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Il crollo avvenne il 24 ottobre 1929: la crisi delle banche fu subito seguita da consumi che

calavano velocemente, contrazione della produzione, aumento dei disoccupati.

Se la crisi del 1921 fu abilmente superata con l’adozione di una politica economica adeguata

e con l’intervento statale, la stessa cosa non poteva avvenire per questa crisi: il presidente

americano Hoover sosteneva che l’intervento statale avrebbe aggravato la crisi e bisognava

pertanto sollecitare una collaborazione tra imprenditori e amministratori locali rifiutando qualunque

intervento federale per l’assistenza dei disoccupati. Ogni intervento risultò dannoso o inutile e

disastroso fu il tentativo di mantenere elevati i prezzi dei prodotti attraverso l’impostazione di dazi

ancora più alti. La crisi provocò una crescita del conflitto sociale che si espresse in continue azioni

di protesta in particolare tra i farmers, rovinati dalla riduzione dei prezzi schiacciati dai debiti e dalle

ipoteche sulla proprietà.

La nazione europea maggiormente colpita dalla crisi fu la Germania dove la crisi si

intrecciava con le tensioni procurate dall’instabilità politica. L’aggravamento della crisi fu causato

dal rigore fiscale e dalla difesa del marco che provocarono lo scontro sociale e l’indebolimento

delle istituzioni liberali. tali incertezze politiche ebbero riscontri devastanti sul piano economico con

la fuga dei capitali che depresse ulteriormente il sistema produttivo e aumentò il numero di

disoccupati. Si andava poi rafforzando la convinzione della possibilità della Germania all’interno di

un vasto spazio economico nell’Europa centrale e orientale, spazi e ruolo dominante che

andavano difesi dall’esterno con truppe armate e dall’interno con strumenti politici che impedissero

alle forze di sinistra di ostacolare il progetto.

Il tutto contribuì come si è già detto a creare forti tensioni politiche portando anche definire

una guerra tra i gruppi paramilitari e le forze politiche coinvolte. Con un decreto di emergenza

venne dichiarata la fine del governo di Prussia e delle sue forze di polizia. Le doppie elezioni del

1932 attribuirono al partito nazionalsocialista tedesco degli operai, NSDAP, di Hitler la posizione di

maggior partito del Reichstag.

La Gran Bretagna del laburista Ramsey MacDonald dovette confrontarsi ancor prima del

crollo della borsa con una situazione economica che voleva alto deficit finanziario, un tasso di

sconto per sostenere la sterlina e un gold standard ridotto. Anche qui si registrarono difficoltà

dell’industria, disoccupazione che non venne attenuata nemmeno con l’aumento del lavori pubblici

e aumento delle tensioni sociali. La previsione di una svalutazione della sterlina mise in fuga verso

l’estero ingenti somme di capitali. La debolezza di un governo privo di maggioranza non

permetteva al premier di effettuare un vero progetto di politica economica. Il tema del

protezionismo rimodulò le straregie economiche e creò fratture tra i vari partiti.

Ma di fatto la svolta protezionista divenne inevitabile in quanto diversi paesi premevano sulla

Gran Bretagna per la creazione di un sistema daziario che favorisse l’interscambio tra i paesi

dell’impero al riparo dalle esportazioni altrui. Ma la necessità a diminuire il disavanzo di bilancio

spinse a misure impopolari come la riduzione dei sussidi di disoccupazione, misure che non

trovarono il sostegno dei sindacati e parte del Labour Party pertanto MacDonald fu costretto alle

dimissioni. Il governo operò pertanto quelle misure che fino ad allora aveva voluto operare: venne

abolita la convertibilità della sterlina in oro dichiarando la fine del gold standard (causando effetti

dirompenti anche sulla Francia), vennero poi istituiti dazi su prodotti stranieri eccetto quelli

provenienti dai dominions o dall’India. Il tutto contribuì a diminuire la disoccupazione e allentare le

tensioni sociali.

In Francia la crisi fu meno severa grazie alla prevalenza della piccola e media impresa; ma,

la grande instabilità politica e il rifiuto di abbandonare il tallone aureo per motivi di prestigio,

portarono la Francia ad adottare una politica di contenimento della spesa statale basata sulla

riduzione di salari e su una serie di misure deflazionistiche creando inevitabilmente agitazioni

sociali.

In Italia i danni della crisi iniziarono a farsi sentire dal 1931 ma con effetti molto meno gravi

rispetto agli altri paesi essendo l’Italia volta all’isolamento commerciale grazie a misure

protezionistiche e inflazionistiche. Era poi fortemente ancorata alla politica di sostegno della lira

pertanto servì prendere misure quali la riduzione di salari e contenimento dei prezzi, e la

disoccupazione fu in parte nascosta dalla riduzione delle ore di lavoro. Venne poi accentuata la

statalizzazione dell’economia grazie all’introduzione dell’IRI (Istituto per la ricostruzione industriale)

e dell’IMI (Istituto mobiliare italiano). 30 58

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La crisi raggiunse anche l’Europa Orientale dove vennero colpite l’agricoltura e quei pochi

settori industriali in sintonia con il commercio internazionale. La crisi però raggiunse anche

Giappone e Cina con una caduta delle esportazioni e riduzione dei prezzi agricoli che ebbero

ripercussioni profonde sulle condizioni di vita nelle aree rurali. Il governo non venne però persuaso

da una politica deflazionistica: oltre all’aumento della disoccupazione, si produsse un anacronistico

spostamento della manodopera dall’industria alla campagna che aggravò ulteriormente le

condizioni di vita dei lavoratori.

Le politiche contro la crisi e il crollo dei sistemi liberali.

La ricetta più nota per uscire dalla crisi consiste nella riduzione della disoccupazione

rilanciando la produzione e i consumi. La soluzione migliore venne operata dall’America con il

presidente Roosevelt che promosse la new deal, ovvero la nuova manovra economica: si trattava

di una manovra volta a scatenare il circuito virtuoso tra produzione e occupazione. In questo però

non vi era un piano chiaro né una teoria economica precisa: si trattava di una serie di misure

dettate da un pragmatismo confuso fatto di interventi estemporanei e non di rado contraddittori. Vi

era però la chiara idea di salvaguardare il capitalismo americano attraverso una politica economica

pianificata e un forte aumento della spesa pubblica. Roosevelt voleva ripristinare la fiducia nella

popolazione (attraverso opere di finanziamento pubblico per costruzione di stradi/scuole/parchi

giochi etc. e il finanziamento per attività musicali/ricreative/teatrali).

Esempi delle riforme di Roosevelt furono:

- L’adozione dell’Emergency Banking Relief Bill che sottoponeva tutto il sistema bancario

al controllo federale e consentiva la riapertura degli sportelli ai soli istituti che dessero

garanzie di solvibilità.

- Il Works project administration, volta a prendere una serie di provvedimenti per creare

occupazione mentre l’assistenza fu trasferita alle autorità locali.

- Il Wagner Act, che riconobbe il pieno diritto dei lavoratori ad esser rappresentato dalle

organizzazioni sindacali.

- Il Social Security Act sulle previdenze dei lavoratori: metteva in piedi un sistema

pensionistico nazionale obbligatorio e uno di previdenza a favore dei disoccupati.

Con il secondo mandato presidenziale di Roosevelt, gli interventi persero lo slancio

precedente per via del ritorno di un conflitto sociale tra:

- Congress of industrial organization (CIO) che mirava ad un sindacalismo industriale e si

rivolgeva a tutti i lavoratori del medesimo settore senza pregiudizi per le donne e le

persone di colore.

- Amercian federation of Labour (AFL) che divideva i propri iscritti sulla base delle

qualifiche lavorative.

Questa radicalizzazione del contrasto sociale ebbe il suo momento più drammatico il 30

maggio 1937 quando la polizia di Chicago sparò su un gruppo di 500 operai che picchettavano

degli impianti siderurgici (il massacro del Memorial Day).

Le cause della caduta del new deal furono essenzialmente due: il fatto che non avesse un

programma preciso ovvero che non si trattasse di una politica economica ma che fossero solo una

serie di provvedimenti e la recessione economica dell’autunno del 1937 che seguì a un

quadriennio di leggera ripresa.

Fascismo, Nazismo, Comunismo.

o

Il concetto di totalitarismo.

Queste tre forme di governo condivisero molte forme di dominio autoritarie e un uso

sistematico della violenza per rafforzare il monopolio della politica. non è però possibile

considerarli un fenomeno autoritario in primo luogo poiché vi è un problema di cronologie diverse,

in secondo luogo fascismo e nazismo si formarono in un contesto completamente diverso dalla

Russia zarista e si presentarono per molti versi come risposte ad aspirazioni e domande collettive.

Tutti e tre i sistemi però si fondavano un leader riconosciuto di cui si celebra la figura con un vero e

proprio culto della persona.

Vengono pertanto definiti come regimi del totalitarismo per la presenza di un partito unico, un

leader oggetto di culto, l’uso della violenza, un atteggiamento ideologico integralista, la 31 58

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politicizzazione di massa e l’ambizione ad un controllo totale della realtà con la volontà di creare

uomini nuovi.

Il regime fascista, però, a differenza degli altri, viene considerato un totalitarismo imperfetto

perché non riuscì mai ad esercitare un totale controllo sulle masse e sulla società italiana, poiché il

suo potere era fortemente limitato da due forti istituzioni:

- La corona. Il re non era un problema visto che non intervenne mai contro Mussolini, ma

era pur sempre il capo di un esercito che aveva giurato fedeltà a lui e non al duce.

- La Chiesa. Essendo una presenza molto forte all’interno dell’Italia e vista la vastità del

Vaticano e della forte presenza di cattolici nel Paese, Mussolini cercò di prendere subito

accordi col Papa stringendo i Patti Lateranensi che misero finalmente fine alla questione

romana.

Il Fascismo.

Cominciò a costruire gli strumenti per il monopolio del potere attraverso una serie di leggi

ispirate al giurista Alfredo Rocco che ampliavano il carattere autoritario dello Statuto Albertino.

Grazie alla legge Acerbo che assicurava vantaggio al fascismo, per accreditarsi come forza

affidabile il fascismo inserì nelle proprie liste componenti della destra liberale come Salandra.

Dopo la vittoria del PNF alle elezioni del 1924, Matteotti ne denunciò i brogli, pertanto venne

rapito e ucciso. Il tutto ovviamente creò non poco scompiglio e nel 1925 in un discorso alla Camera

Mussolini si assunse il carico dell’uccisione di Matteotti.

Da qui in poi il fascismo impone una liquidazione dello stato liberale attraverso una serie di

riforme. Venne promulgata una legge per disciplinare ogni forma di associazione in modo che se

ne potesse avere il controllo, abolita la libertà di stampa, venne allargato l’esecutivo del governo

istituendo la figura del capo di governo, vennero abolite le cariche elettive e bandita ogni forma di

dissenso e venne ampliato il potere del Gran Consiglio del fascismo. Mussolini riteneva poi la più

fascista di tutte la riforma Gentiloni sulla scuola con l’introduzione del testo unico per le scuole

primarie, l’accentuata fascistizzazione dei manuali della scuola secondaria e il controllo esercitato

dai partiti sui docenti: la scuola si configurava come il primo strumento di dissuasione dell’ideologia

fascista e quindi di nazionalizzazione.

La politica del lavoro.

Il fascismo si impegnò nella demolizione sistematica dei sindacati e ad ogni cosa legata ad

essi. Nel 1925 con il patto di palazzo Vidoni (la Confindustria riconosceva nei sindacati fascisti gli

unici legittimi del mondo del lavoro veniva disciplinato il sindacato al PNF e veniva impedita

qualsiasi attività della confederazione generale del lavoro.

Per evitare scontri tra gruppi diversi, il fascismo creò degli organismi di coordinamento tra le

organizzazioni dei lavoratori e quelle dei datori di lavoro, le corporazioni che dovevano imporre la

subordinazione degli stessi interessi dei singoli gruppi al superiore vantaggio della nazione. Negli

stessi anni venne redatta la carta del lavoro che definiva i punti fondamentali della legislazione

sociale del regime.

Mussolini riuscì ad adoperare la normalizzazione del paese e del partito: Farinacci venne

dimesso dalla sua carica di segretario generale del PNF per esser sostituito da Turati che riuscì

nell’opera di subordinare il partito al fascismo (subordinando anche al prefetto le figure locali).

Il ridimensionamento dei rapporti con la Chiesa.

Con Mussolini si mette finalmente fine al capitolo della questione romana. Firmati dal

cardinale Gasparri per la Santa sede e da B. Mussolini. Erano costituiti da tre atti distinti:

- Un trattato . Garantiva alla Santa sede un'assoluta indipendenza, riaffermando che la

religione cattolica è la sola religione di stato e riconosceva la Santa sede come soggetto del diritto

internazionale in quanto stato della Città del Vaticano. La Santa sede riconosceva il Regno d'Italia

con la capitale a Roma.

- Una convenzione finanziaria . Impegna l'Italia a riparare i danni inferti alla Santa sede con

l'occupazione di Roma nel 1870 dietro versamento di 750 milioni di lire in contanti e di un miliardo

in titoli di stato al cinque per cento.

- Un concordato . Imponeva ai vescovi di giurare fedeltà allo stato italiano, ma soprattutto

stabiliva alcuni sostanziosi privilegi per la Chiesa cattolica: al matrimonio religioso venivano

riconosciuti effetti civili e le cause di nullità ricadevano sotto i tribunali ecclesiastici; l'insegnamento

della dottrina cattolica, definita fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica, diventava

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obbligatorio nelle scuole elementari e medie; i preti spretati o colpiti da censura ecclesiastica non

potevano ottenere o conservare nessun impiego pubblico nello stato italiano.

