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stato naturale delle cose. La guerra è un errore. Se noi capiamo perché uomini fanno

errori possiamo insegnargli come evitare.

- le istituzioni e le architetture giuridiche contano. E’ possibile stabilire delle regole

che limitano la guerre, delle regole che stabiliscono come comportarsi. Se noi

accettiamo che ci sia una magistratura perchè non pensarlo anche in ambito

internazionale? Se la prima visione del mondo era anarchia alla Hobbes, qui

abbiamo più un modello alla Locke. Le istituzioni e le architetture riescono a

risolvere i problemi di sicurezza.

- potere pacificatore del commercio. Il guadagno è la maggiore motivazione

dell’azione. Il commercio ha un potere pacificatore. Facciamo business e non la

guerra. Interdipendenza: stati che hanno relazioni fitte sono meno propensi a

combattersi. Il pensiero liberale ha una nota chiaramente ottimista.

Contributi:

- sicurezza collettiva. In cosa consiste? Wilson è stato il primo sostenitore di questa

idea. E’ un’idea che è alla base del funzionamento delle nazioni unite che è stato

un fallimento ma che ogni tanto ritorna come garanzia di pace. L’idea che dà senso a

tutto è che la sicurezza sia un bene indivisibile, la sicurezza è un bene da cui

nessuno può essere escluso, coinvolge tutti. Non ha senso dire che uno stato è

sicuro e l'altro no. Se uno stato è insicuro allora c’è un problema per tutti. Se la

sicurezza è un bene indivisibile, allora la minaccia a uno stato corrisponde alla

minaccia a tutti quanti. Qualsiasi forma di minaccia militare a uno stato comporta la

minaccia per tutti gli altri e quindi una risposta globale. La sicurezza collettiva è una

via di mezzo tra la sicurezza nazionale, la difesa nazione e la federazione mondiale.

Un governo mondiale è quello che stabilisce dove intervenire. Al tempo stesso c’è

anche dimensione puramente nazionale, se c’è uno stato che minaccia la risposta

deve venire dagli altri stati, della comunità internazionale. Quello che comporta la

sicurezza collettiva è che la minaccia risulta interiorizzata. In un'alleanza due o più

stati concordano che se uno di loro viene minacciato da qualcuno fuori questi si

uniranno per combatterlo. Il nemico del mio nemico è mio amico. La sicurezza

collettiva dice che io proteggo chiunque da chiunque, proteggo anche il mio nemico

se il mio alleato lo attacca. La sicurezza non ha mai funzionato: se io so che tutta la

comunità internazionale interviene chi me lo fa fare.

- Teoria della pace democratica. Una corposa tradizione di ricerca di matrice liberale

che instaura un nesso causale tra il principale attributo istituzionale degli stati – la

natura del regime politico – e i loro comportamenti internazionali; in particolare tra

natura democratica del regime e la guerra. Nella riflessione sul rapporto tra

democrazia e guerra ricorre l’idea che le democrazie si comportino diversamente

dagli altri regimi politici nel sistema internazionale per via della loro natura pacifica.

L’origine di questa idea risale al pensiero politico settecentesco di Kant che con il suo

Per la pace perpetua, ha indirizzato l’intera tradizione liberale contemporanea. La

teoria della pace democratica prende spunto dalle istituzioni kantiane per sottoporre

a indagine il rapporto peculiare che lega la democrazia come regime politico e il

conflitto internazionale. A questo fine, la maggior parte dei contributi che concorrono

a formare questa tradizione di ricerca si è interrogata su un problema specifico:

l’occorrenza della guerra in relazione alla natura delle istituzioni politiche degli stati

che la combattono, o in altre parole, se regimi politici diversi fanno la guerra con

frequenza diversa. A questa domanda la letteratura offre una risposta netta: non è

possibile sostenere che le democrazie sono più pacifiche degli altri regimi politici

poiché esse combattono meno frequentemente la guerra, le democrazie fanno la

guerra tanto quanto la fanno le non-democrazie. Vi è tuttavia un aspetto della ricerca

cruciale: le democrazie sono pacifiche nei loro rapporti reciproci, cioè non si fanno

guerra tra loro. Le cause ritrovate dai neokantiani sono cause istituzionali, normative

ed economiche.

Critiche:

- ottimista sulla capacità di cooperare. Eccessivamente ottimista sulla capacità di

cooperare.

- troppo simile al Realismo. Se noi guardiamo reali e liberali in realtà sono soltanto

cugini che hanno una visione abbastanza ottimista, l’ontologia e l'epistemologia è

identica: anche i liberali si concretano sullo stato e soprattutto le teorie che vogliono

sviluppare i liberali sono analoghe a quelle realisti. I realisti dicono che è difficile

operare, i liberali che è possibile. La finalità di queste due scuole di pensiero è rivolta

a risolvere i problemi.

LA TEORIA CRITICA

Nasce negli anni ‘90. Ha una funzione diversa. Vuole criticare, è metateoria.

Assunti:

- importanza dei fattori immateriali. I fattori immateriali sono tanto importanti quanto

quelli materiali. La potenza militare è importante ma le indennità sono altrettanto

importanti. Le norme contano. Fattore importante le identità: come ci si percepisce?

Qual è il ruolo che ci si attribuisce? Tutti i fenomeni sociali sono sociali e quindi

hanno componenti materiali e una componente socialmente costruita. Lo stesso

comportamento può essere interpretato in modi diversi.

- critica alla centralità ontologica dello Stato. La visione dello stato è hobbesiano,

ma ci sono delle alternative. Si può anche pensare ad altre forme di convivenza

politica. Perchè centralità ontologica? Dobbiamo mettere da parte lo stato.

- epistemologia post-positivista. Per liberalisti e realisti si ha una differenza tra

studioso e oggetto di studio, come medico che studia la malattia. La teoria critica

dice invece che il sapere che noi produciamo non è separato dall’oggetto. Chi studia

è parte del problema che vuole studiare. Il sapere non è neutrale, non si studia la

guerra perchè si vuole capirla ma perché a qualcuno conviene sapere come si fa. La

guerra è un fenomeno contingente.

Lo studio corretto dei problemi politici e sociali non deve essere di risoluzione problemi ma di

demistificare i problemi precedenti. E’ una metateoria. Il fine non spiegare perchè c’è la

guerra ma mostrare la falsità della guerra. Cambia visione dell’oggetto si studio e cambia il

rapporto coi valori.

LEZIONE 5

LA TEORIA CRITICA

Abbiamo visto gli assunti di partenza, cosa contraddistingue la teoria critica dalle altre due.

Differenze rilevanti: gli autori si interessano sia agli studi che agli oggetti di studi. Si vuole

minare al paradigma positivista che ha esaurito quello che si poteva dire durante la guerra

fredda.

Contributi: L'idea viene proposta da autori danesi (Waever), scuola

- securitizzazione.

di Copenaghen, questa scuola è la prima ad aver posto l’attenzione sul

bisogno di andare oltre lo stato-centrismo della visione tradizionale,

proponendo una visione olistica della sicurezza, in cui i livelli di analisi

individuale, statale e del sistema internazionale risultino legate. Ed oltre i

tradizionali settori di definizione del problema della sicurezza nazionale,

per includere, accanto al tradizionale settore militare, anche quelli

societal

economico, politico, ambientale e ‘societario’ ( ). La scuola di

Copenaghen analizza il problema della sicurezza di un approccio

costruttivista e rifiuta l’oggettività delle minacce, preferendo concentrarsi

del processo che porta una

sull’analisi della securitizzazione, ossia

problematica ad essere percepita come problema di – o minaccia alla –

sicurezza. Perché un problema sia problema di sicurezza non è sufficiente

che esso esista oggettivamente, ma occorre che sia anche percepito

soggettivamente . Una problematica diventa di sicurezza quando viene

presentata come una minaccia esistenziale all’”oggetto di riferimento”

proprio di ogni settore della sicurezza ed è tale da giustificare l’adozione di

misure di emergenza e di azioni non inquadrabili nei normali limiti dei

processi politici. La securitizzazione è, dunque, una forma estrema di

politcizzazione, avviata da “attori securitizzanti” quali leader politici,

burocrazie ecc. che percepiscono e presentano la minaccia come

totalmente vitale e urgente da legittimare anche un’eventuale infrazione

delle regole. Si pongono una domanda semplice: come riconosciamo una

questione di sicurezza? Se si parla di bombe ok, se si parla di malattie per

esempio? La sicurezza diventa una questione di sicurezza ma anche di

sanità. La risposta è molto semplice varia, dipende, quello che possiamo

considerare sicurezza è il risultato di un'azione. Le questioni vengono

definite dai leader politici, non c'è niente necessariamente di sicurezza

però ci sono delle questioni che vengono securitizzate. Waever si aggancia

parlare non è solo attribuire dei

alla strategia dello speech act →

significati e scambiarsi informazioni ma parlare è un'azione vera e propria

con le conseguenze. Parlare stabilisce dei significati e delle conseguenze.

Wever dice che più o meno avviene la stessa cosa in ambito di sicurezza, i

leader politici quando parlando di questioni sicurezza non stanno solo

definendo dei significati, ma attribuiscono alle questioni uno status

diverso. Il punto è che nulla è sicurezza e tutto può essere sicurezza.

Perchè se io dico che l'inquinamento o una minaccia alla sicurezza, se lo

dice Obama invece è importante? Perchè osserva Weer è importante

l'autorità della fonte, perché un discorso venga securizzato lo speech act deve

provenire da una fonte di autorità, quindi dovremmo osservare i discorsi dei leader

politici. Quindi si va a vedere come un parlamento definisce una certa questione.

Quindi una questione deve essere portata nell'agenda di sicurezza da un'autorità

politica. Una volta che questo succede il semplice fatto che si parli di immigrazione, i

flussi migratori sono un tema di sicurezza? Non è questione di sicurezza in sé ma

piuttosto di politica sociale. Il dato empirico non ci mostra nessuna correlazione tra

flussi migratori e forma di minaccia all'incolumità. Il punto è che la stessa

argomentazione può essere vana, quello che importa è ciò che viene detto. Abbiamo

la securitizzazione di un problema quando autorità plastica stabilisce che la

categoria della issue è di sicurezza. Questo comporta in primo luogo che la

definizione della questione sia vista come minaccia a qualcosa che mina l'integrità. Il

primo requisito perchè la securitizzazione abbia successo è che deve essere

convincente sul fatto che la questione mina la gravità. Poi se è una questione di

sicurezza sono previste delle misure eccezionali. Leggi italiane contro terrorismo

anni '70. O dopo 2001, per combattere terrorismo ci vogliono delle misure che

limitano le libertà dei civili americani, sono misure eccezionali, una guerra è una

misura eccezionale. Il discorso sulla securitizzazione ci dice che d'ora in poi

dobbiamo uscire dal solito paradigma per osservare sicurezza dei beni culturali. Nel

2003 talebani distruggono statue del Buddha in Afghanistan, ma sono patrimonio

dell'umanità. Stessa cosa accade a Palmira. Putin ha securitizzato una questione

che normalmente non è messa come questione di sicurezza e ha mandato soldati

russi in Siria a combattere.

- emancipazione. L'autore che ne parla Ken Both nel Galles a Brit Bit. Dice una cosa

vecchia, da cosa dipende la sicurezza? La sicurezza non deve essere riferita in

termini di pace, la pace presuppone che non ci sia violenza tra stati. La violenza è

qualcosa di molto più diffuso, sicurezza in alcuni territori è sicurezza dalla droga.

L'origine dell'insicurezza sta nelle disuguaglianze e nell'oppressione. Both dice che si

può parlare di gruppi sistematicamente discriminati, minoranze come genere (in

questo caso si ricollega a Marx sostituendo alle classi i gruppi), ma anche tra paesi

ricchi e poveri. Mutuati dal materialismo marxista, aggiunge poi la questione della

violenza strutturale. Il fatto è che per esercitare violenza non è necessario avere un

agente che nuoce a qualcuno, la violenza può essere strutturale. Cioè c'è una

struttura economica, politica, sociale che impedisce ad alcuni gruppi di realizzarsi.

Rispetto al discorso geometrico rispetto a sicurezza e ambito militare qui sicurezza

tocca tutto. L'unica soluzione per avere sicurezza secondo Both è che tutti devono

essere emancipati. Ci vuole una rivoluzione, evoluzione, chi deve intervenire?

Rivoluzione dall'alto o dal basso? Fintanto che questa emancipazione non sarà

realizzata come si fa a ottenere la pace. C'è una chiara distinzione tra buoni e cattivi,

la violenza è del più forte sul più debole. La violenza da parte dei più deboli può

essere invece accettata come una forma di emancipazione.

Critiche

- securitizzazione e contatto con realtà. Se seguiamo la logica dell'argomentazione

della teoria critica, noi possiamo definire minaccia alla sicurezza qualsiasi cosa e

quindi focalizzarci sui problemi marginali e fregarcene di problemi 'più seri'. La

credibilità del discorso dipende da un confronto con la realtà. Se io dico che una

questione è un problema prima o poi qualche dato pratico lo deve portare.

- ambiguo significato di emancipazione. Il problema di dare una prescrizione in

seguito a un concetto viene meno.

- lo Stato conta ancora. Competizione geopolitica, la minaccia è lo stato e quindi

bisogna dare importanza allo stato.

LO STUDIO DELLA GUERRA

Introduzione

Il tema della guerra è un tema complesso perchè non ha mai una stessa risposta, la guerra

si presenta in modi diversi quindi il fatto che sia un fenomeno complesso ci mette in guardia

dalle soluzioni facili.

La guerra è un fenomeno ricorrente e non intenzionale.

La guerra è una delle attività politiche più vecchie del mondo. La prima guerra registrata è

del 3000 a.C., ma ancora più indietro la città di Gerico attorno a 8000 aveva una cinta

muraria.

1. La guerra è un fenomeno ricorrente per cui non possiamo accontentarci del primo

livello di analisi, a volte poi è un fenomeno non intenzionale. Gli stati fanno la

guerra ma i leader ne farebbero a meno. A volte alcuni fanno la guerra perchè

pensano che sia un'azione obbligata, l'unico modo per ottenere un obiettivo. Ne

discende che la guerra è un puzzle, un interrogativo, qualcosa che dobbiamo

sforzarci di spiegare.

2. Secondo aspetto, la guerra è un fenomeno mutevole perchè può prevedere un

maggior o minor coinvolgimento di persone, una cosa è la guerra di popolo o la

guerra del minuetto in cui abbiamo nobili che si combattono secondo regole decise a

tavolino. Alcune guerre coinvolgono tutti, altre guerre (Kosovo) hanno comportato per

noi minimo coinvolgimento. E' difficile elaborare una teoria, trovare quegli elementi

che in tanta varianza rimangono costanti.

