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Riassunti Storia contemporanea (Il Novecento)

Caratteri del Novecento

1.

Il Novecento è stato spesso definito “secolo mondo”, poiché (anche a causa

della globalizzazione) da esso derivano tutte le caratteristiche della fisionomia

del mondo di oggi. La grande guerra ha infatti generato una nuova

configurazione del mondo. Il “secolo dei dualismi” presenta diversi binomi, tra

cui distruzione/memoria, con guerre distruttive combattute con nuove armi, ma

anche la distruzione simbolica delle idee ad opera dei 3 fascismi (Franchismo,

Nazismo e Fascismo, sebbene quest’ultimo fu “imperfetto”, poiché coesisteva

con i poteri di Chiesa e monarchia, e nello scontro l’URSS si schiera con le

democrazie), contrapposte al tentativo di ricostruzione e ristabilimento delle

condizioni precedenti conservando la memoria degli orrori della guerra, in modo

da evitare che essa possa ripetersi.

Il fascismo propose infatti un’unica mentalità, un’idea e un modello che non

ammettevano opposizioni, ma che furono accettate a causa del crollo delle

rappresentazioni dovuto alle grandi crisi economiche. Le democrazie, al

contrario, si aprirono al confronto tra persone e partiti opposti, favorendo

l’innovazione e l’esportazione della democrazia nelle colonie, opposte

all’arretratezza economica e culturale. Nel Novecento vediamo anche

l’opposizione tra capitalismo (con gli Stati Uniti che giocano un ruolo molto

importante nell’aiuto ai paesi capitalistici, anche attraverso il Piano Marshall del

47) e comunismo (che propose, invece, una compenetrazione tra Stato e Partito

nell’economia centralizzata).

Il proletariato di operai e contadini si contrappose alla borghesia, che sostituisce

l’aristocrazia grazie a disponibilità economica e nuove professioni. Allo stesso

modo, anche gli uomini, chiamati alla guerra, affidano alle donne i loro ruoli,

soprattutto professionali.

Grande guerra

2.

La Grande Guerra si distinse per durata (fu infatti una guerra di logoramento)

ed numero di morti (9 milioni, compresi civili afflitti da carestia e malattie)

superiori rispetto alle aspettative e alle precedenti guerre, ma anche per il

coinvolgimento di tanti paesi (sia attivamente i soldati, sia passivamente i

lavoratori delle industrie pesanti, spesso anche minori), convinti che essa si

potesse concludere solo con il totale annientamento dell’avversario. Oltre alle

motivazioni economiche, vi erano quelle politiche legate alla supremazia e

strategiche (relative agli sbocchi sul Mediterraneo e alle risorse minerarie e di

manodopera presenti nelle colonie), ma soprattutto ideologiche, con lo scontro

tra gli imperialismi, secondo cui la superiorità di un paese sull’altro giustificava

la missione civilizzatrice finalizzata all’istituzione di governi conservatori che

assicurassero la stabilità.

I partiti liberali si schierarono a favore della guerra, ma quelli socialisti si

opposero, salvaguardando gli interessi dei ceti popolari (motivo per cui

Mussolini, dichiaratosi interventista, fu espulso dal partito, guadagnando

tuttavia visibilità). Le trincee, proteggendo soldati e confini territoriali,

permisero di comunicare a soldati di culture diverse, con l’italiano come lingua

unificante, utilizzata anche per scrivere e per i canti (che ebbero la duplice

funzione di mantenere un legame con le tradizioni e spronare i soldati). Gli Stati

Uniti entrarono nel conflitto solo nel 17 per motivazioni economiche (in quanto

esportavano in tutti i paesi coinvolti, soprattutto prodotti bellici) e strategiche

(non essendo interessati ai paesi contesi).

Essi combatterono una guerra sottomarina, che colpì spesso anche imbarcazioni

civili, e furono i veri protagonisti della guerra, sia perché il dollaro era la moneta

più forte e sia per la supremazia della cultura occidentale sull’egemonia tedesca.

La guerra causò anche il ribaltamento dei ruoli uomo/donna e il definitivo crollo

della civiltà ottocentesca. Le conseguenze principali furono l’egemonia dei

vincitori (con il conseguente ridimensionamento degli sconfitti), la fine degli

imperi (Austro-ungarico, Ottomano e Russo zarista) e la trasformazione

dell’ordine europeo (che perse l’egemonia).

