LEZIONE 1
16.11.2023
Alla base della storia come ricerca c’è un’operazione di critica che deve essere guidata dal metodo
Nel campo della storia “critica” vuol dire “scelta dei materiali in base a un giudizio”
Il problema delle fonti, la cui valutazione è appunto l’oggetto della critica, si affaccia come
predominante in ogni campo della storia
Ma che cosa intendiamo per fonte della storia antica? Tutto ciò che l’antichità ci ha lasciato e da
cui possiamo ricavare elementi per la conoscenza e la ricostruzione del mondo antico
I diversi tipi di fonte ci parlano però in un linguaggio diverso, che impone a noi un diverso modo di
interrogare e interpretare le risposte
Per classificare le fonti se il criterio è quello della presenza o meno della parola scritta, si
distinguono le fonti in monumentali non scritte e in fonti scritte
Se teniamo conto dell’immediatezza o della mediatezza della fonte, avremo le fonti primarie e le
fonti secondarie
Fonti primarie documenti, fonti archeologiche e tutti gli scritti legati a circostanze
contemporanee
Fonti secondarie opere degli storici
QUANDO NASCE LA STORIA ROMANA
La storia romana nasce nell’VIII secolo a. C. ma la prima riflessione scritta dei romani sulla loro
storia data tra il III e il II secolo a. C. quindi 5 secoli dopo
In questo periodo viene compiuto un lavoro di elaborazione del materiale storico relativo al passato
più antico della città
Viene ricostruita la fase più arcaica (la monarchica), i rapporti romano-latini, la nascita della
repubblica, le tradizioni storiche dei popoli vicini (mondo greco e sud Italia)
L’elaborazione di questo materiale significava anche valorizzazione del patrimonio orale, è
soprattutto l’aristocrazia che si incarica di trasmettere oralmente con intento celebrativo il proprio
passato, i personaggi illustri delle varie famiglie attraverso forme di trasmissione orale come per
esempio:
Gli elogi funebri celebrano in occasione dei funerali le virtù e le imprese dei grandi
personaggi che servono ad implementare anche l’orgoglio famigliare
I canti intonati in occasione dei banchetti che servivano a ricordare le grandi imprese del
passato
Dal punto di vista della documentazione scritta è sempre l’aristocrazia che se ne fa carico ma in
particolare la casta sacerdotale, i pontefici
La registrazione degli eventi più significativi avveniva negli annales maximi, degli elenchi di
informazioni, vere e proprie tavole che all’inizio dell’anno venivano esposte al di fuori della regia
(residenza del pontefice)
LA STORIOGRAFIA ROMANA
La prima storiografia romana (dal III sec.) recupera l’impianto annalistico degli annales, racconta le
vicende della storia romana “ad annum”, anno per anno
Roma sente il bisogno di scrivere la propria storia e di dare veste scritta al patrimonio letterario ma
perché proprio nel III secolo? È il periodo delle guerre puniche, il grande conflitto che comprende
tre episodi bellici tra Roma e Cartagine alla conquista del mediterraneo e la porta a confrontarsi
con l’opinione pubblica greca ad oriente e con quella punica ad occidente
I romani devono presentare le proprie ragioni di fronte ad una storiografia che è avversa e ostile a
Roma, non è un caso che la prima storiografia romana sia scritta in greco, perché si vuole dare un
respiro mediterraneo alla storia romana e i greci erano inizialmente i destinatari della sua storia
Questo si attenua e viene meno in concomitanza con l’espansione imperialistica romana, quando
Roma non sente più il bisogno di nobilitare la propria cultura e giustificare la propria azione politica
Catone scriverà la propria opera storica “Origines” non in greco ma in latino, non servendosi
neanche dello schema annalistico
Lo schema annalistico però rimarrà il motivo di fondo della riflessione storiografica romana fino ai
“ad urbe condita” di Tito Livio che in età augustea lascerà quella che è stata la summa della
storiografia annalistica
Gli storici raccontano la storia delle origini ma approfondisce maggiormente la storia man mano si
avvicina ai propri tempi, assegna ampio spazio alla narrazione dei fatti recenti ma non trascura i
tempi più antichi perché sono considerati un serbatori di esempi illustri
Funzione simbolica ed etica della storia, usata come strumento per confortare e rafforzare la virtus
dei cittadini
Le informazioni in nostro possesso che sono quelle raccolte da Livio e dalla tradizione sono ridotte,
imprecise e impregnate da una tradizione leggendaria da cui è difficile cogliere quanto c’è di vero,
è troppo forte l’aspetto propagandistico ed ideologico, per l’età arcaica di Roma bisogna cercare di
discernere quanto di plausibile c’è al di sotto di questa tradizione leggendaria
ROMA
Roma nasce intorno alla metà dell’VIII secolo a. C.
