LUCA FEZZI
MODELLI POLITICI DI ROMA ANTICA
(Riassunto)
–
1 LA MONARCHIA TRA LEGGENDA E INTERPRETAZIONI
–
(753 509 a.C.)
SETTE PERSONAGGI MISTERIOSI
Roma ebbe inizio come monarchia (=governo di uno solo) che si perpetuava per
successione ereditaria o, come per la Roma arcaica, per successione elettiva.
L’imperatore Claudio in un discorso al Senato nel 48 a.C. (riportatoci da Tacito): “i re
di questa città non la consegnarono mai ad eredi dello stesso sangue. Numa Pompilio,
successore di Romolo, pur se della Sabina, era sempre uno straniero, così come anche
Tarquinio Prisco e Servio Tullio”. come ci ricorda Livio, “la maggior
La fase monarchica fu difficile da ricostruire perché,
parte delle fonti andò distrutte nell’incendio di Roma” (incendio gallico del 390 a.C.).
I MOMENTI DELLA MONARCHIA
Nella fase monarchica romana, possiamo individuare tre diversi momenti:
LA COSTRUZIONE DELLA STRUTTURA CIVICA: Romolo
I RE DELLA FASE LATINO-SABINA: Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio
I RE DELLA FASE ETRUSCA: Tarquino Prisco, Servio Tullio e Tarquini il Superbo
La costruzione della struttura civica
Sulla nascita dell’Urbe, si concorda sul giorno del 21 aprile, mentre tra le varie
proposte dell’anno prevale quella dell’erudito Varrone del 753 ed il primo re
impersonificato nella leggendaria figura di Romolo, generato, insieme al gemello
Remo, da Marte, dio della guerra, e da Rea Silvia, figlia del re Numitore, declassata
dallo zio Amulio a sacerdotessa vestale votata alla castità. I due gemelli vengono
abbandonati, allevati da una lupa e poi dalla famiglia di un pastore e, una volta
cresciuti, con la forza restituirono il trono al nonno Numitore.
La fondazione della città è legata ad una cerimonia etrusca e cioè una consultazione
degli auspici provenienti dal volo degli uccelli (auspicia da avis specio), in un luogo
di osservazione all’aperto (templum), che assicurava la protezione divina. La città
fondata era delimitata da una linea, il pomerio (pomerium da post moenia = dietro le
mura) oltre la quale non si potevano prendere auspici ed entro la quale non si potevano
portare armi. Si trattava quindi di un quadrilatero delineato da un solco tracciato con
un aratro. Il pomerio poteva ampliarsi solo in circostanze particolari e ciò avvenne sia
con Servio Tullio e, più avanti, con l’imperatore Claudio e poi ancora
con Romolo che
con Vespasiano ed Aureliano. 1
Questa fondazione non fu pacifica ma portò ad un fratricidio. Romolo infatti uccise
Remo perché, come ci racconta Livio, avrebbe violato la sacralità delle mura della città
creata da Romolo sul colle Palatino. avvenne sia grazie all’accoglienza dei
Dopo la fondazione, il popolamento della città
fuggitivi da ogni altra parte del Lazio e sia grazie alla fusione con i Sabini guidati da
Tito Tazio che regnò per cinque anni accanto a Romolo (prima forma di diarchia).
Con Romolo vennero create le più antiche istituzioni e precisamente:
Il re (rex): capo supremo, con carica non ereditaria, eletto dal popolo e dal
Senato, guida religiosa, estensore delle leggi, giudice delle cause capitali, arbitro
di pace e comandante assoluto delle forze armate. Aveva un sostituto nella
persona del prefetto urbano, figura che troverà fortuna in età imperiale.
Il senato (senatus): assemblea di saggi formata da 100 elementi ai quali Romolo
diede il nome di padri (patres), mentre i loro figli furono chiamati patrizi
(patricii). Il Senato rappresentava il potere consultivo nei confronti del monarca
e, forse, quello giudiziario su reati minori.
Il popolo (populus): chi aveva la cittadinanza (civitas), piena per i capi di
famiglia (patres familias), limitata per i membri maschili, nominale per le donne.
Da quello che ci ricorda Dionigi di Alicarnasso, Romolo divise la popolazione in tre
parti (tribù di Ramnes, Tities e Luceres) e ciascuna tribù in dieci parti (curie),
avendo così 30 curie a ciascuna delle quali affidò un lotto di terreno comandato da un
decurione, lasciando appezzamenti per erigere templi e per creare spazi comuni.
Altra creazione di Romolo è quella dei patrizi e plebei. Dionigi di Alicarnasso li
“Ai patrizi furono affidate le funzioni religiose, le magistrature,
descrive così:
l’amministrazione della giustizia, la cura degli affari pubblici. I plebei invece, si
dovevano dedicare a lavorare la terra, alleviare bestiame e a rendersi produttori di
ricchezze. I plebei potevano scegliersi come patrono un patrizio”.
