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La categoria più elevata di invocazioni è costituita da:

Costruzioni verbali

⇒ Linguisticamente prive di senso;

⇒ Destinate a processioni o danze;

⇒ Associate singolarmente ad una particolare divinità

Esse contribuiscono a caratterizzare l’esperienza della festa e da questa ricevono il

loro contenuto:

Ø Il sacrificio è contraddistinto dalle urla delle donne, che sono presenti anche al momento del

parto e in altre situazioni critiche;

Ø I festeggiamenti dionisiaci sono caratterizzati da selvagge esclamazioni;

Ø Ad Apollo è legato il canto del peana.

Sorprende che non siano state tramandate antiche formule di preghiera. La normale

forma e struttura della preghiera si può riconoscere perché anche se con piccole

variazioni, mantiene una struttura chiara:

1. Inizia con l’esortazione: “Ascolta” e segue con il nome della divinità;

2. Segue una motivazione con un richiamo a passate manifestazioni di amicizia e

volentieri si aggiunge anche l’assicurazione “tu puoi”.

3. Viene poi la richiesta e il più delle volte anche la promessa per il futuro, il

VOTO.

4. L’atteggiamento di supplica avviene tendendo le mani e per invocare gli dei si

sollevano entrambe le mani con le palme rivolte verso il cielo.

5. Si possono invocare gli dei in generale oppure il singolo dio adeguato alla

circostanza.

Solo dal V secolo subentrò la fissazione per iscritto.

PURIFICAZIONE

Ogni essere superiore deve mantenersi pulito e la pulizia è una delle esperienze determinanti dell’infanzia

dell’uomo e può creare vere e proprie barriere. La purificazione è pertanto un processo sociale. Chi voglia

appartenere al gruppo deve, pertanto, mantenere un determinato grado di purezza. Questo tipo di riti fanno

parte del sacro e di tutto ciò che riguarda le iniziazioni. Sono anche impiegati in situazioni limite, come nel

caso di: Pazzia;

Ø Malattia;

Ø Senso di colpa.

Ø

Il rito acquisisce però carattere magico. Il mezzo più comune di purificazione è l’ACQUA. Meno comprensibili

sono altri due mezzi di purificazione come:

1. Lo staccio per vagliare il grano (si pensa che il setaccio grazie al suo movimento permette al vento di

portare via la pula);

2. Cipolle marine(non sappiamo molto in proposito, ma un testo ittita descrive come lo sbucciarle di

strato in strato sia segno di purificazione).

La funzione sociale è chiara a tutti e ha effetto immediato.

Questa esigenza di purezza divide ciò che è profano dal santuario e quanto più intensa sarà la

purificazione, tanto più verrà accentuata questa separazione. Ecco perché si spiegano così certe

azioni: La lavanda delle mani prima del sacrificio;

Ø L’indossare abiti puliti e in certi casi vesti bianche.

Ø

  5  

La parola indoeuropea HAGNOS, acquista in greco un significato particolare e circoscritto all’opposizione con

la CONTAMINAZIONE. Il concetto di purezza cultuale si caratterizza dall’opposizione con i relativi turbamenti,

che sono:

1. Rapporto sessuale;

2. Nascita;

3. Morte;

4. Omicidio.

Le vergini hanno un ruolo determinante, giacchè devono conservare la loro verginità e castità. Il bagno e

l’indossare abiti nuovi sono elementi caratteristici di:

Dediche,

Ø Iniziazioni;

Ø Nozze.

Ø La sporcizia potrebbe infiltrarsi anche nel santuario, per cui è necessaria una periodica pulizia e

scrupolosa. PURIFICAZIONI CON IL SANGUE

questo genere di purificazioni trova spazio fra i RITI DI PURIFICAZIONE DELL’OMICIDIO.

L’assassinio provoca l’insorgere di un male particolare, sentito quasi fisicamente, di cui l’omicida è è

prigioniero. La comunità di epoca arcaica è obbligata a cacciare questo male e con esso anche

l’omicida: egli deve abbandonare la sua patria e cercare in un paese straniero un luogo, un protettore,

che si assuma il compito della sua purificazione; fino a quel momento l’omicida:

1. Non può dire una parola;

2. Non può essere accolto in casa;

3. Chi viene in contatto con lui è contaminato allo stesso modo.

Il reinserimento a un nuovo è pertanto una forma di iniziazione. Si comprende come per espiare un omicidio,

si voglia offrire un sacrificio sostituivo alle potenze della vendetta, che incalzano. L’essenziale è però, che

colui che si è macchiato di sangue, venga di nuovo in contatto con il sangue, quasi in una sorta di ripetizione

dimostrativa e perciò innocua dello spargimento di sangue. Il delitto non viene così rimosso ma viene

superato.

