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Riassunto esame Storia, prof. Sardella, libro consigliato L'uomo Gesù, Destro Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia del cristianesimo antico e medievale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dalla docente Sardella, L'uomo Gesù, Destro. Gli argomenti trattati sono: la vita di Gesù, il distacco dalla propria famiglia.

Esame di Storia del cristianesimo antico e medievale docente Prof. T. Sardella

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rapporto reciproco fra i seguaci in movimento e quelli stanziali. Senza l'aiuto di questi ultimi i

predicatori itineranti "non potevano sopravvivere" e senza la predicazione i seguaci stanziali non

potevano esistere.

Il seguito di Gesù era noto anche perchè comprendeva delle donne, Luca ne ricorda una serie: Maria

di Magdala, Giovanna, Susanna e altre...

I Dodici, secondo Luca, vengono costituiti con una scelta esplicita e un procedimento rituale di

nomina. Gli atti che li qualificano sono due. Prima Gesù sale sul monte (non si sa quale) per

pregare, probabilmente da solo. Quando è giorno chiama i suoi, e ne proclama dodici. Questo fa

pensare che la sua scelta sia maturata con la preghiera.

Secondo Marco, Gesù si propone di costituire un gruppo di persone che dovevano "stare con lui,

predicare e scacciare i demoni", mentre Matteo aggiunge un altro compito: "guarire ogni sorta di

malattia e infermità". Con "essere con lui" indichiamo l'accompagnare Gesù in modo costante ed

essere in un rapporto intimo con il maestro. Dopo la morte di Gesù i dodici scompaiono, anche se

gli Atti degli Apostoli affermano che Giuda Iscariota fu sostituito da Mattia.

Fra i criteri di qualificazione identitaria dei Dodici troviamo quello di essere "fratello di..." o "figlio

di..." (Giovanni fratello di Giacomo, Giacomo figlio di Zebedeo ecc...).

Ci chiediamo il motivo per il quale Gesù abbia costituito i Dodici. Essi sono uno strumento

essenziale per la predicazione, presente e futura. I suoi intenti possono forse essere chiariti da un

detto, trasmesso da Luca e Matteo, che presenta caratteri di grande antichità: secondo questo detto,

egli attribuisce ai Dodici la funzione di giudicare le dodici tribù di Israele prima dell'imminente

avvento del regno di Dio.

I parenti di Gesù contano nella sua vita, ma non sono le persone più rappresentative del gruppo.

Due sono le questioni su cui interrogarsi: l'influenza dei parenti su Gesù e i rapporti tra parenti e

discepoli di Gesù.

Negli scritti i familiari di Gesù a volte sembrano esterni al suo gruppo, a volte sembrano far parte

della cerchia di persone più vicine a lui.

Matteo racconta ad esempio l'episodio della predicazione di Gesù nella sinagoga della sua città,

Nazareth, dove viene riconosciuto proprio dai rapporti parentali: "Non è costui il carpentiere, il

figlio di Maria e fratello di Giacomo, Ioses, Giuda e Simone?"

In Giovanni il gruppo parentale di Gesù e presente e interagisce con lui parecchie volte (le nozze di

Cana, a Cafarnao). Molto importante è l'episodio qui della madre ai piedi della croce, quando viene

affidata al discepolo senza nome: l'episodio illustra quale sia l'importanza che Gesù le assegna.

Gesù dice a sua madre: "Donna, ecco tuo figlio!" E poi, rivolgendosi al discepolo: "Ecco tua

madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

In un'altra circostanza in cui i parenti cercano Gesù, mentre è difficilmente raggiungibile perchè

attorniato dalla folla, si chiarisce cosa egli pensi dei rapporti parentali. La sua frase: "chiunque fa la

volontà di Dio, questi è mio fratello, sorella o madre", segnala una distanza critica fra Gesù e il suo

gruppo domestico.

Gesù, quindi, non desidera che i familiari, in quanto tali, abbiano un eccessiva incidenza nella sua

azione e nel suo movimento. Sono le strettoie della parentela che egli respinge.

Ridurre le relazioni di Gesù solo alla distinzione tra discepoli e avversari è riduttivo. Nel Vangelo di

Giovanni si parla di una relazione di amicizia tra Gesù e Lazzaro di Betania. Luca invece racconta

come alcuni farisei lo mettono in guardia da Erode Antipa che lo vuole uccidere. Per Marco, è uno

scriba che invece durante una discussione è d'accordo con il pensiero di Gesù. Per quanto riguarda

l'adesione di Giuseppe di Arimatea a Gesù, è probabile che il Vangelo di Giovanni ci dia la giusta

indicazione, il quale afferma: "molti fra i capi avevano creduto, ma non lo avevano manifestato". Si

tratterebbe di adesione clandestina fra i ceti alti.

