Studi strategici
Cosa sono gli studi strategici?
Il concetto di strategia
Il concetto di strategia è un termine applicato in ambiti diversi (sport, business) la strategia che interessa a noi è un’interazione, l’ostacolo non è fermo ma è un altro agente: per fare strategia devo non solo prevedere quello che farò io, ma anche quello che può fare l’altro.
Due elementi
- Natura conflittuale = nel momento in cui c’è interazione con un altro, il comportamento assume il tratto dell’arte (fare strategia è come praticare arte, il risultato sarà incerto, non c’è una scienza esatta) per avere a che fare con l’avversario ci deve essere natura conflittuale, l’avversario farà quello che farò io o l’esatto contrario (effetto sorpresa). L’altro elemento imponderabile è l’attrito: la nostra azione viene fermata dall’azione dell’altro (posso combattere con un esercito fortissimo ma posso trovare un avversario che riesce a vanificare la mia azione).
- Pianificazione = la strategia è una scienza applicata. Fare strategia come scienza richiede pianificazione tecnologia e metodi di precisione.
Il fatto che strategia deve essere arte e scienza non è tanto accettato: una buona strategia deve contemperare entrambi gli elementi. Nella storia la più grande tentazione è l’uso di nuovi strumenti tecnologici per prevedere ogni cosa e che l’imponderabile non conta quando prevale questa visione della strategia come matematica non va bene.
Esempio: McNamara è stato un segretario della difesa durante la guerra in Vietnam, e nella gestione di alcune fasi della guerra aveva apportato al pentagono un approccio manageriale, scientifico > per ogni attacco subito si rispondeva con un attacco proporzionato, senza contare gli effetti e le conseguenze, tra cui la maggior penetrazione e attività degli avversari.
Esempio: Gli USA attaccano l’Iraq (2003 o 1993) > operazione di gran successo perché in poche settimane Saddam Hussein viene cacciato utilizzando tecnologie superiori rispetto a quelle degli avversari e quindi gli USA possono colpire senza essere colpiti (si decidono i mezzi in relazione ad un fine).
Definizione di strategia = la combinazione di mezzi e fini, strumenti e obiettivi non fini a sé stessi, ma che trovano una controparte speculare come oppositore. Paradosso della strategia: non è mai possibile prevedere prima di una interazione quale sarà l’esito del conflitto.
La natura duale della strategia: politica e violenza
La strategia è il tentativo di rendere sicure le collettività. La politica sa essere molto violenta e la strategia serve per addomesticare e utilizzare la violenza, per fare in modo che la violenza e la distruzione siano al minimo necessario. (La violenza deve essere limitata e gestita, non esclusa).
- Primato della politica: se c’è una componente di politica e di pace avremo una strategia che serve per garantire la convivenza pacifica. Nel momento in cui si sviluppa una strategia l’obiettivo è quello di assicurare l’interesse della politica, che è quello di portare la pace ed evitare che qualcuno si faccia male trovando una soluzione concordata (che vada bene a tutti).
- Primato delle armi: componente della strategia politica è la presenza delle armi. Per perseguire i fini, tra gli strumenti a disposizione della strategia ci sono le armi (paradosso = usare le armi per un fine pacifico). Nel momento in cui bisogna intervenire c’è il primato delle armi.
Strategia deve porsi come mediatrice tra i due estremi (primato politica e armi), non si può far finta che la violenza non ci sia. Le due cose sono interdipendenti tra di loro e funzionano insieme. Il tema della pace, delle armi, dei mezzi e dei fini si trovano in tutte le situazioni di guerra.
Le dimensioni della strategia
“In che modo si articolano i vari passaggi della strategia?” (strategia = mettere insieme mezzi e fini). Ci sono diversi mezzi che costituiscono un fine al livello superiore, ovvero diversi obiettivi sono a loro volta funzionali per obiettivi più elevati. Si cerca di metterli in ordine all’interno di una scala gerarchica dei livelli, a cui corrisponde una gerarchia istituzionale. Tutto ciò ha una funzione teorica: serve per capire quali strumenti utilizzare se vogliamo assecondare obiettivi politici (es. quali strumenti ci servono per combattere i terroristi?)