3. Terza considerazione: la guerra nasce come fenomeno politico, da comunità che

si scontrano. La guerra ha un rapporto simbiotico con la politica. La politica stabilisce

il fine, la guerra è un mezzo per un fine politico. Quindi la guerra riflette molti aspetti

della politica, prima di tutto i principi dell'ordine internazionale. Quali sono gli attori

dell'ordine internazionali, stati, imperi, città-stato... l'ordine internazionale è un ordine

omogeneo, ci sono alcuni attori che ne fanno parte e che escludono altri. La natura

politica della guerra viene dalla selezione di chi fa la guerra, oggi solo se si è stati si

può fare la guerra. Poi il rapporto tra guerra e politica è rilevante perché il sistema

promuove alcuni valori di politica che si riflettono sulla natura stessa della guerra. Il

sistema internazionale attribuisce alla guerra uno status sociale più o meno

dignitoso. Oggi la guerra è un'eccezione, mentre una volta era una normalità. Non

intenzionale significa che gli attori razionali che si impegnano nella guerra in realtà

avrebbero delle altre priorità. Oggi guerra è punizione. La guerra quindi è un

fenomeno politico perchè gli obiettivi della guerra hanno sempre una finalità politica.

Quali quesiti?

- La guerra è un tratto ineliminabile della politica? Siamo come i realisti o i liberali?

- Perchè avvengono le guerre? Possiamo parlare di cause oppure di condizioni che

devono porsi affinché avvengano le guerre? Il linguaggio a volte è scivoloso, cosa ha

innescato la IGM, si chiedono gli storici. Per gli storici quello che conta è trovare

l'elemento peculiare di qualsiasi guerra. Ogni guerra è particolare, noi facciamo

l'esatto contrario, cerchiamo le regolarità.

- Come si contengono le guerre?

Tipi di guerra Da 70 anni un gruppo di studio raccoglie le

- disputa interstatale militarizzata.

guerre e le codifica partendo dal 1815 (stai, droit). Per organizzare questo

database stabilisce delle definizioni. Il primo tipo di conflitto che possiamo

definire è che cos'è una disputa interstatale militarizzata → la minaccia

dell'uso della forza, oppure la mobilitazione/dispiegamento di contingenti

militari. Minaccia di uso, il dispiegamento della flotta o l'utilizzo concreto della

violenza che però rimangono contenuti, scontri che rimangono sotto la soglia di

guerra. Meno di mille morti all'anno (è questo che hanno stabilito questi studiosi). Un

esempio di disputa interstatale militarizzata nel 2012, quando la Cina ha riversato

una certa quantità di soldati e ha piazzato le motovedette lungo le acque territoriali.

Si tratta di isole notoriamente contese, il messaggio della Cina era chiaro: chiunque

voglia intervenire noi siamo pronti. Il grafico ci mostra che dal 1816 a oggi la

tendenza è positiva, questo tipo di conflitto dal congresso di Vienna è andato

aumentando. Nella prima metà Novecento ne abbiamo 514, nella seconda metà la

guerra fredda ci fa vedere questo valore raddoppiato. Guerra fredda/ post-guerra

fredda è in ascesa. Impennata la si ha dopo la IIGM. Perchè? Per una questione di

numero, prima della guerra abbiamo pochi stati, dopo si creano nuovi stati, si

creano nuove linee di confine. La dimensione della politica internazionale ha una

rilevanza. La guerra è un atto che non si può togliere? Si da come mostra il grafico, è

costante e addirittura in aumento. Questo tipo di guerra ‘fa meno male’.

- guerre interstatali (ci concentreremo su questo tipo): scontri organizzati tra le forze

militari di paesi diversi che comportano almeno 1000 caduti in combattimento

Quindi 'scontri organizzati' → si intende che ci sia una

nell'arco di 12 mesi.

struttura, un'organizzazione, lo stato che ha delle forze militari. All'interno

di questa categoria si possono fare delle distinzioni: una guerra

generalizzata (II GM), totale che viene combattuta al massimo dello

sforzo disponibile, che coinvolge tutte le risorse, non ci sono delle

distinzioni. Le risorse mobilitate non sono solo quelle militari ma anche

quelle civili. E' utile fare delle distinzioni perché ci sono delle guerre molto

peculiari. Le guerre totali non c’è ne sono state più, nemmeno quelle

generali (più stati coinvolti). Tornando al grafico e guardando il grafico. Dal

2000 al 2007 abbiamo soltanto due guerre (Iraq e Afghanistan, ordine

interazione diverso da quello precedente non a caso, è un’indicazione). Se

dal 90 a 2007 abbiamo avuto 9 e 2000 a 2017 e vuol dire che solo anni

novanta ne abbiamo avute 7.

- guerre extra-statali. Sono uno scontro con più di 1000 morti tra uno stato e un ente

non riconosciuto come sovrano, oppure un attore non statale con sede in un altro

potenze coloniali contro popolazioni

Stato contro entità non statali →

stato.

indigene. guerre di indipendenza. guerra all’Isis.

O O anche Abbiamo

attore che si fa chiamare stato ma non è riconosciuto come tale.

Guardando il grafico abbiamo solo 3 conflitti negli ultimi anni.

La guerra vera e propria è un fenomeno in ritirata soprattutto sono in

ritirata le guerre che hanno contraddistinto la prima metà del Novecento .

Abbiamo avuto un risultato strampalato in questi 50 anni nel periodo delle

colonie, nel periodo della colonizzazione abbiamo avuto invece poche

guerre. Nel post dopoguerra vengono registrati 5 conflitti.

Riassumendo

Quando parliamo di guerra per incontri fini è guerra quando due o più stati si affrontano con i

loro eserciti per sottomettere la volontà altrui. Ci sono autori che vogliono qualcosa dal

proprio avversario. Funzione strumentale che ci serve perché è coerente con la strategia, è

una relazione, in secondo luogo ci è utile perchè se pensiamo al concetto di volontà

abbiamo due componenti tra loro importanti: in ogni guerra c'è la dimensione meccanica,

una prova di forza, la guerra è combattere, uccidere e distruggere, però non è l'unica cosa,

la guerra è anche scontro di volontà, la guerra può essere anche una guerra psicologica.

Quando si vince? Quando l'altro dice che ha perso. Stabilisce chi vince la parte che si

arrende. Iraq e Afghanistan hanno vinto sul campo di battaglia ma comunque al Qaeda

continua a fare attentati esplosivi improvvisati. La prova di forza è subordinata allo scontro di

volontà, io esercito violenza perchè voglio piegare la volontà.

Abbiamo che fare con una cosa materiale, distruzione, e una cosa più concettuale, cioè lo

scontro di volontà.

LEZIONE 5

Guerra è interazione violenta tra stati che sfocia in un conflitto armato.

Cause: immediate e profonde

Tutte le guerre nascono da un conflitto di interessi:

1. è verosimile

2. rientra nella nostra definizione di strategia. Pianificazione volta a avere un

risultato dalla controparte.

Ogni guerra nasce da cause immediate. Non c’è guerra che nasce dal nulla, tutte hanno una

ragione. Tutte le guerre vedono partecipanti motivare le proprie ragioni. Questo ci dà l’idea

del fatto che la guerra è una cosa organizzata. Non esiste uno stato che decide di invadere

un altro stato. Anche quelli più ‘psicopatici’ quando hanno dichiarato guerra si sono legati a

una giustificazione. E quali sono questi motivi? petrolio o idrocarburi

Una risorsa preziosa come può

- risorse economiche.

essere la causa di guerra. Perchè Cina ha interesse a proteggere alcune

isole, perchè è entrata in conflitto di interesse con Vietnam nel mare

cinese meridionale, non è una guerra ma una disputa militarizzata, ma

comunque potrebbe diventarlo. Siamo in una situazione di crisi, c’è

tensione, quindi abbiamo un caso si studio. Cosa possiamo aspettarci per il

futuro? Sarebbe interessante vedere se le sue cause profonde possono

portare alla guerra. Casi di guerra tra Iraq e Kuwait nel ‘90 quando

Saddam invase il Kuwait. Due motivazioni diede Saddam, una puramente

territoriale, la seconda era che il Kuwait rubava il petrolio iracheno,

facevano delle perforazioni orizzontali sottraendo petrolio dai pozzi

iracheni. Poi abbiamo anche guerra del 2003 contro Iraq. Molto

esplicitamente una delle paure dell'amministrazione Bush era che l’Iraq

avesse una fetta ingente di risorse petrolifere, se Iraq decide di alzare i

prezzi, se non è quindi un partner gestibile, abbiamo un problema → la

risorsa potrebbe diventare insostenibile. Ma anche l’acqua. E’ stata una dei

primi motivi di scontro tra Israele Siria ed Egitto nella guerra del ‘67, le acque del

fiume Giordano sono stata la prima causa scatenante della guerra. Nel ‘65 iniziarono

dei progetti mastodontici per deviare il corso del fiume Giordano da Israele.

- contrasti in termini di policy. In questo campo vi sono quelle guerre che sono state

lanciate contro l’Iran per impedire programma di arricchimento di uranio. Anche qui

non parliamo di guerra ma disputa internazionale. Oppure possiamo riferirci anche ai

bombardamenti da parte di Israele nel 2007 alla Siria perchè si diceva che su quel

sito la Siria stesse organizzando un apparato per la difesa dell’uranio. Contro l’Iran

nel 2010 non si sa con precisione hanno contagiato le centrali di arricchimento in Iran

per impedire processo di arricchimento dell’uranio. Qui non c’è niente di violento, ma

il virus ha danneggiato le turbine delle centrali e hanno avuto un risultato analogo a

→ per evitare problemi

quello di un bombardamento. Questione nucleare

nucleari molti stati hanno pensato di usare la violenza.

- contrasto in merito a regimi politici. L’idea che ci sono regimi incompatibili

minacciosi o aggressivi è un problema che è stato giudicato in alcuni momenti di

emergenza. Si può combattere un certo tipo di regime perchè incompatibile col

nostro

- questioni di identità etnica o religiosa. Le identità sono socialmente costruite. Tutti

noi abbiamo identità multiple, quando però un’identità a un'appartenenza comune

genera un fenomeno di propulsione verso l’altro possiamo avere un problema. Cioè

l'identità di gruppo viene consolidata in opposizione a un’altra. Noi siamo albanesi e

siamo tali contro i Serbi. Qui non stiamo parlando di guerre civili. Stati che assumono

la propria identità nazionale come incompatibile.

per appropriarsi alcuni punti che possono essere

- questioni territoriali,

considerati strategicamente fondamentali. Colli di bottiglia → punti di

accesso ad aree importanti, come stretti. Alture del Golan per Israele.

Questioni territoriali possono essere legate anche all’identità etnica, alcuni posti

insignificanti hanno valori perché sono legati alla tradizione.

Le cause immediate sono sempre una condizione necessaria ma non sufficiente, perché

spesso i conflitti di interesse sono risolti senza guerra. Occorre quindi analizzare le cause

profonde. Le cause immediate si devono unire a delle condizioni pregresse. Eliminare le

guerre quindi vuol dire concentrarsi sulle cause profonde.

Cause profonde: Opera di rassegna della

- livello individuale. L’uomo, lo stato e la guerra.

letteratura non dice nulla di nuovo. Waltz dice solo che lui non sa quali

sono le cause delle guerre, ma al problema della guerra hanno cercato di

dare una risposta importanti filosofi, studiosi. Noi possiamo prender autori

completamente diversi e ordinare il loro pensiero in base alla prospettiva

di analisi. Lui parla di 3 immagini, chi si interessato alla causa della

guerra ha individuato un’immagine individuale, oppure si è concentrato

su strutture statali, o terzo livello analisi, si è concentrato

livello individuale che ci siano

sull’ambiente, sul sistema. L’idea è con

delle persone, degli individui che dichiarano guerra . Dobbiamo capire,

entrare nella mente di coloro che prendono decisioni. Quindi perchè un

politico decide di dichiarare guerra. La guerra è una cosa costosa. Ma la

guerra è anche una cosa rischiosa, non si sa mai se si vince o si perde.

Assunto base di questo approccio → dobbiamo studiare i processi

cognitivi, la sostanza dei leader politici. l sistemi di credenze e valori.

Ci sono dei leader più propensi a dichiarare guerra, ci sono dei tratti

psicologici che ci dicono quale leader sono più aggressivi. Il femminismo, il

suo approccio, ci dice che i leader di genere maschile sono più aggressivi.

Questo è un ramo minoritario, ma al di là della spiegazione esso dà un

interessante nesso esplicativo → il genere influenza la psicologia e quindi

la guerra avviene

rende più o meno probabile la guerra. Jervis dice che

per errore, i leader politici che dichiarano guerra lo fanno in base a delle

considerazioni sbagliate. Perchè leader nazionali tra appoggio o perdita

netta decidono di rischiare la perdita netta? Perchè i leader sono

condizionati da voyerus, delle distorsioni, delle sorta di errori sistematici.

Questi voyeurs sono dei filtri mentali, attraverso cui i leader vedono la

realtà, la interpretano e quindi la disegno → problema delle misperceptions.

I problemi della testa dei leader non sono quelle della realtà. Il dato oggettivo viene

interpretato in qualche modo. Certi tipi di misperceptions portano alla guerra. Ci sono

dei labirinti mentali in cui i leader si perdono. I leader tendono a sbagliare nel loro

calcolo delle capacità e degli strumenti. Questo è un problema di tutti i leader.

- l primo errore è quello che porta a sottovalutare le capacità dell'avversario.

Le mie fonti di intelligence mi dicono che ho un tot di armi, ma sappiamo che

intelligence è cauta, quindi errore cognitivo sta nel dire che può incepparsi,

gli altri sono più

quindi il primo voyeurs porta a un eccesso di confidenza,

deboli. Si sopravvalutano i propri mezzi. Un errore cognitivo

frequente è quello del comunque ce la possiamo fare. I costi quindi

Guerra Iraq 2003

saranno sottovalutati. → Iraq grande come

California, una volta battuta serviranno 100 mila uomini sul campo.

L’esercito di Saddam si credeva piccolo, poi USA pensava di avere

superiorità. Quindi si va solo con 20mila uomini, quindi si

sottovaluta sia superiorità che anche capacità di resistenza.

Seconda variabile sono le Quanto sono convinti gli avversari e

- intenzioni. come facciamo

quanto siamo convinti noi. Il problema delle informazioni →

a sapere se quello che ci dicono è vero? Gli errori sono qui la

sopravvalutazione dell’aggressività dell'avversario. Un errore

possibile è quello di percepire eventuali mosse più aggressive di quanto

non lo siano. Rischio di sottovalutare la determinazione dell’avversario, se

io attacco lui cosa fa, attacca o lascia perdere? Questo studio sulle

misperception spiega bene il caso delle Falkland. Qual era il conflitto di

interessi? Nello studio di Jervis i colonnelli in Argentina sottostimano la

volontà di tenersi le isole da parte della Thatcher. Hanno sottovalutato la

volontà di Thatcher. Nel ‘91 Saddam non invase il Kuwait, ma si consultò

con l'ambasciatrice americana e ci fu errore da parte di lei che si mostrò

titubante. Saddam disse posso arrivare a Kuwait e le disse che Usa non

avrebbero apprezzato, ma comunque non si è opposta. Quindi Saddam ha

giudicato che Usa se ne fregano. Quando c’è una guerra i leader sono

spesso indotti a fare dei calcoli sbagliati perché le loro informazioni in loro

possesso vengono processate male.

