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Struttura e funzionamento dei sistema nervoso - la psicologia fisiologica

Appunti di Struttura e funzionamento del sistema nervoso per l'esame del professor Cedro riguardanti la psicologia fisiologica, i metodi di indagine nell'uomo, l'analisi dei metodi comportamentali non invasivi e i metodi invasivi (inattivazione funzionale di un emisfero celebrale).

Esame di Struttura e funzionamento del sistema nervoso docente Prof. C. Cedro

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grado di operare un confronto visivo fra i due stimoli somministrati. Al contrario, quando il compito

sperimentale richiedeva una discriminazione degli attributi emotivi degli stimoli, cioè giudicare la

loro appartenenza ad una categoria emotiva, la risposta del paziente era corretta.

MODALITA’ VISIVA – Le vie nervose visive, subiscono un parziale incrociamento a livello del

chiasma ottico e ciò fa sì che quelle che originano dalle due emiretine temporali raggiungono le

cortecce visive dello stesso lato, mentre quelle che originano dalle due emiretine nasali raggiungono

le cortecce visive del lato opposto. Utilizzando la tecnica della presentazione lateralizzata degli

stimoli visivi, si è visto che i pazienti con disconnessione interemisferica completa denominano

senza problemi gli stimoli presentati nel CVD/emisfero sinistro, ma non quelli presentati nel

CVS/emisfero destro. Questi dati dimostrano la disconnessione dell’emisfero destro dal sinistro, in

quanto l’emisfero destro ha solo competenze gnosico-visive, ma non linguistiche, e, non potendo

accedere all’informazione verbale dell’emisfero sinistro a causa della sezione del corpo calloso, non

sarà in grado di identificare verbalmente l’oggetto.

MODALITA’ ACUSTICA – In questo caso non è sufficiente presentare uno stimolo acustico, ad

esempio una parola o una nota musicale, ad un solo orecchio, perché le vie nervose acustiche,

raggiungono da ciascun orecchio le aree acustiche di entrambi gli emisferi. E’ possibile tuttavia

realizzare una situazione simile a quella descritta per la modalità visiva con la cosiddetta tecnica

della stimolazione dicotica, che consiste nella presentazione simultanea di due stimoli diversi alle

due orecchie. Per ragioni che non sono state ancora chiarite del tutto, ma probabilmente in relazione

alla maggior efficienza delle vie acustiche crociate (cioè quelle che collegano un orecchio con

l’emisfero controlaterale) rispetto alle vie acustiche non crociate (cioè quelle che collegano

l’orecchio con l’emisfero ipsilaterale), l’informazione proveniente dall’orecchio dello stesso lato

risulta soppressa dall’informazione proveniente dall’orecchio del lato opposto. Inoltre, in

conclusione, possiamo affermare che stimoli acustici diversi inviati simultaneamente alle due

orecchie di un paziente commessurotomizzato vengono elaborati separatamente nei due emisferi

cerebrali e indipendentemente gli uni dagli altri.

MODALITA’ TATTILE – In ciascun emicorpo la densità delle proiezioni ipsilaterali decresce dalle

regioni assiali alle regioni prossimali degli arti, e da queste ultime alle estremità distali, che

presentano solo proiezioni crociate. Perciò se si stimola passivamente la mano del paziente o gli si

chiede di esplorare un oggetto (modalità aptica), l’informazione proveniente da una mano raggiunge

esclusivamente l’emisfero controlaterale. Pertanto la disconnessione interemisferica in questa

modalità può essere misurata chiedendo ai pazienti di esplorare, ovviamente senza l’aiuto della

vista, con una sola mano alla volta, degli oggetti. Quando l’oggetto viene esplorato dalla mano

destra, il paziente è in grado di dirne il nome, mentre quando l’oggetto viene esplorato dalla mano

sinistra, il paziente fallisce nell’identificazione verbale.

MODALITA’ OLFATTIVA – L’organizzazione delle vie olfattive è caratterizzata dalle proiezioni

fondamentalmente ipsilaterali, pertanto uno stimolo olfattivo presentato ad una narice, è

convogliato direttamente all’emisfero dello stesso lato. Pazienti con commessurotomia totale

mostrano la classica sindrome da disconnessione interemisferica, cioè non riescono ad eseguire un

compito di equivalenza percettiva per stimoli odorosi inviati alla narice destra e sinistra e non

riescono a denominare stimoli odorosi inviati alla narice destra.

