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Al momento fra il IV e il III secolo nei quali tutti questi svarieti materiali furono selezionati per entrare

a formare il corpo storico, che sarebbe poi stato trasmesso dalla prima annalistica, sarà stato

agevole organizzarli anche tenendo conto di confronti con quanto si sapeva dello svolgimento

storico istituzionale di città greche ed etrusche. Si voleva organizzare una Koinè Italica che è

divenuta seppur con molte varianti uno dei canoni interpretativi della storia di roma fra il IIV e il V

secolo.

2. L’età Arcaica

2.1. Le origini e l’età regia

Per la ricostruzione della storia d delle origini di roma, è necessario basarsi sul modello delle

fondazioni coloniarie greche, anche se combinato con quanto la tradizione locale era in grado di

attestare e di ricordare. Lo schema di fondazione greco, anche se accompagnato da teorizzazioni

politico-culturali etrusche sul rituale di fondaione presuppone e impone, fin dalle origini della città

l’idea di statalità, come criterio interpretativo. Il quale nelle a pratica ricostruttiva, comporta un

impianto di strutture sociali economiche, politiche e costituzionali, e quindi l’essitenza iniziale di un

potere centrale in grado di organizzare, anche territorialmente la vita di una comunità e di guidarla

secondo i principi, che in definitiva avrebbero caratterizzato tutta la successiva storia di Roma.

Questa visoione storigrafica è fortemente legata all’influenza greca, la storiografia moderna vi

applicherà il concetto di formazione applicandolo allo svolgimento vitale delle comunità che solo

dopo un lento processo approderà alla città(vale a dire a quella organizzazione cittadina , sociale e

politica integrata, che nella prassi e nel pensiero politico antico appariva il momento più alto della

convivenza civile. Si deve immaginare la formazione della città data dalle testimonianze

archeologiche dell’area laziale come un agglomerato di insediamenti o villaggi sparsi in alcuni casi

più o meno fra loro connessi, che si unificano, coagulandosi gravitando su un centro politico religioso

dal quale può essersi sviluppata la città stato.

L’analisi degli aspetti economici e di crescita demica ammette influenze commerciali, come per

esempio quelle greche che posso avere favorito anche indirettametne la formazione di classi sociali

differenziate. Come per le area latine anche in ambito etrusco le colonie greche devono aver favorito

un contatto sul piano economico-commerciale. Delle origini (e quindi apartire dal IIV secolo)di

Roma sappiamo che nacque dalla fusione di villaggi collinari posti presso un guado di un

fiume navigabile, favorito dalla presenza di un isola, sulla direttrice che collegava Etruria e

Campania, e anche sulla pista di commercio del sale(poi via Salaria) che dalla foce non

lontana dal Tevere conduceva verso l’interno della penisola.

Ancora in piena età storica e almino fino agli inizi del III sec. a.C. predominava nella società romana

economicamente e politicamente una struttura gentilizia, che però era andata lentamente

perdendo terreno di fronte a spinte di forze sociali emergenti, fino ad accettare con esse

compromessi sul piano politico e costituzionale. Il problema delle “gentes” rispetto allo “stato” è tipico

di una storiografia giuridica...che può essere qui trascurato.

La lotta degli ordini(lotta tra Patrizi e Plebei) la lotta tra Patriziato e Plebe agli inizi del regime

repubblicano e almeno fino al IV secolo, con le leggi Licinie Sestie del 367 a.C. ha connotato la vita

politica interna della città. Altri spostano il punto di arrivo alla Lex Hortensia del 287-286 a.C. ; per

Sallustio il conflitto tra patriziato e plebe si sarebbe concluso all’età della seconda guerra punica.

Lasciandosi alle spalle il concetto di statalità e centralità del potere è possibile ricostruire la storia di

roma arcaica soffermandosi sulla comunità in una fase pre-statale, dominata da gruppi gentilizi,

distribuiti sul territorio, legati fra di loro da vincoli di parentela e più genericamente di solidarietà;

questi gruppi, caratterizzati anche da culti propri avevano il controllo delle attività economiche che si

svolgevano nelle aree di pertinenza(agricoltura, pastorizia) e per questo avevano alle loro

dipendenze elementi inferiori della popolazione, i clienti(clientes).

Ancora agli inizi del V secolo era il capo della gens Sabina Atto Clauso, che distribuiva fra i suoi

clienti la terra che gli era stata data (dove sorgeva la tribu Claudia). Poichè alcune delle più antiche

tribu territoriali (nelle quali saranno poi divisi i territori e la cittadinanza romana) trevano il loro nome

da gentes patrizie, è agevole infierire che quei territori appartenessero in origine alle stesse gentes .

Si discute molto di una possibile forma arcaica di appropriazione gentilizia della terra. Certamente

non è ammissibile la presenza antichissima di terreni pubblici(ager pubblicus), che presuppone

l’essitenza di uno stato(mentre è possibile che vi sia stato già in antico un terreno sacro). Sarà

proprio uno degli aspetti della formazione di un potere statale anche l’assegnazione di terra

conquistata a cittadini che ne erano privi: di qui la crescita della proprietà privata.

É probabile che le gentes, dotate di terre e di bestiame, abbiano potuto esercitare dalla campagna

una forte pressione su quei gruppi sociali che, per lo svolgimento delle proprie attività, si erano

andati concentrando in un “centro cittadino”. I capi di questi gruppi erano in grado di organizzare

l’eventuale difesa o di dirigere l’offesa necessaria contro i vicini, unendo le forze appartenenti alle

loro gentes, e probabilmente designando per questo scopo un capo militare, ma poichè questo stato

di ostilità, sar stato pressochè continuo il comando unitario sarà andato assumendo sempre maggior

rilievo. La tradizione ricordo circa sette(otto) re, per un periodo di circa 250 anni. Su questa

inverosimile cronologia la critica del ‘700 cercò di negare la realtà di una fase storica regia: la

magistratura repubblicana sembrerebbe indicare il carattere non dinastico del potere regio. Vi sono

argomenti forti per distinguere una monarchia “etrusca” nel IV secolo da una precedente regalità,

latina o sabina, dove ai suddetti rappresentanti la tradizione letteraria ha attribuito connotati guerrieri

o religiosi, o pacifici, a prescidere dal “fondatore” della città, Romolo è raffigurato ad un certo

momento come un legislatore. In una iscrizione arcaica del foro Romano rinvenuta sotto il lapis

Niger, databile nella seconda metà e verso la fine del IV secolo, è una legge sacra: il re in essa

menzionato dovrebbe essere un capo religioso un predecessore del repubblicano “rex sacrorum”, si

è talora supposto che u originario rex con funzioni religiose sia stato caricato con funzioni religiose

sia stato caricato con incombenze militari. È chiaro sicuramente la tendenza inevitabile di un re ad

un potere autonomo e la resistenza alle strutture gentilizie, altrettanto chiaro è che il potere regio

cercasse appoggi fra quegli strati sociali estranei alle gentes: il che è molto evidente nella fase

etrusca.

La struttura di questa societ gentilizia è andata nel tempo organizzandosi in 3 tribu

Tities

 Ramnes

 Luceres

Ognuna divisa in dieci curiae, quindi trenta in totale, che riunite in assemblea, devono essere chiamate a

riaffermare, il potere e la scelta del re(all’origine di quella che diverr poi la lex curiata de imperio, approvata

in età storica dai comitia curiata de imperio, approvata in et storica dai comitia curiata). Sulla base delle tribù

e delle curie veniva reclutata e organizzata la forza militare a piedi e a cavallo. I capi delle gentes patrizie, i

“patres”, vennero a formare una ristretta assemblea di 100 persone, il senato, di fatto detentrice di un forte

potere decisionale, e solo in seguito divenuta il consilium del re (e poi dei magistrati repubblicani).

L’azio ed Etruria:

Roma nel IIV e IV secolo deve essere considerata nel contesto laziale e dell’Etruria meridionale. La

comunità romana apparteneva al gruppo etnico dei latini Il tevere divideva Roma dagli Etruschi. Si per il

tramite Etrusco che per i traffici e le frequentazioni, specie con la Magna Grecia l’Ethnos latino e Romano

risentì a sua volta della superiore cultura greca(senza con questo accettare una troppo complessa visioene

panmediterranea per quest’età arcaica). Malgrado la presenza facilmente assimilabile di elementi greci ed

etruschi e la penetrazione antica di vocaboli, delle due lingue nel lessico latino, Roma rimase sempre città

latina; non vi fu mai alcun bilinguismo. Un diffusa alfabetizzazione anche negli strati più alti, sarebbe durata

fino al IV secolo; il ruolo della scittura deve essere marginale fino a che non iniziarono le registrazioni del

censo.

Abbiamo un cosntrasto fra presenza etrusca e presenza greca nella Roma arcaica, che è esasperato,

quando fece comodo accettare con la patente della grecità, un posto di rilievo nella comunità dei popoli

mediterranei. Troviamo una notevole mobilità sociale che caratterizza la vita della comunità romana nel IV

secolo, vi era la consapevolezza di una capacità di integrazione e di assimilazione di elementi sociali nuovi,

interessati ad attività artigianali che perà non trascuravano la base economica della città data dall’agricoltura,

come indiano anche i termini giuridico-sociali: come locupletes, pecuniosi, adsidui(il vocabolo proletarius

deve probabilmente aver indicato all’origine l’abitante senza dimora stabile. Le gentes avranno risentito del

benessere che si sarà diffuso, come può indicare l’adozione dell’armamento oplitico. Questo processo di

integrazione è durato fino alla prima et repubblicana, per riprendere dopo un interruzione di circa un secolo

nel IV sec. .

Le gentes patrizie forti per l’appoggo dei clientes avevano ora a che fare con un nuovo tipo di potere

monarchico. La mobilità sociale fra Etruria e lazio assunse nel VI secolo anche il carattere dello spostamento

o scorreria di bande aramte, guidate da capi risoluti, capaci di afferrare con la violenza il potere su comunià

gi urbanizzate e di instaurarvi domini personali. Per Roma il caso tipico è quello di Servio Tullio che nella

lista canonica dei re è inserito come sesto fra i due tarquinii. Servio Tullio, il cui nome etrusco sarebbe stato

Mastarna era stato sodalis fedelissimus di un duce etrusco. Caele Vibenna, che egli aveva seguito in

svariate imprese , per approdare infine all’occupazione della mons Caelius in Roma e alla conquista del

potere regio. La plebe distinta dai clientes con i quali andrà lentamente fondendosi nel corso del V secolo,

può spiegare l’attribuzione del re Servio Tullio di una prima forma embrionale di organizzazione

classista(timocratica), avviando un processo di centralizzazione del potere, che si veniva così configurando

anche con più chiari aspetti statali. A questo fine può aver contribuito anche il sostegno regio al culto di

Iuppiter.

Certamente l’influenza etrusca si esercitò fortissima sulle istituzioni militari e civili, come sui simboli del

potere. La tensione della monarchia con il patriziato si accentuò con l’ultimo re, Tarquinio Superbo, dal

quale derivò l’ostilità romana(delle classi dirigenti romane). Nelle raffigurazioni Tarquinio è rappresentato con

i tipici caratteri greci della tirannia. Una parte della narazione relativa alla sua cacciata violenta da Roma e ai

tentativi di riconquistare il potere con l’appoggio di Aristodemo tiranno di Cuma risalgono, con buona

sicurezza, a tradizioni storiche cumane, che sono quindi una conferma delle notizie di origine romana. La

cacciata del re e l’instaurazione di un regime “repubblicano", riferite al 509, significarono indubiamente una

vittoria dell’aristocrazia delle gentes. Certamente la fase monarchica etrusca rappresentò per la città un

notevole avanzamento in ogni senso.