Diverse tradizioni:
Timeo di Taromenio per anticipare già dalla data di fondazione il futuro conflitto tra Roma e
Cartagine, colloca la fondazione di entrambe le città già nell’814 a. C.
Terenzio Varrone, erudito dell’età cesariana, propone la data tradizionale della fondazione
di Roma il 21 Aprile del 753 va. C.
Ciò che c’è di rilevante è che la fondazione di Roma avviene in coincidenza con la nascita delle
città stato, fenomeno che investe il mediterraneo tra il X-XI secolo fino all’VIII secolo
Rappresentano quello che in realtà in Grecia sono le poleis, aggregazioni ridotte di individui,
spesso famiglie allargate che si uniscono, sono dei clan che si fondono per ragioni di opportunità
politica/economica che condividono regole comuni
Diverse dalle grandi monarchie che erano ispirate dal principio della regalità sacra dove il re era
considerata la rappresentazione di un dio sulla terra ed era detentore di ogni potere
Queste città stato nascono dove i grandi regni non detengono il controllo come per esempio in
Grecia e in Italia
Roma ha origine in seguito alla decisione da parte di alcuni clan, posti su alcune alture, di unirsi,
decisione che alcuni capi famiglia prendono delegando in origine ad un rex il loro potere
Le famiglie (o gentes) continuano a detenere il potere ma lo gestiscono attraverso organismi di
governo regolamentati formalmente
Roma per due secoli vive una condizione di questo genere, una piccola città dove con abitanti
dediti all’agricoltura e alla pastorizia, città che però sorge in una posizione strategica e rilevante
per il suo futuro successo
Roma sorge a una ventina di km dal mare, sulla sponda sinistra del Tevere, laddove si
incontravano anche vie di comunicazione terrestri percorse da pastori, sulla via di comunicazione
tra l’Etruria (attuale Toscana) e la Campania
Questi due secoli corrispondono più o meno alla fase elettiva della monarchia romana, un
cambiamento significativo si produce quando Roma entra nell’area di controllo degli etruschi (metà
del VI secolo) nel momento della sua massima espansione, diventa una monarchia etrusca
La caduta di Roma nell’orbita di un potere forte al di fuori del Lazio non provoca la decadenza di
Roma ma anzi un deciso salto di qualità, consente a Roma di pervenire a un livello più elevato sia
dal punto di vista politico, economico che imprenditoriale
Entrare a far parte dell’orbita etrusca significa avere la possibilità di ampliare il proprio raggio
d’azione, di entrare in vie commerciali sconosciute fino a quel momento
Il mondo etrusco è più solido e organizzato rispetto a quello Romano, la città di Roma grazie ai re
etruschi acquisisce anche un aspetto più monumentale, viene costruito il foro (sede
dell’assemblea) la regia (abitazione re)
La presenza etrusca a Roma non è di carattere militare, non c’è una guerra ma una penetrazione
lenta e pacifica a Roma
Notiamo che nella fase della monarchia etrusca si succede il controllo di diverse città su Roma:
Tarquinia (da cui Tarquinio Prisco e Tarquinio Superbo), Tulci (Servio Tullio)
LA MONARCHIA ELETTIVA, prima monarchia romana
I primi 4 re appartengono alla monarchia elettiva, non sono monarchi assoluti ma sono i capi delle
grandi famiglie a cui viene delegato il potere e sono Romolo (fondatore di Roma), Numa Pompilio
(carattere religioso), Tullio Ostilio (estende per la prima volta il territorio romano ai danni dei latini)
e Anco Marzio
Più che individualità storiche e personaggi reali sono personalizzazioni di eventi ed istituzioni, per
questo si pensa che i 7 re siano solo alcuni dei re che hanno governato Roma, con la durata media
della vita di allora è impossibile che siano stati così pochi
Il re è dotato di imperium, cioè il potere supremo che aveva diritto di vita e di morte sugli altri