Nel dopoguerra emerse la necessità di riconversione dell’industria pesante

(attuata grazie ai capitali forniti dagli Stati Uniti, la cui moneta mantenne

inalterata il suo valore), nonché di fronteggiare il malcontento dovuto a

inflazione, disoccupazione e crisi industriale e agricola, degenerato in

occupazioni di fabbriche e terre e proteste per ottenere salari adeguati, mentre i

soldati pretendevano un riconoscimento attraverso posti di lavoro. Tali disagi

resero gli anni 20 quelli della società di massa, in cui si cercarono governi

stabili: in Italia il fascismo rispose al mito della vittoria mutilata, in Francia la

maggioranza di centro-destra riuscì ad uscire dalla crisi in breve tempo, in Gran

Bretagna i governi conservatori risolsero i problemi economici placando le spinte

indipendentiste di India e Irlanda, ed infine in Germania le riparazioni di guerra

e l’incapacità del governo conservatore di affrontare la situazione politica e

sociale portarono alla nascita di movimenti rivoluzionari di ogni fazione e

all’affermazione di quello nazionalsocialista.

Rivoluzione bolscevica

3.

Lo sviluppo industriale e la modernizzazione contraddittoria circoscritta a poche

città, la dipendenza dai capitali esteri e soprattutto l’arretratezza degli

armamenti avevano portato alla sconfitta dell’esercito zarista nella Grande

Guerra, nella quale avevano combattuto un numero di contadini (analfabeti) tale

da diminuire un terzo della produzione agricola. Nello sciopero generale del 17 a

Pietrogrado (causato anche dal terrorismo e dalle violenze etniche), i reparti

incaricati di domarlo si unirono ai manifestanti, dando vita ad un soviet di operai

e soldati e costringendo lo zar Nicola II ad abdicare, lasciando il compito alla

Duma, unica assemblea rappresentativa legale del paese, di costituire il debole

governo provvisorio costituzional-democratico (o “cadetto”) guidato dal liberale

L’vov, che instaurò una democrazia parlamentare e tuttavia proseguì l’impegno

bellico con il paradossale appoggio dei soviet. Questi erano divisi in:

menscevichi (convinti che non esistessero ancora le condizioni per il socialismo),

socialrivoluzionari (concentrati sull’obiettivo della terra) e bolscevichi, guidati da

Lenin.

Nelle Tesi di aprile egli aveva affermato che la fase democratico-borghese della

rivoluzione si era conclusa col crollo dello zarismo ed era arrivato il momento di

instaurare la dittatura del proletariato con la presa del potere da parte dei

soviet, l’abolizione della repubblica parlamentare, la cessazione della guerra, il

rifiuto dell’appoggio al governo, la distribuzione delle terre confiscate e

l’autodeterminazione dei popoli. Tuttavia, duramente repressi, i bolscevichi

dovettero tornare alla clandestinità, fino a che l’aiuto nello sventare un colpo di

stato controrivoluzionario valse loro la maggioranza all’interno del soviet. Grazie

all’assalto del Palazzo d’Inverno del 24-25 ottobre, Lenin si autoproclamò capo

del governo e venne proclamata la repubblica sovietica.

Il 26 ottobre, con il Decreto della Pace, fu avviato l’Armistizio con la Germania

(a cui seguirà la pace di Brest-Litovsk firmata a marzo) e, con il Decreto della

Terra, questa divenne “bene di tutto il popolo” gestito dai soviet. Il 2 novembre

venne riconosciuta l’autodeterminazione dei popoli (concedendo indipendenza e

rispetto delle minoranze, con diritto di intervento russo solo in difesa del

proletariato) e l’assegnazione delle terre ai contadini, con Lenin

autoproclamatosi capo del Governo. Le elezioni di novembre per l’Assemblea

costituente furono vinte dai socialrivolzuonari, che non riconobbero il potere

sovietico, causandone lo scioglimento. Le forze reazionarie zariste delle armate

Bianche furono sostenute dall’Intesa contro il “pericolo rosso”, che nel 19 ebbe

la meglio nella guerra civile contro l’Armata rossa guidata da Trockij del Partito

Comunista Russo e affiancata dalla CEKA, la polizia segreta sovietica. Dal

conflitto con la Polonia (19-20), il cui esercito aveva invaso l’Ucraina, l’Armata

rossa uscì sconfitta.

