ROMANA
STORIA I
I POPOLI DELL’ITALIA ANTICA E LE
ORIGINI DI ROMA
L’ITALIA PREROMANA
L’ITALIA DELL’Età DEL BRONZO E DEL FERRO
Nella penisola italiana si assiste, dal III al I millennio a.C., a uno sviluppo di notevoli dimensioni.
L’Italia nell’età del bronzo presenta siti dislocati un po’ ovunque nella penisola lungo la dorsale
montuosa che la percorre da nord a sud: tale cultura è stata denominata “Appenninica”. Un
fenomeno importante che si realizza in questa età è l’incremento demografico. Il numero degli
insediamenti si riduce, ma quelli che sopravvivono si estendono in misura notevole. Questo
fenomeno è particolarmente evidente nella cultura “Terramaricola” che si sviluppò nella pianura
emiliana a sud del Po tra il XVIII e il XII sec. a.C. Tale cultura diede vita ad insediamenti di
capanne che poggiavano su una sorta di impalcatura di legno. Con l’inizio dell’età del ferro l’Italia
presenta un quadro differenziato di culture. Un primo criterio di differenziazione concerne le
modalità di sepoltura: nell’Italia settentrionale e lungo la costa tirrenica sino alla Campania si
praticava le cremazione, mentre nelle restanti regioni l’inumazione. In questo periodo in Etruria e in
Emilia si sviluppa la cultura “Villanoviana” (dal nome di una necropoli nei pressi di Bologna).
Molti importanti siti villanoviani si svilupperanno più tardi nelle città-stato etrusche.
I PRIMI FREQUENTATORI DELL’ITALIA
MERIDIONALE
Lo storico greco Dionigi di Alicarnasso (fine I sec. a.C.), presenta così la storia dei più antichi
dell’Italia meridionale:
frequentatori
“Gli Arcadi, primi tra gli Elleni, attraversato l’Adriatico si stanziarono in Italia condotti da Enotro,
figlio di Licaone, nato 17 generazioni prima della guerra di Troia [ca. 1700 a.C.]. Enotro,
portando con sé la maggior parte della spedizione, giunse all’altro mare, quello che bagna le
regioni occidentali dell’Italia [il Tirreno] E trovate colà molte terre adatte sia al pascolo che alle
colture agricole, ma per la maggior parte deserte, e poco popolose anche quelle che erano abitate,
ne liberò alcune dai barbari, e fondò sulle alture piccoli centri abitati vicini gli uni agli altri,
secondo la forma di insediamento consueto tra gli antichi. E la regione occupata, che era vasta
[comprendeva tutta l’estremità meridionale della penisola italiana] fu chiamata Enotria, e Enotrie
tutte le genti su cui lui regnò”.
Le ricerche archeologiche mostrano come proprio il periodo indicato dallo storico greco fosse
effettivamente un momento di importante svolta demografica. Siamo fra bronzo antico e medio.
Tuttavia, difficilmente può esserci stato l’arrivo di una popolazione dall’Arcadia. I dati lasciano
Nel racconto comunque, c’è un residuo di verità storica, perché è
presupporre una cultura indigena.
in questo periodo che inizia la frequentazione commerciale delle coste del meridione italico da parte
di genti di provenienza orientale. I rapporti con i Micenei non erano solo “commerciali”; artigiani
egei si stabilirono nei villaggi dell’Italia meridionale e vi diffusero l’uso di ceramiche più evolute.
Dopo un periodo di interruzione dei rapporti di quasi quattro secoli, dovuto alla crisi del mondo
miceneo, questi riprendono nell’età del ferro, verso l’VIII sec. a.C.
LE TRASFORMAZIONI DELL’ITALIA CENTRALE
Tra l’VIII e il V sec. a.C. si assiste a un grande fenomeno espansivo delle popolazioni
dell’Appennino centro-meridionale. I Sabini si intromettono nella Roma dei Latini e altri gruppi
etnici, Equi, Ernici e Volsci, occupano il Lazio. Questo movimento ha il suo apice tra V e IV sec.
a.C. con l’espansionismo dei Sanniti. Sul versante adriatico si configura la civiltà picena e in
Abruzzo si formano insediamenti di notevoli dimensioni.
GLI ETRUSCHI
ORIGINE ED ESPANSIONE DEGLI ETRUSCHI
Gli Etruschi sono la più importante popolazione dell’Italia preromana. Noti ai Greci con il nome di
“Tirreni” sembra che chiamassero se stessi “Rasenna”. Per Erodoto si trattò di un gruppo di Lidi
arrivati in Italia guidati da Tirreno; per Dionigi di Alicarnasso li riteneva genti autoctone; altri li
pensavano provenienti dal lontano Nord. La ricerca archeologica propende a spiegare l’origine degli
Etruschi, VIII-VII sec. a.C., come il punto di incontro di due tipi di processi: da un lato si pensa a
un’evoluzione della struttura interna della società e delle economie locali; dall’altro l’influenza
esercitata dalle colonie greche. Anche se nella fase della loro massima espansione (VII-VI sec. a.C.)
gli Etruschi controllavano gran parte dell’Italia centro-occidentale e competevano con i Greci e i
Cartaginesi per il controllo delle principali rotte marittime, questo popolo non diede mai vita ad uno
Stato unitario. Gli Etruschi si organizzarono fin dalle origini in città indipendenti governate da
sovrani, detti “Zilath”. L’unica forma di aggregazione delle comunità etrusche che ci sia nota è la
lega delle 12 città principali. Il processo di espansione degli Etruschi subì una prima battuta di
arresto nel 530 a.C., nella battaglia navale di Alalia, contro i Focei. In seguito, nel 474 a.C.,
subirono, a Cuma, una sconfitta da parte dei Greci di Siracusa. Decisivi per la decadenza etrusca
furono due eventi che si verificarono nel IV sec. a.C.: la presa della città di Veio ad opera dei
Romani nel 396 a.C., e la perdita dei possedimenti nella val Padana a causa dei Celti. Nel corso del
III sec. a.C., l’Etruria passò in mano romana.
RELIGIONE E CULTURA
Le divinità del pantheon etrusco sono in gran parte assimilabili a quelle greche. Alcuni nomi sono
di origine ellenica (Hercle/Eracle, Apulu/Apollo), altri di origine indigena (Selvans/Silvano). Il
sistema gerarchico delle divinità è molto simile a quello dell’Olimpo, dove la divinità suprema,
Tinia/Zeus, appare subordinata al Fato. Il famoso “libro di lino” di Zagabria, consistente in un testo
scritto su una pezza di stoffa riutilizzata per una mummia, è il più lungo documento in lingua
le prescrizioni rituali dell’anno liturgico, le preghiere e
etrusca: esso riporta, in forma di calendario,
etrusca ha molta importanza la concezione dell’aldilà. Il
i cerimoniali di offerta. Nella religiosità
defunto è immaginato continuare la propria esistenza nella tomba, che viene perciò concepita come
un prolungamento della dimora del vivo. In un secondo tempo a quest’immagine se ne sosti
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