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ESTRATTO DOCUMENTO

• Il senato vuole Giugurta

• Bocco chiede l'invio di Silla come plenipotenziario

Sia Bocco che Mario hanno fiducia in Silla che parte per la Mauritania con una scorta.

• Incontro con Volux, figlio di Bocco): Silla e i suoi hanno dubbi su di lui

Si scopre che Giugurta è accampato nelle vicinanze. Volux consiglia ai romani di attraversarne

l'accampamento perché nessuno avrebbe alzato una mano contro di loro. Ed effettivamente le cose vanno in

questo modo.

• Duplice udienza di Bocco: Silla e Aspar, emissario di Giugurta

• Proposta di Bocco: né Bocco né Giugurta avrebbero invaso i territori romani. Silla rifiuta ed esige la

consegna di Giugurta.

• Tranelli vari: Bocco dà a Silla e Giugurta appuntamento per consegnare i rispettivi nemici. Fino

all'ultimo probabilmente non sapeva chi consegnare.

• Giugurta è consegnato a Silla.

• Fine della Guerra Giugurtina

Si tratta di un momento di grande prestigio per Silla.

LA MINACCIA DI CIMBRI E TEUTONI

I due popoli migrano verso sud in cerca di un futuro migliore. Entrano in contatto con i romani per la prima

volta presso l'odierna Austria, allora Regno del Norico, stato cliente di Roma.

Cimbri e Teutoni volevano solo passare oltre, ma il console Cn. Papirio Carbone non ci crede.

•113 a.C. Sconfitta del console Cn. Papirio Carbone

•109 a.C. Sconfitta nella Gallia Narbonese

•107 a.C. Sconfitta del console L. Cassio Longino da parte dei Tigurini

•105 a.C. Sconfitta del proconsole Q. Servilio Cepione e del console Cn. Mallio Massimo presso Arausio

Queste popolazioni venivano chiamate Germani ed erano molto temute dai Romani. In Italia comincia a

serpeggiare la paura dell'invasione.

In questo periodo si colloca l'apice della carriera di Mario. Tra il 104 e il 100 a.C. si hanno 5 consolati

consecutivi di mario. Al consolato del 104 a.C. è eletto in absentia (come avviene per il secondo e il terzo

consolato).

Il 1° gennaio 104 viene celebrato il Trionfo di Mario per la Guerra Giugurtina. Mario entra in senato con gli

abiti da trionfatore: è un gesto di aperto oltraggio verso i nobiles.

LETTURA: LIVIO_Nessuno aveva mai fatto una cosa del genere.

PLUTARCO_Molti nobiles, per invidia di Mario, volevano dare i meriti a Silla e questo si era fatto realizzare

un anello con la consegna di Giugurta. Tale anello provocava Mario.

Ma non tutti i nobili amavano Silla: alcuni lo accusavano di disonestà. Egli è visto come un intruso nella

nobilitas.

LA RIFORMA DELL'ESERCITO: LE COORTI

Mario attua una riforma completa dell'esercito che prevede la revisione di ogni aspetto. Sino a quel momento

l'esercito si schierava secondo il SISTEMA MANIPOLARE. Mario lo ritiene sbilanciato e propone la LEGIONE

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COORTALE (in realtà la coorte era stata un'invenzione di Scipione l'Africano).

Mario applica questo sistema a tutto l'esercito romano:

•1 CONTUBERNIUM = 8 soldati (è l'unità minima);

•1 CENTURIA (80 uomini) = 10 contubernia;

•1 COORTE (480 uomini) = 6 centurie;

•LA COHORS PRIMA (800 uomini) = 5 centurie di 160 uomini (è un corpo speciale);

•1 LEGIONE (circa 5120 uomini) = 9 coorti + la cohors prima

Ogni centuria era comandata da un centurione. La coorte era comandata dal centurione con maggiore

anzianità di servizio fra le 6 centiurie. La cohors prima era comandata dal Primus Pilus; il comandante della

legione aveva ai suoi ordini i tribuni militari.

I legionari all'interno delle coorti non vengono più suddivisi per gradi legati all'autorità: i soldati semplici sono

messi tutti sullo stesso piano.

L'armamento standard prevedeva: 2 pila modificati in modo da non poter essere riutilizzati dal nemico, 1

gladius, 1 lorica hamata (corazza), 1 scutum e 1 elmo.

La fanteria leggera e la cavalleria non sono più reclutate tra i romani ma sono fornite esclusivamente dai

socii (auxilia) che forniscono anche unità speciali (es. frombolieri delle Baleari, arcieri di Creta, ecc.).

Mario impiega i Lanistae (allenatori di gladiatori) per migliorare l'addestramento corpo a corpo dell'esercito.

Ogni contubernium aveva a disposizione un mulo per il trasporto di parte dell'equipaggiamento (640 muli per

legione). I soldati venivano detti “muli di Mario” per via dell'equipaggiamento da trasportare: circa 40 kg per

30-40 km al giorno.

Mario probabilmente continua ad arruolare capite censi: a causa dell'emergenza la situazione poteva avere i

caratteri del tumultum.

Tra il 104 e il 102 a.C. Mario perfeziona l'addestramento dei soldati, approfittando dell'assenza dei barbari.

LO SCONTRO CON I GERMANI

LETTURA: PLUTARCO_Nel 104 a.C. Silla è legato di Mario e in questo ruolo cattura Capillo, capo dei

Tectosagi. La collaborazione dura anche nel 103: Silla è tribuno militis. Durante

questo periodo convince i Marsi a diventare amici e alleati dei Romani.

Tuttavia sappiamo che a un certo punto Silla mostra segnali di insofferenza verso Mario: Silla chiede il

trasferimento agli ordini del console Q. Lutazio Catulo nel 102 a.C.

Mario si posiziona nella Narbonese per intercettare i Teutoni e il loro alleati; Catulo si attesta nella pianura

padana per arginare i Cimbri.

Nell'estate del 102 a.C. Mario riporta una vittoria sugli Ambroni e poi sui Teutoni, presso Aquae Sextiae.

LETTURA: PLUTARCO_Silla sconfigge una parte dei barbari che vivono nelle Alpi. Non si sa quali popoli.

Nell'autunno 102 a.C. si ha l'arrivo dei Cimbri e il fallito attacco di Catulo che si attesta alle Chiuse Veronesi,

per poi ritirarsi a sud del Po lasciando ampio spazio al nemico. I cimbri tuttavia non ne approfittano.

Nel frattempo, a Roma, Mario è eletto per il consolato del 101 a.C.

Agli inizi del 101 a.C. Silla e Mario riuniscono le loro forze con quelle di Catulo. Silla ha l'incarico di

procacciare le vettovaglie per l'esercito. 16

LETTURA: PLUTARCO_Mario si infastidisce, come riporta Silla nelle sue memorie, perché questo riesce

grandemente nell'adempimento del suo compito.

•Mario attraversa il Po

•Fallimento dei negoziati con i Cimbri: si passa alle armi

•Combattimento presso i Campi Raudii, località vicina a Vercellae (incertezza sulla collocazione del luogo)

Mario adotta la tattica a semicerchio e massacra i Cimbri.

LE DIFFICOLTÀ DEGLI OPTIMATES

Nel frattempo, la lotta politica prende una piega sfavorevole agli optimates: i disastri militari rendono gli

optimates vulnerabili agli attacchi dei populares.

Tale situazione favorisce enormemente Mario che si avvicina a Lucio Apuleio Saturnino e a C. Servilio

Glaucia, tribuni nel 103 a.C.

L'ideale politico dei due riprende alcune idee graccane, ma presenta anche una novità: l'uso sistematico

della violenza (anche se è possibile che ci siano forzature nel resoconto delle fonti). Il ricorso alla violenza

può essere dovuto alla fine fatta dai Gracchi. Il ricorso alle assemblee resta centrale, così come l'utilizzo del

tribunato della plebe. Una novità è rappresentata dalla ricerca del supporto del console.

IL TRIBUNATO DI SATURNINO (103 A.C.)

•DE COLONIIS IN AFRICAM DEDUCENDIS: plebiscito che prevede la distribuzione di terre (100 iugera) ai

veterani di Mario (romani o socii). Uno dei tribuni, Bebio, cerca di mettere il veto al plebiscito ma il suo

tentativo è respinto con l'intimidazione: Bebio fa marcia indietro.

•LEX APULEIA DE MAIESTATE: tribunale sulla lesa maestà del popolo romano. I giurati sono tutti prelevati

dall'ordine equestre. Si tratta di un reato vago: tradimento, incompetenza militare, ecc.

I primi condannati sono Servio Cepione e Mallio Massimo, comandanti ad Arausio in occasione della

sconfitta contro i Cimbri e i Teutoni.

Lintott ritiene che in seguito il tribunale giudicasse anche i tribuni che avevano agito contro il popolo e che

avevano fatto ricorso alla violenza (es. Norbano nel 95 a.C.).

Nel 102 a.C. si verifica il caso di LUCIO EQUIZIO. È un personaggio misterioso: popularis, compare dal nulla

sostenendo di essere il figlio di Tiberio Gracco. Il popolo romano dà credito alla storia.

La conseguenza dell'accettazione di questa vicenda sarebbe stata la possibilità di rivendicare il ruolo di T.

Gracco, ereditarne le clientele e mettersi in rilievo nei populares.