I DISTURBI PERCETTIVI ELEMENTARI: PERCEZIONE VISIVA – La conoscenza

dell’anatomia di base delle vie visive permette la comprensione del significato di alcuni deficit

visivi causati da lesioni lungo la via che dalla retina và alla corteccia visiva. Quando si parla di

sistema visivo, è importante distinguere il campo visivo che si trova nel mondo esterno, e la zona

della retina sulla quale esso viene proiettato. Le fibre che portano informazioni dalla parte nasale e 9

temporale della retina di un occhio si raccolgono nel nervo ottico. Quindi una lesione del nervo

ottico determinerà la perdita totale della vista dell’occhio omolaterale. Una lesione del chiasma

ottico determinerà, invece, un’emianopsia bitemporale, e cioè la perdita della vista nelle due metà

temporali di entrambi i campi visivi. Una lesione del tratto ottico determinerà emianopsia completa

controlaterale, cioè la perdita totale della vista nella metà opposta del campo visivo. Le fibre

genicolo-corticali che portano le afferenze dalla metà inferiore della retina e terminano nel labbro

inferiore della scissura calcarina, mentre le fibre che convogliano le afferenze provenienti dalla

metà superiore della retina terminano nel labbro superiore. Di conseguenza, una lesione del margine

inferiore della corteccia calcarina determina alterazioni della metà superiore del campo visivo

controlaterale e viceversa per una lesione del margine superiore. La mancata consapevolezza della

cecità di una parte del campo visivo può essere dovuta al fenomeno del completamento, per cui le

parti mancanti tendono ad essere completate automaticamente.

CECITA’ CORTICALE - La corteccia visiva primaria, detta anche corteccia striata, è localizzata

nel lobo occipitale ed una sua lesione bilaterale produce la cosiddetta cecità corticale. Essa è

caratterizzata da perdita completa della visione, conservazione del riflesso della luce, riduzione o

assenza del ritmo alfa a livello dei lobi occipitali. In alcuni casi il paziente è anche anosognosico,

cioè si mostra indifferente al suo deficit, non lo riconosce, o addirittura ne nega l’esistenza. Quando

il recupero degli aspetti strutturali di uno stimolo non può avvalersi dell’informazione depositata nel

magazzino semantico, ma deve basarsi unicamente sull’accesso alla rappresentazione strutturale

dello stimolo depositata nel magazzino visivo, il paziente fornisce delle prestazioni nettamente

patologiche. Questi dati inducono ad ipotizzare che le immagini visive possano essere generate

dalle parti più posteriori del cervello, cioè i lobi occipitali, e come una loro lesione ne alteri il

funzionamento.

BLINDSIGHT” O VISIONE CIECA – Data la precisa rappresentazione topografica del campo

visivo sulla corteccia striata, una lesione che distrugga solo una zona circoscritta dell’area visiva

primaria determinerà uno scotoma, vale a dire una zona d’assoluta cecità, in una porzione ben

definita del campo visivo. Il sistema retino-genicolo-striato serve alla identificazione degli oggetti,

mentre quello retino-collicolo-extrastriato serve alla localizzazione nello spazio degli stimoli visivi.

I pazienti sopra descritti non potevano, a causa della lesione che aveva distrutto la prima via,

identificare gli stimoli. Erano però in grado di utilizzare l’informazione non consapevole portata ai

centri dalla seconda via per spostare i loro occhi sul punto di presentazione degli stimoli.

DISTURBI NEL RICONOSCIMENTO DEI COLORI – Lesioni diverse possono dare origine ad

un deficit di riconoscimento dei colori, e più precisamente ad un disturbo nella discriminazione e

identificazione in termini associativi, cioè nell’attribuzione del nome.

DISTURBI NELLA PERCEZIONE DEL MOVIMENTO – Pazienti che non riescono a vedere gli

oggetti in movimento, ma percepiscono gli oggetti solo in posizioni diverse e statiche.

DISTURBI NELLA PERCEZIONE DELLA PROFONDITA’- La percezione della profondità

richiede operazioni diverse e difficilmente isolabili, pertanto risulta anche difficile trovare il

substrato nervoso che sottende tale abilità. Vi sono inoltre pochi casi descritti di pazienti con perdita

totale della percezione della profondità e tra questi si può ricordare il caso di un paziente che si

lamentava per il fatto che la realtà risultava appiattita “come in un quadro o fotografia”.

ATASSIA OTTICA – Un disturbo non direttamente ricollegabile ad una lesione occipitale, ma alle

sue numerose connessioni con regioni cerebrali anteriori, come ad esempio le aree frontali motorie,

è quello comunemente denominato atassia ottica o visuo-motoria. Con questo termine si intende un

deficit dei movimenti di raggiungimento di uno stimolo presentato nel campo visivo da parte 10

dell’arto superiore.Le connessioni tra le aree occipitali coinvolte nella percezione dello stimolo e le

aree frontali motorie sarebbero sia dirette che crociate. L’interruzione delle prime darebbe origine

all’atassia visuo-motoria laterale, mentre l’interruzione delle seconde darebbe origine all’atassia

visuo-motoria bilaterale.

