Studi strategici
Lezione 1
I temi classici nello studio della strategia
- Cosa sono gli studi strategici?
- Lo studio della guerra
- Il pensiero strategico occidentale - I
- Il pensiero strategico occidentale - II
- Le dimensioni della strategia
I temi dei seminari → I problemi di sicurezza attuali
- Terrorismo, terroristi e lo studio del fenomeno
- Le guerre civili e l'intervento umanitario
- Armi e tecnologia: dai droni al cyber warfare
- Le compagnie private di sicurezza
- Proliferazione nucleare e disarmo
Lezione 2
Che cosa sono gli studi strategici?
Il concetto di strategia
Definizione → strategia è un termine di uso comune, a noi interessa un tipo di strategia dalla natura ben definita e cioè quella militare. Strategia non è solo formule, idee, sistemi, ma qualcosa di concreto.
Natura: la natura della strategia è l'output della politica di difesa. Il discorso sulle strategie è una questione che riguarda tutti perché c'è un ministro, un’organizzazione burocratica.
Dimensioni: la dimensione principale è quella militare. La strategia implica anche una dimensione sociale, politica. Dimensioni della strategia sono plurime, anche se ci soffermeremo solo su alcune.
Storia della disciplina
Prima lo studio della strategia era qualcosa di gestito unicamente dai militari. Ora invece lo studio della strategia è aperto anche ai civili. Un momento fondamentale per gli studi strategici sono le evoluzioni durante la Guerra fredda. Poi c'è stato un ripensamento dell'intera disciplina nel post-guerra, sembrava che gli strateghi non servissero più. La disciplina sembrava ormai obsoleta, meno importante rispetto al passato.
Che cosa significa strategia?
→ Legato alla strategia c'è strategia è utilizzare dei mezzi per assecondare degli scopi. anche il concetto della pianificazione. Ma c’è anche un altro elemento altrettanto importante, la strategia è necessariamente conflittuale in quanto l'obiettivo che ci proponiamo è incompatibile con l'obiettivo di qualcun altro. La natura conflittuale soprattutto in ambito militare è chiara.
La natura della strategia è duale:
- Strategia è un'arte pratica, non è solo applicare una programmazione nel vuoto, ma significa applicare una programmazione su un altro soggetto che quindi essendo strategico quanto noi non subisce passivamente ma cercherà di porre delle contromisure. Per questo è un'arte perché l’applicazione delle misure pianificate non è prevedibile. L’esito di una guerra non dipende solo da come combatto io ma anche da come combatte l'altro. È un’arte empirica come la medicina perché è il ponte tra potere militare e le finalità politiche dello stato. In altre parole, traduce in azioni militari i desiderata politici. Ogni attore politico ha una sua strategia che mette in relazione le sue risorse militari con i risultati politici che questi vorrebbe raggiungere. Strategia è un'arte pratica che combina mezzi per raggiungere un fine, ma a priori non sappiamo se questo fine sarà raggiunto perché c'è il caso. La razionalità umana non è sinottica, il caso è un fattore imponderabile e a secondo luogo oltre al caso c'è il fattore d'attrito che l'altro appone.
- Secondo aspetto, la strategia richiede pianificazione. Prima di andare in guerra bisogna mobilitare le forze, bisogna essere sicuri che sul campo di battaglia ci sia tutto ciò che serve. Si richiedono dei metodi di previsione là dove la previsione non è possibile. È un lavoro difficile destinato a fallire in qualche modo. La strategia necessita di mezzi di precisione.
Natura della strategia, ha una duplice natura, politica e militare. La strategia è un’arte pratica e in parte una scienza applicata. Da un lato c’è la necessità di disporre di tecniche e strumenti di previsione che politici e militari possano utilizzare nei processi di decision-making e dall’altro il bisogno di comprendere meglio quali problemi possono derivare da una scelta strategica piuttosto che da un’altra. La strategia mette in relazione lo strumento militare con gli scopi politici che un paese vuole raggiungere: migliore sarà la strategia, più efficiente sarà l’impiego della forza militare e più velocemente si otterranno tali scopi. La scelta di una specifica strategia è la conseguenza di una decisione razionale dello stato, il risultato di una chiara valutazione dei costi-benefici che possono derivare dal ricorso alla forza, anche alla luce di soluzioni alternative (non-militari). La natura duale comporta politica → e violenza. Abbiamo allo stesso tempo il primato della politica e il primato della guerra quindi c'è un attrito inevitabile. Quando si studia la guerra si possono studiare le cause generali della guerra, però c'è anche un'altra domanda... le singole guerre che effetti hanno? Come vengono combattute? Questo è l'ambito della disciplina degli studi strategici. Gli studi strategici possono dare delle risposte diverse allo stesso tema.