Equizio, tuttavia, è rifiutato dai censori, i Metelli, che rifiutano di iscriverlo alle liste di censo. Sempronia, unica

esponente ancora in vita dei Gracchi e sorella di Tiberio e Caio, viene condotta nel foro per riconoscere

Equizio ma gli nega il bacio che avrebbe significato l'accettazione nella famiglia.

Nel 101 a.C. si ha una serie di avvenimenti di rilievo:

•seconda elezione di Saturnino al tribunato (l'avversario era stato ucciso);

•sesta elezione di Mario al consolato durante l'estate (chiaramente viene aggirata la legge sull'iterazione);

•elezione di Glaucia alla pretura subito dopo il tribunato.

LE LEGGI DI SATURNINO

•PLEBISCITO PER REGOLAMENTARE LA CONDOTTA DEI GOVERNATORI DELLE PROVINCE: la plebe

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non si era mai occupata di questioni di questo tipo, normalmente di interesse del senato. I tribuni

intervengono quindi in aspetti gestionali dello stato. Non è chiaro se il provvedimento sia del 101 a.C. o del

100 a.C., ma fa comunque pensare a Mario;

•LEX FRUMENTARIA: ripropone le distribuzioni graccane. Questo causa scontri con il tribuno Servilio

Cepione;

•LEGES AGRARIAE: 1. Creazione di colonie in Sicilia, Achaia (Grecia) e Macedonia. Colonia mariana in

Corsica (LEX DE COLONIIS DEDUCENDIS);

2. Distribuzione di terre (100 iugera) nella Gallia Cisalpina (pianura padana) in

zone interessate dalla guerra cimbrica (LEX DE AGRO GALLICO).

Nelle nuove colonie erano ammessi anche i socii. A Mario viene concesso il diritto di dare la cittadinanza a 3

persone per colonia.

Tutti questi provvedimenti a favore dei veterani di Mario scatenano la rabbia della plebe urbana che si

scontra con la plebe rurale.

Saturnino si rifiuta di sottomettersi agli auspicia negativi relativi all'approvazione delle sue leggi (tuoni) e si

hanno scontri di piazza tra la plebe urbana e i veterani di Mario.

Altre polemiche riguardano una clausola che prevedeva che la legge non potesse essere abolita dai senatori,

pena un'ingente sanzione e l'espulsione dal senato. Questa clausola mette in difficoltà lo stesso Mario.

Metello Numidico si rifiuta di accettare la cosa ed è costretto all'esilio.

GLAUCIA E SATURNINO: 101 e 100 a.C.

•LEX IUDICIARIA DI GLAUCIA (101 o 104 a.C.): interviene sulla quaestio de repetundis. Le giurie vengono

restituite ai cavalieri e si stabiliscono due momenti del processo: divinatio e inquisitio.

Nel 100 a.C. Mario appoggia ancora Saturnino per l'elezione del suo terzo tribunato e Lucio Equizio viene

eletto al tribunato della plebe. L'ipotesi è che questo fosse un figlio illegittimo di una schiava di T. Gracco. A

Roma i figli illeggittimi avevano il censo della madre. Equizio non sarebbe quindi mai potuto essere un

Sempronio Gracco.

Nel 100 a.C. Glaucia, ancora pretore, decide di candidarsi al consolato: è un'aperta violazione delle leggi.

Viene eletto M. Antonio (padre del famoso M. Antonio). Glaucia e C. Memmio restano in lizza. Glaucia e

Saturnino fanno uccidere Memmio che era favorito: il popolo vuole allora uccidere Saturnino. Questo chiama

gente dai campi e occupa il campidoglio. A lui si unisce anche Saufeio. Si ha uno scontro tra la plebe urbana

e la plebe rurale e il senato emana il senatus consultum ultimum.

Mario cerca di prendere tempo: alcuni tagliano le condutture dell'acqua che andavano al campidoglio.

Saufeio vuole dare fuoco al tempio ma Glaucia e Saturnino si arrendono.

Mentre tutti chiedono che vengano uccisi, Mario li rinchiude nella curia per prendere tempo in attesa del

giudizio. Pensando che Mario volesse salvarli, essi scoperchiano il tetto della curia e uccidono Saturnino,

Glaucia e Saufeio.

Dopo la sanguinosa fine di Saturnino e i suoi, inizia un nuovo periodo di predominio degli optimates, i quali

sono però divisi. Inoltre, la forza di Mario non è svanita.

Il decennio tra il 100 e il 90 a.C. è privo di grandi emergenze militari. Tra il 100 e il 99 a.C. vengono fatti

diversi tentativi per far rientrare Metello Numidico dall'esilio, obiettivo raggiunto solo tra la fine del 99 e l'inizio

del 98 a.C.

Dopo la morte di Saturnino si ha la reazione contro i suoi sostenitori: uccisioni e linciaggi. Gran parte della

legislazione di Saturnino rimane in vigore: assegnazioni nella Cisalpina e in Africa.

Tra il 99 e il 98 a.C. Mario parte per l'Oriente: sa di aver bisogno di una guerra per restare sulla cresta

dell'onda. Tuttavia il suo astro non è tramontato e mentre si trova fuori Roma viene eletto augure in absentia.

Inoltre, le difficoltà incontrate dai Metelli per ottenere il rientro del Numidico testimoniano che la potenza di

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Mario era forte.

Secondo ROSSI la partenza per l'Oriente potrebbe essere in parte frutto di un tacito accordo con i Metelli per

favorire il ritorno del Numidico.

Nel 98-97 a.C. si ha il processo di repetundis contro M. Aquilio, difeso da Marco Antonio e l'intervento di

Mario porta all'assoluzione. In questa fase tra gli uomini politici vicino a Mario ci sono M. Antonio, i Giulii

Cesari e M. Aquilio.

LA POLITICA MILITARE DI ROMA (anni 90)

Negli anni 90 gli impegni militari di Roma non sono rilevanti come nel decennio precedente.

Nella penisola iberica si ha una recrudescenza dell'attività bellica tra il 97 e il 94 a.C. probabilmente come

conseguenza dell'invasione dei cimbri del 103: trionfi di T. Dido e P. Licinio Crasso nel 93 a.C.

LEX CAECILIA DIDIA DE MODO LEGUM PROMULGANDARUM (98 a.C.): sull'inosservanza degli auspicia,

sul divieto di leges per saturam e sull'obbligo di rispettare il trinundinum.

SILLA E LA PRETURA

LETTURA: PLUTARCO_Silla si candida alla pretura ma viene sconfitto. A suo parere perché la gente si

aspettava che l'amicizia con Bocco potesse permettere l'organizzazione di

splendidi spettacoli se si fosse candidato come edile. L'anno seguente viene eletto

pretore e dopo la pretura viene inviato in Cappadocia (in realtà era in Cilicia) per

reinsediare sul trono Ariobarzane, ma il vero scopo era bloccare Mitridate.

Probabilmente Silla viene aiutato nella campagna elettorale dai nobili che volevano farne un loro strumento.

Durante la prima infruttuosa candidatura a pretore, Silla basa la propaganda sulle sue capacità militari, ma è

una tattica che non funziona con il popolo: Silla era sempre stato alle dipendenze di Mario.

La seconda volta promette grandi spettacoli e viene eletto. Dal sorteggio ottiene la carica di Pretore Urbano

(cause di diritto civile tra i cittadini). L'anno seguente va in Cilicia ad amministrare la provincia.

La cronologia esatta di questi eventi ci sfugge: l'unica certezza è che si svolgono negli anni 90.

CRONOLOGIA DEL BADIAN (SEGUITA DAL KEAVENEY): visione di Plutarco

•99: si candida alla pretura per il 98 e fallisce

•98: si candida alla pretura per il 97 e viene eletto

•96: è governatore in Cilicia

COREY BRENNAN accetta l'idea della pretura nel 97 a.C. e pensa che il comando in Cilicia sia durato dal 96

al 93 o al 92 a.C.

CRONOLOGIA DEL ROSSI: visione di Velleio

•95: si candida alla pretura per il 94 e fallisce

•94: si candida alla pretura per il 93 e viene eletto

•92: è governatore in Cilicia

CRONOLOGIA DEL SUMMER: visione di Plutarco reinterpretata

•99: si candida alla pretura per il 98 e fallisce ma viene eletto edile per il 98

•97: anno di intervallo (osservanza della lex villia)

•96: si candida alla pretura per il 95 e viene eletto

•94: governatore in Cilicia 19

La carriera di Silla era in ritardo rispetto all'età minima prevista dalla legge: sarebbe potuto essere pretore nel

102 e console nel 96 a.C.

LETTURA: PLUTARCO_Lite con Cesare Strabone: Silla minaccia di usare la sua carica contro Cesare e

questo lo prende in giro dicendo che la carica è effettivamente sua dato che l'ha

comprata.

Silla, durante la sua pretura, organizza i Ludi Apollinari (istituiti da un suo antenato) e si fa inviare 100 leoni

da Bocco. Per la prima volta nella storia di Roma vengono esibiti leoni non incatenati.

SILLA GOVERNATORE DELLA CILICIA

Normalmente si aveva il titolo di propraetor, ma in certi casi di proconsul. Non abbiamo certezze per Silla.

MITRIDATE VI

Sovrano del Ponto: ambizioso, energico e intraprendente. Veniva chiamato “il re veleno”.

