Le origini della Repubblica e il mondo bipolare
Tra il 1943 e il 1945, l'Italia vive uno dei momenti più drammatici della sua storia unitaria. Il paese è occupato e diviso, esplode una feroce guerra civile, stermini e bombardamenti causano centinaia di migliaia di morti e feriti. Dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, mentre comincia a emergere un nuovo ordine internazionale bipolare, l'Italia riesce a porre le basi per una sua rifondazione politica, economica e culturale. Nasce la Repubblica, prende forma un sistema istituzionale democratico, si costituiscono quegli equilibri politici che, in sintonia con il contesto internazionale, connoteranno a lungo la storia del paese.
Introduzione al corso di storia contemporanea
- La guerra civile 1943-1945
- Le origini della «guerra fredda»
- La nascita della Repubblica
- Il 1948
- Il consolidamento dei due blocchi
Lo statuto della storia: si parla di storia dopo l'invenzione della scrittura, essa diventa disciplina nel XIX secolo (1800) ed ha uno statuto proprio. Nell'800 si consolidano gli stati nazionali, la sovranità appartiene al popolo, non al re, la nazione è quindi un concetto da costruire, pertanto bisogna educare i cittadini attraverso la politica e la scuola. La storia racconta e legittima il formarsi della nazione, essa ha una funzione politica e pedagogica poiché educa ai valori, diventa disciplina di insegnamento. Questa funzione della storia è durata fino alla crisi degli stati/nazione nel 1900.
Storia e memoria: la storia è analisi critica della memoria, la memoria (soprattutto quella collettiva) è fonte per la storia, è punto di partenza, dà indicazioni. Il metodo storiografico è il lavoro dello storico che utilizza un metodo ben preciso detto storiografico che ha elementi strutturati: uso delle fonti che danno informazioni sul passato, le fonti devono essere tante (scritte, visive, testimonianze...) devono essere varie e incrociate, cioè analizzate in modo critico per capire l’intenzione di chi l’ha prodotta e perché, si capisce che ogni storia va revisionata e riscritta perché cambiano gli uomini.
Fonti e interpretazioni: i libri di storia indicano le fonti usate affinché chi lo vuole possa verificare il lavoro e capire l’interpretazione che lo storico ha dato a quella fonte. Le fonti sono documenti coevi cioè prodotti nel periodo analizzato. Esse si dividono in primarie cioè prodotte nel periodo analizzato e secondarie cioè successive, sono studi sviluppati dopo che studiano quel periodo.
La periodizzazione: periodizzare significa limitare cronologicamente un evento, un fatto, significa interpretare un fenomeno, dargli un significato. Questo pone allo storico problemi interpretativi, per questo la periodizzazione è un’operazione convenzionale, lo storico deve spiegarne la ragione.
Le trasformazioni della storia: la storia si trasforma, a lungo è stata centrata sulla politica, poi anche la politica ha subito trasformazioni. Negli anni 1970-80 gli storici italiani erano militanti in un partito e si occupavano di ricostruire la storia di quel partito. Dal 1970-80 si è passati ad un’analisi diversa. Lo storico tedesco Mosse si interessa delle trasformazioni della politica nella società di massa. La politica deve cambiare strategie, deve capire come i programmi vengono recepiti dalle masse.
La storia politica: comprende la mentalità, i valori. Il potere si rappresenta attraverso le feste, i monumenti, la scuola. Chi dissente è un traditore.
Le altre storie: la storia è affiancata da altre storie: sociale, economica, culturale e le parole chiave della storia si sono ibridate. La storia è una scienza con tante variabili.
Il linguaggio della storia: la storia non ha un linguaggio tecnico, è vicina alla politica, la differenza sta nell'uso appropriato riferito ad un contesto preciso (es. fascismo per la storia è un periodo preciso, per la politica significa anche destra intollerante).
L'uso pubblico della storia: si intende come divulgazione alle masse e come uso della storia a fini politici.
La storia e i mass media: essi la condizionano perché raggiungono un alto numero di persone.
Nuove frontiere: world history indica il superamento della storia della propria nazione e dell’Europa come modello di sviluppo, ora la visione è mondiale.
