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STRATEGIE DI RISANAMENTO

Prof. Garzella, Nannini

UNIPI

IL GOVERNO DELL’ AZIENDA, CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE.

Le aziende, pur accumunate da tratti funzionali e finalità istituzionali, si caratterizzano

e si personalizzano a seconda del processo di governo che si decide di mettere in atto

nei percorsi di sviluppo gestionale. Come sono organizzati gli elementi e le relazioni non

è casuale, ma è il risultato di determinate scelte effettuate da persone che, seppur con

ruoli e compiti e responsabilità differenti sono impegnate in azienda.

Le idee sono diverse nel tempo e nello spazio, e si oggettivizzano attraverso il sistema

delle decisioni, arrivando a qualificare una combinazione produttiva come unica. Nel

tentativo di assicurare la vita a questa individualità produttiva, il soggetto economico si

trova a confrontarsi con l’ esterno e con l’ ambiente. Il processo di interazione con l’

ambiente si sviluppa senza soluzione di continuità e mentre lo scambio di alcuni fattori è

suscettibile di valutazione economica, altri attraversano i confini dell’ organizzazione in

maniera quasi impercettibile. Al pari dei caratteri interni dell’ azienda, anche il

rapporto dell’ azienda con l’ ambiente, si anima e discende dal processo di governo.

Nell’ ambito del sistema economico generale, ed all’ interno della complessa dinamica

produttiva, non si può parlare di azienda come un qualcosa di completamente

autonomo, ma di relativamente autonomo, dotato di possibilità di scelta. Proprio in virtù

della sua autonomia , l’azienda definisce se stessa, le proprie attività, arrivando a

qualificare l’ambiente esterno come ciò che è diverso da se stessa, e selezionando il

proprio dominio operativo.

È attraverso una serie di scelte continue che l’ azienda qualifica se stessa, il suo

ambiente ed i suoi interlocutori, tuttavia i questo processo i caratteri di confronto con l’

ambiente vengono via via a delimitarsi secondo percorsi che trovano solo in parte

riferimento nelle decisioni aziendali. Le scelte e le decisioni dell’ azienda quindi devono

in qualche modo confrontarsi con le n-1 aziende presenti nel settore, per definire tratti

strutturali, e dinamiche competitive.

Il rapporto azienda ambiente si è evoluto nel tempo, l’ ambiente ha delineato una

crescita continua della complessità, varietà e variabilità degli elementi, inoltre è

aumentata l’ imprevedibilità delle traiettorie dei cambiamenti in atto.

Si è assistito al passaggio da ambienti relativamente stabili dove i cambiamenti

avvenivano in maniera tendenzialmente lenta, ad ambienti dinamici ricchi di

cambiamenti, fino ad arrivare ad ambienti turbolenti dove regnano imprevedibilità delle

condizioni e incertezza. Di fronte a queste complessità ambientale l’ azienda può

adottare un atteggiamento passivo, reattivo o anticipativo, ponendosi in quest’ultimo

caso come fattore propulsivo al cambiamento.

Ogni azione di un azienda comporta una reazione delle aziende del settore, che si

muovono per cercare di impedire che la prima raggiunga i risultati sperati. Il rapporto

quindi azienda-ambiente si può esprimere in modo tutt’altro che scontato, tant’è che al

sistema aziendale corrisponde uno speculare sistema di rischi, ogni decisione, azione

comporta un margine di errore, ovvero la possibilità di danneggiare piuttosto che

consolidare le prospettive di economicità dell’ azienda. I rischi che corre l’ azienda sono

tanto più aleatori quanto più l’ ambiente è variabile, allora le soluzioni sono:

Proiettarsi nel futuro per tentare di innescare o anticipare i mutamenti esterni, il

• rischio in questo caso sarebbe di fare scelte sbagliate a causa di previsioni

inesatte

Attendere segnali dall’ ambiente per reagire o adeguarsi, dall’ altro potrebbe

• avere difficoltà nell’ adeguarsi ai cambiamenti.

Le risposte del sistema aziendale ai cambiamenti dell’ ambiente non sono né immediate

né scontate, l’ azienda infatti è caratterizzate da elementi di rigidità che impediscono

continue modificazioni. In questo contesto la vita del sistema aziendale è sempre

condizionato da una serie di rischi che trovano nel rischio economico generale, ovvero

nella possibilità che l’azienda non riesca a remunerare in modo adeguato risorse e

fattori produttivi l’ elemento economico unificante.

