Storia romana
Primi storici latini e fondazione di Roma
I primi storici latini ad interessarsi alla fondazione sono tutti del I sec. a.C.: Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso e Virgilio. Dionigi, nelle sue Antichità romane, cerca di dimostrare l'origine ellenica dei romani dalla fondazione fino alla Prima guerra punica (264 a.C.). Virgilio, nell'Eneide, racconta che Alba Longa fu fondata dal figlio di Enea, Ascanio, e che Romolo sarebbe figlio di Marte e della figlia dell'ultimo re di Alba Longa, quindi discendente di Enea. In seguito, sotto Tullio Ostilio, Roma distrugge Alba Longa.
Insomma, si fondono due versioni sulla fondazione di Roma: una greca legata ad Enea e una autoctona legata a Romolo. Roma nasce dall'unione di villaggi preesistenti sui colli, forse dal Palatino (VIII sec a.C.).
Ipotesi sul nome di Roma
Il nome ha due ipotesi: "ruma"= mammella dalla forma del colle oppure "Rumon" dal nome arcaico del Tevere.
Scavi archeologici sul Palatino
Scavi sul Palatino hanno portato alla luce una palizzata e più a valle un muro dell'VIII sec a.C. detto Muro di Romolo, evidenziando così il pomerium originario e avvalorando la tesi del mitico fondatore.
Varrone, storico del I sec a.C., parla della fondazione di una città con rito etrusco: si traccia il pomerium, linea sacra che delimita la città sotto la guida degli auguri. Non sempre coincidente con le mura, era delimitato da cippi.
Fonti storiche romane
Gli storici romani si basavano su fonti non molto attendibili:
- Opere storiche perdute
- Tradizioni familiari (ogni famiglia cercava prestigio glorificando gli antenati, e i primi storici erano membri dell'aristocrazia, quindi potrebbero aver immesso personaggi nella storia per motivi politici)
- Tradizione orale: leggende su Roma ed eroi recitate durante i banchetti dei nobili
- Documenti di archivio: Annali dei pontefici: registri di eventi importanti anno per anno, scritti dal pontefice massimo, ogni anno scritti i nomi dei principali magistrati (se questi fossero inseriti fantasiosamente, sballerebbero anche il conteggio degli anni di Roma).
La scoperta del Lapis Niger
Dati sulla Roma arcaica vengono anche dall'archeologia: la scoperta del Lapis Niger nell'88 nel Foro, ovvero una pavimentazione in marmo nero distinta dalle altre, che secondo fonti delineava la tomba di Romolo. Al di sotto, trovato un complesso monumentale arcaico con altare e iscrizione su basamento con dedica ad un re. Anche se si trattasse di luogo di culto di Romolo, non dimostrerebbe la veridicità del personaggio, ma l'antichità del mito di fondazione.
Lo stato romano arcaico - VIII sec a.C.
Re eletto da assemblea di capifamiglia più in vista, futuro senato. Il re era anche capo religioso, affiancato da sacerdoti come i pontefici, conoscitori e interpreti delle leggi prima di essere scritte, poi auguri e vestali: vergini che facevano ardere il fuoco di Vesta.
Tradizione vuole che inizialmente vi fossero tre tribù create da Romolo. Ogni tribù divisa in 10 curie (gruppi militari antenati dell'assemblea dei comizi curiati). Da ogni tribù scelti 100 senatori, ognuna forniva un contingente di cavalleria e fanteria: 100 e 1000 uomini: la legione era così formata da 3000 fanti e 300 cavalieri.
Alla base della società arcaica c'era il pater, capofamiglia, tutte le famiglie con antenato comune formavano le Gens, organizzate religiosamente e politicamente.
Divisione sociale della Roma arcaica
Incertezza anche su divisione sociale della Roma arcaica: per tradizione, i Patrizi discendono dai primi senatori nominati da Romolo e i Plebei erano i loro clienti. Più verosimilmente, i Patrizi erano grandi proprietari terrieri e i plebei artigiani e contadini.