Tra i seguaci di Gesù erano presenti anche le donne, che hanno orizzonti, bisogni, richieste molto

diversificate tra loro. In un caso tramandato da Luca, si mostra l'attenzione di Gesù per lo stato di

disagio sociale delle donne prive di sostegno, questo lo spinge a resuscitare il figlio unico appena

morto di una vedova.

Diverso è l'atteggiamento su alcune donne che lo accompagnano al supplizio. Gesù respinge il loro

pianto dicendo: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui

vostri figli". Queste donne sono forse addette al pianto rituale, Gesù non smentisce però questa

funzione o il legame delle donne con i loro figli. Polemicamente rivaluta la sterilità, offre un altro

respiro alla vita delle donne, invitando a meditare sull'imminenza del regno di Dio.

Un atteggiamento di forte attenzione alla maternità si manifesta nei riguardi di una straniera, che ha

la figlia malata. Gesù la guarisce e la libera dalla sofferenza.

Tra le persone che si mostrano ostili nei confronti di Gesù, troviamo farisei, sadducei, scribi,

personalità politiche ecc... Secondo i sinottici, Gesù entra in contatto con le istituzioni del Sinedrio

e del Tempio solo alla fine della sua vicenda. Questo dimostra che per lui non rappresentavano una

vera controparte. Dopo il suo arresto, Gesù si trova invece contro diversi avversari: i soldati romani,

che lo arrestano e lo torturano, le autorità religiose giudaiche e politiche, la folla di Gerusalemme

che lo deride e gli preferisce Barabba.

Le persone che aderiscono al movimento da Gesù sono sia ricchi che poveri, ma bisogna notare

come i ricchi non aderissero facilmente: in Marco un uomo che "possiede molti beni" è spaventato

dalla richiesta fatta da Gesù di vendere tutti i suoi beni e darli ai poveri. Ci sono comunque delle

eccezioni, come quella di Zaccheo, che Luca definisce ricco e che invece si converte, ripara alle

proprie frodi e offre metà dei suoi beni ai poveri.

Gesù ha voluto incontrare solo membri di Israele per prepararla ad entrare nel regno di Dio

attraverso un radicale rinnovamento della vita quotidiana del popolo. Ci si può domandare allora

come mai il Vangelo di Matteo riporti questa frase rivolta a simon Pietro: "Tu sei Pietro e sopra

questa pietra edificherò la mia chiesa". Questa frase è stata utilizzata infinite volte per sostenere che

Gesù voleva fondare la chiesa, una realtà religiosa ben distinta e autonoma. La prospettiva era però

molto diversa: egli non pensava a fondare un organismo autonomo, ma al rinnovamento del popolo

di Israele.

Se analizziamo in sostanza tutte le dinamiche degli incontri di Gesù, notiamo come egli cerchi

l'incontro personale, diretto, con le persone. Per alcuni Gesù provava amore, condivisione,

compassione; per altri condanna, critica, polemica. Il rapporto con i seguaci più stretti si basava su

un reciproco riconoscimento. Se il seguace riconosceva in Gesù la guida, Gesù riconosceva nel

seguace un'affinità con se stesso.

In Gesù esiste una contrapposizione tra l'essere un leader reale ed effettivo della gente che incontra

e il suo tentativo di non esserlo e di sottrarsi a ogni funzione di leadership, in attesa che Dio stesso

intervenga e assuma il potere.

Sia in pubblico che in privato il cibo in comune apre strada a confronti, scambi o intese particolari,

e diventa il mezzo per solennizzare fatti e momenti speciali. Ogni volta che ci si riunisce per un

pasto, si trasmettono i modelli di una società e i suoi elementi fondativi. Le persone, l'ordine in cui

si collocano, il cibo assumono il valore di un gruppo sociale, delle sue gerarchie e dei suoi valori.

Ciò accade anche ai tempi di Gesù.

Gesù e i suoi discepoli si spostavano durante la predicazione. Questo richiedeva che venissero

accolti da proprietari e da gruppi familiari che gli davano aiuto per il sostentamento. Ciò però non

impediva a Gesù di mettersi in sintonia con chi lo ospitava. I discepoli dovevano innanzitutto

annunciare pace e benessere. Gesù inoltre attribuisce al cibo in comune un significato simbolico

rilevante, che riguarda il suo messaggio finale e il regno di Dio: il banchetto diviene il paradigma

del regno di Dio: "in esso anche i gentili verranno da ogni parte del mondo, per mettersi a tavola

con Abramo, Isacco e Giacobbe". Il mangiare ciò che viene offerto costituisce una scelta che lo

differenzia dal suo maestro Giovanni il Battezzatore, un uomo che praticava l'astensione dal cibo.

