Le origini italiche
L'Italia antica tra il II e il I millennio a.C.
L'Italia antica tra il II e il I millennio a.C. era un mosaico di popoli e culture. La storia di Roma si intrecciò con la storia dei popoli dell’Italia, e non la si può comprendere se non come storia italica. Tra il IV e il III secolo a.C., la città latina conquistò la penisola, e quindi esercitò la sua egemonia, in vari modi sino alla fine dell’impero d’Occidente.
Dalla preistoria alla storia
Le civiltà dell’Italia attraversarono una fase di cambiamento nel corso del II millennio. Nell’età del bronzo gli insediamenti erano relativamente uniformi nella loro diffusione. Erano abitati organizzati per il controllo del territorio e per la difesa. Nell’Italia centromeridionale, nello stesso periodo si verificò ugualmente una selezione degli abitati esistenti. Sopravvissero quelli che erano posti su alture o pianori di difficile accesso.
È difficile ricostruire con certezza l’organizzazione sociale di queste comunità primitive; sembra che le poche decine di individui che le costituivano fossero nuclei familiari. Tra il X e il IX secolo apparve una civiltà che chiamiamo «villanoviana», dal nome del villaggio di Villanova dove per la prima volta è stato trovato un insediamento. I villaggi assunsero un carattere che alcuni definiscono «protourbano», in quanto fase già avanzata di struttura cittadina; le dimensioni raggiunsero varie centinaia di ettari, con centinaia di abitanti.
Era dunque un mutamento significativo. Probabilmente ebbe origine in questa fase la struttura che si definisce gentilizia: le erano gruppi a base familiare, gli insediamenti villanoviani furono in grado di gentes, darsi una organizzazione complessa e di evolversi poiché avevano superato la fase del nucleo ristretto ed erano arrivati a una unione di gruppi capaci di organizzazione. La civiltà villanoviana operò come componente essenziale nella formazione di vari contesti culturali. Centri villanoviani sono noti nella principali località dove poi sorsero le città etrusche. L’affermazione della civiltà villanoviana ebbe notevoli conseguenze; l’Italia allora si differenziò quanto a livello e ai tipi di culture.
Un quadro storico
Questa differenziazione ebbe serie conseguenze: i popoli dell’Italia che incontriamo nei secoli successivi sono divisi per lingua, ma soprattutto per organizzazione sociale e livelli di sviluppo e di ricchezza. Tra l’VIII e il VII secolo, il quadro comincia ormai a delinearsi; l’Italia è divisa in alcune ampie aree culturali: in Toscana a nord del Tevere e fino all’Arno vivevano gli Etruschi; fino ai confini del Lazio e della Campania vi era un vasto gruppo di popolazioni parlanti lingue indoeuropee con comuni individuabili. L’Italia meridionale e la Sicilia cominciano a essere dominate dalla colonizzazione greca. Nel Veneto, nella regione intorno al delta padano, numerosi iscrizioni e materiale archeologico documentano l’esistenza dei Veneti. Nella parte sudorientale della penisola c’era la civiltà degli Japigi.
Le vicende dell’Italia arcaica
L’Italia antica si presenta dunque, fin nella sua fase arcaica, come un mosaico di culture e popoli. La frammentazione politica è un carattere essenziale, a questo si accompagna un altro elemento: i continui contatti e scambi tra civiltà diverse per lingua, cultura e strutture economiche e sociali hanno dato luogo a una circolazione di idee che ha fatto della penisola un vero e proprio laboratorio.
Gli Etruschi
Il problema dell’origine degli Etruschi ha dominato per lungo tempo la ricerca e la fantasia, dei moderni. Gli antichi ne davano fondamentalmente due versioni: migrazione dalla Lidia o popolazione autoctona; oggi diamo maggiore importanza agli elementi che hanno concorso a formare la civiltà etrusca più che alla questione della sua provenienza. Le città etrusche sorsero sui siti villanoviani senza soluzione di continuità. Ciò significa che non vi furono invasioni, bensì una serie di fattori che contribuirono a formare la civiltà etrusca.
Le città degli Etruschi furono costruite secondo regole precise, che influenzarono i Romani. Nelle tombe apparve e infine prevalse l’inumazione. Nasceva una nuova società aristocratica, con che gentes accumulavano ricchezza, con l’agricoltura in particolare. Dalla Toscana gli Etruschi cominciarono a espandersi. Al nord vi fu un processo di penetrazione e colonizzazione, si formò la «dodecapoli» padana. Al sud, gli Etruschi si innestarono nella località villanoviana di Capua e in altre zone anch’esse villanoviane. Nel VI secolo anche a Roma si affermò una dinastia etrusca. L’espansione etrusca fu feconda in Italia anche se il mondo greco fu presto in contatto diretto con le popolazioni italiche. Purtroppo quanto gli Etruschi sembra abbiano scritto di storia, è andato interamente perduto. Rimangono poche notizie molto frammentarie.