Si parla di una natura duale ma anche di una dimensione orizzontale e verticale. Dimensione orizzontale data dalla reciprocità. Non c'è solo il caso come fattore importante che rende incerto il risultato della strategia. Ma c'è anche un paradosso, tutte le strategie che funzionano, funzionano solo una volta perché l'avversario può imparare dall'esperienza pregressa. Se uso un'arma nuova o una particolare dottrina militare in modo che ha successo, l'avversario troverà poi un modo per vanificare il mio vantaggio. Come nell’esempio della guerra lampo di Hitler: inizialmente la panzer division ottiene risultati straordinari, ma in due anni l'avanzata tedesca si ferma perché si capisce qual è il vantaggio della dottrina della panzer ideology. La strategia non può funzionare più d'una volta.
Abbiamo poi una dimensione verticale. Verticale significa che possiamo organizzare una catena decisionale.
| Gerarchia | Soggetti |
|---|---|
| Politica | Potere esecutivo e legislativo |
| Grande strategia | Potere esecutivo |
| Strategia | Stato Maggiore della difesa |
| Arte operativa | Comando di corpo (esercito, marina, aviazione) |
| Tattica | Comandanti di reggimento, compagnia e battaglione |
C'è livello superiore che è fine ultimo che possiamo ritrovare nello stato (governo, parlamento). Fine ultimo definito da governo e parlamento. Il livello più alto di strategia è quello che ha come obiettivo l'interesse nazionale. Il livello superiore corrisponde al fine rispetto al livello inferiore che ne è un mezzo. Fine ultimo della politica nasce da dialettica governo/parlamento ed è il governo (no parlamento come nella slide) che stabilisce il fine ultimo di politica estera. La grande strategia stabilisce la politica estera di uno stato, chi sono i nemici e gli amici. Come si fa a proteggersi dai nemici? Come si fa a garantire la propria difesa e riportare stabilità? Serve una strategia (militare). La strategia deve indicare in che modo le forze armate possano proteggere Taiwan (se l'Italia si fissa come obiettivo di politica estera mantenere i rapporti con Taiwan). Il rapporto tra mezzi e fini è un rapporto dialettico, non esiste uno senza l'altro. Dagli strumenti che abbiamo possiamo decidere, pretendere di più, possiamo pensare di progettare stabilità. La politica è il fine ultimo, il governo decide la politica estera e la politica di difesa è un obiettivo fondamentale per la politica estera.
Con gli ultimi livelli si rientra nei ranghi dell'esercito. La strategia la definisce lo stato maggiore della difesa. La strategia ci dice che l'obiettivo è vincere su ogni singolo teatro e questa è la rete operativa. L'arte operativa riguarda i teatri nel senso di scacchiere geografico su cui si combatte ripetutamente. Da ultimo arriviamo alla tattica, l'organizzazione delle forze sul campo, come fa un reggimento di 1000 uomini a vincere contro un reggimento uguale.
Infine, quali sono gli strumenti? Governo e parlamento possono usare strumenti economici, demografici (struttura industriale: industria pesante o terzo settore?). I tre livelli più bassi sono invece prettamente militari.
- War: lo status, la condizione di conflitto armato
- Warfare: si riferisce alla condotta effettiva della guerra, alle operazioni militari.
