Storia romana
Il primo capitolo: Le fonti
La ricostruzione storica dell’epoca romana è segnata dal problema della scarsità e frammentarietà della documentazione pervenutaci. Gli storici antichi erano interessati, per lo più, ad avvenimenti politico-militari, quindi, per delineare l’ambiente socio-economico, diventano utili documenti come “il frammento papiraceo” che riporta i conti di cassa o “il coccio ceramico”.
Fonti primarie: sono contemporanee agli avvenimenti che documentano.
Fonti secondarie: non lo sono, ma implicano un ripensamento da parte dello storico.
I romani avvertono il bisogno di ricostruire la loro storia passata sullo scorcio della II° guerra Punica. Nacque, così, la prima “annalistica”.
Annalistica: è redatta in greco per farsi conoscere all’esterno. Ma a tale scelta di usare la lingua greca reagì Catone, che scrisse in latino la sua opera: le “Origines”.
Diventò essenziale procurarsi un’accurata documentazione, la quale esisteva ma in modo disordinato. Di essa fanno parte: “libri pontificum” e “magistratuum”, cioè liste di funzioni pubbliche, iscrizioni private.
Famiglia e diritto
Famiglia
Pater familias: era il capo del nucleo familiare. Solo alla morte del padre finiva la “patria potestas” sui figli. Il padre aveva, inoltre, il diritto di uccidere la figlia colpevole di adulterio; la facoltà di decidere su matrimoni e divorzi; la facoltà di scegliere se vendere i figli come schiavi (a tal proposito a metà del V° sec. a.C. fu stabilita una limitazione).
Nella forma di matrimonio più arcaico vigeva la “manus maritalis”, cioè la moglie passava sotto la potestas del marito.
Le donne non potevano essere “sui iuris”, cioè compiere personalmente azioni legali, avevano, però, la possibilità di scegliersi un tutore, così verso la fine della repubblica compaiono ricche matrone che amministravano direttamente il loro patrimonio. L’ideale romano di donna, però, era sempre quello di moglie, padrona di casa, dedita alle occupazioni domestiche.
Il matrimonio poteva essere sciolto con il divorzio ma solo per colpe da parte della moglie. Non era legittimo il figlio di un romano e una straniera. Della "familia" facevano parte anche gli schiavi.
Giustizia
Nella concezione giuridica più arcaica si otteneva tramite la vendetta privata, da parte dell’offeso o di suoi familiari. La tendenza verso la repressione del reato da parte della collettività, e non dell’individuo, porta ad organizzare il processo. Nel 367 a.C. fu istituito il “pretore urbano”, cioè colui che si occupava della giurisdizione civile. Nella seconda metà del III° sec. i pretori cominciarono ad emettere un editto, cioè l’esposizione del programma giuridico che avrebbero seguito. Da tali principi si sviluppò la giurisprudenza.
Il primo trattato giuridico si attribuisce ad Appio Claudio Cieco. Durante l’impero i governatori provinciali amministravano la giustizia come delegati dei princeps. I testi di diritto romano pervenutici sono: "Institutiones" di Gaio (II° sec.); "Corpus iuris civilis" composta per volere di Giustiniano (VI° sec.).
Lo Stato
Basi costituzionali dello stato repubblicano
“Magistrature”, “senato” e “comizi”. Il dittatore rivestiva una magistratura straordinaria, per fronteggiare un momento di pericolo. La dittatura scomparve nel 202 a.C. ma fu poi ripristinata da Silla con un potere diverso da quello tradizionale poiché fu un potere illimitato e cronologicamente indeterminato (Es. Cesare).
La censura aveva un particolare prestigio, e aveva, inoltre, valore morale poiché comprendeva la possibilità di infliggere la “nota censoria” a chiunque avesse avuto un comportamento indegno. La censura durava 5 anni, il “lustro”.
Il consolato era la magistratura eponima. I “consules” erano detti “praetores” cioè comandanti militari. Avevano il governo civile a Roma e il comando militare. La preatura fu istituita nel 367 a.C.: un “preator urbanus” si occupava dell’amministrazione della giustizia. Nel 242 venne creato il “preator peregrinus” per fronteggiare le controversie tra stranieri e romani.
Al di sotto della pretura vi era l’“edilità”. I compiti degli edili erano 3: approvvigionamenti, polizia urbana-edilizia, spettacoli. Ai plebei era riservata la carica di tribuni della plebe, magistratura costituita nel 493, come prima conquista dei plebei. La questura era il grado inferiore della magistratura. Silla portò a 20 il numero dei questori. Durante l’impero il senato dipendeva dall’imperatore.
