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Storia romana - le origine italiche e la nascita di Roma Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia romana per l'esame del l'esame del professor Duilio Franchina sulle origini italiche e la nascita di Roma. Gli argomenti trattati sono i seguenti: dalla preistoria alla storia, l'analisi del quadro storico, le vicende dell'Italia arcaica, gli Etruschi.

Esame di Storia romana docente Prof. D. Franchina

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GLI ETRUSCHI

Il problema dell’origine degli Etruschi ha dominato per lungo tempo la ricerca e la fantasia, dei moderni. Gli

antichi ne davano fondamentalmente due versioni: migrazione dalla Lidia o popolazione autoctona; oggi

diamo maggiore importanza agli elementi che hanno concorso a formare la civiltà etrusca più che alla

questione della sua provenienza. Le città etrusche sorsero sui siti villanoviani senza soluzione di continuità.

Ciò significa che non vi furono invasioni, bensì una serie di fattori che contribuirono a formare la civiltà

etrusca. Le città degli Etruschi furono costruite secondo regole precise,che influenzarono i Romani. Nelle

Tombe apparve e infine prevalse l’inumazione. Nasceva una nuova società aristocratica, con che

gentes

accumulavano ricchezza, con l’agricoltura in particolare. Dalla Toscana gli Etruschi cominciarono a

espandersi. Al Nord vi fu un processo di penetrazione e colonizzazione,si formò la «dodecapoli» padana. Al

Sud gli Etruschi si innestarono nella località villanoviana di Capua e in altre zone anch’esse villanoviane. Nel

VI secolo anche a Roma si affermò una dinastia etrusca. L’espansione etrusca fu feconda in italia anche se il

mondo greco fu presto in contatto diretto con le popolazioni italiche. Purtroppo quanto gli Etruschi sembra

abbiano scritto di storia, è andato interamente perduto. Rimangono poche notizie molto frammentarie.

Conosciamo la società etrusca,oltre che da quanto rimane delle città e dei monumenti,da circa seimila

iscrizioni. La lingua si legge e si comprende,non siamo però in grado di ricostruirne una grammatica e una

sintesi. Il vero mistero della lingua etrusca sono la sua provenienza e il suo successivo radicamento in

un’area dominata dalle lingue indeuropee. Siamo comunque in grado di delineare alcuni aspetti di fondo

della società etrusca. L’ordinamento politico prevedeva la città come unità autonoma,governata da

lucomoni cioè dai capi con poteri regi. Questi furono sostituiti col tempo da magistrati annuali,erano più di

uno e probabilmente avevano funzioni diverse. Le città etrusche non raggiunsero mai un alto grado di

coesione e un’organizzazione politica effettivamente unitaria. Si riunirono in una federazione di dodici

città,la dodecapoli. Le città erano spesso in conflitto tra loro. Questo fu un enorme fattore di debolezza

politica. La struttura sociale rimase fondamentalmente stabile per molto tempo. Questo ordinamento

gentilizio raggiunse l’apice tra il VII e gli inizi del V secolo. Allora oggetti lussuosi importati dall’Asia

Minore,dall’Egitto,dalla Grecia mostrano uno stile di vita raffinato e opulento,e una notevole apertura e

mobilità verso l’esterno. Una massa di servi era impiegata nei lavori agricoli e nelle miniere;il mondo servile

era però fortemente articolato:fra i liberi e gli schiavi è nota una classe di semiliberi sulla cui condizione

giuridica e sociale sappiamo pochissimo. A un certo punto le Aristocrazie si impoverirono. Le ragioni ci sono

ignote,ma pare,che la crisi non fosse solo etrusca,bensì toccasse altre regioni della penisola. La crisi

produsse una chiusura della classi alte. Fu questo il tipo di governo che si mantenne anche dopo la fine

dell’indipendenza etrusca;i conquistatori romani sfruttarono da un lato le dispute tra le città,e dall’altro

all’interno di queste si appoggiarono alle classi elevate. Fin dall’età arcaica, la cultura etrusca era stata in

contatto col mondo greco e del vicino Oriente. Dal VI secolo l’influenza greca si accentuò;la prosperità

etrusca aveva contribuito ad attirare i Greci nella penisola. La produzione artistica mostra la presenza di

artigiani greci in Etruria e insieme la diffusa imitazione locale dei prodotti stranieri. La ricchezza del

processo di ellenizzazione si nota nella pittura. Anche nella diffusione dell0alfabeto gli Etruschi ebbero un

ruolo di rilievo. L’alfabeto etrusco è noto in due forme:una di ventisei lettere e una di ventitre e

successivamente venti lettere. E’ difficile stabilire dove l’appresero gli Etruschi;è comunque plausibile che il

tramite sia stata la colonia greca di Cuma.

