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nelle capitali dei quattro Stati.

In questa conferenza non vi furono accordi sostanziali e furono palesemente mostrati i disaccordi probabilmente

insanabili tra sovietici ed occidentali: mentre i russi (appoggiati in questo caso dai francesi) volevano un Germania

fortemente decentralizzata, americani ed inglesi optavano per un governo federale forte che controllasse aspetti

importanti della politica dei Land; inoltre, i russi chiedevano ancora ingenti somme di riparazione che, come detto,

erano prelevate in natura e quindi privavano la Germania di un’industria e riducevano la produzione, al contrario

americani ed inglesi avevano fatto importanti sovvenzioni nelle loro zone e chiedevano che la produzione tedesca fosse

aumentata per divenire autonoma al più presto.

Molotov protestò contro la bizona creata da inglesi ed americani e alla fine della Conferenza ci si rese conto tacitamente

della concreta possibilità della formazione di due Stati tedeschi.

A Mosca si parlò anche dell’Austria (i russi volevano la cessione della Carinzia alla Jugoslavia ma fu rifiutata dagli

occidentali) e si pose il problema dei beni tedeschi in Austria che dovevano passare alla Russia a titolo di riparazioni,

anche quelli confiscati e acquisiti illegalmente, secondo i russi, mettendo in questo modo sotto controllo sovietico gran

parte dell’economia austriaca.

In definitiva si può affermare che la Conferenza fu un fallimento e le prime ripercussioni si ebbero in Francia ed Italia,

dove i governi (entrambi nel maggio 1947) decidono di estromettere i ministri comunisti, schierandosi dunque più

nettamente nel “campo occidentale”.

La nuova politica estera americana si sviluppò in un primo tempo sul fronte economico, con aiuti economici alle nazioni

europee; il 5 giugno 1947 il Segretario di Stato Marshall pronunciò un importante discorso all’università di Harvard in

cui affermò la gravità della situazione politica ed economica in Europa, facendo capire che bisognava prima aiutare la

ricostruzione e in seguito regolare i debiti. Questi aiuti non dovevano più essere elargiti irregolarmente, ma con

continuità e ai Paesi europei nel loro insieme, quindi la proposta si indirizzava anche all’Europa orientale.

Innanzitutto, però, il “Piano Marshall” doveva essere preceduto da una cooperazione di tipo economico e politico tra i

Paesi europei, al fine di coordinare i piani nazionali ed evitare guerre; Francia, Inghilterra e Urss si riunirono a Parigi a

fine giugno per discutere il progetto: Molotov non accettava la cooperazione tra i Paesi europei per l’applicazione del

Piano, infatti questa prevedeva che si rendessero pubblici i bilanci e vi fosse un controllo comune; questo l’Urss non

poteva accettarlo, in quanto essa aveva un enorme bilancio militare segreto in contrasto con la sua politica estera basata

sulla pace ed aveva già elaborato piani economici per i Paesi dell’est.

Inoltre Molotov non voleva che gli aiuti fossero elargiti a tutti i Paesi europei, bensì solo alle vittime della Germania, la

quale avrebbe dovuto continuare a pagare le riparazioni. La Conferenza di Parigi, dunque, non ebbe successo e accentuò

le differenze, portando i Paesi comunisti dell’est a schierarsi contro, nonostante essi avrebbero voluto partecipare.

Dal 3 luglio 1947 si aprì la “Seconda conferenza di Parigi” alla quale parteciparono tutti i 16 Stati interessati a

partecipare al piano Marshall, in settembre i membri firmarono un rapporto di assenso che fu inviato negli Stati Uniti, in

pratica sottomettendosi allo strapotere economico americano.

La reazione dell’Urss e dei paesi comunisti fu violenta; essi accusarono gli Usa di “imperialismo economico” al fine di

stabilire un dominio sull’Europa ostile all’Urss e al comunismo; per contrastare tale disegno fu creato il 22 settembre

1947 il Cominform (“Ufficio di informazione comunista”), il quale doveva svolgere il ruolo di organo di collegamento

tra i governi comunisti in Europa, alla prima riunione parteciparono anche i rappresentanti comunisti di Italia e Francia.

Fu qui che i sovietici parlarono di una divisione tra campo “imperialista” e “anti-imperialista”.

La successiva Conferenza dei Ministri degli Esteri si tenne a Londra tra novembre e dicembre ’47 e fu definita la

“Conferenza dell’ultima possibilità”. Essa fu tuttavia un totale fallimento e fu quella in cui si pose fine ai lavori del

Consiglio dei Ministri degli Esteri, turbata soprattutto dagli scioperi e dall’opposizione dura del Partito comunista

francese al piano Marshall.

Molotov adottò un tono violento e rifiutò che la Saar fosse staccata dalla Germania a vantaggio della Francia, chiese

immediatamente la costituzione di un governo centrale tedesco e ripropose il problema dei beni tedeschi confiscati

dall’Urss in Austria.

Alla fine delle discussioni, si capì che il mondo si divideva nettamente in due blocchi ostili.

LA GUERRA FREDDA E I CONFLITTI LOCALIZZATI.

Nascita delle due Repubbliche tedesche e il blocco di Berlino (1948-49).

Dopo il fallimento della “conferenza dell’ultima possibilità”, si comprese l’impossibilità di stipulare accordi con l’Urss;

inglesi, americani e francesi decisero quindi di riunirsi in separata sede per discutere la situazione tedesca.

Dal febbraio al giugno 1948 si tenne a Londra la “Conferenza tripartita”, nonostante le proteste sovietiche; fino a marzo

si finse di credere che l’Urss avrebbe partecipato, poi il 20 marzo, i russi fecero smettere di funzionare tutti gli organi

alleati quadripartiti, ad eccezione della Kommandatura di Berlino.

La conferenza proseguì per tutto il mese di maggio e i tre alleati si accordarono sullo statuto delle tre zone occidentali

della Germania; gli inglesi non volevano un governo troppo decentralizzato, mentre i francesi (con l’appoggio di Belgio

e Olanda, invitati appositamente dalla Francia) premevano per aumentare i poteri dei vari Land: si giunse ad un

compromesso e si decise che sarebbe stata convocata un’assemblea costituente per il 1° settembre, nella quale i

parlamentari sarebbero stati nominati tramite suffragio universale ma con un sistema scelto in modo diverso da ciascuno

dei vari Land, non perdendo potere a discapito del governo centrale.

Alla conferenza la Francia non ottenne alcun successo politico, in quanto dovette abbandonare il progetto di

internazionalizzazione della Ruhr e fu creato solo un organo di controllo (Autorità internazionale della Ruhr, composta

da 7 membri, tra cui un tedesco) che comprendeva il Benelux e i vincitori, valido fino al trattato di pace.

Già durante i negoziati, i sovietici accolsero con preoccupazione la nuova politica occidentale; il maresciallo

Sokolovsky, dopo aver interrotto il lavoro degli organi quadripartiti, decise di chiudere anche la Kommandatura e di

controllare militarmente tutte le comunicazioni tra Berlino e la Germania occidentale, con lo scopo di controllare

completamente la capitale tedesca.

Accordi del 1945 avevano stabilito che gli occidentali avessero delle vie aeree e terrestri per raggiungere Berlino dalle

loro zone, tuttavia il transito terrestre fu bloccato nel mese di giugno.

Per porre fine al blocco, i russi proponevano uno scambio di territori e l’adozione ad ovest del marco orientale (dopo

l’adozione occidentale del “deutsche mark”); l’amministrazione americana, forte dell’arma atomica, non accettava

alcun compromesso, tuttavia Truman, appoggiato da Francia ed Inghilterra, non voleva una nuova guerra totale.

Si decise, dunque, di accettare la prova di forza sovietica e fu organizzato un gigantesco ponte aereo dalla zona

occidentale verso Berlino, con aerei che partivano ogni 3 minuti carichi di ogni bene necessario e che dovevano

atterrare in un angusto aereoporto al centro della città;

nonostante le enormi difficoltà tecniche, l’operazione riuscì perfettamente.

Durante il blocco vi furono aspre contese in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e si iniziò a parlare di “guerra

fredda” tra i due blocchi contrapposti; l’Urss opponeva sempre il veto e non si giunse ad alcuna conclusione.

Nonostante la crisi di Berlino, si decise di proseguire sulla strada dell’unità tedesca occidentale decisa a Londra: nel

luglio ’48 i tre comandanti in capo occidentali e i presidenti dei Lander delle tre zone si incontrarono a Francoforte,

stabilendo la sede del “Consiglio parlamentare” che avrebbe elaborato la Costituzione nella piccola cittadina di Bonn.

Come deciso, i lavori iniziarono il 1°settembre sotto il controllo alleato, mentre inglesi, americani e francesi si

riunivano a Washington per elaborare la nuova forma di occupazione della Germania.

L’8 aprile 1949 furono firmati importanti accordi circa le funzioni del nuovo governo tedesco compatibili con

l’occupazione alleata: i governi alleati conservavano l’autorità suprema e potevano modificare le decisioni legislative e

amministrative prese dalle autorità tedesche; in molte materie importanti gli Alleati potevano agire da soli (disarmo,

controlli sulla Ruhr, riparazioni, decentramento, affari esteri e commercio, cambi e rispetto della Costituzione federale).

A parte queste materie, le autorità tedesche avevano tutti i poteri, con decisioni valide se non incontravano il veto degli

Alleati; le funzioni civili sarebbero state assegnate agli “Alti commissari” e quelle militari ai tre “Comandanti in capo”,

essi avrebbero costituito la “Alta Commissione Alleata”, in contatto permanente con il governo tedesco (tra i membri vi

era Francois-Poncet).

Nel febbraio ’49 si conclusero i lavori del “Consiglio parlamentare” ma il testo fu rifiutato dagli Alleati e solo in

maggio si ebbe una Costituzione, la “Legge fondamentale di Bonn”:

essa prevedeva una federazione di 11 Lander, ognuno avente una propria Costituzione.

Le elezioni ebbero luogo il 14 agosto 1949; il liberale Heuss fu eletto presidente della neonata Repubblica Federale

Tedesca, Konrad Adenauer fu eletto cancelliere.

Formalmente, nel settembre 1949, la Germania esisteva di nuovo come potenza politica autonoma.

La limitazione di sovranità più importante per i tedeschi fu quella sulla programmazione economica; essi non possono

decidere autonomamente quando, come e dove ricostruire (contrasto franco-americano su questo punto) e Adenauer

protestò che in queste condizioni lo Stato tedesco non poteva essere vitale.

Nonostante ciò, il Cancelliere firmò il 22 novembre gli “Accordi del Petersberg” (la collinetta vicino Bonn dove si era

insediata l’Alta Commissione Alleata), con i quali la Germania si impegnava alla smilitarizzare il territorio in cambio

della sospensione dello smantellamento di alcune fabbriche.

- l’Urss reagì immediatamente riunendo a Berlino est un “Consiglio del popolo tedesco”, il quale proclamò la creazione

di una “Repubblica democratica tedesca” il 7 ottobre 1949.

La nuova repubblica ottenne in apparenza maggiori poteri di quella federale (l’amministrazione militare sovietica fu

sciolta e i tedeschi ebbero la direzione dei propri affari esteri), tuttavia essa aveva di fatto le stesse limitazioni dei Paesi

dell’Europa orientale.

Tuttavia i sovietici, constatando il successo del ponte aereo di rifornimento a Berlino e la fermezza occidentale, decisero

di intraprendere delle trattative con gli occidentali sulla situazione tedesca:

a Parigi si riunì ancora una volta il Consiglio dei Ministri degli Esteri nel maggio-giugno 1949; gli occidentali

proposero ai sovietici la partecipazione al nuovo Stato tedesco che stava nascendo nelle tre zone unificate, i russi

risposero con la votazione da parte del “Congresso del popolo tedesco” a Berlino est di una costituzione di stampo

centralista per la zona russa, facendo fallire il tentativo.

Su proposta del Segretario di Stato americano Acheson, si tentò allora di contrattare un’unificazione di Berlino, ma

Molotov respinse delle nuove elezioni municipali comuni e il ripristino della Kommandatura; il russo fece solo una

spettacolare proposta di tipo propagandistico per acquistare le simpatie del bistrattato popolo tedesco (elaborare in tre

mesi progetti di Costituzione per uno Stato tedesco comune e ritiro delle truppe un anno dopo) che, come fece notare

Bevin, era impossibili realizzare se persistevano tante divergenze.

Per l’Austria, i russi abbandonarono l’appoggio alle rivendicazioni jugoslave sulla Carinzia;

la Conferenza, dunque, fu un ennesimo insuccesso diplomatico, tuttavia i russi decisero di togliere il blocco, cosa che

avvenne nel giugno 1949, ottenendo solo piccole rettifiche sui nuovi accordi che stabilivano i corridoi aerei e terrestri

occidentali.

La questione della Saar, il Consiglio d’Europa, la politica tedesca e la CECA.

Per quanto riguarda la Francia, vi furono nuovi scioperi semi-insurrezionali comunisti nel 1948 che si conclusero con

un fallimento; i Paesi dell’est soppressero le istituzioni culturali e gli interessi economici francesi sul loro territorio, ciò

portò la Francia a concentrare la politica estera sulla questione della Saar.

Dopo l’istituzione del cordone doganale nel dicembre ‘46, nel giugno ’47 si ebbe una riforma monetaria con

l’introduzione di un marco sarrese, in attesa dell’insediamento del franco; in settembre fu elaborata una Costituzione

che proclamava la separazione politica dalla Germania e l’unione economica con la Francia, essa fu convalidata un

mese dopo dalle elezioni che videro il 91% dei votanti appoggiare i partiti che accettavano l’unione economica.

Nel gennaio ’48 la Francia riconobbe l’autonomia della Saar e fu siglato un accordo con gli alleati che attribuiva

all’economia francese tutto il carbone della zona; lo statuto autonomo era però limitato dal fatto che il commissario

francese vistava le leggi e dava il consenso alla nomina degli alti funzionari.

Durante il ’49 i governi francese e sarrese decisero di stipulare degli accordi che non avrebbero modificato

drasticamente la situazione esistente (assicurazione alleata ad Adenauer): nel gennaio 1950 furono firmate alcune

convenzioni tra i due governi.

I francesi autolimitavano il potere di veto legislativo del loro commissario a quelle misure che potevano compromettere

l’unione monetaria e doganale; in cambio i transalpini ottennero vantaggi sull’economia sarrese (convenzioni sulle

ferrovie e sulle miniere) e la possibilità dello stabilimento facilitato di cittadini francesi nella regione, più altre

assicurazioni.

Queste convenzioni, quindi, rafforzavano i legami tra la Francia e la Saar senza modificarli, tuttavia Adenauer protestò

energicamente e proponeva un’autorità internazionale sulla regione fino ad un ennesimo plebiscito; la questione della

Saar fu sempre posta dai tedeschi e i francesi cercarono di non invelenirla per non guastare i rapporti tra i due Paesi.

Nel maggio 1951 i francesi vietarono l’attività del “partito democratico sarrese”, favorevole al ricongiungimento con la

Germania, provocando le minacce di Adenauer di sottoporre il caso al Consiglio d’Europa; nel marzo 1952 la questione

fu sanata con un accordo sulla creazione di una commissione tripartita per il controllo di libere elezioni.

Ma la commissione non fu creata e si mantenne l’interdizione dei partiti filo-tedeschi, cosicché alle elezioni del 30

novembre 1952 il partito del governo filo-francese di Hoffmann ottenne un trionfo.

- Dopo il 1947 esistevano numerosi movimenti per la creazione di una federazione dei popoli d’Europa, incitata

soprattutto dagli Stati Uniti che volevano ottenere questo obiettivo politico affiancandolo all’azione militare (con la

creazione del futuro Patto Atlantico) e all’azione economica del piano Marshall; furono gli americani ad imporre ai

tedeschi l’accettazione di una futura Unione Europea, anche per placare i timori della Francia e convincerla agli accordi

di Londra.

Poiché gli europei non erano molto pronti ad accettare l’Unione, gli americani incastrarono il problema

dell’unificazione dello stato tedesco con la federazione europea, abbattendo le forti resistenze che si sviluppavano negli

Stati, timorosi della perdita della sovranità nazionale (soprattutto per quanto riguarda l’Inghilterra).

Nel maggio 1948 i movimenti europeisti tennero un congresso all’Aja, in cui si espresse la volontà di creare un’Unione

Europea; in seguito, su iniziativa del Ministro degli Esteri francese Bidault e poi di Bevin (che lo sostituì al Quai

d’Orsai per il fallimento nella conferenza di Londra nella creazione di uno Stato tedesco unificato), fu istituito un

“Comitato permanente per lo studio e lo sviluppo della federazione europea” comprendente membri di Francia,

Inghilterra e Benelux.

Alla interno di questo comitato vi furono contrasti tra la Francia, che voleva un’Assemblea rappresentativa, e

l’Inghilterra, che temeva la perdita della sovranità nazionale e voleva la creazione di un semplice “Comitato dei

Ministri”; per questi contrasti, il Comitato fu sciolto e Bevin preferì che una soluzione di compromesso fosse trovata dai

soli Ministri degli Esteri.

Nel gennaio 1949 questi si accordarono sulla creazione di un “Consiglio d’Europa” composto da due organi: un

“Comitato di Ministri” con sedute private e una “Assemblea consultiva europea” con sedute pubbliche ma con compiti

limitati (ordine del giorno fissato dai Ministri, nessuna competenza in materia militare ed economica).

L’Italia fu immediatamente invitata grazie anche all’azione europeista svolta da De Gasperi.

Lo statuto del “Consiglio d’Europa” fu firmato il 5 maggio 1949 da 10 Paesi: Italia, Francia, Inghilterra (18 seggi),

Belgio, Olanda e Svezia (6), Danimarca, Irlanda e Norvegia (4) e Lux. (3).

Nella prima sessione furono invitate a partecipare Grecia, Turchia e Germania occidentale, contrasti franco-tedesco vi

furono sulla delegazione della Saar.

Nell’agosto ’49 Churchill propose di invitare la neo costituita Germania ovest al Consiglio d’Europa ma vi era, appunto,

il problema della Saar, poiché la Francia aveva presentato la sua candidatura e i tedeschi volevano invece una

delegazione unitaria tedesco-sarrese; un Comitato studiò la questione e decise, nell’aprile 1950, di formare due

delegazioni che però non avrebbero fatto parte del Consiglio dei Ministri, riconoscendo de facto una Saar autonoma.

Adenauer ebbe dagli Alleati l’assicurazione che la questione della Saar non sarebbe mutata sino al trattato di pace e

accettò di far entrare la Germania nel Consiglio d’Europa con 18 seggi; nel maggio 1951 la Germania è ammessa come

“membro partecipante” e può accedere al Consiglio dei Ministri.

Il ruolo del Consiglio d’Europa si ridusse drasticamente a partire dal 1950, sia perchè la Gran Bretagna si opponeva

energicamente a qualunque rinuncia della sovranità nazionale e sia per lo scarso potere che il Consiglio dei Ministri

lasciava all’Assemblea consultiva; lo sforzo di creare un’Europa unita si avrà senza l’Inghilterra con i piani Shuman e

Pleven.

- Dopo l’ammissione al Consiglio d’Europa, la Germania ottenne diritti più estesi per la gestione della propria politica;

gli accordi di Londra del maggio 1950 fra i ministri degli Esteri di Francia, Gran Bretagna e Usa annunciarono

l’allentamento dei controlli e la ricostituzione di un Ministero degli Esteri alla cui guida andò lo stesso Adenauer,

ricostituendo relazioni diplomatiche con tutti i Paesi. Lo scopo degli Alleati era quello di riunificare la Germania e

ricongiungerla all’Europa.

Queste misure, tuttavia, su pressione francese, dovevano essere adottate dopo la ratifica e la partecipazione da parte

tedesca al progetto di “esercito europeo”.

Prima della Saar, il problema più sentito dai tedeschi era certamente quello dell’unità; gli occidentali non erano contrari

ad un unificazione e nel periodo che va dal settembre 1950 al dicembre 1951 vi furono delle trattative tra Adenauer e il

presidente della DDR Grotewohl per l’organizzazione di libere elezioni nei due Stati che, come riteneva Adenauer, solo

avrebbero potuto portare i tedeschi all’unità; i sovietici erano preoccupati soprattutto per la realizzazione di un esercito

europeo al quale avrebbero partecipato anche contingenti tedeschi e accettavano il principio unitario solo se la

Germania avesse mantenuto una certa neutralità tra i due blocchi.

Raggiunto l’accordo sulle elezioni, vi furono contrasti in novembre poiché Grotewohl non accettava il controllo da parte

delle Nazioni Unite ma voleva un’azione delle sole quattro potenze vincitrici; la commissione fu egualmente creata

dall’ONU ma nel marzo 1952 la Russia fece una dichiarazione a sorpresa, accettando la riunione di una conferenza a

quattro sulla Germania per la formazione di un trattato di pace e la creazione di un esercito tedesco.

Il tema più caldo della conferenza sarebbe stato sicuramente il contrasto sulla delimitazione delle frontiere ad est della

Germania, considerate definitive con degli accordi della Germania est con Polonia e Cecoslovacchia nel giugno 1950,

osteggiati dalla Germania di Bonn con molte proteste.

- Il problema della dipendenza economica della Germania e della formazione di un’organizzazione unita a livello

europeo che mantenesse la pace (voluta dagli Usa e osteggiata dagli inglesi), furono correlati e risolti parzialmente con

il “Piano Schuman”, il quale presentò un memorandum nel maggio 1950.

Si ritiene che il progetto sia stato ispirato da Jean Monnet, un francese arricchitosi in America, o sia stato concepito

direttamente da Adenauer e dal suo collaboratore per le finanze Edgar; il progetto prevedeva una “solidarietà di fatto”

tra i Paesi che vi avessero aderito, con la messa in comune della produzione di carbone e acciaio tedesco e francese,

rendendo impossibili le guerre e sotto il controllo di un’alta autorità comune; il carbone e l’acciaio erano allora due

prodotti simbolo perché necessari alla guerra, colpivano la fantasia e facevano pensare davvero ad un’unione.

D’altra parte, il Piano Schuman prevedeva che la Germania fosse su un piano di parità rispetto agli altri Stati aderenti,

quindi avrebbe recuperato la sua libertà di programmazione economica.

Gli inglesi non aderirono al progetto poiché esso limitava la sovranità nazionale, i francesi furono titubanti ma

accettarono, così come l’Italia e i Paesi del Benelux; il 18 aprile 1951 fu firmato il trattato costitutivo della “Comunità

Europea del Carbone e dell’Acciaio” (CECA).

Questo trattato è molto importante per la storia dell’Europa, in quanto è il primo che lega gli Stati membri e ne sottrae la

sovranità su alcune questioni (questo non succederà più sino a Maastricht), i tedeschi tornarono ad essere padroni della

loro economia e da allora iniziò la lotta tra Francia e Germania sull’assegnazione di posti chiave nelle organizzazioni

comunitarie.

La CECA si componeva di una “Alta autorità” composta da nove membri che prendeva le decisioni, un “Consiglio dei

ministri” con un membro per ogni stato partecipante che coordinava il lavoro dell’Alta Autorità con i governi nazionali,

un “Assemblea della Comunità” composta dallo stesso numero di membri che le nazioni avevano nel Consiglio

d’Europa con il compito di controllare e nel caso revocare l’Alta Autorità e una “Corte di giustizia” comprendente sette

giudici.

Progetto di Esercito Europeo, Alleanza Atlantica e Comunità Europea di Difesa (CED).

La sconfitta della Germania e l’atteggiamento ostile dell’Urss spinse l’Inghilterra e la Francia a ricercare un nuovo

sistema di alleanze; all’inizio del ’48 Francia ed Inghilterra invitarono i Paesi del Benelux a firmare un patto di natura

politica: essi accettarono a patto che l’accordo fosse completato con degli impegni militari. Francia e Inghilterra

accettarono.

Il 17 marzo 1948 fu firmato a Bruxelles il “Patto di Bruxelles”, patto politico, di cooperazione economica e di

assistenza militare automatica in caso di aggressione in qualsiasi parte del mondo.

A questo punto iniziarono contatti con l’amministrazione americana per estendere l’accordo; la cosa fu facilitata grazie

all’accettazione in giugno da parte del Senato americano della “Risoluzione Vandenberg”, che autorizzava il governo a

concludere alleanze in tempo di pace al di fuori del continente americano, rivoluzionando in tal modo la politica estera

degli Stati Uniti.

Dopo l’adesione al progetto da parte del Canada, il via libera fu dato dalla riconferma a sorpresa di Truman a novembre

nelle elezioni americane; nel dicembre 1948 iniziarono i negoziati a Washington con lo scopo di coinvolgere anche la

Norvegia, dopo il fallimento di un analogo progetto dei Paesi scandinavi (per la Svezia che non voleva abbandonare la

neutralità) e il tentativo fatto ai norvegesi dall’Urss per la firma di un trattato di non aggressione.

Nel marzo 1949 i firmatari del Patto di Bruxelles, gli Stati Uniti e il Canada invitarono Norvegia, Danimarca, Islanda,

Portogallo ed Italia ad aderire al Patto; il testo fu pubblicato prima della firma per farlo conoscere all’opinione pubblica

dei vari Paesi.

Il Patto prevedeva che, in caso di “minaccia” (per definire la minaccia è sufficiente che uno Stato dichiari che esiste) ci

sarebbe stata una consultazione tra gli Alleati, in caso di “aggressione” l’assistenza militare non sarebbe stata affatto

automatica, ma ogni Stato sarebbe stato libero di decidere o no se avrebbe fatto la guerra; si sarebbe creato un

“Consiglio” in grado di riunirsi rapidamente e un “Comitato di difesa”, inoltre l’ammissione di un’altra potenza sarebbe

avvenuta solo con l’accordo unanime di tutti i membri.

L’Urss si oppose con vigore al Patto Atlantico e negli Stati comunisti furono condotte campagne contro il Patto e in

favore della pace; in un memorandum l’Urss affermava che il Patto era aggressivo e diretto contro l’Unione Sovietica,

in contraddizione con la Carta dell’ONU e con i trattati di amicizia anglo-russo e franco-russo, nonché con tutti gli

accordi firmati dagli Alleati a Yalta, Potsdam ed altrove.

Gli Alleati risposero che il Patto era palesemente di natura difensiva e non diretto contro alcuna nazione, bensì contro

una qualsiasi aggressione; dopo la risposta, vi fu la firma a Washington il 4 aprile 1949, il Patto Atlantico entrò in

vigore il 24 agosto e l’organizzazione fu chiamata NATO.

Dopo due giorni i firmatari chiesero un aiuto economico di tipo militare agli Stati Uniti; questi aiuti furono approvati

dal Congresso il 14 ottobre, spinti dalla scoperta di un esplosione atomica in Russia avvenuta a metà settembre; questi

aiuti interessarono il Canada e i Paesi del sud America, i paesi minacciati secondo la “dottrina Truman” (Turchia,

Grecia, Filippine, Corea e Iran) e soprattutto i firmatari europei, beneficiari dell’80% degli aiuti, integrati con il Piano

Marshall di risollevamento economico dell’Europa.

Il campo di azione del Patto comprendeva l’Atlantico (tranne le colonie) e anche la difesa delle truppe di occupazione in

Europa (art. 6) che erano stanziate nella Germania occidentale e a Berlino ovest, in Austria e nelle zone alleate di

Vienna e “nella zona A” di Trieste; questo significava, almeno per gli americani, la difesa anche della Germania.

Mentre gli inglesi chiedevano una difesa sul Reno, i francesi non volevano il confine alle porte di casa e accettarono il

punto di vista americano, cosa che comportava anche l’integrazione di truppe tedesche nella difesa comune.

La creazione degli organi politici dell’Alleanza Atlantica fu più complessa e durò circa un anno, dal maggio del ’50 al

maggio ’51: il Consiglio dei dodici ministri degli Esteri si riunì a Londra in maggio e poi a Bruxelles in dicembre, in

queste due riunioni furono creati il “Consiglio Permanente” (organo esecutivo assistito da esperti con i dodici supplenti

dei ministri) e tre comitati (di difesa economica e finanziaria, di Difesa e militare con ognuno i dodici ministri

competenti) che poi furono inglobati tutti nel “Consiglio Permanente” nella conferenza di Londra del maggio 1951.

Nella seconda conferenza a Bruxelles nel 1950 fu deciso che il generale americano Eisenhower, il liberatore d’Europa

che aveva ancora un immenso prestigio sul continente, sarebbe stato il comandante supremo in Europa con un quartier

generale vicino Versailles (lo SHAPE) in contatto diretto con lo “Standing group”, un gruppo strategico permanente con

rappresentanti di Usa, Inghilterra e Francia, imponendo in modo positivo la sua personalità.

Fu deciso che tutti gli organi politici del Patto Atlantico sarebbero stati insediati a Parigi.

- L’ultimo problema riguardava l’allargamento del Patto alla Germania, alla Grecia e alla Turchia:

l’ammissione di Grecia e Turchia fu caldeggiata soprattutto dagli Usa e dall’Italia e prevalse sulla opposizione di

Norvegia e Portogallo, cosicchè i due Paesi furono invitati alla Conferenza di Lisbona che si tenne nel febbraio 1952.

- Una volta accettata una linea difensiva sull’Elba, gli americani e Churchill erano favorevoli ad un riarmo della

Germania sotto il controllo della NATO, anche per il timore della nascita di una potente polizia in Germania orientale

che faceva tornare lo spauracchio della Corea, la Francia e il governo laburista inglese si opponevano; la guerra in

Corea spinse gli americani a chiedere ufficialmente alla NATO il riarmo della Germania nel settembre 1950 e la sua

inclusione nel Patto. La Francia pose il suo veto all’entrata della Germania e rifiutò nettamente l’idea del riarmo.

In ottobre i francesi proposero il “Piano Pleven” che prevedeva l’inglobazione di piccole unità militari tedesche in un

“esercito europeo”, senza che la Germania avesse un esercito proprio; gli Usa si dissero d’accordo sotto la spinta di

Eisenhower così come l’Italia, l’Inghilterra rifiutò e iniziarono i negoziati che si protrassero con mille difficoltà senza

aver stabilito nulla di preciso.

In novembre fu lo stesso Eisenhower a farsi portavoce del progetto (i Paesi del Benelux non volevano abbandonare la

sovranità sui loro eserciti nazionali) e solo il 27 gennaio 1952 si giunse finalmente ad un accordo, con l’adesione anche

del Parlamento tedesco; tuttavia Adenauer disse che era necessario includere la Germania nella NATO e ripresentò il

problema della Saar, rendendo più complicato il raggiungimento di un accordo sul tema, anche in Francia si registrava

una dura opposizione da parte dei comunisti (allora il partito più forte) e dei gollisti che non volevano una così grande

cessione di sovranità.

I Tedeschi, inoltre, ponevano la condizione che la Germania tornasse padrona della sua politica estera e di difesa; in

questo modo essi cercavano di ottenere l’autonomia completa sfruttando il progetto europeista, dopo aver ottenuto

quella economica con l’istituzione della CECA.

Nella riunione del Consiglio Atlantico che nominò Eisenhover del dicembre ’50 si vide come i contrasti erano forti e il

Piano Pleven fu abbandonato, anche se i negoziati continuarono.

- I francesi si fecero allora promotori di un nuovo progetto elaborato già durante il 1951, la Comunità Europea di

Difesa (CED) che avrebbe incluso i firmatari del Piano Shumann; su proposta di De Gasperi fu accettata l’idea di un

Parlamento comune ai 6 membri che avrebbe controllato l’operato di un ministro comune per gli affari della difesa

(organizzazione mutuata dall’Impero Austro-Ungarico).

Il Trattato Istitutivo della CED fu firmato a Parigi il 27 maggio 1952; subito si posero i problemi riguardanti la ratifica

da parte dei parlamenti nazionali, anche perché il giorno prima Francia, Usa e Inghilterra avevano firmato un trattato

che restituiva alla Germania l’eguaglianza dei diritti con la cessazione dell’occupazione ma la sua entrata in vigore era

subordinata alla ratifica della CED.

Ovviamente il Trattato fu subito ratificato dalla Germania e dopo anche dal Benelux, l’Italia decise di aspettare le

decisioni della Francia; molte personalità francesi erano contrarie (il presidente Auriol, De Gaulle, Herriot) secondo il

motto “la difesa non si delega a nessuno” che sopravvisse anche a De Gaulle in tutti i presidenti francesi del futuro,

anche di sinistra.

Il Presidente Eisenhower (eletto tra i repubblicani con le elezioni del novembre 1952) aveva fatto accettare agli Usa

riottosi il Piano Pleven, con il fallimento di quest’ultimo la riuscita della CED divenne quasi un’ossessione; i francesi

chiesero nel ’53 – ’54 dei “protocolli addizionali” che comprendevano lo stanziamento di truppe fisse americane e

britanniche in Europa, la non presenza di truppe tedesche in Germania e la non ingerenza del trattato in questioni vitale

di sicurezza nazionale per i primi 8 anni.

Queste garanzie non furono concesse in pieno e nell’agosto 1954 il CED fu bocciato dal parlamento.