Conosciamo la società etrusca, oltre che da quanto rimane delle città e dei monumenti, da circa seimila iscrizioni. La lingua si legge e si comprende, non siamo però in grado di ricostruirne una grammatica e una sintesi. Il vero mistero della lingua etrusca sono la sua provenienza e il suo successivo radicamento in un’area dominata dalle lingue indoeuropee. Siamo comunque in grado di delineare alcuni aspetti di fondo della società etrusca. L’ordinamento politico prevedeva la città come unità autonoma, governata dai lucomoni cioè dai capi con poteri regi. Questi furono sostituiti col tempo da magistrati annuali, erano più di uno e probabilmente avevano funzioni diverse. Le città etrusche non raggiunsero mai un alto grado di coesione e un’organizzazione politica effettivamente unitaria. Si riunirono in una federazione di dodici città, la dodecapoli. Le città erano spesso in conflitto tra loro. Questo fu un enorme fattore di debolezza politica.
La struttura sociale rimase fondamentalmente stabile per molto tempo. Questo ordinamento gentilizio raggiunse l’apice tra il VII e gli inizi del V secolo. Allora oggetti lussuosi importati dall’Asia Minore, dall’Egitto, dalla Grecia mostrano uno stile di vita raffinato e opulento, e una notevole apertura e mobilità verso l’esterno. Una massa di servi era impiegata nei lavori agricoli e nelle miniere; il mondo servile era però fortemente articolato: fra i liberi e gli schiavi è nota una classe di semiliberi sulla cui condizione giuridica e sociale sappiamo pochissimo.
A un certo punto le aristocrazie si impoverirono. Le ragioni ci sono ignote, ma pare, che la crisi non fosse solo etrusca, bensì toccasse altre regioni della penisola. La crisi produsse una chiusura della classi alte. Fu questo il tipo di governo che si mantenne anche dopo la fine dell’indipendenza etrusca; i conquistatori romani sfruttarono da un lato le dispute tra le città, e dall’altro all’interno di queste si appoggiarono alle classi elevate. Fin dall’età arcaica, la cultura etrusca era stata in contatto col mondo greco e del vicino Oriente. Dal VI secolo l’influenza greca si accentuò; la prosperità etrusca aveva contribuito ad attirare i Greci nella penisola. La produzione artistica mostra la presenza di artigiani greci in Etruria e insieme la diffusa imitazione locale dei prodotti stranieri. La ricchezza del processo di ellenizzazione si nota nella pittura. Anche nella diffusione dell’alfabeto gli Etruschi ebbero un ruolo di rilievo. L’alfabeto etrusco è noto in due forme: una di ventisei lettere e una di ventitre e successivamente venti lettere. È difficile stabilire dove l’appresero gli Etruschi; è comunque plausibile che il tramite sia stata la colonia greca di Cuma.
I popoli italici
Intorno all’VIII secolo si mossero anche le popolazioni «italiche», la cui continua espansione nella penisola modificò radicalmente il quadro storico nel quale si svolsero le vicende di Roma. Furono i Greci ad assimilare le popolazioni della penisola; abbiamo visto come essi raccontassero la storia più antica attraverso i miti; così, diedero vari nomi alle popolazioni che secondo loro avrebbero abitato l’Italia: Enotri, Morgeti, Siculi, Coni; il nome «Italia» era riferito alla punta estrema della Calabria, e di lì si diffuse, fino a comprendere tutta la penisola centromeridionale. Sappiamo in realtà poco di queste popolazioni sino all’età del ferro. Una classificazione linguistica consente di distinguere due grandi gruppi: quello osco e quello umbro. La tradizione, nello stabilire complicati rapporti di parentela e discendenza tra i vari popoli, concorda nell’indicare l’altopiano di Rieti il principale centro espansione degli italici. Tale espansione avrebbe avuto luogo di solito mediante l’antichissimo rituale del ver sacrum, al quale una determinata generazione veniva consacrata alla divinità e fatta successivamente emigrare in cerca di altre terre.
Fra alterne vicende, dall’VIII al IV secolo questo gruppo di popolazioni creò degli stati, occupò territori, pose le basi per la collaborazione e lo scontro con le altre civiltà della penisola. A nord il gruppo più importante fu quello degli Umbri. Il loro nome è probabilmente preitaico, la società umbra è nota fra l’altro dalle Tavole di Gubbio, documento umbro, scritto in alfabeto latino, etrusco e contenente dati riferibili a situazioni molto più antiche. Sul versante tirrenico nell’Appennino i movimenti delle popolazioni italiche interferiscono in modo determinante nella storia arcaica di Roma. I Sabini, presenti nel racconto delle origini stesse della città latina, furono una costante della storia del Lazio arcaico e mantennero una loro individualità culturale ancora molto tempo dopo la loro sottomissione.
