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Le origini italiche

L’Italia, inizialmente tra il II e il I millennio, era un mosaico di culture diverse. Fra il IV e il V secolo, Roma conquistò la penisola ed esercitò la sua egemonia fino alla caduta dell’impero romano d’occidente.

I documenti

Per quanto riguarda i documenti, non abbiamo idee precise riguardo l’Italia antica, prima del IX sec a.C. non si usava la scrittura. Sappiamo che prima dei romani, coloro i quali esercitavano l’egemonia erano i Greci e furono loro i primi a parlarci dell’Italia. Per loro tutti i popoli non greci erano da definirsi barbari e solo nei greci vi poteva essere superiorità culturale. La storia dell’Italia dai Greci ci viene data attraverso leggende sulle grandi migrazioni dei popoli ellenici. Oltre a ciò, per ricostruire la storia dell’Italia ci serviamo di alcune fonti: “archeologiche” e “materiali”.

  • Dati archeologici: ci consentono di risalire alla società, alla struttura economica. Grazie all’archeologia siamo entrati in possesso delle “EPIGRAFI”. Essi sono scritti in pietra ed erano l’unico mezzo di comunicazione di quel tempo. La scrittura comparve intorno al IX secolo.
  • Dati letterari: riguardano gli “ANNALI”.

Dalla preistoria alla storia

Nel corso del II millennio le civiltà dell’Italia attraversarono una fase di cambiamento, passando da un’età del bronzo ad un’età del ferro.

  • Età del bronzo: gli insediamenti erano uniformi, erano abitati organizzati per il controllo del territorio. Le civiltà di quel periodo erano chiamate “terramare”. Le loro caratteristiche erano determinate dall’esigenza di difendersi da inondazioni e aggressioni, erano abitazioni su palafitte. Queste comunità poiché non si espansero, si esaurirono intorno al XII secolo.
  • Età del ferro: i villaggi presero il nome di “protourbani”. La struttura sociale non era fondata su nuclei ristretti, bensì su gruppi più ampi. In questa fase ebbe inizio la struttura gentilizia: le “gentes”, erano gruppi a base familiare, che si riconoscevano in un capostipite ed erano legati dalla terra e da vincoli religiosi. I villaggi protourbani, a differenza dei villaggi terramare, riuscirono ad espandersi ed inoltre essi sorsero nelle località in cui si affermarono gli Etruschi. Al nord, che rimase arretrato, abbiamo le comunità “appenniniche”.

Un quadro storico

Tra il VIII e il VII secolo, l’Italia si trova divisa in alcune ampie aree culturali: Toscana = Etruschi; Italia centro-orientale (dal Lazio alla Campania) = Popoli italici o Osco-Umbri; Italia meridionale e Sicilia = Greci; Genova = Liguri; Veneto = Veneti; Costa tirrenica (dal Lazio alla Sicilia) = Latini. Sicilia orientale = Siculi e Sicani.

Gli Etruschi

Riguardo l’origine di questo popolo, non abbiamo fonti certe. Gli antichi ne davano due versioni: migrazione dalla Lidia o popolazione autoctona. La civiltà etrusca emerse in Toscana intorno all’VIII e il VII secolo. Ciò che permise a questo popolo di svilupparsi fu il fatto che in Toscana, con lo sviluppo della metallurgia, si poterono sfruttare le risorse minerarie della regione, e inoltre grazie alle tecniche di irrigazione vi erano i presupposti per un’agricoltura produttiva che portò a uno sviluppo economico. Dalla Toscana gli Etruschi si espansero e intorno al II secolo quasi tutta l’Italia era in loro potere. Al nord vi fu un processo di colonizzazione e nella città di Bologna fondarono la “dodecapoli” (una Lega di 12 città). Nel IV secolo anche a Roma si affermò una dinastia etrusca. La società etrusca era organizzata in città-stato ed ogni città era governata da lucumoni sostituiti poi da un pretore chiamati “zilath”, altri magistrati erano i “maru” assimilabili agli edili romani. C’è da dire però che queste città etrusche non raggiunsero mai un alto grado di coesione e un’organizzazione politica unitaria. Il fatto che le città spesso fossero in conflitto tra di loro si presentò come un fattore di debolezza politica. Tra la fine del VI e gli inizi del V secolo le aristocrazie si impoverirono e i conquistatori romani approfittarono di queste crisi interne. Dal VI secolo si accentuò l’influenza greca, attirata nella penisola dalla prosperità etrusca (tombe sontuose, oggetti lussuosi, stile di vita raffinato, il possesso della terra come base del potere politico). Inoltre l’alfabeto etrusco è noto in due forme e per la sua diffusione ebbero un ruolo di rilievo.

