Psicologia Fisiologica
I metodi d’indagine nell’uomo
I risultati delle ricerche sulla base neurologica delle attività cognitive sono strettamente legati alle
metodiche d’indagine utilizzati.Due postulati stanno alla base delle neuroscienze cognitive:
1-l’architettura funzionale e neurologica della mente è multicomponenziale;
2-il comportamento di un soggetto portatore di una lesione cerebrale è determinato
dall’attività complessiva del cervello,meno la componente danneggiata della lesione
stessa;non ha quindi luogo una riorganizzazione post-lesionale del sistema nervoso,tale da
renderlo radicalmente diverso rispetto a prima della lesione.
Lo studio della specializzazione emisferica può avvenire attraverso due metodologie:
1-metodi invasivi;
2-metodi non invasivi.
METODI COMPORTAMENTALI NON INVASIVI - I metodi comportamentali per lo studio
della specializzazione emisferica sono basati su una caratteristica anatomo-fisiologica delle vie
sensori-motorie. Il segnale evocato raggiunge la corteccia controlaterale, il trasferimento
dell’informazione all’altro emisfero avviene solo successivamente attraverso un passaggio
intercommissurale.Sulla base dell’ipotesi che l’emisfero cerebrale che riceve il segnale per primo
sia in qualche modo avvantaggiato rispetto al controlaterale, è possibile esplorarne la
specializzazione funzionale.Il metodo della presentazione lateralizzata può essere associato a
compiti concomitanti, per indagare la specializzazione emisferica attraverso gli effetti
dell’interferenza fra due attività.Ad esempio, il compito motorio è svolto dall’emisfero sinistro: se
questo deve rispondere anche a stimoli visivi (presentati in emicampo visivo destro), vi è
interferenza ed i tempi di reazione aumentano, suggerendo una specializzazione funzionale
emisferica sinistra nella programmazione motoria.In paradigmi di cui vengono misurati i tempi di
reazione unimanuali a stimoli lateralizzati è possibile determinare se, per un dato compito
sperimentale, la specializzazione di uno degli emisferi sia assoluta (l’altro emisfero non è in grado
di svolgere il compito), o relativa (entrambi gli emisferi sono in grado di svolgere il compito ma
uno dei due è più efficiente). La limitazione principale di tutti questi metodi è che non sono in
grado di fornire informazioni sulla specializzazione funzionale intraemisferica, ovvero su quali aree
cerebrali all’interno di un emisfero siano coinvolte in una data operazione mentale.
METODI INVASIVI: L’INATTIVAZIONE FUNZIONALE DI UN EMISFERO CEREBRALE
-Dato che l’inattivazione interessa l’intero emisfero, questo metodo non offre dati né sulla
localizzazione intraemisferica delle attività oggetto d’indagine né su eventuali interazioni
interemisferiche.Il test di Wada consente di diagnosticare, sulla base della comparsa di un’amnesia
globale temporanea, la presenza di una lesione temporale controlaterale al lato dell’iniezione: in
questi pazienti, infatti, l’inattivazione farmacologica dell’unico lobo temporale indenne causa il
grave deficit mnestico tipico delle lesioni temporali mesiali bilaterali.In alcuni studi recenti, il test
di Wada è stato associato a metodiche elettrofisiologiche o di neuroimmagine funzionale, al fine di 1
poter determinare se, all’interno dell’emisfero inattivato, vi sono delle regioni in cui la sofferenza
funzionale è particolarmente intensa.La logica di questi studi è che se l’inattivazione dell’emisfero
destro causa un peggioramento del difetto afasico, mentre l’iniezione sinistra ha effetti scarsi o
nulli, allora l’emisfero destro è la base neurale del linguaggio residuo o del recupero funzionale.Un
altro metodo che può fornire informazioni sulla lateralizzazione funzionale degli emisferi cerebrali
è l’elettroshock unilaterale, il quale, come il test di Wada, causa una disfunzione transitoria
nell’emisfero cui è applicato il trattamento. L’elettroshock sia unilaterale che bilaterale causa inoltre
amnesia transitoria, che può essere oggetto di ricerca neuropsicologica.
LE LESIONI SPERIMENTALI NELL’ANIMALE - Procedura secondo la quale, il ricercatore
distrugge una specifica parte del cervello e osserva gli effetti comportamentali prodotti dalla
lesione.La generalizzazione dei risultati dall’animale all’uomo è tanto meno problematica quanto
più l’organizzazione cerebrale dell’animale sperimentale prescelto è simile a quella umana.Esso ha
consentito di indagare la base neurale delle funzioni sensori-motorie, e di processi mentali
complessi, quali l’attenzione, la memoria e la percezione.Il controllo post mortem è essenziale,
affinché la correlazione con i difetti comportamentali sia valida.Ad esempio, in alcune ricerche è
stato interrotto nella scimmia il fornice (un compatto fascio di fibre nervose che connette la regione
ippocampale con i corpi mammillari) mediante sezione chirurgica, al fine di indagarne il ruolo nei
processi di memoria. Anche qui è indispensabile il sacrificio dell’animale dopo lo studio
sperimentale, al fine di controllare che la lesione sia stata limitata alla struttura oggetto dello studio.
