STUDI STRATEGICI – PROF. PARSI
INTRODUZIONE
Che cos’è la strategia? “E’ il ramo dell’arte militare che regola e coordina le varie operazioni
belliche in vista dello scopo della guerra”, oppure essa è “l’arte o la scienza che ha per scopo
l’utilizzo del potenziale bellico di uno Stato nel modo più efficace e produttivo ai fini della
vittoria”.
La strategia mette in relazione lo strumento militare con gli scopi politici che un Paese
vuole ottenere: migliore sarà la strategia, più efficiente sarà l’impiego della forza militare e più
velocemente tali scopi saranno raggiunti. Per “impiego della forza militare” ovviamente si
intende la guerra la scelta di una specifica strategia dovrebbe essere la conseguenza di una
à
decisione razionale dello Stato, il risultato di una chiara valutazione dei costi e dei benefici che
possono derivare dal ricorso alla forza, anche alla luce di soluzioni alternative.
Ovviamente, gli studi strategici si interessano della guerra, il che potrebbe non essere
considerato morale tuttavia, come osservato dagli autori, “la guerra non sparirà perché non
à
ce ne occupiamo, più di quanto un tumore non potrebbe sparire solamente perché non ci
pensiamo” Lev Trotski affermò che “Voi potete non essere interessati alla guerra, ma è la
à
guerra che è interessata a voi”.
Clausewitz afferma che la guerra è “un atto di forza per costringere il nemico ad accettare il
nostro volere”. Hedley Bull afferma che la guerra è “un atto di violenza organizzata
perpetrato da entità politiche, nei confronti di altre entità politiche” in entrambe le
à
definizioni c’è sempre un’entità politica che vorrà ricorrere alla violenza (organizzata, nn
improvvisata) per imporre il proprio volere ad altre entità.
Lo studio della guerra come fondamento e banco di prova della strategia non può che basarsi
sullo studio della storia, perché l’esperienza storica è la nostra unica fonte di elementi di
prova.
Per lo studio della strategia è indispensabile studiare sia la guerra che la politica, due mondi
che si intrecciano nella strategia ma che, altrimenti, non parlerebbero lo stesso linguaggio.
In conseguenza del suo passato violento, l’Europa è riuscita a mettere da parte la guerra come
strumento di relazione tra ‘vicini’, e ha creato tutta una serie di istituzioni – in primis la UE –
dove molti dei membri sono Democrazie mature, per risolvere i conflitti ed evitare per quanto
possibile, che si ricorra alla violenza ma il caso europeo è unico al mondo in molti Paesi
à à
la guerra è ancora la principale opzione dei Leader per ottenere determinati obiettivi non
à
si può perciò prescindere dallo studio della strategia.
1. Che cos’è la strategia? 1
La strategia non è una scienza esatta, come la matematica o la fisica, ma è piuttosto una
scienza empirica. Essa è il link fra il potere militare e le finalità politiche dello Stato (o di
un’altra entità politica). Definire esattamente cosa sia la strategia è piuttosto difficile è utile
à
dare un occhio alle varie definizioni di strategia e di tattica (come si combatte sul campo)
utilizzate nel corso della storia:
Autore/periodo Strategia Tattica
La ‘vittoria’ in guerra;
studiare la guerra:
Sun Tzu (500 a.C.) Come si combatte
fondamentale per la
sopravvivenza dello Stato
Strātēgos = l’arte del Taktos = ‘ordinato’ o
Antica Grecia (400 a.C.) Generale ‘regolato’
Il modello di
Primato della politica sulle
Machiavelli combattimenti nel mondo
armi classico (Roma)
Stratagème = metodo per La tactique = scienza del
Francia (1800) sconfiggere il nemico movimento militare
L’impiego delle battaglie L’impiego delle forze
Clausewitz (1831) per raggiungere gli scopi armate negli scontri
della guerra
L’arte di fare la guerra sulle L’arte di disporre le truppe
Jomini (1838) mappe sul campo di battaglia
Un sistema di espedienti/il Il modo di esecuzione del
Von Moltke (1870) movimento dell’esercito piano
secondo il piano di battaglia
Il movimento delle truppe Il comando delle truppe in
Impero britannico (1870) nel teatro della guerra presenza del nemico
Il movimento delle truppe Il movimento delle truppe
Mahan (1894) non in contatto con il in contatto
nemico
Francia (1908) L’arte di concepire un piano L’arte di eseguire un piano
L’arte di schierare e
applicare gli strumenti
Liddle Hart (1950) militari per servire i fini
della politica (policy)
2. Teoria e pratica. 2
Nelle Relazioni Internazionali lo studio della guerra (e delle cause della guerra) è centrale à
La disciplina ‘Relazioni Internazionali’ , in effetti, nacque proprio con questo proposito, cioè
1
quello di spiegare il perché della guerra e della pace. All’interno delle Relazioni Internazionali,
molti studiosi si dedicano a settori ‘empirici’, come l’analisi di politica estera (Foreign policy
Analysis) o, appunto, gli studi strategici questi si concentrano sul ruolo che lo strumento
à
militare ha nella guerra e nel cambiamento del sistema internazionale, nonché sul rapporto
che esiste tra il potere militare e quello politico. Dato il suo carattere empirico, la disciplina
degli studi strategici non è ricca da un punto di vista teorico.
