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[comprendeva tutta l’estremità meridionale della penisola italiana] fu chiamata Enotria, e Enotrie

tutte le genti su cui lui regnò”.

Le ricerche archeologiche mostrano come proprio il periodo indicato dallo storico greco fosse

effettivamente un momento di importante svolta demografica. Siamo fra bronzo antico e medio.

Tuttavia, difficilmente può esserci stato l’arrivo di una popolazione dall’Arcadia. I dati lasciano

Nel racconto comunque, c’è un residuo di verità storica, perché è

presupporre una cultura indigena.

in questo periodo che inizia la frequentazione commerciale delle coste del meridione italico da parte

di genti di provenienza orientale. I rapporti con i Micenei non erano solo “commerciali”; artigiani

egei si stabilirono nei villaggi dell’Italia meridionale e vi diffusero l’uso di ceramiche più evolute.

Dopo un periodo di interruzione dei rapporti di quasi quattro secoli, dovuto alla crisi del mondo

miceneo, questi riprendono nell’età del ferro, verso l’VIII sec. a.C.

LE TRASFORMAZIONI DELL’ITALIA CENTRALE

Tra l’VIII e il V sec. a.C. si assiste a un grande fenomeno espansivo delle popolazioni

dell’Appennino centro-meridionale. I Sabini si intromettono nella Roma dei Latini e altri gruppi

etnici, Equi, Ernici e Volsci, occupano il Lazio. Questo movimento ha il suo apice tra V e IV sec.

a.C. con l’espansionismo dei Sanniti. Sul versante adriatico si configura la civiltà picena e in

Abruzzo si formano insediamenti di notevoli dimensioni.

GLI ETRUSCHI

ORIGINE ED ESPANSIONE DEGLI ETRUSCHI

Gli Etruschi sono la più importante popolazione dell’Italia preromana. Noti ai Greci con il nome di

“Tirreni” sembra che chiamassero se stessi “Rasenna”. Per Erodoto si trattò di un gruppo di Lidi

arrivati in Italia guidati da Tirreno; per Dionigi di Alicarnasso li riteneva genti autoctone; altri li

pensavano provenienti dal lontano Nord. La ricerca archeologica propende a spiegare l’origine degli

Etruschi, VIII-VII sec. a.C., come il punto di incontro di due tipi di processi: da un lato si pensa a

un’evoluzione della struttura interna della società e delle economie locali; dall’altro l’influenza

esercitata dalle colonie greche. Anche se nella fase della loro massima espansione (VII-VI sec. a.C.)

gli Etruschi controllavano gran parte dell’Italia centro-occidentale e competevano con i Greci e i

Cartaginesi per il controllo delle principali rotte marittime, questo popolo non diede mai vita ad uno

Stato unitario. Gli Etruschi si organizzarono fin dalle origini in città indipendenti governate da

sovrani, detti “Zilath”. L’unica forma di aggregazione delle comunità etrusche che ci sia nota è la

lega delle 12 città principali. Il processo di espansione degli Etruschi subì una prima battuta di

arresto nel 530 a.C., nella battaglia navale di Alalia, contro i Focei. In seguito, nel 474 a.C.,

subirono, a Cuma, una sconfitta da parte dei Greci di Siracusa. Decisivi per la decadenza etrusca

furono due eventi che si verificarono nel IV sec. a.C.: la presa della città di Veio ad opera dei

Romani nel 396 a.C., e la perdita dei possedimenti nella val Padana a causa dei Celti. Nel corso del

III sec. a.C., l’Etruria passò in mano romana.

RELIGIONE E CULTURA

Le divinità del pantheon etrusco sono in gran parte assimilabili a quelle greche. Alcuni nomi sono

di origine ellenica (Hercle/Eracle, Apulu/Apollo), altri di origine indigena (Selvans/Silvano). Il

sistema gerarchico delle divinità è molto simile a quello dell’Olimpo, dove la divinità suprema,

Tinia/Zeus, appare subordinata al Fato. Il famoso “libro di lino” di Zagabria, consistente in un testo

scritto su una pezza di stoffa riutilizzata per una mummia, è il più lungo documento in lingua

le prescrizioni rituali dell’anno liturgico, le preghiere e

etrusca: esso riporta, in forma di calendario,

etrusca ha molta importanza la concezione dell’aldilà. Il

i cerimoniali di offerta. Nella religiosità

defunto è immaginato continuare la propria esistenza nella tomba, che viene perciò concepita come

un prolungamento della dimora del vivo. In un secondo tempo a quest’immagine se ne sostituì

un’altra, che concepiva l’oltretomba come una destinazione alla quale si perveniva dopo un lungo

viaggio effettuato a piedi o su carro o cavallo. Agli Etruschi premeva molto la corretta

interpretazione dei segni della volontà divina visibili in terra. Di qui l’importanza dell’“aruspicina”:

l’esame delle viscere degli animali sacrificati si interpretava tale volontà. L’aruspicina si

attraverso concezione secondo cui negli organi si riprodurrebbe l’ordine cosmico.

basa sulla Un monumento

famoso dell’aruspicina è il “fegato di Piacenza”, un modello didattico in bronzo, che presenta sulle

varie facce una serie di nomi divini.