EFFETTI A DISTANZA DI UNA LESIONE CEREBRALE FOCALE: LA DIASCHISI - Per
diaschisi, si intende gli effetti a distanza causati da una lesione cerebrale focale. Ad esempio, la
distruzione dell’area A che causa i difetti S1, S2, S3 determina una disfunzione delle aree connesse
B e C. Questi studi, dimostrano come lo studio dei correlati neurali dei sintomi causati da lesioni
focali non possa limitarsi alla loro sede ed estensione, ma debba anche prendere in considerazione
l’attività di regioni non direttamente danneggiate, ma connesse con l’area distrutta. Il difetto
comportamentale osservato è prodotto in modo specifico dalla distruzione di quella particolare area
cerebrale ,oppure è l’effetto generico del danno cerebrale in quanto tale ,indipendentemente dalla
sua localizzazione? La doppia dissociazione è lo strumento più potente per dimostrare la
specializzazione funzionale del cervello.Si verifica una doppia dissociazione quando un paziente
cerebroleso P1 presenta un deficit nel compito A, ma non in B, in cui la prestazione è normale,
mentre il paziente P2 ha un comportamento opposto. Questo quadro permette di concludere che i
compiti A e B esaminano funzioni distinte e indipendenti (localizzate in regioni cerebrali diverse, se
lo studio ha una componente anatomica).
L’ESAME ANATOMO – PATOLOGICO “POST-MORTEM”- Le inferenze che possono essere
tratte dipendono da due fattori: il metodo utilizzato per localizzare la lesione cerebrale; l’analisi
psicologica del comportamento del paziente.Come il metodo delle lesioni sperimentali, anche
quello della correlazione anatomo-clinica ha fatto registrare notevoli affinamenti nel corso degli
anni. Quest’ultimo, infatti, ha consentito di raccogliere informazioni cruciali sulle basi neurali delle
funzioni mentali nell’uomo. L’esame post-mortem è stato anche utilizzato per studi anatomici in
soggetti normali, al fine di identificare aspetti morfologici, come asimmetrie tra i due emisferi
cerebrali, che possono essere messi in relazione con differenze funzionali, evidenziate attraverso il
metodo della correlazione anatomo-clinica. La correlazione post-mortem presenta tuttavia alcuni
limiti: l’esecuzione di un esame anatomo-patologico completo dell’encefalo (macroscopico e
microscopico) è una procedura lunga e complessa, che richiede una buona organizzazione e
tecniche specifiche.Se è trascorso molto tempo, inoltre, tra l’esordio della malattia che ha causato i
sintomi oggetto di studio e la morte del paziente, manca la corrispondenza temporale tra il deficit
neuropsicologico osservato a suo tempo e la lesione cerebrale.Per tutte queste ragioni, l’esame
post-mortem è di solito limitato ai casi cosiddetti positivi, cioè a pazienti che avevano suscitato 2
l’interesse del ricercatore per la presenza di qualche particolare sintomo e che vengono quindi
seguiti con cura.
L’INTERVENTO NEUROCHIRURGICO – Una possibilità di correlazione anatomo-clinica in
vivo è offerta dalla localizzazione della lesione cerebrale responsabile della sintomatologia
neuropsicologica durante intervento neurochirurgico, ad esempio d’ablazione di una neoplasia
cerebrale. Questo metodo permette una visione della parte del cervello sede della lesione e delle
regioni limitrofe, senza i problemi di corrispondenza temporale dell’esame post-mortem.Un altro
caso in cui l’intervento chirurgico può determinare situazioni fonte d’informazioni utili, è quello in
cui il paziente è sottoposto ad ablazione di un’area cerebrale.Un secondo esempio è costituito dalla
sindrome da disconnessione interemisferica causata dalla commessurotomia cerebrale, intervento
chirurgico praticato per il trattamento d’epilessie resistenti alle terapie farmacologiche.Questi
interventi di neurochirurgia funzionale hanno, ai fini della correlazione anatomo-clinica, il
vantaggio che le lesioni sono delimitate con precisione.