Le assemblee popolari erano di 3 tipi: comizi curiati, centuriati e tributi. L’organizzazione delle singole città era affidata ai magistrati. Il senato cittadino era costituito dall’“ordo decurionum”.
Economia
A Roma la base dell’economia è sempre stata la proprietà agraria. L’agricoltura rappresentava l’investimento più giusto.
II capitolo: Origini di Roma
Venne fondata verso il 754 a.C. Quando i romani si interessarono alla loro storia, fecero i conti con i miti escogitati dagli altri popoli. I romani escogitarono per Roma un ecista eponimo, Romo, che poi si sdoppiò in Romolo e Remo.
Segni di popolamento in area romana risalgono all’età del ferro, tra il 1000 e l’800 a.C. I primi abitanti furono distinti in due gruppi provenienti rispettivamente dai monti Albani e Sabini.
I re indigeni
La lista dei sette re di Roma ha una strana genesi: si tratta di colmare l’arco temporale che va dalla fondazione della città e l’inizio dell’era capitolina con i Fasti. La monarchia romana era elettiva. I re di Roma furono, comunque, più di sette, quest’ultimi i più significativi.
Che la monarchia fosse elettiva è indicato dall’“interregnum”, cioè alla morte del re gestivano la cosa pubblica i senatori, incaricati di trovare un successore. Numa: prevalere sabino sulla componente latina di Roma. Con Tullo Ostilio si torna al primato latino. A lui si deve la distruzione di Alba Longa.
III capitolo: La civiltà etrusca
Gli Etruschi e Roma
La base etrusca per eccellenza è quella chiamata oggi Toscana. Nonostante i contatti commerciali e culturali con il mondo circostante, gli Etruschi mantennero una loro identità, alquanto lontana da quella greca e romana. Feste e festini facevano parte del modo di vivere degli aristocratici, proprietari terrieri e imprenditori. Il resto della popolazione era dedito a lavori domestici e agricoli, o all’artigianato. L’Etruria, inoltre, godeva del ferro dell’Elba. Importante per il commercio era la coltivazione della vite e la produzione olearia.
Tarquinio Prisco (inizio del regno: 616)
Da documenti epigrafici e progressi edilizi viene confermata la presenza etrusca a Roma fin dalla fine del 7° sec., cioè quando le singole città etrusche avviano una colonizzazione del Lazio. Tarquinia punta su Roma perché la zona costiera era sotto il controllo di Cere e più all’interno si incrociava Veio. Questa non fu una conquista ma un flusso commerciale che portò parecchi mercanti a trasferirsi in centro e ad imporsi sulle aristocrazie locali.
Secondo la tradizione, Tarquinio condusse guerre vittoriose contro varie comunità latine, e contrastò con successo Sabini e altri Etruschi; portò Roma al trionfo e avviò una serie di opere pubbliche. Dal 616 al 509, avvento della Repubblica, vi furono 107 coperti da soli 3 re. Tra i due Tarquini si inserisce un Servio Tullio. Anche per la tradizione etrusca vi è una fase intermedia, e a schiarire questa zona d’ombra vi sono i dipinti parietali della tomba François di Vulci.
Servio Tullio
Esso si fece accettare come re di fatto, senza investiture formali. La memoria storica concorda nel ritratto positivo del re illegittimo che assunse le redini del comando in una Roma che aveva assorbito i caratteri etruschi e greci. Le riforme attribuite a Servio Tullio richiamano questo stato di cose. A lui si attribuiscono varie riforme, come: il passaggio dal sistema gentilizio alle tribù territoriali e la riforma centuriata, che è sia militare che amministrativa.
La città fu suddivisa in quattro tribù, corrispondenti alle quattro regioni. Secondo la tradizione, la popolazione romana fu organizzata su base censitaria in 5 classi complessive di 193 centurie. Ciascuna classe conteneva centurie di “iuniores”, in età atta alla guerra, e di “seniores”, cioè la riserva. Le prime 3 classi costituivano la fanteria pesante, le ultime 2 quella leggera.
Servio avrebbe distinto solo fra “classis” degli arruolabili e “infra classem” degli esonerati dal servizio militare. Chi non poteva ricorrere alla difesa non aveva diritto al voto.
