Studi strategici
Frequentanti
- Manuale di studi strategici (nuova edizione)
- Appunti
- Letture capitoli di libri
Esame composto da: seminari su aree tematiche (votazione -1, +2), colloqui orali, prova scritta con 5 domande sulla I parte del corso
Non frequentanti
- Manuale di studi strategici
- Tecnologia militare e guerra
- Sicurezza globale
Esame scritto
Struttura dell'esame
02.10.2017 Film: diritto di uccidere
Temi classici dello studio strategico.
- Ponderare l’imprevedibile (il caso è il problema)
- Rapporto fra civili e militari (chi comanda?)
- Che cosa sono gli studi strategici?
- Chi ha la responsabilità di attaccare?
- Quale scelta è eticamente migliore?
Strategia + storia disciplina + sicurezza (incolumità soggetti fisici e giuridici)
Studio della guerra
- Sempre costante ma diversa, perché? Guerre distruttive vs guerre pacifiche
Il pensiero strategico occidentale I
Il pensiero strategico occidentale II
- Pensiero classico, Tucidide, Macchiavelli, Napoleone / Clausewitz, ‘800, sistematizzazione
Le dimensioni della strategia
- Si sviluppa in modo diverso a seconda degli ambiti / terra, mare, aria
Temi dei seminari (i problemi di sicurezza attuali)
- Terrorismo, terroristi e lo studio del fenomeno (perché una persona diventa terrorista?), meccanismo sociale
- Guerre civili e intervento umanitario (fase di intervento – se c’è guerra civile si può intervenire all’esterno, quali sono le ragioni per cui intervenire, quali sono le circostanze? Dibattito politico, meno questioni operative / se la guerra civile finisce come si fa a ricostruire la situazione?)
- Armi e tecnologia: dai droni al cyberwarfare
- Le compagnie private di sicurezza (qualcuno che lavora per o affianco degli stati); chi è che comanda? Capo azienda, comandante militare, marescialli esercito condannati, civili liberi – fanno le stesse cose) – es Abu Grahib, tortura prigionieri. Se lo stato da outsourcing deve guadagnarci e fa sì che ci sia controllo.
- Proliferazione nucleare e disarmo (20 anni di dibattito)
03.10.2017
James Mattis: segretario alla difesa americano, militare, anche se solitamente il ruolo è ricoperto da un civile.
Concetto di strategia
Il concetto di strategia, soprattutto quella militare, implica una preparazione anche su altri temi (sociali o politici – es. Afghanistan 2001). Cosa significa strategia? Si applica in ambiti diversi (sport, business). Alla base c’è un obiettivo da raggiungere con mezzi o strumenti. Un aspetto importante è la pianificazione, altrettanto importante è però l’elemento conflittuale. L’obiettivo che ci si pone è incompatibile con quello di qualcun altro. Lo scopo è imporre la propria volontà su qualcuno.
Natura duale della strategia
- Conflittuale, la strategia è un’arte pratica, cioè non significa applicare una programmazione nel noto, ma su un altro soggetto, che essendo strategico quanto noi tenterà di mettere in atto contromisure. Quindi gli obiettivi non sono prevedibili. Nel campo militare c’è arte perché si cerca un risultato, il cui esito è sempre incerto: possiamo conoscere i mezzi, pianificare, ma non è mai ovvio chi vince (es. quelli più deboli che non demordono). Non sapremo mai se il fine è raggiungibile, perché c’è il caso e la razionalità, che non è sinottica. Il caso è un fattore imponderabile.
- Scienza e pianificazione. L’attrito che l’avverso pone è un altro ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo (es. esercito meno armato che non si arrende). La pianificazione strategica è sempre suscettibile al caso. La strategia è però soggetta a pianificazione (scienza), bisogna essere sicuri che sul campo ci sia ciò che serve, un’organizzazione politica e militare. Qua la strategia richiede di prevedere ciò che succederà nei prossimi 20 anni. Richiede di prevedere ciò che non è prevedibile.
Dimensioni della strategia
Sono quindi due dimensioni convergenti. La strategia è la combinazione di mezzi e fini in una relazione dialettica conflittuale (entrambi vogliono vincere, ma solo uno può) = definizione ampia. La strategia ha una duplice natura, politica e militare, duale, una dimensione rappresentata dal primato della politica, che decide gli obiettivi finali e i mezzi. C’è un’altra visione altrettanto forte, quella delle armi, in guerra è la necessità che ha il sopravvento. Il primato delle armi e della politica si scontrano in due persone. C’è un attrito ineliminabile, presente in tutti i sistemi, e ha avuto massima espressione negli studi sulla guerra (cause profonde, gli effetti delle singole e come vengono combattute).