La cronologia delle sue prime imprese è in parte incerta e si lega anche al problema della data della pretura

di Silla.

Trascorre alcuni anni della giovinezza in esilio. Una volta tornato, nel giro di pochi anni ottiene il controllo

delle coste orientali e settentrionali del Mar Nero.

Intorno al 108-107 a.C. pare si sia accordato con il re di Bitinia, Nicomede IV, per la spartizione della

Paflagonia. In quel tempo i romani controllavano la provincia d'Asia e in seguito avrebbero conquistato la

Cilicia.

Successivamente all'accordo sulla Paflagonia, Mitridate procede con l'occupazione di parte della Galatia. I

celti erano giunti nella zona circa 150 anni prima. Appartenevano allo stesso ceppo dei Galli ed erano giunti

dalla penisola balcanica, calandosi lungo la penisola ellenica per poi stabilirsi nella penisola anatolica.

L'accordo tra Mitridate e Nicomede non dura a lungo: una volta morto il re della Cappadocia, la vedova,

sorella di Mitridate, si sposa con il re di Bitinia. Nel 102-101 a.C. si ha il conflitto tra il Ponto e la Bitinia per il

possesso della Cappadocia.

Entrambi i sovrani cercano di ottenere con Roma una soluzione vantaggiosa:

•circa 101: ambasceria dei pontici a Roma e scontro con Saturnino. C'era forse il secondo fine di far

scoppiare una guerra il cui comando sarebbe stato affidato a Mario. Tuttavia lo scontro con Saturnino finisce

con un nulla di fatto.

•99 o 98: ambasceria di Mario in oriente e suo ammonimento a Mitridate

Il senato decide che il ponto deve rinunciare alla Cappadocia e la Bitinia alla parte di Paflagonia occupata

anni prima. L'arbitrato di Roma scontenta tutti.

Roma decide inoltre che Ariobarzane, un nativo della zona, sarebbe diventato il nuovo Re della Cappadocia:

il mandato di Silla è quindi quello di mettere sul trono Ariobarzane e cacciare Gordo, uomo di Mitridate.

Silla aveva però poche truppe a sua disposizione: viene fatto un appello agli alleati in Asia e Silla riesce a

portare a termine la missione anche se in alcuni momenti si trova in difficoltà, in particolare contro Archelao,

con il quale cerca di intavolare delle trattative che però falliscono.

LETTURA: AMPELIO_Silla viene chiamato per la prima volta imperator dai suoi soldati.

ROMANI E PARTI

L'impero partico di estendeva dall'odierno Iran fino a quasi i confini dell'India.

Silla è il primo a stabilire relazioni diplomatiche con i parti. Fa disporre 3 sedie, di cui una in posizione

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preminente. In questa si siede lui, nelle altre fa sedere Ariobarzane, re della Cappadocia, e Orobazo,

ambasciatore partico. È una dimostrazione della superiorità di Roma.

Le trattative comunque vanno bene: si decide che il fiume Eufrate rappresenti il limite delle rispettive sfere di

interesse.

LETTURA: PLUTARCO_Un Caldeo, esperto di fisiognomica, osservando Silla stabilisce che era destinato a

diventare grandissimo.

L'AGGRAVARSI DELLA QUESTIONE DEGLI ALLEATI

Nel 95 a.C. la LEX LICINIA MUCIA DE CIVIBUS REDIGUNDIS stabilisce l'espulsione degli italici da Roma e

l'istituzione di una Quaestio sull'illegale acquisizione della civitas. Questo provvedimento accresce il

risentimento degli alleati e dei latini.

Secondo ROSSI, tuttavia, la legge potrebbe anche non aver avuto finalità politiche ostili agli alleati, ma

potrebbe essere stata un semplice provvedimento volto a limitare gli abusi.

LA RIPRESA DEI PROCESSI

Processi De Maiestate contro C. Norbano, legato di Mario (data incerta), e Q. Servilio Cepione, legato dei

Metelli, nel 95 a.C.

Le due fazioni iniziavano a combattersi a colpi di processi. Potrebbe essere il segno di un nuovo inizio delle

ostilità.

Nel 92 a.C. si ha la censura di Cn. Domizio Enobarbo e L. Licinio Crasso. Si pensa che i due abbiano varato

un provvedimento per espellere i “retori latini”: è probabile che con tale definizione si voglia far riferimento ai

maestri di retorica che esercitavano in latino e non in greco. Evidentemente si voleva evitare che l'accesso a

questi studi subisse grandi allargamenti.

I due censori si trovano in seguito in disaccordo e sono costretti ad abdicare.

Segue una nuova rottura tra senatori e cavalieri.

Si ha il processo De Repetundis a P. Rutilio Rufo, legato del governatore d'asia Q. Muzio Scevola nel 94 e

uomo politico di spicco. l processo è dovuto alle decisioni prese nella provincia da Muzio, le quali si erano

rivelate sfavorevoli alla classe dei cavalieri.

Il processo colpisce il legato che viene dichiarato colpevole e questa condanna scatena un polverone.

Rufo aveva partecipato all'assedio di Numanzia e rivestito il consolato nel 105. Era un uomo legato ai metelli

e zio di Marco Livio Druso, figlio del Marco Livio Druso che una trentina di anni prima si era opposto a

Gracco.

Tra il 92 e il 91 a.C. anche il princeps senatus Scauro è accusato De Repetundis ma viene assolto.

Le corti gestite dai cavalieri si coprono di disonore.

È molto probabile che, visti i legami tra Mario e i cavalieri e vista la rovina di Rutilio da parte dei cavalieri,

anche Mario avesse fatto sentire il proprio peso in occasione del processo.

Anche Silla in questa stagione di processi viene messo sotto processo.

LETTURA: PLUTARCO_Rientrato a Roma, Gaio Mario Censorino, uomo di Mario, lo accusa di peculato

(appropriazione di denaro pubblico). Ma il giorno del processo Censorino non si

presenta.

Probabilmente era un'accusa campata in aria: era una mossa politica per mettere in difficoltà un personaggio

che cominciava a divenire importante.

Nel contempo si verifica un ulteriore episodio che getta benzina sui rapporti tra Silla e Mario.

LETTURA: PLUTARCO_ Il dissidio con Mario si riaccende. Bocco aveva consacrato alcune vittorie nel

campidoglio. Accanto a queste statue c'era un giugurta d'oro che veniva

consegnato a Silla. 21

Mario non reagisce bene nel vedere l'episodio rievocato in questo modo e per giunta in uno dei luoghi più

importanti di Roma. Lo scontro tra le due fazioni divampa ma la situazione viene sospesa per lo scoppio

della Guerra Sociale. È evidente che l'episodio delle statue si debba collocare poco prima dell'inizio della

Guerra, quindi intorno al 91 a.C.

LA GUERRA SOCIALE

Rappresenta il vero e proprio trampolino di lancio della carriera di Silla. Tutto inizia con l'elezione al tribunato

della plebe di Marco Livio Druso: diviene tribuno della plebe il 10 dicembre del 92 a.C. e rimane in carica per

gran parte del 91 a.C.

Druso, che non agiva da solo, si fa portavoce di un programma in un certo senso rivoluzionario per gli

optimates: un programma di riformismo moderato.

L'obiettivo era quello di rafforzare il peso del senato attuando al contempo delle riforme che sembravano

necessarie e avrebbero potuto accontentare diverse componenti della società. Si tratta di un programma

animato sia dalla buona volontà, sia da una logica di parte ma per lo più gli scopi non vengono raggiunti.

Facevano parte del gruppo di Druso i Metelli, Marco Emilio Scauro (princeps senatus), Marco Licinio Crasso

(console, censore e oratore), Gaio Aurelio Cotta.

All'interno del loro pacchetto di proposte ci sono perlomeno due dei temi scottanti del momento:

• la gestione dei tribunali;

• la questione degli alleati.

Sono temi che in una maniera o dell'altra facevano parte della lotta politica ormai da diversi decenni, in certi

periodi più uno, in certi periodi più l'altro.

DRUSO E GLI OBIETTIVI DEL PROGRAMMA POLITICO

• intento di migliorare il funzionamento della macchina statale, in primo luogo cercando di migliorare

l'attività e l'operato dei tribunali che tanto si erano coperti di discredito nel periodo immediatamente

precedente (es. Rutilio Rufo);

• volontà di provare ad agire sui tribunali senza scontentare i cavalieri, anzi cercando di riavvicinare il

più possibile il senato e gli equites (questa mossa fallisce completamente);

• tentativo di dare soddisfazione alle aspirazioni degli alleati senza però danneggiare gli interessi dei

vecchi cittadini (anche questa è una missione piuttosto complessa).

Si avevano poi obiettivi di parte:

• rivalersi sui pubblicani per la condanna di Rutilio Rufo: bisognava cercare di punire i pubblicani

senza mettersi contro il grosso dei cavalieri;

• strappare a Mario il favore degli alleati facendo per loro qualcosa di meglio.

È un programma politico piuttosto ambizioso che articola in diverse proposte di legge. È impossibile che tutti

accogliessero con lo stesso grado di entusiasmo tutte le proposte dei drusiani: probabilmente fra gli italici, fra

i cavalieri e fra il popolo c'era chi vedeva con maggiore interesse una proposta e magari tollerava meno

un'altra. Non c'era lo stesso grado di adesione nei confronti di tutte le proposte, numericamente molto ampie

e abbastanza varie nel contenuto.

