Le origini italiche
L'Italia antica fra il II e il I millennio a.C. era un mosaico di popoli e culture dove le differenze locali sono una caratteristica di un paese che è diventato una nazione unita. Nella tradizione Greca, non vi erano idee precise sull'Italia antica, perché i Greci furono i primi a parlarne anche se non sapevano molto, fino a quando i Romani non divennero una grande potenza mediterranea.
Esiodo e il racconto di Enea
Esiodo nella Teogonia trattò degli Etruschi, dicendo che un latino, figlio di Odisseo e Circe, i cui discendenti avevano regnato sui Tirreni. Il racconto di Enea, arrivato in Italia, nel ciclo dei Nostoi dove questi racconti hanno popolato l'Italia di eroi greci cui si attribuiscono fondazioni di città. I Greci vedevano il mondo con la lente deformante della loro superiorità culturale. La guerra di Troia e i nostoi rappresentano racconti leggendari che legano l'occidente con l'oriente. Tutto ciò acquistò significato fino a quando Roma non divenne padrona delle città greche d'Italia e quindi della stessa Grecia, tra il III e il II secolo a.C. I Greci che erano nati nell'impero Romano raccontavano la storia più antica dell'Italia attraverso le leggende sulle grandi immigrazioni di popoli ellenistici: era l'unico modo nel quale i Greci sotto Roma potevano assimilare la città che li aveva vinti alla loro civiltà. Si cominciò a scrivere in Italia dal IX secolo.
Dalla preistoria alla storia
Le civiltà dell'Italia attraversarono una fase di cambiamento nel periodo di transizione tra età del bronzo alla prima età del ferro, del II millennio: prima c'era un processo di concentrazione e di selezione degli abitati che funzionarono senza interruzioni per alcuni secoli. Servivano per avere un controllo del territorio e per la difesa. Nascono così le Terramare, i centri erano ordinati dal punto di vista urbanistico secondo un schema preciso che seguiva la costruzione di palafitte su una terrazza a volte artificiale circondata da un argine, che però impediva di espandersi tanto che portò alla fine della civiltà intorno al XII secolo. Si trovano nella valle padana. Lo stesso problema ci fu nell'Italia centromeridionale dove le civiltà si erano sviluppate su alture o pianure di difficile accesso.
Civiltà villanoviana
Tra il X e il IX secolo apparve una civiltà che chiamiamo Villanoviana, dal villaggio di Villanova, che ebbe sviluppo in un'area che va dalla Toscana fino all'alto Lazio e alla Campania. Prevedeva l'uso di capanne e un'assenza di opere difensive. I villaggi assunsero un carattere proto urbano, le dimensioni raggiunsero varie centinaia di ettari. Le strutture sociali si fondarono in gruppi più ampi in grado di stabilizzarsi sul territorio e di dividersi almeno in parte la terra. Si pensa che in questa fase ebbero origine le Gentes: erano gruppi a base familiare, che si riconoscevano in un capostipite, ed erano legati dalla comune proprietà della terra e da vincoli di natura religiosa. Culture villanoviane furono alla base dello sviluppo di centri nel Lazio. L'affermazione di questa civiltà ebbe notevoli conseguenze: il Nord rimase estraneo a questa trasformazione, al Sud gli insediamenti rimasero più piccoli di quelli tirrenici mentre nella fascia appenninica e adriatica si consolidarono popolazioni lontane dagli sviluppi protourbani, di pastori seminomadi che praticavano la transumanza.
Etruschi
Si sviluppano nel VIII secolo, e ricoprono ampie aree culturali in Toscana fino al nord del Tevere e fino all'Arno. Questa civiltà sorse in Toscana sui siti villanoviani senza soluzione di continuità: vi furono invasioni, immigrazioni insieme a una serie di fattori che contribuirono a formare questa civiltà. Il problema dell'origine degli Etruschi sorge già dagli antichi che ne davano due versioni: migrazione dalla Lidia, secondo Erodoto, o popolazione autoctona, secondo la spiegazione di Dionigi, che gli serviva per dimostrare che tutto ciò che non fosse di Roma doveva essere indigeno. Le città degli Etruschi furono costruite secondo regole precise, che influenzarono i Romani, nelle tombe prevalse l'inumazione e si manifestò la ricchezza nel corredo e nelle decorazioni, nasce una società aristocratica, con gentes, che accumulavano le ricchezze. Dalla Toscana cominciarono ad espandersi a nord con un processo di penetrazione e colonizzazione a Felsina si formò la dodecapoli padana, a sud, si innestarono nelle località villanoviane di Capua e in altre zone fino ad arrivare a Roma, dove nel VI secolo si affermò una dinastia etrusca.
