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PREMESSA

Il cristianesimo antico rappresenta una religione "rivelata", che ha il compito di rivelare la parola di Dio all'uomo.

Esso nasce sulla base della religione giudaica, ebraica, per opera di Gesù di Nazareth, verso il 30 d.c., nella palestina sotto il dominio romano. Anche se Gesù non ha

scritto nulla, ma ha solo predicato, è con la sua comparsa che si da inizio alla storia del cristianesimo.

Gli episodi della sua vita e la sua predicazione li conosciamo solo attraverso l'opera dei suoi discepoli, che dopo la sua morte ne hanno raccontato gli insegnamenti

attraverso i Vangeli (Marco,Luca,Matteo).

Paolo di Tarso, seguace fedele del giudaismo,invece è stato colui che, rimasto folgorato da un apparizione di Gesù sulla via di Damasco, è riuscito ad esprimere in

maniera più profonda il pensiero di Gesù, verso il 50 d.c.

Poi, verso il100, un grande teologo, Giovanni, nel 4° Vangelo è riuscito ad offrirci il più alto motivo di riflessione sulla missione cristiana.

Le basi del cristianesimo sono quindi i 4 Vangeli e le lettere di Paolo.

I primi 3 secoli sono di formazione per il cristianesimo e per la Chiesa cattolica, che deve affrontare un ambiente (l'impero romano) sostanzialmente ostile.

Solo con l'imperatore Costantino, nel 325 d.c, a Nicea, si arriva alla soluzione di un grave problema teologico che poteva minare i fondamenti stessi del cristianesimo: la

divinità di Gesù e il suo rapporto con Dio.

Sarà poi nel 380d.c , con Teodosio I, che il cristianesimo diventerà la religione ufficiale dell'impero.

Secondo la tradizione evangelica, il cristianesimo ha avuto origine con la predicazione di Gesù, ma questa predicazione è stata preceduta nel 27-28 da quella di Giovanni

Battista. Per una corretta ricostruzione delle origini cristiane, bisogna conoscere la situazione della Palestina all'epoca di Giovanni e Gesù.

Sul piano politico la Palestina era sotto il controllo dei romani, anche se era amministrata dal re Erode. Nel 4 a.c., alla sua morte, l'imperatore Augusto pone fine alla

monarchia e divide i territori tra i figli del re: Archelao, Antipa e Filippo. Archelao ottiene la Giudea, la regione principale del paese. Alla morte di Archelao, nel 6 d.c.,

con una richiesta fatta dagli stessi giudei, Augusto affida il controllo della parte meridionale del paese (compresa la Giudea) ad un prefetto. Così la Giudea e

Gerusalemme passano sotto il controllo diretto dei romani.

L'organo di governo principale era il Sinedrio, formato da 3 gruppi: i sommi sacerdoti, gli "anziani" (membri più importanti delle famiglie del paese), e gli "scribi", che

studiano e insegnano la legge del popolo ebraico. La dominazione romana limiterà drasticamente l'autorità del Sinedrio. Altri gruppi sono gli erodiani, gli artigiani e i

contadini che costituiscono il ceto medio-popolare.

Sul piano religioso è presente il giudaismo, ma esso non è omogeneo. Il sommo sacerdote Giuseppe Flavio, infatti, nelle sue opere indica 4 scuole diverse: sadducei,

farisei, esseni, seguaci di Giuda il Galileo. I sadducei rappresentano la parte più tradizionalista e conservatrice del giudaismo. I farisei sono rappresentati dai ceti medio-

popolari, che uniscono all'osservanza della legge giudaica, interpretandola e adattandola in base ai bisogni religiosi del popolo. Gli esseni sono un gruppo particolare,

diviso da sadducei e farisei, organizzato come una "setta", soggetti a delle regole rigide quali anni di noviziato, abluzioni frequenti e norme di purità. I seguaci di Giuda

il Galileo si caratterizzano invece per l'amore della propria libertà. Rispetto a sadducei e farisei, collaborazionisti dell'impero romano, essi spingono per ribellarsi al

dominio straniero di Roma.

Secondo i Vangeli, è durante la prefettura di Ponzio Pilato, tra il 26 e il 36 d.c., che inizia la predicazione di Giovanni Battista. Egli afferma che il giudizio di Dio su

Israele è imminente e bisognava prepararsi ad esso con un digiuno di penitenza sul fiume Giordano. La predicazione ebbe numerosi seguaci, tanto che Erode Antipa, il

sovrano della Galilea e della Perea, lo fece mettere a morte. Tra i battezzati vi era Gesù. Il battesimo rappresenta il momento decisivo della vocazione di Gesù e la presa

di distanza da Giovanni Battista.