Nuove frontiere: gender history: gli storici hanno ricostruito la storia di uomini bianchi benestanti. Negli anni 1960-70, dopo i movimenti femministi, c’è stata una riflessione sul ruolo delle donne all’interno dei partiti, durante la guerra. Questo fu il ruolo delle storiche. Il «genere» come categoria di analisi storica, al centro c’è lo studio sull’idea che ho del modello maschile e di quello femminile, dei loro rapporti e questo è un discorso culturale.
Il Novecento inizia il 1 gennaio o è un secolo breve che va dalla rivoluzione francese 1789 alla prima guerra mondiale 1915-1918? Gli storici hanno posizioni diverse.
Guerre e totalitarismi: dopo la II Guerra Mondiale non ci sono guerre in Europa, ma totalitarismi.
La guerra civile 1943-1945 (tra fascisti e antifascisti)
Nel 1940 l'Italia entra in guerra, Mussolini sale al potere con la marcia su Roma, mentre Hitler salirà al potere con il 30% di voti. Il fascismo si identifica con la nazione e chi dissente è un traditore. Nell'inverno 1942-43 si capisce che il fascismo sta perdendo consenso (ha perso a Stalingrado e El Alamein) e in Italia ci sono i bombardamenti e il popolo fa la fame. Nel luglio 1943 gli americani sbarcano in Sicilia e sono salutati come salvatori. Mussolini è in difficoltà e il Gran Consiglio cerca di scaricarlo. Il comando delle forze armate viene dato al re Vittorio Emanuele III che lo fa arrestare per salvare la monarchia. Viene nominato Badoglio che è un ex generale. Comincia un periodo difficile: la guerra è sul territorio nazionale come non avveniva dai tempi di Napoleone. I nazisti tedeschi ci osservano e Hitler manda truppe. L'8 settembre 1943 viene annunciato alla radio l'armistizio, tutta la vita politica ed economica degli italiani è sotto il controllo degli alleati. Il re lascia Roma, si trasferisce a Pescara e va a Brindisi incontro agli alleati americani. L'esercito si sbanda, non è guidato. Al sud ci sono gli americani che avanzano e creano il Regno del Sud. I tedeschi occupano il nord, Mussolini ci si rifugia e viene proclamata la Repubblica Sociale Italiana a Salò.
Con l'armistizio l'idea di nazione crolla, si crea una sorta di vuoto che per alcuni storici alimenterà l'individualismo e l'incapacità di senso civico tipica degli italiani (Lepre). Questo vuoto sarà poi riempito dai partiti politici. A Salò c'è un tentativo di tornare alla purezza del fascismo delle origini e Mussolini cercherà di fare riforme, metterà la leva obbligatoria e andrà contro la monarchia. Alcuni italiani si uniscono, altri scappano, vanno sulle montagne e organizzano bande partigiane che faranno sabotaggi e atti terroristici. La Germania è dura con gli italiani traditori, gli inglesi hanno paura che le idee comuniste possano circolare e ostacolare il loro controllo del Mediterraneo. Gli americani vogliono una ripresa dell'Italia per creare un'area stabile, sono convinti che lo sviluppo economico avrebbe aiutato la stabilità ed evitato il comunismo. Alcuni storici parlano di morte della patria poiché si dissolve l'idea di identità nazionale tra italiani divisi in fascisti e antifascisti.
Dopo l'8 settembre si riunisce il Comitato di Liberazione Nazionale che unisce le forze sopravvissute dopo il fascismo e le nuove forze. I partiti sono 6: Democrazia Cristiana DC, Partito Comunista PCI, Partito Socialista PSI, Partito d'Azione, Partito Repubblicano, Partito Liberale. I partiti sono il modo in cui si riorganizza la politica italiana. La DC è la forza politica principale dal 1945 al 1990, è il partito cattolico, si forma tra il 1942-43 con Alcide De Gasperi che vuole un partito per tutte le classi sociali, che difende la piccola e media impresa, la proprietà e cerca il progresso per diffondere il benessere, fa propria la dottrina sociale della chiesa schierandosi per un capitalismo che ha a cuore gli interessi dei lavoratori. Il PCI ha un ruolo prioritario nella resistenza, è fondato nel 1921 da Antonio Gramsci; altro partito attivo nella resistenza è il partito socialista. I comunisti e i socialisti hanno come modello ideale l'Unione Sovietica, lo stato totalitario, l'abolizione della proprietà privata e la dittatura del proletariato. Togliatti, capo dei comunisti, pensa invece che il comunismo possa essere un partito anche per i ceti medi e che bisogna educare e diffondere le idee e i valori per avviare l'Italia al comunismo nel rispetto delle regole democratiche. Sia tra i cattolici che tra i comunisti c'erano diverse interpretazioni, anime, l'idea comune però era quella di liberarsi dal fascismo e dalla monarchia. Il partito d'azione era vicino agli ideali socialisti, era un partito liberal democratico. Il partito repubblicano aveva gli ideali di Mazzini ed era contro il re. I partiti erano organizzati in maniera capillare, con sezioni di partito in ogni paese in cui le persone si incontravano e parlavano di politica.
