Estratto del documento

I confini del discorso

Dopo l'8 settembre, con l'annuncio dell'armistizio, la dissoluzione dell'esercito, l'occupazione tedesca e l'avanzata angloamericana, inizia per gli italiani il periodo più drammatico della Seconda Guerra Mondiale: tocca all'Italia divenire teatro di scontri tra eserciti e tra eserciti e popolazione civile. La guerra feroce applicata in luoghi lontani (ex Abissinia, Grecia, Albania) intaccò il suolo nazionale. Questo è il punto di connessione decisivo tra resistenza e storia nazionale.

La resistenza politica

La resistenza politica è resa possibile dal fallimento del regime e dell'intera classe dirigente, e il suo primo obiettivo è quello di approfondire e rendere irreversibile la discontinuità rispetto al regime fascista, alla monarchia che ne ha condiviso fasti e avventure, ai valori ideali e alle gerarchie sociali che nel ventennio si sono imposti.

Accanto a questa resistenza (con un progetto politico-militare), esiste una resistenza molto più diffusa, che ha le sue radici nella stanchezza, nel rifiuto della guerra e che si manifesta nella retinenza alla leva e al lavoro obbligatorio per i tedeschi. Solo in minima parte questa resistenza si traduce in partecipazione diretta alla guerra partigiana, ma ne costituisce un presupposto indispensabile.

Comprendere la grandezza e i limiti della resistenza è possibile solo prendendo in considerazione che 20 anni di regime hanno appiattito e spoliticizzato la società attraverso l'occupazione dei luoghi vitali della vita collettiva: la piazza, la cattedra, l'informazione. Il ruolo decisivo della resistenza deriva dalla necessità di inquadrare e alfabetizzare una massa di persone completamente digiune non solo di nozioni e di abitudine alla politica, ma anche forgiate dalla scuola fascista, dalla fabbrica e dall'esercito.

Il contesto politico e storico

Dal 22 qualunque attività politica e culturale fuori da quelle organizzate e approvate dal Partito fascista sono perseguite come attività antinazionali, provocando un analfabetismo politico di massa. La scarsità di uomini che uniscano in sé maturità politica, coraggio, preparazione militare e salde convinzione ideali sarà uno dei più ardui problemi della resistenza.

La resistenza permise una ripresa della parola dal basso: se non un nuovo senso dello stato, cresce comunque un protagonismo popolare, un desiderio di partecipare alla vicenda collettiva.

L'aspirazione a incarnare e guidare una rottura con il passato attraversava l'intera resistenza europea, ma quest'aspirazione al nuovo incontrava in Italia due ostacoli aggiuntivi: i tedeschi e il governo collaborazionista di Salò, e i risultati di 20 anni di dittatura. Il tentativo di realizzare questa rottura diviene visibile scelta civile, politica e militare solo dopo lo sbarco alleato nel '43, dopo la manovra monarchica per liberarsi di Mussolini: ciò significa che prima dell'esito catastrofico dell'avventura imperial-guerresca, le individuali disponibilità a battersi contro il fascismo erano decisamente scarse.

Rispetto alla difficoltà dei progetti e alla radicalità delle aspettative, la resistenza è durata troppo poco: il corso della Seconda Guerra Mondiale ne impone termini non dilazionabili.

Lavoro organizzato in due parti

  • Prima: dedicata alla ricostruzione dei fatti. Chi scrive nutre di scarsa fiducia nell'esistenza oggettiva di un passato raccontabile a prescindere da un'interpretazione (una storia senza ideologie), qualunque storia generale è chiamata a compiere delle scelte (esaltare specificità locale o aspetti generali): ciò che sappiamo della resistenza è avvolto nell'incertezza e nella contraddittorietà delle memorie locali.
  • Seconda: indagare ricerche e interpretazioni accumulate nel biennio più tormentato della storia nazionale. Il protrarsi del dibattito sulla resistenza è scandito da continui trapassi dal campo della riflessione e dell'indagine storica a quello della distorsione polemica e della celebrazione dei suoi più pacchiani trionfi.

I fase: le origini (dall'8 settembre a fine '43)

L'8 settembre '43 viene diffuso per radio il testo dell'armistizio firmato a Cassibile 5 giorni prima, in base al quale lo stato italiano dichiara formalmente di non essere più in guerra con gli angloamericani. Il testo presenta indicazioni operative inconsistenti (non si parla dell'atteggiamento da assumere verso la Germania) e tale inconsistenza viene resa più drammatica dalla disordinata fuga del 9 settembre verso Pescara e poi verso Bari (già liberata) delle più alte autorità (re e Badoglio) e di un centinaio di cortigiani e generali tutti dimentichi delle loro responsabilità verso il paese e i soldati.