Le dimensioni della strategia: orizzontale e verticale
- Orizzontale: data da reciprocità, non ci sono caso o fatto come elemento della strategia, ma anche paradosso su come funziona (le strategie funzionano solo una volta) – es Blitzkrieg, in 2 anni l’avanzata tedesca si ferma, perché si capisce il vantaggio dottrinale della Panzerdivision.
- Verticale: si può organizzare in una sorta di scala gerarchica su 5 livelli:
| Livelli | Organi responsabili | Strumenti |
|---|---|---|
| Governo, Parlamento | Economici, demografici, struttura industriale | Politica (fine ultimo stato) |
| Grande strategia | Governo | Economici, demografici, struttura industriale |
| Postura militare | Strategia | Stato Maggiore Difesa |
| Arte operativa | Comando di Corpo | Sistemi complessi, logistica |
| Armi e soldati Tattica – org. forze sul campo | Capi Reggimento |
La Grande Strategia è un mezzo rispetto al fine (relazioni dello stato con l’estero). Stabilisce chi sono i nemici e gli amici, come si fa a garantire la propria difesa e sicurezza. Deve indicare in che modo le forze armate offrono sicurezza (dialettica cooperativa fra mezzi e fini). Cosa deve fare per arrivare ai propri obiettivi?
Es. USA, National Security Strategy / UE, Strategia globale di sicurezza Ue L’obiettivo può essere quello di proiettare stabilità. Se si deve combattere, quali sono gli strumenti? Strategia, Arte operativa + Tattica = dove e come vincere.
IIGM = come fare a combattere il nemico mondiale / obiettivo = vincere su tutti i territori, vincere su ogni teatro (qui entra in gioco l’arte operativa)
Diverse dimensioni della strategia
- Geografica (terra, mare, aria, spazio, cyberspazio)
- Funzionale
- Sociale (cultura strategica, chi pianifica la strategia non deve solo pensare a che armi usare): insieme di credenze, valori, tutto tranne che materiale, predisposizione condivisa a livello di élite che riguarda le modalità e l’uso della forza (es Iraq vs Paesi scandinavi) – o ITA = portatori di pace in ogni missione, definita sempre umanitaria (regole di ingaggio simili ai peacekeepers, ma il campo era diverso, di peacemaking – errore strategico lampante) vs USA= guerra tollerata. Il problema si presenta in modo omologo ogni volta che la cultura influenza la pianificazione; quindi come viene percepito l’uso della forza dai leader e dall’opinione pubblica.
- Logistica: avere disponibili tutti i mezzi necessari. Dipende da tanti fattori, dall’organizzazione militare, burocrazia (che può essere efficace), che si basa su prassi e regole per togliere dubbi. L’organizzazione militare è particolarmente statica e rigida. Il vantaggio della burocrazia è eliminare l’incertezza, creando una road map (military planning)
- Tecnologica: tecnologia militare basata sulla concorrenza militare (armi pari, chi ne ha di più o migliori vince, inventare armi nuove e più forti rispetto alle precedenti, vantaggio quantitativo e qualitativo). I militari hanno incentivo ad agire, qualitativamente o quantitativamente in modo diverso. Ci sono stati che inventano armi o sistemi radar nuovi (poi seguiti da altri stati).
Il principio di fondo della strategia è banale, ma non è semplice se si aggiungono le diverse variabili.
Storia della disciplina
Origini. Inizialmente è legata solo ai militari, nata dopo la IIGM, a Washington (Pentagono), Princeton e Yale (ambienti universitari in cui vengono fondati centri di ricerca e formazione sulla strategia).
Esempi di esponenti della disciplina
- Kissinger = storico
- Shelling = economista, famoso per la teoria dei giochi
- Brodie = politologo
- Wholestetter = matematico
Tecnostruttura burocratica militare = compenetrazione fra università, centri di ricerca ed esercito (triangolo di ferro).