Gesù è stato un predicatore itinerante che girava per la Palestina, e in particolare nella Galilea, portando il suo messaggio religioso. Faceva guarigioni miracolose ed era

considerato un taumaturgo. Anche se si può contestare la storicità dei miracoli sulla natura, non si può negare che Gesù abbia guarito indemoniati e scacciato demoni.

Secondo il vangelo di Marco infatti "gli portavano ogni sorta di malati e indemoniati. Tutta la città era sotto la sua porta. Guariva i malati e scacciava i demoni".

Altro particolare è il fatto che Gesù predicava come un profeta, un uomo ispirato da Dio. Infatti, dopo che Giovanni Battista fu consegnato, Gesù venne in Galilea

dicendo: "il regno di Dio e vicino, convertitevi al vangelo".

Il contenuto principale della predicazione di Gesù riguarda un evento straordinario: la venuta imminente del regno di Dio, che si manifesterà non solo ad Israele e agli

giudei, ma a tutti gli uomini, portando loro la salvezza. Il regno di Dio rappresenta la salvezza voluta da Dio, con la quale tutti i beni e i valori terreni perderanno

completamente significato. L'instaurazione del regno di Dio non comporta infatti la restaurazione del regno di Israele e neppure la liberazione dal dominio straniero

(romani).

Per quanto il messaggio di Gesù fosse universale, esso era rivolto in particolare ai poveri, agli oppressi e agli emarginati.

Gran parte dell'attività di Gesù riguarda l'insegnamento, che viene fornito ai suoi discepoli nel giorno di Sabato, lo stesso giorno della predicazione dei farisei, con i

quali discuse più volte la legge mosaica attraverso dibattiti e controversie.

Gesù afferma di essere il Messia all'inizio del processo dinanzi al Sinedrio durante il sacerdozio di Caifa, capo del sinedrio ebraico tra il 18 e il 36 d.c.

Rispetto alle attese del popolo di Israele e dei giudei del suo tempo, questa pretesa messianica presenta elementi di decisiva novità: ad esempio egli non fa riferimento

alla figura del figlio di David, ma a quella del "figlio celeste" che alla fine dei tempi doveva ricevere da Dio il potere e la gloria.

Altro elemento di novità è l'allusione alla necessità e al significato della propria morte. Andando infatti a Gerusalemme per portare il suo annuncio di salvezza, Gesù ha

cercato di preparare i suoi discepoli al proprio "destino di morte", non inteso come fallimento della missione terrena ma come adempimento della salvezza celeste.

La predicazione di Gesù costituì per i suoi discepoli una grande speranza, caratterizzata da elementi rivoluzionari e paradossali sia sul piano religioso che su quello

sociale: beati e privilegiati non erano agli occhi di Dio i ricchi e i potenti, ma i poveri e gli oppressi. Proprio per questo la sua predicazione suscitò l'intervento delle

autorita giudaiche e dell'impero romano. I farisei cominciarono ad ostacolare la sua predicazione, così diversa e lontana dai valori tradizionali del popolo ebraico, basata

sull'abbandono alla misericordia divina piuttosto che sul rispetto della legge mosaica.

Così, durante la Pasqua, il Sinedrio e le autorità di Gerusalemme lo fecero arrestare, cogliendo con chiarezza il pericolo sociale e politico della sua predicazione, e lo

consegnarono a Ponzio Pilato che lo fece crocifiggere come ribelle all'impero romano.

La morte di Gesù, da qualunque malfattore sulla croce, ha provocato nei suoi discepoli un grande smarrimento. Infatti sembrava chiaro che non potesse essere lui il

Messia di Israele.

Ma subito dopo la Pasqua è avvenuto qualcosa che ha cambiato completamente la situazione: i suoi discepoli sono stati protagonisti di eventi straordinari, le apparizioni

di Gesù; da esse hanno tratto la convinzione che era risorto, passando ad un altra forma di esistenza, quella dello spirito. In base alla risurrezione, Gesù viene identificato

come il Figlio dell'Uomo al quale aveva alluso nelle sue predicazioni, ricevendo quel potere, quella gloria e quella sovranità che avrebbe dovuto ricevere alla fine dei

tempi, con la quale opera attraverso i suoi discepoli.

