Lucio Cornelio Silla: l'ultimo repubblicano
È cresciuto frequentando un ambiente diverso da quello aristocratico: attori, prostitute, ecc.
La seconda annalistica (fine II-I sec a.C.)
È un tipo di storiografia che vuole “essere alla moda” e la moda del tempo era la storiografia ellenistica. Si manteneva però l'impianto annalistico, tipicamente romano. Seguendo i dettami greci, si aveva una finalità: servire i fini moralistici della storia. In molti casi, più che a una ricerca della verità, si tendeva al verosimile: accanto ai dati reali si avevano ricostruzioni ipotetiche (es. discorsi di personaggi importanti). Il fine principale era strumentalizzare la storia per fini politici e da ciò conseguono talvolta delle forzature legate all'ideale politico di chi scriveva. Silla ha avuto pessima fama anche perché molte fonti provengono da un ambiente a lui ostile.
Alcuni nomi
- Sempronio Asellione: ufficiale militare nell'assedio di Numanzia (la città cade nel 133), cerca di comprendere le cause degli avvenimenti storici.
- Q. Claudio Quadrigario: Livio prende spunto da lui.
- Valerio Anziate: Livio lo critica. Scrive 75 libri, dalle origini al 91 a.C. Dà estremo rilievo alla propria gens.
- L. Cornelio Sisenna: noto come storico valido. Era un sillano. Impegnato nella guerra politica e civile (muore nel 67 durante la guerra contro i pirati). Scrive 23 libri sul periodo 91-79 a.C. Sallustio prende spunto da lui per le Historiae.
- Posidonio di Apamea: greco, 135-51 a.C. Continuatore di Polibio, scrive sul periodo 146-88 a.C.
- Sallustio: Bellum Jugurtinum (112-105 a.C.), 114 capitoli scritti intorno al 40 a.C. Si nota uno spirito partigiano: l'intento è far vedere come le difficoltà dello stato siano conseguenza della nobilitas.
- Tito Livio: Ab Urbe Condita, del periodo sillano conserviamo solo un'opera riassuntiva, le Perioche.
- Cicerone: in molte opere fa riferimento a fatti del periodo. Era un optimates e non amava Silla.
- Plutarco: 46-120 d.C. Scrive una vita di Silla.
- Appiano di Alessandria: scrive cinque libri sulle guerre civili e un libro sulle guerre mitridatiche.
Altre fonti:
- Varrone
- Diodoro Siculo
- Strabone
- Valerio Massimo
- Velleio Petercolo
- Plinio il Vecchio
- L. Anneo Floro
- Paolo Orosio
- De viris illustribus
- Fonti epigrafiche, archeologiche, numismatiche
Una perdita significativa riguarda lo smarrimento dell'autobiografia di Silla. Per la prima fase della crisi della Repubblica (140-90 a.C.) conosciamo bene le grandi figure, meno bene il background. Del decennio 90-80 a.C. si conoscono meglio gli avvenimenti militari che quelli politici. In questo periodo il confine settentrionale dell'Italia viene fissato da Silla con i fiumi Arno e Rubicone. Le province romane erano: Sardegna, Sicilia, parte della Spagna e della Francia, Grecia, Macedonia, Asia e Africa.
La crisi della repubblica
Due date fanno da spartiacque: il 146 a.C., anno della distruzione di Cartagine, e il 133 a.C., anno del primo tribunato di Tiberio Sempronio Gracco. Già gli antichi ritenevano importanti queste date.
In questo contesto sono molto interessanti due opere:
- Hannibal's Legacy di A.J. Tonbee (1965) in cui si afferma che lo scopo di Annibale fosse quello di distruggere le alleanze dei Romani, privandoli così del serbatoio da cui attingere i soldati. In effetti, a partire dal II sec a.C. cambiano i rapporti tra Roma e alleati: Annibale ha perso, ma di fatto ha ottenuto un risultato che causerà la crisi della Res Publica.
- The Roman Revolution di R. Syme (1939) in cui per la prima volta si introduce l'immagine di una rivoluzione che dura un secolo, dal 133 a.C. al 31 a.C.
Citazioni
Appiano: Dopo l'uccisione di Tiberio Gracco iniziano continue sedizioni, anche durante i comizi. Si iniziano a fare aperte congiure verso la patria. Si diffondono gli eserciti privati. Il colmo delle sciagure viene raggiunto circa 50 anni dopo Gracco: Silla si dichiara unico capo a tempo indeterminato, come quelli che un tempo venivano chiamati dittatori. Silla depone poi il potere tirannico, pronto a rendere conto a chiunque lo accusasse. Ma dato che nessuno si fa avanti, Silla torna a casa.