I POPOLI ITALICI

Intorno all’VIII secolo si mossero anche le popolazioni «italiche»,la cui continua espansione nella penisola

modificò radicalmente il quadro storico nel quale si svolsero le vicende di Roma. Furono i Greci ad

assimilare le popolazioni della penisola;abbiamo visto come essi raccontassero la storia più antica

attraverso i miti;così,diedero vari nomi alle popolazioni che secondo loro avrebbero abitato

l’Italia:Enotri,Morgeti,Siculi, Coni;il nome «Italia» era riferito alla punta estrema della Calabria,e di lì si

diffuse,fino a comprendere tutta la penisola centromeridionale. Sappiamo in realtà poco di queste

popolazioni sino all’età del ferro. Una classificazione linguistica consente di distinguere due grandi

gruppi:quello osco e quello umbro. La tradizione,nello stabilire complicati rapporti di parentela e

discendenza tra i vari popoli,concorda nell’indicare l’altopiano di Rieti il principale centro espansione degli

italici.Tale espansione avrebbe avuto luogo di solito mediante l’antichissimo rituale del in base

ver sacrum,

al quale una determinata generazione veniva consacrata alla divinità e fatta successivamente emigrare in

cerca di altre terre.Fra alterne vicende,dall’VIII al IV secolo questo gruppo di popolazioni creò degli

Stati,occupà territori,pose le basi per la collaborazione e lo scontro con le altre civiltà della penisola. A

Nord il gruppo più importante fu quello degli Umbri. Il loro nome è probabilmente preitaico,la società

umbra è nota fra l’altro dalle di istituzioni religiose,scritto in alfabeto

Tavole di Gubbio,documento

umbro,latino,etrusco e contenente dati riferibili a situazioni molto più antiche. Sul versante tirrenico

nell’Appennino i movimenti delle popolazioni italiche interferiscono in modo determinante nella storia

arcaica di Roma. I Sabini,presenti nel racconto delle origini stesse della città ltina,furono una costante della

storia del Lazio arcaico e mantennero una loro individualità culturale ancora molto tempo dopo la loro

sottomissione. Intorno a Roma si stanziarono verso la fine del VI secolo,i Volsci. Essi,profittando delle

difficoltà degli Etruschi in Campania,si introducevano fino al Tirreno a sud di Roma,impadronendosi

progressivamente di Terracina,Pomezia,Satricum e Velletri. I Volsci,i nemici più duri di Roma,condussero

nel Lazio guerre che hanno lasciato ampie tracce nella tradizione. Dagli Abruzzi si diffuse la popolazione

forse più vitale tra le italiche che erano i Sanniti. Nel corso del V secolo anch’essi si inserirono nel vuoto

lasciato dal crollo degli etruschi in Campania dopo la battaglia di Cumia,qui assunsero il nome di Osci dagli

Opici. La vitalità delle popolazioni sannitiche era ancora pienamente operante un secolo più tardi quando, il

gruppo dei Lucani costituì una federazione al sud del Sele,a loro volta i Bruzi costituirono un loro Stato in

Calabria.Queste popolazioni,a diretto contatto con le città greche,ne condizionarono profondamente

l’esistenza,costringendole,a porsi di continuo il problema dei rapporti con l’entroterra. Sotto il profilo

culturale,anche le tribù sannitiche del Sud uscirono mutate dal contatto con una società i cui apporti erano

operanti da tempo nella penisola.

FRANTUMAZIONE POLITICA E CONTATTI CULTURALI

Nel corso di alcuni secoli gran parte dell’Italia centrale e meridionale fu occupata da popolazioni «italiche».