2.2. La Roma dei Tarquinii

In un saggio memorabile del 1936 pubblicato da “Nuova Antologia” Giorgio Pasquali presenta la

Roma del IV secolo. Per il pasquali la Roma della Monarchia etrusca si presentava come città ampia

e ricca, con spiccato carattere grecanico, nelle manifestazioni artistiche e culturali e nella stessa

struttura politica di fondo, con carattere mercantile e attività industriose. A questa fase alta sarebbe

seguita alla fine del IV e all’inizio del V secolo una generale decadenza durata a lungo, inevitabile

conseguenza proprio della caduta della monarchia etrusca. Giiorgio Pasquali nello stesso anno

pubblica un altro volumetto intitolato “Preistoria della poesia romana in cui afferma che la storia di

Roma nel VI secolo subisce una vasta penetrazione da parte della grecia: l’evidenza archeologica

che ne deriva sono l’ampia presenza di terracotte architettoniche, di ispirazione ionica, appartenenti

ad edifici monumentali, resti di muraglia risalenti all’età serviana, che delimitano una vasta area

urbana e il ricordo dei templi riferiti alla fine dell’età regia e dedicati a divinità greche. La prosperità

economica connessa ai traffici commerciali, e specialmente del legname: essa era confermata dalla

menzione di artigiani e mestieri( i collegia opificium venivano fatti risalire alla tradizione del re Numa

Pompilio); il latino ea interpretato come un idioma di ceto mercantile che rurale; l’ordinamento

timocratico centuriato, attribuito al re servio Tullio(che avrebbe spezzato il dominio delle gentes e

che presupponeva una società evoluta) era ritenuto ispirato dalle anloghe costituzioni greche, anche

nei suoi aspetti militari: la falange oplitica sarebbe stata importata dalla grecia. Un altro fattore che

attesta la dominanza da parte della grecia verso roma è l’interpretazione di Plinio Fraccaro che dava

identità strutturale fra le centurie della fanteria pesante della legione e le centurie dei iuniores delle

prime tre classi dell’ordinamento centuriato, ne condivideva la risalenza all’età serviana e quindi

l’attribuzione all’età repubblicana, per la presenza di due consoli, del raddoppio dei quadri legionari

con il dimezzamento degli organici. In questa prospettiva la presenza dell’elemento etrusco era

decisamente minoritaria, maalgrado il dominio esercitato dai re etruschi. Tuttavia l’accoglimento

della datazione polibiana del primo trattato romano-cartaginese al primo anno della repubblica (509

a.C), induceva a ritenere che Cartagine avesse considerato Roma come una delle città etrusche

con le quali, come sappiamo da Aristotele(Polititica, 3.1280°36) aveva stipulato trattati.

In sintesi si il muro serviano che le terracotte nonchè diversi edifici presenti in varie località non

popssono da sole reggere l’onere della dimostrazione richiesta all’evidenza archeologica.

L’antichissimo esercito romano:

Un altro pilastro della ricostruzione del Pasquali era rappresentato dall’accoglimento delle teorie del

Fraccaro su: “la storia dell’antichissimo esercito romano e l’età dell’ordinamento centuriato.

La scoperta del Fraccaro riguardava l’identità strutturale fra le 60 centurie delle fanterie di linea della

legione romana e le centurie degli “iuniores” delle prime tre classi del cosiddetto ordinamento

serviano (40+10+10 = 60). Anche le 25 centurie degli armati alla leggera dell’ordinamento Serviano

corrispondevano agli altrettanti veliti assegnati ad una legione(2400). La coincidenza sembra

dimostrare che in un certo momento storico le classi serviane formavano la legione, l’intero esercito

romano, circa 6000 opliti(100 per centuria). Era stata superata la fase anteriore “Romulea” dei 3000

armati forniti dalle tre tribù genetiche, dei 300 cavalieri. In etè sicuramente storica una legione

comprendeva una media di 50 uomini per centuria, vale a dire un totale di circa 3000 fanti. E poichè

ogni esercito era formato di norma da due legioni, sembra naturale ricavare che erano stati

raddoppiati i quadri della singola legione precedente, per formarne due, e che era stato diviso fra le

due legioni il contingente totale di 6000 fanti. Questo raddoppio era stato messo in relazione dal

Fraccaro con l’istituzione di due consoli all’inizio della repubblica, al posto del precedente unico

comandante, il re o un suo delegato. Si scopri in seguito che l’ordinamento stesso, quello della

legione, potevano aver subito mutamenti nel tempo (per esempio la distinzione fra iuniores e

seniores).

Una spegazione ipotetica di vari studiosi è quella fondata su di un passo di Catone: riferito da Gellio

(Noctes Atticae 6.13), che l’originario ordinameto “serviano” comprendesse, accanto agli equites, la

classis, forse non solo composta da uomini della prima classe di censo, corrispondente alla legione

di 6000 fanti, e gli infra classem, cioè truppe armate alla leggera e anche non combattenti. I punti

problematici restano molti:

Quale possa essere l’eventuale risalenza di questo ordinamento con le sue implicazioni

 politiche rispetto al quadro sociale ed economico che esso presuppone?

 Quali sono state le fasi di svolgimento attraverso le quali si sarebbe passati per arrivare allo

schema finale dell’ordinamento centuriato, sia sul piano socio-economico, sia sul piano

militare e politico.

Ora è generalmente ammesso che lo schema dell’ordinamento serviano a noi descritto dalla tradizione

letteraria con cinque classi di censo e 193 centurie(pur prescindendo dai valori monetari che avrebbero

contraddistinto le stesse classi), non risalga alla met del IV secolo. Questa struttura presuppone una

complessa articolazione della società e una consistenza di capacità economiche, non ammissibile neppure

per l’ultima età regia.

L’economia di Roma arcaica

Roma, come nel caso ateniese per il VI secolo e il V secolo, nel quardo delle forme economiche pre-

monetarie può essere vista come una società gentilizia che aveva al suo interno differenziazioni

economiche. In questo modo potevano venire valorizzate differenti capacità economiche ai fini della milizia,

ma si era ben lontani da quella teorizzazione ideologizzata dell’ordinamento centuriato(capacità

economiche-servizio militare-diritti politici), che ci offre l’immagine di un corpo civico globalmente coerente

integrato nello stato, e che non è se non l’interpretazione dell’esito finale di un processo storico svoltosi a

lungo nel tempo.

L’ordinamento oplitico:

Con il suo tipico armamento, la tecnica del combattimento e soprattutto i suoi presupposti sociali ed

economici, si andò sviluppando nel mondo greco dalla metà del VIII secolo, in una società di guerrieri

aristocratici, senza nessun particolare riflesso politico. Alla metà del V secolo “Pseudo Senofonte”(il vecchio

oligarca) considera legittimamente gli opliti a fianco degli aristocratici e in opposizione al demos. Il modello

greco degli opliti fu introdotto in Etruria, non prima della metà del IIV secolo, lentamente e gradualmente fra

quella data e la metà VI secolo. Fu addottato da una società oligarchico gentilizia, senza che ne derivassero

mutamenti al suo interno; i militi saranno pervenuti dalla classe subalterna, la quale nelle città etrusche di

età classica non riusci mai ad elevarsi a quella posizione cittadina e a quella coscienza civica che

contradistinse l’esercito centuriato romano.

È difficile determinare la struttura della società etrusca che a differenza di quella greca fondata su

sottomissione di poploazioni, quella etrusca è caratterizzata da domini e da servi, l’interesse poi del governo

romano fu quella di non modificare il tipico carattere della società etrusca nelle città.

Il sistema oplitico con il relativo armamento passarono dall’Etruria a Roma fra il VI e il IV secolo: una precisa

cronologia è naturalmente impossibile da determinare. La derivazione etrusca era riconosciuta dalla

tradizione romana alla quale non interessava la remota risalenza ellenica. Nei primi decenni del V secolo le

armate gentilizie erano formate dai membri delle gentes e dai loro clienti. La progressiva valorizzazione

militare degli strati inferiori, necessaria per una politica di pur modesta espansione e anche di difesa portò

con se conseguenze politiche istituzionali che mutarono l’intero impianto cittadino. La struttura statale andò

assumendo consistenza e organicità; la stessa classe aristocratica dominante dovette darsi un

autoregolamentazione per mantenersi al potere.

Se si accetta l’idea che lo schema dell’ordinamento centuriato “serviano” sia andato completandosi nelle sue

cinque classi nel corso del V secolo, con la vasta utilizzazione della milizia di elementi inferiori cresciuti

economicamente, si potrebbe ipotizzare che la magistratura dei tribuni militum consulari potestate che dal

444 al 367 a.C, in numero variabile da tre a otto, sostituirono in molti anni i consoli, potrebbe aver corrisposto

ad aumenti della forza bilanciata romana. In tal caso potrebbe risalire alla fine del V – e inizi del IV secolo il

rapporto fra ordinamento serviano concluso e la struttura della legione individuato dal Fraccaro. In questo

caso il raddoppio dei quadri della legione potrebbe essere riferito al rispristino definitivo dei due consoli, uno

dei quali obbligatoriamente plebeo, nel 366 a.C.

Dunque la ricostruzione della roma regia proposta dal pasquali a proposito dell’ordinamento serviano non

regge.

Il primo trattato fra Roma e cartagine che Polibio datava al 509 a.C, con tutte le sue implicazioni politiche,

prima fra tutte il riconoscimento da parte di cartagine di un controllo romano sulla costa tirrenica dalla foce

del Tevere a Terracina. La data del primo trattato è stata, ed è oggetto di una discussione senza fine. Il

problema è il modo con il Quale Polibio riporta il contenuto del trattato(lo stesso vale anche per il secondo

trattato di Cartagine).

Trattati Romano cartaginesi:

Accogliendo la datazione al primo anno della repubblica(509) avremo un altra conferma di Interesse da parte

di cartagine verso le città etrusche, ma ci sono appunto problemi di carattere mercantile. L’aspetto principale

dei due trattati, la profonda disegualianza fra i due contraenti, che spiega anche il dissimile carattere dei loro

impegni. Roma è in netta condizione di inferiorità. Al di là di alcune clausole di apparente reciprocità parità,

sicuramente tralatice, le limitazioni nei movimenti marittimi imposte a Roma appaiono gravissime e senza

contropartita. É chiaro che i Cartaginesi possono sbarcare militarmente nel Lazioe agirvi come meglio

credono. In questa prospettiva. Anche ammettendo che nel 509 Roma controllasse la costa laziale, o meglio

si impegnasse anche a nome di località costiere, non si può certamente parlare di roma come di una città

potente. La roma dei Tarquini non era grande. E comunque la struttura urbana cittadina non era, anche in

questo caso, conferma di stabilità politica.

2.3. Roma e i Latini

La comunità romana appartenva al gruppo etnico latino, a non mancano teorie sulla latinità originaria

delle popolazione insediatesi dove nascera Roma. I latini si estendevano nella zona a sinistra del corso

finale del Tevere fino oltre i colli Albani nella piana che giunge al Circeo. Alba Longa è tradizionalmente

rappresentata come la metropoli dei latini, altro notevolissimo centro era lavinio(lavinium), connesso da

antichissime tradizioni del culto dei Penati. In età storica i Latini offrivano un sacrificio solenne annuale

sulla vetta dei colli Albani, a Monte Cavo, a Juppiter(Giove). Attorno al sito di Roma si insediarono altri

insediamenti latini che fra VIII e VII secolo formarono la consistenza urbana della città. La presenza di

elementi sicuri sull’area di Roma pare sicura. Nella prima metà del VI secolo, e durante gli inizi della fase

dei re etruschi, Roma ha cercato di stabilire una preminenza nell’ambito Laziale con la fondazione del

tempio di Diana sull’Aventino, attibuito a Servio Tullio, e viene intesa come il tentativo di creare un culto

federale sotto la direzione romana. Con l’ultimo re etrusco (Tarquinio Superpo)si sarebbe avuta la

massima espansione romana nel Lazio, ma anche con qualche forma di constrollo sulla costa dalla foce

del Tevere a Terracina.(Tarquino avrebbe organizzato attrono al culto di juppiter alcune manifestazioni

sui colli albani per affemare la centralità di Roma).

Le comunità latine avevano anche altri punti di riunione presso altri luoghi templari, forse in opposizione

a roma o comunque senza Roma, ma comunque la caduta della monarchia etrusca avrebbe comunque

messo tutto in discussione. Con la caduta della monarchia etrusca venne inoltre a mancare la linea di

comunicazione terrestre fra l’Etruria meridionale e gli insediamenti etruschi in campania. Ad Aricia i latini

con l’aiuto dei cumani(Cuma) respinsero Porsenna: otto popoli latini dedicarono un con il nome di un loro

dictator un bosco sacro a Diana presso il lago di Nemi: l’iscrizione era ricordata da Catone.

Foedus Cassianum:

Roma si sarebbe ripresa presto; nel 499 o 496 la vittoria ottenuta contro i latini nella battaglia del lago

Regillo ebbe come conseguenza la stipulazione nel 493 di un accordo fra Roma e i Latini: il cosiddetto

Foedus Cassianum, dal nome del console spurio Cassio: ad esso qualche anno dopo aderì il popolo

degli Ernici. L’alleanza era resa neccessaria dalla comune volontà di resistere alla penetrazione di

popolazioni montanare appenniniche, Volsci ed Equi che si erano spinte dalle regioni appenniniche fino

al mare, tagliando le comunicazioni fra lazio e Campania(terracina divenne la Volsca Anxur). Durante

tutto il V secolo continuò l’estenuante guerra dei Lstini, i più direttamente minacciati, e di Roma contro

quelle popolazioni per riacquistare il controllo dell’area laziale. Roma era anche impegnata contro

Etruschi al Nord e Sabini ad est. Il foedus stabiliva rapporti di aiuto reciproci e bandiva aggressioni

reciproche ; prevedeva mutui appoggi militari e la divisione del bottino, e conteneva clausule relative ai

rapporti commerciali: poichè nella clausola del bottino erano comprese anche le eventuali conquiste

territoriali,. Le prime colonie latine siano state deduzioni decise di soli Latini o in comune, e quindi

composte da soli latini o Romani.