Sallustio: De bello jugurthino. La crisi comincia con la distruzione di Cartagine. La crisi interna inizia a causa della lunga pace e il desiderio di ricchezza. Prima della distruzione di Cartagine a Roma regnava la pace sociale ma una volta eliminato l'antagonista, ognuno comincia a pensare ai propri interessi e lo stato viene straziato. La nobiltà, più forte della plebe perché più colta, decideva la pace e la guerra mentre il popolo viveva in miseria. I Gracchi intervengono a smascherare la nobiltà che però fa fuori sia Tiberio che Caio e sfrutta la propria vittoria senza ritegno, fondando il predominio sulla violenza. Questo comportamento causa la distruzione delle grandi civiltà.
Silla nasce nel 138 a.C., poco dopo Cartagine e poco prima del tribunato di Tiberio Gracco.
Le istituzioni: le magistrature, il popolo, il senato
Dal punto di vista istituzionale, lo Stato Romano si reggeva su 3 elementi:
- Magistrature
- Popolo (totalità della cittadinanza: patrizi + plebe = popolo)
- Senato
Secondo Polibio questa organizzazione era la migliore poiché presenta una componente monarchica, una democratica e una aristocratica.
In relazione a questo periodo, per indicare i più alti esponenti della società si parla di Nobilitas. Il Nobilis era tale perché un suo antenato, entro le due generazioni, aveva rivestito una magistratura nobilitante (consolato o pretura). I nobili cercavano, ovviamente, di portare avanti i propri privilegi facendo in modo che raramente gli homines novi arrivassero a queste cariche. Temevano, inoltre, che uno dei propri esponenti si spingesse troppo in alto rispetto agli altri.
Per via di questo terrore dell'individualismo, dopo l'esperienza di Scipione, la nobilitas corre ai ripari:
- 184: Censura di Catone, nemico degli individualismi e di Scipione;
- 187-184: Processi contro gli Scipioni
- 180: Lex Villia Annalis, stabiliva un certus ordo magistratuum (età minime per le cariche e intervallo di due anni tra ciascuna di esse).
Lettura: Livio
Viglio presenta una rogatio sull'età e sulla durata delle cariche per evitare carriere fulminee.
Requisiti per accedere alle magistrature
- Avere alle spalle 10 anni come tribunus militum;
- Fare parte dei XXVI viri (eseguivano diverse funzioni utili alla società: III viri capitales; III viri monetales; IV viri viarum curandarum; X viri stilibus iudicandis; II viri curatores viarum; IV viri praefecti capuam cumas)
Questo iter serviva a rallentare la carriera e a fornire esperienza. Una volta completatolo, si poteva cominciare il cursus honorum:
- Questura: minimo 27 anni (circa 8 all'anno);
- Edilità curule (2 all'anno);
- Pretura: minimo 30 anni (6 all'anno);
- Consolato: minimo 33 anni (2 all'anno).
La pretura e il consolato
La pretura e il consolato erano dotate di Imperium, il quale si distingueva in Imperium Domi (in patria e nelle funzioni civili) e Imperium Militiae (di natura militare e valido fuori dalla patria). Quest'ultimo era assoluto e chi lo deteneva godeva del diritto di vita e di morte. L'Imperium Domi, invece, era limitato e meno potente.
Esempio: Lex de Provocatione
Un magistrato non può mettere a morte un cittadino prima che questo si sia appellato al popolo.
Entrambi gli imperii erano limitati dal veto dei colleghi con pari incarico. L'Imperium Domi era limitato anche dal Tribunato della Plebe. A partire dalla fine del III sec. a.C., si era diffusa la pratica di prolungare l'imperium: Prorogatio Imperii. In questi casi si parla di Imperium Proconsule e Imperium Propraetore.
Lettura: Polibio
Tutti i magistrati, tranne i tribuni della plebe, sono subordinati ai consoli. Questi convocano il Senato, trattano di affari pubblici e rendono esecutivi i senatus consulta. I consoli hanno un'autorità quasi assoluta in tutti gli aspetti della guerra (preparativi, arruolamento, spesa di denaro pubblico, ecc.).
La censura
I censori erano eletti ogni 5 anni per una durata di 18 mesi. Era una magistratura senza imperium. Normalmente venivano eletti individui che avevano già rivestito il consolato.
I tribuni della plebe e gli edili plebei
Queste cariche godevano di poteri enormi. I tribuni potevano anche far arrestare un console. Gli edili, invece, controllavano che i mercati fossero forniti. Con il passare del tempo, nel II sec. a.C., il tribunato viene inserito tra le magistrature e ottiene il diritto di convocare il Senato. Tra il 200 e il 119 a.C., il plebiscito di Atinio dà la possibilità agli ex tribuni di essere iscritti tra i senatori. Tale fatto parrebbe dimostrare che, in questa fase, i tribuni erano considerati al servizio dei nobiles. Tuttavia non era sempre così: alcuni erano estranei a queste cerchie.