Così poteva dirsi che Dio aveva compiuto realmente la promessa a Israele di cui parlavano le scritture.Nasce l'affermazione paradossale che la morte di Gesù non è stata

la fine della sua vicenda, ma il passaggio alla condizione gloriosa di Messia. I giudei devono riconoscere in lui l'uomo che ha compiuto l'attesa messianica del popolo di

Israele.

Tenuti insieme da questa convinzione, i discepoli si riuniscono a Gerusalemme dando vita alla prima concezione di Chiesa. E' la comunità primitiva di Gerusalemme.

Secondo la tradizione di Luca in particolare negli Atti degli Apostoli, è nel giorno di Pentecoste l'atto di nascità ufficiale della comunità, nel quale lo Spirito Santo è

disceso sull'uomo.

Questa comunità rappresenta dunque una comunità religiosa unita dalla fede in Gesù come signore e Messia, vivificata dallo Spirito Santo, nella quale si entra attraverso

un battesimo nel nome di Gesù. Essa è caratterizzata da una grande solidarietà, che si esprime nella comunione dei beni e nel servizio ai poveri. Secondo Luca essi erano

"assidui nell'unione e nella frazione del pane e delle preghiere, tenendo ogni cosa in comune, frequentando il tempio ogni giorno e lodando Dio".

I leader della comunità sono i 12 Apostoli. Il dodicesimo, Mattia, viene scelto al posto di Giuda, il traditore. Subito dopo i dodici abbiamo i Sette, predicatori e

missionari incaricati del servizio delle mense. Ancora dopo troviamo i presbiteri, ossia gli anziani. Infine appare Giacomo, che diventerà il capo della comunità di

Gerusalemme dopo la morte di Gesù.

I discepoli di Gesù non credono più nella restaurazione della monarchia davidica, come le molte comunità apocalittiche giudaiche. Non si cerca più la sovranità e la

gloria, ma l'obbedienza e la sofferenza. La salvezza di Israele per loro sta nell'adesione al Cristo che Dio ha reso Messia.

Questo non viene accettato dalle autorità giudaiche di Gerusalemme, e determina un contrasto con gli Apostoli.

I primi discepoli della comunità sono dei giudei palestinesi, ma ad essi si aggiungono in breve i tempo i giudei greci (detti "ellenisti"). Essi hanno una diversa sensibilità

religiosa, e sono molto più liberi e critici nei confronti della legge di Mosè rispetto ai palestinesi. Questo provoca sconti durissimi con le autorità di Gerusalemme, che

sfoceranno in una persecuzione.

Questa persecuzione sarà di vitale importanza per la vita della Chiesa. Grazie ad essa infatti cristiani ellenisti cominceranno a predicare anche ai pagani di Siria e

Antiochia (dove verranno chiamati proprio "cristiani") diffondendo il loro messaggio. Il mondo greco-romano inizia a conoscere una nuova comunità religiosa.

Paolo è considerato il "fondatore del cristianesimo ellenistico". Egli era nato a Tarso, una città greca della Cilicia ed era anche cittadino romano, in quanto suo padre o

suo nonno fecero dei servizi all'impero. Paolo all'inizio era un giudeo, anzì per essere precisi un fariseo, che credeva fermamente nell'osservanza della legge mosaica e

nell'ebraismo. Egli non era stato discepolo di Gesù e non aveva conosciuto lui e i suoi insegnamenti. Ma, nella famosa esperienza di Damasco, che Luca narra ben 3

volte negli atti degli Apostoli, aveva conosciuto il Cristo celeste, crocifisso e risuscitato che aveva liberato l'uomo dalla schiavitù del peccato e della morte. La sua

conversione al cristianesimo parte da qui: la salvezza non poteva venire da quella osservanza della legge mosaica per la quale si era battuto accanitamente, ma dalla fede

in Cristo morto e risorto. Nonostante la conversione di Paolo si ha nel 33 d.c, egli inizia a predicare solamente dal 47 d.c., nelle maggiori città dell'Asia e della Grecia.

Paolo scrisse opere molto importanti. Tra esse ci sono "La Lettera ai Romani", nella quale afferma che: "la giustizia di Dio si è manifestata agli uomini per mezzo della

fede in Cristo..." e "il cristiano si libera della sua vecchia creatura e ne crea una nuova con l'atto del battesimo..." affermando pure che: "la legge dello Spirito che è in

Cristo libera dalla legge del peccato della carne: ciò che era impossibile alla Legge perchè la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio

foglio in una carne simile a quella del peccato e condannando il peccato nella carne, perchè la giustizia si adempisse nello Spirito".