Inizialmente le cose vanno piuttosto bene: forse anche Silla aveva degli elementi di contatto con questo

gruppo (quando diventa dittatore realizza alcune delle misure che erano state di Druso). Ovviamente alcune

proposte non dovevano corrispondere al suo pensiero, ma tutto sommato anche Silla può essere inserito

nella collocazione politica dei drusiani. Il ROSSI lo definisce un “drusiano di destra”.

• ROGATIO IUDICIARIA: Una delle prime proposte. Volta ad aumentare la forza del senato e, allo

stesso tempo, risolvere il problema dei tribunali, cercando tuttavia di portare dalla propria parte

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almeno un gruppo di cavalieri.

Secondo questa proposta i ranghi del senato sarebbero dovuti aumentare da 300 a 600: i nuovi

senatori dovevano essere scelti fra i cavalieri (evidentemente non tra i pubblicani). Allo stesso

tempo, le giurie dovevano essere restituite a questo nuovo senato, in cui c'erano però dei cavalieri.

Lo scopo era quindi cercare di mettere insieme cavalieri e senatori e allo stesso tempo portare via le

giurie agli equites. Da questo momento in poi era obbligatorio che le giurie fossero composte da

senatori, ma senatori di questo nuovo senato per metà composto da equites.

• ROGATIO FRUMENTARIA: è una vera innovazione nel programma politico degli oprimates. Questi

si erano sempre mostrati ostili verso le proposte del genere, che richiamavano alla mente figure quali

Gaio Gracco e Saturnino.

Evidentemente Druso vuole far sì che le sue misure godano dell'appoggio popolare.

• ROGATIO NUMMARIA: misura di politica monetaria, volta a venire incontro agli interessi delle classi

più povere e per colpire gli interessi degli speculatori.

La proposta aveva l'obiettivo di far sì che le nuove monete d'argento che venivano coniate non

fossere completamente fatte d'argento ma contenessero 1/8 di rame. È chiaramente una misura

inflazionistica.

• ROGATIO COLONIARIA: proposta che andava incontro ai bisogni delle classi medio-umili.

Prevedeva l'istituzione di colonie in diverse località e assegnazioni di ager publicus in Sicilia, Umbria,

Campania, Etruria. Mirava quindi ad avviare una politica di natura sociale. A questa misura vengono

accostate anche due proposte di legge agraria, delle quali non conosciamo i contenuti:

• ROGATIO LIVIA

• ROGATIO SAUFEIA

• ROGATIO DE CIVITATE LATINIIS ET SOCIIS DANDA: proposta con la quale si voleva concedere la

cittadinanza ai latini e agli alleati. Se questa proposta fosse passata Druso sarebbe diventato un

eroe per gli italici, e Mario avrebbe perso gran parte del suo ascendente.

Questa misura crea le maggiori discussioni anche all'interno del gruppo di Druso. È probabile che lo

stesso Silla non dovesse condividere la proposta.

È possibile che nelle idee di Druso e di quanti caldeggiavano questa proposta vi fosse il

convincimento che l'estensione della cittadinanza avrebbe determinato un rafforzamento della

posizione degli optimates, non un indebolimento. A godere dell'estensione del diritto di cittadinanza

sarebbero stati in primo luogo gli aristocratici delle comunità alleate che, per logiche politiche e modo

di pensare, sarebbero stati necessariamente più vicini agli optimates che non ai populares.

Secondo GADDA alla base vi era una concezione della cittadinanza principalmente rivolta ai

maggiorenti delle comunità italiche o comunque la convinzione che, una volta estesa la cittadinanza,

i risultati elettorali non potessero cambiare più di tanto vista la difficoltà di recarsi a Roma a votare

per chi non fosse aristocratico. Portando dalla loro parte i capi delle aristocrazie locali, questi capi

avrebbero potuto controllare le proprie comunità.

Era un gioco comunque pericoloso.

Mario è chiaramente ostile a Druso: è messo con le spalle al muro. I suoi uomini agiscono contro Druso.

Tra l'altro, non sembra che tutti i socii fossero favorevoli a una proposta di questo tipo e nel complesso, tutte

queste proposte di Druso, lasciavano scontente diverse persone. Per qunto riguarda quella degli alleati,

sappiamo per certo che gli etruschi e gli umbri erano contrari: in Etruria e in Umbria c'era un tipo di struttura

sociale diverso da quello delle altre comunità d'Italia. Le persone economicamente disagiate, spesso clienti

delle persone più benestanti, non erano, come a Roma, dei clienti che godevano della cittadinanza romana e

avevano degli obblighi verso i loro padroni i quali a loro volta avevano degli obblighi verso i clientes. In

queste società i clienti erano in una condizione di quasi schiavitù: si aveva una situazione di subordinazione

fortissima. Presso le classi elevate di Etruria e Umbria c'era quindi il timore che la concessione della

cittadinanza avrebbe potuto alterare la fisionomia delle loro società.

Sappiamo che anche tra gli optimates, realtà piuttosto composita, alcuni vedevano con grande fastidio il fatto

23

che Druso con queste proposte potesse ricavarsi una posizione di spicco e una popolarità superiore a ogni

altro.

Da questo punto di vista, uno dei suo avversari principali era Quinto Servilio Cepione, già avversario di

Saturnino e vittima dei processi degli anni 90.

Alcuni optimates erano contrari anche alla proposta di legge giudiziaria perché vedevano l'introduzione di

cavalieri in senato come una vergogna, una contaminazione. Peraltro tra gli stessi cavalieri, non tutti

dovevano essere contenti della proposta perché si vedevano portar via il controllo dei tribunali.

Erano contenti quei 300 che entravano in senato, ma certamente non tutti gli altri.

Un altro dei grandi oppositori di Druso nelle assemblee che si tennero nel 91, era il console Lucio Marco

Filippo, in quegli anni sostenitore di Mario (in seguito diventa sostenitore di Silla). Filippo agisce in più

circostanze per far sì che il popolo non approvasse le misure di Druso. Si hanno degli scontri quasi fisici tra

Druso e Filippo: Druso in una certa circostanza, ricorrendo ai suoi poteri di tribuno lo fa addirittura arrestare

(il tribuno poteva far arrestare anche i consoli).

LETTURA: APPIANO_il problema degli alleati ha inizio in questo modo: Fulvio Flacco durante il suo

consolato del 125 a.C. Per primo aveva spinto gli alleati a desiderare la cittadinanza

romana per trasformarsi da sudditi in compartecipi dell'impero. Il senato lo manda in

Gallia a comandare una spedizione militare. In seguito Gaio Gracco realizza simili

provvedimenti a favore degli alleati italici. Ma dopo che anche anche lui viene ucciso,

l'Italia rimane ancora più irritata. Anche il tribuno Livio Druso, uomo di stirpe

nobilissima, promette agli alleati italici di proporre nuovamente una legge per la

concessione della cittadinanza agli italici. Druso attira verso la propria causa il popolo

romano, con la deduzione di molte colonie, e cerca di far riavvicinare con una legge

imparziale il senato e il ceto equestre, che allora erano nel massimo contrasto a

causa dei tribunali.

(Appiano semplifica tutto: secondo lui il vero obiettivo è la cittadinanza e tutto il resto

è fatto per favorire questo progetto)

Tutte le rogationes, tranne quella degli alleati, vengono votate e approvate dal popolo: diventano leggi.

Tra le motivazioni dell'opposizione del console Filippo c'è anche l'approvazione in blocco di queste leggi: si

rifà alla LEX CAECILIA DIDIA che vietava l'esistenza di leggi che contenessero più argomenti diversi.

Il ruolo di Lucio Licinio Crasso, grande oratore, nell'approvazione delle leggi è notevole. Nel settembre del 91

a.C., poco dopo il voto delle leggi e quando ancora si doveva discutere la rogatio sui socii, Crasso muore.

Viene a mancare a Druso uno dei suoi principali alleati.

Della morte di Crasso approfitta subito il console Filippo il quale convince l'assemblea ad abrogare le leggi di

Druso. Il popolo viene nuovamente convocato e questa volta vota contro. Non conosciamo il pretesto su cui

aveva fatto leva Filippo: probabilmente convince il popolo che le leggi erano state approvate in violazione

della lex caecilia didia oppure con la violenza o ancora che vi erano stati auspici negativi.

Le leggi in ogni caso vengono abrogate e pare che Druso non reagisca.

La situazione era estremamente incandescente: proprio in quei giorni si stava incominciando a discutere

della rogatio sugli alleati. Questa rogatio non venne mai portata davanti all'assemblea: mentre Druso stava

tornando a casa sua con un gruppo di suoi alleati politici viene ucciso a tradimento da una persona infilatasi

nella schiera. L'assassinio avviene prima del 9 dicembre 91 (Augusto farà realizzare una statua di Druso con

l'iscrizione “venne ucciso quando ancora era in carica”).

Le reazioni in Italia all'indomani della notizia della morte di Druso non sono di segno molto positivo: gli italici

perdono la pazienza. Incominciano quasi subito a organizzarsi tra di loro: vengono realizzati dei reparti di

armati e le comunità di italici si scambiano degli ostaggi in modo da evitare che qualcuno si rimangiasse la

parola data e si mantenesse la fedeltà tra tutte le comunità.