Dimensione funzionale della strategia
La strategia è come una grande equazione, se dimentichiamo un elemento il risultato è sballato. Per esempio, con la guerra in Afghanistan gli USA ci hanno azzeccato sul piano militare ma non su quello sociale. Chi pianifica la strategia deve considerare che non è solo questione di capire quale arma utilizzare, in quanto la cultura strategica è una variabile fondamentale. Cosa si intende per cultura strategica? È l’insieme di valori, norme, una cosa che è tutto tranne che militare, è una predisposizione che viene condivisa a livello di repubblica che riguarda in particolare le modalità dell'utilità dell'esercizio della forza. Quanto è diffuso il pacifismo oppure no? Quando si ritiene importante o strumento militare? La cultura strategica può favorire alcuni mezzi rispetto ad altri, può favorire il dispiegamento di uomini anziché mezzi. In Italia nell'operazione ‘Iraq freedom’ l’Italia ha mandato contingente di uomini. La missione italiana è stata inquadrata nei termini di una missione umanitaria, quindi abbiamo mandato dei peacekeeper. Tuttavia, la situazione sul campo era diversa, la missione svolta era invece di peace making e quindi di disarmare e proteggersi. Quindi si è detto errore strategico sin da subito, si è capito che qualcosa poteva andare storto. La cultura strategica incide sulla pianificazione strategica. Quando si fa una strategia bisogna chiedersi come viene percepito l'uso della forza, come viene percepito dall'opinione pubblica interna e dai leader.
Dimensione logistica: capacità di rendere disponibile tutte le strutture che servono. La II GM mondiale ha mostrato superiorità americana non solo in termini militari ma anche in termini di logistica, insomma la capacità di avere rifornimenti. Logistica dipende da molti fattori come organizzazione militare e quindi burocrazia dell'esercito → esercito come struttura burocratica. Tuttavia, la burocrazia può essere tutt'altro che efficace. La burocrazia si basa su delle prassi, su delle regole che servono a togliere ogni dubbio. Un burocrate deve applicare delle regole, non deve sbilanciarsi a fare favoritismi. Per il militare queste regole sono fondamentali perché significa che se le applica si difende e porta avanti il suo obiettivo di vincere. Lo scopo delle burocrazie è eliminare l'incertezza, se prima di sparare un militare urla chi va là oppure se avanzi sparo lo si ripete un numero di volte proprio per eliminare l'incertezza.
L'ultima dimensione è la dimensione tecnologica da cui dipende il principio della competizione. La strategia ha un profondo di fondo banale, in quanto tutto è semplice, ma non è detto che sia facile.
Storia della disciplina
Quando? Dove? Chi? In che modo? Perché?
- Dopo la II GM. Di fatto la letteratura contemporanea è recente. Dopo II GM qualcuno pensa che la guerra è qualcosa di troppo importante da lasciare solo ai militari.
- I primi libri e pensatori non militari di studi strategici si sono riuniti negli Stati Uniti, più precisamente a Washington perché c'è il Pentagono. Ma anche a Princeton, Yale perché qui vengono fondati dei centri di ricerca sugli studi strategici. Vengono allevate generazioni di futuri strateghi. Nasce anche la RAND corporation con sede a WDC e a Santa Monica. Princeton e Yale ci sono persone che faranno da spola tra le loro cattedre e dove saranno consulenti del governo. Queste persone sono Kissinger, Schelling, Bridle, Wohlstetter. Kissinger è uno storico che fa strategia, Schelling è un economista, Bridle è un politico, Wohlstetter è un matematico. Hanno tutti esperienze diverse ma scrivono cose molto intelligenti.
- In che modo queste persone fanno spola tra università e esercito? Perché gli Stati Uniti hanno sistema particolare, hanno un sistema istituzionale burocratico che prevede una compenetrazione tra esercito, accademie, congresso → triangolo di ferro. Qui la differenza americana rispetto al resto del mondo è molto significativa. C'è compenetrazione tra centri di ricerca ed esercito.
- Perché?
- Dopo la II GM perché c'è un problema chiamato Unione Sovietica. Come la gestiamo? Conteniamo, attacchiamo? Abbiamo un problema di politica estera che non possiamo risolvere se non sappiamo cosa fare.
- La fine della II GM avviene con l'arma nucleare → armi nucleari e missili ICBM. Guerra atomica ha cambiato il modo di fare la guerra, gli eserciti devono imparare a non combattere. Tema della deterrenza.
- Sistema democratico degli stati uniti necessità di spiegare all'opinione pubblica le proprie decisioni, dopo la II GM la popolazione ha partecipato in maniera massiccia alla guerra.