La frantumazione politica fu favorita dalle condizioni del territorio e dall’organizzazione economica e

sociale.Le popolazioni «italiche» intorno all’Appennino centrale erano tribù di montanari,che vivevano in

villaggi sparsi,uniti tra loro in federazioni tanto elastiche da non prevedere magistrati federali.Le attività

principali erano legate alla pastorizia e all’agricoltura,mentre le tribù venute a contatto con Greci ed

Etruschi si inserirono in un più vasto ambito commerciale e artigianale.Un elemento di coesione fu

certamente anche la lingua che mantenne nell’elaborazione di numerose varietà locali evidenti

caratteristiche unitarie.Le singole comunità avevano propri magistrati,per lo più collegiali.Questa

molteplicità di soluzioni locali è un esempio notevolissimo di come nella penisola a esigenze analoghe si

rispondesse con l’elaborazione autonoma ma anche,ma anche molti punti di convergenza e di contatto.La

forma originaria istituzionale delle popolazioni italiche doveva essere stata la monarchia;le uniche note

note per l’età storica,rappresentano presso Etruschi,Umbri,Osci e Latini di Roma processi di modifica

istituzionale determinati dal decadere delle monarchie presso i vari popoli.La fase del governo monarchico

non è dovunque bene attestata,e il processo della sua fine è documentabile sempre con

sicurezza.Scarsissime sono le tracce di istituti assembleari:a Capua è documentato un Senato,eletto

direttamente dal popolo,con voto individuale.I documenti più significativi dal punto di vista culturale

mostrano ancora una volta la profonda compenetrazione di elementi differenti nella penisola,e la grande

ricettività di tutto l’ambiente italico.Di questo mondo italico il movimento Roma fu profondamente

partecipe.Prima e dopo la conquista dell’Italia essa accolse forme politiche e culturali che furono una

componente essenziale del suo sviluppo.

I GRECI IN ITALIA

L’elemento greco era presente da lungo tempo nella vita italica,ancor prima di assumere una stabile

connotazione con la colonizzazione. I numerosi ritrovamenti di ceramica micenea hanno confermato la

tradizione legata ai racconti mitici dei grandi villaggi in Occidente.Non si può parlare di insediamenti

stabili,ma solo di contatti più o meno intensi e continui attraverso gli empori,gli scali commerciali stabili

sulle coste.Dagli inizi del I millennio il commercio mediterraneo ebbe tra i protagonisti i Fenici.Anche per

loro non si ha notizia di insediamenti stabili in Italia,oggetti fenici sono stati trovati nelle ricche tombe

etrusche e sicuramente l’intraprendenza commerciale fenicia contribuì al diffondersi dell’uso dell’alfabeto.I

contatti commerciali in un mondo aperto alle influenze esterne,si traducono spesso in un mondo aperto

alle influenze esterne,si traducono spesso in contatti di civiltà che lasciano le loro tracce per lungo

tempo.Dall’VIII secolo i Greci cominciarono quell’intenso movimento di colonizzazione che doveva portarli

a fondare una serie di città dal mar Nero al Mediterraneo occidentale. Mossi probabilmente dal bisogno di

terre,essi seguirono vecchie vie tracciate dal movinìmento precedente la colonizzazione stabile. La pria

colonia fu Cuma,cui seguirono Nasso,Zancle,Reggio,Leontini,Catania,spesso fondate in collaborazione tra

Calcide ed Eretria.Con esse i Calcidesi crearono una vasta rete di commerci che diede loro la supremazia

anche sugli Etruschi nell’estensione degli scambi.I corinzi furono molto attivi nell’alto Tirreno e nell’isola

essi fondarono Siracusa.Sempre in Sicilia ai Rodii si devono Gela e Agrigento,ai Megaresi Megara Iblea e

Selinunte.Lungo le coste dello Ionio di affermarono colonie chiamate achee,agli Spartani si deve Taranto,i

locresi fondarono Locri Epizefiri,Ipponio e Medma.La colonizzazione mantenne alcune caratteristiche

costanti;le colonie non mantennero con le città d’origine rapporti politici stretti,ma sentirono i vincoli di

civiltà e il patrimonio comune religioso e culturale.Questa massiccia presenza greca sulle coste italiche

diede i suoi frutti;numerose divinità greche entrarono nel pantheon italico.Un culto straniero,di

provenienza greca,era stato assimilato molto presto dai Latini,e aveva assunto una sua funzione politica e

sociale a vantaggio di un gruppo specifico:il processo di assimilazione naturalmente avveniva perché vi

erano dei bisogni politici,sociali e culturali da soddisfare.Un’altra vecchia tradizione legava il pitagorismo

alla storia arcaica di Roma facendo del re Numa,a dispetto dell’impossibilità cronologica un allievo del

filosofo.La tradizione antica ha spesso mitizzato le modalità dell’insediamento delle colonie nei nuovi

territori.In realtà abbiamo notizia di resistenze contro taranto da parte degli Japigi.Segno che i Greci

avevano trovato difficoltà a creare rapporti stabili con il loro entroterra,ma si erano ritagliati uno spazio nel

quale insediarsi,che era privo di profondità.In Sicilia la situazione fu in parte differente.L’espanzione di