Questa situazione deve esere durata fino allo scioglimento della lega latina nel 338 a.C.: dopo allora le

colonie latine erano formate da cittadini romani che acquisivano la cittadinanza del nuovo comune. É

possibile che nel V secolo i contingenti militari fossero comandato da un capo militare di una delle due

parti. Il Foedus è stato lo strumento fondamentale per lo svolgimento della politica latino-Romana nel V e

IV secolo. É probabile come nel caso di Praeneste e Tibur, collocate in posizioni elevate e ben fornite di

mura, abbiano goduto per tutto il secolo di una posizione autonoma fra le popolazioni in lotta.

2.4. Dalla Monarchia alla Repubblica

Secondo la tradizione alla caduta dell’ultimo re Etrusco Tarquinio Superbo sarebbe succeduto un regime

collegiale di due magistrati, inizialmente chiamati praetores(da praeire), poi consoli. Talvolta si è pensato

che furono gli ausiliari che il re utilizzava nelle funzioni militari o civili, ad avere preso il potere. Gravi

problemi suscita anche la carica di dictator, che in età storica è magistratura straoridnaria temporanea

alla quale si ricorreva in circostanze civili e militari particolari: il dictator era nominato(dictus) dal console.

Ma noi sappiamo che dictator era anche il magistrato annuale ordinario in varie città latine, e che tale

era stata anche la denominazione del comandante supremo dell’esercito federale latino: è quindi

probabile che tale comando, sia per buona parte del V secolo tenuto alternativamente da un romano e

da un latino. Si è anche supposto che un dittatore sia stato agli inizi il successore annuale del re. Negli

anni 451-450 a.C. si ebbe la magistratura straordinaria dei decemviri per la stesura del codice delle

leggi. I tribuni militum consulari potestate, la cui denominazione attesta la primaria funzione militare, in

numero variabile da tre a otto sostituirono spesso la coppia consolare fra il 444 e il 367 a.C.

Tribù territoriali

Con la creazione delle tribù territoriali vennero soppiantate le tre originarie tribù gentilizie durante il V

secolo; secondo Livio le prime 21 tribù terrotoriali risalirebberò al 495 a.C. Presto le tribù divennero

anche distretti di voto, per i comitia tributa, e poi , nel II secolo, furono anche la base per l’arruolamento

della milizia. Le quattro tribù urbane, fra le quali era diviso il suolo della città, rappresentano certamente

la continuità con le quattro regiones risalenti all’età regia. Le triù rustiche che vennero ad aggiungersi

alla prime sedici, che portavano nomi tratti da gentes, presero cominciando dalla Clustuminia, ad

assumere di regola denominazioni derivate da toponimi. Esse attestano gli incrementi territoriali dello

stato romano a seguito di conquiste militari, e lo stanziamento in essi di cittadini fa i quali veniva

distribuita la terra. Dopo le prime ventuno, furono create altre quattordici, ma soltanto fra il 396. In

parecchi casi aree conquistate furono aggiunte a tribù già essitenti. Le ultime due, del 241 a.C.(con esse

si raggiunse il totale di 35), furono la “Velina”, nel territorio dei Praetuttii,, sull’Adriatico e nel Piceno, e la

Quirinia, in Sabina. In seguito i nuovi cittadini furono iscritti in tribù già esistenti. Si cercò anche di

evitare(almeno fino alla guerra sociale) ampliamenti del territorio romano, distanti dal centro, che

avrebbero reso difficile ai cittadini ivi residenti la partecipazione diretta alla vita politica della città.

2.5. La Società Romana nel V secolo a.C.

Nell’età più antica quando la guerra era esenzialmente una spedizione per predare il bottino

spettava ai combattenti, vale a dire ai gruppi gentilizi dominanti, che vranno provveduto anche ad

una distribuzione fra i loro clienti, che avevano combattutto con loro.(vi sono accenni chiari di

assegnazione di lotti di terra da parte delle gentes patrizie ai loro clienti. La denominazione da

gentes patrizie delle più antiche tribù rustiche avrebbe conservato il ricordo dell’appartenenza

gentilizia di certi territori, che forse avrà consentito a certi gruppi di controllare economicamente gli

abitati urbani. Secondo un ipotesi moderna si potrebbe ricavare da questo dato la teoria di un

originaria proprietà gentilizia del suolo.

La situazione andò mutando man mano che le armate gentilizie si andarono trasformando in una

milizia cittadina, con la connessa affermazione del carattere centralizzato dell’ordinamento sociale e

politico. Nel 472 nella battaglia presso il fiume Cremera la sola gens Fabia con i suoi clienti si

oppose ai Vaienti. I fabi sarebbero stati pressochè distrutti(l’episodio è sicuramente storico). La gens

Fabia, prima dominante, parisce per molti anni dai fasti consolari. La battaglia fu uno degli ultimi

momenti in cui comparve l’antica milizia gentilizia, non ancora sostituita da quella armata secondo le

classi di censo. Con le distribuzioni di terra conquistata si veniva sviluppando una nuova classe di

agricoltori piccoli proprietari , per allora ancora distinti dalla clientela agraria gentilizia. Siamo

probabilmente difronte al sorgere della plebe(plebs), formata anche dai lavoratori dipendenti , in città

e campagna che divenne sempre più centrale rispetto al predominio patrizio tornato in efficenza

dopo la caduta della monarchia. La necessità di valorizzare anche questi strati sociali nella milizia,

per resistere alle vicine popolazioni accerchianti, portò con se inevitabilmente la necessità di un loro

riconoscimento politico(che non poteva avvenire senza contrasti). Un momento di grave turbamento

si verifico nel 486 ad opera di spurio Cassio, accusato poi di aspirare al potere personale, ma

probabilmente fautore di una politica contraria ai gruppi gentilizi. I rifiuto della plebe a prestare

sevizio nella milizia si configurà nella forma della secessione. La “Lex Icinia de Aventino pubblicando

del 486 a.C.”, significò il riuscito tentativo plebeo di stabilirsi nel centro del potere. La Plebe, a

propria difesa cominciò a darsi un proprio ordinamento(che si venne esemplando sul modello di

quella che formava la struttura dell’organizzazione patrizia) basata sule tribù con proprie

deliberazioni vincolanti(leges sacratae, la cui natura è per atro oscura) e propri magistrati (tribuni

della plebe e edili plebei). La stori polotica di roma del V secolo è costellata da una lenta ascesa

della Plebe verso e dentro l’ordinamento centuriato , mediante la distribuzione delle terre conquistate

e l’assorbimento della vecchia clientela , fino ad indentificarsi con il populus . l’arsitocrazia gentilizia

cosnervò tuttavia quasi intatta la propria supremazia politica e sociale , forte del controllo esercitato

nel campo religioso. Tuttavia i patres dovettero ammettere nel Senato i “conscripti”, che

rappresentano un problema oscuro: secondo un ipotesi in teressante essi sarebbeero i

rappresentanti non patrizi presenti nei fasti consolari del V secolo, spesso interpretati come Plebei, o

considerati un interpolazione. In ogni caso l’aristocrazia, senti la necessità di una propria

autoregolamentazione con un codice che praticamente metteva per iscritto norme già vigenti.

Decemvirato:

la tradizione annalistica fornisce ua ricca narrazione annedotica sull’attività esterna del

Decimvirato(451-450 a.C.), ma non ci dice pressochè nulla sui contenuti della legge delle dodici

tavole, con l’eccezioe della norma sul divieto di connubium fra patrizi e Plebei(non si potevano

sposare), presto abolita dalla lex Canuleia. I contenuti ci sono noti dai testi antiquari e giuridici.

L’idea di un influenza greca sulla legge è insostenibile: vi è un abisso culturale fra Roma alla metà

del V secolo e per esempio Atene, possiamo solamente afferamre che dalla metà del V secolo la

vita politica di Roma sia divenuta più democratica.

Un indizio generale che indica la condizione di modificazione di Roma alla fine del V secolo è

rappresentato dalla continuazione bellica che i militi dovevano seguire, non c’era più solamente la

campagna estiva! Questa esigenza si sarebbe verificata durante l’assedio di Veio e avrebbe

condotto all’istituzione di uno “stipendium” e in correlazione all’introduzione di un tributum, che

avrebbe gravato sui cittadini più abienti e su quelli rimasti a Roma e non impegnati nell’assedio. La

necessità del soldo militare si spiega anche con l’inserimento nella milizia di cittadini absidui delle

classi più basse, non dotati come gli appartenenti alla classisi più elevata di una sufficiente

indipendenza economica per equipaggiarsi , armarsi e militare de suo = a proprie spese. ( il tributum

veniva pagato con pani di bronzo perchè questa è ancora una fase pre-monetaria, il metallo

monetato è detto argentum signatum) – aes alienum cioè il bronzo altrui per indicare il debito! –

prestito di riserve metalliche altrui che un cittadino aveva temporaneamente per mantenere la sua

credibilità sociale e quindi politica. – succ. Indebitamento e schiavitù per debiti.

2.6. Il Problema Agrario

Gli incrementi territoriali anno consentito la distribuzione delle terre anche ai cittadini meno abbienti,

latradizione annalistica ha interpretato come leggi agrarie di tipo graccano i provvedimenti che si ebbero

lungo il corso del V secolo, a cominciare dalla leggie agraria del console “Spurio Cassio” del 486 a.C. Nei

frammenti prevenutici delle 12 tavole non si parla del Ager Publicus – i contrasti avranno avuto luogo proprio

con la nuova strutturazione del corpo civico fondata sulla proprietà terriera. A tal afine la creazione di nuove

tribù e la distribuzione viritana del suolo corrispondevano ad esigenze interne dello stato, di contro alla

deduzione di colonie latine, alle quali potevano partecipare anche gli alleati, d’altra parte i terreni conquistati

servivano per la pastorizia un fondamento accettato per tutte le civiltà italiche.

Organizzazione Agrimensoria

L’indagine archeologico-topografica ci mostra che la tecnica dell’organizzazione agrimensoria del suolo

(limitatio), nelle sue forme più rudimentali, non risale nel lazio oltre il IV secolo, è quindi innammissibile che

alla metà del secolo al momento della legge lincinia Sestia, lo stato romano fosse in grado di misurare

l’estensione del proprio eventuale demanio. Quindi le indicazioni numeriche (500 iugeri [4 iugeri = 1 ettaro])

relative alla quota massima concessa allo sfruttamento dell’agro pubblico dalla legge sono anacronistiche.

Ancora nel II secolo lo stato romano farà fatica a procedere a misurazioni così complesse. É quindi

impossibile definire come venisse organizzata la terra nel V secolo sia per i patrizi che per i Plebei, unico

aiuto ci viene nelle più antiche colonie della Lega latina dove da divisione e l’assegnazione del terreno

avvenne secondo un allineamento di segni, delimitanti bande oblunghe di terra, si anel senso della

longitudine , sia della latitudine(scamnatio-strigatio), questo sistema, affinato nella seconda metà del IV

secolo, si ritrova ancora nelle colonie di diritto latino dedotte da Roma fra IV e II secolo. Una più regolare

centuriazione si è rinvenuta nella colonia di cittadini romani di terracina del 329 a.C; era basata su un

decumanus maximus incrociato a distanza regolare da cardines. Si sviluppera secondo questo schema la

pratica della limitatio con la creazione di centurie quadrate regolari, che in relazione alle condizioni

gomorfologiche arriverà ad un eccellente grado di modificazione tecnica, tanto da modificare l’ambiente

naturale.

Conquiste in Sabinia

Per godere di ampia disponibilità di terra lo stato romano arrivò con le conquiste in Sabinia fra il 305 e il 290,

si potè allora come afferma lo storico Fabio Pittore posteriore di due secoli attivare un complesso sistema di

sfruttamento del terreno con distribuzione viritane di 7 iugeri, lo stato romano conobbe un periodo di

ricchezza. Ma la vera e ropria occupazione di terreno pubblico da parte di privati, legale o meno, è ancora

posteriore nel tempo, in quanto essa presuppone la disponibilità di ancora maggiori estensioni di terra ,

vuota di quanto non offrisse la Sabina agli inizi del II secolo. Si può credere che la legge Licinia Sestia del

367 a.C. (che alcuni moderni ritengono del tutto inventata) abbia ammesso anche i Plebei all’utilizzo

dell’agro pubblico, forse in forme diverse all’occupatio. Un punto importante è rappresentato ancora

dall’organizzazione che parte da Romolo come per gli altri re, un processo di distribuzione delle terre

conquistate a cittadini poveri, che così non erano più costretti a lavorare i fondi altrui; all’originaria proprietà

privata se ne vien e così aggiungendo continuamente altra dovuta ad un atto di volontà “statale”. La

conclusione è immaginata nell’ordinamento centuriato del re Servio Tullio, che finisce per rappresentare il

punto di arrivo della società quale era stata stabilita da Romolo.

