La grande guerra
La guerra del 1914-18 è impressa nella memoria collettiva come la "Grande Guerra" per diversi motivi:
- Coinvolse le potenze europee ma anche i più importanti stati extraeuropei, Giappone e USA; fu quindi il primo conflitto ad assumere dimensioni mondiali;
- Mai furono messi in campo eserciti tanto grandi e mai si erano fronteggiati così a lungo, determinando quindi un potenziale distruttivo senza precedenti, ingigantito dal massiccio uso bellico degli apparati industriali e delle nuove tecnologie;
- Il numero dei caduti superò quello delle vittime delle guerre europee dei due secoli precedenti.
Gli effetti della grande guerra
Gli effetti di tale guerra si misurano su scala mondiale:
- Provocò la scomparsa di quattro imperi:
- Russo (abbattuto nel 1917 da una rivoluzione)
- Degli Asburgo (da cui sorsero i nuovi stati nazionali)
- Tedesco (lasciò il posto a una repubblica democratica)
- Turco (epilogo di una lunga crisi)
- USA soppiantano GB nel ruolo di superpotenza mondiale.
- I contrasti politici e sociali europei del dopoguerra segnarono definitiva sconfitta dell’ancien regime e dell’avvento della società di massa.
- Diede impulso ai movimenti nazionalisti di liberazione dei popoli coloniali del Terzo Mondo.
Fatti scatenanti della prima guerra mondiale
Fatto scatenante della prima guerra mondiale fu l’uccisione, da parte di un gruppo irredentista slavo, dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria, mentre si trovava in visita a Sarajevo, il 28 giugno nel 1914. Il governo austro-ungarico reagì dando per certa la corresponsabilità della Serbia (mai dimostrata): l’attentato fu preso a pretesto per ridimensionare l’influenza nell’area balcanica della Serbia che aveva ottenuto significative conquiste territoriali ed era perciò considerata un pericolo.
Ottenuto l’appoggio tedesco (6 luglio), l’AU impose alla Serbia un ultimatum per far cessare ogni attività antiaustriaca nel Paese. Il documento era di tipo provocatorio, in quanto esigeva risposta entro 48 ore e pretendeva che rappresentanti austriaci partecipassero all’inchiesta sull’attentato: la Serbia replicò negativamente, non volendo rinunciare alla propria sovranità. Il 28 luglio AU-Ungheria le dichiara guerra. La Russia entra nel conflitto a sostegno della Serbia in nome della comune religione ortodossa e delle sue mire egemoniche sulla penisola balcanica e sul Mediterraneo orientale.
La Germania chiede alla RU di revocare il provvedimento e alla Francia la neutralità, ma, non ricevendo risposte positive, dichiara guerra ad entrambe (1 e 3 agosto). Entrarono in gioco, da allora, linee di alleanza destinate a dividere il mondo.
Il trattato di pace
Il trattato di pace firmato a Versailles nel 1919 individuò nell’aggressione tedesca la causa scatenante della guerra e anche le analisi condotte successivamente tendono ad attribuirle le maggiori responsabilità insieme all’AU: cercarono infatti di imporre la propria volontà su Serbia e RU sviluppando una politica coercitiva che implicava la possibilità di una guerra e che portarono fino alle estreme conseguenze. D’altro canto, RU e FR accettarono il rischio di un conflitto, mentre fu solo la GB che cercò un negoziato, scontrandosi poi con l’intransigenza di altri stati.
La strategia militare e il dilemma della sicurezza
La storiografia più recente ha concentrato la propria attenzione sulla condotta concreta dei singoli stati nazionali. Ogni ceto politico e dirigente operava le proprie scelte di politica estera in un quadro teorico e pratico dominato dal dilemma della sicurezza: accrescere la propria sicurezza spesso significa aumentare l’insicurezza degli altri (ex AU-Serbia) e indurli a fare altrettanto, innescando una spirale di tensioni e di corsa agli armamenti. Il dilemma della sicurezza portò quindi all’adozione di una strategia di rischio e di una politica coercitiva; ad esse si aggiungeva nel 1914 una disposizione strategico militare di tipo offensivo, basata su dottrine militari che prevedevano la guerra di movimento e il culto dell’offensiva.