La monarchia romana - VII-VI sec a.C.
Roma è monarchia dal 754 a 509 a.C. con sette re: Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marcio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo.
- Romolo: prime istituzioni politiche come il senato
- Numa Pompilio: primi istituti religiosi
- Tullio Ostilio: campagne militari
- Anco Marcio: fonda Ostia su foce Tevere
- Tarquinio Prisco: componente etrusca dominante, opere pubbliche
- Servio Tullio: prime mura (Serviane) e creazione dei "comizi centuriati" (assemblea popolare con patrizi e plebei divisi in cinque classi economiche e a loro volta in centurie. Eleggevano pretori, consoli, classi più ricche contavano di più).
- Tarquinio il Superbo: tiranno vessatore
Il secolo dei Tarquini
Secondo tradizione, Tullio Ostilio distrugge Alba Longa e conquista la fascia tra Roma e il mare, con saline sulla costa e costruisce un ponte di legno sull'isola Tiberina. Dopo quattro re autoctoni vi sono tre re etruschi che rafforzano la monarchia: introducono simboli di potere come trono, corona, fasci, creano il COMITIUM (dove popolo si riuniva per deliberare, sede della vita politica) e di fronte ad esso la CURIA HOSTILLIA (prima sede del senato tra il VII e VI sec a.C.).
Servio Tullio (secondo tradizione) crea ordinamento centuriato: divisione della popolazione in classi in base al reddito e anche nell'esercito c'era distinzione tra chi si permetteva armamento pesante e chi leggero. Servio avrebbe anche aumentato il numero di tribù a quattro, corrispondenti alle zone in cui divise la città ed eresse le prime mura, quelle Serviane. Ormai i colli erano tutti uniti e con re etruschi Roma forma le sue istituzioni politiche.
Il secolo dei Tarquini, dalla fine del VII alla fine del VI sec a.C., cresce la potenza romana, Roma è città più grande del Lazio. (Polibio, storico greco del II sec a.C., dice di aver letto un documento del 508 a.C. in cui si menziona dominio romano su Terracina, a 90 km da Roma, prova dell'aumento del territorio).
V sec a.C. - La nascita della repubblica (509 a.C.)
Fonti: Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso. Tradizione storiografica sulla nascita della repubblica: Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso. Dicono che figlio di Tarquinio il Superbo (Sesto), respinto da aristocratica Lucrezia, la violenta e lei prima di suicidarsi racconta tutto al padre e altri aristocratici come Publio Valerio Publicola: scoppia la rivolta aristocratica contro la monarchia nel 510 a.C.
Repubblica inizia nel 509 a.C. secondo loro, poteri del re passano a due magistrati eletti dal popolo: i consoli. Porsenna, re di Chiusi, etrusco, tenta di rimettere sul trono Tarquinio ma viene sconfitto dalla Roma repubblicana: fine egemonia etrusca sul Lazio e su Roma, che sviluppa le sue nuove istituzioni.
Ma gli stessi autori non si fidano troppo delle loro fonti e per di più scrivono diversi secoli dopo: per capire elementi reali da quelli fantastici dobbiamo osservare le liste dei magistrati della Repubblica che davano il nome agli anni. Dalla loro veridicità dipendono molte conclusioni.
I FASTI
I FASTI sono liste di magistrati eponimi, che Livio e Dionigi usano nei loro racconti per la cronologia. I Fasti Capitolini, redatti sul finire della repubblica, sono liste di magistrati che usano la cronologia di Varrone che fissava al 753 la fondazione e 509 primo anno di repubblica. Ma i fasti non sono pienamente attendibili, in quanto nei periodi di anarchia non furono eletti consoli e vi compaiono nomi plebei tra le cariche riservate a patrizi fa supporre contaminazioni successive che comprometterebbero la cronologia.