I bolscevichi imposero requisizioni forzate per sfamare il paese, nazionalizzando

industrie e banche, militarizzando il lavoro nelle fabbriche, rendendo gratuiti i

servizi fondamentali ed abolendo libero commercio e moneta. Tale sistema

economico, definito “comunismo di guerra”, causò la carestia del 21 (dato che i

contadini non producevano più del necessario) e la dei marinai di Kronstadt,

baluardo del bolscevismo, che spinse i bolscevichi ad approvare una nuova

politica economica, la NEP. Essa ripristinò l’economia di mercato e la moneta,

abolendo il lavoro obbligatorio, sostituendo le requisizioni con imposte fisse,

concedendo il salario accottimo e permettendo ai contadini di affittare

appezzamenti e assumere manodopera salariata. Tale economia mista

concedeva quindi il commercio privato all’interno e l’iniziativa statale per

l’estero.

Totalitarismi

4.

Un totalitarismo è una dottrina che impone un modello di Stato che controlla

tutti gli aspetti della vita della popolazione, modellandone il modo di pensare e

di vivere. I fascismi principali furono quello italiano (dalla marcia su Roma del

22 alla sfiducia a Mussolini del 43), il nazismo tedesco (dal 33 alla morte di

Hitler nel 45) e il franchismo spagnolo (dal 39 alla morte dei Franco nel 75). Tra

i totalitarismi rientra, tuttavia, anche lo Stalinismo, durato dall’ascesa di Stalin

nel 27, alla sua morte nel 53.

I caratteri comuni furono: la direzione di un’unica persona, il culto della

personalità del dittatore che incarna valori e caratteristiche ideali dei cittadini,

un’unica sede di “discussione politica” (con l’abolizione o il monopolio degli

organi parlamentari che impedisse il confronto e l’opposizione), l’uso di una

violenza legittimata, strutture organizzative generazionali e lavorative e

monopolio dei mezzi di comunicazione. L’obiettivo era quello di penetrare la vita

del cittadino “dalla culla alla tomba”, inculcando dalla nascita i valori di

disciplina, forza fisica e nazionalismo, attraverso la propaganda (con mezzi di

comunicazione che pubblicizzassero i momenti significativi del regime come

comizi e inaugurazioni, attraverso documentari come quelli dell’Istituto Luce),

ma soprattutto attraverso attività ricreative come lo sport (con una particolare

predilezione per boxe, automobilismo e ginnastica, portatrice dei valori del

totalitarismo).

Sbocchi rivoluzionari si avranno solo negli Stati economicamente più fragili, e

non nei paesi dalla struttura più organica, che vedranno soltanto rafforzato il

loro ideale di democrazia. I partigiani vivevano, tuttavia, la resistenza, come

azione militare, malgrado esistesse anche una resistenza civile che manipolava il

nemico reprimendo le rappresaglie attraverso azioni morali (con le donne che

rischiavano la vita per seppellire gli uomini di entrambi gli schieramenti o

rifornendo i partigiani di cibo e vestiti).

Caso particolare fu la Danimarca (considerata giusta tra le nazioni), che con

poche azioni militari resistette interamente all’occupazione nazista, nella

convinzione che la Germania sarebbe diventata un protettorato modello.

Convinti dell’incapacità militare di affrontarla, essi dettero vita ad una resistenza

non violenta mirata a far sentire il tedesco poco gradito (ad esempio, uscendo

dal negozio in cui entrava un tedesco, ma anche reagendo con scioperi a

qualunque tipo di violenza e nascondendo gli ebrei).

Nazismo

5.

L’ascesa del nazismo si verificò in un clima di disagio economico-sociale dovuto

alla crisi economica (causata da riparazioni di guerra troppo alte),

all’occupazione francese della Ruhr (zona mineraria) dovuta al mancato

pagamento delle riparazioni, all’inflazione del marco e alla disoccupazione di

massa. Sul piano politico, dopo il fallimento della repubblica federale di Weimar

(dovuto alla diversità dei Lander, ossia delle regioni), la divisione e la debolezza

dei partiti democratici avevano portato ad una polarizzazione politica tra

estrema destra comunista ed estrema sinistra nazionalsocialista, che istituì un

governo di stampo militare con Von Hindenburg, che applicò l’articolo 48 della

Costituzione (secondo cui il cancelliere può legiferare senza il controllo

parlamentare).

