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Servio Tullio. Entra nel seguito di Tarquinio Prisco e grazie anche a Tanaquil riesce a succedergli.

Mastarna era davvero il nome del capo clan di vulci? Non lo si sa, forse non si tratta di un nome

proprio quanto piuttosto di una carica: forma etrusca della parola latina magister. Questa figura del

magister populi sarebbe diffusa in tutta Italia centrale compreso il mondo etrusco. La tradizione

derivante dall'imperatore claudio trova un corrispettivo in una tomba etrusca nel quale c'è un

dipinto importante (tomba francois) che rappresenta uno stermino: nell'angolo è rappresentato un

prigioniero con le mani legate, sulla parete compare un personaggio che ha sotto le ascelle due

spade e con le sue mani libera il prigioniero: una per lui e una per il liberato. Questi personaggi

recano il loro nome:

-prigioniero: celio vibenna

-liberatore: mastarna

Il seguito vede il massacro di personaggi inermi ad opera di altri personaggi che sono i membri del

clan.

La forma di governo romana si evolve rapidamente in un modo sconosciuto e che la tradizione ha

cristallizzato nella legislazione di Romolo. Le aristocrazie gentilizie accompagnano il lavoro di un re

che pur essendo un capo assoluto non è un capo dinastico (subisce i condizionamenti

dell'aristocrazia gentilizia). Il confronto tra le varie forze politiche porta alla nascita di una mentalità

legata alla forza militare: cittadino all'occorrenza soldato che è forza e limite di Roma. Questa

mentalità vede come elemento centrale stabilizzatore il ruolo dell'aristocrazia (senato), pur non

avendo nessuna capacità legislativa di fatto condiziona l'operato del re, come il popolo, queste

forze giocano per condizionare la condotta del re. Le fonti letterarie attribuiscono ai re capacità

politiche e militari in modo alterno (re pacifici e guerrieri). In queste leggende c'è un nucleo di

verità: all'inizio del VI secolo roma ha avuto un'influenza sulle regioni del Lazio e alcune sono state

assorbite, roma diventa un centro egemone e c'è un'espansione territoriale indubbia formata da

territori sottomessi e formalmente indipendenti: Lavinium cade sotto il controllo romano: centro

religioso dei latini, vennero trovati 13 are che appartengono a una città latina diversa. Lavinium

centro pan latino come il santuario di diana ad ariccia, santuario a giove sul monte cavo, colli

romani. Roma tende a esercitare un'egemonia su centri importanti a carattere religioso perché

centri di raccolta dei latini. Alla caduta dei re il territorio in mano a Roma era di circa 822 km

quadrati, molto più grande rispetto alle altre città latine. Alla fine dell'età monarchica Roma è una

società differenziata e le istituzioni accompagnato i mutamenti che caratterizzano la città.

Tomba francois di vulci: personaggio che viene dalla città etrusca di volsini ucciso da uno di vulci.

Vicino c'è rasce che uccide un altro personaggio della città di sobana. Altro personaggio fratello di

celio vibenna (aulus). Un personaggio punta la spada verso uno che si trova infossato e che si

chiama cneve tarqunies da Roma corrispondente latino di cneo Tarquinio. Se così fosse mastarna

si impose uccidendo Tarquinio Prisco diventando re senza l'intervento di Tanaquil, secondo la

tradizione però il suo nome sarebbe Lucio: potrebbe però essere la deformazione della parola

etrusca che significa signore, Lucio non sarebbe quindi il vero prenome di Tarquinio Prisco. Non è

sicuro, ma una tradizione fortissima collega vulci a roma e alla famiglia vibenna. È possibile che

stai tratti di una saga legata ai vibenna, ma non tutti gli episodi vagamente contemporanei tra loro

sono una glorificazione dei fratelli vibenna ma di tutta la famiglia. Rappresentano anche una

glorificazione di vulci. Questo avveniva nel IV secolo (pittura di due secoli dopo i fatti), che

interesse avevano i nobili vulcenti di glorificare gli antenati illustri? Roma mette in crisi e in

decadenza il mondo etrusco, che tende a chiudersi su se stesso: compaiono immagini

dell'oltretomba e volti angosciati, solo i più consapevoli capiscono che la loro civiltà sta finendo, i

nobili infatti si rifanno al loro passato glorioso.

Mastarna non rientrava nei parenti: sodalis di celio vibenna. Nome che forse è legato alla carica

del magister populi, potere militare carica che come quella del rex sacrificus segna la fine del

potere assoluto del re. Figura che compare apparentemente con Tarquinio Prisco,

successivamente verrà accompagnato dal magister equites (capo della cavalleria). La figura più

vicina sarà il dictator che ricopre una magistratura molto particolare. Nome che indicherebbe il

capo delle forze armate di vibenna. Se così fosse i poteri principeschi nell'italia centrale vengono

affiancati da capi militari. Il magister è un fenomeno non solo romano ma anche laziale e sud

etrusco. Sia nelle fonti etrusche che in quelle romane si ha notizia di una morte violenta di

Tarquinio Prisco.

Servio Tullio considerato l'alter romolo: rinnovamento nelle istituzioni. Qualcuna di queste riforme è

stata fatta nel VI secolo, altre no: intorno a un personaggio conosciuto come riformatore si crea un

corpus di riforme attribuite a lui anche se non era così. I romani non avevano il senso della

profondità delle loro istituzioni. L'arrivo di servio tullio a roma precede di poco quello di atta clausus

e altri che a capo di clan si affacciavano alla città che faceva gola a molti.

La tradizione liviana dice che governa a metà del VI secolo, principali riforme:

-costruttore di edifici sacri, degno successore di Tarquinio Prisco. Costruì un tempio di diana

sull'aventino. I templi di diana costituivano centri religiosi di raggruppamento per tutto il Lazio.

Pretesa di S.T. Di costruire un tempio di diana nel quale si raccogliessero i latini. Questo perché i

centri religiosi hanno valenza politica.

-mura serviane: dibattito sulla datazione. È difficile che nel VI secolo sia state costruite ma non

impossibile. Vengono attribuite a Servio Tullio. Le mura sostituiscono il perimetro murario del

palatino attribuito a Romolo. Quello che colpisce è il lungo perimetro delle mura di servio tullio.

All'interno delle mura c'è un colle considerato fuori dal pomerio, all'origine il circuito delle mura e il

pomerio coincidevano all'incirca, ora ci sono le mura ma dentro una parte viene esclusa dal

pomerio: la parte dell'avenitno viene esclusa. È da collegare alla costruzione del santuario di

Diana, all'interno del pomerio altrimenti sarebbe stato un santuario di Roma, all'interno del quale i

latini sarebbero dovuti affluire come stranieri. Pur lasciando l'aventino nelle mura ne stabilisce

un'extraterritorialità dalla valenza religiosa. Modo per salvaguardare il sentimento di indipendenza

religiosa dei latini. Prima volta che mura e pomerio non coincidono, questo avviene anche dopo

con silla (estensione a tutta l'Italia).

-4 tribù urbane: 4 ripartizioni territoriali all'interno della città di Roma. Cittadinanza residente a

Roma divisa in luogo di nascita. Fenomeno che riguarda anche il mondo greco (atene), nello

sviluppo le tribù territoriali presuppongono un ampliamento e democratizzazione nel corpo civico.

Sono funzionali al potere delle gentes? No, la loro forza è tale che si adattano al concetto di

territorialità, ma non nasce per loro. Nomi: palatina, collina, esquilina e sucusana. Inizialmente la

tribù era la collina: colle per eccellenza Quirinale. Creazione tribù rustiche: del territorio

extraurbano, Roma conquista le città circonvicine anche sulla riva destra del Tevere. La chiusura

aristocratica avviene più tardi: le tribù rustiche aumentarono con le conquiste finché si arrivò al

numero di 31 alla fine della 1 guerra punica. I capi delle gentes, capi delle grandi famiglie ricche

per detenere il potere politico stabilisce che la popolazione vada ripartita nelle tribù: vanno iscritti

tutti i cittadini romani proprietari terrieri nelle 31 tribù, nelle 4 tribù urbane vanno iscritti tutti i

cittadini residenti in città che non abbiano proprietà terriere. La popolazione di Roma diventa

sempre più proletarizzata nelle 4 tribù. In questo modo avevano 31 voti nei comizi centuriazi.

-moneta: non vero, Roma nel VI secolo non aveva moneta, venivano usate quelle di altri popoli.

Fenomeno tardo a Roma. Grande ricchezza basata sulle proprietà agrarie, politica degli agrari di

conservazione. È stato trovato un pane di rame, usato come moneta di scambio e si andava a

peso stabilendo equivalenze. Spesso ci sono dei disegni che garantiscono l'originalità del bronzo.

La moneta con la distinzione aureo, sesterzio è tarda. Ma non si esclude una forma di pagamento

di questo tipo e anche di accumulazione di metalli preziosi. Questa forma premonetale è chiamata

aes signatur, valore: peso e purezza del metallo.

-ordinamento censitario: popolazione divisa in classi di censo. Non si sa come veniva valutata la

ricchezza di queste classi, 5 classi di censo.

Il popolo non ha nessuna rilevanza nelle scelte politiche, ma grande importanza nelle scelte

religiose: sancisce che il monarca deve detenere l'imperium. Costituzione di Roma elastica:

claudio lasciava intendere che era legata all'apporto di popolazioni esterne. Malgrado tutti i

mutamenti costituzionali Roma risulta sempre una città stato che governa un grosso impero

territoriale. Le strutture politiche e istituzionali della città stato vengono adattate in modo da

governare un grosso impero territoriale, quando diverrà troppo grande la forma di governo sarà un

ibrido: monarchico ma formalmente repubblicano (Augusto). Occorre cambiare forma di governo

perché cambia la composizione dell'aristocrazia: in prosieguo di tempo sono i capi delle gentes ad

avere il potere politico ed economico. L'aristocrazia gentilizia si evolve e subisce attacchi

mescolandosi con altre aristocrazie che vengono dall'esterno, al governo ne rimane sempre una.

Con il passare del tempo l'aristocrazia non è più dinastica ma basata sul denaro. Anche in età

imperiale.

1 grande trasformazione avviene nel corso del VI secolo con la monarchia di Servio Tullio.

Mutamenti di tutti i generi:

-Carattere urbanistico, una grande città non può più essere controllata dalla costituzione romulea.

Inoltre la città attira diversi popoli: necessario che la città si monumenti ovvero costruisco edifici

pubblici e sacri, che avevano significato politico. La città si ingrandiva e migliorava sotto l'influsso

greco ed etrusco. Una parte del bottino veniva amministrata dai magistrati in vista della

costruzione di opere pubbliche. Ampliamento e abbellimento della città

-Aumento della popolazione: il corpo civico si differenzia, quando più è ricca tanto più deve

differenziarsi. La nuova stratificazione sociale è basata sul censo (timocratico). Le istituzioni

romani recepiscono questo mutamento nella società: vengono cambiate le istituzioni per renderle il

riflesso di una società stratificata, al potere deve rimanere sempre però l'aristocrazia. Servio tullio

crea l'organizzazione centuriata (non si sa se sia proprio del VI secolo ma è sicuramente stata

fatta da un re). Hanno più privilegi le persone di ceto elevato, che hanno anche maggiori doveri

come il servizio militare, onere gravoso perché tutto a spese del singolo reclutato. Chi era molto

ricco doveva portare elmo, lorica (corazza): pezzo più prezioso, gambari, schinieri. Queste armi

erano di bronzo, scudo e lancia: il modo di combattere delle aristocrazie è il combattimento a

falange (unità compatta in cui tutti i soldati sono vicini e si proteggono l'un l'altro con le lance che

sporgevano). Quelli armati di picche, bastoni e fionda costituivano l'ultima classe. Importante l'idea

della stratificazione sociale: colpo all'aristocrazia gentilizia.

Nel VI secolo si rende necessaria una ripartizione del suolo pubblico di Roma in circoscrizioni

territoriali (4 tribù territoriali di Servio Tullio). Il territorio sacro di Roma non appartiene a nessuna

delle tribù e forse anche l'area del foro lo era perché area pubblica e sacra (queste aree tendono

ad essere estranee all'organizzazione tribale). Minimo aggancio tra tribù e curie (ripartizioni

territoriali in parte). L'indicazione dell'appartenenza alla tribù diventa parte della nomenclatura del

cittadino romano: nelle epigrafi si inseriva il patronimico: cneus octavius luci filius (prenome nome

cognome e appartenenza alla tribù). Le tribù territoriali secondo alcuni erano funzionali alla

formazione di una nuova assemblea (improbabile). Le tribù servivano allo stato romano per gli

accertamenti fiscali: elenco dei cittadini e dei loro beni per il pagamento dei tributi, questo aveva

anche una ricaduta sul servizio militare (doppio binario tributario e militare). Più avanti, non si sa

quando, l'organizzazione delle tribù che diventano nel 242 a.c. 35 da luogo a un comizio in cui tutti

i partecipanti sono ripartiti in 35 unità di voto a seconda della loro sistemazione territoriale. Quando

crearono le tribù rustiche fuori da Roma vengono assegnate a tribù già esistenti i popoli che

venivano da fuori. Veniva usato un criterio demografico e non c'era continuità territoriale. I cittadini

potevano essere convocati nel comizio tributo. I cittadini venivano divisi in cunei. Il comizio avrà

funzione sia legislativa che elettiva: su proposta del magistrato il comizio tributo può approvare

delle leggi e quando bisogna eleggere un magistrato votano per i candidati: venivano eletti i

questori e gli edili cururi (magistrati inferiori), pretori e consoli (magistrati superiori con l'imperium)

vengono eletti dal comizio centuriato. Sono assemblee che prevedono tutto il popolo romano Ra

radunato. Come si vota: in tutte le assemblee generali del popolo romano il comizio tributo è quello

più agile perché la votazione avveniva in questo modo: dopo le elezioni la maggioranza interna da

il voto della tribù che vale 1 unità, in tutto ci saranno 35 unità.