I magistrati repubblicani: poteri e limiti
Dittatore: eletto da consoli su invito del senato in occasioni particolari, poteri assoluti e durata sei mesi. Affiancato da magister equitum.
Eletti dai comizi centuriati, i due Consoli comandavano l'esercito, giustizia, convocavano senato e assemblee popolari, facevano censimento, eleggevano senatori ed erano eponimi. Limiti: durata della carica di un anno e collegialità (eguale divisione poteri tra i due).
Pretori: comando province, esercito, convocazione senato. Eletto dai c. centuriati, durata un anno.
Censori: censimento e comp. Lista senatori, vigilanza su moralità cittadini. Creati nel 443 a.C. Durata 18 mesi.
Questori: assistevano i consoli per finanza. Durata un anno, eletti da c. tributi.
Edili: amministrazione della città.
Il Senato
Il Senato, erede dell'arcaico consiglio regio dei capi delle famiglie nobili, è perno della Repubblica e la sua composizione è decisa dai consoli prima e dai censori poi. Dovevano il potere alla carica vitalizia e non di un anno come gli altri, quindi il loro potere si prolungava nel tempo. I senatori erano ex magistrati, per cui questi ultimi non intervenivano contro i primi. Attraverso il senato l'antica elite dei patrizi (da arcaici pater) continua il suo dominio.
Le assemblee popolari
- I Comizi Curiati (tutta la popolazione, rappresentata da 30 littori, uno per curia, presieduti da consoli o pretori, funzione di nomina magistrati)
- I Comizi Centuriati (tutta la popolazione, presieduta da console o pretore, funzione elezione consoli, pretori e censori, legislativa)
- I Comizi Tributi (uguale ma funzione elezione questori ed edili, legislativa)
- I Concilia Plebis Tributa (solo plebe, presieduta da tribuni plebei, funzione elezione tribuni plebei, legislativa)
Dopo magistrati e senato, il terzo pilastro erano le assemblee popolari: riservate a maschi adulti e concittadinanza. Con la repubblica gli antichi "comizia curiata" perdono di senso, dominano i Comizi Centuriati: cittadini divisi in cinque classi di reddito e in centurie. Votando per prime, le classi più ricche avevano il dominio perché agevolmente raggiungevano il quorum di 97. La loro funzione più importante è l'elezione dei consoli e legislativa. Ultimi per creazione i Comizi Tributi (447 a.C.) che eleggevano i questori. Qui il popolo votava per tribù legate al loro domicilio (quattro cittadine e 31 rustiche). Anche qui i ricchi erano favoriti: i grandi proprietari terrieri delle campagne avevano peso maggiore.
Queste assemblee popolari erano fortemente limitate: non potevano autoconvocarsi, assumere iniziative, solo su chiamata magistrati i quali presentavano ordine del giorno e facevano votare legge che assemblea accettava o rifiutava ma non poteva modificare. Ogni decisione presa doveva poi essere vagliata dal senato.
Il conflitto tra patrizi e plebei
Tutte le istituzioni fin ora elencate nacquero nel periodo che va dal 509 (inizio Repubblica) al 287 a.C. (Legge Ortensia). Durante tale periodo c'è lotta Patrizi-Plebei. Contrasti si scatenano anche con crisi del V sec.: caduta Tarquini, fine dominio Etrusco in Campania confine traffici commerciali che passavano per Roma; guerre ostacolano commerci, razzie campi. Poi problemi interni: cattivo raccolto ed epidemie (V sec. a.C.) colpivano ceti bassi, agricoltori si indebitano e non potendo pagare diventavano servi del debitore (nexus). Plebe allora chiede meno interessi e più equa distribuzione ager publicus, parificazione di diritti politici coi patrizi e leggi scritte, in modo che i pontefici (tutti patrizi) non potessero più interpretarle arbitrariamente.