PERCEZIONE UDITIVA – Le informazioni uditive sono trasmesse dai recettori sensoriali nella

coclea dell’orecchio interno tramite le vie uditive. Le vie uditive nel tronco dell’encefalo sono

straordinariamente complesse ed ancora oggi esse non sono state ben definite. La rappresentazione

di ciascun orecchio nelle zone primarie della corteccia uditiva non è uguale: ciascun orecchio è

rappresentato maggiormente nell’emisfero opposto.

PECEZIONE SOMATOSENSORIALE – Il sistema somatosensitivo è responsabile

dell’elaborazione di quattro principali modalità:

1-il tatto discriminativi, cioè la capacità di riconoscere la superficie, dimensione e forma

degli oggetti cosi come la percezione del movimento sulla pelle;

2-la propriocezione, cioè il senso della posizione statica e senso di movimento degli arti e

del corpo;

3-la nocicezione, cioè la percezione del danno tessutale, spesso percepito come dolore;

4-la sensibilità termica, cioè la sensazione di caldo e la sensazione del freddo.

DISTURBI NEL RICONOSCIMENTO VISIVO DEGLI OGGETTI – Da un punto di vista

neurofisiologico la percezione d’oggetti avviene attraverso diverse strutture corticali. L’area visiva

di proiezione primaria nella corteccia occipitale striata e le aree parastriate, analizzano gli attributi

più semplici dello stimolo mentre le caratteristiche più specifiche vengono gradualmente elaborate

nelle aree visive associative extrastriate, seguendo due fondamentali vie anatomo-funzionali. Una di

queste, denominata via ventrale o del “what” connette il lobo occipitale con il lobo temporale (in

particolare con la sua porzione inferiore) ed è implicato soprattutto nei processi di analisi delle

informazioni relative alla forma ed al colore, la seconda, denominata via dorsale o del “where”,

termina nel lobo parietale inferiore ed è deputata soprattutto all’elaborazione degli attributi spaziali

degli stimoli. Lesioni circoscritte lungo le vie sopra descritte provocano la comparsa di disturbi

visuo-cognitivi che rispecchiano a grandi linee la topografia lesionale.

DISTURBI NEL RICONOSCIMENTO VISUO-SPAZIALE – La capacità di percepire relazioni

spaziali tra gli oggetti e tra le posizioni relative delle parti di questi oggetti, costituisce un

prerequisito essenziale per un adeguato riconoscimento visivo. Il primo passo è dato dalle

informazioni relative all’orientamento, la profondità ed il contorno dell’immagine. Queste

informazioni vengono inizialmente convogliate all’interno del buffer visivo, una sorta di memoria a

breve termine. Nelle fasi successive di processamento, la rappresentazione contenuta nel buffer

visivo subisce una serie di elaborazioni ad opera dei due sistemi del “where” e del “what” che ne

riconoscono la collocazione nello spazio, ne analizzano le parti costituenti. Come detto,

l’informazione trattenuta nel buffer visivo è retinotopica; ma poiché la nostra percezione visiva è

una rappresentazione di oggetti (o parti di oggetti) avanti una precisa collocazione reciproca e

spaziale, si deve supporre che ad un certo punto della catena di elaborazione visiva, l’informazione

retinotopica venga trasformata in una rappresentazione spaziale. Sintetizzando, il processo di

riconoscimento d’oggetti si configura in questo modello come un processo ciclico che:

1-analizza i dati provenienti dall’immagine; 11

2-li confronta con quelli depositati in memoria;

3-genera delle aspettative su quanto percepito.

I disturbi principali di attenzione spaziale riguardano l’emiinattenzione unilaterale per lo spazio

(neglect), in cui il paziente ignora la metà dello spazio controlaterale alla lesione, e il restringimento

focale dell’attenzione. Infine tra i deficit di coordinamento del movimento nello spazio, un

fenomeno interessante è quello dell’atassia ottica. Come già accennato, questo disordine consiste in

una difficoltà ad integrare l’informazione visiva riguardante la localizzazione spaziale di uno

stimolo con l’informazione somatosensoriale concernente la posizione spaziale della mano e del

braccio.

DISTURBI NEL RICONOSCIMENTO DEI VOLTI – I volti costituiscono degli stimoli visivi

tridimensionali estremamente complessi, la cui discriminazione è possibile solo a patto di sofisticati

processi in grado di cogliere elementi distintivi, tra loro in rapporto con precise relazioni spaziali.