Conclilium plebis: assemblea della sola plebe e non di tutto il popolo romano, i patrizi vengono

esclusi. Funzioni sia elettive che legislative: elegge i magistrati plebei che sono gli edili plebei e i

tribuni della plebe. Nella funzione legislativa l'assemblea della plebe non può approvare leggi (lex

che riguarda tutto il popolo), i provvedimenti che riguardano solo i plebei sono i plebis scita.

Problema nella ripartizione agraria: i ricchi che coltivavano mediante mezzadri. I contadini sii

indebitavano e quando non riuscivano più a sostenerli vendevano e si inurbavano: era un

problema per la città perché in città non c'erano lavori. La plebe urbana parassitaria era sempre

più presente a Roma e con il passare del tempo divennero clientela per i nobili durante le elezioni.

Lo stato riceva un colpo da questo impoverimento dei contadini: nella divisione prevista dal

comizio centuriato in classi gli appartenenti all'ultima classe non avevano alcuna possibilità

economica. Per appartenere alla classe più alta di censo bisognava avere una ricchezza di

centomila assi (monete di bronzo), nel VI secolo l'asse non c'era ancora, veniva chiamata librale e

non veniva usata nelle transizioni quotidiane e le altre classi avevano una ricchezza sempre

minore fino ad arrivare alla quinta con 12.500 assi. Lo stato romano era preoccupato

dall'esaurimento della quinta classe, originariamente era la più fitta ma con il passare del tempo

non venivano più reclutati e dalla necessità di costituire la classe nascono molti progetti di riforma

agraria, tra cui quella dei gracchi. Dall'altro lato lo stato si oppone alle riforme proposte. Lo stato

ricorre allora all'espediente di abbassare il limite della quinta classe: se originariamente era 12.500

assi si abbassa il censo sempre di più e questo provoca rivolte nelle campagne, si arriva al punto

che si recluta per 1500 assi. I gracchi falliscono e a risolvere il problema sarà l'esercito mercenario

(soldati retribuiti), che diverrà anche proletario perché i più ricchi non andranno più a combattere.

Quante unità di voto avevano le singole classi? I membri della prima classe erano ripartiti in 80

centurie o unità di voto, 2 in venti, 3 in venti, 4 in 30. Dalla prima classe vennero create 18 centurie

di equites, nel senso di cavalieri (combattevano con i cavalli).

Alcune centurie avevano l'obbligo di presentarsi al servizio militare con il proprio cavallo: le classi

abbienti erano ripartite in 98 classi di voto e questo creava una maggioranza all'interno della

popolazione che si radunava in assemblea. Andavano aggiunte: 2 centurie di fabrii ovvero i genieri

(costruttori). 2 centurie di tibicines o suonatori di tuba, tromba e aulo. Anche strumenti che hanno

suoni striduli ci sono sempre stati negli eserciti. 1 centuria di proletari ai quali lo stato dava qualche

arma (pietre e forconi). Anche aggiungendo queste 5 centurie si ha un massimo di 95 centurie,

inferiori all 98 delle classi abbienti. Quando iniziò a funzionare il comizio centuriato si votava per

centurie ma quella prerogativa era estratta dalla 1 classe poi votavano gli equites. Quando si

arrivava alla 97 centuria e votavano compatti le azioni di voto venivano interrotte perché si era

raggiunta la maggioranza. Più avanti il procedimento divenne più democratico abbassando a 70 il

numero della prima classe e questo serviva a creare un rapporto tra l'organizzazione centuriata e il

comizio tributo. Si creava un collegamento. Il comizio organizzato censitariamente eleggeva i

magistrati maggiori che avevano l'imperium (consoli e pretori). La centuria non era un numero

esatto di uomini, la disparità di individui appartenenti alle classi inferiori era grande rispetto che a

quelle delle classi superiori. Negazione del principio democratico moderno secondo cui il voto vale

uguale per tutti. Il comizio centuriato fu sempre il comizio in cui si radunava il popolo romano ma

guidato dall'aristocrazia.

I romani avevano già il comizio curiato, quello centuriato esautora il comizio curiato? Si e no

perché entrambi hanno rilevanza sia legislativa che elettiva, ma il più importante è il centuriato

affiancato da quello tributario.

Come si proponeva una legge? Uno dei magistrati andava in comizio e proponeva una legge che

veniva poi valutata dal comizio.

Il comizio centuriato non esautorava di fatto quello curiato perché questo non eleggeva nessuno,

ratificava però l'adesione del re attribuendogli l'imperium (valenza sacrale ma non elettiva), non

emanava leggi. Nelle adozioni il comizio curiato prendeva atto dell'adozione e sanciva il legame

sacrale. Interveniva in poche occasioni. Il comizio centuriato è più laico ma ha comunque valenza

religiosa, quando i re vengono cacciati vengono eletti i primi consoli annuali e quindi occorreva

conferire loro l'imperium e serviva il popolo radunato: prerogativa concessa al comizio centuriato.

Nell'età più antica invece l'imperium era sempre concesso dal comizio curiato.

Magistrature: cariche pubbliche riservate a un ristretto gruppo di persone che appartengono al

senato o che dopo il rivestimento delle cariche pubbliche diventano senatori. Le cariche pubbliche

si scaglionano in diversi livelli di importanza, partono dalla questura e arrivano al consolato.

Può capitare che coloro che non erano nobili ricoprissero cariche pubbliche? Succedeva

raramente ma quando capitava prendevano il nome homo novus: non aveva antenati nobili

appartenenti al senato. In questi casi si mettevano sotto la protezione di senatori con un rapporto

clientelare di dipendenza rispetto a lui (dopo essersi arricchito con traffici). Tra questi cicerone,

gaio mario, catone il censore: uomo benestante che si mette sotto la tutela di valerio fiacco e lui lo

aiuta a fare carriera presentandolo ai comizi tributi per l'elezione alla questura. Una volta avviati

questi personaggi prendevano l'abbrivo e procedevano nella carriera. Diventavano spesso più

importanti del loro protettore. Spesso l'aristocrazia non si apriva eccessivamente all'ingresso di

homines novi, autoreferenziale. L'insieme di cariche costituisce il cursus honorum che tenderà a

disporsi in maniera gerarchica.

Sia la riforma censitaria della quale la riforma centuriata è figlia, sia quella tributa (territoriale) che

nella loro forma originaria appartengono al VI secolo. Queste due organizzazioni appartengono a

un periodo in cui in tutto il mediterraneo si ha una forte ascesa delle aristocrazie: problemi di

ripartizione censitaria e territoriale riguardano non solo il lazio ma in particolare anche atene.

Queste riforme si rendono necessarie dove avviene un ampliamento numerico del corpo civico e

soprattutto un allargamento della ricchezza. Non ci si trova più di fronte a una singola città stato

ma di fronte a città che hanno introno un territorio che le città controllano (fino a terracina). Questo

ampliamento della città a tutti i livelli deriva dal fatto che la città nella sua fioritura attira genti da

fuori. La città si ingrandisce e diventa una potenza economica e militare (regionale). In questo

complessivo aumento della ricchezza iniziano a fiorire molte città del centro Italia che finiranno

assorbite da Roma. Le città si aggregano in varie forme e si creano regioni che hanno al loro

interno dei rami privilegiati: nel mondo latino le città si fanno guerra in continuazione ma rispetto a

un nemico interno si alleano.

Qual è la situazione del Lazio tra VI e V secolo? Una potenza del centro sta diventano dominante:

Roma, che diventa al pari delle città della magna Grecia. Le altre città latine o che le fonti non

definiscono latine in quanto contengono elementi estranei (sabini, umbri), trovano modo di allearsi

tra loro di fronte a una minaccia esterna: Roma o anche città etrusche.

Mondo etrusco, laziale e cuma (magna Grecia): si creano giochi di rapporti politici inframezzati da

ostilità e guerre. Le ostilità più forti dividevano greci ed etruschi: succursale nelle campagne

meridionale degli etruschi che entravano in contatto con i greci: stato di frizione tra i due continui.

Roma e il Lazio si inseriscono in questo gioco in maniera varia. Altra potenza si inserisce:

Cartaginesi, commercianti come i greci che trattano le materie prime di greci ed etruschi. I rapporti

sono quasi sempre di ostilità e nei momenti di maggiore confronto la tendenza degli etruschi è

quella di allearsi con i cartaginesi. Nelle grandi battaglie di cui si ha ricordo sono contrapposti ai

greci, vengono ricordate tre o quattro battaglie:

535 a.c. Alaglia (tra Sardegna e Corsica) la flotta greca e quella etrusco punica si scontrano: chi

vince? I greci dicevano di aver vinto ma non era vero o al massimo di una vittoria mutilata. La

maggior parte degli storici sostiene che sia stata vinta da etruschi e cartaginesi. I greci perché

erano in quelle zone? Seguivano la via del ferro ma soprattuto andavano a Marsiglia, già colonia

greca, dalla quale tornavano ricchi di alimenti. Gli indigeni portavano i loro prodotti nel fondaco e i

greci pagavano generando una rete commerciale. Greci prostrati nella battaglia

526 a.c. cuma i greci vincono. Si sentono le conseguenze in etruria e cominciano i primi segni di

decadenza.

474 a.c. I greci sconfiggono ancora gli etruschi e da questo momento si ha il declino nel mondo

etrusco.

Le vicende di Roma si inseriscono in questo quadro tirrenico. A Roma continua la fioritura che da

luogo a riforme propugnate da singoli personaggi provenienti dall'Etruria. Il successore di servio

Tullio è un altro Tarquinio: Tarquinio il superbo. Re ritenuto "cattivo", idea fomentata da una delle

figlie di S.T che lo aveva sposato. Regna da "tiranno", si appoggia ai ceti inferiori per limitare il

potere aristocratico: composta da genti in parte di origine latina e in parte di origine etrusca perché

l'avvento dei re etruschi aveva favorito l'arrivo di nobili dall'Etruria. Risultano moltissimi personaggi

con nome etruschi nelle gentes più nobili. La monarchia gioca due partite diverse con nobili

etruschi e latini e tra questi c'erano dei nemici del re in carica. Complesso gioco politico di contrasti

e alleanze politiche (tra i nobili etruschi).

Le città latine che sono introno a Roma sono rette da monarchie? Un governo monarchico

garantisce una maggiore continuità politica. Si assiste a monarchi che non hanno sempre potere

vitalizio, sembra che ci siano personaggi che hanno pieni poteri ma che durano in carica solo

qualche anno (in alcune città dell'Etruria 3 anni). Quando si parla di reges o dictatores sono capi di

comunità temporanei, indubbio processo di sfaldamento dei poteri monarchici in favore delle

aristocrazie. A un certo punto viene esautorato per motivi personali o privati: sesto figlio del

superbo avrebbe recato oltraggio a Lucrezia proveniente dall'Etruria e questo provoca la

sollevazione degli aristocratici. Deposto Tarquinio il superbo viene instaurato un governo

repubblicano e diventano capi di Roma Bruto e Collatino, che era marito di Lucrezia violentata da

sesto. Ha credibilità questo episodio? Sa di novellistica: spesso per giustificare mutamenti

repentini di cambi di regno vengono usati questi fatti, 60 anni dopo si verifica un fenomeno simile:

episodio di una violenza resa a una donna per giustificare un mutamento politico: notizia sospetta.

Ma ci sono altri dati interessanti: i capi della congiura che buttano fuori T.S. Sono giunto bruto e

collatino: parenti perché nipoti di Tarquinio Prisco e questo ha fatto pensare a una congiura

familiare. Estromesso Tarquinio il superbo fugge in alcune città etrusche: cere, veio, tarquinia e

chiusi dove viene accolto da re della città porsenna: T.S gli chiederebbe di rientrare a roma e allora

marcia su roma assediandola: prima volta che il re di una città etrusca assedia roma: altre volte

erano stati i capi clan ma mai una figura ufficiale. Anche questo sospetto: eroismo riguardo a

questo assedio perché celano la verità che forse porsenna ha conquistato roma anche se per poco

tempo. Mentre viene contrattato da tarquinio i figlio cerca aiuto presso città latine come gavii.

Porsenna non agisce mai in nome di Tarquinio nella conquista di roma: si disinteressa e va verso

roma. Episodio più importante: il figlio di porsenna raccolto un grande esercito affronta le città

latine ribellate alla presenza etrusca. Le città latine si schierano contro di loro tranne Tusculum che

non si muove perché il principe era genero di Tarquinio il superbo. Si oppongono alla presenza di

porsenna a sud del tevere. A correre in aiuto dei latini è il re di cuma: Aristodemo e quindi greci

contro etruschi, i latini secondo la tradizione vincono e a essere contenti erano anche molti nobili di

stirpe etrusca. Si può dire questo perché abbiamo l'elenco dei consoli: sono sicuramente autentici

e storici? Non c'è risposta decisiva ma i più grandi studiosi che si sono interessati dei personaggi

delle famiglie romane sostengono che i nomi dei consoli sono credibili fin dal 509. Nei primi 50

anni della repubblica presenza di molti consoli che appartengono a famiglie etrusche:

l'estromissione di T.S. Non ha provocato la loro estromissione. Predominio in alcuni anni di

personaggi di origine etrusca. A partire dalla seconda metà del V secolo le famiglie etrusche

tendono a rarefarsi: l'aristocrazia romana vincerà la sua lotta contro le aristocrazie etrusche

presenti a Roma. Fin dall'inizio compaiono nomi appartenenti a famiglie plebee.