Questioni economiche.

Fino al 1925 la politica finanziaria era rimasta nelle mani di De Stefani che da buon liberista

aveva puntato ad una politica di riduzione della spesa e dell’aumento del prelievo fiscale per

favorire l’iniziativa privata. Inoltre, la politica deflazionistica degli altri paesi europei aveva fatto

salire i prezzi dei prodotti di importazione e il costo della vita, accrescendo il dissenso sociale.

Con la sostituzione di De Stefani con Volpi coincise con la fine delle politiche liberiste;

l’innalzamento delle tariffe doganali sui cereali diede origine alla battaglia del grano, un tema

propagandistico che avrebbe dovuto sostenere la politica di autosufficienza nella produzione delle

derrate alimentari per limitare il disavanzo pubblico.

La stabilizzazione economica e il pareggio del bilancio del 1925 furono compromessi dalla

caduta della lira sui mercati finanziari nel 1926, per la cui rivoluziona occorreva una politica

deflazionistica: il tasso di scambio tra lira e sterlina venne portato a 90.

Il razzismo.

Il fascismo conobbe una decisiva accelerazione totalitaria nel 1938 quando venne

promulgata la legge per la difesa della razza italiana (non bisogna però pensare che fino ad allora

il razzismo non fu una componente importante del fascismo). Si trattò di un tema propagandistico

particolarmente caro al fascismo sostenuto anche da diverse leggi come la tassa sul celibato, il

sostegno alle famiglie numerose o assegni familiari o premi di nuzialità.

Nelle colonie la pratica segregazionista aveva prodotto un vero e proprio sistema di

apartheid. All’avvio delle operazioni militari in Etiopia, Francia e Germania avevano chiesto alla

Società delle Nazioni delle sanzioni contro l’Italia in virtù delle quali i paesi aderenti si impegnarono

a non esportare in Italia merci di uso bellico. Le restrizioni non intimidirono l’Italia che iniziava a

spingersi sempre più vero la Germania e accusò Francia e Gran Bretagna di voler impedire che

l’Italia si ritagliasse il proprio posto al sole.

Come si può ben notare il razzismo divenne una vera componente dell’ideologia fascista.

Il nazismo.

Fu un sistema autoritario caratterizzato da un violento anticomunismo, Da una cultura

antidemocratica e una forte ideologia razzista. In esso le pretese espansionistiche della nazione

tedesca si coniugarono con un progetto di germanizzazione delle aree conquistate con

l’allontanamento degli slavi e ebrei agli estremi dell’Europa. Il carattere nazionalista avviene grazie

all’opposizione del trattato di Versailles e ai risarcimenti di guerra e alla convinzione della

superiorità razziale del popolo tedesco e l’ambizione di restituire la Germania al suo ruolo di guida

mondiale.

Hitler in tutto questo ebbe decisamente un ruolo dominante mosso da antisemitismo

(secondo Hitler lo sviluppo storico era determinato da una lotta tra nazioni definite etnicamente e

biologicamente, cioè da razze) e antibolscevismo. Fu inizialmente sostenuto dalle autorita politiche

e militari ma solo dal 1933 fu affiancato anche dalla ricca borghesia; questa infatti vedeva

attraverso Hitler quello che gli esponenti della destra non erano riusciti a dargli ovvero il consenso

di massa a una definitiva demolizione delle basi della democrazie weimeriana.

La politica del consenso.

L’adesione che Hitler riuscì ad ottenere non era nei confronti del suo programma ma nella

volontà di riscatto della nazione tedesca.

Dal 1933 Hitler cominciò ad esercitare il potere in modo dispotico operando una violenza

razzista selettiva nei confronti di avversari politici, operai legati ai partiti di sinistra e gruppi

impopolari della città, ovvero zingari, ebrei, omosessuali, mendicanti per i quali furono aperti campi

di concentramento, il primo quello di Dachau. Il razzismo e la discriminazione accrebbero con le

leggi di Norimberga del 1935 venne poi definito che gli ebrei non appartenevano al sangue

germanico e quindi non erano cittadini del Reich. La società di adeguò alla forma di governo di

Hitler vista la violenza selettiva.

L’economia.

Il consenso di Hitler avvenne grazie anche alla sua politica economica. Il mercato del lavoro

fu ridefinito grazie a due diversi interventi che arrestarono l’esodo dalle campagne e

riconsegnarono le donne al ruolo principale di madre: il primo obiettivo fu raggiunto con misure che

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limitavano la alienabilità e divisibilità dei fondi rustici; il secondo fu ottenuto attraverso la esclusione

delle donne da tutta la pubblica amministrazione e la propaganda sulla preservazione dei caratteri

originari della stirpe tedesca.

L’espansione industriale era però frenata dalla dipendenza del mercato estero per le materie

prime e dalla esiguità delle risorse auree: sono elementi che rendevano fragile l’economia.

Pur creando malessere e tensione nella popolazione, la penuria alimentare non modificò la

l’agenda politica di Hitler che assegnava una priorità assoluta alle spese per il riarmo.

Nel 1936 venne varato un quadro quadriennale per elevare la produzione e favorire

l’industria bellica. In questo quadro vennero realizzati interessanti esperimenti di politica fodista

con l’aumento dei salari e l’attuazione di ritmi di lavoro elevati e meccanizzati. La disoccupazione

tendeva a scomparire e anche la presenza femminile nel mondo del lavoro registrò notevoli

successi nonostante i vari pregiudizi del gruppo dirigente: la popolazione aveva i tassi di crescita

più alti d’Europa.

Politica estera.

Sul piano internazionale i tempi sembravano maturi per intraprendere una politica di

espansione territoriale. L’invasione italiana dell’Etiopia spinse Hitler ad approfittare dello stato

confusionale della Società delle Nazioni per ottenere qualche atro successo internazionale:

rioccupò la Renania violando gli accordi di Locarno del 1925 e concluse con Mussolini l’asse

Roma-Berlino.

Il comunismo.

Lo strumento usato da Stalin fu la pianificazione integrale dell’economia: lo stato governava

in modo rigido tutti i meccanismi dell’economia, stabilendo cosa produrre, quanto, in quanto tempo

e a quale prezzo. Ciò escludeva l’iniziativa privata e presupponeva la proprietà pubblica di tutti i

mezzi di produzione. Fu uno sforzo enorme, che trasformò l’Unione Sovietica in una grande

potenza industriale, seconda solo a USA e Germania.

I costi furono altissimi e, non potendo ottenere finanziamenti dall’estero, si seguirono due

strade: il basso livello dei salari e quindi dei consumi, ottenuto con la militarizzazione del lavoro

operaio; e il trasferimento forzato di ricchezza dall’agricoltura all’industria, tramite collettivizzazione

imposta delle terre.

Stalin era consapevole che ciò avrebbe provocato uno scontro sociale nelle campagne,

infatti i contadini si opposero con ogni mezzo alla collettivizzazione forzata. Verso di loro si agì con

la forza, attraverso massacri e deportazioni nei campi di lavoro.

Ovviamente la produzione agricola diminuì, e il prelievo forzato di gran parte del raccolto

rendeva inesistente il margine per l’autoconsumo, quindi una spaventosa carestia devastò alcune

regioni. Nel ’33 Stalin reintrodusse il diritto dei contadini di coltivare piccoli appezzamenti per le

proprie necessità. Il PNL in quel periodo aumentò, ma ciò non si tradusse in aumento dei consumi

delle famiglie, in quanto venne utilizzato per nuovi investimenti e per la difesa.

Politica

In campo politico Stalin instaurò una dittatura basata sul partito, che si identificò nello stato,

in quanto unico detentore del potere. Ogni dissenso fu impedito e si passo ad una fase di terrore, o

“delle grandi purghe”, in cui furono giustiziati o deportati molti cittadini, dai ceti più alti a quelli più

bassi. Inoltre veniva fatta molta propaganda ideologica che tendeva a criminalizzare ogni dissenso.

Dai fronti popolari al secondo conflitto mondiale.

o

I fronti popolari.

Per fronte popolare si intende normalmente l'unione elettorale dei partiti della sinistra che

fanno fronte comune contro le forze reazionarie o centriste. Nella terza internazionale (1933/1935),

venne rimarcato il carattere violento e incivile del fascismo, da lì, la decisione di batterlo con ogni

mezzo, partendo da un'alleanza vasta di opposizione: il "fronte popolare".

Francia.

Alle elezioni del 1936 la SFIO, il partito comunista e i radicali si uniscono e vincono le

elezioni. Il leader del nuovo governo è il socialista Blum. Il governo riesce a portare avanti una

serie di riforme del lavoro con gli accordi di Matignon; la politica antideflazionistica (aumento di

salari e riduzione delle giornate lavorative) raggiunse l’obiettivo di rilanciare la produzione e

parzialmente i consumi. Ma al contempo non si riuscì a raggiungere la svalutazione del franco utile

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per ristabilire la coerenza dei prezzi tra quelli interni e quelli internazionali: quando venne raggiunta

gli unici a trarne vantaggio furono gli speculatori, a causa delle pressioni speculative contro la

moneta francese.

La guerra di Spagna.

Avvenne tra il 1936 e il 1939 per via delle tensioni irrisolte all’interno della società. Si tratta

di una guerra diversa da quelle precedenti per via dell’attenzione dell’opinione pubblica

internazionale e per gli appoggi forniti. Ci sono due interpretazioni:

- Macrofenomeno della storia del paese.

- Primo scontro tra fascisti e antifascisti.

Dopo la morte di Primo de Rivera nel 1930 nasceva la seconda repubblica di Zamora: il

programma previsto era quella di una modernizzazione del paese su modello dei paesi europei.

Questo governo trovò però l’ostilità di forze armate per la riforma militare (per la richiesta di

autonomia di Catalogna e province Basche) e degli anarchici e sindacato.

Nel 1933 le elezioni furono vinte dalle forze conservatrici che diedero vita al bienio negro tra

il 1933e il 1934 per una politica sempre più reazionaria e autoritaria, provocando non poche

agitazioni sociali.

Alle forze conservatrici si oppone dunque il fronte popolare spagnolo affiancato dalla Terza

Internazionale: vincono le elezioni del 1936 di stretta misura. Furono le forze conservatrici militari

guidate da Franco a respingere l’esito delle elezioni e a ribellarsi al governo: le truppe di stanza in

Marocco arrivarono in spagna grazie ai mezzi sostenuti da Germania e Italia. Subito l’URSS dalla

parte dei repubblicani, Francia e Gran Bretagna ricercavano una pace anche a prezzo di

concessioni mentre dubbia era la posizione degli USA che da un parte posero l’embargo per le

esportazioni del materiale bellico in Spagna, dall’altro vedettero i mezzi che portarono alla vittoria

dei nazionalisti favoriti soprattutto dalle tensioni che correvano nel fronte repubblicano.

La capitolazione delle città spagnole agli attacchi nazionalisti culminò con la disfatta di

Madrid che portò alla vittoria di Franco che instaurò la falange spagnola tradizionalista, un regime

autoritario a partito unico.

Per ben comprendere le atrocità della guerra che misero in fuga parecchie persone dal

paese, è sufficiente osservare la Guernica di Picasso.

Verso la guerra.

Le premesse del secondo conflitto mondiale non vengono solo dalla guerra civile spagnola,

ma anche da Giappone, Italia e Germania.

Per quanto riguarda il Giappone le premesse vanno ricercato nell’occupazione e invasione

della Maciuria (per evitare una modernizzazione della Cina sotto l’ala americana), nel patto anti-

Comitern con Germania e Italia definendo dunque la posizione nipponica nel sistema

internazionale delle alleanze, e con l’abbandono della Società delle Nazioni.

In Italia vi è il motivo dell’invasione dell’Etiopia.

In Germania il tutto va ricercato nella volontà di espansione visti i vari territori persi dopo la

sconfitta della prima guerra mondiale.

La seconda guerra mondiale.

Le cause.

La teoria delle colpe cade sulla Germania, in particolare su Hitler e nazisti non tutta.

CAUSE POLITICHE:

- Volontà di espansione della Germania in Europa dopo la sconfitta della 1GM;

- Volontà di espansione del Giappone nel Pacifico (in rivalità con USA e Cina);

- Velleità espansionistiche dell'Italia in Africa (in rivalità con la Gran Bretagna) e

rivendicazione di Corsica, Nizza e Savoia (in rivalità con la Francia);

- Isolamento dell'URSS da parte della Francia e dell'Inghilterra e conseguente patto di non

aggressione con la Germania a tutela da possibili invasioni.

CAUSE ECONOMICHE:

- Volontà del Giappone di estendere i propri mercati in estremo Oriente in rivalità con gli

USA;

- Volontà dell'Inghilterra di salvaguardare il proprio impero coloniale.

CAUSE CULTURALI: 35 58

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- Nazionalismi e irredentismi originati dai confini stabiliti dopo la prima guerra mondiale;

- Mito della razza ariana e volontà tedesca di predominio

Prima fase.

1 settembre 1939: inizia l’invasione tedesca in Polonia

1914 – 42: massima espansione europea di Germania e alleati.