Con prosopoagnosia si intende la possibilità che il riconoscimento di volti potesse essere disturbato

anche quando rimaneva integra la capacità di riconoscere gli oggetti. Il tipico paziente

prosopoagnosico risulta incapace di riconoscere persone a lui note (conoscenti, persone famose) e

nei casi più eclatanti, anche il riconoscimento degli stessi familiari e del proprio volto può essere

compromesso. L’analisi di volti mai visti in precedenza e il riconoscimento di volti familiari

dipende da due sistemi parzialmente separati che elaborano l’informazione in parallelo. Dopo

l’analisi strutturale, possono essere svolti in parallelo diversi sottoprocessi. Se vi è concordanza fra i

due tipi di rappresentazione si ha il riconoscimento del volto come “già visto”e la possibilità di

attivare un sottosistema chiamato dei nodi d’identità personale, in cui è conservato un corredo

d’informazioni semantiche ed episodiche sul volto riconosciuto. Il modello prevede inoltre un

sottosistema, definito di generazione del nome, in cui sono contenuti sotto forma di codifica

fonologica i nomi propri collegati ai volti. Per quanto riguarda l’analisi dei volti non familiari il

modello include una componente chiamata elaborazione visiva diretta che è implicata

nell’attenzione selettiva per i volti, ed in particolare nella cattura e memorizzazione delle

caratteristiche distintive di un volto non familiare. Altre due componenti sono l’analisi

dell’espressione e l’analisi del linguaggio facciale (che analizza i movimenti della bocca e della

faccia).

DISTURBI DELL’IMMAGINE MENTALE – Con il termine di immagine mentale in

neuropsicologia s’intende l’attivazione della rappresentazione interna di un oggetto, di un volto o di

una scena in assenza di uno stimolo esterno. L’immagine mentale non è più intesa come una

modalità analogica di rappresentazione della conoscenza, ma piuttosto come un particolare modo di

processare le informazioni conservate in memoria a lungo termine. Secondo tale modello, le

immagini mentali vengono costruite a partire da informazioni che sono archiviate nella memoria a

lungo termine. Queste sarebbero di due tipi:

1-strutture visive codificate in un formato analogico che specificano la forma globale

dell’oggetto;

2-strutture preposizionali che rappresentano la conoscenza che si ha su un oggetto, una

situazione, una scena sotto forma di liste di proposizioni organizzate gerarchicamente.

Queste informazioni vengono utilizzate per la generazione di una rappresentazione simil-visiva,

dove viene materialmente costruita l’immagine mentale. Sull’immagine formata nel buffer visivo

operano inoltre una serie di moduli di elaborazione, ciascuno specializzato per una determinata

operazione. Vi sono quattro principali tipi di danno nella produzione di immagini mentali: 12

1-un danno nel magazzino visivo a lungo termine;

2-un danno al processo di generazione di immagini mentali;

3-un danno al buffer visivo;

4-un danno al processo di ispezione visiva.

L’ATTENZIONE – L’attività cognitiva dell’uomo può essere descritta come elaborazione

dell’informazione ed i processi e i meccanismi interni che consentono quest’elaborazione sono

numerosi e tra questi vanno ricordati tutti quei processi che vanno sotto il termine d’attenzione. Il

sistema d’elaborazione ha, infatti, dei limiti di tempo e di spazio poiché molte volte non si possono

compiere simultaneamente due attività, elaborare due stimoli o recuperare dalla memoria due

informazioni diverse. Ciò è dovuto al fatto che il nostro sistema di elaborazione ha una capacità

limitata. Possiamo considerare l’attenzione come una funzione che regola l’attività dei processi

mentali, filtrando ed organizzando le informazioni provenienti dall’ambiente, allo scopo di emettere

una risposta adeguata. Inoltre alcune particolari condizioni possono influenzare il sistema

d’elaborazione: una di queste è costituita dal livello di preparazione fisiologica a ricevere le

stimolazioni esterne ed interne che ci permette di rispondere più o meno adeguatamente e

velocemente; questo livello attenzionale è chiamato “arousal”.L’altra condizione che può

influenzare il sistema di risposta è il livello di vigilanza con cui c’impegnamo a svolgere un

compito, in altre parole la capacità a mantenere un buon livello attentivo per un periodo protratto

nel tempo. Sia la preparazione fisiologica a rispondere (arousal) che la vigilanza o attenzione

sostenuta, sono delle componenti ben distinte dell’attenzione.

ATTENZIONE SELETTIVA – Per attenzione selettiva s’intende sia l’abilità a contrastare la

distrazione sia la capacità a concentrare l’attenzione su una fonte o canale contenente informazioni

relativamente “deboli” in presenza di distrattori “forti”. Recenti studi, hanno evidenziato come

pazienti frontali hanno un’attenzione volontaria deficitaria e un’attenzione automatica

patologicamente intensificata. L’attenzione selettiva volontaria è un meccanismo che entra in gioco

quando bisogna affrontare situazioni nuove e richiede l’impiego volontario di risorse attentive.

L’attenzione automatica, invece, è guidata dall’ambiente e non dalle intenzioni e scopi

dell’individuo. I pazienti con lesioni frontali presenterebbero, appunto, un’intensificazione di queste

forme automatiche di risposta che potrebbero forse essere la causa della loro forte distraibilità. I

pazienti frontali, quindi, non sembrano in grado di filtrare le informazioni rilevanti a scapito di

quelle irrilevanti e di conseguenza sono impossibilitati a focalizzare l’attenzione.