Lettura: Cicerone
De legibus. Il tribunato nasce da una sedizione (I secessione della plebe, circa 400 a.C) e per portare avanti continue sedizioni. Cicerone dà quindi un quadro molto negativo dei tribuni della plebe e critica fortemente i Gracchi.
Verso la metà del II sec. a.C. viene varato un provvedimento che vieta l'iterazione del consolato.
La nobilitas controllava l'accesso alle cariche. Grande peso rivestiva la clientela, la quale univa persone libere ma di diversi livelli sociali: sul gradino più alto si trovava il patronus e sotto di lui stavano i clientes. Tuttavia, la clientela non era l'unico fenomeno che influenzasse le elezioni: i consoli, con il loro diritto di accettare o respingere i candidati, avevano un ruolo molto importante. Inoltre, va tenuto presente il fatto che a Roma il voto non era segreto, ma veniva espresso ad alta voce e tutti potevano sentire.
Nel II sec. a.C., a partire dal 181 a.C., vengono promulgate molte leges de ambitu, contro la corruzione elettorale e, sempre nello stesso periodo, si assiste alla diffusione di campagne elettorali molto costose (spettacoli, elargizioni di denaro, opere pubbliche, ecc.). A riguardo, molti uomini politici dell'epoca, come Catone e Scipione Emiliano, mostrano preoccupazione. Vengono quindi votate le Leges Sumptuariae (nel 180, 161,143,131 a.C.) per arginare il lusso. Il fatto che fossero varate tante leggi sulla questione dimostra che queste erano inefficaci.
Il Senato
Il senato gestiva l'erario, aveva competenza sui reati in Italia e su questioni di politica estera.
Lettura: Polibio
Il senato controlla le entrate e le uscite e realizza opere pubbliche. Si occupa inoltre di tutti i reati che richiedono un'inchiesta pubblica e controlla le ambascerie.
Il Senato era il vero centro del potere a Roma: diviso internamente ma unito nella difesa dei propri privilegi. Era inoltre il solo luogo in cui si potesse tenere un vero dibattito politico (le assemblee popolari non dibattevano, si limitavano a votare). Per entrare a far parte del Senato era necessario essere un ex magistrato (pretore o console). Nel corso del II sec. a.C. viene aperto anche agli ex tribuni e poi agli ex curuli, ma resta pur sempre organizzato in base a una gerarchia. Non tutti, infatti, valevano allo stesso modo. Una quota importante era composta dai nobiles, la cui cerchia tendeva progressivamente a estendersi, sebbene il grosso dei senatori non fosse di origine nobile.
Le assemblee popolari
Lettura: Polibio
Al popolo era riservato un ruolo importante: rivestiva la funzione giudiziaria (multe, giudizio degli ex magistrati, sentenze di morte), sceglieva tra i candidati alle magistrature, aveva anche una funzione legislativa e decideva della pace o della guerra.
Esistevano 3 tipi di assemblea popolare:
- Comizi Curiati
- Comizi Centuriati
- Comizi Tributi
Non avevano tutti le stesse funzioni. A Roma il cittadino non valeva per sé, ma in base al censo. Con una riforma della fine del III sec a.C. viene stabilito un rapporto tra centurie e tribù: da quel momento ogni votante viene identificato per età, appartenenza ad una classe di censo e tribù. Un'assemblea particolarmente importante era la Concilia Plebis Tributa nella quale votava solo la plebe e i provvedimenti erano applicati a tutto il popolo. In questo periodo, le assemblee popolari cominciano a non essere più rappresentative del corpo cittadino: si diffondono centri in cui le persone sono dotate di cittadinanza romana, pur non vivendo a Roma. Questi cittadini dunque, non trovandosi a Roma, non potevano far valere i propri diritti civici.
Alcune leggi del II sec. a.C.
Leges Porciae (anni 90-80)
- De capite civium;
- De tergo civium;
- Contro il magistrato che non avesse rispettato la provocatio.
Queste leggi rappresentano un limite all'imperium militiae ed estendono i diritti dei cittadini. Stabilivano che non si potesse condannare a morte un cittadino sotto le armi senza che questo potesse appellarsi, proibivano ai detentori dell'imperium di fustigare i soldati e stabilivano sanzioni per i magistrati.
Leges Tabellariae
- Lex Gabinia, 139 a.C. (elezioni);
- Lex Cassia, 137 a.C. (crimini non capitali);
- Lex Papiria, 131 a.C. (legislazione);
- Lex Coelia, 107 a.C. (crimini capitali).