Es. bipolarismo. Perché c’è? Come gestire l’URSS? Si opta per:
- Strategia di contenimento, si decide di non attaccare
- Armi nucleari e missili ICBM (fine IIGM) – come si usa l’arma nucleare? Questa ha cambiato le forze armate, l’esercito deve imparare come fare a non combattere (tema deterrenza)
- Democrazia in USA, bisogno di spiegare proprie decisioni all’opinione pubblica
05.10.2017
Strategia
Strategia = politica di difesa degli stati, anche se obiettivi dati agli strateghi vengono dati a livello politico. La dimensione militare è importante.
Dopo la IIGM, la disciplina si apre ai civili (accademici e analisti). Le finalità delle discipline sono pratiche (chiare), cioè spiegare ai politici e ai militari che cosa fare delle armi nucleari. L’evoluzione degli studi strategici in 40 anni rivoluzioni il suo pensiero, per cui possiamo dividere gli studi in 2 periodi fondamentali:
- Durante la GF
- Dopo la GF
Durante la GF c’è produzione accademica coerente, alcuni temi sono oggetto di analisi per tutti gli strateghi, le convinzioni condivise. Post GF = c’è una rivoluzione nella disciplina.
Inoltre gli studi strategici non sono divisi dalle relazioni internazionali, anzi sono considerati una loro sottocategoria. C’è un rapporto simbiotico. Le RI hanno avuto impatto sulle scelte strategiche.
Studi strategici e guerra fredda
Principio di deterrenza: la minaccia della violenza finalizzata all’evitare un’azione. Ci può essere anche minaccia per costringere ad azione (in quel caso si parla di coercizione).
La deterrenza può avvenire in due modi (distribuzione analitica):
- Per punizione, principio: l’attore su cui si esercita deve subire un costo (costo vs benefici) – es deterrenza nucleare (oggi USA vs NK)
- Per negazione, principio: si cerca di impedire, difendendo, prevenendo, l’azione (principi chiave NATO oggi, deterrenza vs Russia – presenza militare negli stati Baltici per impedire azione)
La deterrenza funziona imponendo dei costi presenti e futuri. Che tipo di punizione viene imposta, qual è il prezzo?
Due sono i tipi di obiettivi:
- Counter force, si colpiscono gli obiettivi militari - strategia diretta –; all’attacco nucleare si risponde bombardando basi militare, comportando perdita di risorse e incapacità militare
- Counter value, cioè contro il valore, obiettivi diversi, non militari (es città da 2mln di abitanti)
Uno dei problemi della GF per gli strateghi americano era che tipo di minaccia utilizzare per evitare un attacco sovietico. Per l’URSS gli obiettivi erano di tipo counter value: attacco a NY, scelta più semplice a livello tattico vs bunker o altro).
La deterrenza è però un problema, in quanto costituisce una minaccia, ma può anche fallire. Quali sono quindi le condizioni da rispettare perché la deterrenza funzioni?
- Credibilità (che stato ha volontà di agire in determinati modi)
- Efficacia della punizione, o rappresaglia (è sufficiente il danno che si vuole apporre per evitare un attacco, la minaccia è abbastanza grande? Conviene ancora avere l’arma nucleare?
Per uno stratega il gioco è difficile: il costo è elevato, ma non troppo, la minaccia è abbastanza credibile. Le armi nucleari hanno cambiato i termini della deterrenza. Si possono distinguere 4 fasi post IIGM sull’evoluzione della deterrenza:
- 1° FASE: ETÀ DELL’ORO – 1953, fine della guerra di Corea, fino al 1962 3 sono le domande che si pongono gli strateghi:
- Dopo la IIGM è possibile combattere e vincere una guerra nucleare? (IIGM, guerra convenzionale finita con arma nucleare, usata da un solo stato, se ci sono più stati a detenerla le logiche non funzionano più allo stesso modo)
Bernard Brody = arma nucleare è rivoluzionaria, in guerra però non può essere usata. Il danno arrecato è tale da vanificare qualsiasi razionalità. Il vantaggio di usare armi nucleari è penalizzato dai costi che impone: non si possono usare armi nucleari per vincere, perché di base non rimane nessuno a cantare vittoria.
- Che usi si possono fare dell’arma nucleare? La risposta nasce per caso e per programmazione su esperienza della guerra in Corea, in cui gli Usa intervengono per proteggere l’alleato, ma la Cina si mette in mezzo, creando un problema.
- Come si vince una guerra che può diventare logorante? MacArthur dopo 20 anni dalla guerra minaccia la possibilità di usare l’arma atomica, non posseduta dalla Cina. Se non vinciamo, usiamo l’arma nucleare e così la guerra finisce in poco tempo.