L'autocoscienza della plebe
Nella città antica i diritti civici sono connessi alla capacità di difendere stato con armi. L'ordinamento centuriato infatti, è formato da centurie che erano unità di reclutamento dell'esercito oltre che di voto popolare. Ognuna infatti forniva soldati (inizialmente 100) e le centurie delle prime classi di censo erano quelle più colpite dalle guerre, anche se erano le dominatrici della vita politica. Plebe pretende più diritti perché con la tattica oplitica (V sec a.C.) fanteria pesante è protagonista: chiunque avesse soldi per equipaggiamento, patrizio o plebeo, era nerbo dell'esercito. Per questo motivo ora plebe rivendica maggior peso politico. Le prime tre classi fornivano circa 6000 uomini poi c'erano i leggeri della IV e V classe e cavalleria dagli equites. Questo era l'esercito della prima repubblica (forse).
La prima secessione e il tribunale della plebe (V sec a.C.)
Conflitto inizia nel 494 a.C. quando plebe esasperata da crisi si ritira sull'Aventino (da qui secessione) scioperando e facendo mancare forza lavoro. Creano organismo politico: i CONCILIA PLEBIS, che emanava provvedimenti, i PLEBISCITA. TRIBUNI DELLA PLEBE (prima due poi dieci) erano rappresentanti ed esecutori: potevano soccorrere cittadino contro magistrato, inviolabilità personale, potevano convocare assemblea e portare proposte. EDILI PLEBEI: probabilmente furono assistenti dei tribuni della plebe mentre in tarda repubblica approvvigionamento città e giochi.
Prima secessione porta a riconoscimento del Concilia Plebis e dei Tribuni.
Il decemvirato e le leggi delle XII tavole (451-450 a.C.??)
Plebe comincia a chiedere poi leggi scritte: nel 451 a.C. nominata commissione di dieci uomini (DECEMVIRATO) per scrivere leggi. Commissione ha controllo dello stato sospendendo consolato e tribunato plebe. Leggi pubblicate su 12 tavole di legno esposte nel foro (tra 451 e 450) con legge che proibiva matrimoni misti patrizi-plebei. Patrizio Appio Claudio vuole mantenere poteri assoluti, ma moderati si oppongono: seconda secessione e decemviri si arrendono: ripristinato consolato. Poco dopo, eliminata norma che impediva matrimoni misti.
Tribuni militari con poteri consolari
Ora che i matrimoni misti erano possibili, i patrizi non erano più i soli a poter prendere gli auspici (per interpretare volontà dei) e quindi anche plebei potevano accedere a consolato. Secondo le fonti tradizionali, i patrizi escogitano metodo per conservare monopolio su consolato: senato decide di anno in anno se alla guida ci debbano essere due consoli patrizi o alcuni tribuni plebei senza auspici. Questa regola rimane fino al 367 a.C. In realtà si ritiene che fino al 367 a.C. i consoli non siano stati sostituiti ma affiancati dai Tribuni militari, ovvero comandanti dei reparti che formavano le legioni.
Le leggi Licinie Sestie (367 a.C. secondo Livio)
Verso il 367 a.C. i Tribuni della plebe Caio Licinio e Lucio Sestio, esponenti di ricche famiglie plebee, presentarono pacchetto di proposte sul problema dei debiti, distribuzione terre statali e accesso dei plebei al consolato. I patrizi resistettero ma i due vennero regolarmente rieletti e non mollarono: secondo Livio, nel 367 a.C. Marco Furio Marcellino, eroe della guerra contro Veio e vendicatore del sacco gallico diventa dittatore ed approva le leggi. Le leggi Licinie Sestie prevedevano che interessi già pagati dai debitori fossero sottratti dal totale e che si potesse pagare questo in tre rate annue. Si stabiliva massima estensione di terreno statale occupabile da cittadino e si aboliva il tribunato militare: uno dei due consoli doveva sempre essere plebeo. (in realtà sembra che la legge consentisse che fosse plebeo, non che obbligasse).
