FORMAZIONE DEGLI STATI NAZIONE E DEGLI IMPERI: DAL 1815 AL 1870
Dopo Napoleone
o
La rivoluzione industriale.
Con questo termine si intende lo sviluppo manifatturiero della Gran Bretagna tra il 700 e
l’800, sviluppo profondo e graduale. Si registrò infatti una notevole spinta demografica che poté
avvenire solo grazie ad un progresso agricolo attraverso:
- Privatizzazione della terra;
- Terra libera dalla schiavitù;
- Abolizione del sistema feudale;
- Introduzione del foraggio nella rotazione triennale.
La rivoluzione fu resa possibile grazie ad una saldo sistema politico istituzionale.
L’invenzione più importante fu la macchina a vapore di Watt; i punti cardini della rivoluzione si
basavano su:
- Lavorazione del cotone, materia prima a basso costo ma con alto rendimento la cui
industria fu presa come stimolo per nuove industrie, come ad esempio quella estrattiva
del carbone che va a sostituire la legna come combustibile;
- Rifornimento puntuale di materie prime dalle ex colonie americane.
Si registrò un notevole aumento dei consumi accompagnato da situazioni di benessere,
situazioni che convivevano con forte tensioni per via di sradicamenti e malattie causate dalla
pessime condizioni igienico-sanitarie (che talvolta crearono forme di opposizione, come il
luddismo). Il mondo del lavoro industriale, però, rendeva il lavoro sempre meno manuale e sempre
più meccanico pertanto si aprirono porte lavorative anche per donne e bambini.
Nel 1842 si ebbe la prima legge sulla regolamentazione del lavoro la cui conquista principale
fu definire che il lavoro non dovesse esser disciplinato dal governo e regolato dalla libera
contrattazione. Come conseguenza si ebbe lo scioglimento delle corporazioni con, però, la
sopravvivenza delle piccole imprese.
Il congresso di Vienna.
Il Congresso di Vienna fu una conferenza tenutasi nel 1815, al quale vi parteciparono le
principali potenze europee allo scopo di ridisegnare la carta dell'Europa e ripristinare l'Ancien
régime dopo gli sconvolgimenti apportati dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche:
bisognava arginare i tentativi espansionistici di Francia e Russia e rinforzare la debole Austria e la
piccola Prussia. Ovviamente in tutti i casi abbiamo delle concessioni territoriali.
Abbiamo un evidente carattere conservatore del progetto di riordino per il rifiuto della
sovranità popolare, lo spazio che venne concesso alla chiesa, per il ritorno dell’alleanza tra trono e
altare ben rappresentato dalla Santa Alleanza, creata da Russia Prussia e Austria per assicurare il
mantenimento degli equilibri sanciti dal congresso.
Il rinnovato equilibrio europeo si rivelò illusorio per:
- Il declino dell’impero ottomano; 1 58
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- La richiesta di indipendenza di nazioni senza stato;
- I ripetuti scoppi rivoluzionari (1820 – 21, 1830 – 31, 1848).
Ovunque inoltre la minaccia francese contribuì a creare un diffuso senso di identità nazionale
che sollecitava cambiamenti istituzionali e forme di rappresentanza politica in forte contrasto con i
principi sanciti dalla Santa o Quadruplice Alleanza.
Anche in Italia il dominio napoleonico produsse effetti duraturi perché contribuì a creare
nuovi assetti istituzionali e favorì un generale risveglio politico che rese centrale la questione
nazionale in ambiti sociali non eccessivamente ristetti.
La fine del Sacro Romano Impero e la creazione napoleonica della Confederazione del Reno
furono elementi decisivi per la creazione della Confederazione germanica voluta dal congresso di
Vienna. Rivoluzioni, agitazioni, movimenti di protesta.
o
Il contesto rivoluzionario.
Il congresso di Vienna aveva cercato di raggiungere obiettivi impossibili perché l’Europa del
1815 era totalmente cambiata da quella della rivoluzione francese.
Iniziarono ad esser registrati fermenti politici in cui si ambiva alla costruzione di diverse
istituzioni politiche e a diverse forme di rappresentanza. Il tutto si intrecciava con il nazionalismo,
alimentato anche dalla cultura romantica.
- Gran Bretagna. Una crescente opposizione alla costituzione inglese attraversava tutti i
gruppi sociali legati al commercio e all’impresa, gruppi che diedero vita ad una cultura
radicale e trovarono una comune espressione nella volontà di cambiare la legge
elettorale. Tuttavia però la middle-class mirava al mercato libero, la workin-class mirava a
togliere il monopolio della funzione legislativa al mondo fondiario per proteggere il proprio
standard di vita contro la deregolamentazione economica.