Nel rappresentare le modalità del mangiare di Gesù, analizzeremo con che tipo di persone egli

mangiasse, e quindi:

1)i pasti presso abitazioni di persone ricche o importanti;

2)i pasti con i suoi discepoli lungo la strada;

3)i pasti con i suoi discepoli presso le case e l'Ultima Cena;

4)i pasti con amici e gente vicina a Gesù;

5)scene in cui Gesù sfama le folle in maniera miracolosa;

6)rappresentazioni del banchetto nelle parabole.

1 = Nelle case dei ricchi, in Luca, Gesù è l'invitato. Chi lo invita è un "capo dei farisei", la casa

deve essere dunque di un certo livello e il banchetto importante. Durante il pranzo, presenta il suo

insegnamento con una parabola sui "primi posti a tavola". Gesù suggerisce al fariseo di non invitare

amici, fratelli, parenti o vicini. Gli chiede di ospitare i poveri che non gli potranno offrire nulla in

cambio e non potranno ricambiare l'ospitalità.

In un'altra scena, sempre in Luca, troviamo Zaccheo, uomo ricco in quanto capo degli esattori di

imposte, che si dà da fare perchè vuol vedere Gesù. Quando si incontrano Gesù gli dice: "Devo

fermarmi a casa tua". Tutti dicono allora: "è andato ad alloggiare da un peccatore". Gesù però

annuncia al padrone di casa: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa". La generosità verso un

viandante predicatore ha un esito che si risolve in salvezza. Come conseguenza, Zaccheo cambia

vita.

2 = Nel mangiare per strada, i vangeli sinottici raccontano come i discepoli di Gesù, sabato notte

lungo la strada, raccoglievano spighe di grano e se le mangiavano. E' un atto semplice, che ci offre

uno sguardo realistico sulle condizioni di chi vive spostandosi in continuazione. Gesù giustifica i

modi dei suoi discepoli, salvando sia il rispetto del sabato sia la libertà di comportamento durante il

riposo settimanale.

3 = La commensalità è uno dei modi preferiti di Gesù per creare un contatto profondo e intimo con

la gente, soprattutto con i discepoli. I vangeli sinottici scrivono che Gesù vuole mangiare una cena

solenne come quella di Pasqua con i suoi discepoli. Gesù compie un rito antico e assume due

elementi centrali della cena rituale, il pane e il vino, per una riflessione particolare. E' l'Ultima cena.

Qui il mangiare lo stesso cibo dallo stesso piatto appare come un momento massimo di unione nei

racconti dell'ultima cena in cui parla del tradimento di Giuda Iscariota. Uno dei commensali tradisce

proprio le persone con cui condivide il cibo, uno dei Dodici. Nel racconto Gesù sembra voler

attrarre Giuda verso sè dandogli il suo stesso cibo, ed è in questo momento che lui si distacca. Il

cibo, ormai condiviso, assume un significato diverso: metaforizza la ribellione e l'opposizione. La

cena sansisce l'alleanza, ma anche la disunione. La prima testimonianza dell'Ultima cena ci viene

dalla "Prima lettera ai Corinzi" di Paolo, databile verso il 55 d.c.

Il ricorso consueto di Gesù alla cena comunitaria viene fatto perchè rappresenta l'ambiente in cui

celebrare eventi decisivi e per trasmettere il suo insegnamento.

4 = In Luca, si narra l'evento dell'invito di un amico di Gesù, Simone, che è fariseo. Segue la scena

del pianto di una peccatrice di quella città, che rimprovera Simone colpevole di non avere accolto

degnamente Gesù visto che non ha compiuto gli atti di benvenuto (non gli ha lavato i piedi, dato il

bacio di accoglienza, offerto profumo). La scena mette in chiaro che il pranzo rappresenta

comunque un occasione per esprimere giudizi, critiche, opinioni... il momento in cui il padrone di

casa da una sua impronta all'evento in base al proprio stile di vita e alle proprie idee.

5 = In Marco, l'attenzione di Gesù per la gente riguarda anche la preoccupazione per poterla

sfamare. Gesù divide con gli altri il poco che ha, facendolo crescere miracolosamente. La

narrazione dell'evento sottolinea il bene elementare per il vivere degli uomini, il cibo. L'abbondanza

garantisce la vita, la penuria la mette a rischio. Viene espresso un ideale di estrema abbondanza per

chi si trova nel bisogno. L'azione straordinaria di Gesù potenzia il suo messaggio e il contenuto

della sua attesa

6 = Tra le parabole, bisogna ricordare una di Luca, che riguarda uno scenario in cui si confrontano

un ricco che mangia lautamente e un povero che giaceva alla sua porta, chiedendo la carità del cibo.

