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La "Quinta Ricerca" – Husserl

Introduzione

La scienza moderna ha come obiettivo principale l’oggettivazione, che si ottiene attraverso la misurazione; Galileo Galilei fu il fondatore della scienza moderna, nelle sue opere afferma che lo scienziato e Dio conoscono il mondo nello stesso modo qualitativamente, ma non quantitativamente. La psicologia come scienza nasce con Wundt, con l’obiettivo principale di misurare (obiettivismo fisicalistico); secondo Husserl questa è una visione povera della psicologia, che non considera la dimensione qualitativa ma solo quella quantitativa (misurazione scientifica). Infatti l’emozione non può essere ridotta alla sola dimensione quantitativa, ma bisogna cambiare il metodo per prendere in considerazione anche quella qualitativa, contro l’obiettivismo galileiano.

Nelle scienze esatte è presente un individuo che osserva passivamente la realtà e la descrive nel modo più simile possibile a come la realtà stessa è veramente, considerando la realtà in sé per sé. Le scienze esatte infatti utilizzano un atteggiamento naturale dello spirito, in cui l’osservatore è uno “spettatore disinteressato”, si pone di fronte alla realtà con un atteggiamento ovvio che consiste nel considerare le cose della realtà così come effettivamente si presentano all’osservatore; la correttezza della conoscenza dipende da quanto l’osservatore fa una descrizione delle cose il più simile possibile alla realtà.

Possibilità di applicare il metodo delle scienze esatte alla psicologia

È possibile utilizzare il metodo delle scienze esatte in psicologia? Le scienze esatte basano la correttezza delle conoscenze sulla ripetibilità dei fenomeni naturali in laboratorio, ma è possibile ripetere gli stati psichici in laboratorio? Il metodo galileiano funziona anche sugli stati interiori, emotivi e psicologici? Il termine “stati interiori” fa riferimento all’atto di coscienza, ed è diverso dal termine “interno” che viene usato in ambito fisiologico.

Uno dei limiti delle scienze esatte è che l’oggettività è sempre un’oggettività del soggetto e la misurazione è solo il frutto di una convenzione; infatti il metodo non è neutro e non tutti i fenomeni possono essere quantificati o definiti attraverso un “più” e un “meno”. Gli stati psichici non possono essere misurati, spesso non derivano da delle cause e non seguono una causalità lineare, quindi non sempre possono essere riferiti ad una causa esterna.

Fenomenologia e realtà

Nella fenomenologia la realtà non è più vista come un insieme di oggetti separati dal soggetto, ma c’è un rapporto inscindibile tra la coscienza e la realtà; la coscienza ha sempre un’intenzionalità, è sempre rivolta a qualcosa e c’è sempre un legame, una correlazione tra realtà e coscienza. La realtà non è formata da oggetti ma da fenomeni che si presentano alla coscienza, il reale così come appare alla coscienza; infatti il fenomeno e il mondo sono tali in quanto appare alla coscienza. L’atteggiamento fenomenologico consiste nel considerare il mondo come un correlato di coscienza, poiché sull’esistenza o meno dei fenomeni non si può dire nulla (non è una domanda fenomenologicamente corretta).

Oggetti e coscienza

Bisogna fare una distinzione tra oggetto:

  • Trascendentale: riguarda l’apertura al mondo;
  • Trascendente: riguarda l’esistenza dell’oggetto in sé per sé, ma questo non si può dire in fenomenologia, l’unica cosa che posso sapere è ciò che appare alla coscienza.

La questione sull’esistenza o meno degli oggetti è un problema che la fenomenologia non si pone, il reale consiste nel cogitatum, ovvero ciò di cui si ha coscienza, gli oggetti pensati, tutto è centrato solo sull’atto di coscienza (cogito). Husserl critica Cartesio poiché egli afferma che l’unica cosa di cui non si può dubitare è che io sono una cosa pensante, ma Husserl afferma che non sono una cosa ma sono semplicemente pensante. Porsi il problema dell'esistenza del trascendente in fenomenologia non ha senso, poiché essa si concentra sul soggetto e sulla coscienza, e il problema consiste in cosa sia il reale, e non se ciò che vediamo esiste in sé per sé o meno.

La proprietà più importante della coscienza è l’intenzionalità, che permette di aprirsi al mondo; gli atti di coscienza non sono mai vuoti, poiché si percepisce sempre qualche cosa e la realtà è formata dai miei cogitata (oggetti intenzionali). Gli oggetti esistono in quanto correlati intenzionali di coscienza.