- Dopo questa decisione gli americani sembrarono irrigidirsi verso la Francia e cercare accordi diretti con Londra e

Bonn; questa soluzione non fu però ben vista dagli inglesi che proposero invece l’inclusione della Gran Bretagna in una

nuova organizzazione che avesse meno autorità sovranazionale della CED e che includesse anche il Canada e gli Usa

con il compito di fissare gli armamenti consentiti a ciascun Paese aderente.

Si ebbero così le Conferenze di Londra (fine settembre ’54 e Parigi (fine ottobre ’54) dove furono prese importanti

decisioni: la Germania riotteneva un proprio autonomo Stato Maggiore e un suo esercito, poteva aderire al Patto

Atlantico con una limitazione delle forze che vi avrebbero partecipato e l’impossibilità di fabbricare alcune armi

(atomiche, chimiche, batteriologiche, aerei da bombardamento, grandi navi da guerra) e otteneva al più presto la fine

dell’occupazione e il ripristino dei suoi diritti, la Francia otteneva il mantenimento delle truppe britanniche sul

continente, inoltre Germania e Italia furono ammesse nel “Patto di Bruxelles”, che prendeva ora il nome di “Unione

dell’Europa occidentale” in sostituzione della CED.

Le relazioni interamericane e il blocco sovietico.

La Guerra rafforzò i legami tra gli Usa e le repubbliche americane; dopo Pearl Harbor le repubbliche del centro

America dichiararono guerra all’Asse, il Brasile inviò anche un corpo di spedizione in Europa, il Cile e l’Argentina si

limitarono a non considerare gli Usa Paese belligerante e mantennero rapporti normali con esso, il Messico fornì

lavoratori agli Stati Uniti.

Dopo la conferenza interamericana di Lima del 1938, si ebbe quella di Città del Messico nel febbraio marzo 1945, la

prima che non faceva parte di quelle straordinarie fatte in tempo di guerra; l’Argentina non fu invitata in ragione del suo

governo di matrice fascista e il risultato essenziale della conferenza fu la firma de “l’Atto di Chapultepec” il quale

prevedeva che ogni attacco fatto ad uno degli Stati americani equivaleva ad un atto di aggressione contro tutti gli Stati

americani, comportando la consultazione immediata e, nel caso, l’uso di provvedimenti adeguati, dalla rottura delle

relazioni diplomatiche all’uso della forza armata.

Questo principio fu meglio specificato alla conferenza di Rio de Janeiro (agosto-settembre 1947), con un accordo più

durevole noto con il nome di “Patto di Rio” e uguale a quello di Chapultepec, a questa conferenza non partecipò il

Nicaragua, dove si era appena verificato un colpo di Stato.

Alla conferenza di Bogotà che si riunì nel marzo-aprile 1948 (con la tensione di una pseudo insurrezione comunista in

Colombia) si giunse a siglare una “Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani” che faceva dell’Unione

Panamericana un’organizzazione regionale nel quadro dell’ONU;

essa prevedeva un sistema di risoluzione pacifica delle controversie negli Stati americani e si proponeva di

organizzazrne la cooperazione, creava un “Consiglio” con sedute permanenti che risolveva le questioni pendenti e delle

“Conferenze interamericane” con riunioni ogni 5 anni.

- Nonostante queste conferenze e questi accordi, nel dopoguerra vi fu un raffreddamento tra i Paesi latino-americani e

gli Stati Uniti: innanzitutto vi era una forte delusione a causa del Piano Marshall, che destinava consistenti aiuti in

Europa e non in sud America poi, nel dicembre 1947 il Parlamento di Panama rifiutò di ratificare un accordo per il

mantenimento di alcune basi militari statunitensi sul suo territorio; applicando correttamente la politica del “buon

vicinato”, gli Usa evacuarono immediatamente tutte le basi, ma l’opinione pubblica fu colpita dal rifiuto panamense.

Il contrasto più importante fu sicuramente quello che vide opposti Usa e Argentina: la presenza di numerosi immigrati

tedeschi in questo Paese durante la guerra portò alla nascita di organizzazioni naziste e all’investimento massiccio di

capitali tedeschi, tanto che alla conferenza di Rio del 1942 l’Argentina rifiutò di rompere le relazioni con l’Asse.

Durante la guerra si ebbe un colpo di Stato e in seguito, con il governo di Farrel e Peròn alla guerra, si ebbe un

riavvicinamento alla Germania; solo nel marzo ’45 l’Argentina dichiarò guerra all’Asse, solo per poter partecipare

all’ONU, cosa che avvenne nonostante la forte opposizione sovietica.

Nel dopoguerra gli Usa attaccarono fortemente il governo argentino e nel ’46 fu pubblicato un memorandum con lo

scopo di rendere impopolare il colonnello Peròn, ormai dittatore di fatto con metodi fascisti; nonostante ciò Peròn riuscì

a farsi eleggere Presidente della Repubblica con una campagna di stampo populista e subito dopo l’elezione egli fece

mostra di avvicinarsi all’Urss riprendendo le relazioni diplomatiche rotte dal 1917, tuttavia parlò del “pericolo

comunista” e cercò più che altro di costituire una “terza posizione” basata sul blocco latino.

Al tempo della crisi di Berlino, l’ambasciatore argentino all’ONU Bramuglia tentò senza successo una mediazione tra i

due blocchi; Peròn si avvicinò alla Spagna franchista con accordi economici.

Altro problema riguardava i possedimenti del colonialismo europeo che ancora persistevano sul suolo americano, e

durante il 1948 si ebbero delle rivendicazioni contro l’Inghilterra sulle Falkland da parte dell’Argentina e del

Guatemala sull’Honduras: gli inglesi reagirono inviando un incrociatore in quelle zone; nel marzo 1949 si riunì anche

una conferenza panamericana all’Avana per esaminare la questione dei possedimenti inglesi, francesi e olandesi in

America, ma essa ebbe un seguito e dei risultati estremamente modesti.

Le isole dei Caraibi vedevano sicuramente la maggior presenza europea sul continente e nel 1942 inglesi e americani

(dopo la guerra anche francesi e olandesi) formarono un “Commissione dei Caraibi” che promosse una conferenza

nell’aprile ’46, la quale esaminò prevalentemente i problemi economici e sociali della regione più che quelli politici.

Il blocco sovietico e la nascita della Cina comunista.

Nel 1948 l’Urss stabilì sull’Europa orientale una vera e propria zona di influenza; questi Paesi erano legati ai russi da

trattati di carattere politico siglati all’epoca della guerra e per la presenza di regimi comunisti devoti a Mosca a capo dei

governi.

Il primo di questi trattati fu quello ceco-sovietico del dicembre 1943, il quale prevedeva assistenza contro

un’aggressione tedesca e degli ex satelliti della Germania, i firmatari non partecipavano a nessuna alleanza diretta

contro di loro e vi era una collaborazione economica e culturale.

Questi trattati furono siglati tra l’Urss e Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Jugoslavia e Albania, tra questi Stati tra

loro in una forma molto simile e tra la Jugoslavia di Tito e gli altri Stati, sulla base della formazione di un’unione

doganale all’interno di una “federazione balcanica”; queste alleanze politiche furono rafforzate sul piano militare da

diverse misure (un maresciallo russo a capo dell’esercito polacco).

Tuttavia la forza dell’Urss nell’est fu l’instaurazione delle cosiddette “democrazie popolari”, cioè un governo con la

dittatura del proletariato per sconfiggere la lotta di classe e passare in seguito alla fase del socialismo che l’Urss aveva

iniziato nel 1936; questi regimi furono insediati in diversi modi:

in Albania e Jugoslavia furono le forze di sinistra a liberare il Paese e la guerra contro l’Asse fu una guerra civile contro

gli oppositori di destra, in Polonia abbiamo visto come i russi insediarono il governo di Lublino, in Romania, Bulgaria e

Ungheria i partiti comunisti erano quasi inesistenti e i regimi furono installati dall’Armata Rossa con la forza con il

volto di leader emigrati.

Vi era un rituale che prevedeva l’instaurazione di un governo di coalizione autentico per un breve periodo (in

Cecoslovacchia fino al 1948), poi si formava un governo di coalizione apparente dove i comunisti avevano i pieni poteri

fino a giungere ad un governo puramente comunista (autunno 1947 in Romania e Bulgaria, febbraio 1948 in

Cecoslovacchia e marzo 1948 in Ungheria).

Un caso particolare fu la Cecoslovacchia, dove il leader comunista Gottwald ottenne il 38% dei voti in un’elezione

libera nel 1946; il governo di coalizione si mantenne fino al 25 febbraio 1948, data del “Colpo di Praga”, quando fu

costituito un governo interamente comunista obbligando il vecchio e malato presidente Benes a cedere, molto

probabilmente il colpo di Stato si ebbe sotto ordine e protezione dei sovietici.

- in alcuni casi l’Urss subì delle delusioni, con la Jugoslavia di Tito, con la Grecia e la Finlandia.

Tito non accettava una sottomissione completa alla Russia di Stalin, egli poteva resistere poiché il suo potere derivava

da una vittoria contro i nazi-fascisti e non era stato insediato da Mosca, inoltre il Maresciallo poteva contare

sull’appoggio dei molti nazionalisti ostili all’Unione Sovietica che vi erano in Jugoslavia.

Nel giugno 1948 gli jugoslavi si rifiutano di partecipare ad un incontro del Cominform e a quella stessa riunione vi fu

un primo richiamo ai dirigenti comunisti jugoslavi da parte di tutti i Paesi, poi si ebbero attacchi diretti da parte di

Romania e Albania, in novembre iniziarono attacchi contro Stalin su giornali jugoslavi e tutte le democrazie popolari

decisero di ridurre il commercio con gli jugoslavi fino ad arrivare ad una sorta di blocco nel giugno 1949; Tito decise

allora di firmare un accordo commerciale con l’Inghilterra e annunciò di voler riprendere le relazioni commerciali con

l’Italia.

Questo portò alla rottura definitiva con l’Unione Sovietica, arrivando alla rottura del patto di amicizia nell’aprile 1945,

mentre si moltiplicavano gli incidenti di frontiera, tanto che gli occidentali decisero di appoggiare la Jugoslavia

fornendole armi per resistere ad un eventuale attacco.

Un altro insuccesso della politica sovietica fu la fine della guerra civile in Grecia, che vide la vittoria dei governativi

(grazie anche agli aiuti occidentali in applicazione della “dottrina Truman”) nell’ottobre 1949; l’Albania, unico sbocco

sovietico nel Mediterraneo, era ormai isolata dalla altre democrazie popolari fedeli a Mosca.

Particolare la situazione della Finlandia: difficilmente si comprende perché i russi non occuparono tutto lo Stato o non

vi insediarono un governo comunista fantoccio; infatti i sovietici mantennero alcune basi militari e fu firmato un trattato

di mutua assistenza nel 1948, ma all’interno della Finlandia esiste piena libertà politica e lo Stato è divenuto uno dei

campioni della neutralità.

- Abbiamo visto come i comunisti cinesi appoggiati dall’Urss avessero ottenuto il controllo del nord della Manciuria,

mentre gli Usa rifornivano di armi e denaro i nazionalisti di Chiang Kay-shek.

Nonostante questi enormi aiuti (“China Aid Act” dell’aprile ’48) la situazione dei nazionalisti si fece difficile e già

nell’ottobre 1948 i comunisti occuparono tutta la Manciuria, appoggiati in tutta la Cina dalla popolazione contadina; il

22 gennaio 1949 cadde Pechino e il governo nazionalista si trasferiva da Nanchino a Canton, tentando invano una

mediazione con Mao Tsé-tung.

Nei mesi successivi fu occupato tutto il sud e il 21 settembre 1949 Mao proglamò la creazione della “Repubblica

popolare cinese”; successivamente il governo nazionalista si stabilì definitivamente nell’isola di Formosa (Taiwan) e su

alcune isole costiere.

Naturalmente il primo contatto esterno il nuovo Stato cinese lo ebbe con l’Unione Sovietica; Mao fece un viaggio a

Mosca che durò ben due mesi e il risultato furono i tre accordi del febbraio 1950:

un “Trattato di amicizia, alleanza e mutua assistenza” rivolto contro il Giappone e qualsiasi Stato unito al Giappone in

un’aggressione e su una cooperazione economica e culturale tra i due Paesi; un accordo per la cessione alla Cina della

ferrovia del Changchun e della base navale di Porth Arthur; un accordo per un credito alla Cina di 300 milioni di dollari

per un periodo di cinque anni.

All’ONU l’Urss chiese di escludere il delegato nazionalista cinese, la proposta fu bocciata e per ritorsione i sovietici

iniziarono a boicottare il Consiglio e gli altri organi dell’Onu, creando una grave crisi che sarebbe durata sino alla

Guerra di Corea.

La Cina fu subito riconosciuta da Birmania, Pakistan e dai Paesi del Commonwealth e, su pressione di questi,

dall’Inghilterra; gli Usa non riconobbero il governo comunista e la Francia fece lo stesso poiché Mao appoggiava il

governo comunista dei Viet Minh in Indocina.

La questione d’Israele e il Medio Oriente.

Alla fine della guerra la popolazione araba in Palestina era il doppio di quella ebraica, che tuttavia aveva l’affetto

dell’opinione pubblica internazionale per i massacri subiti dai nazisti.

Nel luglio 1946 il deputato Morrison propose alla Camera dei Comuni un piano che prevedeva la divisione della

Palestina in quattro zone (araba, ebraica, Gerusalemme e Negev) dotate di una forte autonomia ma mantenendo uno

Stato singolo. Il progetto non ebbe seguito e vi furono molti attentati soprattutto da parte di associazioni estremiste

israeliane.

A questo punto il governo britannico accettò di sottoporre la questione palestinese all’Assemblea generale dell’ONU,

che decise di istituire una “Commissione d’inchiesta” con i rappresentanti di undici nazioni; il rapporto della

Commissione prevedeva la costituzione di due Stati, uno arabo e uno ebraico, e l’internazionalizzazione di

Gerusalemme.

A differenza del piano Morrison, gli ebrei ottenevano tutto il deserto del Negev, terra irrigabile e quindi colonizzabile;

questo progetto fu accettato dall’Assemblea generale il 29 novembre 1947.

La Gran Bretagna annunciò che avrebbe posto fine al suo mandato il 15 maggio del 1948; a quella data lo Stato di

Israele si proclamò indipendente, riconosciuto subito da Usa e Urss.

Altrettanto velocemente truppe arabe penetrarono in Palestina e iniziarono una serie di operazioni militari ricordate

come la “Prima Guerra Arabo-Israeliana” che andò dal maggio ‘48 al gennaio ’49 e che vide la sostanziale vittoria

dell’esercito israeliano contro Egitto, Libano, Siria e Transgiordania, permettendo al neonato Stato ebraico di espandere

notevolmente i territori che gli erano stati assegnati dall’ONU; nel maggio 1949 Israele fu anche ammesso all’ONU,

opponendosi subito all’internazionalizzazione di Gerusalemme, considerata dagli ebrei la capitale del loro Stato.

Durante la guerra solo l’esercito transgiordano riuscì ad ottenere delle conquiste, occupando la maggior parte della

Palestina araba e la città vecchia di Gerusalemme; il Parlamento transgiordano ratificò l’annessione nell’aprile 1950,

proclamando la nascita del “Regno Hascemita di Giordania”, la Lega Araba non approvò affatto ma non protestò,

mentre la Gran Bretagna fu favorevole all’unione.

Da questo momento, accettando la sconfitta, gli Arabi insistettero sulla questione dei rifugiati palestinesi che erano stati

cacciati da Israele, chiedendone il rimpatrio; Israele voleva accettare solo quelli che era possibile integrare nella propria

economia, mentre proseguivano i rimpatri ebraici.

- - In Medio Oriente la situazione continuava ad essere molto tesa e difficile.

Dopo la sconfitta contro Israele, la Lega Araba iniziò a sfaldarsi, il re Abdullah di Giordania aveva il progetto di unire

Giordania, Siria, Iraq e Libano nella “Grande Siria”; questo progetto cessò di esistere nel 1951, quando il Re fu

assassinato da un fanatico palestinese, il nuovo Re Talal non aveva sentimenti così risolutamente filo-inglesi come il

padre, ma fu accettato dagli inglesi per garantire lo Stato contro le mire irachene.

La Lega Araba approvò nell’aprile 1950 un “Patto di difesa tra Paesi Arabi”, un impegno di assistenza anche armata in

caso di aggressione ad un Paese firmatario concepito sul modello del Patto Atlantico; la Giordania rifiutò di aderirvi.

Tuttavia, dopo il 1950 si ebbe tra gli Stati Arabi una ventata di “neutralismo”, con un atteggiamento di equidistanza

verso i due blocchi costituenti.

Il solo punto sul quale la Lega Araba riuscì ad ottenere l’unanimità fu l’opposizione alla politica francese in Africa del

Nord, soprattutto nei due protettorati di Tunisia e Marocco; gli Arabi decisero di portare il problema di fronte

all’Assemblea dell’ONU, ma sia nel ’50 che nel ’51 l’opposizione di Francia, Inghilterra e Usa riuscì ad impedire che la

questione fosse iscritta all’ordine del giorno e quindi discussa.

I problemi del Medio Oriente erano complicati dalle enormi quantità di petrolio presenti, oggetto del desiderio degli

Stati ricchi; le compagnie e il governo americano hanno cercato in Medio Oriente fonti di petrolio per risparmiare

quello sul continente americano, cozzando contro gli interessi da tempo tutelati dagli inglesi. Vi erano nell’area quattro

grandi organismi petroliferi regionali:

- “Irak Petroleum Company”, proprietà mista inglese, americana e in misura minore francese e irachena un

importantissimo oleodotto che finiva ad Haifa, in Israele, fu chiuso dall’Iraq nel 1948.

- “Anglo-Iranian Oil Company” di proprietà inglese, controllava i giacimenti iraniani del Sud-Ovest e pagava ingenti

royalties al governo di Teheran.

Dopo la risoluzione della crisi in Azerbaigian e il rifiuto della creazione di una compagnia petrolifera russo-iraniana,

l’Iran sembrò avvicinarsi all’occidente, soprattutto agli Usa dai quali ebbe importanti crediti e finanziamenti. La

situazione mutò il 13 marzo 1951 quando, dopo l’assassinio del primo ministro filo-occidentale generale Razmara, il

parlamento iraniano decise di nazionalizzare il petrolio e di rilevare l’Anglo.Iranian Oil Company; questo fu

effettivamente fatto e le tensioni tra Iran ed Inghilterra crebbero molto, gli inglesi non intervennero militarmente solo

per paura di una reazione russa che avrebbe destabilizzato tutta la zona; l’Iran chiese addirittura la chiusura dei

consolati.

- “Kuwait Oil Company”, mista inglese ed americana, controllava il petrolio kuwaitiano.

- “Aramco”, unione di compagnie americane che controllano il petrolio in Arabia Saudita e Bahrein.

Per l’Inghilterra vi era una situazione difficile anche in Egitto.

La sconfitta contro Israele aveva dimostrato che gli egiziani non potevano assicurare la difesa di Suez, quindi gli inglesi

decisero unilateralmente nel giugno 1948 di dare la sovranità del Sudan ad una Assemblea Costituente sudanese che

escludeva così l’Egitto dalla regione; la tensione crebbe

Al punto che il governo del Wafd di Pascià nell’ottobre 1951 chiese al Parlamento di abrogare il trattato del 1936 e di

proclamare re Farouk “re d’Egitto e del Sudan”.

Respinta dall’Egitto una proposta di un controllo internazionale sul canale, Churchill stava decidendo per l’intervento

armato ma Re Farouk sostituì il Primo Ministro e cerco di negoziare.

- Per quanto riguarda le ex colonie italiane in Africa (Libia, Eritrea, Somalia ed Etiopia), il Trattato di Pace con l’Italia

prevedeva che la questione sarebbe stata regolata con un accordo entro un anno o sulla questione avrebbe deciso

l’ONU; il Trattato entrò in vigore nel settembre 1947, dopo un anno di discussioni non fu raggiunto alcun accordo tra

Usa, Inghilterra, Francia, Italia e Urss.

La questione passò all’Assemblea che respinse un piano franco-anglo-italiano (accordo Bevin-Sforza) per l’opposizione

dell’Urss e dei sudamericani, infine l’Assemblea generale prese una decisione definitiva nel novembre 1949: la Libia

sarebbe diventato uno Stato indipendente con una propria Costituzione, la Somalia sarebbe stata posta per dieci anni

sotto tutela italiana, poi indipendente, l’Etiopia sarebbe tornata indipendente e avrebbe inglobato l’Eritrea.

Nel nuovo Stato libico fu subito preponderante l’influenza inglese, esso fu incluso nell’area della sterlina e il nuovo

emiro si dichiarò ostile alla Lega Araba, Usa e Gb mantennero basi militari.

L’emancipazione dell’Asia Sud-orientale.

Dopo la sconfitta giapponese in Asia il fenomeno più importante fu la conquista dell’indipendenza da parte dei Paesi

sottoposti all’occupazione nipponica durante la guerra.

- L’indipendenza promessa nel dopoguerra da parte della Gran Bretagna all’India iniziò con l’invio di tre ministri

britannici nel marzo 1946; furono organizzate delle elezioni per la formazione di un’Assemblea Costituente che videro

il “partito del Congresso” di Nehru ottenere una vittoria rispetto alla “Lega Musulmana” che rivendicava la creazione

dello Stato musulmano del Pakistan.

I deputati della Lega rifiutarono di partecipare all’Assemblea Costituente, pur rimanendo a far parte del governo

provvisorio; vista la situazione, il governo britannico decise il ritiro inglese dall’India in tempi brevi, costringendo così

il partito del Congresso ad accettare nell’aprile 1947 le richieste autonomiste della Lega e la divisione della colonia in

due Stati indipendenti, India e Pakistan.

Le truppe britanniche furono ritirate nell’agosto 1947 e nei due anni successivi furono nominati due governatori

generali ed elaborate le costituzioni; dunque a partire dal 15 agosto 1947 nascono l’Unione Indiana e il Pakistan, grazie

anche alla protesta non violenta portata avanti sin dal 1919 contro l’occupazione inglese da Gandhi, assassinato l’anno

dopo e i cui principi saranno per un certo periodo alla base della politica non violenta e neutralista dell’India di Nehru.

La Repubblica indiana fu proclamata ufficialmente a Nuova Delhi nel gennaio 1950, con una Costituzione che

prevedeva il mantenimento dell’India nel Commonwealth e l’accettazione del Re non come sovrano diretto (essendo

una repubblica), ma come simbolo dell’unione libera degli Stati.

Tra i due nuovi Stati vi furono subito delle tensioni per il possesso di zone di confine:

nel Kashmir (territorio più a nord dell’India) risiedeva una popolazione in maggioranza musulmana e già nel 1947

iniziò una guerra civile tra le truppe del maragià indù e i ribelli sostenuti indirettamente dalle forze pakistane; con il

passare del tempo il conflitto civile assunse le proporzioni di una guerra non dichiarata tra l’India e il Pakistan.

Il governo indiano chiese il ricorso delle Nazioni Unite e si riuscì a far adottare una tregua in vigore dal gennaio 1949

che definì una linea di confine provvisoria accettata dalle due parti, in attesa di un plebiscito; tuttavia l’India era poco

favorevole al plebiscito e, appoggiata dalla Gran Bretagna, riuscì a congelare la situazione e a nominare rappresentanti

del Kasmir nella nuova Assemblea indiana.

Un altro conflitto si ebbe nel principato musulmano dell’Haiderabad (odierno Bangladesh), che circondato da territori

indiani ma che proclamò una sua indipendenza; tuttavia, i gravi disordini interni e la minaccia di una rivoluzione

comunista portarono ad un attacco dell’esercito indiano che portò all’annessione del principato all’India, pur

mantenendo una particolare autonomia.

Per quanto riguarda il Tibet (odierno Nepal), il contrasto si ebbe con la Cina comunista; nonostante sembrasse avviato

verso l’indipendenza, il Tibet non ottenne l’appoggio di India e Gran Bretagna che non volevano infastidire la Cina,

perciò nell’ottobre 1950 i cinesi occuparono tutta la regione.

- Per quanto riguarda la Birmania (odierno Burma), gli inglesi avevano previsto nel ’45 un periodo di self-governement

di tre anni prima di passare allo statuto di Dominion; il partito anti-fascista predominante nel Paese giudicò questo

periodo troppo lungo e nel gennaio 1947 iniziarono delle conversazioni con il governo inglese che fissò le elezioni per

l’Assemblea Costituente in aprile; questa vide un’enorme maggioranza del partito anti-fascista e proclamò la

Repubblica indipendente di Birmania nel giugno 1946, rifiutando di integrare il nuovo Stato nel Commonwealth.

Nonostante ciò gli inglesi ratificarono l’indipendenza mantenendo delle prerogative commerciali e a tutela dei propri

interessi nella regione e firmando anche un accordo militare; subito dopo l’indipendenza il Paese cadde in una cruenta

guerra civile con i comunisti e partiti autonomisti.

- Le Filippine ottennero facilmente l’indipendenza dagli Stati Uniti nel luglio 1946 che in cambio ottennero grandi

vantaggi in materia di immigrazione, commerciale e militare (con la concessione di alcune basi e un patto di mutua

difesa in funzione anti-giapponese.

- Molto più difficile fu la situazione dell’Indonesia, sottoposta al controllo dell’Olanda.

Mantenendo le promesse fatte durante la guerra, gli olandesi proposero nel febbraio 1946 l’istituzione di un

Commonwealth d’Indonesia composto da territori che avrebbero goduto del self-governement a diversi livelli; intanto

nell’isola di Giava e al sud di Sumatra si era formata un Repubblica Indonesiana che gli olandesi non volevano

riconoscere.

Tuttavia si arrivò ad un accordo nel marzo 1947 (“Accordi di Cheribon”) in cui si riconosceva la Repubblica

Indonesiana e la si inseriva in una struttura federale, gli “Stati Uniti d’Indonesia” insieme agli altri territori che

restavano di fatto sotto controllo olandese, a sua volta riunita in una “Unione olandese-indonesiana” che avrebbe

permesso ai Paesi Bassi di controllare la regione.

I repubblicani tentarono subito di limitare i poteri del governo olandese e il risultato fu una vasta operazione repressiva

di polizia che ridusse le forze dei repubblicani; nel settembre ’48 fu varata la Costituzione dopo una modifica degli

accordi favorevole agli olandesi, ma il rifiuto di aderire alla federazione da parte dei repubblicani provocò una nuova

operazione di rappresaglia di polizia.

Questa volta, però, l’operazione fu condannata a livello internazionale e intervenne direttamente il Consiglio di

Sicurezza dell’ONU imponendo al governo olandese di riprendere i negoziati, liberare i prigionieri politici e far attuare

delle elezioni; la conferenza dell’Aja dell’agosto 1949 decise la nascita degli Stati Uniti d’Indonesia e il ritiro delle

truppe olandesi.

Il 27 dicembre 1949 l’Indonesia fu ufficialmente indipendente, in seguito abbandonò la struttura federale e chiamandosi

“Repubblica d’Indonesia”; l’Unione olandese-indonesiana scomparve.

- La situazione più complicata fu sicuramente quella dell’Indocina francese:

alla fine della guerra il nord era occupato dai cinesi, il sud dagli inglesi e subito sostituiti dalle truppe francesi. La

Francia voleva applicare una federazione indocinese tra Laos, Cambogia e Vietnam incorporata in un’Unione francese

sul modello olandese.

I cinesi furono allontanati con dei vantaggi sulla ferrovia dello Yunnan, Laos e Cambogia firmarono degli accordi che

davano loro una certa autonomia nel quadro dell’Unione francese; il problema era la costituzione nel Tonchino

(Vietnam del nord) di una “Repubblica del Vietnam” guidata dal Viet Minh di Ho Chi Minh che reclamava una

maggiore autonomia di quella offerta dalla Francia.

Nel dicembre 1946 iniziarono violenti scontri tra i Viet Minh e i francesi nel Tonchino, il governo socialista di Blum

decise di reagire e fu la guerra, una guerra che diveniva ideologica poiché Ho Chi Minh si avvicinava alle idee

comuniste e che fu appoggiata per questo dagli Usa; i francesi crearono a sud uno Stato del Vietnam nel marzo 1949

inglobandolo nell’Unione francese e affidandone il governo all’ex imperatore Bao Dai con la speranza di dividere così

il Viet Minh, il cui governo era stato intanto riconosciuto dall’Urss e dalla Cina che lo finanziavano in misura sempre

crescente.

La guerra continuò e nell’aprile 1952 le posizioni erano rimaste pressocchè immutate, i francesi avevano conquistato

parte del Tonchino con costi umani ed economici enormi.

La questione della Corea e il trattato di Pace con il Giappone.

Già nel 1945 alle Conferenze di Yalta e Potsdam fu deciso che la Corea sarebbe stata liberata dalla dominazione

giapponese e fu precisato che i russi avrebbero occupato il nord, gli americani il sud con una linea di demarcazione in

corrispondenza del 38° parallelo.

Ma dal 1946 iniziarono le prime difficoltà: si pensò ad un trusteeship internazionale, poi alla formazione di un governo

tramite libere elezioni ma i due blocchi non si accordarono sui partiti che vi dovevano partecipare, quindi nell’agosto

1947 gli Usa decisero di sottoporre la questione all’Assemblea dell’ONU, nonostante le proteste sovietiche; fu creata

una “Commissione temporanea delle Nazioni Unite per la Corea” (in seguito divenuta permanente) che doveva

facilitare la costituzione di un governo nazionale coreano e l’evacuazione delle forze di occupazione.

Tuttavia, la Commissione poté operare i suoi lavori solo nella Corea del Sud, in quanto i sovietici non ne accettavano la

competenza ritenendo la “Comminssione mista russo-americana sufficiente”.

Durante il 1948 vi fu la contemporanea formazione di due Stati separati (analogia con la situazione tedesca) in base ad

una divisione di natura unicamente militare: nel maggio 1948 si ebbe un governo indipendente nella Corea del Sud con

a capo Rhee, al Nord il governo fu eletto da una “Assemblea del popolo di tutta la Corea” (comprendente i comunisti

del sud) in settembre.

Durante il 1949 vi fu il ritiro delle truppe di occupazione, a gennaio smobilitarono i russi, seguiti a giugno dagli

americani nonostante il parere contrario della Commissione ONU per la Corea; e infatti già nei primi mesi del 1950 vi

furono atti di guerriglia da parte dei nord coreani nella zona del 38° parallelo e il 25 giugno le forze comuniste nord

coreane passarono ad un attacco su tutto il confine.

Il governo americano decise di agire contemporaneamente e rapidamente sia nell’ambito dell’ONU con una

convocazione immediata del Consiglio di Sicurezza sia sul piano militare, autorizzando il generale Mac Arthur a fornire

aiuti sempre più consistenti alle truppe sud coreane, iniziando con mezzi navali ed aerei sino ad autorizzare lo sbarco di

truppe quando si comprese la vastità dell’attacco comunista; per quanto riguarda le decisioni del Consiglio, ricordiamo

che i sovietici avevano deciso di non partecipare alla sue discussioni per protestare contro il mancato riconoscimento

della Cina comunista e per il mantenimento del seggio al delegato del Kuomintang.

Questa situazione fu sfruttata dagli americani che poterono far prendere facilmente decisioni al Consiglio senza urtare

contro un veto continuo (Egitto, India e Norvegia si astennero sempre); infatti il 7 luglio fu approvata una risoluzione

che dava agli americani il compito di designare il comandante di una missione militare internazionale che avrebbe agito

in aiuto della Corea del Sud sotto la bandiera delle Nazioni Unite. Ciò convinse i sovietici a tornare a partecipare al

Consiglio.

La guerra di Corea aveva così inizio e possono essere distinte tre diverse fasi:

1) Intervento delle truppe ONU.

Il presidente Truman chiese al congresso lo stanziamento di fondi per incrementare il supporto americano in guerra,

intorno al 13 luglio vi fu un primo tentativo di pace proposto dal presidente indiano Nehru che proponeva l’accettazione

della Cina comunista all’ONU in cambio della pace, ma non si ebbero risultati; intanto le forze ONU recuperarono le

posizioni perse e si pose il problema se esse avrebbero dovuto superare o meno il 38° parallelo, trasformandosi in una

forza di attacco (a questa decisione erano contrarie India, Francia ed Inghilterra, ma Mac Arthur era favorevole).

2) Intervento cinese.

L’attraversamento del confine da parte delle truppe ONU si ebbe il 7 ottobre e già il 16 fecero la loro comparsa sul

teatro di guerra forze cinesi “volontarie”; nelle settimane successive i cinesi incrementarono il numero delle loro

divisioni e la situazione si capovolse, costringendo le truppe di Mac Arthur a battere in ritirata.

Il generale fece apertamente pressioni affinché l’ONU votasse una risoluzione che gli permettesse di attaccare

direttamente la Cina comunista e la situazione internazionale divenne molto tesa, Pechino assunse un atteggiamento

intransigente e Truman pensò addirittura di usare l’arma atomica; per fortuna vi fu una mediazione del primo ministro

britannico Attlee che suggerì a Truman un atteggiamento più prudente e cercò di convincerlo a sostituire il troppo

bellicoso Mac Arthur.