IL PROBLEMA DELLA LINGUA

con relativa facilità perché l’alfabeto (di 26 lettere), è un

I testi etruschi possono essere letti

riadattamento di quello greco. La difficoltà principale deriva dal fatto che l’etrusco è una lingua non

indoeuropea. Inoltre i testi giunti sono brevi formule, nella maggior parte, e pochi quelli di certa

estensione. Un progresso nelle nostre conoscenze è venuto dalle lamine di Pyrgi (Santa Severa), che

contengono un testo in fenicio e in etrusco relativo alla dedica di un tempio alla dea Uni (Astarte in

fenicio) da parte dello Zilath Tefarie Velianas.

TECNICA E ARTE

I siti delle città etrusche hanno lasciato una traccia archeologica relativamente modesta, se si fa

eccezione di alcuni grossi centri e delle necropoli. Queste ultime erano organizzate come vere e

nel tufo: nell’VIII sec. a.C. alle tombe

proprie abitazioni sotterranee, costruite in pietra o scavate a

pozzo, costituite da pozzetti rivestiti che accoglievano le urne cinerarie, si sostituirono quelle a

destinate all’inumazione. Le più evolute sepolture

fossa, a camera (VII sec. a.C.) erano costruite

Notevole è l’uso della volta e

come veri e propri appartamenti per membri della stessa famiglia.

dell’arco. Gli affreschi che decorano le tombe riproducono scene di vita, ma anche scene dell’aldilà

con divinità ed eroi. La produzione ceramica tipica è ottenuta con la tecnica del vasellame di

bucchero, ottenuto mediante una particolare cottura dell’argilla fino al raggiungimento di un colore

nero lucente, ad imitazione dl metallo. Gli Etruschi furono abili e organizzati sia nell’estrazione dei

minerali (ferro e rame), sia nel trattamento dei metalli grezzi in apposite fornaci. La lavorazione di

oro e argento ci é testimoniata dai corredi funebri.

ROMA

LE ORIGINI DI ROMA

L’archeologia ha accertato la precocità e l’importanza dell’influenza greca e orientale su Roma e sul

Lazio. Essa si manifesta molto presto, a partire dall’VIII sec. a.C. Quest’influenza raggiunge il

Lazio in modo diretto, senza mediazione da parte degli Etruschi. Roma sembra ricevere dei prodotti

di importazione greca ancora prima di quelli etruschi.

LE FONTI LETTERARIE

I primi storici dei quali possiamo leggere le narrazioni su Roma arcaica vissero nel I sec. a.C.. Tito

Livio scrisse una grande storia di Roma dalla sua fondazione, in ben 142 libri. Il primo è dedicato

alla Roma monarchica. Molto importante è anche Dionigi di Alicarnasso, dove le sue Antichità

romane, in 20 libri, copriva il periodo che andava dalla fondazione di Roma allo scoppio della

prima guerra punica (264 a.C.). La versione più nota e diffusa della leggenda delle origini di Roma

inserisce la fondazione di Alba Longa e la dinastia dei re albani tra l’arrivo di Enea nel Lazio e il

regno di Romolo. Nel primo libro dell’ Eneide, il poeta Virgilio si ispira a questa tradizione.

I SETTE RE DI ROMA

La tradizione fissa il periodo monarchico della storia di Roma tra il 754 e il 509 a.C. (anno della

fondazione della Repubblica). In questo periodo su Roma avrebbero regnato sette re: dopo Romolo,

il fondatore, incontriamo Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marcio, Tarquinio Prisco, Servio

Tullio e Tarquinio il Superbo. A Romolo, viene attribuita la creazione delle prime istituzioni

politiche, tra cui un senato di cento membri; a Numa Pompilio si assegnano i primi istituti religiosi;

a Tullo Ostilio le campagne militari di conquista (tra cui la distruzione di Alba Longa); a Anco

Marcio la fondazione della colonia di Ostia, alle foci del Tevere. Il regno di Tarquinio Prisco segna

una seconda fase della monarchia romana, nella quale gioca un ruolo importante la componente

etrusca. A Prisco sono attribuite importanti opere pubbliche, mentre a Servio Tullio si fa risalire la

costruzione delle prime mura della città (le mura serviane) e l’istituzione della più importante

assemblea elettorale romana, i comizi centuriati. Tarquinio il Superbo, l’ultimo sovrano, assume

infine i tratti tipici del tiranno che infligge ai cittadini ogni tipo di vessazione.