Intorno a Roma si stanziarono verso la fine del VI secolo, i Volsci. Essi, profittando delle difficoltà degli Etruschi in Campania, si introducevano fino al Tirreno a sud di Roma, impadronendosi progressivamente di Terracina, Pomezia, Satricum e Velletri. I Volsci, i nemici più duri di Roma, condussero nel Lazio guerre che hanno lasciato ampie tracce nella tradizione. Dagli Abruzzi si diffuse la popolazione forse più vitale tra le italiche che erano i Sanniti. Nel corso del V secolo anch’essi si inserirono nel vuoto lasciato dal crollo degli Etruschi in Campania dopo la battaglia di Cumia, qui assunsero il nome di Osci dagli Opici. La vitalità delle popolazioni sannitiche era ancora pienamente operante un secolo più tardi quando, il gruppo dei Lucani costituì una federazione al sud del Sele, a loro volta i Bruzi costituirono un loro stato in Calabria. Queste popolazioni, a diretto contatto con le città greche, ne condizionarono profondamente l’esistenza, costringendole, a porsi di continuo il problema dei rapporti con l’entroterra. Sotto il profilo culturale, anche le tribù sannitiche del sud uscirono mutate dal contatto con una società i cui apporti erano operanti da tempo nella penisola.
Frantumazione politica e contatti culturali
Nel corso di alcuni secoli gran parte dell'Italia centrale e meridionale fu occupata da popolazioni «italiche». La frantumazione politica fu favorita dalle condizioni del territorio e dall’organizzazione economica e sociale. Le popolazioni «italiche» intorno all’Appennino centrale erano tribù di montanari, che vivevano in villaggi sparsi, uniti tra loro in federazioni tanto elastiche da non prevedere magistrati federali. Le attività principali erano legate alla pastorizia e all’agricoltura, mentre le tribù venute a contatto con Greci ed Etruschi si inserirono in un più vasto ambito commerciale e artigianale. Un elemento di coesione fu certamente anche la lingua che mantenne nell’elaborazione di numerose varietà locali evidenti caratteristiche unitarie.
Le singole comunità avevano propri magistrati, per lo più collegiali. Questa molteplicità di soluzioni locali è un esempio notevolissimo di come nella penisola a esigenze analoghe si rispondesse con l’elaborazione autonoma ma anche, ma anche molti punti di convergenza e di contatto. La forma originaria istituzionale delle popolazioni italiche doveva essere stata la monarchia; le uniche note per l’età storica, rappresentano presso Etruschi, Umbri, Osci e Latini di Roma processi di modifica istituzionale determinati dal decadere delle monarchie presso i vari popoli. La fase del governo monarchico non è dovunque bene attestata, e il processo della sua fine è documentabile sempre con sicurezza. Scarsissime sono le tracce di istituti assembleari: a Capua è documentato un Senato, eletto direttamente dal popolo, con voto individuale. I documenti più significativi dal punto di vista culturale mostrano ancora una volta la profonda compenetrazione di elementi differenti nella penisola, e la grande ricettività di tutto l’ambiente italico. Di questo mondo italico il movimento Roma fu profondamente partecipe. Prima e dopo la conquista dell’Italia essa accolse forme politiche e culturali che furono una componente essenziale del suo sviluppo.
I greci in Italia
L’elemento greco era presente da lungo tempo nella vita italica, ancor prima di assumere una stabile connotazione con la colonizzazione. I numerosi ritrovamenti di ceramica micenea hanno confermato la tradizione legata ai racconti mitici dei grandi villaggi in Occidente. Non si può parlare di insediamenti stabili, ma solo di contatti più o meno intensi e continui attraverso gli empori, gli scali commerciali stabili sulle coste. Dagli inizi del I millennio il commercio mediterraneo ebbe tra i protagonisti i Fenici. Anche per loro non si ha notizia di insediamenti stabili in Italia, oggetti fenici sono stati trovati nelle ricche tombe etrusche e sicuramente l’intraprendenza commerciale fenicia contribuì al diffondersi dell’uso dell’alfabeto.
I contatti commerciali in un mondo aperto alle influenze esterne, si traducono spesso in contatti di civiltà che lasciano le loro tracce per lungo tempo. Dall’VIII secolo i Greci cominciarono quell’intenso movimento di colonizzazione che doveva portarli a fondare una serie di città dal mar Nero al Mediterraneo occidentale. Mossi probabilmente dal bisogno di terre, essi seguirono vecchie vie tracciate dal movimento precedente la colonizzazione stabile. La prima colonia fu Cuma, cui seguirono Nasso, Zancle, Reggio, Leontini, Catania.
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Riassunto esame Storia romana, libro adottato Guida alla storia romana, Clemente