Questo avvenne effettivamente in quanto lo stesso Mac Arthur, galvanizzato dalla ripresa dell’avanzata delle truppe

ONU propose senza consultare Washington una tregua ai Nord coreani, pena un attacco diretto alla Cina comunista;

Truman decise quindi di sostituirlo nell’aprile 1951.

3) Dopo la revoca di Mac Arthur.

La partenza del generale distese la situazione internazionale e in giugno vi fu una proposta indiretta al negoziato da

parte del delegato sovietico all’ONU; gli americani accettarono dopo aver appreso che anche la Cina era favorevole.

I negoziati di armistizio iniziarono il 10 luglio 1951 nella “no man’s land” al confine del 38° parallelo e inizialmente

non vi fu accordo poiché i cinesi e i comunisti coreani chiedevano un immediato cessate il fuoco che avrebbe permesso

loro di riorganizzarsi e il ristabilimento del confine al 38° (mentre le truppe ONU avevano occupato posizioni

strategiche a nord); il dialogo riprese ad ottobre e il confine fu stabilito lungo la linea del fronte effettivamente esistente

con una zona smilitarizzata.

La discussione andò allora sulla Commissione di Controllo e soprattutto sulla questione dello scambio dei prigionieri e

si protrasse per più di due anni; l’accordo definitivo tra le due parti fu raggiunto solo nel giugno 1953, quando fu

firmata una convenzione per il rimpatrio dei prigionieri e un accordo sulla linea di demarcazione dell’armistizio che

tagliava in diagonale il 38° parallelo.

- Con l’avanzata dei comunisti in Cina gli americani dovettero modificare il loro ini8ziale progetto di alleanza con i

cinesi in funzione anti-giapponese, quindi dopo la sconfitta dei nazionalisti Mac Arthur appoggiò i partiti di destra in

Giappone e cercò di favorire un rapido risollevamento giapponese con l’aiuto anche di un trattato che desse stabilità alla

situazione.

L’artefice principale di questo trattato fu il Consigliere del dipartimento di Stato americano Foster Dulles, il quale ebbe

numerosi contatti con il governo giapponese; egli inoltre fu il promotore del “Patto di Sicurezza del Pacifico” (ANZUS)

che fu firmato il 1° settembre 1951 da Usa, Australia e Nuova Zelanda contro un’eventuale risurrezione del militarismo

giapponese.

Il Trattato di pace giapponese fu discusso alla Conferenza di San Francisco del settembre 1951 da 52 invitati dagli

USA, con l’esclusione della Cina comunista: l’India non partecipò per protesta (il Trattato non era dignitoso per il

Giappone), Urss, Cecoslovacchia e Polonia non firmarono.

Sul piano territoriale il Giappone rinunciava ad ogni possedimento sul continente asiatico e in Antartide, le isole Curili

del Sud e Sahalin restavano alla Russia (contese ancora tutt’oggi), un “trattato di sicurezza”, auspicato dagli stessi

giapponesi, manteneva forze militari americane sul suo territorio in mancanza di una difesa propria, sul piano delle

riparazioni si rimandava tutto a negoziati diretti con gli interessati; i giapponesi seguirono la politica americana

scegliendo di trattare con la Cina nazionalista e non riconoscendo il governo comunista di Mao Tsé-tung.

L’EVOLUZIONE DELLA GUERRA FREDDA (1953-1957).

L’amministrazione repubblicana e il “New Look” diplomatico.

Le elezioni americane del novembre 1952 videro il repubblicano Eisenhower a capo del governo, con Nixon

vicepresidente e Foster Dulles come Segretario di Stato.

All’inizio del 1954 si parlò di un nuovo orientamento (new look) da dare alla politica estera americana, con una

riduzione sostanziale del bilancio militare e un’intensificazione delle armi scientifiche; si sarebbe evitato di ammettere

il principio di una guerra limitata e in caso di attacco comunista contro un Paese qualsiasi la rappresaglia avrebbe potuto

manifestarsi in qualunque luogo e sarebbe stata immediata e massiccia, anche con l’impiego di armi nucleari.

Abbiamo visto come in Europa vi fu un impegno forte di Eisenhower per la CED, ma l’impegno maggiore si ebbe nel

rafforzare le alleanze asiatiche (influsso di Dulles):

tra il ’53 e il ’54 furono firmati patti d’alleanza con la Corea del Sud, il Pakistan e la Cina nazionalista, tuttavia

l’accordo più importante fu il Trattato di Manila del settembre 1954, un vero e proprio trattato di difesa collettiva per

l’Asia del Sud-Est, il SEATO, che raggruppava Usa, Francia, Inghilterra, Australia, Nuova Zelanda, Filippine , Pakistan

e Thailandia; le zone in cui il trattato garantiva la difesa erano i territori degli Stati firmatari nonché il Vietnam del Sud,

il Laos e la Cambogia, gli Usa tuttavia si impegnavano a intervenire solo in caso di aggressione comunista.

La destalinizzazione, la Jugoslavia e le democrazie popolari.

Se da una parte nella politica estera americana vi fu un irrigidimento dell’amministrazione Eisenhower su posizioni

anti-comuniste, in Unione Sovietica vi fu certamente la fine di un’era con la morte di Stalin, avvenuta nel marzo 1953,

che ebbe grandi ripercussioni a livello internazionale.

Subito si aprì la guerra all’interno del “Presidium del Comitato Centrale”, l’organo che con Stalin aveva sostituito il

Politburo, il primo a cadere fu Berija, il terribile capo della polizia politica, e il potere fu preso per un certo periodo da

Malenkov, con Molotov e Kruscev subito dopo.

L’“era Malenkov” durò per un anno e mezzo (luglio ’53 – gennaio ’55) e la caratteristica di questo periodo fu

soprattutto la sparizione del culto di Stalin e le prima allusioni ad una “direzione collegiale del potere” con una certa

distensione internazionale (primo riavvicinamento alla Jugoslavia, rinuncio alle rivendicazioni dei distretti di Kars e

Ardahan dalla Turchia, ma anche repressioni violente dei disordini in Cecoslovacchia e Germania est); direttamente

collegato a questo nuovo principio fu l’innovazione della “separazione dei poteri” tra Presidente del Consiglio e

Segretario di Partito, cosa che favorì i movimenti dissidenti delle democrazie popolari europee che già in questo periodo

iniziarono le prime defezioni al regime di Mosca.

Malenkov fu estromesso all’inizio del 1955 ed iniziò l’“era Krusciov-Bulganin”, il primo capo del Partito e il

maresciallo Primo Ministro, con Molotov sempre agli Esteri; in questo periodo vi fu un aumento dell’apparente

distensione iniziata con Malenkov e l’aspetto più spettacolare fu sicuramente il riavvicinamento alla Jugoslavia di Tito,

grande nemico di Stalin.

A partire dal 1953 Tito operò un cauto riavvicinamento con l’occidente, prima con il Trattato di alleanza militare di

Bled firmato con la Grecia e la Turchia (agosto ’54), sino al “Memorandum d’intesa di Londra” del 5 ottobre 1954 con

Inghilterra, Usa ed Italia che risolveva l’annoso problema di Trieste, con il ritiro delle truppe di occupazione anglo

americane e il passaggio della zona A all’amministrazione italiana e della zona B a quella jugoslava con Trieste che

rimaneva porto franco.

Ma Tito iniziò subito dopo una politica di neutralità (la “politica delle zone di pace”) con l’appoggio dell’Egitto di

Nasser e dell’India di Nehru, il patto con Grecia e Turchia perse il suo valore a causa del conflitto di Cipro e comunque

si ebbe già nel ’55 il riavvicinamento con l’Urss.

Questo ci fu con un viaggio di Krusciov e Bulganin a Belgrado nel maggio ’55 nel quale i dirigenti sovietici “si

rincrescevano per quello che era successo” (disse Krusciov sulla scaletta dell’aereo) e da cui risultò un nuovo principio,

quello delle “diverse forme di sviluppo socialista” nei differenti Paesi, che dava a Tito una totale autonomia e sembrava

modificare le cose con le nazioni dell’est.

Contemporaneamente l’Urss continuava a protestare energicamente contro la ratifica dell’Unione Europea

Occidentale che comportava la rimilitarizzazione della Germania e, quando nel maggio ’55 i trattati furono ratificati

dappertutto, denunciò i trattati di alleanza con l’Inghilterra e la Francia del ’42 e del ’44, indicendo anche una

conferenza a Varsavia per reagire al blocco occidentale.

Il “Patto di Varsavia” fu firmato il 15 maggio 1955 dall’Urss e dalle democrazie popolari europee (non la Jugoslavia), e

prevedeva l’organizzazione di un comando unico delle forze armate affidato ad un maresciallo sovietico.

Esso fu sostanzialmente una spettacolarizzazione ufficiale di una situazione già esistente.

Al XX Congresso del Partito Comunista del 14 febbraio 1956 Krusciov demolì il culto di Stalin e diede il via ad un

effettivo processo di distensione, la “destalinizzazione” che durò per qualche tempo ed ebbe le sue ripercussioni

soprattutto ad est in Polonia ed Ungheria; la dissoluzione del Cominform un paio di mesi dopo sembrò confermare che

qualcosa era effettivamente cambiato.

- La Polonia fu il primo Stato a manifestare tentativi di emancipazione dalla tutela sovietica: molte personalità

imprigionate dal regime furono rilasciate (tra essi Gomulka) ed andarono ad infoltire le fila del “gruppo progressista”,

che già dal giugno ’55 iniziò a criticare apertamente il regime; la situazione si risolse il 23 ottobre, quando Gomulka,

con l’appoggio di alcuni ufficiali polacchi, operò un vero e proprio colpo di Stato estromettendo il maresciallo sovietico

Rokossovskij.

Il nuovo gruppo dirigente fu accettato da Mosca perché essi non arrivarono ad un punto di rottura con l’ordine

comunista, apportando una cauta liberalizzazione e firmando in novembre a Mosca un accordo che confermava

l’indipendenza nazionale.

- Molto diversa fu la situazione in Ungheria: la situazione era già elettrica quando si ebbe notizia del colpo di Stato

polacco e vi furono manifestazioni di solidarietà che in seguito si trasformarono in una vera e propria rivolta; il

progressista Nagy fu insediato a capo del governo e iniziò a proclamare una serie di decisioni ostili a Mosca (partenza

delle truppe sovietiche, abolizione del sistema del partito unico, elezioni libere), mentre gli scontri continuarono e alla

fine di ottobre le truppe russe furono costrette a lasciare Budapest.

La reazione sovietica arrivò il 3 novembre. Ciò che preoccupava maggiormente i russi era la richiesta di libere elezioni:

se fatte, avrebbero potuto far cadere totalmente il governo comunista e ciò avrebbe significato infrangere un dogma

della teoria marxista-leninista, cioè il carattere irreversibile ed ultimo della rivoluzione comunista, punto di arrivo

storico delle lotte di classe; inoltre i russi avrebbero perso delle eccellenti basi militari al centro d’Europa.

Il 4 novembre le truppe dell’Armata Rossa attaccarono in massa, spazzarono ogni resistenza e distrussero il governo

Nagy, che fu arrestato qualche giorno dopo; il governo Kàdàr ristabiliva nel Paese una dittatura totale e tornava a

chiudere le frontiere al mondo esterno.

Con questa azione i dirigenti sovietici tornarono per un certo periodo allo stalinismo.

Le relazioni tra i due blocchi dal 1953 al 1957.

Dopo la morte di Stalin e l’apparente distensione fu Churchill a lanciare l’idea di una conferenza di alto livello che

risolvesse i principali problemi in sospeso tra i due blocchi.

- Nel gennaio – febbraio 1954 si riunì a Berlino una Conferenza dei quattro ministri degli esteri;

il risultato fu abbastanza deludente. Circa il problema dell’unificazione tedesca gli occidentali proponevano libere

elezioni a zone unificate, i russi, al contrario, non volevano né libere elezioni né una rimilitarizzazione della Germania,

quindi chiedevano un negoziato su di un piano di uguaglianza tra i due governi tedeschi e la neutralizzazione tedesca; si

giunse quindi ad un punto morto e le due tesi continueranno ad essere proposte anche nelle successive conferenze senza

trovare soluzione. Anche sul problema austriaco non vi fu accordo e si rimandò il tutto a Ginevra.

- La prima conferenza di Ginevra si aprì nell’aprile 1954, trattò dei problemi asiatici:

ad essa partecipò anche la Cina comunista, senza essere riconosciuta ufficialmente dagli Usa, non fu possibile arrivare

ad un accordo sull’unificazione della Corea per le stesse divisioni della Germania, mentre si riuscì ad ottenere un

armistizio in Indocina.

Furono invitati delegati del Viet Minh e nel frattempo vi fu un cambio alla guida del governo francese proprio per

questa spinosa questione che era divenuta un fardello troppo pesante a livello economico e di vite umane per la Francia,

la quale volle a tutti i costi trovare un accordo una volta che gli americani avevano fatto intendere di negare ai francesi

un appoggio militare diretto; per il confine di armistizio tra Vietnam del Nord e del Sud ci si mise d’accordo sulla linea

del 17° parallelo, nonostante la viva opposizione e il rifiuto di firmare da parte degli Usa (che non volevano ripetere

l’errore della Corea) e del primo ministro del Vietnam del Sud.

Dopo la Germania e la Corea, il “sipario di ferro” era calato su di un nuovo Paese.

- Un passo avanti fu fatto con la conclusione del Trattato di Stato austriaco del 15 maggio 1955.

L’Urss fu probabilmente convinta dai colloqui sull’Unione dell’Europa Occidentale, assumendo un atteggiamento più

conciliante; il trattato sopprimeva le limitazioni previste nel ’49 per l’esercito ed una legge costituzionale avrebbe

proclamato la neutralità dello Stato austriaco, nonostante la partecipazione ad organizzazioni politiche come l’ONU o il

Consiglio d’Europa.

- Nel luglio 1955 si tenne una Conferenza dei quattro capi di governo a Ginevra.

Ancora una volta il problema tedesco non fu risolto poiché persistevano le tesi delle libere elezioni occidentali e dei

negoziati su un piano di uguaglianza tra i due Stati tedeschi da parte sovietica.

Adducendo il non riconoscimento all’ONU della Cina comunista, i russi non vollero discutere con gli occidentali circa i

problemi con le repubbliche democratiche europee.

Per rafforzare la loro posizione sulla Germania, i sovietici invitarono Adenauer a Mosca per stabilire normali relazioni

diplomatiche tra i due Stati e far riconoscere indirettamente la DDR; Adenauer si recò prima a Washington, poi a Mosca

in settembre. Qui egli accettò di stabilire normali relazioni diplomatiche con l’Urss in cambio del rilascio dei prigionieri

tedeschi ancora nei campi sovietici.

Una Conferenza dei quattro ministri degli Esteri si tenne a Ginevra nell’ottobre - novembre 1955, ma i risultati sul

problema tedesco furono identici, con un Molotov molto più duro e ostinato; in definitiva la “politica dei sorrisi”

sembrava lasciar nuovamente spazio alla “guerra fredda”.

Il Mercato Comune, l’EURATOM e il conflitto Sarrese in Europa.

La Ceca e la CED dovevano far parte del cosiddetto “progetto funzionalista” di unione dell’Europa, cioè queste

organizzazioni erano delle fasi di un’unione degli Stati europei attuata per settori e per funzioni, che ebbe la prevalenza

sulla “corrente federalista” che voleva creare subito un unione politica con la nascita degli Stati Uniti d’Europa ed

eliminando le nazionalità; la nascita del Consiglio d’Europa nel maggio ’49 e la sua non riuscita nella formazione di una

Costituzione comune sembrarono evidenziare la vittoria del progetto funzionalista.

Ma il fallimento della CED sembrò indicare che perlomeno in Francia l’opinione pubblica non era favorevole all’idea

dell’integrazione europea ma quando al governo francese tornarono gli “europeisti” Faure e Pinay, il ministro degli

esteri italiano Martino propose una conferenza a Messina nel giugno ’55 per tentare un “rilancio” dell’integrazione

europea.

I negoziati furono positivi continuarono, finché il 25 marzo 1957 furono firmati a Roma i trattati istitutivi del Mercato

Comune e dell’EURATOM dagli stessi 6 Paesi della CECA (Italia, Francia, Germania e Benelux) che in seguito li

ratificarono entrambi senza problemi.

Fu creato un “Consiglio dei Ministri” assistito da una “Commissione europea” composta da esperti designati dai

ministri e incaricata di preparare tecnicamente il lavoro di questi ultimi, una “Assemblea” comune per l’Euratom, il

Mercato Comune e la CECA composta da 142 parlamentari designati dai Parlamenti nazionali con il compito di dare

pareri e, con la maggioranza di 2/3, censurare la Commissione, un “Comitato economico e sociale” e un “Comitato

monetario”, una “Corte di giustizia” e una “Banca europea degli investimenti”.

Il Mercato Comune doveva realizzarsi progressivamente in tre periodi da quattro anni, le tariffe doganali erano

progressivamente abbassate e si sarebbe stabilita una tariffa doganale esterna comune, con l’apertura delle frontiere ai

movimenti interni di lavoratori e di capitali, senza tuttavia che vi fosse una politica monetaria comune.

Il trattato dell’EURATOM creò delle istituzioni simili a quelle del Mercato Comune; con esso i sei Paesi volevano

coordinare le ricerche sull’energia nucleare per scopi pacifici, al fine di produrre l’energia di cui l’Europa aveva

bisogno ed emancipandola nel campo nucleare dagli Usa (che abbassarono il prezzo dell’uranio impoverito

scoraggiandone la fabbricazione autonoma agli europei), fu creata un’agenzia che gestiva le risorse minerarie

indispensabili comune ai Sei.

- Per quanto riguarda lo spinoso problema della Saar, la creazione del governo autonomista di Hoffman non rese la

situazione più facile, in quanto iniziava nel popolo sarrese un sentimento di riavvicinamento verso la Germania.

Fino all’ottobre 1954 Francia e Germania non riescono a trovare un accordo, nonostante la questione è sottoposta al

Consiglio d’Europa; una Commissione propone di europeizzare la Saar, renderla sede di organi istituzionali europei con

un commissario europeo alla Difesa e agli Esteri.

La Francia pose come condizione per l’eguaglianza di diritti della Germania la firma di un accordo sulla Saar. Esso si

ebbe proprio nell’ottobre 1954 e fu proposto uno Statuto di “europeizzazione” simile a quello proposto dal Consiglio

d’Europa, che doveva essere accettato dalla popolazione sarrese con un referendum; il voto vide la vittoria del no allo

Statuto e in Francia molti videro in questa manifestazione una volontà della Saar di riunirsi alla Germania.

Il governo Hoffman diede le dimissioni e iniziarono i negoziati: nell’ottobre 1956 la Francia riconobbe l’unità politica

della Saar a partire dal gennaio 1957, l’unione economica dopo tre anni.

In un certo senso la chiusura del conflitto della Saar era anche una sconfitta per l’integrazione europea, che da li sarebbe

potuta partire anche a livello politico.

L’indipendenza dell’Africa e la situazione in Medio Oriente.

A partire dagli anni ’50 la Francia dovette affrontare le rivendicazioni indipendentiste delle sue colonie africane, la

Tunisia, il Marocco e soprattutto l’Algeria. Diverse furono le situazioni, mentre in tutti i casi vi furono appelli

all’Assemblea e al Consiglio dell’Onu da parte di Stati Arabi e neutrali, spesso l’appoggio agli indipendentisti africani

arrivò anche dal blocco sovietico.

- Sotto la guida di Bourguiba i nazionalisti tunisini reclamavano l’autonomia interna del loro Paese a partire dal 1950,

una prima tappa verso l’indipendenza; a partire dal 1953 iniziò una resistenza armata contro i Francesi e nel giugno

1955 Mendes France acconsentì ad un accordo sull’autonomia interna con una Convenzione generale.

Tuttavia la contemporanea concessione dell’indipendenza al Marocco spinse i tunisini a chiedere una totale

indipendenza che essi ottennero pacificamente con l’accordo del giugno 1956, nonostante la Francia mantenesse delle

truppe per proteggere i propri cittadini e ostacolare i nazionalisti algerini.

- In Marocco la Francia assistette impotente alla lotta tra il Pascià di Marrakech e il Sultano appoggiato dall’Istiqual, il

principale partito nazionalista marocchino; nel 1953 il Consiglio dei Ministri francese esiliò il sultano e le truppe

francesi dovettero iniziare una logorante guerriglia contro i nazionalisti dell’Istiqual fino al 1954, anno in cui si capì che

la soluzione era il ritorno del Sultano, approvato intanto anche dal Pascià.

Nel novembre 1955 il Sultano tornò e ottenne l’indipendenza del Marocco come Stato libero e sovrano in un quadro di

interdipendenza con la Francia, al governo molte personalità dell’Istiqual.

- Il problema dell’Algeria fu molto più complesso, anche perché a differenza di Tunisia e Marocco, questa terra non

aveva mai costituito in passato una nazione ed era parte integrante del Territorio della Francia, con la presenza di più di

un milione di cittadini francesi residenti.

Un primo movimento di resistenza armata contro i francesi si scatenò nel novembre 1954 guidato dalla nuova

organizzazione del “Fronte di Liberazione Nazionale” con a capo Ben Bella; iniziò una terribile guerra partigiana e

negli anni seguenti gli effettivi francesi arrivarono a mezzo milione, inoltre la scoperta di ingenti giacimenti di petrolio

rafforzò nell’opinione pubblica la volontà di assicurare la “presenza francese” nella zona, se non si voleva sostenere

l’onere dell’integrazione.

Intanto continuava all’ONU l’attacco degli Stati arabi ed asiatici alla Francia, mentre solo gli Stati Uniti, preoccupati

della diminuzione delle truppe francesi in Europa, davano il loro pieno appoggio; la situazione si complicò

ulteriormente quando Ben Bella fu arrestato mentre effettuava un viaggio invitato dal Marocco alla Tunisia. I Rapporti

tra la Francia e questi due Paesi si interruppero e furono riallacciati solo con la minaccia del taglio dei finanziamenti e

della caduta dei privilegi commerciali.

Nel maggio 1958 una numerosa folla di francesi d’oltremare (quelli più avversi alla concessione dell’indipendenza)

occuparono per protesta il Governatorato e i capi militari a capo della protesta fecero sapere a Parigi che non avrebbero

tollerato altri cedimenti della politica francese; si temeva addirittura un colpo di Stato a Parigi da parte di truppe

provenienti dal Nord Africa.

Questa situazione fu una delle cause del ritorno al potere di de Gaulle che, come dimostrerà anche nella concessione

dell’indipendenza alle altre colonie francesi in Africa, non credeva fosse vantaggioso mantenere un’occupazione

militare costosa e contro la volontà dei popoli quando si poteva concedere l’indipendenza e stabilire scambi proficui;

tuttavia l’intransigenza dei coloni francesi rendeva la situazione difficile e de Gaulle non potè manifestare subito le

proprie intenzioni: egli lo fece dopo un anno, appoggiando la creazione di un governo algerino e per gli algerini,

appoggiato sull’aiuto della Francia nell’economia, la difesa, l’insegnamento e le relazioni estere.

I coloni organizzarono subito movimenti di protesta appoggiati da certi ambienti dell’esercito e nel gennaio 1960 vi fu

una rivolta, contemporaneamente ad un referendum voluto da de Gaulle in cui il popolo francese esprimeva la sua

volontà di porre fine al conflitto anche con la concessione dell’indipendenza.

Nel maggio 1961 iniziarono dei colloqui tra la Francia e il FNL a Evian, il negoziato fu interrotto per lo scoppio di una

nuova guerra civile in Algeria condotta da generali ribelli con la simpatia della quasi totalità dei coloni francesi; la

rivolta fu stroncata dall’esercito e le trattative ripresero ancora, arrivando nel marzo 1962 alla firma degli accordi di

Evian che prevedevano un referendum con cui l’Algeria otteneva l’indipendenza mantenendo alcuni legami economici

e commerciali con la Francia. Vi fu un’enorme maggioranza favorevole e si pose così fine alla colonizzazione algerina.

In questi anni il Medio Oriente diviene una terra dove i due blocchi si misurano indirettamente, la posizione strategica e

le immense risorse petrolifere attiravano sia gli Usa, che cercavano appoggi con aiuti economici e alleanze militari

indirette, sia l’Urss che dava ai Paesi arabi un appoggio alla lotta contro Israele e riforniva di armi particolarmente la

Siria e l’Egitto.

- In Egitto, nel luglio 1952, vi fu un colpo di Stato militare guidato dal generale Neguib che costrinse il re Farouk a

fuggire, arrivando alla proclamazione della Repubblica egiziana; il nuovo regime non sembrava ostile all’Occidente ma

le cose cambiarono quando il generale Neguib fu eliminato e la guida del Paese passò al colonnello Nasser, nel marzo

1954, il quale aveva come piano la sollevazione nazionalista del mondo arabo ed unificarlo sotto la sua autorità.

Nell’ottobre ’54 egli ottenne un trattato dall’Inghilterra che assicurava l’evacuazione di Suez da parte delle truppe

britanniche nel termine di un anno, anche se le basi sarebbero rimaste funzionanti e a disposizione degli inglesi in caso

di attacco, per poi ritirarsi nuovamente cessate le ostilità.

La politica di Nasser, nonostante i legami con l’India di Nehru e la Jugoslavia di Tito, applicava una neutralità che

aveva un carattere abbastanza antioccidentale, infatti nel 1955 egli ricevette armamenti dall’Urss e continuava i suoi

attacchi contro Israele e contro il “Patto di Baghdad”; questo patto fu il tentativo americano per controllare la regione

mediorientale e sottrarre alcuni Paesi alla crescente influenza che gli appelli di Nasser iniziavano ad esercitare.

La politica americana in Medio Oriente parte dall’appoggio al colpo di Stato in Iran da parte di militari nell’agosto

1953; il nuovo regime dello Scià ebbe subito l’appoggio statunitense, i risultati furono il pagamento all’Anglo-Iranian di

un indennizzo per la nazionalizzazione e un accordo tra il governo iraniano e il “Consorzio delle Compagnie

Petrolifere” controllata da capitali americani.

Il “Patto di Baghdad” nasce nel febbraio 1955, quando, su proposta dell’Iraq, la Turchia accetta di sottoscriverlo per

contrastare l’avanzata comunista in Medio Oriente; in aprile aderì anche l’Inghilterra, rendendo il Patto di Baghdad

formalmente collegato al Patto Atlantico, aggiungendosi in seguito Pakistan ed Iran a completare la catena anti

comunista.

Nasser e i sovietici accolsero con forti proteste la nascita del Patto di Baghdad, per reazione l’Egitto stipulò un Patto di

sicurezza collettiva con l’Arabia Saudita e la Siria, cercando invano di staccare l’Iraq; la Giordania fu più esitante,

durante il 1955 vi fu una preponderanza degli elementi nasseriani dopo uno stretto legame con gli inglesi, poi nel 1956

il giovane re Hussein tornò nel campo filo occidentale, cosa che nello stesso anno fece anche l’Arabia Saudita.

La politica americana fu però esitante con Nasser: nel luglio 1956 gli Usa comunicarono all’Egitto il ritiro del loro

finanziamento previsto per la costruzione della diga di Assuan, molto importante per l’economia egiziana. La reazione

di Nasser fu immediata, decidendo la nazionalizzazione della Compagnia del Canale di Suez, controllata da imprese

francesi ed inglesi; inoltre era a rischio anche la Convenzione sul Canale del 1888 che prevedeva che questo sarebbe

stato aperto a tutte le navi sia in tempo di pace che in guerra. Nasser aveva già proibito il passaggio di navi e prodotti

israeliani, si rischiava di dover subire una restrizione arbitraria da parte del Colonnello.

L’Urss sostenne il progetto solo perché infastidiva gli occidentali, gli Usa volevano mantenere buoni rapporti con i

Paesi produttori di petrolio, la Francia e l’Inghilterra dovevano agire da soli, e Dulles escluse dal principio l’uso della

forza; i negoziati con Nasser non ebbero alcun esito e in ottobre Francia e Inghilterra portarono la questione al

Consiglio di Sicurezza, dove furono elaborati “sei principi” (libertà di transito, rispetto della sovranità egiziana,

fissazione dei diritti di pedaggio, ecc.).

La goccia che fece traboccare il vaso arrivò però da Israele; in Giordania le nuove elezioni avevano visto nuovamente la

vittoria degli anti-occidentali e truppe irachene (Stato molto contrario ad Israele) erano nel nord del Paese, la presenza

di armi sovietiche nel Sinai fece il resto.

Israele si sentì circondato e il 30 ottobre 1956 invase il Sinai, sbaragliando l’esercito egiziano (Guerra di Suez);

contemporaneamente Francia ed Inghilterra lanciarono un ultimatum ai due belligeranti per sospendere le ostilità e

ritirare le loro truppe dal Canale, Israele accettò subito, l’Egitto rifiutò e fu la guerra che, però, gli anglo francesi

condussero con molta lentezza.

Il 5 novembre le truppe israeliani avevano occupato tutti i loro obiettivi, i due alleati erano appena sbarcati in Egitto,

mentre la loro posizione internazionale si era fatta critica poiché i russi si schierarono apertamente contro, Eisenhower

parlò di tradimento del Patto Atlantico, gli Stati Europei erano adirati poiché nel frattempo l’Urss procedeva

indisturbata nella soppressione della rivolta ungherese, i neutralisti e gli Stati asiatici condannarono l’attacco.

Il 2 novembre l’Assemblea dell’ONU impose un cessate il fuoco immediato e pochi giorni dopo creò una forza di pace

che doveva rimpiazzare le forze franco britanniche nel Canale (peraltro ancora non completamente sotto il loro

controllo).

Nasser otteneva un’enorme vittoria diplomatica, la Giordania rinunciò ad ogni appoggio inglese, Israele dovette

abbandonare il Sinai e anche la striscia di Gaza, le truppe dell’ONU abbandonarono il Canale e nell’aprile del 1957

Nasser potè proporre un piano che tutti furono costretti ad accettare, cioè il pagamento di una tariffa di transito

all’Egitto, senza tenere conto dei “sei principi” ONU.

Dopo la crisi di Suez, Francia ed Inghilterra persero completamente la loro influenza in Medio Oriente, gli Usa la

rafforzarono varando nel gennaio 1957 la cosiddetta “dottrina Eisenhower” che dava al presidente americano la

possibilità di rispondere immediatamente ad un attacco comunista contro un Paese del Medio Oriente ed un aiuto

economico ai Paesi che accettavano questa dottrina.

In questo modo gli Usa riuscirono a portare dalla loro parte l’Arabia Saudita e la Giordania.

L’Estremo Oriente e le relazioni interamericane.

I rapporti tra Cina ed Urss sono sicuramente fondamentali per il Medio Oriente, l’Urss riconobbe subito la Cina

comunista, già dalla sua formazione nell’ottobre 1949 e cercò in tutti i modi di far accettare agli occidentali la sua

ammissione all’ONU; ma la Cina non era affatto un Paese satellite, Mao aveva un’enorme influenza sui comunisti

asiatici che si accrebbe dopo la morte di Stalin.

Nell’ottobre 1954 furono firmati degli accordi Cino-sovietici che sostituivano quelli del 1950 ed evidenziavano quanto

la Cina avesse preso maggior influenza: si aveva un trattato di alleanza e mutua assistenza, la denuncia delle aggressioni

occidentali e contro il trattato di Pace giapponese e il SEATO, poi si annunciava l’evacuazione sovietica di Port Arthur

a favore della Cina e il trasferimento di società miste nel Sinkiang alla sola Cina, la costruzione di due linee ferroviarie.

La Cina recuperava la sua totale sovranità sulla Manciuria, sul Sinkiang e rafforzava i contatti con la Mongolia Esterna

per mezzo delle linee ferroviarie.

- Una situazione di tensione tra Cina e Usa si ebbe per la questione di Formosa e soprattutto delle isole Pescadores

molto vicini alla costa cinese; nel settembre 1954 iniziò un bombardamento cinese contro queste isole. Eisenhower riunì

un Consiglio di Sicurezza interno dove l’attacco diretto alla Cina fu scartato e si optò per l’offerta di un trattato di difesa

reciproca (siglato in dicembre) ed evacuando le isole poco difendibili, lasciandole in mano ai Cinesi nel ’55.

Tutto ciò fu fatto mantenendo un apparente politica di fermezza in difesa di Formosa, politica che riuscì in parte a

fermare i cinesi da un attacco diretto alla grande isole di fronte alle loro coste.

- Intanto anche il Giappone usciva pian piano dalla sua immobilità diplomatica e, sentendo il bisogno d’intensificare il

suo commercio con la Cina comunista, siglò con essa un trattato di commercio nel maggio ’55, nonostante il non

riconoscimento statunitense della Cina comunista; nell’ottobre 1956 il Giappone riuscì anche a ristabilire normali

rapporti diplomatici con l’Unione Sovietica, nonostante il mantenimento dell’occupazione delle Curili, e delle isole a

nord di Hokkaido e nonostante l’Urss non avesse accettato il trattato di pace giapponese proposto a San Francisco.

Il Giappone fu ammesso all’ONU nel dicembre 1956.