La fuga fu dimostrazione del degrado morale delle alte gerarchie in 20 anni di dittatura e costituì l'antefatto della formazione dei primi nuclei armati, decisi a contrapporsi all'occupazione tedesca e alla Repubblica Sociale. La classe politica si dimostra incapace di assumere una qualunque decisione meno vergognosa della fuga: la dissoluzione dell'esercito ne è la conseguenza più immediata.

Le varie unità dell'esercito, sparse anche oltre il territorio nazionale, vengono facilmente rastrellate dai tedeschi, e la stragrande maggioranza sceglieranno di non aderire alle forze armate della Repubblica Sociale e resteranno in Germania come internati militari (molti perirono).

Il disperato fuggi fuggi dei soldati, alla ricerca di abiti civili per sfuggire alla cattura, segna per molti la fine della guerra. In realtà è solo l'esordio di una nuova fase della guerra, molto più drammatica, perché bisognerà battersi contro i tedeschi e perché è il territorio nazionale a divenire teatro di scontro.

Un generale moto di solidarietà popolare caratterizza il momento di un'evoluzione che trasforma masse di sudditi obbedienti in individui. I soldati che fuggono incarnano la fine della guerra italiana e anche la dissoluzione dello stato italiano (diviso in sud: alleati, nord: tedeschi).

I soldati volevano soprattutto tornare a casa, non sentir più parlare di guerra e fatiche: erano un popolo vinto ma portavano con sé il germe della ripresa, ovvero il senso delle offese inflitte e subite e il disgusto per l'ingiustizia in cui erano vissuti.

La dissoluzione dello Stato provocò quindi la perdita di credibilità di un'intera classe dirigente, portando alla necessità di aprire una nuova fase politica, dove non vi era più posto per Vittorio Emanuele III: la possibilità e la necessità di produrre una nuova classe dirigente, di rendere possibile una nuova collocazione internazionale dell'Italia a fianco delle nazioni democratico-liberali nascono dal disastro nazionale.

La resistenza all'occupazione tedesca espressa dalle forze armate abbandonate al proprio destino fu inconsistente, anche se costosissima in termini di vite umane. La maggior parte degli attivisti della resistenza si faceva l'illusione che di lì a poco gli Alleati avrebbero liberato tutta la penisola; la resistenza tedesca a Cassino tuttavia ritardò fino a giugno '44 la liberazione di Roma. Ciò derivò anche dal mutamento degli orientamenti strategici degli Alleati (più importante progetto sbarco in Normandia).

Nei giorni successivi alla disgregazione dell'esercito migliaia di soldati vagavano nel territorio nazionale, aggregandosi in zone abbastanza isolate (montagne e vallate). Mescolati a loro vi erano anche prigionieri angloamericani, slavi, russi catturati dai tedeschi. I primi rastrellamenti tedeschi e i disastrosi scontri fecero sciogliere le grandi concentrazioni, non senza aver lasciato molti morti e coinvolgendo in rappresaglie numerosi civili. Tra le più note vi è quella di Boves (paese incendiato), dove si inizia a fare esperienza della prassi, adottata dall'esercito tedesco, di passare per le armi i civili prossimi al teatro di scontri con forze irregolari, che vengono equiparate ai partigiani.

In molti casi il flusso verso le montagne dopo l'8 settembre coinvolge anche gruppi di operai politicizzati, intellettuali compromessi dopo il 25 luglio, giovani entusiasti e studenti infiammati dal desiderio di avventura.

All'esito catastrofico dei primi scontri contribuiscono almeno due fattori:

  • Si tratta di aggregazioni casuali, originate spesso dal desiderio di fare gruppo, di unirsi, nella maggior parte dei casi per difendersi dalla paura, dallo spaesamento di chi, da mesi o anni, è abituato a obbedire/seguire, e per tentare di sfuggire alla caccia metodica dei tedeschi e tornare sani e salvi a casa.
  • Centinaia di uomini, con la rigidità che il numero implica, sono un bersaglio troppo facile per un esercito regolare. Inoltre la preparazione tecnica degli ufficiali che le capeggiano porta alla scelta di schieramenti tradizionali e schemi difensivi rigidi (attesismo armato, guerra di posizione, concentrazione in breve spazio).

La durezza e gli esiti tragici dei primi scontri sono il primo vero filtro dal quale vengono selezionati i combattenti destinati a durare agli infiniti disagi che comporta il vivere alla macchia. Alle prime bande combattenti si giunge attraverso l'emergere di elementi già decisi fin dal primo momento a combattere: ex militari (soprattutto ufficiali/sottoufficiali), esponenti dell'antifascismo storico (soprattutto i comunisti) e qualche intellettuale.