Popoli italici

Intorno all’VIII secolo si mossero le popolazioni italiche. Sappiamo poco di queste popolazioni. Il loro principale centro di espansione fu Rieti. Attraverso la lingua capiamo che si dividono in due gruppi: quello osco di cui fanno parte i Sanniti e quello umbro con gli Umbri, i Volsci e i Sabini. Gli Umbri crearono centri di grande rilievo a Gubbio, Spoleto, Spello. La società umbra è nota per le “Tavole di Gubbio” (documenti di istituzioni religiose). I Sanniti si diffusero dall’Abruzzo e si espansero verso il sud, i Volsci intorno a Roma. Un gruppo di Sanniti nel 421 conquistarono Capua, Cuma, Sorrento e Pozzuoli; Napoli riuscì a rimanere autonoma, anche se dovette subire la pressione sannitica.

Frantumazione politica e contatti culturali

Nel corso di alcuni secoli, gran parte dell’Italia centrale e meridionale fu occupata da popolazioni italiche. Queste popolazioni non ebbero mai, tra di loro, un forte grado di coesione. Alcuni gruppi che vivevano intorno all’appennino centrale erano tribù di montanari, che vivevano i villaggi sparsi. Le loro attività principali erano legate alla pastorizia e all’agricoltura, mentre le tribù venite a contatto con i greci e gli etruschi si inserirono in un più vasto ambito commerciale e artigianale. Un elemento di coesione fu la lingua. Ciò che le popolazioni italiche derivarono dal mondo greco sono i giochi, mentre dal mondo etrusco derivarono i combattimenti dei gladiatori. In questo quadro Roma fu molto partecipe.

I Greci in Italia

Dall’VIII secolo i greci iniziarono quell’intenso movimento di colonizzazione che doveva portarli a fondare una serie di città dal Mar Nero al Mar Mediterraneo occidentale. Mossi dal bisogno di terre e dall’apertura di strade commerciali, la loro prima colonia fu Cuma. Seguirono Nasso, Zancle (Messina), Reggio. I Corinzi concentrarono le loro risorse principali in Sicilia e Magna Grecia e fondarono Siracusa. Questa massiccia presenza greca nel territorio italico fece sì che alcune divinità greche entrassero a far parte del pantheon italico (Era, Apollo ed i Dioscuri). Riguardo i greci in Sicilia, essi arrivati nell’isola batterono i cartaginesi a Imera nel 480 e gli Etruschi a Cuma nel 474. C’è da dire però che la presenza massiccia dei cartaginesi, così attiva e organizzata, fu un continuo confronto per i Greci di Sicilia, che si contesero alcune zone dell’isola.

Capitolo 2 – Le origini di Roma

I romani cominciarono a scrivere la loro storia circa cinque secoli dopo la fondazione della città. Il primo fu Timeo (un greco di Taormina). Egli scrisse una storia dell’occidente e una su Pirro. Prima di Timeo i greci avevano un’idea molto vaga di quanto avveniva in Italia, ma furono i primi a far circolare miti e leggende. Iniziarono a circolare leggende sul collegamento tra Troia e Roma, si affermò la figura di Enea, Omero aveva scritto che i discendenti di Enea avrebbero regnato sui Troiani, questi ultimi sarebbero stati i romani. Riguardo le fonti scritte c’è da dire che i primi storici romani scrissero in greco, facevano parte della classe dirigente ed erano senatori che parteciparono attivamente alla vita politica, lo fecero inoltre per risposta ai greci. Il primo fu Fabio Pittore. Egli, combattente della seconda guerra punica, scrisse gli “ANNALI” nel 216. Al loro interno vi era riportata la storia della città, dalle origini fino alla guerra annibalica. Gli ANNALI avevano uno schema curioso, in quanto erano molto sviluppati dalle origini alla monarchia, si riducevano nella parte della repubblica e si ampliavano nuovamente nella parte contemporanea. Alcuni Annali furono scritti dal pontefice Massimo e al loro interno contenevano i nomi dei consoli, le guerre che si susseguirono.