Il mondo greco, attraverso l'Italia meridionale, fu in contatto diretto con le popolazioni italiche che a loro volta elaborarono autonomamente proprie individualità politico-culturali. L'ordinamento politico prevedeva la città come unità autonoma, una forma di città-stato, governata da lucumoni come dei capi con poteri regi, che furono sostituiti nel V secolo da magistrati annuali, chiamati Zilath, che erano più di uno e avevano compiti diversi come il funzionamento della magistratura, accostati dai Maru, che avevano funzioni sacerdotali e politiche insieme che portarono a nuove forme di governo, con la creazione di una magistratura cui erano affidati specifici compiti. Dal VI secolo si riunivano in una federazione di 12 città, la dodecapoli, che aveva un santuario comune a Volsinii, e un magistrato comune espresso di volta in volta da una delle città federate. Le città erano spesso in conflitto tra loro. Questa struttura rimase stabile per molti anni nonostante gli influssi esterni poiché l'elemento dominante era il possesso della terra. È importante il ruolo dei servi impegnati nei lavori agricoli e nelle miniere: fra gli schiavi e i liberi c'era la classe dei semiliberi. Si può dire che le tecniche di irrigazione per un'agricoltura più produttiva, lo sviluppo della metallurgia e il lavoro nelle miniere della regione, contribuirono allo sviluppo economico. In questo periodo l'influenza greca si accentuò in quanto la prosperità etrusca aveva contribuito ad attirare i Greci nella penisola, intensificando i contatti, portando alla scultura in pietra, come imitazione della statuaria greca, e alla pittura, iscrizioni nel porto di Tarquinia, con un alfabeto arrivato tramite la colonia di Cuma con un adattamento da quello fenicio (20 lettere).
Italici
Si svilupparono intorno al VIII secolo, in tutta la fascia Appenninica e nell'Italia centro-orientale fino al confine del Lazio e Campania, ed erano popolazioni parlanti lingue indoeuropee. Furono i Greci ad assimilare le popolazioni della penisola alla loro visione del mondo non greco; essi raccontavano la storia più antica attraverso i miti, così diedero vari nomi che rimasero nella storia, alle popolazioni che secondo loro avrebbero abitato l'Italia. Una classificazione linguistica consente di distinguere due grandi gruppi: quello Osco, a cui appartenevano i Sanniti, e quello Umbro, più a settentrione, Sabini e Umbri. La tradizione concorda nell'indicare nell'altopiano di Rieti, Lazio, il principale centro di espansione degli Italici; tale espansione avrebbe avuto luogo secondo il rituale "versacrum" in base al quale una determinata generazione veniva consacrata alla divinità e fatta emigrare in cerca di altre terre che però portò al problema del seminomadismo nella fase più arcaica, che portò alla creazione di Stati. A nord si trovavano gli Umbri, con centri di rilievo a Gubbio e Spoleto, e lo sappiamo dalle "tavole di Gubbio" che grazie a delle iscrizioni ci dimostrano il triplice alfabeto e delle diverse culture dell'Italia.
Nel versante tirrenico si trovano i Sabini presenti dal racconto delle origini della città di Roma e furono una costante della storia del Lazio in quanto mantennero una loro individualità culturale anche dopo la loro sottomissione; nella stessa Roma dove si stanziarono Equi e Volsci, che approfittandosi delle difficoltà degli Etruschi riuscirono ad arrivare fino al Tirreno a sud di Roma. I Sanniti si diffusero a partire dal V secolo in Abruzzo, grazie al crollo degli Etruschi in Campania nel 474, e penetrarono nella regione; queste popolazioni a stretto contatto con le città greche, ne condizionarono l'esistenza, costringendole a porsi di continuo il problema dei rapporti con l'entroterra. Nel corso di alcuni secoli, gran parte dell'Italia centrale e meridionale era occupata da popolazioni italiche che avevano stabilito delle proprie tradizioni politiche e culturali, tra loro diverse ma in continuo scambio, anche se le condizioni del territorio non favorivano la creazione di collegamenti stabili: solo il santuario comune e la lingua rappresentavano un punto di coesione in civiltà che praticavano la pastorizia e l'agricoltura al contrario di quelle venute in contatto con i Greci che praticavano il commercio.