- Russia. Il movimento decabrista scoppiò il 14 dicembre 1825, stesso giorno
dell’incoronazione di Nicola I, ma venne rapidamente represso.
- Grecia. Si puntò soprattutto al raggiungimento dell’indipendenza.
Oltre al malcontento politico si aveva anche un malcontento popolare causato dall’arrivo
dell’industria che sempre meno garantiva l’integrazione dei ceti rurali.
In tutta la prima metà dell’Ottocento i moti rivoluzionari scoppiarono in tutta Europa,
presentando caratteri in comune come la dimensione ristretta elitaria di questo piccolo universo
rivoluzionaria.
I moti del 1820-21.
La minaccia francese accentuò lo sviluppo di sentimenti nazionalistici che rafforzavano lo
stimolo a cambiare le forme istituzionali appena create. A presidiare questa Restaurazione vi
erano la Santa Alleanza (1815, Russia Austria Prussia) mossa dal principio di derivazione divina
della sovranità (non c’è da stupirsi se l’Inghilterra non vi partecipò) e la Quadruplice Alleanza
(1815, Austria Prussia Inghilterra e Russia).
Si creò una tensione tra chi lavora vive e percepisce l’autorità del sovrano e la Santa
Alleanza e la Quadruplice Alleanza, ovvero i pilastri di controllo di ridimensionamento dell’assetto
politico. Ciò che provocarono furono i moti degli anni 1820 – 21.
I poli opposti di questi avvenimenti sono il massacro di Peterlou del 1819, dove i rivoltosi di
Manchester attaccano Londra che però ragiona politicamente e quindi ragione e vive il nemico, e i
moto decabrista in Russia del 1825, ma venne immediatamente represso: il 14 dicembre le truppe
si riunirono al Palazzo Reale a San Pietroburgo, ma la Guardia reale, fedele allo zar Nicola I, aprì il
fuoco sui soldati ribelli spegnendo l’insurrezione.
I moti del 20 scoppiarono in spagna Portogallo Regno delle due Sicilie Piemonte e Grecia,
tutti contemporaneamente: sono moti rivoluzionari con progetti politici uguali poiché chiedevano
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una costituzione liberale moderata ispirata a quella spagnola del 1812: garantiva ampio diritto di
voto e stabiliva obblighi e prerogative del sovrano. Quando questa nel 1819 venne ritirata in
Spagna, si accese la rivoluzione: nel 1820, presso il porto di Cadice, alcuni ufficiali si rifiutarono di
partire alla volta delle Americhe per stroncare i governi indipendentisti che si stavano creando
chiedendo una nuova costituzione che riuscirono ad ottenere. Da un primo successo si passò alla
repressione della rivolta fu soffocata nel sangue con la battaglia del Trocadero.
Sulla spinta degli avvenimenti spagnoli, anche in Italia si moltiplicarono i primi tentativi
insurrezionali sia nel Regno delle Due Sicilie sia in Piemonte, destinati a spegnersi: nel napoletano
intervennero truppe austriache fatte chiamare dal re Ferdinando; in Piemonte i ribelli, che
chiedevano al re di unificare l'Italia, furono sconfitti.
I dirigenti dei moti rivoluzionari erano le società segrete come la Carboneria, che non hanno
a che fare con la divulgazione ma organizzano frazione della società: esse nacquero in epoca
napoleonica in forma antinapoleonica, per poi lasciare questo obiettivo e adoperare quello
dell’incitazione alla rivoluzione agendo per contatto personale e rilasciando parole d’ordine.
Moti del 1830 – 31.
In un contesto di moti rivoluzionai si teme che ad aiutare la Grecia possano arrivare i Russi
in quanto legati da una fratellanza religiosa e temendo un ipotetico inglobamento russo della
Grecia garantendosi dunque un accesso diretto al mare. Ciò era temuto soprattutto dall’ Inghilterra.
L’indipendenza della Grecia del 1931 verrà registrata come l’unica vittoria rivoluzionaria.
Francia
Si apre quindi una nuova stagione: la partecipazione della massa alla vita politica con
motivazioni che attengono a rivendicazioni economico – sociali e sarà la Francia stessa ad
accentuare questa modernità concedendo una costituzione.
Carlo X restaurò le condizioni prerivoluzionarie, desideroso di una monarchia assoluta.
Concesse numerosi privilegi al clero ed all'aristocrazia, fino ad emanare una legge, la "legge del
Miliardo", che avrebbe risarcito tutti i nobili fuoriusciti dal territorio francese durante gli anni della
rivoluzione. Carlo revocò la carta costituzionale ottriata, concessa da Luigi XVIII nel 1814 e
pubblicizzò la campagna militare che avrebbe portato di lì a poco alla conquista dell'Algeria.
