Storia contemporanea: l'età della restaurazione
Il congresso di Vienna
Il congresso di Vienna
Il Congresso di Vienna si aprì il 1° novembre 1814 e si concluse poco prima della battaglia di Waterloo del 1815. Ad esso parteciparono i rappresentanti dei Paesi che avevano sconfitto Napoleone (Austria, Prussia, Russia e Gran Bretagna) con lo scopo di restaurare gli antichi regimi sulla base di due principi ispiratori: quello di legittimità e quello di equilibrio.
Restaurazione
Il termine "restaurazione" definisce la prospettiva ideologica e politica fondata sulla difesa dei valori tradizionali dell’assolutismo monarchico. Fra le potenze congressuali che avevano effettivi poteri decisionali compariva, accanto ai vincitori di Napoleone, la stessa Francia. Il ministro degli Esteri Talleyrand potette così sostenere di rappresentare a Vienna non un paese sconfitto, bensì la Francia di Luigi XVIII anch’essa nemica di Napoleone.
A Vienna furono affermati due importanti principi:
- Il principio di legittimità: secondo il quale sui troni dovevano tornare i sovrani delle dinastie cui appartenevano per antico diritto. Su quei troni, invece, negli anni di Napoleone si erano seduti sovrani nuovi che li avevano conquistati solo con la forza.
- Il principio di equilibrio: si trattava, nella pratica, di non permettere a nessuna potenza europea di prevalere sulle altre. Era dunque necessario impedire alla Francia di riprendere la sua politica espansionistica, circondandola di paesi forti.
Di fatto, i due principi risultavano in alcuni casi incompatibili.
L’Europa dopo il congresso di Vienna
L’Europa ridisegnata dal Congresso somigliava solo in parte a quella dell’Ancien Regime. Il rafforzamento territoriale più consistente fu quello della Prussia alla quale vennero unite parte della Vestfalia e la Renania, così che i suoi confini arrivavano al Reno. La potenza prussiana in questo modo da una parte bloccava qualsiasi tentativo di mira espansionistica francese e dall’altra si affermava sempre di più nel centro dell’Europa acquisendo un ruolo sempre più importante. Intanto per il momento la Russia faceva sempre parte della “Confederazione germanica” la quale comprendeva anche l’Austria ed era presieduta proprio dall’imperatore austriaco. Inoltre non esisteva un organismo centrale di governo di questa confederazione di 38 Stati.
In seguito al Congresso di Vienna l’Austria conseguì importanti vantaggi territoriali nella penisola balcanica e in Italia dove estese ulteriormente il suo dominio. In particolare gli austriaci in Italia esercitarono la loro egemonia in due modi:
- Dominio diretto: grazie al quale la Lombardia e il Veneto costituirono il "Regno Lombardo-Veneto" sotto il governo di un viceré nominato dal governo asburgico.
- Ponendo sui troni di alcuni stati italiani sovrani imparentati con la dinastia asburgica, per cui:
- Il Ducato di Parma fu affidato a Maria Luisa d’Austria;
- Il Ducato di Modena a Francesco IV d’Austria d’Este;
- A Ferdinando III di Lorena il Granducato di Toscana.
L'Austria inoltre ottenne un grande prestigio sia nello Stato pontificio, dove regnava Pio VII, sia nel Regno delle Due Sicilie (Napoli) dove regnava Ferdinando I.
Russia
Al Congresso di Vienna la Russia riuscì a consolidare la propria posizione nell’Europa orientale. Dopo la famosa vittoria riportata contro la Grande Armata, era di fatto riuscita a impossessarsi del ruolo di protagonista nella discussione che si stava svolgendo a Vienna sul futuro assetto dell’Europa. Proprio all’interno del Congresso fu deciso infatti che il granducato di Varsavia, formato da Napoleone, venisse trasformato in “Regno di Polonia”, con capitale Varsavia e che il trono fosse assegnato allo zar di Russia, Alessandro I. Lo stesso zar Alessandro diede una forte impronta al Congresso di Vienna, facendosi sostenitore di un terzo principio, ovvero quello di intervento. Egli riteneva che le grandi potenze avessero il compito di conservare i valori tradizionali e cristiani dell’Europa e perciò voleva che i sovrani s’impegnassero a salvaguardarli, prestandosi vicendevolmente aiuto nel caso fossero minacciati. A questo scopo Alessandro I promosse nel 1815 un’alleanza (tra Austria, Russia e Prussia) che definì “Santa” poiché doveva fondarsi sui principi della religione cristiana.