2.7. Storia Romana e Storia Italica

Le molte tappe del cammino di Roma erano state caratterizzate dallo scontro con altre popolazioni italixhe

che presto o tardi vennero inglobate nell’orbita romana. Bisogna stare attenti ad analizzare la storiografia

perchè viene presentata solamente quella dei vincitori mentre quella dei vinti appare deformata o inesistente,

attenzione quindi alla unlateralità della prospettiva storica. Anche nelle origines di catone la storia delle città

italiche si inseriva nel quadro unificante della storia di Roma. Possiamo parlare di Koinè Italica come per

quel processo avviato fra IV e V secolo: in cui Roma appare in questa prospettiva come il punto di

convergenza e di arrivo di un complesso travaglio comune a tutta la storia e la cultura Italica.

La valle del Po

In italia settentrionale si vennero a determinare le invasioni celtiche(2 invasioni)

 Invasione celtica I - IV secolo

 Invasione celtica II – fine V e inizi IV

È probabile che dalle aree transalpine si siano avute diverse infiltrazioni nella valle padana delle quali

quella di V –IV secolo deve essere stata la principale anche se non ultima. Questi gruppi celtici ributtarono

gli insediamenti etruschi, e si insediarono sovraponendo i precedenti abitatori (liguri), dando origine a forme

di cultura che restarono sempre inferiori a quelle delle altre popolazioni italiche. L’occupazione gallica

sviluppatasi lungo l’asse padano e poi verso l’adriatico e la zona picena, si era arrestata di fronte all’ethnos

Veneto. Polibio alla metà del II secolo a.C. poteva dare una descrizione delle condizioni di vita delle

comunità galliche dei suoi tempi che possiamo facilmente proiettare anche nei due secoli precedenti, esse

non conoscievano ancora una precisa sedentarietà, eserecitavano qualche forma di agricoltura ma la

professione preferita era quella della guerra (i Galli anche d’italia alimentarono per secoli un forte

mercenariato), la ricchezza era quella che si poteva portare con se negli spostamenti , quindi greggi e oro;

erano organizzati in clan , i cui capi erano tanto più potenti quanti più clienti avevano . anche se non del tutto

accettabile, l’affermazione polibiana: che queste tribù non conoscevano scienza o arti, è però chiaro che la

loro cultura si affermò durante il processo di romanizzazione. Le scorrerie galliche poterono arrivare fino a

conquistare roma nel 396 a.C., ma rimasero un modo di vita inferiore alle altre popolazioni della penisola.

3. L’età Medio-Repubblicana

3.1. Dalla conquista di Veio alle Leggi Licinie Sestie

La città di Veio è stata conquista dopo una guerra decennale nel 396 a.C., la tradizione annalistica lo

descrive come un evento epocale comparandolo al modello greco dell’assedio di Troia. La vasta estensione

del territorio conquistato, l’insediamento di ben 4 tribù, con distribuzione di terra fertile e ricca di strutture

viarie, modificò profondamente la società e l’economia romane. Al tempo stesso la conquista può essere

considerata anche il primo risultato della nuova compagine militare romana, ristrutturata nei decenni

precedenti, e oramai completamente sostituitiva delle armate gentilizie. É da notare che veio fu praticamente

lasciata sola dalla altre città etrusche nello scontro finale contro i romani. Disunione che risultò anche in

seguito fatale. Roma inglobando Veio ed il territorio circostante si ritrovò a stretto contatto con i Tarquinii.

M. Furio Camillo

La storia di questi primi decenni del IV secolo è dominata dalla personalità di M. Furio Camillo, il

conquistatore di Veio(6 volte tribuno militare con potestà consolare, dittatore, trionfatore, coinvolto anche

nella rivincita romana dopo il sacco gallico), la sua leggenda è deformata variamente dall’annalistica, ed è

circondata da un alaone di fatalità religiosa, alla quale si può supporre un non estraneo influsso etrusco. La

legendarietà di camillo può essere data da fatti storici come l’evocatio di veio a a Roma di Iuno Regina.

Tuattavia Camillo può essere considerato come una nuova figura di politico in grado di raccogliere consensi

popolari soprattutto in virtù del suo valore e della sua capacità militare.

Questa ascesa di Roma fu solo temporaneamente interrotta dalla conquistqa gallica della città nel 390 a.C.

secondo Varrone ma in realtà avvenuta nel 387 o 386. Le bande galliche che prima batterono i romani al

fiume Allia (a sud di chiusi: il dies Alliensis rimase per sempre una data infausta) e poi si impadronirono di

roma(non è chiaro se si siano impadroniti anche del campidoglio), erano con ogni probabilità dei Senoni,

venuti a stanziarsi sulla costa adriatica, a nord dell’agro piceno, e dediti come molti altri nuclei della gallioa

cisalpina al mercenariato e quindi alla razia . Non è da escludere che quelle bande fossero dei mercenari

assoldati da Dionigi di siracusa, e che spintisi in Puglia, furono poi nel ritorno disfatti presso Caere da truppe

etrusche. La città etrusca di caere (importante alleata e amica dei romani, suo era il porto di Pyrgi), ebbe

certamente un ruolo notevole nella vicenda gallica, li si erano rifugiate le vestali con i sacra romani. La città

sarebbe stata poi la prima ad entrare nel novero dei cives sine suffragio.

Sacco gallico di Roma

I Galli si ritirano perchè fu pagato un riscatto, dopodichè proseguirono per la loro strada verso il sud, o

perchè come dice Polibio minacciati nei loro territori dai Veneti. L’episodio non va certo minimizzato. Ma di

sicuro esso non ebbe, almeno nell’immediato conseguenze di rilievo (ma i Romani se ne ricordarono bene,

nelle guerre distruttrici di III secolo). La tradizione parlò di un incendio del quale non si sono trovate tracce

archeologiche ma è possibile che parti della città siano state danneggiate e distrutte, forse è una leggenda

per spiegare unafase storica poco documentata e conosciuta. L’eventuale ricostruzione urbana comportò ad

ogni modo, anche una cinta muraria di ben 11 km, le cosiddette “mura serviane”, iniziate verso il 378 a.C., la

quale doveva mettere al riparo la città da altre incursioni(di queste mura rimangono oggi cospicui avanzi)

É probabile che siano stati impegati nella costruzione tecnici di magna grecia, questo spiegerebbe l’influenza

del mondo suditalico già nel IV secolo in relazione alle capacità anche economiche dello stato romano.

La ripresa romana dopo il sacco gallico fu rapida i decenni centrali del IV secolo videro i romani impegnati

contro i Volsci per il definitivo controllo della regione pontina. Con i Volsci si scherarono in alcuni casi Latini e

Ernici, che pur erano ancora alleati di Roma con il Foedus Cassianum del secolo precedente. Con la

crescita della potenza di roma l’alleanza fù rinnovata nel 358, ma venne spezzata con la guerra del 341-336

a.C. Anche Praeneste e Tibur , città latine ma non appartenenti alla lega, combatterono contro Roma, ma

furono battute, nel 381 tusculum fu incorporata nello stato romano, a quel che pare, con pieno diritto di voto

e con la particolare condizione di poter conservare una propria autonomia cittadina: essa divenne il primo

caso di municipium, istituto destinato ad uno sviluppo di grande rilievo.

La minaccia romana era particolarmente sentita in Etruria, vi fu una serie di scontri con tarquinii,

accompagnati da reciproci tremendi sacrifici espiatori, e anche con caere. (...?...)

Il problema è che le città etrusche non erano collegate fra loro perchè era assente una struttura interna

capace di contrastare l’egemonia di roma.

In continuazione nella penisola vi erano le scorrerie galliche(TUMULTUS GALLICUS), ciò imponeva

arruolamenti improvvisi ed una difesa di emergenza – ad esso faceva riscontro verso il sud il tumultus

italicus.

Nella vita interna della città si avverte seppur con scarsezza una nuova vivacità negli aspetti politici, sociali

ed economici, i contatti tra il mondo magnogreco e cartagine (con cartagine il foedus sarebbe stato rinnovato

nel 348 a.C.), In campo politico, con il crescere del benessere e con l’aumentata partecipazione plebea, si

fecero più acuti i contrasti fra la dirigenza patrizia e i gruppi plebei in ascesa. Nel 384 sarebbe stato sventato

un colpo di stato di M. Manlio Capitolino, patrizio, un eroe nella resitenza contro i galli, descritto come

demagogo. Dal 375 al 371 non sarebbe stato possibile eleggere magistrati curuli(solitudo magistratuum:

Livio)

Nel 367 durante la dittatura di M. Furio Camillo, furono approvate le famose leggi Licinie Sestie, che secondo

la tradizione Liviana, i due tribuni della plebe, G. Licinio Stolone e L. Sestio Laterano, continuavano a

riproporre da 376 a.C.(una delle leggi riguardavala possibilità che gli interessi pagati sui debiti venissero

detratti dal totale della somma dovuta; un altra avrebbe introdotto limitazioni all’occupazione privata dell’agro

pubblico, una terza ristabiliva il consolato, fissava che uno dei due consoli d’ora in avanti, dovesse essere

plebeo). Quasi a compenso veniva istituita una nuova magistratura, il “Praetor” per allora riservata ai patrizi:

indizo di un miglioramento della vita politica amministrativa. Il nuovo ceto dirigente = La Nobilitas si ando

sempre meglio caratterizzando fra IV e III secolo sulla base della virtus e di altre qualità e meriti, che

venivano loro generalmente riconosciuti.

3.2. Il problema dei debiti

L’evoluzione della società romana nel V e IV secolo, si sviluppa attraverso le crescenti distribuzioni di terreno

conquistato, e lo sviluppo delle attività artigianali, nonchè l’introduzione della moneta. I dislivelli sociali che

vengono creati(che sono poi quelli dell’ordinamento centuriato), non erano più profondi di quelli che ci

saranno nel III e più del II secolo.

Vi sono chiari indizi che la capacità economica del ceto dirigente, che naturalmente superiore a quella dei

piccoli proprietari terrieri cioè gli absidui, non era affatto eccessiva e non impediva alla massa dei plebei di

riconoscersi nella propria dirigenza politica.

Vi era stato un forte cambiamento in senso “democratico” o meglio egalitario, che spiega l’esigenza di

accedere allo stato rispetto al fortissimo prevalere gentilizio, fondato sull’istituto della clientela, e sulla sua

subordinazione anche economica(* evidente nella legge 12 tavole)

Questa dipendenza prevedeva, l’assegnazione (addicto) giudiziale del debitore insolvente al creditore, che

ne poteva disporre fino alla sua uccisione.

La servitù per debiti:

ora il grave problema dell’indebitamento nel IV secolo colpiva anche gli absidui, e serviva al creditore più che

ad arricchirsi con l’interesse , a procurarsi mano d’opera dipendente, così per esempio, un piccolo contadino

subisce cattivi raccolti, siccità, piogge, servizio militare, prende in prestito un debito con il creditore che è un

proprietario terriero che èmagiormente in grado di resistere a quelle avversità, il debito più che monetario

diventava in natura in quanto il debitore doveva fornire mandopera al creditore(proprietario terriero) fino

all’estinzione del dovuto. Questa forma di assoggettamento personale – nexum – nexus= assoggettato, fu

importante secondo Varrone, per lo sviluppo dell’agricoltura romana.

3.3. Roma in Magna Grecia.

Negli ultimi decenni del V secolo è documentata la penetrazione osco-sannitica in campania, che si era

sovrapposta ai precedenti dominatori etruschi e greci. Di fronte ai tentativi dei Sanniti di estendere il loro

dominio sulle fertili piane campane(tipica spinta di popolazioni montane verso le pianure, ricche e

coltivate), i campani di capua richiesero l’intervento di Roma contro il sannio (343 a.C.), nella guerra che

ne segì si sovrappose la ribellione degli alleati latini contro Roma (341-337/336). La vittoria sui latini e lo

scioglimento della stessa lega latina portarono ad una completa risistemazione delle relazioni di Roma

con i suoi alleati-sottoposti.

Pitagorismo Romano

L’affacciarsi del mondo romano in quello suditalico di dominazione greca, viene visto in maniera positiva.

Si ebbe da parte tarentina (tarentum era rimasta immune alle penetrazioni osche ed era centro culturale

di grande rilevanza per la vivacità della scuola Pitagorica), che tentò di ammettere culturalmente Roma,

nell’ambito appunto dell’influenza pitagorica, operazione del resto tentata anche con altre popolazioni

Italiche. Il Pitagorismo fu ben accettato negli ambienti colti romani che ebero il pitagorismo come filosofia

ufficiale.