METODI ELETTROFISIOLOGICI: L’ELETTROENCEFALOGRAMMA (EEG) –
L’elettroencefalogramma standard fornisce una registrazione dell’attività elettrica cerebrale,
mediante elettrodi posti sulla superficie cranica. Non produca un’immagine diretta del cervello ed
ha una capacità localizzatoria molto scarsa.
POTENZIALI EVENTO-CORRELATI – I potenziali evento-correlati, detti anche potenziali
evocati (ERPs) sono piccole modificazioni dell’attività elettrica cerebrale spontanea sincronizzati
con un evento definibile sperimentalmente come il momento d’inizio di uno stimolo in movimento.
Hanno una dimensione molto ridotta rispetto agli EEG e vengono quindi estratti dal rumore di
fondo mediante numerose registrazioni.
COMPONENTI ESOGENE (PRECOCI) DEGLI ERPs: APPLICAZIONI
NEUROPSICOLOGICHE – Un uso neuropsicologico delle componenti esogene degli ERPs è per
determinare se un dato disordine cognitivo sia attribuibile o meno a un deficit sensoriale. In pazienti
cerebrolesi destri con emianopsia e emianestesia sinistra, affetti da eminegligenza spaziale, sono
stati registrati ERPs precoci normali a stimoli visivi somatosensoriali, che il paziente non era in
grado di percepire. Questi risultati, dimostrando con una metodica elettrofisiologica che l’analisi
sensoriale dello stimolo è relativamente preservata, suggeriscono che l’emianopsia e l’emianestesia
possono essere una manifestazione di eminegligenza, anziché un difetto sensoriale primario.
COMPONENTI ENDOGENE (TARDIVE) DEGLI ERPs: APPLICAZIONI
NEUROPSICOLOGICHE – Uno degli obiettivi più importanti della psicofisiologia cognitiva è
quello di identificare componenti specifiche degli ERPs, come indicatori fisiologici di fasi o aspetti
distinti dell’analisi dello stimolo. Il potere di localizzazione anatomico degli ERPs non è elevato. E’
possibile migliorarlo mediante procedure invasive, come la registrazione intracranica degli
ERPs.Negli ultimi anni sono state sviluppate numerose tecniche d’analisi che cercano di localizzare
le sorgenti cerebrali degli ERPs, facendo uso di un numero elevato d’elettrodi.
MAGNETOENCEFALOGRAFIA (MEG) – La registrazione e l’analisi della distribuzione dei
campi magnetici che accompagnano i potenziali elettrici cerebrali permettono una localizzazione
della loro sorgente intracerebrale più precisa di quella consentita dagli ERPs e dallo EEG. La
localizzazione della corteccia uditiva e di quella somatosensoriale sono esempi applicativi di questo
uso della MEG.
STIMOLAZIONI CEREBRALI: STIMOLAZIONE ELETTRICA – Questo metodo consiste nella
stimolazione di aree specifiche della corteccia cerebrale mediante elettrodi.Il limite principale di 3
questa procedura è che può essere applicata solo a pazienti in cui, per ragioni cliniche, è necessario
esporre la corteccia cerebrale.Il trattamento può interferire con l’attività d’altre strutture cerebrali,
oltre a quelle direttamente stimolate di cui si vuole indagare la funzione.Inoltre l’uso di un maggior
numero d’elettrodi consente la costruzione di mappe funzionali corticali più precise.In generale, i
risultati ottenuti con questa metodologia concordano con quelli basati su altre procedure d’indagine
nel suggerire un elevato grado di specializzazione funzionale del cervello.
STIMOLAZIONE MAGNETICA TRANSCRANICA (SMT) – La SMT permette di stimolare in
modo non invasivo la corteccia cerebrale, con due effetti principali rilevanti per lo studio delle basi
neurali delle funzioni cognitive.Gli effetti collaterali della SMT sono scarsi, anche se non del tutto
assenti: ad esempio in soggetti predisposti possono verificarsi crisi convulsive.
RISPOSTE AUTONOMICHE – L’utilizzazione in neuropsicologica degli indici autonomici
(risposte di conduttanza cutanea e variazioni della frequenza cardiaca e respiratoria e della
pressione arteriosa) concerne due aree di ricerca principali:
1-lo studio delle asimmetrie emisferiche e della specializzazione cerebrale funzionale;
2-l’impiego di queste risposte, come indice del fatto che i soggetti sono in grado di
analizzare e discriminare informazioni anche se non sono consapevoli di queste operazioni
mentali.