I romani si rendono conto che la situazione è una polveriera e cominciano a mandare loro uomini

d'esperienza in tutta Italia per controllare, spiare, raccogliere informazioni e riferire a Roma.

Durante una di queste missioni, un uomo politico recatosi ad Asculum (Ascoli Piceno) viene linciato dalla

folla. È questo il segnale dello scoppio della guerra sociale: da questo momento in poi gli alleati saranno in

guerra contro Roma.

È una rivolta con diverse anime. Ci sono gli alleati che combattono Roma per diventare romani, altri che

combattono perché odiano Roma e vogliono tornare a essere liberi. Queste differenze si hanno anche in

seno alle singole comunità. 24

A questo punto, a Roma prende il sopravvento la fazione anti-drusiana: il tribuno della plebe Quinto Vario

Ibrida si fa promotore dell'istituzione di un tribunale speciale che avrebbe dovuto indagare su coloro che, a

Roma, potevano essere colpevoli di aver incitato gli italici alla rivolta. È una quaestio extraordinaria le cui

giurie sono composte esclusivamente da cavalieri: vengono stabilite diverse condanne a morte nonché molti

esili. Mentre l'esercito romano combatte in patria si ha questa situazione di “caccia alle streghe”. Tra i

processati: l'oratore Marco Antonio, Gaio Aurelio Cotta, Marco Emilio Scauro. Scauro riesce a difendersi in

maniera molto valida facendo leva sulla propria autorità politica e sociale e mettendosi a paragone con Vario,

“un signor nessuno” venuto dallSpagna. Scauro viene assolto a furor di popolo e questo segna un'inversione

di tendenza nella quaestio variana: nata inizialmente per colpire i drusani, si ritorce contro coloro che

l'avevano istituita. Si ha una modifica della corte giudicante da parte di M. Plauzio Silvano e lo stesso Vario

viene condannato.

• LEGGE DI PLAUTIO SILVANO (88 A.C.): modifica il metodo di elezione dei giurati in seno alla

quaestio variana. Stabilisce che ci siano 15 giudici per tribù (35 tribù), per cui non più

esclusivamente della classe equestre. Con questa legge anche la plebe inizia a far parte dei

tribunali.

Questa inversione di tendenza è dovuta anche al fatto che i maggiori successi della guerra contro gli alleati

venissero ottenuti dai drusiani.

LA RIVOLTA DEGLI ALLEATI

La guerra sociale (o marsica) è una delle più dure che i Romani dovettero mai affrontare. Si trattava quasi di

combattere contro se stessi.

I fronti della guerra sono diversi:

• Settentrionale: Marsi, Peligni, Vestini Marrucini e Frentani;

• Meridionale: Sanniti, Irpini, Lucani Apuli, Colonia Latini Venusia, Campani.

In qualche occasione anche gruppi di Galli, Umbri ed Etruschi partecipano alla rivolta.

Una parte degli italici combatteva per ottenere la cittadinanza romana, un'altra parte combatteva per ottenere

l'indipendenza da Roma (soprattutto Sanniti e Lucani).

I Latini restano fedeli a Roma per tutta la durata della guerra.

I socii ribelli si danno un'organizzazione federale in gran parte modellata sullo stato romano:

• stabiliscono una capitale federale: CORFINUM, ribattezzata italica, funge da punto di raccordo tra la

zona dei marsi e dei sanniti;

• si dotano di un senato di 500 membri;

• eleggono 2 consoli e 12 pretori;

• organizzano i soldati arruolati in legioni.

I due comandanti scelti dagli italici sono Quinto Poppedeio Silone (marso) per il fronte settentrionale e Gaio

Papilo Mutilo (sannita) per il fronte meridionale.

Gli italici intendevano mettere sotto controllo i loro territori impadronendosi delle colonie latine e mettere sotto

controllo le strade il cui valore era principalemente militare. Ciò avrebbe significato aprirsi la via verso Roma

che era il punto di partenza di tutte queste strade.

In questo momento, il maggior potenziale economico di Roma è bilanciato dalla migliore attitudine alle armi

degli italici.

Roma reagisce immediatamente alla minaccia procedendo a delle leve straordinarie (liberti, Gallia Cisalpina)

e si fa inviare soldati dagli alleati rimasti fedeli in Italia e nelle altre zone.

I romani miravano a impedire l'assoggettamento delle colonie latine e ad evitare che gli italici si

impadronissero delle strade.

Il comando viene dato ai consoli del 90 a.C.

• Publio Rutilio Lupo nella zona settentrionale. Ai suoi ordini: Mario e Gneo Pompeo Strabone

25

• Lucio Giulio Cesare nella zona meridionale. Sotto di lui: Silla e Tito Didio .

Si hanno anche dei fronti minori (es. operazioni di Lucio Porcio Catone in Etruria).

Soprattutto sul fronte meridionale gli alleati italici ottengono diversi successi e riescono a sottomettere alcune

città: Erculanum, Nola e l'Apulia. Vengono posti assedi alle colonie in cui i Romani si erano asserragliati:

Aesenrnia e Acerrae.

PICENO: Gn. Pompeo Strabone tenta di sottomettere Asculum ma fallisce ed è costretto a chiudersi nella

città di Firmum dove viene assediato dagli italici. I marsi mettono sotto assedio Alba Fucens.

MERIDIONE: L. Giulio Cesare non riesce a ottenere delle vittorie risolutive. Delle città messe sotto assedio

Acerrae e Alba Fucens resistono, mentre Aesernia si arrende.

Nel momento in cui conquistano città dei romani, gli italici arruolano gli schiavi e quesi romani che avessero

voluto unirsi a loro appartenenti alle classi umili (interesse sociale)

LETTURA: FRONTINO_Durante la guerra sociale, Silla, sorpreso vicino ad Aesernia in una situazione

difficile, chiede un colloquio ma non riesce a ottenere risultati. Accorgendosi che il

nemico è carente in sicurezza a causa dell'impegno nelle trattative, lascia un

trombettiere per dare l'impressione che l'esercito fosse là, mentre in realtà il suo

esercito lentamente fuggiva.

SETTENTRIONE: P. Rutilio Lupo viene attirato in un'imboscata e ucciso nei pressi di Alba Fucens. Mario

riesce a prendere il controllo della situazione: non gli viene assegnato il comando assoluto ma viene

affiancato da Quinto Servilio Cepione, anche lui ucciso in un agguato. A questo punto il comando passa al

solo Mario. In quello stesso frangente Strabone riesce a rompere l'assedio di Firmum. Il nemico si rifugia ad

Asculum dove Strabone lo assedia e comincia ad arruolare delle truppe private.

Mario ottiene un'importante vittoria sui marsi presso il fucino, con l'aiuto di Silla.

A questo punto l'iniziativa passa ai romani che cercano di arrivare all'Adriatico per dividere i due fronti. I

risultati di Strabone e Porcio Catone fanno sì che questi vengano eletti consoli nell'89, divenendo i due capi

dell'anno successivo.

Alla fine del 90 si ha la richiesta di aiuto degli italici a Mitridate.

I romani si rendono conto di dover uscire dal conflitto. Strabone fa votare la LEX IULIA DE CIVITATE

LATINIS ET SOCIIS DANDA che stabilisce la concessione della cittadinanza a tutti gli alleati che non si

erano ribellati. Lo scopo è smorzare il clima di violenza a Roma. Gli Etruschi si mostrano contenti ma si tratta

sicuramente delle fasce disagiate. Una volta concessa la cittadinanza agli alleati il problema diventa quello di

gestire questo enorme flusso di cittadini che avrebbero potuto stravolgere il sistema delle votazioni. Ci si

chiede in che modo si dovessero integrare i nuovi cittadini: si decide di non distribuirli nelle 35 tribù già

esistenti.

Non si sa bene cosa succede: secondo alcuni, dopo averli divisi in 10 parti, vengono create altrettante nuove

tribù nelle quali essi votano per ultimi in modo da non influenzare di fatto le decisioni politiche. Per molto

tempo non esercitano il loro diritto di voto perché finché i censori non avessero effettuato il censimento, la

cittadinanza sarebbe stata del tutto teorica. Passeranno circa 20 anni prima che i nuovi cittadini possano

votare: ci sarà una censura nell'86 ma i nuovi cittadini censiti sono pochi e poi una nel 70.

probabilmente le nuove tribù erano 8.

tuttavia, concedendo la cittadinanza agli alleati, si stabiliva che da quel momento in poi l'Italia divenisse

territorium della città stato di Roma. Segue un periodo di elaborazione giuridica e trasformazione culturale

che di fatto trasformano le istituzioni presenti.

• FUNDUS FIERI: Roma con la Lex Iulia offriva agli alleati la cittadinanza e l'accettazione di questa

comportava la trasformazione della comunità in municipium e la ricezione in blocco del diritto

romano. La penisola viene unificata linguisticamente dal latino e si assiste alla scomparsa degli

idiomi locali.

La legge conteneva anche una clausola che autorizzava i comandanti militari a concedere la civitas a singoli

soldati dopo aver sentito il parere di un consilium (lo sappiamo grazie a un documento risalente alla fine del

26

90 nel quale si attesta la concessione della cittadinanza a dei soldati iberici da parte di Cn. Pompeo

Strabone).

L'approvazione della lex Iulia determina divisioni e un netto indebolimento degli insorti, ma la guerra

continua.