La stessa evoluzione ha portato all'esclusione dei re anche in altre regioni del centro italia.

Bruto e collatino diventano consoli ma a un certo punto C. È costretto ad abdicare al consolato

perché imparentato con tarquinio il superbo. Al suo posto viene nominato console publio valerio,

proveniente da satricum: che legittimità ha questa ricostruzione? Ipotesi con la quale collimano i

dati a disposizione in questo momento.

Nella battaglia di Ariccia i latini sconfiggono gli etruschi e scappa a tusculum e porsenna va a cuma

I latini dichiarano guerra a roma

L'evoluzione della costituzione romana ha accompagnato i mutamenti politici ed economici di

Roma: elasticità della costituzione.

1 tappa: servio tullio

2 tappa: caduta della monarchia. Caduta di Tarquinio raccontata dalle fonti come una storia che

riguarda personaggi imparentati con lo stesso Tarquinio: rivolta ad opera dei membri della famiglia

reale contro il potere monarchico di Tarquinio. O si tratterebbe di una congiura di palazzo o di un

fenomeno più ampio: le grandi famiglie etrusche non si ritrovano più nella monarchia di Tarquinio il

superbo. Un fenomeno più ampio si sta svolgendo a Roma: rivolta delle casate gentilizie romane

contro quelle etrusche. Duplice fenomeno: lotta interna tra le famiglie etrusche e una rivolta delle

famiglie romane contro il predominio di quelle etrusche. Fenomeno supposto sulla base di poche

considerazioni fatte sulle fonti letterarie. Le famiglie etrusche presenti a Roma erano numerose e

potenti. Non è un caso che quando la monarchia viene abbattuta i fasti consolari testimoniano che

nei primi decenni della repubblica compaiono consoli appartenenti a famiglie etrusche. Si assiste

anche a una rarefazione di questi nomi etruschi nei fasti. Tentativo di esautorare le famiglie

etrusche. Quesa lenta scomparsa delle famiglie etrusche è contemporanea allo scoppio del

conflitto tra patrizi e plebei. È possibile trovare un nesso? I membri delle famiglie etrusche nel

consolato diminuiscono e lo stesso avviene per i personaggi plebei: tendono a rarefarsi nel corso

della prima metà del V secolo. La loro compresenza fa pensare ad un possibile collegamento.

La caduta dei re avviene in un contesto ampio e complesso: i re etruschi di Roma non erano ben

visti da tutto il mondo etrusco (Porsenna non fa ad esempio gli interessi di Tarquinio). Subito dopo

la vittoria dei latini nella battaglia di Ariccia (contro gli etruschi) è seguita dal fatto che i latini si

trovano in una posizione di forza rispetto agli etruschi. Secondo la tradizione l'esule Tarquinio il

superbo esorterebbe Ottavio mamiglio a sollevare i latini contro Roma: in quel momento si trova in

una situazione di disagio e quindi i latini avevano interesse a colpire le genti etrusche che

comandano Roma. Quello che appare più strano è l'apparizione di spurio Cassio, non patrizio

arriverebbe al consolato e guiderebbe l'esercito romano contro l'attacco ai latini, dura parecchio e

termina nella battaglia che vede la vittoria romana, vincono presso la località di lago regillo. I

romani vincono grazie all'aiuto dei dioscuri castore e polluce (divinità greche). Tre anni dopo

secondo la tradizione lo stesso spurio cassio avrebbe contratto con i latini un'alleanza, chiamata

foedus cassiano: parola che in latino significa alleanza e linguisticamente connesso con fides che

significa fedeltà, rappresentata sulle monete con due avambracci che si stringono, forte

connotazione religiosa, quindi il foedus è obbligante e cogente e non può essere disatteso:

sacrilego. Il foedus prevede la mutua assistenza militare. Il foedus cassiano sarebbe stato

contratto su un piano paritetico tra romani e latini: è come se i romani entrassero nella lega latina e

si ponessero su un piano di parità con le altre città latine. Roma entra a far parte del nomen

latinum, ne consegue che qualsiasi atto di politica estera che vede Roma protagonista non è atto

della singola città di Roma ma della lega. Fin quando dura questo patto? Fino a quando si ribellano

e Roma li stermina e maltratta (338 a.c.). Il foedus dura 150 anni e c'è un'unica politica estera.

Questo rapporto si tradurrà anche in un rapporto privilegiato sul piano del diritto civile: si

instaureranno tre diritti fondamentali che congiungono strettamente gli individui appartenenti alle

città della lega:

-conubium: un romano e un cittadino latino possono contrarre matrimonio riconosciuto valido da

tutte le città della lega. Quando due si sposano prendono la cittadinanza nel luogo di residenza.

-commercium: tra roma e le città latine e anche tra città latine qualsiasi transazione veda coinvolti

uomini di due città latine la transazione acquisisce valore per tutta la lega latina, i rapporti

commerciali erano tutelati da un diritto comune.

-migrazio: chi si recava in una città della lega in giorno di comizio votava nella città in cui si

trovava. Un cittadino di una città latina poteva venire a Roma e acquisire diritto di voto o

cittadinanza nella città in cui si trovava.

150 anni dopo i latini si ribellano:

1. fin dai primi anni successivi al foedus cassiano si forma un esercito della lega (guerra atto della

lega), se il foedus fosse stato paritetico il comando sarebbe dovuto passare di città in città, ma

a partire dalla metà del V secolo il comando un anno era nelle mani di un personaggio di

Roma, l'anno dopo in quelle di una latina, poi di nuovo in quelle di Roma. La situazione del

comando non è più paritetica perché ad anni alterni il comando è nelle mani di roma.

2. Verso la fine del V secolo roma comincia a esigere un tributo dai cittadini della lega: posizione

egemonica di Roma che si riserva di chiedere truppe alla lega e non soccorrere le città della

lega. Nel momento del foedus era stato stabilito il contingente da fornire e una sopravvivenza

di questo c'è nella formula togatorum (cittadini romani che vengono mobilitati a fare il servizio

militare): numero di soldati forniti. A un certo punto sembra che sia Roma a chiedere soldati

quando è diventata una potenza territoriale.

Sconfitta e scioglimento della lega latina: i romani furono durissimi ma mantennero i diritti latini.

Roma avrebbe contratto 7 anni dopo un simile foedus con gli ernici, che vivevano a sud di Roma.

Non è sicuro che essi abbiano avuto subito gli stessi diritti dei latini.

La tradizione sembra coagulare intorno a spurio cassio tutti i diritti che accadono intorno al V

secolo. Non appartiene alle grandi gentes etrusche e ha un grande seguito popolare. A lui veniva

riferita una proposta di legge volta a abolire il nexum ovvero la schiavitu per debiti; vigeva la

consuetudine che il debitore insolvente diventasse schiavo del creditore (in tutto il mondo antico),

schiavo: non è individuo capace di se dal punto di vista giuridico. In tutto il mediterraneo dal VII

secolo emersero tentativi di riformatori che volevano: riforma agraria e abolizione del nexum.

Questi due elementi sono ricorrenti nella storia agraria di tutto il mediterraneo (redistribuzione delle

terre e cancellazione dei debiti già voluti da cleomene III: re importante che sotto la spinta della

grave crisi sposa gli ideali stoici della redistribuzione delle terre e della cancellazione dei debiti).

Quando un nexus era debitore nei confronti di più creditori le leggi delle 12 tavole che

appartengono alla metà del V secolo e che ribadirono il nexum come istituto giuridico dicevano che

siccome si trattava di un oggetto lo schiavo andava diviso tra i vari creditori: a lungo si è pensato

che si trattasse di una divisione simbolica, i giuristi sono tornati sull'argomento e probabilmente

almeno in epoca arcaica c'era questa lacerazione del nexum.

Secondo la tradizione spurio cassio sarebbe il primo legislatore che propone questi cambiamenti e

contro di essi insorgono i proprietari terrieri e le famiglie gentilizie: viene accusato di aspirare alla

tirannide e fare una politica cesarisitca e viene ucciso. Spurio cassio è il primo grande riformatore

e questo avviene poco dopo la prima secessione della plebe. La plebe appare alla ribalta politica

nel 494, secessione sul monte sacro: aventino, tempio dedicato alla triade plebea: cerere, libero e

libera. A roma si sta consolidando in questo periodo il modello repubblicano (monarchia caduta da

10 anni), alla caduta dei re i romani eleggono dei capi che governano per un anno e prendono il

nome di consules, hanno i poteri politici dei re e l'imperium che ricevono dal comizio curiato.

Vigevano due principi: annualità e collegialità nelle magistrature romane. Due magistrature

importanti che eludono questi principi:

dictator: deriva dall'antico magister populi e non obbedisce a nessuno di questi elementi, ha 24

littori e viene meno la collegialità. Rimane in carica solo 6 mesi

Censura: i censori sono due, c'è la collegialità ma vengono eletti ogni 5 anni e restano in carica 18

mesi quindi non sono annuali.

Gli altri magistrati saranno sempre due o più e resteranno in carica un anno, potente antidoto alle

usurpazioni potere da parte di uno solo, precauzione prese da un'aristocrazia che non vuole un

uomo solo al comando. Il consolato aveva l'imperium, potere di condurre l'esercito e come gli altri

magistrati avevano una precisa podestas, potere che inerisce alla carica. Precisa definizione dei

compiti dei magistrati. La collegialità è attesta dalla seconda metà del V secolo. Fonti parlano di un

pretor maxi su: i primi magistrati dovevano chiamarsi cosi e sotto di loro c'erano dei consiglieri che

venivano chiamati consules.

Non conosciamo l'origine ne la vera natura della plebe, anche gli antichi avevano poche

informazioni: nell'antichità si comincia a ricordare il conflitto tra patrizi e plebe nel II secolo d.c. In

questo periodo si ributtava sull'antichità una definizione che risentiva dei problemi dell'epoca:

problemi agrari. La tendenza degli storici interpreta questo conflitto come uno tra ricchi e poveri

(contadini e agrari). La spiegazione agraria economica doveva essere ripresa dalle filosofie che

avevano il loro cardine nel concetto di lotta di classe: dimostra come già nella Roma arcaica

nascono conflitti legati a sperequazioni sociali. La rivolta plebea è dei poveri contro i ricchi. Queste

interpretazioni (economica, politica) potevano sposarsi con quella etnica:

Plebei: autoctoni

Patricii: venivano dall'esterno

Teoria che non li considera come due etnie diverse. Aspetto religioso: tra le varie interpretazioni è

significativo che vengano definiti dalle fonti come due nomina: nel mondo romano arcaico nomen

ha una forte valenza identitaria (legato al proprio e ostile verso gli altri nomina). Questo emerge dal

fatto che il nomen nella nomenclatura romana indica il gentilizio. Nomen romanum giustapposto o

contrapposto al nomen latinum: quando spurio cassio li fa alleare compie una grande impresa

religiosa perché fa convivere due nomina. A livello gentilizio le singole gentes avevano i propri

sacra e ogni gens venerava una divinità diversa e ognuna aveva i propri lari e penati (divinità della

casa e della famiglia). I sacra facevano si che ogni gens avesse la propria caratteristica, ad

esempio i mores (usi). L'appartenenza a nomina diversi indicava sacra diversi: anticamente le

singole gentes avevano cimiteri diversi o zone riservate a quella gens nel cimitero dell'esquilino.

Finché prevale il sistema gentilizio la separazione che esiste è forte, con la civitas si ridimensiona

e le gentes si sfaldano nelle famiglie ma nonostante questo hanno gli stessi sacra e lo stesso

nomen. L'elemento sacrale è persistente è legato a nomen diversi. Alcune gentes avevano anche

feste proprie: lupercali, festa di febbraio che era propiziatoria del ritorno della vegetazione: festa

della fecondità. Durante questa festa dei giovani con verghe inseguivano donne incinte e le

bastonavano per allontanare il malocchio dalla donna simbolo di fecondità. A quali gentes

appartenevano questi giovani? Alla gens fabia e alla gens quinctia. Esistevano anche tabù

specifici: la gens quinctia e quella aelia per lungo tempo hanno avuto la proibizione di far indossare

alle donne oggetti d'oro.

Nell'età monarchica in roma non agiscono due civiltà differenti: non ci sono lotte tra patrizi e plebei.

In corrispondenza con la caduta monarchica nasce il contrasto, nell'epoca della lotta tra famiglie

romane ed etrusche. Fenomeno strano e inspiegabile. Vengono combinate le varie ragioni del

conflitto, lo storico gaetano de sanctis inventò la formula della serrata del patriziato: alla caduta

della monarchi i gruppi gentilizi più forti e di stirpe romana si sono uniti e hanno infeudato le

cariche pubbliche prendendo le posizione di potere ed escludendo gli altri. Poche gentes prendono

in mano il potere così che il resto della comunità rappresenta un conglomerato eterogeneo che

prende il nome di plebe. Colpisce l'estrema prontezza con cui la plebe quando si ribella sa

organizzarsi e l'articolazione che i capi della plebe sanno dare al nomen plebeius. Di conseguenza

questo fa pensare che esisteva un'elite anche censitaria ma culturale che era in grado di teorizzare

nuove forme politiche e istituzionali. La plebe si organizza in maniera piramidale dietro capi capaci.