Il nazismo conquistò il potere legalmente attraverso le elezioni, con l’appoggio

di militari (riuniti in organizzazioni paramilitari violente quali le SA del 21 e le SS

del 26), industriali, Junker e principali partiti di destra. Ma il consenso fu

ottenuto anche grazie alla propaganda effettuata tramite i nuovi mezzi di

comunicazione di massa e al leader carismatico, Hitler, imbianchino

ossessionato dall’idea di Gloria della Germania. Arrestato dopo un tentativo di

colpo di Stato a Monaco nel 23, scrive il “Mein Kampf” (“La mia battaglia”), in

cui si propone di costruire uno stato forte (comprendente i territori persi durante

il Pangermanesimo) per restituire al Volk uno spazio vitale, in cui preservare la

Razza Ariana dominatrice dagli ebrei parassiti.

Tali principi saranno applicati al Partito, intenzionato a recuperare la potenza

economica e l’ordine attraverso una “rigida disciplina sociale”. Le elezioni del 33

videro il Partito Nazista ottenere il 12% dei voti e 3 ministeri. Hindenburg affida

il compito di formare il governo in qualità di cancelliere ad Hitler, che a febbraio

fa sciogliere il parlamento e, dopo l’attribuzione dell’incendio del Reichstag (sede

del parlamento) ai comunisti, dà il via agli arresti dei principali oppositori politici

(rendendo illegittimo il partito comunista) e alla soppressione dei diritti

fondamentali dell’uomo (stampa, opinione, associazione).

Nel marzo vengono aperti il primo campo di concentramento (a Dachau, ad

opera del capo delle SS, Himmer) e il nuovo parlamento, che con una legge

attribuisce pieni poteri al cancelliere, permettendogli di sovrastare Parlamento,

Presidente e Costituzione. Si procederà quindi all’”allineamento” della Germania

al partito nazista, attraverso il controllo di istituzioni, Lander e sindacati da

parte di uomini scelti dal governo centrale. A maggio saranno bruciati i libri di

autori antinazionali, ebrei e dell’opposizione. La rivoluzione nazista si conclude a

luglio con la legge che vieta la ricostituzione dei partiti ed identifica quello

Nazista con la nazione.

Stalinismo

6.

In Russia, dopo la morte di Lenin nel 24, l’assunzione di potere da parte del

Commissario delle Nazionalità Stalin, espressione di un partito autoritario ed

unito (anche grazie al decreto segreto che rese illegali tutti i partiti che

esistevano prima del 17), fu agevolata dal suo seguito di violenti sottufficiali del

sud, nello scontro con Trockij, che proponeva di sostituire la NEP con una

struttura simile al Comunismo di Guerra, per industrializzare il Paese.

Eliminate politicamente le figure di rilievo del partito, nel 28 egli conquistò il

potere, avviando una politica di distruzione della cultura contadina attraverso

collettivizzazione forzata (obbligandoli ad entrare in cooperative dette kolchoz),

dekulakizzazione (esecuzione e deportazione dei Kulaki, fino al 32 accusati di

essere capitalisti sabotatori) e requisizione dei prodotti (per comprare

macchinari e far sopravvivere le città, compromettendo però i contadini).

La crisi alimentare ungherese sarà affrontata da Stalin con una politica

genocidiale che nega l’esistenza della crisi, condannando così il paese

all’Holodomor. Nel 28 la GPU (polizia politica stalinista) sostituirà la CEKA, ed

inizierà la politica economica dell’industrializzazione forzata, caratterizzata da

gigantismo, investimenti nelle industrie pesanti, pianificazione quinquennali (che

spinsero le fabbriche a falsare i bilanci), militarizzazione del lavoro,

stacanovismo, inurbamento e lavoro forzato nei GULAG. In Ucraina, Paese più

nazionalista che comunista, ai contadini fu vietato di comprare il pane e migrare

in città, mentre dopo il Decreto delle Spighe, chi fosse sorpreso a rubare nei

kolchoz veniva ucciso all’istante.