ATTENZIONE SELETTIVA SPAZIALE – L’attenzione selettiva per lo spazio è stata trattata

separatamente dal momento che alcuni meccanismi grazie ai quali dirigiamo l’attenzione visiva

nello spazio sono indipendenti da quelli responsabili dell’attenzione selettiva in genere. Recenti

studi PET hanno dimostrato l’esistenza di almeno due sistemi attenzionali diversi, uno posteriore

specializzato per la selezione della posizione spaziale degli stimoli ed uno anteriore per la selezione

degli attributi dello stimolo e la loro integrazione. Lo scopo di questa operazione di selezione

spaziale sarebbe quello di fare si che la via ventrale sia attivata unicamente dagli oggetti di

interesse, e non dai molteplici stimoli presenti nello spazio. A questo punto dal momento che

l’oggetto è stato selezionato attraverso la sua posizione spaziale, il sistema ventrale può svolgere le

sue operazioni specifiche di analisi della forma e delle caratteristiche cromatiche.

EMINEGLIGENZA SPAZIALE UNILATERALE – Un disturbo dell’attenzione selettiva spaziale

dà origine ad una sindrome importante quale quella del neglect o eminattenzione. Nei casi più

severi i pazienti trascurano completamente l’informazione proveniente dalla metà sinistra dello 13

spazio, non rispondono a stimoli acustici, visivi e tattili provenienti dall’emispazio sinistro, non

mangiano il cibo che si trova nella metà sinistra del piatto, non indossano gli abiti nell’emisoma

sinistro e radono solo la parte destra del viso. Questa che abbiamo sommariamente descritto è la

sindrome conclamata di neglect, che si può osservare nei giorni immediatamente successivi

all’insorgenza della lesione parietale. Presto però s’instaura un processo di recupero che può portare

in alcuni casi alla sindrome della cosiddetta alloestesia: in questo caso il paziente non trascura più le

informazioni provenienti dallo spazio sinistro, ma le attribuisce a posizioni simmetriche dello

spazio destro. Infine, con il procedere del recupero, può restare in alcuni casi una sintomatologia

molto più lieve che di solito viene indicata con il termine di estinzione. In questo caso, i disturbi

relativi al rilevamento di stimoli provenienti dallo spazio sinistro possono essere messi in rilievo

soltanto in seguito alla presentazione simultanea d’altri stimoli nell’emispazio destro. E’ importante

rilevare che, mentre il neglect nella sua forma conclamata si osserva dopo lesioni dell’emisfero

destro, e perciò interessa nella grandissima maggioranza dei casi lo spazio sinistro, l’estinzione è

osservabile dopo lesioni parietali sia destre che sinistre, e interessa entrambi gli spazi con uguale

frequenza. Questa diversa distribuzione anatomica dell’estinzione e del neglect ha indotto alcuni

ricercatori a pensare che i meccanismi sottostanti ai due diversi disturbi possano essere diversi.

L’interpretazione più accreditata del neglect e dell’estinzione è quella attenzionale: i pazienti, pur

avendo i meccanismi sensoriali e percettivi relativamente conservati, avrebbero una tendenza ad

orientare prevalentemente l’attenzione verso lo spazio ipsilaterale alla lesione, con conseguente

difficoltà o impossibilità a portarla verso lo spazio controlaterale, dove gli stimoli verrebbero

ignorati. Inoltre, ulteriori ricerche hanno permesso di evidenziare una dissociazione tra i

meccanismi sottostanti l’orientamento automatico e volontario dell’attenzione. In particolare è

risultato evidente come i pazienti con neglect siano impossibilitati a dirigere l’attenzione

automatica, cioè quella guidata ed attivata dalla comparsa di uno stimolo periferico, verso lo

stimolo presentato nel campo visivo controlesionale. Al contrario la risposta a stimoli presentati nel

campo visivo controlesionale risultano più accurate e veloci, quando il compito richiede

l’attivazione di un meccanismo di orientamento attenzionale volontario. Questi risultati hanno

dimostrato chiaramente come il neglect sia dovuto ad un’incapacità di distribuire l’attenzione nello

spazio a causa di un iperattenzione selettiva per gli stimoli ipsilaterali alla lesione.