VISUALIZZAZIONE “IN VIVO” DELLA MORFOLOGIA DELL’ENCEFALO – Vi sono vari
metodi che consentono di visualizzare “in vivo”la morfologia dell’encefalo, sia in condizioni di
normalità sia in presenza di lesioni. L’uso dei metodi radiologici tradizionali ai fini della
correlazione anatomo-clinica ha un interesse quasi esclusivamente storico. Essi sono la radiografia
del cranio, l’angiografia cerebrale, pneumoencefalografica, la scintigrafia cerebrale. La tomografia
computerizzata (TC) è uno sviluppo dei principi fondamentali della radiologia tradizionale. La
risonanza magnetica nucleare (RM) è basata su principi fisici radicalmente diversi da quelli della
radiologia tradizionale, di cui la TC rappresenta un’evoluzione, sebbene molto sofisticata. La RM,
ha un potere di risoluzione spaziale e tissutale molto maggiore di quello della TC. E’ quindi
possibile la localizzazione diretta dei solchi e circonvoluzioni corticali e delle strutture cerebrali
profonde. Come la TC, anche la RM è un esame non invasivo che, inoltre, non richiede la
somministrazione dei raggi X. La RM costituisce attualmente il “gold standard” nei metodi di
localizzazione morfologica “in vivo”. Il campo delle possibili applicazioni neuropsicologiche della
RM è assai vasto e copre i principali settori di ricerca.
VISUALIZZAZIONE “IN VIVO” DELL’ATTIVITA’ CEREBRALE: METODI FUNZIONALI:
FLUSSO EMATICO CEREBRALE REGIONALE -Questa è una tecnica invasiva, che limita
l’utilizzo del metodo a pazienti in cui vi è un’importante motivazione clinica, e consente la
visualizzazione della perfusione corticale del solo emisfero ipsilaterale al lato dell’iniezione
impedendo la raccolta dei dati dall’altro emisfero.
MISURAZIONE DEL rCBF IN CONDIZIONI STATICHE : STUDI IN PAZIENTI
CEREBROLESI - Questo metodo di misurazione del rCBF ha avuto larghe applicazioni in
campo neuropsicologico.Molte ricerche hanno misurato il rCBF in condizioni “statiche”in cui
il soggetto non svolge alcuna attività e non riceve alcuna stimolazione sensoriale.
STUDI DI ATTIVAZIONE – La misurazione del rCBF in soggetti normali durante l’esecuzione di
compiti di vario genere ,ha consentito i primi studi sistematici cosiddetti di “attivazione”,in cui
variazioni locali del flusso ematico cerebrale vengono messe in relazione con l’attività neuronale 4
corticale ,indotta dal compito in cui è impegnato il soggetto. Gli studi di misurazione del rCBF in
soggetti normali durante l’esecuzione di varie attività hanno dimostrato come anche compiti
relativamente semplici diano luogo all’attivazione di diverse aree cerebrali, spesso bilateralmente.
TOMOGRAFIA AD EMISSIONE DI FOTONE SINGOLO (SPET) – La tomografia di
emissione di fotone singolo (SPET) consente di determinare il rCBF, fornendo ricostruzioni
tomografiche tridimensionali del cervello, sotto forma di sezioni assiali. La radiazione gamma
emessa dal tracciante (somministrato al paziente ed in grado di attraversare la barriera
emato-encefalica e la cui distribuzione sia proporzionale al rCBF) viene registrata da una
gamma-camera rotante attorno alla testa del paziente. I dati cosi acquisiti vengono successivamente
elaborati da un computer, che fornisce immagini tomografiche della distribuzione dell’isotopo nel
cervello, che vanno poi riferite alle strutture anatomiche. In pazienti portatori di lesioni cerebrali
focali, la SPET ,cosi già come la misura del rCBF ha dimostrato la presenza di ipoperfusione in
regioni cerebrali apparentemente indenni e lontane dalla sede del danno focale.
TOMOGRAFIA AD EMISSIONE DI POSITRONI (PET) – La tomografia ad emissione di
positroni (PET) produce un’immagine della distribuzione in qualunque sezione del corpo di un
radionuclide precedentemente somministrato al soggetto. Quest’immagine è equivalente alle
autoradiografie quantitative ottenute negli animali da laboratorio, ma la PET ha il vantaggio
d’essere poco invasiva, rendendo possibili gli studi nell’uomo. Le immagini PET vanno poi messe
in relazione con le strutture anatomiche d’interesse. In campo neurologico ,la PET può essere usata
per misurare il rCBF, il metabolismo del glucosio e dell’ossigeno, la cinetica recettoriale dei
neurotrasmettitori.
STUDI IN CONDIZIONI STATICHE IN PAZIENTI CEREBROLESI – In pazienti portatori di
lesioni cerebrali focali, la PET ha confermato e precisato il fenomeno degli effetti a distanza in
strutture lontane dalle aree distrutte, ma ad esse connesse. Un esempi
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