Militari nella resistenza

  • Militari che aderiscono per un senso di continuità: della propria fedeltà al re e della propria identità di ufficiali dell'esercito regolare, chiamati a liberare il territorio nazionale, ma con una sostanziale diffidenza verso la guerra partigiana come guerra di popolo (la guerra in ogni sua forma, è affare dei militari). Si può parlare di Resistenza nella Resistenza. Per quanto riguarda la prima fase della lotta armata saranno proprio le formazioni che si strutturano intorno a questi uomini a conoscere i più rapidi rovesci (es. Boves).
  • Militari che aderiscono per un senso di discontinuità: non solo verso l'Italia fascista, ma anche rispetto alle tradizioni militari e al progetto monarchico-badogliano di dissociare le colpe del fascismo da quelle della corona e della classe dirigente. Le radici della loro scelta affondano nella delusione e nel rigetto delle esperienze compiute durante la guerra: il vuoto morale, l'entità e l'assurdità dei costi umani della politica di conquista imposta dal regime balzano agli occhi di chi si trova in prima linea, ben prima dell'8 settembre.

Tale sentimento è diffusamente rintracciabile nei reduci della campagna di Russia ed è collegato alla scoperta di quanto fosse brutale l'amicizia dell'alleato tedesco. L'odio antitedesco dilaga progressivamente, esasperato dall'impossibilità di reagire al disprezzo e alla prepotenza che si consumano nella ritirata del '43 dove "pietà l'è morta" ("per ogni italiano morto in Russia, 10 fascisti e 10 tedeschi accoppati"; "abbasso Mussolini, l'assassino degli alpini"). Persino le spietate tecniche di repressione messe in atto durante l'occupazione andarono ad ampliare l'odio e il desiderio di vendetta.

Le prime bande sorgono in gran parte spontaneamente, prevalentemente nelle vallate piemontesi, ai confini nord-orientali, sulla dorsale appenninica e nell'alto Lazio. L'occupazione principale consiste nel procurarsi armi e materiali indispensabili a sopravvivere, soprattutto attraverso sabotaggi e imboscate. Sul piano militare si tratta di operazioni di poco conto.

La resistenza amplia la propria sfera d'azione e le proprie possibilità di sopravvivenza e di successo via via che acquisisce anche una dimensione politica. I partiti politici saranno decisivi nel dare senso, direzione, voce e visibilità al fenomeno della resistenza armata: troppo deboli per contare davvero sulla scena politica del '43, e anche per determinare uno slancio del popolo italiano; furono sufficientemente forti da promuovere un incontro tra esigue minoranze determinate alla lotta antitedesca e gruppi che riemergono dalla cospirazione antifascista.

Nella società italiana la vita dei partiti era di fatto cessata con l'istaurazione del regime. I partiti antifascisti, dall'esilio parigino, avevano trovato inoltre ostacoli insormontabili nel tentativo di svolgere in Italia propaganda e molti militanti vennero arrestati.

I partiti antifascisti riprendono però vigore man mano che gli esiti disastrosi della guerra scavano un solco sempre più profondo fra la retorica di regime e le condizioni di vita popolari: la disillusione popolare apre nuovi spazi alla propaganda e alla mobilitazione.

L'organizzazione comunista è la più tempestiva a raccogliere tale opportunità: gli scioperi del '43 sono la prova della scollatura tra regime e importanti settori della classe operaia, e della capacità dell'organizzazione comunista.

Nel '42 nasce il Partito d'Azione (PdA), nel quale confluiscono nomi prestigiosi dell'antifascismo eroico degli anni '30, soprattutto dal gruppo Giustizia e Libertà (Parri) e intellettuali caratterizzati da progetti di radicale cambiamento della società italiana.

Il terzo partito della sinistra è lo PSIUP, erede del vecchio PSI, che si ricostruisce nel '43.

La Democrazia Cristiana (destinata a diventare, insieme al PCI, uno dei due grandi partiti di massa del dopoguerra) conosce una lunga gestazione tra il '42 e il '43, ed è priva di un ruolo significativo nelle origini della resistenza: la linea generale è di attendere la completa liberazione da parte degli angloamericani dedicandosi nell'organizzazione del partito.

Degli altri due partiti presenti nel Cln di Roma, è constatabile una sostanziale assenza di strutture organizzative e una mancanza di radicamento sociale: Partito Liberale (Pli, Croce), Partito Democratico del Lavoro (Bonomi).

