Storia romana
Italia preromana
Nella penisola italiana si assiste nell’arco di circa due millenni, dal III al I millennio a.C, a uno sviluppo di grandi proporzioni. Tra l’età del bronzo e quella del ferro una miriade di gruppi umani di piccole dimensioni si organizzano in forme protostatali. Con l’inizio dell’età del ferro l’Italia presenta un quadro differenziato di culture locali, dando origine ad un quadro linguistico articolato. Le fonti letterarie e storiografiche ci forniscono informazioni sulle origini dei popoli italici, notizie che però contengono elementi leggendari scritte da storici greci nel V secolo a.C.
Dionigi di Alicarnasso (vissuto al tempo di Augusto, fine I secolo a.C.) scrive degli Arcadi o Enotri, popolazione dell'Italia preromana stanziata in un territorio di notevoli dimensioni, che da questi prese il nome, Enotria (dal nome del re Enotro), comprendente le attuali Campania meridionale, parte della Basilicata e la Calabria. Dionigi dice che gli Enotri, sono i più antichi colonizzatori provenienti dalla Grecia.
Etruschi
Sono la più importante popolazione dell’Italia preromana. La civiltà etrusca si sviluppò nell’area compresa tra l’Arno e il Tevere. Per Erodoto (V secolo a.C.) si trattò di un gruppo di Lidi che provenienti dall’Asia minore, guidati da Tirreno, navigarono verso l’Italia. Dionigi di Alicarnasso (I secolo a.C.) li riteneva genti indigene. La ricerca moderna pensa che il loro sviluppo fu dovuto a una dinamica interna della società, riconoscendo l’importanza di influenze esterne, come le colonie greche dell’Italia meridionale.
Gli Etruschi si organizzarono in città indipendenti governate da sovrani chiamati “lucumoni”, poi sostituiti da magistrati eletti annualmente chiamati “zilath”. Il processo di espansione degli Etruschi subì un arresto nel 530 a.C. a seguito di una battaglia navale contro i Focei. Due eventi segnano la decadenza etrusca nel IV secolo a.C.:
- I Romani prendono la città di Veio nel 396 a.C.
- I Celti prendono i possedimenti etruschi in val Padana.
Cultura
- Le divinità del loro pantheon sono assimilabili a quelle greche.
- Concezione dell’aldilà: il defunto è immaginato proseguire la propria esistenza nella tomba (concepita come un prolungamento della sua dimora).
- Interpretazione dei segni della volontà divina attraverso le interiora degli animali (tecnica dell’aruspicina).
- Il loro alfabeto è un riadattamento di quello greco.
Roma
Origini
Roma è il risultato di un atto fondativo o di un’evoluzione e di una riunione di insediamenti sparsi (sinecismo, dal greco aggregazione di villaggi)? È difficile pensare che Roma sia sorta dall’oggi al domani per una scelta individuale. Alcuni villaggi situati sul colle Palatino possono essere considerati come il nucleo originario della futura Roma. Dionigi di Alicarnasso scrive dell’insediamento degli Arcadi nel Palatino (da loro chiamato Pallantio). Il Palatino si distingueva in: Palatium, Germalo, Velia.
Riti di fondazione
Varrone riporta il rito di fondazione di una città secondo la consuetudine etrusca, seguita anche nel Lazio. Consisteva nel tracciare un solco lungo il quale correva il limite sacro della città, il pomerio. Tacito descrive il rito del pomerio compiuto da Romolo.
Fonti letterarie
La storiografia romana è molto tardiva (oltre 5 secoli dopo). I primi storici ad occuparsi dell’Italia meridionale furono i Greci, ed in greco scrissero i primi Romani. Storici più importanti:
- Fabio Pittore (III secolo a.C.) -> scrive in greco, ricettore di una cultura a lui precedente, diventa un punto di riferimento per gli storici successivi.
- Cincio Alimento (III secolo a.C)
- Tito Livio (I secolo a.C.)
- Dionigi di Alicarnasso -> scrisse le Antichità Romane, che andavano dalla fondazione di Roma fino alla prima guerra punica (264 a.C.)
- Marco Porcio Catone, detto il Censore, fu il primo storico romano a scrivere in latino.
Fonti per i racconti
- Opere storiche perdute. Livio e Dionigi sono venuti alla fine di una lunga serie di storici o annalisti, ognuno dei quali aveva trattato la storia di Roma.
- Tradizione familiari ed elogi funebri/laudationes della carriera del defunto e degli antenati.
- Tradizione orale: come canale di trasmissione sono stati indicati i Carmina Convivalia, canti celebrativi delle imprese dei personaggi illustri durante i banchetti.