Leggenda di Enea

Nella seconda metà del IV secolo, per importazione greca, prende piede la teoria di un origine troiana di

Roma con Enea, ed anche il mito dei gemelli. Leggende che diventano patrimonio storificato delle origini

cittadine. Roma già a quiei tempi cercava di attenuare i collegamenti al mondo etrusco e sceglieva

invece intenzionalmente la via dell’acculturazione greca.

Tombe degli Scipioni

Si trovarono grandi iscrizioni funerarie della prima metà del III secolo(delle tombe dei Scipioni), che

chiaramente dipendono dalle laudationes funebres pronunciate nei funerali dei personaggi onorati(si

rivolgono al pubblico che assiste in cerimonia), autoproclamano, accanto alle cariche e ai meriti,

guadagnatisi dal defunto, il riconoscimento pubblico, che tramite decisioni elettorali gli aveva grantito la

qualifica di optimus nell’ambito dei Boni!

Dopo il 367 si erano venuti a modificare i modi di attuare e pensare la politica. Nel 358 a.C ci fu la

proclamazione della Lex Poetelia de ambitu, che intendenva reprimere la corruzione elettorale, si era

venuta realizzando una nuova forma di partecipazione popolare alla politica, che seppur all’interno del

rigido sistema delle classi e delle centurie, e delle tribù durò fino alla guerra annibalica, nel quale la

consapevolezza dei cittadini poteva esprimersi con l’adozione di concetti e di pratiche greche.

La personalità dominante alla fine del IV secolo, fu la figura di Appio Claudio Cieco. La censura di Appio

Claudio Cieco del 312 a.C. rimase famosa, per l’iniziata costruzione della via Appia da Roma a Capua e

per il tentativo di distribuire i libertini in tutte le tribù, e non più concentrarli soltanto nelle 4 urbane, una

misura che avrebbe accentuato, la valenza politica della plebe urbana.

L’esito della guerra contro gli alleati latini, portò ad una prima ristrutturazione dello stato romano. Roma

proseguìm ancora nella normale politica di incorporare il nemico vinto e di integrarlo nella propria compagine

statale. In alcuni casi seguendo il modello di Tusculum alcune città latine divennero municipia, ma Tibur e

praeneste continuarono a rimanere indipendenti, erano importanti economicamente per la presenza di

santuari, ma di fatto senza più alcuna autonomia. In altri casi il territorio conquistato divenne sede di nuove

tribù di cittadini romani che vi vennero stanziati. Il vinto che sopravviveva finiva presto o tardi per essere

assimilato. L’ampliamento del territorio dello stato al di là di certi limiti presentava pericoli. Ad un certo

momentoi vennero inseriti nello stato romano cittadini senza diritto di voto(cives sie suffragio), vale a dire con

gli obblighi del servizio militare e del pagamento del tributo, ma esclusi dalla vita politica. Il sistema fu

applicato ai nuclei residenti lontano da roma.(questo fu il caso di alcune comunità Volsce, e soprattutto di

alcune città campane prime fra tutte Capua e Cumae) anche queste comunità erano organizzate come

muncipia, ma prive del diritto di voto a Roma, la loro autonomia era ridotta. L’amministrazione della giustizia

era eservitata dai praefecti inviati da Roma(praefecti capuam cumaa), agli inzi secondo il Momsen, perchè si

trattaa di comunità di lingua straniera; poi il sistema fu esteso a tutte le aree dell’ager Romanus lontane da

Roma.

3.4. L’organizzazione Politica dell’Italia Romana.

Il sistema dell’ammissione a Roma con la civitas sine suffragio era un espediente transitorio e comunque

applicabile a limitati casi. Le esigenze di roma veso le popolazioni vicine era principalmente di ordine

militare: garantire la sicurezza delle zone conquistate e preparare le basi per ogni eventuale

prosecuzione dell’espansione . a questa finalità rispose la fondazione di colonie, formate da nuclei di

cittadini atti alle armi. Colonie di cittadini romani, in numero ristretto, di norma 300 famiglie vennero

stanziate sulle coste(colonie marittime).

Colonie latine

Nella zona e nell’interno si preferì costituire colonie molto più consistenti(migliaia di uomini), dotate del

diritto latino, fornite di vasti territori, che venivano a rappresentare veri e propri stati, formalmente

dipendenti, in realtà legati aroma da vincoli di sangue e da rapporti politici privilegiati. Alcune di queste

colonie divennero città di grande importanza nella storia d’italia,(non soltanto romana):

 Ariminum – 268 a.C.

 Beneventum - 268 a.C.

 Firmum – 264 a.C.

 Aesernia – 263 a.C.

 Spoletium – 261 a.C.

 Brundisium – 244 a.C.

Le colonie latine ricevevano una struttura fondata su classi censitarie, che riproduceva in modo semplificato

quela di roma, e che era ottenuta con differenti assegnazioni di terra al momento della fondazione,si

vengono a formare classi sociali rigide, ma era grantito il predominio del ceto socialmente più alto. I coloni

provenivano da copro stesso dei cittadini romani, vecchi e nuovi, che perdevano così la cittadinanza

originaria ed acquisivano quella della nuova colonia; solo in seguito sembra che siano stati ammessi anche

peregrini (stranieri). Se la colonia era dedotta in una località già urbanizzata, elementi dei ceti altri, di regola

filoromani, della popolazione precedente di norma erano ammessinella colonia(per esempio, Brundisuium),

altri abitanti indigeni devono essere rimasti nella condizione di incolae. La colonia latina venne quindi

assumendo nel quadro politico generale un significato ed un ruolo nuovo rispetto alle vecchie colonia della

lega latina delle quali erano la prosecuzione. É stato dimostrato (Bernardi) che fra il 338 e il 298 circa 38.000

iuniores furono inviati nelle colonie latine. Lo scopo primario della colonizzione era politico-militare: in questo

modo roma si grantiva truppe e alleati fedeli organizzate completametne alla romana(ogni colonia era tenuta

a fornire un contingente precisamente stabilito ed addossare i costi relativi).

In questo modo venivano cointeressati alla politica espanisionistica gruppi sociali più vasti e si creava quindi

un consenso diffuso, inoltre si forniva ad elementi giovani, che in patria sarebbero probabilmente rimasti in

condizioni disagiate, una nuova autonomia economica, contribuendo così a creare, anche se in una nuova

colonia un senso nuovo di responsabilità civica, il quale a sua volta come si è già detto, era la premessa

neccessaria per il superamento delle forme arcaiche di lavoro subordinato.

Trattati con gli Italici

La colonizzazione latina vede nella prima metà del III secolo una nuova visione politica, si riducono sempre

più gli ampliamenti territoriali dell’ager Romanus con nuove incorporazioni; dopo il 241 a.C. non sia vrà più

l’istituzione di nuove tribù territoriali. Con le popolazioni italiche sottomesse o subordinate si preferì stabilire

dei trattati(foedera diseguali) – rarissimi sono i casi di foedera aequa(trattati equi/alla pari), probabilemente lo

schema proposto regolava l’altra parte ad una serie di prestazioni e che di fatto la privava di una politica

estera, per così dire autonoma. Di regola roma privilegiava all’interno degli stati alleati i regimi aristocratici.

Questi trattati coinvolgevano gli stati alleati che dovevano fornire truppe, nelle guerre condotte dai

romani(situazione che divenne evidente nel II secolo a.C.). Questi trattati erno tutti bilaterali. Nulla è quindi

più errato che parlare del III secolo a.C. di una confederazione romano-Italica, che bene o male,

presupporrebbe vincoli federali comuni. Questo sistema di alleanze diseguali coinvolgeva tanto le città

greche di magna grecia, quanto le comunità tribali sannitiche, quanto le città etrusche a regime aristocratico.

3.5. La riforma dell’ordinamento Militare

In questo momento della storia di roma arcaica occorse fronteggiare il problema dei limiti

dell’ordinamento falangitico oplitico. Sul piano puramente tattico le esigenze della guerra contro i Sanniti

in zone montagnose dimostrarono che la legione con il suo schieramento falangitico a ranghi chiusi non

poteva operare. La tradizione storica(Livio cap 8.8) colloca verso il 340 a.C. l’introduzione

dell’ordinamento cosiddetto manipolare, al quale è connesso un diverso tipo di armamento che risentì

contro le forze sannitiche di carenze. Le centurie di 50-60 uomini delle quali era formata l’antica legione

vennero riunite in manipoli di circa 120 uomini, permettendo così uno schieramento più articolato. Di

conseguenza sul piano tattico la fanteria fu disposta in battaglia su tre raggruppamenti: hastati, princeps

e triari, con differente armamento offensivo e difensivo(completo rovesciamento rispetto alla tattica

falangitica), nell’ordinamento manipolare le truppe migliori e più sperimentate formavano il terzo

scaglione dei triari, che in caso di insuccesso dei primi due, intervenivano caricando con le hasrae.

L’armamento difensivo era sempre graduato secondo il censo del cittadino(ma già nel corso del III

secolo le distinzioni di armamento basate sul censo vennero sparendo, sostituite dal criterio

dell’anzianità dei militi). Unica cosa che rimase fu la differenza tra i militi delle prime classi di censo

forniti di armamento pesante e quelli delle classi quarta e quinti, armati alla leggera, anche questa

distinzione decadde nel corso del II secolo. Al dilà dell’aspetto tecnico e tattico il rinnovamento della

milizia faceva parte di quel processo di superamento “classista” della milizia romana. Le distinzioni di

censo terminarono con il progressivo eguagliamento nell’armamento per le prime tre classi. La milizia

nell’ordinamento flangitico-oplitico era arruolata sulla base delle centurie dellìordinamento centuriato. Il

sistema di leva fondato sulle centurie non è però quello descritto da Polibio, che per constro conosceva

la leva basata sulle tribù territoriali, quando sia avvenuto questo cambiamento non è chiaro, certamente

nel corso del III secolo, ma forse nella guerra contro Pirro o forse più tardi con le modifiche

dell’ordinamento serviano.

La leva per tribù permetteva di meglio valorizzare i ceti intermedi della cittadinanza, quelli che erano

andati crescendo, sia per le immissioni di nuovi cittadini, sia per il naturale sviluppo demografico. Veniva

per contro risparmiata la classe sociale più alta, che fino ad allora costituiva la parte più consistente della

milizia. La leva per le centurie era macchinosa e doveva svolgersi a Roma, mentre per le tribù la leva

poteva avvenire localmente e le reclute potevano concentrarsi a roma in u secondo momento per la

distribuzione fra legioni.

Arruolamento dei proletari

Nel 281-280 a.C. – questa data è ricordata anche come il primo arruolametno dei proletarii; solamente i

cittadini abbiente potevano sostenere le spese per l’equipaggiamento militare, mentre i proletari o capite

censi erano quindi esclusi a roma dal servizio militare.. I capite censi in origine saranno stati pochi e

soltanto fra il IV e il III secolo saranno andati crescendo di numero per l’evolversi della società. In

questo caso il loro arruolamento poteva tornare utile: essi sarebbeo stati impiegati alla difesa delle mura

di Roma.

Legge ortensia(Lex Hortensia)

La legge ortensia del 286 a.C. che seguì una seccessione della Plebe sul Gianicolo. Essa riconobbe la

validità per tutto il popolo romano delle decisioni prese dalla plebe(la deliberazione dei concilia della

Plebe – Plebiscita – diventavano vincolanti per tutti, ed è difficile da allora in poi distinguere da allora in

poi i concilia della plebe dai comitia tributa). Non è chiaro se prima o dopo intervenisse l’approvazione

senatoria(auctoritas senatus). I comizi tributari divennero da allora l’organo fondamentale per la

legislazione , mentre ai comizi centuriati rimaneva la funzione dell’elezione dei magistrati curuli e

dell’approvazione formale delle decisioni di pace e guerra. Anche i comizi centuriati subirono veso il 240

a.C. subirono un cambiamento, perchè il sistema di votazione per classi e ecneturie venne combinato

anche con le tribù.

3.6. Roma e il Mondo Greco nel III secolo a.C.

3 storici affermano a distanza di tempo le scarse conoscenze che si aveva di roma nel mondo Magno

greco.

Polibio: sostiene ignoranza e mancanza di idee su Roma

Dionigi di Alicarnasso(in età Augustea): quasi tutti i greci ignoravano l’argomento ed accettavano quindi

false opinioni.

Flavio Giuseppe(I secolo – storico giudeo ellenistico): Nel confronto tra il popolo ebraico e Roma: di

entrambi i greci erano venuti a conoscenza tardi e con difficoltà.

