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L'età regia (753-509 a.C.)

Al contrario di quanto sostiene Livio, l'area su cui sorge Roma non era affatto disabitata, anzi al contrario i rilevamenti archeologici suggeriscono la presenza di villaggi abitati intorno al Campidoglio risalenti al XIV sec a.C. Successivamente verranno popolate anche le aree del Palatino, Esquilino e del Quirinale. Non si sa se questi villaggi fossero autonomi o "federati". Di certo si sa che la loro disposizione era cosiddetta a "pelle di leopardo".

La tradizione mitografica indica l'area del Foro Boario come quella di più antica frequentazione, si narra infatti che questa sia il sito in cui Ercole, con i buoi rubati a Gerione, si sia fermato a riposare, ma Caco, gigante del luogo, gli rubò alcuni animali. Accortosi dell'accaduto, Ercole avrebbe affrontato ed ucciso Caco e per festeggiare la vittoria avrebbe costruito il tempio di "Iuppiter Inventor". Mentre Evandro, che si era precedentemente stanziato sull'Aventino, avrebbe eretto ivi l'Ara Maxima. L'importanza del Foro Boario è testimoniata anche dalla presenza della via Salaria utilizzata per il trasporto del sale da Roma alla Sabina.

Per la data di fondazione di Roma sono state fornite diverse date ma quella ufficialmente adottata è stata fornita da Varrone: 21 Aprile 753 a.C. Del resto vi sono già alcune prove archeologiche e di fonti, oltre al muro del Palatino (730/720), che fanno pensare alla formazione di luoghi destinati alla vita d'aggregazione culturale e politica, come l'inizio del culto di Vesta e di altre manifestazioni nell'area del Volcanal. Roma si sviluppa in luogo strategico che permette il guado del fiume Tevere, la città si svilupperà in un'area con basse alture, cioè i colli divisi da piccole valli in cui passano piccoli corsi d'acqua che scendono verso il Tevere. La zona non era particolarmente fertile e soggetta molto spesso a fenomeni alluvionali, in un paesaggio caratterizzato essenzialmente da boschi e selve.

Quello romano è un popolo di pastori (di etnia latina), ne è una testimonianza la considerazione del bue come ministro di Cerere e del fatto che chi ne avesse ucciso uno era destinato alla condanna a morte, e il festeggiamento dei Lupercalia. Poco dopo anche l'agricoltura avrà una notevole importanza con la coltivazione del farro e del vino (da considerarsi come ancora raro). Comunque sia, il re romano è colui che funge da intermediario tra la comunità e gli dei, che formula leggi e che giudica i colpevoli di omicidio, ma in ogni caso egli doveva tener conto fin dall'inizio del fatto che la sua autorità venisse minacciata dalla resistenza delle gentes.

Infatti già con Romolo (753-716), primo re di Roma, fondatore della città, è possibile scorgere un'organizzazione amministrativa-politica della città ben delineata: Esistono 3 grandi gentes ovvero le tribù dei Tities, dei Ramnes e dei Luceres, a ciascuna tribù spettano 10 curie (per un totale di 30 curie quindi). Il termine curia indica l'appartenenza a un gruppo per nascita, la carriera in una curia è incompatibile con quella militare e la loro festa sarà quella dei Fornacalia (non organizzata dal pontefice). Le 30 curie riunite in assemblea eleggevano il re, e a seconda del loro numero e della loro situazione fornivano le componenti dell'esercito. Ogni tribù aveva dei capi: i patres, questi illustri elementi formavano un'assemblea che deteneva una grande influenza e potere decisionale sullo stesso re, ovvero il senato. In questa élite si riconoscono i famosi patrizi che sono i soli ad accedere al senato. I patrizi sono i discendenti dei patres familias e quindi dei senatori.

E sempre sotto Romolo vengono istituite Clientela, Patronato e i comizi curati, questi ultimi erano l'espressione della volontà decisionale su materie come la discesa in guerra, la nomina di magistrati, la conferma dello stesso re. Nelle votazioni ogni curia valeva un voto e vinceva la proposta che avesse avuto la maggioranza dei voti delle curie (cioè almeno 16 curie).

I re di Roma

Il secondo re fu Numa Pompilio (716-673), il "re sacerdote", era un sabino, e fu l'autore del completamento di mansioni organizzative in tema di religione come l'istituzione dell'ordine dei Flamini e delle Vestali. Il terzo fu Tullio Ostilio (673-641) "re guerriero", costruì la Curia, istituì la procedura feziale (che regola le dichiarazioni di guerra) e sconfisse una prima volta le città latine di Fidene e Alba Longa (metropoli dei Latini) e la rivale etrusca Veio, deportandone parte della popolazione sul Celio a Roma, ingrandendo e popolando quest'ultima ancor di più.

