La fondazione strategica di Roma
Si sviluppa in un luogo strategico, a controllo di un guado del Tevere sul quale convergono le principali arterie di collegamento che servono il basso e medio corso del Tevere. Dell’importanza strategica del sito erano consci già in antico.
L'importanza del sito nel pensiero antico
Cic. De rep., 2, 5, 10: Qui potuit igitur divinius et utilitates conplecti maritimas Romulus et vitia vitare, quam quod urbem perennis amnis et aequabilis et in mare late influentis posuit in ripa? quo posset urbs et accipere a mari quo egeret, et reddere quo redundaret, eodemque ut flumine res ad victum cultumque maxime necessarias non solum mari absorberet, sed etiam invectas acciperet ex terra, ut mihi iam tum divinasse ille videatur hanc urbem sedem aliquando et domum summo esse imperio praebituram; nam hanc rerum tantam potentiam non ferme facilius alia ulla in parte Italiae posita urbs tenere potuisset.
"Come avrebbe potuto Romolo con più profetica intuizione cogliere i vantaggi del mare ed evitarne gli inconvenienti, se non ponendola sulla riva di un fiume perenne ed uniforme e che con ampio corso sbocca in mare, affinché la città potesse ricevere dal mare ciò di cui aveva bisogno e restituirvi ciò di cui sovrabbondasse, e perché potesse, lungo il medesimo fiume, non soltanto assorbire dal mare le merci necessarie ai bisogni, più o meno elementari della vita, ma anche riceverle per via di terra? Al punto che mi sembra che già allora Romolo divinasse che questa città un giorno avrebbe dato sede e albergo al sommo impero: tanta potenza, infatti, non avrebbe potuto conseguirla più facilmente un’altra città, sita in qualunque altra parte d’Italia."
Caratteristiche geografiche ed infrastrutturali
L’area in cui si sviluppa la città è caratterizzata dalla presenza di una serie di basse alture che prospettano su una profonda ansa del Tevere facilmente guadabile. I fianchi dei colli sono divisi da piccole valli più o meno estese, attraversate da una fitta rete di piccoli corsi d’acqua che scendono verso il Tevere. I suoli di queste valli sono instabili, facili all’impaludamento e alcune di queste zone poterono essere recuperate stabilmente solo dopo la realizzazione di lavori idraulici (ad es. per le zone basse del Foro e del Comizio solo dopo i lavori attribuiti ai Tarquinii con la realizzazione della Cloaca Maxima).
Cicerone, de leg. agr. II, 35, 96: "Costoro rideranno e disprezzeranno Roma, costruita su monti e valli, con le sue case a più piani, con le sue strade tutt’altro che comode, i suoi strettissimi vicoli, a confronto con la loro Capua, sviluppatasi in un’ampia pianura e collocata in una posizione magnifica; non penseranno proprio di dover confrontare con i loro ricchi e fertili terreni l’agro Vaticano o quello della Pupinia."
Il paesaggio doveva essere caratterizzato dalla presenza di boschi e selve che occupavano non solo le alture ma anche larghi tratti di pianura; essi hanno lasciato ampie tracce nella toponomastica antica come mostrano, ad esempio, le denominazioni di alcuni dei colli: Fagutal da faggio, Viminalis dai saliceti da cui si ottenevano i vimini, Querquetal (il nome antico del Celio) da quercia.
Espansione e colonie
Livio V, 24, 5: "Nel frattempo a Roma vi erano numerosi disordini per calmare i quali fu deciso di dedurre una colonia nel territorio dei Volsci per tremila cittadini romani, ed i trinviri eletti a tal scopo assegnarono a ciascuno tre iugeri e sette dodicesimi di terra. Tale larghezza cominciò ad essere disprezzata, perché si riteneva che fosse offerto come compenso per essere allontanati da un maggior vantaggio: perché infatti si voleva relegare la plebe tra i Volsci quando c’era di fronte la bellissima città di Veio ed il suo territorio, più fertile e ampio dell’agro romano?"
