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Introduzione

Periodo trattato: dal 1945 alla caduta della prima repubblica. Infatti, alla fine degli anni '80 vengono meno alcuni presupposti culturali fondamentali:

  • Idea di repubblica nata dalla Resistenza
  • La legittimazione ideologica dei partiti ed il loro crollo (mani pulite)
  • Scompare il PC (Ochetto alla Bolognina)

Il cinema, soprattutto di guerra, ha anche una funzione di memoria. Le nuove generazioni, che non hanno vissuto la guerra, trovano nel cinema un mezzo per conoscere ciò che è avvenuto ed anche per riflettere sulla guerra, sulle motivazioni di questa e sugli orrori procurati.

Nei film sull’ultima guerra mondiale si ritrovano dibattuti problemi come la patria, la morte, il senso civico, la solidarietà, eroismo e sacrificio, quindi non sono solo film su azioni di guerra, ma anche riflessione su temi politici, sociali e culturali.

In Italia, il cinema del dopoguerra risente dell’ambiguità dell’altro (=il nemico), infatti se per i francesi i nemici furono sempre i tedeschi, in Italia fino all’8 settembre i nemici furono gli alleati, dall’8 settembre in poi furono i tedeschi. La Resistenza diventa quasi un fatto univoco, infatti i suoi nemici furono sempre i tedeschi.

Film italiani scelti in questo testo che riguardano l'identità nazionale

Il nostro cinema di guerra si esaurisce dopo gli anni di piombo (terrorismo), perché non può mutare, nel senso che non ci sono state più guerre qui da noi (a differenza degli americani e delle loro guerre Vietnam ecc.) quindi la sua trattazione rimane la violenza nell’ambito nazionale (come lo è stato il terrorismo).

Il cinema post bellico non affronta il problema del ricordo, ma prepara i documenti (il corpus) di quelle azioni sulle quali il pubblico dovrà riflettere; se non le conosci non puoi riflettere.

Inizialmente, il film di guerra si ibrida con storie amorose (anche qui impedimenti, rivalità insanabili, donne vittime sacrificali, insomma la battaglia non è l’unico scopo del film di guerra (non è un combat)).

Negli anni ‘60 “Il generale della Rovere” (Rossellini) e “La grande guerra” (Monicelli) iniziano l’auto rappresentazione degli italiani in guerra (i difetti, le ansie, il credo politico, il coraggio, la viltà ecc.).

In questi anni 3 filoni: resistenza, film drammatico, commedia della guerra. Racconto = verità taciute a lungo, gli italiani come veramente sono e che si riconoscono come tali, quasi una presa di coscienza della nostra identità.

III fase tra la fine degli anni ‘70 e il decennio successivo, parabola discendente in quanto si diffondono (grazie anche alla televisione, giornali) le atrocità degli altri conflitti esistenti nel mondo e riflessioni più generalizzate, per esempio sul potere.

Quindi la tv, il terrorismo danno più evidenza al filone della Resistenza (La notte di San Lorenzo). I problemi diversi che le ultime generazioni debbono vivere rende problematica la memoria di cose non vissute e che sembrano ormai inutili (non più attuali); Resistenza, democrazia, libertà per voi non significano nulla nel senso che vi sembra normale che esistano e ricordare “la normalità” è ozioso.

In un clima di chiusura verso l’altro “si ricordano” soprattutto le responsabilità degli altri e le ideologie. Da alcuni anni (15?) i film sulla guerra mondiale sarebbero difficili nel senso che, mentre prima i fascisti erano sicuramente i nemici, oggi non lo sono più.

Ricordare, narrare, mediare

Oggi la tecnologia ha molti strumenti per la memoria (DVD, CD ecc.) che sono i mediatori, quando muoiono i testimoni di qualcosa i mediatori intervengono. Il film è un mediatore capace di riscrivere la storia. Siamo alle solite: il film storico è la “storia” (per lo più condivisa dal pubblico, cioè in linee generali anche lui la conosce) rivisitata e interpretata dal regista per “farla tornare a vivere”.

La società odierna privilegia le immagini. Il cinema è uno spettacolo popolare e quindi il film storico permette al vasto pubblico di conoscere argomenti che altrimenti non avrebbe conosciuto o che avrebbe conosciuto in generale. Quando si tratta di film di guerra si deve porre subito la relazione fra cinema e coscienza collettiva (gli italiani = collettiva contro i nemici, è come un incontro di calcio fra la nazionale italiana e la nazionale tedesca, le squadre rappresentano la coscienza collettiva).