Dimensione orizzontale = riporta all’interazione, la reciprocità della strategia (le azioni di uno si riverberano sull’altro e inducono una reazione).
Dimensione verticale = cinque livelli gerarchici:
- Politica (fine ultimo della strategia): le istituzioni stabiliscono gli obiettivi di uno stato (crescita economica, sicurezza, approvvigionamento energetico, protezione dell’ambiente etc) l’obiettivo politico ultimo sta in capo al governo e al parlamento (organi responsabili). Per ottenere questi obiettivi ed essere sicuri bisogna definire quali sono i mezzi (dati dalla grande strategia).
- Grande strategia: prende la forma di un documento di 15-20 pagine, ed è la scelta del ruolo che lo stato vuole avere nel mondo / come lo stato si rapporta con qualsiasi controparte nell’arena internazionale in ambito internazionale bisogna limitare i rischi e le minacce: la grande strategia stabilisce quali sono gli amici e quali nemici, cosa gli stati devono avere, e indica i mezzi. La politica estera ha degli obiettivi che sono funzionali: controllo dei flussi migratori in entrata, garantirsi un approvvigionamento energetico stabile e affidabile come farlo? Attraverso accordi con chi possiede le risorse.
- Strategia: Stato Maggiore Difesa.
- Arte operativa: Comando di Corpo.
- Tattica: Capi reggimento.
Al livello più basso c’è una rappresentazione della gerarchia militare: il principio è che a livello più alto comandano le istituzioni politiche più elevate (governo e parlamento), mentre l’ambito militare della strategia è contraddistinto dai livelli più bassi.
Strumenti disponibili
(Strumenti che sono a disposizione per ciascun livello, cioè quali sono le risorse disponibili):
- Economia, demografia e struttura industriale: quando il governo stabilisce il proprio indirizzo di politica generale, può usare strumenti economici come sanzioni, accordi commerciali, struttura industriale privata à strumenti utilizzati per i primi due livelli.
- Postura militare: a livello della strategia lo strumento è la postura militare di uno stato, cioè le forze armate, quanti soldati, come scegliere i soldati (un esercito di volontari di leva etc), come distribuire i soldati tra le varie forze (marina, aeronautica, esercito), quali e quante armi (strategia).
- Sistemi complessi, logistica: a livello operativo si fa riferimento a quali armi e quali eserciti vengono impiegati sul campo.
- Armi e soldati: a livello di tattica si fa riferimento ai soldati e alle armi a disposizione.
Questa è la forma più semplice per trovare in modo chiaro un quadro analitico: se vogliamo perseguire degli obiettivi partiamo dall’alto definendo gli obiettivi o dal basso analizzando gli strumenti a disposizione (cosa si può fare e quali strumenti in più bisogna acquisire).
Aspetto problematico: un obiettivo costituisce un mezzo per un fine superiore ma nella realtà non è sempre così. Ad esempio, a livello strategico vincere una guerra dovrebbe essere funzionale a perseguire un obiettivo politico. Operazione Iraqi-freedom (2003) = finisce in poche settimane con un successo perché Saddam viene cacciato > il risultato a livello strategico è positivo, ma a livello di grande strategia il risultato si è rivelato controproducente à negli anni successivi di guerra civile e occupazione che è costata vite e soldi. Quindi a volte vincere può essere controproducente.
Le dimensioni geografiche della strategia
Prima solamente le dimensioni terrestre e marittima usate per decine di secoli, da circa cent’anni anche lo spazio aereo è diventato spazio di combattimenti utile per la strategia à ancora più recente lo spazio extraterrestre (oltre l’atmosfera) e il cyberspazio.
L’ultima questione legata alle dimensioni della strategia è la dimensione funzionale = le funzioni che servono per la strategia.
- Per vincere le guerre, per avere la meglio sull’avversario c’è una dimensione sociale, ovvero la cultura strategica: ci sono delle propensioni, idee, convinzioni, all’utilizzo dello strumento militare che coinvolgono l’opinione pubblica > la guerra del Vietnam il più grande fallimento americano è stato interno, dell’opinione pubblica e non sul campo di battaglia. Tra i fattori presi in considerazione quando si fa strategia c’è anche quello sociale-politico = lo sforzo deve essere supportato da tutti gli strumenti politici.