IV capitolo: Dalla monarchia alla repubblica
Tarquinio il Superbo
Tarquinio il Superbo discenderebbe dal Prisco. L’aspetto tirannico del regno del Superbo si spiega con il ritorno alla supremazia tarquinia su una città reduce da anni di violente esperienze contrastanti. A questo si deve l’appoggio che ha inizialmente avuto il suo regno dai conservatori, appoggio che venne meno quando fu chiaro l’indirizzo accentratore della politica del Superbo.
Al Superbo vengono assegnate conquiste di varie città, atte ad intensificare l’interesse per il sud-est della fascia tiberina. Esso realizzò il tentativo di Servio di coagulare la lega latina nel culto di Diana sull’Aventino: si suggellò, così, la supremazia romana sugli Albani. Alle prime tribù rustiche di creazione serviana, si erano aggiunti agglomerati all’esterno, detti “gentes di appartenenza”. Con Tarquinio il Superbo questo impero in miniatura si dissolse.
Il 509 a.C.
La tradizione ha collocato nel 509 a.C. fatti voltisi, probabilmente, in parecchi anni. Secondo le fonti, in quest’anno ci fu: la cacciata dei Tarquini e l’instaurazione della repubblica, e uno dei consoli dedicò il tempio di Giove non ancora consacrato. Con tale inaugurazione si avvia l’era capitolina.
Secondo la tradizione Tarquinio il Superbo sarebbe stato detronizzato ed esiliato con moglie e figli a causa del presunto stupro subito da Lucrezia ad opera di Sesto Tarquinio. A capo di tutto vi furono Collatino, marito di Lucrezia e Lucio Giunio Bruto. Collatino e Bruto avrebbero poi retto la città. Succedette a Collatino, Publio Valerio, detto Publicola.
La politica estera del Superbo
Tarquinio il Superbo si era inserito nelle questioni mediterranee che vedevano in gioco gli interessi contrastanti di Greci, Etruschi e Fenici-Punici. Nel 540 a.C. circa i Focei avevano fondato Alalia (Aleria) in Corsica, in una posizione chiave per il controllo delle rotte tirreniche. Tra i beneficiari di ciò vi fu il Superbo poiché Cere divenne una sua base navale. Gli eventi ceriti furono prosperi e anche le fortune del re etrusco di Roma, e ciò attirò i rivali.
Il primo trattato romano-punico si collocò in una serie di accordi fra Cartagine e varie città etrusche. Si avverte una tendenza cartaginese all’intrusione nelle faccende etrusche, che Roma avrebbe cercato di arginare con un patto che impegnava i cartaginesi a non ledere i Latini. La coalizione che si formò contro Roma, di Latini nostalgici del Superbo e insofferenti della presenza romana, fu sconfitta nel 499 o 496. Col “foedus Cassianum” del 493 si arrivò a una pianificazione e Roma fu riammessa nella lega latina a condizioni di parità.
La repubblica nascente
Il senato, che era stato portato a 300 membri da Servio Tullio o dalla nascente repubblica, era diviso in 3 categorie:
- “Patres”, di pretesa derivazionale romulea
- “Conscripti”, delle “minores gentes” immessi da Prisco
- Gli ultimi entrati, uno dei quali è Atto Clauso.
La componente etrusca era largamente rappresentata. A livello esecutivo, lo stato era condotto dai magistrati. Vi sono varie ipotesi riguardo la definizione primigenia di quest’ultimi, come quella che intende il “magistrato” come unicità di comando nella fase di transizione dalla monarchia alla repubblica.
Dalle fonti liviane il “preator maximus” viene inteso come una sorta di dittatore: l’istituzione della dittatura, infatti, appartiene ai primi anni della repubblica, ma fu un mandato eccezionale in vista di un’emergenza.
Dittatura: mandato eccezionale.
“Preator Maximus”: la sua origine, come termine, si deve fare risalire all’organo dei “preatores”. Il nome si riferisce a comandi militari. Poiché i consoli erano anticamente detti “preators”, fu ipotizzato che quest’ultimi o capi dell’esercito abbiamo ereditato il potere regio. Colui che fu “preator maximus” sarebbe diventato “rex sacrorum”, cioè surrogato del re per la sfera religiosa.
V capitolo: La composizione della società romana
La formazione di 2 ordini e la secessione della plebe
La tradizione è concorde nel considerare la distinzione tra patrizi e plebei in due ordini fin dalle origini.