Nel cinema dell’immediato dopoguerra i tedeschi sono sempre i cattivi e gli alleati i buoni, lo spettatore sa che in fondo non è così e che il film è comunque una mediazione, ma vuole essere rassicurato sul fatto che sia così. In seguito si aspetterà di conoscere qualche novità o qualcosa che non conosceva e sarà più attento alle tecniche del film, più che ai suoi contenuti. In tutta la fase successiva i film storici diventeranno un bagaglio di memorie per chi non ha vissuto quelle esperienze.

Il cinema bellico americano ha carattere eroico (arrivano i nostri e tutto si aggiusta), quello italiano è più mesto e realistico (antieroi = gente comune che però seppe dare prove di coraggio es. Busacca (Vittorio Gasman) e Jacovacci (Alberto Sordi) nella “Grande guerra” di Monicelli, Arcovazzi (Ugo Tognazzi) nel “Federale” di Salce 1961, o i finti generali della Resistenza come il Bertone del “Generale della Rovere” di Rossellini 1959, le eroine popolari la Magnani in “Roma città aperta” di Rossellini 1945 o Sofia Loren nella “Ciociara” di De Sica, 1960 o i personaggi malconci intorno ad Alberto Sordi in “tutti a casa”, “Una vita difficile” Dino Risi 1961).

L’elemento collettivo catalizzatore del cinema bellico italiano fu la Resistenza (ebbe sempre i suoi nemici nei nazisti e fascisti): “Acthung banditi” Lizzani 1951, “La notte di San Lorenzo” fratelli Taviani, 1982, “Napoli, Roma, Firenze le città della Resistenza. Dunque perché una cosa venga ricordata, prima deve essere conosciuta (film), però dopo questi fatti, conosciuti e ricordati, diventano il nostro bagaglio culturale che ci porta alla conoscenza di quello che siamo e di quello che eravamo (cioè del nostro modo di pensare e di essere).

Sempre il problema: se quello che ricordiamo è quello che veramente è successo (vedi i primi documenti fotografici e cinematografici della guerra) o quello che qualcuno ci ha mediato attraverso le tecniche sempre più sofisticate del cinema (esperienza “virtuale” della guerra es. negli effetti speciali di Spielberg)).

Memoria vivente = ricordo immediato, Memoria culturale = quello che ci viene raccontato. Insomma il concetto è questo: lo storico ti racconta come sono andate le cose (obiettivamente, anche se l’obiettività assoluta non esiste), l’autore del romanzo storico (v. Manzoni) o il regista di un film prendono una vicenda storica e vi “mettono dentro” quello che immaginano sia successo all’interno di questa storia, danno un’anima ai personaggi, facendoli vivere come loro pensano abbiano vissuto e che non è detto sia vero (es. Agnese è il personaggio che crea la Viganò e non è detto fosse realmente così).

Il film ci racconta la verità del regista, ma il film è così reale che noi emotivamente lo scambiamo per la verità storica (Salvate il soldato Ryan: lo spettatore è convinto di avere assistito ad una vera e propria battaglia, horror e splatter). Ritorniamo al problema della verosimiglianza, tu lo sai che non è vero, ma lo percepisci vero. Per di più lo spettatore è portato a pensare che dietro il film ci sia una lunga documentazione storica (Il giorno più lungo 1962 sullo sbarco in Normandia). Quindi memoria cinematografica = il film ricorda, ma anche il film è ricordato, nel senso che determina la conoscenza di un determinato fatto nella memoria collettiva.

Insomma Monicelli nella grande guerra ricorda episodi di guerra, noi che oggi vediamo la grande guerra ricordiamo quei fatti come li ha ricordati Monicelli, che ci dice anche come si comportavano, quali sogni, passioni, valori avevano i nostri predecessori, per cui impariamo i loro modi di vivere (es. lavarsi con il catino) e pensare, diversi da oggi.

Tecnologie della memoria

Il boom del cinema in Italia intorno agli anni Sessanta. Noi ricordiamo in base alle tecnologie che conosciamo, infatti la scoperta e la diffusione delle immagini grazie alla fotografia e poi alla diffusione delle immagini, ci porta più verso una memoria visiva (vedendo soprattutto immagini ci ricordiamo soprattutto di quelle).

Visione è ciò che l’occhio vede e che gli produce emozioni, conoscenze ecc., ma ciò che vede cos’è? Se io gli faccio vedere una fotografia dell’800 e la stessa foto in digitale, vedrà due foto uguali o diverse, un africano che vive in uno sperduto villaggio vedrà e ricorderà poche cose semplici, uno che vive a NY oggi vedrà e ricorderà cose diverse.