Centrale negli studi strategici è la teoria Realista, comprendente molti elementi centrali per
lo studio della strategia:
La centralità della guerra come fattore di cambiamento del sistema internazionale;
• L’attenzione per l’interesse nazionale;
• La valutazione dei ‘fatti’, escludendo quindi precetti normativi e giudizi di valore;
• La Geopolitica, che considera la Geografia (la collocazione spaziale degli Stati) come
• elemento che determina il comportamento degli attori nel sistema la geopolitica,
à
tuttavia, non è centrale nel pensiero realista.
L’altra teoria centrale nelle Relazioni Internazionali è quella del Liberalismo che, a contrario
della Teoria Realista, ha un impatto assai inferiore sugli Studi Strategici i due elementi del
à
Liberalismo che hanno un qualche rilievo nella disciplina in esame sono:
La sicurezza collettiva è alla base della Carta delle Nazioni l’integrità e la
à à
• sovranità di tutti i membri della Società Internazionale sono garantite dall’insieme (la
collettività) degli Stati in cambio di tale protezione, ciascun Paese deve rinunciare
à
all’uso della forza militare per perseguire i propri interessi nazionali;
La pace democratica secondo tale teoria i paesi di Democrazia avanzata tendono a
à
• non farsi la guerra tra loro.
Sia Realismo che Liberalismo si fondano sulla Teoria della Scelta Razionale (Rational
Choice), teoria che considera come razionale il comportamento di ciascun agente,
strettamente regolato dal calcolo di costi e benefici, al fine di massimizzare il proprio
interesse.
BOX 2 – GEOPOLITICA E GEOSTRATEGIA
La strategia, come la politica, non può prescindere dalla concezione dello spazio in cui si
collocano i fenomeni che la interessano.
Sironi, nel 1876, distingueva la Geografia Militare in due branche:
1. Una branca descrittiva dell’ambiente naturale ed artificiale;
2. Una branca ragionata è quella della geografia strategica è l’essenza della
à à
geografia militare essa trasforma lo spazio in un teatro di relazioni strategiche, al
à
pari della geopolitica.
Essa nacque nel 1919, quando ad quando ad Alfred Zimmern venne affidata la cattedra di Politica
1
internazionale all'Università di Aberystwyth, in Galles. 3
In chiave geopolitica lo spazio è un territorio concreto o virtuale (nell’epoca di internet), più o
meno assoggettabile a rappresentazioni astratte, cioè a pratiche di potere queste ultime
à
implicano sempre interazione, e spesso antagonismo questa è l’essenza del confine
à à
“Ogni confine rimane condizionato a ciò che esso divide”.
BOX 3 – ‘SECURITIZATION’
Il termine securitization fu introdotto nel ’95 da Ole Wæver per l’analisi della ‘security’ nelle
Relazioni Internazionali esaminare processi di securitization e de-securitization significa
à
concentrarsi su:
Quando, come e perché le élites eleggano specifici problemi, eventi, o processi al rango
• di minacce per la sicurezza nazionale e/o internazionale;
Quando, come e perché tali élites riescano (o falliscano) in simili tentativi;
• Quali siano le conseguenze a livello di agenda politica;
• Se e in che termini sia possibile de-securitizzare questioni in precedenza securitizzate.