Anche in altri casi viene versato sangue a scopi purificatori:

esempio: ad Atene, all’inizio dell’assemblea alcuni funzionari portano maialetti in cerchio attorno alla

piazza e ne incidono la gola, spruzzando il sangue sui seggi, tagliando i genitali degli animali e

buttandoli via. Non sappiamo che fine facesse poi il cadavere.

Esempio: altro esempio è quello di tagliare la vittima sacrificale a metà. In questo modo viene purificato

l’esercito macedone. Segue un combattimento simulato. In tal modo la vittima sacrificale tagliata in

due serve come rito di purificazione.

Fra i riti di purificazione rientra anche l’ESPULSIONE DEL PHARMACOS. I dettagli più interessanti

provengono da Ipponatte, che lo descrive come un uomo brutto, che viene nutrito di fichi e purea, poi

frustato con cipolle marine e rami di fico, in particolare 7 volte sul membrum virilis. Una testimonianza

bizantina afferma che il malcapitato alla fine viene bruciato e le sue ceneri vengono disperse in mare.

La credibilità della fonte è piuttosto controversa.

  6  

TEMENOS

ILculto dei Greci è quasi sempre fissato localmente, tanto che i luoghi di adorazione sono prestabiliti ed è

difficile mutarli. I santuari vengono molto conservati e ci si prende cura di essi. Il culto non è un riflesso

dell’esperienza del paesaggio. Esistono vari tipi di santuari:

CENTRALI, che coronano l’altura dell’acropoli o fiancheggiano la piazza del mercato;

• IN POSIZIONE ECCENTRICA, si inerpicano sulle chine dei monti o cercano la solitudine degli

• stagni e delle paludi.

Altre sono anche le caratteristiche del santuario:

Sono spesso situati in una sella ben protetta del monte

• Il luogo sacro deve avere inconfondibili segni di riconoscimento, anche se raro è il riferimento a

• veri e propri monumenti della natura.

Importante è l’ALBERO del santuario, presente in ognuno di questi luoghi e in stretta relazione

• con la divinità. Ad esso possono essere appese offerte, ma anche dischi, che ondeggiano a

seconda del vento (SACRIFICI PENDENTI).

Parte del santuario è anche un BOSCHETTO SACRO, che può costituirlo o essere nelle

• immediate vicinanze.

Fondamentale è l’ACQUA, fondamentale per bere, abbeverare e per la purezza del culto. Molti

• santuari hanno sorgenti o pozzi propri.

Il santuario greco è costituito solo dalla delimitazione che lo separa dal profano. Il pezzo di terra dedicato al

dio o all’eroe è chiamato TEMENOS, il cui confine è segnato da pietre, spesso iscritte oppure da un massiccio

muro di cinta. Per lo più esiste un solo ingresso, dove vengono collocati bacili di acqua per la purificazione. È

proibito introdurre qui qualsiasi tipo di contaminazione. Tutto ciò che è eccezionale nella vita degli uomini deve

rimanere escluso da questo luogo. ALTARE

IL temenos serve all’atto sacro, quindi al sacrificio. Il suo elemento essenziale è sicuramente l’ALTARE, su cui

viene acceso un fuoco. Ci sono vari tipi di altare:

Altari naturali in roccia, in cui altare e segno di riconoscimento si identificano;

• Altari composti di pietre sovrapposte, presenti nei santuari di campagna;

• Altari costituiti a ceneri e resti delle ossa per formare piccole collinette;

il comune altare greco è però quello in muratura e imbiancato in calce, oppure composto di blocchi di pietra

squadrati. I lati spesso sono ornati di ampie volute. Nel centro è la piastra di metallo su cui arde il fuoco. Lo

sfondo dell’altare è normalmente costituito dalla facciata del tempio. Esso è normalmente eretto solo in

occasione del sacrificio e da allora esso rimane nel suo posto originario, malgrado le trasformazioni che può

avere il santuario. Un temenos non deve essere riservato esclusivamente ad un dio, esso può racchiudere

diversi luoghi per il sacrificio, diversi altari, che hanno poi un immediato rapporto tra loro.