A livello psicologico sono stati poi degli studi molti belli sulla

- Qui gli studi non si concentrano sul

psicoloia del piccolo gruppo.

leader, ma sull’idea che il leader venga consigliato da certe

persone. Questa psicologia ci dice che il piccolo gruppo di consiglieri

è fatto da persone molto intelligenti, l’idea è che ci sono persone

più intelligenti e sono più d'uno e quindi il meglio che si può

ottenere, si deve tener conto che anche i migliori possono sbagliare

perchè c’è dinamica sottesa ai piccoli gruppi. C’è una sorta di club

ristretto, che essendo ristretto si generano delle convinzioni

comuni. Devono stimarsi l’un l'altro. Il problema è che la dinamica

che serve per cementare il gruppo è quella di escludere il pensiero

alternativo. Si sclerotizza il pensiero, si genera una conformità. Ci

sono delle convinzioni che sono condivise, che non si possono

toccare. Ora quindi se uno la pensa diversamente nel gruppo, e

magari ha ragione, si crea comunque un problema. Questo ha

spiegato fallimento della missione della baia dei porci.

Amministrazione Kennedy ha problema di convivere con Cuba di

Fidel, quindi decide di farlo fuori. La conclusione a cui si arriva è che

si può rispolverare un progetto della vecchia amministrazione

Eisenhower, se noi portiamo 1500 silenti a Cuba, poi questi

potranno fomentare una rivoluzione. Castro sapeva tutto, c’è un

massacro e Usa scappano. Questo esito non era così imprevedibile.

Ci furono alcune persone che in questo caos avanzarono delle

opposizioni, secondo loro non era la migliore strategia possibile. I

meno propensi alla guerra dei Porci erano quelli che nel ranking del

Consiglio di sicurezza avevano un ruolo minore.

Altra spiegazione del perchè attori razionali non sono razionali →

- (misperception e piccolo gruppo). I momenti

stress psicologico

prima della guerra sono momenti molto convulsi. Prima della I GM

gli studi hanno dimostrato che nelle grandi capitali europee ci fu un

incremento esponenziale di informazioni, di messaggi, le diplomazie

si parlavano di più. C’è stata una overflow, i leader politici hanno

ricevuto più input di quelli che riuscissero ad assimilare. Percezione

non reale che il tempo sia limitato e over input, tante informazioni e

poco tempo, insieme alla posta in gioco della sconfitta militare o

o imbocco la strada della

deprivazione da sonno. Io ho una scelta:

guerra o lo farà qualcun altro. Questo ha generato come effetto la

guerra non intenzionale. La responsabilità è degli altri, sono gli altri

che premono sull'acceleratore. Primo livello → individui possono

commettere errori, che siano dispercezioni, o problemi di piccoli

gruppi o perché momenti di crisi stress è altro. Abbiamo delle

prognosi, si possono stabilire dei freni, ci sono delle escalation.

- livello statale e sociale.

- la causa della guerra è il sistema economico interno dello stato che

Qual è la

dichiara la guerra (Marx). La risposta per Lenin è il capitalismo.

motivazione che rende la guerra così probabile, l'imperialismo come

stadio ultimo del capitalismo. Il Capitalismo ha delle incoerenze che

lo farebbero controllare. Perché tale sistema regga si ha bisogno di

aiuto e questo aiuto è la guerra, le economie capitaliste hanno

bisogno di conquistare nuovi mercati, e le colonie ne sono un

esempio. Ad un certo punto tutti i territori però sono stati

conquistati, allora gli stati europei si faranno la guerra per

Per forza la competizione economica in

conquistare i territori altrui.

quest’ottica genera una competizione militare . Ma perchè i mercati

capitalisti hanno bisogno delle colonie? Dei mercati esterni? Forse

perchè esse rendono loro le materie prime di cui hanno bisogno per

le loro industrie. Ma Marx dice che i capitalisti sottopagano i

lavoratori. Quindi è un problema tutto interno. Il problema è che i

capitalisti per il loro profitto si trovano un surplus di capitale,

pagano poco e producono dei beni, degli oggetti. Chi è che può

comprarli se lavoratori sono sottopagati? C’è un eccesso di

offerta → mercati esterni , servono per vendere i propri prodotti

finiti. Il capitalismo come sistema interno non si può reggere perchè

è l’idea del mercato è che non ci sia equilibrio tra domanda e

offerta. Chi vende si trova con un surplus, si trova con dei soldi che

si devono investire, che non si possono investire all'interno ma

allora vanno all'esterno. L’idea è che quindi il capitalismo sia un

sistema economico che porta necessariamente gli stati a

combattere.

Tesi delle lobby → la guerra ha dei costi ma se noi scomponiamo

- la società in gruppi sociali che hanno specifici interessi, i produttori

di armi hanno interesse a produrre le armi. Laddove i gruppi di

interesse, produttori di armi, siano forti, questi possono

condizionare l’agenda politica. Questa ipotesi dice che per esempio

negli Usa i triangoli di ferro hanno possibilità di accesso alle cariche

politiche, ecco perché questo stato fa più guerre.

- istituzioni politiche e processi governativi. In che modo lo stato è

organizzato. Chi ha il potere, che è la cosa fondamentale, quali istituzioni

hanno il potere ma soprattutto quali sono i limiti a questo potere.

- pace democratica. I tre vincoli per cui stati democratici non si fanno

la guerra:

- i regimi che si fanno la guerra non hanno dei freni, le

democrazie sono formate sul processo del consenso, quindi

c’è il vincolo consensuale.

- Secondo freno commerciale/economico, le democrazie sono

ricche e non perchè conquistano ma perché fanno affari. La

guerra è una distorsione, uno spreco, se io faccio una guerra

non ci guadagno ma ci rimetto.

- Terzo vincolo è di tipo normativo, le democrazie ripudiano la

violenza, hanno un meccanismo più trasparente.

Ruolo dei gruppi sociali, in che

- dinamica dei gruppi sociali.

modo gruppi che compongono società può spingere o meno

verso la guerra. All'interno di questa categoria gli studi sono

quelli della frustrazione a livello sociale. In che modo

comportamento umano è collegato all'appartenenza a

gruppo. Per quale motivo ci sono diversi livelli di propensione

alla violenza, cioè ci sono dei gruppi che sono più aggressivi.

Perchè gruppi etnici sono più aggressivi di altri, o perché un

gruppo sociale appare pacifico e a un certo punto diventa

aggressivo? → dinamica della restaurazione, laddove un

gruppo percepisca una sorta di frustrazione viene impedito

nel raggiungimento dell'obiettivo. La frustrazione genera

risentimento e risentimento può sfociare anche nella violenza

Il gruppo all'interno è

→ creazione di in-group/out-group.

tanto più forte quanto c’è un gruppo estern o. Se trovo nemico

esterno trovo coesione interna, se ho coesione interna la

posso sfogare sugli avversari.

- politica burocratica. La guerra può avvenire perché ci sono delle

distorsioni nel meccanismo che porta a prendere decisioni. In

qualsiasi stato democratico o no la politica di difesa è una burocrazia,

banalmente la decisione di andare in guerra è presa da uno ma vede

il coinvolgimento di varie agenzie. Ora questo fa sì che ci sia una

frammentazione del processo decisionale. Più processi e più attori

e ogni attore ha degli obiettivi propri. Questa competizione tra gruppi

diversi fa sì che la scelta di entrare in guerra sia una mediazione, un

compromesso, dell'interazione fra i vari gruppi. In che modo questo

avviene?

- ogni burocrazia ha procedure operative standard. In dette

circostanze così si fa, non c’è possibilità di adeguarsi alle

circostanze. Se non metti in pratica queste regole non può

svolgere quel ruolo.

- distorsione politica, in particolare dell’informazione. Tema

dell'intelligence, lei deve fornire informazioni alla politica. La

politica burocratica può portare a un attrito dei processi

decisionali.

LEZIONE 6

- livello sistemico

- ruolo dell’anarchia. La causa di una guerra risiede in una particolare

configurazione del sistema internazionale. Il livello sistemico ha come idea

profonda che il contesto sociale induca a certi comportamenti. Qui siamo

debitori dalla sociologia. Waltz dice a questo proposito che la guerra dipende

da alcune caratteristiche del sistema internazionale, cos'è non è

semplicemente la somma degli attori, è qualcosa di più. E’ in sostanza

l'ambiente in cui gli stati si trovano condizionati. Motivi di guerra causati

dall’anarchia:

- La consapevolezza che le proprie azioni avranno una conseguenza

sugli altri e quindi una rotazione. Io non sono libero di fare quello che

voglio, anche gli stati che hanno libertà d’azione devono fare i conti

con l’ambiente. L’anarchia funge da causa permissiva. L’anarchia

fa sì che la violenza sia un mezzo necessario , non nella pratica ma

tanto meno come eventualità.

Oltre a questo i realisti osservano che l’anarchia può essere

- un detonatore di guerra, comporta il problema della

credibilità delle intenzioni. Se io so che in ultima istanza

qualsiasi altro stato può essere una minaccia, se l’altro stato

mi assicura del fatto che ha una buona intenzione, per me

non significa nulla, perchè non ho alcuna garanzia → anarchia

implica assenza di garanzie e quindi incertezza. L’anarchia è

un incentivo per gli stati a bluffare, a dire il contrario di quello

che pensano. L’anarchia è una causa permissiva, tutti devono

avere degli eserciti.

Il terzo e ultimo motivo di guerra causato dall’anarchia è che

- in anarchia il mantenimento degli impegni è sempre

discutibile, incerto. Gli stati possono concordare delle

soluzioni, dei trattati che si pongono come alternativa alla

guerra ma non possono essere sicuri nel fatto che poi

verranno rispettati. Saddam nel 2003 è stato messo alla

prova, mostraci quali sono le tue armi? Se attacchi ti

distruggiamo, se mostri i tuoi piani non succede niente.

Quindi Saddam deve fidarsi degli Usa far vedere i suoi piani,

ma poi chi gli garantisce che davvero non gli facciano niente?

Finché c’è anarchia non c’è soluzione, l’unica sarebbe una

sorta di federazione mondiale, non ci sono più stati né

eserciti che si combattono fra loro. Oppure i realisti dicono

che non c’è soluzione ma un palliativo: l'unica soluzione è

l'ibrido di potenza, se sappiamo che gli stati che possono

farsi la guerra hanno una potenza simile, nessuna dei due

avrà un'aspettativa di vincere → sistema 800 in Europa. Ma

l’unico modo per

anche questa strategia fa cilecca,

tamponare gli effetti dell'anarchia è rispondere con la

stessa logica .

- Teoria egemoniche. Anche qui abbiamo una distribuzione di potenza che

crea problemi, ma qui in particolare è la transizione di potenza. Alcune

guerre hanno un ruolo fondamentale nel definire l'ordine internazionale.

Alcune guerre sono piccole contese per stabilire dove passa un confine, per

risolvere piccole questioni. Altre guerre invece hanno il compito di definire il

principio del mondo. Per quanto riguarda l’anarchia nel sistema

internazionale, la distribuzione del potere raramente è pari, c’è una

asimmetria di potere che vede alcune potenze avere un margine di vantaggio

rispetto alle altre. Una sorta di classifica dei più forte. C’è transizione di

potenze, c’è chi cresce e chi cala. Il punto è che questo ciclo è inevitabile

perchè rimanere nella posizione egemonica implica dei vantaggi ma anche

dei costi. Questi costi fanno sì che nel lungo periodo l’egemone si indebolisca

e qualche nuovo sfidante accumuli potere. Il potere logora anche chi c’è là. È

questa transizione di violenza:

- una traiettoria di un forte che perde potenza

- debole ce sta accendendo

→ guerra che serve a stabilire chi è l’egemone. C’è una guerra

per il riconoscimento. Chi combatte non lo fa per le risorse

materiali, il motivo ultimo è il riconoscimento di egemone, colui che

può imporre le regole del gioco.

I FRENI ALLA GUERRA

Introduzione → consideriamo ora la guerra come un’istituzione sociale.

La guerra è un'istituzione sociale, ha un significato, la guerra assume un valore. Un’azione

di violenza è un'azione di violenza, questa è la meccanica, ma noi possiamo attribuire

diversi significati alla stessa azione, genocidio, legittima difesa… l'azione assume significati

diversi a seconda del contesto sociale in cui avvengono. Possiamo fare anche lo stesso

ragionamento con la guerra, al di là della mera azione la guerra assume il valore di rito,

sottende delle regole e dei valori che sono annesse a coloro che le combattono. La funzione

strumentale è regolata da alcune norme.

→ la guerra assume i tratti del gioco. Le analogie tra guerra e gioco?

 Il gioco ha una propria natura avulsa dallo spazio e dal tempo. La partita si gioca su

un campo da calcio per 90 minuti, c’è un modo là fuori come separato, la partita si

gioca sempre, non importa cosa succede fuori, le partite salvo eventi straordinari si

giocano comunque. La guerra ha una sua natura parallela allo spazio e al tempo.

Ha un inizio e un fine.

 Così come nei giochi c’è un momento di inizio, una dichiarazione di guerra e un

La guerra segna una cesura rispetto alla normalità.

momento di fine.

Questi due stati in guerra entrano in una dimensione parallela. Un’indole

che ha a che fare con uno spazio → campo di battaglia. Sul campo di calcio

ci sono 22 persone che inseguono il pallone, sul campo di battaglia

laddove di solito si coltiva ora si combatte. Quindi rappresenta una cesura

con la normalità. Circoscrizione territoriale-temporale.

→ La guerra genera un risultato che è assoluto, incontestabile che però è temporaneo,

la guerra finisce con uno che vince e uno che perde. Finisce con trattato di pace, qualcuno

che accetta delle condizioni. Questo è un risultato assoluto che però può essere messo in

discussione in qualsiasi momento. L’esito dell'interazione è sempre incerto, non si può

prevedere. Il caso gioca un ruolo importante. C’è incertezza, non si può dichiarare guerra

con la certezza di vincere.

→ la guerra nella società anarchica

Adesso parliamo di società internazionale (prima sistema internazionale), sviluppato da

scuola inglese. Società è diversa da sistema… perchè? L’idea della società anarchica è

che ci siano un insieme di stati che fra loro hanno dei rapporti stabili, nel sistema

internazionale l’idea è che ci siano delle interdipendenze strategiche, semplicemente

l'azione di uno stato può avere una retroazione, la società ci dice qualcosa di più, che gli

attori hanno un interesse tra loro a cooperare per costruire un tessuto sociale. In altri

termini, gli stati in base all’idea di società devono concordare le regole della

convivenza. Nel sistema l’intenzione è l’unico vincolo all’azione degli stati, se compio

qualcosa potrebbe avere un effetto negativo. Ancora una volta una questione meccanica, io

dichiaro guerra, vinco o perdo. Nella società internazionale c'è qualcosa di più, gli stati nella

società si pongono delle regole, degli obiettivi comuni. Degli obiettivi che saranno sempre

una intenzione, non è detto che tutti siano in grado di coglierne i benefici. In sostanza l'idea

è che se nel sistema internazionale Hobbes, quello dell'anarchia è di Locke, lo stato di

natura.