IMPLICAZIONI PER UN MODELLO SULL’ORGANIZZAZIONE DELLO SPAZIO – I

risultati di recenti ricerche sul neglect hanno evidenziato un aspetto molto importante relativo

all’organizzazione dello spazio e attualmente questo è forse l’aspetto più interessante da un punto di

vista speculativo perché ha permesso di operare una distinzione importante tra interpretazione

centrale o modulare del deficit di attenzione spaziale e più specificatamente se vi sia una

rappresentazione unica dello spazio cui dirigere l’attenzione, oppure se lo spazio sia organizzato in

maniera modulare, cioè se vi sia uno spazio tattile, visivo ed uditivo e se, all’interno di ciascuno di

essi, vi siano rappresentazioni multiple, ad esempio, uno spazio corporeo ed uno extracorporeo. La

scoperta di diverse rappresentazioni spaziali, di per se molto interessante, ha tuttavia posto il

problema di come sia possibile avere una percezione unitaria dello spazio. I risultati sperimentali,

indicano chiaramente la presenza di una sinergia tra una rappresentazione spaziale tattile e una

rappresentazione visiva spaziale perimano ed escludono invece la presenza di tale sinergia con uno

spazio extracorporeo. La maggior parte dei pazienti con eminegligenza spaziale presenta una grave

emiparesi sinistra che in genere coinvolge sia l’arto inferiore sia quello superiore. Ciò implica che

nelle attività quotidiane essi utilizzino esclusivamente gli arti di destra, sbilanciando in questo modo

enormemente l’attivazione delle rappresentazioni spaziali relative ai distretti corporei a favore di

quelle destre.

DISSOCIAZIONE TRA RICONOSCIMENTO IMPLICITO ED ESPLICITO DEGLI STIMOLI

NEGLETTI – Un problema attualmente molto dibattuto che emerge dagli studi

sull’emiinattenzione spaziale riguarda il “destino” degli stimoli presentati nello spazio negletto, vale

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a dire degli stimoli di cui il paziente nega l’esistenza. Questo problema è riconducibile a due diverse

ipotesi sulla selezione del segnale (ipotesi della selezione precoce e ipotesi della selezione tardiva),

le quali entrambe prevedono che uno stimolo, affinché raggiunga il livello di coscienza, deve essere

prima stato selezionato grazie al meccanismo dell’attenzione selettiva. L’ipotesi della selezione

precoce afferma che solo singole caratteristiche fisiche dello stimolo (ad esempio orientamento e

colore) possano essere processate senza l’intervento dell’attenzione selettiva, e quindi

preattentivamente. L’ipotesi invece della selezione tardiva prevede che tutte le caratteristiche dello

stimolo siano processate preattentivamente, e quindi possano essere riconosciute ed identificate

senza l’intervento dell’attenzione selettiva, la quale invece agirebbe tardivamente nel processo, cioè

al momento della selezione della risposta. In un recente studio si è dimostrato che lo stimolo

negletto viene completamente processato fino al livello dell’attribuzione del significato,

confermando quindi l’ipotesi della selezione tardiva. La distinzione tra processi consapevoli e non

consapevoli, da un lato, e quella tra compiti che richiedono risorse attentive diverse, dall’altro, è

molto importante per la comprensione dei processi cognitivi.

ATTENZIONE DIVISA – Con questo termine ci si riferisce alla capacità di prestare attenzione a

più compiti contemporaneamente, come nel caso di ascoltare un messaggio, scrivere e rispondere

alle domande. Questa difficoltà nel dividere l’attenzione potrebbe spiegare anche il facile

affaticamento dei pazienti quando vengono loro presentate contemporaneamente più informazioni

rilevanti che richiedono operazioni mentali diverse, come ad esempio prendere appunti mentre si

ascolta un discorso. Questa situazione, che è molto semplice per un soggetto normale, risulta molto

difficile per questi pazienti, perché devono distribuire la loro attenzione su tre operazioni mentali

diverse: ascoltare, riformulare verbalmente ciò che hanno ascoltato e scrivere. Se una lesione

cerebrale ha l’effetto di diminuire la quantità globale di risorse disponibili, non è sorprendente che

si osservi un deterioramento di tutte quelle prestazioni che, non essendo automatiche, richiedono

risorse.

ATTENZIONE SOSTENUTA E LIVELLI DI ATTIVAZIONE (“AROUSAL”) – Per attenzione

sostenuta s’intende un’attenzione protratta nel tempo, mentre per livelli di attivazione (o arousal)

s’intende la prontezza fisiologica a rispondere a stimoli esterni ed interni. Và tenuto presente,

infatti, che il livello di attivazione dell’organismo e la vigilanza sono indipendenti, anche se rimane

pur sempre vero che in genere ad un buon livello di attivazione si accompagna una buona vigilanza

e viceversa. Per quanto riguarda gli studi su una possibile specializzazione emisferica per

l’attenzione sostenuta, essi hanno dimostrato come l’emisfero destro sia più abile del sinistro a

mantenere l’attenzione per un periodo prolungato. L’emisfero destro, oltre che essere specializzato

per l’attenzione sostenuta, sembra esercitare un ruolo importante nel mediare il livello d’attivazione

(arousal) inteso come prontezza fisiologica a rispondere a stimoli ambientali o interni. Per quanto

riguarda il secondo aspetto del problema, cioè se esistano lesioni corticali focali o diffuse che

possano alterare questo tipo di attenzione, le poche ricerche disponibili sembrano concordi nel

dimostrare un interessamento dei lobi frontali nella prontezza fisiologica a rispondere a stimoli

interni ed esterni. Una lesione frontale dà spesso origine a deficit attentivi che possono essere

ricondotti ad una abulia ed inerzia generalizzata.