L'occupazione tedesca e la rinascita del fascismo

L'occupazione tedesca e la rinascita del fascismo esigono risposte operative tanto sul piano politico che sul piano militare. Il vuoto di potere determinato dalla fuga del re rappresenta, allo stesso tempo, un'straordinaria occasione e un dovere cui i partiti antifascisti non si possono sottrarre.

Il 9 settembre, nella Roma occupata, il Comitato Nazionale delle Opposizioni assume la denominazione di Comitato di Liberazione Nazionale (Cln) e lancia un appello agli italiani alla resistenza per riconquistare il titolo di libera nazione. Oltre al Cln di Roma, sorgono organismi con la stessa struttura in molte altre città, ma da subito, quello di Roma cercherà di esercitare una funzione dirigente a livello nazionale. Tuttavia nel '44 sarà il Cln di Milano ad assumere l'effettiva direzione della lotta armata nell'Italia occupata, sotto la denominazione di Clnai.

Prima del '44 però i frutti del lavoro del Cln sono scarsi sul piano dell'assistenza e del coordinamento delle bande, a cui va poi aggiunto un atteggiamento diffidente del governo del Sud degli Alleati.

Tra i limiti maggiori che il Cln incontra va ricordato che esso costituisce un punto di intersezione di partiti portatori di progetti e ipotesi politiche molto diseguali. La volontà di unire le energie in vista del comune scopo della liberazione prevalse allora su tensioni e rivalità, ma la ricerca di questa unità fu tutt'altro che pacifica: già dai primi mesi apparve una netta diversità nel modo di pensare forme e metodi della lotta.

Una prima differenziazione tra partiti di sinistra e moderati era particolarmente visibile:

  • Sinistra: progetto di suscitare un moto di radicale rinnovamento fondato sulla partecipazione attiva delle masse, e la liberazione non solo dall'occupazione tedesca ma anche dai lasciti culturali, politici e sociali del fascismo (necessità rotture ed epurazione), pregiudiziale repubblicana.
  • Moderati: tentativo di conciliare liberazione dal nazifascismo e continuità dei rapporti sociali dati, complessa strategia istituzionale che non escludeva di salvare l'istituto monarchico, o accontentandosi di allontanare Vittorio Emanuele III.

A ciò si aggiunse una sensibile diffidenza tra i partiti più direttamente impegnati nell'organizzazione della Resistenza (Pci e PdA), resa particolarmente visibile nella creazione di formazioni armate che continueranno in prima istanza a dipendere da tali partiti più che dal Cln: le brigate Garibaldi e le formazioni di Giustizia e Libertà (Gl).

Sotto l'unione permane una diffidente concorrenza che segnerà l'intera vicenda della Resistenza, ma non giungerà mai alla rottura, così come non giungerà mai a un'autentica fusione. Alla base della strategia comunista è la scelta dell'attacco continuo e sistematico, mentre gli azionisti sostengono la necessità di ricostruire l'esercito, potenziandolo e trasformandolo con l'innesto di volontari civili: mentre l'azionista Parri è riconosciuto da tutti i comitati regionali militari come il "coordinatore centrale", il comando generale delle Garibaldi rifiuta di sottoporsi alla sua autorità.

L'esistenza delle bande partigiane e degli organismi politici che le rappresentano ha effetti maggiori della loro reale consistenza militare, sul piano politico e sul piano simbolico; effetti che possiamo costatare in molteplici direzioni, tra cui:

  • Per quanto riguarda la Repubblica Sociale Italiana, nel limitarne la credibilità e l'autorevolezza, e quindi la capacità di aggregare consenso. La genesi della Rsi ha origine in una scelta precisa e non discutibile di Hitler. Da ciò ne discende una genetica mancanza di autonomia, e per cercare di attenuarla si cercherà di creare un esercito a base nazionale (che permetterà di continuare la guerra e riscattare l'onore nazionale). Uno stato che subisce una disobbedienza di massa è uno stato dimezzato, ed è proprio quello che accadrà: alla stanchezza, al rifiuto della guerra, alla diffusa convinzione.
Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 23
Riassunto esame Storia, prof. Cartosio, libro consigliato La resistenza in Italia, Peli Pag. 1 Riassunto esame Storia, prof. Cartosio, libro consigliato La resistenza in Italia, Peli Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia, prof. Cartosio, libro consigliato La resistenza in Italia, Peli Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia, prof. Cartosio, libro consigliato La resistenza in Italia, Peli Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia, prof. Cartosio, libro consigliato La resistenza in Italia, Peli Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia, prof. Cartosio, libro consigliato La resistenza in Italia, Peli Pag. 21
1 su 23
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher xxxchrystellexxx di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Cartosio Bruno.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community