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La critica cinematografica

Metodo, storia e scrittura

Cosa significa critica cinematografica?

1) Con critica cinematografica si designa un dato testo, e cioè un singolo pezzo o un singolo brano con il proprio oggetto, con una sua propria fisionomia, con una propria esistenza materiale.

2) L’idea di critica rinvia all’esistenza di un insieme di testi di un certo tipo, o di una classe di discorsi simili tra loro.

3) Designa una norma, e cioè quel qualcosa che permette di unificare dei testi diversi sotto un’unica etichetta e che insieme li distingue da qualcosa che è “diverso”.

4) È un’istanza e cioè qualcosa che spinge a produrre certi discorsi incanalandoli lungo certi itinerari e obbligandoli a rispettare certe regole.

La nascita della critica risale ai primi del XX secolo, con un ritardo di circa 20 anni dalla nascita del cinema. Non si identifica come una disciplina (Foucault, critica come l’archeologia: non si occupa di saperi saldi e certezze scientifiche; Bordieu, critica come la scienza: campo modificato e influenzato da vari agenti). Non è un campo. Un campo ha comunque una struttura. La critica presenta invece debolezze strutturali:

  • Specificità di un mestiere: Il capitale di conoscenza che gli occupanti di un campo hanno accumulato riguarda saperi storici-teorici e abilità applicative. L’insieme di questi due elementi caratterizza le competenze specifiche di un soggetto appartenente a una disciplina. Nel campo della critica la specificità in questione non è così chiara. Da qui la difficoltà di insegnare a fare critica. Inoltre, non esiste un curriculum di studi predefinito.
  • Formalizzazione del linguaggio: Nelle discipline e nelle scienze gli operatori dispongono quasi sempre di un linguaggio formalizzato. Il gergo della ricerca elimina i riferimenti alle espressioni comuni per concentrarsi su tecnicismi settoriali, mentre quello della divulgazione rende accessibili i termini tecnici parafrasandoli in termini comuni. Il linguaggio settoriale degli studi cinematografici presenta un grado di specificità ridotto. La critica popolare rifiuta ogni termine tecnico, quella specializzata utilizza un gergo che può apparire ostico solo in un primo momento.
  • Forme e forza del diritto di accesso: Le scienze e le discipline tendono ad autonomizzarsi, a rendersi esclusive. Lo fanno dandosi un linguaggio settoriale e un sapere specifico. Lo fanno anche restringendo il diritto di accesso al campo. Il titolo di critico è informale e si conquista sul campo.
  • Grado di autonomia: Le comunità di sapere ben strutturate utilizzano i sistemi di limitazione d’accesso al proprio corpo dottrinale per meglio definire se stesse e darsi un grado elevato di autonomia. Foucault ha individuato tre pratiche limitative:
    • Il rituale
    • Costituzione di una società di discorso: i discorsi devono circolare all’interno di uno spazio chiuso. L’insieme dei critici invece è una società di discorso in cui i saperi sono largamente accessibili. Ciò comporta anche una facile reversibilità dei ruoli (che non succede ad es. tra medico e paziente).
    • Nozione di ruolo sociale

Elementi di regolarità della critica

1) È divisa in due blocchi:

  • Critica specializzata
  • Critica quotidianista

2) Stili di enunciazione e forme del discorso abbastanza ricorrenti:

  • La forma recensione: si intende una tipologia di scrittura di tradizione giornalistica costituita da una breve analisi, da un giudizio, da un commento, accompagnati da una sinossi di un film uscito o in uscita nelle sale. Rimane la formula quantitativamente più presente nelle riviste specializzate. La recensione non è semplicemente una forma di meta-discorso che si esaurisce nella critica di un oggetto-film. Essa funziona come enunciazione che mette in campo alcune conoscenze, che si richiama ai saperi del cinema: è quindi un doppio atto di discorso: da una parte è una tipologia di interpretazione rivolta all’esterno verso il proprio oggetto, dall’altra è un atto istituzionale di collocamento su un terreno di continuità e discontinuità rispetto ad altre forme discorsive.

3) La disposizione degli argomenti segue quasi sempre la successione introduzione-riassunto della trama-giudizio conclusivo (inventio, raccolta argomenti idonei a rendere attendibile una tesi, elocutio, capacità di dare forma linguistica convincente alle idee).

Differenze tra critica specializzata e non

I critici specializzati si appellano in modo frequente e naturale ai saperi del cinema. La critica delle riviste vive faccia a faccia con la tradizione critica precedente, si misura continuamente con essa. Mentre il recensore popolare non attribuisce ai saperi storici e teorici un ruolo prioritario, lo specialista crede in questa specificità e la difende.

