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1 LEZIONE STORIA ROMANA MAGISTRALE

20-04-2020

INCIPIT:

Augusto è un personaggio storico importante perché segna il passaggio da un’epoca

ad un'altra.

Nelle statue a noi pervenuteci notiamo come sia stato sempre rappresentato come un

augusto giovane, abbiamo pochi ritratti che raffigura un augusto senile.

Siamo nel I secolo, un periodo in cui Roma vive un periodo di crisi politica abbastanza

acuta. Si caratterizza appunto per una crisi che discende dall’espansione territoriale di

Roma dopo la vittoria su Cartagine, ciò la porterà a controllare quasi l’intero bacino del

mediterraneo, la porta a conquistare la Grecia, la spagna, in parte la Gallia

(completata da cesare) . CRITICO INGLESE parlerà di rivoluzione romana per trattare i

travagli che hanno caratterizzato quel secolo Roma. Perché rivoluzione? Perché ci fu

un rovesciamento della classe dirigente. E il tema di fondo delle lotte politiche del I

secolo è l’ostilità tra due grandi fazioni(alcuni storici hanno definito partiti ma è

populares nobilitas.

fuorviante essendo un termine attuale): e Tra i protagonisti di

quest’ultimo ci sono circa 2000 famiglie dell’ordine senatorio che posseggono il

controllo della politica romana da secoli: dopo aver rivestito carica magistratuali

nobilitas.

divengono senatori, elemento che identifica in maniera peculiare la La

ricchezza di quest’ultima consiste nella proprietà terriera. Il tema trattato dai gracchi 1

nobilitas

e la senatoria erano proprio la terra: i gracchi volevano distribuire la terra

anche ai piccoli proprietari. Anche se è giusto dire che nel senato abbiamo alcuni che

populares

propendevano verso una politica di i quali preferivano e volevano trovare

soluzioni a favore di una classe più debole. Ovviamente da queste fazioni erano esclusi

stranieri e schiavi.

Tra l’altro nel I secolo scoppia il problema dell’elargizione della cittadinanza agli italici

ed è una questione che porterà alla guerra sociale, che dal piano militare verrà vinta

da Roma ma porterà l’estensione della cittadinanza agli abitanti dell’Italia. Ciò

identifica un enorme civitas, tanto che Silla estenderà i confini romani fino al Rubicone.

populares

Nella guerra sociale i erano contro l’estensione della cittadinanza, a

nobilitas clientes

differenza della che era a favore. Perché? Perché possedevano

altrove, nel resto dell’Italia intera. Il loro rapporto era tanto stretto da legarsi a loro

anche dal punto di vista matrimoniale, sempre per il beneficio di entrambi.

equites),

Il polo della bilancia tra i due erano i cavalieri ( i grandi finanzieri,i grandi

commercianti che possedevano molte ricchezze. I loro obiettivi in molti contesti, come

ad esempio la riscossione delle imposte detenute dai cavalieri nelle province

governata da consoli e propretori della classe nobiliare, si scontravano con gli interessi

della nobilitas. Tendevano dunque, nella maggior parte dei casi, verso i populares per

non andare contro i loro stessi interessi.

Il primo secolo è caratterizzato dall’emersione da molti personaggi tra cui: Mario un

homo novus, ovvero non appartiene alle famiglie nobiliare e giunge al consolato

1 Tiberio Gracco fu un tribuno della plebe che a causa dei disordini creati e dalla netta

differenza di ceto della popolazione, decise di proporre una riforma agraria per contrastare

l’ingiustizia sociale.

La legge limitava l'occupazione delle terre dello stato a 125 ettari e riassegnava le terre

eccedenti ai contadini in rovina. Una famiglia nobile poteva avere 500 iugeri di terreno, più 250

per ogni figlio, ma non più di 1000; i terreni confiscati furono distribuiti in modo che ogni

famiglia della plebe contadina avesse 30 iugeri (7,5 ettari).

perché sostenuto dai populares e dagli equites. Possiede grandi qualità militari, risolve

la guerra contro Giugurta in Africa e ciò lo porta ad emergere. Opta per una politica

ovviamente tendente ai populares.