Qualsiasi società anarchica si pone tre regole della convivenza (Bul):

1. Le promesse vanno mantenute. Se si stipulano accordi questi vanno mantenuti.

Una delle regole più complesse. Gli stati hanno due incentivi diversi, da una parte se

non rispetto quello che ho promesso ho un guadagno immediato, ma dall'altra parte

se rompo il patto mina alla base le regole della convivenza. Se tutti stanno alle

regole, ci si può fidare di tutti anche in anarchia. Più gli stati rispettano le regole più si

possono fidare degli altri.

2. Stabilizzazione del possesso: ciò che mio è mio, ciò che è tuo è tuo. Si può

interferire nei possedimenti altrui solo per ragioni motivate. Ci sono delle regole, dei

principi che stabiliscono il possesso degli uni e degli altri.

3. Limitazione della violenza. Tutti si devono impegnare non a espungere la violenza

ma a limitarla quanto più possibile, la guerra si usa solo in alcune circostanze. Quindi

non significa questo che l'utilizzo della violenza sia un’eccezione, può essere anche

frequente.

Gli stati devono impegnarsi su queste cose. Abbiamo due poli, è difficile veder

empiricamente la società internazionale rispetto al sistema internazionale. Da

una parte il sistema internazionale è fatto di relazioni, unità politiche che non si

conoscono, all'esterno opposto abbiamo la società internazionale → dopo il

medioevo abbiamo un insieme di identità politiche che condividono una

religione, lingue in comune. In qualsiasi momento possiamo vedere delle aree

che si configurano come un sistema internazionale, aree in cui c’è società

internazionale → Europa e Asia. C’è anche tensione diacronica: la società

internazionale può generarsi ma anche tramontare. Nell'Ottocento si sono

stabilite in Europa delle regole di convivenza che bene o male funzionano

abbastanza bene, quindi periodo di sostanziale pace. Queste regole però sono

state spazzate via da una guerra civile in Europa, le due guerre mondiali che

hanno preso quelle regole e le hanno cancellate. Lo ius pubblicum europeo aveva

portato a degli esiti inaspettati. Laddove il sistema internazionale riesce a

strutturarsi come società la guerra avrà una sua forma. La guerra riflette le

regole dell'ordine internazionale. Laddove queste regole, dove ordine non è

strutturato allora anche la guerra avrà una forma diversa. Quindi la forma di

guerra che riflette una società internazionale sarà decisamente preferibile.

A prescindere dai sistemi, la guerra può essere meno distruttiva a seconda delle regole che

si impongono fra gli stati. Ci sono dei freni alla guerra? Si tre ordini di freni:

- ius ad bellum diritto che stabilisce chi può entrare in guerra e a quali condizioni.

Il primo freno nasce da una necessità limitare la facoltà di ricorrere alla guerra.

Tutti hanno la capacità di ricorrere alla guerra ma devono porsi delle limitazioni. Se

non facessero così stato di violenza endemica. I limiti propongo tre livelli:

- non tutti possono dichiarare guerra. Solo uno stato può dichiarare guerra, se

sei un signore della guerra con un tuo esercito tu non puoi fare guerra.

- anche all'interno degli stati si può esercitare la guerra soltanto per alcuni

motivi, devi avere una giustificazione valida.

fino a che punto si può combattere. Non si può combattere per

- distruggere un avversario. Qualsiasi sia l'obiettivo finale ci sono

guerre che potrebbero minare il tessuto sociale → questo non è

concesso.

Quindi abbiamo un elemento di:

- discriminazione, l’uso legittimo di violenza spetta solo ad alcuni attori. C’è

una soglia, si può partecipare al gioco della guerra soltanto se si è membri di

un club. Non basta la capacità di fare la guerra, bisogna avere anche una

auctoritas, un riconoscimento di autorità. Al Qaida ha fatto un atto di guerra,

ma non è uno stato, ha la pretesa ma non la auctoritas. La guerra contro al

Qaeda non è stata una guerra ma piuttosto una punizione. Per quale motivo

si combatte può avere diverse forme: discriminazione rivolta a un solo

combattente, nella guerra c’è parte legittimata e una no, l’idea è quella della

guerra giusta, la guerra come punizione, modo per riparare un torto. La

guerra giusta è quella che ha un riconoscimento da parte dell'ONU, c’è un

aggressore che è nel torto e qualcuno che viene ad aggiustare. Chi è che

combatte? Uno illegittimo e l’altro che vuole partecipare. Più probabile guerra

che vede entrambe le parti come legittime e quindi la guerra viene vista come

un duello. Cosa stabilisce che due uomini abbiamo ragione a

combattere? Qui intervengono i principi:

1. la guerra viene scelta perchè non c’è altro modo.

2. Secondo requisito è che è necessaria una giusta causa. Gli stati

devono argomentare che sono motivati dalla ragione, il loro interesse

deve essere legittimo. Ogni società stabilisce delle regole, si combatte

a seconda delle regole, gli stati che combattono devono giustificarsi in

base a questi principi. Gli stati allora possono barare, ma il fatto che

uno stato si appelli a un principio seppur non con buone intenzioni ci

mostra che comunque c’è un ideale sotteso che tra stati c’è un

accordo.

- di comunicazione. L’uso della forza deve essere giustificato. In Europa la

guerra era sempre preceduta da dichiarazione di guerra. Nello stesso periodo

nelle colonie i conquistadores non dichiaravano guerra, non facevano guerra,

ma occupavano uno spazio che per loro era vuoto. Se in Europa guerra

aveva delle regole invece in America latina poteva succedere tutto.

- di moderazione. Si riconosce che ci sono alcune guerre che lacerano il

tessuto sociale, queste guerre devono essere evitate. Ci sono guerre così

spropositate che alla fine della guerra è difficile tornare alla normalità. Non

solo viene sostituito rapporto straordinario tra stati, ma le regole di base non

sono più attuabili. Questo tipo di circostanze devono essere evitate. Elemento

di moderazione. Anche gli stati conflitti vengono riammessi al ‘club’.

Napoleone è responsabile di aver insanguinato l’Europa per circa vent’anni

ma comunque la Francia è presente al Congresso di Vienna.

 ius in bello. Le leggi normali in guerra non si pongono ma vengono sostituite

da altre leggi. Così come c’è codice civile di pace e di guerra, anche durante i

combattimenti ci sono dei limiti, bisogna evitare che capitano cose spiacevoli. Anche

gli stati che combattono hanno quindi ottimi degli ottimi motivi per trovare dei motivi

di concordanza. Questi freni dello ius in bello:

 evitare che venga usato qualsiasi mezzo.

 bisogna evitare che la violenza tendi a dilagare. Quando si combatte la

guerra deve stare su un campo. La violenza è endemica, tende ad

allargarsi.

 contro chiunque. Il nemico deve essere un bersaglio chiaramente

definito.

Questo ha portato a due forme di ius in bello:

- una forma positiva che stabilisce in positivo chi combatte come dove e

quando. Quando i criteri sopra vengono rispettati. La guerra può

assumere la forma del duello, si decide l’arma, il luogo, il momento.

in cui assistiamo a una serie di proposizioni,

- una forma negativa

restrizioni su ciò che è concesso fare. Certe armi non si

possono utilizzare → restrizioni sul campo di battaglia. O restrizioni

al campo di battaglia: ospedali, chiese, ambasciate, sono santuari, luoghi in

cui la violenza si ferma. Restrizioni a oggetti della violenza, chi deve essere

risparmiato?

Nozione di bellum.

Quali azioni violente si qualificano come guerra? Riconoscere all'interno della società

internazionale quando si è in guerra e quando si è in pace. La violenza può essere

endemica, potrebbe non assurgere al livello di guerra. Quali sono le azioni violente che si

caratterizzano come guerra? Cosa che permette di far riconoscere agli stati se sono in

guerra oppure no? Una società internazionale riesce a limitare una guerra quando riesce

stabilire quando c’è guerra?

Distinzione

1. illecito (privato) Vs guerra (pubblica). Soltanto la sfera pubblica è quella

che pertiene alla guerra.

2. pace vs guerra. Lo stato di guerra implica il riconoscimento di una relazione.

Tutto può sembrare coerente ma si possono creare dei cortocircuiti. Un atto di

guerra può costituire una situazione di guerra. La differenza tra stato e atto di

guerra è importante. Quando una parte si sente in pace e l’altra in guerra. Al

Qaeda ci ha dichiarato guerra e noi lo abbiamo fatto all'Afghanistan.

L'Afghanistan non ha dichiarato guerra ma Usa hanno stabilito atto di guerra.

Pace e guerra sono distinte da dichiarazione di guerra, i cui cerimoniali

contribuiscono a dare una netta distinzione tra pace e guerra.

Come si limita la tendenza della guerra a diffondersi? La guerra può coinvolgere sempre

più stati, il principio della dichiarazione di guerra ha utilità di stabilire un inizio e altrettanto

rilevante è che ci sono attori in guerra e attori. Se c’è dichiarazione di guerra si sa chi

combatte e si presume che quelli che non hanno dichiarato guerra siano spettatori. E’

importante perchè stabilisce un ruolo anche per chi non combatte, concordare che si sia una

guerra stabilisce chi combatte e chi no.

LEZIONE 7

La guerra ineguale di Alessandro Colombo.

STORIA DEL PENSIERO STRATEGICO

INTRODUZIONE: I TEMI RICORRENTI

Questioni a cui strateghi ancora non hanno dato una risposta univoca, domanda banalissima

a cui si fronteggiano due o tre risposte. Abbiamo bisogno di approcci diversi, di fil rouge,

Perchè facciamo dialogare pensatori che non si conoscevano? Perchè costruiscono un

discorso comune.

AUTORI PRE-MODERNI E MODERNI

- Tucidide

- Sun Tzu

- Machiavelli, uno degli autori che per la disciplina ha scritto dei libri molto utili

- Napoleone

Pre-moderni vivono in un periodo antecedente allo stato. Machiavelli parla di stato ma lui

intende lo stato delle cose, non stato come lo concepiamo noi.

AUTORI CONTEMPORANEI

- Clausewitz, punto di riferimento nel bene o nel ben divide gli strateghi tra

clausewitziani e non clausewitziani.

- Jomini, coevo di Clausewitz e sarà per tutto l'ottocento il pensatore più famoso.

Clausewitz viene rivalutato durante la guerra fredda, mentre Jomini viene relegato in

secondo piano.

- Critici e seguaci di Clausewitz. La guerra ottocento non è la guerra di oggi.

TEMI RICORRENTI

Che nesso c'è tra guerra e politica? Il mezzo è funzionale al fine, non si può considerare il

fine ultimo senza pensare ai mezzi. Lo stato era organizzato in modo diverso, le polis come

Atene funzionavano in modo diverso. Considerando che nel corso dei secoli è cambiato

molto c'è un rapporto che rimane costante tra i due? Guerra e politica, in alcuni momenti si

sono configurate come amiche, nemiche, o son state separate. Se c'è un nesso tra guerra e

politica ci interrogheremo se il modo di combattere, il perché si connette e il fino a che punto

si combatte dipende dalla politica. Chi è che comanda nella polis, che sia il sovrano, Pericle,

che sia uno zar o un primo ministro questa persona che comando ha della guerra? Per

quale motivo conduce operazioni?

Seconda domanda: c'è una 'grammatica' della guerra? La grammatica è rigida, ha delle

regole precise. Esistono delle regole o principi della guerra? Ci sono dei principi della guerra

immutabili, delle strategie o delle tattiche che funzionano sempre. Se noi abbiamo un

esercito molto numeroso è meglio concentrare le forze? E' meglio avere capacità di

manovra o truppe che hanno capacità di fuoco? Se le truppe sono ben armate sono più

lente, e si è veloci e mobili. Ci sono regole che ci dicono cosa fare. Ci sono principi della

guerra, un bravo stratega dirà di sì.

Quali sono le dimensioni rilevanti nella strategia? Solo quella militare? Finanza,

tecnologia...La tecnologia non sai mai se funziona. Le armi nove non si sa come utilizzarle al

meglio. TUCIDIDE

VITA [460-395 a.C.]

In questi 65 anni di vita passa 30 osservando e contribuendo alla lotta tra Atene e Sparta.

Tucidide è uno storico, padre della storiografia, però ha un ruolo attivo è uno stratega

navale. Quindi partecipa in prima persona al conflitto e ne tocca con mano gli effetti

principali. Partecipa infatti alla prima fase della guerra del Peloponneso, fino alla

battaglia di Anfipoli nel 422, quando è accusato della perdita della flotta ateniese e

mandato in esilio. Egli è un generale ateniese in esilio, inizia a scrivere nel 424 a.C. (anno

del suo esilio da Atene) e termina, senza aver concluso la sua opera, La Guerra del

Peloponneso, nel 396 a.C.

Dopo la sua estromissione, Tucidide sceglie di raccontare la storia della guerra come

farebbe un moderno storico, senza attribuire la responsabilità degli eventi all’intervento degli

dei (Omero), ma raccogliendo documenti e testimonianze dirette, dell’una e dell’altra parte.

Concezione della storia come scienza io non penso che gli eventi che osservo siano un

riflesso della volontà divina, gli eventi a cui assisto sono il risulto delle scelte di alcune

persone. Quindi non mi devo ancorare nella mia ricerca di ricostruzione storica a miti,

leggende. La sua analisi si basa su documenti, testimonianze registrate, quindi una scienza

empirica, quello che è stato fatto. Proprio per questo tutti gli autori fondamentali nelle RI

come negli SS, da Machiavelli a Hobbes, da Napoleone a Clausewitz, studiano lo storico e

stratega greco.

La seconda motivazione per cui ci interessa il suo pensiero, che si lega al suo essere uno

storico che potremmo definire moderno, è la sua attenzione per le cause immediate e

profonde. Le cause immediate sono quelle annunciate dalle parti che danno inizio alla

guerra, lui però vuole trovare cause profonde Atene e Sparta, quelle di lungo periodo che

sono inevitabilmente le vere motivazioni che provocano la guerra, la causa principale non è

legata alla guerra ma semplicemente l'ascesa di Atene. Il motivo per cui Sparta interviene è

perchè teme la crescita di Atene perchè nelle comunità politiche ci sono i tre grandi fini:

ricchezze, paura e vana gloria. La causa prima della guerra, nota a tutti proprio grazie a

Tucidide, è il timore, la paura che provoca in Sparta il crescente potere di Atene. Questo

meccanismo è alla base di ciò che chiamiamo il dilemma della sicurezza. Atene grazie alla

sia forza navale (e quindi al commercio), vede aumentare la propria influenza e ricchezza,

sia nel Mediterraneo, che nell’entroterra della Grecia. Questa alterazione di polarità, ovvero

della distribuzione del potere tra le città-stato greche, altera l’equilibrio preesistente,

estendendo la sua autorità a buona parte del paese. La paura dunque di una simile

eventualità spinge Sparta e i suoi alleati ad una guerra preventiva che precipita il paese in

un conflitto lungo 27 anni dal quale l’Antica Grecia non si risolleva più.