Questa affermazione di Paolo è fondamentale e porta a 2 conseguenze: da un lato esalta la figura di Gesù, affermando che nella sua morte si compie l'attesa del popolo di

Israele e le promesse di Dio contenute nella scrittura; dall'altro il valore salvifico della Legge giudaica veniva completamente annullato dal principio della giustificazione

di tutti gli uomini per mezzo della fede in Cristo morto e risorto.

Il cristianesimo così si stacca dal giudaismo, divenendo religione universale.

Altra opera importante è "La Lettera ai Galati", che rappresenta la testimonianza più efficace del contrasto con i gruppi estremi giudeico-cristiani sul piano teologico.

La svolta viene compiuta. Il cristianesimo a partire da Paolo non è più un fenomeno orientale e giudaico, ma comincia a espandersi via via in tutta l'area greco-romana,

espansione favorita anche dalla caduta di Gerusalemme nella guerra giudaica contro i romani nel 70 d.c. Nato in Palestina, si diffonde e da Gerusalemme passando per

Atene arriva via via fino a Roma. In tutte le città dove arriva, Paolo cerca intanto la comunità giudaica predicando nella sinagoga. Ma il mondo giudaico lo respinge nel

complesso ed egli si rivolge allora ai pagani, presso i quali riscuote successo. La Chiesa così diventa greca e arriva a Roma.

I luoghi principali dove sorgono le comunità cristiane riguardano le principali città dell'impero: Efeso,Smirne,Tessalonica,Atene,Corinto,Roma. Ad Efeso è legata in

particolare l'Apocalisse di Giovanni e il 4° Vangelo.

Secondo le informazioni di Luca la predicazione di Paolo incontra delle resistenze: in particolare sono i giudei a ribellarsi, ritenendo che Paolo metta in discussione le

loro tradizioni religiose garantite dalla legislazione romana, accusandolo di venerare Dio in maniera contraria alla Legge e ai decreti imperiali. Ma anche i pagani a volte

protestano, essi temono soprattutto che i loro interessi economici strettamente legati alle varie fome di culto locale (Artemide) siano messi in pericolo dalla tradizione

cristiana.

Il cristianesimo, espandendosi verso occidente in tutta l'area greco-romana, si trasforma e trasforma la vita delle comunità e la loro vita religiosa.

All'inizio la contrapposizione è all'interno stesso del cristianesimo tra comunità palestinese (la cui fede sarebbe costituita dall'attesa del prossimo ritorno del Cristo come

figlio dell'uomo) e le comunità ellenistiche (la cui fede è basata sulla venerazione del Cristo risorto). Infatti nelle più importanti città dell'Asia e della Grecia, fondate da

Paolo o con cui è entrato in relazione, sono molto più lontane dalla tradizione giudaica è tendono ad organizzarsi in maniera autonoma. In Asia Minore in particolare ci

sono anche le chiese in cui è diretta la predicazione dell'apostolo Giovanni, come Efeso, Smirne, Sardi, Filadelfia.

Questo comunità vivono una loro vita che le attira sospetti e diffidenze dai cittadini del luogo. Nelle sinagoghe e negli ambienti pagani la predicazione si diffonde da

persona a persona. Gli strati sociali raggiunti non sono però quelli più elevati, ma artigiani e commercianti che mettono a disposizione alcune case private nelle quali i

fedeli si riuniscono. Qui celebrano le 2 principali cerimonie di culto delle prime comunità cristiane, attorno a cui ruota tutta la loro attività religiosa: il battesimo e

l'eucaristia.

L'eucaristia rappresenta il ricordo dell'ultima cena di Gesù con i suoi discepoli. L'identificazione fatta da Gesù che il pane rappresenta il suo corpo e il vino il suo sangue

dati in sacrificio per gli uomini rappresenta l'invito a ripetere il rito in sua memoria. Questa eucaristia ha luogo il primo giorno della settimana nella cornice di un

comune banchetto.

Il battesimo, invece, ha un origine diversa. Sembra infatti che Gesù lo ha fatto soltanto all'inizio della sua attività, quando predicava ancora con Giovanni Battista. Il

comando di impartire il battesimo viene posto dai Vangeli. Secondo Luca, alla fine dei discorso di Pentecoste, ai giudei che gli chiedono cosa devono fare Pietro

risponde: "Pentitevi e fatevi battezzare nel nome di Gesù per ottenere il perdono dei vostri peccati e ricevere il dono dello Spirito Santo". Esso così attua la remissione

dei peccati e porta il dono dello Spirito attraverso una immersione in "acqua viva", che simboleggia sepoltura e rinascita, ad una vita nuova inaugurata dalla morte e

dalla risurrezione di Gesù. Esso è il rito fondamentale dell'iniziazione cristiana che rappresenta l'ingresso nella comunità cristiana.