- Logistica = la capacità di fornire strumenti alle forze armate, cioè quello che si chiama la base economica industriale della difesa > uno stato deve capire da chi rifornirsi, quanto è affidabile.
- Tecnologia = la tecnologia evolve in modo rapido e quindi se c’è una competizione se non sei all’avanguardia i prodotti diventano obsoleti.
Storia della disciplina
Quando nascono gli studi strategici?
L’origine dello studio accademico della strategia e delle questioni di sicurezza avviene dopo la II guerra mondiale (dal 1945 in poi).
Dove?
Ad un certo punto negli USA, in particolare a Washington DC, c’è la necessità di studiare strategia (sede del Pentagono) le università di Princeton e Yale aprono dei centri di ricerca di strategica.
Chi è che studia strategia?
Le persone che hanno dato primi contributi sono Kissinger (è uno storico della diplomazia di origine tedesca che scriverà un libro sull’escalation), Schelling (economista, premio Nobel per l’economia, il suo libro spiega in termini razionali dei comportamenti che sono apparentemente irrazionali), Brodie (politologo, uno dei primi a scrivere sull’arma nucleare), Wholestetter (matematico) portano la loro prospettiva con approcci diversi.
Come?
Negli USA c’è un ecosistema che è molto più propenso all’interazione tra accademia e burocrazia militare. Il percorso di carriera di un individuo è flessibile e questo ha creato l’ambiente migliore per permettere il dialogo tra queste università, i centri di ricerca e il Pentagono.
Perché negli Stati Uniti c’è stata questa differenza rispetto agli altri paesi?
- Dopo la II guerra il mondo diventa bipolare: Come rapportarsi con URSS? sarà un rapporto di competizioni (entrambe sono super potenze). Come si schiereranno gli altri stati? teoria del contenimento (cortina di ferro in Europa).
- Armi nucleari e missili ICBM (missili balistici intercontinentali): dopo la guerra ci sono nuove tecnologie, le armi atomiche e i missili che fanno più di 5.000 km. In che modo usare questa tecnologia? abbiamo bisogno di qualcuno che lo dica.
- Sistema democratico degli USA: bisogna convincere l’opinione pubblica rispetto le necessità del nuovo contesto che sta nascendo dalla guerra fredda. Le esigenze dei militari sono progressivamente sempre più chiare, ma queste esigenze devono essere comunicate e spiegate anche all’opinione pubblica. Come fare? nelle università si istruisce e si forma una nuova classe dirigente.
Questa genesi dettata quasi dalla necessità fa si che l’impianto stesso degli studi strategici sia variegato.
Approccio eclettico
- Teoria = alcuni studi hanno una funzione prettamente teorica, con lo scopo di trovare delle regolarità (cause della guerra).
- Dottrina = approccio di dottrina cioè scienza applicata la differenza è che la teoria è generale, la dottrina è specifica cioè scienza orientata all’azione (dottrina di impiego della forza, come usare le armi).
- Storia = studi prettamente storici (in che modo si combatteva durante l’Impero Romano).
- Metodo = in che modo si studia la strategia.
Gli studi strategici nei primi 40 anni
Durante la Guerra Fredda il tema principale, quello che ha monopolizzato lo studio della strategia, è stata la deterrenza in particolare la deterrenza nucleare. Lo studio della deterrenza esisteva già, ma il periodo post Seconda guerra mondiale impone lo studio della deterrenza con armi nucleari. Fare deterrenza significa minacciare una data punizione per impedire un comportamento.
In ambito militare la deterrenza può essere esercitata in due modi:
- Deterrenza tramite minaccia (la minaccia di una rappresaglia) l’idea è che la rappresaglia imporrà un costo che è superiore al beneficio del corso di azione (sposta i soldati dal confine o bombarda la capitale). Nel 2013 Obama impose che in Siria l’utilizzo di armi chimiche sarà considerata una soglia da non oltrepassare o ci sarebbero state severe conseguenze.