Ottobre 1942: invasione di tendenza fronte russo e offensiva alleata in NordAfrica e sconfitta

dell’Italia tedesca a El Alamain in Egitto

31 gennaio del 1943: resa tedesca a Stalingrado

Maggio del 1943: capitolazione delle forze dell’asse in NordAfrica

9 ottobre 1943: sbarco angolo – americano in Sicilia

25 luglio 1943: caduta del regime fascista (il Gran Consiglio del fascismo aveva infatti deciso

di far cadere il re)

Settembre 43: armistizio dell’8 dell’Italia (giorno in cui fu reso pubblico) e occupazione

tedesca del centro nord

27 novembre – 1 dicembre 1943: conferenza di Theran tra Inghilterra Francia USA e URSS

(venne inoltre liberata la Francia)

6 giungo 1944: sbarco in Normandia degli alleati

Fine 1944: ridimensionamento dei confini della Germania a quelli risalenti al 1938

Febbraio 1945: conferenza di Jalta e primi accordi per definire le sfere d’influenza. L’obiettivo

di questa conferenza non era tanto quello di spartirsi l’Europa, ma bensì decidere le strategie per

dare il colpo di grazia alla Germania e autolimitarsi e allearsi per non entrare in conflitto dopo la

vittoria

Primavera 1945: offensiva contro Germania, liberazione dell’Italia e resa della Germania

Il Fronte del Pacifico.

La guerra però non è finita in quanto esiste un altro fronte su cui verrà usata la bomba

atomica americana, essendo ormai l’America in grande carenza economica: si tratta del Fronte del

Pacifico.

7 dicembre 1941: bombardamento giapponese della base di Pearl Harbour, vennero

effettuati poi anche attacchi kamikaze giapponesi sulla difensiva

1944 – 1945: bombardanti aerei sul Giappone, su Hiroshima e Nagasaki rispettivamente il 6

e 9 agosto 1945

8 agosto 1945: URSS occupa la Manciuria (Cina) già sotto il controllo del Giappone,

nonostante l’URSS non fosse formalmente un nemico del Giappone

2 settembre 1945: capitolazione giapponese

Dal 1942 il fallimento della guerra lampo tedesca porta al problema delle risorse: si registrò

pertanto lo sfruttamento in loco della forza lavoro, eventi da leggere nell’ottica dell’ideologia nazista

che assume comportamenti diversi a seconda del paese in questione. Infatti, ad esempio, i paesi

occidentali e settentrionali erano più vicini alla razza tedesca, a differenza degli Slavi che vengono

considerati come una sottopopolazione. Alcune popolazioni furono poi soggette alla deportazione

affinchè i tedeschi potessero occupare le loro terre migliori: in totale furono mobilitati 13 milioni di

persone, ovvero altrettanti operai in meno, a cui si aggiungono anche prigionieri politici e di guerra.

La maggior crudeltà la si raggiunse con lo sterminio degli ebrei.

Le resistenze.

Non bisogna, però, non tener conto che si registrarono anche importanti forme di resistenza,

anche semplicemente passive in Danimarca: lì infatti erano presenti istituzioni esuli con sovrani

legittimi che si rifugiarono a Londra costituendo o truppe di guastatori della logistica tedesca o

furono assorbiti dall’esercito inglese. Altre forme di resistenza si registrarono in

- Iugoslavia: resistenza civile tutta sul territorio senza alcun referente all’estero. La stessa

resistenza libererà il paese; riceveranno poi il maggior aiuto logistico dagli americani in

via aerea, nonché l’unica via. 36 58

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- Francia: qui abbiamo il maggior esempio di resistenza. Parigi viene liberata dagli

americani, i quali non entreranno però con le loro truppe all’interno della città per

permettere ciò alle truppe francesi.

- Italia: qui si registrerà la resistenza solo dopo l’8 settembre quando abbandonerà

l’alleanza tedesca e diventerà cobelligerante degli americani. Si istituisce dunque il CLN,

comitato di liberazione nazionale che nel Sud Italia costituisce un vero e proprio luogo di

ritrovo dei partiti democratici antifascisti (che furono messi fuori legge nel 1926 da

Mussolini) dove effettivamente regna Vittorio Emanuele, nel Nord Italia costituisce invece

il comando militare anti nazifascista.

Questo tentativo di resistenza deve esser inteso sia come tentativo di liberazione sia come

guerra sociale, visto che molto di queste nazioni che oppongono resistenza avevano come

progetto una trasformazione politica e sociale.

La resistenza interessa anche l’estremo oriente. Le aree interessate alla sottomissione del

Giappone conobbero la diffusione della cultura europea: la presenza giapponese in quelle aree è

puramente coloniale pertanto la reazione di classi colte e di giovani coraggiosi si costruisce sulla

base europea quindi sul modello nazionalistico. Alla fine questi stati si costituiranno come nazioni il

cui modello politico viene ispirato dallo stesso modello europeo.

Trattati di pace

1945 – 46: tribunale di Norimberga per giudicare i crimini nazisti

Febbraio 1947: trattati di Parigi tra Alleati e Bulgaria, Finlandia, Italia e Ungheria.

Occupazione alleata della Germania, unificazione della Germania occidentale e creazione della

Repubblica democratica tedesca sovietica

1945 – 50: occupazione americana del Giappone

1951: trattato di pace di San Francisco con il Giappone a cui non aderiscono l’URSS e i suoi

alleati.

1955: trattati di pace degli Alleati con l’Austria

Russia e Giappone non hanno tutt’ora un trattato di pace.

Questi trattati assegnano alle Unioni sovietiche possedimenti territoriali, soprattutto alla

Russia che tanto aveva perso dopo la prima guerra: i paesi baltici tornano all’impero sovietico.

L’Italia poi rinuncia alle colonie africane e balcaniche (nel 1938 aveva istituito un protettorato in

Albania solo per impedire l’estensione austroungarica), all’Istria e parte dei confini francesi.

Problematica è la questione di Triste che viene rivendicata sia dall’Italia sia dalla Iugoslavia.

Nel 1946 venne creato il territorio libero di Triste, la quale viene essenzialmente divisa in due zone:

zona A occupata dagli angloamericani e uno zona B occupata dalla Iugoslavia. Ciò crea

inevitabilmente una situazione di tensione e di spostamento della popolazione, ma la questione

viene risolta nel 1954 quando gli angloamericani cedono la propria porzione di terra all’Italia; solo

nel 1975 questa questione verrà definitivamente risolta con il trattato di Oslo.

Questo tipo di questione ha massima amplificazione in Germania, divisa in aree di

occupazione. Nel 1949 nasce infatti la Repubblica federale tedesca e la Repubblica democratica

tedesca.

La conferenza di Yalta.

Esso fu il secondo ed il più importante di una serie di tre incontri fra i massimi rappresentanti

delle grandi potenze alleate, iniziati con la Conferenza di Teheran e Conferenza di Potsdam.

La conferenza di Jalta è il nome di un vertice nel quale Roosevelt, Chuchill e Stalin, capi

politici dei tre principali paesi alleati (non venne chiamato De Gaulle a rappresentare la Francia)

presero alcune decisioni importanti sul proseguimento del conflitto, sull'assetto futuro della

Polonia, e sull'istituzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Si decretò che:

L'Europa era libera.

- Lo smembramento, il disarmo e la smilitarizzazione della Germania, visti come

-

"prerequisiti per la pace futura"; (lo smembramento portò alla divisione della Germania in

est ed Ovest che finì solo nel 1989, con la caduta del muro di Berlino).

furono fissate delle riparazioni dovute dalla Germania agli Alleati.

- Polonia : governo democratico provvisorio.

- 37 58

Pagina di

Jugoslavia , fu approvato l'accordo fra Tito e Šubašić (capo del governo monarchico

-

in esilio), che prevedeva la fusione fra il governo comunista e quello in esilio.

i sovietici avrebbero dichiarato guerra al Giappone entro tre mesi dalla sconfitta

-

della Germania

La soluzione finale.

Olocausto è una parola derivante dal greco olokaustos, "bruciato interamente": definisce una

[1]

tipologia di sacrificio, specificatamente della religione greca, ebraica e dei culti dei Cananei , nel

quale ciò che si sacrifica viene completamente arso. Per estensione, si riferisce anche all'oggetto

del sacrificio.

Dalla seconda metà del XX secolo il termine è divenuto per antonomasia il termine con il

quale ci si riferisce al genocidio compiuto dal Terzo Reich e dai suoi alleati a danno degli ebrei

(circa sei milioni di vittime).

L’olocausto è un evento storico unico. Tale unicità non dipende dal numero dei morti né

dall’efferatezza con cui tali uomini furono uccisi, ma dipende dall’impegno assoluto di sopprimere

l’intero popolo ebraico con modalità da enorme rito sacrificale.

A mutare fu la natura dell’antisemitismo: da uno di ispirazione cristiana che considera gli

ebrei consapevoli della loro diversità religiosa, si è passati ad un antisemitismo razzista

anticristiano.

Possiamo distinguere due linee interpretativi dell’olocausto:

- Storici intenzionalisti . Considerano l’olocausto come l’esito di un progetto in cui ha avuto

un ruolo decisivo.

- Storici funzionalisti . Considerano Hitler come un capo disadatto a definire un piano e

incapace di seguirne la realizzazione, pertanto sostengono che l’olocausto non sarebbe

stato pianificato.

Tutti però concordano sul fatto che Hitler avesse tenuto sempre nelle proprie mani la

questione ebraica.

Il 1º aprile 1933 venne organizzata una giornata di boicottaggio di tutte le attività economiche

tedesche gestite da ebrei. politica che servì a introdurre una serie di progressivi atti antisemiti che

sarebbero poi culminati nella Shoah: vennero infatti adottate le leggi di Norimberga nel 1935 che

[

esclusero i cittadini di origine ebraica da ogni aspetto della vita sociale tedesca.

L'emigrazione «forzata» dai territori del Reich raggiunse il suo apice nel 1938 nella «Notte

dei cristalli», quando circa 30.000 ebrei vennero deportati presso i campi di concentramento e

obbligati ad abbandonare, spogliati di ogni bene, la Germania e l'Austria per poter riottenere la

libertà.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale la politica di emigrazione forzata non poté più

essere praticata con successo a causa delle difficoltà imposte dalla guerra stessa. Per questo i

nazisti formalizzarono i confini di queste aree e imposero una limitazione degli spostamenti agli

ebrei che vi erano confinati, creando i ghetti moderni, a tutti gli effetti, prigioni nelle quali molti ebrei

morirono di fame e malattie; altri furono uccisi dai nazisti e dai loro collaboratori dopo essere stati

sfruttati nell'impiego a favore dell'industria bellica tedesca.

Nel dicembre del 1941 Hitler decise di sterminare gli ebrei d'Europa, durante la Conferenza

di Wannsee (20 gennaio 1942): la "soluzione finale della questione ebraica". Vennero pertanto

[

costruiti campi di sterminio attraverso l'utilizzo di camere a gas fisse e mobili che sfruttavano il

monossido di carbonio per le uccisioni. Ad Auschwitz, per lo sterminio degli ebrei, vennero studiate

nuove «soluzioni» che permettessero di eliminare il maggior numero di soggetti nel modo più

rapido ed efficiente. Mirando al risparmio delle munizioni che divenivano preziosissime per

l'avanzata sul fronte orientale. Vennero dunque utilizzate le camere a gas, nelle quali il veleno

Zyklon B (acido cianidrico) veniva immesso attraverso aperture nel soffitto, nascoste tra le finte

docce: le vittime morivano per asfissia nell'arco di 10-15 minuti.

La furia omicida dopo il 1942 si estese a tutti i territori controllati dal Terzo Reich.

Il dopoguerra.

o

Ricostruzione in Europa occidentale.

dopo la fine del conflitto non si trattava solo di ricostruire infrastrutture, industrie o abitazione:

il problema principale era la ricostruzione del sistema politico. 38 58

Pagina di

Sin in Francia sia in Italia si adottarono misure di continuità delle alleanze antifasciste

rompendo la collaborazione di governo con le forze di sinistra comunista e socialista, forze che

avevano partecipato al governo del paese fino alla liberazione.

In Francia abbiamo il governo De Gaulle, mentre in Italia abbiamo la vittoria della DC.

Diversi erano i casi di Grecia e Germania. Alla fine del conflitto la monarchia greca risultò

molto debole , impoverita e socialmente spaccata: venne bandito il partito comunista e una certa

continuità di orientamento politico venne assicurata da governi di ultra conservatori.

La situazione della Germania era più delicata: sotto lo strettissimo controllo e subordinazione

degli USA, questi non potevano concedere libertà alla Germania essendo troppo vicina al confine

comunista. Sistema federale, la Germania rimaneva uno stato a sovranità limitata, priva di esercito

e ancora militarmente occupata, era esclusa dalle relazioni diplomatiche internazionali.

L’epurazione.

In un quadro di ricostruzione di sistemi politici, il passaggio dalla guerra alla pace esigeva

che si facessero i conti con i passati regimi: si parla di epurazione, ovvero purificazione.

Germania. Qui ovviamente tutto era maggiormente sentito: si voleva purificare la Germania

dai crimini del nazismo, dei sui dirigenti e degli strumenti organizzativi. Ad aumentare il senso

simbolico di questo processo, fu che i processi contro i crimini nazisti furono tenuti a Norimberga.

Italia: avvenne la rimozione di tutti i funzionari compromessi con il fascismo.

Francia: avvenne contro gli esponenti del governo Vichy, ovvero piccoli gerarchi locali,

membri della polizia del regime e informatori.