Introducono il voto segreto.
Il ceto equestre
Sino alla fine del III sec. a.C. i cavalieri erano persone che potevano permettersi un cavallo su cui combattere. Nel 218 a.C. si ha la nascita del ceto equestre. Il Plebiscito Claudio di quell'anno proibiva ai senatori di intraprendere attività commerciali di un certo tenore. Ciò favorisce lo sviluppo di un ceto di finanzieri, ovvero i cavalieri. Il censo minimo per accedere all'ordine dei cavalieri era lo stesso dei senatori: 400 mila sesterzi.
I senatori controllavano la vita politica e tendenzialmente investivano le loro risorse nelle attività tradizionali (terra e allevamento). I cavalieri avevano quale fine ultimo le attività finanziarie. Si tratta di un mercato enorme: manodopera a basso prezzo e ingenti materie prime favoriscono l'accumulo di capitali che giungono anche da attività commerciali, usura (su larga scala prestavano denaro ai re ellenistici con tassi altissimi) e appalti.
I cavalieri non ricevevano cariche ma, dovendo agire per mantenere i propri privilegi, avevano a che fare con la politica (Brizzi). Le Societates dei Pubblicani controllavano soprattutto gli appalti di contratti pubblici in diversi settori:
- Forniture per l'esercito;
- Esazione dei vectigalia connessi all'ager publicus;
- Esazione delle imposte dirette e dei diritti doganali;
- Conduzione delle miniere e delle saune;
- Realizzazione di opere pubbliche.
Nel II sec. a.C. non si aveva ancora la piena coincidenza tra cavalieri e pubblicani, ma si era sulla buona strada.
Il malgoverno romano delle province
Le province rappresentavano per Roma dei limoni da spremere. Lex Calpurnia de Pecuniis Repetundis (149 a.C.): viene creata una commissione permanente per vigilare su chi controllava le province. Si istituisce un tribunale i cui giurati erano senatori e l'eventuale accertamento del Senato non portava alla condanna del governatore colpevole ma alla restituzione del maltolto. Tuttavia questi tribunali spesso erano una farsa e servivano a colpire nemici politici.
La fine del consenso
- Peggioramento dei rapporti fra Roma e socii;
- Contrasto fra Domini e Servi;
- Contrasto tra le moltitudini impoverite (plebe urbana e rurale) e i ricchi;
- Contrasto tra senatori e cavalieri.
La Repubblica fallisce perché il suo ceto governatore non ha la capacità di guardare oltre; Roma è una struttura amministrativa cittadina con la pretesa di controllare uno spazio enorme.
Peggioramento dei rapporti fra Roma e socii
Si distingue tra Socii Latini (privilegiati) e non Latini. Roma aveva fatto in modo che, dopo la fine della guerra annibalica, si bloccasse la possibilità per gli alleati di migliorare la propria posizione giuridica. Brizzi parla di psicosi dell'aggressione. Si assiste a un progressivo peggioramento del trattamento riservato ai socii mentre la condizione dei cittadini romani tende a migliorare. I socii vengono trattati peggio anche nella distribuzione dei bottini, nonostante il numero degli alleati nell'esercito aumentasse (2/3 degli effettivi), e viene loro negato il diritto di provocatio.
Si assiste al fenomeno migratorio di alleati e Latini sia in direzione delle province che verso Roma: i Latini godevano del diritto di migratio che consentiva loro di ottenere la cittadinanza se si fossero trasferiti a Roma. Di conseguenza, vengono presi dei provvedimenti di espulsione anche perché questi trasferimenti di massa dei giovani cominciavano a dare dei problemi nell'adempimento degli obblighi militari relativi alla fornitura di soldati da parte dei socii.
Contrasto fra domini e servi
Aumenta la concentrazione di grandi masse servili in condizioni di vita sempre peggiori. Si ha la disponibilità di un grandissimo numero di schiavi a prezzi bassissimi e, ovviamente, più schiavi ci sono e peggiore è il loro trattamento. Gli schiavi rurali lavoravano la terra o si occupavano del bestiame. Erano spesso sottoposti a punizioni terribili (ergastolum).
In Sicilia si hanno delle rivolte alle quali partecipa anche la plebe libera oppressa dai ricchi: tra il 136-132 a.C. la rivolta di Euno e tra il 104-101 a.C. la rivolta di Saivio. L'enorme numero delle manomissioni favorisce l'aumento dei liberti e l'accrescimento del loro ruolo economico. Dal 169 a.C., per limitarne l'importanza politica, vengono confinati nella Tribus Esquilina e tenuti del tutto esclusi dallo ius honorum.
La popolazione libera
Nonostante le limitazioni alla cittadinanza, la fiumana di persone che accorrono a Roma è talmente...
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