I patrizi erano detentori esclusivi della auctoritas patrum: facoltà sacrale per cui i gruppi gentilizi

appartenenti al patriziato potevano sancire le leggi. Il ruolo svolto nel gruppo gentilizio dal

patronum nei plebei è svolto dai magistrati plebei che hanno il diritto di auxilium ferre plebis

(portare aiuto alla plebe), così come il patrono nei confronti del cliente.

La prima apparizione della plebe risale a una 10 di anni dopo la caduta della monarchia. Il 496

(battaglia del lago di regillo) viene innalzasti il tempio alla triade plebea (cerere, libera e libero)

contrapposto a quello della triade patrizia nel campidoglio. L'edificio doveva essere tenuto in

ordine e vengono creati due magistrati plebei: responsabili del tempio di cerere, libero, libera.

Inizialmente il tempio essendo l'unico non aveva nome e veniva chiamato aedes (al singolare

significa tempio, al plurale vuol dire casa). Queste persone dal nome venivano definiti edili plebei.

Un secolo dopo anche i patrizi faranno lo stesso e vennero creati gli edili curuli (indica una carica

legata ai senatori). La grande creazione della plebe è il tribuno della plebe: di poco successiva alla

prima secessione: nel 496 c'è la fondazione del tempio e due anni dopo c'è la secessione o prima

rivolta della plebe, quella per eccellenza è la secessione ovvero la volontaria separazione. Non è

una rivolta armata, la plebe lo fa perché i patrizi vogliono alleare i cittadini in vista della guerra

contro veio. La plebe si rifiuta di combattere per loro ma accettano di combattere per Roma: i

patrizi chiedono cosa vogliono e questi avevano molte richieste da fare ai patrizi: quelli più ricchi

non avevano rivendicazioni economiche da fare ma politiche poiché vogliono essere compartecipi

della vita politica. Il piccolo contadino invece chiede una riforma agraria e quindi i capi della plebe

avanzano molteplici richieste per coagulare la plebe. La secessione finisce con menenio agrippa

che dal monte sacro pronuncia l'apogolo dopo il quale la plebe ritorna insieme ai patrizi. Egli dice

che anche se i patrizi li sfruttano la città di Roma è come un corpo umano nel quale sono braccia e

gambe, i patrizi invece sono il ventre che si ciba, ma nonostante questo anche loro riescono a

cibarsi. I plebei accettano questa argomentazione.

La fine della secessione non pone fine ai problemi e quindi la plebe si riorganizza: serve una

rappresentanza politica e vengono creati i tribuni della plebe: originariamente erano due ma poi

aumentano di numero fino ad arrivare a 10. La plebe si organizza in un'assemblea che è il

concilium plebis (no comizium essendo l'assemblea di tutti i cittadini romani). I tribuni venivano

eletti dalla plebe con una lex sacrata: legge dal valore sacrale, sempre chiusa da un giuramento. Il

tribuno è una figura sacro santa (sacro santità), non si può attentare alla sua figura altrimenti si è

maledetti dagli dei. Questo scadeva quando il tribuno usciva di carica. Successivamente la figura

del tribuno della plebe verrà assunta dall'imperatore. Anche gli imperatori erano resi inviolabili dal

punto di vista sacrale. Il concilium plebis veniva convocato dal tribuno. Assume anche il potere

dell'intercessio ovvero il diritto di veto: vietavano la votazione di una legge (enorme potere).

L'assemblea della plebe è più agile, prima che si raduna ripartita in tribù territoriali: comizi tributi,

ma forse prima nasce il concilium plebis tributus. La ripartizione della plebe è attribuita a publilio

volerone. La plebe crea la propria organizzazione politica in un periodo di grave arretramento della

potenza romana: le lotte interne crea uno stato di debolezza interna aggravata dal fatto che i plebei

usato come arma la renitenza alla leva (non si arruolano) e Roma rimane senza esercito perché

quello della lega latina non basta. Si trattava di guerre stagionale molto lunghe che duravano

decenni), da quando vengono cacciati i re il territorio romano si contrae. Una delle cause

determinanti della crisi fu il contrasto tra patrizi e plebei, che chiedevano varie cose:

-ragioni di carattere sociale: revoca del divieto di conubium: patrizi e plebei si sposavano ma il

matrimonio non era riconosciuto dallo stato e quindi i figli non potevano ereditare. La situazione

era divenuta più intollerabile dopo il foedus cassiano perché romani e latini avevano il diritto di

conubium.

-chiedono che le leggi vengano scritte: Volevano gli stessi diritti civili ma per farlo bisognava

essere tutti uguali dal punto di vista giuridico: il giudice era patrizio e interpretava il diritto in

maniera diversa a seconda che il reato era fatto da un patrizio o un plebeo. Il diritto non è

codificato. Arbitrio dei giudici patrizi.

-chiedono terre: non private ma pubbliche, grande ager publicus. I grandi proprietari privati

tendono ad appropriarsi delle terre pubbliche. Il colle della plebe è l'aventino e quindi i plebei

chiedono distribuzione di terre sull'aventino. Le fonti non dicono a quale titolo, potrebbero chiedere

solo l'usus. Non si sa se le hanno ottenute.

A furia di secessioni i plebei ottengono che venga nominata una commissione di 10 membri

incaricata di scrivere le leggi: leggi delle 12 tavole. Rimangono in carica un anno e secondo la

tradizione scrivono delle leggi giustissime. L'anno dopo ai giudici patrizi si aggiungono quelli plebei

che sarebbero state secondo la fonte ingiusta. Le dodici tavole vengono codificate. 1 tavola viene

considerata iniusta perché confermava il conubium e anche l'istituto del nexum. Una vittoria è stata

ottenuta: le leggi vengono scritte, primo passo per far si che la legge sia uguale per tutti. Dopo di

che ricominciano le secessioni che durano 80 anni e hanno una forza tale da bloccare i comizi

elettorali, altre volte rifiutano di mettersi sotto il comando di un console patrizio. A questo soccorre

l'elasticità romana: i plebei creano in accordo con i patrizi dei tribuni militum consulari podestate,

comandante che hanno il potere dei consoli solo in guerra. Ci sono anni in cui non vengono eletti

nemmeno i consoli ma solo i tribuni militum in numero variabile e con patrizi e plebei. Questo crea

un campo neutro che il consolato non poteva rappresentare. Viene creata una nuova magistratura.

Successivamente otterranno la possibilità di avere un console

I capi della plebe capirono che era inutile approvare plebisciti se non diventavano leggi. Legge

publilia filoni per la quale acquisiscono valori di legge ma non si sa attraverso quale meccanismo:

la plebe es. nel 445 ottiene la revoca del divieto di conubium ad opera del tribuno caruleio:

propone un plebiscito chiamato lex caruleia. Egli probabilmente si sarà presentato al concilium

plebis al quale propose questo plebiscito di revoca del divieto di conubium, la plebe approva

arrivando al plebis scitum, in un'occasione di debolezza del patriziato caruleio si reca dai capi

patrizi e li informa dicendogli che conviene anche a loro accettare la revoca altrimenti continuano a

essere renitenti alla leva. Il tribuno della plebe avrà proposto ai patrizi in caso di rischio di

secessione che è meglio che si accordino sul nome di alcuni tribuni militum: i plebei combattono se

tra loro ci sono anche dei plebei e in cambio i patrizi revocano il divieto di conubium. Un magistrato

patrizio porta allora il testo davanti al comizio generale chiedendo se tutti i romani volessero

approvarlo. Se rispondono si allora il plebis scitum diventa legge. Non è un processo agile, a

differenza del concilium plebis. I non patrizi erano contenti di dover rinunciare ai consolati. Caruleio

presentò un plebiscito in cui i plebei chiedevano tre provvedimenti:

-revoca del divieto di conubium (livio, de conubio)

-uno dei due consoli potesse essere plebeo (de consolatu)

-de modo agrorum: riforma agraria volta a limitare i possessi agrari di terre pubbliche da parte dei

patrizi. Il possesso poteva essere anche illegale. Legale: il patrizio proprietario terriero poteva

ampliare i propri terreni prendendo in affitto dallo stato parte di terreno pubblico. I patrizi erano gli

unici a poter acquisire nuove terre dallo stato e dopo pochi anni non pagavano più l'affitto delle

terre. Questi possessi tendono a essere gratuiti e a perpetuarsi. Questi terreni diventano parte del

patrimonio della famiglia patrizia. Anche i plebei vogliono terre: molti contadini poveri, indebitati e

resi schiavi dal nexum.

Livio racconta di caruleio che aveva fatto queste proposte perché erano le tre richieste che

venivano dalla plebe del V secolo anche se non si sa se caruleio abbia effettivamente fatto queste

proposte. Livio dice che a parte il conubium gli altri vengono respinti ma probabilmente non

vennero mai proposti.

La plebe viene tenuta insiseme dalla lex sacrata. Univa la plebe ai propri capi. La debolezza della

plebe la spinge a organizzarsi in modo molto compatto. Indizio della debolezza: rendere sacrosanti

i propri rappresentanti (tribuni della plebe). Motivo che torna nella storia della repubblica e si

afferma nel principato.

Il momento di estrema chiusura del patriziato trova una sanzione nelle 12 tavole. I patrizi iniziano

ad aprirsi in parte perché costretti. Ne l corso degli anni aumenta il potere contrattuale dei plebei:

uno dei motivi costituito dalla difficile situazione di Roma per quanto riguarda la politica estera: il

passaggio alla repubblica era stato difficile, l'aristocrazia si era divisa e gli etruschi erano stati

esautorati. La caduta dei re aveva provocato reazioni a catena nei popoli vicini (insurrezione dei

latini, intervento di cuma). Prima Roma sulla difensiva e questa situazione porta a una contrazione

del territorio controllato da Roma (non è più fino a Terracina ma si limitava a pochi km al di là delle

mura serviane). I romani tendono a ricorrere a un modello federale per esercitare un'egemonia sul

territorio circostante. Da un punto di vista giuridico si mettono sullo stesso piano dei popoli vicini.

Non ricorrono sempre alla conquista brutale, il più delle volte ricorrono al sistema delle alleanze.

Roma poteva pretendere la sottomissione di una città alleata. Se riteneva che la città sconfitta

potessero esserle utile Roma la assorbiva nella propria fides: le città si rimettevano alla volontà di

Roma, resa incondizionata. Roma non la distruggeva e diventavano alleati. Quelli che vengono

accolti sono assimilati ai latini? No, non hanno i tre diritti dei latini. Sono alleati inferiori. Dopo la

sconfitta mantengono l'indipendenza interna e possono ottenere l'indulgenza romana a patto che

l'aristocrazia delle città vinte venisse sostituita da una filo romana. Roma garante dei privilegi della

nuova aristocrazia. Gli alleati italici possono ottenere gli stessi diritti dei latini? Gli aristocratici

possono ma come comunità no, il problema si pone nel II secolo quando la cittadinanza italica

inizia a chiedere questi latini. Modello annessionistico: quando Roma vince a una comunità nemica

che si era battuta fino allo stremo viene sterminata. La comunità vinta giuridicamente scompare. I

superstiti diventano cittadini romani ma il territorio della città viene annesso diventando ager

Romanus. Fino al II secolo erano pochi coloro che volevano diventare romani: significava

rinunciare alle proprie tradizioni, lingua, mores. Comunità sradicata dalla sua cultura. Qualche

volta erano optimum iure e la città diventava municipio: hanno pieni diritti o in casi particolari

possono essere privati del diritto di voto. Subiscono la sorte peggiore: sterminio e assimilazione

forzata. In questo modo Roma torna a ingrandirsi. Modo di esercitare il modello annessionistico:

altro a partire dal III secolo. I romani creano un nuovo istituto: la provincia, diversa

dall'occupazione di una città: il territorio della provincia diventa di proprietà dello stato romano. Da

un punto di vista giuridico è parte integrante dello stato ma non è perfettamente uguale al territorio

dei municipia. Possesso forzato dello stato romano: gli abitanti della provincia non diventano

cittadini romani ma restano peregrini. Il territorio diventa romano ma gli abitanti no. I romani non

volevano un allargamento eccessivo della cittadinanza. Modello usato contemporaneamente a

quello federale nella conquista dell'Italia. Ma poi quello annessionistico prevalse nella conquista

delle provincie. Il modello federale si adattava meglio a una realtà italica. Terzo modello: coloniario,

per ampliare i loro possedimenti ricorrono alla fondazione di colonie. Questi espedienti attutiscono

la crisi determinata dalle guerre contro i popoli circostanti. Il sistema federale servi ai romani che

lottavano per la loro sopravvivenza. Galli senoni primi che attaccano Roma.

Quando i plebei si organizzarono i patrizi reagirono creando le magistrature. I patrizi crearono la

censura per avere in mano l'esatta situazione patrimoniale dei cittadini romani: iniziava a essere

usata la riforma centuriata (più tarda rispetto a Servio Tullio). Censura: carica curule riservata ai

senatori e nello stesso contesto viene creata la pretura (giustizia). L'aristocrazia patrizia romana si

accorse dopo il 445 che non aveva motivo di rifiutare l'imparentamento con l'aristocrazia plebea.