Conseguenze: il bipolarismo e guerra fredda.

o

Il nuovo ordine mondiale.

60 milioni di morti civili e militari.

Nella seconda GM vennero, come si è visto, a definirsi due superpotenze, USA e URSS,

dalle dimensioni semicontinentali, con grandi serbatoi demografici e grande potenzialità di sviluppo

economico e tecnologico; avevano, poi, entrambe la capacità di esercitare una egemonia in

diverse regioni su scala sempre più mondiale.

Si crea dunque la bipolarizzazione, nonché fattore principale di condizionamento anche nel

determinare le politiche interne degli stati.

Il bipolarismo era anche il confronto di due concezioni del mondo e di organizzazioni sociali.

Taylor propose la logica di contenimento post guerra, svolta significativa delle politica estera

americana perché da questo punto non vale più l’astensionismo americano dalle vicende

dell’Europa. C’erano ovviamente interessi soprattutto economici in ballo all’interno di questo

cambiamento si strategia, in particolare il mercato europeo per i prodotti americani: questo doveva

esser tutelato, quindi lasciato aperto al mercato statunitense. L’obiettivo era dunque accelerare la

ripresa economica europea che avrebbe, secondo Truman, rafforzato il consenso degli europei di

fronte a queste novità economiche.

L’URSS dall’Europa voleva, invece, più risorse possibili per ricostruirsi (ovviamente in primis

c’erano i bacini tedeschi), senza mire espansionistiche.

Nel corso del 1947 c’è questo diverso orientamento della politica americana con irrigidimento

dell’URSS che aveva una profonda influenza politica sui partiti social-comunisti europei e d’Italia,

suggerendo, dunque l’URSS, un rinforzamento.

Nel periodo precedente allo scoppio della guerra fredda vi furono alcune realizzazioni di

lungo periodo che nella collaborazione di URSS e Usa avevano prodotto e furono in grado di

mantenere equilibri evitando che la guerra fredda diventasse guerra a tutti gli effetti. Si sta

parlando dell’assemblea di San Francisco del giugno del ’45 che da vita all’ONU, alla salvaguardia

di diritti umani, sanità, cultura, etc. all’insegna di una vera pacificazione reale tra i vari paesi del

mondo.

Quel relativo periodo di concordia tra il 47 e il 48 era caratterizzato poi anche dai trattati di

pace, e i relativi punti non risolti: il problema ad esempio della Germania occupata dagli alleati non

viene risolta come la questione italiana di Trieste. Stalin era infatti preoccupato per la Germania

poiché si temeva che questa potesse sorgere dalla ceneri più forte che mai.

I primi segnali di tensione si fecero sentire nella conferenza di Potsdam del 1945 tra Truman,

Stalin, Churchill, circa gli equilibri da mantenere: 39 58

Pagina di

- La Germania venne divisa in quattro parti che

vennero spartite tra USA URSS Francia e Gran

Bretagna, con le conseguenti espulsioni delle

minoranze tedesche da Polonia, Cecoslovacchia e

Ungheria. (ma la riduzione del Terzo Reich alla

piccola Germania produsse un esodo di tedeschi

nelle zone interne dei nuovi confini).

- Vennero definiti i termini di risarcimento di guerra.

- Venne riconosciuta l’URSS come potenza di

influenza sull’Europa Orientale.

Gli Inglesi e Americani ovviamente non tardarono a

manifestare il loro dissenso per questa chiusura

commerciale dell’Europa Orientale, per il nuovo disegno

delle forze comuniste e per il regime autoritario che sia andava definendo.

I rapporti tra Occidente e Oriente, quindi tra USA e Giappone, conobbero un notevole

aggravamento a seguito dello sgancio della bomba atomica da parte dei Giapponesi: è vero che la

bomba serviva sia per concludere in fretta il conflitto e forse sembrava anche una minaccia

indiretta all’URSS, ma al contempo fu esibita come segno di superiorità scientifica e tecnologica

del Giappone sugli USA.

Gli alleati Occidentali vedevano una preoccupazione nell’occupazione prolungata della

Germania da parte sovietica: la paura che da questa condizione potesse risorgere una Germania

sotto l’ala protettrice russa spinse gli alleati occidentali a lasciar cadere qualunque ipotesi di

amministrazione comune per puntare su una separazione dall’URSS e sulla ricostituzione delle

strutture produttive tedesche.

Le basi per la guerra fredda c’erano tutte.

I due blocchi.

La guerra fredda parte dal ’47, per i grandi interessi Americani in Europa.

La principale preoccupazione degli Americani era la realizzazione di un contesto di paesi

liberi ed economicamente solidi con cui creare un interscambio commerciale privo di vincoli,

indispensabile alla crescita commerciale della maggior parte dei paesi europei. A rendere questo

piano urgente, fu la crisi economica tra il 1946 e il 1947 legata alla mancanza, in tutti i paesi

coinvolti dalla guerra, di risorse finanziarie per acquisire materie prime e beni di ogni tipo, in primis

quelli di consumo.

Vi fu infatti il varo ERP (Programma per la ricostruzione europea) o piano Marshall che

prevedeva un piano d’aiuti per risollevare l’Europa (furono mossi infatti circa 13 milioni di dollari).

Gli americani si promossero ad aiutare tutti i paesi dell’Europa, ma non significa che tutti

accettarono. Infatti ad esempio, aderire al prestito aveva implicazioni politiche significative tra cui la

liberalizzazione totale del commercio, abolendo dunque il protezionismo. Nell’autunno del ’47

questa struttura di accordi bilaterali era sostanzialmente completata all’interno dell’organismo

GATT (accordo generale sulle tariffe di commercio internazionale) che aveva radunato paesi

europei e non; assenti erano gli stati europei orientali, ovvero coloro che furono liberati dall’armata

rossa e l’URSS, poiché Stalin aveva denunciato la politica economica americana e il piano

Marshall come un tentativo di asservimento al capitale americano: gli USA volevano infatti

avvalersi del sostenimento economico per attuare il contenimento.

L’adesione al piano Marshall divenne oggetto di dibattito politico all’interno dei singoli paesi.

Vinsero i punti di vista che intendevano aderire al progetto politico /culturale americano, ovvero

quelle non comuniste; vinse la critica di Stalin nella parte orientale europea: i dati economici

diedero ragione alla parte occidentale europea.

La Germania non essendo un paese poiché soggetto al controllo di tutte le potenze assieme,

costituiva un nodo centrale, comportando una inevitabile divisione

I sovietici a Berlino decisero di bloccare gli accessi alla capitale, essendo Berlino in mezzo

all’URSS: questa, era un’ operazione simbolica di quella guerra fredda, perché l’URSS non era in

grado di vincere uno scontro armato contro le arte potenze. Gli americani risposero con la

creazione di un aeroporto e una quantità straordinaria di voli che portavano Berlino beni di ogni

genere favorendo lo spostamento dei berlinesi vanificando questo singolare blocco dei sovietici.

40 58

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Fu questo passo ad accelerare l’unificazione delle parti territoriali di Francia e America

dando vita alla Repubblica Federale, a cui i sovietici risposero con la creazione del Repubblica

democratica tedesca.

La strategia americana di contenimento metteva la nascita della OECE (organizzazione per

la cooperazione economica europea) del 1948 che

comprende i principali paesi europei più Canada e

America, in cui si attua la prima cooperazione

economica dopo che l’ERP si divise i soldi che gli

Americani avevano messo a disposizione.

Avvenne poi nel 1949 la firma del Patto Atlantico

che nel 1950 da luogo alla Nato (sicurezza per

l’organizzazione militare del Nord Atlantico) che

comprende i paesi principali dell’Europa occidentale più

gli Stati Uniti e Canada.

La risposta sovietica a queste nuove

organizzazioni, oltre alla trasformazione in senso più

comunista e quindi non solo per l’espulsione di altre forze politiche dei governi, si ebbe il

riorientamento di quei paesi in senso socialista, adoperando misure come ad esempio la

collettivizzazione delle terre. Il patto di Varsavia venne firmato nel 1955, in risposta al patto NATO:

aveva il tentativo di creare un terzo polo, autonomo dagli altri due.

Le relazioni internazionali durante la guerra fredda, erano e sono esclusivamente concepite

per governare /evitare il conflitto e migliorare /incrementare i rapporti tra gli Stati. Si concepiscono

identità che si schierano, come nel caso della Germania e della Corea.

Alle soglie degli anni 50 l’Europa era divisa in due aree separate e ostili. Guerra fredda come

ostilità tra mondi: si registrava la totale delegittimazione dell’altro. Anche in Italia ciò era fortemente

radicato.

Tuttavia questa divisione aveva una sua intrinseca stabilità, il che non vuol dire che ogni

tanto la bilancia non pendesse da una parte o dall’altra necessitando dunque una ricostruzione

dell’equilibrio. Un esempio avvenne nell’estate del 1949 quando fu chiaro che anche i sovietici

avevano la bomba atomica: quel gap economico da quello americano era stato colmato.

Valutazione del peso specifico tra i blocchi.

Il terzo blocco (grigio) è di assoluta neutralità.

L’ URSS è effettivamente un impero idem gli USA anche se formulato in modo diverso.

Alleanze militari fortissime non alla pari ma in grado di far grandi danni. L’area grigia comprende i

paesi che ritengono che dalla loro vicinanza alle

grandi potenze e dallo schierarsi in alcune questioni

internazionali può derivare un contenimento della

tendenza del bipolarismo di bipolarizzare tutto il

mondo e una maggior rilevanza del peso specifico.

Tra questi paesi dell’area grigia ci sono Cina

comunista, Indonesia (preda fino agli anni ’70 di un

pericolo equilibrio per la compresenza di tre settori

nella società politica, ovvero il movimento islamista

politico – esercito nazionalista, in senso europeo –

partito comunista; si avrò la guerra civile di Sucarno

con la vittoria dei comunisti), India (la cui

indipendenza aveva dato origine a India e Pakistan,

che si allinea con i paesi filooccidentali, tutt’ora quindi

alleato della NATO). All’interno stesso dei paesi non allineati non si possono creare veri blocchi

essendo parecchie le rivalità.

I paesi non allineati non ottengono molto, non hanno nemmeno un progetto di intervento per

intervenire su quello che anche geograficamente si nota esser il divario tra Nord, comunisti e

capitalisti, e Sud del mondo, assai diversificati al loro interno. Certo è che a partire dagli anni in cui

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si crea il movimento dei non allineati si chiama questo polo come terzo mondo, designando quelle

aree del pianeta che ora noi chiamiamo Sud del mondo, aree che non hanno ricevuto uno sviluppo

industriale e politico.

La decolonizzazione.

o

Fu durante la seconda GM che avvenne l’implosione dei contesti coloniali perché vennero a

crearsi le basi economico/sociali/culturali di tale implosione.

Il disastro europeo e la perdita di un ruolo egemone nel contesto mondiale costituivano

elementi di delegittimazione degli imperi coloniali. Cambia soprattutto il contesto di colonie

africane, ma in particolare quelle asiatiche: il contributo che questa avevano dato alla guerra per

un nuovo ordine mondiale le spinse a chiedere e pretendere l’indipendenza.

Le principali potenze europee, sebbene la decolonizzazione fosse arrivata quasi al termine,

ancora non volevano riconoscerla. Ad esempio la Gran Bretagna era consapevole che la crescita

del nazionalismo e delle aspirazioni indipendentiste avrebbe reso insostenibili i costi dell’impero,

ma ancora non si sentiva pronta a rinunciare alla sua presenza nell’area del Mediterraneo

orientale, necessaria per la difesa degli interessi petroliferi e delle comunicazioni marittime.

India.

Il caso indiano è un grande esempio della decolonizzazione. Nello scontro tra le due guerra

l’India vide la compresenza sul suo territorio di tre forma di nazionalismo: gli hindu di Gandhi, il

Partito del Congresso e la Lega Musulmana.

La Gran Bretagna aveva coinvolta l’India nella collaborazione dello sforzo bellico senza

prima consultare le autorità locali: se il Partito del congresso si rifiutò, accettò la Lega Musulmana.

Il tutto portò all’indipendenza dell’India e alla separazione dai musulmani nel neonato Pakistan.

L’India divenne pertanto luogo di scontri religiosi: iniziò sin da subito un enorme esodo della

popolazione in un senso o nell’altro secondo le confessioni religiose. La vittima più importante fu

Gandhi, ucciso da un estremista hindu che lo riteneva responsabile di una separazione che aveva

sempre cercato di scongiurare.

Indocina.

La dittatura burocratica francese in Indocina vide insorgere parecchi nazionalismi, ma in

particolare furono i comunisti a riunire le fila della lotta anticoloniale per raggiungere

l’indipendenza: nacque nel 1941 il Fronte per l’indipendenza del Vietnam.

Cina.

Altro esempio riguardava l’estremo oriente cinese quando i comunisti cinesi di Mao vinsero

la guerra civile nel 1949. Il governo di allora della guerra contro i giapponesi era di pacificazione. I

comunisti erano tuttavia tollerati nel senso che partecipavano al conflitto contro il Giappone. La

presa di potere del partito comunista modificava gli equilibri che si riteneva di aver raggiunto; era

anche vero che i rapporti tra Mao e Stalin erano pessimi seppure fossero uniti da alcuni trattatiti

non di natura militare. Gli americani nella logica del contenimento persero quindi una grande punto

di appoggio in estremo oriente.

