Riassunto di storia della scienza e della tecnica
Libro adottato: La macchina del mondo di Antonio Clericuzio
I luoghi e le forme della scienza: la nascita della scienza moderna
La nascita della scienza moderna è frutto di diverse influenze e attività:
- Lavoro degli umanisti: Riscoperta di opere filosofiche e scientifiche antiche e revisione delle traduzioni.
- Matematica: Riscoperta di Euclide, Apollonio, Archimede e Pappo.
- Cartografia: La Geografia di Tolomeo.
- Trattati tecnici: Il De architectura di Vitruvio e il De aquaeductibus di Frontino.
- Medicina: Ippocrate con attenzione alla clinica e all’osservazione, e Galeno. Dissezione in anatomia.
La stampa a caratteri mobili ha permesso la diffusione dei classici greci e latini e l’ampliamento del pubblico lettore, standardizzando la terminologia di molte discipline tecniche. Gli agili manuali medici favoriscono la diffusione di pratiche mediche non ufficiali, mentre le illustrazioni integrano il testo (tavole anatomiche, meccaniche, botaniche, animali).
Ci fu anche la nascita e rinnovamento di contesti istituzionali: università, corti, circoli, accademie e il mecenatismo. Questo ha portato alla diffusione delle conoscenze matematiche e meccaniche (prospettiva, architettura, balistica, idraulica). Dalla seconda metà del ‘600, l’aristotelismo è stato sostituito dalla filosofia cartesiana. Nasce la Compagnia di Gesù di Ignazio di Loyola, che rifiuta il naturalismo rinascimentale e accetta il geocentrismo.
In Italia, vi erano le scuole d’abaco (biennale, con fini commerciali e artistici) e la Scuola di Rialto. In Francia, dopo il 1640, si abbandona Aristotele e si introducono curricula meccanici, ottici, ecc. In Spagna prevalgono censura e ortodossia, con la legge che va per la maggiore. In Portogallo, Enrico il Navigatore fonda nel ‘400 le scuole di navigazione (cartografia e tecniche). In Inghilterra, nel 1596 viene fondato il Gresham College (astronomia, matematica, navigazione). In Germania, gli studi puntano al commercio, con Melantone come riformatore (Aristotele umanistico). Nei Paesi Bassi, Frisius promosse le matematiche applicate (cartografia) con resistenze a Cartesio.
Le accademie rinascimentali furono soprattutto letterarie e artistiche. Nel ‘600 nascono le prime accademie scientifiche, dove hanno luogo discussioni, indagini sperimentali e si pubblicano opere e periodici. In Italia nascono l’Accademia dei Lincei (Roma, 1603) e del Cimento (Firenze, 1657, il motto era “provando e riprovando”); in Inghilterra sorge la autofinanziata Royal Society (Londra, 1660, il motto era “Non obbligato a giurare sulle parole di alcun maestro”); in Francia cresce la statale l’Académie Royale des Sciences (Parigi, 1666) con finalità strettamente pratiche e con la professionalizzazione del ruolo dello scienziato.
L’indagine empirica si coniuga all’interesse per le cosiddette “meraviglie della natura”. Mentre nel Medioevo, oggetti strani e meravigliosi, insieme a tesori e reliquie, sono collocati per lo più nelle chiese, dal XV secolo la collezione di antichità e di oggetti rari divenne un segno di distinzione e prestigio di principi e nobili, tra i quali si diffuse uno spirito di emulazione nel collezionare. Le collezioni includono piante e animali esotici, minerali e fossili, nonché strumenti scientifici. Suscitare la meraviglia del visitatore diviene uno dei principali obiettivi della collezione.
Uomo e natura nel Rinascimento
La concezione dell’uomo e della natura rinascimentale è antropocentrica e finalistica: l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, è posto al vertice della creazione e l’insieme delle creature è stato prodotto per l’uomo. Questa concezione cristiana si fonde con la filosofia aristotelica della natura, che afferma la teleologia del mondo naturale nonché l’idea di una scala di enti naturali che procede verso una crescente perfezione. La rinascita del neoplatonismo si integra con l’idea cristiana di un cosmo dotato di senso e in cui sono presenti ordine e gerarchia. L’unità discende gradatamente e si dirama nella molteplicità dei corpi. Gli astri sono parte della gerarchia e le loro influenze governano la natura e l’uomo, sono causa della sua salute e delle sue malattie.
