Capitolo 1 – Le origini italiche
Per secoli la storia di Roma si intrecciò con quella dei popoli italici. I Greci furono i primi a parlare dell’Italia (anche se non ne sapevano molto) fin quando i Romani non divennero una grande potenza mediterranea. Anche gli Etruschi avevano supremazia nella penisola sul piano politico e culturale come racconta Esiodo nella Teogonia (poema mitologico). I Greci si definivano superiori dal punto di vista culturale, per loro tutti gli altri popoli erano barbari; nati nell’Impero Romano, raccontavano la storia più antica d’Italia attraverso le leggende.
Civiltà della terramare
Un caso importante di questo periodo fu la civiltà della terramare (in Emilia): terra scura ricca di materie organiche dove un tempo per difendersi dalle inondazioni e dalle aggressioni sorgevano i villaggi. Queste comunità praticavano allevamento e agricoltura e dal punto di vista urbanistico i centri erano ordinati secondo uno schema: un argine circondava le popolazioni su palafitte e accanto vi erano i cimiteri. Queste comunità avevano il limite di non potersi espandere per le loro caratteristiche e tendevano a chiudersi in sé. La civiltà si esaurì intorno al 12o secolo; comunque è difficile ricostruire l’organizzazione di queste comunità, basti pensare che erano costituiti da nuclei familiari legati da rapporti di parentela e quelli che potevano combattere avevano un ruolo elevato.
Tra la fine del 2o e 1o millennio si afferma l’età del ferro e la situazione cambiò: inizia la storia dei popoli dell’Italia antica. Per il 2o millennio non abbiamo documenti scritti ma solamente testimonianze archeologiche.
Civiltà villanoviana
Tra il 10o e 9o secolo appare la civiltà villanoviana (dal villaggio di Villanova, Bologna): fu il primo insediamento trovato; caratterizzato da capanne senza uno schema ordinato. Le necropoli mostravano un progressivo arricchimento della civiltà. Ebbe origine la struttura gentilizia: la gentes erano gruppi a base familiare ed erano legati dalla comune proprietà della terra e da vincoli di natura religiosa. Gli insediamenti villanoviani si diedero un’organizzazione complessa, erano capaci di organizzare. I centri villanoviani sono noti come luoghi dove sorsero le città etrusche. Nella fascia appenninica adriatica vi erano i pastori seminomadi che praticavano la transumanza, usavano oggetti in ceramica di uso comune e seppellivano i loro morti in tombe a forma di dolmen. L’Italia arcaica si presenta come un mosaico di culture e popoli diversi.
Etruschi
Gli Etruschi emersero tra l’8o e il 7o secolo in Toscana (la più grande civiltà italica). Le città etrusche sorsero nei villaggi villanoviani. Questo popolo veniva chiamato dai romani Tusci o Etrusci e dai greci Tirreni. Secondo quanto racconta Erodoto, gli etruschi erano originari della Lidia ed erano arrivati in Italia prima della guerra di Troia a causa di una grave carestia (immigrazione da Oriente); gente e emigratori si unirono formando la civiltà etrusca in Etruria (l’attuale Toscana). Il documento più importante viene dall’isola di Lemno nel mar Egeo: un’iscrizione che presenta forti analogie sia con l’etrusco sia con alcune lingue dell’Asia Minore. La cultura etrusca è simile a quella orientale per alcuni aspetti come l’abitudine di intraprendere la volontà degli dei esaminando il fegato degli animali sacrificati.
Le città etrusche come Veio, Cere, Tarquinia sono state costruite secondo regole precise. Nacque la società aristocratica con gentes che accumulavano ricchezze con l’agricoltura; ma la ricchezza del popolo si vedeva anche dal corredo delle tombe. Gli etruschi conquistarono quasi tutta la Sicilia; a sud si stanziarono a Capua con centro a Palestrina (Roma). Le città etrusche erano spesso in conflitto tra loro, e non ebbero mai un’organizzazione unitaria, siamo a conoscenza di una sola federazione di 12 città/leghe la Dodecapoli, formatasi intorno Felsina (Bologna) e comprendeva i centri dell’Etruria marittima e centro-settentrionale. Aveva funzione religiosa nel santuario del dio Vuertumno a Volsini. La loro lingua è un mistero; si leggeva e comprendeva benissimo ma non si era in grado di ricostruirne una grammatica o una sintassi. Per quanto riguarda l’ordinamento politico vi era la città stato. Il potere giudiziario e militare era nelle mani dei Lucomoni (capi con poteri regi, eletti a vita e assistiti da un consiglio degli anziani). Durante il 5o secolo i lucomoni furono sostituiti da magistrati annuali chiamati Zilath (erano più di uno, più elevati) e Maru (con funzioni religiose e politiche simili agli edili romani).