- Nonostante la sua scarsa potenza economica e militare, l’India si sforzava di svolgere un ruolo importante nella

diplomazia mondiale, essendo il Paese campione della politica “neutralista” e non violenta di ispirazione gandhiana,

soprattutto anti-colonialista.

Nonostante ciò, si ebbe l’impressione che il neutralismo fosse di stampo molto anti-occidentale; l’India protestò per il

sostegno americano al Pakistan, per il SEATO e per il “Patto di Baghdad”, protestò contro lo sbarco di Suez, ebbe

contrasti con la Francia per alcune zone di confine che poi annesse, mentre il Portogallo si rifiutò di cedere Goa che fu

poi occupata con la forza nel 1961, solo con la Gran Bretagna i rapporti erano buoni e l’appartenenza al Commonwealth

non fu mai in discussione. I rapporti con la Cina e l’Urss erano buoni (Nehru ci mise 14 giorni per condannare

l’intervento sovietico in Ungheria) ma con l’avvicinamento a Tito e Nasser che si ebbe tra il 1954 e il 1957 sembrò che

il Paese aderisse davvero ad una politica neutralista.

E fu proprio l’India che promosse la Conferenza di Bandung, in Indonesia, nell’aprile 1955, cercando di creare una

sorta di fronte asiatico neutralista, malgrado la presenza del Pakistan, e per cercare una soluzione al problema sempre

aperto dell’Indocina; a questa conferenza furono invitati 30 Paesi africani e asiatici (compresi Cina comunista,

Giappone e i due Vietnam), esclusi furono Israele, le due Coree e la Cina nazionalista.

Fu condannato all’unanimità il colonialismo e si ebbe dopo questi incontri una grande spinta dei Paesi africani per

ottenere l’indipendenza dall’Europa (movimenti che otterranno l’indipendenza dal 1957 al 1961), la segregazione

razziale, la politica francese nel nord Africa e quella di Israele che schiacciava i diritti del popolo arabo in Palestina;

circa il neutralismo non vi furono progressi poiché le nazioni affermarono il diritto di difendersi anche collettivamente.

- Per quanto riguarda le relazioni interamericane, si ebbe un’importante conferenza nel marzo 1954 in cui Dulles

propose di votare una risoluzione anti-comunista più chiara di quelle precedentemente già approvate a Bogotà; i latino-

americani la votarono più per ricevere aiuti economici che non sarebbero stati concessi ai Paesi che avessero rifiutato

quella dichiarazione.

Questa decisione statunitense venne in seguito alla questione del Guatemala dove proprio nel marzo 1951 si installò un

governo nettamente favorevole ai comunisti, che avevano importanti cariche nella amministrazione; il governo durò

solo fino a giugno, quando le truppe di Castillo Armas marciarono sul Guatemala con un appoggio certo degli Stati

Uniti, i quali si preoccuparono di insabbiare la questione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

L’ERA DELLE CRISI (1957 – 1962).

Mentre gli Usa continuavano nella loro politica di “containment” e di rappresaglia massiccia, in Unione Sovietica

Krusciov si era impadronito del potere e, fiducioso nella superiorità sovietica in campo missilistico (nell’ottobre 1957 vi

fu il lancio dello “Sputnik” che, con le prove di missili intercontinentali, crearono in America la preoccupazione per il

“missile gap”), si lanciò in una serie di conflitti parziali, non volendo la guerra totale, per saggiare la capacità di

reazione statunitense.

I conflitti in Asia e la crisi di Berlino.

Dopo la crisi di Suez, la “dottrina Eisenhower” sembrava largamente fallita, in quanto Nasser aveva convinto i governi

arabi a rifiutare l’aiuto economico americano; egli si spinse anche più in la, in quanto trovando una appoggio nel partito

socialista siriano (il baath) i due Paesi realizzarono nel febbraio 1958 una unione politica, la cosiddetta “Repubblica

Araba Unita” che vedrà la secessione della Siria nel 1961 a causa di un colpo di Stato interno.

Questa iniziativa ebbe effetti immediati in Iraq, Libano e Giordania, Paesi sotto l’influenza sicura degli Usa: in Iraq

(luglio 1958) il re fu ucciso durante una rivolta e nel nuovo governo i comunisti ricevettero incarichi importanti (ma in

seguito l’influenza comunista andò diminuendo e gli americani poterono tranquillizzarsi), gli Usa non intervennero ma

quando vi furono segni di agitazione politica anche in Libano e Giordania vi fu l’occupazione di Beirut da parte di

soldati americani e di Amman da parte di soldati dei corpi speciali inglesi.

Molte furono le proteste internazionali, dall’Urss all’Egitto, dall’India alla Francia di De Gaulle, il quale propose anche

una conferenza tra le cinque potenze; il conflitto fu risolto quando in agosto tutti i Paesi Arabi compreso Israele fecero

approvare all’Assemblea dell’ONU una risoluzione con la quale il Medio Oriente doveva essere lasciato fuori dai

contrasti tra le grandi potenze, aderendo completamente ai più popolari slogan del neutralismo e dell’unità del Mondo

Arabo di Nasser.

- Contemporaneamente, nell’agosto 1958, la Cina riapriva la sopita questione di Formosa, riprendendo i

bombardamenti sulle principali isole dell’arcipelago delle Pescadores; nonostante l’appoggio sovietico (che arrivò in

ritardo), le relazioni tra i due Stati comunisti mostravano delle incrinature, probabilmente a causa delle riforme cinesi

annunciate in quel periodo, “le comuni popolari” (collettivizzazione brutale delle terre) e “il grande balzo in avanti”,

cioè il passaggio diretto dal socialismo dalla democrazia popolare (“a ciascuno secondo le sue capacità”) alla fase

ultima del comunismo (“a ciascuno secondo i suoi bisogni”), cosa secondo i russi molto “avventurosa”.

La crisi di Formosa si placò in ottobre, con la spontanea diminuzione dei bombardamenti cinesi, molti pensarono che

questa fosse una dimostrazione di indipendenza totale dall’Urss.

- La crisi di Berlino andò dal novembre 1958 all’agosto 1961, data di costruzione del muro.

Grazie all’accesso libero alla zona ovest, la Germania orientale aveva perso in dieci anni più di un milione di abitanti

che avevano scelto di passare all’ostentata agiatezza del sistema capitalista; nel novembre 1958, seguendo la tesi del

capo della RDT Ulbricht, secondo la quale il riarmo della Germania ovest violava gli accordi di Potsdam e quindi gli

alleati non avevano diritto di rimanere a Berlino, i russi inviarono una nota ai governi occidentali in cui erano

modificate le sue posizioni circa Berlino e la Germania. L’Urss avrebbe trasferito i suoi poteri alla RDT, riconoscendo

in pieno il nuovo Stato, Berlino ovest avrebbe dovuto trasformarsi in una “città libera” sotto controllo dell’ONU entro

sei mesi (ultimatum) altrimenti l’Urss avrebbe fatto una pace separata con la Germania, costringendo gli occidentali a

negoziare l’accesso a Berlino direttamente con la RDT, quindi riconoscendola di fatto e avvicinandosi alla tesi sovietica

del negoziato tra due Stati indipendenti.

Gli alleati non avevano riconosciuto al Germania ovest e, tra l’intransigenza di De Gaulle e i tentativi di mediazione

inglese, gli americani erano incerti sulla risoluzione del problema; valeva la pena scatenare una guerra atomica con

centinaia di milioni di vittime per alcuni quartieri di Berlino?

Sul problema vi fu una riunione dei quattro ministri degli Esteri a Ginevra (Dulles morì allora) da maggio a luglio 1959

ma le tesi delle libere elezioni occidentali e dei negoziati tra Stati russa non fu mutata, tuttavia i russi sembravano non

considerare imperativo l’ultimatum di sei mesi; fu durante questi incontri che Krusciov fu invitato negli Stati Uniti.

Questo viaggio fu fatto nel settembre 1959, poco prima che un razzo russo raggiungesse la luna; Eisenhower fece

incautamente intendere che lo Statuto di Berlino ovest non era perfetto e Krusciov sembrò molto soddisfatto di ciò, si

decise anche la riunione di una Conferenza a Parigi per la risoluzione del problema; la Conferenza di Parigi si svolse nel

maggio 1960 ma fu un totale fallimento in quanto Krusciov, che aveva capito che in realtà lo Statuto di Berlino non

sarebbe stato modificato, prese come pretesto per farla fallire la cattura di un aereo-spia americano U2 sul territorio

sovietico. La situazione tornò ad essere tesa.

Alla riunione dell’Assemblea ONU del 12 ottobre 1960, per protesta contro una dichiarazione americana e filippina

sulla necessità di liberare i popoli che vivevano dietro il sipario di ferro, Krusciov battè più volte la scarpa sul tavolo,

gesto singolare rimasto certamente nella storia; nonostante questi contrasti, la risoluzione della crisi berlinese fu risolta

da un gesto spettacolare e vergognoso quando, il 13 agosto 1961, le autorità tedesco orientali sbarrarono il passaggio

sulla linea di demarcazione tra la zona sovietica e quelle occidenatli, iniziando la costruzione del muro.

Da questa data i sovietici non parlarono più di cambiare lo Statuto di Berlino o di trattati separati.

Le crisi cubane (1961 – 62) e l’inizio della tensione cino-sovietica.

L’isola di Cuba era strettamente legata agli Stati Uniti sin dall’inizio del secolo, la sua economia dipendeva interamente

dalle esportazioni di zucchero agli Usa, se questi avessero cessato le importazioni di zucchero, per Cuba sarebbe stata la

rovina.

Dal 1934 la vita politica cubana era controllata dal colonnello Batista, il quale aveva inasprito la sua dittatura proprio

all’inizio degli anni ’50, al prezzo di migliaia di vittime; nel luglio 1953 il giovane avvocato Fidel Castro tentò con un

centinaio di sostenitori di attaccare una caserma, ma il suo piano fallì e fu esiliato in Messico, dove reclutò nuovi

sostenitori tra cui Ernesto Che Guevara.

Nel dicembre 1956 Castro sbarcò nuovamente a Cuba e dopo due anni di lotta partigiana tra le montagne delle Sierra

Maestra, Batista fu costretto a fuggire nel gennaio 1959, lasciando il potere al gruppo di Castro. Gli americani furono in

un primo tempo favorevoli al regime castrista.

Tuttavia Castro voleva sottrarsi dall’influenza economica e politica americana, anche se nel primo periodo sembrò

tendere verso l’ala moderata, aspettando forse un aiuto economico americano che non si ebbe in quanto il regime

accettava collaboratori comunisti; nel maggio 1959 si ebbe la svolta: Castro decise una riforma agraria che prevedeva la

divisione delle terre, compresi gli enormi latifondi della società americana “United Fruit Company”.

Questa decisione rese la tensione tra Washington e l’Avana estrema, anche perché dei rifugiati anticastristi

confermarono la svolta comunista della politica cubana; i rifugiati organizzarono raid aerei appoggiati dagli Usa, mentre

nel febbraio 1960 Castro prendeva contatto con la Russia e si emancipava dal controllo economico americano, firmando

un patto commerciale con i sovietici che accettavano di comprare lo zucchero cubano, in seguito furono confiscate le

imprese americane.

I contatti con i russi si intensificarono, mentre gli americani bloccavano l’ingresso dei prodotti cubani inasprendo

ulteriormente la situazione; nel gennaio 1961 Eisenhower fu sostituito dal primo presidente cattolico americano, Jonh

Fitzgerald Kennedy, il quale fu convinto dai vertici della CIA e del FBI ad approvare un’azione militare contro Cuba

operata dagli esuli anticastristi con l’appoggio logistico americano, confidando in una sicura sollevazione delle masse

contadine.

Nell’aprile 1961 Kennedy diede l’assenso al progetto, precisando che le forze americane non sarebbero intervenute; lo

sbarco si ebbe alla Baia dei Porci e fu un totale fallimento, in due giorni gli esuli cubani furono arrestati e solo alcuni

furono salvati dalla marina statunitense, il popolo appoggiò in pieno Castro e il regime ne uscì rafforzato, annunciando

una Costituzione socialista.

Kennedy decise allora di seguire una politica più cauta, cercando di impedire la diffusione del comunismo in America

Latina, operando la cosiddetta “Alleanza per il progresso”, un piano di enormi aiuti economici ai Paesi americani che il

governo non fu in grado di mantenere; la seconda mossa fu quella di far espellere Cuba dall’Organizzazione degli Stati

Americani, nonostante Brasile, Argentina, Cile e Messico avessero votato contro la risoluzione. Cuba era isolata.

Poiché Castro riteneva un attacco americano imminente, Che Guevara e Raoul Castro si recarono a Mosca nell’estate

1962 per chiedere l’aiuto sovietico contro un’eventuale aggressione; sull’isola arrivarono tecnici e materiale e furono

iniziati lavori segretamente per la costruzione di rampe missilistiche che avrebbero potuto colpire qualsiasi punto del

territorio americano.

Le rampe furono scoperte da un aereo spia americano nell’ottobre 1962; da quel momento Kennedy formò un Consiglio

segreto che doveva rapidamente decidere il da farsi. Le soluzioni erano tre:

Invasione totale di Cuba, con il rischio di un intervento atomico sovietico.

Raid aerei per distruggere le basi missilistiche, con il rischio di fallire e di una reazione sovietica.

Blocco navale per impedire l’arrivo dei missili a Cuba, lasciando la scelta dell’escalation all’Urss.

Dopo giorni difficili, Kennedy scelse la terza possibilità e il 22 ottobre la comunicò agli americani con un discorso

televisivo, mentre le foto degli U2 erano pubblicate in tutto il mondo.

Krusciov fu molto impressionato dalla decisione americana e, non volendo assolutamente la guerra, fece tornare

indietro le navi con i missili e inviò un ambasciatore ufficioso per trattare; alla fine si ebbe un compromesso

ragionevole: gli Usa non avrebbero attaccato Cuba in cambio del ritiro dei missili (sotto il controllo di una

Commissione dell’ONU) e dell’impegno a non reinstallarli in futuro. L’accordo fu raggiunto il 26 ottobre e il mondo

tirò un sospiro di sollievo.

Problemi successivi si ebbero da parte di Castro, che si sentì escluso dalle decisioni delle due superpotenze, rifiutando il

Controllo dell’ONU e rischiando di far fallire l’intero accordo; dopo alcune trattative il delegato sovietico lo convinse,

ma la tensione con l’Urss rimase.

Dopo questa crisi l’amministrazione Kennedy, su proposta del Segretario alla Difesa Mac Namara, adottò una nuova

strategia che doveva sostituire la “rappresaglia massiccia” di Eisenhower, detta “risposta flessibile”, che consisteva nel

rispondere ad una azione dell’avversario con un’altra azione contraria in modo da graduare l’escalation e per non

arrivare ad una guerra atomica per una piccola azione militare. Il problema era prevedere se l’escalation, una volta

arrestata, avrebbe potuto essere fermata e allo scopo fu istituito tra Mosca e Washington il “telefono rosso”; la risposta

flessibile comportava spese militari elevate e il bilancio militare americano crebbe di anno in anno.

- Le relazioni tra la Cina e l’Unione Sovietica si mantennero su di un ottimo livello (trattati del febbraio 1950 e

dell’ottobre 1954) sino al 1956, fino alle accuse di Krusciov sul ruolo di Stalin; Mao fece sapere ai sovietici che “i

meriti di Stalin erano superiori ai suoi errori”, comunque il contrasto non sembrava sin lì rilevante e in ottobre i cinesi

avevano approvato le rappresaglie in Ungheria.

Il conflitto tra due Stati socialisti può nascere circa la dottrina e sul modo di applicarla alla realtà: dal ’53 al ’58 i cinesi

intrapresero la strada delle “comuni popolari” e del “grande balzo in avanti” che dovettero abbandonare nel ’59, l’intero

progetto fu aspramente criticato dai sovietici.

Dopo la crisi del Libano e le tensioni per Formosa, la politica di Krusciov sembrò orientarsi verso l’idea di una pacifica

coesistenza con l’occidente capitalista, in una battaglia soprattutto a livello economico per garantire ai cittadini dei

Paesi comunisti condizioni migliori di quelle di allora; questa linea di condotta fu alla base del contrasto ideologico con

il Partito Comunista Cinese, al cui interno i sostenitori dell’alleanza con l’Urss perdevano sempre più potere.

Il contrasto divenne molto aspro in occasione del conflitto in Tibet, scoppiato nel marzo 1959 con una rivolta armata dei

tibetani contro la Cina e appoggiati dall’India; con grande irritazione cinese, i russi si schierarono con l’India,

concedendo a questo Paese un prestito che non era mai stato concesso alla Cina comunista, in più la crisi fu aggravata

dalla decisione di Mosca circa un anno dopo di ritirare i suoi tecnici dalla Cina, usati per far sviluppare nel Paese un

industria moderna.

Nel novembre 1960 vi fu una conferenza di 81 partiti comunisti a Mosca, dove il contrasto, che comunque era segreto

per il mondo intero e riguardava solo i direttivi dei Partiti comunisti dei due Paesi, prese un carattere ideologico: i

sovietici definivano i cinesi “dogmatici” (davano una falsa interpretazione alla dottrina senza tenere conto della realtà) e

i cinesi a loro volta affermavano che i sovietici erano “revisionisti” (modificavano la dottrina per scopi non comunisti e

avevano rinunciato all’espansione mondiale della rivoluzione).

Altro punto di frizione fu la questione dell’Albania: nel maggio 1960 i sovietici ritirarono navi e appoggio tecnico ed

economico agli albanesi, in quanto questi continuavano ad attaccare la Jugoslavia di “sciovinismo” e di “tradimento del

marxismo-leninismo”, mentre ai russi stava molto a cuore la distensione ottenuta da pochi anni con il regime di Tito; gli

albanesi, rimasti isolati, trovarono appoggio nella Cina, che le diede aiuti economici e tecnici.

La crisi divenne di dominio pubblico solo nell’ottobre 1961, quando si tenne a Mosca il XXII Congresso del partito

comunista dell’Unione Sovietica, al quale parteciparono un numero fino ad allora mai visto di partiti comunisti

provenienti da tutti i continenti; l’Albania non era stata invitata.

Il discorso di Krusciov irritò i cinesi per due atteggiamenti: gli attacchi pubblici all’operato di Stalin e una condanna

pubblica del “dogmatismo” albanese, velatamente collegato all’atteggiamento cinese, intransigente contro

l’imperialismo americano e di rifiuto verso qualsiasi accordo; la replica cinese si ebbe tramite attacchi personali a

Krusciov e al suo revisionismo che favoriva l’imperialismo occidentale e in occasione della crisi di Cuba, i cinesi

disapprovarono la resa russa.

Nel maggio 1962 vi furono i primi scontri di frontiera tra russi e cinesi e nello stesso periodo i cinesi ripresero le ostilità

con l’India, rivendicando alcune zone sul versante sud dell’Himalaya; ancora una volta i sovietici si schierarono con gli

indiani e fornirono aiuti militari quando nell’ottobre 1962 i cinesi superarono l’Himalaya e ottennero una schiacciante

vittoria sugli indiani.

Si consumava in quegli anni, dunque, la rottura tra i maggiori Stati socialisti.

La decolonizzazione dell’Africa.

Dal 1957 al 1962 quasi tutta l’Africa uscì dallo stato coloniale, conquistando l’indipendenza dai colonizzatori europei;

prima di queste date solo Etiopia, Liberia, l’Unione Sudafricana e gli Stati del nord Africa (tranne l’Algeria) erano

effettivamente indipendenti.

Il simbolo di questo cambiamento sarà la Conferenza di Bantung che promuoverà il risveglio del sentimento

indipendentista dei Paesi del Terzo Mondo; vi sono, però, delle distinzioni da fare:

- La decolonizzazione dell’Africa nera inglese seguì all’incirca lo stesso processo per tutte le regioni: dallo statuto di

“Colonie della Corona” amministrate direttamente dall’Inghilterra si passava a quello di colonie con un governo

responsabile provviste di un’Assemblea legislativa per il controllo delle proprie finanze; poi, il “Colonial Office”

concedeva una maggiore autonomia con il self-government, per arrivare finalmente alla totale indipendenza che

prevedeva il mantenimento di alcuni legami con la metropoli o in altri casi l’integrazione nel Commonwealth.

La prima colonia britannica a divenire indipendente fu la Costa d’Oro nel marzo 1957 e questo avvenimento diede la

spinta alla rivendicazione dell’autonomia in tutti gli Stati coloniali africani; alla Costa d’Oro seguirono la Nigeria

(ottobre 1960), la Sierra Leone (aprile 1961), la Tanganica (dicembre 1961), l’Uganda (dicembre 1962), il Kenya e

l’isola di Zanzibar (dicembre 1963).

A Zanzibar vi fu una rivoluzione di estrema sinistra con elementi addestrati a Cuba, durante la quale fu rovesciato il

governo arabo a favore di uno africano; migliaia di arabi furono massacrati e l’isola si unì alla Tanganica formando la

“Repubblica Unita di Tanzania”

A sud era presente l’Unione Sudafricana che nel 1961 decise di lasciare il Commonwealth a causa della sua non

apprezzata politica di segregazione razziale; al nord dell’Unione gli inglesi decisero di costituire una “Federazione

dell’Africa Centrale” con Nyasaland, Rhodesia del Sud e del Nord per ridurre l’influenza sudafricana.

Il Nyasaland lasciò subito la Federazione e divenne indipendente nel luglio 1964 con il nome Malawi; la Rhodesia del

Nord fu indipendente dal settembre 1964, mentre in Rhodesia del Sud prendevano il potere partiti di destra che

operarono una rigida segregazione razziale, contrastando gli inglesi e ottenendo l’indipendenza con un gesto unilaterale

nell’aprile 1964.

- Per quanto riguarda la decolonizzazione dell’Africa nera francese il processo fu più travagliato, i francesi non agirono

caso per caso ma con un’evoluzione politica comune a tutti i territori africani anche perché i francesi praticavano (o

volevano praticare) una politica di assimilazione dove i coloni eleggevano rappresentanti all’Assemblea Nazionale e al

Consiglio della Repubblica; i leader dei neri prima aderirono a partiti e sindacati metropolitani, poi crearono organismi

politici autonomi.

Nel 1958 in Francia si decise per una decentralizzazione economica e amministrativa, mantenendo la Repubblica

comunque una e indivisibile, in quanto l’opinione pubblica non era favorevole ad ulteriori concessioni dopo

l’indipendenza di Marocco e Algeria; in un primo tempo l’indipendenza fu concessa ai territori ottenuti sotto mandato

ONU dopo la guerra, cioè Togo (aprile 1960) e il Camerun (gennaio 1960).

Con il ritorno al potere di de Gaulle nel giugno 1958, la politica francese cambia, in quanto il generale comprende che

una solida cooperazione tra la Francia e i territori d’oltremare indipendenti è preferibile (anche a livello internazionale)

al mantenimento di una sovranità che costava grosse spese militari e che comunque non era gradita dalle popolazioni

locali; nel settembre 1958 egli propose un referendum nelle colonie per la nascita di una “Comunità francese” o

l’indipendenza.

Solo la Guinea votò per l’indipendenza, la ottenne e furono subito rotti i rapporti con la Francia; la Comunità dava ad

ogni membro una larga autonomia interna ma manteneva il controllo della politica estera, di difesa e degli esteri. Questa

organizzazione non durò per molto.

I primi a staccarsene furono il Senegal e il Sudan che costituirono il Mali nel settembre 1959, poi fu la volta del

Madagascar (giugno 1960) e della Mauritania (ottobre 1960).

- Più complessa e sanguinosa fu la questione del Congo belga.

In Africa il Belgio aveva il controllo sul Congo, con la ricca provincia periferica del Katanga, e un mandato dal 1919

sul Ruanda e l’Urundi; la politica coloniale belga era stata essenzialmente economica e dato il forte ritardo sociale e

culturale l’indipendenza era considerata impossibile, mantenendo una politica paternalista; dopo l’indipendenza della

Costa d’Oro (Ghana) i movimenti indipendentisti si svilupparono e fino al 1959 vi fu una dura repressione da parte

belga delle grandi rivolte armate dei congolesi, soprattutto a Leopoldville (poi Kinshasa); all’inizio del 1960 la

situazione mutò e dei colloqui portarono al varo di una Costituzione e all’indipendenza in giugno.

Non preparati a questo grande cambiamento, i congolesi si divisero tra partiti e interessi troppo contrastanti; in luglio il

Katanga, sotto il controllo belga, si divise e proclamò la sua indipendenza; i congolesi chiesero l’intervento dell’ONU

che inviò una forza di pace per sostituire i belgi, mentre il generale Mobutu si impadroniva del potere del filo sovietico

Lumumba (poi assassinato e divenuto un icona dell’indipendenza dei popoli africani) in settembre. Tuttavia all’inizio

del 1961 vi erano in Congo una quindicina di governi indipendenti; l’anno dopo le truppe dell’ONU posero fine alla

secessione del Katanga ma nel 1964 abbandonarono il Paese in un caos totale.

Il Ruanda e l’Urundi non furono riuniti al Congo e divennero indipendenti nel luglio 1962.

LE DIFFICOLTÀ DEI DUE BLOCCHI.

Il Gollismo e l’indebolimento del campo occidentale.

Dopo l’allontanamento nel gennaio 1946 il generale De Gaulle ritorna al potere in Francia nel 1958, risolvendo la crisi

in Algeria e facendo tornare la Francia sulla scena internazionale con nuove richieste e una politica più aggressiva,

soprattutto nei confronti del dominio statunitense;

nel gennaio 1959 doveva entrare in vigore il MEC e la principale preoccupazione del generale riguardò soprattutto

l’Inghilterra, che aveva proposto la creazione di una zona di libero scambio che si sarebbe parificata a quella del MEC;

De Gaulle e il cancelliere tedesco Adenauer fecero fallire il progetto e gli inglesi crearono una zona di libero scambio

(EFTA) con Svizzera, Austria, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia.

Altro tassello importante della politica estera gollista fu il problema della NATO, in cui si chiede una direzione tripartita

degli USA con Francia e Gran Bretagna; al rifiuto americano e all’opposizione italiana e tedesca, il generale rispose

intensificando il programma nucleare francese e nel 1960 esplode la prima atomica, passando alla fase della

sperimentazione militare.

- Intanto negli Usa il presidente Kennedy, interessato all’Europa, lanciava il suo programma, il cosiddetto “Grande

Disegno” nel 1962, dopo un viaggio nel Vecchio Continente per ristabilire dei rapporti prolifici dopo il fallimento della

CED e la crisi di Suez: l’idea era che si dovevano costruire sull’altra sponda dell’Atlantico gli Stati Uniti d’Europa,

costituendo due solidi “pilastri” di eguale importanza, dove l’unica differenza sarebbe stata il monopolio dell’atomica

da parte degli Usa, dato che la teoria della risposta flessibile prevedeva un unico centro decisionale all’ultimo stadio

(“un solo dito sul grilletto”), su tutti gli altri punti l’uguaglianza sarebbe stata completa.

Concretamente il piano di Kennedy prevedeva anche una riduzione dei diritti di dogana tra le due sponde dell’Atlantico

per stimolare il commercio: ciò implicava l’entrata dell’Inghilterra nel MEC; De Gaulle sembrava favorevole a ciò, ma

tutto il progetto saltò a causa di un accordo di natura militare tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti stipulato alle Bahamas nel

dicembre 1962.

Kennedy voleva assorbire la piccola forza nucleare inglese in quella americana, e infatti concordarono che l’atomica

britannica sarebbe stata posta sotto il controllo dell’Alleanza Atlantica, mentre comunque quella americana restava

libera dall’assenso dell’Organizzazione; a questo progetto di “forza multinazionale” se ne affiancava un altro, la “forza

multilaterale” (MLF) che doveva concedere a Germania e Italia delle navi di superficie con missili atomici (progetto

simbolico perché le navi erano molto vulnerabili).

De Gaulle, naturalmente, non vide di buon occhio il progetto in quanto anche lui aveva il suo “grande disegno”, la

costituzione di una politica estera comune per gli Stati europei (egli era fermamente contrario alla formazione di uno

Stato unitario o di una federazione) guidata da Francia e Germania e libera dall’egemonia statunitense; a questo scopo

egli promosse una cooperazione franco-tedesca con un patto firmato nel gennaio 1963 che presupponeva incontri

regolari di ministri e scambi economici e culturali. Nello stesso momento il generale stroncò il progetto di Kennedy

opponendosi all’entrata dell’Inghilterra nel MEC, fornendo agli altri cinque partner (che invece erano favorevoli)

blande giustificazioni economiche; allo stesso modo egli rifiutò la “forza multinazionale”.

Da questo momento la Francia apriva una crisi nel MEC e nell’Alleanza Atlantica.

- Sul fronte del MEC, De Gaulle impose una politica di “ultimatum” con la minaccia di abbandonare l’organizzazione,

soprattutto nel campo della politica agricola, volendo ottenere un mercato europeo privilegiato per i prodotti agricoli, in

modo da smaltire le eccedenze francesi ad un costo più alto rispetto alle esportazioni che arrivavano da Paesi fuori dal

Mercato Comune; le cosiddette “maratone agricole” durarono fino al 1965 e De Gaulle ottenne, oltre alla formazione di

un mercato agricolo europeo e di un finanziamento dei singoli Stati alla politica agricola in base alle loro importazioni

(svantaggioso per la Germania), anche che i poteri della Commissione fossero ridotti.

Dopo queste crisi si ebbe un rilancio europeo quando nell’aprile 1965 furono fusi gli esecutivi delle tre Comunità

esistenti, la CECA, l'EURATOM e il MEC, mentre la politica di esclusione inglese dall’Europa fu portata avanti da De

Gaulle fino alla sua permanenza al potere (aprile 1969).

- Per quanto riguarda l’Alleanza Atlantica, si vide la volontà del generale di emanciparsi dagli Usa; ciò provocò anche

lo scontento degli alleati europei, soprattutto della Germania che aveva bisogno della Francia per garantire la difesa di

Berlino Ovest, con la conseguenza che Adenauer fu sostituito e il trattato di collaborazione tra i due Paesi perse

progressivamente ogni suo valore.

Nel marzo 1966 De Gaulle inviò un messaggio al nuovo presidente americano Johnson (Kennedy fu assassinato nel

novembre ’63) in cui affermava la volontà della Francia di restare fedele all’Alleanza Atlantica ma di voler uscire dalla

sua organizzazione militare, la NATO, al fine di riacquistare la piena sovranità sull’esercito e sul territorio francese a

partire dal luglio dello stesso anno; le basi e le installazioni militari americane e canadesi dovevano essere smantellate

entro l’aprile 1967.

La decisione francese comportava una divisione tra le comunicazioni militari del nord e sud d’Europa, oltre al problema

dell’indebolimento della difesa alleata in Germania; su questo punto il nuovo cancelliere Willy Brandt riuscì ad ottenere

un compromesso in dicembre.

Ma i rapporti tra Francia e Usa si deteriorarono ulteriormente in seguito ai viaggi che in quello stesso anno De Gaulle

fece in Urss e in Cambogia, dove condannò la guerra nel Vietnam, e per la posizione del generale favorevole agli arabi

durante la guerra dei sei giorni del 1967; anche con il Canada i rapporti si raffreddarono per l’appoggio aperto alle

aspirazioni indipendentiste del Quebec.

Molto importante fu anche l’attacco contro la stabilità del dollaro (sul cui cambio in oro si basava il sistema monetario

mondiale), che vide tuttavia invertirsi la situazione quando bastò una crisi interna per far perdere stabilità al franco e

pose la Francia nella necessità di avere un aiuto Usa.

Nel 1969 De Gaulle rassegnò le dimissioni e il nuovo presidente Pompidou migliorò le relazioni con gli Stati Uniti di

Nixon, accettando anche la partecipazione inglese al MEC in cambio del mantenimento dei sacrifici per il mercato

agricolo da parte del cancelliere tedesco Brandt.

Campo sovietico: Breznev e i contrasti con Cecoslovacchia, Romania e Cina.

La politica di Krusciov risultò in definitiva abbastanza fallimentare, dall’estero con la Crisi di Cuba e i contrasti con la

Cina sino al mantenimento dei problemi agricoli dell’Urss all’interno, la sua noncuranza in materia di dottrina, il

disimpegno dell’industria pesante per quella dei beni di consumo e il suo “avventurismo”; per questi motivi il Presidium

lo allontanò nell’ottobre 1964.

Si tornò, almeno fino al 1970, ad una guida collegiale, con le tendenze di Breznev, appoggiato dai militari e più cauto

con la destalinizzazione e Kosygin, favorevole alla distensione e all’apertura; i militari presero sempre più piede e dal

1970 Breznev si trovò ad esercitare da solo il potere.

Anche i sovietici negli anni ’60 dovettero affrontare una serie di problemi con i loro alleati.

- In Romania vi fu a partire dal 1961 una dura opposizione del partito rumeno contro i piani del COMECON, il

“Consiglio di Mutua Assistenza Economica” dell’Urss con le democrazie popolari europee, contestando soprattutto la

specializzazione dei compiti tra i diversi Paesi, che avrebbe lasciato la Romania uno Stato fondamentalmente agricolo,

non sviluppando l’industria.