individui a lui sottoposti
Imperium = diritto di giudicare e punire anche con la pena capitale di comportamenti anomali
rispetto alle regole a cui la comunità obbedisce
Per evitare conflitti famigliari veniva delegato questo potere al di sopra delle parti, un potere
esercitato per delega è avvalorata dalla scoperta dell’esistenza nel mondo romano prima della
conquista etrusca di una celebrazione chiamata interrenium, si immaginava che il re
abbandonasse la città per tre giorni durante i quali l’imperium tornava a pieno titolo nelle mani dei
patres, coloro che glielo avevano delegato, era l’occasione in cui i patres valutavano la loro scelta,
il modo con cui il re aveva gestito il proprio potere
Questi tre giorni e questa valutazione serviva a ribadire che il potere del re era un potere per
delega
I patres erano considerati gli unici in grado di leggere gli auspicia cioè di interpretare gli auspici, i
segni premonitori che la divinità inviava sulla terra per esempio interpretando il volo degli uccelli
oppure le viscere degli animali
Proprio per questo si ponevano al di sopra del resto della popolazione che non aveva questo
privilegio e quindi fondavano su questo il loro diritto a guardare gli altri perché si sentivano i soli
capaci di interpretare la volontà divina quindi la delega al re dell’imperium aveva anche un
profondo significato religioso perché il sovrano riceveva il potere nel momento in cui i patres
insegnavano anche a lui ad interpretare i segni divini
LA MONARCHIA ASSOLUTA
Gli etruschi sono portatori di una monarchia autoritaria e quindi eludono il controllo dei patres, la
monarchia etrusca segna un momento di ritiro dell’autorità dei patres che recupereranno in altre
forme alla fine dell’età monarchica
I re etruschi sono espressione di un’egemonia esterna a Roma e ciò crea una tensione latente tra
l’elemento latino e l’elemento etrusco che esploderà alla fine del VI secolo
La fine della monarchia etrusca a Roma coincide con il ripristino del pieno potere ai patres che
approfittano di una condizione generale di debolezza della monarchia etrusca per riappropriarsi del
controllo sulle istituzione
Questa riappropriazione però avviene sotto altre forme, i patrizi per evitare in futuro nuove possibili
degenerazioni della monarchia a loro danno non ripristinano il vecchio sistema di monarchia per
delega ma creano una forma di governo repubblicano il cui il fondamento principale era l’anti
monarchia
Il governo della repubblica romana è una gestione dello stato che tocca direttamente ai patrizi
LEZIONE 2
17.11.2023
LA NASCITA DELLA REPUBBLICA
La data della nascita della Repubblica, il 509 a.C., potrebbe essere stata fatta volutamente
coincidere con la cacciata dei Pisistratidi da Atene (510 a.C.)
È un’organizzazione oligarchica, il potere era nelle mani della classe dirigente dei senatori che,
scottati dalla presenza dei re etruschi, lo scopo di questa nuova forma di governo è quello di
evitare che il potere tornasse nelle mani di un singolo individuo
Si costruisce progressivamente un sistema istituzionale formato da più organismi: magistrature di
vario livello caratterizzate da contrappesi nati allo scopo di evitare che questi magistrati
detenessero un potere rischioso per le istituzioni; magistrature gerarchizzate (questura, pretura,
magistratura suprema del consolato che gestisce il potere che in età monarchica spettava al re).
Accanto alle magistrature ci sono assemblee partecipative popolari (comizi centuriati, curiati e
tributi) e il senato che è quell’assemblea che è l’erede diretta del consiglio dei patres. Quindi questi
3 organi rappresentano quei contrappesi per evitare che si realizzasse di nuovo una situazione
come quella nella monarchia (esercizio di controllo e reciproca interdipendenza).