Incongruenze e rivalità imperialistiche
A complicare le cose era poi l’incongruenza delle posizioni dei vari paesi:
- La politica mondiale di potenza perseguita dalla Germania (anche per alleggerire contrasto interno tra autoritarismo statale e spinte democratizzazione), prevedeva la conquista di un’egemonia continentale inaccettabile per l’Inghilterra, la cui leadership poggiava sulla conservazione di un ruolo arbitrale in Europa e quindi su un equilibrio tra Francia e Germania.
- Francia: la sua vita politica si consumava attorno alla rivincita della sconfitta del 1870.
- Austria: aspirava a salvare l’integrità del suo impero.
- Russia mirava ad espandersi verso Costantinopoli.
La guerra non fu tuttavia uno sbocco necessario e ineluttabile di una situazione già determinata, né è possibile individuarne una sola causa: le rivalità imperialistiche, la corsa agli armamenti, le tensioni internazionali, i movimenti nazionalisti e i problemi sociali sono tutti fattori che contribuirono a provocare il conflitto, ma nessuno basta a chiarirne le cause e le caratteristiche. Nemmeno gli eventi del luglio 1914 sono riconducibili a una meccanica conseguenza di fenomeni precedenti, che condizionarono pesantemente le decisioni di quei giorni, ognuna delle quali determinò a sua volta le successive.
Una guerra nuova
L'idea dei generali tedeschi era quella di una guerra lampo che cogliesse impreparato l'esercito francese, attraverso attuazione del piano Schlieffen, il caso più famoso di disposizione strategico-offensiva che prevedeva un attacco attraverso il Belgio, violandone quindi la neutralità e provocando l’entrata nel conflitto della GB, la quale insieme a FR e RU costituì la Triplice Intesa.
Tra le varie atrocità della guerra vi era anche il genocidio. Ad esserne vittima fu il popolo armeno, accusato di disfattismo, fu usato dal governo turco come capro espiatorio delle sconfitte belliche sfruttando l’antico contrasto religioso che divideva i cristiani armeni dai turchi mussulmani.
Aspetti distintivi della grande guerra
Tecnologie usate:
- Tedeschi: gas asfissiante
- Aerei da caccia
- Sottomarini
- Polvere da sparo senza fumo
- Cannoni a tiro rapido senza rinculo
- Mitragliatrici portatili
- Carri armati (battaglia di Amiens 18)
Nonostante l'uso massiccio di telefoni e del telegrafo, la grande novità fu costituita dalla scala delle operazioni. Ruolo importante delle ferrovie per trasportare truppe e approvvigionamenti anche se era già stato usato in guerra civile americana. Carattere totale della mobilitazione dei paesi belligeranti: più che sul campo di battaglia le sorti della guerra si giocarono sulla capacità di ciascuno di essi di sostenere uno sforzo umano, sociale ed economico immane. Mandare al fronte sempre nuove truppe, produrre sempre più velocemente armi e munizioni, alimentare ed equipaggiare gli eserciti: all’interno di ogni paese tutta la vita fu riorganizzata intorno a questi obiettivi. La vittoria sarebbe andata a chi fosse riuscito a portare l’avversario allo stremo, non solo i soldati ma l’economia e le stesse popolazioni: fu da questo POV che risultò decisiva la guerra per mare e il blocco navale il rifornimento di materie prime e generi alimentari.
Stato, industria e società nella guerra
Durante la guerra l’apparato produttivo di paesi belligeranti fu sottoposto ad una fortissima sollecitazione.
- Crescita delle industrie di:
- Armamenti
- Acciaierie
- Cantieri navali
- Aziende chimiche
- Automobili
- Le industrie aumentarono di dimensioni, addetti e di numero
- Uso di tecnologie e forme di organizzazione avanzate ne moltiplicarono la produttività.
Nei paesi meno progrediti, come la Francia e l’Italia, fu proprio la guerra a portare a compimento il processo d’industrializzazione. La Domanda che sostenne questo sviluppo non veniva dai cittadini consumatori ma da stati, a cui doveva essere garantito ciò che serviva per la guerra (garantito mettendo sotto controllo la produzione): si assiste quindi ad un sistematico intervento dello stato nell’economia, la quale venne irreggimentata affinché funzionasse a pieno ritmo secondo le priorità della guerra. Si concentrarono così le imprese maggiori, si chiusero le meno efficienti e se ne aprirono di nuove. Si praticarono requisizioni su vasta scala e i generi alimentari furono razionati o per l’interruzione dei flussi commerciali, o per la leva di molti contadini, o per il blocco navale inglese. Tutto ciò porta alla modificazione dei rapporti tra stato, economia e società.