Sotto l’aspetto religioso, Romolo istituì il collegio degli Arvali, 12 sacerdoti patrizi
legati al culto dei campi e del raccolto. Secondo la tradizione, Romolo fu ucciso dai
senatori o, come ci narra sempre Livio, assunto in cielo.
I re della fase latino-sabina: Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio
Dopo Romolo ci fu un periodo di interregno di circa un anno governato da un gruppo
di 10 senatori che, a turno, assumevano poteri per 5 giorni. Venne poi eletto un re
sabino, Numa Pompilio (nomòs=legge e pompè=processione sacra), il re-sacerdote.
Il suo fu un regno pacifico, dedicato appunto ad educare il popolo alla religione,
innalzando nuovi templi (Giano) e creando diversi collegi religiosi (flamini maggiori
– –
dediti al culto di Marte, Giove e Quirino; flamini minori dediti al culto degli dei
– –
minori; pontefici esperti che dovevano vigilare sulle prescrizioni sacre; auguri
–
osservatori degli auspici provenienti da cielo; vestali sacerdotesse che custodivano il
– si occupavano della cosiddetta “guerra giusta”, quella
fuoco sacro della città; feziali
cioè indetta secondo le procedure). Nacque così una vera e propria classe sacerdotale
in stretta relazione con quella politica. 2
A Numa Pompilio si devono anche le prime divisioni del popolo per associazioni di
mestieri (orefici, falegnami, tintori, ecc.), i cosiddetti collegi (collegia).
Per quanto riguarda la giustizia, al rex venivano sottoposti illeciti particolarmente gravi
come gli atti lesivi dei rapporti tra la comunità e la divinità, il tradimento, l’omicidio.
Dopo un altro periodo di interregno, i senatori e il popolo scelsero come re il romano
Tullio Ostilio che, dopo la sconfitta di Albalonga, accolse i vinti a Roma
suddividendoli nelle tribù e curie esistenti, raddoppiando così la popolazione e
l’esercito ed accrescendo il senato.
Per la prima volta nella storia di Roma, Tullio Ostilio diede vita al giudizio popolare,
nato con l’episodio dello scontro tra Orazi e Curazi. L’Orazio vincitore uccise la sorella
convocò l’assemblea per
Camilla perché pianse la morte del fidanzato Curiazio. Il re
nominare una commissione che processasse Orazio. Inoltre, Tullio Ostilio sancì la
condanna capitale per il tradimento, la diserzione e l’incesto.
Seguì il re Anco Marzio, un sabino nipote di Numa, che fece incidere ed esporre nel
Foro le disposizioni relative al collegio pontificale. A lui si deve la creazione della
l’espansione a danno dei latini,
prima colonia romana ad Ostia, il tracciato della
l’istituzione di un tributo sulle saline.
via Ostiense e
I re della fase etrusca: Tarquino Prisco, Servio Tullio e Tarquini il Superbo
Al tempo di Anco Marzio, il tarquinese Lucumone giunse a Roma in cerca di onori e
fu nominato dal re comandante dell’esercito. Alla morte del re ne prese il posto con il
“grande
nome di Tarquinio Prisco, dando inizio al periodo della Roma dei Taquini”.
La sua principale riforma fu quella di alzare il numero dei senatori da 200 a 300.
Fu ucciso dai discendenti di Anco Marzio e la sua vedova sostenne come successore al
trono l’etrusco Servio Tullio,. unico monarca con un preciso programma politico che
vedeva la ristrutturazione della società in senso censitario. Provvide ad ampliare il
pomerio, sostituire le 3 tribù originarie con 4 tribù urbane nelle quali fece iscrivere
L’attenzione
gli schiavi affrancati (liberti) ai quale concesse la cittadinanza. verso gli
schiavi è dovuto al fatto che anch’egli era stato figlio di una schiava (ecco perché il suo
riorganizzazione dell’assemblea popolare
nome Servus). Sua principale riforma fu la
l’affermarsi di
e un nuovo ordinamento militare.
Servio Tullio istituì anche il censimento (census) che ripartiva i carichi fiscali non più
pro capite, ma a seconda della ricchezza. Il censimento contò 80.000 abitanti a Roma.
Costruì il Tempio di Diana, rendendo Roma il centro politico e religioso del Lazio.