Il partito comunista rumeno, guidato da Ceausescu, rivendicò una propria indipendenza economica e di sovranità

nazionale, sostenendo negli anni successivi le tesi cinesi e albanesi, rifiutandosi di partecipare all’attacco contro la

Cecoslovacchia e accogliendo l’anno dopo il presidente Nixon.

- Intanto continuava la disputa con la Cina che non si attenuò dopo la caduta di Krusciov e vide anzi un pericoloso

aumento degli incidenti di frontiera durante tutti gli anni ’60; la “rivoluzione culturale” controllata da Mao nel 1966 per

riprendere la guida del Paese, in seguito repressa, ebbe code anti-sovietiche e tornarono i ricordi dei trattati ineguali con

cui i russi avevano sottratto territori all’impero cinese.

Gli incidenti divennero seri nel 1969 per il controllo più che altro propagandistico della piccola isola di Demanski, dove

furono inviate truppe da entrambi i Paesi e ci vollero dei negoziati per riuscire a sanare il conflitto.

- La crisi più grave si ebbe però sicuramente in Cecoslovacchia: questo Paese era sempre stato considerato il più fedele

del blocco sovietico ma a partire dal 1963 il segretario ex stalinista Novotny aveva assicurato una certa liberalizzazione;

la conseguenza immediata fu nel 1967 la formazione di un gruppo di intellettuali che richiedevano una maggiore

liberalizzazione della politica interna.

Essi trovarono un appoggio politico nell’ala liberale del partito con a capo Dubcek, il quale riuscì a prendere il potere

nel gennaio 1968; egli era un comunista convinto ma era certo che il socialismo avrebbe potuto svilupparsi anche in un

sistema di volontà individuale, quindi promosse la fine della censura, l’apertura delle frontiere e il diritto di viaggiare e

la riabilitazione delle vittime dei soprusi.

Tuttavia, a differenza della Romania dove nessuna liberalizzazione era tollerata all’interno, la Cecoslovacchia si

dichiarava totalmente fedele al Patto di Varsavia; ai russi questo non bastò e quando nel marzo in Polonia vi furono

scontri all’università di Varsavia tra l’esercito e gli studenti che si ispiravano apertamente alla “Primavera di Praga”,

decisero di intervenire in Cecoslovacchia.

Il 21 agosto 1968 truppe russe, polacche, bulgare, ungheresi e della Germania est invasero il territorio cecoslovacco; i

russi credettero di poter agire come in Ungheria, sostituendo il governo di Dubcek con uno fedele a Mosca, tuttavia essi

si scontrarono con la solidarietà dell’intera popolazione, del partito e anche dell’esercito cecoslovacco verso il

programma d’azione del partito.

Breznev fu costretto a scendere a patti: Dubcek e i suoi compagni furono condotti con la forza a Mosca dove il 25

agosto furono costretti a siglare un accordo in cui limitavano la portata della liberalizzazione nel Paese, con il

ristabilimento di una certa censura e il mantenimento per un tempo indeterminato delle truppe di occupazione.

La situazione rimase tesa ma nei mesi successivi vi fu una lenta e costante sostituzione dei membri riformisti del partito,

tra i quali lo stesso Dubcek e vi fu il ritorno ad un governo di regime; in tutto il mondo le proteste per l’atteggiamento

sovietico furono assordanti, anche gli importanti partiti comunisti italiano e francese condannarono apertamente

l’operato sovietico in Cecoslovacchia.

Il movimento dei “non allineati”.

Con la definizione “Paesi del terzo mondo” non si intendono né i Paesi decolonizzati (lo sono stati anche gli Usa) né

quelli più ricchi in base al reddito pro capite (si pensi al Kuwait); la distinzione è fatta più che altro in base allo sviluppo

tecnologico e culturale del Paese in questione.

Molti di questi Paesi non volevano schierarsi in nessuno dei due campi o mantenevano una politica ambigua dettata dai

loro problemi contingenti; sotto la spinta di Tito, Nehru e Nasser vi fu la prima conferenza dei Paesi non allineati che si

tenne a Belgrado nel settembre 1961.

Ad essa parteciparono 25 Stati (non erano stati invitati i Paesi SEATO, la Giordania, la Libia, il Laos, le due Coree e i

due Vietnam) e lo scopo della Conferenza fu principalmente quello di mostrare alle due superpotenze e agli altri Paesi

non allineati che era possibile mantenere una certa neutralità; per tutta risposta Krusciov fece esplodere un’atomica

nell’atmosfera durante gli incontri.

I non allineati decisero di proseguire la loro opera con un po’ più di elasticità nella definizione di “Paese non allineato”,

infatti alla Conferenza del Cairo del 1964 il numero dei partecipanti salì a 54 e a quella di Algeri del 1973 le

delegazioni presenti erano ben 86, nonostante vi fu una protesta sulla partecipazione di Cuba e del Vietnam del Nord da

parte dell’anti-sovietico colonnello Gheddafi.

Questa conferenza non ebbe fortuna perché esponenti estremisti palestinesi rapirono la delegazione saudita proprio

quando si discuteva del sostegno da dare ai movimenti indipendentisti.

- Da rilevare in questo periodo il riavvicinamento dell’India agli Usa per ottenere aiuti e contrastare la potenza cinese

che si era verificata con la vittoria sull’Himalaya nel 1962, cosa che scontentò i pakistani i quali firmarono importanti

accordi di confine con i cinesi.

Sempre in Asia è da rilevare la rivolta del 1965 in Indonesia che si ritiene sia stata guidata dalla CIA e che portò questo

Paese nella sfera d’influenza americana sotto il generale Suharto.

In America Latina gli Usa mantennero l’esclusione di Castro dall’OSA (sarà riammesso solo nel ‘73), che continuava a

fomentare rivolte in Bolivia (dove morì Che Guevara), Colombia e Venezuela; in Cile la vittoria del socialista Allende

nelle elezioni del settembre 1970 portarono ad un Colpo di Stato organizzato dal generale Pinochet che andò al potere

nel 1973.

La guerra del Vietnam, il Biafra e i conflitti Arabo-Israeliani.

- Dopo l’armistizio del 1953 tra la Francia e il Viet Minh, non riconosciuto dagli Usa e dal governo sud vietnamita, gli

americani decisero di sostenere i sud vietnamiti per contrastare l’avanzata comunista in Asia; il referendum unitario

sancito dall’armistizio non vi fu mentre ve ne fu uno al sud che allontanò definitivamente l’imperatore Bo Dai,

trasformando lo Stato in una repubblica.

Mentre nei primi anni ’60 la Cina forniva armi e uomini al nord, il presidente Kennedy si limitò a fornire da principio

alcune centinaia di “consiglieri militari” che non avevano autorizzazione a combattere; il regime di Dieng fu rovesciato

nel 1963 e vi fu al sud una situazione di tensione e incertezza politica che convinse il presidente Johnson ad agire,

cosicchè nel 1964 fu approvato dal Congresso una legge che lasciava al presidente la decisione di ricorrere alla forza

per salvaguardare la libertà in Asia. Nel 1968 in Vietnam vi erano già mezzo milione di soldati americani, e fin dal 1965

iniziarono i bombardamenti di obiettivi militari nel Vietnam del Nord; questi attacchi servìrono solo a rafforzare il

sentimento di rabbia dei nord vietnamiti e soprattutto ebbero l’effetto di aumentare considerevolmente gli aiuti al Nord

da parte della Cina e, per la prima volta, dell’Urss.

Intanto nel sud continuava la guerriglia dei Vietcong (vietnamiti comunisti del Sud) riuniti nel FNL, il “Fronte

Nazionale di Liberazione”, che operava tramite azioni di guerriglia difficilmente controllabili;

queste battaglie di usura durarono fino al gennaio 1968, data in cui i nord vietnamiti scatenarono in più di cento basi e

città un’offensiva militare di enorme portata, l’offensiva del Tet (il capodanno vietnamita, giorno in cui gli americani

non si aspettavano assolutamente combattimenti).

La potenza e l’ampiezza dell’offensiva del Tet mostrò come i vietnamiti non fossero stati fiaccati dagli anni di lotte,

mentre in America parte dell’opinione pubblica chiedeva la fine della guerra e la bilancia dei pagamenti vedeva il suo

deficit aumentare per lo sforzo economico sostenuto in Asia; prima delle elezioni del 1968 Johnson pose fine ai

bombardamenti nel nord e il neo presidente Richard Nixon si impegnò a porre fine alla guerra con una pace senza

disonore per gli americani.

La conferenza di Pace iniziò a Parigi nel gennaio 1969 con le delegazioni americana, del Vietnam del Nord, del governo

del Sud e anche dell’FLN.

La nascita degli Stati dopo la decolonizzazione ha portato ad una serie di conflitti per l’acquisizione di territori di

frontiera contesi; all’inizio degli anni ‘60 è soprattutto l’Africa ad essere vittima di scontri di matrice territoriale,

in questi anni vi fu una contesa tra la Somalia, l’Etiopia e il Kenya; nel ‘63 vi furono scontri alla frontiera tra il Marocco

e l’Algeria e sempre il Marocco aprì una crisi internazionale per il riconoscimento della Mauritania.

Tuttavia la crisi piu’ grave dell’Africa indipendente fu sicuramente quella del Biafra: in questo caso si trattò di una

secessione. In Negeria convivevano popolazioni musulmane e cristiane di religione cattolica gli Ibo, stanziate

soprattutto nella zona est, il Biafra; in seguito ad una violenta repressione musulmana e soprattutto per la scoperta di

importanti giacimenti petroliferi, un regime militare dichiarò nel maggio1967 l’indipendenza del Biafra per farne una

regione distinta dai territori musulmani.

Il governo federale nigeriano, guidato da militari, iniziò una guerra di riconquista; l’ONU, gli USA e i Paesi africani

giudicarono la secessione un pericoloso precedente in un continente dove le etnie non corrispondevano quasi mai agli

Stati nazionali, a sostegno del Biafra si schierò la Francia di De Gaulle che inviò aiuti economici e militari, ritardando

una sconfitta quasi certa (il Vaticano e la Cina furono blandamente favorevoli al Biafra).

la fine della guerra e la fine della secessione si ebbero dopo due anni e mezzo di lotte sanguinose, nel gennaio 1970.

- Anche in Asia vi furono parecchie zone di conflitto nei nuovi Stati sorti dopo la decolonizzazione, soprattutto a causa

della presenza di minoranze etniche: sono questi i casi degli indiani a Ceylon o delle minoranze cinesi presenti in

Indonesia (piu’di tre milioni), con l’inasprirsi delle relazioni tra i due Stati soprattutto dopo il colpo di Stato filo-

americano, con l’insorgere di incidenti alla fine degli anni ‘60.

Causa di contrasto fu anche la formazione della Malaysia per la rivendicazione di territori nel Borneo indonesiano e di

territori rivendicati anche dalle Filippine; inoltre i cinesi di Singapore preferirono proclmarsi indipendenti piuttosto che

essere inglobati nella Malaysia e divenire una minoranza.

Di certo preponderante in Asia fu il conflitto del Kashmir tra India e Pakistan, al quale si collega la questione

dell’indipendenza del Bangladesh: l’India aveva annesso il Kashmir senza tener conto dell’azione dell’ONU e la

situazione rimase sospesa sino alla firma dell’accordo tra il Pakistan e la Cina per la delimitazione delle frontiere tra i

due Paesi e la sconfitta dell’India con la Cina nel 1963; l’India fu obbligata ad intavolare trattative sulla questione del

Kashmir con il Pakistan, che aveva l’appoggio cinese e americano.

nell’agosto del 1965 un incidente di frontiera fece scoppiare la guerra tra i due Stati, una minaccia di intervento cinese

fu severamente fermata da Usa e Urss e un mese dopo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU impose il cessate il fuoco; la

guerra fu però violentemente ripresa a causa della situazione del Bangladesh, il quale faceva parte del Pakistan ed era a

questo sottomesso politicamente ed economicamente, nonostante i due territori fossero divisi dall’India e non

comunicanti.

Dopo aver trionfato alle elezioni il partito indipendentista proclamò nel marzo 1971 l’indipendenza, ma il Pakistan

intervenne, invase il Paese e i leaders del movimento furono arrestati; a questo punto l’India (guidata dal 1966 dalla

figlia di Nehru, Indira Gandhi) decise di intervenire direttamente e nel dicembre 1971 ripresero le ostilità tra India e

Pakistan.

Gli indiani riuscirono a riconquistare il Bangladesh e a dopo una decina di giorni dall’inizio delle ostilità il Pakistan fu

costretto a riconoscere l’inidpendenza del Bangladesh, anche se il veto cinese all’ONU non permise la sua entrata alle

Nazioni Unite; in questo caso Usa e Cina si erano trovati d’accordo nel non volere la secessione.

- In Medio Oriente nessuno dei due Grandi interveniva direttamente, sostenendo l’uno e l’altro i due campi opposti,

quello degli Arabi per l’Urss (che era la loro unica fornitrice di armi e cercava di unirli in un fronte anti-imperialista) e

quello di Israele per gli Usa; un negoziato diretto tra le due parti sembrava impossibile e restava irrisolto anche il

drammatico problema dei profughi palestinesi rifugiati nei campi profughi in Giordania in condizioni disumane dopo

l’occupazione israeleana della Palestina nel 1948.

La situazione ebbe una brusca svolta nel 1967 per via delle comunicazioni marittime israeliane: il Canale era chiuso alle

navi d’Israele e a quelle che lo rifornivano, mentre il controllo del Golfo di Aquaba era controllato dai caschi blu

dell’ONU in territorio egiziano a Sharm el-Sheik, garantendo il commercio israeliano.

Nel maggio 1967 Nasser chiese lo sgombero dei caschi blu e il Segretario Generale dell’ONU U Thant accettò

immediatamente di ritirarli; Nasser annunciò subito l’interdizione del Golfo di Aquaba a tutte le navi dirette ad Israele.

La situazione divenne subito tesa e il 5 giugno 1967 le forze israeliane attaccarono nel Sinai, a Gerusalemme e a nord

contro i siriani, cogliendo totalmente di sorpresa i nemici e avanzando il piu’ possibile, in modo che quando l’ONU

avesse imposto il cessate il fuoco i territori occupati sarebbero stati in parte mantenuti; quando il 10 giugno anche la

Siria si convinse ad accettare un cessate il fuoco senza condizioni, Israele aveva occupato tutta la penisola del Sinai, la

parte araba di Gerusalemme e le importanti alture del Golan: il colpo di sorpresa era perfettamente riuscito e il ritardo

nel cessate il fuoco per gli errori della diplomazia araba era andato a tutto vantaggio degli israeliani.

L’Urss ruppe le relazioni diplomatiche con Tel Aviv e il 19 giugno, grazie all’appoggio dei Paesi del terzo mondo

sempre favorevoli ai Paesi arabi, riuscì a far convocare l’Assemblea Generale dell’ONU per imporre agli israeliani il

ritiro dai territori occupati, dichiarando Israele colpevole di aggressione; tuttavia il progetto sovietico si scontrò con

l’opposizione degli americani seguiti dai Paesi sudamericani, impedendo che le varie risoluzioni di condanna venissero

approvate e facendo subire uno scacco diplomatico ai sovietici. Alla fine si adottò all’unanimità una risoluzione inglese

(risoluzione 242) che ordinava a Israele l’evacuazione dei territori occupati, con alcune ambiguità in quanto non si

specificava esattamente quali territori occupati.

Dopo questi avvenimenti si ebbe lo sviluppo del movimento palestinese, il cui leader Yassir Arafat aveva preso tra gli

arabi il posto che era stato di Nasser; la “Organizzazione per la Liberazione della Palestina” (OLP) nacque nel 1964 da

una conferenza araba riunita in un vertice al Cairo, composta da gruppi moderati e da movimenti estremisti come “Al

Fatah” che già dall’anno successivo iniziarono azioni militari contro Israele; i fedayin palestinesi avevano basi in

Libano, Siria e Giordania, agendo spesso come uno Stato nello Stato.

Questa situazione causò degli scontri con le truppe libanesi e soprattutto in Giordania, dove nel 1970 essi furono

arrestati ed espulsi da re Hussein creando una profonda spaccatura nel mondo arabo; intanto il neo presidente egiziano

Sadat nel 1972 congedò i tecnici sovietici e sembrò avvicinarsi al campo occidentale vicino ad Israele (tranne la Francia

che aveva interrotto i rifornimenti militari all’epoca di De Gaulle). Questi contrasti furono risolti nel 1973 e il persistere

dell’occupazione israeliana nei territori occupati e soprattutto di Gerusalemme (ignorando le risoluzioni dell’ONU)

indussero gli arabi a lanciare un offensiva militare.

Il giorno dello Yom Kippur, il 6 ottobre 1973, truppe egiziane superarono Suez e penetrarono nel Sinai mentre i siriani

attaccavano da nord; dopo un primo momento di sorpresa, gli israeliani contrattaccarono e arrvarono nei giorni

successivi vicino a Damasco, mentre il generale Sharon riusciva ad aprire una breccia fino a Suez.

Il canale fu oltrepassato il 15 ottobre e i sovietici, che fino ad allora avevano posto il veto ad un cessate il fuoco per non

frenare lo slancio arabo, indussero gli egiziani ad accettarlo. Il Consiglio di Sicurezza votò il cessate il fuoco il 22

ottobre, ordinando l’applicazione della risoluzione 242 approvata nel 1967; gli israeliani lo accettarono solo dopo aver

isolato un’intera armata egiziana nel deserto ma la tempestiva azione dell’Urss aveva impedito una capitolazione totale

dell’esercito di Sadat.

Poichè gli israeliani continuavano nel tentativo di far capitolare l’armata l’Urss minacciò un intervento diretto ma la

ferma reazione degli americani spinse Breznev a non spingersi oltre; si ebbero dei colloqui diretti tra egiziani e

israeliani conclusi con “l’accordo del km 101” che permetteva il vettovagliamento della III armata isolata sotto il

controllo dei caschi blu e la convocazione di una conferenza a Ginevra.

LA FASE DELLA DISTENSIONE E GLI ULTIMI ANNI DEL MONDO BIPOLARE (1969 - 1985).

I negoziati sul disarmo, l’Europa dei nove e la OstpolitiK.

Pur accrescendo i loro eserciti e investendo enormi capitali nella tecnologia militare, Usa e Urss dovevano affrontare

situazioni difficili che favorirono una certa ripresa del dialogo e soprattutto i primi timidi tentativi di disarmo.

I sovietici non erano riusciti a realizzare le ottimistiche previsioni di Krusciov e il livello di vita della popolazione russa

rimaneva al di sotto anche degli standard europei; inoltre si faceva sempre piu’ forte l’aspirazioni di alcuni ambienti ad

una maggiore libertà individuale e di espressione e soprattutto di poter viaggiare al di fuori dell’Urss, cose che

rendevano il modello comunista non piu’ così attraente anche per i Paesi del Terzo Mondo.

Gli Usa, nonostante un’espansione economica considerevole, vedevano aumentare la contestazione a causa della guerra

del Vietnam e della difficile situazione dei neri, con la nascita di movimenti che mettevano anche in discussione la

presunta supremazia morale e il concetto di “missione “ che gli americani credevano di avere nel mondo (il Watergate).

Anche per questi motivi, oltre al contenimento delle enormi spese militari e all’impossibilità sempre di natura

economica di costruire reti anti-missile da parte americana, vi fu una certa distensione che si tradusse nei due trattati sul

disarmo.

Si iniziò con il problema degli esperimenti nucleari nell’atmosfera e il Trattato di Mosca dell’agosto 1963 decretò la

finedi tali esperimenti con ben 102 paesi firmatari; l’accordo non fu tuttavia siglato da Francia e Cina che, avendo una

potenza atomica ancora sperimentale, avevano bisogno di queste prove nell’atmosfera (De Gaulle disse che questo non

era disarmo ma un tentativo di limitare il club dei paesi in possesso dell’arma atomica).

Il mese successivo vi fu la creazione di una linea telefonica diretta tra Washington e Mosca, il cosiddetto “Telefono

Rosso” che offriva la possibilità di una consultazione immediata tra i due Stati in caso di degenerazione in guerra di un

conflitto particolare.

Nel luglio 1968 si ebbe un nuovo trattato sulla non proliferazione delle armi atomiche, ancora una volta non sottoscritto

da Francia e Cina che intanto in quell’anno fecero esplodere le loro prime “bombe H”, cioè delle atomiche militari; fu in

occasione dei discorsi circa l’adesione al trattato all’Assemblea dell’ONU che il presidente Johnson fece una proposta

al delegato sovietico per la sospensione della rete anti-missile, poi il russo propose una limitazione dei sistemi

missilistici.

In pratica, se non si poteva controllare il numero delle testate nucleari, si poteva operare un controllo sul numero dei

mezzi di lancio dei missili; il negoziato si aprì nel novembre 1969 ad Helsinki e si arrivò all’accordo detto SALT I

(Strategic Arms Limitation Talks) che fu firmato da Nixon e Breznev il 26 maggio 1972: esso prevedeva la limitazione

degli armamenti offensivi e un accordo sul sistema dei missili anti-balistici (missili anti missile).

L’anno dopo vi fu un altro atto di riavvicinamento con un viaggio di Breznev negli Usa durante il quale furono firmati

nuovi accordi (le due potenze si impegnavano ad impedire una guerra nucleare anche tra terzi) e si preparò il negoziato

per il SALT II.

- Dopo l’uscita di scena di De Gaulle il nuovo presidente Pompidou tolse il veto francese per l’entrata dell’Inghilterra

nel MEC e, superando gli inglesi le diffidenze degli anti-europeisti, il 22 gennaio 1972 Regno Unito, Danimarca,

Irlanda e Norvegia firmarono a Bruxelles la loro adesione al Mercato Comune dopo mesi e mesi di negoziati tecnici; il

trattato fu ratificato dai parlamenti e solo in Norvegia un referendum diede la maggioranza ai sostenitori del no e il

Paese restò fuori. Nasceva nel gennaio 1972 l’Europa dei nove.

- Nel 1969 Willy Brandt fu eletto cancelliere in Germania: fedele al Patto Atlantico, sostenitore del patto franco-

tedesco ed europeista convinto, Brandt cercò subito di operare una nuova politica con i Paesi del Patto di Varsavia,

soprattutto cercò di favorire l’instaurarsi di normali rapporti con la Repubblica Democratica Tedesca, ancora non

riconosciuta dagli Stati occidentali; questo significava abbandonare la tradizionale idea che la Germania ovest fosse la

vera espressione del popolo tedesco, poichè fondata sulla autodeterminazione, come sosteneva l’opposizione della

CDU.

Furono così iniziate conversazioni con l’Urss e la Polonia sull’inviolabilità del confine Oder-Naisse e nel marzo 1970 si

ebbe un incontro al vertice tra Brandt e il capo di governo della RDT Stoph, seguito qualche giorno dopo da un incontro

delle quattro potenze occupanti a Berlino est, cosa che non succedeva dai tempi del quadripartito del 1948; fu deciso

con un accordo nel giugno 1972 che i russi non avrebbero ostacolato in alcun modo le comunicazioni tra Berlino ovest e

la RFT, mentre gli occidentali ammettevano in cambio che Berlino ovest non era un elemento costitutivo della

Germania ovest, cosa che comportò lo spostamento del Parlamento della RFT da Berlino.

Il problema principale di Brandt era la condizione imposta dalla RDT che non ci sarebbe stato alcun accordo senza un

riconoscimento formale dello Stato tedesco orientale; questo riconoscimento si ebbe dopo la sua rielezione, con un

accordo firmato nel dicembre 1972 in cui i due governi tedeschi riconoscevano la sovranità dell’altro Stato nel suo

territorio, in seguito vi fu il riconoscimento da parte di numerosi Stati occidentali e l’ammissione delle due Germanie

alle Nazioni Unite nel settembre 1973.

La fine della Guerra del Vietnam e il riconoscimento della Cina.

- Mentre i negoziati sul Vietnam proseguivano a Parigi, Il presidente Nixon affermò che gli Usa avrebbero dovuto

difendere il Vietnam solo se questo Stato voleva rimanere libero; nel giugno 1969 egli affermò che bisognava

“vietnamizzare” la guerra, cioè operare una ritirata progressiva e lasciare ai sudvietnamiti, se lo volevano, il compito di

difendere la loro libertà.

Da quel momento i soldati americani in Vietnam passeranno da piu’ di mezzo milione a meno di 70 mila nel maggio

1972; durante questo periodo, però, gli americani intervennero anche in Cambogia e nel Laos per contrastare le

operazioni dei “khmer rossi” che volevano instaurare in quegli Stati regimi comunisti filo-cinesi.

La situazione mutò dopo i viaggi di Nixon a Pechino e a Mosca nella prima metà del 1972; parallelamente alle

discussioni di Parigi, Kissinger e un delegato nord-vietnamita ebbero dei colloqui segreti per il raggiungimento di un

accordo che prevedeva l’unificazione e l’indipendenza del Vietnam con un governo composto egualmente dalle tre

componenti del Paese (comunisti, esponenti del regime militare del sud e “neutrali”), il cessate il fuoco e il controllo di

una commissione internazionale di sorveglianza degli accordi.

Dopo alcuni problemi questi accordi furono siglati nella Conferenza di Parigi del marzo 1973, tuttavia le ostilità

continuarono tra i vietnamiti per estendere il piu’ possibile la zona controllata dai due eserciti e anche in Laos e nella

Cambogia da parte dei khmer rossi.

- La risoluzione del conflitto nel Vietnam è sicuramente legata alla nuova situazione internazionale in cui venne a

trovarsi la Cina; vi fu una forte corrente dell’opinione pubblica mondiale che chiedeva il riconoscimento dell’enorme

Stato, inoltre questo potè avvenire grazie al realismo di Chou En-Lai (seconda carica cinese dopo Mao, comparso dopo

che lo stesso Mao aveva eliminato il generale Lin Piao nel 1971, del quale si era servito durante l’epurazione del partito

che vi fu in seguito alla “rivoluzione culturale”) e al realismo di Nixon; nell’aprile 1971 i cinesi operarono un gesto

simbolico invitando una squadra di ping pong americana a giocare in Cina, in seguito Nixon tolse l’embargo americano

sui prodotti strategici (fatto adottare dagli Usa anche da altri Stati occidentali) e in seguito fu Kissinger a preparare

segretamente un viaggio dello stesso Nixon a Pechino.

Questa apparente distensione permise all’Assemblea delle nazioni unite di approvare nell’ottobre 1971 una proposta

albanese che prevedeva la sostituzione della Cina nazionalista all’ONU con quella popolare, anche nel seggio

permanente in Consiglio; il viaggio di Nixon a Pechino si ebbe nel febbraio 1972 e, sulla questione spinosa del

riconoscimento alla Cina nonostante l’appoggio ai nazionalisti, il presidente affermò che avrebbe ritirato le forze

americane da Taiwan ma che l’accordo di difesa militare con il governo nazionalista era sempre considerato valido.

I due Paesi, infine, si pronunciarono per la non ingerenza negli affari interni dell’altro.

Questa nuova situazione permise anche al Giappone di ricucire i contatti con la Cina e nel settembre 1972 vi fu un

accordo tra i due Paesi con il quale il Giappone riconosceva la Repubblica Popolare come il solo governo cinese

(condizione sine qua non che i comunisti cinesi imponevano per il loro riconoscimento), il trattato con Formosa perdeva

ogni ragione di esistere e si ponevano le basi per concludere un trattato di pace e di amicizia, considerando concluso lo

stato di guerra che in teoria ancora esisteva tra i due Stati.

La debolezza dell’Occidente e la politica di Reagan.

A partire dalla seconda metà degli anni ‘70 (scandalo Watergate e dimissioni di Nixon nell’agosto 1974) vi è stato un

temporaneo indebolimento del sistema americano durante le successive presidenze Ford (fino al 1976) e Carter (fino al

1980) di cui l’Urss ha approfittato soprattutto con un intensificazione incessante degli armamenti, cercando di aggirare

in ogni modo gli accordi del SALT I.

La presidenza Carter fu caratterizzata da un ritorno della diplomazia americana al moralismo tradizionale, con

l’abbandono di ogni politica egemonica nel tentativo di ottenere una reale distensione con Cina e Urss (anche perchè

dopo il Vietnam il Congresso era molto restio a concedere fondi per interventi militari) e con l’impegno a non sostenere

piu’ i regimi dittatoriali solo perchè anti-comunisti; a conti fatti la sua politica risultò debole, soprattutto poichè non

riuscì a contenere il riarmo russo e ad ottenere una reale applicazione degli accordi per la limitazione degli armamenti.

Durante la presidenza Ford i russi avevano ottenuto un ambiguo successo diplomatico con la Conferenza di Helsinki del

luglio 1975, da loro promossa sin dal dopoguerra per operare la “sicurezza e la cooperazione in Europa” tra i due

blocchi, in realtà per consolidare lo status quo nel loro campo ed essere sicuri delle frontiere occidentali in caso di

guerra contro la Cina; gli Occidentali chiesero e ottenero la presenza di Usa e Canada, la conclusione di un accordo

quadripartito su Berlino (quello del 1971) e un dialogo sulle libertà indiivduali che negli anni successivi fu sempre

rifiutato dall’Urss.

La conferenza stabilì anche una serie di principi astratti sul non ricorso alla forza e sulla inviolabilità delle frontiere in

Europa (“primo cesto”), sulla collaborazione culturale e scientifica (“secondo cesto”) e sul rispetto dei diritti

fondamentali (“terzo cesto”).

I risultati di questi accordi furono molto deludenti, la Russia continuava a mantenere truppe in Europa Orientale e a non

rispettare i diritti umani, anche la successiva Conferenza di Belgrado che si tenne nell’ottobre 1974 fu un totale

fallimento.

Per quanto riguarda gli accordi del SALT I essi non prevedevano il disarmo ma l’arresto della corsa nella costruzione

dei vettori, mentre ci si era accordati in seguito per l’installazione dei missili anti-balistici solo nei pressi di New York e

Mosca; i negoziati per il SALT II si aprirono nella prima metà del 1975, mentre i gli americani preparavano i missili da

crociera a bassa quota Cruise e i sovietici iniziavano la fabbricazione di nuovi missili con una portata inferiore a quella

proibita dal SALT I (5 mila Km) e di un bombardiere pesante di nuovissima generazione, il Tupolev “Backfire”, seguito

dal B1 americano (modello praticamente identico).

Carter, dunque, sembrava costretto al riarmo dai sovietici che impiegavano per le spese militari quote del PNL mai

raggiunte da alcun Paese al Mondo, e anche le spese militari americane raggiunsero cifre favolose, che tuttavia

riuscivano a produrre in quantità circa la metà di quello che producevano i sovietici nei campi “consentiti” o aggirati dal

SALT I.

Una nuova causa di tensione si ebbe intorno al 1978, la “Crisi degli Euromissili”: mentre Carter si sforzava di

concludere il SALT II i sovietici avevano installato in Asia ed Europa dei missili capaci di colpire tutte le capitali

europee a medio raggio e quindi di difficile intercettazione, fino all’elezione di Reagan vi fu tensione e la situazione

non si risolse.

Ronald Reagan divenne presidente nel 1980 e fu trionfalmente riconfermato nel 1984: egli rappresentava per

l’americano medio la volontà di reagire alle provocazioni sovietiche, dopo un declino consentito da Nixon e Kissinger e

aggravato dal moralismo di Carter.

La strategia di Reagan circa gli euromissili fu quella di proporre un negoziato che, se fallito, avrebbe portato

all’installazione dei missili “Pershing” in Europa Occidentale; la faccenda si svolse proprio cosi e alla Conferenza di

Ginevra del novembre 1981 Reagan propose di eliminare completamente tutti i missili, cosa che i sovietici rifiutarono a

priori.

Iniziò dunque, nonostante le vigorose proteste dei pacifisti sulle quali contava l’Urss, l’installazione dei Pershing in

Germania Occidentale con il consenso del governo della CDU di Helmut Kohl e i sovietici non reagirono; Reagan passò

poi al contrattacco e ne marzo 1983 annunciò il progetto dello “scudo spaziale”, un sistema di difesa in orbita che

poteva distruggere i missili nella fase di ascesa e a metà percorso, rendendo superati i missili anti balistici e anche la

corsa agli armamenti convenzionali.

Questo progetto dal costo enorme spinse i sovietici ad accettare il negoziato sul controllo degli armamenti di tutti i tipi,

non solo per i missili come per i due SALT, e di farlo senza la preventiva sospensione del progetto dello Scudo, come

avevano chiesto; nel gennaio 1985 si ebbero le prime conversazioni a tal fine, nonostante le preoccupazioni europee sul

progetto americano che avrebbe sconvolto tutti gli equilibri militari non solo in occidente.

- Il dialogo sul disarmo tra le due superpotenze fu sicuramente facilitato dall’ascesa al potere in Unione Sovietica di

Mikhail Gorbaciov nel marzo 1985: da quest’anno egli lanciò l’idea di un disarmo non solamente effettivo ma che non

implicasse necessariamente il mantenimento della proporzione di partenza tra i due campi; in pratica, non si riduceva la

corsa agli armamenti ma si distruggevano quelli già esistenti con in piu’ il fatto che, se si accertava una superiorità

quantitativa dell’armamento di una potenza sull’altra, la potenza superiore accettava una riduzione proporzionalmente

maggiore di quella inferiore.