1 GENNAIO 89: il console Gn. Pompeo Strabone fa approvare la LEX POMPEIA DE TRANSPADANIS.

LETTURA: ASCONIO: Strabone fonda colonie al di là del Po e conferisce diritti latini a coloro che già vi

abitavano (non invia nuovi coloni).

La lex Pompeia non valeva per i transpadani, ma solo fino al Po. Avere diritti latini permetteva ai cittadini di

ottenere la cittadinanza romana ricoprendo una magistratura nella propria città (una volta terminato il

mandato diventano automaticamente cittadini romani). Inizia così un processo di urbanizzazione e

romanizzazione dello comunità della Gallia Transpadana.

FRONTE SETTENTRIONALE (89 a.C.)

All'inizio dell'89 si ha l'affidamento a Strabone del comando del fronte settentrionale. Strabone realizza

un'importante vittoria in Etruria su un grosso corpo di spedizione alleato che voleva riaccendere la rivolta

nella regione.

Si hanno vittorie sui Marsi da parte di entrambi i consoli: Pompeo Strabone nel Picenum e Porcio Catone

presso Alba Fucens (oggi in Abruzzo). Poco dopo questa vittoria Catone cade in battaglia in territorio

marsico.

Un tentativo allleato di rompere l'assedio di Asculum fallisce e il blocco della città non può più essere

interrotto: da questo momento in poi non ci sono più tentativi. Il comandante Vidacilio tuttavia riesce a entrare

nella città e si rende conto che un gruppo di cittadini voleva arrendersi ai romani: li fa massacrare.

La guerra in questo settore sta finendo. Il pretore Metello Pio (figlio del Numidico) e il legato L. Cornelio

Cinna muovono da nord verso il nucleo centrale dei ribelli: Marsi, Vestini e Marrucini dichiarano la resa.

Anche Corfinum viene conquistata.

FRONTE MERIDIONALE (89 a.C.)

È l'anno di Silla .

LETTURA: PLINIO_la città di Stabia esistette fino al 30 aprile dell'89 quando venne distrutta da Silla.

Anche Pompei viene successivamente conquistata da Silla e durante queste operazioni il legato Aulo

Postumio Albino viene ucciso dai soldati.

LETTURA: PLUTARCO_Il legato A. Postumio Albino viene lapidato dai soldati. Silla lascia impunito il fatto e

sostiene che i soldati, per riscattare le colpa, si sarebbero battuti con maggior

determinazione.

APPIANO_mentre Silla era accampato vicino ai monti di Pompei, Lucio Cluenzio pone il suo

accampamento a soli 500 m dal romano. Silla non tollera questo affronto e attacca

Cluenzio senza aspettare il rientro dei soldati che aveva mandato a cercare cibo.

Viene sconfitto e messo in fuga. Quando tornano i foraggeri, Silla attacca e batte

Cluenzio, che sposta l'accampamento. Avendo ricevuto rinforzi gallici, Cluenzio pone

di nuovo l'accampamento vicino a Silla. Quando i due eserciti stavano per giungere

allo scontro, un gigantesco Gallo avanza e sfida un romano qualunque a singolare

tenzone. Un soldato mauritano, di piccola statura, si fa avanti e lo uccide. I galli

vegono presi dal panico e scappano. Lo schieramento di Cluenzio a questo punto

crolla: i soldati rimasti non restano al loro posto ma si ritirano a Nola. Silla li insegue e

ne uccide 3000 durante l'inseguimento. Giunti a Nola, i soldati trovano una sola porta

aperta e Silla, approfittando della ressa creatasi riesce a ucciderne altri 2000,

compreso lo stesso Cluenzio.

Nello stesso periodo, Tito Didio riconquista Ercolano, ma muore poco dopo: questa guerra, costellata di

morti, segna un rinnovamento della classe dirigente. 27

Silla si sposta in Irpinia e riporta una serie di vittorie: con la presa di Aeclanum Silla priva i Sanniti di sbocchi

su Tirreno.

LETTURA: APPIANO_Gli abitanti di Aeclanum cercano di prendere tempo chiedendo a Silla un giorno per

consultarsi. In realtà attendevano l'arrivo di un aiuto dai Lucani. Silla capisce il trucco

e dà loro 1 ora: in questo arco di tempo inizia ad accatastare fascine presso le mura

di legno della città. Trascorsa l'ora, Silla fa incendiare le fascine e gli abitanti si

arrendono. Viene dato ordine di saccheggiare la città perché non si era consegnata

volontariamente, ma per necessità. In conseguenza di ciò molte città si arrendono e

Silla le risparmia: gli Irpini sono sottomessi.Nell'estate dell'89 Silla muove contro i

Sanniti: sceglie un percorso tortuoso e li coglie di sorpresa. Ne uccide molti e

disperde il resto in una fuga disordinata. Il comandante dei Sanniti, Mutilo, viene ferito

e si rifugia presso Aesernia. Silla distrugge il suo accampamento e muove verso

Bovianum, sede del senato dei ribelli, e città con 3 torri. Dopo tre ore di lotta Silla si

impadronisce della città.

Il senato viene trasferito ad Aesernia.

Nel corso dell'89, Strabone prende Asculum e tra 89 e 88 i Romani riportano grandi vittorie nel settore

meridionale. Tra queste la vittoria di Metello Pio su Poppedeio Silone che rimane ucciso. L'Apulia viene

sottomessa.

Resistono sostanzialmente i Sanniti e i Lucani, che tentano di èassare in Sicilia ma vengono bloccati.

BILANCIO DELLA GUERRA

• circa 300 mila caduti;

• comparsa di eserciti privati (es. Pompeo Strabone)

IL CONSOLATO DI SILLA

Nell'autunno 89 Silla si reca a Roma per candidarsi al consolato. Tutti i suoi successi militari fanno in modo

che venga eletto a furor di popolo. Silla ha 44 anni

LEX PAPIRIA PLAUTIA (89 a.C.): ne veniamo a conoscenza dalla “pro Archia”. Viene data la cittadinanza a

tutti gli iscritti anagrafici delle città alleate a patto che alla data della legge avessero domicilio in Italia e si

sarebbero fatti registrare davanti al pretore entro 60 giorni.

Probabilmente era una concessione della cittadinanza generalizzata da cui restano esclusi solo Sanniti e

Lucani.

Sappiamo che si hanno diversi tentativi di organizzare i socii: inizialmente in tribù “speciali” per togliergli

qualsiasi diritto politico. Alla fine, tuttavia, questi nuovi cittadini vengono distribuiti nelle 35 tribù originarie.

MUNICIPALIZZAZIONE DELL'ITALIA

Roma cessa di essere una città stato, per diventare uno stato fatto di municipia, con cambiamenti non solo

politici ma anche culturali.

Da questo momento le legioni vengono reclutate in tutta la penisola (tutto il territorio è romano). Il processo

deve essere stato lungo ed è poco noto. Certamente si ebbe la redazione di statuti municipali e

l'organizzazione dei territori e delle istituzioni delle nuove comunità.

Si ha un'estensione dei diritti di cittadinanza e del territorio ma le istituzioni centrali dello stato non vengono

cambiate. Il fatto che ci si dovesse recare a Roma per votare rappresenta di fatto la fine delle assemblee

popolari.

MATRIMONI DI SILLA

Rientrato in città, Silla fa un brillante matrimonio con Cecilia Metella, figlia di L. Cecilio Metello Dalmatico,

pontefice massimo del 115 a.C. Metella era da poco vedova del Princeps Senatus M. Emilio Scauro.

I cecilii metelli erano ai vertici della classe dirigente e il fatto che Silla l'abbia sposata ci fa capire l'importanza

di questo matrimonio. Molti notabili erano irritati perché ritenevano Silla indegno di questa donna.

MOGLI DI SILLA:

1. Ilia (figlia Cornelia) 28

2. Elia

3. Clelia: ripudiata come sterile. Pochi giorni dopo Silla sposa Metella per cui nasce il sospetto che

fosse un matrimonio politico

4. Metella

Di Elia non sappiamo nulla; Clelia potrebbe essere patrizia ma di una stirpe decaduta.

Alcuni studiosi pensano che il nome della prima moglie sia corrotto e che fosse Iulia. Oppure si potrebbe

pensare che Ilia ed Elia siano la stessa persona. Se fosse Iulia saremmo di fronte a un legame con gli Iulii

Caesares: l'oratore e il console del 90. Il matrimonio potrebbe essere avvenuto poco prima della Guerra

Giugurtina e i cognati potrebbero aver aiutato Silla all'epoca della guerra.

La figlia Cornelia va in sposa a Q. Pompeo Rufo, collega di Silla al consolato dell'88 (Pompea, la figlia di

Cornelia e Pompeo Rufo sarà la seconda moglie di Giulio Cesare tra il 68 e il 61 a.C.).

Da Metella Silla ha 3 figli:

1. L. Cornelio Silla

2. Fausta e Fausto Cornelio Silla: i nomi sono scelti in riferimento alla mitologia del Felix.

PROBLEMA PONTICO

Mitridate dà sua figlia in sposa a Tigrane, Re dell'Armenia.

• 91-90: Tigrane invade la Cappadocia e Mitridate la Bitinia

• 90-89: il senato dà l'incarico a M. Aquilie e Tito Manlio Mancino di guidare una spedizione-

commissione per restaurare lo status quo e rimettere i legittimi sovrani sul trono.