La vita dell’ azienda può essere distinta in fasi logicamente correlate.

1. PREAZIENDALE: esprime il momento precedente alla realizzazione vera e propria

dell’ azienda, in questa fase comincia a farsi strada la possibilità di dare vita ad

un azienda, si identificano i mercati di riferimento, tipo di azienda. Comincia a

svilupparsi la formula imprenditoriale che dovrà caratterizzare la nuova azienda

2. COSTITUZIONALE: fasi in cui iniziano a costituirsi le condizioni oggettive del

sistema aziendale che si concretizzano in scelte produttive, localizzazione e

forma giuridica. Le scelte in merito alla struttura qualitativa e quantitativa del

capitale, sia dal lato degli impieghi che dal lato delle fonti.

3. GESTIONALE: fase nella quale l’ azienda svolge la sua tipica attività di

acquisizione, trasformazione, vendita e rigenerazione delle risorse e dei fattori

produttive, le politiche aziendali si concretizzano nei fatti di gestione.

4. TERMINALE: si presenta come fase eventuale, ma sempre incombente sulla

combinazione produttiva.

Le aziende nascono come strumenti destinati a perdurare nel tempo, si proietta nel

futuro costituendo delle ipotesi, ma per cause quali ad esempio la turbolenza

ambientale, sanno che potrebbero incorrere in una fase terminale.

Il fenomeno del rischio in economia aziendale lo possiamo qualificare

in 2 maniere: Soggettivo: riconducibile alle limitate

Oggettivo: dovuto al continuo variare capacità predittive dell’ uomo

della realtà ambientale

Nel rapporto con l’ ambiente l’ azienda costituisce le sue condizioni di sviluppo, ma allo

stesso tempo trovano origine situazioni di pericolo che finiscono per minacciarne la

stessa vita. Il rischio infatti scaturisce da una serie di fattori che sono di natura interna

o esterna e non sempre controllabili dall’ azienda, in linea di massima può essere

ricondotto a circostanze:

1. Generali: caratterizzano l’ ambiente generale in cui l’ azienda opera, il

riferimento è ai principali tratti politici, legislativi, culturali ed economici che nel

loro combinarsi definiscono gli elementi di fondo del contesto in cui opera

l’azienda

2. Competitive: il riferimento è agli interlocutori che definiscono l’ arena

competitiva dell’ azienda. Le forze che agiscono nel settore definiscono tale

arena e sono capaci di condizionarne gli andamenti economico finanziari

3. Specifiche: ogni azienda come entità unica ha un suo particolare modello

relazionale con l’ ambiente che ne determina capacità specifiche.

Il rischio di impresa nella sua valenza oggettiva o soggettiva si esprime proprio nella

incertezza e variabilità del risultato economico-finanziario, che scaturiscono dal

processo decisionale, e trova nella crisi la sua manifestazione più evidente. Lo studio del

rischio può essere portato su un piano tipicamente gestionale, e sviluppato in relazione

alla struttura quali-quantitativa del patrimonio aziendale, nonché in relazione alla tipica

struttura operativa e finanziaria di riferimento. È noto che i fatti e le dinamiche

competitive finiscono con l’ aggredire il valore economico delle combinazioni

produttive, imponendo ad esse forti spinte innovative ed elevate attitudini al

cambiamento. Il fenomeno dell’ obsolescenza, può essere ricompreso nella categoria di

rischio aziendale, e colpisce tanto i prodotti, quanto le strutture organizzative ed

operative. Il cambiamento dei gusti del consumatore, ed il progresso tecnologico

finiscono per rendere meno appetibili i prodotti, divenuti anzitempo fuori moda per il

mutare delle esigenze , oppure sostituiti a prodotti nuovi per funzionalità o per costo

minore.

Il fenomeno dell’obsolescenza, quindi, finisce per colpire anche la struttura, che può

essere individuata come il sistema delle relazioni tendenzialmente stabili che

caratterizzano l’azienda nei suoi rapporti interni e nelle relazioni con l’esterno. La

struttura aziendale, sia nella parte organizzativa che in quella operativa, non si mostra

propensa al cambiamento, anzi la tendenza alla stabilità ne sottolinea le difficoltà di

gestione in momenti caratterizzati da estrema dinamicità ambientale. Si rendono così

necessari, a volte radicali cambiamenti di ristrutturazione, interventi di rottura volti a

rendere più dinamiche le strutture e ad assicurarne consonanza con la turbolenza

dell’ambiente al quale si relazionano. La possibile inadeguatezza delle strutture

aziendali finisce con l’ agire trasversalmente sull’ intero sistema dei rischi , minando

anche la stessa prospettiva economica.