Nel 1971 si registrò un riavvicinamento americano – cinese. La nuova entità comunista

contribuisce a destabilizzare gli equilibri anche da un punto di vista militare. Nel giungo del 1950, i

cinesi appoggiano i comunisti della Corea del Nord che attacca il regime filo americano della

Corea del Sud. Potrebbe esser un evento non così importante, ma si trattò della prima volta che gli

americani intervennero in guerra anche se dall’altra parte non ci sono i sovietici: anche laddove le

grandi potenze fanno guerra nel periodo della guerra fredda, dall’altra parte non c’è mai

l’avversario diverso poiché significherebbe metter sul piatto un potenziale bellico eccessivo.

Medio Oriente.

Un’altra area in cui gli equilibri si modificarono senza dar luogo ad un conflitto ma con

interessi importanti per le due parti, fu in Medio Oriente (dal Marocco all’Iran): conflitto di tipo

nazionalistico. Il problema è che il nazionalismo in queste aree nulla a che vedere con la cultura

europea che ha dato origine al concetto di nazionalismo. Si tratta di nazionalismi costruiti dalle

potenze europee con delle funzioni tattiche durante i due conflitti mondiali: ad esempio per avere

dalla propria parte gli Arabi si costruiva un nazionalismo arabo promettendo degli Stati arabi simili

a quelli europei in cui alcune famiglie d’elite ricche potevano ritagliarsi un proprio spazio.

Quegli stessi stati avevano si confini registrati all’ONU, ma del tutto fittizi e casuali stabiliti

dalle ex potenze. Questi sentimenti nazionali trovavano anche terreno fertile in diversi settori della

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società commerciale e intellettuale, strumenti ideologici per liberarsi dei dominatori del momento,

ovvero l’Impero ottomano.

Finiti i conflitti mondiali le potenze si ritirano da questi luoghi coloniali lasciando confini in cui

non vi è alcun sintomo di compattezza, comportando la convivenza di culture rivali tra loro,

diversità assolutamente ingovernabile nel quadro delle relazioni internazionali degli Stati. Le

potenze come Gran Bretagna o Francia o USA e URSS si confrontarono in quest’area cercando di

indirizzare i nazionalismi e processi di indipendenza al fine di condizionare i sistemi politici

dell’avversare e quindi modificare il solito equilibrio.

Una delle questioni più rilevanti è quella di Israele e Palestina, area introno al quale si

posizionano gli Stati alleati dei due, paesi in cui modificare le componenti etniche avrebbe

sicuramente comportato uno sbilanciamento dell’equilibrio. In quegli anni l’arma del terrorismo

usato soprattutto dagli ebraici.

Nel novembre del 1947 interviene l’ONU per la convergente volontà di britannici e sovietici

stabilendo la costruzione di due stati, possibilmente democratici e non confessionali: uno ebraico e

uno palestinese, dividendo grosso modo a metà la Palestina facendo di Gerusalemme di una città

internazionale. La divisione della terra non comportava la divisione della popolazione. In questo

caso furono i nazionalismi arabi che cercavano di ostacolare sia la creazione di un altro stata

arabo sia uno stato fatto di immigrati europei perché percepito come un’altra forma di colonialismo

(anche se nella maggior parte dei casi si trattava di europei che sfuggivano dalle zone più

depravate dell’Europa).

Questa voleva esser formalmente una guerra civile contro il neonato Stato di Israele nel

maggio del 1948: ne nasce una guerra tra bande armate e l’esercito forte di Israele che oltre ad

aver la meglio conquista parte del territorio di un futuro stato arabo. A questo punto si parla quindi

di uno stato straordinariamente in bilico dal punto di vista etnico per la presenza di arabi e ebrei:

vengono dunque espulsi con la deportazione gli arabi.

Ne decenni successivi l’URSS cerca di diventare l’intermediario dei nazionalismi arabi,

mentre gli USA avranno atteggiamenti contraddittori: essi sono coloro che più hanno finanziato i

paesi arabi, contrastato la Gran Bretagna che ha concorso alla creazione di nuovi stati.

Nel 1953 in Iran si verifica un colpo si stato militare con la presenza di militari americani

contro un governo nazionalista di Mossadeq colpevole di aver nazionalizzato le aziende petrolifere

(le proprietà delle industrie estrattive di petrolio diviene lo stato): il duplice rischio degli americani di

venirsi ostacolati nel controllo delle fonti energetiche e la lettura di un’azione timicamente sovietica

spinge gli Americani a muover il colpo si stato, pur sempre restando nella logica del contenimento.

Ne nasce un nuovo regime sostenuto dagli americani fino al 1979.

La crisi di Suez del 1956 è innescata dal governo nazionalista egiziano di Nasser che decide

di nazionalizzare il Canale di Suez, affinchè lo stato egiziano possa godere dei proventi.

Intervengono subito militarmente inglesi e francesi avendo la paura che si tratti dell’ennesimo

episodio che li accumuna sull’orlo di guerra con l’URSS.

Da subito l’unione sovietica tiene però un modo basso perché area di occupazione

americana (nonostante fosse amica di Nasser e poteva influenzarne le decisioni), in più la

reazione degli stati uniti è molto dura svendendo franchi e sterline sul mercato internazionale. La

volontà britannica inglese e francese si china quindi rapidamente.

1956 autunno il fermento culturale a seguito della destalinizzazione dell’URSS influenza

anche i paesi dell’Europa orientale. E in uno di questi gli eventi sono più veloce: è il caso

dell’Ungheria, dove soprattutto a Budapest si registrarono profondi dissensi con il governo

filosovietico nel tentativo di realizzare forme di rappresentanza allargata anche ai non comunisti

senza rinnegare il socialismo, a favore di un socialismo nazionale. Il tutto venne stroncato con

l’intervento militare delle truppe del Patto di Varsavia. L’eco di quegli avvenimenti in occidente fu

straordinario dal punto di vista delle coscienze individuali. Tuttavia le relazioni internazionali sono

pur sempre deboli.

La decolonizzazione dei paesi non alleati.

Processi negoziali tra madrepatria e colonie: India, buona parte dell’Africa sub sahariana,

Marocco, Tunisia.

Sebbene fosse nata dall’integrazione di ben 500 stati principeschi, l’India non si

frammentò soprattutto per la volontà di creare una repubblica parlamentare di tipo federale sotto la

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guida di Nehru. Egli adoperò subito una modernizzazione del paese attraverso i piani

quinquennali, ma se si ottennero buoni risultati nell’industria, non fu così per l’agricoltura: le

campagne furono infatti colpite da una grave carestia. Per fronteggiarle venne applicata la

rivoluzione verde, molto caldeggiata dagli Americani: iniziarono ad esser distribuite sementi

speciali che garantivano alta produttività.

Pressione internazionale, conflittualità interna alla colonia e incapacità della potenza

coloniale di mantenere l’ordine: Indonesia nel 1945 – 49 (strettamente legata agli USA), Zimbabwe

1964 – 79, Namibia 1990. Qui si sta parlando di vere e proprie guerre civili.

Guerre di liberazione nazionale e intromissione delle grandi potenze: Indocina (1945 –

54), Algeria (1954 – 62), Kenia (1952 – 63), Congo belga/Zaire (1959 – 65), Mozambico (1961 –

91), indipendenza 1975. Le potenze intervengono ma mai con un controllo diretto poiché siamo

pur sempre in guerra fredda.

Molto più duro fu il raggiungimento dell’indipendenza dell’Algeria dalla Francia, dove

l’esercito francese composto da ex militari, non si limitava alla guerriglia ma anche a crimini contro

i civili.

Conclusione.

In generale l’indipendenza nasce in virtù di

un vizio geopolitico di fondo, dal momento che i

confini furono stabiliti con notevole

approssimazione dalle potenze coloniali senza

tener presente il problema di convivenza di popoli

completamente diversi. Ciò comportò, fra le tante

cose, anche conflitti etnici di natura molto grave

come il caso del conflitto tra Hutu e Tutsi in

Ruanda.

La fine del colonialismo configura con uno

scenario inedito: l’incapacità delle super potenze

di dare risposte alle nuove singole realtà,

arrivando alla tendenza di contatto di schieramenti

fuori dai blocchi. Nel 1955 avvenne la conferenza

di Bandunga in Indonesia: venne offerta dal

presidente dell’Indonesia riunendo circa una

trentina di paesi i cui leader non otterranno praticante nulla. Probabilmente l’unica vera conquista

si registrò nel 1960 quando l’ONU condannò il colonialismo.

Decolonizzazione è da considerare come uno dei presupposti della modernità politica. Nel

frattempo questo concetto complica anche la semplicità del mondo che si era così diviso e

organizzato intorno alle due grandi superpotenze.

L’America Latina nel bipolarismo

o

Sotto la guida di Peron, l’America Latina conobbe un breve periodo di miglioramento

economico con il peronismo a metà tra il comunismo e il capitalismo: venne effettuata la

nazionalizzazione delle attività di esportazione e importazione nei settori in cui più forti erano gli

interessi statunitensi e britannici.

Subito però arrivò la crisi con l’aumento del costo del lavoro, la riduzione delle spese militari

che comportarono una grave svalutazione della moneta, la perdita quasi completa delle riserve

nazionali e un drammatico aumento del debito pubblico. A tutto questo si deve aggiungere

l’accordo con la Stanadr Oil per la valorizzazione dei giacimenti di petrolio e l’accentuazione degli

atteggiamenti anticlericali con la legge sul divorzio. Il tutto costrinse Peron alle dimissioni.

Cuba.

All’interno dei vari avvenimenti che colpì questo paese, non si può non accennare al caso di

Cuba: dopo il raggiungimento dell’indipendenza fu sempre attraversata da periodi di forte instabilità

con continui interventi Americani. 44 58

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Nel 1956 Fidel Castro e i suoi uomini, tra cui Guevara, arrivò a Cuba con l’intento di

rimuovere il governo autoritario e filoamericano di Batista: questo infatti in cambio dell’appoggio

militare, difese il sistema di sfruttamento dell’isola. Con l’insurrezione dell’Avana, Batista scappò.

Gli Americani riconobbero subito il nuovo governo, che godeva di simpatie tra gli Americani,

simpatie destinate ad aumentare quando Castro promise che non vi sarebbero state aggiunte

comuniste al governo.

La situazione mutò quando cuba nel 1960 accettò l’offerta dell’URSS per la vendita del

raccolto di canna da zucchero e gli USA posero l’embargo sulla importazione della produzione

cubana e su tutte le merci americane dirette all’isola. Gli Americani ruppero nel 1961 le relazioni

diplomatiche con Cuba e cominciarono ad appoggiare le fila anticastriste: venne organizzato uno

sbarco alla baia dei Porci con l’intenzione di rovesciare Castro che proclamò Cuba prima

repubblica socialista d’America.

La richiesta di aiuto militare cubano all’URSS rappresentò l’extrema ratio di Castro: senza

uno schieramento preciso nell’area d’influenza dell’URSS, la sua esperienza era destinata a fallire.

Quando nel 1962 tecnici sovietici installarono missili a Cuba, gli Americano lo scoprirono e

iniziarono a rompersi i rapporti tra le due superpotenze e per poco non scoppiò il conflitto.

Un accordo voluto a tutti i costi da entrambi i paesi allo smantellamento dei missili cubani, in

cambio dell’impegno statunitense a non invadere Cuba e a rimuovere a sua volta le basi

missilistiche costruite lo stesso anno in Turchia.

L’America Latina nel bipolarismo

o

Sotto la guida di Peron, l’America Latina conobbe un breve periodo di miglioramento

economico con il peronismo a metà tra il comunismo e il capitalismo: venne effettuata la

nazionalizzazione delle attività di esportazione e importazione nei settori in cui più forti erano gli

interessi statunitensi e britannici.

Subito però arrivò la crisi con l’aumento del costo del lavoro, la riduzione delle spese militari

che comportarono una grave svalutazione della moneta, la perdita quasi completa delle riserve

nazionali e un drammatico aumento del debito pubblico. A tutto questo si deve aggiungere

l’accordo con la Stanadr Oil per la valorizzazione dei giacimenti di petrolio e l’accentuazione degli

atteggiamenti anticlericali con la legge sul divorzio. Il tutto costrinse Peron alle dimissioni.

Cuba.

All’interno dei vari avvenimenti che colpì questo paese, non si può non accennare al caso di

Cuba: dopo il raggiungimento dell’indipendenza fu sempre attraversata da periodi di forte instabilità

con continui interventi Americani.

Nel 1956 Fidel Castro e i suoi uomini, tra cui Guevara, arrivò a Cuba con l’intento di

rimuovere il governo autoritario e filoamericano di Batista: questo infatti in cambio dell’appoggio

militare, difese il sistema di sfruttamento dell’isola. Con l’insurrezione dell’Avana, Batista scappò.

Gli Americani riconobbero subito il nuovo governo, che godeva di simpatie tra gli Americani,

simpatie destinate ad aumentare quando Castro promise che non vi sarebbero state aggiunte

comuniste al governo.

La situazione mutò quando cuba nel 1960 accettò l’offerta dell’URSS per la vendita del

raccolto di canna da zucchero e gli USA posero l’embargo sulla importazione della produzione

cubana e su tutte le merci americane dirette all’isola. Gli Americani ruppero nel 1961 le relazioni

diplomatiche con Cuba e cominciarono ad appoggiare le fila anticastriste: venne organizzato uno

sbarco alla baia dei Porci con l’intenzione di rovesciare Castro che proclamò Cuba prima

repubblica socialista d’America.