Per la prospettiva di Gesù la situazione si rovescia nell'altro mondo: "Un giorno il povero morì e fu

portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'Ade tra i

tormenti, levò gli occhi e vide, lontano, Abramo e Lazzaro accanto a lui". Ciò getta luce sulla

divisione sociale intollerabile per Gesù tra ricchi e poveri, perchè il ricco esclude i poveri e non

condivide. Il suo sguardo è lucido e realistico. I ricchi banchettano senza preoccupazione per i

mendicanti affamati, i padroni si fanno servire dai servi esausti dal lavoro, i capi dei nuclei

domestici banchettano con i loro pari senza invitare poveri, emarginati o malati. Su tutti loro però

incombe un giudizio di Dio imminente.

Gesù nel mangiare vedeva un'occasione per avvicinare e condividere la vita della gente. La riunione

conviviale è il luogo perfetto in cui devono essere inseriti i più poveri e i "peccatori". Gesù sembra

voler organizzare le riunioni della mensa in modo che esprimano il rovesciamento dell'ordine

stabilito, in attesa del regno di Dio. Questo viene espresso soprattutto in Luca, e in Paolo, che

considera intollerabili le disuguaglianze sociali. Sempre Paolo ci narra l'atto dell'eucharistia, uno tra

gli atti più speciali di Gesù all'interno della cena comunitaria. Egli, il giorno in cui veniva tradito, ha

preso il pane e, dopo le benedizioni, lo spezzò dicendo: "Questo è il mio corpo, che è per voi; fate

questo in memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice, dicendo: "Questo

calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo ogni volta che bevete, in memoria di me".

Il mangiare insieme, quindi, crea fiducia e credibilità reciproca, mira alla sazietà in senso completo

e offre basi essenziali per ogni progetto umano. Gesù crea, mediante il mangiare insieme, delle

consuetudini per la gente che incontra, e garantisce la tenuta dei legami all'interno di uno stile di

vita caratterizzato da grande insicurezza.

Il mangiare insieme rappresenta metaforicamente "lo stesso futuro regno di Dio", come dimostra

una delle beatitudini (pervenute da Luca e Matteo): "Beati voi che avete fame ora, perchè sarete

saziati". Gesù con il mangiare trasmette più intimamente il suo messaggio e mette in atto dei

comportamenti che sconvolgono gli ordini delle cose: il rovesciamento delle gerarchie, l'inclusione

di poveri, donne, schiavi... nella sua visione un pasto abbondante e singolare sovverte l'ordine della

quotidianità, manifestando addirittura interventi divini. La mensa diventa simbolo del futuro regno

di Dio, un regno di abbondanza, in cui vi sarà un capovolgimento che permette di uscire dalle

ambivalenze, ingiustizie e sofferenze. Così insegna agli uomini cosa sarà il regno di Dio sulla terra.

Gesù condivide la vita delle case nelle quali temporaneamente soggiorna. Mostra un atteggiamento

che si muove tra il distacco e la convivenza. Ma perchè fa così?

Bisogna intanto dire che nella Terra di Israele del I secolo non possiamo parlare di case, ma di

nuclei domestici, che includono persone che convivono e condividono stile di vita e mezzi

materiali, più grandi di una famiglia. Il termine adatto a questo tipo di realtà deriva dal greco ed è

oikos. La sopravvivenza dell'oikos si basa su un lavoro e su un consumo comune, su poteri e ruoli

che uniscono parenti, non parenti e clienti. Il capo di casa è l'autorità e il vertice di questo gruppo,

in quanto amministratore delle proprietà, gestore delle attività e garante della riproduzione sociale e

biologica. I rapporti tra oikos e polis (città) sono costruiti sulla rete dei villaggi e sulla produzione

degli oikoi.

La parabola del figliol prodigo dimostra l'idea che Gesù aveva dei rapporti tra i nuclei domestici

della campagna è la città. Emerge un conflitto tra città, considerata luogo pericoloso, e il villaggio,

visto come rifugio sicuro. La vicenda del figlio minore in città finisce in un fallimento. Ma anche

l'atteggiamento del figlio più anziano è giudicato negativamente, perchè mostra un attaccamento

difensivo verso il nucleo domestico che gli impedisce di approvare il rientro del fratello. La

parabola vuole presentare un modello di coesione e di assorbimento dei drammi, in base al quale la

casa tradizionale dovrebbe accettare, al loro interno, incondizionatamente, anche coloro che

falliscono. Il capo di casa ha una funzione insostituibile: garantisce il benessere e la continuità delle

risorse e dei valori.

Durante la predicazione itinerante di Gesù, sono i nuclei domestici i gruppi dai quali prendeva in

considerazione le persone e le loro relazioni. Tuttavia non sceglie un oikos ma un gruppo

discepolare: ciò che è importante è l'adesione personale al messaggio del leader, non l'appartenenza

o la qualifica professionale. Il gruppo discepolare di Gesù è interstiziale, cioè non è definito nella


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AUTORE

Ahmed89

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ahmed89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo antico e medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Sardella Teresa.

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