- Documenti d’archivio: gli Annales dei pontefici; registrazioni sommarie degli avvenimenti fondamentali tenute anno per anno dal pontefice massimo, scritte su tavole che poi venivano sbiancate su calce. Il pontefice Muzio Scevola pubblicò gli Annales Maximi nel 130 a.C.
Leggenda
La leggenda vuole che dopo lo spodestamento di Numitore, re di Albalonga (il regno fondato dal figlio di Enea, Ascanio), padre di Rea Silvia, il nuovo re, Amulio, rese Vestale sua nipote, per paura che si avverasse una profezia, secondo la quale suo nipote lo avrebbe rimesso sul trono Numitore. Dunque, Rea si dà al sacerdozio: ma durante la notte, mentre sorvegliava il sacro fuoco di Vesta, ebbe un rapporto con Marte, il dio della guerra, da cui nacquero due figli: Romolo e Remo.
I due vennero subito allontanati dalla madre e gettati dal Tevere: ma esso li cullò dolcemente e li posò su di una riva nei pressi del Palatino. Un branco di lupi trovò i due gemelli, e la famosa Lupa si prese cura dei fratelli finché non vennero trovati da Faustolo e Acca Larenzia, due pastori. Quando crebbero, i due gemelli decisero di rimettere il nonno Numitore sul suo trono e di fondare una nuova città. La sorte volle che fu Romolo ad esserne re, e un inevitabile scontro portò alla morte di Remo. Fu così che nacque Roma.
Virgilio nell’Eneide e Tito Livio nell’Ab Urbe Condita tennero conto della leggenda nelle loro opere. Sembra improbabile che Roma abbia preso il nome dal suo fondatore Romolo, semmai è più probabile che il nome Roma abbia fatto pensare ad un fondatore chiamato Romolo.
I sette re di Roma
Il periodo monarchico va dal 754 al 509 a.C. (anno dell’instaurazione della repubblica). Sette re regnarono su Roma:
- Romolo
- Numa Pompilio
- Tullo Ostilio
- Anco Marcio
- Tarquinio Prisco: figlio di un greco di Corinto, sposa a Tarquinia una giovane aristocratica, ma la sua origine straniera non gli permette di governare. Si trasferisce a Roma e guadagna la fiducia di Anco Marcio e venne eletto suo successore. Venne assassinato dai figli di Anco Marcio.
- Servio Tullio: assunse il potere ma la sua nomina non fu del tutto legittima in mancanza della nomina da parte di un interrex. Sovrano filopopolare, gli si attribuiscono 3 importanti riforme: 1) Creazione dei Comizi Centuriati, 2) Creazione delle 4 tribù territoriali: palatina, suburana, collina, esquilina. 3) Moneta. Servio tullio era di origine etrusca (ce lo attesta Tacito) e si chiamava Mastarna (>magister>capo), strettamente legato al condottiero Cele Vibenna, nella tomba di Francois di Vulci in un affresco si vede che i due personaggi combattono assieme. Tacito negli Annali riporta un discorso di Claudio in cui dice che quando Cele fu sconfitto, Servio Tullio/Mastarna alla testa dei resti dell'esercito conquistò un monte e gli impose il nome di Caelius e dopo che cambiò nome prese il governo di Roma.
- Tarquinio il Superbo: figura con i tratti del tiranno greco, era inviso dal popolo. Fu assassinato da Publio Valerio Publicola che poi instaurò il regime repubblicano.
Il re veniva eletto dall’assemblea dei rappresentanti delle famiglie più in vista.
Massimo Pallottino
Massimo Pallottino: linguista e etruscologo spiega che Mastarna può essere la denominazione di una carica e non un nome proprio; e il suffisso -na in etrusco indica l'appartenenza di un termine ad un altro. Claudio afferma che Mastarna fu il fedelissimo assistente di Cele Vibenna, quindi suo sottoposto.
Tradizione
La tradizione è un insieme di informazioni e leggende che si sono riunite e nel corso del tempo ha assunto caratteri canonici.
- Tradizione primaria e tradizione secondaria: la storiografia dà maggiore importanza ad un testo contemporaneo agli avvenimenti rispetto ad un racconto redatto in seconda o terza mano molto tempo dopo i fatti. Non abbiamo fonti per ricostruire la storia romana anteriori al III secolo.
- Le tradizioni orali variano a seconda degli usi e dell’ambiente sociale che le conserva e le trasmette, poiché le informazioni potrebbero essere distorte.
- Tradizione iconografica: la tomba di Francois di Vulci (Toscana, tra Grosseto e Viterbo), ambiente sotterraneo ricchissimo di affreschi. Il committente, Saties, è raffigurato con una corona d’alloro in testa ed ha accanto a sé un bambino. Ci sono scene che riguardano il mondo greco (Nestore e Fenice dall’Iliade), duelli (Eteocle e Polinice figli di Edipo) e scritte in etrusco.