- Deterrenza in forma positiva = minaccia per impedire un corso di azione.
- Deterrenza in forma negativa = minaccio per costringere un corso di azione questa è coercizione o compellenza (dammi tutti i soldi che hai o sparo).
La seconda modalità consiste nella negazione: creare degli ostacoli al corso di azione (sposta i soldati dal confine e non mi attaccare perché ho difese che impediranno la tua avanzata).
“Cosa serve perché la deterrenza abbia successo?” La minaccia deve essere credibile e deve essere sufficiente. La minaccia per essere sufficiente deve imporre tanti costi: più minaccio più è probabile che sia sufficiente ma minacciare dei costi spropositati implica che la mia volontà e i miei mezzi siano adeguati (minacciare la distruzione di intere città, come durante la Guerra Fredda, è sufficiente ma non è credibile). La deterrenza è difficile anche perché sufficienza e credibilità hanno degli andamenti inversi: più credibilità significa il rischio di minore sufficienza “quanto devo fare male per essere credibile?” È un costo che in parte subisco anche io (chi ha la volontà di uccidere una città intera?).
In termini militari si usa distinguere due tipi di minaccia:
- Counter force = la minaccia ha un obiettivo preciso, cioè si proietta contro la forza militare dell’avversario (non usare le tue armi perché colpirò le tue forze se entri nel mio territorio) il vantaggio che la controparte guadagna viene reso nullo dal fatto che viene reso più debole. Una minaccia counter force è credibile e tendenzialmente anche sufficiente, ma è difficile: “come essere sicuri di quali sono i bersagli dell’avversario?” per questo solitamente la minaccia è counter value.
- Counter value = minaccio di colpire degli obiettivi non militari richiedo alla mia controparte di non svolgere un’azione militare perché il danno che subirà sarà ancora più importante e non militare (elemento di asimmetria). Durante la guerra fredda la minaccia sovietica era questa: non usate armi nucleari o radiamo al suolo le città.
La deterrenza è una pratica che quando funziona è efficiente e ha un grosso beneficio perché costa zero, il problema è che talvolta può fallire quando:
- abbiamo sbagliato a formularla e non siamo più credibili;
- il nemico non è razionale, ha una logica diversa (per tutta la Guerra Fredda siamo stati convinti di essere protetti dalla deterrenza nucleare perché USA e URSS si facevano deterrenza per il Cremlino la possibilità di un attacco nucleare era in realtà molto meno remota rispetto che Washington).
L’evoluzione degli studi strategici
“Cosa farsene dell’arma nucleare?” La risposta avviene in due momenti:
- Libro di Brodle (1948) = l’arma nucleare non serve per essere utilizzata ma per minacciare.
- Scoppio della guerra in Corea (1949 – 1953) = gli USA sono alleati con la Corea del Sud e si trovano in una situazione complicata quando la Cina appoggia la Corea del Nord. MacArthur vuole usare le armi nucleari (la minaccia cambia il corso della guerra).
La risposta a come utilizzare l’arma nucleare trova una prima approssimazione nel “minacciare”: non serve per essere utilizzata, in quanto il costo in termini di distruzione è superiore a qualsiasi beneficio, ma per minacciare (la minaccia deve essere credibile e sufficiente).
Dalla rappresaglia massiccia...
All’inizio degli anni 50 gli Stati Uniti devono capire come difendere l’Europa occidentale nel caso di una invasione dell’armata rossa. Risposta dell’amministrazione Eisenhower nel 1954 = Rappresaglia massiccia > qualsiasi azione aggressiva dell’Unione Sovietica o di un suo alleato in Europa occidentale scatenerà la risposta più violenta da parte degli USA, ovvero una rappresaglia nella forma di migliaia di testate nucleari sull’Unione Sovietica.
Nel 1954 la rappresaglia massiccia è razionale e utile perché:
- L’URSS acquisisce la capacità nucleare nel 1949, ma avere un’arma nucleare avere un arsenale nucleare gli Stati Uniti vantano ancora una superiorità nucleare (a livello convenzionale l’URSS è superiore rispetto ai deboli stati europei).
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