•
L’evocazione del concetto di security non è una cosa positiva difatti, invocare la sicurezza
à
significa dichiarare condizioni di estrema emergenza dove la sicurezza è messa a forte
repentaglio. Buzan, Wæver e de Wilde definiscono la securitization come una versione più
estrema della politicization la pratica della securitization va infatti ben oltre una
à
‘estremizzazione’ della gestione governativa della cosa pubblica essa porta spesso a
à
sostituire la logica della politica con quella della guerra. Se in un senso essa è un ulteriore
intensificazione della politicizzazione, in un altro essa è opposta alla politicizzazione e può
essere vista come l’incapacità di trattare determinate questioni nei termini di una ‘normal
politics’ quindi la securitizzazione è un atto politico, le cui conseguenze spesso vanno al di
à
là dei limiti di un’azione politica ‘sostenibile’, o di normale amministrazione. Per applicare la
securitization, non è necessario che le minacce esistano, ma solamente che esse siano
percepite come tali è proprio la drammatizzazione di un problema nei termini di una
à
priorità assoluta che giustifica la necessità di trattarlo con misure straordinarie per questo
à
motivo John Austin definisce il processo di securitization un atto linguistico (speech act) à
questo perché, nell’attuare un simile processo, è fondamentale la dimensione retorica, che
deve poter rispondere alle seguenti domande: Perché, con quali risultati, e sotto quali
condizioni si mette in moto il processo e quando sia efficace?
Bisogna quindi costruire la minaccia in maniera discorsiva nei processi di Securitization le
à
élites al governo devono essere in grado di scegliere le giuste minacce esistenziali esse
à
devono essere adatte ad essere percepite come reali e minacciose dall’audience perché la
securitization sia efficace per questo motivo la securitization è un processo inter-
à
soggettivo perché il processo sia effettuato interamente e in maniera soddisfacente
à
(successful securitization), la costruzione discorsiva delle minacce (securitization move)
deve essere accettata dall’audience Il processo è quindi socialmente costruito.
à
3. Che cosa sono gli studi strategici? 4
Prima erano i militari che si occupavano di strategia. Al di fuori del mondo militare, la
Geopolitica, a cavallo tra ‘800 e ‘900, tentava di spiegare la potenza militare di un Paese sulla
base della sua posizione geografica, distinguendo tra potenze marittime e terrestri.
Gli studi strategici cominciarono a diffondersi dal 1945-1946 in poi, per via della diffusione
dell’arma atomica questa era una tale novità e talmente potente, che gli studiosi civili
à
dovevano essere coinvolti. Questa ‘prima generazione’ di accademici ed esperti civili diventò
una presenza costante negli affari militari, arrivando a dominare il campo della strategia
nucleare e suscitando inevitabilmente un forte risentimento fra i militari di professione.
Nacquero così:
I Security Studies negli USA sono lo “studio della minaccia, uso e controllo dello
à
• strumento militare” analizzano sia la guerra (e come questa cambia il sistema
à
internazionale), che la pace prevale il modello della rational choice = maggiore
à
scientificità.
Gli Strategic Studies in UK limitano la loro analisi alla dimensione militare storia
à à
• militare e geografia sono centrali = maggiore attenzione alla storia, alla geografia e ai
fattori culturali.
La ‘prima generazione’ di studiosi di strategia non è tuttavia in grado di produrre analisi che
siano rilevanti per il policy making, ovvero di fornire soluzioni che siano immediatamente
applicabili dai governi in situazioni di crisi.
Grazie al predominio culturale americano nell’ambito degli studi internazionali durante il
periodo della Guerra Fredda, i Security Studies sono diventati il modello per studiosi e
studenti interessati all’analisi dei conflitti.
Uno sviluppo recente (non recentissimo comunque durante la Guerra Fredda), è stato
à
quello dei Peace Research aveva lo scopo di ridurre la tensione tra i due blocchi in Europa
à
le ricerche degli studiosi di Peace Research sono finalizzate al rafforzamento della pace e
à
alla riduzione degli armamenti.
In Italia è seguito (in genere) il modello britannico (Strategic Studies).
CAPITOLO I – DAL PENSIERO CLASSICO AL PENSIERO MODERNO
Sun Tzu e Tucidide sono i ‘primi’ due studiosi a scrivere di strategia.
