Costantino e le sue scelte radicali
Costantino fece scelte radicali durante il suo governo. L'evento rivoluzionario fu il riconoscimento di una chiesa universale che rappresentava un interesse spirituale superiore ai valori rappresentati dallo stato. Un diverso rapporto tra stato e chiesa che portò alla fine dell'età classica. Questo rapporto accelerò la diffusione del cristianesimo nel mondo mediterraneo.
Costantino diede all'impero una nuova capitale, i suoi successori lo divisero in due parti; nell'Occidente l'impero lasciò il posto a tanti piccoli stati. Dopo il tentativo di Giustiniano, nella mappa geografico-politica cominciano ad apparire i lineamenti della futura Europa. In Italia l'arrivo dei longobardi concluse il processo immigratorio.
Trasformazioni e cultura
A questa storia si accompagnarono le trasformazioni di lunga durata: i mutamenti economici e sociali e le trasformazioni del costume, della cultura e della religione. Tutta la società venne ristrutturata. Venne ripensato il rapporto tra l'uomo e la divinità.
In Occidente il potere regale apparve come il riflesso del potere divino. Il re non era creatura divina ma la sua opera trasferiva sulla terra e garantiva il regno di Dio. Il suo potere venne concepito come un servitium prestato con umiltà a sostegno della chiesa.
I barbari trovarono posto nell'economia della salvezza. Saviano nella metà del V secolo li aveva descritti come strumento della provvidenza, che colpiva i peccati dell'impero e dei suoi sudditi; cambiarono la fruizione, l'organizzazione e i significati della cultura, perché mutarono i valori culturali.
Nella ratio studiorum di Cassiodoro la cultura cristiana non è solo il fondamento del sapere, ma il sapere stesso. La scrittura restava strumento di trasmissione del sapere. Il possesso del libro si fece raro; le biblioteche diventarono monastiche ed ecclesiastiche. L'acculturazione delle masse fu di tipo religioso e le sue vie furono quelle orali della predicazione in chiesa; anche le leggi venivano comunicate oralmente dal Bannum.
Si arricchisce e precisa la concezione cristiana dell'aldilà. Sin dall'inizio, il cristianesimo concepì la morte come momento di liberazione, rinascita e vittoria per il fedele di Cristo. L'immortalità dell'anima fu una conquista graduale. I monaci vedevano la loro esistenza come un duello ininterrotto con il demonio.
Divisioni e concili
Questo periodo (312) può essere diviso in due fasi. Nella prima il fatto centrale fu il nuovo rapporto con lo stato. In questo secolo e mezzo si accelerò il processo di diffusione del cristianesimo, si crearono strutture e ordinamenti che avrebbero retto per secoli. Questo non accadde solo per la pace tra stato e chiesa, ma anche per la nuova realtà in cui operò la chiesa.
Con la "svolta costantiniana" aumenta il contatto con la società; la chiesa "copia" la propria organizzazione da quella imperiale. Si risolse il problema del servizio militare che era svolto dall'impero in cambio dell'imposizione dei propri interessi.
Per questo motivo il periodo venne soprannominato "periodo della chiesa imperiale" e definito come "epoca dei concilii". Si svolsero, infatti, i concili ecumenici (Nicea, Costantinopoli, Efeso, Calcedonia), cioè le grandi assise nelle quali venne stabilita l'ortodossia. Tutti svolti in Oriente. In Occidente i più importanti furono quelli indetti dal vescovo di Milano, Ambrogio. Calcedonia segnò l'inizio della separazione dell'Oriente. In Occidente comincia una storia civile e religiosa diversa. Vi è la fine del sistema politico imperiale e la costituzione dei regni barbarici. La presenza dei barbari impone alla chiesa nuovi comportamenti; i vuoti amministrativi e politici lasciati dall'impero le offrono autonomia e poteri nuovi.
Fine della persecuzione e nuovi inizi
La persecuzione scatenata da Diocleziano ebbe fine all'improvviso e miracolosamente. Galerio, colpito da una malattia straziante e riconoscendovi in essa un castigo divino, si piegò a confessare il vero Dio. Con un editto ordinava di sospendere la persecuzione, accordando ai cristiani il diritto di professare il loro culto. L'editto di Galerio (311) presentava la scelta imperiale come un gesto di clemenza. Esso era un atto che intendeva chiudere un conflitto lungo ed aspro. L'editto venne applicato a tutto l'impero, tranne che nei domini di Massimino. Poco dopo la promulgazione dell'editto Galerio morì. I territori andarono a Massimino che così riuniva tutto l'impero orientale.
Il resto dei territori imperiali era così diviso:
- Augusto Licinio governava l'Illiria.
- Massenzio regnava su Italia e Africa.
- Costantino era augusto di Gallia, Spagna e Britannia.
