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Storia romana: Antonio Maria Corda

L'Italia preromana e gli Etruschi

Nel periodo che va dal III al I millennio a.C. ci fu lo sviluppo di notevoli proporzioni nella penisola italiana: si passa, infatti, da una miriade di gruppi di piccole dimensioni al sorgere di forme di organizzazione proto statale. Sono dislocati un po' ovunque lungo tutta la penisola, ma soprattutto, sugli Appennini (tant'è vero che venne denominata cultura appenninica), e, grazie a queste popolazioni, ci fu un importante incremento demografico.

Nell'età del bronzo recente, ossia nel XIV-XII secolo a.C., è documentata un'intensa circolazione di prodotti e anche di persone provenienti dall'area micenea: tali contatti favorirono il formarsi di aggregazioni più consistenti. Con l’inizio dell’età del ferro (IX secolo) emerge una differenziazione tra due gruppi in base alla sepoltura dei cadaveri: un gruppo utilizza la cremazione, l'altro, l'inumazione.

In quel periodo il quadro linguistico era assai variegato, a causa probabilmente dell’arrivo nella penisola di gruppi etnici di varia provenienza, ma comunque divisibili in due tronconi: indoeuropee (latino e falisco, divisi a loro volta in sottogruppi, celtico e messapico), e non indoeuropee (etrusco, ligure e sardo).

A metà dell'VIII secolo a.C. vennero fondate nell’Italia meridionale diverse colonie della Magna Grecia; lungo la costa ionica, tirrenica e in Sicilia sorsero città importanti come Taranto, Crotone, Reggio, Napoli, Siracusa e Agrigento, che esercitarono una grande influenza sulle popolazioni indigene. Era inoltre presente in Sardegna la civiltà dei Sardi, una civiltà nota soprattutto per i nuraghe, costruzioni a forma di cono che fecero la loro comparsa nella metà del II millennio, e si pensa che avessero una funzione prettamente difensiva.

Gli Etruschi, sono la più importante popolazione dell’Italia preromana, anche se le loro origini sono abbastanza incerte. Erodoto, sosteneva fossero un gruppo di Lidi che navigarono alla volta dell’Italia dall’Asia minore. Dionigi di Alicarnasso li riteneva invece genti autoctone. Altri ancora pensavano provenissero dal lontano nord.

La ricerca storica e archeologica moderna colloca l’origine di questo popolo tra l’VIII e il VII secolo a.C. e sostiene che fu il punto d’incontro tra un’evoluzione delle società e dell’economia locale e l’influenza delle colonie greche presenti nell’Italia meridionale. Nel loro periodo di massima espansione gli Etruschi controllavano la quasi totalità dell’Italia centro-occidentale e competevano con Greci e Cartaginesi per il controllo delle principali rotte marittime.

Gli Etruschi si organizzarono fin dall’inizio in città indipendenti governati da sovrani; l’unica forma di aggregazione delle comunità etrusche che ci sia nota è quella rappresentata dalla “lega delle 12 città” più importanti, che aveva però scopi essenzialmente religiosi.

Nel 530 a.C. ci fu la Battaglia navale contro i Focei (provenienti dalla colonia greca di Focea, attuale Asia Minore) che fu la prima battuta d’arresto dell’espansione etrusca. Nonostante l’alleanza coi Cartaginesi, non riuscirono ad avere la meglio.

Nel 474 a.C. avvenne la Battaglia di Cuma dove gli Etruschi vennero sconfitti dai Greci di Siracusa, questa sconfitta fermò anche l’espansione verso l’Italia meridionale. 396 a.C. ci fu caduta della città di Veio ad opera dei Romani: l’Etruria da allora cominciò a passare sotto il dominio di Roma.

Nel mondo etrusco ebbero un enorme sviluppo i riti religiosi. Le divinità del pantheon etrusco sono in gran parte assimilabili a quelle greche: infatti, anche la principale divinità etrusca Tinia, sembra subordinata al fato, proprio come Zeus. Nella religiosità etrusca ha un’importanza particolare la concezione dell’aldilà, gli Etruschi credevano infatti che la vita continuasse nell’aldilà, e la tomba viene di conseguenza concepita come un prolungamento della dimora del vivo.

Si parla anche della cosiddetta aruspicina, ossia, l’arte di interpretare la volontà degli Dei attraverso l’esame delle viscere degli animali sacrificati per scopi religiosi.

L’alfabeto, invece, è un riadattamento di quello greco, anche se la lingua non è di origine indoeuropea. I testi che sono giunti fino a noi sono perlopiù costituiti da brevi formule, nelle quali spesso compare il nome del defunto.

