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La cosalità: esistenza cositiva;

 L’immanente: Giove non è reale, ma esiste in quanto oggetto immanente, mentale.

Il suicidio per Shopenauer consiste in un annientamento della libertà attraverso un atto radicale di libertà stessa; lo

scopo della fenomenologia è provare ad elaborare un metodo, senza pretendere di stabilire ciò che è normale e ciò che

non lo è, ma che mostra come la nostra esperienza è molto di più della semplice visione della realtà ingenua delle

scienze esatte (realismo ingenuo).

L’intenzionalità è la proprietà fondamentale della coscienza, percepire, ricordare, giudicare, sono tutti atti di

intenzionalità. Non esiste un Io che poi si apre al mondo, ma il cogito e il cogitatum si danno insieme, sono uniti e

inseparabili. L’intenzionalità è una modalità di rivelazione del mondo alla coscienza, non si parla di soggettivismo ma

di un rapporto tra l’Io e il mondo, quest’ultimo non inteso come un insieme di oggetti trascendenti, in cui gli oggetti

esistono in sé per sé (realismo ingenuo).

Il vissuto non consiste tanto in ciò che io provo ma è un modo dell’Io di darsi ad un fenomeno, per esempio la

percezione è la modalità attraverso cui il mondo si manifesta alla coscienza. Il mondo non è un insieme di dati che

esistono in sé per sé, non è qualcosa di trascendente che esiste a priori, ma è un correlato intenzionale di coscienza,

inteso come apertura fenomenologica al mondo.

Paragrafo 12 → quando sentiamo raccontare una storia e ci sentiamo immersi in quella storia l’Io non scompare, quando

siamo totalmente immersi in una storia l’Io non si rapporta solo con le sensazioni uditive della voce del narratore, ma si

immerge totalmente nella storia. In Bergson il reale ha una gradualità, ha una profondità, uno spessore e non è solo una

serie di eventi che si susseguono temporalmente.

Paragrafo 14 →l’atto di percepire un colore è un atto di coscienza. Le sensazioni non corrispondono a ciò che

percepisco, ma sono immanenti e non intenzionali; il contenuto sensoriale è del tutto diverso dall’oggetto percepito, che

viene presentato dal contenuto, ma non è realmente cosciente. Se viene fatta ruotare una scatola si hanno due tipi diversi

di contenuto di coscienza, in base ai punti di vista:

Contenuto di coscienza come oggetto percepito→ la scatola ha sempre lo stesso contenuto di coscienza anche

 se viene fatta ruotare;

Contenuto di coscienza come contenuti vissuti→ ad ogni rotazione si ha un nuovo contenuto di coscienza e

 vengono vissuti contenuti molto diversi.

Riga 384: le sensazioni non vengono viste o udite, non vengono vissute intenzionalmente ma vengono vissute (qui

l’intenzionalità non è intesa nel senso classico, non è un atto deliberato della volontà, Husserl riprende il termine da

Brentano, il quale la intende semplicemente come una proprietà della coscienza, ovvero la sua capacità di aprirsi al

mondo e di volgersi ai propri contenuti. Differenza tra:

Sensazioni (e gli atti ) → vengono vissute, ma non si manifestano oggettualmente (non vengono udite, viste,

 percepite);

Oggetti→ si manifestano, vengono percepiti ma non sono vissuti.

Paragrafo 15 → qui Husserl fa una distinzione tra:

Sentimenti intenzionali: i sentimenti di piacere e dispiacere sono sempre diretti verso un oggetto, per questo

 essi sono intenzionali; secondo Brentano i sentimenti sono intenzionali solo se sono riferiti ad un oggetto

rappresentabile, inoltre distingue due intenzioni: quella fondante (oggetto rappresentato) e quella fondata

(oggetto del sentimento). Il piacere e il dispiacere si rivolgono all’oggetto rappresentato, e senza questo rivolgersi

essi non potrebbero esistere; è impensabile un piacere senza qualcosa di piacevole, perché l’essenza specifica

del piacere esige il riferimento a qualcosa che piace. Questo rapporto intenzionale non è assolutamente un

rapporto causale estrinseco, poiché l’oggetto intenzionale non è qualcosa al di fuori di me. Non c’è quindi un

rapporto causale-effettuale → questione del corpo: non si parla di un corpo-oggetto, ma di un corpo avvertito

interiormente, un corpo-vissuto)