Lezione 3
Abbiamo detto che la strategia ha a che fare con politica di difesa. Fare strategia è fare un mestiere pubblico che rientra nell'alveo di un qualsiasi ministero della difesa. Anche se gli obiettivi che vengono dati agli strateghi dipendono dal livello politico. Abbiamo poi cercato di spiegare che anche se la dimensione militare è importante, comunque non è l'unica. Abbiamo poi visto le origini contemporanee della disciplina. Dopo la II guerra mondiale la disciplina si apre ai civili. La questione militare non è solo tesoro dei militari ma abbiamo anche accademici, analitici che si interessano di questa cosa. Le finalità della disciplina sono finalità pratiche. L'onore è spiegare a politici e militare cosa fare delle armi militari.
Cosa manca? → L'evoluzione della disciplina.
- Evoluzioni durante la guerra fredda
- Ripensamento nel post-Guerra fredda
Durante la guerra fredda ci sono oggetti di analisi comuni a tutti gli strategi, posizioni condivise. Nel post guerra fredda c'è una sorta di rifondazione della disciplina.
Rapporti studi strategici e relazioni internazionali
Gli studi strategici non sono separati dalle relazioni internazionali, per motivi puramente sociologici gli studi strategici sono una sotto disciplina degli studi delle relazioni internazionali. Il rapporto tra essi è intenso, quasi simbiotico. Questo ci sarà utile per capire come le teorie degli studi internazionali hanno avuto un impatto sulla disciplina degli studi strategici.
Concetto di deterrenza
Che cosa la deterrenza? Deterrenza è la minaccia della violenza, ma non solo. È una minaccia della violenza finalizzata per evitare un'azione. Ma c'è anche la competenza, coercizione, minaccia per far commettere un'azione. Essa si basa sulla minaccia di una punizione o sulla negazione.
La deterrenza può avvenire in due modi:
- Deterrenza per punizione. L'attore su cui si esercita deve subire un costo e il costo di tale azione non sarebbe conveniente. Quando uno stato A dà un segnale a un altro stato B che se B commette un particolare atto, A risponderà distruggendo dei beni che per B hanno un grande valore. Se la punizione di A è abbastanza severa, la paura di quella minaccia detiene B dal commettere quell’atto. Una minaccia punitiva può essere posta con le industrie di uno stato, la sua popolazione o anche contro la vita dello stesso leader.
- Il secondo tipo è la deterrenza per negazione, distinzione puramente analitica. Si cerca di impedire difendendo preventivamente il corso d'azione, imponendo a monte un costo molto elevato. Una deterrenza per negazione quando si costruiscono delle difese militari contro un possibile attacco. Questa è la dottrina della Nato nei confronti della Russia. La deterrenza per negazione ha lo stesso meccanismo di quella per punizione, solamente cambia il tipo di minaccia. In questo caso, A tenta di convincere B che se B intraprende un’azione militare, come un’invasione, B sarà impedito nel raggiungere i suoi obiettivi politico-militari. Altre minacce non sono necessarie, se B crede che A impedirà a lui dal raggiungere i suoi obiettivi militari, questo fatto da sé potrebbe essere sufficiente a dissuadere i leader di B nel procedere con i loro piani aggressivi.
Questi due tipi di deterrenza possono anche sovrapporsi. Se il risultato delle operazioni militari sono in dubbio e B potrebbe avere successo nel raggiungere i suoi obiettivi politici-militari, A potrebbe cercare di rinforzare la sua deterrenza con minacce di punizione. Sia per punizione che per negazione la deterrenza funziona imponendo dei costi, presenti o futuri. A noi interessa più la prima. La domanda che si sono posti gli strateghi è che tipo di punizione? Ci sono due tipi di obiettivi:
- Counter-force. Si colpiscono obiettivi militari. Si tratta di una strategia diretta. È una strategia simmetrica, si annullano azioni militari con altre azioni militari.
- Modalità counter-value. Quindi obiettivo diverso, non militare. Uno dei problemi della guerra fredda era se noi vogliamo impedire che l'avversario attacchi che cosa dobbiamo dirgli che andremo a minacciare... li minacceremo le basi missilistiche o San Pietroburgo? Per l'URSS la scelta fu counter-value. Fu una scelta obbligata per motivi tecnici.
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