Il quarto fu Anco Marcio (640-616), costruì il primo ponte sul Tevere "Ponte Sublicio", fondò Ostia e sconfisse la città latina di Medullia, deportandone la popolazione sull'Aventino e costruì il primo carcere al di fuori delle mura di cinta della città. Con Tarquinio Prisco (616-579) si apre l'ultimo periodo dell'età regia romana, caratterizzata dal regno di uomini etruschi. Tarquinio Prisco è Lucumone (il figlio di un esule corinzio fuggito in Etruria) che fuggito da Tarquinia emigrerà verso Roma e ivi diventerà re. Può essere considerato come il pianificatore della città, infatti con lui nacque il Circo e vari portici e botteghe. Avviò la costruzione del tempio di Giove Capitolino.

Gli succedette senza il consenso del senato Servio Tullio (578-535), sesto re di Roma. Sotto il suo regno compare per la prima volta la moneta facendo stampare un marchio raffigurante degli animali sul bronzo, istituì pesi e misure, classi e centurie. In questi anni a Roma si ebbe il primo censimento e sappiamo che la popolazione romana con il suo territorio contasse tra gli 80.000/83.000 cittadini (40.000 quella urbana). Istituì 4 nuove tribù urbane: Palatina, Sucusana, Esquilina e Collina, mentre le nuove tribù rustiche furono ben 17 e fino al 241 a.C. quando diventeranno 35 in tutto. Ampliò il pomerium ed annesse alla città di Roma i colli Quirinale, Viminale ed Esquilino.

Tarquinio "il Superbo" (535-509) è stato l'ultimo re di Roma o per meglio dire un tiranno, salì al potere senza l'autorizzazione del senato e contro il volere del popolo. Mentre è impegnato nell'assedio di Ardea, a Roma suo figlio Sesto violenta la moglie di Lucio Tarquinio Collatino, la nobile Lucrezia. Dopo questa nefandezza, Collatino e Lucio Giuno Bruto sollevano l'aristocrazia contro il tiranno e gli chiudono le porte della città e la città di Roma abbandona la monarchia in favore della nascita della Res Publica, è il 509 a.C. Questa sarebbe la versione della tradizione annalistica, ma molti sostengono che la Repubblica sia nata in seguito alla diminuzione del potere dello stesso re. Questa interpretazione scaturisce dal fatto che se ci fosse stata una rottura violenta con la monarchia sarebbero morti anche vari termini che fanno riferimento al re come rex sacrorum o interrex e invece questi sono presenti anche nell'età repubblicana.

L'età repubblicana (509-27 a.C.)

Gli inizi repubblicani

In seguito, il Superbo, alleandosi con Porsenna, re di Chiusi, tenterà di riconquistarla prima con l'aiuto del re etrusco, poi rifugiandosi a Tuscolo e alleandosi con i Latini. Il Superbo e i latini stessi verranno sconfitti nel 499 o 496 nella battaglia del Lago Regillo. Le conseguenze furono: la definitiva rinuncia alla riconquista di Roma da parte del Superbo, che morirà a Cuma un anno dopo presso il tiranno Aristodemo e la stipulazione del cosiddetto Foedus Cassianum, cioè un'alleanza tra latini e romani per resistere alle popolazioni appenniniche degli Equi e dei Volsci che si erano spinte fino alle zone pontine tagliando rifornimenti e contatti tra Lazio e Campania (alleanza che terminerà nel 338 a.C. con lo scioglimento della lega Latina).

Dal 509 abbiamo 2 Consules con pari poteri, che esercitano il potere un mese ciascuno e sono eponimi. Le stesse fonti parlano dei magistrati superiori come praetores o iudices e di un praetor maximus; ciò farebbe pensare ad un potere distribuito in maniera non eguale e alla presenza di più praetores con una scala gerarchica tra questi. L'ipotesi dei 2 Consules sembra però quella più accreditata vista la coerenza della lista dei consoli datata al 508. I consoli avevano il comando militare, funzioni giuridiche, potevano convocare i comizi centuriati e censire la popolazione. In casi di straordinaria emergenza, il potere poteva essere affidato a un Dictator (o magister populi) eletto dai consoli che poteva avvalersi dell'aiuto di un magistrato a lui subordinato, il magister equitum, per una durata massima di 6 mesi.