IL nostro problema oggi è che lo sviluppo tecnologico e mediatico ci fa confondere la realtà con quella manipolata o virtuale.

Rapporto con la storia

Abbiamo detto che l’immagine non è data (mentre le vocali e consonanti sì) quindi è inaffidabile, nel senso che non sapremo mai prima quali immagini il regista sceglierà e se sono vere (infatti la realtà viene creata negli studi o in particolari ambienti geografici).

Una volta lo storico doveva essere obiettivo, oggi si interpretano i fatti storici soggettivamente (es. i negazionisti dell’olocausto), quindi il vecchio concetto di storia (= obiettività) entra in crisi. Infatti i media ri-presentano la storia (anche attraverso il montaggio), quindi diventa vero quello che i media dicono non se veramente successo.

Anche la memoria però è inaffidabile, come l’immagine (posso dimenticare), si ricorda quello che è più vicino al proprio modo di pensare. Un film prodotto per es. negli anni ‘40 non solo ci racconta qualcosa, ma ci dice anche come si viveva nel ‘40 e che cosa lo spettatore voleva vedere al cinema (commedie, film di guerra ecc.).

Quindi il rapporto fra memoria collettiva è legato alla specificità dello spettatore cioè alle sue esperienze, cultura ecc., ma anche alla sua appartenenza generazionale. Il rapporto tra il cinema degli anni ‘40, ‘50’ è diverso da quello di oggi. Allora era il mezzo per imparare (quindi formarsi una memoria collettiva) e divertirsi, oggi ci sono altri media con cui lo può fare (tv, pc ecc.).

Per memoria collettiva s’intende ciò che ci riguarda come Stato (es. guerre, Resistenza, stragi di mafia, terrorismo), come stato europeo (guerre, campi di concentramento, muro di Berlino ecc.), come stato del mondo (guerra del Vietnam, Tibet ecc.) e l’origine di tutti questi problemi, in questo campo ci sono interpretazioni diverse.

Memoria e trauma

Il genere bellico in Italia

Il cinema bellico in Italia trova vari modi di trattazione:

  • Satira e farsa (Persi in guerra di Borghesio, 1974, La grande guerra Monicelli 1959)
  • Antieroismo (Tutti a casa)
  • Tinte forti (Italiana brava gente di De Sanctis, 1964)
  • Epico-famigliare (I sette fratelli Cervi, Puccini, 1968)
  • Eroico-resistenziale (Il sole sorge ancora Vergano 1946)

Magro filone della Shoah

Comunque il cinema italiano subito assorbe altri temi: l’impedimento amoroso, l’abbandono, la violenza sulla donna, il sacrificio mortale), quindi uno stile lacrimoso, importanza dell’elemento musica e della recitazione teatrale (Roma città aperta, Ultimo amore di Chiarini). Talvolta le passioni prevalgono sulla guerra (Due lettere anonime di Camerini 1954). Canova sostiene che il melò italiano sia una valvola di sfogo per lasciare parlare il dolore.

Al cinema italiano interessa non tanto lo scontro bellico, quanto i sentimenti e problemi intimi e collettivi determinati dalla guerra. I film prodotti dopo la guerra (soprattutto sulla Resistenza e l’antifascismo) sono stilisticamente molto simili a quelli prodotti durante il Fascismo: “Treno incrociato” di Campogalliani, 1943 convergenza tra il mondo della guerra e i rapporti conflittuali con la madre (v. p.30-31).

Tema comune (paradigma) anche il viaggio (movimento caro al Fascismo), il treno porta ad una meta e durante il viaggio si intrecciano dialoghi, riflessioni, racconti. Il film di guerra non dice chiaramente siamo tutti fratelli, solidali, patrioti lo fa capire attraverso i comportamenti e le parole dei personaggi (film di buoni sentimenti), il viaggio (il treno) permettono inoltre la conoscenza di vari territori e quindi di persone diverse (anche se non sono approfondite, in punto centrale sono la partenza e la città di arrivo, per questo, potremmo dire che vengono messe in luce le differenze, più che l’unità dell’Italia e il paesaggio diventa il mezzo per esprimere i problemi della gente che vi abita).

Paradigma melodrammatico

Contaminazione genere bellico-melodramma (tradizione musicale, l’opera lirica), film-opera, anni ‘40-’50 Melodramma romantico: motore del film bellico “Tutti tremavano davanti a lui” Garrone, 1946: intreccio fra le vicende del melodramma e quella dei personaggi. Tosca di Puccini viene allestita nella Roma occupata dai tedeschi (p. 34).