LE EMOZIONI – L’emozione può essere considerata il prodotto di diversi processi organizzati

gerarchicamente e operanti indipendentemente. Alcuni di questi processi, soprattutto quelli che

occupano nella gerarchia un ordine più basso, sono preprogrammati ed operanti già alla nascita.

Quelli invece che nella gerarchia occupano un ordine più elevato, soprattutto quelli che svolgono un

ruolo di controllo e di modulazione della risposta emotiva, seguono lo sviluppo socio-culturale

dell’individuo, anche se non sono completamente indipendenti dallo sviluppo funzionale del

sistema nervoso. 15

LA VALUTAZIONE DEL SIGNIFICATO EMOTIVO DI UNO STIMOLO – I due aspetti del

problema, valutazione del significato emotivo di un evento e di un’espressione, verranno considerati

separatamente, dal momento che implicano processi e strutture cerebrali diversificati.

LA VALUTAZIONE DEL SIGNIFICATO EMOTIVO DI UN EVENTO – L’amigdala riceve

due categorie di connessioni: da un lato proiezioni provenienti dalle aree sensoriali primarie e dalle

aree associative secondarie (via corticale) e dall’altro riceve informazioni sensoriali provenienti da

vari nuclei talamici (via sottocorticale o talamica). L’informazione visiva può arrivare alle aree

sensoriali primarie e alle aree associative secondarie attraverso la via retino-genicolo-striata ed

essere successivamente inviata alle strutture sottocorticali (via corticale) o ai nuclei talamici

posteriori, che inviano a loro volta l’informazione all’ipotalamo e all’amigdala (via sottocorticale).

Le due vie oltre che essere anatomicamente diverse, svolgono funzioni diverse nel processo

d’analisi dell’informazione emotiva.Va qui ricordato che l’amigdala può dare origine a risposte

emotive anche grazie al fatto che invia informazioni efferenti al sistema autonomico e

neuroendocrino, al sistema piramidale ed extrapiramidale, risultando quindi in grado di controllare

le risposte autonomiche e neuroendocrine, cosi come le espressioni emotive facciali intenzionali e

automatiche. Se l’amigdala può processare il significato emotivo di uno stimolo pervenuto

attraverso la via talamica indipendentemente dalla via corticale, allora è possibile spiegare il

fenomeno del processamento della valenza emotigena dello stimolo in assenza del riconoscimento

degli attributi percettivi e semantici. E’ capitato a tutti di avere un repentino cambiamento del tono

dell’umore e di non saperne trovare una spiegazione plausibile. E’ possibile ipotizzare che il nostro

cervello abbia visto uno stimolo per un periodo di tempo cosi breve da non permetterne la

descrizione strutturale e neppure il rilevamento. Nonostante ciò alcune caratteristiche dello stimolo,

ad esempio quelle emotive, sono state analizzate ed hanno prodotto una risposta emotiva. In questo

modo si è dimostrato che l’elaborazione emotigena può avere luogo indipendentemente

dall’elaborazione percettiva e semantica. Possiamo quindi affermare che il nostro comportamento

emotivo può essere guidato sia dalle strutture corticali che sottocorticali. Le strutture sottocorticali

sono dotate di programmi neuromotori innati che possono generare, in risposta a stimoli appropriati,

un set specifico di risposte espressive ed autonomiche, soprattutto per alcune delle emozioni di

base. Questo processo ha la caratteristica appunto d’essere automatico ed il prodotto può non essere

rappresentato nella coscienza, cioè può essere del tutto inconsapevole. La via corticale, invece,

invia l’informazione all’amigdala solo dopo che l’informazione è stata codificata ed analizzata da

strutture corticali che ne hanno permesso l’identificazione consapevole. E’ solo grazie a questo tipo

di informazioni che possiamo organizzare una risposta complessa ed adeguata alla situazione. In

conclusione, possiamo sostenere che i risultati forniti dalla neuropsicologia suggeriscono che la

valutazione del significato emozionale non può essere considerato un processo unico, ma il prodotto

d’elaborazioni diverse ed indipendenti tra loro, confermando quindi il concetto di modularità del

sistema emotivo. Inoltre alcune di queste elaborazioni, cioè quelle corrispondenti alle emozioni di

base, generano uno specifico set di risposte emotive in risposta a stimoli specifici, sono

automatiche, preprogrammate ed operanti già alla nascita. Al contrario, quelle che svolgono un

ruolo di controllo e di modulazione della risposta emotiva, seguono lo sviluppo socio-culturale

dell’individuo, anche se dipendenti dallo sviluppo funzionale del sistema nervoso.