Il re venne ucciso dal genero Tarquinio il Superbo, che ne fu anche il successore ed
il cui nome ci ricorda che fu un tiranno che comandò Roma con la forza. Per la prima
non richiese per la sua elezione l’approvazione popolare o
volta nella storia, questo re si deve l’ampliamento
senatoria. Pur se creò un regime autoritario e violento, a lui del
sia militarmente che economicamente, e l’inizio dello
dominio di Roma, scontro
contro i Volsci. Terminò la costruzione del Tempio di Giove, il più grande del mondo
italico.
Approfittando dell’assenza di Tarquinio, il tribuno Lucio Giunio Bruto convocò il
popolo spingendolo alla ribellione e così, quando il re fece ritorno da un’impresa
3
militare, non fu più accolto in città. Tarquinio cercò di riconquistare il potere con
l’aiuto di Porsenna, re di Chiusi, ma il suo esercito venne sconfitto ad Aricia (505).
La crisi del potere etrusco coincise con la fine della monarchia dei Tarquini su Roma.
Riassumendo…
Costruzione della struttura civica (Romolo)
Nascita di Roma: 21 aprile 753 a.C. da parte di Romolo
Popolamento della città: fuggitivi da altre parti del Lazio e fusione con sabini
Istituzioni all’epoca di Romolo: – – –
re senato popolo Popolazione divisa in 3
tribù e ogni tribù in 10 curie alle quali venne affidato un lotto di terreno
Distinzione tra patrizi e plebei:
Aspetto religioso di Romolo: collegio degli Arvali
–
Morte di Romolo: ucciso dai senatori per Livio assunto in cielo.
I re della fase latino-sabina: Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio
Interregno: dura circa un anno e la città è guidata da 10 senatori
–
Numa Pompilio: sabino, re pacifico religione: innalza nuovi templi e crea
–
collegi religiosi divide il popolo in associazioni di mestieri (collegia)
–
Tullio Ostilio: re latino accolse i vinti di Albalonga raddoppiando così
– –
popolazione ed esercito diede inizio al giudizio popolare (Orazi e Curiazi)
Sancì la condanna capitale per i reati di tradimento, diserzione e incesto
– –
Anco Marzio: sabino, nipote di Numa prima colonia romana ad Ostia
– –
espansione a danno dei latini tracciato della via Ostiense tributo sulle saline.
I re della fase etrusca: Tarquino Prisco, Servio Tullio e Tarquini il Superbo
– –
Tarquinio Prisco: (Lucumone) Alzò il numero dei senatori da 200 a 300
Fu ucciso dai discendenti di Anco Marzio
Servio Tullio: unico re con un vero programma politico (riqualificazione della
– –
popolazione attraverso il censimento) Amplia il pomerio Passa da 3 tribù
–
originarie a 4 tribù urbane Unisce alle tribù i liberti (schiavi liberi) dando loro
la cittadinanza - Fece di Roma il centro religioso del Lazio (Tempio Diana)
–
Tarquino il Superbo: ampliamento del dominio di Roma Guerra contro i
– –
Volsci Costruzione del tempio di Giove, il più grande del mondo italico In
assenza del re, il tribuno Lucio Giuno Bruto convocò il popolo spingendolo alla
– –
ribellione Il re di rientro a Roma non venne accolto Cercò di riprendere il
potere con l’aiuto di Porsenna, re di Chiusi, ma fu sconfitto.
4
–
2 LA RES PUBLICA DALLE ORIGINI AI GRACCHI
–
(509 134 a.C.)
TRE SECOLI E MEZZO DI EQULIBRIO: POLIBIO
Per più di 450 anni, Roma fu una repubblica. Riuscì a gestire i conflitti interni tra
patrizi e plebei e divenne la potenza egemone del Mediterraneo.
Uno dei maggiori osservatori di questo periodo fu certamente Polibio (200-120 a.C.)
che nella sua opera “Storie” spiega le ragioni istituzionali che hanno portato Roma,
dopo il disastro di Canne (216) a riprendersi.
In questo periodo tre sembrano essere i modelli dominanti nella costituzione romana:
aristocratico (se guardato con gli occhi del senato), democratico (se guardato con gli
occhi del popolo) e monarchico (se guardato con gli occhi dei consoli). Tra questi tre
tant’è che Macchiavelli
elementi la combinazione risulta perfetta in ogni circostanza,
dirà che, seppur Sparta e Venezia erano repubbliche durature e solide, solo Roma
costringendo il senato patrizio a venire a patti con la plebe potè espandersi.
EVENTI E PROBLEMI POLITICI
Questo periodo repubblicano fu caratterizzato da tre momenti:
- Il passaggio dalla monarchia al consolato
- Il conflitto patrizio-plebeo
L’epoca della
- nobilitas patrizio-plebea
Il passaggio dalla monarchia al consolato
Il governo repubblicano fu oligarchico (concentrazione del potere nelle mani di una
minoranza). Il re venne sostituito da due capi eletti ogni anno, favorendo una diarchia
equilibrata. I due magistrati prendevano il nome di pretori (praetores, da prae
davanti all’esercito) e di
itores=marciavano consoli (consules, da consulo=io decido).