Sono uguali a loro perché hanno interessi in comune, il pericolo proviene dagli stati inferiori della

plebe. Apertura successiva alle 12 tavole e poi plebiscito caruleio. Primo console plebeo legato alle

leggi licinie sestie. Lex ogulnia, 300, stabilisce che anche i plebei possono entrare nei collegi

sacerdotale: la separazione era garantita dai diversi sacra e il venir meno a questa differenza nei

collegi sacerdotali permette la fusione delle due aristocrazie. Nuova aristocrazia fondata sulle

gentes, ma l'istituto delle gentes è in crisi perché prevale quello della civitas nel suo insieme. Le

gentes preferivano unirsi per non perdere il potere politico. Erano perequati anche sul piano dei

sacri, che senso aveva lasciare una separazione tra concilium plebis e comizi? Già nel 339

pubblilio filone aveva alleggerito l'iter fino ad arrivare alla legge ortensia: i plebisciti acquistano

valore di legge per tutto il corpo civico compresi i patrizi.

Continua excalation di conquiste da parte della plebe ma questo conflitto porta solo alla nascita di

una nuova aristocrazia. Non è un processo di democratizzazione. Continua come prima il sistema

clientelare: la differenza è che ne usufruisce un'aristocrazia ampliata che prenderà il nome di

nobilitas. Durante questo processo si introducono non solo magistrature ma alcuni principi della

vita associata romana che diventeranno basilari nella vita dell'uomo romano: ben presto venne

introdotto il diritto di provocatio ad populum, diritto di appello al popolo che ha ogni cittadino di

fronte alla condanna del magistrato: secondo grado di giudizio. Il diritto è del cittadino romano

condannato a morte, se veniva ricondannato a morte allora veniva decapitato (cittadino romano),

lo straniero e lo schiavo invece venivano crocifissi.

Le conquiste della plebe, cedimenti dei patrizi, non furono senza reazione da parte dei patrizi: negli

anni in cui venne concesso il conubium i problemi di reclutamento furono gravissimi che porta al

tribuni militum, soluzione di compromesso perché non si poteva rimanere per molto senza un

magistrato con l'imperium. I patrizi per reagire alla vittoria dei plebei creano magistrature che

vanno a beneficio del nomen patricium, secondo le fonti nel 443 viene creata la censura. Molto

importante perché dava al gruppo dirigente patrizio il polso della situazione a livello della

demografia, censimento: ogni cittadino veniva censito con tutti i propri beni, serviva per il

reclutamento e perché la ricognizione dei beni permetteva di ripartire la popolazione nelle varie

centurie all'interno del servizio militare e nel comizio centuriato. I censori erano magistrati (2) che

venivano eletti ogni 5 anni e stavano in carica 18 mesi (nel tempo restante non c'erano). Hanno

una grande potestas sui cittadini romani, per questo viene affidato a personaggi dal rango elevato.

Si diventava censori dopo il consolato (fine III secolo). Importante perché i censori censivano i

cittadini romani e i loro beni ma anche perché i censori davano in appalto le terre pubbliche, più

avanti anche dai questori. Venivano date a privati che pagavano un canone: in questo modo lo

stato riceveva dei tributi supplementari. Un altro potere acquisto dai censori è la revisione

periodica delle liste senatorie: i censori avevano l'elenco dei senatori che andavano castamente

aggiornato perché alcuni morivano, altri nuovi subentravano: chi ricopriva una carica curule

(consolato pretura, edilita', e questura) aveva diritto a sedere in vita al senato. La censura non è

nel cursus honorum perché è un'aggiunta ad esso, la più prestigiosa carica che però non gli

appartiene obbligatoriamente: onore in più. Le famiglie più importanti tendono a fare eleggere i

propri membri alle magistrature più importanti per cui inizialmente c'è un passaggio privo di logica

fino a quando si crea la legge villa che stabilisce il certo ordo magistratus: questori, edili, pretori,

consoli. Tra le varie cariche bisogna lasciare un certo lasso di tempo che tende poi a diminuire. I

patrizi hanno ancora dei vantaggi? Si perché i patrizi possono passare dalla questura alla pretura

senza essere edili. D'altro canto i patrizi non possono rivestire la carica di tribuno della plebe che

diventa sempre più importante. Le cariche di carattere religioso (pontefici e auguri) si collocano

extra cursum e nelle epigrafi possono essere collocate all'inizio o alla fine (enfatizzata). Con

l'andare del tempo i censori avevano il diritto di sottoporre i cittadini a giudizio censorio:

censuravano i cittadini indegni, più tardi ottengono anche di censurare i senatori indegni e infine

espellerli. I censori nella colonna vuota accanto al nome del senatore in colore rosso la nota

censorea: atto di accusa. Conclusi i 18 mesi i registri venivano chiusi e depositati. All'uscita di

carica dei censori si faceva una cerimonia di purificazione che si chiamava lustratio o lustrum (ogni

5 anni): significato di rinascita e palingenesi. Nel 367 con le leggi licinie sestie passa il

provvedimento per il quale uno dei due consoli può essere plebeo. I patrizi subito dopo creano due

magistrature: una a imitazione degli edili plebei ma soprattutto il pretore che ha l'imperium e come

compito principale quello di amministrare la giustizia in roma (pretor urbanus), un secolo dopo

viene creato il pretore peregrinum e deve giudicare le cause che vedono coinvolti un cittadino

romano e uno straniero. I pretori diventano poi 8 perché iniziano a esserci le province: maggior

numero di magistrati dotati di imperium per condurre l'esercito. Ben presto queste cariche si

aprono anche ai plebei. Non c'è nessun patrizio che vuole la separazione dal resto della comunità

e per questo passa la legge publilia filonis che anticipa la legge ortensia. Nel 326 viene abolito il

nexum: non esiste più la schiavitu' per debiti.

Non si sa quando vennero istituiti i questori: nelle fonti amministrano l'erario per conto del senato.

Tenevano i registri delle entrate e delle uscite dello stato romano. Questori erano spesso dei

giovani. A 18 anni venivano mandati a fare i tribuni militum e diventavano oratori, soldati e si

preparavano alla carriera politica. Si dava loro un compito di carattere amministrativo in modo che

imparassero a tenere i conti dello stato: non si poteva sbagliare. Era un lavoro di grande

responsabilità. Il questore non sempre forse ha avuto questa funzione: dall'etimologia del termine

forse indagavano sui parricidi. Non si sa quando nascono. Chi ha in mano la politica estera

romana è il senato: non passa nelle mani dei magistrati perche sono annuali mentre la politica

estera richiedeva continuità e pianificazione futura. Il senato invece era permanente. Il senato e le

magistrature erano due aspetti della stessa nobilitas. Il senato a differenza delle assemblee non

formula leggi ma formula sententie o pareri e anche mandata (raccomandazioni circa la loro

posizione su un argomento). Teoricamente non hanno potere obbligante ma sono pareri dei

senatori come quelli che parlano in comizio. Consonanza perfetta tra i mandata e le leggi del

comizio. In un caso soltanto il parere del senato è obbligante: unico organo che può promulgare lo

stato d'assedio. Mandata e sententie sono dei consulta: in caso di disordini interni il senato ha

potere di decretare lo stato d'assedio, grazie a questa il senato attribuisce al console il compito di

entrare armato in città (unica deroga alla sacralità disarmata del pomerium) ed entra per riportare

l'ordine pubblico. Provvedimento che non viene preso molto spesso, es. al tempo di silla o per

l'uccisione di gaio gracco. Dice quanto fosse forte il potere del senato. Momentanea sospensione

del diritto di provocatio in questo caso.

I romani reagiscono alla contrazione tramite alleanze e leghe con le quali riconquistano territori nel

Lazio. Nel processo di espansione gioca un ruolo il modello federale. L'espansone tiene conto

delle esigenze anche degli alleati. Alla fine del V secolo l'esercito della lega vede i soldati romani

che formano il nucleo dell'esercito e poi le truppe ausiliare fornite dagli alleati latini e italici. Modello

federale in Italia ma appendice nella formazione dei regni clienti: propaggine del modello federale.

Come era regolata la vita delle comunità alleate di Roma? Le città latine iniziarono a essere

regolate sul modello romano: sono formalmente stati indipendenti che hanno contratto con roma

un foedus, roma pertanto è determinante nella vita delle comunità alleate che tendono ad

assimilarsi al modello istituzionale romano e tendono ad assomigliare alle città di diritto romano o

municipia. Municipium ha le sue istituzioni locali e le città romane hanno capi annuali sul modello

dei consoli. Bastavano due capi e due aiutanti che intervenivano nell'amministrazione: due

magistrati corrispondono ai consoli e gli altri due quattuorviri e uno dei loro compiti è quello di

giudicare i reati commessi nel municipio e che prevedono una certa multa (contro il patrimonio) e

amministrano la comunità gli altri due sono edilicia protestate (funzione degli edili di roma). Questo

collegio era annuale e ogni 5 anni due assumevano il titolo di quinquennales perché facevano il

censimento. Per questo i censimenti avvenivano in modo rapido. Nei municipia c'era un'assemblea

del popolo alla quale partecipavano solo i cittadini abbienti e quando erano cento prendevano il

nome di centurioni. Non c'era l'assemblea generale del popolo.

(Elenco colonie su ariel)

Le città della lega latina sono disposte intorno a Roma. A partire dal IV esercita una egemonia sulla

lega. Roma combatte contro comunità straniere in Italia (non hanno rapporti con Roma e la lega

latina) e queste si arrendono: Roma assume queste comunità vinte come alleate che non fanno

parte della lega e si chiamano alleati italici. Hanno soltanto obblighi nei confronti di Roma. Queste

comunità pur essendosi arrese a Roma restano indipendenti. Roma decide che in certi casi è

meglio non lasciare la libertà interna a queste comunità che vengono vinte e devono essere punite

in modo pesante: vengono annesse insieme al loro territorio che viene a far parte dell'ager

romanus. Gli abitanti del centro vinto diventano cittadini romani, il nome che indica questa realtà

politica annessa a Roma è municipium, parte del territorio romano ma staccati dal territorio.

Significato di municipium: gli studiosi pensavano si trattasse di una concessione o beneficio che

roma dava a queste comunità. Teoria sbagliata perché la parola significa assumersi un munus

onore/obbligo. Se il significato originario è positivo allora i romani regalano qualcosa altrimenti

significa che è una costrizione. Questo è il significato più originario. Dopo significa anche onere

perché quando i romani si assumevano degli impegni si assumevano un carico: gli obblighi di

clientela prevedevano che il patronus beneficasse la clientela. Il fatto di assumersi un obbligo

gravoso a beneficio della comunità romana diventa anche motivo di onore. I primi municipia

nascono come punizione della comunità romana. Alcune comunità vengono incorporate e quindi gli

abitanti diventano cittadini romani ma non hanno diritto di voto (sine suffragio). Questa situazione

dura pochi decenni. In genere dopo qualche decina d'anni diventa municipium normale. Ulteriore

punizione. I romani chiamavano queste comunità civitates sine suffragio. Civitates può avere un

significato dispregiativo: non riconoscere un 'identità in quanto significa genti. Quando

acquisiscono diritto di voto prendono il nome di municipia. La conseguenza è che tutta l'italia

centrale si configura come un mosaico di comunità diverse con diversi statuti. Importante perché

contrassegna la prima espansione di Roma in italia: avviene nel segno della diversità. Si arriverà

all'omologazione? Progressivamente tutte le comunità romane diventano municipia e si parlerà

quindi di un'italia dei municipia. Prima unificazione dal punto di vista giuridico. Omologazione

culturale non ci sarà mai. L'italia doveva diventare per le provincie quello che roma era stata per

l'italia ma questo progetto non venne completato.

Nel foedus cassianum c'era una parità di trattamento nella divisione del bottino di guerra che

veniva spartito anche tra i latini.

