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La crisi della repubblica

Nonostante la morte di Tiberio Gracco, il suo programma agrario viene portato avanti. La commissione agraria è sicuramente operante, come dimostrano i cippi rinvenuti, negli anni immediatamente successivi. A Roma, la tensione politica rimaneva particolarmente alta: nel 132, i nuovi consoli fecero condannare a morte alcuni partigiani di Tiberio, accusati di complicità nel tentativo di instaurare una tirannide, mentre Cornelio Scipione Nasica, che aveva guidato l’attacco a Tiberio, viene fatto allontanare da Roma per evitargli un processo per l’accusa di aver ucciso o fatto uccidere un tribuno.

La legge agraria di Tiberio, oltre che da una larga parte della élite romana, era fortemente osteggiata anche dagli Italici, a danno dei quali erano state realizzate le confische che avevano permesso la costituzione dell’ager publicus che adesso si intendeva recuperare. Questi terreni, lasciati alla libera occupazione, erano stati sfruttati anche dalle aristocrazie locali che, con il provvedimento tiberiano, si vedevano minacciate nel loro possesso. La difesa degli interessi di queste aristocrazie locali venne assunto da Scipione Emiliano, legato ai Gracchi da vincoli di parentela, ma strenuo oppositore della loro politica agraria.

Nel 129 Scipione Emiliano fece votare un senatoconsulto che toglieva ai triumviri agrari il potere giudicante nei casi controversi assegnandolo a uno dei consoli. Per quell’anno il console scelto come arbitro era G. Sempronio Tuditano, al quale era stato affidato il compito di condurre una spedizione contro alcune popolazioni illiriche; l’assenza del console da Roma rallentò notevolmente l’attività della commissione agraria. Che l’intento della misura proposta da Scipione fosse quello di bloccare l’attività dei triumviri agrari era evidente; ciò provocò un’ondata di ostilità nei confronti di Scipione che dopo poco morì improvvisamente. Si diffuse il sospetto che fosse stato assassinato nel sonno dai Graccani o dalla moglie Sempronia, sorella di Tiberio.

Nel 125 M. Fulvio Flacco, membro del triumvirato agrario e in quell’anno console, per superare le resistenze degli alleati, offrì loro la concessione della cittadinanza romana o, in alternativa, della provocatio ad populum. La proposta del console non potette essere neppure presentata ai comizi per la forte opposizione del Senato. Flacco fu spedito in Gallia Transalpina, mentre la colonia latina di Fregellae si ribellava a Roma ed era punita con la sua totale distruzione.

È da porre in questi anni anche un provvedimento di legge che consentiva l’elezione del tribuno della plebe per più anni di seguito; anche se questo divieto non sembra mai essere esistito formalmente, in questo modo i graccani eliminavano una volta per tutte quel vincolo che era costato la vita di Tiberio. Nel 123 si fa eleggere tribuno della plebe Gaio Sempronio Gracco, fratello di Tiberio. L’incisività dell’azione graccana è testimoniata per questi anni dalla rielezione di Gaio per il 122, anno in cui viene affiancato nel collegio tribunizio da M. Fulvio Flacco, già console nel 125 e componente della commissione agraria.

Le leggi e riforme di Gaio Sempronio Gracco

Gaio vara subito una nuova legge agraria che aggiornava e completava quella del fratello restituendo anche ai triumviri il potere giudicante. La nuova legge, oltre a prevedere un rilancio delle distribuzioni di agro pubblico in Italia, era intesa a creare anche migliori infrastrutture per garantire la riuscita del programma, disponendo un ampio piano di lavori stradali in Italia. Ciò, oltre a dare lavoro a mano d’opera non soltanto romana, favoriva nuovamente gli appaltatori. Forse in questa legge era anche compresa la deduzione di alcune colonie in Italia meridionale, nel golfo di Squillace (Scolacium Minervium) e a Taranto (Tarentum Neptunia), forse anche a Capua, al fine di rivitalizzare aree decadute del sud.