LA FONDAZIONE DI ROMA

È difficile immaginare che Roma sia sorta dall’oggi al domani per una scelta individuale: la nascita

della città fu piuttosto il risultato di un processo formativo lento e graduale, per il quale si deve

presupporre una sorta di federazione di comunità separate che già vivevano sparse sui singoli colli.

Alcuni villaggi situati sullo stesso colle Palatino possono essere considerati come il nucleo

originario della futura Roma.

IL “MURO” DI ROMOLO

Negli ultimi anni, gli scavi condotti alle pendici meridionali del Palatino hanno portato alla luce

di una palizzata e, più a valle, di un muro databile all’VIII sec. a.C.. Secondo

(1988) i resti lo

scopritore, l’archeologo italiano Andrea Carandini, nella palizzata si deve vedere la linea

dell’originario solco di confine, detto pomerio, e nel muro arcaico in scaglie di tufo, largo 1,20 m, il

“muro di Romolo”. Il racconto tradizionale risulterebbe allora confermato.

IL POMERIO E I RITI DI FONDAZIONE

Il rito di fondazione di una città italica è descritto da Marco Terenzio Varrone, attivo nel I sec. a.C.:

“molti fondavano nel Lazio le città secondo il rito etrusco, aggiogando cioè insieme un toro e una

vacca e segnando con l’aratro il solco interno – e ciò facevano a scopo religioso nel giorno

indicato dagli auspici impiantando poi il muro e la fossa. Là dove scavavano la terra dicevano

fossa e dove la gettavano, nell’interno, dicevano muro; il terreno che era al di qua di detta linea

era detto “pomerio” e al di là finiscono gli auspici urbani. Cippi del pomerio si vedono ancora

a Roma”.

intorno ad Ariccia e intorno

Importanza fondamentale dal punto di vista religioso era rivestita dal pomerio (dal latino

postmoerium, |che si trova al di là del muro|). Il pomerio era in origine la linea sacra che ne

delimitava il perimetro in corrispondenza con le mura. In un secondo tempo il nome servì a

designare anche una zona di rispetto che separava le case dalle mura stesse, dove non era permesso

fabbricare né seppellire, né piantare alberi. La coincidenza tra mura e pomerio non era sempre

presente; sul Palatino, già, le mura giravano a mezza costa della collina mentre il pomerio attorno

alla sua base. L’area del pomerio era limitata da cippi infissi a seguito di una cerimonia religiosa

presieduta dal pontefice massimo.

LO STATO ROMANO ARCAICO

Alla base dell’organizzazione sociale dei Latini ci fu una struttura in famiglie alla cui testa stava il

pater, con potere assoluto su tutti i suoi componenti (compresi schiavi e clienti). Tutte le famiglie

che riconoscevano di avere un antenato comune costituivano la gens. La popolazione dello Stato

romano arcaico era divisa in gruppi religiosi e militari, detti “curie”. Si sa che praticavano propri riti

religiosi e che rappresentarono il fondamento della più antica assemblea politica cittadina, quella

dei comizi curiati. A Romolo viene attribuita la creazione delle tribù, in origine tre: Tities (o

Titienses), Ramnes e Luceres. In epoca relativamente tarda, lo Stato romano si organizzò secondo

criteri più precisi: ogni tribù fu divisa in 10 curie e da ogni tribù furono scelti 100 senatori (300

costituivano la prima assemblea degli anziani). Tale struttura di base è molto importante, perché su

questo modello si fondò anche l’organizzazione militare: ogni tribù era infatti tenuta a fornire un

contingente di cavalleria e uno di fanteria rispettivamente di 100 e 1000 uomini. La legione

risultava quindi composta da 3000 fanti e 300 cavalieri (celeres).

LA MONARCHIA ROMANA elettiva: l’elezione del re era

La caratteristica principale della monarchia romana era quella di essere

infatti demandata all’assemblea dai rappresentanti delle famiglie più in vista. Il re doveva essere

affiancato nelle sue funzioni da un consiglio di anziani (i patres); nucleo del futuro senato. Il re era

anche capo religioso e nella celebrazione del culto veniva affiancato dai collegi dei sacerdoti. Tra

questi, importante fu quello dei pontefici: costoro erano i depositari e gli interpreti delle norme

giuridiche prima che si giungesse alla redazione di un corpus di leggi scritte. Il collegio degli auguri

aveva il compito di interpretare la volontà divina allo scopo di propiziarsela; quello delle vestali era


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DETTAGLI
Esame: Storia romana
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Joseph Raimondo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Messana Vincenzo.

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