Reperti archeologici
- Il muro di Romolo: databile dell’8° secolo a.C., scoperto dall’archeologo Andrea Carandini. Verso la metà del 8° secolo un sacerdote eponimo avrebbe celebrato un rito di fondazione tracciando con l’aratro i limiti della città.
- Lapis Niger: (scoperta nel 1899) pietra funesta riscoperta nel Foro da Giacomo Boni. La scoperta fu associata a una fonte letteraria che accennava all’esistenza di una “pietra nera nel Comizio” che segnava un luogo funesto, forse la tomba di Romolo. Sotto il pavimento fu scoperto un complesso monumentale arcaico, vicino ad esso un tronco di colonna o base di una statua recante il testo mutilo di un’iscrizione; dalle parole si deduce che si tratta di una dedica fatta a un re e si minacciano pene terribili a chi avesse violato quel luogo.
- Fibula prenestina: spillone in oro della metà del 7° secolo. Reca un’iscrizione in latino arcaico; l’autenticità è stata a lungo oggetto di dibattito, ma le analisi chimiche hanno tolto ogni dubbio. Oggetto parlante in prima persona: “Manilio mi fece per Numerio”.
- Vaso di Duenos: 3 vasetti con una scritta continua, probabile uso per un rito amoroso.
La grande Roma dei Tarquini
Definizione di Giorgio Pasquali, in un saggio del 1938. Roma diventa una città dalle grandi culture urbane (Tempio di Giove Capitolino, bonifica del Foro). L'intensa attività richiedeva un forte potere centrale, alla monarchia dei Tarquini si attribuisce il carattere tirannico. Il re Tarquinio Prisco intraprese la costruzione del tempio di Giove, Giunone e Minerva per sciogliere il voto fatto agli dei dopo la battaglia contro i Sabini.
Il colle su cui doveva sorgere il tempio richiedeva molti lavori, era erto e terminante con una cima aguzza. Lo cinse da ogni lato con una superficie uniforme, ma non fece in tempo a gettare le fondamenta perché morì dopo pochi anni. Fu Tarquinio il Superbo a proseguire i lavori. Plinio il Vecchio racconta che nella costruzione venne utilizzata la manodopera della plebe, ma il lavoro terribile causò diversi suicidi, il re Tarquinio Prisco escogitò una soluzione: fece crocifiggere i corpi dei suicidi per far sì che fossero sotto gli occhi di tutti e venissero sbranati dagli animali selvaggi. Cassio Emina scrive che Tarquinio il Superbo ordinò al popolo di costruire cloache per la bonifica delle acque stagnanti, ma il lavoro spossante indusse molti al suicidio, fu così che ordinò che i corpi fossero crocifissi.
La nascita della Repubblica
Il racconto tradizionale sulla nascita del regime repubblicano presenta elementi leggendari e incoerenze. Gli stessi autori antichi riconoscevano che la storia di Roma arcaica fosse avvolta nell’incertezza. Tuttavia i dubbi non devono portare a rigettare quello che è il nucleo autentico della vicenda: la caduta della monarchia etrusca di Roma a seguito di un moto rivoluzionario guidato dall’aristocrazia.
Sesto Tarquinio, figlio dell’ultimo re etrusco di Roma Tarquinio il Superbo, respinto dall’aristocratica Lucrezia, violenta la giovane. Lucrezia prima di suicidarsi narra il misfatto al padre Spurio Lucrezio, al marito Lucio Tarquinio Collatino e ai loro amici Lucio Giunio Bruto e Publio Valerio Publicola. Guidata da questi aristocratici scoppia una rivolta che porta alla caduta della monarchia. Anno caduta della monarchia: 510 a.C. Nel 509 i poteri del re passano a due magistrati eletti dal popolo: i consoli. Nel 504 gli Etruschi vengono sconfitti dal Latini ad Ariccia. Roma si sottrae al predominio etrusco.
Gli studiosi moderni si soffermano su alcune questioni: ragioni della caduta della monarchia e i caratteri del passaggio alla Repubblica, la datazione dell’evento e la natura dei supremi magistrati della prima Repubblica.
I Fasti
I Fasti erano le liste dei magistrati eponimi che ci sono giunte sia attraverso la tradizione letteraria registrata da Livio e Dionigi di Alicarnasso, sia attraverso documenti epigrafici come:
- Fasti consolari: lista dei consoli-dittatori comandanti della cavalleria-tribuni militari con potere consolare, censori.
- Fasti trionfali: lista dei condottieri che ebbero l’onore del trionfo.