La richiesta di aiuto militare cubano all’URSS rappresentò l’extrema ratio di Castro: senza

uno schieramento preciso nell’area d’influenza dell’URSS, la sua esperienza era destinata a fallire.

Quando nel 1962 tecnici sovietici installarono missili a Cuba, gli Americano lo scoprirono e

iniziarono a rompersi i rapporti tra le due superpotenze e per poco non scoppiò il conflitto.

Un accordo voluto a tutti i costi da entrambi i paesi allo smantellamento dei missili cubani, in

cambio dell’impegno statunitense a non invadere Cuba e a rimuovere a sua volta le basi

missilistiche costruite lo stesso anno in Turchia. 45 58

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1962 – 1972: la distensione.

o

Il decennio 1962 – 1972 ha due parametri di interpretazione opposti: si verifica una crisi

dell’equilibrio, con conseguenza un conflitto che da freddo passa a caldo a cui segue un periodo di

distensione (secondo la logica inscindibile di bipolarismo armata: guerra e poi pace per portare

l’ordine). Ci può esser infatti una tensione per guadagnare qualcosa o perché qualcuno cerca di

mutare gli equilibri a cui deve per forza seguire una distensione.

La condizione di esser di fronte ad una sfida di portata mondiale e centrata sui problemi dello

sviluppo, era stato il contenuto principale della campagna elettorale di Kennedy che additava ad

una nuova frontiera: obiettivo di crescita che dovrebbe vedere gli USA nell’ottica di Kennedy

strumento di aiuto e appoggio per conquista di modelli di vita migliori soprattutto per il Sud del

mondo. Obiettivo anche strategico per ancorare il Sud del mondo al modello statunitense di

sviluppo.

Si tratta di una strategia politica che incrementa l’iniziativa politica americana nel mondo; il

primo risultato è una forte stretta da parte degli USA sull’America Latina. Lo sviluppo del mondo su

modello occidentale si affianca alla penetrazione armata.

Dopo i casi della guerra in Vietnam e di Cuba, in particolare circa la questione di basi

missilistiche sovietiche nell’isola, ora iniziano prove di distensione con una serie di accordi

diplomatici che hanno come obiettivo la riduzione della corsa all’armamento e al potenziamento

dell’armamento strategico quindi in grado di distruggere: si vuole bloccare l’evoluzione delle armi al

fine di investire i soldi in altre evoluzioni comportando un abbassamento delle tensioni.

Arriva in quegli anni anche il movimento della Santa Sede con Giovanni XIII e la sua

l’enciclica del 1963 che parla di politica internazionale. In compenso il successore, Paolo VI sarà

un gran viaggiatore favorendo i patti.

A spingere e aiutare la distensione ci sono diversi fattori, ad esempio si può concepire la

distensione con la riduzione degli armamenti quando si ha la percezione di esser arrivati alla pari.

Infatti l’URSS aveva raggiunto la parità tecnologica e strategica americana e pertanto si dimostrerà

ben accetta a partecipare a questi accordi essendo ormai senza fondi.

1978 oltre ad una amplificazione di alcune tematiche anticapitalistiche in Europa che si erano

sviluppate in America, si verificarono manifestazioni di dissenso che diventarono tentavi concreti

per creare forme di autonomie concrete dando luogo alla primavera di Praga, orientamento del

governo in accordo con i patti di Varsavia con la volontà di creare una propria politica interna e

esterna, non rinnegando il socialismo ma costruendone una partito più partecipativo. Anche in

questo caso la risposta sovietica è l’occupazione militare.

Tra il 71 e il 73 c’è una svalutazione molto forte del dollaro: gli Americani devono pagare di

più, perché finchè il dollaro vale meno serve una quantità maggior di danaro da pagare nei loro

debiti che hanno praticamente da sempre, anche per sostenere delle guerre che hanno in tutto il

mondo e favorire lo sviluppo degli armamenti.

La causa deriva da una crisi negli approvvigionamenti petroliferi che apre a fine anni 60 e

cha ha il culmine nel 73. Il petrolio era ed è la principale fonte energetica. Il tutto comporta che la

nascita dell’OPEC, al fine di mettere d’accordo gli stati consumatori di petrolio su modalità e prezzi

di vendita del petrolio. Gli USA capiscono di poter entrare in crisi nel momento in cui viene alzato il

prezzo del petrolio, pertanto adoperano la svalutazione del dollaro.

Si ha poi una ri-esplosione del conflitto arabo israeliano che provoca come risposta politica

dei paesi produttori di petroli prima una cessazione della produzione del mercato del petrolio

almeno per un giorno provocando un aumento del prezzo.

Da parte americana si ha un ulteriore incentivo alla distensione. Accordi TALT (colloqui di

limitazione delle armi strategiche): avvengono in varie tornate tra il 72 e il 79. Tale distensione

mette fine al periodo della guerra fredda, ma il bipolarismo continua fino al 1991. Ci saranno altri

momenti di tensione ma senza importanti momenti risvolti.

Gli Accordi di Helsinki del 1975 firmati da una quarantina di paesi, sia di un blocco che

dell'altro, da un lato raccolgono dei temi finalizzati a tutelare i diritti umani e la libertà di 46 58

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espressione, e dall'altra rimane valida quella bipolarizzazione del mondo. Nella fattispecie era una

esplicita ammissione sia da parte europea che statunitense che i nazionalismi all'interno dell'URSS

non sarebbero stati appoggiati, in particolare ci si riferiva ai paesi baltici che avrebbero voluto

uscire dall'URSS.

Il clima di distensione è favorito anche da una modesta ma significativa ripresa del

protagonismo politico internazionale degli stati europei.

Gli elementi più significativi in relazione al bipolarismo sono gli interventi di politica attuati a

metà degli anni 60 dal cancelliere social democratico tedesco Willy Brandt che a partire dal

riconoscimento delle responsabilità tedesche del secondo conflitto mondiale conclude una serie di

trattati accessori con i paesi vicini, soprattutto Cecoslovacchia e Polonia, perché c'erano ancora

problemi di confini.

La Comunità Europea.

o

Nei paesi ad organizzazione democratica i

livelli di vita tendevano, già a partire dal 1948 con

l'arrivo del piano Marshall, a omogeneizzarsi

lentamente fra loro; e quindi un processo di

integrazione fra questi paesi appariva

economicamente proficuo perché avrebbe creato

un'area di scambio, un mercato più vasto nella

prospettiva sul lungo-medio termine di

omogeneizzare gli standard formativi, i valori dei titoli

di studio e i percorsi culturali necessari per conseguirgli.

L'unione di tipo funzionalista poi porterà all'odierna Unione Europea; si parla di unione di tipo

funzionalista perché il processo di creazione deriva da un'aggregazione successiva di alcune

funzioni per lo più economiche di alcuni settori, non ha nulla a che vedere con un progetto politico

federativo: si tratta di mettere in comune alcuni settori a partire da quelli strategici, il primo passo è

nel 1951 la creazione della Comunità Europea del carbone e del acciaio.

Gli ostacoli per questa scelta di un governo sovranazionale sono sicuramente l'URSS, che

era sicuramente contraria e intendeva ostacolare qualsiasi progetto federativo che avrebbe creato

ai propri confini un soggetto politico economicamente forte e alleato con gli USA. Anche dagli USA

arrivavano ostacoli significativi, dopo la prima realizzazione del MEC (Mercato Europeo Comune)

che fu firmato con il patto di Roma del marzo 1957, questa creazione finiva inevitabilmente a

creare un attore internazionale autonomo, non era un soggetto politico era solo un soggetto

economico solo che la oggettiva forza industriale di mercato era già paragonabile almeno alla

capacità del mercato statunitense, cioè sarebbe diventato un altro soggetto in grado di influenzare

le politiche economiche internazionali; e da qui ostacoli da parte americana che ad esempio

lasciano fuori la Gran Bretagna, che apparirebbe un naturale partener già dal 1957 per fare

un'unione anche solo economica dell'Europa, i particolari rapporti tra Inghilterra e USA frenano

l'ingresso ed evitano l'ingresso nella Comunità Economica Europea e di fatto depotenziano la

stessa Comunità Economica Europea.

Nel 1973 Danimarca, Irlanda e Regno Unito entrano nell'Unione, è l'anno della crisi

economica, l'accelerazione di questa crisi spinge anche gli USA a suggerire alla Gran Bretagna

l'opportunità di fare un fronte economico comune con l'Europa continentale.

Una costituzione democratica è una delle caratteristiche per far parte della CEE. L'ondata

successiva è l'ingresso di paesi neutrali perché si stemperando in modo definitivo le tensioni

internazionali e quindi aderire a un'organizzazione internazionale e ha un progetto federativo

economico che oggettivamente è occidentale, non comporta più uno sbilanciamento di campo.

47 58

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La fine del bipolarismo.

Alla crisi di quei primi anni 70 si risponde più o meno in tutto il mondo, Europa e USA

compresi, con politiche neo liberali. Il presidente degli USA Ronald Reagan articola sua strategia

di intervento neo liberista, i capi saldi sono sostanzialmente tre:

la riduzione dei salari;

 la limitazione degli oneri pubblici, attraverso la contrazione della spesa sociale, e

quindi modificando il welfare che era uno dei sistemi (soprattutto in Europa) di

stabilizzazione sociale;

taglio delle imposte per le imprese produttive e per gli strati più ricchi della

popolazione, nella convinzione che questi siano due elementi per rilanciare lo sviluppo

economico.

I risultati sono assai scarsi, anche perché la riduzione della spesa pubblica per il welfare e la

riduzione delle entrate fiscali si coniugano con un ri-aumento fortissimo delle spese militari dovuto

a un rilancio, con una funzione di politica interna, viene ridata forza al nemico esterno che è

naturalmente l'altro polo sovietico: l'URSS, che Reagan chiama "l'impero del male".

È il periodo in cui si studia il famoso scudo stellare, cioè il più grosso progetto di spesa

militare che però drena le finanze degli USA di tutti quei risparmi che aveva acquisito con la

riduzione della spesa per il welfare. Ed una fase di riacutizzazione breve della guerra fredda che

ha come principali snodi di tensione in America latina dove gli USA invadono Granada, Panama,

appoggiano la guerriglia nel Salvador, in Medio Oriente di danno le armi ai mujaheddin che

combatto l'invasione sovietica nel nord dell'Afghanistan, Saddam Hussein viene creato, formato e

armato dagli USA in funzione anti-iraniana; queste sono alcune delle tipologie di intervento che

Reagan mette in campo nella sua strategia di ripresa della contrapposizione contro l'impero del

male. Tale percorso si stempera abbastanza rapidamente con il nuovo presidente George H. W.

Bush senior, che invece tornerà a colloquiare con la controparte sovietica per ulteriori SALT e

accordi di riduzione degli armamenti. Questo perché c'è un paese che non reagisce, l'URSS contro

la crociata di Reagan non risponde. Non rispondono perché sul lungo-medio periodo l'URSS stava

peggio che l'occidente, la crisi economica del 73 non fa nulla di diretto perché è una crisi che si

innesta sulla questione petrolifera (l'URSS è il maggiore produttore di petrolio) ma il disagio

complessivo dell'economia dell'URSS viene da più lontano, c'erano debolezze strutturali tipiche di

tutte le economie pianificate, economie chiuse cresciute come mercati isolati, tutto avveniva in un

circolo "ristretto", non aveva contatti con il fuori, in genere questi contatti esterni erano di due tipi:

dinamico ed economicamente significativo ma modesto per questioni di contrapposizione

internazionale avveniva con i paesi sviluppati dell'Europa; il secondo tipo di contatto economico

era sostanzialmente un aiuto a paesi terzi, lontano e poveri che si sperava di tenere dalla propria

parte nel contesto del bipolarismo strategico.

L'economia e l'industrializzazione pianificata e autosufficiente dell'URSS mostrava già nella

prima metà degli anni 70 sintomi vistosi di atropia che ne penalizzava anche l'iniziativa politica

rendono assai poco efficace la sua capacità di attirare o di mantenere consensi geopolitici in un

mondo post coloniale che necessitava sostanzialmente di investimenti di integrazione

commerciale, di innovazione tecnologica che USA, Giappone, Europa occidentale erano in grado

di fornire.

Dal 1982 l'URSS era morto Breznev, nel 1985 la scelta cade su Michail Gorbacev, un

esponente poco più che cinquantenne e quindi del tutto estraneo a quella che era stata

l'esperienza della guerra; la popolarità del nuovo leader nelle relazioni internazionali e nell'opinione

pubblica occidentale fu da subito molto alta perché si rivelò un'eccezionale partner per il 48 58

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presidente degli USA Bus nel intensificazione e nella realizzazione di accordi per il disarmo. Fu del

tutto fallimentare la sua azione politica all'interno dell'URSS.

Cosa cambia nelle relazioni internazionali?

La guerra fredda a questo punto si stempera quasi completamente, Bush e Gorbacev

scelgono la via opposta ai predecessori, e il concetto non diventa più la parità degli armamenti ma

quello di una reciproca sicurezza, ottenuta con la distruzione degli armamenti. Lo snodo è un

accordo del 1987.

La guerra fredda finisce quando l'URSS sparisce.