Alla metà del V secolo risale anche la figura del Censor, questo magistrato organizza il census e la lectio senatus, e si occupa di stipulare accordi con gli appaltatori di servizi per la città. Dal V secolo in poi i territori conquistati dall'esercito (composto dai gruppi gentilizi dominanti) avranno sicuramente proceduto a una distribuzione di lotti ai propri clienti, si sarà formata quindi una nuova classe di piccoli agricoltori e siamo quindi di fronte alla nascita della plebe che costituisce un gruppo disomogeneo per capacità economiche e posizione sociale. Di plebei ce ne erano molti nell'esercito e la loro valorizzazione a livello sociale-politico era necessario per far fronte alle varie situazioni belliche del tempo. Fu così che a partire dagli anni 90 del V secolo la tensione tra i patrizi e i plebei salì alle stelle. Espressione di questo grave turbamento fu sicuramente la vicenda del 486 che vide il console Spurio Cassio accusato di aspirare al potere personale, mentre probabilmente possiamo facilmente credere che la sua colpa principale fu quella di aver intrapreso una politica non favorevole ai gruppi gentilizi.

Le minacce di non servire più nell'esercito e di procedere a una secessione trovarono la massima espressione nella Lex Icilia de Aventino publicando del 456, quando la plebe si diede un proprio ordinamento e dei magistrati rifacendosi al modello patrizio. Nel 451 i Decemviri, cioè un collegio di 10 membri, fu autorizzato a sostituire i magistrati per stipulare le leggi che regolassero i rapporti tra patrizi e plebei, cioè le 12 Tavole. L'anno successivo però, nei decemviri formati da 5 membri patrizi e 5 plebei, a causa di Appio Claudio, membro con aspirazioni personali, il decemvirato fu sciolto e si fece ritorno al consolato. Nel 449 vengono promulgate le leggi Valerie Horatie, in particolare ne sono 3 quella "Lex de plebiscitis".

Nascono i magistrati plebei, cioè Tribuni della Plebe, essi difendono gli interessi della plebe, possiedono l'intercessio ovvero possono porre il veto alle leggi dei magistrati ordinari, hanno la coercitio cioè possono sanzionare i magistrati ordinari. Con la "Lex de tribunicia potestate" i tribuni sono sacrosancti, cioè la loro persona è inviolabile. Inoltre, altri magistrati sono anche gli Edili Plebei che custodiscono la cassa e l'archivio dei plebiscita. Nascono anche i Concilia Plebis Tributa, ovvero le assemblee della plebe, ripartita per tribù, convocate dei tribuni della plebe per deliberare su proposte da esse presentate. La "Lex de Provocatione" stabilisce che un condannato può fare appello al popolo. La plebe quindi dal V secolo si integra nell'ordinamento centuriato fino ad identificarsi con il populus. I patrizi conserveranno comunque i loro privilegi visto la loro guida nelle funzioni religiose ma dovranno accettare l'entrata nei Fasti Consolari dei cosiddetti patres coscripti, cioè rappresentanti non patrizi.

Poco più tardi con il plebiscito canuleio verrà eliminato il divieto di conubium tra patrizi e plebei, con il decadimento di questa legge non ci sono più norme giuridico-religiose che vietano ai plebei l'entrata alle cariche politiche. Una testimonianza delle modifiche a cui il sistema romano stava andando incontro è sicuramente il fatto che a partire dall'assedio di Veio, i soldati cominciano ad essere impegnati tutto l'anno e ricevono perciò uno stipendium pagato attraverso la tassazione ai ceti più abbienti, ai cui vanno aggiunte le spese per l'equipaggiamento visto che nelle classi inferiori dell'esercito, non tutti possono permettersi un proprio equipaggiamento.

L'età medio-repubblicana

L'espansione romana in Italia

La guerra contro Veio proseguita con fasi alterne dal 485 si concluse nel 396 a.C. quando i romani conquistarono l'odiata rivale etrusca. Questa vittoria è una svolta epocale per la storia di Roma, infatti la vastità e fertilità delle terre conquistate modificò strutturalmente la società romana. Da questo momento Roma è all'offensiva per la conquista di tutto il territorio italiano. A seguito della conquista di Veio inizia in pratica la storia della proprietà agricola romana. È in questo momento che si afferma la figura del piccolo proprietario terriero autonomo, coltivatore diretto e allo stesso tempo anche soldato.