Soltanto dopo la vittoria su taranto e su Pirro che l’attenzione greca emerse su roma e la sua gente. La

scoperta di roma è opera di Timeo da Tauromenio: storico siciliota esule da Atene fra il IV e il III secolo

a.C. egli avverti l’approssimarsi dello scontro decisivo fra Roma e cartagine. Diffronte ad un quadro in

cui la politica di equilibrio è stabilita fra le monarchie ellenistiche e fra gli stati meditterranei(Siracusa e

cartagine), l’arrivo di una popolazione semibarbara(roma), anche se indirettamente richiama le origini

greche da Enea, doveva apparire come un fatto straordinario e certamente imprevedibile.

Superiorità della costituzione Romana

Gli stati repubblicani greci erano le decadute poleis dell’età classica o le federazioni etniche: Roma era

del tutto differente. La milizia cittadina escludeva il ricorso al mercenariato. I monarchi ellenistici

avvertirono presto la centralità del senato nella politica di Roma. Alla metà del II secolo Polibio teorizzò:

costituzione mista si, ma potere saldamente nelle mani dell’oligarchia senatoria, pur nel rispetto di una

collaborazione con i magistrati e il popolo. Si può dire che Roma nel III secolo conobbe la sua inferiorità

culturale di fronte al mondo Greco, evverti la necessità di colmare questa lacvuna per giustificare la

propria posizione politica rispetto al resto del mondo(allora conosciuto). Roma non ebbe problemi ad

accettare la propria tradizine storica che la vede originatasi da Eneae che fu valorizzata per tutto il III e il

II secolo. L’esempio più caratteristico di accettazione nel mondo greco è rappresentato dalla nascita, alla

fine del III secolo della storiografia romana in lingua greca, e quindi rivolta in un primo luogo ad un

pubblico greco. L’elitte romana proseguì volontariamente il programma di assimilazione della cultura

greca, tanto però feceero anche i fattori quali: i traffici commerciali e i contatti con l’oriente, nonchè lo

spostamento di masse militari che devono aver assimilato i modi di vita e di pensiero dei greci. Anche

sul piano religioso ci fu l’accoglimento del culto della magna Mater. L’ellenizzazione delle masse era

pericolosa, non la cultura greca accettata e richiesta dalle elites.

4. La conquista dell’egemonia in Italia

4.1. Le guerre Sannitiche

L’intervento di Roma in Italia meridionale fu motivato dal fatto di acquisire nuove terre su cui fondare colonie

e intrecciare nuove reti commerciali, ed imporre l’egemonia di Roma. Non fu facile perchè i romani si

trovarono di fronte da una parte le bellicose e acculturate popolazioni delle montagne e dall’altra le città della

magna grecia che potevano contare sull’aiuto delle potenti manrchie ellenistiche. La natura del territorio del

Sannio costrinse inoltre romani a modificare la tattica dell’esercito, per adattarla a quegli spazi montuosi

ricchi di colline: venne abbandonato lo schieramento falangitico potente e compatto per introdurre forme

elastiche ed articolate, incentrati su manipoli di fanteria, che potevano muoversi con relativa autonomia gli

uni dagli altri. I sanniti riuscirono a coalizzare attorno a sè una serie di di altri popoli(Etruschi, Umbri, Galli,

Sabini, parte dei Lucani)ampliando la dimensione di uno scontroche si venne configurando quasi come una

guerra italica.

I Sanniti

I Sanniti erano popolazioni insediate sul territorio montuoso retrostante la campania, che comprendeva

attualmente: l’attuale Abruzzo e Molise, un territorio aspro già frequentato in epoca preistorica, fin dal IV

secolo le attività prevalenti erano l’agricoltura e l’allevamento praticato anche in forma transumante lungo i

tratturi(?), l’artigianato era costituito da produzione di ceramica che veniva commerciato con i Dauni della

Puglia. I romani chiamavano i Sanniti una sorta di confederazione di popoli(Aequi, Marsi, Vestini, Marrucini,

Paeligni, Samnites...) detti anche Sabelli che parlavano la lingua Osca(affine al latino), ereditata dalle

popolazioni di Opici, che in origine occupavano il territorio(territorio aspro, collinare frequenti squilibri tra

capacità produttiva e quantità di popolazione – cioè una bassa capacità di portata – carryng capacity).

Questa era la cuasa ecologica del rito della primavera(ver sacrum), in breve: contro le carestie alimentari i

Sabelli consacravano al dio mamerte tutti i prodotti della primavera prossima compresi i bambini che allora

sarebbero nati; costoro una volta cresciuti dovevano distaccarsi dalla popolazione e migrare verso altri

territori seguendo ritualmente un animale guida(ad es un lupo, picchio).

Dal punto di vista politico ogni popolo dei Sabelli si organizzava in un “touto”, cioè un raggruppamento di

tribù, che a sua volta si articolava in pagi(distretti funzionali). Il potere era gestito in modo oligarchico da un

senato e da magistrati detti meddiss(che Livio traslitera in Meddix), a capo dei quali stava medix tuticus, cioè

il capo del touto, su cui esercitava un autorità regale, da di durata annuale, soprattutto negli impegni militari

che furono occupazione costante dei Sanniti(nel tempio di Pietrabbondante, i sanniti usavano ammassare le

armi dei nemici come ex-voto. Livio però li considera come primitivi rappresentanti di una civiltà superata. Da

una tradizione nata nella colonia di Taranto li vede imparentati con gli spartani. Presso i Sanniti non è

consentito dare in moglie la figlia a chi si vuole, infatti ogni anno vengono selezionate i 10 giovani maschi

migliori e le 10 giovani vergini migliori la prima andra in sposa al primo e così via, e se qualcuno rinuncia

diviene abbietto e viene colpito dal disonore e gli viene tolta la moglie(Strabone).

La prima guerra Sanniticha (343-341 a.C.)

Il tentativo dei Sanniti di annettersi il popolo dei Sidicini, che avevano chiesto l’aiuto ai campani a Capua, i

romani colsero il pretesto per intervenire, il breve conflitto si risolse con un compromesso, ai Sanniti era

concesso l’annesione dei Sidicini e ai Romani ea concesso di consolidare la loro egemonia sulle città della

costa marina(il compromesso venne cmq celebrato a roma come un trionfo).

Dal 340 al 338 durante la guerra latina, gli eserciti sanniti negli anni di tregua tra la prima guerra sanniticha e

la seconda si trovarono a combattere a fianco di quelli romani.

La seconda guerra sannitica 326-304 a.C.

Nel 328 esplose il seondo conflitto sannitico che era stato preceduto da una serie di provocazioni reciproche,

ma che venne di fatto determinato dai romani con la fondazione della colonia latina di fregellae al di la del

corso del fiume Liri, cioè nella zona di egemonia sannitica. Gia nel 326 i romani riuscirono ad occupare

alcune città dei Sanniti, compresa alifae, che era fortificata da due imponenti cinte di mura, ma che dovette

essere presto abbandonata per essere riconquistata nel 310. Dopo le vittorie del 322 sia sui Sanniti che sugli

apuli, le legioni romane , condotte dai consoli Veturio Calvino e Spurio Postumio, furono circondate e

costrette ad una resa umiliante nella gola fra santa amria a Vico e Arpaia, Le Furculae caudinae(Livio 9.11-

14), Livio racconta dei romani immobili intrappolati e di un nemico che poteva vincere standosene seduto.

Per cica 5 anni la guerra venne sospesa, risprese appena nel 316, i Sanniti riuscirono ad allargare le proprie

alleanze con: Peligni, marsi, Equi, Ernici, Etruschi, Campani, Aurunci, Nucerini e Nolani, questa ampia

alleanza riusci a vincere a Lautulae nel 315, nel 311 la battaglia del Talion(forse presso l’attuale torre di

taglio), permise ai romani di conquistare Boviano per breve tempo. Nel 305 avviene la sconfitta in località

Tifernum(forse Faicchio), battaglia campale dove le legioni dei due consoli romani si unificarono

sorpendendo e sconfiggendo i sanniti, durante il combattimento venne catturato il comandante dei Sanniti

“Staius Gellius” e la cosa venne celebrata da Ennio(il massimo comandante viene catturato e il secondo

viene ucciso). Roma si riprese le colonie di Calles e Fregellae e ne fondò una seie di altri come vamposti

verso il territorio sannitico: luceria Saticula, Suessa Aurunca, Interamna Lirenas, in questo periodo - si

dispiegò l’azione di Appio Claudio Cieco(promotore della via militare verso Capua che ancora oggi si chima

Appia)secondo un progetto di riforma costituzionale che allargasse la possibilità di accesso al asenato, e

quindi la base di reclutamento dei gruppi dirigenti. Appio Claudio propose, che nella valutazione dei beni

neccessari, per essere inquadrati nelle diverse centurie elettorali e militar, si tenesse conto non soo dei

benifondiari, ma anche dei beni mobili che qualificavano gli strati sociali più mercantili: in questo modo i più

ricchi di costoro potevano essere iscritti nelle prime centurie e diventare decisivi nelle scadenze elettorali,

poichè a Roma nelle assemblee elettorali vinceva chi ottneva il voto della maggioranza, non si facevano

nemmeno votare le altre centurie.(siccome a quel tempo davano inizio al voto le prime centurie(quelle dei

ricchi e le più numerose), le ultime centurie non venivano praticamente mei chiamate al voto).

La terza guerra Sannitica (298 -290 a.C.)

Nel 299 a.C. i Sanniti tentarono un ultima riscossa, dopo avere saldato in alleanza una serie di popolazioni

italiche. Mentre i romani erano impegnati al nord a combattere contro i galli-Senoni, gli alleati assalirono i

Lucani, che avevano stretto un alleanza con Roma. I primi avvi della guerra sono documentati dall’Epigrafe

nota come Elogio a Scipione barbato. Nel testo Scipione si vanta di aver conquistato: La Taurasia(taurasia

del Sannio), la Cisauna(in osco significa al di là del Sannio), il Samnio e omne Lucanam(Laucana in

prossimità del fiume Liri). Il fronte della guerra si estese dalla Pugla alla Toscana e nel 295 a.C. gli alleati

riuscirono a sconfiggere in un primo tempo le legioni romane a camerino, ma Poi a Sentino(forse

Sassoferrato), vennero sconfitti, anche per il tradimento di tre abitanti di chiusi che svelarono i piani della

coalizione sannitica; così l’alleanza sannitica si infranse, permettendo ai romani di chiudere la guerra entro il

quinquennio successivo. I Sanniti furono trattati come “deticii”(prigionieri arresi), ampie porzioni di territorio

del Sannio vennero distribuite fra popolo romano e veterani. I Sanniti mantennero comunque una propria

autonomia e nel 280 a.C. alcune popolazioni sannitiche si allearono a Pirro che aveva organizzato una

spedizione antiromana in italia(la situazione cambiò rapidamente con l’allontanamento di Pirro). Nel 263

a.C. venne fondata la colonia latina di Aesernia, ed inizio il processo di romanizzazione che coinvolse anche

il Sannio.

4.2. Pirro in Italia

Immediatamente conclusasi la guerra sannitica Roma dovette fronteggiare una nuova minaccia, questa volta

extritalica, quella della monarchia ellenistica dell’Epiro retta dal re Pirro, imparentato con la potente dinastia

dei Tolomei che governavano l’Egitto. I romani nel frattempo avevano avviato un ambiziosa politica di

penetrazione in magna greciae intanto si era già diffusa la leggenda delle origini di roma che parte da Enea,

in contrapposizione si forma la leggenda di Alessandro magno e pirro si presenta come Achile giustiziere del

troiano Ettore. I romani estendevano i propri domini a sud avevano installato dei presidi, a Locri e Reggio ed

avevano stretto alleanza con Crotone. In questo quadro l’intervento di Pirro si presentava come

estremamente insidioso, perchè volto a bloccare il progetto egemonico dei romani, constringendo roma ad

una guera nuova che non comportava immediate espansioni territoriali.

Il progetto di Pirro era: di inserirsi nelle città della magna grecia, per assumere un egemonia greca su

quell’area e contrastare i romani, per poi confrontarsi con i cartaginesi(quasi sempre in conflitto con i greci in

sicilia), il tutto al fine di ricreare un potente regno ellenistico in Occidente, Pirro si sente erede della figura

politica ed ideologica di Alessando magno. La sua ambizione sarà sostenuta da tutte le monarchie

ellenistiche ed i greci lo accoglieranno come liberatore della grecità dal pericolo romano.

Pirro: il re del Epiro era un abile politico ed un grande generale(ma gia i contemporanei si erano accorti che

dopo le vittorie non era in grado di chiudere a suo favore la partita).

Roma aveva i suoi punti di forza nelle alleanze con città greche importanti come: napoli e Crotone e nelle

guarnigioni installate a Turi, Locri e Reggio sempre in supporto.