La fase di stabilità tra 34 e 36 portò alla redazione di una Costituzione,

contemporanea alla propaganda di miti come Stakanov, del capo infallibile

Stalin e della stessa Grande Russia all’estero, in un clima di timore e

repressione. Attraverso le “Grandi purghe”, Stalin si liberò della classe dirigente

sovietica, fino all’arresto, nel 38, del capo della NKDV (il commissariato agli

affari interni) e al conseguente inizio del totalitarismo staliniano.

Guerra civile spagnola e franchismo

7.

Negli anni 20, la Spagna era retta da una monarchia costituzionale dalla

struttura arcaica, che rendeva lo stato arretrato non permettendo lo sviluppo

della borghesia, anche a causa della dissoluzione dell’impero coloniale e del

conseguente sperpero delle ricchezze, ma soprattutto del fatto che la guerra,

produttrice della modernizzazione, non tocca la Spagna. Nelle forze reazionarie

confluirono la grande proprietà terriera (che temeva una rivoluzione di stampo

bolscevico), la Chiesa cattolica, l’esercito e l’aristocrazia cadetta (i secondi figli

dell’aristocrazia).

Con il colpo di Stato di Miguel Primo de Rivera, la monarchia viene mantenuta in

un regime autoritario, compromesso dalla crisi del 29 e dalle spinte

indipendentiste di Paesi Baschi e Cataluña, in cui era avvenuta una parziale

industrializzazione. La mobilitazione delle zone rurali anticlericali ricevettero una

risposta repressiva da de Rivera che, tuttavia, sotto consiglio del re, rinuncerà al

potere. Le elezioni municipali del 31 vengono vinte dai repubblicani, così che il

Partito Socialista Spagnolo costringe il re a dimettersi.

Nata la Repubblica, Azaña attuerà diverse riforme, riducendo le spese militari,

introducendo il suffragio universale maschile (successivamente esteso alle

donne), laicizzando lo Stato (intervenendo nelle scuole ed introducendo

divorzio, matrimonio civile e tasse sulla proprietà ecclesiastica), nazionalizzando

i servizi pubblici e ridistribuendo le terre attraverso la riforma agraria. Gli

antirepubblicani organizzarono un’insurrezione dell’esercito, che nel 32 divise il

partito repubblicano in progressisti di sinistra e conservatori di destra. Questi

ultimi, votando la sfiducia ad Azaña, innescarono una crisi di governo che,

assieme allo spostamento dei capitali all’estero seguito alla crisi del 29,

portarono alle nuove elezioni del 33, in cui ebbe la meglio la destra di

repubblicani, clericali e monarchici, contrari alle riforme. Nel Biennio nero (33-

35), alle insurrezioni represse dal governo si affiancarono le rivolte nazionaliste

spagnole in Cataluña.

La Falange Española riunì allora la destra di ispirazione fascista, andando poi a

stringere con Mussolini il Patto segreto del 34, secondo cui, qualora le

insurrezioni fossero proseguite, l’Italia sarebbe intervenuta. Nel 36 il

rafforzamento dei rapporti internazionali tra i partiti comunisti portò alla

stagione dei Fronti popolari, ossia ad un dialogo tra le forze democratiche volto

ad isolare i fascismi e concordare le decisioni in materia di politica estera: in

Spagna nascerà, quindi, il Fronte popolare spagnolo, che unisce l’eterogenea

sinistra e batte i partiti centrali nelle elezioni.

Il governo socialista di Caballero, con Azaña capo dello Stato, dichiara illegale la

Falange, ma l’esercito si rivoltò in Marocco (sotto la guida di Franco) per poi

sbarcare in Spagna. Nel 36 il governo fornisce le armi ai civili dando inizio alla

guerra civile (che se inizialmente si rivelò fallimentare, durò in realtà fino al 39,

finanziata dai latifondisti. Essa fu la prima guerra ideologica, combattuta tra il

nord del generale Mola (uomo politico) e il sud di Franco (capo supremo), che

firma il Patto di Roma per l’invio delle camicie nere e blocca i porti spagnoli,

mentre brigate internazionali di volontari di tutto il mondo cercavano di

sostenere il Fronte popolare spagnolo.