Collegato all'agricoltura c'era il problema del debito che provocava schiavitù, una condizione ottima per il creditore che aveva quindi diritto a del lavoro "gratis" visto che il sistema degli schiavi non esisteva ancora nel modo in cui si svilupperà in seguito. Il problema della schiavitù verrà risolto agli inizi del III sec a.C. quando alcuni provvedimenti la elimineranno e le conquiste porteranno l'afflusso di numerose quantità di uomini. In questo periodo la fascia vicina alla città è caratterizzata da territori pianeggianti destinati all'agricoltura intensiva mentre quella esterna con superfici collinari è destinata all'allevamento, al legno e all'agricoltura estensiva. Il III secolo per la diffusione delle tipiche anfore greco-italiche e la presenza delle ville rustiche testimonia anche la produzione di vino.

I territori ottenuti dalle conquiste erano molto più grandi del necessario, perciò i restanti lotti venivano venduti, dati ai censori o occupati dai cives, queste differenti modalità di acquisizione del suolo pubblico testimoniano già l'esistenza dei più disparati e differenti patrimoni tra i cittadini. Gli anni precedenti alla conquista della regione Sabina vedono lo svilupparsi di un allevamento specializzato (300-290 ca.).

Il maggiore protagonista sulla scena politica romana in questo periodo è Marco Furio Camillo, conquistatore della stessa Veio, 6 volte tribuno militare, dittatore e onorato dal trionfo. L'ascesa territoriale romana verrà interrotta per pochissimo tempo quando i Galli Senoni guidati da Brenno mossero dalle coste adriatiche verso Roma e la conquistarono, se ne andranno solo dietro il pagamento di un cospicuo donativo poco dopo. Con questo evento i Greci si accorgono di Roma. A seguito di questo evento furono completate le "mura serviane" che proteggevano Roma su un'estensione di ben 11 km.

Poco dopo Roma riprende e vince le guerre contro i Volsci per l'egemonia sull'area pontina. Iniziano anche le guerre contro i nemici etruschi dei Tarquinii, questi se avessero ricevuto l'appoggio di tutte le città etrusche sarebbero stati una minaccia seria per Roma, ma ciò non avviene mai a causa della scarsa disponibilità a formare delle leghe da parte delle stesse città etrusche. Nel 367 vengono approvate le leggi Licinie-Sestie grazie al già citato dictator Furio Camillo, con queste si:

  • Eliminano gli interessi sui debiti
  • Si pongono limiti all'occupazione del suolo pubblico per un massimo di 500 iugeri
  • Da questo momento uno dei 2 consoli sarebbe dovuto essere necessariamente un plebeo

Queste leggi hanno una portata enorme sulla società romana, infatti riconoscono l'esistenza di una nuova dirigenza ovvero la Nobilitas formata da esponenti plebei che si mettono in luce grazie al merito relativo alla milizia e al rispetto delle virtù. Successivamente Roma vince le guerre contro i Tarquinii e nel 346 conquista Anzio e Satrico, nel 343 è invece il turno di Terracina (da questo momento Roma ha recuperato tutti i territori persi in precedenza a causa della venuta di Equi e Volsci).

A partire dal 343 Roma rivolse la propria attenzione verso l'Italia meridionale, ciò fu dovuto essenzialmente alla volontà di acquisire nuove terre. Le guerre che Roma intraprese con i Sanniti e le popolazioni che questi riuscirono a raccogliere intorno a sé furono più complesse del previsto a causa del grande prestigio e della capacità di queste popolazioni della Magna Grecia di richiamare alleati attorno a sé, oltre al fatto che i territori su cui si combatteva erano montani e quindi inadatti alla tattica falangitica dei romani.

Infatti dopo la prima guerra Sannitica i romani cambiarono radicalmente la struttura dell'esercito, ciò avvenne secondo Livio circa nel 340 a.C. Dalla falange si passò al più pratico e flessibile manipolo formato non dai 50-60 uomini come in precedenza ma da ben 120, la fatteria venne trasformata in 3 diversi raggruppamenti: gli Hastati, Princeps e i Triarii, ciascuno con un diverso armamento. Dal punto di vista politico lo svilimento militare della centuria è il primo passo verso la svalorizzazione anche politica. Dal 286 potranno fare parte dell'esercito anche i proletarii.

Roma venne a contatto stretto con la cultura della Magna Grecia, a proposito ci fu una sorta di annessione culturale attraverso l'influenza pitagorica da parte di Taranto, l'annessione riuscì fino al II sec a.C. quando le subentrerà lo stoicismo. Dal IV secolo prende piede il mito dell'origine troiana di Roma e quella del mito dei gemelli. Roma abbandonò le somiglianze con gli etruschi in luogo dell'assimilazione di idee greche in campo politico e culturale.

Durante la I guerra sannitica vi fu anche una rivolta dei Latini (341-336), questi...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Savy89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Soricelli Gianluca.
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