A questi riti infine si aggiungono via via altre celebrazioni, come quella della Domenica (il giorno del Signore, che si sostituisce al sabato) e della Pasqua, che non

rappresenta più il ricordo del passaggio del mar Rosso e della liberazione dalla schiavitù del popolo ebraico, ma la celebrazione della morte e riscurrezione di Gesù, il

vero agnello pasquale che col suo sacrificio spirituale ha abrogato quello materiale degli agnelli nel tempio.

Per quanto riguarda la vita vera e propria della comunità, quello che colpisce e la grande solidarietà tra i loro membri. Esempio è la colletta che Paolo raccoglie per la

Chiesa di Gerusalemme, a sottolineare il legame tra le varie comunità e la chiesa madre.

Questo comporta l'emergere di alcune forme di organizzazione che si aggiungono ai Dodici, ai Sette e a Giacomo. Piano piano infatti si aggiungono presbiteri, che

assumono il controllo delle comunità locali, all'interno delle quali emerge la figura del vescovo.

Le Lettere di Ignazio di Antiochia ci mostrano come già alla fine del primo secolo esistono vescovi che governano la Chiesa.

I primi discepoli di Gesù non mettono per iscritto i suoi insegnamenti. Giudei quali sono, essi posseggono già una Scrittura, che è la norma della loro vita.

Essi però affermano che Gesù rappresenta il Messia atteso da Israele dagli ebrei. Ecco che così cominciano a "rielaborare" la Scrittura, creando i primi testi scritti.

Il 1° testo in assoluto riguarda quasi sicuramente il tema della Passione di Gesù, centrale per il cristianesimo. A questo racconto se ne aggiungono altri riguardanti temi

fondamentali (il regno di Dio, la Legge, i miracoli).

Ma i testi più antichi sono considerati "Le lettere di Paolo". Sono 13 lettere, nate dal suo bisogno di intervenire nelle comunità per istruire, correggere, confortare. Per

esse si pone il problema dell'autenticità. Soltanto 7, infatti, vengono attribuite a Paolo. Esse sono nel loro ordine cronologico (che va dal 50 al 57 d.c.):

La 1° Lettera ai Tessalocinesi = nella quale Paolo affronta il delicato problema del ritorno di Cristo (parusia).

• La Lettera ai Filippesi = è un grande inno a Cristo e a ciò che ha fatto per gli uomini

• La Lettera ai Galati = qui Paolo afferma il suo vangelo della salvezza attraverso la fede in Cristo

• La 1° e la 2° Lettera ai Corinzi = qui appaiono i temi centrali della predicazione paolina: l'eucaristia, l'unità della Chiesa, la risurrezione dei morti

• La Lettera ai Romani = dove riprende tutti i temi della sua predicazione

• La Lettera a Filemone = in cui Paolo appare in una luce nuova: mostrando la sua sollecitudine e invitando il suo destinatario, Filemone, a riprendere con sè uno

• schiavo che lo aveva abbandonato.

Queste Lettere vengono conservate con cura, trasmesse alle altre comunità e raccolte in una collezione. Esse formano il primo nucleo del Nuovo Testamento, a cui si

aggiungono poi i 4 Vangeli (Marco,Luca,Matteo,Giovanni).

L' intenzione dei Vangeli non è quella di presentare la figura terrena di Gesù, ma come è stata compresa dai suoi discepoli nella fede dopo la risurrezione.

I primi 3 sono detti "Sinottici" e presentano grandi somiglianze tra loro. Il Vangelo più antico è quello di Marco, scritto poco prima del 70 d.c.

Il 4° Vangelo è invece profondamente diverso. Scritto circa un decennio più tardi da un grande teologo e mistico, Giovanni, si concentra sulla fede e l'interpretazione

della figura divina di Gesù vista nel suo ruolo salvifico e nel suo rapporto con Dio attraverso una riflessione teologica particolarmente profonda: di cui la famosa

concezione: "in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio".

Altri testi importanti per la formazione del Nuovo Testamento saranno "la Lettera agli Efesini", "gli Atti degli Apostoli" e "l'Apocalisse di Giovanni".

La Lettera agli Efesini riprende il tema della Chiesa che manifesta il mistero della volontà divina: l'esistenza cioè di un piano di Dio per ricondurre tutte le cose a Cristo

come a un capo.