In italia nel III secolo vengono create nuove comunità: colonie. Non si sa quando comincia il

processo di colonizzazione, alcuni sostengono che cominci in età monarchica, Filene sconfitta

avrebbe ricevuto un contingente coloniale romano. Le fonti antiche ricordano l'esistenza di colonie

antichissime latine. Fondate tra l'inizio del V secolo e il 338 (norma, anzio, ostia, vitellia, circei,

satricum e sutrium). Sono riconosciute come fondazione della lega latina: atto di politica estera. Le

cose cambiano dopo il 338 roma sconfigge i latini e scioglie la lega latina, lo scioglimento non

implica la distruzione delle città latine. Non fanno però più parte della lega in quanto non sono più

legate tra loro. Vengono lasciati i diritti latini. La fondazione di colonie latine è diversa prima e dopo

il 338. Dopo si tratta di fondazioni effettuate per decisione univoca ed esclusiva di roma. Queste

colonie hanno lo statuto di una città latina e non di municipium. Abitanti che non sono cittadini

romani. Colonia che diventa uno stato formalmente indipendente ma alleato di Roma. Roma

decide dove fondare la colonia, quanti coloni inviare e ognuno ha diritto ad un appezzamento di

terra e Roma stabilisce quanto devono essere grandi i lotti di terra dei singoli coloni. Colonia

fondata da magistrati romani designati tramite una legge: per fondare una colonia bisogna

promulgare una legge. Legge coloniaria per ogni colonia fondata, indica esattamente chi sono i tre

personaggi incaricati della fondazione di una colonia: tre magistrati straordinari. Il loro nome è

quello di triumviri coloni deducundae. Senatori il più delle volte ex consoli. Vengono investiti

dell'onore dell'onere di fondare la colonia. La legge cita il nome dei triumviri, il numero dei colori e

a volte anche il luogo in cui i coloni devono essere inviati. Che scopo avevano le colonie? 2

fondamentali: spesso erano complementari, uno di presidio del territorio (finalità strategica e anche

militare: doveva essere in grado di difendersi) per cui spesso viene collocata in territorio

potenzialmente nemico o in territori nevralgici dal punto di vista dei rapporti internazionali. Altra

finalità: tipo di società di roma ha creato un fenomeno di proletarizzazione delle campagne che

porta all'inurbamento: premessa per una pressione sociale insostenibile. Colonie motivo per

decomprimere la pressione sociale (finalità sociale). Colonia programmata 4 o 5 anni prima della

deduzione ovvero fondazione. I romani mandano sul sito destinato delle commissioni senatorie e

vanno i triunviri che portano con loro i gromatici ovvero i misuratori della terra e cercavano il

terreno più adatto per fondare una città e occorrevano molti requisiti (pianeggiante, presenza di

acqua). Si arrivano a mandare fino a 6000 coloni (si spostavano con la famiglia) per le grandi

colonie. Era una vera migrazione di massa. Non si sa con quali criteri i coloni venissero reclutati

ma al reclutamento provvedevano gli stessi triumviri che vagliavano la proposta di coloro che si

candidavano. I romani partecipavano alla fondazione di colonie latine perdendo la cittadinanza

romana e diventando latini. Quando arrivavano i coloni sapevano già quale era il loro terreno e

trovavano una capanna con gli attrezzi e poi si sarebbero costruiti da soli la casa. Fin dalla

divisione delle terre i romani stabilivano una gerarchia tra le terre: non erano distribuiti in lotti

uguali, nella colonia partono già dei piccoli possidenti, medi e anche normali piccoli contadini. La

gerarchia per il mantenimento della pace sociale è essenziale. Coloro che hanno estensioni di

terra più grandi sono destinati a costruire la colonia, che dovrà avere uno statuto e i romani

decidono che devono avere un modello istituzionale simile a quello dei municipia: quattro

magistrati annuali che prendono il nome di duoviri, l'assemblea è decurionale ovvero degli

aristocratici. Gli apprezzamenti più grandi venivano assegnati in base a criteri clientelari. Un altro

criterio era il livello culturale: per diventare maggiorenti occorreva saper leggere e scrivere la

proprietà è alienabile, diventa inalienabile nel momenti in cui i contadini che non riescono a

mantenerla la vendono ai grandi proprietari ma questo non viene mai rispettato perché i grandi

proprietari votano leggi a favore dell'alienabilita'. Questi coloni essendo latini quando venivano

reclutati dove venivano sistemati? I latini dopo il 338 sono soggetti al tributo e all'obbligo di fornire

soldati (tassativo). I soldati non vanno a servire nelle legioni ma nelle truppe ausiliarie. La

differenza sta nell'armamento: le truppe ausiliare combattono secondo le loro consuetudini. Le

truppe appena formare vengono distribuite tra queste e combattono secondo le usanza romane.

Alla fine dell'età repubblicana gli auxilia combattono secondo i loro uso locali.

Esistevano colonie romane formate da cittadini romani. Le fonti riferiscono dettagli anche poco

credibili ma secondo la tradizione le prime 10 colonie romane sarebbero state fondate dopo il 338

sui litorali: tirrenico e adriatico. Vengono chiamate colonie marittime che vengono insediate a

difesa del territorio e del mare. Possibilità che un nemico venisse dal mare come i greci ma meno

probabilmente cartaginesi: avevano rinnovato il trattato di navigazione nel 348. Questa protezione

delle coste. Quanti individui venivano mandati? Le fonti dicono che lo scopo primario della colonia

romana era quello militare. I coloni che partivano andavano a insediarsi su un centro già esistente

che ricevevano un ampliamento e lo stato coloniale. Inizialmente i coloni che partivano erano 300

e partivano con le loro famiglie e coltivavano i campi per essere autosufficienti e mantenere la

famiglia. Vigeva però un regolamento militare. Alla sera il colono doveva tornare nel centro abitato:

principio della disciplina militare. Se non tornava per tre notti consecutive veniva considerato

disertore. Questo aspetto militare si stemperò nel tempo e le colonie erano più estese e

densamente popolate: la prima fu sena gallica (senigallia). All'inizio aveva 2000 coloni. Presidia da

sud il territorio dei galli senoni. (Secondo decennio III secolo). I coloni diventano più numerosi

successivamente. Nel corso del I secolo la colonizzazione si contrare. Rare colonie. Dopo i gracchi

le uniche colonie fonte sono narbo maius, verdona (tortona) eporedia

Nuovo assetto che permette la formazione di nuovi ceti: altri ricchi commercianti, artigiani. Ceto

ricco che tenderà ad arricchirsi e differenziarsi al proprio interno. IV secolo non compaiono ancora

banchieri, armatori e publicani (appaltatori che prendono in appalto ad es. l'affitto di terre). Nuovi

ceti emergenti che vogliono entrare a far parte dell'aristocrazia. Aspirano a diventare senatori e

proprietari terrieri. Il conflitto tra patrizi e plebei non ha più motivo d'essere. Non è più un problema

di nobiltà di sangue. La nuova nobilitas ha come fondamento la ricchezza. I ceti emergenti hanno

la consapevolezza di essere ricchi e quindi nobili mentre prima era l'inverso. Processo lentissimo

ma che si compie nel IV secolo. Parificazione tra patrizi e plebei. Roma estende sul Lazio e sulla

Campania la propria egemonia che prende forme diverse e ottenuta con modalità diverse

(annessioni, colonie e modello federale). Roma riesce a conquistare l'Italia centro meridionale e il

mediterraneo. Territori d'oltremare annessi come province. Questa differenziazione di modelli di

conquista stride con la semplicità di rapporti interstatali che Roma intratteneva con gli altri popoli

(incentrato sulla fides, sul bellum iustum). Concezione arcaica a cui rispondeva un pragmatismo

intelligente nello sfruttamento di alleanze, occupazione di territori. I romani procedevano

empiricamente nella scelta del modello da adottare. Continuità di politica estera.

Colonizzazione romana, latina e viritana.

Colonizzazione viritana: attribuisce pezzi di terra alle singole colonie. Accertata quella dell'ager

gallicus: fascia costiera che comprende la Romagna meridionale, marche e parte dell'Abruzzo. Nel

corso di vari episodi bellici i romani deportano i senoni. Nel 233-231 in seguito a un plebiscito

proposto da gaio flaminio propone l'assegnazione viritana dell'ager gallicus. Nell'area sorgevano

già la colonia latina e romana. All'interno della fascia c'erano già altre città. I romani si accorsero

che non bastavano a sradicare la presenza dei senoni. Territorio colonizzato dopo il 295. Motivo:

dare una lezione ai galli dell'Italia peninsulare. Boi molto pericolosi e attaccano sull'adriatico e su

roma. I romani concepiscono una politica difensiva in senso anti gallico. Colonizzazione che non

prevede la fondazione di città. Quando si divide la terra in lotti bisogna creare spazi comuni perché

devono incontrarsi tra loro per decisioni, praticare i culti. Centro di mercato. Spazi chiamati fora

(forum: foro). Ben presto nel foro si elevano degli edifici, la prima parte a monumentalizzarsi e' la

parte comune. Si creano edifici pubblici che sono locande e bordelli ma anche i templi. Dedicati

alla triade capitolina e diventano il cuore religioso. L'artefice del forum viene spesso ricordato.

Diventa un centro abitato che avviene per crescita spontanea. Com'è la romanizzazione di questa

zona? Crudeltà contro i senoni. I superstiti tendevano a tornare verso la costa e si mettevano al

servizio dei coloni. Nome senone politicamente scomparve. A rimini i romani si rendono contro che

è presente la pianura padana alla quale non avevano mai pensato: inospitale perché coperta da

immense foreste anche se fertile, necessitava di una bonifica. Condizioni per avere un paesaggio

agrario rigoglioso. Questo lo capisce l'aristocrazia terriera conservatrice. Cronologicamente tra 230

e 170. Promossa in zone in cui si ritiene necessaria una romanizzazione forzata.

Momento di espansione reso possibile dalla parificazione patrizi e plebei. Il mondo centro italico è

preoccupato: due mondi sono interessati: osco e campano. Il primo non è culturalmente unitario,

parte dall'umbria e comprende la dorsale appenninica fino alla lucania. Queste comunità vivevano

sparse in villaggi e a volte si univano in leghe: più importante sannitica. Comunità di villaggio che

poteva avere una grande estensione di terre introno perché erano soprattutto pastori. Vivevano in

villaggi e spesso erano raccolti in comunità diverse dal villaggio e chiamate fagi. Avevano capi

elettivi scelti nell'aristocrazia, alle volte il popolo veniva chiamato in assemblea e il popolo veniva

chiamato touto. Erano poveri e non tolleravano incrementi demografici notevoli. Vigeva un istituto

chiamato ver sacrum: primavera sacra. Aveva molte varianti e veniva bandita quando si aveva un

eccesso di popolazione o crisi di sovrappopolamento: una parte della popolazione si allontanava

dal resto andando a cercare nuove sedi. Alle volte si destinava alla partenza la generazione

successiva. Questi pastori cercavano la via del mare e soprattutto le città greche. I romani

avevano contratto un'alleanza con i sanniti. Si erano manifestate all'interno dell'alleanza con i latini

delle crepe: dominazione romana. I romani allora stabiliscono un foedus con i sanniti. Centro italia

in subbuglio per i continui moventi dei sanniti che prendevano la via del mare. I campani

costituirono una lega con al centro capua. Teano chiede aiuto alla campania ma vengono sconfitti

dai sanniti. I campani allora chiedono aiuto a roma. I romani non potevano intervenire contro i

sanniti perché loro alleati. Allora quando i campani vengono sconfitti i romani inducono capua ad

arrendersi a roma. Si consegnano e vengono accolti nell'alleanza romana. Quando i latini

muovono contro roma inizia il biennio della guerra latina e chi perde soccombe. Vincono i romani e

nei trattati di pace Roma dimostra la sua abilità nella disposizione che roma da alle città ribelli. Il

console vecio mures si immola con il rituale della devotio. Quando i romani sul campo di battaglia

erano in difficoltà il console prometteva la propria vita in cambio della vittoria romana. Cerimoniale

per cui indossava una toga porpora e si bendava poi si lanciava con il cavallo contro i nemici. Poco

prima di arrivare al contatto si apriva una voragine dentro cui finiva il comandante romano e la

terra si richiudeva ma i romani vincevano. Significa votare se stessi alle divinità sotterranee. Tre

generazioni di veci mures si sarebbero sacrificate:

1 guerra contro i latini

2 battaglia di sepino

3 battaglia di ascoli satriano contro pirro

Questo non corrisponde al vero. Vittoria romana dopo la quale viene sciolta la lega latina. Non

tutte le comunità vengono trattate allo stesso modo. I romani dovevano punire soprattutto i nemici

irriducibili. Il fatto che la lega latina venga sciolta non implica che non ci siano più città latine: signa,

circei, norba, satricum, sutrium. I tre diritti valgono solo tra le singole città e roma. Non esistono più

diritti civili spendibili all'interno delle città latine. Città decurtate di parte del loro territorio. Le terre

migliori venivano incamerate da Roma. Diventava territorio pubblico romano. Aristocrazia più

povera e filo romana. Quelli che hanno resistito di più vengono incorporati: diventano municipia o

civitates sine suffragio. La parte portata via corrispondeva a un terzo o a due terzi. Diventano

municipia Ariccia, lavinium. I romani a volte facevano un'eccezione per la religione: continuano ad

avere i loro culti locali accanto a quelli di roma.

I romani approfittarono della vittoria sui latini per annettere altre città che si erano dimostrate ostili.

L'incorporazione più vantaggiosa fu quella della Campania settentrionale: ager campanus.

Territorio più fertile. Vengono incorporate cuma, capua, la zona chiamata agro falerno. I romani si

fermarono li. Avevano raddoppiato il loro territorio. I sanniti stavano buoni anche perché da una

zona dell'odierno epiro era arrivato un personaggio che arriva in italia con il suo esercito perché

chiamato da taranto e in tutta la magna grecia si sparge la notizia dell'arrivo dei romani. In questa

occasione la città più propensa a chiedere aiuto alla madre patria è taranto che chiamano in aiuto

di alessandro il molosso. Sua sorella è olimpiade madre di Alessandro magno. Viene in italia

anche pirro perché non si accontentavano del loro regno e volevano terre più importanti in nome di

alessandro. Alessandro il molosso voleva altre terre e non faceva gli interessi della citta che li

chiamava. Guerre poco combattute.