I siti delle città etrusche hanno lasciato una traccia archeologica relativamente modesta, ad eccezione delle necropoli che venivano organizzate come vere e proprie abitazioni sotterranee, costruite con varie strutture: a pozzo, a fossa o a camera. Dal punto di vista della tecnica architettonica è notevole il grado di perfezionamento raggiunto dagli Etruschi nell’uso della copertura a volta e dell’arco.

Per quanto riguarda le attività economiche, gli Etruschi praticano con successo l’agricoltura, la metallurgia e l’artigianato artistico, esportando i loro prodotti in ampie zone del Mediterraneo. Gli Etruschi furono abili sia nell’estrazione di minerali, sia nel trattamento dei metalli grezzi in apposite fornaci.

Roma: le origini

I primi storici ad occuparsi dell’Italia meridionale furono greci, e in greco scrissero i primi storici romani; sebbene in epoche di molto posteriori agli eventi narrati (più di cinque secoli dalla fondazione dell’urbe), lasciando ampio spazio anche ad elementi leggendari. Le poche iscrizioni che ci sono pervenute non ci danno grandi informazioni.

I primi storici dei quali possiamo tutt’ora leggere le narrazioni di Roma arcaica furono Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso, che vissero nel I secolo a.C.

La versione più nota delle origini di Roma inserisce la fondazione di Alba Longa (la cui locazione non è stata identificata con certezza) ad opera di Ascanio, figlio di Enea (Enea fondò nella penisola italica, con gli esuli di Troia, la città di Lavinium 30 anni prima) da cui nasce la dinastia dei re Albani. Secondo la leggenda il fondatore e il primo re della città di Roma, Romolo, è addirittura figlio di Marte e di Rea Silvia, figlia dell’ultimo re legittimo di Alba Longa.

Amulio, usurpatore, spodestato il fratello Numitore, impone la castità a Rea Silvia per evitare legittime discendenze. Alla notizia della nascita dei due gemelli Romolo e Remo, questo ordina che vengano uccisi, tuttavia il servo incaricato si limita ad abbandonarli sulla riva del Tevere, dove vengono trovati ed allattati da una lupa, successivamente vengono da un pastore che li cresce insieme alla moglie e questi, una volta cresciuti e scoperta la loro origine, tornano ad Albalonga e uccidono Amulio, restituendo il trono al nonno Numitore, dal quale ottengono il permesso di fondare una nuova città.

Romolo intende fondarla sul Palatino e chiamarla Roma, mentre Remo intende chiamarla Remora e fondarla sull’Aventino, tra i due scoppia una lite e Remo muore. Romolo può così fondare la sua città il 21 aprile del 753 a.C. e diventarle il primo re.

Nella tradizione trovava posto anche l’antefatto del conflitto tra Cartagine e Roma. Enea infatti, dopo la caduta di Troia era giunto fino a Cartagine (attuale Tunisia) dove aveva conosciuto la regina Didone, che innamoratasi di lui, e non riuscendo a trattenerne la sua partenza per il Lazio, giurò odio eterno tra Cartagine e la città che Enea si apprestava a fondare.

Periodo monarchico

  • 754-509: Periodo monarchico, che vede succedersi sette re diversi:
  • Romolo (con il quale nascono le prime istituzioni politiche, tra cui un senato di cento membri)
  • Numa Pompilio (primi istituti religiosi)
  • Tullio Ostilio (campagne militari di conquista, tra cui la distruzione di Alba Longa)
  • Anco Marzio (fondazione della colonia di Ostia)
  • Tarquinio Prisco (importanti opere pubbliche)
  • Servio Tullio (costruzione delle prime mura della città e nascita dei comizi centuriati, assemblea elettorale romana)
  • Tarquinio il Superbo (nel quale riconosciamo i tratti tipici del tiranno)

Il problema principale per conoscere la storia di Roma è la poca attendibilità delle fonti; alcuni elementi possono però definirsi sicuramente storici, come la compresenza di popolazioni diverse e la fase del predominio etrusco nel periodo finale della monarchia.

La nascita della città dovette essere il processo di un risultato attento e graduale: Roma, sorgeva sul basso corso del Tevere, in una posizione di confine tra due aree etnicamente differenti tra loro: la zona etrusca e il Lazio antico.

Un’importanza fondamentale era rivestita dal Pomerio, una linea sacra che delimitava il perimetro in corrispondenza delle mura; il Pomerio, ovviamente, non coincideva sempre con le mura, in quanto esso era tracciata secondo una procedura religiosa mentre le mura rispondevano ad esigenze difensive.

