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Premessa

La vita di Gesù si è conclusa con una morte violenta. Quella morte però non ha spento la sua voce, che continua a incendiare il cuore e la mente di molte persone e a suscitare il rifiuto di altri. La figura storica e culturale di Gesù è gigantesca, tanto che sorgono sempre domande, studi, discussioni, dibattiti sulla sua figura. Gesù è patrimonio dell'umanità, perchè la sua storia ci coinvolge tutti. Il libro rinnova gli studi su Gesù e sulle origini del cristianesimo, per aiutare a stabilire un contatto tra la sua vicenda e la nostra cultura, modellata proprio sul cristianesimo.

Stile di vita di Gesù

Lo stile di vita di Gesù è caratterizzato da due esigenze fondamentali: il rovesciamento delle condizioni costrittive che affliggevano la popolazione e l'attesa di un rinnovamento radicale portato dal dominio di Dio sul mondo. Con stile di vita intendiamo le forme culturali poste a base della sua vita, la logica della sua azione, la modalità con cui entrava in contatto con la gente e con le istituzioni.

Ricostruire la figura storica di Gesù

Per ricostruire la figura storica di Gesù sono essenziali i testi come i Vangeli di Marco, Luca, Matteo e Giovanni, i vangeli giudeo-cristiani (Vangeli dei Nazareni, Ebrei ed Eboniti), le sette lettere di Paolo e gli Atti degli Apostoli, questi ultimi soprattutto per conoscere il riflesso della sua azione sulle diverse correnti di seguaci nate dopo la sua morte.

Necessità di ricostruzione

Ma perchè è necessario ricostruire la figura storica di Gesù? Per almeno due fattori: il primo riguarda la natura dei documenti, che consiste in testi che non riproducono semplicemente i fatti, ma li rielaborano secondo punti di vista e schemi interpretativi; il secondo riguarda le divergenze tra questi documenti, ad esempio le narrazioni dei Vangeli sono il risultato di lunghi processi di accumulazione e selezione di informazioni passate da persona a persona, non esiste del materiale totalmente incontaminato o totalmente veritiero e autentico, anche perchè i Vangeli non sono opere di testimoni oculari, ma di seguaci della seconda generazione o delle generazioni successive, oltrechè autori appartenenti alla cultura ellenistico-romana anzichè a quella giudaica.

Cristianesimo antico

Lo stesso cristianesimo antico è caratterizzato per i primi due secoli da varie correnti senza che vi sia un cristianesimo normativo riconosciuto. Sarà poi Giustino, dopo il 150 d.C., con la parola "airesis" ad indicare un'opinione o una corrente da condannare, cioè l'eresia. Dire che i Vangeli presentano delle discordanze non vuol dire però che si tratti di opere storicamente inaffidabili, molto spesso infatti convergono tra loro e il loro valore documentario è altissimo.

L'esigenza principale della ricostruzione della figura storica di Gesù è la convinzione che sia possibile ancora oggi fare appello a Gesù come a una base ineliminabile della nostra cultura e della nostra moralità.

Il ruolo di Paolo

In questo libro sosteniamo che Gesù crede nel suo Dio tradizionale e non è il fondatore di un sistema religioso diverso da quello in cui è nato. Il fondatore del cristianesimo è Paolo, che intuisce nel diffondere il messaggio cristiano alle genti e libera il cristianesimo dai legami con il giudaismo.

Gesù nella Galilea

A circa trent'anni Gesù si distacca dalla propria famiglia e si allontana da quella Nazaret che non rivedrà più, se non per brevi momenti. Da questo momento Gesù viene immaginato sempre in un luogo: Cafarnao, antico villaggio della Galilea, dove secondo i Vangeli iniziò la sua predicazione. Ma per ricostruire il territorio in cui si mosse dipendiamo anche dalle ricerche storiche, archeologiche e antropologiche.

Il mondo del I secolo

Il mondo del I secolo in cui ha operato Gesù ha visto sorgere nuovi centri urbani in tutta Israele: nella zona settentrionale, che comprende la Galilea, incontriamo Bethsaida e Tiberiade, nella zona centrale e meridionale incontriamo invece città come Apollonia, Ascalon, Gaza, Raifa. Tutte queste città venivano collegate attraverso un reticolo di grandi strade a Gerusalemme, la città principale.