Patrizi: il patriziato deriverebbe dai “patres”, cioè i senatori nominati da Romolo.
Plebe: massa popolare. Erano patrizi quelli appartenenti a gruppi familiari discendenti dal “pater” che stava nel senato romuleo. I cavalieri facevano parte dei patrizi, la truppa di fanteria, invece, dei plebei. La plebe è stata presentata come il ceto artigianale urbano, volto ad attività mercantili; il patriziato come la classe dei proprietari terrieri. La plebe era soggetta a servitù per debiti, il “nexum”.
La plebe ottenne la conquista politica nel 493 con la secessione plebea, e da ciò si crearono due magistrati, i tribuni della plebe.
Le leggi delle XII tavole (451-450 a.C.)
L’applicazione della giustizia era affidata a chi deteneva il potere, quindi ai patrizi. I plebei ottennero l’uguaglianza giuridica nel 451 con la sospensione delle magistrature ordinarie, sostituite da un collegio di “decemviri legibus scribundis”, che assumevano tutti i poteri e facevano le leggi. Il primo decemvirato non completò il suo compito in un anno, e riuscì a pubblicare solo 10 tavole, così fu eletto un secondo decemvirato, al quale parteciparono 5 plebei.
L’esistenza di due decemvirati è confermata dai Fasti, dove l’elenco dei consoli per il 451 e il 450 è interrotto dai decemviri. I contenuti attestano l’uguaglianza della legge per tutti i cittadini. Le leggi decemvirali rappresentano una società in cui la parola data e il senso dell’onore sono valori basilari.
Leggi Canuleia (445 a.C.) e Licinie-Sestie (367 a.C.)
Il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei durò solo 5 anni, infatti nel 445 Canuleio promosse il plebiscito che lo abrogava: Legge Canuleia. Rimaneva, invece, chiuso l’accesso alla magistratura suprema. I due censori eletti ogni 5 anni e di durata di 18 mesi dovevano essere patrizi per poter compiere il “lustrum”, cioè la purificazione di Roma alla fine del loro mandato. Il compito originario era il “censimento”, cioè l’iscrizione dei cittadini nelle rispettive tribù.
Le vicende belliche richiesero la collaborazione patrizio-plebea. La presenza ai vertici militari di plebei indusse i maggiori di loro a insistere per ottenere la piena magistratura consolare. I tribuni della plebe Licinio e Sestio Laterano nel 376 richiesero che uno dei due consoli fosse plebeo, proposta rifiutata dai patrizi, ma accolta nel 367 dal senato e dal dittatore Furio Camillo. Sestio Laterano fu il primo console plebeo nel 366.
Le ultime rivendicazioni plebee
In ambito religioso, la conquista conclusiva dei plebei fu nel 300 con la “lex Ogunlia” che aprì alla plebe il pontificato. Nel 326 la “Lex Poetelia Papiria” abolì la servitù per debiti.
VI capitolo: La lotta per il controllo dell’Italia centrale
Roma e la lega latina
Patto romano-cartaginese: primo documento commerciale della neonata repubblica. La federazione delle principali città del Lazio assunsero un atteggiamento di contrapposizione a Roma, che arrivò alla guerra nel 499 o 496. Tale battaglia si combatté presso il lago Regillo e finì con la vittoria romana.
Foedus Cassianum – 493: trattato che dava a Roma il vantaggio di trovarsi da sola contro tutta la federazione e nello stesso tempo poter stringere trattati bilaterali con le singole città della lega. Secondo tale trattato, era stipulato il reciproco aiuto nel caso di attacchi nemici, la divisione del bottino e garanzie di diritto privato. Il “foedus Cassianum” rimase in vigore fino al 338: in quest’anno Roma sciolse la lega.
338: Roma scioglie la lega latina.
Conquiste e colonizzazione (V sec a.C.)
Gli avversari più aggressivi erano Volsci ed Equi. I primi sconfissero spesso i romani. Le difficoltà subite da Roma sono interpretate dalla tradizione nell’epica di grandi battaglie. Le difficoltà per Roma venivano da tutti i fronti. I vari scontri culminarono nel 477 con la battaglia del fiume Cremera. La lega romano-latina combatté sfortunate battaglie con Equi e Volsci. L’intervento dell’esercito latino sollevò i romani sul fronte di Volsci ed Equi, e così i romani passarono alla riscossa. Le colonie romane furono caratterizzate dalla funzione di presidio.
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