Alla base dell’organizzazione sociale dei Latini ci fu una struttura in famiglie, alla cui testa stava il pater, che aveva il potere su tutti i componenti della famiglia. Tutte le famiglie che riconoscevano di avere un antenato in comune costituivano la gens, gruppo organizzato politicamente e religiosamente. La popolazione dello stato romano era divisa in curie, dei gruppi religiosi e militari che comprendevano tutti gli abitanti del territorio ad accezione degli schiavi.

Durante il periodo di predominio etrusco, lo stato romano si organizzò secondo criteri più precisi: ogni tribù fu divisa in dieci curie, e da ogni tribù si prendevano 100 senatori, in tutto 300 che formavano l’assemblea degli anziani. Ognuna delle tre tribù, poi, era tenuta a fornire un contingente di cavalleria (100 uomini) e di fanteria (1000 uomini).

La componente fondamentale dell’esercito quindi, la legione, era composta da 3000 fanti e 300 cavalieri.

Per quanto riguarda la monarchia, essa era di tipo elettivo, eletto appunto da parte dei rappresentanti delle famigli e più in vista. Inizialmente quindi, era affiancato da un consiglio di anziani proveniente dalle famiglie più nobili e ricche. Il re era anche il supremo capo religioso e nella celebrazione del culto veniva affiancato dai collegi dei sacerdoti. Particolare ruolo era quello dei pontefici che erano anche depositari delle norme giuridiche prima della redazione delle leggi scritte.

Nel VI secolo ci fu una ripresa del dominio Etrusco, che portò a un conseguente rafforzamento della monarchia. È probabile che già in questo periodo la comunità civica fosse organizzata secondo raggruppamenti non più basati su fattori dovuti alla nascita, ma stabiliti sulla base della ricchezza personale. Vennero istituite quattro tribù urbane, divise da quelle rustiche, create a seguito dell’ampliamento del territorio.

Per quanto riguarda la famiglia, comprendeva un raggruppamento sociale ben più ampio di quello che siamo abituati ad intendere oggi. A Roma facevano parte della stessa “familia” tutti coloro che ricadevano sotto l’autorità dello stesso capofamiglia o di coloro che ne rispettavano l’autorità, anche eventuali figli adottivi, e gli schiavi. Importantissima era anche la religiosità: i riti familiari si trasmettevano di padre in figlio, gli antenati del ramo paterno furono il primo oggetto di culto all’interno della società romana. Un figlio rimaneva sotto l’autorità del padre finché questi era in vita.

Per quanto riguarda la donna aristocratica, non si esauriva alla sola vita domestica: la moglie accompagnava il marito nella vita pubblica e condivideva con lui il compito di educare i figli. L’autorità nella casa e ancor più nella società, tuttavia, rimarrà sempre in capo al marito. Il matrimonio, era fondamentalmente un’istituzione privata, finalizzata all’ottenimento di figli legittimi. Il potere del marito sulla moglie non conosce limiti, essa può essere severamente punita qualora dovesse commettere qualche mancanza, o addirittura ucciderla se colta in flagranza di adulterio.

La Roma repubblicana

510 a.C.: Rivolta degli aristocratici che porta alla caduta della monarchia 509 a.C.: I poteri del Re passano nelle mani di due magistrati eletti dal popolo (i consoli).

Anche per quanto riguarda la nascita della Repubblica a Roma non abbiamo tanta attendibilità delle fonti, ad eccezione dei Fasti, cioè le liste dei magistrati della Repubblica (consoli) che davano il nome all’anno corrente, giunti a noi attraverso la tradizione letteraria e attraverso alcuni documenti epigrafici.

Si sostiene che il ruolo maggiore nella caduta della monarchia lo ebbe un gruppo ristretto di aristocratici nella cacciata dei Tarquini (coloro che seguivano le idee del tiranno Tarquinio il Superbo) e il dominio che il patriziato esercitò sulla prima parte della repubblica: questo ci induce a pensare che la fine della monarchia sia da attribuire ad una rivolta del patriziato romano.

I poteri del re furono affidati ai consules, massimi magistrati della Repubblica, eletti dai comizi centuriati: ai consoli spettava il comando dell’esercito, il mantenimento dell’ordine della città, l’amministrazione della giustizia, il potere di convocare il senato e le assemblee popolari eccetera. È altresì verosimile che tra la monarchia e la repubblica sia intercorso un periodo di confusione in cui Roma versava in balia di re e condottieri.

Alcune competenze religiose che appartenevano al re furono trasferite alla nuova figura del Rex Sacrorum “re delle cose sacre” che non poteva rivestire alcuna carica di natura politica.