Gli Atti degli Apostoli sono fondamentali per la nostra conoscenza del cristianesimo antico, perchè ci forniscono una serie di dati preziosissimi sulla prima comunità di

Gerusalemme, sulla predicazione di Paolo e un'immagine della Chiesa nel periodo di Luca (80 d.c).

L'Apocalisse riveste pure un ruolo importante perchè è l'unico testo del Nuovo Testamento che riprende la tradizione apocalittica giudaica (rappresentata dal "Libro di

Daniele" nell'Antico Testamento a cui l'Apocalisse si rifà direttamente) che si caratterizza per la sua visione drammatica della storia, vista come teatro dello scontro

perenne tra i giusti e i peccatori, immagine di quello celeste tra Dio e Satana.

L'ingresso nel mondo greco-romano comporta per i cristiani un atteggiamento più preciso nei confronti dell'autorità e del potere politico.

I discepoli avevano comunque una indicazione fondamentale, data dallo stesso Gesù: il famoso "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio". Secondo

il Vangelo di Marco accade che verso la fine della vita di Gesù, a Gerusalemme, gli si avvicinano dei discepoli, chiedendogli se sia giusto o meno pagare il "tribuno

capitis", la tassa che, dopo la riduzione della Giudea a provincia romana, deve pagare ogni cittadino in segno di sottomissione a Roma. Il tributo va pagato, quindi;

purchè vengano rispettati i diritti di Dio e purchè il pagamento non comporti l'attribuzione di un carattere sacro all'imperatore.

Questa affermazione resterà a base di tutto il pensiero cristiano sul potere politico. In particolare è Paolo che gli darà degli sviluppi molto importanti. Nella Lettera ai

Romani, egli afferma: "bisogna obbedire, anzi, sottomettersi alle autorità perchè tutte le autorità che esistono sono ordinate da Dio e questa obbedienza è dovuta perchè

fa parte di un ordine voluto da Dio". Questa autorità politica, inoltre, deve spingere a fare il bene ed a evitare il male, cioè osservare e rispettare la legge."

Un'altra affermazione fondamentale di Paolo è quella presente nella Lettera ai Filippesi, in cui afferma: "La nostra cittadinanza è nei cieli da dove attendiamo come

salvatore il signore Gesù Cristo." Questo significa che l'identità del cristiano non gli è data dalla partecipazione alla comunità politica e quindi dalla sua cittadinanza

terrena, ma dalla appartenenza al Cristo Signore e quindi dalla sua cittadinanza celeste. Nei confronti della comunità politica egli vive da estraneo, in condizioni di

"estraneità". Questa affermazione è fondamentale per capire i motivi profondi delle persecuzioni imperiali contro i cristiani.

Nei primi 30 anni la predicazione cristiana non è oggetto di alcuna particolare ostilità. La persecuzione scoppia, improvvisamente, nel 64 d.c. Tacito narra infatti nel 15°

libro degli Annali che, per porre fine alle accuse di essere l'autore dell'incendio di Roma, l'imperatore Nerone fa condannare a morte molti cristiani accusandoli di essere

loro gli autori dell'incendio.Che ci fosse una loro responsabilità nell'incendio è da escludere. Ma allora perchè Nerone li fece condannare? Tacito prova a darci una

spiegazione affermando che i cristiani erano odiati dalla popolazione locale. La condanna, secondo lui, non è per l'incendio, ma per il loro atteggiamento ostile nei

confronti del resto del mondo, nel loro isolarsi dalla società imperiale, nel loro estraniarsi dalla vita pubblica. La tendenza quindi, storicamente ereditata dagli ebrei, a

isolarsi da vita pubblica,costumi,istituzioni.

Più difficile capire i motivi della persecuzione di Domiziano, che in quel periodo spartiva il controllo dell'impero con il console Flavio Clemente.

Secondo Svetonio accade che Domiziano, per un semplice sospetto, fa uccidere Flavio, giudicandolo come uomo "inertiae", accusa che veniva rivolta pure ai cristiani.

Secondo Cassio Clemente invece, Flavio viene condannato per "ateismo", accusa che veniva rivolta pure ai cristiani.

Secondo Eusebio di Cesarea era invece la nipote di Flavio Clemente e di sua moglie Domitilla, Flavia Domitilla, a venire accusata: egli oltre ad essere cristiana, veniva

vista come oppositrice del regime imperiale.

A partire dal 100 d.c emerge una prima reazione del pensiero pagano sui cristiani. Le critiche che vengono mosse sono di 2 tipi: religiose-filosofiche e religiose-sociali.