Siracusa fu violenta.Il processo di ellenizzazione e gli sforzi di unificazione politica in Sicilia di svilupparono

in misura maggiore che altrove:furono i Greci di Sicilia a battere i Cartaginesi e gli Etruschi di Cuma ,e da

Siracusa partirono i vari tentativi di unificare l’elemento greco in Italia,da Dionigi.La presenza

cartaginese,così attiva e organizzata,fu d’altronde un continuo confronto per i Greci di Sicilia,che si

contesero con i Punici il controllo di ampie zone dell’isola,senza mai arrivare a una soluzione definitiva

prima della comparsa dei Romani.Era questo il mondo composito e in grande movimento del quale Roma

nei primi secoli della sua storia fu partecipe, e dal quale maturò esperienze decisive sul piano politico che

su quello culturale.

I caratteri dell’Italia arcaica

Nella penisola quando divenne preponderante la spinta romana verso la conquista,fu un crogiuolo di popoli

e di culture diverse,percorsa da conflitti determinati da spostamenti e popolazioni.Tuttavia, i rapporti

commerciali assai antichi e i contatti continui crearono in vaste aree un ambiente favorevole agli scambi di

informazioni,e a sviluppi simili in campo culturale,politico e sociale.Fin dai secoli finali del II secondo

millennio,infatti,popolazioni degli Appennini scesero a valle.Più tardi,Fenici e Greci frequentarono gli

empori sulle coste tirreniche.Il modello era quello della frequentazione commerciale intorno a un

santuario.I rapporti erano intensi: i Greci e i Fenici crearono gli empori,introdussero,e numerosi miti e

leggende diffusero allora presso i popoli italici.Si tratta di racconti presenti in Italia e a Roma,che mostrano

una varietà straordinaria di contatti.La penisola si trovò così inserita nel contesto di una vicenda che

investiva tutto il Mediterraneo occidentale.Una storia che avrebbe portato a duri scontri per la

egemonia,risolti infine da Roma dopo secoli di guerre.

II

Le origini di Roma

I documenti e il metodo

LA TRADUZIONE LETTERARIA:TRA GRECI E ROMANI

I Romani cominciarono a scrivere la loro storia oltre cinque secoli dopo la fondazione della città.Doveva

essere una risposta a storie che circolavano soprattutto fra i Greci d’Occidente;questi,di fronte alla

conquista romana della Magna Grecia avevano cominciato ad occuparsi seriamente della città latina.Il

primo fu Timeo,un greco di Taormina,egli scrisse una storia dell’Occidente e una sulla guerra di

Pirro,criticate aspramente in seguito,poiché sembra addossassero a Roma pesanti responsabilità nelle

guerre di conquisa.Prima di Timeo,i Greci avevano una idea molto vaga di quanto avveniva in Italia,e

mostrarono una sporadica curiosità solo per alcuni aspetti,o eventi,di risonanza «mondiale».I Greci,se

sapevano poco,e poco erano interessati,alle vicende di una lontana città occidentale,avevano però

frequentato l’Italia dai tempi dei Micenei,e vi si erano poi stabiliti.Quando si preoccuparono d’inserire i

popoli italici nel loro orizzonte culturale,vi inclusero Roma.Cominciarono così a circolare miti e leggende

che collegavano la città al ciclo dei e all’evento più celebre e già epopea letteraria:la guerra di Troia e

nostoi

i suoi eroi.Come e quando ciò sia avvenuto e molto difficile determinare altri storici purtroppo per noi quasi

interamente perduti collegavano l’epopea troiana a Roma;si affermò con la figura di Enea,che cominciò a

entrare,accanto ad altri,nella saga della città latina.Alla fine del V secolo Ellanico di Mitilene,per quanto

sappiamo tra i primi,se non il primo,scrisse che Roma era stata fondata da Enea e Odisseo.Tra gli scrittori

greci dunque il racconto delle origini di Roma si era legato molto presto al nome di Enea;le

versioni,tuttavia,dovevano essere numerosissime.Altri eroi greci comparvero molto presto nel Lazio e a

roma:Eracle era già presente,con un suo culto,nel Foro Boario.Il Foro Boario,il luogo del mercato del

bestiame,doveva essere frequentato e protetto da Eracle.I Romanidunque,quando cominciarono a scrivere