Gli strumenti standard del critico

Bordwell e il suo modello di analisi:

Secondo Bordwell, la critica funziona come un’attività di problem solving. Il critico interprete deve reperire significati non immediatamente individuabili, cioè dare un senso all’oggetto analizzato. Per farlo bisogna risolvere una serie di sottoproblemi:

  • Il problema dell’appropriatezza: molti film non necessitano di una giustificazione per essere interpretati. Altri però lo richiedono. Quando per esempio dobbiamo rivalutare l’opera di un regista trascurato o fare luce sull’opera minore di un maestro, abbiamo di solito a che fare con la necessità di spiegare le ragioni del nostro discorso. Dobbiamo giustificarlo.
  • Il problema della corrispondenza: l’interpretazione deve essere supportata da prove.
  • Il problema dell’originalità
  • Il problema della plausibilità

Tipologie di significato

Nel tentare di soddisfare questi criteri, l’interprete si impegna nell’attività di reperimento di significati:

  • Significato referenziale: si tratta di significati immediatamente percepibili che richiedono capacità minime di astrazione e che coincidono in gran parte con la comprensione lineare degli oggetti e delle situazioni presenti sullo schermo (es. in “Blade Runner” è che lo sfruttamento intensivo dei replicanti ha portato ad un processo di ribellione tipico degli oppressi nei confronti degli oppressori).
  • Significato implicito: Esso riguarda gli elementi simbolici che lo spettatore può attribuire al film come manifestazione di senso non immediatamente evidente (in “Blade Runner” è che la ribellione dei replicanti è più che giustificata in termini esistenziali).
  • Significato sintomatico: è quel tipo di significato che si ottiene partendo dall’idea che il film comunichi non solo in modo indiretto, ma anche in modo involontario.

Questi tre tipi di significato non compaiono sempre nella storia delle recensioni. È soprattutto nella critica cinematografica francese del dopoguerra che si sviluppano strumenti di analisi abbastanza sofisticati per il reperimento dei significati impliciti, mentre è soprattutto negli anni ’60 e ’70, a seguito dell’interazione tra analisi di film e scienze umane, che si diffondono le letture sintomatiche dei testi popolari.

Doppi oppositivi e temi

Certi temi ricorrono più di altri e che in ogni epoca non tutti i temi sono percepiti come rilevanti nella stessa maniera.

Il tema della riflessività

Il tema della riflessività è uno dei temi più ricorrenti. È la capacità di un testo di riflettere su se stesso. Il tema della riflessività è in auge almeno dalla politica degli autori. Negli anni ’60 e ’70, la riflessività acquista valenze politiche. La nozione di riflessività è inossidabile per almeno due motivi:

  • La sua estendibilità a qualsiasi tipologia di significato
  • La sua estendibilità a qualsiasi piano della situazione comunicativa instaurata nel film

Mappatura

Significati e temi sono elementi che vanno correlati alla concretezza dei “dati” di un testo. Questo correlare le unità semantiche con i giusti elementi testuali è chiamato mappatura (mapping). Per Bordwell esistono due tipologie di mappatura:

  • Modello one to many: una unità semantica viene mappata su più di una unità del film.
  • Modello many to one: una sola porzione di testo viene considerata come veicolo di più di una unità semantica.

Ciò che rende possibile l’attività di mappatura è l’utilizzo di una serie di schemi cognitivi. Per Bordwell esistono due categorie di schemi cognitivi:

  • Genere
  • Schema personificante: cioè trattare una serie di entità astratte (un insieme di personaggi, un film) come soggetti agenti in proprio. Comune è lo schema di personificazione del personaggio. Oppure ci sono gli schemi operativi, nei casi in cui si suppone che sia il film stesso o la macchina da presa ad agire in proprio, oppure quando si punta alla personificazione di entità come “stile”, “messa in scena”, narrazione”. Ma lo schema personificante più impiegato è quello che investe la figura dell’autore.

Storia

Francia anni ’10

La critica cinematografica delle origini è un continente in gran parte ancora inesplorato. La stampa specializzata di tipo corporativo e professionale vede la luce tardi rispetto alla nascita del cinema. Per i primi dieci anni del ‘900, la produzione discorsiva che ha per argomento il cinema è legata alla promozione delle trame dei film, alla pubblicità di novità tecniche per gli addetti ai lavori. La teoria precede la critica. I primi discorsi organici sul cinema si preoccupano soprattutto di dare dignità estetica al nuovo mezzo di espressione. Già a partire dal 1914 la stampa cinematografica specializzata si espande in modo energico: “Le Film”, “La Scène et l’ecran”, “L’Ecran”, “Hebdo-film”, “L’Argus di cinéma”, “Le Cinéopse”, “Cinema-spectacle”, “Ciné pour tous”, “Scénario”, “La Cinématographie française”: sono questi alcuni nomi di riviste. Se i primi sostenitori del cinema non potevano essere considerati critici, tale ruolo sembra del tutto appropriato per Louis Delluc: regista, critico. Le sue riflessioni più celebri riguardano il concetto di fotogenia e il connesso ruolo dell’attore cinematografico. Sono molte le pubblicazioni da lui fondate o alle quali collaborava: “Paris-Midi”, “Bonsoir”, “Le Film”, “Le Journal du Ciné-club”, “Cinéa”. La sua prosa mette in luce un approccio ai singoli film che già contiene alcune delle caratteristiche della critica moderna del secondo dopoguerra:

  • Netta predilezione per il cinema americano
  • Bilanciata da un’attenzione per i generi minori e per il documentario
  • Assoluta indipendenza di giudizio del tutto aliena dalle tentazioni della promozione commerciale
  • Enunciazione chiara di un gusto individuale e intransigente
  • Ironia e agilità di scrittura
  • Consapevolezza della necessità di affiancare all’analisi dei singoli film anche l’esercizio di promozione culturale
  • Inventa termini ora entrati nell’uso comune come “ciné-club”, “cineasta” e si prodiga per la diffusione del cinema di qualità straniero

Anni ‘20

L’interesse per il cinema cresce su più fronti. Da un lato si assiste a una massiccia p...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia e metodologia della critica cinematografica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Deriu Fabrizio.
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