Il rischio cosi come l’ organizzazione e le operazioni aziendali da cui deriva può essere

studiato in relazione ai diversi interlocutori che gravitano nell’ orbita aziendale e della

diversa natura che connota le attività aziendali. Gli interlocutori aziendali sono: clienti,

collaboratori, concorrenti, fornitori, finanziatori, comunità; le attività aziendali

possono essere distinte in 4 aree, caratteristica, extracaratteristica, straordinaria,

finanziaria e tributaria.

Dall’ unione e dalla sintesi di queste 2 articolazioni possiamo individuare:

Rischio caratteristico: rischio di mercato, nei rapporti con i clienti e concorrenti,

• e rischio operativo in relazione a fornitori e lavoratori

Rischio finanziario: relativi ai diversi rapporti con i vari finanziatori

• Rischio di governance: relativi al rapporto con il capitale di comando e l’

• organizzazione del governo aziendale.

Il rischio economico generale rappresenta il sistematico combinarsi di rischi di natura

più particolare e specifica, può essere aggiunta un’area intermedia tra il rischio

economico generale ed i rischi appena elencati, ovvero i rischi organizzativi, relativi

alle modalità attraverso le quali l’azienda gestisce le relazioni tra i diversi interlocutori

e tra di essi gli altri fattori del capitale di natura specifica.

Proprio a salvaguardia dell’azienda si pone l’esigenza di gestire il sistema dei rischi. Tale

gestione prende le mosse dalla presa di coscienza della possibilità dannosa. Non vi può

essere vero fronteggiamento del rischio senza che vi sia la coscienza del rischio stesso.

Analiticamente la gestione dei rischi si compone di 3 fasi:

-Individuazione: percezione dell’evento sfavorevole. Si tratta di ricercare le aree

critiche di rischio all’interno dell’azienda

-Valutazione: analisi dei pericoli connessi all’evento (ricerca delle cause che

possono originare l’evento) e analisi delle connesse casualità (individuazione delle

condizioni che creano o accrescono la probabilità di verificarsi dell’evento)

- Trattamento: individuazione della tipologia degli effetti dell’evento. Ricerca del tipo

di danno potenziale dell’azienda. Predisposizione degli strumenti volti al loro

trattamento.

Nella maggior parte die casi il rischio economico generale richiama costantemente la

possibilità che si verifichino crisi aziendali tali da pregiudicare le condizioni di esistenza

della stessa azienda.

Quindi, come la gestione del rischio deve svilupparsi prima che l’evento si manifesti,

così la gestione della crisi deve intrecciarsi e divenire una costante dell’ordinaria vita

aziendale, non per generare un atteggiamento pessimista ma per svilupparne un

atteggiamento strategico continuamente volto alla ricerca di posizioni di vantaggio

competitivo.

Nella maggior parte dei casi il rischio economico generale si traduce in una crisi

aziendale, il rischio preferibilmente deve essere fronteggiato prima del manifestarsi

dell’ evento, in un ottica temporale distinguiamo:

1. Fronteggiamento del rischio, si va ad agire sulle cause che possono generare il

rischio

2. Fronteggiamento del danno, si vanno a gestire le conseguenze (perdite) dovute al

manifestarsi dell’ evento dannoso.

IL SOGGETTO ECONOMICO ED IL GOVERNO DELL’ AZIENDA

Il divenire dell’ azienda non si sviluppa attraverso traiettorie preordinate e casuali, l’

azienda è artefice, per mezzo degli uomini che stanno dentro e che la animano del suo

sviluppo. Si può affermare che il problema per ogni azienda sia proprio quello di avere

alla testa buoni capi. Fallire nella scelta dei capi significa spesso compromettere la vita

dell’azienda e in ogni caso abbassarne fortemente l’efficienza.