di storia avevano alle spalle una lunga tradizione,che i –greci avevano elaborato in vario modo.Era però un

patrimonio importante,e che certo non poteva essere ignorato;la cultura greca era allora egemone,aveva

un prestigio enorme.I Greci avevano deciso che Roma era collegata a loro;Omero aveva scritto che i

discendenti di Enea un giorno avrebbero regnato sui Troiani,ma questi non esistevano più dopo la

distruzione della loro città;l’unico sopravvissuto era Enea.I nuovi Troiani,così,sarebbero stati i Romani,in

concorrenza con altre città.Questa vicenda complicata ma affascinante costituì la base per quello che

divenne il racconto canonico delle origini di Roma.Occorre dunque andare indietro alle loro fonti,a quando

queste prime storie furono scritte.Alcuni fatti sono importanti per definirle:intanto,i primi storici romani

scrissero in greco;in secondo luogo,essi erano membri della classe dirigente. Il primo fu Fabio Pittore

combattente nella Seconda guerra punica,ambasciatore all’oracolo di Delfi dopo il disastro di Canne,egli

scrisse gli storia della città dalle origini fino agli anni iniziali della guerra annibalica.L’operazione di

Annali,la

Fabio fu rivoluzionaria,e stabilì i canoni per la storiografia successiva.Dopo Fabio,altri membri della classe

dirigente ne adottarono lo schema e la scelta linguistica.Gli avevano uno schema

Annali

curioso,sviluppavano in modo considerevole la parte delle origini e della monarchia,si riducevano per tutta

la parte centrale della Repubblica,e si ampliavano nuovamente per tutta la parte contemporanea.

La Memoria

Tradizioni romane e versione greca coesistevano dunque in queata storiografia delle origini.Vi erano altre

fonti che dovevano avere una notevole importanza.Fra queste,la memoria collettiva,trasmessa in vari

modi.In parte attraverso le memorie di famiglie illustri.Abbiamo iscrizioni che vanno indietro agli inizi del III

secolo,e forniscono notizie che non sono nella storiografia annalistica.I Romani usavano poco la

scrittura,nei primi secoli;questa era funzionale alla vita pubblica della comunità,e quindi la trasmissione

orale dovette essere importante.L’oralità ha un ruolo significativo,nel trasmettersi si può deformare,e va

interpretata.I Romani erano conservatori,ossessionati dal mantenimento di riti e istituzioni e questo era

parte del loro patrimonio collettivo,era la loro identità.

La Fondazione di Roma

Nel tardo III secolo a.C. i vari racconti sulla fondazione di Roma,greci e indigeni,trovarono una loro

composizione,pur con qualche variante che ha lasciato tracce nella tradizione.Allora Enea fu

definitivamente collegato a Roma e a Romolo,il fondatore.Le varie versioni che collegavano Enea e Roma

presentavano discrepanze.Dal III secolo a.C. divenne evidente la questione della cronologia:gli studiosi

ellenistici fissando la data della caduta di Troia al 1182 avevano reso manifesta la distanza temporale tra

Enea e la città che da lui in qualche modo rivendicava la nascita.Il problema fu risolto dagli storici Romani

con l’introduzione e la valorizzazione degli elementi locali,di effettiva importanza nella storia laziale con la

lista dei suoi trenta re elaborata forse per la prima volta da Catone.Le diverse e apparentemente

inconciliabili leggende trovarono così una loro composizione:Enea,sbarcando nel Lazio,sposò la figlia di

Latino,Lavinia,e in suo onore chiamò Lavinio la città da lui fondata;il figlio Ascanio fondò quindi Alba

Longa,dove regnarono trenta re fino a Numitore.A questo punto si inserisce la leggenda del fondatore

eponimo di Roma:il fratello minore di Numitore,depose il re e costrinse la figlia di lui a farsi vestale(vergine

) ,per evitare la nascita di eredi al trono.Ma Marte stesso

sacerdotessa di Vesta e custode del fuoco sacro

rese madre la donna,che partorì due gemelli Romolo e Remo.Questi fondarono Roma sul Palatino e subito

Remo,colpevole di aver oltrepassato il confine sacro della città,fu ucciso dal fratello.Romolo provvide al

popolamento della sua fondazione introducendo l’istituto dell’asilo e procurando ai suoi uomini donne

sabine mediante un ratto(rapimento).