La guerra scoppio a Taranto: il pretesto si presentò nell’autunno del 282 a.C. quando dieci navi da guerra

romane penetrarono nel golfo di Taranto, malgrado un precedente trattato tra le due città che impediva ai

romani simili sconfinamenti, un simile atteggiamento viene preso per casus belli. Il popolo di Taranto,

ifiammato dal demagogo Filocari, assaltò le navi romane in parte le fece a pezzi e in parte le mise in fuga,

sull’onda di questo entusiasmo l’esercito tarentino marciò su turi e mise in fuga sia gli aristocratici che la

guarnigione romana che ne costituiva il supporto. Successivamente un ambasceria romana venne accolta

tra le peggiori ingurie e l’inizio della guerra divenne inevitabile.

Esercito di Pirro:

Su richiesta di Pirro sbarco in italia un esercito di circa 22.000 fanti, 2000 arcieri, 3000 cavalieri ed una

ventina di elefanti indiani da guerra. I Romani – attraverso una leva di massa anche tra i proletari(che per

loro povertà erano esentati da servizio militare), riuscirono amettere in campo un esercito di circa 30.000

fanti(questo atto collettivo è definito tumultus maximus), questo esercito si scontra nel 280 a.C. con le forze

inferiori di Pirro ad Eraclea a nord del fiume Siris.

Eraclea

Dopo un inizio vittorioso le forze romane terrorizzate dall’assalto degli elefanti furono messe in fuga

lasciando sul campo 7000 morti e 1.800 prigionieri, ma anche Pirro perse 4000 uomini(vittoria di Pirro – sta

ad indicare una vittoria che sembra una sconfitta). Dopo Eracleale citta della magna Grecia e i popoli Italici

centromeridionali si schierarono dalla parte di Pirro fornendogli ingenti aiuti militari e finanziari. Ma pirro non

osò sfruttare l’occasione e tentò anzi di raggiungere un accordo con Roma, ma L’azione politica di Appio

Claudio Cieco spinse verso la rottura delle trattative e verso la ripresa della guerra che si svolse per 2 interi

giorni nella primavera del 279 a.C. presso Asculum(Ascoli Satriano, Foggia). Alla fine dopo un succedersi di

vittorie parziali, l’intervento diretto di pirro con gli elefanti decise l’esito definitivo a favore del re, che però

venne ferito e perse 3.500 uomini mentre le perdite dei romani furono di 6000 uomini. Nello stesso anno

giunse a taranto un ambasceria di Siracusa ad offrire al re la guida della guerra contro la presenza

cartagtinese in Sicilia, in nome dell’unità greca contro i Barbari.

Pirro in Sicilia

L’ambizione acostituire un regno greco nella ricca sicilia sedusse subito Pirro, questo gesto per contro portò

ad uno scontro inevitabile fra due potenti nemici: Roma e cartagine. Nello stesso autunno del 279 a.C. una

flotta di 120 navi da guerra cartaginesi giunse a Roma, dove venne stipulata un alleanza anti-Pirro: il trattato

è in forma scritta e prevedeva reciproco aiuto in caso di attacco o difesa, e supporto in termini di mezzi

navali da parte cartaginese , ma l’approvvigionamento delle truppe doveva essere gestito autonomamente

dagli eserciti. In un primo momento – malgrado il trattato – l’avanzata di pirro fu inarrestabile in sicilia ed i

cartaginesi resistettero chiusi nelle fortificazioni del porto Lilibeo, fino a quando pirro dovette ritornare in italia

per portare aiuto ai suoi alleati Sanniti, lucani e Bruzzi che erano drammaticamente incalzati dai romani. Nel

275 a.C le legioni comandate dal console M Curio Dentato travolsero la falange Epirota, le frecce incendiarie

dei romani misero in fuga gli stessi Elefanti(otto dei quali furono catturati e portati a roma in trionfo). Tre anni

dopo Pirro morirò in battaglia contro antigono Gonata di macedonia, mentre combatteva per le strade di Argo

una donna lo colpi con una tegola sulla testa e lo uccise.

4.3. Le dinamiche economiche e la prima monetazione.

Le vittoriose guerre portarono enorme ricchezza in termini di espansione del territorio romano, si calcola, che

tra il 338 a.C. e il 264 a.C il territorio romano passo da 5.500 a quasi 27.000 km2 e venne redistribuito

attraverso la fondazione di colonie(fondate una ventina di colonie nelle aree centromeridionali) e

l’assegnazione di terre ai cittadini. (già in questo periodo i grandi proprietari terrieri si espandono a discapito

dei piccoli proprietari terrieri). Le leggi Liciniiae Sextiae, che limitavano l’uso cioe il possesso e non la

proprietà dell’ager publicus a 500 iugeri di terra(ca 125 ha), sono più possibili in questo periodo di grande

espansione territoriale che non nella prima metà del IV secolo a.C.. Su queste grandi tenute agricole

vennero impegate sempre di più le masse schiavili catturate in guerra. La città di Roma incominciò ad

ingrandirsi, a popolarsi, ad ornarsi di grandi templi e monumenti finanziari.(esempi di questo fiorente

artigianato romano sono il sarcofago si Scipione Barbato e la cosiddetta “cista ficoroni” un cofanetto firmato

dal suo artefice con il nome romano di “Novus Plautius”. La ceramica a vernice nera venne esportata, non

solo in italia ma anche in Gallia, Spagna, Sicilia e Africa Cartaginese. L’allargarsi degli scambi rese

neccessario aumentare e qualificare i mezzi di scambio con l’introduzione monetaria.

La Moneta

La monetazione è inventata in Grecia già attorno al VI secolo a.C., venne superata l’antica forma di

pagamento attraverso barre di rame indistinte e senza iconografia, che valevano secondo il loro peso(aes

grave). Si introdussero lingotti di rame fuso contraddistinti da immagini diverse(immagini di: maiale, elefante,

dopo Pirro = l’ancora navale), il loro standard ponderale era definito attorno ai 1625 gr, ed il loro valore

nellaq circolazione commerciale(scambi) doveva essere superiore a quella del oro peso(inizio fase

monetaria). Già dai primi anni del III secolo a.C. i Romani avevano cominciato ad imitare le monete della

Magna Grecia, facendo coniare “didracmi” di argento con diverse raffigurazioni e leggende. É difficile

spegare come nello stesso periodo circolassero l’ancor primitivo aes signatum e le belle doppie dracme,

probabilmente circolavano in areali differenziati. Alla fine del secolo(tra il 214 e il 211 a.C.) i Romani

introdussero il loro particolare sistema monetario, che attraverso innumerevoli evoluzioni, giungerà a

dominare tutta l’ecumene. Il

denaro di argento costitui a lungo il perno del sistema: era una moneta di circa 4 grammi dal valore di circa 4

dollari. Le coniazioni furono subito massicce, nell’89 a.C vennero coniati più di 39 milioni di denari,

soprattutto per pagare spese belliche e e oper pubbliche.(originarimante il valore del metallo e della moneta

erano vicini, ma era interesse dello stato divaricare il più possibile questo valore. Dal III secolo d.C. il valore

del metallo divenne un infima percentuale del valore attribuito forzosamente dallo stato alla moneta(lo

scopo era quello di produrre una moneta al costo di 1 e venderla virtualmente a 100, ma l’artifizio finanziario

contribuì ad innescare un inflazione vertiginosa, con aumento incontenibile dei prezzi. Nel IV secoo d.C il

problema venne risolto tornando ad una moneta dal valore corrispondente al peso del metallo che la

componeva(quindi una non moneta). Questa volta il metallo sarà l’oro dal fascinoso colore rilucente, la

moneta si chiamerà solido(da cui il nostro soldo!!!).

4.4. La frontiera settentrionale: I galli e le prime colonie

Contemporaneamente all’espansione per contrastare le popolazioni italiche in italia merdionale, Roma

dovette fronteggiare la minaccia dei Galli Cisalpini. Quella dei galli era una cultura profondamente diversa da

quella romana, erano dediti al pastoralismo e alla caccia, i loro sacerdoti: I druidi – praticavano sacrifici

umani per entrare in contatto, attraverso la mediazione di una morte inflitta, con la divinità. I galli cisalpini

godevano di antichi contatti con la colonia greca di Marsiglia e con le monarchie ellenistiche orientali, per

questo otivo si erano avvicinati molto culturalmente al mondo greco-romano. Prevedendo il pericolo Roma

programmò la fondazione di colonia di cittadini-soldati, che potessero essere il perno del presidio zonale.

Attorno al 289 venne fondata Sena Gallica(Senigallia), nel 268 Ariminum(Rimini) e nel 264 Firmum

Picenum(Fermo). Su queste terre vennero insediati migliaia di uomini anche attraverso assegnazioni

individuali (viritane) – (come quelle promosse dal tribuno Gaio Flaminio nel 232 a.C.).

L’intervento romano contro i galli fu duplice da una parte Roma cercava di stringere alleanze a suo favore e

dall’altro intervenne con estrema violenza, era una questione di vita o di morte per Roma, la guerra poteva

divenire guerra di Sterminio verso le popolazioni al di qua del po mentre per quelle transpadane

l’atteggiamento fu più duttile.

Nel 225 a.C. le tribù galliche dei Boi e degli Insubri riuscirono a saldare un’ampia alleanza che comprendeva

anche tribù germaniche transalpine (i veneti e i Cenomani si scherarono con i Romani) e penetrarono in

Italia fino a tre giorni di marcia da Roma. Ma a telamone vennero affrontate dalle legioni romane che le

fecero a pezzi.

Casteggio

Poco dopo gli insubri ritentarono una rivincita ma vennero nuovamente disfatti peresso

Clastidium(Casteggio), il loro capo Virdumarius cadde ucciso e la loro capitale Mediolanum venne occupata.

Era chiaro agli occhi dei romani che l’unico modo per fermare i galli era la conquista di tutta la Cisalpina. Nel

218 a.C. sulle due sponde del po vennero fondate le colonie di Piacenza e Cremona, dove furono insediati

migliaia di coloni centromeridionali: Roma aveva consolidato ernomemente il suo dominio in italia

settentrionale. L’invasione di Annibale inizierà nel 218 a.C. incombe un nuovo problema si accende il

conflitto crtaginese, infatti militari gallici combattono a fianco di Annibale e nel 200 a.C con una sortita

imprevista i galli riuscirono ad entrare in Piacenza e a darla in fiamme. Anche dopo la sconfitta di Annibale

gli Insubri e i Boi scesero in guerra contro Roma, ma nel 194 a.C furono sbaragliati presso milano da

console Valerio Flacco, infine nel 191 a.C. gli indomiti Boi vennero completamente disfatti. Sul loro territorio

Italico venne dedotta la colonia latina di Bononia e da allora in poi non resterà qui più nemmeno una traccia

archeologica della loro presenza!

La Cisalpina

Nel 187 a.C. ci fu la costruzione della via Emilia che congiungeva Rimini a Piacenza attraverso le nuove

colonie di Modena e Parma. A metà secolo si cominciò la costruzione della via postumia che collegava

Genova con Aquileia che dal 181 a.C era diventata sempre più importante colonia latina, Aquileia era

proiettata verso il commercio settentrionale e orientale(ambra del baltico). Il territorio cisalpino era pieno di

risorse partendo dal costo dei cereali nettamente inferiore rispetto ad altre zone, nonchè la presenza di

abbondante allevamento, le costanti guerre però di contro avevano spopolato, tanto che era neccessario che

centomila coloni venissero integrati, ci fu quindi un rinnovamento demografico radicale. Si susseguono

assiema all’introduzione di coloni anche le Bonifiche dalle paludi ad abbondanti campi coltivati.I Romani

iniziavano a dividere il territorio in modo geometrico secondo un asse ortogonale principale, l’asse di ascisse

veniva chiamato decumanus maximus e quello delle ordinate cardo maximus, successivamente tracciando

linee era possibile dedurre rettangoli che costituivano unità agrarie(parcellazione agraria) di base per

l’asegnazione dei terreni e per il catasto, iniziano le prime forme di documentazione catastale con relativa

mappa. La tendenza della grande proprietà terriera metterà in crisi questo sistema per lasciare spazio alle

moderne aziende agricole specializzate sulla produzione monoculturale di olio e vino.

5. L’età dell’imperialismo

5.1. Cartagine.

Cartagine secondo la tradizione era una colonia fenicia di Tiro fondata nel IX secolo a.C. presso

l’attuale Tunisi, con un nome che in fenicio significa “cittanuova” .