- Fasti capitolini: la riunione di questi elenchi redatta all’interno dell’arco trionfale eretto in nome di Augusto all’inizio del regno (dopo il 30 a.C.)
La fine della monarchia e la creazione della Repubblica: evento traumatico o passaggio graduale? La fine della monarchia è da attribuire ad una rivolta del patriziato romano contro un regime che sui caratteri autocratici. L’odio che l’aristocrazia romana aveva accentuato notevolmente dimostrò in tutto il corso dell’età repubblicana contro l’istituto monarchico sembra indicare che il mutamento di regime non sia avvenuto in modo graduale e indolore, ma che sia stato il risultato di una rivoluzione.
Appiano dal suo scritto Le guerre civili riporta alle idi di marzo del 44 a.C., quando gli uccisori di Cesare a giustificazione del loro atto si richiamarono alla figura di giunio Bruto, liberatore di Roma dalla tirannide di Tarquinio il Superbo e antenato di quel Bruto della congiura contro Cesare, e gli antichi giuramenti contro la monarchia.
L’odio nei confronti della monarchia era ancora molto vivo nell’aristocrazia romana anche diversi secoli dopo la fine della monarchia. Plinio il Vecchio racconta che dopo la cacciata del re non si sia stabilito subito il regime repubblicano: per qualche tempo Roma appare contesa tra condottieri quali Porsenna, Mastarna e i fratelli Vibenna.
Trattato Roma-Cartagine del 509 a.C.
Tramandato da Polibio, storico greco che scrive nel II sec a.C, nel trattato venivano definite le reciproche zone di influenza. Difficoltà: Roma è una comunità del Lazio interno, ma non ha ancora interessi marittimi, che sono molto forti per Cartagine.
La data della creazione della Repubblica: (510 a.C.)
Curiosa coincidenza cronologica tra la storia di Roma e quella di Atene: il 510 a.C. era l’anno in cui Ippia, della famiglia dei Pisistratidi, era stato cacciato da Atene. Diversi studiosi hanno proposto di collocare la nascita della Repubblica qualche decennio più tardi, intorno al 470-450 a.C. perché la documentazione archeologica proveniente da Roma dimostra un’interruzione dei contatti culturali con l’Etruria che potrebbe essere ricollegata alla cacciata dei Tarquini.
Alcuni elementi inducono a ritenere che la datazione tradizionale non sia lontana dalla verità:
- Livio ricorda una cerimonia nel tempio di Giove Capitolino il cui scopo è quello di scongiurare pestilenze e carestie infiggendo un chiodo all’interno del tempio. Il tempio di Giove Capitolino era stato inaugurato nel primo anno della Repubblica: il numero di chiodi, quindi, potrebbe costituire un riferimento di cronologia per datare gli eventi della Repubblica.
- Una documentazione archeologica: l’edificio della Regia nel Foro romano, presenta verso la fine del 6° secolo a.C. una pianta caratteristica di un edificio templare e non di una residenza reale; la Regia sarebbe diventata la sede del rex sacrorum, il sacerdote che avrebbe ereditato le competenze religiose del monarca.
- Lapis satricanus: iscrizione rinvenuta dagli archeologi danesi nel Lazio meridionale, databile tra la fine del sesto e l'inizio del quinto secolo a.C. È la base di una offerta votiva nelle fondamenta di un tempio dedicato alla divinità Mater Matuta; l'iscrizione è in latino arcaico. Nell'iscrizione compare il nome di Publio Valerio (Publicola), primo console repubblicano insieme a Giunio Bruto (nel 509). Satrico non faceva parte del territorio di Roma ai tempi dell'iscrizione. Testo: "iei steterai poplosio valesiosio suodales mamartei" "...posero di Publio Valerio i compagni a Marte"
I sacerdozi e la sfera religiosa
- I flamini: rappresentavano le tre supreme divinità di Roma repubblicana, Giove, Marte e Quirino e altri dèi minori, avevano una posizione speciale nell’ordinamento istituzionale di Roma; sottostavano ad una serie di tabù religiosi che ne ostacolavano in qualche misura la carriera politica.
- Collegio dei pontefici: Dionigi di Alicarnasso narra che questi costituivano la maggiore autorità religiosa della repubblica.
- Collegio degli àuguri: avevano il compito di interpretare il responso degli auspici e bloccare ogni atto pubblico se i presagi erano ritenuti sfavorevoli. Cicerone era membro del collegio.
- Custodi dei Libri Sibillini: consultati nei momenti di particolare emergenza per lo stato. Questi sacerdoti mutarono il loro nome col crescere del loro numero; prima noti come duoviri sacris faciundis, divennero poi decemviri e infine quindecemviri sacris faciundis.
- Faziali: il cui compito era celebrare i complessi riti connessi alle relazioni tra stati.
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