Tutto ciò portò all’Accordo di Washington dell’8 dicembre 1987 che prevedeva la cosiddetta “doppia opzione zero”

(riduzione degli armamenti di entrambi per la prima volta nella storia) e anche il permesso dei russi ad un controllo sul

loro territorio: con questo accordo dovevano essere distrutti tutti i missili nucleari terra terra fino a 5.000 km presenti

nel teatro europeo; nel settembre 1989, poi, Gorbaciov opererà questo enorme sforzo di pace accettando di abbandonare

nelle trattative sul disarmo la condizione preliminare posta dai sovietici sull’arresto da parte degli americani del

programma dello “scudo spaziale”.

L’allargamento della Comunità e il fallimento dell’eurocomunismo.

Negli anni ‘70 l’Europa ha manifestato il suo attaccamento alla democrazia e ai regimi liberali; nel nord vi era una

proficua alternanza tra governi moderati e socialdemocratici, la Gran Bretagna vide nel 1979 il ritorno dei conservatori

con la Tatcher che, insieme a Reagan, saranno i campioni del liberismo e della deregulation economica, con un

atteggiamento fermo in politica estera; la Germania vide le dimissioni di Brandt e il potere passò alla CDU di Kohl nel

1982, mentre nell’Europa mediterranea aumenta l’influenza dei partiti comunisti, i quali tuttavia sono dappertutto

esclusi dai governi che vedono sempre pi

spesso una presenza socialista ostile all’ideologia marxista-leninista.

Soprattutto il Partito Comunista Italiano guidato da Berlinguer ottenne alle elezioni del 1976 il 34 % dei voti, risultando

la guida a livello europeo dei partiti comunisti facenti parte del gruppo degli “indipendenti”, cioè quella corrente che si

distaccava dalla teoria sovietica di una guida unica (quella del PCUS) sugli altri partiti comunisti del mondo in virtu’ di

una “internazionalizzazione proletaria” che doveva seguire gli stessi schemi.

Alla Conferenza di Berlino del giugno 1976 vi fu una riunione dei partiti comunisti di tutto il mondo per discutere

questi problemi; gli indipendenti, tra i quali il partito comunista spagnolo, inglese, olandese, jugoslavo, rumeno,

albanese e in misura minore anche quello francese, ebbero partita vinta e, nonostante la poca elasticità di Breznev, e il

documento ufficiale parlava di libertà dei vari partiti nazionali nella ricerca di una via per l’instaurazione del

socialismo: in Italia Berlinguer sarà il fautore del “compromesso storico”, cioè un accordo con le altre forze politiche

(quindi rinuncia alla dittatura del proletariato e al partito unico) al fine di garantire una presenza comunista al governo

che cambi la situazione del Paese attraverso accordi legali, accettando anche la permanenza nel Patto Atlantico.

Si iniziò a parlare di “eurocomunismo” ma i dirigenti americani e della Germania Occidentale presero subito una netta e

dura posizione contro questa realtà nascente: nel 1978 il dipartimento di Stato americano pubblicò una dichiarazione

(forse richiesta dalla DC) in cui affermava che non erano favorevoli alla partecipazione dei comunisti al governo

italiano e che avrebbero voluto veder ridotta la loro influenza in tutta Europa, stroncando così questa nuova forma di

comunismo liberale europeo.

- Nonostante una certa stabilità dei governi europei la costruzione di un’Europa Unita non progredì affatto in quanto

tutti gli Stati cercarono dei rimedi propri per far fronte alla crisi economica (causata dall’aumento del prezzo del

petrolio e dalle crisi monetarie).

In Inghilterra la Tatcher assunse un atteggiamento anti-europeista mentre sotto la spinta del presidente Pompidou si

ebbe la Creazione nel 1974-75 di un Consiglio Europeo (riunioni periodiche dei ministri degli Esteri dei nove alle quali

assiste anche il presidente della Commissione) e la decisione di eleggere il Parlamento Europeo (organo con ancora

pochissimi poteri) a suffragio universale nel 1979 (ritardo voluto dai soliti britannici).

La comunità poggiava, però, ancora su tre pilastri fondamentali : l’unione doganale (che era minata dalla creazione di

una zona di libero scambio piu’ ampia), la politica agricola comune (che provocava crisi su crisi per il problema degli

importi compensativi voluti dalla Francia) e lo SME, il sistema monetario europeo che attraverserà una fase molto

difficile.

Gli inglesi premevano per una rielaborazione del Trattato Costitutivo di Roma ma gli altri rifiutarono; in conclusione

pochi furono le note positive in questo periodo se non, dopo lunghi negoziati, l’entrata nella Comunità di Spagna e

Portogallo nell’aprile 1985.

- Questi due Stati erano usciti quasi contemporaneamente dai regimi dittatoriali di Salazar e di Franco; in Portogallo la

morte di Salazar nel 1974 fu accompagnata da un periodo di tensione e fluidità politica per la presenza di forti gruppi

comunisti di stampo autoritarista e militarista: il periodo di crisi si concluse con le elezioni del 1976 che videro la

vittoria del socialista Soares e che segnarono la vittoria della democrazia di stampo occidentale.

In Spagna la morte del generale Franco nel 1975 vide un pacifico ritorno della monarchia con il Borboni, con il re Juan

Carlos che fu abile nel far transitare il suo paese da un regime dittatoriale alla democrazia, grazie anche ad un partito

comunista ostile ai metodi sovietici.

L’era Breznev: situazione della Polonia e conflitto in Afghanistan.

L’Urss è stata governata dal solo Leonid Breznev dal 1970 sino alla sua morte nel 1982.

Egli reagì con la repressione e con l’esilio degli intellettuali che richiedevano la liberalizzazione del regime, nonostante

le proteste levate sempre piu’ spessso dai partiti comunisti occidentali; Breznev era fermamente convinto che erano solo

l’Urss e il suo esercito a rappresentare i proletari di tutto il mondo, da qui gli sforzi per il riarmo e la presenza ovunque

dell’Armata Rossa.

Questa convinzione fu contestata dagli “indipendenti” alla Conferenza di Berlino del giugno 1976, ai quali si unirono

Paesi comunisti come la Romania (dove Ceausescu reprimeva all’interno qualsiasi libertà interna), la Jugoslavia (che

vide la morte di Tito nel 1980) e l’Albania (sempre piu’ isolata dopo la morte di Hoxa).

Nonostante prevalsero le tesi degli indipendenti, l’Urss continuò per la sua strada e la prova di ciò fu il suo

comportamento durante la crisi polacca: in Polonia la Chiesa Cattolica aveva sempre mantenuto una grande influenza

sulla popolazione, la collettivizzazione delle terre era stata sospesa ed erano ritornati i piccoli proprietari, tuttavia il

governo di Gomulka dal 1956 non era riuscito a far aumentare il tenore di vita, mentre i sindacati operai erano schiavi

del partito e centri della corruzione dilagante.

Fu proprio dagli operai dei cantieri navali di Danzica che partì la protesta nel dicembre 1970 duramente repressa

dall’esercito, seguita dalla sostituzione di Gomulka con Gierek: questi rimase al potere sino al 1980 e cercò di praticare

una politica di rinnovamento senza scatenare la reazione dei comunisti sovietici; intanto gli scioperi continuarono anche

nel 1975 e cinque anni dopo Gierek dovette dimettersi.

In questi anni, intanto, l’opposizione politica e sociale iniziò ad organizzarsi con la formazione di “comitati di sciopero”

riuniti in federazioni e soprattutto con la formazione di una federazione sindacale chiamata “Solidarnosc” (solidarietà) e

guidata dall’operaio Lech Walesa, la quale riunì anche intellettuali, agricoltori e gli stessi burocrati; anche la Chiesa era

favorevole a condizione di mantenere il pacifismo e sicuramente l’elezione nel 1978 del Papa polacco Giovanni Paolo II

contribuì ad unire le masse polacche e a mantenerle calme come si potè vedere nel viaggio che egli fece in Polonia nel

1979.

Nel 1981 il Partito Comunista Polacco vedeva moltissimi membri aderire a Solidarnosc ed esso fu costretto a rinnovare

molti quadri e ad approvare uno statuto piu’ democratico, introducendo persino lo scrutinio segreto nelle votazioni.

A questo punto i russi decisero di intervenire e per intimidazione vi furono manovre militari del Patto di Varsavia in

Polonia, il presidente Carter lanciò un avvertimento a Mosca e la situazione fu risolta dal generale Jaruzelski che

divenne Primo Ministro in febbraio e favorì la collaborazione dell’esecutivo con Solidarnosc, congelando la tensione;

tuttavia non vi fu dialogo e il partito decise di nominare Jaruzelski, anche Ministro della Difesa, Segretario del Partito,

affidando nelle sue mani un potere immenso; il 12 dicembre 1981 Jaruzelski impose lo “Stato di guerra” in tutto il

Paese, ogni assembramento fu vietato, tranne quelli religiosi, e le frontiere furono chiuse; i dirigenti di Solidarnosc

furono tutti arrestati.

A partire da questo momento la Polonia fu sotto il controllo dell’esercito, rimanendoci per i due anni successivi; solo

nel 1983 lo “Stato di guerra” fu sospeso e fu organizzato anche un viaggio del Papa che incontro Walesa, insignito

intanto del premio Nobel per la pace.

La protesta anti-comunista partiva proprio dalla classe operaia e solo la forza permetteva al regime di poter

sopravvivere.

- Tra gli altri Paesi comunisti, la Bulgaria restava il modello del Paese fedele all’Urss, la Cecoslovacchia subiva ancora

gli effetti dell’occupazione sovietica e il sistema sembrava bloccato, senza la capacità di reagire, l’Ungheria era

sicuramente il satellite piu’ emancipato e dal 1956 Kadar favorì profonde trasformazioni economiche con la presenza

anche di imprese basate sul profitto che portarono ad una certa prosperità.

- Sul fronte orientale l’Urss manteneva costantemente piu’ di 50 divisioni al confine con la Cina, mentre cresceva

l’interesse di Mosca per l’Afghanistan, paese molto importante dal punto di vista strategico e al quale fornirono aiuti

economici, costruzione di infrastrutture e anche borse di studio agli studenti; tuttavia nel Paese, diviso in tre etnie

principali e altre minori, prevaleva un forte attaccamento alla religione islamica (sciita e sunnita) nella popolazione,

poco disposta a seguire i precetti del marxismo ateo.

Nel 1973 il Ministro Daud, sostenuto dal partito comunista, operò un colpo di Stato che costrinse il sovrano Zahir alla

fuga; la dittatura di Daud durò sino al 1978, anno in cui egli fu ucciso e il potere fu assunto dal dal filo-sovietico

Karmal che si sbarazzò dei suoi avversari e insaurò una dittatura dipendente da Mosca; ma il popolo afghano si sollevò

contro il nuovo regime e i sovietici, che non volevano perdere un Paese che poteva offrirgli importanti basi per il Golfo

Persico, per la prima volta dal 1945, utilizzarono il loro esercito per conquistare un territorio straniero, invadendo

l’Afghanistan nel dicembre 1979.

La resistenza afghana, che potè organizzarsi anche in territorio pakistano, guidata dai Mudjahidin, fu molto valorosa e

potè contare su forniture progressive di armi da parte della Cina e degli Usa, mentre l’Assemblea Generale dell’ONU

condannava i sovietici per aggressione; anche i sovietici trovavano il loro Vietnam e la guerra costò loro oltre 13.000

vittime, ottenendo comunque il controllo del territorio e il mantenimento dei comunisti al potere nel Paese ormai semi

distrutto e ridotto alla fame.

IL CROLLO DEL COMUNISMO SOVIETICO.

Nel marzo 1985 Mikhail Gorbaciov divenne Segretario Generale del PCUS, il primo a non aver vissuto la rivoluzione

del 1917 e assai poco l’epoca stalinista; finalmente si aveva nel governo dell’Urss un certo ringiovanimento che portò

ad una svolta fino ad allora impensabile.

Nella sua azione di riforma, Gorbaciov si scontrò con le forze conservatrici dell’Urss, innanzitutto quelle del partito,

uomini della vecchia guardia staliniana che avevano grandi privilegi nel regime e non volevano sicuramente perderli

(nomenklatura) legati a filo doppio con la potente burocrazia e con il KGB, sui quali esercitavano un controllo totale;

l’esercito, che godeva anche di ampi privilegi, non si schierò nettamente e durante le prime riforme cercò di impedire il

dissolvimento della situazione, mentre durante il tentato colpo di Stato non appoggiò in pieno i golpisti, bloccato da

Eltsin e dalla popolazione moscovita.

La nuova politica di Gorbaciov si manifesta subito: quando nell’aprile del 1985 esplode il reattore di Cernobyl egli

decide di comunicare la notizia a tutto il mondo, rompendo la tradizione del segreto che in passato aveva coperto altri

incidenti simili; inoltre questo avvenimento rese palese il gap tecnologico dell’Urss rispetto agli occidentali.

Le riforme politiche sono annunciate nel febbraio del 1986 quando al congresso del PCUS Gorbaciov inizia a parlare di

“Perestrojka”, cioè una ristrutturazione politica, un nuovo corso e di “Glasnost”, vale a dre la trasparenza, l’apertura, il

rigetto delle menzogne e dell’autocompiacimento del regime, quindi la possibilità importantissima di criticare il sistema

e di far conoscere anche gli insuccessi e gli errori.

Iniziò quindi a manifestarsi una certa libertà di stampa, si venne a sapere della corruzione, della criminalità,

dell’inquinamento, i massacri di Stalin furono di pubblico dominio; l’accademico dissidente Sakharov aveva già

osservato il ritardo tecnologico dell’Urss, carenze quantitative ma anche qualitative dell’industria sovietica che, chiusa

nel suo mondo, non aveva avuto la spinta concorrenziale al miglioramento delle industrie presenti nelle società

capitalistiche; Gorbaciov capì che la modernizzazinone era indispensabile.

Due avvenimenti importantissimi segnarono i due anni successivi, e cioè la prima esperienza di elezioni libere

(sperimentate inizialmente solo localmente) del Soviet Supremo e la celebrazione del millenario dell’evangelizzazione

russa, con la liberazione di preti, partecipazione ufficiale alle cerimonie e la ripresa dei contatti con il Vaticano, fino alla

visita uffciale di Gorbaciov a Giovanni Paolo II con l’invito di recarsi in Urss.

A questo punto le resistenze all’interno del Politburo si fecero piu’ forti da parte dei “brezneviani “ capeggiati da

Ligaciov, il “grande maestro dell’ideologia”, numero due del partito; affianco ai conservatori si sviluppò anche un’altra

corrente, quella degli anti-comunisti riformisti, capeggiati in seguito da Boris Eltsin i quali, frutto della Perestrojka,

volevano spingere all’estremo le riforme gorbacioviane e abbattere definitivamente il regime marxista-leninista (idea

che si svilupperà nel tempo con il susseguirsi degli eventi).

Già nel 1987 si ebbero i primi contrasti tra Gorbaciov ed Eltsin, il quale era stato un suo protetto come membro

supplente del Politburo e godeva a Mosca di una grande

popolarità poichè si era spesso opposto al mantenimento di alcune strutture privilegiate per i membri del partito,

visitava le fabbriche e sembrava occuparsi realmente degli operai.

- Prima della grande crisi dello Stato, Gorbaciov riuscì a mettere fine alla guerra in Afghanistan, sia per le perdite

dell’Armata Rossa contro avversari motivati e sempre meglio armati da Usa e Cina e sia per cercare di ricucire l’ormai

decennale contrasto con Pechino.

Il 15 maggio 1988 Gorbaciov annunciò il ritiro del primo contingente dell’esercito sovietico dall’Afghanistan, il ritiro

totale si avrà nel febbraio 1989 dopo ben nove anni di guerra.

Gli Usa si impegnarono a non fornire piu’ armi ai Mudjahidin, i quali formarono una prima alleanza tra i capi della

rivolta di religione sunnita (Patam, Tagiki, Uzbechi e Turkmeni) per il controllo del Paese; a questa alleanza non

aderirono i gruppi rivoltosi di religione sciita (soprattutto gli Hazara); dopo l’abbattimento nel 1992 del governo

fantoccio instaurato dall’Urss per mantenere l’ordine durante l’evacuazione, gruppi sunniti e sciiti hanno iniziato una

guerra che si concluderà in anni recenti con la formazione di uno Stato teocratico guidato dai Talebani, integralisti

islamici di rigore assoluto che manterranno il Paese in un ferreo regime guidato dall’applicazione ortodosso e spietata

delle leggi islamiche.

Fino al 1990 si rimase dunque su queste posizioni: Gorbaciov non voleva la scomparsa della Federazione, cercava un

compromesso tra comunismo e Perestrojka con lente riforme molto spesso imposte dalla pressione di Eltsin, che aveva

l’appoggio popolare (introduzione della figura del Presidente come leader decisionale per uscire dalla crisi, pluralismo

dei partiti, abolizione del ruolo dirigente del PCUS, riabilitazione delle vittime dello stalinismo), e ostacolate dai

brezneviani; Eltsin, eletto liberamente presidente della Repubblica russa dal suo Parlamento, voleva abbandonare il

comunismo e dare alla Repubbliche la loro indipendenza (che ottennero quasi tutte nel ‘90).

L’anno decisivo fu il 1991: a giungno Eltsin fu rieletto presidente della Repubblica russa e proibì l’attività dei partitii

nei luoghi di lavoro, i riformatori vincevano ovunque in Russia; il 16 agosto, per reagire a questa situazione, fu attuato

un colpo di Stato da parte di alcuni ministri del governo (interni e difesa) e il capo del KGB, Gorbaciov fu sospeso e

tenuto prigioniero in una villa della Crimea, a Mosca l’esercito entrò nella città con i blindati.

Questo tentativo, però, fallì nel giro di tre giorni per la reazione del popolo moscovita che, capeggiato da Eltsin, fermò

l’azione dei militari; il 19 agosto il golpe ebbe fine e i suoi dirigenti furono arrestati.

Le conseguenze videro l’invasione della folla al palazzo del KGB, simbolo della repressione, e la distruzione ovunque

delle statue di Marx e Lenin, la bandiera rossa comunista fu sostituita da quella russa e il partito comunista fu sospeso;

Gorbaciov, dopo la formazione della CSI, si dimetterà dalla carica di Segretario del PCUS il 25 dicembre 1991.

L’Unione Sovietica era definitivamente sciolta.

La dissoluzione dell’Urss.

La dottrina sovietica pretendeva che il partito comunista, unico per tutta l’unione, potesse conciliare tutti i conflitti di

tipo nazionalista tra le varie etine; i primi segnali della falsità di questa concezione si ebbero nel 1988, quando nella

regione del Nagorno Karabakh (regione facente parte dell’Azerbaigian ma abitata da Armeni) si svilupparono violenti

scontri tra le due popolazioni, arrivando ad una guerra terribile in cui fu coinvolta anche l’Armata Rossa (che con la sua

brutalità rese la risoluzione del conflitto molto difficile).

Nei Paesi baltici, il cui livello di vita era sempre stato superiore al resto dell’Urss, si svilupparono in quegli anni

movimenti indipendentisti nazionalistici che passarono da prime rivendicazioni di autonomia economica a quelle di

piena autonomia politica; dall’Estonia partì il progetto di sbarazzarsi definitivamente delle ingerenze del partito

cominista sovietico, nel dicembre 1989 si ebbero le prime libere elezioni che diedero dappertutto la maggioranza ai

riformatori. Nel 1990 le tre repubbliche dichiararono la propria indipendenza e già a partire da maggio vi fu la

resistenza delle truppe sovietiche stanziate in quei territori che proseguirà per quasi un anno, poi Gorbaciov dovette

sconfessarla.

Nell’agosto del 1990 fu la volta dell’Ucraina che ebbe lo stesso iter (i Parlamenti annunciano che le loro leggi

prevalgono su quelle dell’Urss e poi proclamano l’indipendenza) poi fino alla fine dell’anno fu la volta di Georgia,

Bielorussia, Tagikistan, Armenia, Moldavia, Azerbaigian, Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Kazakistan; a tutto

ciò si aggiunsero delle rivendicazioni autonomiste che portarono a sanguinose guerre tutt’ora non risolte tra Mosca e

questi territori, come l’Ossezia in Georgia e la Cecenia.

Questa divisione delle nazionalità è stata confermata dall’emigrazione dei russi dai territori indipendenti, dove si

rendeva ufficiale la lingua d’origine e si abbandonava il russo; Eltsin riuscì a mantenere in piedi per pochi anni una

confederazione che aveva come scopo quello piu’ che altro di transito a livello internazionale per i tre Stati piu’

importanti e armati della federazione: Russia, Ucraina, Bielorussia e altri 8 Stati minori formarono nel dicembre 1991,

pochi giorni prima delle dimissioni di Gorbaciov, la Comunità degi Stati Indipendenti (CSI), un’unione confederale che

avrebbe mantenuto all’estero almeno temporaneamente l’enorme vuoto lasciato dalla dissoluzione dell’Urss (politica

estera comune).

L’Ucraina accettò che la Russia mantenesse la quasi totalità dell’arsenale nucleare sovietico ma reclamava il controllo

totale della flotta del Mar Baltico, non trovando un accordo essa mantenne parte dell’arsenale nucleare e oggi è la terza

potenza nucleare nel mondo, mentre la CSI è andata in frantumi, com’era prevedibile, per i contrasti interni.

Sicuramente la fine della cosiddetta “pax comunista” ha portato al risveglio dei sentimenti nazionalistici e delle

rivendicazioni territoriali, creando situazioni di tensione che sono sfociate in guerre sanguinose in Jugoslavia, Cecenia,

Georgia e Nagorno Karabakh, ma vi sono stati anche scontri in Europa su contese mai sopite come la Transilvania tra

Ungheria e Romania, il Kosovo e la recente questione macedone che insanguina ancora i Balcani.

La desatellizzazione e la guerra in Jugoslavia.

Tra i satelliti dell’Urss la Polonia e l’Ungheria erano quelli che prima si erano posti sulla via della liberalizzazione, gli

altri governi non l’accettavano: in Romania, Ceausescu aveva operato una dittatura assoluta basata sul “culto della

personalità” appoggiandosi sulla potente nomenclatura di Stato; nel 1988 il dittatore aveva lanciato una riforma per la

costruzione di case distruggendo antichi villaggi e opere d’arte, mentre la situazione economica era disastrosa. Le

iniziative di Gorbaciov non furono applicate.

- In Polonia, con le elezioni del giugno 1989 furono eletti tutti i candidati di Solidarnosc; la maggioranza si ribaltò

quando i popolari e i partiti democratici abbandonarono i comunisti e si unirono ai candidati di Solidarnosc: la

conseguenza fu che si ebbe il primo governo nell’Europa Orientale dal 1945 guidato da un non comunista.

Per tenere buoni i russi si decise di affidare i ministeri piu’ importanti a comunisti, che tuttavia erano favorevoli alla

liberalizzazione; nel dicembre 1990 Lech Walesa divenne Presidente della Repubblica polacca al posto di Jaruzelski,

poi nelle successive elezioni libere dell’ottobre 1991 i polacchi si liberarono definitivamente del regime comunista.

- L’Ungheria era sicuramente lo Stato più liberale del blocco sovietico e la sua economia aveva preso le distanze dal

comunismo ortodosso con la creazione di associazioni private;

Kadar, a capo del Partito e dello Stato dal 1956, anno della rivolta, fu sostituito nel 1988 e un non comunista fu eletto

presidente della Repubblica, gli ungheresi furono i primi ad abbattere il sipario di ferro che divideva l’Europa aprendo

le frontiere con l’Austria, spazio che fu utilizzato da migliaia di tedeschi dell’Est per raggiungere la RFT.

Nell’ottobre del 1989 il partito operaio ungherese decise di rigettare il comunismo e cambiò in Partito Socialista

ungherese poi, il 9 ottobre, nel 33esimo anniversario dell’invasione sovietica, un enorme folla condannò la dittatura e il

governo pose fine alla Repubblica socialista e proclamò la Repubblica di Ungheria; nell’aprile del ‘90 si formò un

governo liberale e nel giugno 1991 l’Armata Rossa lasciò definitivamente il Paese.

- La Cecoslovacchia sembrava non avere la volontà, almeno per quanto riguarda il suo governo, di avviare la strada

delle riforme, dato il pesante controllo imposto da Mosca dopo il 1968; le prime manifestazioni si ebbero da parte degli

studenti e furono duramente represse dalla polizia, poi un gruppo di intellettuali e oppositori (Gruppo dei 77) riuscì a

coinvolgere la popolazione e costrinse Husak a dimettersi dopo aver costituito un governo con la presenza di non

comunisti, con Havel a capo e il vecchio Dubcek Presidente del Parlamento, governo poi consolidato con le elezioni

libere del giugno 1990.

Oltre alle crisi economiche che coinvolsero tutti i Paesi ex comunisti per il brusco passaggio all’economia di mercato, la

Cecoslovacchia subì anche un processo di disgregazione interna per fortuna pacifico: nel luglio 1992 si formarono due

Stati, la Repubblica ceca comprendente la Boemia e la Moravia e la Repubblica Slovacca in Slovacchia.

- La Romania ebbe un processo piu’ violento e sbrigativo: nel dicembre 1989, dopo alcune giornate rivoluzionarie, il

dittatore Ceausescu fu imprigionato e condannato a morte con un processo farsa, la sua esecuzione fu trasmessa in

mondovisione.

A prendere il posto del dittatore fu comunque un comunista della vecchia guardia, Ion Iliescu, il quale fu anche rieletto

presidente nel 1992, cosa che mostre il ritardo della Romania nel processo di evoluzione liberale del suo sistema

politico.

- La Bulgaria ebbe un passaggio meno traumatico. Zhivkov, che governava il Paese da 35 anni, fu silurato nel

novembre 1989 e il Partito comunista fu parificato agli altri; tuttavia esso sotto un altro nome conservò la maggioranza

nel 1990 e solo nell’ottobre 1991 le forze democratiche riuscirono a vincere, per altro con una maggioranza di misura.

- Ma sicuramente gli avvenimenti piu’ spettacolari e simbolici avvennero nella Repubblica Democratica Tedesca.

Nell’ottobre 1989 alla presenza di Gorbaciov lo Stato celebrava il quarantesimo anniversario della sua fondazione e

nello stesso momento imponenti manifestazioni che partirono dalle chiese luterane delle città piu’ grandi costrinsero il

governo alle dimissioni; il 9 novembre 1989 il nuovo governo ancora di matrice comunista

decise l’abbattimento del Muro di Berlino e l’apertura delle frontiere tra le due Germanie.

Questo avvenimento simbolico significò in tutto il mondo la fine della Guerra Fredda e del conflitto latente tra il

comunismo e il capitalismo; le successive elezioni videro la caduta dei comunisti e si iniziò a trattare per l’unificazione

delle due Germanie.

In un primo tempo, superando enormi problemi, si ebbe un’unione monetaria, poi Gorbaciov accettò l’entrata della

RDT nella NATO quindi nel dicembre 1990 si tennero le elezioni comuni ai due Stati che videro la vittoria dei Cristiani

democratici ovunque, con Kohl nominato cancelliere. L’unificazione ufficiale si ebbe il 3 ottobre 1990; le difficoltà

economiche erano presenti anche nella RDT ma la vigorosa potenza della Germania ovest sembra possa limitarle e darle

una supremazia in Europa che oggi appare sempre maggiore.

- La dissoluzione totale del blocco sovietico in Europa si ebbe con lo scioglimento ufficiale del Patto di Varsavia nel

febbraio 1991 e del COMECON nel giugno dello stesso anno; improvvisamente l’Urss cessò ogni aiuto ai suoi ex Paesi

satelliti, gli scambi furono dimezzati e la disoccupazione fece la sua triste comparsa in realtà già molto dissestate.

- Circa la situazine della Jugoslavia e dell’Albania bisogna fare un discorso a parte:

L’Albania, dopo la morte dello stalinista Hoxha vide una lotta tra socialisti e democratici che portò il paese ad una

situazione economica ancora peggiore rispetto a quella del regime comunista; vi fu perciò una massiccia emigrazione

verso l’Italia dove arrivarono piu’ di 20.000 albanesi nella sola Bari nei primi anni ‘90. Nel marzo 1992 le elezioni

videro la vittoria dei democratici ma il Paese cadrà ancora in una gravissima crisi politica e economica negli anni

successivi.

- La Jugoslavia ha sicuramente pagato il prezzo piu’ alto per la fine del regime comunista: dopo la morte di Tito i

dirigenti serbi non sono riusciti a risolvere i contrasti etnici all’interno della federazione, mentre ritornava la questione

del Kosovo in cui la maggioranza albanese rivendicava una maggiore autonomia all’interno della Federazione.

Con il crollo del comunismo la Slovenia e la Croazia hanno proclamato la loro indipendenza nel giugno 1991,

cogliendo di sorpresa le truppe federali controllate dai serbi; grazie ad una mediazione della CEE si ebbe un immediato

cessate il fuoco tra Slovenia e Serbia con un accordo firmato in Luglio a Brioni, mentre la guerra proseguiva con la

Croazia, la quale riuscirà a cacciare i serbi (installati dai tempi degli Asburgo soprattutto nella Krajina) nel 1993,

ottenendo la piena indipendenza.

Ma a quella data era già scoppiato il conflitto per il controllo della Bosnia Erzegovina, regione molto importante

industrialmente e militarmente in cui erano miste senza continuità territoriale popolazioni serbe, musulmane e croate; la

guerra fu lunga e sanguinosa e tra fosse comuni e pulizie etniche si trascinò sino al 1995, data degli accordi di Dayton

che dividevano la regione in tre aree di influenza.

Intanto, sotto la pressione di Italia e Germania, la CEE riconosceva Croazia, Slovenia e la futura Macedonia e Bosnia

Erzegovina già nel gennaio 1992; nasceva inoltre nell’aprile 1992 la Repubblica federale jugoslava comprendente

Serbia, Montenegro e i bosniaci serbi. Nella guerra in Jugoslavia l’Onu intervenne con 14.000 caschi blu sotto il nome

di UNPROFOR per assicurare almeno di aiutare la stremata popolazione civile in Croazia e soprattutto in Bosnia,

evitando però di intervenire direttamente nel conflitto, forze per la mancanza di molti Paesi occidentali di interesse

nell’impegnarsi in un conflitto lungo e sanguinoso dove si consumarono atti disumani da parte di gruppi paramilitari

soprattutto serbi.

La Crisi del comunismo cinese e piazza Tien an Men.

Mao Tsè-tung morì nel settembre 1976, poco dopo il suo fedele collaboratore Chou en-Lai; vi fu, da parte della

cosiddetta “banda dei quattro” una reazione contro la politica avventurista di Mao, ma in realtà la presa del potere

ancora ignota di Deng Xiaoping non mutò molto la politica estera, segnata ancora dalla lotta contro l’imperialismo

americano e anche di quello sovietico, con la presenza di imponenti truppe di Mosca sui suoi confini.

La Cina sostenne tutti i movimenti contrari all’Urss, condussero contro il Vietnam nel febbraio 1979 una guerra

circoscitta perchè i vietnamiti dopo la partenza americana avevano unificato lo Stato e cercato di abbattere il regime dei

Khmer Rossi sostenuti dalla Cina in Cambogia, volendolo sostituire con un governo filo vietnamita; i cinesi

rivendicavano sempre Formosa ma lo sviluppo economico della grande isola che contava quasi venti milioni di abitanti

indusse i taiwanesi a respingere ogni negoziato proposto da Pechino.

In netto contrasto con i principi di Mao, il nuovo regime di Pechino operò una decollettivizzazione agricola e incoraggiò

la libera impresa industriale, preparando con la Gran Bretagna l’ammissione di Honk Kong nel1997 e il mantenimento

per 50 anni della sua economia capitalista, conducendo quindi all’estero una politica di netta apertura

soprattutto in economia con l’apertura al commercio internazionale nel 1984 di tre regioni litoranee del sud molto

popolate.

Tuttavia questa tendenza non si manifestava affatto all’interno e, nonostante al congresso del partito del 1987 Deng

Xiaoping aveva parlato della necessità della Cina di aprirsi ad una economia di tipo commerciale, non disse mai

qualcosa circa il mantenimento assoluto del potere da parte del Partito Comunista, come se le due cose non fossero

assolutamente collegate; la nuova politica economica portò a crisi di tipo capitalista, inflazione, ristagno della

produzione, mancanza di capitali per l’agricoltura e le tecnologie, facendo nascere un grande malcontento generale che

sfumò in protesta quando negli anni successivi ci si accorse che la Cina non seguiva affatto l’evoluzione liberale degli

altri Paesi comunisti e della stessa Unione Sovietica dove era al potere Gorbaciov.

Proprio Gorbaciov pose le basi per una distensione dei difficili rapporti cino-sovietici, soprattutto soddisfacendo una

dopo l’altra tutte le richieste cinesi per il riavvicinamento: nel maggio 1988 fu iniziato il ritiro dell’Armata Rossa dal

Vietnam e nel settembre ‘89 si parlò anche dello sgombero dei vietnamiti dalla Cambogia, poi vi fu anche un

dimezzamento delle truppe sovietiche di stanza al confine con la Cina.

