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Capitolo terzo: gli dei

I riti possono essere descritti come una sorta di lingua autonoma, essi però sono legati alla lingua in senso proprio. La caratteristica dell’elemento greco è intesa in senso negativo, giacché non esiste un ceto sacerdotale con una tradizione fissa e non esiste la rivelazione vincolante sotto forma di libro sacro.

Elementi dell'individualità di un dio

L’individualità di un dio si poggia quindi su 4 elementi:

  • Culto
  • Nome
  • Miti
  • Iconografia

In effetti compaiono culti molto simili fra loro sotto diversi nomi di divinità; a volte i nomi degli dei sono intercambiabili e gli epiteti sembrano scavalcare il confine dell’individualità divina. Nomi diversi possono indicare lo stesso essere o possono essere messi intenzionalmente sullo stesso piano. Raramente un nome locale viene associato a uno comune a tutta la Grecia (Eretteo – Posidone). I miti possono essere forme vuote, che possono essere riempite con nomi diversi, ma miti del tutto diversi possono anche allacciarsi allo stesso nome divino (doppia origine di Afrodite).

Gli antichi hanno anche redatto elenchi con gli omonimi divini, in cui compaiono molte volte:

  • Zeus
  • Efesto
  • Dioniso
  • Afrodite
  • Atena

La poesia e l'unità spirituale dei greci

È comunque la poesia che ha creato e ha conservato l’unità spirituale dei greci, fondendo libertà e forma, spontaneità e ragione. Essere greco significava essere colto, ma il fondamento di tutta la cultura era sicuramente Omero. Gli studiosi si concentrano spesso a parlare di epica antica: quest’arte ha come base il mito, ma non si identifica con esso. Se il mito è un complesso di racconti, in cui tutte le componenti formano una realtà multiforme di segni, l’epica greca concentra la sua materia sull’eroico, sulle lotte di eroi di un’epoca più antica, ambientate in un mondo che in un certo senso può risultare realistico, ma porta questi racconti ad un livello di perfezione formale.

I poemi epici

I due grandi poemi epici a noi pervenuti sono:

  • Iliade
  • Odissea

Lo stile dell’Iliade e dell’Odissea permette di stabilire che i due testi conservati sono stati preceduti da una fase completamente dominata dalla fase orale, con generazioni di poeti professionisti che, improvvisando, trasformavano continuamente i loro temi. I poemi difficilmente possono essere stati scritti prima del 700 e sicuramente non rappresentano lo stesso cantore. Parlare degli dei doveva essere già cosa in uso nella più antica tradizione epica. Nell’epica greca gli eroi più potenti sono figli o nipoti di dei: si giunge così ad un racconto su due piani, che apre un doppio scenario. Comportamento degli dei e comportamento degli uomini si influenzano a vicenda. Questo doppio comportamento si sviluppa in due modi diversi nei due poemi epici:

L'Iliade

Nell’Iliade, questa caratteristica viene usata in modo singolare. Gli eroi dalla vita facile rappresentano il mondo opposto a quello dei mortali. Quando l’ira di Achille ebbe le sue prime conseguenze, dall’Olimpo giungevano le risa dei beati; quando la battaglia in campo acheo giunge al culmine, era seduce e addormenta Zeus e quando Achille sfoga la sua vendetta anche gli dei scendono in lotta l’uno contro l’altro. Questo è stato classificato come il più irreligioso tra i poemi.

L'Odissea

Nell’Odissea si impiega la doppia scena del comportamento degli dei e degli uomini. Infatti tutta una serie di raduni fa da cornice al poema. Parte attiva è esercitata da Atena, che accompagna Telemaco, organizza il rientro di Odisseo presso i Feaci e interviene personalmente nelle lotte contro i proci. L’agire diventa il piano divino: gli dei non sono responsabili dei dolori, che gli uomini si procurano a causa della loro empietà. Manca del tutto il rispecchiamento fra piano umano e piano divino. Avanza però una forma di devozione moraleggiante.

Esiodo e l'epica

Accanto a Omero, si pone un altro autore di enorme importanza per i Greci: Esiodo. Gli dei per lui sono divisi in tre generazioni, di cui la seconda giunge al potere in virtù di un crudele misfatto, la castrazione del cielo da parte di Crono, mentre la terza, guidata da Zeus, sconfigge i Titani in una grande lotta, che ristabilì il nuovo ordine.

Gli inni di Omero

Coperta dal nome di Omero, si pone la raccolta di Inni: sono poesie epiche di limitate estensioni, destinate ad introdurre la recitazione epica nelle feste degli dei. Essi invocano ciascuno un singolo dio e lo presentano narrando:

  • La sua nascita
  • La sua storia
  • La sua epifania

Gli inni più lunghi sono dedicati a:

  • Dioniso
  • Demetra
  • Apollo
  • Ermes
  • Afrodite

Caratteristiche dell'epica

La tecnica sviluppata nell’epica è sicuramente comune sia all’uno che all’altro autore. Una caratteristica comune è quella degli attributi fissi, grazie ad essi, infatti, ogni dio viene individualizzato da un suo tratto distintivo:

  • Zeus che ammassa le nubi
  • Apollo dall’arco argento
  • Posidone dai bruni capelli

L'arte figurativa

L’arte figurativa segue la poesia epica: è dal 700 che cominciano ad apparire rappresentazioni originali degli dei e in particolar modo nella pittura vascolare con scene mitologiche. La grande plastica sviluppa i suoi tipi principali senza differenze di rappresentazioni tra uomini e dei, resta questo un aspetto controverso. È sempre l’epica a dare le caratteristiche degli dei:

  • Apollo e Artemide con l’arco
  • Era lo scettro
  • Ermes, il messaggero degli dei

Ma anche ogni divinità ha un animale oppure una pianta preferite. Le divinità potevano avere anche delle statue crisoelefantine che le rappresentavano: Zeus e Atena sono quelle di maggiore importanza. Rimane comunque la poesia ad avere maggiore presa sul pubblico, funge da medium, un tramite che raggiunge contemporaneamente molti e che esprime e conia opinioni. Il linguaggio poetico non trasmette informazioni concrete e crea un proprio mondo, dove gli dei conducono la propria esistenza.

Zeus

Zeus è l’unico dio greco di cui conosciamo l’etimologia. È il padre del cielo, è un dio atmosferico e si affianca agli dei del tempo dell’Asia Minore. I suoi epiteti sono:

  • Colui che ammassa le nubi
  • Colui che tuona dall’alto
  • Colui che scaglia fulmini

Una diretta epifania del dio è il fulmine e dove esso si abbatte viene costruito un santuario. Questa è l’arma di Zeus, che è il solo che può combattere. Egli è il più forte tra gli dei. Egli solo può sfidare gli altri dei, che possono protestare contro Zeus, sebbene lui rimanga sempre il superiore. Il mito descrive come le cose siano andate così: il potere di Zeus andava conquistato con la lotta e difeso con le rivolte. Prima di lui dominavano i Titani e suo padre Crono. Ne uscì vincitore proprio grazie ai fulmini. Egli diventa quindi il re.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della religione e della storiografia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Camassa Giorgio.
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