I primi due consoli furono Bruto e Collatino, ai quali seguirono altri di nomi gentilizi
tradendo così l’esclusività patrizia della carica. Inoltre la figura del
plebei, rex
continuava ad essere presente come rex sacrorum (con funzioni religiose) oppure con
l’interrex (figura che sostituiva i consoli in caso di loro assenza).
Il conflitto patrizio-plebeo
La concentrazione del potere nelle mani patrizie determinò un forte attrito con i plebei
sia da punto di vista militare che economico.
Militarmente ricordiamo: la guerra vittoriosa contro la Lega latina (foedus
Cassianum (493) che consentiva commercio, matrimonio, immigrazione e diritto
tre guerre contro l’etrusca
di voto); le lotte con i sabini, equi e volsci (438-396); le
Veio (406) (necessità di un nuovo tributum a carico dei cittadini per pagare le spese
militari); la devastante invasione gallica (390).
Economicamente, assistiamo ad una grave crisi e ad un calo demografico.
5 dalla cosiddetta ”Serrata”,
Il conflitto tra patrizi e plebei fu caratterizzato ovvero la
costituzione del patriziato in ordine chiuso e dalla codificazione delle leggi delle XII
Tavole. Nel 451 una commissione di 10 patrizi inviò ambasciatori in Magna Grecia
e ad Atene per visionare le leggi locali e, dopo un anno, vengono emanate le prime X
Tavole che, come ricorda Livio, sono la fonte di tutto il diritto pubblico e privato.
rimaste aperte alcune questioni, l’anno successivo sono
Essendo però state aggiunte
altre II Tavole contenenti dure norme criminali, nonché il divieto di matrimonio tra
(cosa strane se si pensa che all’intero nella commissione vi erano anche
patrizi e plebei
due plebei).
Le XII Tavole riguardavano diversi aspetti: procedura civile, procedura esecutiva,
rapporti genitori figli, tutela ed eredità, proprietà, manutenzione strade, illeciti,
principi del processo penale, prescrizioni funerarie, matrimonio, crimini vari.
l’autorità del pater familias
Il loro carattere ci ricordano su moglie figlie e beni, la
sacralità della proprietà privata ed il superamento della vendetta privata con il
processo e il risarcimento.
dall’entrata in vigore delle XII Tavole, una
Ma dopo appena un anno secessione plebea
sull’Aventino e poi su Monte Sacro, fece tornare alla consuetudine precedente
mediante le leggi Valerie-Orazie (449) che resero le decisioni del popolo (plebisciti)
l’inviolabilità tribunizia
vincolanti per tutto il corpo civico, sancirono e stabilirono
che i pareri del senato (senatusconsulta) fossero archiviati nel tempio di Cerere.
Inoltre, la norma delle XII Tavole che vietava il matrimonio misto, cadde nel 445 grazie
al plebiscito Canuleio, aprendo così alla plebe la via alle magistrature maggiori.
Gli anni successivi videro anche l’abbozzo di tentativi di leggi agrarie dovute alla
distribuzione delle nuove terre conquistate. Le leggi Licinie-Sestie (367) limitarono ai
singoli capifamiglia di possedere più di 500 iugeri di agro pubblico.
L’accordo venne sancito con l’erezione a Roma del
tra patrizi e plebei fu vincente e
Tempio della Concordia: Roma si preparava a dominare gran parte del Mediterraneo.
L’epoca della nobilitas patrizio-plebea
Dal 366 e sino alla crisi della repubblica, abbiamo la cosiddetta epoca della nobilitas
patrizio-plebea, il cui maggiore organismo è il senato.
l’espansione romana
Grande fu in questo periodo (guerre sannitiche, guerre puniche,
guerre macedoniche) ed abbiamo anche i primi plebei eletti come console (366),
dittatore (356) e censore (351).
Dal punto di vista legislativo, nel 339 il dittatore plebeo Quinto Publilio Filone
equiparò i plebisciti alle leggi. Venne varata la Legge Valeria (300) che vietava di
uccidere o fustigare un cittadino romano senza concedergli la provocatio.
6
IL SISTEMA POLITICO-ISTITUZIONALE
Le assemblee del popolo e la civitas
Il diritto di voto era per i maschi adulti con cittadinanza (civitas). Si poteva essere:
Cittadini per nascita: generato da matrimonio regolare (iustae nuptiae) o, fuori dal
matrimonio, da madre romana.
Cittadini per naturalizzazione: straniero con cittadinanza o latino che, in base allo ius
migrandi aves
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