ANALISI STRATEGICA

L’analisi strategica di Tucidide è sia comprensiva (affronta temi diversi come il diverso

sistema politico degli avversari o le innovazioni tecnologiche) sia dinamica (esamina come,

nel corso del conflitto, i due avversari modificano le loro strategie). La guerra è considerata

un vero e proprio modello di conflitto, con due avversari, Sparta ed Atene, profondamente

differenti:

- hanno due sistemi politici diversi. Sparta è fondata sull’oligarchia agraria, Atene

invece è una democrazia commerciale e finanziaria.

- Poi ci sono anche altre differenze, di natura economica, Atene basa la propria

ricchezza sui commerci navali, Sparta non ha una capacità commerciale sviluppata

e nemmeno una grande flotta, è un'economia chiusa. Quindi due componenti una

politica ed economica.

- La terza componente è che Atene è una potenza navale, Sparta invece è una

potenza terrestre. I fanti ateniesi sono incommensurabile più deboli di quelli

spartani. Abbiamo quindi capito i punti di forza e debolezza.

Lo scopo della guerra per Sparta è quello di fermare l’ascesa di Atene.

Come fanno a combattersi? Usano delle strategie indirette, strategia che mira a colpire un

bersaglio che non è l'obiettivo finale, indiretto. Sparta nella prima fase della guerra strategia

ha quella di assediare Atene e aspettare che Atena si arrenda. Quindi la sua strategia

consiste nel distruggere la base economica ed agricola di Atene, in modo di affamarne la

popolazione. Se gli ateniesi fossero poi così sprovveduti dal cercare la battaglia campale,

Sparta non si tirerebbe indietro. Quest’ultima avrebbe allora la possibilità o meglio la

certezza di sconfiggere l’esercito ateniese. Sparta avrà quindi una strategia semplice:

distruzione delle campagne con raid (tecnica che appartiene alla tradizione bellica della

Grecia, essa permette di ridurre al minimo gli scontri tra falangi e quindi di limitare le perdite,

poiché è probabile che la fazione attaccata rapidamente ceda nel timore di vedere

compromesse le sue chances di sopravvivenza alimentare nel lungo periodo), attacchi che

non hanno lo scopo di espugnare Atene, ma di far uscire l'esercito ateniese in campo aperto

dove sparta li può distruggere. Sparta però fonda la condotta delle operazioni militari su una

valutazione assolutamente errata della posizione ateniese. Atene è molto ricca e anche

con un territorio devastato potrebbe semplicemente pagare le derrate alimentari provenienti

da altre zone della Grecia. Al momento dell’invasione dell’Attica nel 431, gli ateniesi

semplicemente si rifugiano all’interno delle mura, sperando di poter contare sul cospicuo

tesoro della città e sui collegamenti marittimi strategia ‘passiva’ è Pericle. Atene poi usa

la sua superiorità navale per colpire il territorio di Sparta e dei suoi alleati, nella speranza di

fiaccarne la volontà. Gli ateniesi quindi cercando delle fonti di approvvigionamento diverso.

Atene chiude le proprie difese dalla terra e si apre al mare, rinforza la propria flotta, evita lo

scontro terrestre e si impegna in una guerra navale. La strategia di Atene sarà quindi volta

a combattere contro gli alleati di Sparta e quindi indebolire i rapporti e le capacità di trarre

risorse da parte di Sparta.

La strategia è pressoché identica, io sono forte in mare e porto il nemico in mare e

viceversa.

Entrambi i contendenti ritengono che la guerra sarà breve, come in passato, e adottano una

‘strategia indiretta’, di logoramento, fatta di incursioni e raid contro l’economia e le basi

logistiche avversarie. Nessuno dei due cerca la battaglia campale (anche se gli spartani lo

avrebbero preferito almeno nella fase iniziale) con l’intento di annientare l’esercito nemico

(come suggerirebbe Clausewitz). Tale soluzione infatti si allontana troppo dalla tradizione

greca di fare la guerra (warfare), la quale tenderebbe invece a limitare le perdite umane in

battaglia. Questa attitudine cambia quando sia Atene che Sparta capiscono che queste

tattiche consentono di mantenere la posizione, ma non possono portare alla sconfitta

dell’avversario. Per fare ciò è necessario intraprendere operazioni offensive che colpiscano

più duramente il nemico. Entrambi gli avversari giungono però a questa conclusione quando

il conflitto è già in pieno svolgimento, quando le azioni da intraprendere per vincere

comportano costi maggiori e minori probabilità di successo.

La guerra si protrae infatti per anni e nessuno vince. La guerra dura circa 27 anni che

creano un danno, impediscono accumulazione di ricchezze. In questo tipo di guerre vince la

parte che non cede per prima.

Dopo diversi anni dall'inizio delle ostilità Atene e Sparta cambiano strategia, cercano di

spostarsi dalla strategia diretta , quella di scontro frontale.

Perchè alla fine Atene perde? Atene era la potenza in ascesa, Atene è la potenza

economica che sembra vincere la guerra ma poi perde. Senza dubbio essere forti è un

ottimo punto di partenza, ma non è sufficiente. La sconfitta ha molteplici cause. Anche

qui cause immediate e profonde:

- causa immediata un evento che non è strategico in sé, nessuno poteva

prevedere, scoppia la peste e Pericle muore di malattia. Tucidide dice che questo è

un evento casuale, ci deve essere una causa più importante più profonda. Il caos è

probabilistico, Atene non perde per colpa della fortuna, se Atene è stata sfortunata

anche Sparta lo è stata.

- Causa profonda la vera risposta è che Atene commette più errori, sulla carta è

favorita ma fa errori che Tucidide giudica irrisolvibili. Alla fine una guerra viene vinta

da chi commette meno errori, particolarmente a livello strategico.

1. Il primo errore è strategico e politico spedizione a Siracusa dopo la

pace di Nicia nel 421 a.C. Atene sposta la guerra anche nella Magna Grecia.

Atene già indebolita fa letteralmente il passo più lungo della gamba, ottiene

una sconfitta e un nemico in più.

2. Il secondo grande errore, Atene dopo morte di Pericle ha un problema di

organizzazione interna, troppe voci vogliono avere voci in capitolo,

democrazia mette potere decisionale in mano a tre strateghi, l'errore che

fa è quello di dividere e spezzare il comando, venendo quindi meno a uno

dei principi della guerra, quello dell’unità di comando Questi tre sono

Alcibiade, Alicia e Lamaco che saranno i tre strateghi che insieme

stabiliranno delle cose tra loro incoerenti. In guerra il comando strategico

deve essere affidato a uno. In politica la democrazia accetta la divisione dei

poteri, però quando si decide di andare in guerra uno solo lo deve decidere.

SUN TSU

VITA

Vive a cavallo del 500 a.C. E' una figura la cui realtà storica è ancora discussa, figura

quasi mitologica, è uno stratega però ci sono elementi che ci dicono che sia stato un

generale realmente esistito che ha costruito attorno a se una fama di stratega invincibile,

spietato, e totalmente devoto al proprio sovrano.

“Periodo delle primavere e degli autunni” la Cina vede sette dinastie combattersi [il

contesto non è diverso da quello di Tucidide], sarà proprio questo il contesto che andrà a

studiare Sun Tsu.

Nel periodo che va dal 722 a.C. a 481 questi sette regni competono per la propria

sopravvivenza, ci sono due grandi dinastie che sono quelle più importanti, un po' come

Atene e Sparta, regno Wu contro Chu. Questi due regni hanno caratteristiche molto diverse,

caratteristiche territoriali diverse. Gli eserciti si trovano a combattere in contesti molto diversi,

In questi 300 anni gli Wu arrivano a costruire un esercito di 30mila uomini, costruiscono

anche carri, riescono a imporre una sorta di disciplina amministrativa. Sun Tzu fu

consulente del sovrano del regno Wu, in quanto la sua famiglia si spostò nei territori

governati dalla famiglia Wu.

Il sovrano è colui che dirige le operazioni, che stabilisce cosa fare, quando il sovrano dà

l'ordine al kernel, dà una delega di autorità, sospende il proprio controllo. Lo stratega è

responsabile dei successi e dei fallimenti, in guerra tutti hanno una responsabilità, una

componente di moralità.

Nel 512 a.C. He Lu pensa di organizzare un attacco contro il regno Chu, ma necessitava di

un bravo generale, per questo assunse Sun Tsu che conquistò il ruolo di generale

presentando a He Lu il suo trattato sulla guerra e illustrando delle strategie che rendessero

più potente Wu.

Nel 506 Sun Tsu accompagnò il re nella guerra fra Wu e Chu. Vinse cinque battaglie e alla

fine conquistò la capitale del Chu. Nel 484 l’esercito Wu sconfisse le truppe del regno Qi e

dopo l’incontro che avvenne tra i due imperatori, il sovrano Wu successe al sovrano di Jin

nel ruolo di principe egemone. Sun Tsu però decise di non accettare altri incarichi alla corte

del regno Wu, si tirtirò e trascorse il resto della sua vita come eremita.

OPERA

Scrive un manuale di strategia e tattica. 

La guerra è centrale per il regno, per la sua sopravvivenza risorsa necessaria, saper

fare la guerra è necessario, quantomeno per evitare di essere conquistati, tuttavia deve

essere usata con la massima cautela, deve essere usata l'estrema ratio. In questo senso

la guerra è l'attività che può segnare la fine del sovrano.

La migliore strategia è quella indiretta:

 vincere senza combattere richiede la massima abilità. Come si fa a vincere senza

combattere? La guerra ha una dimensione psicologica, devo convincere

l'avversario che non ha chance, la guerra è una prova di forza ma anche uno

scontro di volontà. Non conta niente sconfiggere il nemico sul campo di battaglia

se questo continua a combattere.

 Nessun sovrano, stratega trae beneficio da una guerra prolungata. Sun Tzu dice

che la guerra costa, drena risorse, uccide persone, se la guerra si protrae a lungo

sono risorse di capitale umane, di spirito umano, dopo un po' si infiacchisce, viene

meno la volontà morale. Per cui le guerre possono essere corte, devono avere una

sequenza veloce.

 La vittoria dipende da elementi non militari. Riuscire a ingannare l'avversario,

fargli credere che noi siamo superiori per numero anche quando non lo siamo,

toglierli lo spirito vitale, se noi facciamo incursioni di notte allora saranno indebolite.

 Il bersaglio ultimo non è la forza militare del nemico ma la sua volontà, è lì che

noi vogliamo andare a colpire, possiamo affrontarlo direttamente fargli capire che

non ha speranza.

 La guerra è subordinata alla politica nella misura in cui la decisione di andare in

guerra ha una sua implicazione sul piano politico.

 la guerra non ha una forma definita, può essere combattuta anche in modo non

ortodosso. Qual è quindi la strategia vincente dipende dall'obiettivo finale, difendersi

conviene rispetto ad attaccare, attacchi solo quando sai di avere un buon vantaggio.

 Importanza di inganno e stratagemma, per vincere le guerre bisogna sapere e

potere, un bravo stratega deve avere una consapevolezza, sapere sul campo di

battaglia chi c'è che mezzi ha e cosa vuole, sapere come è altro e fargli credere una

cosa diversa. Sarà il primo autore a parlare di spie.

 Importanza delle finanze. La guerra va pagata, costa tanto, i bravi soldati devono

essere premiati.

RISPOSTE AI QUESITI

Quale nesso tra guerra e politica?

- Tucidide: la politica fornisce una leadership incerta.

- Sun Tzu

: la politica dà avvio alla guerra, poi si ritrae. La politica è il momento originario

della guerra, è il sovrano che può decidere di andare in guerra

C'è una grammatica della guerra?

- Tucidide: strategia diretta, unità di comando. Ci si scontra sul campo di battaglia fin

quando uno dice basta.

- Sun Tzu: strategia indiretta, inganno, mai affrontare l'avversario se non quando non

serve e se non quando sai di poter vincere. Secondo punto cercare di vincere

psicologicamente sull'avversario, manipolarlo.

Quali sono le dimensioni della strategia?

- Tucidide: enfasi solo sulle questioni militari.

- Sun Tzu: non solo dimensione militare, ma anche psicologica, finanziaria. La dimensione

militare è solo una dei tanti aspetti.

LEZIONE 8 MACHIAVELLI

INTRODUZIONE

Nell’ambito specifico degli studi strategici, il contributo fondamentale dello scrittore fiorentino

è stato riaffermare con forza la subordinazione della guerra alla politica, ovvero alle

ragioni dello stato.

Machiavelli è un pensatore politico perché è un pensatore militare. E’ Machiavelli che getta

le basi del pensiero strategico moderno e del rapporto tra guerra e politica. L’unico lavoro

politico pubblicato durante la sua vita però, L’arte della guerra, al confronto di opere come Il

Principe e I Discorsi, ha un impatto minore. Con tutta probabilità Machiavelli scrive L’arte

della guerra con l’intenzione di influenzare la politica contemporanea e l’interesse per il

lettore contemporaneo è piuttosto limitato.

Dal punto di vista strettamente militare, Machiavelli si rifà a quella che lui considera l’”età

dell’oro” quella della Repubblica di Roma e del successivo impero. Non a caso

l’opera L’arte della guerra è profondamente influenzata da Vegezio.

Vita [1469-1527]

Siamo tra il 1488 e il 1512, Machiavelli svolge diverse mansioni fuori per conto della città di

Firenze, lui è di fatto un diplomatico, per cui egli segue una serie dimissioni diplomatiche

che gli faranno capire quali sono gli interessi, gli errori delle altre città europee.

Non si dedica solo all’ambito diplomatico ma ha anche una competenza militare.

Machiavelli è segretario del comitato per gli affari militari. Siccome Firenze è impegnata

in guerra soprattutto contro Pisa, Machiavelli non vede solo l'aspetto della penna ma anche

quello della spada: in quale modo fiorentini hanno commesso errori, perchè non hanno vinto

e non dopo mille fatiche contro i Pisani. Ci sono alcune piccole potenze in Italia che si

fronteggiano all'epoca, Machiavelli li disprezza tutte, il suo nemico ideologico sarà

Venezia. Osserva bene la loro politica estera e interna e si accorge alla fine di una cosa

deprimente: le città italiane sono abbastanza prospere, Venezia si sta arricchendo tramite

commerci in modo eccessivo. Tuttavia, in Italia c’è un problema che viene dal nord: la

Francia, la quale minaccia di invadere l’intera penisola visione assolutamente lucida,

lui va oltre le guerre tra città in Italia, per lui si deve finire di combattere e difendersi da chi

davvero è una minaccia per tutto.