Le singole comunità avevano propri magistrati, con il nome di Meddix che assumeva vari poteri, dove il più importante era chiamato Tuticus, che corrispondono ai Marones nelle comunità Umbre e Octoviri in quelle Sabine. La forma originale istituzionale delle popolazioni italiche doveva essere stata la monarchia; che verrà eliminata in modi differenti, ovvero con la sostituzione a esso di magistrati collegiali di vario tipo, mentre scarse sono le tracce di istituti assembleari come il senato.
Italia meridionale e Sicilia
Dal VIII secolo i Greci cominciarono la colonizzazione che doveva portarli a fondare una serie di città dal Mar Nero al Mediterraneo occidentale: la prima colonia fu Cuma, e con essa i Calcidesi crearono una vasta rete di commerci che diedero vita alla loro supremazia anche sugli Etruschi nell'estensione degli scambi. I Corinzi furono attivi nell'alto Tirreno con scambi in Sicilia e Magna Grecia, e fondarono Siracusa. Ai Spartani si deve Taranto. La colonizzazione mantenne alcune caratteristiche costanti, come tutte le colonie erano fondate da gruppi di cittadini che avevano l'appoggio della madrepatria, ricevevano l'appoggio dell'oracolo di Delfi, erano guidati dal fondatore ufficiale, e mantenevano con le città d'origine rapporti politici stretti, ma sentivano i vincoli di civiltà e il patrimonio comune religioso e culturale che spesso portavano a forme politiche differenti rispetto alla madrepatria. La presenza greca sulle coste italiche influenzò l'ambiente. La tradizione considerava operazioni pacifiche anche se ci risultano delle resistenze a Taranto da parte degli Japigi, dove i dati archeologici ci dimostrano che la penetrazione della produzione ceramica finisce presto verso l'entroterra, segno che i Greci avevano trovato delle difficoltà a creare rapporti stabili, ma che si erano ritagliati uno spazio nel quale insediarsi.
In Sicilia la situazione invece fu diversa in quanto sappiamo che delle zone indigene furono occupate dai Greci, i quali riuscirono a spingersi nell'interno, e furono gli stessi Greci di Sicilia a battere i Cartaginesi nel 480 e gli Etruschi a Cuma nel 474.
Liguri e Veneti
Lungo il golfo di Genova, una popolazione la cui area di diffusione doveva essere assai vasta: questa civiltà assorbì rilevanti elementi celtici. I Veneti, civiltà indoeuropea basate sull'agricoltura e sulla pesca, anche se ci sono zone, tra i Veneti e i Liguri, dove sono stati trovati dei documenti che attestano vari influssi di civiltà confinanti, anche se continuavano a mantenere la propria individualità.
Le origini di Roma
I Romani cominciarono a scrivere la loro storia oltre cinque secoli dopo la fondazione della città. Il primo fu Timeo, un Greco di Taormina, che scrisse una storia dell'Occidente e una sulla guerra di Pirro, ora perdute, ma criticate. Dava una sua versione su Romolo e Remo, conosceva l'esistenza dei popoli albani, parlava di riti romani antichi, si servì delle notizie che circolavano in ambito greco e italico sull'origini della città, e inserendo i popoli italici nel loro orizzonte culturale che portò a far circolare miti e leggende che collegavano la città al ciclo dei Nostoi e alla guerra di Troia e ai suoi eroi. Tra gli scrittori greci il racconto delle origini di Roma si era legato al nome di Enea. I Romani quando cominciarono a scrivere di storia, nel III secolo, avevano alle spalle una lunga tradizione che i Greci avevano elaborato senza molte preoccupazioni di organicità e coerenza, gli stessi Greci che avevano deciso che Roma era collegata a loro; Omero aveva scritto che i discendenti di Enea un giorno avrebbero regnato sui Troiani, solo che dopo la distruzione della città l'unico sopravvissuto fu Enea. I primi storici romani scrivevano in greco poiché erano membri della classe dirigente oppure attivi nella vita politica della città. Esistevano delle registrazioni di fatti chiamati Annali, che erano compilate ogni anno dal pontefice massimo su una tavola "dealbeata", cioè ricoperta di cera, dove c'erano scritti avvenimenti accaduti in un anno. Ciò costituì un'opera storiografica prodotta dalla classe dirigente.