Un suo collega, Rubrio, propone ancora la deduzione di una colonia romana sulle rovine di Cartagine. La proposta, che venne approvata, sfidava l’oligarchia senatoria non solo perché Scipione Emiliano, nel 146, aveva con solenni imprecazioni giurato che il terreno della città distrutta sarebbe rimasto per sempre un pascolo, ma anche perché la misura intendeva rompere con i principi della città-stato inviando dei cittadini fuori dall’Italia. È probabile che nelle intenzioni di Gaio Gracco vi fosse anche quella di far rinascere un centro commerciale di prospettiva mediterranea.

Nel corso del 123 Gaio, direttamente o attraverso gli altri membri del collegio tribunizio, fa approvare una serie di provvedimenti che mirano a indebolire il predominio dell’oligarchia senatoria e a guadagnare l’appoggio di forze rimaste fino ad allora ostili o indifferenti alla causa graccana.

Mentre Tiberio si era rivolto soprattutto alla plebe rurale, Gaio cerca di ottenere l’appoggio anche della plebe urbana. A favore di questa fa approvare una lex frumentaria che assicurava regolari distribuzioni di grano al prezzo di 6 assi e ½ al modio (1 modio = 8,733 litri). La misura tendeva principalmente ad evitare accaparramenti e speculazioni da parte dei privati.

Per ottenere l’appoggio dell’ordine equestre, Gaio fa approvare una lex iudiciaria secondo cui le corti giudicanti il reato di concussione (dal 149 era istituita una quaestio perpetua de repetundis) dovessero essere composte da cavalieri e non più, come fino ad allora, da senatori. Sempre a favore dell’ordine equestre, ed in particolare dei publicani che ne costituivano il gruppo più influente, stabilisce che la provincia d’Asia (ovvero quello che era stato il regno di Pergamo, ereditato da Roma) dovesse pagare il suo tributo sotto forma di decima (ovvero, decima parte del raccolto). La riscossione di questa decima era data in appalto ai publicani e l’appalto medesimo doveva avvenire a Roma, ad opera dei censori.

Conseguenze politiche e sociali

Nelle altre province, ad eccezione della Sicilia dove vigeva un regime misto, i sudditi pagavano un tributo fisso (un vectigal certum), indipendente dall’andamento dei raccolti, la cui riscossione era curata direttamente dal governatore provinciale. Il provvedimento di Gaio mirava a creare riserve finanziarie straordinarie a Roma e, al tempo stesso, ad accentuare lo sfruttamento economico della provincia, già allora la più ricca dell’impero.

All’apice della sua potenza Gaio ottiene facilmente nel 122 la rielezione al tribunato; la posizione del suo gruppo viene ulteriormente rafforzata dalla presenza, tra i tribuni, di M. Fulvio Flacco, e dalla elezione al consolato, per il 122, di un personaggio a loro legato, G. Fannio. Gaio propone a questo punto la concessione della cittadinanza romana agli alleati latini e di quella latina agli altri alleati italici. Inoltre, propone una modifica al sistema di voto dei comizi centuriati, tale che le centurie fossero chiamate a votare non partendo da quelle delle prima classe e scendendo poi alle altre, ma per sorteggio fra tutte le classi indistintamente.

Le due proposte fallirono, anche probabilmente per fratture all’interno dei gruppi politici che avevano sostenuto fino ad allora l’azione di Gaio. La proposta di concessione della cittadinanza fu osteggiata dal console Fannio, mentre un altro tribuno, M. Livio Druso, oltre a porre il veto alle proposte di Gaio, propose a sua volta un vasto programma coloniale in Italia e Sicilia, con la deduzione di 12 colonie, ciascuna di 3.000; perso così l’appoggio della plebe urbana Gaio perse l’elezione al tribunato del 121.

Recatosi in Africa per sovrintendere alla deduzione della colonia di Cartagine per rientrare a Roma nel 121. Nel giugno del 121 venne abrogata la lex Rubria; i coloni rimasero in Africa in una posizione giuridica incerta. Qualche giorno più tardi, a seguito di gravi disordini, il console del 121, L. Opimio, in virtù di un senatusconsultum ultimum, attaccò Gaio, Fulvio Flacco ed i loro partigiani. Fulvio fu ucciso, Gaio si suicidò. La legislazione graccana venne rapidamente smantellata: già nel 121 fu abolito il vincolo della inalienabilità dei lotti assegnati dalla commissione graccana; qualche anno più tardi, una lex Thoria sospendeva le assegnazioni di ager publicus lasciando l’agro pubblico ancora recuperabile nelle mani degli occupanti; imponeva però su ogni categoria di terreno pubblico una tassa che doveva essere distribuita al popolo; nel 111 venne soppresso anche questo modesto vectigal.