Il periodo che vive Machiavelli è un periodo di trasformazioni sociali, economiche,

militari, siamo alla fine del Medioevo, con la fine dell’ordine medievale cambiano una

serie di costanti che chi veniva prima di lui riteneva intramontabili.

Nel suo servizio diplomatico ha una serie di esperienze formative che

influenzeranno il suo pensiero. La sua prima missione è presso Cesare Borgia.

Nel 1502 Machiavelli è a Senigallia in attività diplomatica, qui deve negoziare

con mercenari che gli sono nemici. Borgia organizza un incontro con i principali

capitani di ventura, chiude le porte e li uccide tutti. Machiavelli ne rimane

folgorato, la lezione che apprende è che le compagnie di ventura non sono una

risorsa ma un costo. Il Borgia uccide i capi delle compagnie di ventura che si

trovavano a Senigallia, questi sono ingenui → mai fidarsi delle compagnie di

ventura.

Machiavelli è poi chiamato a organizzare le truppe, nel 1502 fa un'ordinanza che obbliga i

contadini a diventare soldati una leva obbligatoria. Questa secondo Machiavelli è la

soluzione ideale per formare un esercito.

La società per lui è formata da tre classi:

- i nobili, che lui detestava in quanto incapaci di arricchirsi

- il ceto medio, per cui lui simpatizzava

- i contadini.

Lui dice che nella tensione tra queste classi sociali si genera un capitale politico, bisogna

evitare che una classe domini sulle altre. Anche il dominio del ceto medio non va bene. Se

quindi si armano i contadini, secondo Macchiavelli essi ringrazieranno per questa scelta

(visione politica quasi surreale) perchè potrà tutelare i propri interessi.

In questo clima di conflitto politico a livello internazionale Machiavelli scrive a partire dal

1512 le sue tre opere principali.

Opere

- Il principe

- Discorsi sulla prima deca di Tito Livio

- Dell’arte della guerra

Temi di fondo 

- rapporto stato guerra: simbiotico non c'è stato senza guerra, lo stato nasce

con una guerra. La nostra idea di stato secondo Hobbes serve per farci uscire dallo

stato di natura. Per Machiavelli la guerra è sempre presente, quindi politico deve

sapere gestire la guerra.

- rapporto stato-società: cittadino in armi. I soldati sono soldati di professione

oppure civili a cui vengono dati armi. Per lui il cittadino è soldato, tutti quelli che

vogliono prendere i diritti di cittadino devono essere soldati.

- enfasi su fanteria: battaglia decisiva. Sun Tzu diceva che se si poteva si doveva

evitare di combattere, per Machiavelli invece qualsiasi questione si deve risolvere

con la guerra.

IL PRINCIPE

Assieme ai Discorsi, è un’opera politica nella quale la sua analisi sulla guerra è più acuta e

innovativa. E’ in queste opere che egli spiega come la ‘politica’ sia il regno della pace e della

ragione come dell a forza e del conflitto e la guerra come attività essenziale della vita

politica.

Per Machiavelli, la ‘moralità della politica’ è salvare lo stato. Qui Machiavelli ricorda molto

Sun Tsu, che apre la sua opera osservando come la guerra sia una materia di capitale

importanza per lo stato, ovvero la differenza fra la sopravvivenza e la rovina.

In queste due opere ricorrono due importanti concetti, quali virtù e fortuna, che spiegano

perché determinate azioni non conducono al risultato atteso.

Quali fondamenta per il potere del Principe?

Quest’opera è una sorta di manualetto che spiega cosa fare per scalzare chi c’è al potere e

diventare quindi un nuovo sovrano.

Su quali fondamenta si basa quindi il potere del principe? Deve essere furbo, è meglio

essere temuti che amati…. ma soprattutto:

 buone armi. Il potere deve essere conquistato con le armi, ma con quali tipi di armi?

Mercenarie. Punto di vantaggio quando hai bisogno lo usi, non ti serve più

o e smette di essere al tuo servizio. Ma i mercenari spesso essendo a

pagamento non sempre si presentano sul campo o possono andare col

nemico. L’utilizzo di mercenari impedisce al sovrano di rendere i propri

cittadini virtuosi, le truppe mercenarie portano all'ignavia, il principe che si

affida ai mercenari diventa pigro. Il bravo principe quindi le truppe mercenarie

se le deve scordare, per una questione di principio le truppe mercenarie

portano alla decadenza, il sovrano paga e si disinteressa.

Ausiliare, quelle date in prestito da altri sovrani. Le truppe ausiliarie però

o creano dipendenza, se si fa riferimento alle truppe ausiliarie il prezzo da

pagare è la libertà.

e cioè cittadini non addestrati a fare la guerra, le truppe

Proprie

o Per Machiavelli

proprie consistono quindi nell’armare i cittadini.

armare i cittadini significa dare loro possibilità di essere liberi . Il

cittadino armato difende la propria comunità politica, in secondo

luogo i cittadini in armi possono difendere loro stessi e la loro classe

sociale. Armi proprie → distribuire armi ai cittadini e dare loro la

libertà. Questa è una cosa bella perchè gli permette di raggiungere

la gloria. Il principe può essere condottiere e compiere gesta

gloriose, siamo agli antipodi rispetto alla nostra visione di stato. Lo

scopo dello stato è quello di portare la gloria, la virtù → visione etica

della guerra. Machiavelli è quindi a favore di un esercito di coscritti

milizia

( ).

 buone leggi, quali sono quindi le nuove leggi? Quelle che concedono l’utilizzo delle

armi. Dare buone leggi a una comunità politica significa che c’è un sovrano che ha

generosa elargizione, se sovrano ha appena conquistato potere ha paura che

qualcun altro faccia la stessa cosa, se dà le armi a tutti avrà dimostrato che il suo

interesse è la libertà delle persone, il passo successivo sarà quello di tenere

occupate le armi delle persone. Necessariamente il buon politico deve essere un

buon condottiero. Il principio di legittimità rispetto al nostro modello di stato è

ribaltato.

Quale politica?

- polemofila. La guerra serve, la guerra serve al principe per fare ricco lo stato. La

guerra era anche utile per difendere lo stato dagli altri principi.

polemogena →

- la politica genera guerra. L'arte della politica è l'arte di fare la

guerra.

Visione realistica e rivoluzionaria. Un sovrano che decide di non fare la guerra è destinato al

fallimento dello stato, i contadini non sapranno più combattere o peggio le useranno contro

di te.

I DISCORSI

Visione della concezione della politica più approfondita. I discorsi sono una

considerazione sulla politica di Roma. Perchè Roma? Perchè la storia tende a ripetersi. La

storia è maestra di vita, nel senso che le esperienze di chi ci ha preceduto si ripetono ancora

oggi, possiamo ancora imparare dai successi degli altri.

Roma è stata un paradigma di virtù e Firenze perchè non può esserlo altrettanto? Così

come la storia si ripete, anche la politica ha delle regolarità. Quello che era buono per Roma

lo è anche per Firenze. Questo significa che secondo Machiavelli non c’è progresso.

Concezione della politica

- Nasce da una data concezione della storia

- L'antichità ha valore paradigmatico

- Non c'è progresso. Casomai decadenza

- La politica serve a portare virtù. La storia ha una tendenza naturale, la virtù invece

non sorge naturalmente, va coltivata, la virtù è un artificio. La virtù serve esattamente

per questo, per riportare un ordine laddove altrimenti ci sarebbe caos. Quindi la

buona politica è quella che trasforma i vizi in virtù. Il problema è che la politica

virtuosa ha degli effetti che fanno fatica a perdurare, momento di virtù a cui segue

decadenza, poi circostanze favorevoli fanno emergere virtù. Principe può essere

quello momenti di virtù in cui lui arriva e sistema tutto.

Quindi Machiavelli si domanda sulle caratteristiche che deve avere politica per

essere virtù → se buona politica porta virtù, qual è la forma di governo che porta

alla virtù? Qual è la forma di governo migliore:

La forma di governo si ispira a tre possibili

- teoria dell’anaciclosi di Polibio.

principi, qualsiasi costituzione può scegliere una delle soluzioni. Chi deve

avere potere? Uno solo, pochi o tanti. Quindi Machiavelli guarda questi tipi,

pensa a una forma di governo che si basa su un sovrano illuminato,

chiama monarchia questo tipo di governo, stabilisce le leggi, le armi,

questo monarca prima o poi verrà ucciso, siccome la tendenza è a alla

decadenza la monarchia si coronerà, il bravo sovrano sarà sostituito da un

tiranno. Il tiranno a differenza del sovrano è egoista, mentre la monarchia

è quella che pensa al bene della nostra comunità, il tiranno invece pensa

solo al suo interesse. Polibio dice che la tirannia crea problemi, quindi un

gruppo di uomini ergerà prendere mano la situazione e prendere potere.

Abbiamo quindi l’aristocrazia. (primo principio monarchia genera tirannia,

chi emerge per sistemare la situazione sono i migliori → aristocratici).

Questo accadrà fino a quando figli non porteranno alla decadenza della

virtù → oligarchia, non piace al posto dell’oligarchia la massa si solleverà

per sostituirla con democrazia dove i migliori tra tutti riportante la

situazione alla normalità. Anche la democrazia è destinata a corrompersi

→ anarchia. Dopo anarchia avremo ancora sovrano illuminato. Roma ha

vissuto queste fasi, ma in un certo momento ha adotta una forma di

costituzione mista.

- soluzione di Roma; lo stato misto. I centri di potere rappresentavano il potere di

uno solo, il console. Il console era la figura monocratica. Oltre al console c'era anche

il senato che rappresenta una protezione della società (nobili, ricchi). La terza grande

istituzione è la ? della plebe, anche la massa ha i suoi rappresentati. Tutto questo è

venuto per caso.

- lo stato misto ha una grande virtù: crea conflitto, tra i nobili e la plebe, si avevano

sempre gli estremi di conflittualità.

- La gloria di Roma dipende dalla costituzione non da bravura tecnica o per

fortuna. La bravura tecnica non conta, i soldati romani erano contadini, vincevano

perchè combattevano con una fierezza, una violenza che nessun altro esercito

poteva vantare. Roma vince perchè ha maggiore virtù. Le armi non servono a nulla,

la grandezza di Roma era che per la propria costituzione riusciva a produrre dei

soldati valorosi. Come deve fare Firenze per raggiungere tale grandezza? Non deve

comprare armi, non deve sperare nella fortuna, Firenze deve darsi un ordinamento

particolare interno che mette i nobili al loro posto, l’equilibrio a questo potere verrà

dai contadini delle campagne.

Temi comuni al Principe → cittadino in armi. La moneta con cui si paga il soldato

è la libertà, seconda caratteristica l’irrilevanza delle finanze, il denaro corrompe, chi ha soldi

è pigro, è egoista.

ARTE DELLA GUERRA

Contesto sociale → cambiamento della guerra ai tempi di Machiavelli

- economia monetaria. Le economie di sussistenza sono ormai un ricordo del

passato, il baratto è ormai retaggio del passato, col passaggio all’economia

monetaria cambia la modalità di produzione, non si produce più per il consumo ma

per accumulare capitale. Si può accumulare capitale, il sovrano possono accumulare

grandi ricchezze e soprattutto possono spendere, possono pagare. Questo porta al

secondo grande cambiamento

- si sciolgono i vincoli feudali. Ci sono dei vincoli sociali che dipendono da un

rapporto economico, a livello politico durante il Medioevo c'erano dei sovrani che

davano qualcosa, davano delle cariche, dei titoli. Il sovrano può dare una rendita,

può dare a qualcuno il diritto di esercitare la leva fiscale e tanti altri diritti. Vassallo,

valvassore stabilisce che in un determinato territorio il subordinato può fare quello

che gli pare, una promessa, una rendita… la promessa per esempio di protezione, di

fornire un esercito. Nel momento in cui c’è moneta questo legame si spezza, perchè

sovrano può pagare in moneta il cavaliere. Il cavaliere è una figura di stabilità

sociale, uno strumento di mantenimento del controllo sociale. Il sovrano con

questa nuova figura ha una maggiore libertà d'azione, può pagare i cavalieri.

Nascono così le compagnie di ventura.

cambiamento tecnologico → polvere da sparo. Di fronte a un fucile

- anche il migliore dei cavalli, cambia il modo di difendere la città. Se un

esercito si scontra con una città, avere l'artiglieria può fare le differenze.

La polvere da sparo fa sì che la tecnologia valga di più di un esercito di

cambiano le tecniche di guerra

uomini. Inoltre, . Problema dispersione

concentrazione delle truppe → stare tutti uniti vicini per Roma andata

problema strategico,

bene, ora invece questo non vale più. Quindi in che

modo si fa fronte a questi cambiamento.

→ quesito: capire la continuità del cambiamento. La fanteria serve ancora oppure no?

Se le armi tecnologiche fanno carne da macello ha ancora senso fare uso degli uomini?

Machiavelli dirà che il modello di guerra che vinceva nell'anno zero funziona ancora adesso.

Attualità del modello romano. Noi dobbiamo prendere l’esempio dall’antica Roma.

- centralità fanteria. I soldati a cavallo erano pochi, la falange romana è quella che fa

vincere la guerra.

- milizie di contadini. Quelli che combattevano per la grandezza o la sopravvivenza

della patria.

- esercito di dimensioni ridotte. Ci spiega che nel momento in cui sia contro gli

eserciti non vince chi ha più uomini, ma capacità di spostare le proprie forze là dove

servono.

→ obiezione che viene posta: l’artiglieria lo rende obsoleto? No.

1. artiglieria ha dei difetti, è altamente imprecisa. I soldati invece riescono a

difendersi, possono evitare il fuoco nemico. Il fuoco dell'artiglieria è impreciso, i

soldati fanti potrebbero tranquillamente evitarlo.

le palle d’acciaio dei cannoni sono un problema, così come la polvere

2. da sparo: devono essere asciutti. L’artiglieria ha bisogno di una

logistica complessa, trasportare un cannone richiede un carro, il carro

non è mobile come i soldati. L'artiglieria funziona bene contro un nemico

statico. Soldato potrebbe attaccare la logistica → vale puntare sui fanti.

3. Se i romani avessero avuto la polvere da sparo avrebbero avuto più successo.

L’esercito romano contro l’artiglieria sarebbe stato determinato perchè l’artiglieria ha

funzione principalmente offensiva, delle due funzioni delle armi, attaccare e

difendersi, per l’artiglieria difendersi conta poco. Su un campo di battaglia il cannone

spara lontano ma non aiuta a difendersi. L'artiglieria serve per attaccare, sfondare le

mura, guarda caso gli antichi romani avevano grandi capacità di attacco. Se romani

avessero avuto artiglieria sarebbero stati ancora più forti.

Gli eserciti sono quindi in sostanza ‘carne da macello’, persone che servono alla guerra.