Il sistema umano aziendale è scomponibile in sottosistemi che contribuiscono in modo e

co ruoli differenti al processo di generazione e trasformazione delle idee in operazioni di

gestione. Tale trasformazione può coinvolgere più soggetti all’ interno dell’ impresa:

Soggetto economico che converte le idee in decisioni

• Tecnostruttura

• Management che converte le decisioni in operazioni

L’aspetto politico del governo, che si sviluppa dalle idee alle decisioni, incarna i

caratteri imprenditoriali e manageriali tipici dell’azienda e che di questa esprimono la

personalità.

IMPRENDITORIALITA’: capacità dell’azienda di proiettarsi nel futuro per individuare

nuove possibilità di sviluppo: essa deve quindi svilupparsi attraverso un comportamento

propenso all’innovazione ed al cambiamento. L’accettazione del rischio d’impresa

sembra costituirne il carattere peculiare. [Fare l’imprenditore significa gestire

soprattutto l’innovazione, il cambiamento; prima sul fronte esterno, del mercato, e poi

su quello interno, dell’organizzazione. Il capo d’azienda deve avere iniziativa, fantasia e

coraggio nel rischio, ma insieme anche avvedutezza e solido buon senso.

L’imprenditorialità è il più importante fattore critico di successo.]

MANAGERIALITA’: sono le capacità tecniche-organizzative che permettono di sviluppare

in modo armonico le forze ed i fattori interni ed esterni per consentire all’azienda il

raggiungimento di posizioni di eccellenza. Il manager è quindi il cervello della

combinazione aziendale e può essere considerato il fattore determinante in grado di

dirigere l’ attività ed il lavoro dei collaboratori.

Imprenditorialità e managerialità sono state in un primo momento ricondotte in modo

esclusivo, la prima all’area della proprietà e la seconda all’area del management.

Adesso tendono a confondersi come sfumati tendono a divenire i confini tra imprenditori

e manager, lasciando sempre più spazio alla figura del manager-imprenditore tipica

dell’azienda moderna.

In linea generale possiamo affermare che l’ imprenditore è colui che guida l’ impresa e

che ne determina la vision dell’ impresa, il manager è colui che cerca di attivare la vison

dell’ imprenditore.

Tuttavia se queste 2 attitudini sono libere di muoversi e svilupparsi all’interno

dell’intero sistema umano aziendale, solo ad una parte più ristretta di questa spetta la

responsabilità e l’autorità di governo dell’azienda. [gli attori chiave sono le persone con

potere ed autorità tali da influenzare le idee dominanti. In un’impresa vi sono

pochissime persone che posseggono queste capacità, raramente più di 5]. Per descrivere

i meccanismi che riguardano il sistema di governo, la dottrina prevalentemente italiana

ricorre alla figura del soggetto economico esso è la figura per conto della quale si

svolgono le attività aziendali, è su questo che appunto gravano successi ed insuccessi

dell’ impresa e viste funzioni e responsabilità gli compete un compenso che è

proporzionale ai risultati raggiunti.

La loro individuazione è di fondamentale importanza poiché è alle loro idee e alle loro

decisioni che occorre risalire per studiare e comprendere sia il fenomeno delle crisi

aziendali sia quello del successo. [l’essenza del successo o dell’insuccesso delle imprese

va dunque, in ultima analisi, ricercata nel comportamento del soggetto economico,

unico responsabile della gestione]

Secondo parte della dottrina il soggetto economico è dato dalla maggioranza, ovvero dal

gruppo che domani l’ assemblea e ne trae benefici. Questa figura ha subito una serie di

evoluzioni: un tempo era solitamente costituito dalla proprietà che coincideva spesso

con gli organi amministrativi. L’aumento della competizione lo sviluppo dei mercati

finanziari hanno reso assai più ardua l’individuazione dei soggetti che compongono

l’area del soggetto economico. Il concetto originario identificava il soggetto economico

con “colui nell’interesse del quale si svolge l’attività d’impresa” , adesso si possono

seguire per la definizione 3 filoni interpretativi:

1. Il soggetto economico è colui che di fatto esercita potere di governo non è solo

colui che investe il capitale esponendolo al rischio di perdita ma anche quello che

da vita alla coordinazione aziendale, ne determina le linee operative

fondamentali e ne subisce le conseguenze”. Tale criterio rischia di essere

incompleto e impreciso. Come poter individuare in modo corretto e rigoroso

coloro che di fatto determinano il volere della combinazione produttiva?

2. il soggetto economico è colui che è portatore degli interessi aziendali.

3. È il soggetto demandato istituzionalmente all’ eser

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crisho di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Strategie di risanamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Garzella Stefano.
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