Questa politica portò i suoi frutti ma, proprio durante il viaggio di Gorbaciov a Pechino nel maggio 1989, il governo

cinese doveva affrontare la protesta di un numero enorme di studenti che da piu’ di un mese avevano occupato Piazza

Tien an Men, la visità del premier russo fu molto rimaneggiata e l’umiliazione dei cinesi fu grande.

Forse proprio non tollerando questo confronto, il governo cinese decise di agire e il 4 giugno 1989 un corpo

dell’esercito massacrò migliaia di manifestanti nella piazza, mentre con una dura repressione e con una serie incredibile

di condanne a morte sommarie il partito comunista recuperava interamente le redini del potere.

Riformatore in economia, Deng Xiaoping si era rivelato all’interno degno di Stalin.

CRONOLOGIA

1918

gennaio

novembre : la Francia riannette l’Alsazia e la Lorena prima del trattato di pace.

- durante la guerra gli inglesi appoggiano una rivolta araba nei territori turchi; il capo degli arabi è

Faysal.

- iniziano combattimenti tra polacchi, tedeschi dei “corpi franchi”, russi e polacchi.

1919

gennaio

marzo : prime rivendicazioni francesi sulla Saar e decisione sulla questione.

maggio : la delegazione italiana abbandona Versailles in seguito all’appello di Wilson; intanto sono

assegnati la

maggior parte dei mandati di tipo A e B (Africa e ex colonie tedesche).

giugno (10) : la Conferenza di Pace presenta il Trattato di Versailles per la pace con la Germania.

Luglio : accordo Tittoni – Venizelos; i greci rivelarono l’accordo, rivolta anti italiana a Valona.

Settembre : Trattato di Saint-Germanin en Laye con l’Austria. D’Annunzio occupa Fiume.

Novembre : Trattato di Neully con la Bulgaria; perdita della Tracia, della Dobrugia e parte della

Macedonia.

1920

- Faysal si fa proclamare re di Siria con il sogno della creazione di uno Stato Arabo unito e

indipendente.

Questo progetto non era ben visto da inglesi e francesi: Faysal è espulso e la Siria è occupata

dai francesi.

In seguito a scontri con la Russia la Finlandia ottiene l’indipendenza.

Aiutata dalla Francia e dall’Inghilterra la Lettonia ottiene l’indipendenza contro i russi e i tedeschi

di Der Goltz,

La Lituania ottiene l’indipendenza dai russi ma deve cedere ai polacchi la città di Vilna.

Gennaio : entra in vigore il Trattato di Versailles e nasce la Società delle Nazioni (SDN).

Giugno : Trattato del Trianon con l’Austria; adozione del principio di nazionalità.

Agosto : Trattato di Sevres con la Turchia; divisione dei territori turchi da quelli Arabi, persa la

regione di Smirne.

Settembre : Belgio e Francia firmano un’alleanza anti-tedesca; il Belgio partecipa alla Conferenza

degli Ambasciatori.

Novembre : Trattato di Rapallo tra l’Italia e la Jugoslavia; Fiume città libera.

Danzica è proclamata “città libera” con il libero accesso ai cittadini polacchi.

Dicembre : Le truppe italiane fanno sgombrare i dannunziani dalla città di Fiume.

1921

gennaio

marzo : Conferenza di Londra;

- Faysal, cacciato dai francesi dalla Siria, è nominato re in Iraq sotto la spinta popolare, gli inglesi

approvano.

- Plebiscito sull’Alta Slesia, le truppe di Korfanty si scontrano con i “corpi franchi” tedeschi; 2/3

alla Germania.

1922

gennaio : Conferenza di Genova sulle riparazioni alla Germania, Poincarè sostituisce Briand.

Marzo : colpo di stato a Fiume da parte dei gruppi nazionalisti italiani.

Maggio: Conferenza di Genova con la partecipazione russa; discussione sulla nazionalizzazione

delle industrie.

Trattato di Rapallo: la Germania riconosce l’Unione Sovietica, cessazione dei debiti e

accordi militari.

Ottobre : Mussolini prende il potere in Italia.

- trattative tra l’Egitto e il governo inglese per il passaggio dal protettorato al “self governement”.

Fine del protettorato con alcune riserve.

- gli inglesi dividono i territori non iracheni in Transgiordania e Cisgiordania al confine del fiume

giordano per creare uno stato dove accogliere la popolazione ebraica. Gli arabi creano il Comitato

Esecutivo Arabo.

1923

Faud I è nominato re d’Egitto.

gennaio : occupazione militare della Ruhr per l’inadempienza tedesca nelle riparazioni; politica del

“pegno produttivo”.

luglio : Trattato di Losanna con la Turchia che riconquista tutta l’Anatolia, parte della Tracia e il

Kurdisatan.

Agosto : il banchiere liberale Strasemann è chiamato a capo del governo tedesco; fine della

resistenza nella Ruhr.

1924

in Egitto il partito del Wafd ottiene la maggioranza in opposizione alla Corona dal 1927 al 1932 non

si ottiene tra Inghilterra ed Egitto alcun risultato nelle trattative per l’indipendenza e il controllo del

Sudan.

i francesi dividono la Siria in Siria e Libano, da allora sempre divisi; scontri nei territori fino al

1927.

Morte di Lenin, fino al 1927 (cacciata di Trotzky) la Russia avrà gravi problemi interni.

Gennaio: firma del Patto di Roma tra Italia e Jugoslavia; Fiume è annessa dall’Italia, Trattato di

amicizia.

luglio : Conferenza di Londra e discussione sull’applicazione del piano Dawes e sull’evacuazione

della Ruhr.

1925

gennaio : alla SDN fallisce la proposta di Banes, il cosiddetto protocollo di Ginevra per una mutua

alleanza.

Agosto : viene completata l’evacuazione della Ruhr, Colonia è ancora occupata.

ottobre : Trattato di Locarno; sono stipulati ben 7 trattati tra le potenze partecipanti. Il Belgio

abbandona la neutralità.

- Ibn Saud conduce la penisola arabica all’indipendenza e all’unione in un unico stato con capitale

Riyad; su pressione inglese ed italiana deve rinunciare allo Yemen.

1926

gennaio : viene evacuata anche la città di Colonia per l’accettazione tedesca dei trattati di Locarno.

1927

gennaio

1928

gennaio

agosto : Patto Briand-Kellog per il ripudio alla guerra nella soluzione delle controversie

internazionali.

1929

gennaio

- parziale ritiro delle truppe inglesi dall’Iraq, scontri tra ebrei e musulmani e ritorno dell’esercito

inglese che permette la creazione dell’Agenzia Ebraica. In Transgiordania gli inglesi adottano una

politica di controllo più autoritaria.

1930

gennaio

- l’Inghilterra concede all’Iraq la piena indipendenza e lo stato arabo entra a far parte della SDN.

1931

gennaio

1932

gennaio

1933

gennaio

1934

gennaio

1935

marzo (4) : presentazione al Parlamento inglese del progetto di riarmo terrestre e aereo.

“ (16) : Hitler indice la coscrizione obbligatoria e la creazione di un'aviazione militare.

“ (17) : ricorso dell’Etiopia alla SDN contro le manovre militari italiane.

aprile (14) : firma dell’accordo franco-anglo-italiano di Stresa, fedeltà ai principi di Locarno.

maggio (2) : firma del trattato franco-sovietico di mutua assistenza contro la Germania.

“ (16) : firma del trattato ceco-sovietico, valido solo con l’intervento francese.

Giugno : riprende l’avanzata giapponese in Cina; occupate regioni al nord del Jehol.

“ (1) : memorandum tedesco contro il trattato franco-sovietico.

“ (18) : firma dell’accordo navale anglo-tedesco, marina tedesca 35% di quella inglese.

“ (27) : sondaggio in Inghilterra favorevole alla pace (“peace ballot”).

“ (28) : accordo militare “Gamelin-Badoglio” tra Italia e Francia.

Estate : proposte anglo-francesi per la risoluzione della questione etiopica. Mussolini rifiuta.

ottobre (3) : iniziano le operazioni militari italiane in Etiopia (vittoria nel maggio ’36).

ottobre (11) : la SDN adotta sanzioni finanziarie ed economiche di poco peso contro l’Italia.

Novembre : conquista giapponese della regione di Pechino; Chiang Kay-shek non si oppone.

dicembre (5) : inizia la conferenza navale di Londra, al Giappone non è concessa la parità e

vi è la denuncia del Trattato di Washington.

“ (7) : presentazione a Mussolini del progetto Laval-Hoare, fallimento del piano.

“ (28) : Mussolini denuncia gli accordi di Stresa, di Roma e quelli Gamelin-Badoglio.

1936

gennaio : fine della guerra del Chaco; Conferenza Panamericana a Buenos Aires.

febbraio (27) : ratifica del parlamento francese del trattato franco-sovietico.

marzo (5) : gli italiani entrano a Addis Abeba, l’Italia conquista l’intera Etiopia.

“ (7) : Hitler denuncia il Trattato di Locarno e comunica la penetrazione di distaccamenti

militari tedeschi in Renania.

Aprile (2) : Trattato tra Arabia Saudita ed Iraq, prima base della futura Lega araba.

maggio (2) : vittoria del “Fronte popolare” in Francia, Mussolini desiste da eventuali alleanze.

luglio (11) : firma dell’accordo austro-tedesco con l’approvazione forzata di Mussolini.

“ (17) : scoppia la guerra civile spagnola, si concluderà nel marzo del ’39.

“ (20) : firma della “Convenzione di Montreux” sulla navigazione negli Stretti dei Dardanelli.

“ (25) : riconoscimento tedesco della conquista italiana dell’Etiopia.

Agosto (26) : trattato anglo-egiziano e indipendenza dell’Egitto.

settembre (9) : costituzione del “Comitato del non intervento” nella guerra spagnola.

ottobre (14) : dichiarazione di Re Leopoldo sulla politica estera indipendente del Belgio.

“ (24) : Ciano consegna ai tedeschi un documento inglese sul “pericolo nazista”, firma

del “protocollo di ottobre” e nascita dell’Asse Roma-Berlino.

“ (28) : primi carri armati russi in Spagna. Italia e Germania inviano soldati e aviazione.

novembre (18) : riconoscimento del governo di Franco da parte di Italia e Germania.

“ (25) : firma del patto anti-komintern tra Giappone e Germania.

1937

gennaio (2) : primo “gentleman’s agreement” tra Italia ed Inghilterra.

febbraio (21) : accordo delle grandi potenze sul pattugliamento navale delle coste spagnole.

aprile (22) : incontro Mussolini-Von Ribbentrop a Venezia, il Duce difende ancora l’Austria.

Estate : attacchi di sottomarini sconosciuti (italiani) a navi mercantili e militari di appoggio ai

Governativi, affondamento di navi tedesche, Ita e Ger si ritirano dai pattugliamenti.

Luglio (7) : inizia la guerra cino-giapponese, conquiste nipponiche di Pechino e Shangai.

“ (31) : scontro armato russo-giapponese detto “guerra del Changkufeng”.

Agosto (21) : Patto di non aggressione tra Cina e Russia, armi attraverso la Mongolia esterna.

settembre (11) : accordo anglo-francese contro la “pirateria” nel Mediterraneo.

“ (12) : appello della Cina alla SDN; il Giappone non è dichiarato “Paese aggressore”.

“ (24-29) : importante visita di Mussolini a Monaco e Berlino.

novembre (6) : adesione dell’Italia al patto anti-Komintern. Mussolini rinuncia all’Austria.

“ (3-24) : Conferenza a Bruxelles dei firmatari del “Trattato delle 9 potenze” per la Cina.

1938

febbraio (12) : minacce di Hitler nell’incontro con Schuschnigg, ultimatum tedesco.

marzo (9) : annuncio di Schuschnigg di referendum sull’annessione.

“ (11) : richieste naziste con minacce, Seyss-Inquart è nominato cancelliere.

“ (12) : appello di Seyss-Inquart alle truppe tedesche, unione dell’Austria al Reich.

aprile (16) : firma del “gentleman’s agreement” o “Accordi di Pasqua” tra Italia e Inghilterra.

“ (24) : compare il programma autonomista del “Sudeten Deutsche Partei” di Henlein.

maggio (20) : mobilitazione dei riservisti in Cecoslovacchia, revocata su pressione inglese.

luglio (19) : Daladier comunica a Benes che la Francia non interverrà da sola.

settembre (12) : discorso di Hitler a Norimberga, attacco violento alla Cecoslovacchia.

“ (15-22) : incontri Hitler – Chamberlain in Germania.

“ (20) : Proposta anglo-francese di cessione alla Germania dei territori cecoslovacchi

con il 50% di tedeschi. Rifiuto di Hitler.

“ (29) : Conferenza di Monaco, le richieste di Hitler sui Sudeti sono accettate in toto.

Ottobre : Chiang Kay-shek si rifugia nello Ssuchuan; fine dell’avanzata giapponese in Cina.

Novembre (2) : “Primo arbitrato di Vienna” tra Ciano e von Ribbentrop.

“ (16) : Entra in vigore il “gentleman’s agreement” anglo-italiano.

“ (19) : prime rivendicazioni tedesche “amichevoli” alla Polonia su Danzica.

“ (30) : Discorso di Ciano alla Camera e rivendicazioni italiane alla Francia.

1939

gennaio : viaggio di Von Ribbentrop in Polonia, si rinnovano le richieste su Danzica.

marzo (15) : occupazione nazista di Praga, Boemia e Moravia protettorati tedeschi.

“ (17) : Chamberlain dichiara che è impossibile negoziare con Hitler, la politica inglese

verso la Germania cambia; è la fine dell’Appeasement.

“ (27) : caduta di Madrid, fine della guerra civile spagnola. Vittoria di Franco.

Von Ribbentrop intima alla Polonia di unirsi al blocco anti-sovietico e reclama

l’annessione di Danzica e di strade di collegamento.

aprile (6) : Gran Bretagna e Polonia iniziano negoziati per stipulare un trattato di alleanza.

“ (7) : invasione italiana dell’Albania, protettorato italiano.

“ (13) : garanzia di Francia ed Inghilterra alla Romania e alla Grecia.

“ (14) : inzio delle trattative tra le democrazie occidentali e l’URSS.

“ (16) : messaggio del presidente Roosevelt ad Hitler e Mussolini per scongiurare la guerra.

“ (28) : discorso di Hitler al Reichstaag, denuncia del trattato navale anglo tedesco e della

dichiarazione tedesco-polacca del 1934, minacce esplicite alla Polonia.

Maggio (3) : Molotov sostituisce Litvinov agli Esteri, cambio della politica estera russa.

Giugno : accordo italo-tedesco sul sud Tirolo e sulla concessione di una zona tedesca a Trieste.

“ (23) : la Francia cede alla Turchia il Sangiaccato di Alessandretta per ottenerne l’alleanza.

Agosto (12) : iniziano i negoziati militari tra le democrazie occidentali e l’URSS.

“ (23) : firma del Trattato di non aggressione franco-tedesco (patto Von Ribbentrop-

Molotov).

Ottobre (19) : Trattato di alleanza anglo-franco-turco (non rivolto contro l’URSS).

Novembre (3) : il Congresso statunitense sopprime l’embargo sulle armi della “legge di neutralità”.

1940

gennaio

giugno (10) : truppe spagnole occupano Tangeri, in Marocco.

agosto (30) : “secondo Arbitrato di Vienna” tra Von Ribbentrop e Ciano, annessioni dell’Ungheria.

settembre (6) : caduta di Re Carol di Romania, il fascista Ion Antonescu al potere.

“ (7) : Trattato di Craiova, la Romania cede alla Bulgaria la Dobrugia meridionale.

1941

gennaio

marzo : emanazione della legge “affitti e prestiti” negli Usa.

luglio (25) : sotto pressione tedesca, Pétain permette l’occupazione giapponese in Indocina.

Agosto (9) : incontro tra Roosevelt e Churchill a largo di Terranova.

“ (26) : nasce la “Carta Atlantica”, documento di base per la sicurezza e la pace nel mondo.

dicembre (7) : attacco aereo giapponese a Pearl Harbor; gli Usa entrano in guerra.

“ (8) : sbarco giapponese in Thailandia, il governo filo-nipponico non si oppone.

“ (10) : sbarco giapponese nelle Filippine e nella Malesia britannica.

“ (24) : i “francesi liberi” occupano le isole Saint-Pierre e Miquelon, i rapporti tra

Roosevelt e De Gaulle si inaspriscono.

1942

gennaio (1) : firma a Washington della “Dichiarazione delle Nazioni Unite nella guerra contro la

Germania”

“ : Conferenza di Washington, conquista giapponese del Borneo.

febbraio (15) : i giapponesi conquistano Singapore.

Marzo (9) : conquista giapponese dell’isola di Giava, colonia olandese.

Aprile (8) : gli americani lasciano le Filippine, conquista giapponese della Birmania.

Maggio : viaggio di Molotov in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Giugno : Rommel conquista Tobruk, si decide lo sbarco nell’Africa del nord.

“ (5) : successo americano nella battaglia delle Midway, arresto dell’avanzata giapponese.

Settembre (12) : viaggio di Churchill a Mosca per parlare a Stalin dello sbarco in Africa del nord.

Novembre (8) : gli anglo-americani sbarcano in Nord Africa (Algeria e Marocco).

“ (9) : Darlan prende il potere in Africa del Nord “a nome del maresciallo Pétain”.

“ (11) : i tedeschi occupano la zona libera francese, fine del governo di Vichy.

Dicembre (4) : costituzione del “Consiglio imperiale” con i generali francesi in Africa.

“ (24) : assassinio di Darlan; Giraud a capo del “Consiglio imperiale”.

1943

gennaio : Conferenza di Casablanca, organizzazione delle operazioni nel Mediterraneo;

incontro tra Giraud e De Gaulle, primi negoziati per l’unione dei francesi;

l’Armata Rossa ottiene la decisiva vittoria nella battaglia di Stalingrado.

febbraio (7) : gli americani liberano l’isola di Guadalcanal, inizia la riconquista statunitense.

marzo (18) : i tedeschi invadono l’Ungheria che iniziava a collaborare con gli Alleati.

“ (12-29) : viaggio di Eden a Washington, definizione della situazione nel dopoguerra.

“ (26) : rottura tra l’Urss e il governo polacco in esilio a Londra per le “fosse di Katyn”.

Maggio : ha luogo a Washinton la conferenza alleata di carattere militare “Tridente”.

Maggio (7) : gli Alleati conquistano Tunisi occupando tutta l’Africa del Nord.

Giugno (10) : Stalin scioglie il Komintern per attenuare i contrasti con gli Alleati.

Luglio (24-25) : sfiducia alla politica del Duce da parte del “Gran Consiglio del Fascismo”;

arresto di Mussolini e formazione del Governo Badoglio; l’Italia continua la guerra.

Agosto : affluenza delle truppe tedesche attraverso il Brennero in tutto il centro-nord dell’Italia.

“ (17-24) : la caduta di Mussolini induce una Conferenza alleata a Quebec (“Quadrante”).

“ (15) : Castellano riceve da Hoare a Madrid un testo di armistizio breve e senza condizioni.

“ (19) : Ambrosio discute a Lisbona le clausole militari dell’armistizio italiano.

Settembre (3) : Castellano firma l’armistizio con gli Alleati a Cassibile, presso Siracusa; subito

dopo l’VIII armata britannica sbarca nell’Italia continentale.

“ (8) : l’armistizio è reso pubblico in Italia; i Tedeschi occupano Roma e il Re va a

Brindisi.

“ (18) : nasce in Italia la “Repubblica Sociale Italiana” guidata da Farinacci e Graziani.

Ottobre (12) : accordo Churchill-Salazar sull’installazione di basi alleate nelle Azzorre,

assicurazione ai portoghesi di un intervento alleato in caso di attacco di Franco.

“ (19) : Conferenza dei Ministri degli esteri. Eden, Hull e Molotov a Mosca, primo incontro.

Novembre (28-31) : Conferenza di Teheran; primo incontro tra Roosevelt, Churchill e Stalin.

Dicembre (4) : incontro a Mosca tra Benes e Stalin; garanzie alla Cecoslovacchia.

“ (9) : nasce a Washington un gruppo di studio sull’ONU.

“ (12) : firma di un Trattato di alleanza tra la Cecoslovacchia e l’Unione Sovietica.

1944

gennaio (1) : la Francia cede i poteri ai legittimi governi in Libano e Siria.

giugno (4) : liberazione di Roma.

“ (6) : sbarco in Normandia delle truppe anglo-americane.

agosto (23) : colpo di stato a Bucarest, Antonescu è arrestato, governo di coalizione.

“ (25) : liberazione di Parigi da parte degli anglo-americani.

Settembre (9) : l’Armata Rossa invade la Bulgaria che aveva dichiarato guerra alla Germania;

liberazione del Belgio e del sud dell’Olanda.

“ (12) : firma dell’armistizio russo-rumeno; De Gaulle è accolto trionfalmente a Parigi.

“ (19) : firma dell’armistizio della Finlandia con l’Urss.

Settembre (25) – ottobre (10) : si riunisce ad Alessandria una Conferenza preparatoria degli Stati

Arabi per discutere le basi della Lega Araba.

Ottobre : gli inglesi conquistano Atene, imposizione dell’autorità del governo ai gruppi partigiani.

“ (9-18) : incontro a Mosca tra Churchill e Stalin; prima divisione delle zone di influenza.

“ (15) : annuncio dell’armistizio ungherese, nuovo governo, Horty è deportato in Germania.

“ (20) : l’Armata Rossa entra a Belgrado; liberazione della Jugoslavia, marcia sulla Croazia.

“ (23) : riconoscimento del governo del generale De Gaulle da parte dei tre Alleati.

“ (26) : firma dell’armistizio della Bulgaria a Mosca; perse Macedonia e Tracia.

Novembre (7) : Roosevelt è rieletto presidente per la quarta volta.

“ (11) : Churchill ammette la Francia nella “Commissione consultiva europea”.

“ (27) : Corder Hull abbandona; Stettinius ha contrasti con gli inglesi sull’Italia.

Dicembre (9) : firma dell’alleanza franco-sovietica contro la Germania.

“ (17) : ultima controffensiva tedesca nelle Ardenne.

1945

gennaio : enorme offensiva dell’Armata Rossa, raggiunta la linea dell’Oder;

“ (18) : appoggiato dall’invasione russa, si insedia a Varsavia il governo di Lublino.

“ (20) : fine dell’assedio di Budapest, l’Ungheria firma l’armistizio con la Russia.

Febbraio-marzo : Conferenza panamericana, viene siglato l’Atto di Chapultepec.

: gli americani liberano le Filippine e vi restaurano la democrazia.

Colpo di stato in Romania, viene instaurato un governo di coalizione controllato dai

comunisti.

“ (4-11) : Conferenza di Yalta tra Roosevelt, Churchill e Stalin.

“ (12) : De Gaulle rifiuta l’invito di Roosevelt per un incontro ad Algeri.

Marzo (10) : le truppe giapponesi annientano le guarnigioni francesi in Indocina e pongono fine

allo statuto coloniale del Paese.

“ (22) : al Cairo i rappresentanti di sei Paesi arabi firmano la “Carta della Lega”.

Aprile (11) : Trattato politico di amicizia russo-jugoslavo.

“ (12) : muore negli Usa il presidente Roosevelt, gli succede Harry Truman.

“ (25- giugno 25) : Conferenza di San Francisco, firma della “Carta delle Nazioni Unite”.

“ (26) : incontro dell’Armata Rossa e dell’esercito anglo-americano.

maggio – luglio : riunione a Parigi del “Consiglio dei quattro ministri degli Esteri”.

Maggio : trattative francesi con Siria e Libano, violenti scontri, gli inglesi prendono il controllo.

“ (1) : viene annunciata la morte di Hitler.

(7) : il generale Jodl firma a Reims la resa incondizionata della Germania.

Giugno (5) : gli Alleati annunciano l’assunzione del potere supremo in Germania.

“ (29) : accordo russo-cecoslovacco, la Rutenia sub-carpatica all’Urss.

In Polonia si costituisce un governo di unità con membri comunisti e di Londra.

Luglio (17) : Conferenza di Potsdam (Churchill, poi Attlee, Truman e Stalin).

“ (26) : ultimatum al Giappone lanciato dalle potenze occidentali, dalla Russia e dalla Cina.

Agosto (6) : scoppio della bomba atomica su Hiroshima.

“ (8) : l’Urss dichiara guerra al Giappone.

“ (9) : scoppio della bomba atomica su Nagasaki.

“ (14) : a Mosca sono siglati 5 accordi cino-sovietici sulla situazione post-bellica nella

regione. l’Imperatore giapponese accetta l’ultimatum e da l’ordine di cessare il fuoco.

“ (15) : pubblicazione di una dichiarazione d’indipendenza dei leader indonesiani.

“ (17) : accordo tra Polonia ed Unione Sovietica sulla definizione dei confini ad est ed ovest.

Settembre : il partito del Viet Minh guidato da Ho Chi Minh installa ad Hanoi un governo di stampo

comunista.

“ (2) : a bordo della “Missouri”, il delegato giapponese firma la resa senza condizioni.

“ (6) : il presidente Truman approva un documento sulla politica da adottare in Giappone.

Novembre – dicembre : la “Conferenza dei Ministri degli Esteri” (anche la Francia) si riunisce a

Mosca, creazione della “Commissione per l’Estremo Oriente” sul

Giappone. Discussione sulle riparazioni dei Paesi sconfitti e sulla situazione tedesca.

Dicembre (12) : i comunisti del “Tudeh” fondano la “Repubblica autonoma di Azerbaigian”, seguita

Pochi giorni dopo dalla “Repubblica popolare Curda”.

1946

gennaio-dicembre : Marshall in Cina per tentare una mediazione tra comunisti e nazionalisti.

Gennaio (19) : il generale De Gaulle abbandona la vita politica.

Febbraio (9) : discorso di Stalin e cambiamento della politica russa in chiave anti-occidentale.

“ (24) : Peròn è eletto presidente dell’Argentina nonostante la campagna di opposizione

degli Usa.

marzo (22) : accordo tra Inghilterra e Transgiordania che dava molti vantaggi ai britannici.

“ (31) : elezioni in Grecia vinte dai monarchici; l’EAM non le accetta e continua a lottare.

Aprile : conferenza per i Caraibi tra Usa, Francia, Inghilterra e Olanda.

(23) : i russi completano l’evacuazione della Manciuria; Stato comunista nel nord.

maggio : le elezioni in Cecoslovacchia danno ai comunisti una forte percentuale di voti.

Iniziano trattative anglo-egiziane per l’unione del Sudan all’Egitto, fallimento a dicembre.

Luglio : E’ presentato al Parlamento inglese il “Piano Morrison” per risolvere la questione

palestinese.

“ (4) : indipendenza delle Filippine dagli Usa, trattati commerciali e militari.

Agosto (31) : le ultime truppe anglo-francesi lasciano la Siria e il Libano, ora indipendenti.

Dicembre : inizia la guerra tra le truppe francesi e il governo del Viet Minh in Vietnam.

“ (14) : con l’appoggio anglo-americano, il governo iraniano riconquista l’Azerbaigian.

“ (22) : la Francia isola la Saar dalla Germania con un cordone doganale.

1947

gennaio (1) : Usa ed Inghilterra uniscono le loro zone in Germania (bizona); In Bulgaria si instaura

un governo

comunista e sostituisce quello fantoccio di coalizione, nasce la “democrazia popolare”.

(19) : vittoria schiacciante dei comunisti nelle elezioni in Polonia.

febbraio : In Romania si instaura un governo totalmente comunista.

(10) : a Parigi sono firmati i trattati di pace con i satelliti della Germania.

Marzo : inizia la guerra nel Kashmir tra indiani e pakistani, durerà sino alla fine del 1948.

“ (10) : si riunisce a Mosca la Conferenza dei Ministri degli Esteri, fino al 25 aprile.

“ (12) : Truman chiede al Congresso di votare aiuti economico-militari a Grecia e Bulgaria;

un mese dopo il Congresso stanzia i fondi (svolta energica nella politica americana).

“ (28) : accordo tra l’Olanda e l’Indonesia per la creazione della “Unione Olandese-

indonesiana”.

Aprile : le truppe comuniste di Mao Tsé-Tung occupano l’intera Manciuria.

Maggio : i governi francese ed italiano estromettono i ministri comunisti.

Giugno (5) : discorso ad Harvard e presentazione del “Piano Marshall”.

“ (27) : conferenza tra Francia, Inghilterra ed Urss per discutere sul piano Marshall.

Agosto – settembre : Conferenza panamericana di Rio de Janeiro, è siglato il “Patto di Rio”.

Luglio – settembre : “Seconda conferenza di Parigi”, si riuniscono tutti i 16 Paesi aderenti al piano

Marshall e accettano. Violente reazioni negli Stati comunisti.

“ (11) : l’Egitto si appella al Consiglio di Sicurezza per la questione del Sudan, nulla di fatto.

Agosto : gli Usa si rivolgono all’ONU per regolare la questione della Corea; l’Urss non partecipa al

Consiglio.

“ (14) : accordo italo-americano, attenuazione delle riparazioni di guerra all’Italia.

Autunno : in Bulgaria e Romania il potere è nelle mani di governi composti unicamente da

comunisti.

Settembre (15) : entrano in vigore i Trattati con i “satelliti” della Germania.

“ (22) : nasce il Cominform (“Ufficio di informazione comunista”).

Ottobre (5) : elezioni nella Saar; vittoria dei partiti che accettano l’unione economica con la Francia.

“ (17) : indipendenza della Birmania che rifiuta di entrare nel Commonwealth.

Novembre (29) : l’Assemblea dell’ONU approva il progetto di spartizione della Palestina in due

Stati.

Novembre – dicembre : “Conferenza di Londra”, ultima conferenza dei Ministri degli Esteri, detta

anche “Conferenza dell’ultima possibilità”, fallimento totale.

Dicembre (13) : il Parlamento di Panama rifiuta di lasciare basi militari agli Usa, che ritirano le loro

truppe.

1948

gennaio (3) : il governo francese riconosce l’autonomia della Saar.

febbraio (23) – giugno (1) : si riunisce a Londra la “Conferenza Tripartita” sul problema tedesco.

(25) : in Cecoslovacchia colpo di stato comunista guidato da Gottwald (“Colpo di Praga”).

Marzo : instaurazione di un governo totalmente comunista anche in Ungheria.

“ (17) : Francia, Inghilterra e Benelux firmano il “Patto di Bruxelles”, alleanza politica e

militare.

“ (31) : Sokolovsky blocca le comunicazioni tra la zona sovietica e la zona occidentale e

Berlino ovest.

Aprile : Conferenza panamericana di Bogotà, firma della “Carta dell’Organizzazione degli Stati

Americani”.

“ : il Congresso approva il “China Aid Act” che stanziava enormi aiuti ai nazionalisti cinesi.

Maggio (10) : in Corea del sud si svolgono elezioni sotto l’egida ONU e si forma un governo

indipendente.

“ (15) : la Gran Bretagna pone fine al suo mandato in Palestina; lo Stato di Israele si proclama

Indipendente, gli Arabi attaccano, inizia la “Prima Guerra Arabo-Israeliana” (fine a

gennaio ’49) tra Israele, Egitto, Libano, Siria e Transgiordania. Gli ebrei ampliano i confini dati

loro dall’ONU.

Giugno : Conferenza sul Danubio a Belgrado; vittoria dei sovietici che controlleranno il fiume.

“ (11) : il Congresso approva la “Risoluzione Vandenberg”, rivoluzione nella politica estera

americana, gli Usa potranno firmare alleanze in tempo di pace e al di fuori del continente

americano.

“ (28) : i comunisti jugoslavi rifiutano di partecipare ad una riunione del Cominform, inizia lo

“scisma”.

Luglio : i russi, dopo tutti gli organi quadripartiti, pongono fine anche alla Kommandatura di

Berlino.

Settembre (9) : nasce nel nord la Repubblica popolare di Corea, subito riconosciuta dall’Urss.

Novembre (26) : nasce il “Comitato permanente per lo studio e lo sviluppo della federazione

europea”.

Dicembre (18) : seconda rappresaglia di polizia del governo olandese in Indonesia; discredito

internazionale.

1949

gennaio (22) : i comunisti cinesi entrano a Pechino.

Marzo : La Francia crea lo Stato del Vietnam nel sud unendolo a Cambogia e Laos nell’Unione

Francese.

“ (15) : Usa, Canada e Paesi del Patto di Bruxelles invitano altri cinque Stati ad aderire al Patto

Atlantico. Si riunisce all’Avana un’inutile Conferenza panamericana per i territori europei in

America.

“ (18) : il Patto Atlantico è pubblicato prima delle firme per essere appreso dall’opinione

pubblica.

“ (31) : i Sovietici inviano un memorandum di protesta agli occidentali per la nascita del Patto

Atlantico.

Aprile (2) : risposta occidentale al memorandum sovietico, solo “patto difensivo”.

“ (4) : a Washington dodici Paesi firmano il Patto Atlantico. Nasce la Nato.

“ (8) : a Washington sono firmati gli accordi per la futura situazione della Germania ovest.