Centralità della battaglia decisiva la guerra deve essere una cosa apocalittica.

Servono “coraggio, fedeltà, disciplina”.

La decisione deve essere rapida. L'importante che questa massa di virtù venga portata sul

campo di battaglia il più presto possibile, a questo serve l’unità di comando. Anche se

politica è divisa una solo deve decidere.

CONCLUSIONI

Machiavelli fornisce quindi un modello alternativo di stato basato su :

 tensione interna

 cittadino soldato

 guerra senza limiti

 visione "virtuosa" della guerra

 spiega guerre eccezionali (Napoleone, II G.M).

3 Quesiti:

 Quale nesso politica guerra? Sono la stessa cosa, in alcune circostanze, chi fa

guerra e politica è sempre la stessa persona.

 C'è poi grammatica della guerra? La guerra si vince con una battaglia decisiva,

mobilitazione immediata di tutte le forze possibili.

 Quali sono le dimensioni della strategia? Militare e politica.

LEZIONE 9 NAPOLEONE

Il personaggio storico che meglio rappresenta l’ideale del ‘Principe’ è sicuramente

Napoleone. Alcuni lo considerano già un contemporaneo, tuttavia si situa in una linea di

confine, è una sorta di spartiacque. Con Napoleone si combatte una guerra diversa dalle

altre.

Tenendo in considerazione le categorie Machiavelliane di ‘fortuna’ e ‘virtù’, Napoleone è

dotato in buona misura della seconda, che in battaglia, gli consente di ridurre l’impatto della

prima. Napoleone è un maestro del piano alternativo, cioè di adottare strategia e tattiche

alle circostanze, che sa anche sfruttare il nazionalismo e la spinta ideologica della

Rivoluzione per motivare le truppe, modernizzando allo stesso tempo la tattica di

combattimento.

INTRODUZIONE

Vita 1769-1821

Napoleone nasce in Corsica come rampollo di famiglia nobile. Per i nobili la carriera militare

era uno strumento di ascesa sociale (potevano accedere solo quelli che erano di famiglia

nobile).

Quando scoppia la Rivoluzione francese Napoleone è un ufficiale al servizio di sua maestà.

E’ giovane, ha più o meno 20 anni.

In quel momento della storia francese l’esercito è dilaniato così come la stessa società

francese

, stiamo col sovrano o con i rivoluzionari? Stare dalla parte del sovrano non sta solo

nell'ethos nei confronti del sovrano, ma il sovrano aveva anche garantito condizioni di vita

favorevoli.

Napoleone quindi deve prendere una decisione importane. Per le alte sfere era più logico

allearsi con il sovrano, ma per i giovani la scelta andava dall'altra parte, perchè li permetteva

un’ascesa di carriera molto più veloce. Napoleone non si sbilancia troppo a favore dei

rivoluzionari.

Napoleone decide di porsi nella condizione di generale in carriera. Costruisce la sua

carriera non in Francia ma in giro per l’Europa. In realtà questo percorso era in comune a

tanti altri, tuttavia poi abbiamo l’elemento deflagrante, la rivoluzione, che gli permette di fare

passi da gigante, tanto che da militare passerà ad essere un politico.

Napoleone arriverà a diventare imperatore. Napoleone fa proprio quello che Machiavelli

diceva nei Discorsi io riporterò l'ordine e la grandezza della Francia, la democrazia non

necessariamente porta a questo.

→ Perchè lo studiamo?

In quanto comporta una doppia rivoluzione, una rivoluzione strategica. La guerra

dell' Ancient régime è una guerra estremamente limitata, è un duello, gli avversari si

concordano su una serie di regole. Austria e Prussia si affronteranno nel 1778 in una guerra

che non ha nemmeno un combattimento. In queste guerre è importante quindi lo scontro di

volontà, non la vera e propria prova di forza. Napoleone fa l’estremo opposto, sanguinerà

tutta l’Europa. La guerra è fatta diventare una carneficina da Napoleone.

Il grande pratico della guerra

Napoleone non scrive un trattato sulla guerra. Esprime un pensiero sulla guerra ma va

cercato, dedotto a posteriori. Quindi non c’è il manuale della guerra di Napoleone, per capire

cosa pensava lo si deve desumere da una serie di scritti sparsi, come per esempio le sue

memorie, dove troviamo tanti commenti alle proprie operazioni militari.

Nelle memorie ci sono poi contraddizioni abbastanza evidenti, per esempio in alcuni

punti parla di regole della guerra, in altri dice che non ci sono regole. Quello che è più utile

osservare è andare a studiare tutti i suoi documenti ufficiali, rapporti, comandi di guerra, i

carteggi con il suo generale. Il motivo per cui forse non scrive un manuale sulla guerra è il

fatto che la guerra è pura esecuzione per lui, non c’è teoria, solo pratica.

Per Napoleone tempo e spazio sono fattori cruciali perché la guerra è tutta una

questione di esecuzione, queste parole spiegano in parte il disinteresse di Napoleone per

la teoria.

La lezione di Napoleone

→ Quale ruolo ha avuto nel suo contesto

Napoleone quale ruolo ha avuto nel contesto storico dell’epoca? Senza Napoleone la guerra

sarebbe rimasta quella cosa che c’era nel Settecento? Senza di lui la Francia sarebbe stata

sconfitta prima? Effettivamente ci sono state diverse battaglie che Napoleone ha portato a

compimento e che nessuno si aspettava. D’altra parte sappiamo che il ruolo individui nel

corso della storia è limitato, se non ci fosse stato un Napoleone ci sarebbero altri, tuttavia

alcuni individui riescono a fare la differenza.

→ Quale rapporto guerra-politica?

→ Quali lezioni di strategia e tattica

LE RIVOLUZIONI DI FINE ‘700

Nel corso del Settecento non abbiamo solo la Rivoluzione francese ma anche un’altra

rivoluzione, quella militare.

Dei cambiamenti importanti avvengono già alla fine dell'Ancient régime, quindi ancora

prima di Napoleone. Quindi dobbiamo capire cosa c’è in ballo in quel periodo, in modo da

capire quale sarà la rivoluzione di Napoleone.

La rivoluzione Francese

→ La levée en masse

Nel 1793 la leva viene imposta come obbligatoria dai rivoluzionari. Diventa quindi

obbligatorio per tutti i cittadini maschi andare a servire lo stato in battaglia.

All'inizio non è applicata sistematicamente, tuttavia a partire dal ‘96 con le campagne d’Italia

diventa una prassi sistematica. 

La rivoluzione fa quindi qualcosa che prima non era avvenuto la politica deve

coinvolgere tutti. Chi è che decide in politica? Tutti. Se nell'ancient régime decidevano i

nobili e il resto subiva, la politica francese ora deve essere partecipativa (esattamente

quello che diceva Macchiavelli).

Quindi la leva obbligatoria è perfettamente coerente con i principi rivoluzione.

La leva obbligatoria tuttavia ha anche delle conseguenze molto importanti a livello

militare la Francia ora può contare su migliaia di uomini. La Francia ora ha quasi 8 volte

di più uomini di quanti ne abbiano i propri rivali.

Questo permette cosa? Non necessariamente una sicurezza di vincere, avere tanta

disponibilità tuttavia permette di compiere delle campagne sicuramente più ampie, se hai

tanti uomini li puoi utilizzare contemporaneamente su più fronti, si può attaccare

simultaneamente su due direttrici, una nord a e una sud, verso la Prussia e oltre le Alpi.

Quindi si possono fare campagne più ampie e anche in profondità.

Terzo permette una maggiore aggressività delle proprie azioni. Non aver politica estera

più aggressiva, ma attaccare più dal punto di vista tattico.

→ Centralità dell’esercito nella politica nazionale

Primo motivo per cui diventano importanti militari → le alte sfere dell’esercito

sono decimate con la Rivoluzione, è necessario quindi nominare nuove figure,

soprattutto nel periodo del terrore, l'apparato repressivo ha bisogno di

qualcuno che si faccia carico di queste funzioni. Ancient Régime.

L’esercito ora non è più subordinato al governo come durante l’

i miliari intervengono sulla scena pubblica.

Ora

Il processo che porta Napoleone a diventare imperatore è abbastanza lineare,

non fa un colpo di stato repentino, ma comincia a dare sempre più protezione ai

militari.

Abbiamo poi anche l’espansionismo, sia per difendersi dai nemici conservatori, ma anche

per aggressività. Se da una parte la Francia si impegna sempre di più nelle guerre, i militari

sono quelli che la salvano da situazioni critiche.

Secondo motivo per cui Napoleone si trova in una situazione privilegiata è il fatto che ha una

maggiore libertà di comando, non ha bisogno del sovrano per rivedere degli ordini.

→ Prassi delle requisizioni

Terzo motivo per cui la Rivoluzione francese ha grande impatto è che stabilisce

un cambio normativo, rende legittimo un comportamento che dell'ancien régime

i soldati in guerra possono

era considerato illegittimo → la prassi dei requisiti:

trovare rifornimenti da ovunque siano sul campo di battaglia .

L’idea di fondo della prassi dei requisiti è che i soldati sul campo di battaglia non

hanno discriminazioni tra combattenti e non combattenti. La rivoluzione ha

in politica tutti contano.

anche affermato che Quindi si segue una politica non

rappresentativa ma partecipativa, prima guerra era una cosa a parte, si

combatteva su un campo.

In guerra se non hai la possibilità di fare come fanno francesi, cioè sfruttando

campi militari, si aspetta che esercito ci dia da mangiare, quindi è necessaria una

vicinanza con centri di riformisti, i quartieri generali. Se un soldato francese

arriva a Vienna non può aspettare le vettovaglie da Parigi, quindi in sostanza per

l'esercito francese il motto era che la guerra nutre la guerra → si può permettere

di fare guerre più in profondità.

Quindi questa prassi dei requisiti permette sia una maggiore mobilità che una proiezione più

profonda della guerra.

La rivoluzione militare

→ Miglioramenti nell'amministrazione militare

Napoleone può sfruttare una serie di cambiamenti nell’ambito militare a suo favore, il primo

avviene già negli anni ‘70, cioè in seguito a quelle guerre che quasi non si combattono tra

Francia, Prussia e Austria e altri paesi dell’Europa. I vertici delle forze armate francesi si

accorgono che i combattimenti potrebbero essere più efficaci se l’esercito perdesse tutti quei

procedimenti tipici di una burocrazia. L'esercito è una burocrazia come tante che però ha

incentivi diversi da altri, se si sbaglia muore qualcuno. I miglioramenti erano atti a rendere

più snello il processo decisionale.

Il generale dà degli ordini, il soldato esegue gli ordini e porta informazioni al generale, quanti

nemici, stiamo vincendo perdendo... quindi doppia catena, comando/controllo. Questo è

banale, quanti settori intermedi ci sono? Se qui devono passare attraverso 5 o addirittura 8

livelli diversi, si perde tempo. L’idea della riforma è quindi che se il soldato al posto di riferire

al generale lo riferisse a un luogotenente sul campo tutto sarebbe più veloce.

Per mettere in pratica queste riforme servono però delle sperimentazioni. Ed è proprio in

questo periodo che Napoleone si forma, prima i generali avevano istruzioni molto precise sul

procedere delle operazioni di guerra, mentre ora i nuovi generali possono permettere di

sperimentare. Per cui nella guerra dei sette anni contro la Prussia vengono sperimentate

strategie diverse per risolvere queste questioni.

→ Riforma dell’artiglieria

Questa riforma era volta a rendere più agile la mobilità dei cannoni, in modo da avere i

cannoni sempre a portata di mano.

In una guerra di posizione questo è abbastanza facile. Il punto è che come averli per prima.

Se prima arrivano i soldati e poi i cannoni c’è un problema, quindi come permettere loro di

marciare insieme ai soldati. Quindi Napoleone ha altro vantaggio, una più pronta capacità di

artiglieria.

→ Articolazione di unità interforze

Prima di Napoleone i francesi sviluppano un diverso modello di unità armata, il battaglione

viene articolato come unità interforze.

Nell’ancient régime c’erano unità specializzate: artiglieria, cavalleria, fanteria… queste erano

unità molto grosse (fanteria 1000 uomini, artiglieria altre 500). Il punto è che ognuna di

queste unità ha funzioni diverse e tempi diversi. Per risolvere questa situazione anziché

organizzare unità grosse, si decide di fare unità più piccole che comprendono ciascuno di

questi elementi, interforze: anziché avere 1500 fanti, ci saranno 500 fanti 200 fucilieri ecc.

Questa cosa è difficile da organizzare, 1000 uomini omogenei hanno medesima procedura

operativa, in caso di attacco quello che fanno è lo stesso, se abbiamo invece un’unità

eterogenea, riuscire a farli marciare tutti insieme è difficile, il più veloce deve aspettare chi è

più lento.

L’idea delle unità interforze richiede delle procedure più complesse oltre che

sperimentazione. Le unità interforze richiedono anche una leadership efficiente, in quanto

più difficili da manovrare. Se sfruttare le risorse dei paesi dove le sue armate si trovano

senza dover creare una struttura logistica può rappresentare una soluzione in Italia o in

Germania, man mano che gli eserciti di Napoleone crescono di dimensioni e iniziano ad

operare in territori ‘meno generosi’ come Spagna o Russia, questa soluzione inizia a

mostrare i primi limiti.

Con le guerre dell’ancient regime non c'erano questi problemi perché gli eserciti si

aspettavano. Non si aveva quindi bisogno di unità interforza, ora invece non ci aspetta, se

hai gruppo di soldati e non unità di fuoco, hai una carneficina. Anziché concentrati in un solo

posto riuscivano a coprire una maggiore porzione di territorio. In questo modo l’unità

interforze garantiva una copertura molto rapida, permette un'articolazione delle forze sul

campo di battaglia che garantiva flessibilità (tattica) e quindi maggiore copertura di territorio.

→ Estensione dello Stato Maggiore. ‘

Si vede la creazione di stati maggiori subordinati a un vertice dove abbiamo

Napoleone e dieci generali e poi degli stati maggiori, degli uffici di vertice che

pianificano le operazioni. Questo significa che il vertice deve raccogliere

informazioni e poi dare degli ordini. Queste informazioni non sono però non

omogenee ma discordi, quindi abbiamo bisogno di uno staff che abbia più

persone in grado di processare i dati.

Poi con la creazione di diversi gruppi si scompongono i problemi, i centri

decisionali diventano più d'uno. In questo modo si riduce la distanza, potevano

decidere con una certa autonomia il corso di azione tattico, siamo in posizione di

svantaggio dobbiamo decidere se battere in ritira oppure no. Lo stato maggiore

chiede possiamo battere in ritirata? Napoleone dice fate voi, sapete meglio voi di

me cosa sta succedendo. Anche qui di pro e dei contro, vantaggio è che ogni

singola linea di azione può decidere nel modo più efficace, ha una migliore

conoscenza del campo ea una maggiore velocità di esecuzione, svantaggio → se

hai solo visione di un campo, di un fonte, ti manca la prospettiva più ampia, il

quadro complessivo, a volte una sconfitta può generare una vittoria e viceversa.