Sentimenti non-intenzionali: si distinguono ulteriormente in sensazioni di sentimento e atti di sentimento. I

 primi, come il senso del dolore, sono messi nello stesso piano dei contenuti sensoriali cme la ruvidità, la

levigatezza, essi sono fusi con le sensazioni. Anche se il dolore si riferisce ad un oggetto che provoca tale dolore,

queste sensazioni di sentimento non sono atti, ma con esse si costituiscono gli atti. Questi non sono atti, ma sono

le fondamenta a partire dalle quali si danno gli atti intenzionali, come i sentimenti. Questione del corpo: non si

parla di un corpo-oggetto, ma di un corpo avvertito interiormente, un corpo-vissuto); i sentimenti non intenzionali

si riferiscono alla dimensione della corporeità vissuta interiormente (il movimento del mio braccio viene sentito

interiormente mentre quello degli altri viene solo avvertito. Attraverso questa attenzione centrale verso il corpo

possiamo comprendere la dimensione delle sensazioni. Non si può spiegare la sensazione tattile come qualcosa

causato da degli stimoli esterni, Husserl smaltella la visione causale-effettuale della realtà. Per esempio se si

appoggia un ago nel dito si prova una sensazione di tipo tattile, ma se si aumenta la pressione nel dito, la

sensazione diventa dolorosa, c’è quindi un salto di qualità, una differenza di tipo qualitativo, non quantitativo.

Brentano fa una distinzione tra le sensazioni di dolore e di piacere (sensazioni di sentimento, fenomeni fisici) e il

dolore e il piacere intesi come sentimenti (fenomeni psichici). Un atto di sentimento è invece, per esempio, la

gioia di fronte ad evento, che non cmprende solo la rappresentazione di tale evento gioioso, ma comprende

anche una coloritura di gradevolezza; oppure un avvenimento triste non è solo una rappresentazione nel suo

contesto cosale, ma comprende anche una coloritura di tristezza. Inoltre le sensazioni di dolore e piacere

possono permanere anche quando vengono a mancare i fatti che suscitano tali sensazioni.

Paragrafo 16 → qui Husserl fa una distinzione tra:

Contenuto reale: è costituito da un sistema complessivo di vissuti parziali, i quali sono descritti dalla psicologia

 puramente descrittiva, che analizza i vissuti in sé per sé senza tener conto degli atti intenzionali. Dall’analisi

psicologica descrittiva si passa all’atteggiamento scientifico fenomenologico-ideale, che tiene conto solo di

ciò che è intuito internamente nelle sue componenti vissute (fenomenologia pura) ed è libero da qualsiasi

empiria. L’analisi descrittiva della psicologia è solo uno stadio transitorio, ma il risultato finale che da validità è

dato dalla fenomenologia pura;

Contenuto intenzionale: riguarda la proprietà dei vissuti intenzionali (=atti) e esistono tre diversi concetti di

 contenuto intenzionale: 1) oggetto intenzionale dell’atto; 2) materia intenzionale (di fronte alla sua qualità

intenzionale); 3) essenza intenzionale.

In questo paragrafo si tratta della dicotomia tra la sfera naturale e la sfera psichica, la quale viene impostatizzata e

considerata un oggetto d’indagine come altri oggetti materiali della realtà; inoltre gli atti psichici vengono considerati

indipendenti da tutto il resto della realtà che li circonda. Questo è l’approccio della psicologia puramente descrittiva, dal

punto di vista fenomenologico Husserl mostra una diversa modalità di approcciarsi agli atti psichici: i vissuti psichici non

sono oggetti, ma fanno parte di una dimensione rappresentativa e riflessiva (la razionalità non riguarda solo il modello

causale-effettuale).