Tuttavia fu proprio la nascita della Santa Alleanza, nel settembre del 1815, a provocare una prima divisione tra le potenze che avevano sconfitto Napoleone, poiché a questa decise di non aderire:
- La Gran Bretagna, la quale preferì sostenere le idee liberali anche fuori dei suoi confini;
- Il Papato, contrario a un'alleanza tra cattolici, protestanti (prussiani) e ortodossi (russi).
L’Inghilterra promosse invece la "Quadruplice Alleanza" (novembre 1815) cercando di definire un accordo che non fosse puramente ispirato alla difesa dell’assolutismo. Vi aderirono, oltre all’Inghilterra, anche l’Austria, Prussia e Russia. Tuttavia resta comunque il fatto che da Vienna uscì un ordine stabilito a tavolino, il quale non poteva non mostrare grossi limiti, soprattutto se si pensa al prorompente bisogno di libertà che il passaggio di Napoleone aveva generato nei popoli europei e alla crescente rilevanza acquisita dall’idea di nazione, legata alla nuova cultura del Romanticismo.
Con il Congresso di Vienna si può dunque affermare che ebbe inizio l’Età della Restaurazione. Tuttavia, quando si parla di Restaurazione, ci si riferisce a un progetto ideologico che nella realizzazione pratica incontrava molti ostacoli soprattutto a causa dei numerosi mutamenti avvenuti negli anni precedenti. All’interno del Congresso di Vienna si cercò di restaurare alcuni elementi della situazione europea precedente, ma tuttavia non si poté cancellare tutto ciò che aveva significato il periodo precedente. Per questo motivo alcuni storici preferiscono adoperare il termine “Ristrutturazione”.
Il movimento romantico e il nuovo concetto di nazione
Le posizioni antirivoluzionarie, ma anche la critica nei confronti dell’astratto razionalismo illuministico, sono fra gli elementi che favorirono lo sviluppo del Romanticismo, un complesso movimento artistico e filosofico, non privo di connotazioni politiche, che dominò i primi decenni dell’Ottocento, influenzando in modo decisivo l’intera cultura del tempo. In linea generale le idee-chiave del movimento riguardavano:
- Esaltazione del sentimento;
- Concezione della natura intesa come organismo vivente;
- Recupero della dimensione religiosa come fonte di conoscenza anche storica;
- Rivalutazione della tradizione e valorizzazione delle identità nazionali;
- Valorizzazione del “genio” individuale.
In particolar modo si ritiene che se la ragione risulta insufficiente a comprendere il miracolo della vita, allora è necessario ricorrere a strumenti diversi, capaci di condurre al senso profondo delle cose. Uno di questi strumenti è senza dubbio la fede religiosa: il rapporto con Dio diviene fonte principale di conoscenza e di rivelazione della verità.
La Storia comincia ad essere concepita come matrice dell’identità dei popoli nel corso dell’Ottocento. Inoltre, soprattutto in Germania, si diffonde il concetto romantico di nazione intesa come unità di memorie, di lingua e tradizioni in contrasto con la concezione dello Stato come patrimonio di una legittima dinastia. Il Romanticismo ha inoltre indubbiamente esaltato il genio individuale: l’eroe romantico assume a volte tratti di un titano che lotta contro le forze avverse della natura e della storia, alla ricerca di un senso mancante delle cose, nel tentativo di trovare una propria collocazione nell’economia dell’universo. Tuttavia, altrettanto spesso, l’eroe romantico è concepito come un vate, una guida che ha il compito di condurre l’umanità alla piena presa di coscienza di sé e dei propri diritti. Sono i popoli e non gli individui a fare la storia come per l’appunto sostiene il filosofo Hegel.
Gli anni venti del XIX secolo in Europa e in America Latin
Le società segrete
Nei primi anni della Restaurazione molti liberali si erano organizzati in società segrete, per sfuggire alla repressione. Si tratta di associazioni politiche caratterizzate dalla segretezza dei programmi, i cui partecipanti (affiliati) condividevano ideali e metodi e si impegnavano a rispettare la consegna del silenzio. In genere le società segrete prevedevano un complesso rituale di iniziazione dei novizi, teso a sondarne la fedeltà e la resistenza. L’impossibilità di rendere manifesta l’opposizione politica produsse durante la Restaurazione un fiorire di associazioni segrete, che di solito avevano come progetto la lotta contro l’assolutismo. Il modello di riferimento per le società segrete dell’Ottocento fu senz’altro la Massoneria.