Le magistrature romane avevano in comune il fatto di essere gerarchizzate, come detto prima
specializzate (ognuna proprie competenze) collegiali (nessuna di queste gestita da una sola
persona), annuali (i magistrati scadevano dalla loro carica alla fine di ciascun anno) ed elettive
La magistratura più importante era il consolato che ha in età repubblicana quei poteri che aveva il
re in età monarchica
Importante evoluzione semantica del termine il magistrato più importante prima era il pretore
(prae – itor, itor < eor che significa andare, colui che guida l’esercito) c’è un passaggio semantico
importante nell’indicazione di questo funzionario: potere supremo nella città, potere supremo
militare potere supremo nella città, supremo potere militare, convoca i comizi centuriati, chiede
parere del senato e ai consoli è riconosciuto diritto di interrogare gli dei
Ciascuno dei magistrati ha uguale potere quindi può opporsi a azione del collega (diritto di veto)
nel caso azione dannosa nei confronti dello stato
Quando i magistrati, dai questori, in su terminavano la loro carica entravano a far parte del senato
rimanendoci a vita; mentre le magistrature erano vincolate dall’annualità, il senato era a vita
Erano magistrature tutte collegiali, solo una magistratura straordinaria, non eletta = la dittatura a
cui si ricorre in età repubblicana quando c’è massima tensione, quando c’era da risolvere crisi
importante interna/esterna, quando la condizione ordinaria non consentiva una soluzione al
problema, allora il magistrato, meglio il console, consigliatosi con il senato, delega il proprio potere
al dittatore il quale lo esercita coadiuvato da un comandante della cavalleria a lui subordinato, per
un massimo di 6 mesi (per evitare la creazione di potere personale)
Anzi ci si attende da parte del dittatore che, se la situazione di crisi si risolveva prima della fine dei
6 mesi, il dittatore avrebbe dovuto lasciare l’incarico
La dittatura semestrale è attestata per la storia romana repubblicana fino alla seconda guerra
punica (fine III secolo); dopo non se ne fa uso
I dittatori di cui parleremo (Silla e Cesare) hanno altre caratteristiche e soprattutto superano questo
limite di durata semestrale
Tutto ciò nasce dalla ostilità alla monarchia propria della classe dirigente romana e che si estende
a tutta la collettività e che perdura per tutta l’età repubblicana e permane dopo la nascita
dell’impero (Augusto se ne vedrà bene a presentarsi al pubblico come rex)
Le istituzioni repubblicane si affermano in un periodo di tempo piuttosto lungo ma assicurano il
dominio della classe dei patrizi sulle altre, queste istituzioni così come si creano rendono dal punto
di vista istituzionale Roma una potenza stabile che consente alla città di dare inizio alla sua
espansione territoriale che si estende progressivamente dal Lazio all’Italia centrale e poi all’intera
penisola
Tutte le acquisizioni territoriali che Roma fa fino a metà delle guerre puniche sono presentate dalla
propaganda romana come delle conquiste non pianificate in precedenza, le guerre che Roma
combatte sono presentate come guerre non volute, imposte
Difendere il proprio territorio (es. i latini)
Difendere degli alleati legati a Roma da trattati di reciproca assistenza nel caso in cui
vengano attaccati da nemici
Vendicare un’offesa patita da alcuni suoi concittadini
Salvaguardare alcuni equilibri politici acquisiti
In questo modo Roma rifiutava di presentarsi come una forza imperialistica che imponeva la
propria autorità sugli altri popoli
Roma interviene solo se la guerra è giusta, principio del “bellum iustum”, duplice significato
1. Guerra mossa da nobili ragioni
2. Guerra conforme al ius, al diritto per dichiarare guerra doveva essere chiesto alla divinità
di interpretare i segni divini, solo una guerra dichiarata secondo la volontà della divinità
aveva la possibilità di essere giusta e si poteva realizzare positivamente per Roma
ESPANSIONISMO ROMANO
Se guardiamo alla geografia vediamo chiaramente che l’espansione romana comincia nel Lazio
meridionale controllato quasi per intero alla fine dell’età monarchica ma la fine della monarchia ha
segnato anche la fine del controllo di Roma di questi territori
Successivamente si pone per Roma il problema di recuperare questi territori del Lazio e poi verso
l’Italia centro – meridionale e delle colonie greche (Italia meridionale)
L’azione espansionistica di Roma comincia quasi contemporaneamente all’instaurazione del nuovo
regime repubblicano, con molta probabilità in conseguenza all’esigenza di difendersi sia dagli
etruschi di riappropriarsi della città sia delle complicazioni con il mondo latino
Le città latine avevano infatti approfittato delle difficoltà di Roma per affrancarsi
I romani sconfiggono i latini nella battaglia del lago Regillo nel 496 e stipulano il foedus
Cassianum, trattato che regola i rapporti tra romani e latini per oltre 150 anni
Le due parti si impegnavano a mantenere la pace, a comporre amichevolmente d
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