Fondazione e sviluppo urbano
Secondo la tradizione liviana, la città fu fondata dal nulla, in un’area fino ad allora utilizzata per attività pastorali. La documentazione archeologica suggerisce uno scenario ben diverso: intorno alla metà dell’VIII sec., quando Romolo secondo la tradizione avrebbe fondato Roma, l’area era stabilmente occupata già da alcuni secoli.
Il problema, allora, è quello di capire quando si può parlare di città per Roma, ovvero, quando vediamo operante un sistema organicamente costituito da strutture urbane e istituzioni politiche, sociali e religiose. Si tratta, dunque, di comprendere:
- Quali forme, a Roma, precedono la città
- Quali fasi di sviluppo portano al sistema città
La documentazione archeologica indica l’esistenza di un abitato sul Campidoglio già intorno al XIV sec. a.C. I materiali ceramici mostrano che questo abitato continua a vivere nei secoli successivi. Nei decenni successivi tracce di abitato e di necropoli interessano anche la valle del Foro, il Palatino, ed infine l’Esquilino ed il Quirinale.
È oggetto di discussione se nei diversi poli abitativi che è possibile riconoscere per questa lunga fase cronologica siano da riconoscere altrettanti villaggi autonomi o se, invece, sia possibile leggere un unico abitato, progressivamente esteso verso sud-est e verso nord, costituito da agglomerati di capanne disposti a “pelle di leopardo”.
- Bronzo medio/recente: tra il 1700 ed il 1300 si sviluppa un abitato sul Campidoglio; risultano occupate sia la sommità che la bassa pendice del colle (area di S. Omobono).
- Bronzo recente (ca. 1300-1150 a.C.): l’abitato si estende verso la valle del Foro ed il Palatino.
- Bronzo finale (ca. 1150-900 a.C.): tracce di occupazione sul Palatino; la valle del Foro è utilizzata come area di sepoltura.
- Inizio età del ferro (seconda metà IX sec.): nel sepolcreto del Foro cessano le sepolture di adulti ma continuano quelle di bambini; l’area è dunque ormai integrata nel tessuto urbano. Coeva è anche l’occupazione del Quirinale, ove abbiamo materiali sia da insediamento che da necropoli.
Complessivamente, l’abitato tra seconda metà del IX e VIII secolo a.C. sembra coprire un’area di ca. 150/200 ettari, dimensioni comparabili a quelle dei principali centri “villanoviani” dell’Etruria.
Mitologia e tradizioni
La tradizione mitografica antica è concorde nell’individuare nell’area che gravita sul Foro Boario quella di più antica frequentazione: ad es., Saturno aveva occupato il Campidoglio, mentre Evandro, proveniente dall’Arcadia, avrebbe occupato il Palatino.
Origo populi Romani, 3: Igitur, Iano regnante apud indigenas rudes incultosque, Saturnus regno profugus cum in Italiam devenisset benigne exceptus hospitio est ibique haud procul a Ianiculo arcem suo nomine Saturniam constituit.
Quindi, mentre Giano regnava sugli indigeni rozzi e incolti, Saturno cacciato dal suo regno, giunto profugo in Italia, fu accolto amichevolmente come ospite e lì, non lontano dal Gianicolo, fondò una rocca e dal suo nome la chiamò Saturnia.
Varrone, de lingua latina V, 41-42: e quis Capitolinum dictum, quod hic, cum fundamenta foderentur aedis Iovis, caput humanum dicitur inventum. Hic mons ante Tarpeius dictus a virgine Vestale Tarpeia, quae ibi ab Sabinis necata armis et sepulta: cuius nominis monimentum relictum, quod etiam nunc eius rupes Tarpeium appellatur saxum. Hunc antea montem Saturnium appellatum prodiderunt et ab eo Latium Saturniam terram, ut etiam Ennius appellat.
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