La guerra giugurtina

  • 112: Dietro le pressioni dell’ordine equestre e del tribuno G. Memmio viene nominata una commissione di inchiesta.
  • 111: Il cos. L. Calpurnio Bestia è inviato in Numidia con un esercito. È sconfitto a Suthul.
  • 109: Viene nominata una nuova commissione di inchiesta su proposta del tribuno L. Mamilio. A capo della commissione è posto M. Emilio Scauro. Il comando della guerra viene affidato a Q. Cecilio Metello.
  • 109-108: Q. Cecilio Metello ottiene buoni risultati senza però riuscire a chiudere il conflitto. Populares e cavalieri, alla ricerca di una soluzione rapida, consentono l’elezione al consolato, per il 107, di G. Mario, un homo novus che aveva fatto carriera all’ombra dei Metelli e che adesso porta avanti una vigorosa campagna elettorale antinobiliare.
  • 107: G. Mario, incaricato di sostituire Metello in Numidia, ricorre all’arruolamento volontario dei proletari, sancendo così di fatto la fine dell’esercito cittadino e aprendo la strada alla formazione di eserciti professionali.
  • 107-105: Mario, sfruttando anche i successi ottenuti da Metello, sconfigge e cattura Giugurta, anche grazie al tradimento del genero Bocco, re di Mauretania. Metello ottiene comunque, dal Senato, il cognomen di Numidico.

La guerra contro Cimbri e Teutoni

  • 113: Il console Papirio Carbone è sconfitto a Noreia da un esercito composto da Cimbri e Teutoni, popoli di stirpe germanica in movimento dalle loro sedi, nella penisola danese, verso l’Europa centrale e occidentale.
  • 106: Il console Servilio Cepione viene sconfitto dai Cimbri ad Arausio.
  • 104: Mario viene eletto console per condurre la campagna contro Cimbri e Teutoni.
  • 104-101: Mario, rieletto al consolato anche per gli anni successivi, sconfigge i Teutoni ad Aquae Sextiae (Aix-en-Provence) nel 102; l’anno successivo, nel 101, nei pressi di Vercellae, ai Campi Raudii, sconfigge anche i Cimbri.

La situazione interna: Saturnino e Glaucia

  • 103: L. Appuleio Saturnino, tribuno della plebe, propone un pacchetto di leggi:
    • Una legge agraria a favore dei veterani di Mario, che prevede l’assegnazione di lotti di 25 ettari in Numidia;
    • Una legge de maiestate, che prevede l’istituzione di una quaestio perpetua per i reati di maiestas (tradimento) affidata ai cavalieri;
    • Una legge frumentaria a favore della plebe urbana.
  • 101: G. Servilio Glaucia, tribuno della plebe, fa approvare una legge (lex Servilia) che attribuisce nuovamente ai cavalieri la quaestio de repetundis (abolendo così la legge fatta approvare nel 106 dal console Servilio Cepione secondo cui le corti giudiziarie dovevano essere composte esclusivamente di senatori). Appuleio Saturnino ottiene il tribunato per l’anno successivo.
  • 100: Appuleio Saturnino presenta una nuova legge agraria per assegnare terre ai veterani di Mario in Gallia Cisalpina. La legge prevede una clausola secondo cui i senatori si impegnano con un giuramento a non tentare di abrogarla. Metello Numidico si rifiuta e va in esilio. Le violenze scatenate da Glaucia e Saturnino inducono il Senato a ricorrere al senatusconsultum ultimum. Mario, dopo qualche esitazione, interviene contro i suoi (ex) alleati.

La guerra sociale

91: M. Livio Druso, tribuno della plebe, presenta un articolato programma legislativo che comprendeva:

  • Una legge agraria;
  • Una legge frumentaria;
  • Una legge giudiziaria che passava nuovamente il controllo delle quaestiones perpetuae al Senato che, però, veniva ad essere raddoppiato nel numero dei componenti (da 300 a 600) con l’ingresso di esponenti dell’ordine equestre;
  • La concessione della cittadinanza romana a tutti gli Italici.