Sul piano religioso-filosofico sono Epitteto, Luciano e Galeno, in nome dei valori più tradizionali della cultura greca.

Sul piano religioso-sociale sono gli scrittoli latini Plinio il giovane, Tacito e Svetonio, che si basano su preoccupazioni politiche del governo romano.

Epitteto paragona i cristiani ai bambini e ai pazzi, cioè a coloro che non hanno paura di fronte alla morte e che la fanno apparire come un evento straordinario e ricercato.

Luciano critica i cristiani attraverso il racconto della morte di Peregrino, un filosofo che, dapprima cristiano, diventa seguace del cinismo greco e, mostrando disprezzo

per la morte, si suicida presso Olimpia gettandosi nel fuoco: quando Peregrino, da cristiano, si trovava in carcere ricorda come i confratelli cristiani venivano da tutte le

parti per consolarlo e aiutarlo: "Questi sciagurati", afferma Luciano "credono di essere immortali, perciò disprezzano la morte, andandole incontro".

Galeno critica invece la loro capacità di astenersi per tutta la vita da rapporti sessuali e la loro ricerca tenace della virtù, che se essendo basata sulla fede anzichè sulla

ragione, si dimostra solo credulità.

Molto diverse sono le critiche rivolte dagli scrittori latini, Tutti e 3 intanto definiscono il cristianesimo come "superstitio", cioè come forma di religiosità esagerata,

fanatica e soprattutto non riconosciuta dall'autorità romana.

Plinio definisce "prava" questa religione, criticando soprattutto la loro ostinazione contro qualsiasi ripensamento sulla loro religione.

Tacito critica in particolare l'atteggiamento dei cristiani e l'estraneità dalla vita pubblica, che rende il cristianesimo detestabile nei confronti della popolazione.

Svetonio la definisce "malefica" e "nova", disprezzando "l'assolutà novità" che riguarda la mancanza di radici e valori tradizionali di questa religione e il ricorso ad arti

magiche per difenderla.

La tensione verso i cristiani in quegli anni continua ad aumentare, ed essi saranno costretti a prendere una posizione ben precisa nei confronti dell'autorità romana.

10°

La comparsa di queste critiche fatte al cristianesimo non indica ancora l'esistenza di una persecuzione verso i cristiani. Al problema che riguarda il fondamento giuridico

delle persecuzioni sono state date 3 versioni differenti.

La prima, la più seguita, vede l'inizio delle persecuzioni a causa di una legge, proclamata probabilmente da Nerone, che proibiva il culto cristiano per tutta l'estensione

dell'impero. L'accusa mossa ai cristiani di essere colpevoli dell'incendio di Roma avrebbe determinato la creazione di questa legge.

La seconda, sostenuta da Neumann e Le Blant, afferma che i cristiani sarebbero stati accusati di reati comuni, quali infanticidio, incesto ecc... ("flagitia"). Quindi non in

quanto cristiani, ma come responsabili dei reati previsti dalla legge romana.

La terza, sostenuta da Mommsen, afferma che i cristiani sarebbero stati condannati allo scopo di mantenere l'ordine pubblico nelle province messo in pericolo dal loro

rifiuto di riconoscere la religione romana e la maestà imperiale.

Probabilmente, bisogna tener conto di tutte e 3 le ipotesi. I cristiani senza dubbio avevano un forte contrasto con l'opinione pubblica romana in quanto il loro

allontanamento dalla tradizione, il loro disprezzo per gli dei romani e il loro rofiuto del culto imperiale mettevano in crisi i valori fondanti dell'impero, e ciò non poteva

essere tollerato.

Traiano e Adriano provano allora, rispettivamente nel 112 e nel 124 d.c., a fornire ai governatori provinciali indicazioni più precise sulle procedure da seguire contro i

cristiani. Traiano affermando che i cristiani non devono essere ricercati e, qualora denunciati, condannati solo se la denuncia è firmata ed essi persistano nel loro

atteggiamento. Adriano a questo aggiunge che se l'accusa dovesse rivelarsi infondata, deve essere condannato lo stesso accusatore. Tutto questo scoraggia le accuse

mosse contro i cristiani.

11°

I cristiani conoscono dunque negli anni di Traiano e Adriano delle difficoltà, ma non sono ancora soggetti alle persecuzioni. Sarà soltanto con Marco Aurelio che

l'ostilità verso il cristianesimo arriverà fino alla corte imperiale e solo nel 3° secolo, con Decio e Valeriano, verranno fatte delle persecuzioni a carattere generale.