Le manifestazioni di protesta si ampliarono, anche a causa della crisi dovuta alla carestia: il
re perse la fiducia e quattro decreti, le Ordinanze di Saint-Cloud, con i quali restringeva
ulteriormente il diritto di voto, annullava la libertà di stampa, scioglieva il Parlamento ed indiceva
nuove elezioni.
Il popolo di Parigi insorse, guidato dalla borghesia. In tre giornate particolarmente violente, le
"tre gloriose" (27, 28, 29 luglio) i parigini si scontrarono per le vie cittadine con i soldati del re, che
non riuscirono a tenere testa alla folla. L'assalto delle truppe venne respinto e Carlo X dovette
rinunciare al trono fuggendo in Inghilterra. Diventò re Luigi Filippo d'Orléans, borbone. Egli fu un
monarca costituzionale: il re non era più tale per volere divino, ma per una legittimazione dei suoi
sudditi e la nuova costituzione era frutto bensì frutto di un accordo tra il sovrano ed il Parlamento.
La speranza era che la Francia diventasse interventista affinchè esportasse le rivoluzione
anche nel resto d’Europa, ma in questo periodo si verifico una nuova questione: la questione
sociale, ovvero operaria, protagonista di nuovi tipi di forme di lotta.
Belgio
In seguito al Congresso di Vienna, Belgio e Olanda furono uniti in un unico stato, che
avrebbe dovuto funzionare da stato cuscinetto monarchico (in mano a Guglielmo I) per una
eventuale volontà francese di espansione territoriale. I belgi mal sopportavano tale unione,
soprattutto perché esclusi dalla vita politica. A questo si andavano ad aggiungere motivi religiosi:
gli olandesi erano protestanti, mentre il Belgio era un paese con forti tradizioni cattoliche. Inoltre la
politica di dipendenza economica dall'Inghilterra promossa dal governo olandese frenava la
sempre maggiore crescita economica delle industrie belghe. I belgi si unirono in un movimento,
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che prese il nome di movimento unionista (alleanza di forze agricole e industriali) facendo
scoppiare a Bruxelles un moto rivoluzionario. Guglielmo non seppe scendere a patti con gli insorti
ed inviò truppe armate per sedare la rivolta. Tuttavia il moto belga riscosse numerose simpatie tra i
francesi, che vedevano così infrangersi lo stato cuscinetto creato sul loro confine. Alla conferenza
indetta a Londra il Belgio venne riconosciuto come stato indipendente, staccato dall'Olanda, con
un regime monarchico costituzionale a capo del quale fu scelto Leopoldo I.
Polonia
Dalla caduta di Napoleone, la Polonia aveva perso l'indipendenza e si trovava ad essere uno
stato satellite della potenza russa. Sull'onda dei successi ottenuti dai rivoluzionari francesi, alcuni
polacchi (mossi dall’ostilità nei confronti della Russia) promossero un moto rivoluzionario che
portasse alla tanto anelata indipendenza. Quando diedero inizio alla rivoluzione, i giovani cadetti
erano convinti che la Francia sarebbe intervenuta a favore degli insorti contro la Russia: mantenne
però passività in quanto avrebbe avuto come conseguenza la reazione della Prussia e dell'Austria,
unite allo zar dai patti della Santa Alleanza. Persa l’ipotesi di un intervento francese, si perse
anche quello di un intervento delle masse popolari, masi arrivò ugualmente alla liberazione della
Polonia centrale. Ben presto però sorsero dei conflitti fra i capi del moto: alcuni erano convinti che,
giunti a questo punto, si dovesse scendere a patti con i russi, altri credevano invece nella
necessità di una guerra ad oltranza. Approfittando delle divisioni interne degli insorti, le armate
russe attaccarono i reparti polacchi che tentarono una strenua resistenza, ma nell'ottobre 1831
furono costretti a capitolare. Varsavia venne presa ed il moto soffocato nel sangue. La Polonia
tornava ad essere una provincia russa.