L'archeologo Strange ci mostra come la vita commerciale della Galilea di quei tempi era basata sulla produzione e vendita di stoviglie di terracotta, di ceramica e di vetro, accompagnata da quella di vino e prodotti agricoli. Questa mappa fatta dagli archeologi ci dà informazioni importanti sullo sfondo in cui opera Gesù, ma ci dice poco o nulla sui luoghi in cui egli si spostava.

Gesù e le città

Una cosa però possiamo dire: l'obiettivo immediato e lo d'azione di Gesù è rivolto in aree rurali e in agglomerati di non grande importanza urbana e politica, come è testimoniato dai Vangeli. In particolare è il Vangelo di Marco che ci dà più informazioni su questo punto: Gesù è un uomo di villaggio, che guarda alle grandi città con un punto di vista marginale, è un uomo estraneo alla città, non integrato alle strutture giuridiche delle elite cittadine dell'Impero.

Giovanni conferma l'immagine di un Gesù che frequenta piccoli insediamenti, con l'eccezione di Gerusalemme. Nei villaggi egli costruisce le sue relazioni e porta il suo messaggio. Questo fatto che Gesù fosse uomo di villaggio ed evitasse le grandi città ha fatto sorgere delle domande: il desiderio di mandare il suo messaggio in tutto Israele avrebbe dovuto portarlo anche nelle grandi città, invece opera nei villaggi. Perché?

Questione economico-sociale

Probabilmente questo è dovuto alla visione di Gesù sulla situazione economico-sociale della Galilea di quei tempi, basata su una contrapposizione tra città e campagna, che veniva sfruttata dai proprietari terrieri dei grandi centri urbani. Agli occhi degli strati cittadini dominanti, i villaggi della campagna apparivano come nuclei subalterni, con fornitori e produttori subalterni. A questa visione, Gesù si oppone. Per lui il luogo dell'identità giudaica è il villaggio, il nucleo domestico rurale, in cui porta il suo messaggio.

I limiti del territorio di Gesù

Ma quali erano per Gesù i limiti del territorio in cui operare? Egli pensava solo alla Galilea o a tutto Israele? Secondo lo storico Giuseppe Flavio, egli si spinse oltre la Galilea in città come Tolemaide, Tiro e Sidone, spingendosi parecchio ad ovest. Secondo Marco invece Gesù opera soprattutto in Galilea, mentre in occasione dell'unico viaggio verso Gerusalemme si reca nel territorio della Giudea. Secondo Giovanni invece Gesù opera soprattutto nella Giudea, che diventa lo scenario prevalente della sua attività. Lasciata Gerusalemme, egli percorre l'intera Giudea e (cosa ignota agli altri vangeli) comincia la sua attività di battezzatore insieme a Giovanni Battista.

Come si vede le versioni sono differenti, ma una cosa possiamo dire: l'ambiente di Gesù sul quale egli si muoveva era costituito dai villaggi della Galilea, esso però includeva anche alcuni luoghi importanti della Giudea, tra cui Gerusalemme. La mappa di Gesù non si basa sul territorio, ma sulla popolazione da raggiungere.

Gesù e Gerusalemme

In particolare è importante conoscere l'atteggiamento di Gesù verso Gerusalemme, che in quel periodo diventa uno dei centri più noti di tutto il mondo antico. Antipa, tetrarca di Galilea e Perea dal 4 al 39 d.C., aveva trasformato del tutto la città e i suoi dintorni con una quantità molto grande di nuove costruzioni come teatri, anfiteatri, ippodromi, ville... portando delle trasformazioni legate al processo di romanizzazione del territorio. Per la prima volta la cultura greco-romana entrava in Giudea e da lì, attraverso la ricostruzione di Antipa di città come Sefforis e Tiberiade, invadeva pure la Galilea, provocando un inevitabile sconvolgimento della vita dei villaggi galilei vicini.