Sul piano interno Gorbacev non può affrontare in modo netto una serie di questioni in campo

economico e politico che avrebbero stravolto il sistema di potere del "socialismo reale" così come

si era configurato nell'epoca della guerra e quindi con le esigenze della guerra; come tutte le

economie di guerra un paese che era poco industrializzato aveva esasperato la produzione della

grande industri pesante, produceva una quantità di aerei, rotaie e infrastrutture necessarie

inizialmente per collegare un paese così vasto e poi per difenderlo, e poi semplicemente

necessario per far lavorare decine di milioni di persone. Mancava drasticamente l'altro settore che

era quello tipico dello stile di vita dell'occidente ovvero la produzione di beni di consumo; i beni

erano importati con dei costi alti. Altra questione sarebbe il tema del rapporto della proprietà della

terra, della necessità di grandi proprietà perché vengano efficientemente coltivate con metodi

moderni.

La burocrazia politica era ugualmente atrofizzata, gli apparti dello stato costituivano un freno

quasi ad ogni iniziativa, una decisione per essere presa dove passare attraverso molti passaggi

che la sua tempestività veniva completamente resa meno. La sfida di Gorbacev avrebbe dovuto

essere quella di rifare lo stato partendo dall'economia; il problema è che il centro non sapeva bene

come funzionasse l'economia della periferia, il ministero per lo sviluppo industriale non aveva ben

chiaro quante milioni di tonnellate di ghisa venissero prodotte e con quanti milioni di tonnellate di

carbone avevano a che fare e nemmeno quanti milioni di operai ci lavorassero. Il sistema di

trasmissione delle informazioni economiche era del tutto falso e inefficiente, ed era inefficiente il

più delle volte per volontà dei quadri locali perché il controllo di quest'informazione nella

manipolazione delle stesse creavano i loro "orti di potere" e i loro guadagni.

Gorbacev avviò varie riforme seguendo tre parole d'ordine:

Perestroika significa "ristrutturazione" era stata lanciata in un famoso discorso nell'87.

Glasnost che significa "trasparenza".

Uskorenie che significa "accelerazione", "spinta in avanti", esprime era la necessità di

forzare i tempi di sviluppo economico, di ristrutturare quelle inefficienze già presenti.

La perestroika era in fondo sostanzialmente un cauto tentativo riformistico che intendeva

rinnovare quello stato e quell'apparato dello stato del partito che si mischiavano fra loro che era la

fonte di tutti i rallentamenti economici a partire dal rallentamento del flusso delle informazioni

economiche, una lotta all'inefficienza e alla corruzione. Per fare questo serviva del consenso per

smantellare la capacità, le articolazioni eccessive dello stato del partito e della periferia serviva del

consenso, era un modo molto occidentale di porre la questione molto amato dal pubblico

occidentale; la glasnost voleva appunto intervenire in questa direzione, è un'apertura al dibattito

politico, tutto si poteva pubblicare a partire dall'87-88-89 l'URSS prende il suo ruolo nel commercio

librario discografico internazionale perché tutto è stampabile, l'URSS aveva anche tante

infrastrutture per cui si comincia ad andare a stampare in Unione sovietica. La glasnost vuol dire

anche la concessione alla rinascita di una serie di partiti diversi da quello comunista. La glasnost

sviluppa una diffusissima capacità di volontà critica molto forte nei riguardi di ogni attività del

regime, nascono molte radio private e l'appartato dello stato e del partito è sotto attacco mediatico

da ogni parte, da parte religiosa, da parte delle minoranze etniche, da parte di culture altre che

49 58

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stavano all'interno dell'URSS. In parte era ciò che voleva Gorbacev e in parte era un elemento

disgregante, perché con la pereistroika nel giro di tre anni Gorbacev riesce a sostituire l'85% dei

membri del comitato centrale ciò dei capi massimi dello stato, oltre il 95% dei funzionari di partito

regionali e locali, di fatto ha smantellato il partito nel tentativo di rinnovarne completamente i

quadri. Si sviluppa una lamentazione gigantesca continua e nulla invece viene effettivamente fatto

per migliorare il tenore di vita. L'URSS non era in guerra con nessuno, non era in crisi economica

(aveva un'economia del tutto sbilanciata, aveva tutte le risorse per riorientare l'economia in un'altra

direzione) il problema era chi mandava in questa direzione, il modello occidentale è un'iniziativa

individuale con lo stato che controlla, organizza e indirizza, era probabilmente negli obbiettivi di

Gorbacev lo stesso progetto, tuttavia non poteva realizzarsi tutto ciò in un così breve periodo, non

c'era da parte dello stato nessuna capacità di indirizzare l'economia a una sua ristrutturazione

perché ad esempio sarebbe stato necessario un maggiore collegamento con i mercati

internazionali. Per avere un maggiore collegamento con i mercati internazionali serviva mettersi

d'accordo con gli altri stati per avviare flussi ed interscambio di merci, serviva sopratutto che

fossero aperte delle linee di credito internazionali, perché tendenzialmente di trattava di utilizzare

ancora il dollaro o yen, l'URSS non faceva parte di nessuno di quei grandi organismi internazionali

di tipo economico che erano nati con il piano Marshall, non faceva parte del fondo monetario

internazionale che nel 1985 era il risultato della trasformazione del gap (che era la tariffa sul

commercio internazionale) non faceva parte di questi organismi e non ottenne prestiti ne

facilitazioni dalla finanza internazionale che era ancora oggettivamente segnata dalla necessità di

vincere una guerra fredda.

L'apertura del partito politico alla libertà di stampa sul piano interno senza la capacità di

ristrutturare e di rilanciare l'economia creano le condizioni politiche per la dissoluzione dell'URSS,

che comincia a perdere pezzi. Tra il 1987 e il 1990 si affrancano in maniera incruenta dal

protettorato sovietico i paesi dell'Europa orientale a cominciare da Estonia, Lettonia, Lituania e

Polonia, una delle curiosità è che fra Polonia e Lituania rimane un pezzo di Russia.

Questa tendenza avviene anche all'interno dell'URSS soprattutto in area caucasica, dove si

sviluppano dei conflitti ma interetnici, la differenza è la complessità delle presenze etniche e

culturali nelle repubbliche dell'Unione sovietica che erano state tagliate in quanto tutto veniva

deciso a Mosca, il che rendeva meno significative le compresenze o le frizioni fra etnie diverse.

A questa tipologia di conflitti interetnici Gorbacev risponde senza nessun intervento militare,

manda pacificatori, medici e mediatori culturali, che è una straordinaria innovazione ma non è un

modo per conservare il potere centrale.

Nel 1991 Gorbacev si inventa una nuova forma per tenere assieme quello che era rimasto

dell'URSS, la CSI (Comunità Stati Indipendenti). Una forma federativa che restituiva l'indipendenza

totale a tutte le repubbliche dentro l'URSS. La CSI avrebbe dovuto costituire un vincolo federativo

alla occidentale cercando di tenere assieme delle realtà che se si fossero divise avrebbero

provocato scontri e conflitti. Nel giugno del 90 mentre si avviava al processo di creazione della

Comunità Stati Indipendenti la Russia aveva fatto (una di queste repubbliche) le sue libere

elezioni; prime elezioni non pilotate dal centro, si afferma il partito del presidente di Russia Boris

Eltsin, che anch'egli membro del comitato centrale del partito comunista. Eltsin è fautore nel

giugno del 1990 della dichiarazione di indipendenza di Russia dall'URSS, questo svuota il

significato stesso della CSI a cui formalmente aveva aderito Eltsin nel 1991. Nel agosto 1991 la

situazione viene giudicata inaccettabile, la maggioranza del comitato centrale del partito comunista

e la quasi totalità del governo sovietico decidono un colpo di stato; è il 19-21 agosto c'è il colpo si

stato. Il colpo di stato avrebbe dovuto riportare tutto a posto, ma è un colpo di stato che viene

annunciato in televisione, arrivano carriarmati al centro Mosca e Leningrado, vengono ordinate alle

fabbriche russe 25 milioni di manette. Non ci sono operazioni militari non si effettuano arresti, dal

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centro non arriva nessun ordine. La seconda potenza militare del mondo è paralizzata dalla

confusione della catena da comando, Gorabcev non appoggia il golpe lui dovrebbe dare un ordine.

Ad agire con maggiore convinzione è l'opposizione, dopo tre giorni si torna alla normalità e l'URSS

sparisce senza un atto formale.

Con un processo indipendente da quello dell'URSS e dovuto a dinamiche interne che

derivano dalla perdita dei loro due grandi leader storici Tito per la Iugoslavia e Enver Hoxha per

l'Albania in quegli stessi anni si disgregano altri paesi dell'area.

Lo scenario a questo punto è mutato. Il crollo dell'URSS ha reso evidente l'esistenza di un

sistema multipolare che difficilmente avrebbe potuto emerge fino a che tutte le attenzioni erano

attratte da quei due grossi poli e dalla necessità di non creare disequilibri per evitare conflitti.

La fine del bipolarismo non segna solo la vittoria degli USA sull'URSS, si assiste dopo

l'URSS a una mondializzazione delle relazioni commerciali, il G7 nasce nel 1985 è una riunione

che tocca i temi politici ed economici dei grandi della Terra.

Negli anni successivi alla dissoluzione dell'URSS la Russia verrà naturalmente ammessa agli

organismi economici internazionali.

La mondializzazione dell'economia e delle relazioni internazionali non evidenziano il

passaggio ad un mondo unipolare.

La Cina dalla rivoluzione culturale all’economia di mercato.

o

Le basi del potere della Cina di Mao Zedong stavano nella campagna: se il partito comunista

ben si radicò qui, più difficile la situazione in città.

Elemento costate della vita di questo paese erano le sollevazioni di massa: la prima

chiamata il grande balzo avvenne nel 1958 a seguito dei mediocri risultati della produzione

agricola. L’esito fu disastroso e sfociò nella carestia degli anni 1959 – 1960. Mao non prese atto di

ciò e anzi, fece notare i grandi passi ottenuti nell’industria.

All’interno del partito però iniziò a generarsi sfiducia in lui e si iniziarono a prendere

atteggiamenti più pragmatici non privi di qualche apertura liberale. Tra questi abbiamo Xiaoping.

I fenomeni di corruzione che si accompagnavano a errori politici e a scelte economiche

infelici, determinarono uno scontro tra gli istituti fondamentali del paese: si creò una situazione di

stallo in cui la posta in palio era l’economia agricola e l’egemonia dei contadini. Mao cercò di

muovere le masse contro coloro che promuovevano il ritorno ai metodi capitalistici per la

produzione agricola. L’esito fu una rivolta culturale per sottrarre la Cina a quei pericoli di

involuzione che avevano travolto l’URSS.

L’attacco sferrato da Mao alle strutture del partito si allargò progressivamente fino a

raggiungere i livelli più bassi della gerarchia, ma si estese anche al di fuori del partito: tra

intellettuali, nelle università nelle scuole fino a quando nel 1966 tutte queste persone operarono

una grande mobilitazione. L’esercito chiamato a sedare tale mobilitazione si rivolse contro le

guardie rosse e occupò i centri della vita civile.

Solo nel 1968 – 69 la lotta sanguinosa si attenuò grazie allo sforzo mobilizzatore di Mao.

L’epilogo fu una straordinaria epurazione attraverso la rieducazione nel lavoro manuale e

una riconversione ideologica.

Sebbene Mao operò una modernizzazione del paese, questa avvenne definitivamente sotto

Xiaoping che disse di voler apportare quattro modernizzazioni: industria, agricoltura,

scienza/tecnica, forze armate.

Erano però troppo forti le tensioni per la modernizzazione economica e il monopolio politico

del Partito Comunista. Tali tensioni sfociarono nell’esempio più negativo: dopo settimane di

51 58

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manifestazioni studentesche nella piazza Tian’anmen di Pechino, venne aperto contro di loro il

fuoco. Si aprì una ferita profonda nella società cinese e in quella di tutto il mondo che simpatizzava

con quegli studenti. La modernizzazione del paese continuò senza però aprire i portoni della

politica. America Latina fra instabilità politica e crisi economica.

o

Allende vinse le elezioni contro Frei Montalva dopo che questo aveva tentato di indebolire il

peso delle compagnie americane in Cile, inimicandosi gli USA. Ma questi divennero ostili anche

nei confronti di Allende per il suo progetto di trasformazione socialista da attuare attraverso la

nazionalizzazione delle miniere di rame e una più radicale riforma agraria.

La crisi economica accentuò le tensioni sociali, pertanto non dobbiamo stupirci se allende

subì il colpo di stato da parte del generale Pinochet. Questo evento fu seguito da una serie di

violenze che miravano allo smantellamento di tutti gli avversari politici quindi le classi dirigenti di

sinistra.

Argentina.

Qui il miracolo economico avvenne, ma non senza difficoltà.

Rafael Videla conduceva un regime dittatoriale assai brutale in un clima di gravi crisi

economica e tensioni sociali. Videla fu seguito da Alfonsìn: si ritornava al pluralismo, ma le

illegalità continuavano ad esistere.

La limitata epurazione dei militari coinvolti nei crimini maggiori, la necessità di imporre una

politica austera per far fronte a un’economia al limite del collasso e aun debito estero che non era

possibile onorare, le fragilità delle istituzioni pubbliche, diedero vita alla propaganda di Carlos

Manem che vinse le successive elezioni: adottando una politica neoliberista, condusse l’Argentina

al miracolo economico.

In America Latina vanno sottolineate due cose:

- L’ampio ricorso delle politiche neoliberiste in tutti i paesi soggetti alla transizione: Cile,

Perù, Bolivia, Honduras, Salvador, Uruguay, Guatemala, Paraguay, Panama.