Tucidide, generale ateniese in esilio, inizia a scrivere nel 424 a.C. (anno del suo esilio da
Atene) e termina, senza aver concluso la sua opera, nel 396 a.C. egli analizza le diverse
à
strategie (ateniese e spartana) e le diverse tattiche, per spiegare le cause di determinati
eventi.
Sun Tzu è, con ogni probabilità, uno stratega con vasta esperienza militare al tempo degli
‘Stati guerrieri’ in Cina (403-221 a.C.) egli scrive per fornire un ‘manuale’ di tattica e
à
strategia per il sovrano, che deve sempre tenere a mente come la guerra sia un mezzo per
raggiungere gli obiettivi politici dello Stato. Egli scrive anche per il semplice generale, che
deve conoscere a fondo le tattiche per sconfiggere il suo avversario.
Le opere di Tucidide e Sun Tzu sono ancora oggi studiate dagli ufficiali americani esse sono
à
un “possedimento per tutti i tempi”. 5
1.1 SUN TZU E TUCIDIDE: PRIMI TEORICI DEL PENSIERO STRATEGICO
Sun Tzu è l’ispiratore:
à Di leader politici come Mao Tse-Tung;
• Studiosi come Liddel Hart (fondatore della strategia dell’approccio indiretto);
• US Marine Corps;
• E’ uno degli autori preferiti di chi si occupa di business management (quindi una
• rilettura di Sun Tzu ad uso dei manager).
La sua conclusione, che il miglior modo per vincere è quello di evitare il
combattimento, facendo affidamento sull’intelligence e sull’inganno, ha attratto molti
estimatori.
Il lavoro di Sun Tzu è chiaramente influenzato dalla tradizione taoista .
2
Sun Tzu è spesso messo a confronto con Clausewitz e il suo ‘Della Guerra’.
Sun Tzu sottolinea la maggiore abilità necessaria a vincere una battaglia senza
combattere, cosa che per Clausewitz è impossibile.
Sun Tzu avverte che nessuno trae benefici da una lunga guerra. Nella sua analisi della
battaglia senza spargimento di sangue, Sun Tzu sembra concentrarsi più sugli elementi
politici e psicologici indispensabili per prevalere nel conflitto, che sullo scontro vero e
proprio. Questi autori sono assai complementari, nonostante l’intervallo temporale che
li separa. Elementi in comune
STORIA = vista come una dinamica. Subordinazione della guerra alla politica
Importanza di annientare la “volontà” del nemico, prima ancora che le sue forze armate
(Per Sun Tzu) Guerra = non ha una forma definita l’esercito deve essere come l’acqua che
à
si conforma alla morfologia del territorio.
(Per Clausewitz) Guerra = è un ‘camaleonte’ (ovvero poliforme) che si adatta alle
circostanze.
All’inizio della sua opera Sun Tzu osserva come la guerra sia un impegno cruciale per lo
Stato. Per questo deve essere studiata attentamente. Lo Stato, per prevalere, deve fare
ricorso a tutte le sue risorse e la forza va usata solo come soluzione finale (punto su cui
concordano anche Machiavelli e Clausewitz).
Alle conclusioni di Sun Tzu giungono molti altri autori, sebbene Sun Tzu sia stato
scoperto molto tardi in Occidente (negli anni ’70, dopo la guerra del Vietnam):
Le dottrine filosofiche, mistiche e religiose del cosiddetto "taoismo" sorgono nel periodo dei regni
2
combattenti (453-221 a.C.) il sovrano ideale, secondo il pensiero di Laozi (autore del testo Tao Te Ching),
à
agirà conformemente alla regola o, meglio ancora, “non regola” del tao. Governare vorrà dire sapere come
frenarsi. Innanzitutto è necessario dominare se stessi, riducendo le proprie mire personali, al fine che ogni cosa
agisca autonomamente. Sotto il perfetto governo del saggio, i sudditi svolgeranno i rispettivi doveri senza subire
coercizioni. Faranno, “naturalmente” ciò che deve essere fatto.
6
Le capacità intellettuali e la forza morale dell’uomo sono fondamentali in
• guerra;
L’unità della Nazione è un requisito essenziale per la vittoria;
•
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