Tuttavia non ci furono mutamenti qualitativi nel quadro strutturale dell’industria: le maggiori alterazioni si verificarono nel campo della finanza. Per pagare i costi della guerra c’erano tre modi:
- Imporre tasse (MA crollarono i consumi con l’abbassarsi del tenore di vita e con l’ascesa dei prezzi)
- Contrarre debiti (stati più deboli si indebitavano con quelli più forti e tutti questi con gli USA: EU perde supremazia)
- Stampare carta moneta (MA aumento denaro circolante incrementa inflazione, la quale causa l’aumento dei prezzi)
Effetti della partecipazione dello stato nell’economia:
- Moltiplicazione del numero degli uffici, degli organi e degli enti pubblici
- Risultato = dilatazione della burocrazia e della creazione di centri decisionali esterni alle istituzioni rappresentative
- Stato assume specifiche funzioni imprenditoriali.
Effetti dell’emergenza bellica:
- Contribuì allo svuotamento del ruolo dei parlamentari
- Concentrazione del potere nelle mani dei governi + aumenta peso delle gerarchie militari
- Regimi di censura e di controllo nei confronti della stampa
- Governi e vertici militari si dotarono di uffici per la propaganda per il rafforzamento del morale patriottico di soldati e di civili.
In Europa si instaurarono meccanismi di tipo autoritario connessi all’eccezionalità del momento, che sarebbero però sopravvissuti alla congiuntura che li avevano prodotti influenzando eventi successivi. Sorse quindi uno stato centralizzato, burocratico e interventista sia per le esigenze dell’economia sia per l’ampiezza della mobilitazione di massa cui fu sottoposta la società civile. L’intervento statale nella società fu caratterizzato da un intreccio di repressione e ricerca del consenso. ES: creazione uffici per tenere alto morale truppe, giornali di trincea, spettacoli ma allo stesso tempo controllo notizie/censura corrispondenza. Meccanismo simile venne poi applicato alle società civili: davanti a restrizioni della libertà individuali, di associazioni e di stampa corrispose il moltiplicarsi di enti per propaganda, assistenza e controllo sociale.
Vi fu un cambiamento nella condizione femminile: per ovviare la carenza di manodopera creata dallo sviluppo dell’industria e dall’arruolamento di milioni di lavoratori, le donne vennero inserite nella produzione e il loro ruolo nella società cambiò di conseguenza.
Il fronte interno
I popoli europei accolsero la guerra con entusiasmo. Arruolamenti volontari, manifestazioni entusiastiche per la partenza dei soldati.
Perché:
- La tensione accumulata dai contrasti internazionali aveva predisposto l’opinione pubblica ad avvertire la guerra come un fatto liberatorio.
- Una lunga abitudine alla pace aveva diffuso insofferenza per la normalità borghese del vecchio mondo liberale.
- Correnti irrazionaliste (guerra=impresa eroica rigeneratrice) e nazionalismo (spesso aggressivo).
Tali fenomeni riguardavano i ceti medi colti (parte influente ma minoritaria della società). I contadini ne rimasero immuni subendo la guerra come una sorta di calamità naturale. Nonostante ciò, in pochi rifiutarono la leva e vi furono deboli manifestazioni per la pace PERCHÉ:
- I popoli europei erano relativamente ignari della tragicità della guerra perché da decenni erano stati impegnati in conflitti brevi e in genere non molto cruenti.
- I principali mezzi di socializzazione (scuola e l’esercito) trasmettevano valori e sentimenti nazionali, oltre ad una retorica patriottica e imperialistica intrisa di ostilità per l’altro.
- Ogni governo sostenne di difendere patria e civiltà da un nemico mortale.
C’era chi si era stupito della popolarità della guerra, soprattutto alla luce del fatto che il movimento socialista si era più volte impegnato contro la guerra. In realtà al suo interno vi era una contraddizione solidarietà nazionale prevaleva su quella di classe in misura pari al grado di integrazione del movimento operaio nei diversi paesi.
Tra gli effetti della guerra:
- Divisione per linee nazionali e per le linee interne (tra favorevoli e contrari al conflitto) del movimento operaio europeo.
- Fallimento della II Internazionale
- Lacerazioni in altre e più radicate istituzioni sovranazionali, ex quelle religiose (pace = imperativo etico).