La fondazione di Roma

Nel tardo III secolo a.C. i racconti della fondazione di Roma trovarono una composizione: Enea sbarcando nel Lazio sposò la figlia di Latino: Lavinia, in suo onore fondò la città di Lavinio. Il loro figlio Ascanio fondò Alba Longa dove regnarono 30 re fino a Numitore. Il fratello di Numitore per bloccare l’eredità costrinse la figlia di questo a farsi vestale, ma ella rimase incinta, per volontà di Marte, di due gemelli: Romolo e Remo. Quest’ultimo colpevole di aver oltrepassato il confine sacro della città fu ucciso dal fratello.

La città di Romolo

Nel corso dell’VIII secolo a Roma, il Palatino divenne il colle più importante, intorno al quale si aggregarono alcuni insediamenti, mentre altri mantenevano la condizione di piccoli villaggi ai margini della comunità più grande e organizzata. Sul Palatino sono state trovate tracce che fanno risalire a una prima fase di intervento della nascita della città. Un calendario dell’età monarchica registra alcune cerimonie arcaiche: il Septimontium sui sette colli di Roma, i Lupercalia dove i ragazzi correvano nudi intorno al Palatino e intorno alle donne per propiziare la fecondità; altra cerimonia era quella degli Argei, una processione dove al termine gettavano dal fiume Sublicio dei fantocci di paglia come segno di purificazione della comunità.

Gli istituti fondamentali della società arcaica

La gens: era costituita da gruppi di famiglie che riconoscevano un comune antenato e praticavano culti comuni, la gens aveva un suo territorio, che possedeva collettivamente. Il matrimonio al di fuori della gens, richiedeva una particolare autorizzazione, la rinuncia ad appartenere a una gens o l’adozione di un membro estraneo avvenivano di fronte al popolo. Avevano un capo guida, il pater gentis, tra i più importanti ricordiamo Atta Clausus che diede origine alla gens Claudia. La gens era un’istituzione che aveva un ruolo politico importante e una struttura complessa sul piano sociale: i gruppi più forti accoglievano individui che erano subordinati, ovvero i clienti. Il patrono doveva assistere il cliente con aiuti economici e sostenerlo nelle vertenze giudiziarie. Il cliente, a sua volta, doveva aiutare il patrono combattendo nell’esercito, sostenendolo nella vita politica e anche in campo economico. Il cliente non era necessariamente povero, ma semplicemente era qualcuno che, non essendo membro di una gens, entrava in quell’ordinamento attraverso un rapporto vincolante.

La familia: era un istituto molto forte e complesso su cui poggiava la società arcaica. Esso era un gruppo che aveva a capo il pater familias che sottometteva la moglie, i figli, gli schiavi, i beni, la terra. Il pater familias disponeva della morte e della vita dei suoi membri, aveva piena libertà di nominare erede chiunque. Il pater familias nella città di Romolo divenne un protagonista politico, in quanto furono loro i quali formarono il primo senato o consilium del re. Il compito fondamentale del consilium stava proprio nella scelta del re, ed era composto dagli esponenti delle famiglie più in vista.

La monarchia

La forma originaria del governo romano fu la monarchia, l’interrex accerta questa ipotesi. Questo veniva nominato quando l’impedimento dei consoli rendevano necessarie altre elezioni, convocava e presiedeva i comizi elettorali, questo accerta la non ereditarietà della monarchia romana. Il popolo era depositario del potere e lo trasferiva al magistrato tramite l’atto di riunione del popolo nelle curie. La funzione sacrale del re “rexsacrorum”, il suo essere tramite tra la divinità e la comunità, era di presiedere i comizi, sovraintendere alcune cerimonie importanti; la sua residenza ufficiale era la Regia nel Foro. Vi erano alcuni riti civici che il re doveva compiere in nome della comunità, fra questi vi è il “REGIFUGIUM”. Questa cerimonia avveniva il 24 febbraio e durante la quale il re fuggiva improvvisamente dal comizio dopo un sacrificio. Tale comportamento stava a significare la fine dell’anno e l’inizio del nuovo ciclo con attività agricole e militari. Il primo giorno del mese convocava il popolo nel comizio, e a esso il re annunciava i giorni fasti e nefasti. Solo nei primi si poteva amministrare la giustizia e convocare assemblee.

Il senato

La struttura aristocratica della società romana si esprimeva tramite l’assemblea dei pater familias, il consiglio dei capi aristocratici, degli anziani = senato, era un elemento comune a molte società arcaiche ed era fattore di coesione dei gruppi familiari, il popolo trasferiva il potere al capo che aveva funzioni essenziali per la comunità.

