La sincronicità secondo Jung
La sincronicità è un problema che da sempre Jung si è posto; non ha mai scritto niente a riguardo a causa della difficoltà del problema, delle troppe responsabilità intellettuali e dell'inadeguata preparazione scientifica. Decide nel 1952 di porre fine a questa problematica scrivendo questo libro in cui riassume tutto ciò che è riuscito ad apprendere sull'argomento. (Agosto 1950)
Esposizione
Le nuove ricerche condotte dalla fisica hanno portato ad una conclusione importante. Le leggi naturali sono verità statistiche e relative. Esse infatti possono spiegare i fenomeni macrofisici; grandezze invece molto piccole non si comportano più in modo conforme a queste leggi. Il principio filosofico che sta alla base della nostra concezione della regolarità delle leggi di natura è la causalità, ma anch'esso può esser applicato solo in modo relativo: a volte la spiegazione non dipende da fattori causali, ma esige un diverso principio interpretativo.
L'errore della scienza è che spesso non si occupa di quegli eventi che accadono una sola volta o che accadono poco, ma solo degli eventi regolari e riproducibili. La scienza non può quindi non essere se non un punto di vista parziale, che trascura tutti gli aspetti che non è possibile cogliere statisticamente. Eventi unici non possono nemmeno essere oggetto di scienza, in quanto è anche difficile dimostrarli o provarli; eventi sporadici invece sì (attraverso testimonianze, che hanno comunque un ruolo poco rilevante).
Esiste una realtà di eventi acausali? È il mondo del caso, che sembra esser slegato dal rapporto di causa con il fatto coincidente. Ma essendo persuasi dell'importanza della legge di causalità, spesso li si spiega proprio secondo questo principio. Ma se il principio causale ha solo validità relativa, ne risulta che deve esserci un residuo acausale. Gli eventi acausali sono solitamente rintracciabili più frequentemente là dove, a un’accurata riflessione, un rapporto causale sembra impensabile.
Jung sottolinea inoltre il fatto che l'evento casuale mostra una tendenza al raggruppamento aperiodico, e non può essere altrimenti, perché se no dovrebbe risultare soltanto una disposizione periodica e regolare a degli eventi, la quale ovviamente escluderebbe il caso. Vi sono anche casi in cui la causalità può dare origine a dubbi (esperienza di Jung: in un giorno ricorre nella sua vita la figura del pesce ben 7 volte; coincidenza? Jung ricorda però che era il 1 aprile - pesce d’aprile - e che da tempo conduceva studi su questo argomento... Potrebbe anche esser stato influenzato).
Le coincidenze sono come bersagli centrati casualmente e quindi non richiedono nessuna spiegazione non causale; questa ipotesi deve esser considerata valida fino quando non sia provato che la frequenza del suo verificarsi supera i limiti della probabilità.
- Schopenhauer: avvenimenti dell’uomo i due tipi di connessioni: 1) oggettiva e causale; 2) soggettiva. Uno stesso avvenimento può essere ricondotto a entrambe: Schopenhauer pensa sia opera di una “harmonia praestabilita” (volontà trascendente, la prima causa, dalla quale tutte le catene causali si irraggiano, trovandosi in una reciproca relazione di contemporaneità). Merito di Schopenhauer secondo Jung: aver trattato il problema, capendo la difficoltà di trovare delle spiegazioni, ancora più notevole se si tiene conto della sua epoca (le scienze naturali avevano persuaso con l’idea che la causalità fosse l’unico principio esplicativo definitivo).
- Kammerer: spiega questi eventi per mezzo di leggi di serialità da aggiungere vicino al principio di causa e fine; vorrebbe trovare risposte all’interno dei limiti della probabilità (forte formazione scientifica che lo influenza).
- Vari studiosi (Dariex, Wilhelm con Scholz): calcolo della probabilità e teoria della forza d’attrazione delle cose in rapporto fra loro.
- RHINE: esperimenti con dadi (desiderare di far uscire un numero e poi lanciare i dadi) o con carte numerate o contraddistinte da motivi geometrici; superamento delle probabilità matematica di, ad esempio, indovinare la carta. I risultati variavano a seconda delle doti specifiche dei soggetti.
Fattori:
- Spazio: variato, da brevi a lunghissime distanze. Nessun effetto o cambiamento sui risultati = non dipende da energie o forze attrattive;
- Energia: se la lontananza non produce cambiamenti, questo fenomeno non è attribuibile a un’influenza da parte dell’energia;
- Tempo: nessuna influenza. I risultati dimostrano una relatività psichica del tempo.
Questi eventi non possono essere considerati tramite il nesso della causalità, perché questa si basa sui principi di tempo e spazio (non presenti all’interno dei risultati di Rhine). Altro risultato fondamentale: se l’interesse del soggetto nell’esperimento diminuisce, i risultati cominciano ad essere negativi: la noia o la mancanza d’interesse funge da ostacolo; la partecipazione, l’aspettativa o la fede nella ESP (extra-sensory perceptions) migliora i risultati.
Molti hanno spesso cercato di contrastare questi risultati, che apparivano quasi miracolosi, ma senza successo. Se queste circostanze non dipendono da causa e da tempo e non sono quindi rette dal principio di causalità, devono essere basate su altri principi: di una specie di contemporaneità, la sincronicità intesa come relatività del tempo e dello spazio condizionati psichicamente. Ricordiamo infatti che i concetti di spazio e tempo sono di origine psichica (Jung parlerà di spazi di tempo, come concetto unitario).
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