LA VALUTAZIONE DEL SIGNIFICATO EMOTIVO DI UNA ESPRESSIONE – Con il

termine comprensione del significato emotivo di un’espressione facciale o intonazionale s’intende

anche un insieme di abilità che consentono ad un individuo appartenente ad una specie di cogliere

alcuni segni comportamentali che lo informano dello stato emotivo dei suoi simili. Le espressioni

facciali ed il tono della voce sono segni non verbali denotativi di uno stato emotivo, la cui

discriminazione risulta fondamentale per la comunicazione dell’esperienza emotiva. Più

specificatamente è stata verificata: 16

1-l’indipendenza delle espressioni dal vissuto emotivo;

2-l’esistenza di processori (o moduli) specifici adibiti all’elaborazione dell’informazione

emotiva espressa dal volto e dal tono della voce e indipendenti dai processori responsabili

dell’elaborazione dei volti e della prosodia di tipo linguistico.

Inoltre, è stato dimostrato che stimolazioni in regione parieto-occipitale producono disturbi nel

riconoscimento dei volti e non d’espressioni facciali emotive, mentre stimolazioni del giro

temporale medio producono un deficit selettivo nel riconoscimento d’espressioni facciali. La

neuropsicologia ha portato anche un contributo specifico per quanto riguarda gli aspetti linguistici

ed emotivi della prosodia e, per questi ultimi, una dissociazione tra gli aspetti della comprensione e

della produzione.

ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI – Tra i vari modi di esprimere non verbalmente le

emozioni, le espressioni facciali sono state le più studiate, e per esse è quasi sempre emersa una

specializzazione dell’emisfero destro. La discordanza dei risultati ottenuti nei soggetti normali e

patologici, può ricondursi alle diverse espressioni facciali studiate: infatti mentre nei soggetti

normali venivano studiate prevalentemente espressioni facciali volontarie, nei pazienti venivano

studiate le espressioni facciali spontanee. La distinzione tra espressioni volontarie e spontanee è

anche sostenuta dalla ricerca neurologica che ha evidenziato l’esistenza di circuiti neurali distinti.

Pazienti con lesioni della corteccia motoria o delle sue proiezioni presentano, accanto ad una

paralisi facciale controlaterale, un’incapacità nella produzione di espressioni facciali intenzionali,

mentre le espressioni spontanee sono normali e non evidenziano alcuna asimmetria facciale.

ESPERIENZA SOGGETTIVA DELLE EMOZIONI – Le lesioni all’emisfero sinistro, provocano

un insieme di sintomi depressivi di solito definito come “reazione-depressivo-catastrofica”, mentre

le lesioni all’emisfero destro sono accompagnate da un tono dell’umore neutro (reazione

d’indifferenza) o addirittura nettamente positivo (reazione euforica). Pertanto si può concludere che

quando l’emisfero destro è intatto, come nel caso di una lesione unilaterale sinistra, il

comportamento emotivo del paziente è normale; al contrario, quando l’emisfero destro è

danneggiato, la lesione produce disturbi emotivi, caratterizzati da indifferenza, abulia, mancanza di

iniziativa ed apatia. L’analisi fin qui condotta, ha evidenziato quindi una specializzazione

emisferica destra nell’esperienza soggettiva delle emozioni. In conclusione, sembra che la causa

dell’indifferenza affettiva dei cerebrolesi destri possa risiedere nel basso livello d’attivazione

emozionale e nell’assenza o diminuzione della risposta vegetativa agli stimoli emotigeni.

LINGUAGGIO ORALE – L’espressione linguaggio orale designa l’espressione di pensieri con

mezzi udibili ad altri e la comprensione delle idee altrui per mezzo del linguaggio parlato.

Un’alterazione della funzione linguistica indotta da danno cerebrale, in un individuo (adulto o

bambino) che aveva già acquistato tale capacità, viene definita afasia. Il deficit coinvolge

generalmente sia l’espressione che la comprensione del linguaggio, sebbene con diversi gradi di

compromissione. Una dicotomia utile per un primo inquadramento clinico del paziente afasico

riguarda la produzione spontanea che può essere fluente o non fluente. Sulla base delle

caratteristiche e della quantità della produzione verbale è possibile differenziare due principali

categorie di afasie che rivestono una loro validità in ambito clinico.

AFASIE NON FLUENTI – L’afasia di Broca, detta anche motoria, è caratterizzata da un eloquio

lento e faticoso, consistente in frasi brevi e semplici. L’eloquio è spesso agrammatico,

contraddistinto cioè dall’assenza di funtori grammaticali. La ripetizione è anch’essa non fluente e

spesso agrammatica. La comprensione orale, pur consentendo molto spesso una semplice

conversazione, risulta ad un’indagine attenta alterata per quanto concerne la decodificazione degli

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione (Facoltà di Scienze della Formazione e di Scienze Statistiche) (MESSINA, PRIOLO GARGALLO)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dentedileone333 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Struttura e funzionamento del sistema nervoso e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Cedro Clemente.

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