Per quanto riguarda la struttura sociale l’elemento dominante era il possesso della terra, gli etruschi coltivavano vite, cereali, olivo; avevano giacimenti minerari di rame, piombo, argento, ferro. I loro manufatti d’oro, d’argento e bronzo ornavano le splendide tombe. Ma, tra il 6o e il 5o secolo il lusso nelle tombe diminuì per via della crisi. Nelle sculture ricordiamo Vulca di Veio che fu chiamato a Roma da Tarquinio il Superbo per decorare il Tempio di Giove. Ricordiamo gli etruschi anche per l’alfabeto: inizialmente costituito da 26 lettere, poi da 23 ed infine da 20 lettere.
I popoli italici
Intorno l’8o secolo prende forma la città di Roma. Il nome Italia era riferito alla punta esterna della Calabria e si diffuse fino alla penisola centro-meridionale. Secondo le classificazioni linguistiche vi erano due gruppi: quello Osco (i Sanniti) e quello Umbro (Umbri, Sabini, Volsci). Il principale centro di espansione degli italici era l’altopiano di Rieti (per stabilire i rapporti di parentela e discendenza tra i vari popoli; ebbe luogo secondo il rituale del versacrum/primavera sacra guidata da un totem sacro, toro o picchio).
A nord: vi erano gli Umbri. Vi erano le Tavole di Gubbio un documento composto da tavole con un triplice alfabeto: umbro, etrusco e latino. Nel Lazio: vi erano i Volsci (i nemici più duri di Roma). Negli Abruzzi: vi erano i Sanniti; una tribù dei Sanniti erano i Sidicini che occuparono gran parte del territorio napoletano, ma nonostante la pressione sannitica Napoli riuscì a rimanere autonoma.
Nell’Italia centrale e meridionale: vi erano le popolazioni italiche che intorno all’Appennino centrale erano tribù di montanari che vivevano in villaggi sparsi, uniti tra loro in federazioni; praticavano allevamento e agricoltura, e coloro che erano in contatto con i greci e gli etruschi praticavano commercio e artigianato. Vi erano due lingue: l’osco e l’umbro. Nelle comunità osche vi era il Medix con poteri politici, militari e giudiziari. Vi era una coppia di Meddices a Messina, il più importante era il Tuticus. Nelle comunità umbre vi erano i Marones (coppie di magistrati). Nelle comunità sabine vi erano i magistrati Octoviri. La forma originaria istituzionale era la monarchia.
I greci in Italia
Inizialmente i Greci erano in contatto con le popolazioni italiche per scambi commerciali. Dal 1o millennio i protagonisti del commercio erano i Fenici. Dall’8o secolo inizia la colonizzazione greca e la prima colonia fu Cuma e ad essa seguirono Nasso, Catania, Leontini. I corinzi (commercianti indipendenti) erano importanti per il commercio in Sicilia e fondarono Siracusa. La colonizzazione, fatta da cittadini appoggiati dalla madrepatria, ricevevano l’approvazione dall’oracolo di Delfi, guidati dal fondatore Ecista. In Sicilia l’espansione di Siracusa fu violenta.
La penisola tra l’8o e il 4o secolo era composta da popoli di culture diverse. Greci e Fenici crearono gli empori, introdussero l’alfabeto, miti e leggende.
Capitolo 2 – Le origini di Roma
I Romani cominciarono a scrivere la loro storia circa 5 secoli dopo la fondazione della città. Il primo fu Timeo (un greco di Taormina) egli scrisse una storia dell’occidente e una sulla guerra di Pirro. Riguardo le fonti scritte i primi storici romani scrissero in greco, erano senatori che partecipavano attivamente alla vita politica. Il primo fu Fabio Pittore che scrisse gli Annali dove era riportata la storia della città, dalle origini fino alla guerra annibalica. La scelta di scrivere in greco fu dovuta al fatto che egli scriveva per un pubblico greco. Gli Annali erano molto sviluppati dalle origini alla monarchia, si riducevano nella parte della repubblica e si ampliavano nella parte contemporanea. Alcuni annali furono scritti dal Pontefice Massimo e al loro interno vi erano i nomi dei consoli, le guerre che si susseguivano...