- La transizione si concluse in tutti i casi negli anni ’80 con l’esclusione dell’Ecuador dove

questo passaggio avvenne nel 1979 e del Cile nel 1990.

Giappone, India e le tigri asiatiche.

o

Le tigri asiatiche sono Hong Kong, Singapore, Corea Del Sud, Taiwan.

Queste regioni conobbero negli anni 80 un notevole progresso economico diventando il

centro delle relazioni internazionali.

Il centro economico dell’Asia è sicuramente il Giappone e nessun paese conobbe un

miglioramento economico paragonabile a quello del Giappone: il tutto fu favorito dalla

combinazione di innovazioni tecnologiche, sistemi di organizzazione del lavoro e forti investimenti.

L’apprezzamento delle yen fece poi salire il numero di richieste di abitazioni, consumi e beni

voluttuari; favorì inoltre anche l’incremento degli investimenti esteri.

Meno decisa rispetto al Giappone era la crescita economica di Pakistan e India.

Il Pakistan era un grande alleato degli USA; sfruttò la sua collocazione strategica per un

miglioramento economico. Il Pakistan nacque a partire dalla scissione dall’India per saparare gli

hindu dai musulmani; ma questo paese conobbe una seconda scissione che vede la nascita del

Bangladesh (Pakistan orientale).

Nel 1979 iniziò l’islamizzazione tramite l’applicazione della shariah dell’Afghanistan. La

vicenda del Pakistan è strettamente legata a quella dell’Afghanistan: questo era diviso al suo

interno tra musulmani e islamiti. Tramite questa scissione e al sostegno americano ai mudjahind

52 58

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afgani, il Pakistan divenne un’area cruciale: l’importanza degli appoggi degli USA gli permisero

un’espansione economica lontana dalle aree dell’Asia sud-orientale.

In India la situazione era la peggiore: la separazione del Pakistan non mise fine ai conflitti

religiosi, la setta religiosa dei sikh chiedeva l’indipendenza, c’erano arretratezza e povertà ovunque

e la poco comunicazione tra il centro e la periferia. Dopo che Indira Gandhi fu uccisa per la

violazione del Tempio d’oro sacro ai sikh, suo figlio prese il suo posto al Partito del congresso

cercando subito di dare avvio alle’economia: pesava su di essa e sulla capacità di elevare la

richiesta di beni, la crescita della popolazione. È grazie a Rajiv Gandhi che si registrò un notevole

miglioramento economico.

Il presente come storia.

Globalizzazione dell’economica e ruolo degli stati.

o

Gli equivoci dell’unipolarismo.

Con un processo indipendente da quello dell'URSS e dovuto a dinamiche interne che

derivano dalla perdita dei loro due grandi leader storici Tito per la Iugoslavia e Enver Hoxha per

l'Albania in quegli stessi anni si disgregano altri paesi dell'area.

Lo scenario a questo punto è mutato. Il crollo dell'URSS ha reso evidente l'esistenza di un

sistema multipolare che difficilmente avrebbe potuto emerge fino a che tutte le attenzioni erano

attratte da quei due grossi poli e dalla necessità di non creare disequilibri per evitare conflitti.

La fine del bipolarismo non segna solo la vittoria degli USA sull'URSS, si assiste dopo

l'URSS a una mondializzazione delle relazioni commerciali, il G7 nasce nel 1985 è una riunione

che tocca i temi politici ed economici dei grandi della Terra.

Negli anni successivi alla dissoluzione dell'URSS la Russia verrà naturalmente ammessa agli

organismi economici internazionali.

La mondializzazione dell'economia e delle relazioni internazionali non evidenziano il

passaggio ad un mondo unipolare.

Globalizzazione dell’economia e della politica.

Globalizzazione come momento di grande espansione, soprattutto delle multinazionali.

Queste sono utili per sottolineare un altro aspetto di questo fenomeno: un rapporto meno esclusivo

delle imprese economiche con il territorio. Se prima si tendeva con il mercato lo spostamento delle

masse dalle campagne alle industrie, oggi avviene con la delocalizzazione delle imprese in aree

poco sviluppate in cui la manodopera è poca e abbondante con il doppio vantaggio di offrire un

nuovo mercato in un nuovo paese. Ovviamente però, le emigrazioni non sono finite.

Contribuiscono a definire la globalizzazione del lavoro la crescita straordinaria del

commercio internazionale, gli investimenti esteri e l’integrazione dei mercati finanziari. Pertanto il

grado della globalizzazione può esser definito secondo fattori quali il commercio mondiale,

finanziamento di imprese all’estero, sviluppo del mercato finanziario e circolazione da una parte

all’altra del mondo di persone in cerca di lavoro e opportunità.

Strumenti centrali della globalizzazione economica sono i due grandi organismi definiti con la

conferenza di Bretton Woods, FMI e Banca mondiale seguite dalla WTO, organizzazione mondiale

del commercio fondata nel 1995 a Ginevra con il compito di regolare i rapporti commerciali

internazionali.

In questo quadro di crescita economica la Cina non è il solo paese: essa è accompagnata da

Russia, America Latina e India.

Europa dalle comunità all’Unione.

La elaborazione guidata da Delors del cosiddetto Atto unico europe nel 1985 che definiva

percorsi e strumenti per raggiungere la formazione di un vero e proprio mercato integrato, fu un

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passaggio importante per la vita della futura Comunità: maggiori poteri a Parlamento e

Commissione,introduzione per alcune materie del voto a maggioranza qualificata invece

dell’unanimità, riunioni periodiche dei ministri degli Esteri dei paesi membri semplificarono le

procedure e allo stesso istante avvicinarono la Comunità all’assunzione di un ruolo più politico.

Sempre Delors suggerì l’introduzione di una moneta unica e la fondazione della Banca

centrale europea: non si trattava della sola sottrazione della moneta al governo, ma anche della

politica economica. Quasi tutti gli stati europei considerarono la moneta unica come un efficace

strumento per assicurare stabilità all’Europa: la Gran Bretagna, tuttavia, non vi aderì perché

riteneva troppo gravosa la perdita di sovranità che la moneta unica avrebbe comportato rispetto ad

eventuali vantaggi.

Il tutto favorì nel 1992 con il trattato di Maastricht, la nascita dell’Unione Europea che si

andava a sostituire alla Comunità Europea: si promuovevano il rispetto dei cittadini, la pace fra gli

stati ma soprattutto si favorivano gli scambi internazionali.

Se unificazione economica e monetaria riuscirono, gli altri obiettivi furono realizzati

parzialmente per via , ad esempio, per il rispetto troppo rigido dei parametri del patto di stabilità e

per la ritrosia della BCE ad abbassare i tassi di sconto. Ad esempio uno degli elementi di

depotenziamento del progetto generale è la posizione ambigua del parlamento europeo ancora

subordinato al Consiglio dei ministri: su alcune materie come il fisco e le sovvenzioni per

l’agricoltura, il parlamento ha solo una funzione di indirizzo.

Un altro aspetto importante della politica dell’UE è la sua ostpolitik, ovvero il tentativo di

sanare la frattura creata dalla politica sovietica tra Europa occidentale e orientale (l’UE venne

infatti, ad esempi, aperta a 10 nuovi stati ex comunisti).

Localismi, secessionismi, guerre civili.

Le organizzazioni nate dopo la prima guerra mondiale per ottener la separazione territoriale

dai territori baschi e irlandesi, hanno allargato le loro attività terroristiche: entrambe le

organizzazioni hanno dei rappresentanti politiche che ne portano avanti le rivendicazioni. Con

l’esclusione di questi due, gli altri fenomeni analoghi separatisti si sono estesi conservando una

carattere occidentale e non violento.

Per fare l’esempio italiano, per molti anni la Lega Nord guidata da Umberto Bossi ha

promosso una secessione della Padania: facendo ricorso ad una retorica che si appellava ad

un’origine celtica del popolo padano e a un retorico passato medievale che si intrecciava con

motivi antitaliani e antimeridionali, la Lega nasce come reazione alla disgregazione della vecchia

classe politica coinvolta in casi di corruzione e malgoverno che videro implicati grandi imprenditori,

ex ministri e faccendieri di ogni tipo.

Le guerre civili.

La crisi degli anni ’70 ebbe un effetto devastante sull’Africa, un continente già povero di suo

dove il tasso economico era di netto inferiore a quello demografico. Non c’è da stupirsi se

scoppiarono diverse guerre civili; queste inoltre crearono catene di autoproduzione rendendole

interminabili e ostili a qualsiasi tipo di trattazione. Le guerre civili non avevano solo la causa della

componente etnica (solitamente un’etnia vuole prevalere sull’altra) ma bisogna aggiungere anche

atti di rivendicazione del controllo di territori e soprattutto dell’acqua. Un esempio fu quella del

Darfyr o quella tra hutu e tutsi in Ruanda.

In Africa non ci sono solo guerre civili, perché ad esempio bisogna assolutamente segnalare

la volontà di pacificazione della popolazione del Sudafrica uscito dall’apartheid di cui si fece

promotore Nelson Mandela.

Il caso jugoslavo.

Ancora meno lineari e soprattutto meno pacifici furono gli avvenimenti verificatisi in un’area

tradizionalmente inquieta come la penisola balcanica. La Jugoslavia si è disgregata separandosi in

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cinque Stati (Serbia, Montenegro, Slovenia, Croazia, Bosnia) cosa che comportò la difficile

convivenza di diverse entità religiose.

Essa era uno Stato multinazionale creato artificialmente dai trattati di pace dopo la prima

guerra mondiale che il dopo la seconda guerra mondiale era riuscito a tenerla unita il maresciallo

Tito; ma alla sua morte l’unione entrò in crisi e la caduta del comunismo scatenò definitivamente i

rancori reciproci fra le varie nazionalità mettendole una contro l’altra.

Furono dapprima Slovenia e Croazia, le più sviluppate economicamente, a dichiararsi Stati

indipendenti (1991). Ma nel territorio croato risiedevano consistenti minoranze serbe, e la Serbia

fece intervenire forze armate e milizie irregolari con l’intenzione di conquistare tutti i territori abitati

da serbi.

La guerra in Bosnia.

Ridotta a un tragico campo di battaglia a causa della lotta feroce fra i tre gruppi etnici

principali presenti nel Paese: i musulmani, i serbi e i croati causando morti e profughi.

In questo conflitto sono state commesse le più gravi atrocità possibili come la ricomparsa di

campi di concentramento. A nulla sono serviti i ripetuti appelli dell’ONU che chiedeva il rispetto dei

diritti umani.

Il 21 novembre del 1995 a Dayton è stato raggiunto un primo accordo di pace fra i tre

presidenti delle repubbliche coinvolte nella guerra (Croazia, Serbia Bosnia): i punti dell’accordo

prevedono in Bosnia - Erzegovina la costituzione di uno Stato unico formato da una federazione

serbo - croato - bosniaca, nella quale, pur mantenendo un solo parlamento e un unico governo, gli

incarichi politici saranno divisi a turno fra i rappresentanti dei tre gruppi. L’attuazione degli accordi

è stata garantita in un primo tempo da una forza internazionale della Nato, alla quale ha

partecipato anche l’Italia.

La guerra in Kosovo.

Si tratta dell’ultimo atto delle nazioni della ex Jugoslavia. Il Kosovo nel 1989 venne privato

della sua autonomia e sottoposto a un processo di servizzazione e di emarginazione degli albanesi

presenti.

Sotto la sovranità serba di Milosevic, che per rafforzare il suo potere revocava l'autonomia

alla regione. Questo gravissimo episodio scatenava la reazione kossovara: nacque l'UCK,

l'esercito di liberazione kossovaro. Questo fatto portava ad inasprire la repressione contro la

popolazione civile da parte delle autorità serbe, con la dichiarazione dello stadio d'assedio, e la

conseguente pulizia etnica.

Ciò scatenava la reazione diplomatica dell'Europa e degli Stati Uniti, che premevano, in virtù

dei diritti umani, sulla Serbia affinché concedesse l'autonomia ai kosovari. Dopo insistenti

pressioni, si arrivava all'accordo di Rambuiead, secondo il quale l'Uck avrebbe dovuto deporre le

armi, il Kossovo avrebbe dovuto avere un'ampia autonomia amministrativa, e non l'indipendenza, e

la Serbia avrebbe dovuto ritirare il suo esercito. Mentre l'UCK accettava con molte proteste

l'accordo, la Serbia lo respingeva, ed iniziava l'azione militare. Così la NATO prontamente

interveniva, senza mandato ONU, scatenando una violenta sequenza di bombardamenti, durata

due mesi, che mettevano in ginocchio la Serbia sotto tutti i punti di vista. Il risultato? stermini di

massa kosovari nella regione da parte dei Serbi, migliaia di profughi in Albania, Macedonia ed

Italia, distruzioni efferate ed errori da parte della NATO nel colpire obiettivi militari con molte

vittime civili.

La guerra in Cecenia.

È il caso che contraddice il quadro pacifico della transizione russa dal comunismo ad un

modello politico occidentale. Come? Con l’occupazione del territorio e l’avanzamento di un conflitto

armato in Cecenia quando questa, che già precedentemente si era scontrata con la Russia in una

guerra che durò dal 1991 al 1997 per la volontà cecena di arrivare all’indipendenza mentre la

Russia voleva mantenere il suo controllo su di essa per via della posizione strategica, intervenne

nella Repubblica del Daghestan per liberare gli islamici dalla presenza russa. 55 58

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Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VecchioStampo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Montroni Giovanni.

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