In questo film però non ancora chiaro se sia più importante la vicenda operistica o la Resistenza (molto importante l’aspetto amoroso), in questo film il contesto è alto-borghese, qui la Resistenza è alto-borghese, il canto di Tosca fa da collante alle scene, montaggio alternato fra quello che avviene nei sotterranei e nel palcoscenico (nella Resistenza contesto popolare). La musica, la voce della Tebaidi, la fisicità di Anna Magnani esprimono quello che le parole non sanno dire.

Insomma la musica (anche = “O sole mio” di Gentiluomo, 1945), ambientato durante le quattro giornate di Napoli (p.39-) serve per raccontare, questo aspetto tipicamente italiano.

Roma del 1944, prima dell'arrivo degli Alleati, la messinscena di Tosca di G. Puccini s'intreccia con una vicenda di drammatica attualità: il tenore (G. Sinimberghi) che fa Cavaradossi canta in stato di arresto per aver nascosto in casa un paracadutista inglese. Al momento della fucilazione (vera) è salvato da Floria Tosca (A. Magnani, doppiata dal canto di Renata Tebaldi) e dai macchinisti del teatro. La sceneggiatura di G. Gherardi e G. Cataldo fa un po' acqua, ma il robusto mestiere di C. Gallone, re del cinema popolare dell'epoca, guida la storia sino all'attesa lieta fine. 5° posto negli incassi della stagione 1946-47.

Durante il periodo fascista il film bellico copia quello hollywoodiano, per creare uno spettacolo di massa intorno a determinati valori. Zagarrio: americanizzazione del cinema italiano. “Lo squadrone bianco” Genina, 1936 celebra il valore militare dei soldati in Libia. I libici si lasciano assoggettare volentieri dai soldati italiani, i soldati libici sui loro cammelli sono pronti a morire per il loro capo italiano, che li conosce uno a uno; la bellezza del deserto (grandi distese di sabbia, cammelli). Anche qui prevalgono le confidenze intime, insomma i sentimenti più personali (delusione amorosa, solitudine del soldato), più che l’enfatizzazione di un capo. L’uomo normale, che attraverso la guerra si tempra e diventa forte e capace di eroismo, l’intreccio amoroso permane sempre.

Dopo l’armistizio. Le origini del trauma

L’Armistizio (8 settembre 1943) l’Italia si trova divisa in due parti: la repubblica di Salò e l’Italia alleata. A Genova e Torino si formano case di produzione indipendente e a To negli studi della ICET (fondata 1944) l’Associazione Italiana Partigiani d’Italia girerà “Il sole sorge ancora (Vigano). Anche in Sicilia nascono due case di produzione. Roma non è più il centro istituzionale. Siccome dovranno passare circa 2 anni prima che l’Italia venga liberata, il cinema si spezzetterà in base alla geografia.

L’8 settembre e i due anni seguenti saranno veramente disorientati, non si capisce chi si sia veramente, l’Italia stessa è divisa in due parti, manca l’identità nazionale e la memoria collettiva. I temi quindi sono generali: lotta tra il bene e il male, i civili che resistono in nome di valori (famiglia, religione ecc.) e stranieri cattivi e pericolosi. Si dovrà aspettare gli anni ‘60 perché l’8 settembre diventi un paradigma di valore simbolico di “origine”, come il “Generale della Rovere” Rossellini 1959.

Parlare di un trauma, significa farlo uscire (metabolizzarlo), acquisirne coscienza e accettarlo come fatto accaduto, questo fa il cinema bellico del dopoguerra: parla di un fatto (armistizio e quello che significa: guerra fratricida), lo fa uscire, lo metabolizza, lo accetta (alcuni sostengono che accettarlo vorrà poi dire dimenticarlo). La gravità e la distruzione della guerra sembrano non potersi esprimere a parole, ma se non trovi le parole per dire, non puoi metabolizzare, il cinema diventa il linguaggio di massa per raccontare gli orrori della guerra (narrazione condivisa-memoria condivisa).

Rossellini: Roma città aperta, Un film di Roberto Rossellini. Con Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Maria Michi, Marcello Pagliero. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 103 min. - Italia 1945. Nella Roma del 1943-44, occupata dai nazifascisti, la lotta, le sofferenze, i sacrifici della gente sono raccontati attraverso le vicende di una popolana, di un sacerdote e di un ingegnere comunista: la prima è abbattuta da una raffica di mitra mentre cerca di rincorrere il camion che porta via il suo uomo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lineamenti di storiografia cinematografica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pesce Sara.
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