Nel corso dell’8o secolo a Roma, il Palatino divenne il colle più importante. Sul palatino sono state trovate tracce che fanno risalire a una prima fase di intervento della nascita della città. Gli istituti fondamentali della società arcaica erano:
- La gens: costituita da gruppi di famiglie che riconoscevano un comune antenato. Il matrimonio al di fuori della gens, richiedeva una particolare autorizzazione, (la rinuncia ad appartenere a una gens o l’adozione di un membro estraneo avvenivano di fronte al popolo). La gens era un’istituzione che aveva un ruolo politico importante. Il patrono doveva assistere il cliente con aiuti economici e sostenerlo nelle avvertenze giudiziarie. Il cliente, a sua volta, doveva aiutare il patrono combattendo nell’esercito, sostenerlo nella vita politica e aiutandolo anche in campo economico; infatti, il cliente non era povero, ma non essendo membro di una gens, entrava in quell’ordinamento politico attraverso un rapporto vincolante.
- La familia: era un istituto molto forte e complesso ed era composta dal pater familia, la moglie, i figli, gli schiavi, i beni e la terra. Il pater familia aveva la libertà di nominare erede chiunque. I pater familias formarono il primo Senato o Consilium del Re, dove sceglievano il re.
La forma originaria del governo romano era la monarchia, elettiva, durata 250 anni, dall’8o al 6o secolo. Gli elementi che la caratterizzano sono:
- L’interrex: magistrato che fungeva da supplente in caso di vuoto di potere tra la morte del re e l’elezione del successore; era nominato tra i senatori e presiedeva i comizi elettorali.
- La funzione sacrale del re, rex sacrorum: era di presiedere i comizi, sovraintendere alcune cerimonie importanti e la sua residenza ufficiale era la Regia nel Foro.
- Vi erano alcuni riti civici che il re doveva compiere in nome della comunità, tra questi vi era il regifugium: questa cerimonia avveniva il 24 febbraio durante la quale il re fuggiva improvvisamente. Tale comportamento stava a significare la fine dell’anno e l’inizio del nuovo ciclo. Il primo giorno del mese convocava il popolo nel comizio dove il re annunciava i giorni fasti (era possibile trattare gli affari) e nefasti.
Per quanto riguarda l’organizzazione della popolazione, Romolo fu colui che raggruppò i cittadini in curie e tribù. Le tribù erano tre ed ogni tribù comprendeva 10 curie. Ogni curia aveva un proprio territorio e un proprio culto. Solo 4 curie mantennero la sede sul Palatino, le altre furono spostate. Le curie si riunivano in assemblee, i comizi curiati. La funzione principale delle curie era militare, infatti ogni curia doveva fornire all’esercito 100 uomini. Le tre tribù divise da Romolo si chiamavano: Tities, Ramnes e Luceres e ad ognuna di queste corrispondeva un elemento etnico: Sabino, Latino ed Etrusco.
I re che susseguirono durante la fase monarchica romana furono:
- Romolo: fondatore della città.
- Numa Pompilio: fondatore religioso.
- Servio Tullio: riformatore della città-stato.
- Tullo Ostilio: fu il codificatore della procedura che regolava la dichiarazione di guerra e a lui fu attribuita la distruzione di Alba Longa.
- Anco Marcio: a lui risale la fondazione di Ostia.
- Tarquinio Prisco: con lui inizia un lungo periodo della monarchia etrusca, la città si ampliò, furono costruiti templi e abitazioni in pietra.
- Servio Tullio: combatté con successo gli abitanti di Veio, e a lui si deve il cambiamento per quanto riguarda l’organizzazione della città.
- Tarquinio il Superbo: fu visto come un tiranno e Porsenna determinò la cacciata dei Tarquini.
Capitolo 3 – Le difficoltà della repubblica
Con la cacciata dei Tarquini si pose fine alla monarchia e si diede inizio alla repubblica.
- Appena costituita la repubblica si trovò in difficoltà a causa delle lotte per la supremazia scoppiate nel Lazio tra etruschi, latini e greci. Nel 493 il console romano Spurio Cassio stipulò un trattato con la lega latina (foedus Cassianum), attraverso il quale sanciva parità di diritti fra Roma e le città della lega.
- Un altro punto importante fu la conquista di alcune terre e la formazione di alcune colonie. Il compito delle colonie era quello di controllare e difendere i territori occupati con le guerre. Dal 406 al 396 vi fu la distruzione di Veio ad opera di Marco Furio Camillo che scavò una galleria sotto la città cogliendo i nemici di sorpresa. Roma allora decise di abbandonare il metodo della colonizzazione e iniziare un vero processo di annessione territoriale.
- Un altro punto importante fu la divisione tra patrizi e plebei, lotta che durò due secoli, dal 5o al 3o secolo. Fu una lotta tra aristocratici e popolari, scoppiata principalmente come lotta politica per il controllo delle magistrature repubblicane. I plebei miravano al governo, alla parità delle magistrature, i patrizi acquistavano sempre più potere sui plebei. I plebei stanchi di essere tenuti sotto le armi e combattere per una città di cui si sentivano ai margini nel 496 fecero la secessione sull’Aventino, instaurandosi sul...
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