I poteri dei consoli avevano tuttavia delle limitazioni, a cominciare dalla durata della carica, limitata ad un anno, e il fatto che i due magistrati avessero uguali potere e potevano opporsi l’uno alle azioni dell’altro. Inoltre, ogni cittadino poteva appellarsi al giudizio dell’assemblea popolare contro le condanne capitali inflitte dai consoli (provocatio ad populum).

Le crescenti esigenze dello stato romano indussero alla creazione di nuove magistrature che sollevassero i consoli da alcune delle loro numerose competenze. Nascono quindi:

  • Questori: assistevano i consoli nelle attività finanziarie
  • Questori parricidii: incaricati di istruire i processi per delitti di sangue tra parenti
  • Duoviri perduellionis: istituivano i processi per i reati di alto tradimento
  • Censori: avevano il compito di tenere il censimento

In caso di necessità, i poteri della Repubblica potevano essere affidati a un dittatore: il dictator, che non veniva eletto da un’assemblea popolare, ma nominato da un console o da un pretore su istruzione del senato. Non era affiancato da altri colleghi con uguali poteri, ma era affiancato da un magister equitum “comandante della cavalleria”, e contro di lui non valeva l’appello del popolo o dei tribuni della plebe. Veniva originariamente chiamato magister populus in cui populus è inteso come popolo in armi, quindi “comandante dell’esercito”. Dati i poteri straordinari, la durata della sua carica fu limitata ad un massimo di sei mesi, e veniva nominato soprattutto per fronteggiare crisi militari, e ci si aspettava la deposizione della carica una volta fronteggiata la crisi per il quale era stato nominato.

A Roma, perlomeno durante la prima repubblica, non vi era una distinzione netta tra cariche politiche e massime cariche religiose. La medesima persona poteva rivestire contemporaneamente sia una magistratura che un sacerdozio. I tre importanti collegi religiosi presenti a Roma in questo periodo sono:

  • Collegio dei pontefici: guidato dal pontefice massimo, aveva il controllo sulla tradizione e l’interpretazione delle norme giuridiche, nonché sul calendario.
  • Collegio degli Àuguri: aveva la funzione di assistere i magistrati nel loro compito di trarre auspici e di interpretare la volontà degli dei, che potevano quindi influenzare anche le decisioni di un magistrato o del senato.
  • Duoviri sacris faciundis: erano incaricati di custodire i Libri Sibillini, oracoli scritti in greco. Nel caso di episodi nefasti, il senato poteva chiedere al collegio di consultare i libri per trovare rimedio a determinate situazioni.

Il vecchio consiglio regio, formato dai capi delle famiglie nobili, che sopravvisse alla monarchia e divenne il perno della Repubblica era il Senato, prima scelti dai consoli, poi dai censori che attingevano tra gli ex magistrati, la carica era vitalizia. Attingendo tra i magistrati, questi non avevano motivo di agire in contrasto col senato, consapevoli che un giorno ne avrebbero fatto parte.

Il principale strumento in possesso del senato per influire sulla vita pubblica era l’auctoritas patrum, il diritto di sanzione che i senatori già possedevano in età regia.

Un altro pilastro importantissimo, oltre alla magistratura e al senato, erano le assemblee popolari, riservate ai maschi adulti e in possesso del diritto di cittadinanza (per nascita, in quanto figli legittimi di padre con cittadinanza romana).

Sui diritti civici Roma aveva dimostrato grande apertura, per esempio gli schiavi liberati, i liberti, ricevevano la pienezza dei diritti civili, contrariamente alle città greche, dove gli schiavi liberati venivano comunque assimilati alla condizione di stranieri residenti.

Nella prima età repubblicana perdono di significato i Comizi curiati, che si limitarono all’ufficializzazione dei poteri ai nuovi magistrati, per mera formalità, le assemblee più importanti nel periodo repubblicano erano quindi costituite da:

  • Comizi centuriati: la centuria consisteva in una ripartizione della cittadinanza in classi (unità) di censo (voto), e prevede che le risoluzioni non siano prese a maggioranza di voti individuali ma a maggioranza di unità di voto espressa dalla singola centuria. Questi eleggevano consoli e magistrati superiori (pretori e censori) e avevano limitata attività legislativa. Il numero delle centurie non aveva uguale numero di componenti e variava in base alle classi, stabilite in base alla ricchezza. Ciò avveniva in modo non equilibrato, in quanto, qualora le classi...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nobody_scuola_1990 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Corda Antonio Maria.
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