Man mano che la guerra andava avanti il fronte interno si accese di contrasti: alle varie lotte operaie si unirono proteste spontanee (che videro spesso le donne come protagoniste). Col tempo anche tra gli intellettuali si estese il disgusto per la guerra, molti dei quali si erano rifugiati in Svizzera per fuggirla.
L’Italia in guerra
Lo scoppio della guerra colse l’Italia in una fase di transizione: la crisi del sistema giolittiano aperta dalla guerra in Libia e dal suffragio universale maschile aveva lacerato la classe dirigente liberale, mentre interessi economico-finanziari premevano per una politica espansionistica.
1914: settimana rossa: in Romagna e nelle Marche divampò una rivolta popolare espressione di uno spirito di ribellione contro le autorità, ma le preoccupazioni che suscitò si unirono a quelle già esistenti per l’ascesa della conflittualità operaia: la neutralità al conflitto fu l’esito scontato delle incertezze del paese. Per tale contesto l’Italia si proclamò neutrale anche se faceva parte della Triplice Alleanza, ma il primo ministro Salandra contrattò le condizioni dell’intervento.
Interventisti:
- Salandra (primo ministro)
- Interventisti democratici (volontà di sconfiggere autoritarismo e militarismo imperi centrali + ideali risorgimentali)
- Associazione nazionalista italiana (1910 guidata da Corradini)
In mezzo:
- Movimento cattolico: pur non volendo la guerra, colse l’occasione per completare proprio reinserimento nello stato; univa l’obbedienza patriottica all’universalismo del papa e al non alienarsi il consenso delle masse popolari
Neutrali:
- Sistema giolittiano
- Partito socialista: dopo entrata in guerra adottò però la formula “ne aderire ne sabotare”
24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra: l’entrata in guerra fu decisa da Salandra e dal ministro degli esteri Sonnino con una sorta di colpo di stato contro la maggioranza del parlamento e del paese.
Obiettivi dell’intervento sul piano interno:
- Affossare il sistema giolittiano
- Battere il movimento operaio
- Affermare blocco potere conservatore.
Politica estera: l’intervento venne passato come una sorta di “quarta guerra d’indipendenza” per completare i confini naturali del paese e per intraprendere una linea imperialistica di prestigio e potenza: il trattato di Londra, con cui l’Italia era già stata segretamente impegnata ad entrare in guerra con L’intesa, mostra che l’obiettivo di una espansione nei Balcani e nel Mediterraneo contava quanto e più della conquista di Trento e Trieste. La scelta di campo maturò soltanto dopo che i tedeschi furono fermati sulla Marna.
La Strafexpedition mise a nudo l’impreparazione militare dell’Italia facendo cadere Salandra: nonostante ciò non fu cambiata la gestione dell’esercito (generale Cadorna) dirigendola in totale dispregio delle esigenze materiali/morali dei soldati e fondando la disciplina sul terrore. Una svolta alla conduzione del conflitto vi fu nel 1917: Italia venne sconfitta a Caporetto (perde il Friuli) e le carenze dell’organizzazione militare trasformarono la sconfitta in una rotta disordinata. Il trauma di Caporetto fece sì che si formasse un nuovo governo presieduto da Emanuele Orlando e da Armando Diaz, la cui guida dell’esercito portò alla vittoria finale nel 1918 a Vittorio Veneto. La responsabilità per il disastro di Caporetto venne addossata dagli alti Comandi all’esercito e al suo disfattismo: l’ampiezza delle contrarietà e dell’estraneità popolare alla guerra emerge dalle numerose denunce per renitenza/diserzione e dalle condanne, per aver cercato di scampare al fronte, attraverso l’automutilazione.
Stato liberale entra in crisi perché:
- Malcontento popolare
- Il caro prezzi e l’inflazione minarono lo status degli impiegati e dei percettori di piccole rendite che ne erano il pilastro.
- Si acuirono le divisioni tra i gruppi sociali.
- Sradicamento degli ex combattenti
- L’aumento degli organici e l’ampia delega lasciata agli istituti religiosi in materia di assistenza (in uno stato ancora oligarchico)
- L’intervento statale sull’economia fu anche attuato con una subordinazione degli interessi pubblici al potere economico. La crescita dell’industria bellica inoltre si concentrò nel triangolo industriale (Milano – Torino – Genova) aggravando il divario tra nord e sud.
Se in Italia i cambiamenti portati dalla guerra risultarono più pesanti che in altri paesi europei, ciò si dovette alla maggiore arretratezza istituzionale, sociale ed economica che la caratterizzava.
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