Italia centrale
Anche in Italia si riaccesero le speranze per una nuova insurrezione. In particolare, nel
ducato di Modena la carboneria locale aveva intrecciato rapporti amichevoli con il duca Francesco
IV, il quale puntava a mire espansionistiche: si accesa la rivoluzione che coinvolgeva Bologna
Ferrara, Forlì, Ravenna, sotto il dominio dello Stato della Chiesa che dichiararono la secessione
dallo Stato Papale. Le nuove autorità provvisorie proclamarono la nascita dello stato delle Province
Unite Italiane, una repubblica parlamentare con capitale Bologna sotto la presidenza di Giovanni
Vicini che ne promulgò la costituzione. Fiduciosi dell'appoggio del duca, i congiurati diedero inizio
alla rivolta. Immediatamente Francesco IV tradì le aspettative e fece addirittura arrestare molti dei
capi della rivolta, tra cui Ciro Menotti. Nonostante gli insorti fossero riusciti ad impadronirsi di
importanti città come Modena, Parma e Bologna, lo stato delle Province Unite Italiane non riuscì a
reggere l'intervento dell'Austria. Il 26 aprile 1831, con l'Occupazione della piazzaforte di Ancona, le
Province Unite cessarono di esistere e in breve tempo fu ristabilito l'ordine, cui seguirono
condanne a morte.
In questo quadro Mazzini adorò un sistema di propaganda che superò il limite delle società
segrete: fondò pertanto la Giovine Italia con lo scopo di avere una propaganda politica che
coinvolgesse le masse. La propaganda politica non era concessa in nessuno stato, pertanto la
Giovine Italia si configura si come una società clandestina, ma ha un programma politico palese al
fine di riunire militanti: è una storta di partito politico moderno con una propaganda pubblica
desiderosa di esser pubblicizzata.
Gran Bretagna.
(Reform Bill) La riforma elettorale del 1832 si dimostrò capace di rispondere ad una diffusa
richiesta di democrazia parlamentare: tale legge infatti subordinava per la prima volta il diritto al
voto per i rappresentanti dei borghi nella Camera dei comuni a un requisito censita rio uguale per
tutto il territorio nazionale.
Esempio di democrazia non fu solo quella legge ma anche quella del 1834 ovvero quella
sulla responsabilità dell’assistenza dei poveri che veniva trasferita agli ospizi, descritti dai
contemporanei come luoghi di segregazione e sofferenza (New poor law). 4 58
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Si diffuse pertanto il fenomeno del cartismo, movimento sorto intorno ad una serie di
richieste di riforme parlamentari: tutte le volte che il movimento presentò le petizioni al parlamento
con le loro richieste, queste vennero respinte.
I moti del 1848.
Si trattò di un movimento omogeneo causato dalla contraddizione fra immobilismo politico e
varie trasformazioni. Ancora una volta la rivoluzione parte dal popolo che chiede una
trasformazione e una costituzione in chiave liberale. Anche in questo caso il tutto parte dalla
Francia che coinvolse Austria, Italia e Germania.
Francia.
Le opposizioni di Luigi Filippo e Guizot fecero insorgere la rivoluzione decretando la nascita
della repubblica il 24 febbraio del 1848 ottenendo: il suffragio universale maschile, l’abolizione
della schiavitù, l’apertura di atelier nazionali e la riduzione delle ore lavorative.
Ma le elezioni dello stesso anno videro vincitori i moderati pertanto vennero chiusi gli atelier
nazionali e l’insurrezione operaia fu repressa nel sangue dai moderati stessi. Ben presto venne
istituita la seconda repubblica guidata da Napoleone III.
Austria-Ungheria.
Lo scenario erano le città di Vienna e Prega.
La prima città ad insorgere fu Praga, che voleva l’autonomia dal governo centrale e maggiori
libertà politiche. Poi toccò a Vienna, in cui gli insorti chiesero le dimissioni di Metternich, la
concessione della Costituzione e l’introduzione di riforme liberali. dopo le dimissioni di Metternich
non avvenna la promessa di una collaborazione tra le etnie pertanto il comandante delle truppe
imperiali cercò di riportare i sudditi di Praga all’obbedienza; a Praga venne instaurato un regime di
occupazione militare.
La stessa cosa avvenne con l’Ungheria: qui venne sfruttata l’ostilità antimagiara degli Slavi,
ai quali non venivano concessi dall’Ungheria gli stessi diritti nazionali; nonostante l’intervento
militare austriaco l’Ungheria riuscì a proclamare l’indipendenza.
Germania.
Le rivolte di Berlino ebbero come risultato due risvolti importanti:
- In Prussia furono concesse alcune libertà civili e venne creato un parlamento;
- A Francoforte venne istituita un’assemblea con il compito di definire un nuovo assetto per
la Confederazione tedesca. Le proposte erano una Grande Germania introno all’Austria,
una grande Austria che raggruppava tutte le popolazioni di lingua tedesca, e una piccola
Germania intorno alla Prussia, nonché soluzione vincente. La corono venne offerta a
Guglielmo IV di Prussia che rifiutò di scambiare una corona per diritto divino con una
offertagli dal popolo.
Italia.
In una contesto così rivoluzionario come il 1848 sembrò naturale che Carlo Alberto
dichiarasse guerra all’Austria per la
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