Funzioni e leggende della critica
Truffaut e la professione del critico
Truffaut affermava che "chiunque può diventare critico". Tuttavia, in gioventù, considerava questa una professione difficile. Desiderava una critica colta e competente in tecnica. Negli anni '60, la critica veniva criticata perché incapace di portare il pubblico in sala per film di spessore. Come critico, Truffaut penetrava l'opera, la rivedeva più volte ed esordiva nel 1950 con un film di Jean Renoir. Nel 1959, esordì come regista con "I 400 colpi" e continuò a scrivere di cinema. La professione del critico è instabile e non istituzionalizzata, in bilico tra professione e dilettantismo.
Definizione e sviluppo della critica
La critica è un testo, un insieme di testi, un genere di scrittura una volta su rivista, ora anche sul web. È un fenomeno culturale che classifica, valuta e analizza. Fino agli anni '30, rappresentava il massimo livello di pubblicazioni sul cinema. André Bazin è considerato il miglior critico-teorico, analizzando De Sica su linguaggio, montaggio e realismo. Dal '60, la critica entra nelle università italiane (Pisa), e nascono le prime cattedre. Tuttavia, la storia del cinema è vista come superiore alla critica, non tenendo conto del sistema produttivo. La teoria prende piede con le nuove scienze umane, a discapito dell'approccio storicistico. Il boom della teoria fa perdere prestigio alla critica. Dagli anni '80, ritorna l'interesse per la storia del cinema, considerando anche l'industria come creatrice di oggetti di consumo.
Attacchi e difese della critica
Nella storia, molti hanno attaccato la critica, vista come parassitaria o fatta da frustrati invidiosi e autoritari. È stata accusata di snobbismo e di essere fuori dalla realtà. I critici si contrappongono ai registi. Anche Truffaut sosteneva che il critico è un fenomeno del cinema, venendo dopo il regista e il film. Bazin affermava che la critica deve dispiegare i significati dell'opera nel lettore, non spiegarla. La critica non crea, ma aiuta. Bazin voleva una critica regolata dal gusto, sospesa tra soggettività e oggettività.
Critica e pubblico
La critica è per lo spettatore e il critico è un maestro che lo aiuta. Negli anni '30, si desiderava una critica che parlasse per il pubblico, e molti recensori cercavano di essere privi di intellettualismi per stare al livello del pubblico, opponendosi ai film difficili di Antonioni o Pasolini. Daney parlava di decadenza del cinema e così anche dei critici.
La critica in Italia
Origini della critica cinematografica
La critica si sviluppa in Italia e Francia. All'inizio del '900, gli intellettuali iniziano a parlare di cinema come arte nobile. Negli anni '10, compaiono articoli per addetti ai lavori. Nel 1908, si assiste alle prime recensioni di film nella "Gazzetta del Popolo", e successivamente su "Il Giorno". Nel 1910, la rivista "La Vita Cinematografica" viene fondata, seguendo il modello della critica letteraria e teatrale. I critici, abituati alla scena teatrale, avevano scarse competenze cinematografiche. Si va definendo l'estetica del cinema e il ruolo dell'autore prende importanza.
Anni '20 e '30: evoluzione della critica
Negli anni '20, la critica su Charlie Chaplin crea consenso. Dal '29, c'è il critico quotidianista sul "Corriere" o "La Stampa". Filippo Sacchi diventa il modello di una critica di gusto ancora esistente, con un atteggiamento discorsivo e accessibile. Con l'avvento del sonoro, si cerca un rinnovamento. Nel '29, "Cinematografo" introduce un approccio teorico e lavori critici come quelli di Blasetti. Nel '35, vengono fondati il CSC e Cinecittà. Nel '36, Hoepli fonda "Cinema", attenta al lato tecnico del mezzo. Fiorisce la stampa popolare con il settimanale "Film" del '38, prodotto dal ministero con propagandistica politica.
La critica durante e dopo la guerra
Negli anni '40, nascono 102 riviste di cinema, e la critica trova spazio nei quotidiani. Il dibattito si irrigidisce a causa della contrapposizione nella vita politica. Si discute più dei film del passato censurati dal fascismo che del nascente neorealismo. I miti del cinema USA si affermano. Il neorealismo italiano è più apprezzato all'estero, con Bazin che scrive saggi su Rossellini e De Sica. La critica italiana non è generosa con il neorealismo, ma apprezza De Sica. La critica stronca "La Strada" di Fellini e "Senso" di Visconti. La sinistra vorrebbe usare il cinema al servizio del popolo, ma al contempo rovina l'accoglienza dei neorealisti. Guido Aristarco, critico e militante, fonda "Cinema Nuovo" e vede la critica come lotta per una nuova cultura, ma è più attento al contenuto che alla forma. Si oppone alla militanza di Aristarco la rivista "Filmcritica", politicamente disinvolta.
Anni '60 e '70: trasformazioni della critica
Negli anni '60, la critica si libera dalle ideologie. Si apre un divario tra specialisti e quotidianisti. La Nouvelle Vague e le scienze umane diffuse (semiotica ecc.) scuotono il campo. Nel '65, il Festival di Pesaro propone dibattiti e confronti sui film underground. Nascono nuove riviste con maggiore attenzione ai meccanismi di linguaggio e stile. Negli anni '70, cresce l'editoria cinematografica e si pubblicano molti libri. La critica si organizza in associazioni culturali, con rassegne nei cineclub e poi in TV.
Anni '80 e nuove forme di critica
Nel 1984, nasce Ciak. La TV diventa un cineclub, e si sviluppano nuove forme di critica. Nuove generazioni di critici emergono sulle varie riviste. Tuttavia, si inizia a percepire una crisi tra "Apocalypse Now" e "Indiana Jones" dell'81. "Indiana Jones" è un film citazione, in cui si parla di film, si scrive su metafilmica e su remake.
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