Costoro cercano di dare maggior potere ai comizi, alle assemblee popolari togliendo

potere al senato.

RIFORMA DELL’ESERCITO DI MARIO: Il servizio militare diviene un mestiere e non solo

di cittadini che poi ritornano a casa, ma sono professionisti. Vengono arruolati anche i

proletari, coloro che nel vecchio sistema non poteva essere arruolati perché nella

tradizione romana il rapporto tra ricchezza e partecipazione alla difesa della patria era

diretto, più si era ricchi e più si era in primo piano. Vengono pagati dal generale che li

comanda, che li arruola, promettendo un compenso pur di averli fedeli. E promettendo

soprattutto un compenso una volta che finiscono la loro vita militare. (Andavano in

pensione). Il compenso a partire da Mario sarà dato dalla distribuzione di terre ai

veterani. (PROBLEMA AD AUGUSTO, CONFLITTI SOCIALI).

Era una riforma che aveva come conseguenza il legame tra il generale e le sue truppe,

un rapporto fiduciario.

Mario ha un atteggiamento positivo nell’allargamento della cittadinanza agli italici,

appunto dal punto di vista militare era a favore.

Dopo Mario troviamo Silla, esponente degli optimates e fa una politica opposta

rispetto a Mario. È il primo ad occupare militarmente Roma con il suo esercito ed è il

primo a conquistare il potere con le armi e si fa nominare dittatore. Era un’antica

magistratura inutilizzata da oltre un secolo, aveva poteri ampissimi: una volta

nominato dittatore, la dittatura metteva a tacere le altre magistrature. Poteva anche

mettere a morte i cittadini senza processo. Era comunque indotta in periodi

eccezionali e durava al massimo 6 mesi, lui invece si fa nominare tale a tempo

indeterminato. Dopo aver applicato nuove leggi si ritira a vita privata e morirà.

Tocchiamo con mano la crisi del sistema costituzionale: magistrature da un lato

((consoli, pretori, censori, tribuni della plebe), senato e assemblee popolari dall’altro.

Tramite questi personaggi si cerca di dare importanza alle magistrature: duravano

massimo un anno, con Mario con Silla con Pompeo (partito senatorio) con Cesare

(populares) salta il limite annuale delle magistrature. Sempre più spesso le

magistrature vengono iterate e ai leader politici vincitori vengono attribuiti poteri

straordinari o magistrature speciali: da poteri magistratuali separati dalla rispettiva

magistratura alla dittatura (Silla, Cesare), al triumvirato (Ottaviano, Antonio e Lepido).

Il senato tenta di assumere il ruolo di guida esclusiva della politica romana, anche

cercando di esautorare le competenze delle assemblee popolari.

L’ultima crisi che porterà all’emersione di augusto è quella che nasce con l’uccisione di

Cesare: costui dopo la vittoria contro Pompeo (battaglia di Farsalo del 48 a. C.),

dominus

divenne incontrastato di Roma. Oltre a vari poteri straordinari, si fece

assegnare la dittatura prima per dieci anni (in contrasto con l’antica regola secondo

cui la dittatura non poteva durare più di sei mesi), poi, nel 44, a vita.

L’uccisione di Cesare (15 marzo del 44 a. C.) a opera di congiurati segnò l’inizio per

Roma di un periodo di nuovi forti contrasti e di violenze tra i seguaci di Cesare e la

fazione, di matrice soprattutto senatoria, che aveva appoggiato e continuava a

sostenere i cesaricidi. In questo quadro di acuta crisi si inserisce la figura del pronipote

di Cesare, Ottaviano, che risulterà vincitore delle lotte intestine e, in particolare, della

guerra che lo opporrà a Marco Antonio, conclusa con la battaglia di Azio del 31 a.C.

