garanzie e,

• nelle obbligazioni solidali, puo sempre agire verso gli altri. E' tenuto a non rivolgersi solo al

debitore con cui ha fatto il pactum de non petendo.

IMPOSSIBILITA SOPRAVVENUTA

L'impossibilità originaria della prestazione impedisce il sorgere del rapporto obbligatorio.

L'impossibilità sopravvenuta nasce successivamente e determina l'estinzione del rapporto quando

dipende da cause non imputabili al debitore.

Per "impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore" si intende quindi quella situazione

impeditiva dell'adempimento, non prevedibile al momento del sorgere del rapporto obbligatorio.

Perchè si abbia impossibilità sopravvenuta non è sufficiente nè una maggiore difficoltà della

prestazione nè un maggiore onerosità.

[Quindi l'obbligazione di un vettore di consegnare un merce non si estingue solo perché vi è

un'interruzione improvvisa della strada e questa interruzione lo costringe ad un percorso piu lungo,

con conseguenti maggiori oneri per il carburante]

Allo stesso tempo non è necessaria:

1) nè un'impossibilità assoluta (detta anche materiale o naturale), per tale intendendosi quella

situazione impeditiva dovuta a un fatto naturale (per esempio, la morte del cavallo che

dovevo consegnare)

2) nè un'impossibilità cd.oggettiva, per tale intendendosi quella situazione impeditiva che

concerne la prestazione in sè, non la persona del debitore o la sua sfera economica (quindi,

ad esempio, l'obbligazione del tenore si estingue per impossibilità sopravvenuta se l'artista è

colpito da un abbassamento di voce)

3) nè è necessrio che la situazione impeditiva sia non imputabile al debitore a titolo di colpa o

dolo

Quindi in definitiva possiamo dire che è solo necessario che la situazione sopravvenuta sia tale da

non poter essere superata con lo sforzo diligente cui il debitore è tenuto.

Ai fini dell'estinzione dell'obbligazione occorre peraltro distinguere tra:

Impossibilità definitiva, per tale intendendosi quella determinata da un impedimento

• irreversibile e che estingue automaticamente l'obbligazione

Impossibilità temporanea, per tale intendendosi quella determinata da una situazione

• impeditiva transitoria che determina l'estinzione dell'obbligazione, se perdura fino a quando

il debitore non puo piu essere ritenuto obbligato ad eseguire la prestazione o se il creditore

non ha piu interesse a conseguirla

Diversamente l'impossibilità temporanea esonera semplicemente il debitore dalla responsabilità per

il ritardo nell'adempimento.

Occorre inoltre distinguere tra:

Impossibilità totale, per tale intendendosi quella che preclude integralmente il

• soddisfacimento dell'interesse creditorio (per esempio, la revoca del permesso di costruire)

Impossibilità parziale, per tale intendendosi quella che preclude solo in parte il

• soddisfacimento dell'interesse creditorio (per esempio, la revoca del permesso di costruire

un immobile a 5 piani, ma il rilascio del permesso per la costruzione di un immobile a 3

piani)

L'INADEMPIMENTO

Il debitore è tenuto ad eseguire esattamente la prestazione dovuta: se non lo fa, incorre

nell'inadempimento. Di regola è necessario che perchè si abbia inadempimento, deve maturare il

tempo dell'adempimento.

Ma talvolta puo aversi inadempimento anche ancora prima che sia scaduto il termine: cio accade ad

esempio quando il debitore non abbia svolto le attività preparatorie o quando abbia dichiarato che

non sarà in grado, alla scadenza, di svolgere la prestazione.

L'inadempimento puo essere:

Totale, qundo la prestazione è mancata interamente

• Parziale, quando ne è stata eseguita una parte soltanto (cd.adempimento inesatto)

Inoltre l'inadempimento puo ancora distinguersi tra:


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danpal9

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danpal9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Palmeri Giuseppa.

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