Nel Rinascimento, i confini fra fenomeni naturali e soprannaturali sono labili: mostri ed eventi straordinari diventano segni e cause di guerre, cataclismi e pestilenze. Le sorti degli uomini sono in balìa di forze soprannaturali. La peste, che dal 1347 domina la scena europea, crea terrore, migrazioni, violenza, instabilità politica e psicologica, nuove religioni non ortodosse. L’azione di spiriti della vita quotidiana è accettata anche da eminenti filosofi e scienziati.
Riscoperta dei classici
- De rerum natura di Lucrezio (riscoperto da Bracciolini): i fenomeni naturali e l’uomo sono il prodotto di moti e delle differenti aggregazioni di atomi. L’uomo non è opera del Creatore ma prodotto di agenti puramente materiali. La natura non ha finalità, agisce secondo leggi proprie.
- Delle cause degli effetti naturali, o degli incantesimi di Pomponazzi (1556): interpretazione naturalistica di Aristotele. Incantesimi, magie e stregonerie rientrano nell’ordine della natura. Non esiste l’intervento di entità spirituali, ma i fenomeni meno usuali sono spiegati con le qualità occulte. L’immortalità dell’anima non può essere provata razionalmente bensì solo affermata con la fede.
- Della natura delle cose secondo i propri principi di Telesio (1565): la conoscenza della natura deve basarsi sull’esperienza sensibile. Concezione immanentistica della natura: principio di autorganizzazione e di conservazione della natura basato sul senso delle cose. La sua cosmologia è geocentrica (la Terra è immobile a causa del suo peso, il Sole è in costante moto essendo di fuoco).
- Giordano Bruno sostenne la teoria dell’universo infinito costituito da infiniti mondi. La sua filosofia si basa sull’atomismo di Lucrezio.
I roghi e le condanne inflitti a questi autori testimoniano il controllo e la censura introdotti in Italia dalla Controriforma. L’ortodossia religiosa è difesa dal Sant’Uffizio e molte opere scientifiche vanno all’Indice.
La formazione medica rinascimentale era basato su autori antichi e medievali come Galeno e Avicenna, la cui autorità comincia a vacillare grazie all’opera degli umanisti. Sarà Paracelso a rompere con la tradizione, proponendo una rifondazione medica su basi chimiche. Accanto ai medici universitari operano ciarlatani, guaritori, erboristi e clericali. Nel Nord Italia si razionalizza l’ospedale, si controllano acque, derrate e rifiuti.
Impatto delle epidemie
Per più di tre secoli, le epidemie di peste ebbero un impatto devastante sulla popolazione europea: giunta in Europa dal Mar Nero per mezzo di mercanti genovesi (e dei topi nelle loro navi), la peste nera uccise in tre anni due terzi della popolazione. Proliferarono i rimedi, di varia natura:
- Pensando ad un’origine divina della peste, si organizzarono penitenze, processioni, digiuni, preghiere.
- Abbandonare le zone maggiormente colpite, le città, rifugiandosi in luoghi isolati.
- La distruzione degli abiti e degli effetti personali dei malati e l’isolamento degli stessi in lazzaretti.
- La purificazione dell’aria avveniva accendendo fuochi e bruciando erbe aromatiche.
- Divieti di assembramento, quarantena, cordoni sanitari, istituzione della Magistratura della sanità.
Nel Rinascimento esistono due differenti interpretazioni dell’origine della peste e delle malattie contagiose:
- Corruzione dell’aria, dovuta a miasmi.
- “Semi della malattia”, ovvero il contagio vero e proprio.
La medicina rinascimentale, oltre che da Galeno, mutua concetti di origine greca e romana:
- Complessione o temperamento: data da quattro qualità (caldo, freddo, secco e umido) e derivano dalla mescolanza dei 4 elementi. Da esse derivano caratteristiche psicologiche, malattie e terapie che ristabiliscono la corretta complessione.
- Umore: il fluido vitale contenuto nell’organismo sono 4 (sangue, bile gialla, bile nera e flegma). Ogni umore è caratterizzato da una coppia di qualità (es. sangue è caldo e umido). Gli umori nutrono l’organismo e dalla loro alterazione dipendono le malattie.
La medicina rinascimentale eredita due differenti concezioni sulla funzione dei principali organi del corpo:
- Aristotele asseriva che il cuore era all’origine del calore vitale e della vita.
- Galeno assegnava il primato alla triade cervello-cuore-fegato.