LA RICOSTRUZIONE DEI MODERNI:QUALCHE CERTEZZA ALCUNE IPOTESI

La discussione sulla storia arcaica di Roma è un problema aperto ,ed è soprattutto un problema di metodo

storico.Vi sono alcuni elementi del quadro dai quali si può muovere con una certa sicurezza.Il sito di Roma

era frequentato dall’età del bronzo,esso era parte della più ampia civiltà che chiamiamo laziale.Agli inizi il

Lazio era abitato da villaggi di pastori e agricoltori e il sorgere di abitati più ampi avvenne nel Lazio in

ritardo di qualche generazione rispetto all’Etruria.La sede originaria dei latini era il Lazio antico e varie

località parteciparono a questo sviluppo.Queste comunità usavano cremare e inumare(seppellire) i loro

morti,il che mostra una certa distinzione di funzioni e quindi di status.Il passaggio di una fase di villaggi

sparsi di capanne a una fase di intenso popolamento e di unione di villaggi abitati più grandi e strutturati

dovette avvenire anche a Roma.Tra la fine del X e il IX secolo dui colli di Roma Palatino,Esquilino,Quirinale e

dino al Campidoglio,sorgevano piccoli insediamenti di capanne;gli abitanti praticavano sia l’inumazione sia

l’incinearazione(l'uso funerario che consiste nel bruciare le salme, conservandone o disperdendone poi le

ceneri),ed erano divisi tra loro.Nell’VIII secolo ,in tutta l’area del Lazio antico,si ebbe una svolta,gli abitanti

divennero più estesi e i corredi funebri mostrano una grande ricchezza e raffinatezza.L’aumento di

popolazione fu significativo;cambiò la società,ora differenziata tra le aristocratiche,che avevano la

gentes

terra in comune e i nuovi arrivati.Questa distinzione tra proprietà collettiva e individuale ebbe un’enorme

importanza nella successiva storia di Roma.

LA CITTÀ DI ROMOLO

Nel corsi dell’VIII secolo a Roma il Palatino divenne il colle più importante.Allo stato attuale,i dati

archeologici delineano lo sviluppo degli insediamenti,ma non rispondono da soli alla domanda:Roma fu

fondata come città-Stato o fu sostanzialmente un passaggio da insediamenti di villaggi a un insediamento

più complessivo e ampio?La natura dei villaggi primitivi e le varie fasi di unificazione e ampliamento sono

confermate da una serie di dati che sopratturro gli antiquari romani ci hanno tramandato.Un calendario

risalente all’età monarchica ricorda alcune cerimonie arcaiche.Nei i celebranti,giovani e nudi

Lupercalia

correvano intorno al Palatino in due gruppi:era una cerimonia antichissima,che serviva a propiziare la

fecondità dei campi e delle donne schierate lungo il percorso.Si trattava di riti di grande significato,che i

Romani valorizzarono anche mediante la monumentalizzazione dei luoghi dei riti e dei miti collegati.Tali

elementi mostrano una fusione di diverse componenti che gli antichi indicavano come lanie e sabine.Si può

ragionevolmente ritenere che la creazione di Roma sia passata attraverso varie fasi:un gruppo di piccoli

villaggi di pastori e contadini,si sarebbero uniti con un legame di tipo federativo di cui non possiamo

specificare la natura e la portata;Quindi,questo abitato con al centro il Palatino si ampliò progressivamente

fino a occupare i sette colli.Un aspetto essenziale della saga delle origini,che fa di Roma una città

peculiare,è la dichiarazione della sua fondazione,da parte degli stessi Romani,come opera di un gruppo di

sbandati,di banditi,che Romolo raccolse e guidò.Questa idea della peculiarità romana percorre tutta la

letteratura,ed è una chiave di lettura molto importante per la storia della formazione de dello sviluppo

della città.

Gli ordinamenti socili delle origini

L’ORGANIZZAZIONE GENTILIZIA

Pur tra molte incertezze e differenti interpretazioni,alcuni dati consentono una ricostruzione di questa

comunità più antica.Gli Istituti fondamentali della società arcaica erano le e la era

gens famila.La gens

costituita da gruppi di famiglie che riconoscevano un comune antenato;aveva un suo territorio,che

possedeva collettivamente;non doveva avere un capo«istituzionale»,permanente:le fonti nominano

talvolta un ha un ruolo limitato ad alcuni episodi,come la guida di un gruppo che si sposta.

pater gentis,che

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DETTAGLI
Esame: Storia romana
Corso di laurea: Corso di laurea in programmazione e promozione turistica
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AntoSilv90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Franchina Duilio.

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