Napoleone sfrutta quindi maggiore autonomia delle sue forze sul campo e

minimizza gli svantaggi. La capacità di Napoleone è una capacità strategica.

La capacità di Napoleone è che nonostante le sconfitte tattiche si può riuscire a

ribaltare il risultato, se il generale sul campo di battaglia si accorge di aver

bisogno di aiuto chiama un’unità vicina, senza prima mandare la richiesta di

aiuto alle unità superiori.

LA LEZIONE DI NAPOLEONE

Napoleone ha vinto per 15 anni le più importanti guerre in Europa, perchè? Qual è il segreto

del successo di Napoleone? Non vi è ovviamente una sola risposta, faceva poi grosso modo

quello che facevano gli altri. Bisogna quindi guardare ai dettagli, fa piccole differenze che gli

permettono di vincere le guerre, e quindi capire il ruolo di Napoleone in questi

cambiamenti.

→ Dà senso a questi cambiamenti

Napoleone è stato importante perchè tutti questi cambiamenti visti, soprattutto quelli legati

alle rivoluzioni militari non avevano ancora trovato una risposta definitiva, in che modo

utilizzare un milione di uomini disponibili?

Napoleone nel modo più sanguinoso ha modo di mettere alla prova tutti questi cambiamenti.

Napoleone sperimenta, nel senso letterale (vediamo cosa succede, concentriamo le forze

oppure le disperdiamo…).

Queste due rivoluzioni, quella militare e quella politica avvengono insieme, e questo non è

un caso. Tuttavia, senza la leadership di Napoleone l’effetto della rivoluzione francese si

sarebbe esaurita nell’estate del 1805. Infatti a quella data la Francia aveva perso tutto quello

che aveva vinto, a fine estate Napoleone riapre però l’offensiva che lo fa arrivare addirittura

a Vienna.

In che modo, perchè Napoleone riesce a interpretare questi cambiamenti?

Napoleone riesce a interpretare la lezione dei conflitti, cerca di capire cosa gli ha permesso

vittoria e cosa la sconfitta. In queste circostanze in cui aveva più uomini ha perso, perchè?

Lui ha avuto il privilegio di sperimentare più e più volte. E’ solo grazie a questa incredibile

mole di dati, di queste campagne che lui decide di mandare che lui capisce quali sono le

strategia migliori. Quindi uno dei motivi del suo successo è opportunità di sperimentare.

→ Ha capacità strategica più che tattica

Napoleone se fosse stato tenente avrebbe probabilmente mandato al macello i propri

uomini, lui ha una capacità strategica più che tattica. La sua strategia vincente è quella

che gli permette di trasformare le perdite in vittorie. La sua regola strategica era quella di

rendersi il più forte possibili, la sua regola era portarsi in una superiore di superiorità prima

della battaglia. Qual è il miglior modo per essere in una posizione superiorità? Guidare le

azioni. La chiave del segreto strategico è la capacità di spostare le truppe in modo

spregiudicato. Questa è la grande differenza rispetto all’Ancient Régime, con Ancient

Régime lo scopo è quello difendersi. Napoleone prende dei rischi assurdi pur di raggiungere

questa posizione di superiorità, se attacchiamo nemico di sorpresa (superiorità) riusciamo

ad avere successi. Alcune volte questo funziona altre volte nono. Napoleone al di là di

questo sapeva scegliere le battaglie, ci sono battaglie in cui se si perde non succede nulla,

ci sono battaglie che invece se vinte portano a dei grandi successi.

Una delle capacità di Napoleone è stato affrontare i tre grandi eserciti nemici in sequenza e

non insieme (Prussia, Austria, Russia).

Napoleone ha capito come trasformare sconfitte in successo.

Napoleone e la politica.

Come si risolve la tensione.

→ Problematizza superiorità della politica

E’ la politica che decide lo scopo della guerra e quando attaccare. La politica quindi decide

per cosa si combatte e la guerra è un mezzo (stesso di Sun Tsu).

Il punto centrale è la proporzione tra mezzi e fini, quanta forza è necessaria per

raggiungere l'obiettivo.

La politica decide che fine è annientare nemico, allora si deve mettere in campo tutta forza.

Se obiettivo è fermare potenziale minaccia è ovvio che l’esercito deve mobilitare solo quanto

basta dell'esercito. La politica decide le modalità della guerra, ma i militari hanno il problema

di decidere quanto combattere, se non metti abbastanza forza perdi.

Questo nelle guerre dell’Ancient regime non era problema, ho perso questo round,

mobiliteremo altre forze, aveva senso perchè tutti erano d'accordo, guerra è ruzzolone tra

gentiluomini. Ora guerra situazione di sopravvivenza.

→ Quale soluzione? Portare tutto all'estremo

Sono d'accordo che la guerra sia uno strumento proporzionale all'obiettivo, tuttavia non so

tracciare il valore esatto. Se è difficile trovare il livello adatto portiamo tutto al massimo,

portiamo la guerra all’estremo, la guerra deve essere l'obiettivo ultimo. I mezzi quindi

devono essere proporzionati, la mobilitazione deve portare a tutto lo sforzo possibile.

→ Unisce comando politico e militare: pro e contro

Solo lui può permettersi di portare politica all’estremo perchè è lui l'imperatore, nessuno

glielo può impedire.

Questo ha grandi vantaggi, unendo i due controlli può organizzare inerentemente tanto

politica estera quanto quella di difesa, cioè riesce a fare alleanze e attacchi

simultaneamente, fa tregua con Russia mentre attacca l’Austria, gli permette di isolare gli

avversari, insomma l'unità del comando gli permette maggiore rapidità.

L’aspetto negativo, non avendo freni al suo potere, gli errori non hanno alcun rimedio, la

campagna di Russia è un errore madornale, ma nessuno glielo impedisce perché non c’è

alcuna autorità contraria alla sua.

Strategia e tattica

→ puntare alla resa dell'avversario

L’avversario deve essere annichilito, soltanto quando l'avversario sarà distrutto non

costituirà un problema, questo permette un vantaggio militare.

→ attaccare sempre

Se noi attaccheremo per primi abbiamo una maggiore libertà d'azione. Se si attacca sempre

si arriverà a portare il nemico nell'angolo. Puntare sulla resa è il fine ultimo politica. Per

Napoleone mantenere l’iniziativa è fondamentale per cogliere il nemico impreparato

predisposizione all’azione offensiva.

→ movimenti avvolgenti

Escamotage statico segreto della vittoria, cioè riuscire a colpire l'avversario nel punto in cui

non se lo aspetta. L’azione preferita sarà inserirsi nelle unità nemiche e colpire sul fianco.

+ importanza della concentrazione (massa) e lo scontro decisivo ( Clausewitz e Sun

Tzu).

CONCLUSIONI

3 quesiti

1. Quale nesso politica guerra? La politica guida la guerra (verso l’estremo).

2. C’è una grammatica della guerra? Mantenere sempre l’iniziativa.

3. Quali dimensioni della strategia? Quella politica e militare.

LEZIONE 10 CLAUSEWITZ

Padre fondatore del pensiero attuale sulla guerra.

Clausewitz è il punto di riferimento per tutti quelli che si approcciano allo studio della guerra.

INTRODUZIONE

Clausewitz mostra continuità con gli autori precedenti.

Egli sperimenta la guerra in diverse occasioni. Si trova a vivere sulla propria pelle

l'esperienza delle guerre napoleoniche. La subisce al punto di essere sconfitto in

battaglia.

Clausewitz si pone come obiettivo capire esattamente perchè napoleone è un dio, perchè ha

fatto quello che ha fatto.

Il suo obiettivo è quello di fare un trattato sull'essenza della guerra. Le guerre come quelle

di Napoleone non si presenteranno più, tuttavia la guerra si presenterà ancora. Il suo

obiettivo è un obiettivo teorico molto ambizioso, a lui interessa la guerra come fenomeno. Il

della guerra gli consente di elaborare una teoria capace di interpretare in modo complessivo

i modelli di applicazione della forza. Il suo è un procedere che penetra la vera natura

dell’instabilità del fenomeno bellico e cerca di porre ordine al caos che lo caratterizza. Quello

che vuole elaborare non è un semplice manuale, un insieme di prescrizioni, ma una teoria

universale della guerra.

A differenza di autori coevi, come Jomini, Clausewitz è interessato non tanto a provare

modalità strategiche efficaci, quanto ad identificare gli elementi permanenti della guerra, le

tendenze dominanti, ed il loro funzionamento. La sua analisi è sistematiche e preclude la

possibilità di giungere a conclusioni definitive, alla costruzione di modello e scenari di uso

immediato.

Appena pubblicata la sua opera, Clausewitz non venne letto da molti e i pochi che lo lessero

non lo capiranno. A confronto Jomini farà molto più successo. Non a caso verrà tradotto solo

negli anni ’40.

Clausewitz viene riscoperto solo con la guerra fredda, quando si cerca di dare senso alla

guerra nucleare. Viene fuori che la visione della guerra di Clausewitz è quello che serve per

spiegare come non utilizzare la guerra atomica.

 Interrogativi della sua opera.

La prima domanda che si pone è: la guerra è uno strumento della politica estera?

Lui vive all’epoca di Napoleone, la guerra alimenta se stessa. Tuttavia, Napoleone è stato un

caso a sé, solitamente la politica è uno strumento della guerra. Tutto sommato la guerra è

per lui come era nell’Anciet Regime: qualcosa a tavolino, una mera faccenda di gabinetti,

uno scontro tra sovrani che non hanno intenzione di sovvertire l’ordine sociale fondamento

del loro potere assoluto. Gli eserciti non inquadrano i cittadini, ma sudditi ed anche

mercenari provenienti dai quattro angoli d’Europa, regolarmente nutriti ed equipaggiati dai

treni di rifornimenti pagati con le entrate dello stato. La razzia e il saccheggio non sono

tollerati e sono repressi con spietatezza poiché rappresentano un atto sovversivo contro il

principio di sovranità ed un pericoloso stimolo alla destabilizzazione sociale. Con la

Rivoluzione tutto questo viene sovvertito, con la levee en masse anche il popolo entra nelle

file dell’esercito. Questo è quello che più affascina Clausewitz la guerra come impresa di

popolo libera forze incontrollabili che rendono il pericolo estremo. Tuttavia, Clausewitz è

tutt’altro che un rivoluzionario, egli è uno strenuo difensore del primato dello stato-nazione.

Quindi il Volk, il popolo in armi, deve essere mobilitato ed asservito alla causa dello stato-

nazione senza divenire vittima delle suggestioni proprie dell’esperienza francese. Il suo

popolo di cittadini e sudditi in armi non è chiamato ad assolvere alcuna missione di

progresso storico. Esso, forte della propria consapevolezza e fedeltà al sovrano, deve

fornire lo strumento, la massa in grado di conseguire gli scopi politici dello stato-nazione in

guerra.

Seconda domanda: la guerra può essere limitata? La guerra ha in sé degli elementi di

auto-moderazione, che portano a contenere la violenza. Questo perché la guerra è un

fenomeno così ampio che al suo interno si possono rintracciare delle costanti. Nonostante la

varietà di forme è possibile quindi rintracciare delle forze che sono sempre in azione e

queste forze sono in sostanza l'essenza stessa della guerra. Queste possono avere una

diversa realizzazione, possono essere un motore, un freno. Ci sono meccanismi che in tutte

le guerre si attivano, in alcune di più e in altre di meno.

La guerra in sostanza è una cosa universale che ha tante manifestazioni particolari.

 Cosa vuol dire essere un classico?

 finalità teorica ampia. Vive nel contesto dell'individualismo, del positivismo.

Positivismo si basa su un'idea abbastanza semplice tutto è scienza, la scienza è

meccanica, spiega il comportamento dei corpi con rigore, se io so che un missile ha

una certa traiettoria io so dove va a finire. Clausewitz vuole fare una cosa simile,

prevedere a dare la forma della guerra, ma non ha ambizione di dire quale sarà

ambizione della guerra del futuro. Questo renderà i suoi scritti più chiari. La guerra è

come un camaleonte e quindi il nostro compito è capire come è fatto il camaleonte in

tutte le sue configurazioni. L'errore che lui imputa ad altri suoi contemporanei, è che

questi vogliono fare una dottrina della guerra, cercare i principi, le regole per vincere

in guerra. Questo non è possibile per Clausewitz, ogni guerra avrà le sue regole, le

sue condizioni saranno così particolari da vanificare queste regole di condotta. Ci

sono linee di tendenza che però valgono finché valgono. Quindi la sua finalità teorica

è ampia, spiegare la guerra nel suo complesso e indagare non i meccanismi del

warfare, non le regole ma l'essenza hegelianamente, la fenomenologia della

guerra, cioè in cosa consiste la guerra.

 eco successiva con IGM, ritorna poi quando abbiamo un'ulteriore rivoluzione nella

guerra, l'uso di un'arma nuova.

 Problemi di interpretazione

Il linguaggio di Clausewitz nella sua opera è oscuro. Quando parla della guerra ne dà 5

definizioni diverse. Parla per metafore, la guerra è un camaleonte. Dirà negli otto libri cose

che fra loro si contraddicono platealmente. Perché? Perché Clausewitz muore prima di

portare a compimento l'opera, per epidemia di colera. Lascia alla moglie il manoscritto. Il

primo libro era portato più o meno a compimento, gli altri sette no. Buona parte del nostro

discorso è preso dal primo.

BIOGRAFIA [1780-1831]

Nasce nel 1780 a Burg in Sassonia da una famiglia di cui non si sa bene se avesse origini di

piccola nobiltà o alta borghesia. A differenza di molti altri generali si trova nella condizione di

doversi impegnare molto per fare carriera. La tesi più accreditata quindi era che apparteneva

alla piccola nobiltà, la carriera per Clausewitz sarebbe stata quindi una forma di elevazione

sociale.

La sua famiglia lo imbocca alla carriera già in età molto giovane. A 12 anni è già sul campo

di battaglia nel 34mo reggimento quando ha il proprio battesimo di fuoco contro l’esercito

rivoluzionario francese 1793, vede la sua prima battaglia. Siamo nel periodo delle prime

campagne francesi contro la Prussia. In questi anni l’espansionismo francese non è ancora

dilagato, sono anni in cui francesi invadono la Prussia e sono ricacciati diverse volte. Nel '93

in particolare i Prussiani cacciano francesi dalla Renania. In quell'occasione Clausewitz

sperimenta una forma di guerra particolare, la guerriglia. I prussiani avevano come scopo

quello di scacciare i francesi. Quindi si impegnano in una serie di imboscate, presidi.

Attacchi e contrattacchi. E' un tipo di guerra che non è quella dell'Ancient régime, quelle


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze linguistiche per le relazioni internazionali
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martamaff95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Studi strategici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Locatelli Andrea.

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