Il medico non solo tratta le malattie ma fa opera di prevenzione raccomandando abitudini di vita, condizioni ambientali e diete adatte alle loro complessioni. La diagnosi è condotta per mezzo del polso, del colore delle urine, del colorito del volto e della forma del ventre. Le terapie dipendono dalla teoria umorale: attraverso purgativi o sudoriferi si liberava l’organismo dagli umori viziati ristabilendo l’equilibrio umorale.
L'anatomia nel Rinascimento
L’anatomia è praticata dal XIV secolo nell’Università di Bologna, grazie all’opera di Mondino de’ Luzzi “Anatomia”. Un passo avanti compì Berengario da Carpi, che volle basarsi sulle osservazioni dirette condotte sui cadaveri dissezionati (“anatomia sensata”) e attaccò i colleghi che avevano una formazione solo libresca. Dalla seconda metà del ‘500, la dissezione dei cadaveri assume un nuovo ruolo di verifica del testo.
Vesalio di Bruxelles scrisse “La struttura del corpo umano” (1543), atlante e dizionario anatomico in cui attribuisce al corpo dissezionato l’autorità ultima nello studio e nell’insegnamento dell’anatomia. Il medico belga fu il primo docente di medicina a condurre personalmente la dissezione, facendo a meno del sector (un chirurgo o barbiere). Confuta poi l’anatomia galenica, basata sulla dissezione di animali (scimmie), pur condividendo la teleologia, ovvero l’idea che il numero e la configurazione delle parti del corpo sono stati scelti dalla natura in quanto le migliori possibili.
L’anatomia si diffuse soprattutto nelle università italiane del ‘500: Falloppio scoprì le tube uterine e diagnosticò varie malattie delle orecchie, oltre a descrivere i muscoli oculari e i dotti lacrimali. Lo spagnolo Servito scoprì della circolazione polmonare del sangue, contraria alla concezione galenica del cuore. Lo svizzero Platter stabilisce invece che la retina è la sede della visione, mentre l’umore cristallino ha la funzione di lente di ingrandimento.
Paracelso, zurighese, fu una delle personalità più controverse della medicina rinascimentale. Si scagliò subito contro il latino, insegnando in svizzero-tedesco, e contro Galeno e Avicenna, sostenendo la superiorità delle conoscenze mediche popolari, costruite sulla base di una diretta familiarità con le malattie e le piante medicinali. La rifondazione medica deve poi collegarsi all’astronomia (l’intero cosmo è un grande organismo vivente e l’uomo è una copia del mondo) e all’alchimia (ricerca di un farmaco che allunghi la vita, uso terapeutico di metalli e minerali).
Paracelso nega la secolare dottrina degli umori e dei temperamenti, descrivendo il funzionamento del corpo come un insieme di distillazioni, sublimazioni e fermentazioni. Sostiene inoltre la teoria dei “semi della malattia”, che alterano i principi vitali, e bandisce pratiche terapeutiche galeniche come il salasso, che indebolisce inutilmente l’organismo. Il medico per Paracelso deve unire la conoscenza della natura all’ideale di vita cristiano.
Chirurgia nel XVI secolo
Nel XVI secolo la domanda di chirurghi cresce: sulle navi, nelle corti, sui campi di battaglia. Parè, con la sua esperienza, afferma che cauterizzare le ferite da arma da fuoco con olio bollente avveleni l’organismo e usa acquavite e trementina, inoltre adopera la tecnica della legatura dei vasi. I chirurghi fanno parte di una corporazione che li accomuna ai barbieri. Generalmente il chirurgo è considerato di rango inferiore rispetto al medico, perché la sua è un’arte meccanica. Ma in Italia la chirurgia fa parte del curriculum medico, mentre a Parigi è al di fuori dell’università.
Botanica e zoologia
Il concetto essenzialistico di specie domina la botanica e la zoologia fino alla fine del ‘700. Pietra miliare nello studio del mondo animale è l’“Historia animalium” di Gesner, che segue criteri aristotelici e alfabetici di classificazione (quadrupedi vivipari, ovipari, uccelli, pesci…). Nello studio del mondo animale era frequente l’uso dei testi sacri: il diluvio universale e l’Arca erano un riferimento obbligato nell’indagine del mondo animale.
Il principale fine perseguito dai botanici rinascimentali fu lo studio delle proprietà terapeutiche delle piante, ovvero dei “semplici”. Testi greci di riferimento furono le “Ricerche sulle piante” e il “Delle cause delle piante” di Teofrasto. Egli definisce la botanica come la scienza che studia la forma, la riproduzione e il comportamento delle piante. Il suo criterio classificatorio fu quello della forma di crescita: alberi, arbusti, suffruttici ed erbe. Importante fu anche il “De materia medica” di Dioscoride, che suddivide le piante in base ai loro usi medicinali, culinari e cosmetici.