Nel paragrafo viene fatta la distinzione tra contenuto reale e intenzionale, la fenomenologia e la psicologia si rivolgono ad

essi in modi differenti; Husserl afferma che il metodo fenomenologico dovrebbere essere usata da ogni psicologia per

completare il proprio compito di descrizione degli atti psichici, poiché la psicologia da solo una descrizione di carattere

empirico senza tenere conto degli atti intenzionali. Riga 399 → la fenomenologia è solo un modo diverso di volgersi e di

osservare il mondo rispetto alle altre discipline; essa costituisce un modello che, dal punto di vista empirico e descrittivo,

non poteva essere colto.

Paragrafo 17→ in questo paragrafo Husserl descrive il primo concetto di contenuto intenzionale: oggetto

intenzionale → si ha un oggetto intenzionale quando ci rappresentiamo una casa, oppure riguarda gli atti che si

riferiscono ai propri vissuti interiori. L’oggetto intenzionale va distinto in:

Oggetto nel modo in cui viene intenzionato: un oggetto può essere rappresentato in modi differenti;

 Oggetto che viene intenzionato: diverse rappresentazioni posso rappresentare lo stesso oggetto, quindi l’oggetto

 che viene intenzionato è lo stesso, mentre l’intenzione è diversa in ciascuna di esse, ogni rappresentazione

intende l’oggetto in modo diverso.

Un’ulteriore distinzione va fatta tra:

Oggettualità a cui un atto (intero) si rivolge: un unico atto ha il proprio correlato in un’unica oggettualità, in senso

 primario. L’atto intero può anche riferirsi agli oggeti degli atti parziali, ma solo in senso secondario;

Gli oggetti a cui si rivolgono i diversi atti: gli atti parziali si riferiscono ad oggetti che non corrispondono all’oggetto

 dell’atto intero.

Esistono quindi degli atti intenzionali che rappresentano lo stesso oggetto (vedi l’esempio dell’imperatore), l’oggetto che

viene intenzionato è lo stesso ma gli atti intenzionali rivolti ad esso sono differenti; ogni atto può essere composto da

differenti atti parziali ma l’oggettualità è unica.

Paragrafo 18 → Husserl afferma che spesso ci riferiamo ad un medesimo oggetto intenzionale (correlato) attraverso

diversi atti intenzionali parziali, che confluiscono in un unico atto complessivo. Husserl fa una distinzione tra:

Atti semplici: sono atti singoli che hanno la funzione di rappresentare sia parti dell’oggetto, sia membri di

 riferimento ad esso esterni;

Atti composti: consistono in vissuti unitari composti da atti differenti; ogni atto parziale ha un oggetto unitario di

 riferimento e un proprio modo di rifersi ad esso. Gli atti composti (complessivi) si articolano in atti parziali.

Inoltre Husserl fa una distinzione tra:

Atti fondanti: il giudizio, per esempio, è un atto fondante in rapporto alla gioia, esso determina il suo contenuto e

 senza una tale fondazione la gioia non esisterebbe;

Atti fondati: i giudizi possono fondare interrogazioni, desideri… e questi atti sono atti fondati.

Paragrafo 19 → in questo paragrafo Husserl parla dell’attenzione, che è un atto intenzionale anche se a volte non ce ne

accorgiamo. Un esempio è quello dell’espressione e del suo significato: l’espressione è un oggetto fisico, che ci è data,

che percepiamo, che si manifesta, mentre il significato è il senso dell’espressione e ha la prevalenza sull’espressione

stessa. Il significato è quindi prevalente rispetto all’espressione: un desiderio (atto che conferisce un senso) espresso non

è il risultato della somma di atti o della combinazione tra espressione e desiderio, ma è un unico atto, che viene chiamato

desiderio → il vissuto espresso ha la prevalenza nella complessio (espressione e significato, vissuto). L’attenzione è

una funzione privilegiante che appartiene agli atti nel senso di vissuti intenzionali: quando si presta attenzione a certi

oggetti essi diventano oggetti della percezione, e questa percezione è un atto nel quale il contenuto diventa oggettuale →


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche della personalità e delle relazioni interpersonali
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saruzza.96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero filosofico e scientifico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Malaguti Ilaria.

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