Comunque, le critiche che vengono mosse dall'opinione pubblica costringono i cristiani a reagire, per confrontarsi con la civiltà romano-ellenistica, per difendersi dalle

accuse più gravi e mostrando il proprio modo di vivere e le proprie convinzioni. Nascono così gli scritti della letteratura apologetica greca e latina, che mostrano

l'orientamento di pensiero del cristianesimo del secondo secolo.

Dal 100 fino al 130 d.c., le preoccupazioni sono rivolte principalmente al rafforzamento della fede e della vita delle comunità cristiane. E' un periodo di assestamento, il

periodo dei Padri Apostolici, la generazione immediatamente successiva a quella degli Apostoli (Didachè, Clemente, Ignazio, Policarpo, Barnaba, Erma).

La "Didachè" fornisce notizie preziose sulle prime celebrazioni liturgiche delle comunità siro-palestinesi.

La "I Lettera di Clemente ai Corinzi", scritte dal capo della comunità di Roma subito dopo la "persecuzione" di Domiziano fatta contro Corinto, è testimonianza di un

primo emergere della chiesa di Roma tra le chiese dell'epoca.

Le "Lettere di Ignazio" ci mostrano la struttura delle chiese dell'Asia minore e la loro organizzazione gerarchica.

La "Lettera di Barnaba" è il primo tentativo di definire l'identità del cristianesimo attraverso una interpretazione polemica del giudaismo.

E "Il Pastore di Erma" testimonia una ripresa di modelli apocalittici della tradizione giudaica.

Nel complesso la letteratura dei Padri Apostolici viene considerata come una letteratura minore.

Con gli apologisti la situazione si modifica. Essi sono cristiani di discreta formazione culturale, che non si rivolgono più ai discepoli ma si confontano con il mondo

pagano.

Gli scopi sono di 2 tipi: difendere i cristiani dalle accuse dei pagani ed esporre gli aspetti principali della religione cristiana. Gli apologisti agiscono però in maniera

diversa: gli scrittori greci (Aristide,Giustinio,Taziano,Atenagora,Teofilo) sono più attenti agli aspetti culturali del confronto; mentre gli scrittori latini (Tertulliano,

Minucio,Cipriano,Lattanzio) soCosno più attenti agli aspetti politici e giuridici. Inizia così il confronto con la cultura ellenistica dell'impero romano.

Aristide è considerato il primo apologista. Nella sua "Apologia" egli scrive una lunga polemica contro le credenze politeistiche dei pagani, in particolare l'assurdità dei

loro miti e l'immortalità dei loro dei.

Giustino, nelle sue "Apologie" e nel "Dialogo con Trifone", scritte tra il 155 e il 165 d.c., ci racconta del suo tormentato travaglio intellettuale che lo ha portato ad

aderire a diverse scuole filosofiche greche prima di convertirsi al cristianesimo. Tuttavia per egli il cristianesimo non è la negazione, ma il compimento della filosofia

greca. Facendo suo il concetto della "ragione seminale", egli afferma che il fondatore del cristianesimo, Gesù Cristo, è il Logos divenuto carne, che spargeva i suoi semi

di verità non solo su Mosè e i profeti ebrei, ma anche su filofofi e legislatori pagani.

Taziano, che era discepolo di Giustino, invece nel suo "Discorso ai Greci" ci lascia una valutazione completamente diversa della civiltà greco-romana. Siro di nascita,

orgoglioso della sua origine "barbara" egli afferma che: "i Greci non hanno alcun motivo di essere così orgogliosi della loro civiltà; tutti, filosofi, poeti, artisti...

seminano immoralità e contraddizioni... all'unica legge morale del regno di Dio essi contrappongono l'immoralità delle istituzioni cittadine."

Con l'apologetica il pensiero cristiano esce allo scoperto e, confrontandosi con quello pagano, reclama una sua dignità.

12°

Il confronto con il paganesimo non è il solo problema che deve affrontare il cristianesimo, ma anche la discussione con il giudaismo e il confronto con Marcione.

La soluzione di Paolo, infatti, era che i "giudei" erano il popolo della promessa conservando i loro privilegi, costituiscono soltanto l'"Israele secondo la carne", la

discendenza di Abramo, mentre "l'Israele di Dio" era ormai la Chiesa e i suoi fedeli, che hanno riconosciuto in Gesù il Signore. E la salvezza così non viene dalle opere


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Ahmed89

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ahmed89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo antico e medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Sardella Teresa.

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