Le armi nucleari quindi funzionano meglio quando non vengono utilizzate, possono servire come difesa, ma l’URSS nel 1949 si dota dell’arma nucleare. Fino ad allora l’arma nucleare era una garanzia per la sicurezza americana.
L’URSS ha il vantaggio delle armi convenzionali ed è minacciosa in Europa Occidentale. L’Europa occidentale è un alleato strategico USA (dottrina di contenimento). Es. USA in EU --- non sono in grado di contrastare quello sovietico. La deterrenza per punizione, gli Usa si impegnano a difendere l’Europa utilizzando l’arma nucleare (dottrina della rappresaglia massiccia, 1954, dottrina Eisenhower = nel caso in cui URSS si comporti in modo non voluto gli Usa interverranno con una risposta massiccia, col massimo delle capacità).
Hofstaetter = rappresaglia massiccia, missili americani lanciati per bombardare, ma le basi presentano debolezze. A terra missile e bombardiere sono vulnerabili: la sicurezza EU dipende da questi. L’URSS ne trarrà vantaggio con attacco preventivo, mentre gli USA devono difendere rinforzando le basi. Il problema è legato alla credibilità della minaccia. La razionalità afferma di attaccare per primi, avviando una guerra nucleare.
Negli anni ’50 c’è una fragile stabilità data da armi nucleari. In pochi anni URSS arriva a parità strategica con USA (post 49’ e post ’57, vettori intercontinentali). Rappresaglia massiccia = l’URSS non può difendersi negli anni ’50 questa viene vanificata. Si innesca un secondo colpo.
Il problema è quindi la probabilità che l’URSS possa attuare un II colpo ed è una conseguenza grave, soprattutto per l’EU: la deterrenza estesa fallisce, la protezione per l’Europa non è più molto credibile. Per la logica dei costi, l’obiettivo Usa è quello di proteggere le capitali europee. Ma se l’URSS attacca Parigi? Gli Usa devono decidere se lasciar correre o attaccare (cosa che ha più senso alla fine degli anni ‘50). Esito = se proteggiamo Parigi, perdiamo però NY – trade-off.
2° FASE: EPOCA DI MEZZO (1963 – 1972) Il momento iniziale coincide con la crisi dei missili di Cuba e i fatidici 13 days. Un altro importante cambiamento è l’entrata dell’amministrazione Kennedy al potere in USA e in URSS le testate nucleare inserite a Cuba, per cui gli Usa non sono in grado di difendersi da questa minaccia. Nel ’63 c’è una grande crisi fra USA e URSS, in cui Fidel castro fa solo da spettatore. Passano 13 giorni in cui USA-URSS si trovano a cooperare, l’idea della guerra nucleare potrebbe essere innescata dagli eventi ma nessuno dei due la vuole.
La deterrenza è comune quindi sia per gli Usa che per l’Urss, entrambi possono agire strategicamente e i costi sono simili. Possono quindi dialogare, comunicare e cooperare fra loro. La rappresaglia massiccia non funziona. Kennedy elabora una dottrina della risposta flessibile = se l’Urss fa qualcosa che non va, non è detto che l’altra non è detto che decideremo di attaccare con tutte le nostre capacità subito, infliggendo un danno superiore rispetto a quello che vuole imporre (Urss).
La dottrina K. Permette di spezzettare i processi in tante fasi diverse (escalation controllata; diff. da rappresaglia massiccia, da 0 a 100 in un attimo). Può quindi avvenire anche a livello convenzionale e a seconda delle necessità. Kahn individua 44 soglie di violenza: le prime 15 sono sotto la soglia nucleare (a un certo punto si può frenare, con un colpo su colpo; rif. a teoria dei giochi).
Questo discorso diventa possibile grazie al miglioramento delle armi nucleari, che diventano tattiche, usate quindi solo in un teatro circoscritto. È una visione matematica: c’è un’azione, l’altro può rilanciare continuando l’escalation e a un certo punto può rimanere fuori. Negli anni ’70 gli studi sulla deterrenza rimangono al centro dell’attenzione. È possibile controllare l’escalation, garantendo stabilità (deterrenza Usa-Urss). Gli Usa pensano di non usare l’arma nucleare e nemmeno i sovietici lo faranno, secondo la MED (mutual assured destruction). Se io attacco &eg...
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