Il tempio non era però un presupposto della cultura greca: il tempio è la dimora della divinità,

ospitando l’immagine cultuale antropomorfa. Gli stessi greci hanno inizialmente esposto la teoria che

la più primitiva forma di adorazione è priva di immagini. La poesia omerica conosce il tempio come

dimora del singolo dio e ciò corrisponde alle condizioni della fine dell’epoca geometrica. In effetti i

primi templi sono dedicato proprio agli dei, che sono allo stesso tempo rappresentati in statue

cultuali. Tuttavia alcuni santuari rimasero senza tempio e senza immagini cultuali. Anche per il tempio

e per l’immagine divina hanno luogo delle CERIMONIE DI EREZIONE.

I templi in epoca classica possono essere arricchiti da statue crisoelefantine.

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ANATHEMATA

Il luogo sacro nasce da sé, dalle tracce durature lasciate dagli atti sacri:

I posti per il fuoco;

⇒ Le macchie di sangue o olio sulla pietra.

Quando ceneri, ossa e carboni si accumula in uno stesso luogo si formano altari di ceneri. Inoltre come già

accadeva per i cacciatori paleolitici, anche nei santuari greci vengono esposti teschi di vittime della caccia e

del sacrificio, per questo i bucrani diventano poi ornamenti degli altari. Nel luogo sacro, in ogni caso, rimane

ciò che l’uomo lascia dietro di sé, soprattutto nel caso dei capelli tagliati. Anche l’utensile del sacrificio non può

certamente essere adibito all’utilizzo profano.

Partendo da questi presupposti, l’uso di INNALZARE OGGETTI nel santuario, ha avuto chiaramente un

inaudito sviluppo, anche in relazione al sacrificio votivo. Questo oggetto è il dono che testimonia il rapporto

con la divinità. Il dono può essere di vario genere:

In epoca antica si tratta di vesti o oggetti in metallo;

⇒ Figurine di bronzo o argento;

⇒ Immagini di terracotta o di legno

Un gruppo di anathemata può anche corrispondere all’idea di rendere duraturo l’atto sacrificale:

Recipienti di ogni tipo;

⇒ Spiedi per arrostire le carni;

⇒ Scuri sacrificali;

⇒ Tripodi

Queste sono le offerte votive più tipiche dei santuari greci. Scene di culto sono rappresentate anche su

tavolette votive e dal IV secolo, anche su grandi ed elaborati rilievi.

È molto difficile stabilire se le figurette votive rappresentino il dio o il dedicante; è indubbio che possano

comparire entrambi:

In epoca antica gli dei sono riconoscibili per il gesto epifanico;

 Gli uomini portano sovente un animale da sacrificio.

La figura votiva non deve essere necessariamente in relazione con la divinità del santuario, giacchè possono

essere dedicate anche statuette ad altri dei. SACERDOTI

La religione greca potrebbe essere definita una religione senza sacerdoti, non esiste infatti una casta

sacerdotale come gruppo chiuso con una tradizione e una gerarchia fissa. Per principio il dio si affida solo a

chi rispetta il NOMOS, ossia chi è integrato nella comunità. In ogni caso, durante le manifestazioni cultuali,

deve essere presente qualcuno che:

Diriga;

 Pronunci la preghiera;

 Compia la libagione.

Chiaramente la condizione per ottenere questa carica è avere un certo potere e una certa condizione

economica. Il santuario rimane proprietà di un dio e il temenos non può essere utilizzato dall’uomo, a meno

che non si tratti di servizi per il santuario oppure in occasione delle feste sacrificali. Per sorvegliare questo

ordine è necessario qualcuno che sia preposto a questo compito. Questo è il sacerdote o la sacerdotessa.

Il sacerdozio non è una condizione generale, ma il servizio restato a un determinato dio in un unico

santuario: nessuno è sacerdote come tale.

Il sacerdote ha spesso al suo servizio un custode per l’organizzazione dei sacrifici e vengono anche nominati

degli addetti ai sacrifici. Raramente il sacerdote abita nel tempio, ma ci si aspetta comunque che egli assolva

alle sue responsabilità. Le cariche sacerdotali sono spesso ereditarie all’interno di determinate antiche

famiglia, le quali devono la propria dignità non da ultimo ad un tale privilegio. I sacerdoti spesso

vengono assunti, è infatti la comunità che decide, sebbene l’assegnazione possa valere anche come

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'antichità: archeologia, storia, letterature
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della religione e della storiografia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Camassa Giorgio.

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