La legge agraria (o coloniaria, sul modello di quella proposta dal padre) era nell’interesse della plebe rurale e, sembra, avrebbe rimesso in discussione l’assetto dell’ager publicus raggiunto dopo l’età dei Gracchi. Il provvedimento avrebbe colpito soprattutto gli Italici, ma questi sarebbero stati compensati con la concessione della cittadinanza romana. La legge frumentaria era intesa a favore della plebe urbana e serviva ad ottenerne l’appoggio in occasione dei comizi. La legge giudiziaria consentiva di trovare consenso anche all’interno del Senato anche se dovette risultare poco gradita ai cavalieri, per le necessarie discriminazioni che avrebbe prodotto, e suscitare perplessità anche nel Senato medesimo che ne sarebbe uscito profondamente modificato nella sua struttura. La concessione della cittadinanza romana a tutti gli Italici avrebbe consentito di superare una differenza di status che iniziava ad essere percepita come discriminante dagli Italici. Anche in questa occasione si deve ritenere che una parte del Senato fosse d’accordo con le proposte di Druso che ebbe come sostenitori M. Emilio Scauro, princeps senatus, e il grande oratore Licinio Crasso.

L’opposizione al progetto di Druso osservava come l’immissione degli alleati italici nella cittadinanza avrebbe avuto conseguenze di cui non si potevano misurare le conseguenze, con la necessità di procedere ad una completa ristrutturazione delle strutture dello stato. Anche tra gli Italici, forti opposizioni al progetto venivano dalle aristocrazie etrusca ed umbra che vedevano minacciate le loro posizioni da quella parità che i ceti tradizionalmente loro dipendenti avrebbero conseguito. L’assassinio di Druso, nel novembre del 91, scatena gli alleati Italici che insorgono. Gli insorti creano una sorta di stato federale e scelgono come capitale la peligna Corfinium, ribattezzata Italica. L’organizzazione statale viene modellata su quella romana, con un Senato, 2 consoli e 12 pretori; provvedono a battere moneta, con legenda sia in osco che in latino (VITELIV o ITALIA).

  • 90: Lex Iulia de civitate – concede la cittadinanza romana ai socii rimasti fedeli e a quanti hanno già deposto le armi o le deporranno entro 60 giorni.
  • 89: Lex Plautia-Papiria – concede la cittadinanza romana ai singoli che ne avessero fatta richiesta al pretore urbano.
  • 89: Lex Pompeia – concede il diritto latino alle comunità della Gallia Cisalpina.

La prima guerra mitridatica

  • 89: Nicomede IV di Bitinia, spinto da alcuni senatori romani verso i quali era debitore, attacca Mitridate.
  • 88: Sconfitto l’esercito di Nicomede, Mitridate penetra nella provincia d’Asia, sconfigge le truppe romane e raggiunge Efeso. Si mette d’accordo con i magistrati delle città greche per massacrare, in un dato giorno, tutti i civili romani e italici.
  • 88: Le truppe di Mitridate raggiungono la Macedonia (via Tracia) e la Grecia (via Egeo).
  • 88: Il Senato decide di inviare un esercito in Oriente affidandone il comando a L. Cornelio Silla, in quel momento impegnato nell’assedio di Nola.

Mentre la questione dei socii si andava risolvendo sul piano militare, si poneva il problema di come distribuire i nuovi cives nel sistema elettorale: la lex Iulia de civitate, del 90, prevedeva la costituzione di otto nuove tribù destinate ai nuovi cives, in modo da ridurre il peso che costoro avrebbero avuto nei comizi elettorali. Questo compromesso era gradito alla maggioranza del Senato ed anche ad una parte dei sostenitori di Druso. Diversamente, un tribuno della plebe, P. Sulpicio Rufo, presentò un plebiscito secondo cui non si dovevano istituire le nuove tribù, ma i nuovi cives dovevano essere ripartiti tra le tribù esistenti; contro tale proposta si schierarono i consoli dell’anno, Silla e Q. Pompeo Rufo.

Il plebiscito di Sulpicio venne alla fine approvato mentre Silla, aggredito per aver tentato di fermare la proposta, raggiungeva le sue truppe a Nola. Subito dopo, un nuovo plebiscito di Sulpicio Rufo passava il comando della spedizione contro Mitridate a G. Mario.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

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