Memoria
Vi erano altre fonti importanti che trasmettevano la memoria collettiva in vari modi: in parte tramite le memorie di famiglie illustri come per esempio sulla tomba degli Scipioni, dove troviamo delle iscrizioni che forniscono notizie su eventi che non si trovano nella storiografia annalistica. I Romani usavano poco la scrittura nei primi secoli. L'oralità ha un ruolo significativo, ma nel trasmettersi si può deformare e va interpretata. Erano conservatori, questo atteggiamento nei confronti del passato diede sviluppo all'antiquaria. L'antiquaria non aveva una vocazione alla ricostruzione storica, raccoglieva notizie e interpretava istituti antichi.
Fondazioni di Roma
Nel tardo III secolo, i racconti sulla fondazione di Roma trovarono la loro composizione, a opera degli artisti annalisti, pur con qualche variante che ha lasciato tracce nella tradizione. Enea fu collegato a Roma, tramite Alba Longa e Lavinio, e a Romolo, il fondatore. La versione suggerita da Varrone proponeva il 753, calcolato sulla base della tradizione sulla successione dei 7 re, ognuno dei quali regna circa per 35 anni. Questo calcolo partiva dalla prima data documentata della storia romana, l'anno 509, quando fu fondata la Repubblica e cominciavano i Fasti consolari, che i romani conservavano in una iscrizione sul Campidoglio. Enea sbarcando nel Lazio, sposò la figlia di Latino, Lavinia, e in suo onore chiamò Lavinio la città da lui fondata; il figlio Ascanio fondò Alba Longa, dove regnarono 30 re fino a Numitore, a questo punto si inserisce la leggenda del fondatore di Roma ovvero il fratello minore di Numitore che depose il re e costrinse la figlia di lui a farsi vestale per non avere eredi al trono. Ma Marte rese madre la donna che partorì due gemelli, Romolo e Remo, che fondarono Roma sul Palatino e subito Remo, colpevole di aver oltrepassato i confini sacri della città, fu ucciso dal fratello stesso: appaiono qui elementi chiari di origine greca che hanno contribuito a formare il racconto come presenza di un fondatore eponimo, nomi di luogo, uccisione del fratello ecc.
La città di Romolo: nel corso del VIII secolo il Palatino divenne il colle più importante intorno al quale si aggregarono alcuni insediamenti, mentre altri continuarono a mantenere la loro condizione di Pagi, ovvero piccoli villaggi ai margini della comunità più grande. I dati archeologici ci danno una serie di indizi poiché sul Palatino ci sono tracce di un muro e altri elementi che indicano una prima fase di intervento dove la trasformazione dei villaggi in una città-stato pensata e ordinata viene fatta collocare più tardi. I dati delineano uno sviluppo degli insediamenti dove la natura dei villaggi primitivi separati tra loro e abitati da pastori verranno poi uniti, questo lo sappiamo grazie agli antiquari. Un calendario risalente all'età monarchica ricorda alcune cerimonie arcaiche che comprendono sia una fase pre cittadina che un'unificazione progressiva come:
- La cerimonia del septimontium: dall'origine del nome si può pensare ai "7 colli" anche se nella cerimonia le cime erano 8 e solo 3 colli erano compresi, oppure "cime diverse" divise da palizzate, prima della loro unificazione. In ogni caso si prevede una divisione degli insediamenti sui colli romani dove il Palatino ha la supremazia, in quanto il rito parte da quel colle.
- Nei lupercalia: i celebranti correvano nudi intorno al Palatino in due gruppi, e serviva a propiziare fecondità dei campi e delle donne lungo il percorso.
Si ritiene che la creazione di Roma sia passata attraverso varie fasi: un gruppo di piccoli villaggi di pastori e contadini, divisi sullo stesso colle, il Palatino, si sarebbero uniti con un legame di tipo federativo, che poi si ampliò progressivamente fino ad occupare i 7 colli. Un aspetto importante sulla saga delle origini, è la descrizione della sua fondazione, da parte degli stessi Romani, come opera di un gruppo di sbandati e banditi, che Romolo accolse e guidò. Tutta la vicenda arcaica è intessuta di questa idea della sua apertura verso l'esterno: verso gruppi e persone di qualunque ceto e provenienza, donando accoglienza e asilo.
Gli ordinamenti sociali delle origini
Gli istituiti fondamentali della società arcaica erano la GENS e la FAMILIA. La gens era costituita da gruppi di famiglie che riconoscevano un comune antenato, dal quale deriva il nome dei suoi membri, i gentiles, e praticavano culti comuni. Si può definire la gens come un clan.
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