Ottaviano, che assumerà il nome di Augusto, porrà fine alle guerre civili e alla grave

instabilità politica, instaurando una nuova forma di governo, il Principato, chiudendo

così definitivamente la fase repubblicana della storia di Roma.

ANTEFATTO: Cesare in dieci anni aveva conquistato la Gallia del nord, il suo, in parte

avversario in parte alleato era Pompeo. Nell’ultima parte del suo operato porta le armi

a Roma, supera il Rubicone (il pomerio) con le armi, Pompeo fugge con parte dei

senatori in Macedonia e la battaglia del 48 a.c lo vede soccombere (BATTAGLIAD I

FARSALO). Cesare diviene padrone di Roma, diviene dittatore per dieci anni e nel 44 si

proclama dittatore a vita, anno poi della sua morte. Nella congiura del 15 marzo

cesare viene ucciso da bruto, ciò porterò ad un periodo di contrasti tra i seguaci di

cesare tra i quali si inserirà Ottaviano e l’altra parte con moltissimi senatori partecipe

della congiura e che aveva appoggiato i cesaricidi. Infatti, subito dopo la congiura il

senato opta un’amnistia per costoro.

CHI ERA OTTAVIANO?

Nasce il 23 settembre del 63 a.C. a Roma Gaio (o Caio) Ottavio, figlio di G. Ottavio e di

Azia Balba Cesonia, figlia di Marco Azio Balbo e di Giulia minore, sorella di Cesare; di

conseguenza Ottavio, poi Ottaviano, è pronipote di Cesare. Il padre Gaio Ottavio era

un cavaliere originario di Velletri; diventa senatore e si sposa con un’esponente di

un’illustre ed antica famiglia romana; gerisce la pretura e nel 61 a. C. assume la carica

di governatore della Macedonia. Nel 63 nasce il suo unico figlio maschio; ha anche una

figlia, Ottavia minore, che sposerà Marco Antonio; Gaio Ottavio muore nel 59 a. C., a

Nola, al ritorno dalla Macedonia. Fa il suo cursus honorum.

Esisteva una gens Octavia a Velletri che godeva di una certa agiatezza. ma è difficile

immaginare che avesse una qualche influenza al di fuori della cittadina. E’ addirittura

possibile che il bisnonno di Ottavio fosse un liberto. Secondo Velleio Petercolo il nonno

fu un agentarius, ovvero un cambiavalute, come volevano le malelingue, ma che si

fosse dedicato con discreto successo alle attività finanziarie che gli garantirono un

agiata vecchiaia. Il padre invece si dedicò alla carriera politica, che sembra svolgersi in

parallelo a quella di cesara. Fu infatti il primo degli Ottavi a svolgere il cursus

honorum. Morì a Nola nel 59, sulla strada del ritorno (era divenuto pretore) e non ebbe

modo di conoscere il figlio. Fu dunque il suo unico figlio maschio.

Sicuramente, da parte di madre era in una posizione migliore, essendo imparentato

con Pompeo e con la famiglia Giulia.

15 marzo 44 a.C. - idi di marzo: uccisione di Cesare; Ottaviano ha diciotto anni

compiuti. Cesare nel suo testamento lo adotta come figlio e lo nomina suo erede per

una quota di ¾; l’altro quarto vanno a Pinario e a Pedio, due cesariani; Cesare dispone

anche un legato di 300 sesterzi a testa per la plebe romana (si discute quanti ne

avrebbero beneficiato: la ‘forchetta’ va da 150.000 a 300.000 plebei.

8 maggio 44 a. C.: Ottaviano accetta formalmente l’adozione testamentaria disposta

da Cesare e la sua eredità; assume il nome di Gaio Giulio Cesare. Quando Cesare verrà

ucciso Ottaviano è in macedonia, ad Apollonia a studiare, mandato dallo stesso zio.