Husserl non pretende che le scienze esatte utilizzino il metodo fenomenologico per studiare i fenomeni, ma si chiede se le emozioni e gli stati interiori possono essere analizzate attraverso i metodi delle scienze esatte.

Prima parte

Nei primi paragrafi Husserl dà una definizione di atto di coscienza. Seguendo il modello di Cartesio, inizia a dubitare del trascendente. I tre principi base del metodo fenomenologico sono:

  • Bisogna studiare i modi strutturali, ovvero gli elementi strutturali che permettono ai fenomeni di rivelarsi alla coscienza, e non gli oggetti; non bisogna adottare l’atteggiamento naturale dello spirito delle scienze esatte, gli oggetti non esistono in sé per sé, non sono sempre misurabili e descrivibili;
  • La coscienza non deve essere considerata come una scatola che contiene vari oggetti;
  • Se esiste qualcosa, esso esiste solo in quanto si manifesta alla coscienza.

Concetti di coscienza

Ci sono tre concetti di coscienza (plurivocità del termine coscienza):

  • Come trama dei vissuti psichici nell’unità della corrente dei vissuti;
  • Come il rendersi conto dei propri vissuti;
  • Come comprensione degli atti psichici o dei vissuti intenzionali.

Paragrafo 2: Il concetto di vissuto

Tutti gli eventi interni alla coscienza sono atti conscienziali, ovvero rappresentazioni e percezioni, tutto ciò che è un contenuto psichico è formato dal vissuto, e, nel linguaggio di Wundt, dagli eventi. La coscienza è vista come un grande contenitore e ciò che Husserl chiama vissuto consiste nel modo di darsi di un fenomeno alla coscienza. La fenomenologia però non è solo soggettivismo, ovvero non è solo legato all’atto di coscienza soggettivo, ma essa si pone anche il problema di come un fenomeno si mostra alla coscienza (la fenomenologia è contro l’introspezione). Dal punto di vista psicologico il vissuto è una serie di eventi e di contenuti, mentre da un punto di vista fenomenologico il vissuto non è ciò che io provo o sento, come nel linguaggio comune, ma è il manifestarsi di un fenomeno alla coscienza, quindi il problema sta nella manifestazione. Husserl fa l’esempio della percezione del “colore”, il quale una volta che si manifesta alla coscienza è reale. Considerare il reale da due punti di vista, soggettivo (psicologico-soggettivo) e obiettivo (fisico-oggettivo) è fenomenologicamente sbagliato.

Husserl fa un’importante distinzione: la manifestazione della cosa come vissuto non è la cosa che si manifesta, distingue il fenomeno come vissuto dal fenomeno in quanto tale → da una parte si ha l’oggetto fenomenale (contenuto di coscienza) che si manifesta al soggetto fenomenale, dall’altra parte si ha il contenuto di coscienza come vissuto che si manifesta alla coscienza, intesa come un’unità di vissuti: nel primo caso si tratta di un rapporto tra due cose che si manifestano, nel secondo del rapporto tra un singolo vissuto e il complesso di vissuti (coscienza).

Nel ’900 Husserl ha portato un cambiamento radicale nella prospettiva in ambito teoretico, molti filosofi in quel periodo furono fenomenologici, che criticano spesso Husserl poiché egli ha lasciato molte questioni in sospeso.

Paragrafo 3: Esempio di considerare il concetto di vissuto

Husserl fa un esempio di considerare il concetto di vissuto: “ho vissuto la guerra” significa avere una serie di percezioni e valutazioni su ciò che è accaduto, ma in fenomenologia non significa questo. Vivere un evento non significa avere certe percezioni di quell’evento, ma significa avere certi atti di coscienza; quindi vivere eventi esterni in senso fenomenologico significa che certi contenuti sono elementi costitutivi di un’unità di coscienza e ciò che la coscienza vive è la sua esperienza vissuta, che consiste nell’insieme delle parti di questa unità di coscienza. Uno degli scopi della quinta ricerca è anche la definizione di vissuto in senso fenomenologico.

[Noesi = direzione verso l’oggetto, il percepire, il ricordare, ogni fenomeno psichico o oggettualità immanente, è l’elemento oggettivo, ma non è l’oggetto; Noema = l’oggetto della riflessione nei suoi vari modi di esser dato, il percepito, il ricordato.]

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/02 Logica e filosofia della scienza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saruzza.96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero filosofico e scientifico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Malaguti Ilaria.
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