Tra il 1500 e il 1700 il numero di piante note aumentò da 500 specie a 18000 specie. I progressi nella classificazione invece erano lenti in quanto mancava un sistema coerente. Grande stimolo alla botanica diedero le esplorazioni geografiche, soprattutto in Spagna, che riceveva i nuovi esemplari americani. Le nuove piante americane e orientali misero in crisi i tradizionali criteri di classificazione: per esempio, le piante sensitive minano i confini fra mondo vegetale e animale.
I sistemi del mondo
Nel ‘500 comincia a mutare la visione del cosmo medievale geocentrico aristotelico e antropocentrico. Nel 1543 Copernico pubblica il “De Revolutionibus orbium coelestium” in cui afferma l’eliocentrismo del cosmo: la Terra compie una rotazione quotidiana intorno al proprio asse e una rivoluzione attorno al Sole.
I greci utilizzarono il termine kosmos per indicare l’universo, un termine che significa ordine, simmetria, armonia e bellezza. Il principale compito degli astronomi greci fu di ricondurre i moti planetari a uno schema semplice, quello del moto circolare uniforme.
Per Aristotele il cosmo è finito, pieno, ingenerato e incorruttibile, la Terra è immobile ed è situata al suo centro; il cosmo è interamente compreso all’interno della sfera delle stelle fisse, al di là delle quali non vi è nulla, né materia né vuoto. La concezione aristotelica dell’universo costituito da sfere omocentriche fu proposta da Eudosso: le sfere, aventi lo stesso centro (la Terra), ruotano a velocità differenti, attorno ad assi differenti e in direzioni differenti.
Aristotele stabilì una netta distinzione fra mondo celeste e terrestre. Il primo è costituito di un quinto elemento incorruttibile (aither) e, essendo perfetti (cioè non conoscendo generazione e corruzione) hanno per loro natura un moto circolare uniforme. L’origine del moto delle sfere è nel Primo Motore, il Creatore. Tale modello, che non spiegava le variazioni di luminosità osservate nei pianeti, fu sostituito da quello degli epicicli e delle orbite eccentriche di Apollonio di Perge. Il modello delle orbite eccentriche prevede che il pianeta si muova di moto uniforme su un cerchio il cui centro è leggermente spostato rispetto alla Terra.
Tolomeo, nelle “Ipotesi dei pianeti”, adottò alcuni principi della fisica aristotelica (geocentrismo e geostaticismo e sfericità del cosmo) e confutò l’ipotesi del moto della Terra. Inoltre utilizzò gli epicicli, aggiungendo il punto equante per spiegare le variazioni di velocità dei pianeti. Nell’“Almagesto”, poi, definisce l’ordine dei pianeti ponendo Saturno in alto, seguito da Giove e Marte; Venere e Mercurio invece sono posti al di sotto del Sole.
Cusano, che mise in discussione la concezione di un cosmo finito e propose argomenti a favore del moto della Terra, influenzò Copernico, che aderisce all’idea di cosmo inteso come ordine e armonia e al concetto di circolarità e uniformità dei moti celesti. Nel primo libro del “De Revolutionibus”, Copernico attribuisce alla Terra tre movimenti:
- Moto di rivoluzione.
- Moto diurno attorno ai poli.
- Moto che fa descrivere all’asse terrestre la superficie di un cono.
L’astronomia copernicana ha il vantaggio, rispetto a quella tolemaica, di far corrispondere a distanze maggiori tempi di rivoluzione più lunghi. La velocità dei pianeti corrisponde alla loro distanza dal Sole. Sebbene Copernico collochi il Sole al centro dell’universo, non lo pone però al centro dei moti dei pianeti. Al centro di essi c’è un punto in prossimità della Terra. Il sistema è quindi da chiamarsi geocinetico piuttosto che eliocentrico. Nel sistema copernicano il Sole ha il solo scopo di illuminare il cosmo. Il suo universo, benché di dimensioni molto maggiori rispetto a quello tolemaico, è comunque finito; inoltre non mette mai in dubbio la solidità degli orbi celesti e la gravità per lui non è la tendenza dei corpi a raggiungere il centro del mondo, ma la tendenza delle parti a formare un tutto.
Il “De Revolutionibus” nel 1616 fu messo all’indice. La Chiesa Romana ne vietò... (testo troncato per contenuto).
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