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CAPITOLO SETTIMO: RELIGIONE FILOSOFICA

Con gli inizi della filosofia si giunge ad una rottura. La lotta nel quadro della religione greca non cambia il

quadro inizialmente positivo. Ciò che muta con l’avvento della filosofia è sostanzialmente il punto di vista nel

porre i problemi. In effetti fino a quel momento la religione era data attraverso le forme di comportamento e

attraverso le istituzioni: ora ci troviamo di fronte a nuove idee e a tesi di individui, che si esprimono per iscritto

sotto forma di libro e si rivolgono ad una opinione pubblica in via di formazione.

La filosofia inizia veramente solo con il libro in prosa. A noi interessa in modo specifico l’ambito della

thelogia, cioè il parlare degli dei, già presenta sin dal principio.

Alla base di questa trasformazione vi è l’indipendenza dell’individuo, che vive in una società di un momento di

crescita economica:

I Greci conquistano il bacino del Mediterraneo;

' Ovunque fioriscono colonie;

' Traffici e commercio progrediscono;

' Ciò che è greco diventa un modello da imitare.

'

La filosofia quindi nasceva in Ionia, a Mileto nell’epoca in cui i Lidi prima e i Persiani poi, fondavano il proprio

dominio. I primi testi in prosa sono leggi e istruzioni pratiche nei primi manuali. La filosofia nasce quindi con il

presupposto di dire il giusto su tutto e allo stesso modo. Gli uomini che scrivevano libri con tali contenuti, non

avevano però un termine per designare loro stessi e il loro lavoro, si davano spesso il nome di

sophoi/sophistai. Infatti, “filosofia” in senso proprio è un termine che verrà coniato solo da Platone. Nella

seconda metà del VI secolo troviamo:

Anassimandro, Anassimene a Mileto;

Ù Eraclito di Efeso;

Ù Parmenide di Elea (ontologia speculativa)

Ù

Nel V secolo invece troviamo:

Anassagora;

Ù Empedocle;

Ù Leucippo;

Ù Democrito che elaborano modelli universalmente razionali di spiegazione del mondo.

Ù

Infine Socrate elaborò una nuova coscienza di sé, che si rifletterà poi nei classici della filosofia, ossia Platone

e Aristotele.

Nel libro di Anassimandro viene già fornito un modello del mondo, che rimarrà determinante fino alla

rivoluzione copernicana e che pare abbia soddisfatto allo stesso modo sia la scienza che la religione: l’uomo

con la sua terra relativamente piccola al centro dell’universo, circondata da sfere crescenti delle

costellazioni e racchiusa dalla sfera suprema, che è individuata in quella divina.

Principio di tutto è “infinito”, l’APEIRON, che è indefinito, incorruttibile e inesauribile. Al posto delle divinità

omeriche, viene posta una definizione neutra di “divino”, la cui divinità consiste nella sua eternità e nel suo

potere. Non viene assolutamente spiegato come tutto ciò possa realizzarsi; si dice però che il nostro mondo è

compreso entro qualcosa di superiore, da cui le cose derivano.

Modello per l’ordine del tempo è il corso dell’anno. Di là di divenire e morte vi è il DIVINO, che è

infinitamente superiore. In questo modo la religiosità è un qualcosa che è molto simile alla religione omerica,

composta da dei sovrani e inaccessibili. Manca un rapporto di tipo personale, ma mentre gli dei omerici

abbandonano i morenti, ciò che trapassa rimane conservato del tutto.

  1  

Anassimene, invece, segue la regola di partire da ciò che viene dato immediatamente; per cui pone

come principio di tutto l’ARIA. Qui si cerca un compromesso con la tradizione: infatti vi possono

essere dei e fenomeni divini, ma ciò che è divenuto lo è per principio transitorio. Le potenze

tradizionali e conosciute sono superate dalla nuova conoscenza.

Le conseguenze di queste teorie vengono tratte da SENOFANE DI COLOFONE. Egli, essendo un poeta e un

rapsodo, ha diffuso e polarizzato le tesi, inasprite ancor più dalla nuova forma poetica. Il dio non è simile

all’uomo, ma è immobile e ciò che gli rimane è la capacità di comprendere tutto dal pensiero.

Senofane collega questa sua teologia alla sua polemica contro l’immoralità degli dei omerici ed esiodei e ad

un totale rifiuto dell’antropomorfismo. Gli uomini hanno divinizzato la propria immagine. Ecco allora che

avviene la rottura con la tradizione e la critica alla religione omerica non venne mai confutata né superata. Gli

stessi Cristiani non poterono aggiungervi nulla. Il conflitto venne però confinato nella controversia poetica,

perché Senofane aveva molti ascoltatori, ma nessun discepolo o seguace.

Eraclito unisce alla critica radicale l’esigenza di una religiosità profonda dalla sua visione dell’essenza

del mondo. I suoi attacchi si rivolgono a Omero, ad Esiodo e ai suoi predecessori, ma anche contro i

riti del culto tradizionale. La sua posizione a volte sembra anticipare la polemica cristiana. Egli

esprime nella parola, nel LOGOS, depositata nei suoi libri, la legge e il conto. La realtà consiste quindi

in un processo di trasformazione antitetica. Ciò che è più forte e che tutto governa è

contemporaneamente saggezza.

Al polo opposto troviamo PARMENIDE DI ELEA, che sviluppa una dottrina del puro essere con la conclusione

che non vi può essere divenire e trapasso e nemmeno la morte. Alla base di questa riflessione vi è una

correlazione tra comprensione pensante, linguaggio ed essere. La verità quindi è indipendente dalla tradizione

e dall’esperienza di tutti i giorni. Le posizioni di questo filosofo obbligarono tutti coloro che volevano far partire

la propria riflessione sull’

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della religione e della storiografia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Camassa Giorgio.
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