Mitridate e Tigrane si ritirano. Aquilio e Mancino convincono Nicomede e Ariobarzane a provocare Mitridate

con incursioni, facendo intendere che i romani li avrebbero sostenuti.

Nicomede si era fortemente indebitato con i romani pertanto viene stretto un patto: Nicomede avrebbe fatto

delle incursioni nel territorio di Mitridate e con il bottino avrebbe ripagato il debito con Roma.

Nicomede quindi invade il Ponto: Mitridate manda allora un'ambasceria ad Aquilio senza ottenere

soddisfazione. A questo punto invade la Cappadocia e affronta le truppe di Nicomede sconfiggendole presso

il fiume Amnias. Mitridate a questo punto procede con l'invasione della Bitinia: sconfigge Aquilio e occupa

anche la Frigia e la Misia (provincia romana). La flotta pontica prende il controllo degli stretti.

Nell'88 Mitridate sottomette la Licia, la Panfilia e la Ionia. Cattura anche Manio Aquilio che vine legato e

condotto sopra un asino a Pergamo: qui viene ucciso con dell'oro fuso colato in gola.

Il governo romano in Asia crolla.

89-90 a.C.

In questa fase ci sono delle situazioni che si sovrappongono:

1. fine della guerra italica;

2. scomparsa di molti uomini politici;

3. formazione di una nuova classe politica;

4. scoppio della guerra mitridatica.

GUERRA MITRIDATICA

crolla il controllo romano sull'Asia Minore e Mitridate porta avanti una propaganda spiccatamente anti-

romana facendo una politica mirata alle classi inferiori.

Mitridate organizza il massacro dei Romani e degli Italici che risiedono in Asia Minore: è un messaggio rivolto

a Roma. Mitridate organizza i massacri per lo stesso giorno puntando sulla condivisione delle responsabilità

e dei “guadagni” e minaccia di punire chiunque avesse sepolto i cadaveri o avesse nascosto italici o romani.

Avrebbe invece premiato i delatori, gli uccisori, liberato gli schiavi che avessero operato contro i padroni e

ridotto della metà i debiti dei debitori.

Valerio Massimo ci dice che vengono uccisi 80 mila uomini in un solo giorno.

29

Mitridate trova una battuta d'arresto con la fine infruttuosa dell'assedio di Rodi.

Ad Atene prende il potere il filosofo Aristione che fa passare la città dalla parte di Mitridate. Grazie all'aiuto

della flotta pontica Aristione riesce a riprendere il controllo di Delo: anche qui si rinnovano i massacri nei

confronti di Italici e Romani.

Gran parte del Peloponneso e della Beozia si schierano con Mitridate. La Macedonia resta fedele ai Romani.

Nell'88-87 a.C. Mitridate fa sbarcare un esercito in Grecia e sorge la paura che da qui possa invadere l'Italia

meridionale. Bruttius Sura, legato del governatore della Macedonia, ottiene buoni risultati.

Nell'87 a.C. Silla sbarca in Grecia.

SITUAZIONE A ROMA

Un elemento scatenante delle contese civili è rappresentato dall'inserimento dei nuovi cittadini nelle strutture

dello stato.

Vi erano anche tensioni interne: l'assassinio di Druso e la Quaestio Agraria. Vediamo un peso sempre

maggiore dei comandanti nei cui eserciti si contavano sempre più capite censi.

La prospettiva del comando della guerra contro Mitridate faceva gola e può spiegare il desiderio di molti di

rivestire il consolato nell'88 a.C.

Nell'89 cerca di candidarsi al consolato anche Cesare Strabone, pur essendo stato in precedenza solo edile.

Intendeva dunque saltare la pretura. Il suo scopo era appunto il comando della guerra mitridatica.

Tra coloro che si oppongono alla candidatura di Strabone c'è P. Sulpicio rufo, candidato forse già eletto al

tribunato della plebe per l'88. Bande di armati si affrontano nella città: Strabone decide di ritirare la sua

candidatura.

ROSSI si chiede quale potesse essere il fondamento della potenza politica dei Cesari. È possibile che molto

del loro ascendente derivasse dai successi politici (specie di Lucio) e dal prestigio della legge “de civitate”.

Rossi crede che il motivo potrebbe risiedere nella crisi del gruppo mariano di cui i cesari avrebbero fatto

parte fino ad allora e da cui ora si sarebbero staccati per formarne uno nuovo: in compagnia di M. Antonio si

staccano da Mario.

La posizione di Sulpicio Rufo costituisce un enigma: lui si sa che in precedenza era stato amico di Druso e di

Pompeo Rufo (console nell'88). Si suppone che fosse un drusiano e pertanto non ostile a Silla ma ostile ai

mariani.

I consoli dell'88 erano legati tra loro anche da vincoli familiari. All'interno dello schieramento dei Metelli, il

peso politico di Silla doveva essere aumentato.

ROSSI pensa che Sulpicio fosse un mariano rimasto accanto al vecchio capo anche dopo la defezione dei

cesari e di M. Antonio. Pertanto il successo su Cesare Strabone non sarebbe dispiaciuto a Mario.

Questa sconfitta andava bene a Silla e Q. Rufo ma anche ai Metelli il cui rampollo era in lizza per il consolato

dell87. Non avrebbe pertanto gradito di essere scavalcato da Strabone. Poi non si presenterà alle elezioni

dell'87.

Un altro problema relativo a Sulpicio riguarda la sua posizione sul richiamo degli esuli: tra il 100 e l'88 diverse

persone erano state mandate in esilio.

• Seguaci di Saturnino

• 90: prima fase dei processi di Vario (contro i drusani)

• 89: seconda fase dei processi nei quali vengono esiliati i mariani.

Inizialmente Sulpicio pone il veto sul ritorno degli esuli. Tuttavia nel giro di pochi mesi fa una proposta per

favorirne il ritorno.

Questo voltafaccia potrebbe essere stato giustificato da Sulpicio con il fatto che si era opposto al rientro degli

esuli ma non dei ciittadini cacciati con la violenza (Rossi lo ritiene plausibile).

Secondo ROSSI inizialmente Sulpicio si oppone a un rientro in blocco degli esuli e la sua proposta riguarda

gli esuli dell'89, ovvero quelli graditi a Mario. 30

LA ROGATIO SUI NUOVI CITTADINI

_P. SULPICIO RUFO

Prevede l'inserimento dei nuovi cittadini e dei liberti in tutte le tribù. Prende quindi in considerazione anche i

liberti fino a quel momento confinati nelle 4 tribù urbane.

Questa proposta di legge non andava per niente bene a Silla.

Tra le altre misure di Sulpicio si ha il tetto all'indebitamento massimo dei senatori (2000 sesterzi).

Nei giorni precedenti all'assemblea iniziano gli scontri tra i seguaci e gli oppositori di Sulpicio.

LETTURA: PLUTARCO_I consoli decretano la sospensione degli affari pubblici (IUSTITIUM): Sulpicio allora li

assale presso il tempio dei Dioscuri. Nello scontro muore il figlio di Pompeo Rufo e

pompeo e silla sono costretti a scappare.

Silla si rifugia a casa di Mario: per poter uscire e aver salva la vita è costretto ad abrogare la sospensione

degli affari pubblici. Silla a questo punto lasci la città e raggiunge il suo esercito a Nola.

Sulpicio fa approvare tutte le sue proposte; fa deporre Pompeo Rufo; fa passare il comando della guerra

mitridatica da Silla a Mario (abrogatio imperii). Non è una scelta del tutto legale: Mario era un privatus,

mentre Silla in quanto console aveva tutto il diritto di comandare.

LETTURA: PLUTARCO_Sulpicio Rufo spedisce a Nola dei tribuni militari con l'ordine di prendere in

consegna l'esercito e portarlo a Mario. I soldati di Silla lapidano i tribuni. A Roma i

seguaci di Mario fanno strage di sillani e ne razziano i beni.

Silla si trova davanti a un bivio: la fine della carriera politica o la rivolta armata?

Prova a capire gli umori dei soldati circa l'idea di una marcia su Roma. L'esercito era desideroso di fare la

spedizione contro Mitridate poiché la riteneva una fonte di guadagno. Inoltre Silla dice loro che

probabilmente Mario avrebbe arruolato altri soldati al loro posto.

A questo punto, i soldati incitano Silla a marciare su Roma. Gli ufficiali superiori dell'esercito lo abbandonano

per la maggior parte: solo uno resta con lui (forse Lucullo, dedicatario delle memorie di Silla).

Nel momento in cui l'esercito prende parte alle contese politiche si parla di guerra civile.

Pompeo Rufo raggiunge Silla che inizia la marcia con le sue legioni.

LETTURA: APPIANO_Diverse ambascerie vengono inviate a Silla per fermarlo. Silla risponde a tre di queste

sempre la stessa cosa: intendeva “liberare Roma dai tiranni”. Silla si dichiara

disponibile a incontrarsi con il Senato nel campo marzio, ma di fatto non arresta la

sua marcia.

L'ATTACCO A ROMA

• strenua resistenza dei cittadini e delle poche truppe di Mario che si appella agli schiavi;

• rocambolesca fuga di Mario: scappa dall'Italia via mare verso l'Africa ma il governatore dell'Africa

non vuole farlo sbarcare.