Le società segrete avevano una struttura fortemente gerarchizzata, per cui ai diversi livelli di iniziazione corrispondeva una più ampia conoscenza dei fini. Di fatto queste organizzazioni erano espressione della protesta dei ceti aristocratici e dell’alta borghesia e annoveravano frequentemente, tra gli affiliati, ufficiali che avevano militato nell’esercito napoleonico. Estraneo a esse fu il mondo contadino e operaio.
Le rivoluzioni del 1820 e del 1821 in Spagna e in Grecia
La lotta contro la restaurazione si manifestò in primo luogo negli Stati politicamente e socialmente più arretrati. Nel 1812, dopo essersi sottratta al dominio napoleonico, la Spagna si era data una propria costituzione la quale affidava il potere legislativo ad una sola camera, eletta a suffragio universale. Tuttavia, dopo il Congresso di Vienna con il ritorno sul trono di Ferdinando VII di Borbone, le cose cambiarono, poiché questi abolì la costituzione, sciolse il parlamento e tentò perfino di ristabilire il potere assoluto. Ciò nonostante l’opposizione al governo era svolta dalle società segrete, la Carboneria e i comuneros.
In Spagna dunque vi era una situazione alquanto insofferente che cominciò a mutare quando l’Impero coloniale spagnolo costruito nell’America Latina era in pericolo a causa delle colonie che chiedevano l’indipendenza. Era necessario che l’esercito spagnolo si recasse sul posto per affrontare e combattere una guerra, che però non sentiva propria. Per questo motivo nelle truppe dell’esercito si diffuse il malcontento e nel gennaio del 1820 le truppe riunite a Cadice, da dove sarebbero dovute partire per l’America Latina per sopprimere i movimenti indipendentistici, insorsero in un “pronunciamiento”, ovvero una rivolta militare che intendeva ottenere un cambiamento di regime. A questo punto il sovrano Ferdinando VII fu costretto a ripristinare le libertà costituzionali e nel giugno fu eletto un parlamento a maggioranza liberale, diviso in due correnti: democratica e moderata, le quali però non riuscirono a trovare un programma comune. A questo proposito intervenne così la Santa Alleanza e nel 1823 inviò un esercito francese contro i rivoltosi. Il regime assolutistico venne così restaurato con la forza. L’intervento della Santa Alleanza non fu però il primo in assoluto poiché la repressione già si era abbattuta sui moti italiani.
La Grecia fu l’unico paese europeo in cui l’ondata rivoluzionaria del 1820-1821 riportò un successo. Il paese era soggetto all’Impero Ottomano dal quale aspirava a ottenere l’indipendenza, sostenuta anche dal governo russo il quale l’appoggiava perché voleva abolire l’Impero Turco. La lotta contro l’occupazione turca in Grecia era molto sentita a livello popolare e veniva fomentata dal forte attaccamento alla religione ortodossa e dalla consapevolezza del progressivo indebolimento dell’Impero Ottomano. Anche in Grecia operava una società segreta: l’Eteria, che si poneva sia l’obiettivo:
- Della libertà;
- Quello dell’indipendenza.
Fu proprio questa società a promuovere nel marzo 1821 un’insurrezione che tuttavia fallì ma che contribuì a diffondere la rivolta nel resto della Grecia. Nel gennaio del 1822 un congresso di patrioti greci proclamò l’indipendenza, la quale fu vista con grande favore soprattutto dagli intellettuali, i quali sostenevano la libertà dei popoli.
La Turchia ad un certo punto poi, non riuscendo più a dominare la rivolta, chiese aiuto all’Egitto, mentre al fianco dei greci si schierarono: la Gran Bretagna e la Francia. Nel 1827 la flotta anglo-francese distrusse quella turca a Navarino. Nel 1828 entrò in guerra anche la Russia. Si può dunque dire che tutte le potenze europee erano molto interessate alla cosiddetta “Questione d’Oriente”, ovvero al complesso dei problemi che nascevano dal progressivo disfacimento dello Stato Ottomano e che rischiavano di mettere in crisi l’equilibrio europeo.