Appena sa, alcuni giorni dopo, con molta astuzia e determinazione si precipita in Italia

e si presenta a Roma e ai politici romani rivendicando l’eredità anche dal punto di vista

politico.

2 gennaio 43: Diventa senatore, senza aver assunto prima alcuna magistratura, e gli

viene attribuito dal senato l’imperium propretorio con l’incarico di agire contro

Antonio.

21 aprile 43 - battaglia di Modena: Antonio aveva posto l’assedio a Modena, in cui si

era rifugiato il cesaricida, Decimo Bruto. Contro Antonio vi erano però le truppe inviate

dal senato; a capo di esse vi erano i consoli Irzio e Pansa e Ottaviano (in base al suo

imperium propretorio). Nella battaglia di Modena Antonio è sconfitto ma trovano la

morte i due consoli. Antonio si ritira abilmente verso la Liguria. Ottaviano assume il

comando di tutte le truppe presenti (e quindi si è rafforzato). Con un’abile

conversione politica Augusto chiede il consolato e rompe con la fazione senatoria.

19 agosto 43: con una sorta di colpo di stato Ottaviano si fa nominare console (i

consoli erano morti mesi prima nella battaglia di Modena), insieme allo zio Quinto

Pedio. Subito dopo propone l’accusa di omicidio contro i cesaricidi e fa istituire con

legge un tribunale speciale (una quaestio) per giudicarli.

Ottobre 43: Ottaviano, Antonio e Lepido si incontrano a Bologna per trovare un

accordo politico. L’accordo si trova creando un nuovo triumvirato, che questa volta

(diversamente dal caso precedente di Cesare, Pompeo e Crasso del 60 a.C.), non resta

nei confini dell’accordo privato, ma viene ufficializzato con una legge del 27 novembre

43.

Conseguenze del secondo triumvirato:

1) Cesare viene ufficialmente divinizzato

2) Liste di proscrizioni degli oppositori, che vengono condannati a morte con

confisca dei loro beni;

3) Guerra contro i cesaricidi (Bruto e Cassio si erano rifugiati in Macedonia), che il

23 ottobre del 42 vengono sconfitti a Filippi; Bruto e Cassio si suicidano.

Lepido è un sostenitore e stretto collaboratore di Cesare, che lo nomina magister

equitum, sostanzialmente la seconda carica della res publica. Alla morte di Cesare

Lepido è a Roma, al comando di una legione, e appoggia Marco Antonio che gli

conferisce la carica di pontefice massimo (la più alta carica religiosa nella civitas,

vacante per la morte di Cesare). Nel conflitto tra Marco Antonio ed Ottaviano svolge il

ruolo di garante e mediatore tra i due contendenti e questo spiega come sia parte

essenziale dell’accordo di Bologna e diventi perciò triumviro.

AUGUSTO TRAMITE GLI STORICI:

SVETONIO: Gaio Svetonio Tranquillo (dopo il 70 d.C. – tra il 126 e il 140 d.C.) è un

erudito e storico romano. Nasce forse ad Ostia; studia retorica, grammatica e

giurisprudenza; esercita la professione di avvocato. Diventa amico di Plinio il giovane

che lo raccomanda all’entourage dell’imperatore Adriano. Prima del 113 (data della

morte di Plinio il giovane) assume la carica di procurator a studiis e ab epistulis, vale a

dire curatore degli archivi imperiali; ciò gli permette di accedere a tutta la

documentazione ivi contenuta. Trarrà da essa (ma anche da fonti non ufficiali) molte

delle notizie che confluiranno nella sua opera De vita Caesarum, che contiene le

biografie di Cesare, Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Galba, Otone, Vitellio,

Vespasiano, Tito e Domiziano. Sono biografie abbastanza brevi e sono biografie che ci

forniscono indizi che non troviamo altrove, però non è sicuramente uno storico

raffinatissimo; è attento agli aneddoti, ai pettegolezzi è come leggere la storia degli

ultimi 30 anni della nostra storia sui giornali di gossip.