Secolo delle guerre sannitiche: momento fondamentale, Roma conquista l'egemonia dell'Italia

peninsulare. Divide et impera: i romani separavano i loro nemici e poi davano diverse istituzioni. La

fascia costiera non è sotto l'egemonia romana, è greca. Nel corso delle guerre sannitiche Roma ha

proceduto con lentezza: dovevano combattere anche su terreni ondulati e riforma l'esercito: riesce

ad assoggettare i sanniti. Periodo di grande trasformazione. Tra 310 e 290 Roma diventa una

grande potenza, perché le vittorie e i bottini di guerra arricchiscono Roma. Vengono importati

anche schiavi, prigionieri di guerra. In questo modo Roma si avvia a diventare un'economia

schiavistica. Uno schiavo greco serviva ad esempio da precettore: inizia a riaffermarsi la cultura

greca. Gli schiavi dei ricchi sapevano anche far di conto: i senatori li usavano per amministrare i

propri beni, egli poteva anche essere liberato. Doveva comprare la propria libertà dal padrone. Il

padrone gli dava una paga (peculium) che usava per riconquistare la libertà. Il più delle volte il

padrone dava volontariamente la libertà allo schiavo perché anche se diventava liberto manteneva

gli obblighi di clientela verso il padrone. Questi liberti erano spesso ricchi e i loro figli avevano gli

stessi diritti di un cittadino romano. Nuovo ceto di cittadini liberi e ricchi che provengono da

antenati schiavi. I senatori avevano l'obbligo di possedere solo ricchezze terriere e non potevano

dedicarsi agli affari e alle attività imprenditoriali. Intraprendevano allora un'attività e la intestavano

al liberto (prestanome). Senatori che hanno interessi commerciali e altri rimangono solo proprietari

terrieri. L'arricchimento dei figli genera una nuova nobilitas del denaro costituita in parte dai

senatori e in parte dai discendenti degli schiavi i quali vogliono entrare in senato. In una società

chiusa come Roma questo è un fatto rivoluzionario. Riusciranno a entrate in senato diventando

proprietari terrieri. Altri invece preferirono continuare le attività imprenditoriali. Ceto di ricchi che

non è di proprietari terrieri. Fascia intera di società che a livello di prestigio si colloca sotto i

senatori: cavalieri o equites. Le due grandi classi sociali che dominano la politica romana sono i

senatori e i cavalieri. I romani le definivano ordo (ordine). Parola importante perché non parte da

un presupposto di separazione giuridica (si trova nel nomen). I due ordines sono aperti al

passaggio: i ricchi cavalieri volevano essere senatori. Tra l'ordine equestre e quello senatorio

esisteva una divergenza assoluto di interessi: la politica li divideva. Negli ultimi 2 secoli della

repubblica combattono una lotta per la conquista del potere politico. Augusto risolve il problema

facendo diventare entrambi suoi funzionari.

310 a.c. La lotta tra patrizi e plebei si sta esaurendo, viene eletto censore appio claudio ceco.

Capisce che i tempi sono cambiati e i senatori per mantenere il loro dominio politico devono

accogliere anche i detentori di capitali mobili. Osserva due cose:

1 è folle che nelle 31 tribù rustiche vi siano solo i proprietari terrieri. I grandi ricchi erano compresi

tutti nelle 4 tribù urbane dove c'era anche la plebe (poveri e ricchi senza terre). Questo provoca

dissidi nella società. Dice di distribuire coloro che sono iscritti alle 4 tribù urbane nelle 31 tribù

rustiche.

2 Lo stesso deve essere fatto anche nei comizi centuriati: concetto di ricchezza fondato sulle terre.

Nelle varie classi di censo vanno distribuiti i ricchi in base al reddito e non se sono proprietari

terrieri o imprenditori.

Passano questi provvedimenti, ma qualche anno dopo viene abolita. Ormai però Roma si avvia ad

avere una oligarchia di censo.

Vengono costruiti: via Appia e grande acquedotto. Importante perché significa che lo stato aveva

ricchezze enormi da spendere. Dopo le guerre sannitiche comincia a Roma l'economia monetaria

(oro, argento: cartina di tornasole della salute dell'economia romana e bronzo). La moneta ha un

valore intrinseco legata al pregio del materiale. Quella d'argento era maggiormente alterabile

(poteva essere levata la patina argentata: non veniva più accettata nei pagamenti).

Sistema tributario romano: i romani e gli alleati pagavano il tributo che era proporzionale ai beni. I

cittadini romani residenti in Italia ottennero l'esenzione dal tributo dall'anno successivo alla

battaglia di pitna: Roma sconfigge la macedonia. Nel 167 viene eliminato il tributum (torna alla fine

del II secolo d.c.). I cittadini romani non pagavano le tasse perché le casse erano molto ricche e

quindi potevano permettersi questo lusso. Non venne pagato per 3 secoli.

Esistevano tasse indirette: quasi tutte legate al pagamento di un canone che veniva versato per lo

sfruttamento delle terre pubbliche: vectigal. Altra tassa importante era il portorium ovvero i dazi che

venivano pagati nei porti, successivamente i romani nei porti del mediterraneo non pagavano i

dazi. Questa era una forma di concorrenza sleale: le merci dei commercianti romani costavano

meno in quanto non caricate dei dazio. Una delle cause della rivolta degli italici nel 91 a.c. Fu

questa. Città dominata dalla ricchezza e basata su essa. A Roma la ricchezza si diffonde tra i ceti

elevati e coinvolge le famiglie nella loro interezza. Si creano i presupposti per una nuova cultura

che in parte è anche greca. L'aspetto più scandaloso è che le donne di Roma fanno sfoggio di

molti ornamenti d'oro e preziosi, questo perché i poveri vedono e provano rancore: in questo modo

si alimenta l'odio di classe. I conservatori promulgano leggi suntuarie: contro l'esibizione del lusso

soprattutto in momenti particolari della storia.

La fine delle guerre sannitiche fa si che Roma entri nel concerto delle potenze ellenistiche: sono

quelle nate dall'impero di alessandro magno, conquista in pochi anni un impero colossale che va

dall'attuale Albania fino al fiume indo. A partire dal III secolo impero diviso in 3: Egitto (tolomei),

macedonia (e regni clienti), seleucidi (seleuco conquista il regno a partire dal 301 e va dal mar

Egeo fino all'indo e al suo interno si formano altri regni come pergamo), regno destinato a sfaldarsi

a causa della discesa dei parti. Regno che comprende Turchia, Siria, Giordania e medio oriente e

arrivava fino al golfo persico.

Roma ha solo l'Italia meridionale però è in contatto con le città greche. Di fronte alla pressione

Romana i più spaventati erano i tarantini che prima avevano chiamato Alessandro il molosso e ora

chiamano Pirro, il re dell'Epiro. Pirro era imparentato con i macedoni e la moglie lamassa era figlia

di agatocle che aveva ottenuto il controllo della Sicilia. Divisa in due aree: orientale piena di colonie

greche (Messina, Catania, Siracusa), la parte occidentale (Palermo, mozia) era in mano ai

cartaginesi e c'era una situazione di frizione. La città più importante era Siracusa. Pirro sbarca

portando con se gli elefanti. I romani rimasero sconvolti ma imparano a neutralizzarli: vengono

lanciati alla ceca contro le file romane. Le prime due battaglie condotte sono due vittorie che sono

costate molto al vincitore: sanguinose e nocive ai vincitori. Tenta di ripetere l'esperienza di

conquistare la Sicilia e i cartaginesi si rifugiano nell'estrema parte occidentale dove c'era la

fortezza imprendibile. Le città greche della Sicilia si rivoltano contro Pirro. Torna in Italia e sa che i

romani lo aspettano e allora decise di affrontare i romani nella battaglia decisiva di Benevento.

Qualche anno dopo riesce a diventare re di macedonia. Benevento 7 anni dopo diventa colonia. I

romani prendono Taranto, una delle città più ricche. Questi personaggi venivano chiamati nelle

singole città in cui le lotte interne erano tra la vecchia aristocrazia e quella filo romana. In pochi

anni romani conquistano tutta la magna Grecia.

Grandezza di Roma: costituzione mista:

-Elemento monarchico: consoli

-Elemento aristocratico: senato

-Elemento democratico: comizi

Grandezza di Roma sta anche nella continuità senatoria. Cambia come persona ma rimangono gli

ideali. Il senato è l'ago della bilancia. Anche Cartagine ha costituzione mista e quando c'è lo

scontro i romani vincono. Quando due si confrontano una è in ascesa e l'altra volge al tramonto:

vince quella in ascesa ovvero Roma (polibio). Altro elemento della vittoria esercito: cittadini romani

(legionari) e truppe ausiliare di alleati. Esercito di Cartagine: di mercenari (assemblea del popolo

non viene mai convocata). I cartaginesi non combattevano erano commercianti o proprietari

terrieri). Cartagine diverrà provincia d'africa (terra più fertile). Quando vennero conquistate le città

siciliane si ponevano per i romani una serie di problemi:

1 che statuto giuridico dare a questo territorio? Soluzione romana: la Sicilia conquistata nella prima

guerra punica viene annessa e diventa proprietà del popolo romano, gli abitanti della Sicilia non

prendono la cittadinanza romana. La concedono a loro discrezione alle aristocrazie filo romane

delle città greche. L'aristocrazia anti romana viene sterminata. I romani fanno capire subito che il

nuovo territorio diventerà oggetto di sfruttamento dei romani. Di questa situazione fruiranno anche i

nobili greci che si sono schierati al fianco di Roma.

2 come governare e raccogliere i tributi? Bisognava creare uno statuto per cui il governatore

potesse comandare l'esercito. Il governatore doveva avere l'imperium e poteva essere solo un

pretore o un console. Elemento complicato da mettere in pratica allora trovano un escamotage: la

grandezza di Roma sta nella capacità di adattamento. Risolvono il problema mandando un ex

console che prende il nome di proconsole e al posto del pretore mandano un propretore. Sistema

chiamato proroga dei comandi. Il comando in provincia (proconsolato) non ha una durata fissa e

tende a dilatarsi fino a 2 o 3 anni. Spesso venivano accusati di concussione (costringere qualcuno

a fare qualcosa approfittando del proprio potere). Nel 149 viene istituito un tribunale speciale che

giudica esclusivamente nelle province il reato di concussione. I governatori avevano forti tangenti e

rubavano anche opere d'arte che erano numerose. Essi non avevano dei funzionari: a Roma non

c'era il funzionariato, questo differenzia Roma dalle monarchie ellenistiche. L'amministrazione della

provincia è tenuta da un proconsole e un propretore. Viene designato dal senato. Le province

avevano sempre avuto un metodo di pagamento delle imposte: irone di siracusa stabilisce che i

contradici paghino la decima (devono pagare un decimo del loro prodotto). Istituto molto agile e

dava garanzie di equità. I romani quando arrivano in sicilia usano il suo stesso sistema di imposte.

Si servono sempre di sistemi tradizionali locali. Grande lacuna: chi riscuoteva materialmente le

imposte? I romani non avevano il funzionariato (compare in età imperiale nell'età flavia). Gli

equites si propongono di svolgere questo compito. Formano delle compagnie di publicani ovvero

coloro che appaltavano in particolare le imposte. Le compagnie di publicani erano gli unici

meccanismi ad avere un sistema piramidale retribuito. Lo stato dava in appalto ai privati la

riscossione delle imposte. Il sistema preveda che annualmente veniva bandita una gara d'appalto

nelle province e le compagnie di publicani facevano la loro offerta, la base era stabilita dallo stato

romano ed era piuttosto bassa. I publicani salivano partendo dalla base d'asta e danno allo stato o

anticipano la cifra con cui vincono l'asta. Poi vanno in provincia e devono ricavare dai provinciali i

soldi che i publicani avevano promesso allo stato romano, rispetto alla base d'asta la cifra che i

publicani riscuotono è molto più alta e i provinciali si impoveriscono. Questo crea rancore nei loro

confronti. Ai furti perpetrati dai publicani si aggiungono quelli perpetrati da i governatori. Situazione

che non è florida e alle volte si ribellano ma vengono stroncate in modo crudele dallo stato

romano. La struttura rimane uguale per tutte le province. La prima è la Sicilia: il trattato di pace con

Cartagine stabiliva che erano inserite anche le isole circostanti e i romani occupano anche la

Sardegna che diventa la seconda provincia romana. Cartagine non reagisce perché impoverita e

lacerata dalla rivolta dei mercenari: chiedono i soldi che gli erano stati promessi ma non li possono

avere e allora mettono a ferro e fuco la città. A cartagine, come a roma, ci sono 2 grandi fazioni:

-Proprietari terrieri che hanno interessi agrari

-commercianti che voleva uno sviluppo della politica cartaginese sul mare.

La ricchezza poteva venire da due fonti: dal mare o dalla terra. Gli agrari chiedono che Cartagine

diventi una grande potenza terrestre: vogliono colonizzare l'interno dell'africa (fertile). I

commercianti dicono di avere come risorsa la Spagna: amilcare barca riuscì a convincere i

cartaginesi a una nuova avventura coloniale in Spagna. Egli è famoso anche per uno dei figli:

annibale. Passa la politica di amilcare e i cartaginesi iniziano a colonizzare il sud della Spagna:

non si limita alle coste ma colonizzano l'interno approfittando dell'Andalusia che diventa valle di

vigneti e uliveti: creano una città che corrisponde a cartagena. (Intervallo tra 1 e 2 guerra punica). I

progressi in Spagna dei cartaginesi preoccupano i romani che erano impegnati in Italia contro i

galli. I romani dicono loro di fermarsi dove c'è il fiume Ebro. Romani e cartaginesi stipulano un

trattato conservato da polibio: stipulato nel 226. La Spagna veniva divisa in due: una di influenza

romana. Polibio però non riporta tutto ma solo la parte che riguarda i cartaginesi: non possono

superare il fiume ebro. Cosa si sancisse per i romani nel trattato non si sa. Probabilmente i romani

se superavano questo confine mandavano un esercito. A sud dell'Ebro c'era una città: sagunto.