Maggio-giugno : si riunisce a Parigi il Consiglio dei Ministri degli Esteri sulla situazione tedesca;

fallimento.

maggio (5) : a Parigi 10 nazioni firmano lo Statuto del Consiglio d’Europa.

“ (8) : gli occidentali approvano la Costituzione elaborata dal “Consiglio parlamentare”

tedesco;

“ (11) : lo Stato di Israele è ammesso nell’ONU.

“ (30) : il “Congresso del popolo tedesco” approva all’unanimità una Costituzione di tipo

centralista;

giugno : gli americani ritirano le loro forze dalla Corea del sud, i russi le hanno ritirate dal nord

mesi prima.

Agosto (14) : elezioni nella Germania ovest: Heuss presidente, Adenauer Cancelliere: nasce di

nuovo uno Stato tedesco autonomo (o quasi) ad ovest, la Repubblica Federale Tedesca.

Agosto (23) – Novembre (2) : Conferenza dell’Aja sul problema dell’indipendenza indonesiana.

Settembre : l’Unione Sovietica rompe il patto di amicizia con la Jugoslavia del ’45. “Scisma

jugoslavo”.

“ : Mao Tsé-Tung proclama a Pechino la nascita della “Repubblica Popolare Cinese”.

“ (23) : i servizi segreti americani scoprono un’esplosione atomica volontaria in Unione

Sovietica.

Ottobre (7) : il “Congresso del popolo tedesco” proclama la nascita della Repubblica Democratica

Tedesca.

“ (14) : il Congresso vota il programma di assistenza militare all’Europa e ai Paesi minacciati

dall’Urss.

“ (16) : vittoria delle truppe governative in Grecia contro i comunisti; fine della guerra civile

greca.

“ (20) : la Jugoslavia viene eletta membro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Novembre (21) : l’Assemblea Generale dell’Onu decide sulla sorte delle ex colonie italiane.

“ (22) : firma degli “Accordi di Petersberg” tra Adenauer e gli occidentali (su pressione

Usa).

Dicembre (16) : la Transgiordania annette la Palestina araba, nasce lo “Stato hascemita di

Giordania”.

“ (27) : la regina d’Olanda concede l’indipendenza all’Indonesia.

1950

gennaio (26) : proclamazione della Repubblica Indiana.

febbraio (14) : pubblicazione degli “Accordi cino-sovietici” dopo un viaggio di Mao in Russia per

due mesi.

marzo (3) : la Francia e la Saar firmano delle convenzioni che aumentano i legami tra i due Paesi.

“ (22) : Adenauer propone l’organizzazione di libere elezioni per la riunificazione della

Germania.

Aprile (11) : approvato il patto di difesa tra i Paesi Arabi, simile al Patto Atlantico.

maggio (9) : Robert Schuman pubblica un memorandum che prevede un piano di integrazione

europea.

“ (12) : con gli Accordi di Londra gli Alleati aumentano i poteri autonomi della Germania.

“ (18) : riunione a Londra del Consiglio dei Ministri dei dodici Paesi NATO, nascita degli

organi politici.

Giugno (6-22) : Grotewohl firma trattati sulle frontiere orientali con Cecoslovacchia e Polonia.

“ (21) : Schuman apre la Conferenza con i sei Paesi interessati al Piano del carbone e

dell’acciaio.

“ (25) : le forze nord-coreane oltrepassano il 38° parallelo, inizia la Guerra di Corea

Settembre : gli Usa chiedono alla NATO il riarmo della Germania e la sua ammissione

nell’organizzazione.

Ottobre : i francesi propongono il “Piano Pleven” per la costituzione di un esercito europeo con

piccoli contingenti tedeschi, in modo da evitare la creazione di un esercito tedesco forte.

“ (24) : la Cina invade il Tibet e lo annette al proprio territorio.

Dicembre (19) : a Bruxelles nuova riunione del Consiglio NATO, Eisenhower comandante in

Europa.

1951

gennaio

febbraio (15) : iniziano i negoziati sulla costituzione di un esercito europeo sulla base del “Piano

Pleven”.

Marzo (13) : nazionalizzazione del Anglo-Iranian Oil Company da parte del governo iraniano.

Aprile (10) : il presidente Truman revoca il generale Mac Arthur dal comando delle operazioni in

Corea.

“ (18) : sei Paesi firmano il trattato istitutivo della CECA (Comunità Europea Carbone e

Acciaio).

Maggio : nella Saar i francesi sciolgono il “partito democratico sarrese” favorevole alla Germania.

“ (31) : Conferenza dei supplenti dei Ministri NATO a Londra, definizione degli organi.

Luglio (10) : fine della Guerra di Corea, cessate il fuoco parziale.

Settembre (4-7) : Conferenza di San Francisco, 49 nazioni firmano il trattato di pace con il

Giappone.

“ (23) : si raggiunge un accordo sui confini coreani, non più stabiliti sul 38° parallelo.

Ottobre (10) : Grotewohl dichiara accettabili le proposte di Adenauer ma respinge il controllo

dell’ONU.

Dicembre (20) : L’ONU nomina una commissione d’inchiesta per controllare le eventuali elezioni

tedesche.

“ (24) : i giapponesi riconoscono il governo nazionalista di Chiang Kay-shek, non quello

comunista.

1952

gennaio (27) : a Parigi si raggiunge un debole accordo sulla costituzione dell’esercito europeo.

febbraio (16) : Conferenza di Lisbona della NATO, ammissione di Grecia e Turchia

nell’organizzazione.

marzo : l’Urss propone una conferenza a quattro sulla Germania per elaborare un trattato di pace.

Maggio (26) : a Bonn Usa, Gb e Francia firmano un trattato per la restituzione alla Germania dei

suoi diritti.

“ (27) : a Parigi è firmato il Trattato di istituzione della Comunità Europea di Difesa (CED).

Luglio (23) : in Egitto il colpo di Stato militare del generale Neguib costringe re Farouk alla fuga.

Novembre : negli Usa è eletto presidente il generale Eisenhower, Nixon vicepresidente, Dulles agli

Esteri.

“ (30) : elezioni nella Saar senza partiti filo-tedeschi, successo scontato del governo

Hoffmann.

1953

gennaio

marzo (5) : morte di Stalin. Inizio dell’“era Malenkov” (luglio 1953 – gennaio 1955).

Giugno (17) : scontri a Berlino est tra tedeschi e le truppe russe che reprimono gli scontri; molte

vittime.

“ (18) : l’Egitto si proclama Repubblica con Naguib come presidente.

Luglio (26) : Castro con un centinaio di studenti attacca una caserma a Cuba ma deve fuggire in

Messico.

(27) : firma dell’accordo sulla linea di demarcazione dell’armistizio in Corea.

Agosto (19) : In Iran un colpo di Stato militare porta un regime di dittatura sotto la direzione dello

Scià.

dicembre : negli Usa si parla del “new look” diplomatico, riduzione del bilancio militare.

1954

gennaio – febbraio : Conferenza dei quattro Ministri degli Esteri a Berlino; fallimento.

Marzo : alla Conferenza Panamericana Dulles fa firmare una risoluzione anti-comunista, a causa

della nascita

di un governo filo-comunista in Guatemala.

Aprile (17) : il colonnello Nasser costringe Naguib alle dimissioni e prende la guida dell’Egitto.

Aprile - giugno: prima Conferenza di Ginevra sui problemi dell’armistizio tra Francia e Vietnam del

Nord.

Giugno (19) : le truppe di Castillo Armas invadono il Guatemala e pongono fine al governo filo-

comunista.

Luglio (20) : armistizio tra Francia e Viet Minh; non riconosciuto dagli Usa e dal governo del

Vietnam del Sud.

agosto (9) : Trattato del Bled tra Turchia, Grecia e Jugoslavia, reso poi vano dalla crisi di Cipro.

“ (30) : l’Assemblea Nazionale francese respinge la ratifica del Trattato sulla CED.

Settembre (4) : la Cina bombarda le isole Pescadores sotto il controllo degli americani e dei

nazionalisti.

“ (8) : Trattato SEATO tra Usa, Australia, Gb, Francia, N. Zelanda, Filippine, Pakistan e

Thailandia.

“ (28) : la Conferenza di Londra approva l’allargamento del “Patto di Bruxelles” a

Germania e Italia.

Ottobre (12) : Firma degli accordi Cino-sovietici, molto favorevoli alla Cina.

“ (19) : Egitto ed Inghilterra firmano un trattato per l’evacuazione dei soldati britannici da

Suez.

“ (20) : nasce l’Unione dell’Europa Occidentale sulla base del Patto di Bruxelles allargato.

Novembre (1) : inizia in Algeria una guerra armata contro i francesi sotto la guida del FLN di Ben

Bella.

Dicembre (2) : Trattato di difesa reciproca tra gli Usa e la Cina nazionalista.

1955

gennaio (24) : in un messaggio al Congresso Eisenhower chiede l’invio della flotta in difesa di

Formosa.

febbraio (24) : Firma del Patto di Baghdad tra Iraq e Turchia (poi Inghilterra, Iran e Pakistan).

Aprile (18 – 24) : Conferenza di Bandung in Indonesia degli Stati ex colonizzati.

maggio (4) : il Giappone firma un trattato di commercio con la Cina comunista.

“ (14) : firma del Patto di Varsavia, alleanza militare tra l’Urss e le democrazie popolari

europee.

“ (15) : firma del Trattato di Stato austriaco con l’Urss; neutralità dell’Austria.

“ (26) – giugno (3) : viaggio di Krusciov, Bulganin e Molotov a Belgrado; riavvicinamento

con Tito.

Luglio (18 – 21) : Conferenza a Ginevra dei quattro capi di governo.

Settembre (9) : viaggio di Adenauer a Mosca; Germania ovest e Urss stabiliscono rapporti

diplomatici.

Ottobre (23) : il referendum nella Saar boccia l’europeizzazione della regione voluta dalla Francia.

Ottobre – novembre : Conferenza dei ministri degli Esteri a Ginevra.

Novembre (6) : la Francia riconosce la piena indipendenza del Marocco.

Dicembre (20) : l’Assemblea Costituente sudanese proclama la sua indipendenza dall’Egitto e

dall’Inghilterra.

1956

gennaio : in Algeria la Francia arriva a mezzo milione di soldati contro il Fronte di Liberazione

Nazionale.

febbraio (14) : XX Congresso del PCUS; Krusciov denuncia ai soli comunisti russi i crimini

compiuti da Stalin.

Aprile (17) : dissoluzione del Cominform, primo atto della destalinizzazione.

Giugno (15) : la Francia concede l’indipendenza alla Tunisia.

Luglio (26) : Nasser decide la nazionalizzazione della Compagnia del Canale di Suez.

Ottobre (15) : il Consiglio ONU stabilisce i “sei principi” per Suez.

“ (19) : un accordo tra Urss e Giappone ristabilisce normali rapporti diplomatici tra i due

Stati.

“ (19 – 23) : Colpo di Stato in Polonia da parte di Gomulka, sono mantenuti i principi

comunisti.

“ (21) : arresto di Ben Bella. Interruzione dei rapporti tra Francia e Marocco e Tunisia.

“ (29) : attacco israeliano contro l’Egitto, occupazione del Sinai (guerra di Suez).

“ (30) : ultimatum di Francia ed Inghilterra ad Israele e all’Egitto per l’allontanamento dal

Canale.

Ottobre (22) – novembre (2) : rivolta in Ungheria contro il regime comunista, governo Nagy.

Novembre (2) : all’ONU è approvata una risoluzione americana sul cessate il fuoco immediato a

Suez.

“ (3) : dura repressione dell’Armata Rossa in Ungheria, fine della rivolta, governo

totalitario Kàdàr.

“ (5) : i paracadutisti franco-britannici occupano Porto Said; minaccia di attacco atomico

sovietico.

“ (18) : firma a Mosca di un accordo tra Urss e Polonia a cui è riconosciuta l’indipendenza

nazionale.

Dicembre (2) : Castro sbarca a Cuba con 80 sostenitori e inizia una guerriglia sulla Sierra Morena.

1957

gennaio (1) : il territorio della Saar ritorna allo Stato Tedesco.

“ (5) : il presidente americano propone al Congresso l’accettazione della “dottrina

Eisenhower”.

marzo (6) : il “Colonial Office” inglese concede l’indipendenza al Ghana, primo paese della

seconda fase.

(25) : A Roma è firmato il Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea,

comprendente il

Mercato Comune e l’EURATOM da Italia, Francia Germania, Belgio, Olanda e

Lussemburgo.

Maggio (7) : sull’isola di Formosa gli Usa installano missili atomici che possono colpire la Cina

comunista.

Aprile : Nasser impone il pagamento di un pedaggio al governo egiziano per il passaggio delle navi

da Suez.

1958

gennaio

febbraio (1) : i Parlamenti siriano ed egiziano proclamano in comune la “Repubblica Araba Unita”.

Maggio (13) : i coloni francesi ad Algeri occupano il Governatorato generale appoggiati da alcuni

generali; si teme un colpo di Stato a Parigi condotto da truppe di stanza in Algeria.

Giugno (1) : il generale de Gaulle riprende il potere in Francia.

luglio (14) : rivolta in Iraq contro il re che viene ucciso, l’Iraq abbandona gli occidentali e si fa

neutrale.

Agosto (22) : l’artiglieria cinese riprende i bombardamenti contro le isole nazionaliste delle

Pescadores.

Settembre : referendum nei territori d’oltremare per la nascita della Comunità Francese; nasce il

GRPA Ovvero il “Governo Provvisorio della Repubblica Algerina”. De Gaulle scopre la sua

politica.

Novembre (27) : una nota sovietica annuncia la decisione di rendere autonoma la RDT e apre la

“Crisi di Berlino”, imponendo agli occidentali un ultimatum di sei mesi per decidere su

Berlino.

1959

gennaio (1) : Batista fugge da Cuba e lascia il governo nelle mani di Castro.

Marzo (7) : in Tibet scoppia una rivolta armata anti cinese che viene repressa; l’Urss si schiera

contro la Cina.

maggio (20) : la Conferenza di Ginevra tra i quattro Ministri degli Esteri non risolve il problema di

Berlino.

Settembre : viaggio di Krusciov negli Stati Uniti; vaghe promesse da parte di Eisenhower.

“ (2) : l’Urss concede all’India un grosso finanziamento nonostante gli scontri di questa

con la Cina.

1960

gennaio (1) : il Cameroun ottiene l’indipendenza dalla Francia.

febbraio (13) : firma di accordi commerciali tra l’Urss e Cuba, che si emancipa dal controllo

americano. La Francia fa esplodere la prima bomba atomica nel Sahara.

maggio : Contrasto tra Albania e Unione Sovietica che ritira armamenti militari e aiuti economici.

“ (16) : la Conferenza di Parigi su Berlino fallisce per l’intercettazione sovietica di un U2

americano.

“ (17) : Castro annuncia la riforma agraria che tocca interessi americani; svolta della sua

politica.

Giugno – ottobre : Senegal, Sudan, Mali, Mauritania e Madagascar ottengono l’indipendenza dalla

Francia.

Giugno (30) : il Belgio concede l’indipendenza al Congo, non ancora preparato, inizia una

situazione difficile.

Luglio : i sovietici richiamano a Mosca i loro tecnici inviati in Cina per sviluppare un’industria

moderna.

Ottobre (1) : indipendenza della Nigeria che rimane nel Commonwealth britannico.

(12) : all’Assemblea dell’ONU Krusciov protesta contro le teorie Usa battendo la scarpa sul

tavolo.

1961

l’Unione Sudafricana lascia il Commonwealth per la politica razziale poco gradita agli altri membri.

Gennaio (8) : Referendum in Francia in cui il popolo chiede la cessazione della guerra in Algeria.

“ (21) : Jonh Fitzgerald Kennedy è il nuovo presidente degli Stati Uniti.

Aprile (15) : sbarco degli esuli anti-castristi appoggiati dagli Usa alla “Baia dei Porci”; l’operazione

fallisce.

Maggio (18) : a Evian iniziano dei colloqui tra il FNL e il governo francese, vi è una pausa per la

guerra civile.

luglio : colpo di Stato in Siria, che abbandona la “Repubblica Araba Unita”.

Agosto : Kennedy propone agli Stati sudamericani la “Alleanza per il progresso”, ingenti aiuti

economici;

alla riunione del COMECON inizia la crisi tra Urss e Romania circa la divisione della

produzione.

“ (12) : i sovietici dividono Berlino con uno sbarramento; fine della Crisi e nascita del Muro

di Berlino.

Settembre (1) : a Belgrado inizia la prima Conferenza dei Paesi non allineati con 25 partecipanti.

Ottobre : al XXII Congresso del PCUS si manifesta pubblicamente il contrasto ideologico tra Urss e

Cina.

1962

gennaio : alla Conferenza panamericana Rusk ottiene l’espulsione di Cuba dall’OSA.

Marzo (18) : la Francia firma gli “Accordi di Evian” in cui concede un referendum

sull’indipendenza in Algeria.

Aprlie : la tensione tra Urss e Cina si accresce con degli scontri alla frontiera.

Maggio : la Cina invade il versante sud dell’Himalaya e sconfigge l’esercito indiano.

Luglio : Uganda e Burundi ottengono l’indipendenza dal Belgio e dal Congo.

“ (1) : in Algeria il referendum vede una vittoria larga per l’indipendenza; fine della

colonizzazione.

“ (4) : Kennedy propone in un discorso il suo “grande disegno”.

Estate : a Mosca Raoul Castro e Che Guevara chiedono ai sovietici degli aiuti militari per la difesa

di Cuba.

Ottobre (16) : un aereo spia U2 rileva sull’isola di Cuba la presenza di rampe di lancio per missili.

“ (22) : in un annuncio televisivo Kennedy parla del blocco delle navi sovietiche attuato

intorno a Cuba.

“ (26) : Tramite un inviato ufficioso di Krusciov si risolve la Crisi di Cuba; lettera di

Krusciov a Kennedy.

Dicembre : le truppe dell’ONU riescono a riconquistare il Katanga e la secessione dal Congo è

annullata.

“ (9) : l’Uganda riceve l’indipendenza e entra a far parte del Commonwealth britannico.

“ (18) : accordo anglo-americano che metteva sotto controllo Nato l’arsenale atomico

inglese.

1963

gennaio (14) : De Gaulle rifiuta il progetto di Kennedy, non ammette la GB nel MEC e il progetto atomico.

“ (22) : accordo franco-tedesco su una cooperazione politica, economica e culturale.

febbraio : il “Quotidiano del Popolo” di Pechino pubblica articoli che attaccano violentemente Krusciov.

Settembre (12) : indipendenza del Kenya dall’Inghilterra.

agosto (5) : firma a Mosca del Trattato che vieta gli esperimenti nucleari nell’atmosfera.

settembre (1) : Tra Mosca e Washington è creata una linea diretta, il “telefono rosso”.

Novembre : in Vietnam del Sud un colpo di Stato destituisce il governo; Johnson decide di intervenire.

“ (22) : a Dallas il presidente americano Kennedy viene assassinato; gli succede Lyndon Johnson.

1964

gennaio : alla Conferenza del Cairo tra Paesi Arabi si decide la nascita dell’OLP.

luglio (10) : Mao denuncia le usurpazioni territoriali degli Zar a danno della Cina; cresce la tensione.

Agosto (7) : il presidente Johnson ottiene dal Congresso l’autorizzazione all’uso della forza in Asia.

settembre (29) : Tanganica e l’isola di Zanzibar si uniscono e danno vita alla “Repubblica Unita di Tanzania”.

ottobre : la Cina fa esplodere la sua prima bomba atomica.

“ (5) : Krusciov viene destituito dal Presidium del Soviet Supremo; periodo di guida collegiale;

Conferenza dei non allineati al Cairo con 46 partecipanti.

1965

gennaio

febbraio (7) : Johnson ordina di bombardare il Vietnam del Nord

aprile (8) : a Bruxelles si opera la fusione degli organi esecutivi della CECA, dell’EURATOM e del MEC.

agosto (5) : un violento incidente di frontiera fa scoppiare la guerra tra India e Pakistan.

1966

gennaio : in Cina Mao inizia la “rivoluzione culturale” per restare al potere.

“ (9) : fine della guerra tra India e Pakistan; al potere in India Indira Gandhi.

marzo : con un messaggio a Johnson, De Gaulle annuncia il ritiro della Francia dalla NATO.

Luglio (1) : da questa data le truppe francesi non sono più subordinate alla NATO.

1967

gennaio

aprile (1) : E’ completato lo sgombero delle truppe americane e canadesi dal suolo francese.

maggio (22) : Nasser chiude il Golfo di Aquaba alle navi dirette ad Israele.

giugno (5) : inizia la guerra dei Sei Giorni; Israele attacca l’Egitto, il Golan e Gerusalemme.

“ (10) : l’ONU impone il cessate il fuoco senza condizioni nel conflitto arabo.

“ (19) : l’Urss convoca l’Assemblea dell’ONU per il conflitto arabo: fallimento.

“ (20) : viaggio in Urss del generale De Gaulle; creazione di una Commissione mista franco-sovietica.

“ (30) : il colonnello Ojukwu, un Ibo, proclama l’indipendenza del Biafra.

1968

gennaio (5) : in Cecoslovacchia, Dubcek succede a Novotny con l’appoggio del gruppo liberale del partito.

“ (31) : i nord vietnamiti scatenano l’offensiva del Tet che fa mutare la politica statunitense.

Marzo : scontri all’università di Praga tra polizia e studenti, fomentati dalla “Primavera di Praga”.

Aprile : il partito comunista cecoslovacco annuncia il programma di liberalizzazione del regime.

luglio : firma del Trattato sulla non proliferazione delle armi atomiche. Atomica cinese.

Agosto (21) : l’Armata Rossa invade la Cecoslovacchia con l’appoggio di Bulgaria, Ungheria, Polonia e RDT.

“ (25) : a Mosca Dubcek e il gruppo liberale sono costretti a firmare un accordo per frenare le riforme.

Ottobre (31) : Johnson ordina la sospensione dei bombardamenti sul Vietnam del Nord.

novembre (5) : alle elezioni americane il nuovo presidente è il repubblicano Richard Nixon.

1969

gennaio

marzo : si intensificano gli scontri di confine tra Urss e Cina; questione dell’isola Damanski.

Aprile : in seguito ad agitazioni, inizia la sostituzione del gruppo liberale cecoslovacco; il primo è Dubcek. giugno : il

presidente Nixon annuncia il progressivo ritiro delle truppe americane dal Vietnam.

luglio (21) : gli americani Armstrong e Aldrin sbarcano sulla Luna.

settembre (1) : il colonnello Gheddafi, anticomunista, prende il potere in Libia.

ottobre : Willy Brandt è eletto cancelliere della RFT; inizia l’Ostpolitik.

Dicembre : iniziano i negoziati tra Urss e Cina per gli scontri di confine e le rivendicazioni territoriali.1

1970

gennaio : appoggiato dai militari, Breznev si libera di Kosygin e assume il potere da solo.

“ (8) : fine della guerra del Biafra, vittoria dell’esercito federale nigeriano.

marzo : gli Stati Uniti partecipano ad azioni militari in Laos e Cambogia contro i khmer rossi

“ (19) : primo incontro tra Brandt e il capo di governo della RDT Stoph.

agosto (12) : firma del Trattato russo-tedesco sull’inviolabilità delle frontiere europee.

settembre : re Hussein caccia dalla Giordania i fedayin palestinesi; crisi del mondo arabo.

“ (10) : Conferenza dei Paesi non allineati a Lusaka, nello Zambia con 54 partecipanti.

“ (28) : in Egitto muore Nasser; gli succede Sadat che si avvicinerà agli Usa.

dicembre (14) : rivolta degli operai di Danzica duramente repressa dall’esercito polacco.

“ (7) : Trattato tra RFT e Polonia sulla inviolabilita del confine Oder-Naisse.

“ (19) : Gierek è nominato capo del governo in Polonia al posto di Gomulka.

1971

gennaio

marzo (26) : il Pakistan orientale proclama la propria indipendenza; intervento pakistano.

aprile : i cinesi invitano una squadra di ping pong americana ad una competizione in Cina.

maggio (26) : Usa e Urss firmano l’accordo SALT I.

ottobre (26) : all’ONU la Cina comunista prende tutti i ruoli della Cina nazionalista.

dicembre (3) : iniziano le ostilità tra India e Pakistan alla frontiera del Kashmir.

“ (7) : in seguito alla sconfitta con l’India, il Pakistan riconosce il Bangladesh.

1972

gennaio (22) : a Bruxelles Regno Unito, Danimarca, Norvegia e Irlanda firmano l’atto di partecipazione al MEC.

febbraio (21) : importantissimo viaggio di Nixon a Pechino.

maggio : trattative segrete a Parigi tra Kissinger e un delegato nord vietnamita.

giugno (3) : accordo quadripartito su Berlino tra le quattro potenze occupanti.

settembre : accordi di riconoscimento e di pace tra il Giappone e la Cina comunista.

dicembre (21) : riconoscimento reciproco dei due Stati tedeschi che iniziano rapporti normali.

1973

gennaio (23) : il Presidente Nixon annuncia il cessate il fuoco in Vietnam.

febbraio : in Afghanistan il colpo di Stato di Daud allontana il re Zahir.

marzo : alla Conferenza di Parigi per il Vietnam sono ripresi piu’ o meno gli accordi stipulati l’anno prima da Kissinger.

giugno : viaggio di Breznev negli Usa; impegno ad impedire ogni guerra nucleare.

settembre : si sana il contrasto tra Hussein e gli arabi, che decidono la guerra ad Israele.

Henry Kissinger è il nuovo segretario di Stato americano.

Conferenza dei Paesi non allineati ad Algeri con 86 Stati partecipanti.

Le due Germanie sono ammesse a far parte dell’ONU.

ottobre (6) : inizia a sorpresa la Guerra del Kippur; l’Egitto avanza nel Sinai.

“ (15) : le truppe israeliane di Sharon oltrepassano il canale di Suez.

“ (22) : il Consiglio di Sicurezza vota il cessate il fuoco ma continuano gli incidenti.

novembre (11) : firma dell’accordo el “km 101” tra gli eserciti egiziano e israeliano.

1974

gennaio : in Portogallo muore Salazar; il potere è preso da militari di stampo sovietico.

maggio : Willy Brandt si dimette; gli succederà Helmut Kohl, a capo della CDU.

agosto : in seguito allo scandalo Watergate il presidente Nixon si dimette per Gerard Ford.

dicembre (10) : a Parigi l’Europa dei nove decide la formazione del “Consiglio Europeo” e le elezioni del parlamento a

suffragio universale.

1975

gennaio

agosto (1) : ad Helsinki 25 paesi europei firmano l’Atto finale della “Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in

Europa” (CSCE).

novembre (20) : in Spagna muore il generale Francisco Franco; ritorno del potere ai Borboni con una monarchia

costituzionale.

1976

gennaio

aprile : in Portogallo le elezioni portano alla vittoria dei socialisti di Mario Soares, che condurrano il Paese nella

democrazia.

giugno (29) : Congresso di Berlino tra i partiti comunisti del mondo; prevalgono gli indipendenti filo-italiani.

agosto : viaggio di Tito a Pechino; riconciliazione tra Cina e Jugoslavia.

settembre : in Polonia nascono “comitati di sciopero” e il sindacato Solidarnosc guidato da Lec Walesa.

“ : morte di Mao Tse-tung; il suo posto sarà poi preso da Deng Xiaoping.

ottobre (4) : Conferenza di Berlino per continuare quella CSCE di Helsinki, fallimento totale.

novembre : alle elezioni americane è eletto il democratico Jimmy Carter.

1977

gennaio

1978

gennaio (12) : gli Usa fanno sapere della loro insoddisfazione della forza dei comunisti italiani.

aprile (27) : un colpo di Stato in Afghanistan pone al potere il filo sovietico Karmal, inizia la guerra civile contro i

comunisti.

1979

gennaio : in Cina si adotta l’idea delle “zone economiche speciali”

febbraio (17) - marzo (3) : attacco Cinese contro il Vietnam per protesta contro l’Urss e la lotta di questo Paese ai Kmer

rossi in Cambogia.

aprile : viaggio di Giovanni Paolo II in Polonia che riesce a calmare le masse.

giugno : si conclude l’accordo SALT II tra Usa e Urss.

dicembre : truppe sovietiche invadono l’Afghanistan per sostenere il regime di Karmal.

1980

gennaio (4) : l’Assemblea Generale dell’ONU condanna l’aggressione sovietica in Afghanistan.

maggio (4) : morte di Tito; continuano le tensioni tra jugoslavi e albanesi in Kosovo.

novembre : alle elezioni americane è votato Ronald Reagan, riconfermato nel 1984.

1981

gennaio

ottobre (18) : il PC polacco affida molti poteri nelle mani del generale Jaruzelski.

novembre (10) : muore Leonid Breznev; gli succede Andropov con l’appoggio dell’esercito.

“ (30) : Conferenza a Ginevra sugli euromissili fallita per “l’operazione zero” di Reagan.

dicembre (12) : Jaruzelski proclama lo “Stato di guerra” in Polonia, chiuse le frontiere e divieto di riunione.

1982

gennaio

1983

gennaio (1) : Jaruzelski pone fine allo “Stato di guerra” in Polonia, durato un anno.

marzo (23) : Reagan annuncia il programma dello “Scudo Stellare” in difesa dai missili.

giugno : nuovo viaggio del Papa in Polonia.

novembre : in Germania sono installati i primi missili Pershing rivolti ad est.

1984

gennaio

febbraio (9) : Muore Andropov e gli succederà Cernienko, l’anziano favorito di Breznev.

aprile : in Cina sono aperte le frontiere con l’estero in tre regioni litorali del sud.

1985

gennaio (7) : conversazioni russo-americane a Ginevra sul controllo di tutti gli armametni, non solo sui missili.

febbraio : Morte di Cernienko e rapida nomina del giovane Mikhail Gorbaciov.

marzo (11) : Mikhail Gorbaciov diviene segretario generale del PCUS.

1986

gennaio : scoppia negli Usa lo scandalo “Irangate”: Reagan ne esce comunque pulito.

febbraio : al XXVII congresso del PCUS Gorbaciov parla di “Perestrojka” e “Glasnost”.

aprile (25) : esplosione di un reattore alla centrale nucleare ucraina di Cernobyl.

luglio (28) : Gorbaciov comunica alla Cina il desiderio di evacuare l’Afghanistan per ottenere un riavvicinamento.

ottobre : il PCC annuncia che la Cina passerà gradatamente ad un’economia commerciale.

1987

gennaio

novembre : rottura dei rapporti tra Gorbaciov ed Eltsin per una critica di questi al Politburo.

dicembre (8) : accordo di Washington sul disarmo per l’eliminazione dei missili dall’Europa.

1988

gennaio

febbraio : gli armeni protestano per il trattamento delle loro minoranze nel Nagorno Karabakh, territorio

dell’Azerbaigian; inizia il conflitto.

marzo (3) : Ceausescu e sua moglie Elena inaugurano le terribili riforme in Romania.

maggio : dopo 32 anni, Kadar è allontanato dal potere dal partito comunista ungherese.

“ (15) : dall’Afghanistan vi è il ritiro del primo contingente dell’Armata Rossa.

giugno (4 - 16) : nell’Urss si festeggia il millesimo anniversario dell’evangelizzazione russa, liberazione di preti e

miglioramento dei rapporti con il Vaticano.

1989

gennaio

febbraio : si completa il ritiro dell’Armata Rossa dall’Afghanistan.

aprile (16) : scoppia una violenta protesca studentesca in Cina; occupata piazza Tien an Men per settimane dagli

studenti.

maggio (15) : visita di Gorbaciov a Pechino in una situazione di crisi e proteste in Cina; umiliazione del governo cinese.

“ (20) : il governo cinese annuncia che i negoziati con gli studenti sono falliti.

giugno : alle elezioni polacche i candidati di Solidarnosc sono tutti eletti; i partiti democratico e popolare abbandonano i

comunisti; il governo va ad un non-comunista per la prima volta dal 1948 in un Paese dell’Est.

“ (4) : l’esercito cinese massacra migliaia di studenti in Piazza Tien an Men.

settembre : nel dialogo sul disarmo, Gorbaciov accetta la continuazione del programma dello scudo spaziale. Inizia lo

sgombero delle truppe vietnamite dalla Cambogia.

ottobre : il Partito Operaio Ungherese diviene un “Partito socialista” non comunista.

“ nella RDT imponenti manifestazioni di protesta in occasione dell’anniversario della fondazione dello Stato.

novembre (9) : Frontiere aperte tra le due Germanie; è abbattuto il Muro di Berlino.

“ : Nella RDT si forma un governo liberale, l’Armata Rossa lascia il Paese.

dicembre : in Cecoslovacchia si forma un governo in maggioranza non comunista.

“ : in Romania il leader Ceausescu e sua moglie sono giustiziati in mondovisione; diviene presidente ancora un

vecchio comunista, Ion Iliescu.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia dei Trattati, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia Diplomatica dal 1919 ai Nostri Giorni, Duroselle. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La Germania, nuove frontiere, garanzie e riparazioni, i primi fallimenti della sicurezza collettiva; l’epoca di Hitler.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2001-2002

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei trattati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Rossi Gianluigi.

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