LEGGIAMO LA FONTE:

«1. Molti particolari confermano che la famiglia Ottavia era stata un tempo una delle

più cospicue di Velitre [Velletri]. Infatti, uno dei quartieri più popolosi della città già da

un po' si chiamava Ottavio, inoltre si mostrava un'ara consacrata ad un Ottavio che,

quando era comandante supremo durante una guerra contro i vicini, all'annuncio di

una improvvisa incursione dei nemici, proprio mentre stava facendo sacrifici a Marte,

tolse dal fuoco, ancora semicrude le interiora delle vittime e le fece a pezzi, dopo di

che attaccò battaglia e ne uscì vincitore. Vi era anche un decreto ufficiale che

stabiliva, da allora in poi, di sacrificare le interiora a Marte in quel modo e di portare

agli Ottavii i resti delle vittime».

«2. Questa famiglia, che il re Tarquinio Prisco aveva ammesso al Senato tra quelle di

secondo rango e che poi Servio Tullio aveva elevato al patriziato, con il passare dei

secoli ritornò plebea, quindi, dopo un lungo intervallo, fu reintegrata nella sua antica

dignità dal divino Giulio. Il primo dei suoi membri ad ottenere una carica con il

suffragio del popolo fu C. Rufo. Costui, divenuto poi questore, ebbe due figli, Gneo e

Caio (…): Caio e i suoi discendenti, vuoi per caso, vuoi volontariamente, rimasero

nell'ordine equestre fino al padre di Augusto. Il bisavolo di Augusto, durante la

seconda guerra punica, servì in Sicilia come tribuno militare agli ordini del

comandante Emilio Papo. Il nonno si limitò alle cariche municipali e visse la sua

vecchiaia felicemente, con un cospicuo patrimonio a disposizione. Queste notizie,

tuttavia, ci vengono da altre fonti, perché Augusto dice semplicemente di venire da

famiglia equestre, antica e agiata, nella quale il primo senatore fu suo padre. Marco

Antonio gli rimproverava di aver avuto come bisavolo un liberto, un funaiolo della

contrada di Turi, e per nonno un agente di cambio. Di più non ho potuto sapere sugli

antenati paterni di Augusto».

«3. Caio Ottavio, il padre di Augusto, godette, nella sua giovinezza, di un notevole

patrimonio e di un'alta considerazione, e mi stupisce il fatto che alcuni lo facciano

passare per un agente di cambio e lo annoverino persino tra gli operatori e i mediatori

delle lotte elettorali. Allevato infatti nell'agiatezza, ottenne facilmente le cariche

pubbliche e le svolse abilmente. Dopo la pretura, ebbe in sorte la Macedonia e mentre

vi si recava, sgominò, in virtù di un incarico straordinario affidatogli dal Senato, i resti

delle bande di Spartaco e di Catilina che infestavano il territorio di Turi. Governò la

provincia con giustizia non inferiore al coraggio: infatti sbaragliò in una grande

battaglia Bessi e Traci…»

«4. Al ritorno dalla Macedonia morì improvvisamente, prima ancora di poter porre la

sua candidatura al consolato; i figli superstiti erano Ottavia maggiore, che aveva

avuto da Ancaria, Ottavia minore e Augusto, che gli erano nati da Atia. Costei era figlia

di M. Atio Balbo e di Giulia, sorella di Cesare. Balbo, i cui avi paterni erano originari di

Ariccia e la cui famiglia vantava numerosi senatori, aveva, per via di madre, stretti

legami di parentela con Pompeo Magno. Dopo aver esercitato la pretura, fece parte

della commissione di venti magistrati che divisero tra i plebei il territorio di Capua, in

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

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