Costantino alleatosi con Licinio e Massimino mosse guerra a Massenzio e dopo diversi scontri, lo affrontò a Roma, presso Ponte Milvio (28 Ottobre 312). In un sogno (o una visione) Costantino avrebbe avuto l'ordine di riprodurre un "segno celeste" il quale gli avrebbe garantito la vittoria. Costantino sconfisse Massenzio che annegò nel Tevere.
I due imperatori (Costantino e Licinio) hanno delineato una diversa politica religiosa, con concessioni ai cristiani che andavano oltre la tolleranza di Galerio, in particolar modo Costantino. L'Editto di Licinio (313) restituiva alle comunità cristiane i locali dove erano soliti riunirsi, confiscati durante le persecuzioni. Questo era un grosso passo in avanti nei rapporti con i cristiani. Gli scrittori cristiani videro nella pace costantiniana l'avvento di un nuovo corso storico, intrapreso per il volere della provvidenza.
Segni celesti e controversie
Diverse sono le testimonianze sul segno mandato dal cielo al vincitore. Lattanzio nel De mortibus persecutorum non dà molto sviluppo a Costantino ed è rapido il racconto sul sogno, nel quale il tetrarca fu esortato ad attaccare battaglia dopo avere fatto incidere sugli scudi il segno celeste di Dio, ovvero una croce con un apice arrotondato (steurogramma). Secondo la Historia ecclesiae di Eusebio, l'imperatore ebbe la visione in Gallia, mentre tornava a Roma e a fianco del simbolo vi sarebbe stata la scritta "In questo, vinci". Tuttavia, nell'opera Sulla vita di Costantino, lo stesso Eusebio rende la storia più dettagliata. Nella narrazione Costantino ed il suo esercito avrebbero visto la croce sul sole con a fianco la scritta "In hoc signo vinces".
Costantino ha trovato difensori convinti del suo cristianesimo, ma è stato anche accusato, di volta in volta, di essere pagano o deista o solo un cinico calcolatore. Alcuni studiosi, fondandosi sul fatto che nell'Occidente poco cristianizzato il problema religioso non aveva peso, hanno attribuito a Licinio la politica filocristiana.
La Vita di Costantino sarebbe in realtà un falso molto tardo. L'«anticostantinismo» è emerso anche in formule come quelle dell'ambiguitas constantiniana che sostengono una politica ambigua con secondi fini attuata da Costantino. Bisogna, però, tener conto che tali formule cercano nell'imperatore una conversione completa, senza dubbi, senza perplessità possibile solo in un cavaliere crociato medievale.
Oggi vi sono teorie che demitizzano la figura dell'imperatore cristiano che fa di tutto per la cristianizzazione dell'impero, ma riconoscono che nel suo utilizzare il fatto religioso come strumento politico ebbe anche motivazioni religiose. Perciò oggi si preferisce parlare di evoluzione religiosa anziché di conversione.
Costantino divise l'impero con Licinio sino al 324. L'accordo tra i due non durò a lungo: scoppiò un conflitto che negli anni seguenti assunse anche aspetti religiosi, poiché Licinio praticò una politica anticristiana di limitazioni e ostruzionismi.
Nell'estate del 324 i due imperatori vennero allo scontro decisivo in due grandi battaglie (Adrianopoli e Crisopoli) Licinio fu sconfitto. Durante il periodo della diarchia concetti e pratiche della religione pagana si erano intrecciati nell'azione e negli atteggiamenti di Costantino con l'interesse e il favore della chiesa.
L'impatto di Costantino
Entrato trionfalmente a Roma, dopo la vittoria contro Massenzio, Costantino evitò di rendere omaggio a Giove Capitolino com'era tradizione, ma lasciò che venisse eretto un arco in suo onore, venendo rappresentato con gli attributi del dio solare. Fece demolire le caserme degli Equites singulares e al loro posto fece costruire la chiesa del Laterano.
Nonostante i compromessi con la vecchia religione, le misure di Costantino in favore della chiesa furono continue e decisive. Tra il 319 e il 321 furono emanate una serie di leggi che vietavano l'aruspicina. Alcune leggi non si dimostravano filocristiane (ad esempio la messa al bando della crocifissione, la proclamazione della festività domenicale, ecc.), ma certamente tenevano conto dei nuovi costumi cristiani.
L'impulso per la costruzione di nuove chiese cristiane venne dato da Costantino che le inserì nell'edilizia pubblica e che volle spesso sontuose. Alla sua iniziativa risalgono numerosi monumenti. L'opera edilizia di Costantino aumentò con il trasferimento della capitale a Costantinopoli che volle ricca di opere d'arte e di edifici pubblici oltre che esplicitamente cristiana. Alla sua morte, nel 337, volle essere seppellito in un grande mausoleo vicino la chiesa dei Santi Apostoli. Alcuni dei suoi sudditi lo consideravano proprio come il tredicesimo apostolo.