Città alleata di Roma: condizione giuridica ibrida, non chiara: alleata di Roma ma nella zona di

Cartagine. Questa condizione ambigua determina il casus belli della 2 guerra punica. Il dopo

guerra punica non è tranquillo per i romani preoccupati per le continue incursioni dei galli. Gli

insubri erano un nomen importante e spesso ricevevano aiuto dai galli transalpini e inducevano

insubri e boi alla guerra contro roma. Decidono di reagire quando la coalizione gallica scende fino

a un luogo identificato dai più con talamone. Comincia una nuova politica romana verso i galli:

avevano colonizzato solo la parte orientale dei senoni. Quando scendono il pericolo era imminente

e Roma decide di contrattaccare sterminando i boi. Respinti i galli a talamone danno avvio a una

politica di colonizzazione del territorio boico: capillare colonizzazione della cispadana partendo da

Rimini (268). Vengono fondate colonie a sud del po (piacenza) e a nord (Cremona). Su una pista

antichissima viene creata una via di comunicazione non ancora lastricata che prendere il nome di

via Emilia. Ben presto sorgono Bologna, Parma. I superstiti sono stati indotti a tornare nelle loro

zone originarie nella boemia. Processo di romanizzazione forzata: gli abitanti precedenti vengono

espulsi e insediati coloni. Fenomeno di romanizzazione più importante della storia di roma: non

intendeva avere rapporti con l'aristocrazia dei boi. Gli insubri invece si arresero e fecero di tutto per

romanizzarsi: processo di romanizzazione spontanea. Piacenza serviva per controllare il territorio

dei boi, così come rimini. Cremona viene fondata per controllare il territorio degli insubri. Questi

popoli.

Annibale, grande esempio di virtù militare e strategica. Parte di colpo e prende roma in un

momento in cui Roma è impegnata nell'assestamento. Parte con gli elefanti e arriva nella pianura

padana, gli eserciti di roma gli vanno contro e annibale sconfigge i romani che erano comandati da

publio cornelio scipione. La colonia di Piacenza e quella di cremona richiederanno nel tempo un

invio di colonie. Dal punto di vista delle alleanze annibale fu deluso dalle popolazioni italiche in

quanto sperava un'insurrezione comune.

Annibale per attaccare le province sceglie la via dell'Appennino e nessuno lo immaginava, non si

poteva far altro che rincorrerlo: i due consoli erano spiazzati, uno era gaio flaminio e vengono

fermati al lago trasimeno. La sconfitta fu tremenda per Roma, annibale arriva fin quasi alle porte di

roma ma non avendo le macchine da guerra non attacca roma, città murata.

Si ricorre per l'estrema difesa di Roma alla nomina di un dittatore: fabio massimo. Non sfida

Annibale perché teme la sua abilità e teme che in battaglia campale possa far valere nozioni

strategiche che i romani non avevano ancora. I suoi attacchi erano limitati: tattica attendistica che

suscita reazioni e scandalo. Alla fine prevale nell'opinione pubblica il disegno di affrontare Annibale

in campo aperto: i due consoli vengono alla battaglia campale nei pressi della città di canne in

puglia. I romani perdono: sconfitta irreparabile, si ricorre a sacrifici umani di schiavi (ultimi della

loro storia), vengono sepolti vivi e dedicati alle divinità infere per aiutare Roma nel riscatto. Al di la

dell'adriatico esiste la macedonia che ha regni satelliti: re filippo V. Manda dei messi ad Annibale

proponendogli l'alleanza. Annibale chiede soldati: non riesce ad avere rinforzi da Cartagine.

Questa prima guerra macedonica non è mai stata combattuta con le armi, durerà 10 anni,

cambiate le sorti del conflitto filippo si affretta a chiedere la pace ai romani.

Quando era stata contratta questa alleanza Roma si preoccupa ulteriormente (Annibale,

macedoni, galli) e aprono il secondo fronte in Spagna: sanno che Annibale chiede aiuti ai

cartaginesi e una delle basi da cui potevano partire le truppe era questa. I romani volevano

allontanare i cartaginesi dalla Spagna e vengono mandati due fratelli della gens di Cornelio

Scipione. Si rivelano abili, la Spagna era frammentata in potentati locali nemici tra loro sono

concordi su un obiettivo: allontanare i cartaginesi: naturali alleati dei romani. 211 a.c. I due Scipioni

cadono in un'imboscata e vengono uccisi: chi inviare in spagna? Publio Cornelio Scipione: non è

un magistrato con l'imperium e non potrebbe comandare l'esercito, viene mandato lo stesso:

segno dell'egemonia a Roma degli scipioni. Duro colpo alla costituzione romana: l'imperium poteva

essere dato anche ai non magistrati. Egli è consapevole delle proprie capacità militari e aveva

capito la strategia di Annibale: a canne sa che la forza romana è nelle legioni mentre è debole

nella cavalleria, i cartaginesi sono aiutati sulle ali dai numidi: numidia terra allevatrice di cavalli.

Annibale sa che uno scontro tra le fanterie li vedrebbe sconfitti e allora sotto l'avanzata romana

retrocede con la propria fanteria. I cavalieri numidi intanto attaccano e mettono in fuga la cavalleria

romana. Questa torna indietro e prende alle spalle i romani. Manovra di accerchiamento. 14 anni

dopo Scipione sconfigge nella battaglia di Zamma Annibale con lo stesso modo.

Scipione aveva studiato la filosofia pitagorica: aristocratica, non tutti gli uomini sono uguali e tra

questi solo i sapienti potevano comandare. Per diventarlo deve essere studioso e avere spirito di

servizio. Anche nella vita individuale deve comportarsi in modo ascetico.

Scipione vince in spagna e il suo comando militare viene prorogato di anno in anno: altro attacco

alla costituzione romana che vedeva domani annuali per evitare che sorgessero personalità

dominanti. L'esercito grazie alle proroghe diventa una forza politica autonoma sfruttata da

comandanti abili e ambiziosi. Questo genera un rapporto clientelare diretto tra capo e soldati. I suoi

soldati pensano che egli abbia origini divine.

Questi elementi di rottura con la costituzione tendono a reiterarsi (proroga e comandanti sine

imperium).

Scipione compie un'azione importante dopo la vittoria a ilipa e molti soldati sono feriti (cittadini

romani ma italici): arriva nel punto più florido a 5 km da Siviglia e fonda una città che chiama italica

è destinata ad ospitare i suoi soldati feriti e concede loro il diritto di unirsi a donne locali e da la

cittadinanza ai loro figli. I romani sentiranno un forte legame con Italica: 2 imperatori proverranno

da qui. Scipione conquistata la Spagna chiede al senato di poter sbarcare in africa: il senato ne

teme la potenza e si oppone. Scipione si fa assegnare la Sicilia e sbarca in africa. Viene

richiamato e nel 203 c'è una battaglia a campi magni e Scipione vince. L'anno dopo c'è la battaglia

presso Zama nel 202 -> fine della seconda guerra punica. Vengono stipulati i trattati di pace e i

romani chiedono Annibale che però riesce a fuggire presso antioco III.

La vittoria contro i cartaginesi suscita in senato un grande dibattito: quando un comandante

vinceva una guerra poteva dettare le prime condizioni di pace. Il comandante vittorioso mostrava

poi al senato il dettato di pace e aveva su di loro un forte potere contrattuale. Il senato è titubante

ad approvare queste condizioni, ma non osano andare contro Scipione.

Anche i membri di altre famiglie vorrebbero il comando militare, ad esempio contro la macedonia:

quincti flaminini per es. premono per avere comandi fino a quando si decide di andare in guerra

contro la macedonia. Comandante: viene dato l'imperium consolare anche se non era legittimo.

Egli era tito quinctio flaminino. Simile a Scipione. Egli credeva che i regni stranieri dovessero

essere sconfitti ma non annessi (concezione moderata), il regno diventa cliente dei romani perché

il re con la dedizio diventa alleato: ottiene di tenere il suo regno dal comandante vittorioso. Il re ha

con lui un legame personale e diretto. Tito ha un grande prestigio a Roma, ricchezze. Egli ha una

grande passione per la cultura greca. Chiede ai macedoni sconfitti di sciogliere la grande lega

degli stati greci che si era formata dopo cheronea: le città greche erano diventate vassalle del

regno di macedonia dopo la sconfitta contro filippo II. In grecia si ha un grande entusiasmo: ideale

di libertà come più importante. Egli promette che anche i romani se ne andranno dal suolo greco.

Egli conia monete in cui è rappresentato di profilo in atteggiamento patetico (pathos) con i riccioli al

vento (tipico greco e non romano). Flaminino torna a Roma e i greci si dividono in leghe (etorica e

achea). Di fronte al vuoto di potere che si è formato in Grecia approfitta il re di Siria Antioco III che

cerca di ricomporre l'unità dell'impero seleucidico. I romani sono costretti a tornare indietro dopo 2

anni contro l'esercito siriaco, c'è una battaglia anche alle Termopili nella quale i romani vincono. Il

popolo vuole al comando Scipione che non può perché è stato console l'anno precedente: non

potevano dargli il comando in modo illegale perché le altre famiglie premevano. Gli scipioni dicono

di votare nei comizi come comandanti Lucio Cornelio Scipione (fratello di quello che ha vinto

contro Annibale). Lo votano ma vogliono che vada Publio: egli va e accompagna il fratello come

legatus (il comando è di Lucio) e quando vincono Lucio prende il comando di asiaticus. L'esercito

sbarca nella valle del meandro e gli si fa contro l'esercito di Antioco:

1 incontro -> i romani non vogliono la guerra e Scipione dice loro di allontanarsi dalla penisola

anatolica (Turchia) fino alla catena del tauro. Antioco non vuole e si viene a battaglia, ma prima ci

sono fatti difficilmente spiegabili: il figlio di Publio cade prigioniero di Antioco ma lui lo restituisce al

padre sine pretio (no ricompensa): non si usava nell'antichità fare così. Contemporaneamente

scipione si ammala e manda un messo dicendo al re di non attaccare battaglia se non quando lui

sarà guarito e presente sul campo di battaglia: gli garantisce salva la vita se vincono i romani,

inusitato nella prassi romana.

Dopo questi accordi: battaglia di magnesia. Scipione vince e detta come condizione di pace il ritiro

di antioco al di al del tauro. Incongruenza: già detto prima della battaglia senza sfruttare di più la

vittoria

Guerre d'oltremare: Portano a Roma grandi ricchezze. Il comandante vittorioso aveva diritto a

parte del bottino. Doveva in cambio costruire opere pubbliche e sacre a beneficio del popolo

romano. Non sempre passavano in modo pulito nelle mani di questi comandanti. Nella guerra

contro antioco il senato chiede conto del bottino di Scipione. Egli straccia il libro dei conti che

poteva produrre un'accusa di proditio (tradimento), andò in esilio volontario. Il senato poteva

tentare di togliere al comandante vittorioso il potere di dettare le prime condizioni di pace. Le

truppe siriache parlavano greco nella battaglia contro scipione, erano ancora presenti nel 189. I

romani avevano a che fare con una città anti romana: ambracia. Un console romano Fulvio

nobiliare prende la città e tutti i superstiti vengono deportati a Roma come schiavi di guerra.

Quando i macedoni si ribellano con Perseo, figlio di filippo V, si arriva alla terza guerra

macedonica: i romani mandano Lucio Emilio Paolo. Figlio del console che era stato sconfitto a

canne. Nel 168 sconfigge Perseo e pone fine al regno di macedonia. I roani decidono di eliminare

questo regno. Territorio ripartito in varie repubbliche indipendenti. Ben presto la macedonia verrà

annessa.

20 anni dopo macedonia e Grecia si ribellano contro i romani: quarta guerra macedonica. La

Grecia viene sconfitta nel 146. La macedonia viene ribadita come provincia e anche l'intera Grecia

lo diventa: viene chiamata provincia di acaia. Perdono la loro libertà. Nello stesso anno al termine

di una guerra durata tre anni viene distrutta Cartagine: il distruttore è il figlio di Emilio Paolo, era

stato adottato nella famiglia di Scipione l'africano: Publio Cornelio Scipione emiliano detto l'africano

minore.

Roma su questi regni esercitava un'egemonia e non una dominazione diretta. All'inizio prevale il

sistema federale e roma diventa alleata dei popoli vinti. La prima generazione di uomini che vanno

a combattere oltremare è di filelleni: tutti sanno il greco, lingua franca nel mediterraneo.

Lucio Emilio Paolo rinuncia al bottino ma tiene per se la biblioteca di pella del re macedone. Su

questa biblioteca si formano i suoi figli: uno viene adottato dalla famiglia di Scipione, l'altro dalla

famiglia dei fabii e diventa fabio massimo. Questa prima generazione filo ellenica vuole il contato

con il mondo greco e' vuole che Roma eserciti un'egemonia sul mondo greco. La generazione

dopo vede personaggi filelleni ma solo per una politica di forza sul mondo ellenistico. Cambia la

visione politica: non egemonia ma controllo diretto. Queste terre vengono annesse, mentre nella

prima no. Primo caso applicazione del modello federale, secondo applicazione del modello

annessionistico. Terza generazione (Scipione emiliano): crea intorno a se un circolo di letterati che

condividono con lui l'amore per la cultura greca, ma a differenza delle precedenti generazione


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DETTAGLI
Esame: Storia romana
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cheroll13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Michelotto Giuseppe.

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