Organizzazione della popolazione

Per quanto riguarda l’organizzazione della popolazione occorre dire che Romolo fu colui il quale raggruppò i cittadini in curie e tribù. Le tribù erano tre ed ogni tribù comprendeva dieci curie. Ogni curia aveva un proprio territorio e un proprio culto. Solo a quattro curie, le più antiche, fu permesso di mantenere la sede sul Palatino, mentre le altre furono spostate. Le curie si riunivano in un’assemblea, i comizi curiati. Ogni curia esprimeva un capo, una carica a vita. Il “curio maximus” era il più importante. La funzione principale delle curie era militare, infatti ogni curia doveva fornire all’esercito cento uomini, in modo tale che l’esercito era formato da 3 mila uomini. Le tre tribù divise da Romolo si chiamavano: Sabini, Latini, Etruschi.

Storia di Roma durante la monarchia

Tra i re che si susseguirono durante la fase di monarchia romana ricordiamo: Romolo (fondatore della città, guerriero e legislatore); Numa Pompilio (fondatore religioso, a lui risalgono alcuni istituti fondamentali della religione); Tullio Ostilio (egli fu il codificatore della procedura che regolava le dichiarazioni di guerra, a lui fu attribuita la distruzione di Alba Longa); Plinio il Vecchio (egli ci ha lasciato una monumentale enciclopedia “la storia naturale”); Anco Marcio (a lui risale la fondazione di Ostia); Tarquinio Prisco (con lui inizia il lungo periodo della monarchia etrusca durata circa un secolo. Durante questo secolo vi furono mutamenti nella società romana. Rimase una città latina sottoposta al controllo di una dinastia straniera. La città si ampliò, furono costruiti templi, le abitazioni furono costruite in pietra. Il Superbo fu visto come un tiranno). Servio Tullio (fu il sesto re di Roma, riformatore della città-stato, attuò delle riforme di segno popolare, introdusse un ordinamento militare e politico. Chi aveva un censo sufficiente per armarsi pesantemente (opliti) venivano chiamati a servire l’esercito. Nella cavalleria passarono da 3 a 18 centurie. Inoltre gli opliti avevano la loro assemblea centuriata (dei soldati). Organizzare la comunità coesa la fece addestrare come gruppo omogeneo. Si attribuì ai Tarquini un’egemonia romana sui popoli vicini, riuniti nella Lega Latina, i rapporti tra latini e Roma sono documentati in modo confuso ma si sa che i re etruschi ebbero rapporti con loro. Secondo una tradizione un figlio di Tarquinio avrebbe offeso la moglie di Collatino, lei si sarebbe uccisa e questo provocò la reazione di alcuni nobili che costrinse alla fuga i figli del Superbo e impedito a lui di entrare a Roma. I ribelli al posto della monarchia avrebbero instaurato un consolato. Tarquinio in esilio chiamò in aiuto Porsenna che combatté contro i Latini. La questione è confusa ma i romani riconobbero che Porsenna prese Roma e cacciò Tarquinio, questo chiamò in suo aiuto un tiranno magnogreco che sconfisse Porsenna con la fine della dominazione etrusca. La tradizione romana tende comunque a modificare questi fatti.

Capitolo 3 – Le difficoltà della repubblica

Con la cacciata dei Tarquini si pose fine alla monarchia e si diede inizio alla repubblica. Gli atti fondamentali che segnarono gli inizi della repubblica furono il fatto che Roma stava riaffermando alleanze internazionali; Cartagine intratteneva rapporti, in funzione antigreca, con comunità etrusche. Con la repubblica, al governo di uno solo si sostituì il governo di due magistrati. Nel primo decennio della Repubblica alla fine del VI secolo a.C. vediamo la costruzione ex novo della Regia che fu usata dal pontefice massimo. La Repubblica appena costituita si trovò in difficoltà a causa delle lotte per la supremazia scoppiate nel Lazio tra Etruschi, Latini e Greci. Nel 499 vinse contro i Latini e nel 493 il console romano “Spurio Cassio” stipulò un trattato con la lega latina (foedus Cassianum), attraverso il quale sanciva parità di diritti fra Roma e le città della Lega. Questo trattato ebbe grande importanza per quanto riguarda i rapporti di politica estera romana. Il controllo del Lazio era importante per l’egemonia di Roma, ma alcune comunità Latine erano un problema: i Volsci e gli Equi che si spostavano in cerca di terre e bottino. La guerra con questi popoli fu lunga e solo inizialmente i Volsci ebbero la meglio.

Patrizi e plebei

Questa questione va osservata in una società in continuo movimento, tra le cause di questa divisione potrebbero essere...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher France88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Franchina Duilio.
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