Nel 37, tuttavia, un’enciclica del Vaticano condanna Spagna, Messico e Russia in

quanto “governi demoniaci”, e l’URSS si schiera con il Partito comunista

spagnolo, sciogliendo le brigate internazionali. Nel 39, al termine della guerra, il

governo democratico cadde e le fucilazioni furono legalizzate, spingendo molti

spagnoli a rifugiarsi in Francia, dove saranno spesso chiusi in campi di

concentramento. La dittatura di Franco (che aderì all’Asse tra Italia, Germania e

Giappone, pur mantenendo la neutralità, limitandosi ad inviare “volontari”)

proseguirà fino al 75, anno in cui sale al potere Juan Carlos de Borbòn.

Seconda guerra mondiale

8.

Nel 22, con il trattato di Rapallo, la Russia aveva avviato una segreta

collaborazione con la Germania, concedendo territori per l’addestramento dei

militari, che, in cambio, non avrebbero concesso il passaggio di crociate

anticomuniste. Nel 25, invece, la Germania firmò il trattato di Locarno, con il

quale accettava i confini occidentali. Dopo l’invasione della Manciuria da parte

del Giappone nel 31, e l’incapacità di intervento della Società delle nazioni, nel

34 la Germania firmò il Trattato di non aggressione con la Polonia, avviando un

primo tentativo di riunire il Volk acquisendo l’Austria (difesa da Mussolini), con

l’appoggio del governo filonazista.

Nel 35 venne annessa tramite plebiscito la regione SAR, che violò così i trattati

di pace, proprio mentre il Fascismo veniva sanzionato dalla Società delle nazioni

per la Campagna d’Etiopia. Un successivo plebiscito (i non ariani erano esclusi

dal voto) del 38 portò all’annessione dell’Austria, grazie a una campagna

propagandistica e al fatto che Francia e Gran Bretagna sottovalutarono il

pericolo hitleriano al punto che, nella conferenza di Monaco, concessero ad

Hitler i Sudeti (Cecoslovacchia) in nome della politica pacifica. Dopo l’invasione

italiana dell’Albania, nel 39 fu stretto tra le 2 potenze il Patto d’acciaio, a cui

seguirono l’occupazione della Polonia e il Patto di non belligeranza con la Russia

(che prevedeva anche una clausola segreta sulla spartizione della Polonia). Il 3

settembre Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania, con

l’intento di sottomettere la popolazione attraverso una guerra lampo. Nel 40

Parigi viene occupata aggirando la linea difensiva Maginot e la Francia viene

divisa in una zona occupata e la Repubblica di Vichy, filonazista.

L’Italia entra in guerra attaccando la Francia, riscuotendo numerosi insuccessi,

mentre la Gran Bretagna di Churchill, simbolo della democrazia, viene

bombardata. Dopo i falliti interventi in Libia, Albania e Grecia, nel 41 Hitler

infrange il Patto di non belligeranza per conquistare l’Ucraina attraverso

l’Operazione Barbarossa. L’URSS attuerà quindi la strategia della “terra

bruciata” per non lasciare impianti e lavoratori in mano tedesca, mentre il

Giappone, alleatosi con Hitler e Mussolini nel Patto tripartito, bombarda Pearl

Harbor senza dichiarare guerra, coinvolgendo gli Stati Uniti nel conflitto. Nel 42,

il mal equipaggiato contingente italiano in Russia si arrende, disubbidendo agli

ordini di Hitler.

Nel 43, con lo sbarco degli Stati Uniti in Italia, viene programmata la resa

incondizionata per Hitler, che, nel frattempo, grazie ai prigionieri nei campi,

aveva visto crescere l’economia. Nel 44, lo sbarco in Normandia permise la

liberazione di Parigi e l’istituzione del governo provvisorio di De Gaulle e nel 45,

quando gli angloamericani varcarono il Reno, Hitler si suicidò e la Germania si

arrese, mentre le bombe atomiche lanciate da Truman in Giappone provocarono

51 milioni di vittime, 40 milioni di profughi e la resa incondizionata.

Shoah

9.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Informazione, media e pubblicità
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Tonelli Anna.

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