Divisioni interne nella Chiesa
Nelle chiese cristiane, la persecuzione aveva generato divisioni e contrasti. Il problema di quelli che si erano riconvertiti al paganesimo, sottraendosi ai persecutori (Lapsi) dava vita a due schieramenti: quello degli intransigenti e quello degli indulgenti. I donatisti in Africa e i meleziani in Egitto arrivarono persino a proporsi come due chiese separate. La disputa donatista e quella trinitaria assunsero dimensioni importanti, fino a diventare una minaccia per l'impero e per la chiesa. Trovarono soluzione solo con il dominio vandalo in Africa (la prima) e con Teodosio (la seconda).
Il donatismo nasce a Cartagine, dopo le persecuzioni, come gruppo di opposizione ai vescovi che avevano consegnato i libri sacri ai persecutori (Traditores) e si diffonde in Africa presentandosi come una chiesa scismatica, la «vera chiesa, la chiesa dei puri, dei martiri, dei santi».
Ci si chiede se il donatismo sia stato un moto religioso e le forme di resistenza a Roma siano state solo una conseguenza, oppure se sia stato un moto sociale e politico che usava la religione come un pretesto, una copertura. La controversia cominciò in occasione del seggio vescovile di Cartagine del 307. In quel seggio era stato eletto Ceciliano. Quando questi venne accusato di essere un Traditor, un concilio di 70 vescovi lo depose ed elesse al suo posto Maiorino. I vescovi cattolici africani si appellarono all'imperatore. Costantino delegò il caso a papa Milziade. Nel 313 un sinodo di 19 vescovi italiani e gallici andò contro i donatisti e condannò Donato, massimo esponente dei donatisti succeduto a Maiorino. Un anno dopo, un secondo concilio tenuto ad Arles si pronunciò a favore di Ceciliano. Queste decisioni non furono accettate e i seguaci di Donato sfidarono lo stato e la gerarchia cattolica apertamente. Donato ebbe il favore della maggior parte dei cristiani del Nordafrica.
L'imperatore decise misure persecutorie che abrogò nel 321. Dopo di allora la situazione di tolleranza durò a lungo. Di fatto la resistenza dei donatisti cessò solo con l'occupazione vandala dell'Africa (429).
La controversia ariana
Il grande problema del IV secolo fu la controversia ariana: fu una questione speculativa, ma appassionò anche gli strati popolari e generò la frattura tra le chiese d'Oriente e d'Occidente. La controversia iniziò ad Alessandria d'Egitto, in una data non precisabile. Anche qui le persecuzioni avevano lasciato ferite profonde ed il clero si era diviso in due, tra quelli che volevano perdonare i Lapsi e quelli che volevano punirli severamente. Nel 304 il vescovo di Alessandria Pietro e quello di Licopoli, Melezio, si erano trovati in carcere e certi di una vittoria della causa cristiana cominciarono a discutere sull'argomento, in maniera talmente violenta da costringere i carcerieri ad improvvisare una divisione per separarli.
Negli anni seguenti, il partito meleziano dei rigoristi andò crescendo e vi aderì anche un dotto libico di nome Ario. Quando il vescovo Pietro, nel 311, fu condotto al martirio, crebbero i consensi per la causa moderata ed anche Ario vi aderì, abbandonando la causa meleziana. Ario rielaborò nuove teorie sul rapporto tra il padre e il figlio, negando al Cristo la divinità e riducendolo a livello di creatura. Questa tesi si fondava sull'unicità di Dio e dunque questi non può condividere con altri la propria essenza (ousia). Il figlio, perciò non può essere della stessa sostanza del Padre, ma può essere solo una sua creatura, generata dal nulla. Ario affermava di credere alla santa Trinità, ma ne concepiva le tre persone distinte tra loro e di natura diversa.
Venne condannato e scomunicato assieme ai seguaci più convinti da un concilio di 100 vescovi africani. Rifugiatosi prima a Cesarea e poi a Nicomedia trovò consensi e sostenitori. La controversia si allargò ed in breve coinvolse tutte le chiese d'Oriente. A questo punto intervenne Costantino. In una lettera rimprovera con indignazione Ario ed il vescovo Alessandro e li invita a ritrovare la concordia. Qualche tempo dopo convocò un sinodo a Nicea per discutere la questione. Invitò tutti i vescovi, fornendo loro il privilegio dell'evectio, cioè l'uso delle carrozze delle poste imperiali.
Il primo concilio ecumenico della storia della chiesa si svolse nel 325. Vi presero parte circa 300 vescovi. Quelli d'Occidente erano capeggiati da Osio di Cordova, mentre papa Silvestro inviò due chierici romani. I seguaci di Ario erano in netta minoranza. Lo scopo poli...
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