L’Impero Ottomano venne battuto e con la pace di Adrianopoli del 1829 l’indipendenza greca fu definitivamente riconosciuta. La sconfitta della Turchia inoltre decretò anche l’autonomia della Serbia, che però continuò a far parte dell’Impero Ottomano. I greci fondarono invece una Repubblica, che tuttavia non fu riconosciuta da Gran Bretagna, Francia e Russia, le quali nel 1832 affidarono il trono di Grecia a un principe tedesco, il quale si rifiutò di concedere la costituzione. L’indebolimento dell’Impero Ottomano favorì notevolmente l’espansione delle altre potenze europee, ma tuttavia la “questione d’Oriente” rimase comunque aperta: sia la Russia che l’Austria intendevano estendere la propria influenza nella penisola balcanica, che divenne così terreno di scontro tra gli interessi delle grandi potenze.
Fra il 1832 e il 1833 la crisi ottomana fu riacutizzata dall’attacco del pascià d’Egitto. Lo scopo dell’iniziativa militare era quello di conseguire il controllo della Siria e l’ereditarietà del titolo, che la Turchia aveva promesso in cambio del sostegno egiziano alla guerra di Grecia. La vittoria turca si dovette al fondamentale appoggio russo che in cambio otteneva il controllo navale degli stretti. La nuova guerra tra Turchia ed Egitto, scoppiata nel 1839, suscitò reazioni contrastanti fra le potenze europee. La guerra si concluse nel 1841 con la Conferenza di Londra, che riconobbe l’indipendenza dell’Egitto ma garantì ai turchi il controllo sulla Siria.
Rivoluzioni in America Latina
Nei primi decenni del XIX secolo l’America centro-meridionale fu al centro di un vasto moto indipendentista contro il dominio coloniale di Spagna e Portogallo. Nelle colonie spagnole dell’America Latina già precedentemente alla rivolta in Spagna del 1820 si stava lottando per ottenere l’indipendenza. Le colonie spagnole erano formate da quattro viceregni:
- Nuova Spagna (Messico e America Centrale);
- Nuova Granada (oggi Venezuela e Colombia);
- Perù;
- Rio de la Plata.
Esse erano abitate da:
- Gli Spagnoli che vi erano immigrati in gran numero, i cui figli, chiamati “creoli”, non si sentivano più spagnoli e non intendevano continuare a essere sudditi della Spagna;
- Indios, neri che discendevano dagli schiavi, dai mulatti e dai meticci.
L’economia delle colonie era fondata sulla piantagione e tutto il potere politico ed economico era nelle mani dei creoli e dei funzionari spagnoli. Furono proprio i creoli ad avanzare le prime richieste di indipendenza, che si rafforzarono quando Napoleone occupò la Spagna nel 1806, dando così vita alle prime rivolte. Il movimento rivoluzionario indipendentista fu guidato dall’argentino José de San Martín e dal venezuelano Simón Bolívar. Le truppe spagnole reagirono, ma ciò nonostante la rivolta si estese.
Il re spagnolo Ferdinando VII, tornato sul trono, promosse una decisa azione militare contro gli insorti, ma l’intervento tardivo fu reso inefficace dal fiero schieramento indipendentista, cui prestò aiuto l’Inghilterra, che intendeva accelerare la fine del colonialismo spagnolo per espandere i propri commerci nella regione.
- Nel 1816 venne proclamata l’indipendenza dell’Argentina;
- Nel 1817 San Martín liberò il Cile e ne divenne il “protettore”;
- Nel 1819 fu costituita la repubblica federale della Grande Colombia, la quale si divise poi in Venezuela e Ecuador;
- Nel 1822 si rese indipendente anche la colonia portoghese del Brasile, che rimase però legata alla madrepatria a causa dei rapporti dinastici;
- Nel 1828 venne riconosciuta l’indipendenza dell’Uruguay.
Le rivoluzioni delle colonie spagnole furono in gran parte guidate dall’aristocrazia terriera creola. Tuttavia uno svolgimento particolare ebbe invece la lotta per l’indipendenza nel Messico, la colonia spagnola più ricca e popolosa. Un prete cattolico, Hidalgo, chiese l’uguaglianza razziale e la restituzione agli indios delle loro terre, oltre ovviamente all’indipendenza dalla Spagna. Nel 1810 annunciò così l’insurrezione che diede inizio alla rivolta indipendentista alla quale parteciparono anche indios e meticci. L’aristocrazia creola in questo caso si allarmò e si schierò contro i rivoluzionari, alleandosi con gli spagnoli. Hidalgo non riuscì dunque a conquistare la capitale, Città del Messico, e nel 1818 fu sconfitto. Solo dopo la repressione dell’aristocrazia...
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