La presenza delle nuove città dove una parte delle elite parla il greco e si sviluppa un impianto architettonico romano, cambia la prospettiva di vita della gente contadina del luogo, provocando insoddisfazione. La società in cui Gesù si trova è quindi percorsa da processi di crescita e trasformazione, ma anche da tensione e scontento. L'atteggiamento anticittadino di Gesù è la risposta critica a questa situazione. La popolazione rurale aveva vincoli forti con Gerusalemme, sede del potere religioso e politico in cui si svolgevano dei riti religiosi unici e insostituibili. A Gerusalemme Gesù va in occasione della Pasqua, apparendo come un giudeo osservante che compie un dovere festivo della tradizione.

I suoi comportamenti a Gerusalemme si ricavano dalle discussioni che egli faceva con i gruppi che lo incontravano, quali farisei, scribi e sacerdoti. Egli si comporta come uno che non vi appartiene: vi fa ingresso la mattina, ma non vi sta e se ne va alla fine del giorno, in città non ha degli amici che lo ospitano. Marco ci narra un episodio particolare: volendo passare la Pasqua in città, Gesù manda i suoi discepoli a Gerusalemme a cercare un posto adatto, con un'unica indicazione: "Incontrerete un uomo che trasporta un vaso, seguitelo e vi condurrà ad una stanza già preparata nel piano superiore di una casa...". Un altro episodio, narrato sia da Marco che da Luca, riguarda il momento in cui Gesù osserva la gente gettare le monete nel Tempio. Gesù commenta questa scena elogiando una donna povera che dà solo pochi spiccioli. É una critica aspra verso i comportamenti del santuario, un atteggiamento di estraneità verso l'apparato amministrativo del Tempio.

In sostanza possiamo dire che Gesù ha bisogno di Gerusalemme, in quanto sede religiosa più rilevante del popolo di Israele, ma in essa non può far altro che scontrarsi con l'ambiente conservatore e la pratica religiosa vigente. La distanza da questo mondo è accentuata ancora di più quando si tratta dei romani. La reazione di Gesù al mondo urbano riguardava i villaggi e le zone rurali, dove egli pensava che fosse ancora possibile combattere l'integrazione e resistere alla romanizzazione.

Il movimento di Gesù

Gesù non è uomo di città, ma nemmeno un abitante sedentario di un villaggio. Camminare è il suo modo per entrare in contatto con la gente. Nei Vangeli, anche se i suoi spostamenti sono diversi, il suo continuo muoversi rimane un elemento costante. Il nostro scopo sta nel mettere in luce la logica di questo stile di vita. Perchè raggiungere luoghi sempre nuovi? Augè afferma come il rifiuto di Gesù di una sede stabile sia definito come un continuo mettere in discussione le relazioni e i fondamenti dell'essere.

Lo spostamento di Gesù da un luogo all'altro lo porta ad abbandonare tutto: le regole istituzionali, gli obblighi di obbedienza verso il capo o l'autorità politico-religiosa e si trova, nei posti in cui transita, in una rete di nuovi legami, senza alcuna relazione pre-esistente. Ciò permette alla gente di apprezzare o rifiutare maggiormente il messaggio che porta e il suo stile di vita.

Gesù rifiuta la stabilità, la certezza, di un luogo fisso. Egli elegge specifici luoghi nel suo camminare come basi temporanee per muoversi o spostarsi all'interno di una regione. Il succedersi veloce degli spostamenti indica l'intenzione di coprire un territorio in tutte le sue parti. È stato calcolato che in un giorno potesse percorrere circa 15 chilometri.

Gesù però non deve essere visto come un nomade, in quanto, come ricorda Radkowski, per i nomadi l'esperienza di un'abitazione, di un riferimento nei loro spostamenti, rimane fondamentale. Nella mobilità Gesù non viaggia, si sposta. Non per vedere luoghi, ma per incontrare persone. Gesù non è neanche un pellegrino, in quanto nel pellegrinaggio si cercano elementi di rafforzamento per la propria fede attraverso simboli e spazi consacrati alla divinità e, dopo l'incontro con il divino, si porta con sé un nuovo status e una trasformazione identitaria. L'esperienza di Gesù è esattamente opposta. Non si muove per un incontro con il divino, ma è egli che lo porta attraverso un messaggio di salvezza.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/07 Storia del cristianesimo e delle chiese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ahmed89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo antico e medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Sardella Teresa.
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