Silla vittorioso, riunito il senato, fa decretare la condanna a morte di 12 persone, tra cui Mario e Sulpicio:

queste 12 persone vengono dichiarate hostes publici (potevano essere uccisi da chiunque e il loro patrimonio

veniva confiscato). È un provvedimento verosimilmente illegale: non si sa su che base sia stata fondata

questa condanna. Si tratta di un pericoloso precedente.

LE LEGES CORNELIAE POMPEIAE

Non se ne conosce il reale contenuto giuridico.

Appiano sostiene che una di queste stabilisse il divieto di proporre Rogationes al Demos senza la preventiva

autorizzazione del senato sulla base di un istituto da tempo svigorito. Non sappiamo se con Demos si

riferisse al populos o alla plebs.

Inoltre non si sa se l'autorizzazione alluda all'auctoritas patrum o a un senatum consultum preventivo. DE

MARTINO pensa si tratti del secondo che non venne mai abrogato ma dovette cadere in disuso.

31

Appiano parla poi della Riforma dei Comizi Centuriati: le votazioni non dovevano essere fatte secondo le

tribù ma secondo le centurie. Ciò non comporta l'abolizione dei comizi tributi. In passato si era cercato di

rendere le due istituzioni più simili (Silla in questo senso avrebbe restaurato la situazione più antica).

Tra gli altri provvedimenti dei consoli dell'88 si ha forse il raddoppiamento dei ranghi del senato e il tentativo

di diminuire i poteri dei tribuni della plebe. Il fallimento di Druso e l'attività di Vario e Sulpicio Rufo convincono

definitivamente Silla, forse già ostile al tribunato, riguardo la pericolosità della magistratura dplebea.

Si hanno poi i provvedimenti sui debiti e sui tassi di interesse, forse per colpire i cavalieri che erano stati dalla

parte di Mario.

Si parla poi di politica coloniaria ma non si hanno dati certi.

Le leggi non vengono approvate con la forza, ma la presenza di truppe in città non può non aver influito.

Molti senatori inoltre, pur non amando Silla e disapprovando la marcia su Roma, non saranno stati ostili alle

sue misure.

Non appena le leggi vengono approvate, Silla invia subito l'esercito in Campania: l'opposizione riprende

voce.

Silla subisce qualche smacco: alle elezioni per il tribunato dell'87 il nipote non viene eletto; viene eletto il

nipote di Mario. Inoltre il candidato di Silla al consolato, P. Servilio Vazia viene sconfitto e vengono eletti

Gneo Ottavio e Cornelio Cinna, due persone fino a quel momento di secondo piano.

Silla costringe i consoli a giurare che non avrebbero abrogato le leggi e poi parte per la Campania. Nei suoi

piani Pompeo Rufo avrebbe dovuto prendere il posto di Pompeo Strabone nella cisalpina come proconsole e

tenere la situazione sotto controllo.

LETTURA: APPIANO_Pompeo Strabone all'arrivo di Rufo lascia l'accampamento e poco dopo Rufo viene

ucciso da una folla che lo aveva accerchiato. Strabone torna all'accampamento

indignato per l'uccisione del console ma poi riprende tranquillamente il comando.

Secondo ROSSI questa è un'altra prova dell'evoluzione del vincolo clientelare in campo militare: l'uccisione

di un console in carica.

Silla accetta la versione di Pompeo Strabone, lo lascia al comando della cisalpina e parte per l'Oriente:

evidentemente era sicuro che non sarebbe mai stato a favore di Mario. Cinna non doveva essere un mariano

prima della sua elezione perché Silla non l'avrebbe mai accettato come console.

Poco dopo la partenza di Silla si ha la rottura tra Ottavio e Cinna sulla distribuzione nelle tribù di italici e

liberti e sul ritorno degli esuli.

• OTTAVIO viene appoggiato da molti senatori, tra i quali soprattutto M. Antonio e i due cesari (non

sono gli optimates di cui faceva parte Silla), e dai cives di vecchia data;

• CINNA viene appoggiato dai nuovi cives.

Anche in questo frangente, non è detto che Cinna fosse antisillano o agisse contro Silla. I nuovi cittadini si

ribellano e viene forse emanato i Senatus consultum ultimum: Ottavio attacca la folla nel foro e compie un

massacro. Cinna cerca di sollevare gli schiavi promettendo loro la libertà.

Alla fine Cinna cede e Ottavio lo scaccia da Roma: Cinna inizia un giro delle città del Latium (Tiber,

Praeneste) per recuperare uomini e mezzi e viene raggiunto da due mariani, Sertorio e Mario Gratidiano.

LETTURA: APPIANO_il senato decreta che Cinna non avrebbe dovuto essere più console e nemmeno

cittadino. Al suo posto viene eletto Lucio Cornelio Merula, sacerdote di Giove.

Cinna decide di allargare il suo giro alla Campania e fa un discorso ai soldati stanziati a Nola: i soldati lo

seguono. Ottavio e Merula cercano di apprestare le difese di Roma, di arruolare soldati e chiedono a

Pompeo Strabone di intervenire alla difesa.

LETTURA: APPIANO_venuto a conoscenza della cosa, Mario si imbarca per l'Etruria, raggruppa 6000

etruschi e raggiunge Cinna.

Riconosciuto proconsole da Cinna, Mario inizia a raccogliere uomini, tra cui molti schiavi, e denaro.

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Pompeo Strabone arriva dalla Cisalpina e si accampa a Roma presso Porta Collina. Secondo ROSSI,

Strabone concorda il suo aiuto con Ottavio, antonio e i Cesari. Lo studioso ritiene però improbabile che abbia

trattato anche con Mario e Cinna.

LA MARCIA SU ROMA DI CINNA E MARIO

Il loro piano è di bloccare i rifornimenti alla città.

LETTURA: APPIANO_gli eserciti di Mario e Cinna sono divisi in 3 parti:

1. Cn. Papirio e Cinna a sud;

2. Sertorio a nord;

3. Mario a ovest.

Mario saccheggia Ostia mentre Cinna si impadronisce di Ariminum. Si hanno anche scotri tra Sertorio e

Pompeo Strabone. Ottavio e Merula cercano disperatamente l'aiuto di Q. Cecilio Metello Pio che combatteva

i Sanniti e gli chiedono di fare pace con la popolazione italica: le condizioni poste dai Sanniti sono però

eccessive e Metello Pio fallisce nelle trattative.

Mario e Cinna trattano allora con i sanniti e li accontentano: i sanniti si schierano quindi dalla loro parte.

Mario riesce a forzare le difese di Roma ma Ottavio ne blocca l'ingresso. Mario tuttavia non sfrutta il

successo a causa dell'arrivo di Pompeo Strabone. Si ha poi una pestilenza tra i soldati di Ottavio e Pompeo

Strabone: pare che Pompeo muoia in questa occasione.

Cinna e Mario occupano altre città del Latium in cui si trovavano riserve alimentari. Il morale dei difesori

peggiora: difficoltà di arruolamento e diserzioni. Alcune trattative iniziate tra Cinna e Metello falliscono perché

osteggiate da Mario e Ottavio. Metello parte per l'Africa.

Secondo ROSSI il suo atteggiamento è determinato dal fatto che la lotta tra Cinna e Ottavio riguardasse due

schieramenti politici estranei al suoi. Lo studioso crede inoltre che almeno sul tema degli alleati i Metelli

fossero più in sintonia con Cinna che con Ottavio, in quanto già vicini a Druso.

LETTURA: APPIANO_il senato invia a Cinna emissari per trattare la pace. Questo chiede loro se fossero

venuti a lui come console o meno. Senza risposta gli emissari se ne vanno.

Per evitare problemi nelle trattative Merula abdica.

LETTURA: APPIANO_il senato manda nuovi emissari che riconoscono Cinna come console: gli chiedono di

giurare che si sarebbe astenuto da spargimenti di sangue. Cinna rifiuta di giurare, ma

promette che non avrebbe volontariamente causato la morte di nessuno. Mario resta

in silenzio forse pensando al massacro. Quando il senato accetta le condizioni e invita

i due a entrare, Mario dice che non era lecito che entrassero uomini banditi. I tribuni

votano allora per abrogare il decreto di bando contro tutti quelli espulsi da Silla.

Verosimilmente Cinna, rientrato per primo, aveva fatto promulgare una legge che concedeva il ritorno a

Mario e agli altri esuli.

Ottavio rifiuta di scappare da Roma e viene ucciso sul Gianicolo: la sua testa viene mostrata dai rostri. È la

prima volta che un simile trattamento viene riservato a un console in carica e rappresenta anche l'inizio della

pratica di esporre teste.

LETTURA: APPIANO_Cinna e Mario entrano quindi in città. Inizia subito la caccia agli avversari, senatori e

cavalieri. Tutti gli amici di silla vengono uccisi, la sua casa abbattuta e i beni

confiscati. Silla viene nominato nemico dello stato. Sua moglie e i suoi figli riescono a

scappare benché braccati.

Tra i morti: Gaio Giulio Cesare Strabone (quello della candidatura al consolato) e Lucio Giulio Cesare

(console nel 90 e autore della lex iulia de civitate), P. Crasso padre e figlio, M. Antonio, Merula e Q. Lutazio

Catulo.

LETTURA: APPIANO_non viene consentita la sepoltura degli uccisi: i corpi vengono lasciati a uccelli e cani.

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wahavy

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filologie e letterature classiche e moderne
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher wahavy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Floris Piergiorgio.

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