La costituzione dello stato Cartaginese

La costituzione era simile a quella romana, era una costituzione mista composta da tre poteri: quello

del re; quello degli aristocratici, e quello del popolo. Il potere regale (forse da identificare con quello

dei due magistrati annuali detti suffeti), era controllato da un Assemblea degli anziani costituita da

ricchi, ma anche da un assemplea del popolo. I suffeti erano comparabili ai consoli romani, con una

differenza di fondo: mentre i consoli erano leaders politici e militari i suffeti detenevano solo il potere

politico, quello militare era ffidato a degli strategoì di nomina pluriennale: i consoli assommavano

maggior epotere ma dravano in carica solo un anno; gli strategoì punici potevano avere un comando

militare pluriennale ma dovevano sottostare ad un potere politico.(secondo Polibio questa forma

politica è troppo democratica e quindi inferiore a quella romana). Ovviamente grandi e potente

famiglie potevano acquisire un potere quasi regale e guidare secondo i propri orientamente ed

interessi la vita politica della città: è il caso dei Barchidi da cui discenderà Annibale.

L’economia

Nel De re publica Cicerone si presenta l’economia punica, fortemente commerciale, con traffici in

tutto il mediterraneo, cittadini cartaginesi erano presenti presso città greche ed etrusche, leconomia

produttiva si sviluppo sotto l’impero romano e continuò ad essere produttiva, bisogna ovviamente

tenere conto che l’africa è stata il grande granaio di Roma. Cartagine da potenza mercantile diviene

prsto una potnza continentale insediata oltre che in africa anche in Sardegna, Sicilia, Spagna, è

dotata di forze armate tatticamente disposte secondo moduli greci ed integrate da mercenari

provenienti sia da oriente che dall’occidente celtico.

Trattati politico commerciali.

La potenza di cartagine doveva stipulare trattati con i popoli che frequentavano lo stesso mare:

Etruschi e Romani in particolare; la tradizione fa risalire il primo trattato fra Roma e Cartagine al 509

a.C. – il testo ci è tramandato da Polibio e vi sti stipulavano accordi di tipo militare e commerciale. Il

trattato pone i limiti di influenza commerciale delle due fazioni, i romani permettevano il commercio

nel Lazio, in Libia, in Sardegna e in Sicilia, ma i romani non avrebbero però potuto superare il Kalòn

Akroterion, cioè Capo Bello, uno dei promontori vicini a cartagine. Su di un accordo di parità eguale

venne stipulato il trattato anti-Pirro nemico comune in magna grecia e Sicilia, secondo Polibio

Cartaginesi e romani si impegnano ad un reciproco aiuto(i cartaginesi avrebbero fornito le navi).

Cruciale fu invece il trattato del 226 a.C sull’Ebro, davanti all’espansionismo cartaginese in Spagna

Roma avrebbe stipulato con i Cartaginesi un trattato secondo cui l’espansione Punica avrebbe

dovuto arrestarsi al di là (cioe a Nord) del fiume Ebro., ma allo stesso tempo saldò un foedus di

alleanza con la città spagnola di Sagunto, che si trova a sud del fiume: Sagunto era nell’area di

azione dei cartaginesi, ma nello stesso tempo era alleata dei romani. Da qui scatterà il casus belli....

5.2. Le guerre Puniche

Premessa della prima guerra punica(264 – 242 a.C.)

All’inizio del III secolo a.C. Roma incominciò a penetrare in sicilia tanto che in alcune città dell’isola come

Entella troviamo magistrati dal nome latino, in sicilia era percepita la centralità di Roma e la sua forza navale.

Dopo il fallimento della spedizione di Pirro contro Roma e cartagine, la città di messana(Messina) venne

occupata da mercenari campani detti mamertini perchè seguaci di Mamers cioe marte(dio della guerra) I

mamertini furono sconfitti nel 270 a.C da Gerone II, re di Siracusa, i mamertini chiesero aiuto prima ai

cartaginesi e poi ai Romani, per Roma sarà l’occasione per allestire una potente flotta e traghettare le sue

legioni in Sicilia per aprirsi nuovi orizzonti espanisonistici. E fu subito guerra, sotto la spinta bellicista dei

Fabii e dei Claudii roma non era ancora preparata ad un conflitto così lontano ma la giustificazione stava che

Roma non poteva tradire la Fides dei Mamertini, mentre i Siracusani si stavano alleando con i cartaginesi.

Gli interessi che circolavano erano il ricco bottino militare a cui si aggiunge la conquista che dava gloria e

prestigio e l’espansionismo in Sicilia che era già quasi completamente ramificato per i romani.

La Guerra

Il teatro bellico si spostò rapidamente dal mare alla terra, dalla Sicilia all’Africa, per la prima volta Roma si

vide impegnata a costruire una flotta da guerra, di più di cento navi agli inizi e più di trecento nel corso della

Guerra, con cui fronteggiare l’esperta flotta punica: ma a causa della primitiva tecnica del sistema di velatura

(che rendeva difficile il movimento senza il vento in poppa), le battaglie navali poco potevano concedere alla

manovra e si trasformavano ben presto in battaglie di fanti sul ponte delle navi(i romani in questa occasione

inventarono appunto i “corvi”, cioè dei tavolati muniti di arpioni con cui agganciare le navi avversarie, per

dare inzio ad una sorta di battaglia di fanteria sul mare).

Gli inizi della guerra andarono a vantaggio dei romani nel 264 a.C. , appio Claudio sbaragliò in rapida

successione i Siracusani e i Cartaginesi ed ottenne subito il successo politico della defezione del re Gerone

di Siracusa dall’alleanza con i punici. La speranza che la guerra si concludesse presto era un illusione: il

conflitto si sarebbe prolungato a fasi alterne per più di due decenni. Nel 260 a.C. i Romani vinsero a capo

Mylae(Milazzo), sotto la guida di Gaio Duilio – sugli altri fronti attaccaorono i Cartaginesi in Sardegna e in

Corsica, conseguendo varie vittorie in Sicilia, ma persero due flotte. Nel 25 a.C. il generale Attilio Regolo

vinse due battaglie navali in Africa, ma quando egli scese sul continente le sue legioni vennero distrutte ed

egli stesso catturato, dalle truppe puniche comandate dal generale Xantippo, di origine Spartana. Dopo varie

alterne battaglie navali e di terra combattute bellicosamente (Polibio fa riferimento a alla bellicosità di come

combatto i Galli – simili ). Nel 242 a.C. il proconsole Lutazio Catullo, accettando battaglia navale durante una

tempesta sbaragliò i cartaginesi alle Isole Egadi.

Le prime provincae

Nel 241 Cartagine fu costretta a capitolare, dovette restituire i prigionieri di guerra ed evacuare la sicilia,

inoltre dovette pagare un enorme tributo dell’ordine di decine di miliardi di lire attuali(3.200 talenti di argento).

Subito dopo scoppiò a cartagine e nei possessi cartaginesi della Sardegna una violenta rivolta di

mercenari(iberi, Celti, Liguri, Greci, Libici, Schiavi fuggitivi). I Romani aiutarono gli antichi nemici(Cartaginesi)

a debellare i rivoltosi in terra Africana, ma approfittarono dell’occasione per impedirne il ritorno in Sardegna e

nella vicina Corsica.

Sicilia Sardegna e Corsica – costituirono le prime provincae romane, cioè territori extraitalici, conquistati e

sottoposti al governo e allo sfruttamento di un magistrato di Roma

Premesse della seconda guerra punica

L’espansione cartaginese in Spagna rese neccessario la stipulazione di un trattato: il trattato

dell’ebro(226/225 a.C.) che stabiliva che i Cartaginesi non potessero fare guerra al di là del fiume Ebro. Nel

219 a.C.Annibale assalì la città di Sagunto, che era al di quà del fiume, ma che aveva stretto un alleanza con

Roma, da quì iniziò una guerra che sarebbe durata sedici anni. Si è discusso di chi fosse la responsabilità

ma sembra che a entrambe le potenze interessava lo scontro definitivo per la supremazia nel mediterraneo

occidentale.( cartagine ben sapeva che Sagunto era una città alleata ai Romani, roma però aveva stretto un

alleanza che secondo il trattato era all’interno del territorio di influenza cartaginese. La propaganda romana

cercava in ogni modo di addossare la colpa dell’inizio delle ostilità ai cartaginesi, anche Polibio definisce i

cartaginesi come un popolo bellicoso, infatti i punici secondo l’autore erano animati da uno spirito bellicoso

(thymos), e dalle condizioni umilianti imposte dalla precedente resa.

La Guerra – La seconda Guerra Punica (218-202 a.C.)

Dopo la conquista di Sagunto, Annibale(discendente della potente famiglia dei barca, che in Spagna, ricca di

miniere, aveva costitituito una sorta di regno familiare), con un esercito di fanti, cavalieri ed elefanti da guerra

, marciava rapidamente verso l’italia. Annibale attraversò la Spagna e superati i pirenei, sconfiggendo in

parte i celti, e in parte alleandosi con il denaro, con le zattere attraversò il Rodano e nel settembre del 218

a.C. superò le Alpi, forse attraverso il passo del Monginevro: il percorso fu difficile per gli animali, una massa

di neve fresca si era depositata sulla precedente neve ghiacciata rendendo impossibile il cammino , i soldati

furono costretti a scavare un sentiero sul precipizio, abbastanza ampio da permettere il passaggio delle

bestie e delle salmerie(Polibio, 3.55). Secondo Livio ad un certo punto un macigno bloccava il passaggio, ma

l’ostacolo venne superato accendendo un incendio ingente che fece arroventare e sgretolare il sasso dopo

avervi versato sopra dell’aceto. L’attraversata costò 15 giorni, ma senza indugi Annibale sabaragliò il primo

esercito romano nella battaglia del Ticino presso Lomello, subito dopo si mise ad assediare le colonie

romane di Piacenza e Cremona, ma calò subito a sud, in una serie di battalgie i gli eserciti romani vennero

annientati: Battaglia del Trebbia, del lago Trasimeno, di Canne presso il fiume Ofanto in Puglia(il 2 agosto

del 216 a.C.).

In Italia Annibale su esempio dei Romani rinnovò l’armamento delle sue truppe, che indubbiamente superiori

per quanto riguarda la cavalleria, non avevano capacità di assedio ed erano scarsamente supportate da una

flotta che rifornisse di vettvagliamenti e nuove leve.(rimpiazzi!). I punici non sapevano tenere fronte alla

controffensiva dei Romani in Spagna, dove dopo qualche successo come l’uccisone dei generali Cneo e

Publio Scipione nel 211 a.C. , i punici vennero praticamente espulsi ad opera dell’abile politica degli altri

Scipioni.

La forza di Annibale

Annibale fu un genio militare , in ogni battaglia sapeva inventare nuove tattiche per sorprendere il nemico, la

più nota è quella addottata a Canne: qui annibale davanti all’assalto della fanteria romana, fece arretrare

tatticamente la parte centrale dello schieramento in modo che i Romani vi penetrassero a cuneo, convinti di

stare vincendo. Ma q questo punto l’esercitò romano si trovò circondato dalle ali di quello cartaginese, in un

abbraccio morale e la sua fine fu segnata.

Quando i Romani sotto la guida di Scipione l’Africano , portarono la guerra in Africa, Annibale impegò la

stessa tattica nella fase finale della battaglia di Zama, combattuta a Naraggara, nell’entroterra della Tunisia,

a circa 200 km a sud-Ovest di Tunisi. Fu questa la battaglia che concluse la guerra a favore di Roma nel 202

a.C. Annibale pur impiegando la tattica di Canne(a tenaglia!) non riuscì a vincere, sia perchè si trovava di

fronte all’abilità dei veterani vinti a Canne e reclutati in Sicilia, si aperchè il generale romano invece che

avanzare a Cuneo, allungò al limite del possibile la sua linea di schieramento resitendo all’impeto dei

cartaginesi, finchè questi si trovarono assaliti alle spalle dalla cavalleria romana e dai loro alleati africani, i

Numidi di massinissa: la sorte fu inevitabile i cartaginesi furono massacrati a decine di migliaia e dovettero

accettare la pace costosa ed umiliante.

Il regno punico in Italia

Tra il 216 e il 204, i Romani , prima sotto la guida del dittatore Fabio Massimo – adottarono la tattica del

temporeggiamento, non ingaggiavano più pericolose battaglia campali ma compivano azioni di disturbo e cdi

controllo nei possedimenti punici in Italia, che dovettero farsi inviare nuovi rinforzi dal fratello di Annibale,

Asdrubale. Rinforzi che vennero sbaragliati prima del ricongiungimento con Annibale nella battaglia di

Metauro (207 a.C.). l’anno successivo veniva fondata da Scipione, la colonia di “Italica” per indebolire

ulteriormente la presenza cartaginese nella penisola iberica e dare inizio ad una politica di penetrazione che

durerà per secoli, attaverso lunghe e difficili guerre con le seminomadi tribù dei Celtiberi, così la conquista


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti molto ordinati di storia romana del prof. Migliario su concetti di: tradizione letteraria, ricostruzione annalistica, dati dell'antiquaria, documentazione templare, età arcaica, origini dell'età regia, la roma dei tarquinii, dalla monarchia alla repubblica, etc.etc.


DETTAGLI
Esame: Storia romana
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Migliario Elvira.

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