Nel 366 a.C. creata carica nuova: Pretore: amministrava giustizia e aveva imperium (poteva comandare esercito).
Verso un nuovo equilibrio
Con le leggi Licinie Sestie del 367 a.C. fine maggiori contrasti tra plebe e patriziato. Sestio divenne poi il primo console plebeo. Plebei negli anni ebbero accesso a tutte le maggiori cariche. Di conseguenza, essendo plebei ora magistrati, vennero eletti anche in senato (tutti ex magistrati). Ma la vera risposta alla crisi economica furono solo le conquiste che misero a disposizione nuove terre da assegnare e colonizzare.
La censura di Appio Claudio Cieco - 312-311 a.C.
Appio Claudio Cieco approva legge rivoluzionaria: censo non più valutato in terre e capi di bestiame, ma anche in base a capitali mobili come metalli preziosi: si riconosce maggior peso economico e politico ad artigiani e commercianti della plebe urbana e non solo a grandi proprietari terrieri plebei. Si pubblicano anche le formule giuridiche impiegate nei processi e calendario con giorni fasti e nefasti, ovvero quando si poteva svolgere attività giudiziaria o no. Tutte cose che erano monopolio dei pontefici. Si costruì sotto la sua censura anche il primo acquedotto di Roma e la via da Roma a Capua: la via Appia.
La legge Ortensia – 287 a.C.
Nel 287 a.C. la legge Ortensia stabilì che i plebisciti (decisioni) dell'assemblea della plebe valessero per tutta la cittadinanza: per la prima volta si equiparano i plebisciti alle leggi votate dai comizi centuriati e comizi tribuni. Dal 287 a.C. i Comizia Plebis e i Comizi Tribuni si sovrappongono per poteri, tribù e sistemi di voto, unica differenza è che ai comizi Tribuni vi erano anche i patrizi e che a presiedere quella della plebe c'erano Tribuni della Plebe o edili, mentre per l'altra c'erano consoli o pretori. È per questo che spesso le stesse fonti li confondono.
La nobiltas patrizio plebea
Le leggi Licinie Sestie e altre conquiste plebee del IV e III sec a.C. misero fine al dominio patrizio sullo stato. Si forma nuova aristocrazia: famiglie plebee più ricche assieme a famiglie patrizie che si erano meglio adattate a tempi. Nuova elite è detta "Nobilitas" da "nobilis" (illustre) termine che indicava tutti quelli che avevano raggiunto il consolato o che vi discendevano direttamente. Questa nobilitas si rivela gelosa dei privilegi come patrizi: accesso a magistrature superiori era riservato a poche ricche famiglie, tanto che i pochi che vi arrivavano giungendo dal nulla erano chiamati "homines novi". Infatti per accedere alla politica bisognava prima aver servito 10 anni nella cavalleria, il vertice dell'ordinamento centuriato romano, con censo pari a quello della prima classe. Insomma si doveva per forza essere ricchi e facoltosi, perché le elezioni erano controllate dai nobili attraverso i propri clienti.
La conquista dell'Italia (V sec. a.C.)
A caduta monarchia etrusca, Roma nel Lazio controlla da Tevere a Pontina, come ricorda il trattato romano-cartaginese (Polibio) del primo anno della repubblica. Tra IV-V sec. rischio tracollo per Roma: città latine si uniscono in una lega per affrancarsi da egemonia Roma approfittando di tensioni interne: tra loro godevano di:
- Ius connubii (diritto di matrimonio con persone di altra comunità latina)
- Ius commercii (diritto di siglare contratti validi fra cittadini di diverse comunità: es. si poteva possedere terra in città diversa)
- Ius migrationis (un latino poteva assumere diritti civici di altra città prendendovi residenza)
Lega attacca Roma: secondo tradizione per rimettere su trono Tarquinio il Superbo.
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