Il Comitato di Liberazione Nazionale comincia una dialettica con i suoi aderenti: Badoglio e il re, Togliatti torna in Italia dalla Russia, nel 1944 propone di mettere da parte i contrasti di unirsi per sconfiggere il nazifascismo, è la svolta di Salerno. Viene proposto di costruire un Governo di unità nazionale: tutti insieme rinunciano alle differenze per sconfiggere il nemico comune. Durerà dal 1944 al 47. Il re nomina suo figlio Umberto II per facilitare le operazioni. Nel giugno 1944 Roma viene liberata; dopo Badoglio, diventa capo del governo Bonomi che guida il governo di unità nazionale. Si pensa di fare un'assemblea costituente poiché c'era ancora il vecchio statuto albertino e si decide di fare alcune riforme. Fausto Gullo modifica i contratti agrari in difesa dei diritti dei contadini. Intanto la DC si avvicinava ai piccoli e medi proprietari contadini attraverso le parrocchie e la Confederazione dei coltivatori diretti fondata da Bonomi nel 1944, si cerca di dare attenzione alla produzione. Un problema importante è l'epurazione cioè mandare via i fascisti dai luoghi di comando, ma non era un compito facile e si sarebbe svuotata la pubblica amministrazione, così pochi furono processati per atti ritenuti rilevanti. Nel 1944-45 l'avanzata degli alleati si ferma alla linea gotica, intanto Mussolini vuole ridare vita al fascismo, ma la resistenza dei partigiani cresce, ad essa seguono rappresaglie naziste come quelle di Marzabotto e Sant'Anna che coinvolgono anche i civili. Nell'aprile del 45 c'è l'insurrezione nazionale, Mussolini capisce che ormai è tutto perso e cerca di fuggire. I partigiani lo scoprono al confine e su indicazione del Comitato di Liberazione Nazionale viene fucilato e appeso a testa in giù a Milano a piazzale Loreto in cui un anno prima erano stato così giustiziati 15 partigiani. Il suo corpo viene oltraggiato poiché aveva usato la potenza del fisico per manifestarsi a livello politico.
Riguardo la resistenza, gli storici hanno diverse posizioni. Roberto Battaglia la definisce come movimento unitario e guerra popolare di massa. Renzo De Felice mette in dubbio che sia stata una guerra di popolo, c'erano idee diverse quindi non era unitario e solo una minoranza ha combattuto. Claudio Pavone afferma che durante la resistenza si sono combattute tre guerre: una di liberazione, una civile (tra fascisti e antifascisti) e una di classe fondata su idee comuniste o democratiche.
La nascita della Repubblica
Dopo l'8 settembre 1943, l'Italia che ha subito guerra e bombardamenti, si trova impoverita, con carenze alimentari, povertà, criminalità, disoccupazione e inflazione (il denaro perde potere d'acquisto). Ne esce sconfitta l'idea di patria nazione e gli italiani sono divisi tra fascisti e antifascisti (comprendenti cattolici, liberali, comunisti, anticomunisti come i ceti medi che avevano paura di perdere le loro proprietà). Togliatti, leader comunista, voleva infatti estendere gli ideali comunisti anche ai ceti medi: era la via italiana al comunismo, Togliatti scrisse nel 1946 che c'era stato un compromesso che aveva lasciato la guida dell'economia ai conservatori e in cambio si era avviata la democratizzazione (il primato della politica sull'economia). C'era la paura che l'Italia diventasse un paese comunista, anche se faceva parte del blocco euroatlantico contrapposto all'Unione Sovietica e faceva parte della NATO. Durante il fascismo l'industria era sotto lo stato (protezionismo), era industria di stato, ora gli industriali...
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